Dogman (2018)

Marcello è un toelettatore per cani al limite del sub-umano: bassa statura, dentatura equina, muscolatura inesistente, facoltà intellettive pressoché nulle ed in evidente necessità di un logopedista bravo.

Marcello vive nell’orribile periferia della brutta periferia romana, è separato, ha una figlia che vede raramente, pochi amici ma è ben voluto da chi si lascia abbindolare dal suo temperamento mansueto sviluppato unicamente come arma di sopravvivenza; spaccia anche un po’ di cocaina per arrotondare i magri guadagni e questo induce Simone, un mezzo pugile mezzo stronzo, a gravitargli attorno come una mosca sul profiterole.

Una frequentazione, questa tra Simone e Marcello, che porterà inevitabili quanto prevedibili conseguenze nefaste nella misera vita del toelettatore per cani dal sorriso equino.

Dogman (2018)

Famoso soprattutto per aver vinto la Dog Palm di Cannes, andata al folto cast di cani che recitano con grinta e abnegazione rinchiusi dentro gabbie anguste e scompartimenti del freezer, questa pellicola è quel tipico prodotto cinematografico troppo strano per piacere al grande pubblico e troppo banale per entusiasmare gli intellettuali.

Sia ben chiaro: non è brutto, tutt’altro; la fotografia, anche se scolastica, fa il suo bel dovere, gli interpreti risultano ben calati, forse per attitudini personali, nei panni di poveri idioti e la storia, veramente striminzita, riesce comunque ad intrattenere lo spettatore trasformando il film in un character study.

E però gli unici che, guardando svolgere questa sorta di compito in classe, possono bagnarsi i pantaloni con copiose eiaculazioni di sangue e sperma sono quelli che pur non capendoci un cazzo di cinema si atteggiano come se fossero i Gombrich della celluloide.
Ovviamente non serve dire che ha spopolato tra il popolino intellettualoide di sinistra italico manco fosse un ritorno al neorealismo quando già nel lontano 1992 Tsai Ming-liang faceva uscire a Taiwan un film migliore chiamato Rebels of the Neon God.

VOTO:
3 cellule

Dogman (2018) voto

Titolo originale: Dogman
Regia: Matteo Garrone
Anno: 2018
Durata: 103 minuti

Ritorno al futuro – Parte II (1989)

Marty è appena tornato dal 1955, la famiglia è diventata ricca, gli hanno comprato la jeep 4×4 per andare a scopare in camporella e tutto sembra volgere al meglio… quando d’improvviso sbuca nel vialetto di casa Doc Brown alla guida della DeLorean, gli fracassa il secchio dell’immondizia e comincia a farneticare del futuro, dei suoi figli e dio solo sa cosa diavolo s’è pippato.

Questo strambo incipit è l’inizio di un’avventura che trasporterà Marty, Jennifer, Doc Emmett ed il fortunato spettatore che avrà la sagacia di sintonizzare le antenna verso questo piccolo capolavoro anni ’80 che avrò visto un milione di volte e che non mi stancherò mai di apprezzare, prima nel “futuristico” 2015 e poi nel nostalgico 1955 mettendo in scena quasi un unicum nel panorama cinematografico mondiale, ovvero rivisitare un precedente film secondo un’altra prospettiva, quella di un personaggio estraneo che osserva e interagisce (con estrema cautela) con quelle vicende e quei personaggi che abbiamo visto e rivisto, donando loro nuova vita.

Ritorno al futuro - Parte II (1989)
il mangia-polvere!

In quest’epoca zeppa di cazzi e cazzotti non si vedono più film così ed è un peccato, perché Back to the Future Parte II, con questa sua verve ironica e mai stupida, è il perfetto veicolo cinematografico per far sognare un mucchio di adolescenti senza friggere loro il cervello.

Per chi ha già visto questo secondo capitolo di quella che è la migliore trilogia sui viaggi temporali mai girata, c’è poco da aggiungere; per chi invece si appresta a vederlo per la prima volta, per via della propria giovinezza, per semplice noncuranza o perché si è risvegliato ora da un coma, mi sento in dovere di non spoilerare nulla di quello che è un bellissimo intreccio narrativo, molto carico di humour e di frenesia.

PS: chiaramente va visto solo ed esclusivamente dopo il primo capitolo.

VOTO:
5 mangiapolvere

Ritorno al futuro - Parte II (1989) voto

Titolo originale: Back to the Future Part II
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1989
Durata: 108 minuti

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (2018)

Maghi, draghi, incantesimi, spade di fuoco, genuflessioni, albini, bacchette, carrozze, mostri, bestie, serpi, eterocromie, castelli, specchi, lenzuoli, mare mare mare quanta voglia d’arrivare da te da te tette te.

Visto che non ho seguito la trama, tra un mezzo pisolino e un “me ne frego” da ventennio fascista, potrei andare a rileggere qualcosa su wikipedia o magari sbirciare un paio di opinioni su internet prima di scrivere questa recensione, e invece no: non me ne fotte una mazza di cosa parli questo filmerda, non me ne fotte una mazza di cosa ne pensa la gente e non me ne fotte una mazza di spiegarlo a chicchessia.

In compenso vi elencherò alcune cose che potreste fare invece di sorbirvi questa strunzata lunga più di 2 ore:

giocare a squash, lavare la macchina, preparare la cena, prendere parte a una banda funky, viaggiare in un paese straniero, diventare Presidente della Repubblica, parlare ad un membro del sesso opposto, lubrificare la macchina, preparare un wurstel fritto, cercare un tesoro sepolto, mungere una mucca, fare una gara di abbaiate con il cane del vicino, effettuare un’operazione al cervello, dipingere una linea gialla in mezzo alla strada, scrivere il vostro nome nella neve, insegnare pallacanestro acquatico alle vongole, cantare le canzoni di Lucio Dalla in banca, piantare alberi sul suolo pubblico, confondere la persona accanto, costruire un tavolo triangolare, trottare, balzellare e saltare, cavalcare un treno, organizzare il cassetto delle calze in ordine alfabetico, giocare a bowling con la mamma, addestrare gli insetti a fare scherzi, fare una trapunta, pubblicare una rivista sui trucioli delle matite, mangiare gelatina al limone con ananas, asfaltare un’autostrada, imparare a disegnare, iscriversi a fotografia, imparare a parlare greco antico, fotocopiare denaro, uscire a mangiare la pasta, cucire un vestito, lavare l’iguana, andare a pesca, dipingere la casa di uno sconosciuto di notte, iscriversi a windsurf, cambiare lo stile dei capelli, affilare i gessetti, dare da mangiare ad un tucano, godersi il sole, fare delle parole incrociate, comprare dei bei vestiti, andare alla spiaggia, giocare a cricket con vostro padre, innaffiare le piante, costruire una casa per le bambole, organizzare una cena con salmone e vino bianco.

VOTO:
2 vongole e mezza

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (2018) voto

Titolo originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Regia: David Yates
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

Living with Michael Jackson (2003)

Per 8 mesi il giornalista britannico Martin Bashir ha seguito Michael Jackson in giro per il mondo armato di camera e faccia da culo.
Il risultato è stato questo piccolo documentario, dallo stile candido e dal contenuto abominevole (come Michael Jackson), che nei primi anni 2000 mi fece scoprire le follie dietro la figura mitica della pop star più famosa del pianeta.

L’infanzia negata, gli estenuanti tour, i fratelli che si portavano le fan in stanza d’albergo, la cinghiamattanza del padre, gli insulti e la vergogna per l’acne adolescenziale hanno segnato indelebilmente un bambino dalle incredibili doti artistiche e dall’animo forse troppo docile per sopportare la gabbia da leoni che è lo show business.
E crescendo, questo suo rigurgito d’infantilismo negato l’ha spinto a rinchiudersi nel suo grande ranch californiano circondato da giochi, uno scimpanzé chiamato Bubbles, un luna park, animali da zoo, suppellettili kitsch degne del più frocio di Los Angeles e uno stormo di bambini che periodicamente venivano a visitare una sorta di Disneyland drogata e rifatta, empia baldracca riflessa di un uomo che non accettava il corso naturale del tempo.

Indi, se siete in cerca di un viatico per il viaggio esplorativo delle chiappe più invereconde che l’occidente abbia mai visto, siete i ben serviti.

VOTO:
3 Bubbles e mezzo

Living with Michael Jackson (2003) voto

Titolo completo: Living with Michael Jackson: A Tonight Special
Regia: Julie Shaw
Anno: 2003
Durata: 110minuti

Link (1986)

La giovane universitaria Jane Chase chiede di fare d’assistente al professor Steven Phillip, un antropologo-zoofilo-zoopederasta che tiene segregate nel suo bel castelletto sul mare 3 scimmie dall’animo alquanto incazzoso.

Questo perché sta conducendo importantissimi esperimenti sul livello di comprensione scimmiesca e le differenze tra la nostra civiltà e il loro modo di stare al mondo, e quando dico “importantissimi” intendo che non hanno alcun valore se non quello d’appagare il suo senso di frustrazione per essere uno scapolo canuto-andante che non ha meglio da fare se non spippettare le sue scimmiette per riempirle subito dopo di mazzate.

Arrivata in questa villona a due piani nel mezzo della desolata campagna inglese (scozzese?), Jane farà appena in tempo a mostrare la fica a Link, il più anziano e più violento dei 3 primati, prima di scoprire quanto all’università è meglio farsi i cazzi propri.

Link (1986)

Cercavo questo film da quando, molto meno che adolescente, scrutavo la sua stramba copertina nella videoteca vicino casa.
La videoteca era quel negozio dove, prima che Borghezio evolvesse in homo sapiens, si andavano a noleggiare i film su formato VHS ad un cifra che poteva variare tra le 4 e i 8 mila lire, questo però solo dopo aver sottoscritto la tessera annuale che costava tra le 50 e le 100 mila lire.
Poi è venuto internet, il download selvaggio,  lo streaming e di colpo tutto quel magico mondo fatto d’incompetenti arricchitisi alle spalle d’ignari bambini è scomparso come lacrime nella pioggia.

Tornando a noi: la faccia sghignazzante di Link vestito da maggiordomo inglese mentre accende un fiammifero mi aveva sempre incuriosito; non in misura sufficiente da noleggiare il film, ma abbastanza da tormentare le mie ricerca sul web per i successivi 20 anni.
E alla fine l’ho trovato, l’ho visto e devo dire che non è niente male; anzi, tutt’altro: è un ottimo film a basso costo con alcune pregevoli sequenze dall’occhio raffinato e popolato da scimmie ben addestrate che riescono, quando non sono sostituite per ragioni di praticità da un nano coperto con una pelliccia, a farti credere che un orangotango possa sollevare un furgoncino della Ford.

Mica cazzi, Franco Micalizzi.

VOTO:
3 furgoncini e mezzo

Link (1986) voto

Titolo messicano: Link, el sanguinario
Regia: Richard Franklin
Anno: 1986
Durata: 103 minuti

Fyre (2019)

La vita è fatta di soldi, birra, cocaina, isole caraibiche, Sole, musica demmerda e tanta, ma tanta fregna.

O almeno: questo è quello che pensa il cittadino medio, sia esso italiano o americano; un essere tanto insulso quanto in realtà fondamentale al sostentamento di una società fortemente piramidale alla base della quale serve una moltitudine di persone indecentemente idiote sempre pronte a farsi carico della maggioranza del lavoro necessario al sostentamento dei pochi elevati i quali se ne fottono al cazzo dei soldi, della birra, della cocaina, delle isole caraibiche, del Sole, della musica demmerda e della fregna.

Perché comandare è meglio che fottere.

Tutto questo bel concetto mi è servito per introdurre quello che viene messo in scena in codesto documentario sul Fyre Festival del 2017.
Un evento super esclusivo e super costoso su un’isola delle Bahamas che ha finito per non avvenire mai, tra la confusione di chi aveva sborsato migliaia di dollari per andare a vedere i cazzo di blink-182 e chi i soldi se li è intascati senza riuscire a mettere in piedi la baracca.

Fyre (2019)

Interessante piccolo documentario su un qualcosa che non poteva fregarmene di meno, un concertone per fighetti del cazzo senza cervello organizzato da un paio di truffatori col sorriso falso stampato sulle labbra, e che invece mi ha tenuto abbastanza interessato per tutta la sua durata.
Questo a dimostrazione del fatto che a volte non importa tanto il cosa, ma come lo si racconta.

Consigliato a chi vuole apparire intellettuale guardando un documentario nel quale però si vedono molte sbarbatelle con dei fisici mozzafiato che tu ti domandi cosa ci voglia per averne una così e poi ti rispondi subito con il passepartout della vita: i sordi.

VOTO:
3 intellettuali e mezzo

Fyre (2019) voto

Titolo completo: Fyre: The Greatest Party That Never Happened
Regia: Chris Smith
Anno: 2019
Durata: 97 minuti

Martin (2017)

Per le strade di Dublino
vive un povero Maltese;
è felice senza vino,
basta mantenere basse le pretese.

Un fotografo irlandese
c’ha fatto amicizia da qualche anno;
e in questo corto ci mostra la giornata tipo,
tra una sveglia senza affanno e una cena natalizia,
di un uomo che è già mito.

Un corto delizioso,
fotografato da dio e
musicato da Moby in tono religioso,
che ti raccomando io.

Titolo: Martin
Regia: Donal Moloney
Anno: 2017
Durata: 9 minuti e 20
Linkhttps://vimeo.com/231701977

I ragazzi della 3ª C: 1° stagione (1987)

Chicco Lazzaretti, Bruno Sacchi, Massimo Conti, Sharon Zampetti, Daniele Rutelli, Rossella Schnell, Benedetta Valentini, Elias e Tisini.

Se questi nomi non vi dicono nulla vuol dire che siete all’oscuro di uno dei progetti di controllo mentale più riusciti che la storia conosca, un telefilm anni ’80 talmente rivoluzionario nel suo approccio psicologico al telespettatore che dovrebbe essere studiato per decenni in tutte le università italiane, un eccezionale unicum nel panorama televisivo dell’epoca che, visto con gli occhi di oggi, permette uno studio approfondito di una cultura sul crinale di una montagna, una comunità di persone che si apprestava ad abbandonare un solido e tronfio provincialismo fatto di sorridenti camerieri negri e bar dello sport; un gretto provincialismo che l’aveva resa una potenza mondiale e che venne abbandonato per abbracciare invece il treno della globalizzazione… prendendolo in piena fronte e finendo con lo sgretolarsi in piccolissimi frammenti atomici dispersi al vento dell’anima de li mortacci vostra.

I ragazzi della 3ª C: 1° stagione (1987)
quando le cabine telefoniche arrivavano in orario!

Questo e molto altro è I ragazzi della 3ª C; un divertente telefilm intriso fino all’osso del più puro berlusconismo, nel bene e nel male, che narra le vicende di un gruppo di studenti dell’immaginario liceo Leopardi di Roma, un drappello di moderni eroi molto eterogeneo nel quale regna il macchiettismo come unico dio, la caricatura come ragione di vita e la pernacchia come spirito santo.

Effervescente, recitato da dio, scritto per un pubblico di massa ma pieno di humour, girato come fosse un film piuttosto che un piatto prodotto televisivo e con delle storie certamente semplici ma mai inutili, questo “coso” a basso costo compete (e vince) qualsiasi confronto con mostri sacri tipo Friends o The Big Bang Theory.

Molti, nati prima della discesa in campo di Silvio Berlusconi, l’avranno visto in TV a salti e bocconi e ne conserveranno un ricordo maldestro e inopportuno; rivisto invece con gli occhi di oggi si rivela nella sua forma più pura, ovvero quella di stele di Rosetta grazie alla quale diventa magicamente possibile decifrare la nostra realtà contemporanea, empia figlia pregna del pus di ciò che l’ha preceduta.

Un must.

VOTO:
3 camerieri e mezzo

I ragazzi della 3ª C: 1° stagione (1987) voto

Titolo: I ragazzi della terza C
Regia: Claudio Risi
Stagione: prima
Anno
: 1987

Durata: 11 episodi da 45 minuti

Venom (2018)

Una nave spaziale alla ricerca di forme di vita aliena porta a compimento la sua missione fracassandosi sulla Terra nell’inaspettato tentativo di un ritorno a casa con ospite sgradito.

E con ospite sgradito non mi riferisco al negro di Guess Who’s Coming to Dinner, ma a 4 informi melme aliene alla disperata ricerca di organismi nei quali annidarsi grazie ad un’assimilazione simbiotica che permetta loro di sopravvivere a contatto con l’atmosfera terrestre.

…tagliamo corto che tanto non vale la pena: uno degli alieni finisce dentro un giornalista molto perdente chiamato Eddie Brock mentre un altro trova il suo nido dentro il presidente della Life Foundation, la compagnia che aveva mandato nello spazio la navicella di cui sopra.
I due si scontreranno a suon di burbere menate per evitare un’invasione aliena volta alla totale assimilazione del genere umano.

Venom (2018)

Pellicola molto vecchia nelle premesse e nello stile visto che come trama richiama le storie semplicione dei supereroi primi anni 2000 e come sequenze d’azione mette il pubblico nella strana condizione d’aspettarsi l’improvvisa apparizione di Vin Diesel a bordo di una Dodge Charger del 1970.

Se siete alla ricerca di un paio d’ore divertenti senza troppe pretese, cascate male; se invece avete un leggero gusto sadomasochista e godete nel veder soffrire il prossimo, chiamate un vostro caro amico e offritegli una serata a base di Venom.

VOTO:
2 Masoch

Venom (2018) voto

Titolo originale: Venom
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2018
Durata: 112 minuti

Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d’America (2018)

Il pomeriggio del 28 agosto 2003, il 46enne Brian Douglas Wells entrò nella PNC Bank di Erie, Pennsylvania, chiedendo 250mila dollari in contanti.
In mano stringeva una pistola camuffata da bastone e al collo aveva attaccato uno strano congegno metallico.

Uscito dalla banca con 8.702 dollari e fermato dalla polizia dopo neanche 5 minuti di fuga, il signor Wells si arrese immediatamente dichiarando che la rapina gli era stata imposta con la forza dagli stessi criminali che gli avevano attaccato al collo una bomba fatta in casa che sarebbe esplosa se non avesse seguito minuziosamente le istruzioni ricevute.

Purtroppo per Brian, di professione fattorino di pizze che nella mano stringeva un fucile/bastone, la vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno… perché dopo neanche un’oretta dall’innesco, e meno di mezz’ora dopo la rapina, la bomba esplose aprendogli un buon buco un petto e portandolo alla morte nel giro di pochi minuti.

Ora, passata la confusione dettata dall’assurdità dell’intera vicenda, restava da capire cosa diavolo fosse successo prima che Brian Wells diventasse suo malgrado un rapinatore di banche, chi lo avesse costretto a compiere quel gesto estremo, chi gli avesse bloccato con una tenaglia al collo la bomba che lo ha mandato all’altro mondo, insomma: chi diavolo avesse architettato una delle più folli e diaboliche rapine mai realizzate.

Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d'America (2018)

Avete presente quei filmati molto gustosi dove si vede la gente morire?

Sì, quelli che vai a cercare digitando cose tipo “live death”, “snuff films” o “le migliori encicliche di papa francesco” su Google sperando che esca fuori qualche risultato sostanzioso e invece 9 volte su 10 è un sito porno che chiudi subito perché non t’interessa mischiare sesso e morte.
Non t’interessa prima delle 10 di sera intendo.

Ecco, il filmato “pizza bomber” è uno di quelli che ricorrono più spesso in queste strambe ricerche post-rotten.com e oggi, grazie a questo esaustivo e coraggioso documentario, possiamo finalmente soddisfare la curiosità che ci è salita più volte nel voler conoscere i retroscena di questo mistero che abbiamo sempre osservato completamente decontestualizzato.

Seguendo l’intrigante narrazione che si distende placida lungo le quasi 4 ore di documentario e soprattutto esplorando una delle vicende più bizzarre mai verificatesi su suolo americano mano nella mano con una pazza sciroccata bipolare chiamata Marjorie Diehl-Armstrong, principale indiziata come diabolica ideatrice del diabolico piano in questione, è una bella esperienza che consiglio a chiunque abbia un diabolico debole per le diaboliche encicliche di Papa Francesco.

VOTO:
3 encicliche e mezza

Evil Genius- la vera storia della rapina più diabolica d'America (2018) voto

Titolo originale: Evil Genius: The True Story of America’s Most Diabolical Bank Heist
Regia: Barbara Schroeder, Trey Borzillieri
Anno: 2018
Durata: 4 episodi da 50 minuti

Natale a 5 stelle (2018)

Si è formato il governo giallo-verde ed a capo del carrozzone è stato messo il premier Franco Rispoli; un ex commercialista col curriculum truccato e col pallino per la fregna.

Durante un viaggio di rappresentanza a Budapest, il premier Rispoli col pallino per la fregna si mette nei guai grossi finendo in mezzo ad un intreccio rosso-bruno che non ha nulla a che vedere con le idiozie complottiste di certa stampa borghese che vede dilagare in Europa patti d’acciaio tra comunisti e fascisti, ma è piuttosto la giusta crasi tra rosso-piccante-sesso e nero-cupo-morte tanto cara al cadavere sotterrato marcio putrido mangiato dai vermi di Carlo Vanzina maledetto cane stuprato stupratore del cinema italiano.
Hai finito di massacrare la commedia all’italiana, morto.

Tra una focosa Maria Elena Boschi in mutande e reggiseno, un cameriere ivo avido di soldi, un portaborse di Guidonia ex comunista poi grillino e ora senza identità se non quella del posto di lavoro statale e una giovane badante ungherese interpretata da una fotomodella che neanche se mi dai un milione di euro posso credere abbia pulito il culo ai vecchi, ne succederanno di ogni dove e come e perché io mi sono visto questa cacata?

Natale a 5 stelle (2018)

Ma quando sul piatto hai Massimo Ghini, Martina Stella, Biagio Izzo, Riccardo Rossi, Paola Minaccioni, Ricky Memphis e i Vanzina che tentano di destreggiarsi dentro una commedia teatrale degli equivoci che vorrebbe mettere alla berlina la politica italiana e in particolare il Movimento 5 Stelle, puoi aspettarti qualcosa di diverso da un capolavoro assoluto?

Ebbene sì, puoi.
Perché questo film, nonostante una realizzazione tecnica decente ed alcune inaspettate buone interpretazioni tra le quali spicca in maniera incredibile proprio Martina Stella in mutande e reggiseno, è striminzito sia nella portata che nelle intenzioni, esattamente come striminziti sono i cervelli di quei borghesi che continuano a sciorinare luoghi comuni su frottole con contorno di cazzate per dare contro il M5S tirando ancora fuori la balla del curriculum del primo ministro Conte e facendo della facile ironia sulla sacrosanta pretesa di esigere nel prossimo l’onestà rivoltandone il significato in un vessillo para-mutande di politicanti piccoli piccoli.

Ma guardate che il film si chiamava “Un borghese piccolo piccolo”.

VOTO:
2 borghesi medi

Natale a 5 stelle (2018) voto

Titolo spagnolo: Navidad 5 estrellas
Regia: Marco Risi
Anno: 2018
Durata: 92 minuti

L’allenatore nel pallone (1984)

Oronzo Canà è un mediocre allenatore di calcio pugliese che viene inaspettatamente ingaggiato dalla Longobarda, una neo promossa in serie A con un presidente cornuto dalla moglie che si ciula il centravanti Speroni.

Da questo pregevole spunto intellettuale il film procede a calci in culo lungo una serie infinita di doppi sensi, tipo la moglie di Oronzo Canà che si chiama Mara Canà, passando per i pietosi siparietti di Gigi e Andrea (no dico, Gigi & Andrea™) fino al gran finale con il nostro beneamino portato in festa dagli ultras della Longobarda mentre urla “Mi avete preso per un coglione”, intendendo le sue gonadi.

L'allenatore nel pallone (1984)

Film culto per gran parte degli italiani, tra cui il ministro Luigi Di Maio, ed ennesima pellicola che non avevo mai visto e potevo risparmiarmi di vedere perché tanto è esattamente come me l’aspettavo, se non peggio.

Tolto l’indubbio e caparbio impegno del protagonista Lino Banfi a cui va dato l’onore delle armi per quanto ci crede ogni volta è messo davanti la macchina da presa, il resto è un tipico prodotto anni ’80 che punta tutto sulla voglia matta degli italiani per il calcio, la fregna e i comici deformi.

Contenti voi, contenti tutti.

VOTO:
2 deformi e mezzo

L'allenatore nel pallone (1984) voto

Titolo portoghese: O Chanfrado da Bola
Regia: Sergio Martino
Anno: 1984
Durata: 98 minuti