Drugstore Cowboy (1989)

Drugstore Cowboy (1989) featured

Le droghe sono sostanze che alterano il normale funzionamento psicofisico di chi le assume: le medicine sono droghe, perché ad esempio ti fanno sparire la febbre che è naturale e serve ad uccidere i virus che hai in corpo; il vino è una droga, più precisamente l’etanolo in esso contenuto; e anche la caffeina e la nicotina sono droghe.

Poi ci sono quelle che vengono considerate droghe dall’uomo comune (Carlo Giovanardi) cioè quelle per uso ricreativo; tra di esse c’è la marijuana, la cocaina e l’eroina, quest’ultima è un derivato della morfina, cioè l’oppio, cioè un fiore. Lo stesso fiore che fa addormentare Dorothy nel Mago di OZ…sì, Dorothy era strafatta di morfina.
Fino agli anni ’20 del secolo scorso, l’eroina era venduta in farmacia, questo vuol dire che qualche nonno si sarà fatto una bella pera per un banale mal di denti; dal 1925 però fu bandita da quasi tutti i paesi del mondo.

Ora, siccome l’offerta ufficiale è scomparsa ma la domanda non lo è, questo mercato è andato in clandestinità, chi ne fa uso è diventato un criminale e chi vende è un mafioso.
Insomma, si è risolto brillantemente il problema, spostandolo dalle farmacie del centro alle povere zone periferiche delle grandi città.

Drugstore Cowboy (1989)
e sui vostri pavimenti di casa

Bob Hughes, un ragazzo di 26 anni di Portland, ridente cittadina hippy dell’Oregon, stato americano oggi paradiso per tutti gli alternativi del mondo e dove è recentemente e ironicamente passata una legge che liberalizza l’uso di droghe leggere, Bob dicevo, è un ragazzo eroinomane che, insieme alla sua banda di giovani drogati, ruba le sostanze di cui ha bisogno alle farmacie di tutta la costa ovest americana.
Bob è intelligente e preparato, sa che è un gioco difficile da gestire e impossibile da vincere, ma ben presto si renderà conto che il vero nemico non è la droga, ma tutto quello che ci gira attorno: amici, parenti, polizia e moglie compresa.

Drugstore Cowboy è tratto da un libro autobiografico di un vero tossicodipendente e come tale mantiene una forte carica realista, dall’inizio alla fine; avere Gus Van Sant alla regia poi, aiuta a non cadere nei facili pietismi che affliggono questo genere di pellicole.
Gli attori sono bravissimi e Matt Dillon, uno dei più grandi attori sottovalutati degli ultimi 30 anni, fa un lavoro eccellente nel ricostruire un personaggio così complesso usando il minimo indispensabile di parole.

Ciliegina sulla torta, verso la fine del film fa una bella comparsata William S. Burroughs, il famoso scrittore tossicodipendente vicino agli ambienti della beat generation.
Omosessuale plurilaureato, Burroughs non ha mai avuto un lavoro stabile: per 6 mesi, suo personale record, fu disinfestatore. Questa vita al limite però non gli impedì di scrivere alcuni dei più bei romanzi del novecento e piazzarsi così nella top ten degli scrittori più influenti del secolo scorso.
William tra l’altro è famoso anche per un episodio folle: mentre era in Messico con la sua seconda moglie (amica, viste le sue tendenze sessuali), le sparò in testa mentre giocavano al Guglielmo Tell e fu quindi costretto a fuggire prima in Africa e poi a Tangeri, Marocco. L’episodio si fece poi strada nel suo romanzo più famoso, Il pasto nudo.

La cosa più bella di Burroughs però fu, secondo me, la sua critica al movimento hippy/figli dei fiori; si dice infatti che abbia detto al proposito: “Io i fiori ai poliziotti li lancerei, ma con tutto il vaso e la terra”.

Grazie William, e riposa in pace.

VOTO:
4 fiori

Drugstore Cowboy (1989) voto

Titolo originale: Drugstore Cowboy
Regia: Gus Van Sant
Anno: 1989
Durata: 102 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
Se ti senti offeso, clicca qui

Autore: Federico Del Monte

I'm an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *