Chernobyl (2019)

All’una e mezza del 26 aprile 1986 ero lì che scopavo con mia moglie ucraina biondo cenere umile, perché devi essere umile donna ucraina del 1986 coi capelli biondo cenere, quando il nostro atto copulativo volto alla procreazione di un piccolo nuovo figlio della patria da immolare al sacro fuoco sovietico è stato interrotto da un chioppo della madonna lurida che m’ha fatto ritrarre la minchia in pancia.

Subito una telefonata dal comando dei vigili ha chiarito il mio ruolo in questa vicenda e io non ho esitato un attimo nel partire alla volta della centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’; il mio ruolo sarebbe stato quello di spruzzare acqua copiosa sull’incendio divampato senza fare domande, perché chi fa domande è uno stronzo e merita il diniego di sepoltura.

Sembrava andasse tutto per il meglio, ma a un certo punto mi sono sentito male… e niente, alla fine della giostra mi sono ridotto così:

Chernobyl (2019)

Miniserie sul disastro di Chernobyl, molto apprezzata dal pubblico mondiale e molto ben congeniata per piacere al pubblico mondiale.

Ogni episodio, portando comunque avanti la storia delle ore, dei giorni, delle settimane e dei mesi successivi all’incidente, dà spazio a particolari singoli personaggi rappresentativi delle tante vittime: il vigile del fuoco, la moglie del vigile, il coscritto sbarbatello, il fisico nucleare a capo della squadra di contenimento si alternano con efficacia sul palcoscenico per veicolare un messaggio: l’Unione Sovietica era un posto di merda dove vigeva l’omertà, il dogmatismo, l’ottusità, la paura, l’arretratezza e la violenza.

Nonostante un’ottima impalcatura tecnica, dispiace quindi che si sia scelto di calcare fin troppo la mano con le inevitabili caricature del politico cattivissimo, i funzionari con la farina nel cervello, i soldati nichilisti ed un generale quanto inspiegabile ostracismo verso le evidenze scientifiche (del tipo che la centrale esplode e il direttore minimizza l’accaduto nonostante gli si pongano davanti prove inconfutabili), il tutto per attuare una stortura ed un’esagerazione al limite del caricaturale che dipinge a tinte assurde la pur vera severità e omertà del governo sovietico.

“Mancano solo gli orsi e le fisarmoniche” ha detto Stanislav Natanzon, un giornalista televisivo russo, e non sento di dargli totalmente torto.

VOTO:
4 orsi con le fisarmoniche

Chernobyl (2019) voto

Titolo ucraino: Чорнобиль
Regia: Johan Renck
Anno: 2019
Durata: 5 episodi da 1 ora

Christine: la macchina infernale (1983)

Arnie Cunningham è uno studente liceale molto sfigato che, non avendo mai scopato perché perso nell’imbuto dell’omosessualità latente, si rifugia tra le braccia del suo migliore amico Dennis, un sorprendente figaccio che gioca a football americano e lascia in giro quell’invisibile feromone che attira le femmine. Hai capito Arnie? Le femmine.

Una strana coppia, non c’è che dire, ma non avete ancora sentito il resto: a mettere tizzoni caldi tra le loro terga già infuocate da nottate libidinose d’amore gaio arriva una vettura, come dicono i francesi, del 1957; un veicolo, come dice il codice della strada, rosso fiammante e tutto cromato che si metterà in testa di succhiare linfa vitale dal cazzo di Arnie (già peraltro martoriato a bestia dal suo vorace amico) per continuare a perseguire il suo diabolico piano: diventare direttore del TG2.

Christine - La macchina infernale (1983)
e buonasera gentili telespettatori

Opera meno importante di Carpenter, anche perché realizzata su commissione dopo il malaugurato flop al botteghino dell’immenso The Thing, ma non per questo brutta. Tutt’altro.

Retto da una buona suspense, specialmente nella prima parte, buone interpretazioni ed effetti speciali minimi ma azzeccati, il film intrattiene abbondantemente il pubblico, anche per via di quel messaggio subliminale che viene trasmesso in frequenza bassa a circa due quinti del film se suonato al contrario mentre s’indossa una pelliccia di visone grigio, mi raccomando grigio.

VOTO:
3 visoni e mezzo

Christine: la macchina infernale (1983) voto

Titolo originale: Christine
Regia: John Carpenter
Anno: 1983
Durata: 110 minuti
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Making a Murderer: 2° stagione (2018)

Steven Avery se ne sta in galera dal 1985 per una serie di orrendi crimini che non ha commesso.

Questo perché la giustizia spesso è una puttana balorda grassa e laida che se la prende comoda con i reietti della società, con chi non coincide con i canoni da cannonare coddio coccodè.
E allora andate affanculo sceriffi de sto cazzo corrotti maledetti protetti da giudici ignoranti e pigri colmi di sperma rancido che se li prendi a pugni sul pancione sputerebbero l’anima de li mortacci loro in faccia alla madre di quel figlio di puttana del procuratore.

‘na spremuta de sangue, rancido.

Making a Murderer: 2° stagione (2018)

Prosieguo stagionale della prima, queste 10 puntate si concentrano sugli sforzi di Steven Avery e del nipote Brendan Dassey d’uscire dall’imbuto che li ha fatti scivolare nel fondo della tazza del cesso dove hanno cacato una dozzina di persone.
O forse erano dieci… comunque non più 12. Ne sono certo.

Non è appassionante e non è costruito perfettamente ad incastro come altri, ma rimane encomiabile per lo sforzo produttivo di stare lì a rincorrere sentenze ed appelli per anni ed anni tentando di tirarne fuori un prodotto fruibile dal pubblico generalista.

coccodè

VOTO:
3 chicco testa di cazzo

Making a Murderer: 2° stagione (2018) voto

Titolo giapponese: 殺人者への道
Regia: Laura Ricciardi, Moira Demos
Stagione: seconda
Anno: 2018
Durata: 10 episodi da 1 ora

Il gigante di ferro (1999)

Nel 1957 gli Stati Uniti d’America erano un po’ paranoici.

Investiti giornalmente dalla propaganda di regime che vedeva nell’elogio della paura del diverso una preziosa arma di controllo per una giovane nazione che si apprestava ad essere la padrona del mondo, i cittadini americani vivevano con la costante paura di trovarsi invasi da forze ostili e misteriose il cui unico scopo era la distruzione del loro stile di vita.

Un bel guaio per un robot gigante venuto dallo spazio con un’amnesia misteriosa, un gusto irrefrenabile per il metallo e un cannone termonucleare nel petto.

Il gigante di ferro (1999)

Favola per bambini e meno bambini, tratto dal quasi omonimo libro di Ted Hughes, che tenta d’insegnare poche semplici cose: non avere paura del diverso, non risolvere le situazioni di difficoltà con la violenza ed essere felici, tutti.

Partito in sordina e con un piccolo flop al botteghino, The Iron Giant ha guadagnato nel tempo un giro di cultori che lo ha elevato dall’anonimato alle stelle da cui proviene il gigante di ferro protagonista.

Non è un capolavoro e ha un po’ di buchi e leggerezze, ma rimane un’ottimo viatico per chi vuole suscitare nei bambini l’esperienza dell’amore scoperta.

VOTO:
3 buchi

Il gigante di ferro (1999) voto

Titolo originale: The Iron Giant
Regia: Brad Bird
Anno: 1999
Durata: 86 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ofQeKB

La maschera di cera (1953)

Henry Jarrod è uno scultore dal cervello un tantino bacato che, oltre a sperimentare copiose polluzioni notturne al ritmo di bachata, non trova di meglio da fare che parlare con le sue statue di cera come fossero vere persone, da amare e salvaguardare.

Il suo socio in affari però si è rotto la minchia del museo di statue che non tira bene come tirerebbe un pelo di fica e quindi ha la brillante idea di dare fuoco a tutto il palazzo per incassare i soldi dell’assicurazione.
Henry dal canto suo non manda giù il rospo e si fa pestare a sangue putre(fa)scente finendo per rimanere coinvolto nel grande incendio doloso che si mangia via i frutti delle sue manine d’oro.

Messosi miracolosamente in salvo e tornato spietato e incazzatissimo, Henry mani di fata Jarrod escogita una maniera brillante per rimpiazzare le statue di cera andate perse, usare cadaveri.

La maschera di cera (1953)

Famosa pellicola girata in 3d (e col suono stereo) che all’epoca riscosse un tale successo al botteghino che ne parlò persino il re del Congo.

La storia non è niente di trascendentale (tra l’altro è un remake di un film tratto da un libro) e francamente non riesce ad appassionare più di tanto; dalla sua però c’è una buona messa in scena e qualche piccantezza sessuale lanciata in sordina per non disturbare il pubblico sonnacchione, tipo quando le signore per bene si sporgono per scrutare il cazzo di Jean-Paul Marat nella vasca da bagno.

La protagonista Phyllis Kirk (che in realtà di cognome faceva sorprendentemente Kirkegaard) si ruppe ben presto la fava del mondo dello spettacolo e si diede all’attivismo politico sostenendo il partito democratico e l’abolizione della pena di morte mentre Carolyn Jones, la giovane donna che nel film interpreta la sua amica del cuore, finirà per interpretare Morticia Addams nella famosa serie televisiva anni ’60.

VOTO:
2 Ki(e)rkegaard e mezzo

La maschera di cera (1953) voto

Titolo originale: House of Wax
Regia: André De Toth
Anno: 1953
Durata: 88 minuti
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Planet Dinosaur (2011)

I dinosauri sono un gruppo di sauropsidi che ha dominato la Terra per 170 milioni di anni fino a quando un asteroide delle dimensioni dell’ego di Lilli Gruber li ha retrocessi in serie C fornendo la possibilità di dominazione termonucleare globale ad un’altra classe, i mammoni.

Nel corso del tempo questo famosissimo clade è andato a colonizzare praticamente ogni ecosistema e quello che ne è derivato è stato un’enorme diversificazione: Ouranosaurus, Spinosaurus, Onchopristis, Rugops, Carcharodontosaurus, Pterosaur, Epidexipteryx, Sinraptor, Saurornithoides, Oviraptor, Microraptor, Sinornithosaurus, Jeholosaurus, Daspletosaurus, Chasmosaurus, Alaskan Troodon, Edmontosaurus, Majungasaurus, Rahonavis, Rapetosaurus, Centrosaurus, Kimmerosaurus, Pliosaurus, Stegosaurus, Camptosaurus, Kepodactylus, Allosaurus, Saurophaganax, Argentinosaurus, Lacusovagus, Skorpiovenator, Gasparinisaura, Mapusaurus, Ouranosaurus, Paralititan, Carcharodontosaurus, Bradycneme, Magyarosaurus, Eurazhdarcho, Hatzegopteryx, Suskityrannus, Nothronychus, Alectrosaurus e Gigantoraptor sono solo alcune delle specie di dinosauro che hanno vissuto su questo pianeta, ma sono tutte quelle che questo documentario vi farà vedere.

Planet Dinosaur (2011)

Interessante e dettagliato prodotto televisivo BBC che fornisce ricostruzioni fedeli (per le conoscenze del 2011) di come doveva essere la vita quando Piero Angela cominciò a lavorare per la RAI; un mondo fatto di prevaricazioni inaudite e super femministe con cappelli deliranti che fornisce spunti di riflessione a chi vorrà concedere 3 ore della sua insignificante vita all’altare della patria conoscenza.

Francamente spiacevole e fuori luogo la scena d’incesto tra due oviraptor.

VOTO
3 incesti e mezzo (Tutankhamon)

Planet Dinosaur (2011) voto

Titolo tedesco: Der Dino Planet
Creatori: Nigel Paterson e Phil Dobree
Anno: 2011
Durata: 6 episodi da 29 minuti
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Menstrual Man (2013)

Le femmine dell’homo sapiens attorno ai 14 anni sperimentano il cosiddetto menarca, ovvero il primo ciclo mestruale, un fenomeno fisico caratterizzato in maniera vistosa dalla perdita di sangue dall’utero attraverso la vagina che prende a colare lungo le cosce in imbarazzanti lingue infuocate.

Ma imbarazzanti per chi?

Beh, per le società nelle quali vige un ispessimento cerebrale che non permette di capire quanto non ci sia nulla di male al giorno d’oggi nel rispettare il ciclo vitale che permette alle donne di portare in grembo il frutto della fecondazione di un ovulo da parte di uno spermatozoo.

Ed è quello che un povero indiano di nome Arunachalam Muruganantham ha deciso di combattere un bel giorno di primavera varcando la frontiera del conservatorismo industano con quella pazza idea di produrre assorbenti a basso costo, anzi: di produrre e distribuire in comunità rurali e disagiate macchinari a basso costo per produrre assorbenti a basso costo, così da prendere tre piccioni con una fava: far sì che tante indiane non s’infettino i genitali usando strofinacci sporchi e non sterilizzati per il loro ciclo, fornire una fonte di reddito per la comunità stessa di donne che andrebbero ad essere impiegate nella piccola fabbrica d’assorbenti e soprattutto permettere alla metà di popolazione con l’inconveniente delle periodiche lingue infuocate sulle cosce d’essere parte integrante della vita sociale tutti i giorni del mese.

Menstrual Man (2013)

Validissimo piccolo documentario che narra le piccole vicende di un piccolo grande uomo indiano che una mattina si è alzato e si è reso conto quanto fosse stupido ignorare un problema sociale come la mancanza di assorbenti.

Girato in un mondo in bilico, appena prima che gli smartphones e i social media inondassero le vite di tutti gli esseri umani, Menstrual Man è un documentario coraggioso fin dal titolo che si pone il semplice ma importante obbiettivo di portare alla conoscenza di gente lontana dalla realtà rurale indiana una storia positiva di riscatto personal-collettivo.

Non è un capolavoro, non ha gli effetti speciali, non dura molto, ma è un bel film.

VOTO:
3 Piccolo e mezzo

Menstrual Man (2013) voto

Titolo polacco: Okresowy mezczyzna
Regia: Amit Virmani
Anno: 2013
Durata: 63 minuti

Il rito (2011)

C’è questo pretucolo in fieri americano che gli piglia il dubbio.
E se dio non esistesse? Se fosse tutta una montatura pluto-giudaica per far apparire i cattolici come idioti agli occhi del mondo logico-razionalista?

Ma ecco che a fargli cambiare idea ci pensa il suo superiore che lo minaccia di fargli causa e levargli pure le mutande in caso d’abbandono del seminario.
<<Vattene a Roma a studiare gli esorcismi>> gli dice; <<vedrai che cambierai idea… male che va ti scopi un ragazzino italiano e gli attacchi lo scolo>>.

<<Mucho gusto>>  pensa il pretucolo in fieri, <<non ho mai sodomizzato un minorenne italiano e potrebbe essere un buon viatico al sacerdozio>>.
E così il nostro Michael parte alla volta della città eterna, colmo di cioccolata per attirare i bambini nomadi ai semafori e un po’ di calze a rete per le madri più pettegole.

Purtroppo quello che troverà non saranno bei culetti imberbi, ma i diavoli cattivi, i satanassi che possiedono le puttane quattordicenni che si fanno ingravidare dal padre, i demoni dagli occhi rossi come le guance della giornalista ispanica che sta indagando su un vecchio prete esorcista dai modi bruschi e dalla borsa alla Mary Poppins colma di ranocchie e racchettoni per giocare sulla spiaggia.

Il rito (2011)
t’ho preso il nasino, piccola sgualdrina

Che dire.
Questo è un film perfettamente rappresentato dalla Fiat Multipla che il protagonista prende appena sceso a Roma.

Se non fosse per alcune cose veramente (e involontariamente) divertenti tipo i cocktail bar dove servono esclusivamente caffè espresso in tazza grande, anche alle 6 di sera; la troietta minorenne che a un certo punto sputa bianca saliva verso il cuppolone de San Pietro; o il vecchio prete in ciavatte che al giardino degli aranci prende a schiaffi una zingara di 6 anni, beh, se non fosse per queste chicche calate a pennello per i geniali figli di puttana come il sottoscritto, non ci sarebbe troppo da raccomandare.

Una pellicola banale nei contenuti e pure reazionaria nel suo rappresentare la truffa criminale degli esorcismi, roba medievale che andrebbe bandita e perseguitata per i danni che infligge ai poveri malati mentali a cui viene inflitta con la scusa della possessione demoniaca.
Gli attori fanno quello che possono con il “merderiale” a disposizione ed Antony Hopkins riesce a sfogare la sua vena istrionica in un caleidoscopio di smorfie e scoregge da far invidia a Pippo Franco, ma non va oltre il minimo sindacale.

Non lo consiglio, lo evito.

PS: da menzionare i nomi dei parrucchieri: Aniello Piscopo e Gaetano Panico.

VOTO:
2 Gaetano Panico

Il rito (2011) voto

Titolo originale: The Rite
Regia: Mikael Håfström
Anno: 2011
Durata: 114 minuti
Compralo: https://amzn.to/2ZRI8gp

Cena con delitto – Knives Out (2019)

Harlan Thrombey è un eccentrico scrittore di gialli che ha la famiglia che si merita; una famiglia del cazzo composta da sanguisughe equamente divise nell’ipotetico spettro politico americano conservator-progressista pronte a saltarsi alla giugulare alla prima occasione ghiotta pur di accaparrarsi l’impero economico costruito dal bisbetico capofamiglia.

E però succede che la notte del suo 85esimo compleanno, Harlan decide inaspettatamente di aprirsi la gola con un bel coltello riversando un buon litro di sangue sul tappetino bianco di volpe ai piedi del bel divanetto in pelle nell’attico dove era solito portare la sua badante uruguaiana per verificare la sua integrità morale grazie a graziosi piccoli periscopi anali anacronistici ben lubrificati.

Tutto sembra andare per il meglio quindi: il vecchio è morto, la colombiana è lubrificata al punto giusto e l’eredità andrà ai figli sanguisughe… e però nessuno ha fatto i conti con l’immigrazione clandestina, vera piaga sociale dei nostri tempi, che si affaccia alla nostra narrazione nei panni della peruviana di cui sopra alla quale Harlan ha deciso di lasciare tutti i suoi averi.
E quando dico tutti intendo tutto tutto, anche quella merdosa tazza da 2 lire comprata al mercatino e che recita “la mia casa, le mie regole, il mio prepuzio, il mio caffè”.

Cena con delitto (2019)

Vaffanculo.

Vaffanculo i film dei liberal-progressisti americani che ti vogliono dire che Trump è cattivo mettendo in bocca ad un personaggio idiota elogi per il presidente americano; che gli immigrati irregolari vanno lasciati in pace perché lavorano sodo, a differenza degli sfaticati pesaculo che gravitano attorno ad Hollywood, ma vallo a raccontare ad un contadino del Nebraska mortacci tua sceneggiatore figlio di madre ignota; che le famiglie degli immigrati non si devono dividere, anche se la madre è da anni su suolo americano senza documenti e io mi domando come cazzo hanno fatto le figlie ad andare a scuola; che quel poverello di bambino messicano nella gabbia che abbiamo tutti visto in foto stronzo Trump anche se poi si è scoperto che era tutta una farsa e io amo gli immigrati cazzo, li amo così tanto che ci faccio un film sopra con un paio di twist per dargli quella parvenza d’opera d’arte ma in realtà voglio solo dire ai miei amici ricchi che odio i benestanti ipocriti ricchi nonostante lo sappiamo tutti che sono anche io un benestante ipocrita ricco perché poi alla fine la morale del film è che la badante ecuadoregna i soldi se li è meritati perché è moralmente meglio degli eredi, e NON perché PER LEGGE le spetta l’eredità, cascasse il mondo, fosse lei pure una bevuta bastarda mangia cazzi frullatora, fosse pure una che vota Trump e se lo farebbe mettere in culo da Gerry Scotti mentre urla fortissimo “w il papa re, mannaggia la madonna, w il papa re!”

Ecco: quando vedo queste veline para-governative, io mi vorrei mettere l’elmetto chiodato per andare a marciare sui cadaveri dei figli di questi pezzi di merda che si collocano a sinistra solo perché i posti a sedere a destra sono finiti e dargli tanti di quei calci sulle gengive fino a che m’imploreranno in lacrime di poter rinnegare le loro stronzate finto-progressiste volte solo a nascondere la realtà dei fatti e cioè che l’unica vera rivoluzione avverrà quando verremo a prenderli per i loro capelli tinti, li trascineremo fuori dalle loro lussuose case (comprate, ereditate, rubate, eluse al fisco) e li giustizieremo in piazza dopo che un tribunale popolare li condannerà come “nemici del popolo”.

Per fortuna c’è ancora chi rimane un sano nazionalista del cazzo ed erige un argine a queste puttanelle brasiliane che si fanno intestare l’eredità a suon di limoncelli ai decrepiti cazzi dei nostri nonni rincoglioniti.

Heil Giorgia Meloni! 88 sieg heil !!!

VOTO:
2 puttane brasiliane e mezzo

Cena con delitto - Knives Out (2019) voto

Titolo originale: Knives Out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2019
Durata: 130 minuti
Compralo: https://amzn.to/3bPr2Ve

Bill & Ted’s Excellent Adventure (1989)

Bill e Ted sono due amichetti scemetti che sognano di suonare il rock.

Tra loro e il loro sogno si erge però quel castello di merda chiamato scuola dell’obbligo, un ignobile istituto giuridico creato col solo ed unico scopo di togliere braccia all’agricoltura, settore coincidentemente in crisi da quando esistono i carabinieri che ti vengono a prendere mentre ti mangi le frittelle rubate al carrettino, figlio di puttana che non sei altro.

Fortunatamente per i nostri eroi arriva però dal futuro la salvezza sotto forma di macchina del tempo sotto forma di cabina telefonica e i nostri due analfabeti si metteranno di buona lena per truffare l’esame finale di storia, passare così l’anno scolastico e continuare a non fare un cazzo.

Bill & Ted's Excellent Adventure (1989)

L’unica qualità che riesco a trovare in quest’altrimenti filmerda è la genuina e simpatica bontà dei due protagonisti che, quasi come due moderni candidi, affrontano le problematiche quotidiane con il sorriso ebete tanto caro alle elite di governo che non sognano altro che un popolo pecora e felice.

Per il resto siamo sul disastro colposo:
storia infima e puerile, situazioni comiche che suscitano irritazione al colon, personaggi storici ridotti a macchiette della macchietta di loro stessi e un generale elogio della cultura del consumo molto in voga negli anni ’80.

Famoso in patria è fortunatamente quasi sconosciuto in Italia.
Vivaddìo.

VOTO:
2 macchiette

Bill & Ted's Excellent Adventure (1989) voto

Titolo portoghese: A Fantástica Aventura de Bill e Ted
Regia: Stephen Herek
Anno: 1989
Durata: 90 minuti
Compralo: https://amzn.to/31CCmAK

Retro Puppet Master (1999)

André Toulon è un biondino francese d’inizio ventesimo secolo che, assieme al suo piccolo circolo di giovani uranisti, manda avanti la carretta con uno spettacolino di marionette mostruose, chiare proiezioni dei loro drammi interiori di mancata accettazione.

A complicare il loro roseo quadretto entrano in scena una maledetta donna che vorrà convincere André a posizionare il suo splendido membro gay dentro la sua orribile vagina etero ed un simpatico vecchietto di 3 mila anni grande amante degli ani che vuole tramandare il segreto della vita eterna prima d’essere fatto fuori da 3 mummie egizie devote al dio Sutekh.

E il segreto della vita eterna comprende un criceto, della vaselina e tanto amore.

Retro Puppet Master (1999)
bel burattino ti faccio un pompino per il motorino

La Maledizione della marionetta 2, come piace chiamarlo ai messicani, è un film di merda.
Non ci piove.

Certo, se consideriamo che il regista ha girato una media di 3 film all’anno dal 1986 al 2016 e che quindi per ovvie ragioni non ha potuto dedicare la stessa cura di uno che ne gira uno ogni 3 anni, questo film resta comunque un film di merda.
Non ci piove.

Se ci aggiungiamo poi che questo è, a detta del diretto interessato, l’unico film bello interpretato da Greg Sestero (il biondo passato alla storia come il sogno bagnato di Tommy Wiseau, fuori e dentro lo schermo di quel cafolavoro che è The Room) allora resta comunque un film di merda.
Non ci piove.

VOTO:
1 biondo e mezzo

Retro Puppet Master (1999) voto

Titolo messicano: La maldición de la marioneta II
Regia: David DeCoteau
Anno: 1999
Durata: 80 minuti
Compralo: https://amzn.to/2YwyzmB

Detenuto in attesa di giudizio (1971)

Il geometra tiburtino (nel senso abitante di Tivoli) Giuseppe Di Noi è emigrato in Svezia, da parecchi anni gestisce una fiorente azienda edile, si è sposato e ha costituito famiglia con una bella bionda locale.
Una vita giunta ai vertici delle possibilità quindi; una vita felice e per questo perfetta per essere distrutta.

Rientrato in Italia per far vedere il bel paese a moglie e figli piccoli, viene arrestato alla frontiera ed entra improvvisamente in un labirinto kafkiano fatto di detenzioni immotivate senza capi d’accusa, trasferimenti continui in vagoni ferrati come deportati ai campi di concentramento (la seconda guerra mondiale era ancora fresca all’epoca), umiliazioni e vessazioni continue da parte dello Stato che nelle persone dei suoi rappresentanti (avvocati, giudici e poliziotti) lo riducono all’ombra di sé stesso disumanizzando progressivamente una persona buona e socievole (emblematici i suoi slanci iniziali verso un altro detenuto che non crede ai suoi occhi per la generosità dimostratagli) e spingendolo verso la follia.

Detenuto in attesa di giudizio (1971)
il geometra Calboni tenta di sturarsi Alberto Sordi

Un’altra opera cinematografica di denuncia sociale dallo stesso regista di quel bellissimo Café Express e magistrale interpretazione di Alberto Sordi che giustamente si portò a casa l’Orso d’argento di Berlino.

La storia di un incubo italiano fin troppo realistico per essere riposto nell’angolo del fittizio credo che all’epoca abbia scontentato più di un sostenitore del dio patria famiglia tanto caro agl’infantili pecoroni che si trovano bene sotto l’ala protettrice dello Stato padre-padrone alla cui base si fonda la dottrina fascista.
Gli insulti delle persone alla stazione Termini verso un poveraccio che si è beccato 4 anni e mezzo per aver rubato 3 chili di olive sono simbolici di un giustizialismo forte con i deboli e debole con i forti.

Perché quando si tratta di calpestare il piccolo spacciatore o il ruba galline la gente e i loro politici di riferimento (tipicamente di destra) esplodono di rabbia ed invocano la mano dura (durissima) dello Stato, mentre quando c’è da tagliare le mani agli evasori fiscali che portano i soldi all’estero o ai latifondisti che sfruttano i braccianti facendoli morire sotto il sole cocente per 10 euro al giorno ecco che d’improvviso questi stessi linciatori si ritrovano di colpo garantisti e sputano in bocca ai 5stelle o ai vari Marco Travaglio chiamandoli giustizialisti e statalisti.

Voi che siete sempre pronti a dire signorsì sissignore ad un uomo in divisa, fate gli applausi alle frecce tricolori ed evadete il fisco, voi siete la feccia di questa terra e io vi disprezzerò sempre perché siete la vergogna dell’umanità.

E questa stessa sudicia terra che voi amate alla follia verrà lavata col vostro sangue.

VOTO:
4 sudici

Detenuto in attesa di giudizio (1971) voto

Titolo: In Prison Awaiting Trial
Regia: Nanni Loy
Anno: 1971
Durata: 102 minuti
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