Planet Dinosaur (2011)

I dinosauri sono un gruppo di sauropsidi che ha dominato la Terra per 170 milioni di anni fino a quando un asteroide delle dimensioni dell’ego di Lilli Gruber li ha retrocessi in serie C fornendo la possibilità di dominazione termonucleare globale ad un’altra classe, i mammoni.

Nel corso del tempo questo famosissimo clade è andato a colonizzare praticamente ogni ecosistema e quello che ne è derivato è stato un’enorme diversificazione: Ouranosaurus, Spinosaurus, Onchopristis, Rugops, Carcharodontosaurus, Pterosaur, Epidexipteryx, Sinraptor, Saurornithoides, Oviraptor, Microraptor, Sinornithosaurus, Jeholosaurus, Daspletosaurus, Chasmosaurus, Alaskan Troodon, Edmontosaurus, Majungasaurus, Rahonavis, Rapetosaurus, Centrosaurus, Kimmerosaurus, Pliosaurus, Stegosaurus, Camptosaurus, Kepodactylus, Allosaurus, Saurophaganax, Argentinosaurus, Lacusovagus, Skorpiovenator, Gasparinisaura, Mapusaurus, Ouranosaurus, Paralititan, Carcharodontosaurus, Bradycneme, Magyarosaurus, Eurazhdarcho, Hatzegopteryx, Suskityrannus, Nothronychus, Alectrosaurus e Gigantoraptor sono solo alcune delle specie di dinosauro che hanno vissuto su questo pianeta, ma sono tutte quelle che questo documentario vi farà vedere.

Planet Dinosaur (2011)

Interessante e dettagliato prodotto televisivo BBC che fornisce ricostruzioni fedeli (per le conoscenze del 2011) di come doveva essere la vita quando Piero Angela cominciò a lavorare per la RAI; un mondo fatto di prevaricazioni inaudite e super femministe con cappelli deliranti che fornisce spunti di riflessione a chi vorrà concedere 3 ore della sua insignificante vita all’altare della patria conoscenza.

Francamente spiacevole e fuori luogo la scena d’incesto tra due oviraptor.

VOTO
3 incesti e mezzo (Tutankhamon)

Planet Dinosaur (2011) voto

Titolo tedesco: Der Dino Planet
Creatori: Nigel Paterson e Phil Dobree
Anno: 2011
Durata: 6 episodi da 29 minuti
Compralo: https://amzn.to/3lDwm1V

Menstrual Man (2013)

Le femmine dell’homo sapiens attorno ai 14 anni sperimentano il cosiddetto menarca, ovvero il primo ciclo mestruale, un fenomeno fisico caratterizzato in maniera vistosa dalla perdita di sangue dall’utero attraverso la vagina che prende a colare lungo le cosce in imbarazzanti lingue infuocate.

Ma imbarazzanti per chi?

Beh, per le società nelle quali vige un ispessimento cerebrale che non permette di capire quanto non ci sia nulla di male al giorno d’oggi nel rispettare il ciclo vitale che permette alle donne di portare in grembo il frutto della fecondazione di un ovulo da parte di uno spermatozoo.

Ed è quello che un povero indiano di nome Arunachalam Muruganantham ha deciso di combattere un bel giorno di primavera varcando la frontiera del conservatorismo industano con quella pazza idea di produrre assorbenti a basso costo, anzi: di produrre e distribuire in comunità rurali e disagiate macchinari a basso costo per produrre assorbenti a basso costo, così da prendere tre piccioni con una fava: far sì che tante indiane non s’infettino i genitali usando strofinacci sporchi e non sterilizzati per il loro ciclo, fornire una fonte di reddito per la comunità stessa di donne che andrebbero ad essere impiegate nella piccola fabbrica d’assorbenti e soprattutto permettere alla metà di popolazione con l’inconveniente delle periodiche lingue infuocate sulle cosce d’essere parte integrante della vita sociale tutti i giorni del mese.

Menstrual Man (2013)

Validissimo piccolo documentario che narra le piccole vicende di un piccolo grande uomo indiano che una mattina si è alzato e si è reso conto quanto fosse stupido ignorare un problema sociale come la mancanza di assorbenti.

Girato in un mondo in bilico, appena prima che gli smartphones e i social media inondassero le vite di tutti gli esseri umani, Menstrual Man è un documentario coraggioso fin dal titolo che si pone il semplice ma importante obbiettivo di portare alla conoscenza di gente lontana dalla realtà rurale indiana una storia positiva di riscatto personal-collettivo.

Non è un capolavoro, non ha gli effetti speciali, non dura molto, ma è un bel film.

VOTO:
3 Piccolo e mezzo

Menstrual Man (2013) voto

Titolo polacco: Okresowy mezczyzna
Regia: Amit Virmani
Anno: 2013
Durata: 63 minuti

Il rito (2011)

C’è questo pretucolo in fieri americano che gli piglia il dubbio.
E se dio non esistesse? Se fosse tutta una montatura pluto-giudaica per far apparire i cattolici come idioti agli occhi del mondo logico-razionalista?

Ma ecco che a fargli cambiare idea ci pensa il suo superiore che lo minaccia di fargli causa e levargli pure le mutande in caso d’abbandono del seminario.
<<Vattene a Roma a studiare gli esorcismi>> gli dice; <<vedrai che cambierai idea… male che va ti scopi un ragazzino italiano e gli attacchi lo scolo>>.

<<Mucho gusto>>  pensa il pretucolo in fieri, <<non ho mai sodomizzato un minorenne italiano e potrebbe essere un buon viatico al sacerdozio>>.
E così il nostro Michael parte alla volta della città eterna, colmo di cioccolata per attirare i bambini nomadi ai semafori e un po’ di calze a rete per le madri più pettegole.

Purtroppo quello che troverà non saranno bei culetti imberbi, ma i diavoli cattivi, i satanassi che possiedono le puttane quattordicenni che si fanno ingravidare dal padre, i demoni dagli occhi rossi come le guance della giornalista ispanica che sta indagando su un vecchio prete esorcista dai modi bruschi e dalla borsa alla Mary Poppins colma di ranocchie e racchettoni per giocare sulla spiaggia.

Il rito (2011)
t’ho preso il nasino, piccola sgualdrina

Che dire.
Questo è un film perfettamente rappresentato dalla Fiat Multipla che il protagonista prende appena sceso a Roma.

Se non fosse per alcune cose veramente (e involontariamente) divertenti tipo i cocktail bar dove servono esclusivamente caffè espresso in tazza grande, anche alle 6 di sera; la troietta minorenne che a un certo punto sputa bianca saliva verso il cuppolone de San Pietro; o il vecchio prete in ciavatte che al giardino degli aranci prende a schiaffi una zingara di 6 anni, beh, se non fosse per queste chicche calate a pennello per i geniali figli di puttana come il sottoscritto, non ci sarebbe troppo da raccomandare.

Una pellicola banale nei contenuti e pure reazionaria nel suo rappresentare la truffa criminale degli esorcismi, roba medievale che andrebbe bandita e perseguitata per i danni che infligge ai poveri malati mentali a cui viene inflitta con la scusa della possessione demoniaca.
Gli attori fanno quello che possono con il “merderiale” a disposizione ed Antony Hopkins riesce a sfogare la sua vena istrionica in un caleidoscopio di smorfie e scoregge da far invidia a Pippo Franco, ma non va oltre il minimo sindacale.

Non lo consiglio, lo evito.

PS: da menzionare i nomi dei parrucchieri: Aniello Piscopo e Gaetano Panico.

VOTO:
2 Gaetano Panico

Il rito (2011) voto

Titolo originale: The Rite
Regia: Mikael Håfström
Anno: 2011
Durata: 114 minuti
Compralo: https://amzn.to/2ZRI8gp

Cena con delitto – Knives Out (2019)

Harlan Thrombey è un eccentrico scrittore di gialli che ha la famiglia che si merita; una famiglia del cazzo composta da sanguisughe equamente divise nell’ipotetico spettro politico americano conservator-progressista pronte a saltarsi alla giugulare alla prima occasione ghiotta pur di accaparrarsi l’impero economico costruito dal bisbetico capofamiglia.

E però succede che la notte del suo 85esimo compleanno, Harlan decide inaspettatamente di aprirsi la gola con un bel coltello riversando un buon litro di sangue sul tappetino bianco di volpe ai piedi del bel divanetto in pelle nell’attico dove era solito portare la sua badante uruguaiana per verificare la sua integrità morale grazie a graziosi piccoli periscopi anali anacronistici ben lubrificati.

Tutto sembra andare per il meglio quindi: il vecchio è morto, la colombiana è lubrificata al punto giusto e l’eredità andrà ai figli sanguisughe… e però nessuno ha fatto i conti con l’immigrazione clandestina, vera piaga sociale dei nostri tempi, che si affaccia alla nostra narrazione nei panni della peruviana di cui sopra alla quale Harlan ha deciso di lasciare tutti i suoi averi.
E quando dico tutti intendo tutto tutto, anche quella merdosa tazza da 2 lire comprata al mercatino e che recita “la mia casa, le mie regole, il mio prepuzio, il mio caffè”.

Cena con delitto (2019)

Vaffanculo.

Vaffanculo i film dei liberal-progressisti americani che ti vogliono dire che Trump è cattivo mettendo in bocca ad un personaggio idiota elogi per il presidente americano; che gli immigrati irregolari vanno lasciati in pace perché lavorano sodo, a differenza degli sfaticati pesaculo che gravitano attorno ad Hollywood, ma vallo a raccontare ad un contadino del Nebraska mortacci tua sceneggiatore figlio di madre ignota; che le famiglie degli immigrati non si devono dividere, anche se la madre è da anni su suolo americano senza documenti e io mi domando come cazzo hanno fatto le figlie ad andare a scuola; che quel poverello di bambino messicano nella gabbia che abbiamo tutti visto in foto stronzo Trump anche se poi si è scoperto che era tutta una farsa e io amo gli immigrati cazzo, li amo così tanto che ci faccio un film sopra con un paio di twist per dargli quella parvenza d’opera d’arte ma in realtà voglio solo dire ai miei amici ricchi che odio i benestanti ipocriti ricchi nonostante lo sappiamo tutti che sono anche io un benestante ipocrita ricco perché poi alla fine la morale del film è che la badante ecuadoregna i soldi se li è meritati perché è moralmente meglio degli eredi, e NON perché PER LEGGE le spetta l’eredità, cascasse il mondo, fosse lei pure una bevuta bastarda mangia cazzi frullatora, fosse pure una che vota Trump e se lo farebbe mettere in culo da Gerry Scotti mentre urla fortissimo “w il papa re, mannaggia la madonna, w il papa re!”

Ecco: quando vedo queste veline para-governative, io mi vorrei mettere l’elmetto chiodato per andare a marciare sui cadaveri dei figli di questi pezzi di merda che si collocano a sinistra solo perché i posti a sedere a destra sono finiti e dargli tanti di quei calci sulle gengive fino a che m’imploreranno in lacrime di poter rinnegare le loro stronzate finto-progressiste volte solo a nascondere la realtà dei fatti e cioè che l’unica vera rivoluzione avverrà quando verremo a prenderli per i loro capelli tinti, li trascineremo fuori dalle loro lussuose case (comprate, ereditate, rubate, eluse al fisco) e li giustizieremo in piazza dopo che un tribunale popolare li condannerà come “nemici del popolo”.

Per fortuna c’è ancora chi rimane un sano nazionalista del cazzo ed erige un argine a queste puttanelle brasiliane che si fanno intestare l’eredità a suon di limoncelli ai decrepiti cazzi dei nostri nonni rincoglioniti.

Heil Giorgia Meloni! 88 sieg heil !!!

VOTO:
2 puttane brasiliane e mezzo

Cena con delitto - Knives Out (2019) voto

Titolo originale: Knives Out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2019
Durata: 130 minuti
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Bill & Ted’s Excellent Adventure (1989)

Bill e Ted sono due amichetti scemetti che sognano di suonare il rock.

Tra loro e il loro sogno si erge però quel castello di merda chiamato scuola dell’obbligo, un ignobile istituto giuridico creato col solo ed unico scopo di togliere braccia all’agricoltura, settore coincidentemente in crisi da quando esistono i carabinieri che ti vengono a prendere mentre ti mangi le frittelle rubate al carrettino, figlio di puttana che non sei altro.

Fortunatamente per i nostri eroi arriva però dal futuro la salvezza sotto forma di macchina del tempo sotto forma di cabina telefonica e i nostri due analfabeti si metteranno di buona lena per truffare l’esame finale di storia, passare così l’anno scolastico e continuare a non fare un cazzo.

Bill & Ted's Excellent Adventure (1989)

L’unica qualità che riesco a trovare in quest’altrimenti filmerda è la genuina e simpatica bontà dei due protagonisti che, quasi come due moderni candidi, affrontano le problematiche quotidiane con il sorriso ebete tanto caro alle elite di governo che non sognano altro che un popolo pecora e felice.

Per il resto siamo sul disastro colposo:
storia infima e puerile, situazioni comiche che suscitano irritazione al colon, personaggi storici ridotti a macchiette della macchietta di loro stessi e un generale elogio della cultura del consumo molto in voga negli anni ’80.

Famoso in patria è fortunatamente quasi sconosciuto in Italia.
Vivaddìo.

VOTO:
2 macchiette

Bill & Ted's Excellent Adventure (1989) voto

Titolo portoghese: A Fantástica Aventura de Bill e Ted
Regia: Stephen Herek
Anno: 1989
Durata: 90 minuti
Compralo: https://amzn.to/31CCmAK

Retro Puppet Master (1999)

André Toulon è un biondino francese d’inizio ventesimo secolo che, assieme al suo piccolo circolo di giovani uranisti, manda avanti la carretta con uno spettacolino di marionette mostruose, chiare proiezioni dei loro drammi interiori di mancata accettazione.

A complicare il loro roseo quadretto entrano in scena una maledetta donna che vorrà convincere André a posizionare il suo splendido membro gay dentro la sua orribile vagina etero ed un simpatico vecchietto di 3 mila anni grande amante degli ani che vuole tramandare il segreto della vita eterna prima d’essere fatto fuori da 3 mummie egizie devote al dio Sutekh.

E il segreto della vita eterna comprende un criceto, della vaselina e tanto amore.

Retro Puppet Master (1999)
bel burattino ti faccio un pompino per il motorino

La Maledizione della marionetta 2, come piace chiamarlo ai messicani, è un film di merda.
Non ci piove.

Certo, se consideriamo che il regista ha girato una media di 3 film all’anno dal 1986 al 2016 e che quindi per ovvie ragioni non ha potuto dedicare la stessa cura di uno che ne gira uno ogni 3 anni, questo film resta comunque un film di merda.
Non ci piove.

Se ci aggiungiamo poi che questo è, a detta del diretto interessato, l’unico film bello interpretato da Greg Sestero (il biondo passato alla storia come il sogno bagnato di Tommy Wiseau, fuori e dentro lo schermo di quel cafolavoro che è The Room) allora resta comunque un film di merda.
Non ci piove.

VOTO:
1 biondo e mezzo

Retro Puppet Master (1999) voto

Titolo messicano: La maldición de la marioneta II
Regia: David DeCoteau
Anno: 1999
Durata: 80 minuti
Compralo: https://amzn.to/2YwyzmB

Detenuto in attesa di giudizio (1971)

Il geometra tiburtino (nel senso abitante di Tivoli) Giuseppe Di Noi è emigrato in Svezia, da parecchi anni gestisce una fiorente azienda edile, si è sposato e ha costituito famiglia con una bella bionda locale.
Una vita giunta ai vertici delle possibilità quindi; una vita felice e per questo perfetta per essere distrutta.

Rientrato in Italia per far vedere il bel paese a moglie e figli piccoli, viene arrestato alla frontiera ed entra improvvisamente in un labirinto kafkiano fatto di detenzioni immotivate senza capi d’accusa, trasferimenti continui in vagoni ferrati come deportati ai campi di concentramento (la seconda guerra mondiale era ancora fresca all’epoca), umiliazioni e vessazioni continue da parte dello Stato che nelle persone dei suoi rappresentanti (avvocati, giudici e poliziotti) lo riducono all’ombra di sé stesso disumanizzando progressivamente una persona buona e socievole (emblematici i suoi slanci iniziali verso un altro detenuto che non crede ai suoi occhi per la generosità dimostratagli) e spingendolo verso la follia.

Detenuto in attesa di giudizio (1971)
il geometra Calboni tenta di sturarsi Alberto Sordi

Un’altra opera cinematografica di denuncia sociale dallo stesso regista di quel bellissimo Café Express e magistrale interpretazione di Alberto Sordi che giustamente si portò a casa l’Orso d’argento di Berlino.

La storia di un incubo italiano fin troppo realistico per essere riposto nell’angolo del fittizio credo che all’epoca abbia scontentato più di un sostenitore del dio patria famiglia tanto caro agl’infantili pecoroni che si trovano bene sotto l’ala protettrice dello Stato padre-padrone alla cui base si fonda la dottrina fascista.
Gli insulti delle persone alla stazione Termini verso un poveraccio che si è beccato 4 anni e mezzo per aver rubato 3 chili di olive sono simbolici di un giustizialismo forte con i deboli e debole con i forti.

Perché quando si tratta di calpestare il piccolo spacciatore o il ruba galline la gente e i loro politici di riferimento (tipicamente di destra) esplodono di rabbia ed invocano la mano dura (durissima) dello Stato, mentre quando c’è da tagliare le mani agli evasori fiscali che portano i soldi all’estero o ai latifondisti che sfruttano i braccianti facendoli morire sotto il sole cocente per 10 euro al giorno ecco che d’improvviso questi stessi linciatori si ritrovano di colpo garantisti e sputano in bocca ai 5stelle o ai vari Marco Travaglio chiamandoli giustizialisti e statalisti.

Voi che siete sempre pronti a dire signorsì sissignore ad un uomo in divisa, fate gli applausi alle frecce tricolori ed evadete il fisco, voi siete la feccia di questa terra e io vi disprezzerò sempre perché siete la vergogna dell’umanità.

E questa stessa sudicia terra che voi amate alla follia verrà lavata col vostro sangue.

VOTO:
4 sudici

Detenuto in attesa di giudizio (1971) voto

Titolo: In Prison Awaiting Trial
Regia: Nanni Loy
Anno: 1971
Durata: 102 minuti
Compralo: https://amzn.to/327rPwg

Bulli criminali (2017)

La coca e i tubetti pe’ tira’ su, le donne che ciancicano le gomme, gente che deve stare sotto la cappella di altra gente, prostituzione, spaccio anche nelle scuole, estorsione, usura, rapine.

Io stanotte vojo passa’ ‘na serata unica; ho già chiamato 4 mignotte.

L’assurdo commissario Schiavoni che parla come se avesse un calabrese imprigionato nella faringe, er palletta, 40 rumene-ucraine massimo 24 anni.

To ricordi Mario? Er sola, er buciardo, er toscano cor pizzetto ciccione?
Sì sì, qua carogna.
Eh, bravo!

Il film reca in coda questa poetica (e criptica) scritta:
“I personaggi e i fatti sono tutti inventati. Pura casualità nel così riferimento accaduto”.

Bulli criminali (2017)

Questo film è un ottimo esempio di ultra-neo-realismo, cioè quando il neorealismo diventa talmente assurdo da sembrare prima fittizio, ma subito dopo più vero di qualsiasi stronzata mainstream tu abbia mai visto, tipo Romanzo criminale o Dogman.

Ho sentito cocaina e fregna e non c’ho capito più ‘n cazzo.

Perché il sottobosco romano, i criminali, i coatti stronzi non hanno niente di magico, non hanno quell’aurea romantica che i film tentano di appiccicare loro addosso; sono invece dei poveracci costretti a recitare la parte dei duri per sopravvivere  in una società piramidale e violenta dove vengono pagati 4 euro l’ora per servire ai tavoli di un bar di merda, magari gestito da un ladro che non paga le tasse e poi si lamenta del governo ladro.

C’è di mezzo pure tu’ nipote.
Ma chi? Zaira!?!

La realtà è là fuori e tu te ne sbatti al cazzo.
La criminalità sei tu, siete voi cittadini comuni che fate schifo mentre vi postate una frase di merda su facebook sull’importanza degli amici veri, siete voi che riempite l’etere con le vostre merdose foto instagram regalate ai colossi tecnologici con sedi nei paradisi fiscali.
Il mostro è la società contemporanea e tutte le società passate. Tutte tutte.

Che cazzo piagni!?!
Scusa.
Scusa ‘n cazzo!

Sarà pure girato male, sarà pure fuori fuoco il 50% delle inquadrature, sarà recitato da dilettanti allo sbaraglio addobbati come manichini dei magazzini MAS, sarà pieno di uomini pompatissimi con tendenze omosessuali, petti rasati e sopracciglia rifatte…. ma ‘sto firm c’ha er cazzo che è ‘n abbacchio.

Io sto agganciata coi colombiani. E me ce trovo morto bene.

La realtà dei fatti è che tutti dovrebbero vedere questo film. Tutti.
E poi dovrebbero spiegarmi che cazzo succede… perché io a ‘na certa giuro che non c’ho capito più ‘n cazzo.

Mo to dico ‘n greco: panta rei.
Che cazzo vor di’?
Significa che tutto scorre nel miglior dei modi.

VOTO:
2 sotto la cappella

Bulli criminali (2017) voto

Titolo che suggerisco: Pit bulli criminali
Regia: Claudio Di Napoli
Anno: 2017
Durata: 90 minuti

Tolgo il disturbo (1990)

Gassman che guarda Colpo Grosso con la nipote minorenne e dice “Uelà” osservando un inaspettato paio di tette.
Gassman che non sbricia le tettine di Monica Scattini perché non se la vuole fottere sul divanetto.
Gassman che si vuole fottere la nipote minorenne vestita da Madame de Pompadour al ballo mascherato della celebrità.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti (di merda) in questo merdoso film su un rispettabile dirigente di banca andato fuor di capoccia che non riesce a reinserirsi in società dopo la chiusura del manicomio delle suore dove è stato ospite per 18 anni.

Tolgo il disturbo (1990)

Che pena signore e signori. Che pena.

Questo film è girato male, ma veramente male, quasi dilettantesco, e con un esagerato Elliott Gould doppiato in napoletano che io vorrei prenderlo per i coglioni e soffiargli forte in culo.
L’unica cosa che redime ‘nu pocariellə una pellicola destinata al macero sono la marea di piccolissime e assurde scenette di sfondo che costellano una narrazione imbarazzante.

Alcuni esempi:

Rosa: <<A me piace Michael Jackson>>.
Deborah: <<Quel frocio!>>.
Rosa: <<Non dire parolacce. E poi non è frocio>>.

<<A stronzo, sarai Batman ma a tu’ padre nu je devi manca’ de rispetto>> esclama un uomo dando un forte calcio nel culo a suo figlio.

<<Lei sarà anche avvocato, ma io quelle brutte cose non le faccio>> dice un giovane omosessuale “che fa la vita” al suo cliente di mezz’età.

Gassman: <<Che bella faccia da cazzo, non ne ho mai viste così. Bravo, complimenti>>.

Rosa: <<Nonno, non morire ti prego>>.
Gassman: <<Ci proverò>>.

VOTO:
2 facce da cazzo

Tolgo il disturbo (1990) voto

Titolo: I’ll Be Going Now
Regia: Dino Risi
Anno: 1990
Durata: 94 minuti
Compralo: https://amzn.to/3hcE1SU

Giorni di tuono (1990)

Le macchine veloci sono troppo belle.

Le macchine veloci ti fanno sentire un uomo.
Le macchine veloci ti spingono l’animo al cielo.
Le macchine veloci ti erigono il cazzo a livelli priapici.

Non devi preoccuparti du nulla quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti della vecchiaia quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti dell’algebra quando sei su una macchina veloce.

I tuoi genitori s’innamorarono sui sedili di una macchina veloce.
La tua vita prese forma sui sedili di una macchina veloce.
Tuo fratello è quella macchia incrostata sui sedili di una macchina veloce.

Giorni di tuono (1990)
l’unico film in cui a qualcuno è permesso correre accanto a Tom Cruise

Dopo il clamoroso successo di Top Gun, riecco la coppia Scott-Cruise (dietro e davanti la macchina da presa) tentare di portare sullo schermo quella particolare mascolinità stranamente ghiotta di sperma che puoi trovare lungo via San Giovanni in Laterano a Roma.

Una mascolinità tanta cara al divo Tom il quale però, grazie a questa pellicola, trovò l’amore della vita sua: quella Nicole Kidman che, a dispetto del suo cognome, non rientrava nei canoni del seguace di Scientology; quella Nicole Kidman che non riuscì a dargli una paternità, ma bensì una parvenza di normalità.

Vabbè, com’è il film?
In questo marasma di stereotipi del genere action americano anni ’80 che per forza di cose non posso apprezzare a piene mani, l’unica nota positiva è che il regista Tony Scott si è suicidato 22 anni dopo saltando dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles fracassandosi le ossa sulle fredde acque dell’oceano Pacifico.

Divino.

VOTO:
3 Vincent Thomas

Giorni di tuono (1990) voto

Titolo originale: Days of Thunder
Regia: Tony Scott
Anno: 1990
Durata: 107 minuti
Compralo: https://amzn.to/3iJ64Ke

Arma letale (1987)

Hai appena compiuto 50 anni, sei un attempato poliziotto di Los Angeles con moglie e 3 figli, ti sei comprato la barchetta perché la casa già ce l’hai, non credi nella vergine Maria ma temi la sua ira vendicativa, hai ricominciato a farti le seghe dopo 25 anni di pausa e pensi che la vita sia una lunga discesa verso l’oblio, come quando i rocker trentenni scivolano nel coma etilico e finiscono soffocati nel loro stesso vomito.

Una bella fine pensi, una fine degna di un negro che ha venduto l’anima all’uomo bianco e tutto quello che gli è rimasto del vecchio sé stesso è un adesivo sul frigorifero contro l’apartheid in sud Africa.

Bello cazzo, bello davvero.

E invece ti mettono a far da balia ad un collega matto con la passione per le pistole fredde in bocca bocchina mortacci sua.
Merda cazzo, merda di un cane maledetto.

Arma letale (1987)
buon 25 anni senza seghe!

Famosa pellicola d’azione poliziesca la polizia spara bum bum picozza e pazzesca cappellata zeppa di strunzatelle che oggi non funzionerebbero più.

Se siete alla ricerca di quel non so che tipico anni ’80 siete ben serviti, ma preparatevi ad una gustosa dose di situazioni telefonate, stereotipate e a tratti completamente fuori dalla grazia di dio (tipo l’incredibile, nel senso di non credibile, scazzottata finale); a fare da contraltare a questo scempio c’è però Mel Gibson schizzato fracico del periodo bianco, quello zeppo di coca.

Da segnalare alle autorità competenti il criminale doppiaggio italiano che in molteplici occasioni ha inserito battute omofobe, assenti in originale.

Facciamo come i froci quando arriva la buon costume. Scappiamo prima che ci si facciano con tutti i pantaloni.

VOTO:
3 picozza

Arma letale (1987) voto

Titolo originale: Lethal Weapon
Regia: Richard Donner
Anno: 1987
Durata: 109 minuti
Compralohttps://amzn.to/33LGujh

Don’t F**k with Cats (2019)

3 mesi dopo la venuta al mondo del sottoscritto, nel lontano e freddo Canada vedeva la luce Eric Clinton Kirk Newman, figlio di un uomo schizofrenico e una madre disturbata.
Da questo roseo quadretto cosa volete che saltasse fuori?
Un serial killer, ovviamente.

E questo documentario narra proprio le vicende che hanno portato Eric Newman prima a cambiare legalmente nome in Luka Rocco Magnotta (ignorando chiaramente l’assonanza con il mitico abbruzzese Mario Magnotta) e poi a scendere in una spirale vertiginosa: tra visite dallo psicologo e ricerche patologiche dell’attenzione, tra vendite del proprio corpo gay online (per il mio pubblico frocio-psicopatico, che so essere numeroso, segnalo che girano anche i suoi filmati porno) a smembramenti di giovani gay cinesi.

Don't F**k with Cats (2020)

Ottimo documentario diviso in 3 parti (come va di moda da un po’ di tempo vista la presenza delle piattaforme digitali come Netflix e Amazon) che tutti quelli con una passione sfrenata per il giornalismo investigativo dovrebbero vedere…
…mi correggo: tutti quelli che amano il giornalismo investigativo e che hanno la “pelle spessa” (come dicono gl’inglesi) per non farsi scoppiare il fegato di fronte a un personaggio veramente assurdo come Luka.

Come in quell’altro mezzo capolavoro che è Three Identical Strangers, qui gli indizi vengono un po’ disseminati lungo il cammino narrativo per ottenere poi l’effetto wow una volta che tutti i tasselli cadono al loro posto; una scelta che rende avvincente come un film il bistrattato genere documentario.

Ma, a parte la pienezza dell’opera e la bravura e la tenacia degli investigatori del web che hanno contribuito alla cattura di Luka, la cosa più importante che il documentario lascia giustamente venire a galla è che questa non dovrebbe essere la storia di Luka Magnotta e del suo egocentrismo patologico, finalmente soddisfatto, ma dovrebbe essere invece lo spunto per una riflessione collettiva sul voyerismo umano (una delle protagoniste lo esplicita, guardando dritto negli occhi lo spettatore accusandolo di aver appena guardato un intero documentario su un serial killer) ed anche un modo per ricordare Jun Lin, la vittima finale della follia Magnottiana; un giovane ragazzo cinese che studiava ingegneria in Canada e la cui vita è stata ingiustamente spezzata per un paio di stupidi like.

Se cercate la bio di Luka Magnotta su Wikipedia, venite reindirizzati all’articolo “L’assassinio di Jun Lin”, perché QUESTO dovrebbe essere al centro di questa vicenda.
E anch’io ho deciso di dare il mio piccolo contributo verso quest’approccio evitando di usare immagini di Luka per la recensione e mettendo invece in risalto le sue vittime innocenti, per dare loro la giusta attenzione.

Il padre di Jun, Lin Diran, che si fece un bel viaggio dalla Cina per venire al processo di Luka, scrisse e fece leggere una dichiarazione pubblica che si concludeva con le seguenti parole:

Sono venuto per sapere cosa è successo a mio figlio quella notte e me ne vado senza una risposta completa.
Sono venuto per vedere il rimorso, per sentire uno “Scusate”,  e vado via senza niente.

Che la terra ti sia lieve, Jun.

VOTO:
4 Magnotta e mezzo

Don't F**k with Cats (2020) voto

Titolo esteso: Don’t F**k with Cats: Hunting an Internet Killer
Regia: Mark Lewis
Anno: 2019
Durata: 3 episodi da 1 ora