Arizona Junior (1987)

Herbert I. McDunnough rapina i convenience store americani armato di una pistola scarica.
Perché lo fa?
Semplice: perché è una testa di cazzo.

E tanto basta a far innamorare la poliziotta Edwina con la quale convola a (in)giuste nozze per poi trasferirsi in mezzo al deserto nel tentativo d’isolarsi dal resto del mondo e così procreare una progenie con la quale insozzare la genetica umana.
Ma i due profanatori di acido desossiribonucleico hanno fatto i conti senza l’oste: Edwina è sterile come una sala operatoria ed Herbert ha una fedina penale talmente lunga che gli è impedito adottare persino un cinese col cuore cresciuto fuori dal petto.

La soluzione?
Semplice: rubare un bambino a chi ne ha già 5.

Arizona Junior (1987)

Commedia molto folle e un po’ ostica da digerire per chi ama la compiutezza narrativa.

C’è indubbiamente della buona carne al fuoco: gli attori recitano bene le loro parti caricaturali, le gag si susseguono a piè sospinto e il ritmo è frenetico… eppure un pochino alla fine ci si annoia in questo turbine di situazioni grottesche e surreali che sembrano costruite più per stupire un pubblico da fiera che per intrattenere un pubblico d’essai.

VOTO:
3 fuochi

Arizona Junior (1987) voto

Titolo originale: Raising Arizona
Regia: Joel Coen
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

Sing (2016)

Un koala truffaldino che meriterebbe d’essere preso per le grande orecchie e messo tra le fiamme in Australia a piangere lacrime amare per il resto della sua breve vita è il protagonista di una storia “educativa” per i più piccini e per gli sventurati adulti costretti loro malgrado a fare da statuine accompagnatorie ai piccoli pargoli piantagrane.

La storia è semplice: ‘sto koala decide di mettere su un concorso musicale con ricco premio finale (che non possiede) per tentare un ultimo estremo salvataggio del teatro che per due soldi al mercato suo padre comprò.
In questa sua impresa degna di Canale 5, sarà aiutato da un drappello di aspiranti famosi che staranno a rappresentare ogni possibile segmento demografico del pubblico pagante.
E credetemi, di pubblico pagante ce n’è stato ce n’è e ce ne sarà.

Sing (2016)

Ma che ve lo dico a fare?

Lo sapete già:

fa cacare.

VOTO:
2 koala

Sing (2016) voto

Titolo rumeno: Hai sa cantam!
Regia: Garth Jennings
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

West Side Story (1961)

Nell’upper west side di Manhattan ci sono tanti giovani poveracci americani che si fanno la guerra al campo di pallacanestro per il dominio di quelle loro strade di merda sporche e malfamate.

I Jets e gli Sharks, due gang rivali d’immigrati, si contendono il campetto a suon di ceffoni e piroette piroclastiche alzando ogni giorno il tiro dell’ammissibile: schiaffi, calci, pietre, cinghie, coltelli, pistole… la corsa agli armamenti sembra non fermarsi mai e solo l’AMMORE duro e puro di due ragazzi con i genitali in fiamme potrà (forse) stoppare l’escalation di morte.

West Side Story (1961)
che belle mani bell’uomo

West Side Story è un celebre musical, prima teatrale e poi cinematografico, vecchio e stravecchio… eppure bello e strabello.

Pieno zeppo di ballerini che danzano in maniera così leggiadra da farti dimenticare per un attimo che esistono le carestie e gli stupri di guerra e tutto incentrato sulla guerra civile che le minoranze etniche (polacchi e portoricani nella fattispecie) si facevano all’ombra dell’ultimo sole del capitalismo yankee, questa celebre opera cinematografica vale certamente almeno una visione, sia dei fan del genere che di chi come me vuole semplicemente provare il brivido di farsi venire la voglia di un plié.

VOTO:
4 plié e mezzo

West Side Story (1961) voto

Titolo brasiliano: Amor, Sublime Amor
Regia: Jerome Robbins, Robert Wise
Anno: 1961
Durata: 153 minuti

The Irishman (2019)

Frank Sheeran non era un parente di She-Ra, la sorella gemella di He-Man, ma fu un bonario figlio di puttana a sangue freddo che fece da tramite tra la mafia americana e il famoso sindacato degli autotrasportatori presieduto dal potente Jimmy Hoffa durante i favolosi anni ’60 e ’70.

Dopo aver combattuto per gli Stati Uniti nell’invasione d’Italia durante la seconda guerra mondiale ed essersi quindi fatto le ossa in quanto ad ultraviolenza, Frank dedicò una vita intera al crimine “dipingendo case” (questo l’eufemismo usato per gli omicidi)… ma questa sua dedizione al lavoro non gli valse né una vita e né una vecchiaia felice tanto che la povera lucertola morì solo come un cane in una casa di riposo circondato dal vuoto pneumatico, nonostante avesse messo al mondo 4 figlie e tanti si fossero dichiarati suoi amici.

The Irishman (2019)
dai, vuoi essere mio amico?!

Queste 3 ore e mezza di film non mi verranno più date indietro e, quando sarò un vecchio decrepito come il nostro Frank Sheeran, piangerò lacrime amare sognando di poterle rivivere per andare a farmi una passeggiata, dipingere un mazzo di fiori o farmi una bella limonata con una donna.

Ma io dico: ma l’anima de li mortacci tua Scorsese, ti stai rincoglionendo anche tu?
No perché tutto bello, tutto giusto, bella la fotografia, bei costumi, grandi attori nella canna del fucile… ma io quel fucile vorrei ficcartelo in bocca e premere il grilletto per punirti dell’insulto alla tua carriera, oltre che al genere gangster, che questa roba rappresenta.

A parte che il film è di una noia mortale, specialmente per chi non è americano sopra i 60 anni e quindi se ne strafrega il cazzo di Jimmy Hoffa (e su questo difatti centri appieno il problema con la scena dell’infermiera che non lo riconosce in fotografia… ma allora se volevi fare un film per te e i tuoi amici del circolo di bocce di Los Angeles te lo giravi col cellulare e te lo proiettavi nel cinema di casa), ma poi mannaggia i pappagalli del Perù: ma come cazzo ti viene in testa di prendere un vecchio e ringiovanirlo col computer sperando che possa interpretare la parte di un giovane uomo?

Ma l’hai visto come cammina Robert De Niro che sembra si sia cacato sotto e stia correndo dalla mamma per farsi cambiare il pannolino?
Ma quella scena col pestaggio fuori dall’alimentari con Bob fucking De Niro che n’artro po’ cascava mentre tentava goffamente di schiacciare la mano al droghiere non ti è saltata all’occhio come un tantino fatta male?

Dio cristo come sono incazzato.

L’unica cosa interessante in tutto questo pandemonio furente d’emozioni negative è l’aver scoperto che Robert De Niro ha un debole per le nere essendosi sposato per ben due volte con afro-americane…  e ora capisco meglio il film da lui diretto A Bronx Tale.

VOTO:
2 pannolini

The Irishman (2019) voto

Titolo quell’altro più bello: I Heard You Paint Houses
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2019
Durata: 209 FOTTUTI minuti

Virus letale (1995)

Nel 1967 un virus letale viene trovato in un villaggio in Zaire e gli americani pensano bene di gettarci una bomba prima che Motaba, questo il nome affibbiatogli, si diffonda e soprattutto prima che questo venga isolato e studiato e quindi usato dai suoi due maggiori nemici mondiali: i Comunisti e i Trigliceridi.

30 anni dopo il virus, portato dalle scimmie cappuccine (un cui membro fu brutalmente decapitato in Cannibal Holocaust), fa capolino in una tranquilla cittadina americana chiamata Cedar Creek, famosa per aver dato i natali alla zia di Mino Reitano, e siccome nel frattempo il figlio di puttana è mutato diventando aerobico non rimane altro da fare se non piombare un’altra bella bombetta ad alto potenziale vaporizzando circa 2300 persone, assieme a qualche miliardo di virus letali.

…ma forse, e dico forse… un’altra via potrebbe esserci: il naso di Dustin Hoffman e la vocina di Cuba Gooding Junior potrebbero spaventare a morte Motaba e ricacciarlo in serie B.

Virus letale (1995)
una somiglianza strabiliante!

Dal regista de La storia infinita e Il mio nemico, ecco uno di quei film che Roberto Fiore direbbe <<Ma come ha fatto Dustin Hoffman a diventare famoso con quel naso da giudio?>> ma poi si renderebbe subito conto che i media sono controllati dagli ebrei che ti avvelenano i pozzi per sacrificare i tuoi figli al loro dio vendicativo e così facendo si risponderebbe in maniera agile ed ariana per poi tornare al film in sé, che è uno di quei film con gli scienziati e le mascherine e gli ammalati che tossiscono nei corridoi per poi svenire tirandosi addosso i popcorn che fa più scena da distruzione del quieto vivere americano.

Una pellicola non imperdibile, ma passabile quando imperversa l’apocalisse fuori dalla porta di casa e sei costretto a sublimare le tue paure con l’arte.

Da segnalare la presenza di un algido Kevin Spacey, balzato recentemente alle cronache per i ripetuti assalti ai giovinetti che bazzicano Hollywood, nel ruolo probabilmente più frocio che gli abbiano mai fatto recitare, risultando quindi assolutamente perfetto.

VOTO:
2 giovinetti e mezzo

Virus letale (1995) voto

Titolo originale: Outbreak
Regia: Wolfgang Petersen
Anno: 1995
Durata: 127 minuti

Irrational Man (2015)

Abe Lucas è un professore universitario di filosofia che non trova più la voglia di farselo alzare la mattina presto da quando un amico si è fatto saltare in aria calpestando una mina antiuomo in Iraq o Afghanistan o Centocelle, non ricordo bene.

Fatto sta che Abe, appena arrivato alla sua nuova università nel Rhode Island, riesce in men che non si dica a tirarsi appresso sia una collega di mezz’età insoddisfatta dal marito che una studentessa sbarbatella fica secca che non vede l’ora di fare la tacca “professore” sul tabellone dei maschi da trombare.

Dal canto suo il signor Lucas, tormentato da una depressione cosmica e un generale cinismo verso tutto e tutti, trova inaspettatamente linfa vitale quando scopre di voler interpretare il giustiziere del sabato mattina facendo bere del cianuro ad un giudice stronzone che lui reputa indegno di popolare la società civile mettendo così in pratica un personale esistenzialismo.

Irrational Man (2015)

Woody Allen non fa mai un film brutto, anche quando ci mette il minimo impegno scrivendo la sceneggiatura nelle pause caffè o seduto al cesso, e questa pellicola non è da meno.

Interpretato da un buon cast, su cui spicca Joaquin Phoenix per la sua bella panza d’alcolista, e girato bene che non gli si può dire nulla di male, Irrational Man riesce nel difficile intento di farti rimanere muto per mancanza d’appigli a cui aggrapparti mentre cerchi di fare il tuo misero lavoro di critico.

VOTO:
2 appigli e mezzo

Irrational Man (2015) voto

Titolo colombiano: Hombre irracional
Regia: Woody Allen
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

Con Air (1997)

E se vi sputassero addosso mentre indossate la vostra fantastica divisa militare?
Se vi chiamassero codardo di fronte alla vostra donna?
Se vi levassero le deleghe allo sport giovanile per un articolo infamante de Il Messaggero?

Un mortale destro sul setto nasale non sarebbe la risposta migliore ad una situazione in cui non vi sentite a vostro agio?

Con Air (1997)

Beh, secondo la logica di questo film, sì.

E quindi giù con gli stereotipi più banali che ci siano su tensioni razziali, istituti penitenziari, pedofili assassini, poliziotti ottusi, pacchi bomba, doppiogiochisti sudamericani, travestiti che graffiano la faccia con le unghie e chi più ne ha più ne metta signori venghino signori.
La formula è trita ritrita aritrita e fa talmente appello alla parte più intestinale del popolo che il tutto rasenta il genio puro mentre l’evacuazione più splendente che sia mai stata espulsa d’anima viva segna una linea retta tra il vostro culo e la bocca di Nicolas Cage.

Esplosioni, capelli (pochi) lunghi dietro, meditazione zen, neri diabetici; qui l’immaginazione non ha limiti e si è costretti ad usare un badile per non rimanere sommersi da questa valanga di roba affastellata come una piramide egizia costruita con enormi blocchi di merda.

Insomma: nonostante sia un film tremendo, perché tremendo lo è, un grande plauso va fatto allo sforzo.

VOTO:
2 piramidi

Con Air (1997) voto

Titolo brasilero: Con Air: Rota de Fuga
Regia: Simon West
Anno: 1997
Durata: 115 minuti

Shazam! (2019)

Billy Batson, un adolescente molto ribelle che non riesci a tenerlo in una casa famiglia per più di una settimana perché lui vuole uscire per andare a cercare la madre biologica che tanti anni or sono l’ha “perso” ad una fiera di paese e che magicamente non è stata mai trovata/contattata dalle autorità (in)competenti, si troverà magicamente a che fare con un vecchio mago rasta che sta disperatamente “cercando la sua Amy” ovvero lo spirito puro al quale passare i suoi formidabili poteri prima che la morte non gli permetta più di contenere le mostruose bestie rappresentanti i sette peccati capitali che hanno recentemente preso dimora dentro l’occhio di un ricco figlio di papà ossessionato dal cazzo altrui, reale e metaforico.

Shazam! (2019)

Tutto chiaro fino a qui?

Bene, perché io invece mi sono stufato presto a seguire questa trama sottesa di stronzataggine bambinesca molto buona a vendere un prodotto oggettivamente confezionato coi fiocchi, ma che inspiegabilmente non ha sortito gli effetti desiderati al botteghino.

Difatti è incredibile che il miglior film dell’universo DC (che fa cacare e quindi ci voleva poco ad essere il migliore) sia anche il film dell’universo DC che ha incassato di meno…

…e questo mi ha fatto incazzare molto.

VOTO:
3 casso e mezzo

Shazam! (2019) voto

Titolo di sceneggiatura: Billy Batson and the Legend of Shazam!
Regia: David F. Sandberg
Anno: 2019
Durata: 132 minuti

Predator (1987)

Il maggiore Alan “Dutch” Schaefer e il suo drappello di fottuti agenti speciali americani vengono ingaggiati per una missione di salvataggio in territorio nemico (un innominato paese sudamericano… probabilmente uno dei tanti che gli USA vogliono sottomettere a colpi di colpi di stato).

Quello che i nostri prodi proci ignorano però è che il loro talento per la carneficina verrà usato per una mera questione di documentazione mancante (neanche lavorassero all’INPS) dispersa nel mezzo della stessa giungla che funge da perimetro da caccia per una razza aliena bastarda platealmente ispirata allo stereotipo dell’uomo nero con i dreadlocks.

Predator (1987)

Bel filmino d’azione con uomini molto muscolosi e molto frocinconsapevoli che vidi in fase pre-adolescenziale e che poi ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo.

La pellicola potrebbe essere riassunta con: molto sangue, molto onore ed un fantastico Arnold Schwarzenegger che lancia un notturno grido di guerra illuminato solo da una fiaccola.
Ma la cosa più sconvolgente invece è stato apprendere come il regista John McTiernan, alla guida di capisaldi come Die Hard e Last Action Hero, sia finito in disgrazia quando si fece un anno di prigione nel 2013 per aver assunto un investigatore privato al fine di registrare conversazioni compromettenti sia della sua ex moglie che del produttore del suo remake di Rollerball.
Un pasticciaccio degno di Via Merulana che l’ha portato a dichiarare bancarotta e vendersi il ranch in Wyoming.

E’ un attimo che si finisce con le pezze al culo.

VOTO:
4 personaggi scorrelati

Predator (1987) voto

Titolo di lavorazione: Alien Hunter
Regia: John McTiernan
Anno: 1987
Durata: 107 minuti

Strafumati (2008)

Dale Denton è un venticinquenne fattone in sovrappeso che, non si sa bene perché, riesce a fottersi una liceale 18enne, peperina e molto bona.

Non domo dell’incredibile botta di culo capitatagli tra capo e collo, Dale riesce però a ficcarsi in mezzo a un guaio più grande di lui quando assiste suo malgrado all’omicidio di un criminale asiatico per mano del signore della droga Ted Jones.

Affiancato dal suo spacciatore di fiducia (e riforniti di una dose massiccia di marijuana di prima qualità, da cui il titolo originale) i due daranno un colpo al cerchio e una alla botte scappando dai sicari di Ted e seguendo al contempo la pista che li condurrà ad un finale dal sapore epico.

Strafumati (2008)

Tipica commedia che si gusta meglio da strafatti che da stralucidi.

Le interpretazioni sono simpatiche (meno Seth Rogen e più James Franco che, col suo fare gentile, appare come un moderno Candido) e il ritmo incalzante fa poi il resto.
Certo, non siamo nemmeno lontanamente dalle parti di qualsivoglia capolavoro, ma il film si lascia vedere anche e soprattutto per la sua dichiarata intenzione di cazzarare… e in un mondo di pipparoli che si credono geni non è poi così scontato.

VOTO:
3 pipparoli

Strafumati (2008) voto

Titolo originale: Pineapple Express
Regia: David Gordon Green
Anno: 2008
Durata: 111 minuti

C’era una volta a… Hollywood (2019)

E’ il 1969 ed è la fine dell’epoca d’oro del cinema Hollywoodiano: quando gli Studios comandavano il mercato e la libertà artistica era fortemente ristretta.

Nuovi autori si stanno affacciando, molti europei che portano strambe ed innovative idee dentro un mercato un po’ raffermo, la rivoluzione giovanile batte i pugni sulle porte di mezzo mondo e in un tutto questo turbine d’eventi grandi come una casa, il nostro protagonista Rick Dalton, una volta famoso per una serie tv western ed ora ridotto a particine episodiche che lo stanno facendo scivolare sempre più dentro un vortice di mediocrità ed oblio, si ritrova al bivio della vita: lasciare con dignità un campo di battaglia troppo cruento per le sue misere doti artistiche oppure ostinarsi e finire ubriaco sui set di film di serie z diventando materiale di derisione per gli Youtubers che verranno decenni dopo a farsi grosse risate ignorando completamente il profondo dolore di uomini fatti credere d’esser speciali dalla più grande macchina propagandistica mai esistita ed invece miseri esempi dell’insensatezza della ricerca dell’immortalità.

Rick Dalton e il suo fidato stuntman di fiducia che gli fa da tuttofare, visti anche i tempi di magra cinematografica, si troveranno loro malgrado nel mezzo del famosissimo casino sanguinolento della famiglia Manson ai danni della moglie di Roman Polanski, Sharon Tate… aggiungendo farsa a tragedia.

C'era una volta a... Hollywood (2019)

Giro di valzer per una serie di personaggi che vengono nutriti evidentemente di profondo affetto dal regista feticista dei piedi più famoso della storia e lettera d’addio d’arrivederci ad un’epoca statunitense molto naive e molto infantile finita per molti versi tragicamente.

Tragicamente, nel caso specifico, per l’assurda carneficina perpetrata da quei folli della famiglia Manson, un gruppo di ragazzi sbandati capeggiati da un assurdo psicopatico chiamato per l’appunto Charles Manson.

Si dà il caso infatti che Charles Manson fosse convinto dell’esistenza di messaggi segreti nel White Album dei Beatles; messaggi diretti a lui e al suo gruppo di fulminati che preannunciavano un’imminente apocalisse razziale che avrebbe scombussolato le maggiori città americane (soprannominata Helter Skelter) e il nostro beneamato Charles voleva facilitarla con una serie di assassini di famosi ed importanti bianchi convinto che poi la comunità nera sarebbe stata accusata degli stessi. Successivamente la divisione all’interno della comunità bianca tra razzisti e non razzisti avrebbe dato la vittoria agli afro-americani mussulmani (!?!) che, in quanto inferiori, sarebbero poi stati facile preda della famiglia Manson la quale avrebbe quindi preso il potere degli Stati Uniti guidando la fine della rivolta nella città del Pozzo senza fondo, una città nascosta sotto la Valle della Morte.

“Coddio” direte voi.
“Coddio” dico io. Certa gente è matta per davvero!

Il film è ovviamente girato da (cod)dio e tutto risulta piacevole (meno alcuni inutili inserti posticci di Leonardo DiCaprio che sembrano usciti dritti dritti da una puntata de I Griffin), ma il tutto lascia in bocca meno di quello che ci si aspetterebbe da una tale operazione artistica.

Certo, bello Bruce Lee che racconta stronzate ad un gruppetto di lavoratori come Carlo Verdone raccontava ai barellieri del San Camillo di quando un cinese s’era buttato da Ponte Milvio che quando l’avevano ripescato 20 giorni dopo e poggiato sulla banchina aveva fatto “Plof” come quando te pijano ‘na medusa e ta ‘a tirano dietro ‘a schiena pe’ fatte no scherzo, ma forse questa volta la sua solita operazione meta-cinematografica non ha sortito il solito effetto dirompente.

VOTO:
3 Tarantino succhia dita dei piedi e mezzo

C'era una volta a... Hollywood (2019) voto

Titolo originale: Once Upon a Time in Hollywood
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2019
Durata: 161 minuti

Auguri per la tua morte (2017)

Theresa “Tree” Gelbman è una studentessa universitaria un po’ stronza e un po’ zoccola, ma basta questa sua peccaminosa indole da parlamentare di Forza Italia per condannarla a morte?

Beh, secondo il suo malefico killer mascherato, questo basta e avanza… ma Tree avrà dalla sua una (unica) grandissima opportunità: rivivere a iosa il giorno della sua morte per tentare di smascherare il suo assassino, come in quel film anni ’80 con Bill Murray, fatto meglio e soprattutto senza una protagonista forzista.

E sbimmiti sbum:
contelli in panza, fracassi di cervella;
maschere d’oltranza, per questa birba di monella.

Auguri per la tua morte (2017)
le cene ad Arcoreee !

Gli spaventi sono tanti, milioni di milioni,
ma ce ne fosse uno che sazia i miei languori;
se tu ti vuoi un po’ bene, non farti infinocchiare,
i film pe’ adolescenti non farteli servire.

VOTO:
3 birbe (dei puffi)

Auguri per la tua morte (2017) voto

Titolo originale: Happy Death Day
Regia: Christopher Landon
Anno: 2017
Durata: 96 minuti