Slok (1973)

In una tranquilla cittadina americana, dove la cosa più elettrizzante è quando il gelataio tira fuori il cazzo davanti ai ragazzi del campetto da basket, succede una cosa alquanto bizzarra: un ominide congelatosi durante l’ultima glaciazione torna in vita, disperatamente assetato di sangue, fica e banane.

Gente scappa, macchine sgommano, donne urlano e pistole sparano mentre il killer delle banane si aggira per la tranquilla cittadina… fino a quando un maledettissimo ragazzo capellone fa fuori la creatura con due stelle filanti.

Slok (1973)

Terrificante esordio alla regia per John Landis.
Terrificante.

Va bene che aveva 21 anni, va bene che non esisteva internet, va bene che il mondo era più candido… ma la madonna ladra che film di merda.
Se tralasciamo alcune rarissime gag un tantinello riuscite, questo film andrebbe bruciato con un ettolitro di benzina mentre Sofia Coppola spruzza sangue dalla sua fetida fregna in faccia a vostra zia.

VOTO:
2 Sofia Coppola

Slok (1973) voto

Titolo originale: Schlock
Regia: John Landis
Anno: 1973
Durata: minuti
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Eating Raoul (1982)

Paul Bland e sua moglie Mary sono due americani con poche ma chiare idee in testa: aprire un ristorantino fuori mano dove lei possa preparare pasti dietetici, prendendo spunto dal suo lavoro d’infermiera nutrizionista, e lui abbia finalmente la possibilità di spingere merdose bottiglie di vino a botte di 500 dollari al pezzo.

Al raggiungimento di questo sogno da borghese piccolo piccolo, mancano però 20mila dollaroni e siccome dare il culo non è (ancora) un’opzione, Paul e Mary decidono di mettere su un business molto più particolare: rapina, omicidio e occultamento di cadavere.

Eating Raoul (1982)

Strampalata commedia cult che dalla sua ha certamente una certa qual dose d’irriverenza verso le regole, siano queste della società civile o della cinematografia, ma che purtroppo non spicca il volo verso la totale evacuazione anale, a me tanto cara.

Simpatiche alcune gag e simpatici alcuni buffi personaggi; meno buffi i continui tentativi di stupro della troietta Mary Bland.

VOTO:
3 blender

Eating Raoul (1982) voto

Titolo brasiliano: Tudo por Dinheiro
Regia: Paul Bartel
Anno: 1982
Durata: 90 minuti
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Arsenico e vecchi merletti (1944)

Nel quartiere di Brooklyn in New York ci sono i Brewster, una benestante famiglia di squinternati formata da due vecchie sorelle molto simpatiche ed i loro nipoti, oramai quarantenni: il primo, Teddy, pensa d’essere il ventiseiesimo presidente americano Theodore Roosevelt; il secondo, Mortimer, è un inguaribile quanto famoso scapolo che inaspettatamente decide di sposarsi; mentre il terzo, Jonathan, è un pazzo omicida che assomiglia a Boris Karloff per via delle numerose operazioni al volto volte a sfuggire alla polizia.

La sera di Halloween si ritroveranno tutti quanti assieme sotto lo stesso tetto newyorkese per dare vita ad una commedia nera degli equivoci come da miglior tradizione teatrale.

Arsenico e vecchi merletti (1944)
un brindisi alle pannocchie

Simpaticissima vecchia commedia che mia madre ha sempre amato e che, nonostante non riesca a farmi ridere perché sono uno stronzo nichilista, ha certamente dalla sua una scrittura perfetta e delle interpretazioni deliziose.

Tutto giocato tra le quattro mura del salone di casa Brewster (tranne pochissime scene ad arricchire cinematograficamente la pièce teatrale da cui è tratto), Arsenico e vecchi merletti è una commedia di 2 ore che riesce a non pesare sul pubblico perché smonta con cadenza quasi svizzera i possibili gorghi narrativi con gag a ripetizione certamente non rivoluzionarie, ma pur indubbiamente in bolla.

Consigliato se volete fare felici i vostri parenti anziani, prima di dar loro una botta in testa con un tortore per rubare le mutande nei cassetti da rivendere poi al mercatino dell’usato di Testaccio.

VOTO:
4 tortori

Arsenico e vecchi merletti (1944) voto

Titolo: Arsenic and Old Lace
Regia: Frank Capra
Anno: 1944
Durata: 118 minuti
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Ai confini della realtà (1973)

Nel 197x gli esseri umani giocano a fare gli stronzi con le bombe atomiche e, facendone detonare una nel profondo del mare, provocano la risalita gastrica del popolo di Seatopia, un’immaginaria Utopia sotterranea/sottomarina calata al centro della Terra 3 milioni di anni fa in seguito ad un imprecisato cataclisma.

Smossi quindi i cazzetti dei Seatopiani, i terrestri dovranno fare i conti con Megalon, il mostro scarabeo da loro mandato in superficie per fare piazza pulita del genere umano.
Ma!
E dico Ma!
Fortunatamente a fermare i giustissimi piani di sterminio degli utopici figli di puttana ci penserà una simpatica famiglia gay composta da professore inventore col golfino, giovane rampante pilota di macchine con la combo calzino-bianco/scarpa-rossa-papalina e bambino sul pedalò più strambo del mondo.

Oltre ai 3 maschietti avremo lo psicopatico robot Jet Jaguar (Jetto Jaguaro! Punch Punch Punch!!!) e pure Godzilla che, apparendo negli ultimi 15 minuti, si prenderà tutta la scena col suo fantastico, e mai più ripetuto, calcio volante.

Ai confini della realtà (1973)

Effervescente commedia gay che, in clamoroso anticipo sui tempi, mette in scena l’amore omosessuale di una famiglia molto campy alle prese con una storia tutta dominata dal fallo e nella quale non s’intravede l’ombra di una fica neanche col binocolo.

Famoso per essere tra i peggiori (se non il peggiore) film della serie, Godzilla vs. Megalon è oggettivamente molto difficile da difendere: girato in 3 settimane, con un budget ridicolo, zeppo d’immagini di repertorio, tra i viali in costruzione del Trullo, il film è salvato unicamente dalla sua componente (involontariamente) ridicola e dall’impossibile calcio volante del mostro giapponese più famoso di sempre.

Un must per quelli che tentano il suicidio.

VOTO:
3 calci volanti

Ai confini della realtà (1973) voto

Titolo originale: Gojira tai Megaro
Regia: Jun Fukuda, Yoshimitsu Banno, Ishirô Honda
Anno: 1973
Durata: 81 minuti
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The Call (2020)

E’ il 2019 e Kim Seo-yeon, una 28enne sud-koreana che non distinguerebbe una cippa di cazzo moscia dalla fica di sua madre pazza, decide di andare a trovare l’infingarda genitrice all’ospedale prima che un malanno se la porti via come stelline di natale al vento.

Posati i bagagli nella vecchia casa materna, Kim comincia a ricevere telefonate da Oh Young-sook (preparatevi perché questo cazzo di nome verrà pronunciato più volte delle imploranti suppliche che il regista mi rivolgerà quando lo legherà ad una sedia per scotennargli i coglioni con una zappetta da giardinaggio arrugginita); Young-sook, dicevo, è una misteriosa e disturbata ragazza che, non si sa come non si sa perché, sta vivendo nel 1999, venti anni prima la nostra vostra Kim Seo-yeon.

Questo sovrannaturale rapporto telefonico, in barba alle più elementari leggi temporali, cambierà per sempre le vite di entrambe le ragazze.
Chi in meglio e chi in peggio.

The Call (2020)

Affascinante calcio in bocca all’anima de li mortacci tua.

Ma io dico: come cazzo è possibile sfornare una tale prevedibilissima stronzatella partendo da un’ottima intuizione narrativa, ovvero quella di un telefono magico che mette in comunicazione due coetanee divise da 20 lunghi anni?

Come cazzo!?!

Peccato, un vero peccato: perché si poteva e si doveva fare un passo in più verso una pienezza emotiva che non viene mai veramente raggiunta; né dagli improbabili parrucchini di frocetti col cagnetto e né tantomeno dallo scontato twist finale che restituisce un sapore di scontata voglia di stupire piuttosto che di genuina sorpresa.

VOTO:
2 twist

The Call (2020) voto

Titolo originale: Kol
Regia: Chung-Hyun Lee
Anno: 2020
Durata: 112 minuti
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Caccia a Ottobre Rosso (1990)

E’ il 1984 e le due super potenze mondiali, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, se le danno di santa ragione menando colpi di propaganda e fendenti di sotterfugi politici.

Il capitano Marco Ramius, della marina sovietica, è al comando di un nuovissimo sottomarino nucleare dotato di un sistema di propulsione silenziosa che permetterebbe all’URSS di piazzare testate nucleari al largo della baia di New York senza che nessuno al Pentagono se ne accorga.
E questo è ovviamente inammissibile per l’uomo tutto d’un pezzo che è Marco, cresciuto a pane e sberle in bocca dal nonno pescatore Lituano.

Viene quindi messo in scena un elaboratissimo piano segreto per ammutinare e consegnare il prezioso sottomarino agli avversari statunitensi per poi godersi una meritata pensione in Montana; con moglie culona, conigli da sbranare, morbide toffolette e un camioncino per le consegne a domicilio.

Caccia a Ottobre Rosso (1990)

Tipico film d’azione americano per un pubblico sopra i 40 anni e tremenda sviolinata per la magnificenza del sistema capitalistico statunitense.

Tratto da un libro di Tom Clancy a sua volta basato, molto alla lontana, sul vero ammutinamento della Storoževoj nel 1975 ad opera del capitano Valery Sablin, incazzato nero con il segretario generale Leonid Il’ič Brežnev per l’abbandono (a suo dire) del Leninismo, questo film intrattiene, certo… ma è anche da bastonare per benino sui menischi.

Uscito un anno prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica, Caccia a Ottobre Rosso risulta quasi un’apripista cinematografico alla migrazione verso ovest del sentimento popolare della sinistra mondiale, accecata da un valanga senza fine di pubblicità colorata e belle cosce rivolettate da impietosi umori vaginali.

Un film per tutti?
Purtroppo sì.
Un bel film?
Purtroppo ni.

VOTO:
3 menischi

Caccia a Ottobre Rosso (1990) voto

Titolo: The Hunt for Red October
Regia: John McTiernan
Anno: 1990
Durata: 135 minuti
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The Disaster Artist (2017)

Alla fine degli anni ’90 c’era uno strambo milionario americano che, stufo di una serie di rigetti degni della più sporca bulimica del Madagascar, si mise in testa di scrivere, produrre, girare, dirigere ed interpretare il miglior peggior film mai realizzato.

Ovviamente le sue intenzioni non erano esattamente queste, ma il destino è beffardo come una puttana che ti aspetta nel vicolo dietro casa per derubarti della paga giornaliera mentre ti massaggi dolcemente i testicoli pensando a Pavarotti che canta “Memole è il nome mio”.

E le vicissitudini al limite del paranormale che hanno accompagnato questa natività cinematografica entrata di diritto nella storia del Cinema sono la vergine creta con la quale è stato eretto questo monumento ad imperitura memoria della goffaggine umana di fronte al mistero dell’oscuro infinito.

The Disaster Artist (2017)

Imperdibile biopic per i fan del famosissimo film The Room; probabilmente meno fondamentale per un pubblico che ignori Tommy Wiseau e la sua “opera magna”.

Se da un lato appare indubbia la genuina volontà di portare sullo schermo una sorta di sigillo di riconoscimento verso il celebre artista cinematografico milionario dall’accento est europeo, bisogna anche dire che si percepisce anche quel fastidioso senso di superiorità che purtroppo attanaglia i cuori di chiunque diventi un devoto fan del film originale.

Comprendo che sia difficile girare un biopic rispettoso delle persone ritratte e dei loro sogni (per quanto ridicoli possano essere stati) che allo stesso tempo sia anche una chiara dichiarazione d’indipendenza verso un modo di fare cinema così pressapochista e supponente, ma non ci si può esimere dal provare una contraddizione emotiva, probabilmente irrisolvibile.

La cosa che però traspare, senza alcun dubbio, è la sproporzionata dose di sentimenti contrastanti che The Room è riuscito a suscitare lungo il suo travagliato viaggio sul pianeta Terra.
E questo non è poco.

VOTO:
3 pianeti Wiseau

The Disaster Artist (2017) voto

Titolo peruviano: The Disaster Artist: Obra maestra
Regia: James Franco
Anno: 2017
Durata: 104 minuti
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The Beast – Abissi di paura (1996)

Una tranquilla cittadina costiera americana viene sconvolta dall’arrivo di una creatura marina stronza che comincia a mangiarsi i bagnanti e i pescatori poveri con i pantaloni tenuti da una corda da barbone ottocentesco.

Nel frattempo alcune tempeste ormonali mischiano le carte in tavola di giovani coppie composte da nane, efebofili, uomini banali e donnuomini con mascelle mastinescamente napoletane.

The Beast - Abissi di paura (1996)

Tutto questo vi ricorda quel film di Spielberg degli anni ’70?
Avete ragione, visto che anche questo è tratto da un romanzo di Peter Benchley, lo scrittore di Jaws.

Ma bando alle ciance, vale la pena vedere questo film TV?
Ovviamente no.

Ne dubitavate?
Aspettavate il mio permesso per farvi una sonora cacata lunga 3 ore?

VOTO:
2 tentacoli e mezzo

The Beast - Abissi di paura (1996) voto

Titolo originale: The Beast
Regia: Jeff Bleckner
Anno: 1996
Durata: 2 episodi da 1 ora e mezza circa
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Natale a New York (2006)

Un gruppetto di simpaticissimi figli di puttana italiani passa il natale a New York facendone di cotte e di crude mentre lascia su suolo statunitense preziose risorse economiche che avrebbero potuto invece essere mantenute nel circuito italico se questi avessero deciso di tradire le mogli al Terminillo, come hanno sempre fatto i loro padri fedifraghi.

In particolare:
Camillo Ferri, ex cantante di piano bar che ha attaccato il cappello al chiodo, si mette nei guai ficcandolo dentro la vulva di una sua vecchia amica tettona ciociara; Claudio Ricacci, marito della ciociare tettona, lo sta inzuppando nella strettissima fessa di Elisabetta Canalis, figlia di Camillo Ferri; e Filippo Vessato, nomen omen, lo prende da troppo tempo in culo sia dalla moglie perfettina fica-fredda-tette-mosce che dal primario di chirurgia che gli appiccica le caccole sul bavero e quindi trova la pace dei sensi dentro la vagina di una cheerleader col vizietto del serpente nero.

Gag a non finire.

Natale a New York (2006)
gag

Debutto col botto dopo la separazione cinematografica Boldi-De Sica per un film che ricalca fedelmente, come Indiana Jones sullo scudo del crociato sepolto a Venezia, una trama scontata fondata sul gioco degli equivoci (su tutti, il muscoloso negrone alto due metri che nella doccia confonde il cazzo di Francesco Mandelli per il rubinetto dell’acqua e che quindi gli tira un segone vigoroso mentre il non-giovane cerca disperatamente appiglio sulle maioliche del cesso).

Oltre al mattatore Christian De Sica, in forma smagliante e che canta come Frank Sinatra mentre balla come un transessuale brasiliano, abbiamo Claudio Bisio, Fabio De Luigi, Sabrina Ferilli, Elisabetta Canalis, Francesco Mandelli e Paolo Ruffini.
Tutte persone che finiranno all’inferno degli scorticati a testa in giù.

VOTO:
2 scorticati e mezzo

Natale a New York (2006) voto

Titolo greco: Hristougenna sti Nea Yorki
Regia: Neri Parenti
Anno: 2006
Durata: 111 minuti
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The Core (2003)

Un geologo, un esperto di armi, due piloti aerospaziali, uno scienziato col vizietto e un nero pazzo devono penetrare quella troia del pianeta Terra con una navicella spermatica lunga 100 metri fino a raggiungerne il succulento nucleo per detonare così cariche nucleari sufficienti a rimettere in moto la rotazione magmatica interna fermatasi a causa di un esperimento militare andato storto.

Molti nemici e molto onore fanno da buon contorno al miglior film fascista della storia.

The Core (2003)
brucia, fiamma di Udun

Questo film è la perfetta cerniera tra gli anni ottusi del conservatorismo becero a cui erano invisi raziocinio, donne e neri e gli ottusi anni del progressismo a cui sono invisi raziocinio, donne e neri ma in salsa rafaniello rosso fuori bianco dentro.

Ma voi cosa volete di più dalla vita?
Bombe, detonazioni nucleari, magma, gente che gli parte la capoccia pitun, parrucchini indecenti ed Aaron Eckhart con le mesh.

VOTO:
3 rafanielli

The Core (2003) voto

Titolo portoghese: Detonação
Regia: Jon Amiel
Anno: 2003
Durata: 135 minuti
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My Octopus Teacher (2020)

Nel 2010 il cinematografaro sud africano Craig Foster decise di andare ogni giorno a trovare un polpo femmina che viveva nella foresta di kelp dietro casa sviluppando col tempo un rapporto di reciproca curiosità e fiducia.

Giorno dopo giorno, immersione dopo immersione, Craig ha imparato a conoscere questo mollusco cefalopode dall’intelligenza sorprendente e dalle abilità mimetiche uniche, e così facendo ha scoperto una parte di sé: più riflessiva, più in contatto con la natura e con suo figlio adolescente.

Il cefalopode vive circa un anno.

My Octopus Teacher (2020)

Successo istantaneo su Netflix ed interessantissimo documentario che si regge in gran parte sulla bellezza delle immagini di foreste acquatiche ricche di vita, colori e forme aliene a noi; un po’ meno sulla storia in sé.

Difatti, se non fosse per la dedizione dimostrata dal signor Foster che s’immerge da anni nelle fredde acque oceaniche del sud africa per il gusto della scoperta manco fosse Alberto Angela, questo film risulterebbe molto meno unico, nonostante molta gente si sia commossa guardando un polpo morire.

In genere sono gli stessi che poi si fanno una fritturina di pesce a Fiumicino.
Coerenza portami via.

VOTO:
3 fritturine di pesce A Fiumicino

My Octopus Teacher (2020) voto

Titolo brasilero: Professor Polvo
Regia: Pippa Ehrlich, James Reed
Anno: 2020
Durata: 85 minuti

Dietro la maschera (1985)

Roy Lee “Rocky” Dennis è stato un ragazzo americano affetto da una rarissima e grave malattia genetica il quale, contro ogni previsione medica, riuscì a vivere 16 anni senza particolari problemi fisici.

In compenso la Leontiasi, questo il nome della malattia che gli deformò gradualmente il volto fino a fargli assumere fattezze leonine (da cui il nome “scientifico”) gli diene non pochi problemi sociali, con compagni di scuola e semplici passanti sempre pronti a deriderlo per il suo aspetto esteriore.

Ciononostante Roy riuscì negli studi e nel crearsi amicizie durature grazie soprattutto ad uno spirito gioioso ed una genuina positività nell’affrontare le tante avversità quotidiane, una positività da far invidia.

Dietro la maschera (1985)

Toccante e romanzata ricostruzione biografica dell’ultimo anno di vita di Roy Dennis e squarcio crudo dentro una realtà che pochi hanno la sfortuna d’affrontare, fortunatamente.

Nonostante un impianto solidamente classico nel suo americanissimo modo di sceneggiare le storie cinematografiche, questa pellicola ha dalla sua delle ottime interpretazioni, dai primari, incolonnati dietro una magnifica Cher e un giovanissimo Eric Stoltz, ai minori, tipo i simpaticamente bizzarri bikers, e soprattutto un modus d’affrontare la problematica che ricalca bene quello di Florence “Rusty” Tullis, madre di Roy, la quale non andò a piangere sotto un crocifisso benedicendo il signore suo, ma fece di necessità virtù insegnando ai suoi due figli (uno narrativamente sacrificato in questa finzione cinematografica) che la vita è un mozzico e va vissuta al suo massimo.

VOTO:
3 mozzichi e mezzo

Dietro la maschera (1985) voto

Titolo originale: Mask
Regia: Peter Bogdanovich
Anno: 1985
Durata: 120 minuti
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