Doomsday – Il giorno del giudizio (2008)

Su quella cacatina di merda nell’oceano del nord chiamata Grand Bretagna, viene fuori un virus cattivissimo mortale e bubbonico che allora il governo di sua maestà figlia di troia in calore tira su un muro tanto velocemente quanto Gianni Agnelli tirava su la cocaina dalle sue malridotte froce del naso.

Uno spettacolo pietoso ed indegno per un uomo dalle dimensioni genitali del suo ordine di grandezza ed infatti dopo 30 anni d’isolamento totale viene fuori che al nord ci sono gli immuni puri e a Londra ci risono gli infetti bastardi.

E allora mandiamo una squadra stronza e stolta a farla da padrone al di là del muro, e bim bum bam: nulla sarà come prima.

Doomsday - Il giorno del giudizio (2008)

Dallo stesso regista degli interessanti The Descent e Dog Soldiers, questa cacata bullizzata dalla fica di tua nonna non vale invece il tempo perso nel vederlo, senti a me.

Scopiazzato od ispirato da tanti altri film del genere e sottogenere zombie tipo 28 giorni dopo, Mad Max o i filmacci italiani con i titoli inglesi degli anni ’80 girati senza permesso per le strade di Philadelphia, qui alla fine non rimane molto da commentare se non l’assoluta mancanza di ragione d’esistere.

Certo, simpatico il succo purulento gore che viene regalato al pubblico con budella in fior fiore, carni buiciate e cannibalizzate e conigli esplosi in bocca a te, ma non è abbastanza per farmi passare la voglia di genocidio in stile sionista.

Yahweh uber alles.

VOTO:
2 Agnelli

Doomsday - Il giorno del giudizio (2008) voto

Titolo originale: Doomsday
Regia: Neil Marshall
Durata: 1 ora e 48 minuti
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Pass Thru (2016)

Un’intelligenza artificiale aliena dal futuro prende le sembianze di un vecchio eroinomane appena morto di overdose e con queste grottesche fattezze comincia a seminare il panico nel deserto facendo morire la bellezza di 300 milioni di persone perché ritenute “cattive” e quindi un impedimento alla continuazione della vita sulla Terra.

Nel mentre Thgil, questo il nome che l’intelligenza aliena ha scelto per se stessa, tenta anche di fottersi una giovane cinese, visto che non esiste un genocidio senza la sua giusta dose di cannibalismo porno delle minorenni.

Pass Thru (2016)

Tra i minori della grandiosa filmografia del celebre regista americano contemporaneo, ma comunque capace di regalare momenti assolutamente epici, tipo quando Thgil dice ad un gruppo di immigrati di tornare al loro paese, Pass Thru è anche e soprattuto la cura definitiva contro il cancro.

VOTO:
1 immigrato e mezzo

Pass Thru (2016) voto

Titolo inventato: Passata di pomodoro
Regia: Neil Breen
Durata: 1 ora e 30 minuti

Ombre e nebbia (1991)

Kleinman è un impiegatuccio ottocentesco che viene svegliato nel cuore della notte da un gruppo di vigilanti assatanati che intendono catturare il killer misterioso che gira per la città mietendo vittime su vittime.

In un giro confusionario ed inutile per gli oscuri viottoli, un parallelo con l’esplorazione della mente del pazzo omicida, Kleinman troverà una mangia-spade alla ricerca di un posto nel mondo, un dottore alla ricerca della soluzione al mistero della mente dei serial killer, cittadini alla ricerca di una giustificazione ed uno sfogo alla loro incapacità di vivere pacificamente in società… ed un mago ubriacone che non cerca un cazzo ma che, inaspettatamente, porrà fine alla spirale di violenza.

Ombre e nebbia (1991)

Tratto da una piece teatrale di Woody Allen e chiaro omaggio all’espressionismo tedesco, Shadows and Fog è girato bene, dal fidato romano Carlo Di Palma, ed interpretato sì bene ma in maniera rocambolesca, con personaggi che rotolano come oggetti scombussolati dalle onde sulla spiaggia.

Allen non fa mai un film brutto, ma questo volta il pubblico l’ha castigato con un fallimento al botteghino clamoroso che lo spinse sull’orlo di un precipizio col prepuzio mozzo.

VOTO:
4 precipizi

Ombre e nebbia (1991) voto

Titolo originale: Shadows and Fog
Regia: Woody Allen
Durata: 1 ora e 25 minuti
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Seoul Station (2016)

Alla stazione centrale di Seul, capitale di un paese colonizzato dagli Stati Uniti d’America e totalmente prono alle politiche liberiste da quattro soldi della crema sburrata capitalista, avviene un fatto totalmente normale per un paese di merda come la Corea del sud: un povero anziano viene lasciato morire senza che nessuno lo porti all’ospedale o gli presti il minimo soccorso… e questo segna l’inizio dell’invasione zombie comunista.

Perché succede che quel vecchio si trasforma in morto vivente ed innesca la tipica reazione a catena che porta nel giro di 24 ore ad avere i soldati per strada coi fucili puntati sui civili che zompano sulle camionette in cerca di una via di fuga dagli assatanati zombie comunisti.

E in questo parapiglia furioso di bava e sangue, una giovane scappata di casa è intenzionata a candidarsi con il partito più gonfio di buffoni scappati casa: Azione di Carlo Calenda.
Riuscirà nel suo intento?

Seoul Station (2016)

Ecco il prequel di quel film coreano sugli zombie con papà succhia bocchini liberisti e figlia stronza stuprata cieca.

Allora: la storia non ha nulla di eccezionale e ricalca più o meno le solite dinamiche del genere, ma questo viene controbilanciato da un’ottima animazione ed una narrazione abbastanza minimalista che sceglie di concentrarsi sui personaggi che costellano la storia piuttosto che sulla gran caciara, riuscendo nell’impresa di dare ad ognuno di loro un ben definito spessore con poche pennellate.

Esemplare a questo proposito la lunga introduzione prima dell’invasione, con tutta l’agonia del paziente zero assistito da un altro senzatetto che, nonostante venga respinto da tutti e tutti, cerca disperatamente di salvare il suo amico da morte certa.

VOTO:
3 senzatetto e mezzo

Seoul Station (2016) voto

 

Titolo giapponese: ソウル・ステーション パンデミック
Regia: Yeon Sang-ho
Durata: 1 ora e 32 minuti
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Il mistero delle pagine perdute (2007)

Reduce dal massaggio ai coglioni migliore della sua vita, Benjamin Gates ora è ossessionato dal libro segreto dei segreti dei presidenti americani che se lo passano come una puttana di bocca in culo ad ogni tornata elettorale dalla notte dei tempi.

Ma Benjamin in realtà ha ben altro in mente, lui vuole solo provare la fedina penale pulita del nonno di suo nonno lurido che non è vero che ha partecipato assieme a John Wayne all’assassinio di quel frocio di Lincoln.
No, è tutta una macchinazione giudaica per ridurci a servi dei servi.

Il mistero delle pagine perdute (2007)

Un film come tanti, tipo un cesto di cazzi dal quale siete costretti a pescare il vostro e quindi finite col mettervi l’uccello di Gianni Morandi; un film dimenticabile quindi perché stupido e noiosetto, oltre che irrealistico e colonialista.

E perciò forse la cosa migliore è citare la mia recensione del primo della trilogia mancata del cacciatore di tesori stempiato:

…mannaggia la madonna che ha partorito nostro signore gesuccristo morto in croce per i nostri peccati sempre sia lodato nell’alto dei cieli l’agnello di dio squartato massacrato bevuto sangue mangiata carne da noi peccatori infami maledetti bastardi senza dignità solo tu mio signore sei puro come un cristallo d’alta montagna e noi lo sozziamo con le nostre lorde parole sputate vomitate pisciate in testa ai santi santissimi in colonna del papato di piazza san pietro stracolmo di bestie immonde che vendono le loro voragini vaginali per due soldi di latta alle guardie cosacche che si abbeverano alla fontana quando il papa nero si affaccia dal balcone e annuncia il giorno del giudizio…

Ohhh, lo vedi che ci si sente sempre meglio dopo una bella cacata?

VOTO:
2 Morandi e mezzo

Il mistero delle pagine perdute (2007) voto

Titolo originale: National Treasure: Book of Secrets
Regia: Jon Turteltaub
Durata: 2 ore e 4 minuti
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Il delitto Matteotti (1973)

Il 30 maggio 1924 il deputato Socialista Giacomo Matteotti venne sequestrato ed ucciso da una banda fascista sotto mandato del presidente del consiglio Benito Mussolini.

Dopo depistaggi, scaricabarile, insurrezioni popolari e la fuga sull’Aventino di quasi tutto il resto delle forze politiche, il regime, invece di cedere, strinse ancora di più le corde reprimendo con le manganellate le proteste, silenziando la libertà di stampa e chiudendo il Parlamento, avviando così l’Italia, con la silenziosa complicità della famiglia regnante Savoia, verso la disastrosa dittatura fascista.

Il delitto Matteotti (1973)

Film di ricostruzione storica in puro stile anni ’60 e ’70 del secolo scorso con un sapore da inchiesta giornalistica tipo Chi l’ha visto.

Non è un capolavoro ed in alcuni punti perde leggermente mordente anche se comunque rimane un ottimo calcio in faccia alle spinte fascistoidi che a moti ondosi bagnano i nostri lettini democratici dove è il popolo a comandare, in bocca e sulle gengive alla classe borghese.

In bocca.
Sulle gengive.

VOTO:
3 bocche

Il delitto Matteotti (1973) voto

Titolo inglese: The Assassination of Matteotti
Regia: Florestano Vancini
Durata: 2 ore
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Labyrinth – Dove tutto è possibile (1986)

La quindicenne Sarah senti i primi pruriti vaginali e non riesce a conciliare questa bestia che sente crescere dentro con l’irrefrenabile voglia di cazzo che l’attanaglia; chi ne farà le spese sarà il fratellastro Toby, figlio della nuova moglie del padre, rincoglionito ma coi soldi, che Sarah manderà a quel paese dei goblin dove regna (oltre al 4 a bastoni) il malefico Jareth, un mutaforma frocissimo per il mascara molto annoiato e molto intonato.

Pentitasi dell’esilio familiare che ha causato 2 minuti prima, Sarah andrà a riprendersi il neonato al castello dove a Sarah piace fare solo quello attraversando un labirinto fisico e mentale lungo il quale fronteggerà le tipiche problematiche adolescenziali: amor proprio, altruismo e la copulazione con un uomo di 40 anni.

Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)

Famosissima pellicola flop anni ’80 che diede la scusante alla CIA per l’invasione del Nicaragua con conseguenti sgozzamenti di neonati al forno con patate, tanto cari alle elite liberal-capitaliste.

Disseminato di bellissimi scorci visivi dipinti a mano, creature e pupazzi realistici e fantastici allo stesso tempo ed una buona dose di cinismo che non fa mai male, Labyrinth parte di cristo ma va pian piano spegnendosi con l’avvicinarsi del castello e quindi della risoluzione finale.

Ciò non toglie gli indubbi pregi già evidenziati, ma contribuisce inevitabilmente alla mancata elevazione a capolavoro, cosa che condivide con la precedente pellicola di Henson The Dark Crystal, e soprattutto a quel sapore un pochino amaro che conservi in bocca all’inizio del titoli di coda.

VOTO:
3 amaretti e mezzo

Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986) voto

Titolo originale: Labyrinth
Regia: Jim Henson
Durata: 1 ora e 41 minuti
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Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974)

Una babushka vecchiaccia russa emigrata in Italia sta per tirare le cuoia in un ospedale sovraffollato da gente disumana e in punto di morte confessa alla nipote di un fantastico tesoro che seppellì a Leningrado sotto un leone prima della grande e gloriosa rivoluzione russa.

A sentire questa notizia da leccarsi i baffi c’è anche un variegato gruppetto di persone che pensano bene di partire immediatamente, destinazione Unione Sovietica, per andare a diventare ricchi alle spalle della vecchiaccia, della nipote e del popolo sovietico.

Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974)

Divertente commedia italo-sovietica chiaramente ispirata a It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World, con la piccola ma fondamentale differenza che la morale della storia non è prevaricare gli altri per diventare ricchi, ma condividere gran parte dei beni con gli altri.
Una lezione che i fottuti liberal-capitalisti non riescono a mandar giù, neanche gli stessimo facendo ingurgitare merda di toro.

E allora propongo una cosa; semplice, nitida, giusta: prenderli per i capelli, trascinarli in piazza riempiendoli di calci e sputi, appenderli come salami e fare ingoiare loro vera merda di bovino a suon di pugni in gola.

E kapum karikapum, vedi poi come si ammorbidiranno all’idea che nessuno è un’isola.
I fottuti.

VOTO:
3 tori e mezzo

Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974) voto

Titolo originale: Невероятные приключения итальянцев в России
Regia: Francesco Prosperi, Eldar Ryazanov
Durata: 1 ora e 44 minuti
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Oltre i confini del male – Insidious 2 (2013)

La famiglia Lambert, oltre ad avere il cognome di un immortale, ha la tremenda sfiga di avere i maschi sensitivi.

Ho detto sensitivi e non sensibili, come potrebbero essere i loro testicoli ad un’energica palpazione, e quindi padre e figlio attraggono come magneti per gitani le presenze fantasmatiche che circondano gli esseri viventi.
In particolare il padre Josh ha trasmesso al figlio, per colpa di un sesso anale non protetto, la capacità di spiccare il volo verso la dimensione ultraterrena dove la sua anima, priva della protezione del corpo, può rimanere imprigionata, come poi effettivamente succede alla fine del precedente film.

E allora la moglie deve salvare padre Josh disperso nell’aldilà col corpo abitato dallo spirito di un malefico travestito e figlio Dalton svolazzatore notturno infame e pestifero.

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013)

Interessante sequel, con parentesi prequel sulla giovinezza paranormale di Josh Lambert, per il famosissimo primo capitolo di una prolifica serie di film di spaventi cattivoni.

Qui si continua a puntare sul thrill piuttosto che su sangue e zompi in faccia e la cosa non può che fare piacere; ma purtroppo siccome che l’ho visto tipo 2 mesi fa con i piedi dietro la nuca mentre tentavo un glorioso e disperatissimo solchino alla maniera che piace tanto fare a quel figlio di puttana di tuo padre allora non ti posso dire molto di più avendolo quasi totalmente rimosso dalla mia memoria.

Un po’ come tu hai fatto con la pederastia.

VOTO:
3 pederasti

Oltre i confini del male - Insidious 2 (2013) voto

Titolo originale: Insidious: Chapter 2
Regia: James Wan
Durata: 1 ora e 46 minuti
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Top 3 – X-Files 1° stagione (1994)

Questa è una di quelle serie che hanno varcato i confini della televisione per diventare fenomeno di costume.

Sarà per i protagonisti Fox Mulder e Dana Scully, idioti ed eunuchi; sarà per la trame che girano tutte attorno al mistero più cretino; o sarà per la polverina bianca che ci piaceva assumere per via nasale nei favolosi anni ’90… X-Files è sicuramente una di quelle cose con cui prima o poi bisogna fare i conti.
E noi i conti ce li faremo per bene, stagione per stagione, top 3 per top 3, finché morte non ci separi.

Episodio 3 – “Squeeze”

Top 3 – X-Files 1° stagione (1994) - 1

Scully supera abbondantemente la sua paura del cazzo quando viene a contatto con un uomo che riesce ad infilarsi dentro qualsiasi pertugio. Piccolo, stretto, lungo, buio; niente è fuori dalla sua portata e Dana comincia a pensare che persino la sua tetra e stravaccata fica possa trovare il giusto ripieno.
Mulder resta alla finestra a godersi lo spettacolo masturbandosi freneticamente.

Episodio 14 – “Gender Bender”

Top 3 – X-Files 1° stagione (1994) - 2

Una setta religiosa vive isolata e senza televisione; una cosa che fa uscire pazzo uno dei fedeli, tanto da spingerlo a fuggire nella grande città dove darà sfogo alla sua specialità: scopare chiunque e dovunque grazie ad un profumo preso in sconto a Tigotà di via della Lungara.
Scully ci fa un pensiero vista l’impossibilità di scopare col suo collega.
Mulder resta alla finestra a godersi lo spettacolo masturbandosi freneticamente.

Episodio 20 – “Darkness Falls”

Top 3 – X-Files 1° stagione (1994) - 3

I maledetti boscaioli tagliano gli alberi millenari di nostra Madre Terra e così facendo liberano un antichissimo insetto imprigionato nel midollo dei sempreverdi che farà strage di esseri viventi imbacuccandoli dentro una laniccia simile a quella che si forma nell’ombelico di Dana.
Mulder resta alla finestra a godersi lo spettacolo masturbandosi freneticamente.

Menzione Speciale:
Episodio 8 – “Ice”

Top 3 – X-Files 1° stagione (1994) - 4

E’ la copia spudorata di The Thing di Carpenter e, se non fosse da prenderli a schiaffi per la faccia da culo nel proporre un tale plagio, c’è da dire che regala una delle migliori battute pronunciate da Fox in tutta la serie: in procinto di togliersi le mutande, fa sapere ai presenti che fa molto freddo.
A buon intenditor, poche parole.

Titolo originale: The X-Files
Creatore: Chris Carter
Stagione: prima
Anno: 1994
Durata: 24 episodi da 45 minuti
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Tromeo & Juliet (1996)

Monty Que e Cappy Capulet fanno i soldi con i filmini, ma succede che il secondo vuole fottersi la moglie del primo e al contempo fottergli la casa di produzione cinematografica e pure la dignità.

E siccome il primo è un nero, una delle razze minori del genere umano con cui purtroppo siamo costretti ad avere a che fare durante le nostre ariane giornate, ecco allora che si crea una faida frociona tra due gruppi di esagitati che sembra poter finire solo con l’accoppiamento selvaggio e caprino tra Juliet Capulet, figlia del secondo, con Tromeo Que, figlio del primo.

Accoppiamento selvaggio, caprino e maledetto che porterà tutti quanti sull’orlo di una crisi di nervi.

Tromeo & Juliet (1996)

Dalla casa di produzione Troma, quella di Toxic Avenger, ecco l’adattamento goliardico, sozzo e caciarone del classico di Shakespeare sulla famosa coppia che scoppia.

Bisogna essere chiari: non è bello, oggettivamente e soggettivamente, però ha quella punta di totale e irrefrenabile fregacazzineria con cui rompe parecchie regole non scritte; del tipo, far vedere un padre laido e frocio panzone prendere per i capelli capezzolini la figlia bagnata da mostruosi sogni cazzoni.

Un’epopea godereccia oggi non più replicabile.

VOTO:
3 mostruosi cazzoni

Tromeo & Juliet (1996) voto

Titolo originale: Tromeo and Juliet
Regia: Lloyd Kaufman
Durata: 1 ora e 47 minuti
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A 007, dalla Russia con amore (1963)

James Bond deve recuperare una macchina per la decifrazioni di messaggi denigratori nei confronti Sergio Mattarella e per fare questo lercio lavoro viene mandato a fare incetta di fregna nella benemerita Turchia.

Girando a zonzo, assistendo a lotte gitane e fottendo più donne possibile, l’agente 007 con licenza di stuprare alla fine soverchia la coperchia di una vecchia alta un metro e 58 nell’albergo veneziano dove immediatamente poi conficca il suo paletto d’argento nella vagina di una spia russa.

A 007, dalla Russia con amore (1963)

Secondo capitolo, considerato da molti tra i migliori dell’intera serie.

Ovviamente non lo è: non solo per l’infinita rabbia che provoca nell’individuo libero dalle costrizioni borghesi la visione del viaggio dell’agente di un impero colonialista e sciovinista, ma soprattutto per la carica a pallettoni di puro e rigoglioso maschilismo da secolo scorso.

Perché quello che se ne trae guardando questo film è che le donne sono buone per una e una cosa sola, fottere, e per raggiungere tale scopo inondano di attenzioni e sorrisini e pedalini poveri cristi maschi intenti a portare avanti lavoro ed intelletto.
Ma loro no, vogliono il cazzo, lo vogliono come non mai e le loro bocche, per quanto piccole, sono sufficientemente grandi per il micropene scozzese di James Bond.

Un film da bruciare in piazza.

VOTO:
2 pedalini

A 007, dalla Russia con amore (1963) voto

Titolo originale: From Russia with Love
Regia: Terence Young
Durata: 1 ora e 55 minuti
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