21 + 22 = 43 Jump Street (2012-2014)

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Due poliziotti (uno tarchiato e studioso, l’altro muscoloso e ritardato) così diversi, ma così diversi che lo farebbero venire duro alla commissione per la diversità cinematografica, si ritrovano in missioni segrete per scovare impicci vari con la droga.

Nel primo capitolo si travestono da liceali per beccare lo spacciatore capo della droga HFS (Holy Fucking Shit) che ha fatto fuori un ragazzetto bianco, mentre nel secondo devono scovare lo spacciatore capo della droga WHY-PHY (Work Hard? Yes, Play Hard? Yes) che ha fatto fuori una ragazzetta nera… chiarendo quindi fin dall’innesco delle trame l’intento satirico alle spalle dell’intera macchina perbenista bipartisan hollywoodiana.

In entrambi i casi la coppia di piedipiatti troverà più di quello che cercava mentre tenterà di appianare insicurezze personali e gelosie da tradimento, con il secondo capitolo che spinge sull’acceleratore della presa per il culo mettendo in evidenza sia tutti i micro-dogmi che fanno da stella polare al genere e sia più nello specifico tutta la carica omoerotica di questo tipo di film tanto amati dagli omofobi.

21 + 22 = 43 Jump Street (2012-2014)

Trasposizione cinematografica dell’omonima serie televisiva americana che ha lanciato Johnny Depp al grande pubblico (con un suo comprensibile cameo nel primo capitolo) e riuscitissima presa per il culo dell’intero genere action-buddy-cop-comedy.
Devo dire che questa dose doppia di testosterone per supposta mi ha lasciato con la stranissima sensazione d’essere allo stesso tempo schifato dagli stereotipi del genere che coscientemente la pellicola abbraccia in pieno e divertito dagli stereotipi del genere che coscientemente la pellicola abbraccia in pieno; un dilemma Amletico che solo una forte dose di ketamina potrà sopire.

VOTO:
3 stereotipi e mezzo

21 + 22 = 43 Jump Street (2012-2014) voto

Titoli: 21 Jump Street, 22 Jump Street
Registi: Phil Lord, Christopher Miller
Anni: 2012, 2014
Durate: 109 minuti, 112 minuti
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I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: Federico Del Monte

I was Born, I Live, I will Die

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