L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri (2009)

Ci sono 2 mammut idioti, una tigre dai denti a sciabola impotente e un bradipo coglione che devono rompermi il cazzo a manetta e io je darei foco porca madonna.

Perché loro esplorano il mondo sotterraneo dei dinosauri mentre voi esplorate i pertugi anali di vostro cognato fottuto in cielo e santo dei servi.
Avete capito?
Non ce n’è per nessuno: mammut, dinosauri, furetti e l’anima de li mortacci loro che tanto lo sai che non c’hai molto da vivere e ti conviene concentrare le tue ultime forze sfibrate per un peto di proporzioni gargantuesche, tale da far impallidire Liliana Segre segregata.

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2000)
le palle

Film per bambini che, per inspiegabili ragioni, incorpora una trama incentrata su amore e gravidanza, mancando quindi clamorosamente il suo pubblico di riferimento.

Nonostante ciò ha avuto un buon successo al botteghino, probabilmente dovuto all’isteria collettiva che ha colpito le congreghe episcopali nord-occidentali le quali sono giunte in massa a vedere un film dove la fica non è presente e quindi non ha alcun senso vedere.

Mi preme sottolineare che anche Liliana Segre non è presente nel film, e neppure la sua fica.

VOTO:
2 Liliana Segre segregata e mezza

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2000) voto

Titolo originale: Ice Age: Dawn of the Dinosaurs
Regia: Carlos Saldanha, Michael Thurmeier
Durata: 1 ora e 34 minuti
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Nirvana (1997)

Futuro distopico, sempre buio e molto fumo.
Jimi sta ultimando un videogioco per la Okosama Starr e ricavarci quindi molti soldini quando un virus infetta il programma ed inaspettatamente dona una coscienza al protagonista.

Jimi prima non capisce un cazzo, strafatto di coca liquida come una lontra belga, e poi si lascia convincere ad intraprendere un viaggio per le malfamate periferie cittadine per andare a cancellare il master del gioco al database centrale della Okosama prima che questo venga copiato e distribuito in milioni di case e moltiplicare quindi all’infinito le pene di una creatura senza libero arbitrio.

Nirvana (1997)

Interessantissimo ultimo grande esperimento fantascientifico italiano prima dell’abbandono definitivo del genere e pellicola tanto simpatica quanto non banale, malgrado le evidenti e peraltro non nascoste ispirazioni al cyberpunk (Blade Runner).

Cast in bolla, buoni effetti speciali e scenografie tutte giocate sul decadimento industriale, abbastanza facile da raggiungere nelle innumerevoli fabbriche abbandonate per colpa dei rapaci imprenditori italiani che hanno preferito esportare il lavoro dove costa di meno per potersi così permettere una mignotta o un tiro di coca liquida in più.

Fottuti bastardi sventrati in bocca dai nostri papagni proletari, godete il vostro fottuto vino finché potete perché presto verremo a trascinarvi per i fottuti capelli nelle nostre fottute piazze e v’impiccheremo con i fottuti capestri intrecciati con i fottuti capelli delle vostre fottute figlie.

State in campana, stronzi.

PS: la cosa che mi preme più ricordare riguardo questo film è quando scoprii che esiste una porno-parodia del film, intitolata ovviamente Nirvanal.

VOTO:
4 Nirvanal

Nirvana (1997) voto

Titolo: ニルヴァーナ
Regia: Gabriele Salvatores
Durata: 1 ora e 53 minuti
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Dieci piccoli indiani (1945)

8 persone si ritrovano per un fine settimana sulla sperduta ed intrigante Isola dei Negri dietro invito del misterioso Signor Owen; ad attenderli ci sono una cuoca e un maggiordomo, anch’essi all’oscuro della vera identità dell’ignoto convitato di pietra.

Quello che nessuno può immaginare è che questi 10 piccoli negri, come amava definirli Agatha Christie, faranno una brutta fine perché dovranno espiare malamente le loro colpe di assassini infami.

Dieci piccoli indiani (1945)

Film meno famoso tratto dal famosissimo libro della regina del giallo che rispecchia fedelmente l’opera originaria, se non fosse per un lieto fine posticcio che francamente potevamo risparmiarci.

Girato con maestria, con attori di lungo corso e dal metraggio appropriato, And Then There Were None è sicuramente un gialletto thriller che non potrà farvi dispiacere; sempre che il vostro nome non cominci con la lettera Y, nel qual caso andate pure affanculo.

VOTO:
3 Y e mezza

Dieci piccoli indiani (1945) voto

Titolo originale: And Then There Were None
Regia: René Clair
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Terror vision – Visioni del terrore (1986)

La famiglia Putterman, composta da genitori scambisti, nonno guerrafondaio, figlia manichino della Standa e figlio indottrinato fotti cielo spanna mannaia, ricevono il più bel regalo che un idiota possa ricevere negli anni ’80 americani: un kit satellitare che intercetta una bestia aliena succhia cazzi e clona persone che metterà in pericolo l’esistenza stessa della razza umana.

Terror vision - Visioni del terrore (1986)

Girato nel bel paese dello stivale italico fascista, TerrorVision è un allucinante sogno bagnato girato con 2 lire, grazie anche alla produzione spostata nel terzo mondo del bel paese dello stivale italico fascista, che negli anni si è guadagnato la nomea di film cult grazie ad una storia non molto originale, ma certo puntellata di elementi quasi sconcertanti per il classico pubblico medio di mezzanotte.

Non è un capolavoro e può essere tralasciato, ma intrattiene, specialmente nei primi 3 quarti, e soprattutto ha dato da mangiare sia all’attrice che interpreta la madre, nota per quel confusionario ed eccentrico film chiamato Eating Raoul, che alla figlia, nota per aver posato le sue tettine pubescenti all’aere nel film Amityville Possession.

VOTO:
2 pubescenti e mezza

Terror vision - Visioni del terrore (1986) voto

Titolo originale: TerrorVision
Regia: Ted Nicolaou
Durata: 1 ora e 25 minuti
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Toy Story 4 (2019)

I giocattoli prendono vita un’ultima volta (si spera) per la gioia dei piccini e dei ritardati.

E nella sua quarta putrida incarnazione, Woody cazzo di legno, Buzz sperma laser e tutti gli amici del Fantabosco della mia fantasia vivono con la bimba Bonnie, una ragazzina che comincia a lasciare da parte lo sceriffo dal cazzo di legno preferendo la pupazza roscia.

E allora Woody si attacca come una cozza alla sua ultima ragione di vita cioè preservare l’esistenza del giocattolo-forchetta creato da Bonnie all’asilo e per fare ciò metterà in pericolo tutto e tutti; perché lui è un egoista di merda e farebbe ottima coppia con quel poveraccio ignorante di Marattin.

Sì, proprio quell’imbecille che da anni fa il liberale campando però coi soldi pubblici e che nel 2022 si è coperto di ridicolo condividendo un grafico che voleva mettere in correlazione i voti del m5s ed i percettori del reddito di cittadinanza rilanciando l’infondata accusa di voto di scambio; una roba già di per sé da querela, se non fosse che i parlamentari hanno il culo parato dall’immunità.

Un grafico che però riporta dati assoluti e che quindi potrebbe dimostrare ogni tipo di correlazione, tipo mangiatori di penne al sugo e votanti grillini.
Una roba talmente grave, per uno che dovrebbe essere l’esperto economico di quel micragnoso partito chiamato Italia Viva, che dovrebbe correre a nascondere con la testa sotto la sabbia per i prossimi 30 anni.
E invece eccolo lì a dibattere tronfio e fiero della sua calvizie incipiente mentre non è altro che uno scroccone statalista incapace di trovarsi un lavoro nel suo amato mercato libero e che quindi non la pianta di succhiare avidamente i nostri soldi pubblici come fosse una puttana tailandese da 4 soldi.

VOTO:
2 scrocconi statalisti finto-liberali succhia palle pubbliche

Toy Story 4 (2019) voto

Titolo giapponese: トイ・ストーリー4
Regia: Josh Cooley
Durata: 1 ora e 40 minuti
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Elemental (2023)

Una ragazza fuoco dovrà presto prendere in mano il negozio del padre che vende carbonella, ma a lei di vendere carbonella non frega un cazzo.

E ancora meno je ne frega di fondersi con un ragazzo acqua dall’indole democristiana senza spina dorsale ed opinioni che lo contraddistinguano dalla massa belante che i liberali si ostinano a chiamare democrazia, quando la democrazia è l’esercizio diretto del potere popolare senza intermediari o rappresentanti che distorcano o annacquino i mandati elettorali grazie ai quali questi credenti nel libero mercato campano invece succhiando avidamente la mammella pubblica statale.

O per lo meno questo è quello che sono riuscito a comprendere mentre vedevo il film a 10mila piedi da terra mentre sorvolavo la gloriosa repubblica popolare cinese, flagello mandato da dio onnipotente per spazzare via dalla faccia della Terra la melma putrida e criminale chiamata “blocco occidentale”.

A latere: questo film Pixar è noioso e un po’ banale, l’animazione è fatta bene ma oramai ho visto in po’ tutto e l’ennesima pellicola cacata col computer francamente non mi mancava.

VOTO:
2 putridi criminali del blocco occidentale

Elemental (2023) voto

Titolo giapponese: マイ・エレメント
Regia: Peter Sohn
Durata: 1 ora e 41 minuti
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The Flash (2023)

Flash vagabondo disperato alla ricerca di una merendina frettolosa come il suo carattere di merda non sa che pesci prendere e si ritrova a dover fronteggiare il più difficile dei dilemmi esistenziali: lasciar morire la propria madre o mandarla ospite da Corrado Formigli.

Alla fine Flash messicano decide che sì, forse le si può risparmiare la vita, ma questo salvataggio innesca un fottuto effetto farfalla che cambia la faccia del mondo al quale lui era abituato mettendo addirittura in pericolo l’esistenza stessa della razza umana.

Una cosa da far girare la testa.

The Flash (2023)

Il problema dei liberal da quattro soldi che popolano le fogne di mezzo mondo è che ficcano un neonato nero in prima fila, fanno Flash mezzo messicano e mettono Superwoman invece di Superman… ma sono solo elementi di facciata, niente che scuota lo status quo piramidale su cui si regge la società liberal-capitalista a cui gravidamente succhiano il cazzo come prostitute vietnamite.

E l’odio che queste pantegane purulente provoca è comparabile solamente all’odio che ogni sano cittadino di questo mondo deve provare per la feccia sionista; difatti questi due tipi di subumani, liberal pantegane e criminali sionisti, s’incontrano spesso sotto l’arco di Tito per celebrare il saccheggio di quel misero tempietto di beduini del deserto che ancora oggi frotte di estremisti religiosi vanno a piangere come ragazzini coi loro ondeggiamenti disperati da psicopatici.

The Flash, dal canto suo, è certamente meglio di Corrado Formigli, ma è comunque  un film mediocre, specialmente perché viene sozzato da altri personaggi odiosi come la soldatessa sionista Wonder-woman e il grasso capitalista Batman.
Si salva un pochino per il tono schizofrenicamente simpatico, l’ovvio omaggio a Ritorno al futuro e le scenette al rallentatore (con l’inizio, vero capolavoro), ma è da dimenticare invece il cameo di Michael Keaton nei panni del Batman originale: veramente senza motivo.

Insomma: parte bene, ma va a scemare velocemente.

VOTO:
2 Corrado Formigli e mezzo

The Flash (2023) voto

Titolo di lavorazione: Baby Shower
Regia: Andy Muschietti
Durata: 2 ore e 24 minuti
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Super Mario Bros. – Il film (2023)

Due fratelli italo americani devono fare i quattrini perché vivono a New York e a New York un chilo di pane costa come stocazzo.

Siccome è più facile che un idraulico passi dentro un tubo che un ricco entri nel regno dei cieli, i fratelli Mario e Luigi finiscono all’altro mondo e si ritrovano a dover difendere il regno dei funghi allucinati dal grande e potente Bowser che ha tutta l’intenzione di prendere in moglie la principessa 🍑 culo di pesca.

Secondo tentativo, sicuramente più riuscito del mostro cinematografico anni ’90, di portare sul grande schermo le avventure di Mario Bros e conseguente grande felicità per i bambini di tutto il mondo.
L’animazione è affidata alla Illumination, ovvero quelli dei mostri banana cattivissimo me che tutti noi odiamo come la morte, e però il lavoro l’hanno svolto bene e bisogna ammettere che se hai dai 7 anni in giù ti puoi divertire…
…o meglio: puoi rimanere ipnotizzato come un deficiente pronto a votare il fottuto liberale di turno che te lo metterà al culo (di pesca) facendoti ignorare la sacrosanta lotta di classe.

Per i capelli vi prenderemo, sempre.

VOTO:
2 ipnotizzati

Super Mario Bros. - Il film (2023) voto

Titolo originale: The Super Mario Bros. Movie
Regia: Aaron Horvath, Michael Jelenic
Durata: 1 ora e 32 minuti
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eXistenZ (1999)

Futuro distopico con anfibi radioattivi mutaforma e videogiochi organici iniettati direttamente dentro la spina dorsale tramite un bel buco di culo.

Questo è il simpatico scenario dentro cui si muovono Allegra Geller, geniale e stronza game designer dell’ultimo gioco chiamato eXistenZ (X maiuscolo Z maiuscolo), e Ted Pikul, neo assunto del reparto marketing della Antenna Research e fRocIo inconsapevole (R maiuscola e I maiuscola); due eccentrici protagonisti che dovranno farsi largo a suon di calci negli stinchi in quello che sembra un campo minato colmo di potenziali assassini pronti a farli fuori in nome della contro-religione del Realismo, acerrima nemica della realtà virtuale che disconnette l’uomo dal suo mondo e dalla sua vera essenza.

eXistenZ (1999)

Eccezionale film poco conosciuto che non solo anticipa di un decennio Inception nel suo gioco di realtà a scatole cinesi, ma si fregia del ben più meritato premio di aderenza, in tempi non sospetti, al mondo videoludico al quale fa chiaramente riferimento e omaggio.

E quindi abbiamo situazioni paradossali passate per normali, personaggi stereotipati con dialoghi pilotati entro binari prestabiliti, scenari tanto generici (tipo il “Ristorante cinese”) quanto eccentrici (“dentro la foresta”) e crescendi narrativi giocati sull’assurdo quasi comico.

Se a questo aggiungiamo tutto il sottotesto (che poi sottotesto non è) del marciume fatto di carne, sangue e fluidi corporei tipico di Cronenberg, con buchi, infezioni, saliva e dita ficcate in pertugi, ecco che allora abbiamo tra le mani una chicca.

E che chicca!

VOTO:
4 chicca

eXistenZ (1999) voto

Titolo giapponese: イグジステンズ – igujisutenzu
Regia: David Cronenberg
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Festa in casa Muppet (1992)

Ebenezer Scrooge, un ebreo avaro e dal naso bifolco, se ne fotte al cazzo dei sentimenti perché l’unica cosa a cui è interessato sono i piccioli con i quali si fodera le pareti del culo di ferreo piombo.

E alla vigilia del santissimo Natale, quest’ebreo cattivo cattivo diventa persino peggio e si compiace nello sbattere per strada una cucciolata di orfani miserrimi mentre con l’altra mano si gratta i coglioni fumanti e beati.
Ma quest’ebreo irsuto e goloso di formaggio dovrà fare i conti con i fantasmi del presente, passato e futuro che gli faranno passare quella voglia sionista di rubare la terra ai Palestinesi con il benestare della borghesia liberal-capitalista.

Festa in casa Muppet (1992)

Il film è tratto ovviamente dal famoso Canto di Natale del liberal-progressista Charles Dickens che, povero coglione, era convinto di poter convincere con le parole i porci capitalisti ad essere meno stronzi mentre oggi noi sappiamo che le buone maniere non servono quando hai a che fare con gentaglia col mito del mercato libero e che l’unico liberale buono è un liberale morto, ma tralasciamo la parte politica per concentraci su quella prettamente cinematografica.

Beh, è una mezza cacata perché le ambientazioni e i pupazzi sono sì fatti molto bene, ma in un cazzo di musical se le canzoni non sono belle tu mi devi spiegare per quale cazzo di motivo hai deciso di fare un musical del cazzo.

Cazzo.

VOTO:
2 morti e mezzo

Festa in casa Muppet (1992) voto

Titolo originale: The Muppet Christmas Carol
Regia: Brian Henson
Durata: 1 ora e 25 minuti
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Vacanze di Natale ’95 (1995)

Due italiani da mettere al rogo passano le vacanze di Natale ad Aspen, sugli aspennini.

Uno deve recuperare il rapporto con la moglie americana che si sente messa da parte dal viziaccio del gioco del marito e l’altro per portare in vacanza la figlia che vuole a tutti i costi farselo mettere in culo da Dylan di Beverly Hills.

Ne seguiranno imbarazzanti scenette al limite della denuncia alle autorità competenti e conati di vomito misti a gioia improvvisa.

Vacanze di Natale '95 (1995)

Al quarto capitolo la saga natalizia dei cinepanettoni prende definitivamente il volo inserendo (senza lubrificante) nel pubblico italiano battute sessiste, stereotipi allucinanti, omofobia, tette e culi al vento come non ci fosse un domani.

Anche se alcuni momenti risultano inaspettatamente curiosi ed oggettivamente memorabili, tipo Massimo Boldi che tira fuori una lingua chilometrica degna di Gene Simmons o Massimo Boldi che scia seduto su una tazza del cesso, la maggior parte delle volte abbiamo solo stupore per la faccia da culo nel presentare questo come un film natalizio per famiglie.

Christian De Sica si concentra nell’interpretare un ruba galline romano senza dignità, quando invece basterebbe guardarsi allo specchio, mentre Boldi viene lanciato sulla pista da ballo sotto effetto di mescalina con l’ovvia conseguenza di vederlo barcamenarsi a suon di atteggiamenti isterici usando l’unica arma al suo arco: la ripetitiva abbondanza di assurde volgarità.
Ed eccolo quindi fumare una canna sempre più grande, mettersi in bocca dei culi sempre più tondi, o tirare fuori una frase come questa:

Un frocio, un frocino, un frocetto, un frociaccio, un frocione, un frocionaccio!

VOTO:
2 Luke Perry frocio

Vacanze di Natale '95 (1995) voto

Titolo inglese: Christmas Vacation ’95
Regia: Neri Parenti
Durata: 1 ora e 32 minuti
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Zatōichi (2003)

Il medioevo giapponese è un periodo infinito che si estende per tipo 800 anni, fino alla metà del 19° secolo, quando le corazzate e i cannoni americani hanno esportato un bel po’ della loro democrazia anche nella terra del sol levante costringendo l’imperatore ad aprire il suo paese al commercio e alle rotte straniere a cui si erano opposti per tanti anni in un isolazionismo coglione ma tutto sommato pacifico.

E in questo adorabile contesto bucolico girovagava un massaggiatore cieco con un’abilità straordinaria con la spada a cui nessuno, ripeto, nessuno doveva cacargli il cazzo altrimenti finiva a pezzi come un cagnaccio bastardo.

Giunto in una cittadina vessata dalla malavita di due bande rivali e incontrate due geishe in cerca di vendetta e un ronin con la moglie malata di Covid, il nostro Ichi alzerà un tale casino che manco il Capodanno napoletano.

Zatōichi (2003)

Undicesimo film per il Kitanone nazionale e prima incursione cinematografica nel periodo Edo, dopo una ventina d’anni dal celebre Takeshi’s Castle televisivo.

Basato sul personaggio di finzione Zatoichi a cui più di 20 film hanno dato spazio, questo strano esperimento al limite tra commedia, dramma e musical appare indubbiamente riuscito, anche se non perfetto.
Questo perché le vicende dei vari personaggi che s’intersecano nel breve lasso di tempo durante il quale si svolge la storia risultano sì interessanti, ma non sempre perfettamente intersecate, anche per via di alcuni salti temporali non perfettamente convincenti.

Resta comunque un film godibilissimo ed indubbiamente un buon viatico per chi non conosce ancora la filmografia del regista giapponese su cui ho basato la mia tesi di laurea.

VOTO:
3 castelli e mezzo

Zatōichi (2003) voto

Titolo originale: 座頭市
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 1 ora e 56 minuti
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