Irrational Man (2015)

Abe Lucas è un professore universitario di filosofia che non trova più la voglia di farselo alzare la mattina presto da quando un amico si è fatto saltare in aria calpestando una mina antiuomo in Iraq o Afghanistan o Centocelle, non ricordo bene.

Fatto sta che Abe, appena arrivato alla sua nuova università nel Rhode Island, riesce in men che non si dica a tirarsi appresso sia una collega di mezz’età insoddisfatta dal marito che una studentessa sbarbatella fica secca che non vede l’ora di fare la tacca “professore” sul tabellone dei maschi da trombare.

Dal canto suo il signor Lucas, tormentato da una depressione cosmica e un generale cinismo verso tutto e tutti, trova inaspettatamente linfa vitale quando scopre di voler interpretare il giustiziere del sabato mattina facendo bere del cianuro ad un giudice stronzone che lui reputa indegno di popolare la società civile mettendo così in pratica un personale esistenzialismo.

Irrational Man (2015)

Woody Allen non fa mai un film brutto, anche quando ci mette il minimo impegno scrivendo la sceneggiatura nelle pause caffè o seduto al cesso, e questa pellicola non è da meno.

Interpretato da un buon cast, su cui spicca Joaquin Phoenix per la sua bella panza d’alcolista, e girato bene che non gli si può dire nulla di male, Irrational Man riesce nel difficile intento di farti rimanere muto per mancanza d’appigli a cui aggrapparti mentre cerchi di fare il tuo misero lavoro di critico.

VOTO:
2 appigli e mezzo

Irrational Man (2015) voto

Titolo colombiano: Hombre irracional
Regia: Woody Allen
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

Con Air (1997)

E se vi sputassero addosso mentre indossate la vostra fantastica divisa militare?
Se vi chiamassero codardo di fronte alla vostra donna?
Se vi levassero le deleghe allo sport giovanile per un articolo infamante de Il Messaggero?

Un mortale destro sul setto nasale non sarebbe la risposta migliore ad una situazione in cui non vi sentite a vostro agio?

Con Air (1997)

Beh, secondo la logica di questo film, sì.

E quindi giù con gli stereotipi più banali che ci siano su tensioni razziali, istituti penitenziari, pedofili assassini, poliziotti ottusi, pacchi bomba, doppiogiochisti sudamericani, travestiti che graffiano la faccia con le unghie e chi più ne ha più ne metta signori venghino signori.
La formula è trita ritrita aritrita e fa talmente appello alla parte più intestinale del popolo che il tutto rasenta il genio puro mentre l’evacuazione più splendente che sia mai stata espulsa d’anima viva segna una linea retta tra il vostro culo e la bocca di Nicolas Cage.

Esplosioni, capelli (pochi) lunghi dietro, meditazione zen, neri diabetici; qui l’immaginazione non ha limiti e si è costretti ad usare un badile per non rimanere sommersi da questa valanga di roba affastellata come una piramide egizia costruita con enormi blocchi di merda.

Insomma: nonostante sia un film tremendo, perché tremendo lo è, un grande plauso va fatto allo sforzo.

VOTO:
2 piramidi

Con Air (1997) voto

Titolo brasilero: Con Air: Rota de Fuga
Regia: Simon West
Anno: 1997
Durata: 115 minuti

Shazam! (2019)

Billy Batson, un adolescente molto ribelle che non riesci a tenerlo in una casa famiglia per più di una settimana perché lui vuole uscire per andare a cercare la madre biologica che tanti anni or sono l’ha “perso” ad una fiera di paese e che magicamente non è stata mai trovata/contattata dalle autorità (in)competenti, si troverà magicamente a che fare con un vecchio mago rasta che sta disperatamente “cercando la sua Amy” ovvero lo spirito puro al quale passare i suoi formidabili poteri prima che la morte non gli permetta più di contenere le mostruose bestie rappresentanti i sette peccati capitali che hanno recentemente preso dimora dentro l’occhio di un ricco figlio di papà ossessionato dal cazzo altrui, reale e metaforico.

Shazam! (2019)

Tutto chiaro fino a qui?

Bene, perché io invece mi sono stufato presto a seguire questa trama sottesa di stronzataggine bambinesca molto buona a vendere un prodotto oggettivamente confezionato coi fiocchi, ma che inspiegabilmente non ha sortito gli effetti desiderati al botteghino.

Difatti è incredibile che il miglior film dell’universo DC (che fa cacare e quindi ci voleva poco ad essere il migliore) sia anche il film dell’universo DC che ha incassato di meno…

…e questo mi ha fatto incazzare molto.

VOTO:
3 casso e mezzo

Shazam! (2019) voto

Titolo di sceneggiatura: Billy Batson and the Legend of Shazam!
Regia: David F. Sandberg
Anno: 2019
Durata: 132 minuti

Predator (1987)

Il maggiore Alan “Dutch” Schaefer e il suo drappello di fottuti agenti speciali americani vengono ingaggiati per una missione di salvataggio in territorio nemico (un innominato paese sudamericano… probabilmente uno dei tanti che gli USA vogliono sottomettere a colpi di colpi di stato).

Quello che i nostri prodi proci ignorano però è che il loro talento per la carneficina verrà usato per una mera questione di documentazione mancante (neanche lavorassero all’INPS) dispersa nel mezzo della stessa giungla che funge da perimetro da caccia per una razza aliena bastarda platealmente ispirata allo stereotipo dell’uomo nero con i dreadlocks.

Predator (1987)

Bel filmino d’azione con uomini molto muscolosi e molto frocinconsapevoli che vidi in fase pre-adolescenziale e che poi ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo.

La pellicola potrebbe essere riassunta con: molto sangue, molto onore ed un fantastico Arnold Schwarzenegger che lancia un notturno grido di guerra illuminato solo da una fiaccola.
Ma la cosa più sconvolgente invece è stato apprendere come il regista John McTiernan, alla guida di capisaldi come Die Hard e Last Action Hero, sia finito in disgrazia quando si fece un anno di prigione nel 2013 per aver assunto un investigatore privato al fine di registrare conversazioni compromettenti sia della sua ex moglie che del produttore del suo remake di Rollerball.
Un pasticciaccio degno di Via Merulana che l’ha portato a dichiarare bancarotta e vendersi il ranch in Wyoming.

E’ un attimo che si finisce con le pezze al culo.

VOTO:
4 personaggi scorrelati

Predator (1987) voto

Titolo di lavorazione: Alien Hunter
Regia: John McTiernan
Anno: 1987
Durata: 107 minuti

Strafumati (2008)

Dale Denton è un venticinquenne fattone in sovrappeso che, non si sa bene perché, riesce a fottersi una liceale 18enne, peperina e molto bona.

Non domo dell’incredibile botta di culo capitatagli tra capo e collo, Dale riesce però a ficcarsi in mezzo a un guaio più grande di lui quando assiste suo malgrado all’omicidio di un criminale asiatico per mano del signore della droga Ted Jones.

Affiancato dal suo spacciatore di fiducia (e riforniti di una dose massiccia di marijuana di prima qualità, da cui il titolo originale) i due daranno un colpo al cerchio e una alla botte scappando dai sicari di Ted e seguendo al contempo la pista che li condurrà ad un finale dal sapore epico.

Strafumati (2008)

Tipica commedia che si gusta meglio da strafatti che da stralucidi.

Le interpretazioni sono simpatiche (meno Seth Rogen e più James Franco che, col suo fare gentile, appare come un moderno Candido) e il ritmo incalzante fa poi il resto.
Certo, non siamo nemmeno lontanamente dalle parti di qualsivoglia capolavoro, ma il film si lascia vedere anche e soprattutto per la sua dichiarata intenzione di cazzarare… e in un mondo di pipparoli che si credono geni non è poi così scontato.

VOTO:
3 pipparoli

Strafumati (2008) voto

Titolo originale: Pineapple Express
Regia: David Gordon Green
Anno: 2008
Durata: 111 minuti

C’era una volta a… Hollywood (2019)

E’ il 1969 ed è la fine dell’epoca d’oro del cinema Hollywoodiano: quando gli Studios comandavano il mercato e la libertà artistica era fortemente ristretta.

Nuovi autori si stanno affacciando, molti europei che portano strambe ed innovative idee dentro un mercato un po’ raffermo, la rivoluzione giovanile batte i pugni sulle porte di mezzo mondo e in un tutto questo turbine d’eventi grandi come una casa, il nostro protagonista Rick Dalton, una volta famoso per una serie tv western ed ora ridotto a particine episodiche che lo stanno facendo scivolare sempre più dentro un vortice di mediocrità ed oblio, si ritrova al bivio della vita: lasciare con dignità un campo di battaglia troppo cruento per le sue misere doti artistiche oppure ostinarsi e finire ubriaco sui set di film di serie z diventando materiale di derisione per gli Youtubers che verranno decenni dopo a farsi grosse risate ignorando completamente il profondo dolore di uomini fatti credere d’esser speciali dalla più grande macchina propagandistica mai esistita ed invece miseri esempi dell’insensatezza della ricerca dell’immortalità.

Rick Dalton e il suo fidato stuntman di fiducia che gli fa da tuttofare, visti anche i tempi di magra cinematografica, si troveranno loro malgrado nel mezzo del famosissimo casino sanguinolento della famiglia Manson ai danni della moglie di Roman Polanski, Sharon Tate… aggiungendo farsa a tragedia.

C'era una volta a... Hollywood (2019)

Giro di valzer per una serie di personaggi che vengono nutriti evidentemente di profondo affetto dal regista feticista dei piedi più famoso della storia e lettera d’addio d’arrivederci ad un’epoca statunitense molto naive e molto infantile finita per molti versi tragicamente.

Tragicamente, nel caso specifico, per l’assurda carneficina perpetrata da quei folli della famiglia Manson, un gruppo di ragazzi sbandati capeggiati da un assurdo psicopatico chiamato per l’appunto Charles Manson.

Si dà il caso infatti che Charles Manson fosse convinto dell’esistenza di messaggi segreti nel White Album dei Beatles; messaggi diretti a lui e al suo gruppo di fulminati che preannunciavano un’imminente apocalisse razziale che avrebbe scombussolato le maggiori città americane (soprannominata Helter Skelter) e il nostro beneamato Charles voleva facilitarla con una serie di assassini di famosi ed importanti bianchi convinto che poi la comunità nera sarebbe stata accusata degli stessi. Successivamente la divisione all’interno della comunità bianca tra razzisti e non razzisti avrebbe dato la vittoria agli afro-americani mussulmani (!?!) che, in quanto inferiori, sarebbero poi stati facile preda della famiglia Manson la quale avrebbe quindi preso il potere degli Stati Uniti guidando la fine della rivolta nella città del Pozzo senza fondo, una città nascosta sotto la Valle della Morte.

“Coddio” direte voi.
“Coddio” dico io. Certa gente è matta per davvero!

Il film è ovviamente girato da (cod)dio e tutto risulta piacevole (meno alcuni inutili inserti posticci di Leonardo DiCaprio che sembrano usciti dritti dritti da una puntata de I Griffin), ma il tutto lascia in bocca meno di quello che ci si aspetterebbe da una tale operazione artistica.

Certo, bello Bruce Lee che racconta stronzate ad un gruppetto di lavoratori come Carlo Verdone raccontava ai barellieri del San Camillo di quando un cinese s’era buttato da Ponte Milvio che quando l’avevano ripescato 20 giorni dopo e poggiato sulla banchina aveva fatto “Plof” come quando te pijano ‘na medusa e ta ‘a tirano dietro ‘a schiena pe’ fatte no scherzo, ma forse questa volta la sua solita operazione meta-cinematografica non ha sortito il solito effetto dirompente.

VOTO:
3 Tarantino succhia dita dei piedi e mezzo

C'era una volta a... Hollywood (2019) voto

Titolo originale: Once Upon a Time in Hollywood
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2019
Durata: 161 minuti

Auguri per la tua morte (2017)

Theresa “Tree” Gelbman è una studentessa universitaria un po’ stronza e un po’ zoccola, ma basta questa sua peccaminosa indole da parlamentare di Forza Italia per condannarla a morte?

Beh, secondo il suo malefico killer mascherato, questo basta e avanza… ma Tree avrà dalla sua una (unica) grandissima opportunità: rivivere a iosa il giorno della sua morte per tentare di smascherare il suo assassino, come in quel film anni ’80 con Bill Murray, fatto meglio e soprattutto senza una protagonista forzista.

E sbimmiti sbum:
contelli in panza, fracassi di cervella;
maschere d’oltranza, per questa birba di monella.

Auguri per la tua morte (2017)
le cene ad Arcoreee !

Gli spaventi sono tanti, milioni di milioni,
ma ce ne fosse uno che sazia i miei languori;
se tu ti vuoi un po’ bene, non farti infinocchiare,
i film pe’ adolescenti non farteli servire.

VOTO:
3 birbe (dei puffi)

Auguri per la tua morte (2017) voto

Titolo originale: Happy Death Day
Regia: Christopher Landon
Anno: 2017
Durata: 96 minuti

Jack Reacher: La prova decisiva (2012)

Pittsburgh è famosa sia per gli zombie di George Romero che per i cecchini infami che sparacchiano come cani randagi 5 sconosciuti in riva al fiume dall’alto del ventesimo piano di un palazzo sulla riva opposta.

James Barr, reduce della guerra del Golfo dall’istinto omicida, è accusato di questi 5 omicidi perché tutte, TUTTE, dico TUTTE le prove sono contro di lui… ma Jack Reacher, un ex maggiore della polizia militare, la pensa altrimenti: sembra tutto troppo perfetto, tutte le prove al loro posto, tutti che votano Salvini.

Qua sotto c’è la mano dei bolscevichi, o dei gatti lunari, o dell’ex ministro del MIT Pietro Lunardi.

Jack Reacher (2012)

Un sufficiente per questo filmetto d’azione tratto da una famosa serie di libretti buoni a far viaggiare con la mente gli impiegati ministeriali e una manata in bocca a me che mi ostino a perseguire la facile strada della perdizione satanica con questa cinematografia di quart’ordine che ti trastulla i genitali con le trame semplici, le battute semplici e le persone semplici.

In tutto questo, trovo però insolitamente piacevole la presenza nel ruolo di antagonista del placido Werner Herzog, famoso regista tra i protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco, che io dico ma come cazzo ti viene in mente ti servono forse i soldi per bucarti tra le dita dei piedi werner no perché se è così parliamone?!

VOTO:
3 Lunardi

Jack Reacher (2012) voto

Titolo cileno: Jack Reacher: Bajo la mira
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2012
Durata: 130 minuti

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)

Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America (se non sapete il nome, andate su Wikipedia), oltre ad aver condotto gli stati del nord alla vittoria contro quelli del sud nella sanguinosa guerra civile americana (guerra che, tra il 1861 e il 1865, fece più di 2 milioni di morti), fu anche un avido cacciatore di vampiri.

Ma come? Non lo sapevate?!

Beh, ovviamente la colpa è della cospirazione pluto-pippo-giudaica e di quei rettiliani che non vogliono far sapere quanto le nostre società civili siano infettate dal morbo giudio nel senso di Giuda che vendette nostro signore Gesù Cristo per 30 denari sonanti dirin din din e quanto il valoroso presidente passato alla storia come il liberatore degli schiavi neri americani abbia anche salvato l’Unione da una marea di non morti.

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)
prendi questo, mutato figlio di puttana

Interessantissimo revisionismo storico cinematografico (da far invidia a Renzo De Felice) che, in puro stile americano, se ne fotte della realtà dei fatti e della tradizione per andare invece a riscrivere una pagina più che dibattuta all’interno della società statunitense, quella che vide contrapporsi le giovani colonie americane a suon di baionette e cannonate.

La veste grafica è ottima, come pure le scene d’azione; quello che manca però è un vero filo narrativo visto che in più di un’occasione si avvertono salti spazio-temporali, forse dovuti a grossolani tagli in fase di montaggio, che lasciano parecchio amaro in bocca allo spettatore che abbia la saporita voglia d’assopirsi pigramente di fronte allo schermo.

Ma in verità io vi dico:
pensate se da noi venisse fuori uno con l’idea di mettere in scena un Camillo Paolo Filippo Giulio Benso conte di Cavour assetato di vendetta per la morte di un familiare e che, armato d’ascia lunga un metro, faccia man bassa di satanassi fracassandogli la capoccia e sbudellandone gli addomi.
Ma v’immaginate gli interminabili dibattiti intellettualoidi?

VOTO:
3 Cavour

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012) voto

Titolo originale: Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2012
Durata: 105 minuti

Hereditary: Le radici del male (2018)

Una famiglia borghese buona solo per sacrifici populisti incontra il suo (in)fausto destino per mano di Paimon, mitologico spirito diabolico al servizio di Lucifero, il quale non vede l’ora di poter prendere carne tramite il classico sacrificio rituale con donne di mezz’età sfatte e uomini col cazzo piccolo (ma che dico piccolo, piccolissimo), tutti bellamente nudi in mezzo a un mare di candele manco fosse la stanza di un adolescente la fatidica sera che deve perdere la verginità.

Soffi di vento gelido, minacciose ombre in angoli bui e scontri familiari al desco del desinare precederanno quello che è un finale un po’ scontato, ma comunque godibile.

Hereditary: Le radici del male (2018)

Riuscito esordio per un giovane autore di spaventi americani che, con le dovute aperture mentali, riesce a funzionare perfettamente anche in un contesto culturale che non sia quello a stelle e strisce e che quindi non abbia l’atavica fobia puritana per le streghe e i micro cazzi.

Spendendo due lire e utilizzando al meglio una bella casa vittoriana, si è riusciti a dare ampio spazio ai silenzi e all’immaginazione dello spettatore che si ritrova a completare il puzzle narrativo esattamente come è richiamato a completare il puzzle visivo d’inquadrature scure dentro le quali serpeggiano mostruose diafane apparizioni.

Un horror che spezza le convenzioni contemporanee degli spaventi crassi e rumorosi tanto amati da chi, frustrato da una vita d’obbediente servo del sistema, cerca disperatamente d’animare la sua misera giornata con film rumorosi e una sessualità fintamente biricchina rivelatrice solo di una profonda inadeguatezza verso sé stessi prima ancora che verso il prossimo.

Consigliato, anche se meno bello del capolavoro che alcuni dicono sia.

VOTO:
4 biricchine

Hereditary: Le radici del male (2018) voto

Titolo originale: Hereditary
Regia: Ari Aster
Anno: 2018
Durata: 127 minuti

Pumpkinhead (1988)

In un posto polveroso e dimenticato da dio vivono rozzi bifolchi bianchi chiamati americani; poveri derelitti ignoranti nel midollo che non vedono l’ora di prendere la zappa e darsela sui piedi mentre cantano un padre nostro a squarciagola in mezzo a un campo di zucche.

Orbene, il nostro protagonista Harley è uno di loro e, come se la sfiga non bastasse mai, questo povero derelitto ignorante nel midollo che non vede l’ora di prendere la zappa e darsela sui piedi mentre canta un padre nostro a squarciagola in mezzo a un campo di zucche… ha un figlio ritardato al quale vuole tanto bene e con cui s’intrattiene nelle notti di luna piena mettendo in pratica quello che viene definito dai più come “amore gay”.

Purtroppo questo loro incestuoso idillio sessuale verrà distrutto nel momento esatto il piccolo verrà “messo sotto” da uno stronzo in moto da cross tu eri capace io no zundap su in due io e te cercando la tettona a Barona che non c’era mai…

Pumpkinhead (1988)
…seeeeeee

Forgettable come la bottiglia di passata di pomodoro che ti spaccherei in testa se ne avessi l’occasione, il film tiene comunque botta sul versante degli effetti speciali grazie alla presenza in regia del veterano degli effetti speciali Stan Winston (Terminator, Aliens, Jurassic Park).

All’uscita passò giustamente inosservato, un po’ per la cagnaggine degli attori coinvolti e un po’ per la sgrammaticatura istituzionale tanto cara al primo ministro Giuseppe Conte, mentre negli anni ha acquisito un piccolo gruppo di fan, senza un reale motivo.

VOTO:
2 veterani

Pumpkinhead (1988) voto

Titolo spagnolo: Pacto de sangre
Regia: Stan Winston
Anno: 1988
Durata: 86 minuti

Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti