Prometheus (2012)

Il prequel di Alien firmato Ridley Scott che ti fa già incazzare dopo 10 minuti.

Allora, spoilers a raffica:
una razza aliena si diverte ad andare in giro nuda per la galassia mentre crea vita su altri pianeti con l’aiuto di una sostanza nera; la sequenza iniziale è probabilmente la creazione della vita sulla Terra.
Per molti secoli questi alieni, chiamati “ingegneri” dagli idioti nel film, ci hanno fatto visita di tanto in tanto per controllare che la loro creazione (la razza umana) procedesse come voluto mentre la loro creazione (sempre la razza umana) li ha innalzati a dei.
Ad un certo punto però pare abbiano deciso di distruggerci, senza riuscirci; sappiamo questo perché una nave spaziale è mandata in missione dalla compagnia privata Weyland alla ricerca di una spiegazione alla trama di un film che già comincia a scricchiolare.
Arrivati su un pianeta misterioso, i giovani eroi trovano i resti di una base aliena ed una navicella pronta a partire per la Terra e consegnare il suo carico di morte.
Quale carico di morte?
Una marea infinita di anfore con dentro questa materia nera.
Perché morte? Perché sembra che questa merda nera non sia amichevole: quando entra in contatto con una forma di vita, la muta tra atroci sofferenze in qualcosa di diverso, molto spesso violento. Dei vermi si trasformano in mostri sinuosi e uno degli avventurieri che viene in contatto con essa si trasforma (apparentemente) in un ingegnere, alchè viene subito seccato dai compari con un lanciafiamme.

La domanda che sorge spontanea è
perché sugli ingegneri ha un effetto di moltiplicazione dei pani e dei pesci mentre su chiunque altro ha effetti terribili?

Ricapitoliamo:
merdaNera+ingegnere=umani
merdaNera+umani=ingegneri
merdaNera+vermi=cazziMostruosiAssassini

Poi però, se un ingegnere impregna un’umana, il risultato è una fica tentacolare di dimensioni colossali con la forza di un trattore che appena vede un essere vivente cerca di scoparlo per via orale depositandogli un uovo in pancia (come in Alien). Il frutto di tanto amore è appunto un Alien come noi lo conosciamo (in questo caso un po’ diverso perché covato in grembo ad un ingegnere e non un umano come nella serie originale).

Alla fine del film rimaniamo purtroppo con gli stessi dubbi dell’inizio: da dove veniamo, perché esistiamo, ma soprattutto:

Quando morirà David Lindelof coi suoi misteri dozzinali e una trama illogica che non rispetta lo spettatore?

Titolo originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Durata: 124 minuti
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Sicko (2007)

Un documentario di Michael Moore, reduce dal clamoroso successo di Fahrenheit 9/11, sulla sanità americana: malata, crudele ed in mano a corporazioni senza cuore.

L’approccio scelto dal regista americano è come sempre insolito: non ha concentrato la sua attenzione su quei 50 milioni di statunitensi senza assicurazione medica, classico esempio di come una sanità privata tagli fuori ampie fette di popolazione, ma piuttosto sui 200 milioni che invece ce l’hanno e che in cambio ricevono cure spesso inferiori a quelle offerte da paesi che hanno una sanità pubblica.

Questo film, con tutte le generalizzazioni populiste volte a mandare un messaggio politico, mostra bene come le compagnie assicurative abbiano come unico scopo il profitto, non la salute dei clienti, e che farebbero di tutto pur di negare rimborsi e spese mediche, anche se questo vuol dire condannare a morte certa padri di famiglia e bambini di 4 anni.

Il punto più alto emotivamente si raggiunge quando Moore porta a Cuba tre volontari che hanno lavorato per mesi tra le macerie di “Ground Zero” e che poi sono stati scaricati dal governo menefreghista quando hanno sviluppato malattie croniche respiratorie; nell’isola caraibica gli stupiti americani ricevono buone cure a costo zero e si commuovono quando scoprono che i medicinali che loro pagano diverse centinaia di dollari sono invece venduti nelle farmacie cubane a pochi centesimi.

Sicko è un ottimo documentario, in equilibro tra dramma e sarcasmo, che porta alla luce una semplice ma spesso taciuta verità: la sanità pubblica gratuita ed universale è una grande conquista delle nazioni moderne ed è infinitamente meglio di un sistema privatizzato come quello americano.

VOTO:
4 Duilio Poggiolini

Sicko (2007) Voto

Titolo originale: Sicko
Regia: Michael Moore
Anno: 2007
Durata: 123 minuti
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Father, Son and Holy War (1994)

Padre, figlio e guerra santa è il titolo di questo interessantissimo documentario di Anand Patwardhan, uno dei più famosi documentaristi del sub-continente indiano.

Nelle sue due ore, Anand ci guida per mano attraverso diversi episodi di violenza occorsi recentemente (rispetto al 1994, anno di produzione del film) che hanno tutti un tratto comune al cuore: il maschilismo belligerante e ottuso degli “attori in gioco”.
Assistiamo a discorsi infuocati del nostro “caro” Bal Tackeray, leader dello Shiv Sena, un partito nazifascista opportunista e xenofobo che ha governato per 17 anni (e l’incubo continua) la capitale del cinema indiano; poi vediamo i leader musulmani incitare all’odio i fedeli dell’Islam, usare le stesse parole d’odio e mascolinità per spingere alto il loro orgoglio; e poi le testimonianze di tanti (induisti e musulmani) che hanno subito gli effetti di questi comportamenti scellerati e incivili.

Il film cerca di spiegare come le società violente e patriarcali sono tutto sommato un’invenzione recente: per secoli, millenni le comunità umane sono vissute in relativa armonia, spesso sotto un matriarcato che ha permesso loro di prosperare in pace con i vicini. Poi però certe comunità hanno pensato bene di fare guerre e instaurare il terrore per la conquista di territori, questo a discapito di chi già viveva su quelle terre.
Le conseguenze di questo nuovo pensiero dominate le vediamo ancora oggi, ogni volta che un gruppo pensa bene di definirsi migliore di altri sulla base di una religione o del colore di una pelle o di una presunta superiorità moral-intellettiva.

Da non perdere una delle apparizioni del “caro” Bal Thackeray il quale (tra una cazzata populista e l’altra) dichiara solennemente di sapere come risolvere gli annosi problemi di Pakistan e Kashmir in un solo giorno; sfortunatamente però il “caro” leader ha tirato le cuoia senza lasciare traccia del suo grande e brillante piano strategico.

Titolo originale: Pitra, Putra Aur Dharamyuddha
Regia: Anand Patwardhan
Anno: 1994
Durata: 120 minuti

The Avengers (2012)

The Avengers è uno dei più destrorzi pezzi di propaganda americana dai tempi di Berretti verdi e trovo incredibile che nessuno sottolinei a dovere la cosa.

Analizziamo i personaggi, idioti pezzi di cemento buttati a caso sul set da un regista pagato per dire azione e stop a comando.
Bravo cane, eccoti l’osso.

Capitan America: visto il nome, non ci sarebbe neanche bisogno di spiegare; ad ogni modo questo manichino dal ciuffo biondo è il governo americano. Eroico, nobile, con scarso senso dell’umorismo ma ligio al dovere, passa tutto il tempo a salvare civili mentre il mondo è invaso dagli alieni; li salva dagli autobus a pezzi, dagli uffici sventrati, dalle strade infestate da orde di alieni in una New York molto simile a quella della mattina dell’undici settembre 2001.

Thor è un dio scandinavo e rappresenta la religione costituita; potente ma ebete in un mondo moderno dominato da scienza e capitalismo, sembra sempre un passo indietro nei processi logici rispetto ai suoi compagni di merende e ostenta una totalmente ingiustificata arroganza verso tutto e tutti.

Black Widow (vedova nera) è la solita figura femminile sensuale e sessista piazzata in quota rosa dallo studio di produzione; ha le tettone e un bel culo e le sue armi segrete sono la seduzione e la persuasione, tipici attributi femminili… per un maschilista.

Iron man è “er mejo”: impaccato di soldi da far schifo, Tony Stark è un genio (e non esita a mostrarlo), è sufficiente con le persone perché se lo può permettere (è impaccato di soldi da far schifo) e sembra non gliene freghi un emerito cazzo del mondo.
Insomma, è il Capitalismo personificato e ovviamente è proprio lui a salvare il mondo col suo gesto eroico senza senso (ma come fa a cadere verso la Terra se nello spazio non c’è gravità !?!).

Ops, dimenticavo The Hulk!
Sì, lo scienziato folle, utile solo se tenuto sotto stretto controllo, altrimenti si ribella, impazzisce e miete vittime con aborti, contraccettivi, eutanasie e quella pazza idea che non ci siano Dei (badate bene che Hulk è l’unico in grado di rompere il culo a Loki, un dio).

The Avengers (2012)
Feuerbach afferma che non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio! Porco dio!

Vedete, io non ce l’ho tanto con il ragazzetto che va a vedere il film con gli amici il sabato pomeriggio; capisco perfettamente la loro voglia di basso intrattenimento a velocità raddoppiata.
No, io ce l’ho con quegli stronzi hipster del cazzo che ne hanno parlato bene, che si sono divertiti mentre il governo americano gli spingeva merda fascio-capitalista giu per la gola, e loro a goderne, coprofaghi dei miei stivali.

Ce l’ho con te, John Gholson, che su Rotten Tomatoes hai avuto l’audacia di scrivere: “è come se i fumetti Marvel fossero stati iniettati direttamente nelle tue vene. Ti fa semplicemente cadere la mascella”.
Bene caro John, io spero che presto o tardi sia il tuo microscopico cazzo a cadere, nella bocca del tuo amato Iron man.

VOTO:
2 microscopici cazzi e mezzo

The Avengers (2012) Voto

Titolo originale: The Avengers
Regia: Joss Wehdon
Anno: 2012
Durata: 143 minuti
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Take Shelter (2011)

Curtis, un bravo padre di famiglia, ha terribili incubi di morte e apocalisse dai quali si sveglia sempre più convinto di scivolare dentro una follia violenta; per far fronte a questa minaccia fantasma, Curtis costruisce un rifugio nel giardino di casa nel disperato tentativo di salvarsi da un fato sempre più terrificante.

Take Shelter (2011)

La malattia mentale, la follia vittimista del protagonista a cui sempre più intensamente il film sembra puntare, non è mai veramente al centro della narrazione; lo è invece il mondo di amicizie e amore che lentamente crolla sul protagonista.
La vera fine infatti sembra essere quella di Curtis che, passo dopo passo, non riesce più a gestire una vita normale mentre l’apocalisse biblica rimane sempre tra i tetri confini onirici dell’uomo in questione.
A completare il quadro c’è una colonna sonora minimalista ma altamente evocativa che serve il piatto al meglio.
Il finale è, come da tradizione, a libera interpretazione.

Una piccola perla.

VOTO:
4 perle e mezza

Take-shelter-(2011)-voto

Titolo originale: Take Shelter
Regia: Jeff Nichols
Anno: 2011
Durata: 120 minuti
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Into Eternity (2010)

Questo documentario conduce per mano lo spettatore dentro le immense cave scavate nella roccia finlandese le quali ospiteranno il primo deposito sotterraneo per scorie radioattive nella storia umana.
Secondo chi l’ha progettata, questa cassaforte della morte dovrebbe durare 100.000 anni, cioè quando le radiazioni al suo interno saranno finalmente innocue per l’uomo… sempre che ce ne sia ancora qualcuno in giro.

Il film tocca elementi chiave del “dramma scorie” e cioè come evitare che i nostri discendenti aprano il sarcofago spinti dalla curiosità o la brama di tesori nascosti e come lasciare quindi indicazioni di pericolo senza usare linguaggi odierni che potrebbero essere morti nell’arco di qualche millennio.

Into Eternity è un film tipicamente nord europeo che punta ad immagini semplificate, musiche evocative e voce narrante poetica, ma lascia comunque il segno e riesce a scalfire quell’immenso iceberg chiamato “energia nucleare” contro il quale l’umanità sta sbattendo come il Titanic.

VOTO:
4 Blinky e mezzo

Into Eternity (2010) voto

Titolo originale: Into Eternity
Regia: Michael Madsen
Anno: 2010
Durata: 75 minuti
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Road, Movie (2009)

C’è un interessante parallelo in Road, Movie tra la trama (uno sgangherato ed eterogeneo drappello di disperati che porta in giro un cinema su ruote) e il film stesso: loro fanno conoscere la magia del cinema all’entroterra indiano e il film fa conoscere quest’entroterra ad un vasto pubblico (anche e soprattutto internazionale).
Un entroterra che (detto tra me e voi) è la vera India: quella povera e dimenticata, quella isolata e reietta, ma ciononostante capace di ridere ed essere felice delle piccole cose.

Road, Movie (2009)
non ci resta che piangere

Assolutamente da non sottovalutare, la pellicola è una piccola perla del nuovo cinema indipendente indiano che si sta facendo pian piano strada tra i giganti di Bollywood.

E’ uno strano miscuglio che in certi momenti porta straordinariamente alla mente Gerry di Gus Van Sant (silenzi, musica, deserto) e un secondo dopo già siamo altrove, o meglio oltre.
Interessanti alcuni frangenti, come quando un “Signore dell’acqua” (come i Signori della guerra in Africa il quali possiedono bande di soldati irregolari per controllare porzioni di territorio) spiega quanto la sua corrotta gestione della poca acqua lì presente non sia molto diversa da quella delle grandi multinazionali: se lui la imbottigliasse e le desse un bel nome come fanno queste, tutti lo chiamerebbero per intervistarlo e sarebbe elogiato come un cavaliere del lavoro.
La morale quindi è che c’è poco da fare i moralisti; qui piuttosto sembra valere il gioco dei due pesi e delle due misure.

Le migliori scene sono comunque quelle sull’India; l’India con le rughe del lavoro sotto il sole cocente, l’India dei bellissimi occhi di una donna col velo.
Meravigliose poi le figure che dal buio della notte (dell’ignoranza umana) avanzano verso il camion in cerca d’acqua e che ridono di gusto guardando i vecchi film di Buster Keaton, splendida conferma di come Charlie Chaplin avesse ragione quando diceva che i film muti parlano a tutti e che possono goderne sia un Newyorkese con la cravatta e sia un nomade del deserto indiano.

VOTO:
4 cravatte

Road, Movie (2009) Voto

Titolo originale: Road, Movie
Regia: Dev Benegal
Anno: 2009
Durata: 95 minuti
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Good Night, and Good Luck. (2005)

Seconda regia per George Clooney dopo Confessioni di una mente pericolosa.

Da vedere per l’ottima tecnica (fotografia, musiche e movimenti di macchina); un po’ meno per la struttura narrativa e per la tendenza statunitense a risolvere tutto con un duello, in questo caso tra il senatore Joseph McCarthy ed Edward R. Murrow (interpretato da uno splendido e impassibile David Strathairn).

Un buon film comunque che, parlando del passato, fa palesemente riferimento al presente: non dare troppo spazio all’intrattenimento a discapito dell’informazione.

Una cosa però dovrebbe far riflettere George: alla fine del film la cosa che rimane più impressa è che negli anni ’50 fumavano come addannati.

Titolo originale: Good Night, and Good Luck.
Regia: George Clooney
Anno: 2005
Durata: 3 minuti
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