One Night (2019)

La famiglia Inamura gestisce una compagnia di taxi un po’ squallida, ma questo non è la parte peggiore della loro misera vita.

Accade infatti che il capofamiglia abbia il vizietto di picchiare la moglie i 3 figli come zampogne prima durante e dopo aver bevuto creando chiaramente un bel po’ di scompiglio, oltre che una serie di oggetti contundenti rotti che ti dico levati signora mia.

Ma una notte buia e tempestosa la signora Imamura, colma d’odio e di botte, decide di porre fine a questo scempio quotidiano, innescando al contempo la reazione a catena che porterà alla disintegrazione della famiglia che lei aveva tentato, così facendo, di proteggere.

One Night (2019)

Duro ritratto familiare di un Giappone chiuso nel suo tipico mutismo sentimentale e incapace di convergere verso un catartico abbraccio collettivo.

Le tragiche vicende dei 3 figli Hiroki, Yuji e Sonoko si intrecciano con quelle della madre Koharu e dei 4 dipendenti della compagnia di taxi in un gioco di specchi e rimandi che catalizzano l’attenzione dello spettatore verso l’inevitabilità del destino umano e la difficoltà di cambiare la realtà dei fatti, anche quando questi appaiono ingiusti e grotteschi.

Un ottimo film che, nonostante sia a tratti didascalico e soffra di un generale rallentamento nella parte centrale, rimane comunque godibile.

VOTO:
3 generali e mezzo

One Night (2019) voto

Titolo originale: ひとよ – Hitoyo
Regia: Kazuya Shiraishi
Anno: 2019
Durata: 123 minuti

Kick-Heart (2013)

La folle storia d’amore tra i lottatori professionisti Romeo e Juliet, in arte “M l’uomo mascherato” e “Lady S”, è tanto potente quanto devastante, come la nostra benemerita eroina.

Simpaticissimo e frenetico cortometraggio psichedelico che da una parte cita L’uomo tigre, con la sua storia del wrestler che aiuta l’orfanotrofio dei poveracci, e dall’altra porta fin sulla Luna un’animazione alla Yellow Submarine.

VOTO:
4 uomini mascarati

Kick-Heart (2013) voto

Titolo originale: キックハート
Regia: Masaaki Yuasa
Anno: 2013
Durata: 12 minuti

Drawer Hobs (2011)

Noeru è una giovane impiegatucola di un call center che guadagna quel tanto da permetterle di sognare ogni giorno di smettere di lavorare.

Siccome però questo cortometraggio non ha alcun valore politico, l’impiegata del call center in questione non tira su una rivoluzione per tagliare la testa ai maiali borghesi, ma riceve in dono dalla madre una cassettiera magica con all’interno Masa, Jirokichi, Daigoron, Hanpei, Tae e Yuki; 6 lavoratori minorenni che la aiuteranno a scaricare sul più debole le fatiche del proletariato contemporaneo.

Il cortometraggio è caruccio e non me la sento di blastarlo, ma siamo ben lontani da ogni velleità artistico-morale.

VOTO:
2 velleità e mezzo

Drawer Hobs (2011) voto

Titolo originale: たんすわらし。- Tansuwarashi
Regia: Kazuchika Kise
Anno: 2011
Durata: 24 minuti

Dance with Me (2019)

Shizuka Suzuki è una stronza.

E’ una stronza che vuole imparare a ballare bene, ma non vuole ammetterlo a sé stessa e quindi si mangia la vita in ufficio nascondendo la sua solitudine interiore dietro diagrammi e riunioni aziendali con un gruppo di uomini attempati che non sanno cosa sia muoversi e divertirsi.
Poveri stolti.

Fortuna che a rimescolare le carte in tavola arriva un vecchio imbonitore con la dentiera, una giacchetta sgargiulla che levati di torno e una sciatalgia incipiente che, grazie alla sua magia da 4 soldi, degli anellini da 50 yen e 100 grammi di coca tagliata male, trasformerà la stronza in un pericolo ambulante ballerino, domabile unicamente con una sana e vecchia dose di ceffoni.

Dance with Me (2019)

Una pena.

Una pena di film che io maledico il giorno che mi hanno spinto a vedere questa cacata immane disegnata a fior di pennello sanguinolento per le donnette giapponesi che sognano il principe azzurro, ma poi lo rifiutano perché sono donne indipendenti che comprano le loro scarpette rosse di merda su Amazon; il tutto mentre si masturbano con un cocomero fradicio.

Vi odio.
Vi odio tutti.

VOTO:
1 cocomero e mezzo

Dance with Me (2019) voto

Titolo originale: ダンスウィズミー Dansu Wizu Mi
Regia: Shinobu Yaguchi
Anno: 2019
Durata: 103 minuti

Norman the Snowman: The Northern Light (2013)

Un giovincello tutto pepe con la matta fregola di scoprire il mondo si rende conto di avere due gambe e quindi, di nascosto da sua madre, s’intrufola in un vagone merci diretto verso le lontani terre del nord per dare voce a quel demone interiore chiamato adolescenza.

Ad aiutarlo ci sarà Norman il pupazzo di neve, il suo fidato amico immaginario sacco di merda che tenterà in più occasioni di venderlo al mercato nero degli schiavi sessuali minorenni per i principi sauditi.

Dagli stessi autori di Gon, the Little Fox, Norman the Snowman condivide con quest’ultimo sia i lati positivi, una buona realizzazione tecnica e una certa poeticità, che quelli negativi, tipo che ci sono dei momenti totalmente stranianti che uno si ritrova ad urlare verso lo schermo robette tipo “dio cristo, muoviti per la madonna in croce!”.

Cosucce così insomma.

VOTO:
2 schiavi minorenni e mezzo

Norman the Snowman: The Northern Light (2013) voto

Titolo originale: ノーマン・ザ・スノーマン~北の国のオーロラ~
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2013
Durata: 25 minuti

Stolen Identity (2018)

Asami Inaba è una giovane impiegata giapponese che finisce nelle grinfie di un maniaco con numerosi tic nervosi e che si dà il caso sia anche un esperto d’informatica e furti di dati elettronici.

Passo dopo passo, password dopo password, la sua vita viene ristretta dentro un imbuto dal quale sarà difficilissimo uscire senza l’aiuto della prode Polizia; grandioso braccio armato dello Stato che, come un cane fedele, sbava felice ai piedi del suo padrone battendo forte la coda a terra per far sentire la sua inutile presenza.

Stolen Identity (2018)

Basato su un libro (al che mi chiedo se sono troppo giovane o troppo vecchio se mi pare strano un libro cartaceo su una cosa digitale come il furto d’identità elettronica), questo film di suspense è tutto giocato sui cliché del genere thriller (compreso l’eterno Psyco) e quindi non riesce mai ad ingranare la quarta dello stimolo chiamato sorpresa.
Dalla sua però c’è sia un piacevole risvolto nel comunicare quanto il furto d’identità non sia nato con l’informatica che anche una buona costruzione tecnica, specialmente per quanto riguarda i dettagli di come ti fottono le foto zozze.
Ed è quindi benvenuto, visto che repetita iuvant.

Infine: tutti quanti sappiamo che i nostri dati sono a “rischio maniaco” ogni volta che li usiamo su un cellulare o su un computer, ma quanti invece pensano mai al fatto che giganti del web come Facebook o Google fanno la stessa cosa?

VOTO:
3 giganti

Stolen Identity (2018) voto

Titolo originale: スマホを落としただけなのに – Sumaho o otoshita dake na no ni
Regia: Hideo Nakata
Anno: 2018
Durata: 116 minuti

Project Dreams: How to Build Mazinger Z’s Hangar (2020)

L’azienda Maeda è un’importante compagnia di costruzioni giapponese specializzata in grandi opere, tipo le maestose dighe che riforniscono il paese del Sol levante di preziosa energia per guardare gli anime in TV.

Siccome la competizione comincia a farsi alta e le commissioni scarseggiano, viene affidato un compito speciale ai 5 componenti del reparto Fantasy Marketing della Maeda: progettare l’immenso hangar sotterraneo dal quale partiva una delle più famose creazioni del grandissimo maestro Go Nagai, il robot Mazinga Z.

Simpatica e stralunata commedia che piacerà solamente a chi è particolarmente addentro il senso dell’umorismo giapponese, strano misto di assurdo ed infantile, ma che inaspettatamente sfodera una certa qual dose di precisione tecnica nell’elencare le numerose difficoltà che un team di costruttori incontrerebbe nel realizzare una di quelle costruzioni mastodontiche che poi vengono distrutte in un batter d’occhio in quei mitici reperti umani chiamati cartoni animati giapponesi.

Peccato per la solita misoginia nipponica che vede le donne solo in 3 modi: devote e riservate compagnie del focolare, malefiche puttane assetate di sperma e sangue o perfette sceme con la bolla al naso (come in questo caso).

VOTO:
3 mastodonti

Project Dreams: How to Build Mazinger Z's Hangar (2020) voto

Titolo originale: 前田建設ファンタジー営業部 – Maeda Construction Fantasy Sales Department
Regia: Tsutomu Hanabusa
Anno: 2020
Durata: 115 minuti

Gon, the Little Fox (2019)

Tanto dolce quanto amaro cortometraggio girato a passo uno che riprende la famosa (in patria) storia della piccola volpe Gon, orfana della madre perché scoppiettata dai cacciatori, che semina zizzania tra gli abitanti di un villaggio giapponese con i suoi scherzetti burloni e i suoi furtarelli da scugnizzo di vico’ dei miracoli.

Nonostante in più punti si avverta una certa macchinosità nello svolgimento della (tra l’altro) brevissima trama, la realizzazione è indubbiamente ben fatta e il tutto ha un benvenuto sapore poetico e disperato che il Giappone non manca mai di regalare a chi gli presta attenzione.

VOTO:
3 disperazioni

Gon, the Little Fox (2019) voto

Titolo originale: 劇場版 ごん – Gongitsune
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2019
Durata: 28 minuti
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SanPa: luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Nel 1978 un omone romagnolo alto 1 metro e 90 decise di fondare una comunità di recupero per tossicodipendenti imponendo la legge del padre-padrone su questi suoi figli putativi caduti nel vortice della droga.

Durante i suoi 17 anni di regno incontrastato, Vincenzo Muccioli, questo il nome del corpulento figlio di puttana dallo sguardo penetrante come una lama di coltello, è riuscito a trasformare un piccolo podere campagnolo, dal quale non era mai riuscito a cavare una rapa fritta data la sua incapacità manageriale, in una comunità di 2000 persone suddivise in reparti e inquadramenti degne di un gerarca nazista.

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Duro racconto visivo di una vicenda tanto famosa quanto sconosciuta nei suoi dettagli più crudi.

Sui metodi violenti e privi di ogni fondamento scientifico di Vincenzo Muccioli sono state spese fiumi di parole, quindi non mi dilungherò nel mio solito profluvio di bestemmie.
Quello che invece mi sento di sottolineare è quanto sia apparente una pura e semplice verità, una verità purtroppo difficile da mandar giù per chi non è un fervente amante delle libertà individuali e dei diritti fondamentali della persona, ovvero:
nessuno potrà mai avere il diritto d’imporre la sua volontà su un altro essere umano, perché il motto di ogni mente libera sarà sempre “né obbedire e né comandare”, e qualunque metodo implichi la violenza quale arma coercitiva verso una condotta “più giusta” (qualunque cosa poi voglia significare) sarà sempre condannata non alla degenerazione, come alcuni vogliono maldestramente far passare fenomeni quali quello di San Patrignano oppure il Fascismo, ma alla sua naturale quanto mostruosa evoluzione.
Mostruosa epigrafe alla meraviglia umana.

VOTO:
3 epigrafi e mezza

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020) voto

Titolo inglese: SanPa: Sins of the Savior
Autori: Carlo Gabardini, Gianluca Neri. Paolo Bernardelli
Anno: 2020
Durata: 5 episodi da 1 ora circa

Wet Hot American Summer (2001)

E’ il 1981 e al campo estivo Firewood c’è un gruppo di adolescenti che vivono un’estate fantastica all’insegna dell’amicizia, dell’odio e della scoperta sessuale.

Ci saranno bambini in pericolo di vita, ci saranno maratoneti etiopi che giocano a ruba bandiera, ci saranno satelliti che cadranno in testa a malcapitati, ci saranno sudatissimi omosessuali che s’inculeranno a manella, ma quello che mancherà sempre è un demone di nome Pazuzu che viene a rubarti l’anima mentre dormi nel lettino caldo con accanto un bicchiere d’acqua poggiato sul comodino che se non stai attento Pazuzu te lo rompe in bocca e poi ti sgozza con le schegge di vetro.

Stronzo.

Wet Hot American Summer (2001)

Simpatica commedia che parodia il genere “adolescenti al mare/scuola/campeggio” abbastanza in voga negli anni ’80 (avete presente Animal House o Porky’s ?) con risultati a tratti soddisfacenti e ad altri fantastici.

Difatti, vedere i protagonisti sfondarsi di cocaina, scippare una vecchia durante l’ora di svago alla locale cittadina o gettare un minorenne giù dal furgone è roba che ti lascia di stucco mentre tenti disperatamente di trattenere un’eiaculazione da folle fremito per siffatta visione .

VOTO:
4 vecchie

Wet Hot American Summer (2001) voto

Titolo greco: Ygro, kafto, Amerikaniko kalokairi
Regia: David Wain
Anno: 2001
Durata: 97 minuti
Compralo: https://amzn.to/2ZwdJ6Q

The Kid Detective (2020)

Quando era un bambino, Abe Applebaum si divertiva a fare il detective cittadino risolvendo i piccoli misteri di Willowbrook.

Collanine scomparse, criceti persi nei meandri anali e gelatini truffaldini erano il suo pane quotidiano; tutto a posto insomma, una vita al massimo o al massimo una vita mediocre del cazzo, fino a quando però a scomparire non è stata la sua amica/segretaria Gracie Gulliver.

Da quel momento Abe ha smesso di crescere (crescere emotivamente, non il cazzo, perché quello è cresciuto… credo… non gliel’ho visto ma suppongo di sì) ed il suo slancio carrieristico da rampante figlio di puttana yankee ha subito un arresto da polizia americana su cittadino nero.

The Kid Detective (2020)

Sorprendente piccola pellicola che parte come una puntata di Piccoli brividi e finisce come Il silenzio degli innocenti, ma senza travestiti decapitati.
Peccato.

Se si passa sopra una paio di frangenti leggermente sottotono nella parte centrale, questo film ha dalla sua tutte le caratteristiche per renderlo un’eccezionale bombetta da piantare nel culo dei vostri avversari politici da vedere così esplodere in mille rivoli di sangue e merda.

Fior di sangue per Giancarlo!

VOTO:
4 travestiti

The Kid Detective (2020) voto

Titolo portoghese: O Miúdo Detetive
Regia: Evan Morgan
Anno: 2020
Durata: 100 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ajlqna

Snakes on a Plane (2006)

Eddie Kim è un coreano maledetto che tira calci come un ragazzino rapito dal peggior pedofilo di Caracas.

Siccome nell’ambito della vicenda che vado a raccontarvi c’è un surfista che l’ha visto bastonare a morte un ciccione pacioccone appeso come un caciocavallo ad una ferrovia del ponte sul fiume Kwai, Eddie Kim elabora un piano folle e diabolico per riportare sotto il suo controllo l’ordine delle cose: ficcare centinaia di serpenti velenosi dentro l’aeroplano su cui è imbarcato il surfista testimone oculare e il suo agente segreto protettore pelatone nero col pallino per i filmerda e sperare in un grosso patatrac.

Snakes on a Plane (2006)

La mignotta di Hollywood Samuel Leroy Jackson non si spaventa dei filmerda e anzi rilancia con dichiarazioni del tipo “Meglio Snakes on a plane che la guerra in Iraq o una serata online con un pedofilo”.
E come dargli torto?

Tenendo conto dell’assurdità della storia e la vena (molto) leggermente istrionica del tutto, non me la sento di bocciarlo in toto; allo stesso tempo come cazzo faccio a dargli un buon voto?

Boh, fate vobis.

VOTO:
2 vene

Snakes on a Plane (2006) voto

Titolo messicano: Serpientes a bordo
Regia: David R. Ellis
Anno: 2006
Durata: 105 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tAusUn