Ghostbusters (2016)

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La storia penso la sappiate: ci sono 3 scienziate che, per incompetenza e per idiozia, si ritrovano improvvisamente disoccupate e quindi, sfruttando le loro conoscenze sul paranormale, decidono di aprire partita iva e cominciare ad acchiappare fantasmi in cambio di pecunia.
Dopo aver aperto da neanche una settimana uno studio sopra un ristorante cinese (che questo film progressista e a favore delle minoranze ci ricorda puzzi e serva cibo scadente), le 3 ragazze dai modi mongoloidi pensano sia arrivato il momento di assumere un segretario visto che ricevono zero chiamate al giorno.
Al colloquio si presenta un bel ragazzone dall’intelletto pressocché assente, e qui vorrei fermarmi un secondo: questo belloccio che quando c’è un rumore forte si copre gli occhi invece delle orecchie (…) è ovviamente un personaggio messo lì a fare da contraltare allo stereotipo della donna oggetto spesso usato nei film e nei media americani; una frecciatina grande come una capanna del regista omosessuale-da-salotto-buono Paul Feig e della produttrice femminista-della-domenica Amy Pascal.
La cosa che però non quadra è che, nel film originale, Janine la segretaria era una donna dalla bellezza discutibile e dai modi di rapportarsi molto sarcastici; rappresentava il buon senso e la serietà di un cittadino il cui pensiero principale era arrivare alla fine del mese mentre tutt’intorno a lei un gruppo di bambini cresciuti (male) venivano baciati dalla fortuna.
A conti fatti quindi Ghostbusters del 1984 era più femminista di questo.

Ghostbusters (2016)
poster femminista: donne con oggetti fallici in fase eiaculatoria

Il resto poi è un misto di incoerenza e situazioni finto-comiche a volte persino imbarazzanti, tipo la sguaiata bigliettaia nera della metro che parla a voce alta e che, molto incredibilmente, dimostra di aver visto sia The Shining che Oprah Winfrey, la quale si unisce presto alle 3 mongoloidi (spinta da nessuno motivo se non quello di dimostrare che Hollywood non è razzista) portando quindi quel pizzico di vulgus in una storia altrimenti ad uso e consumo della periferia bianca medio borghese.

Infine, col potere di trappole e zaini protonici inventati dalla lesbica col deficit dell’attenzione che però non si può dire che è lesbica (perché nel 2016 va bene il femminismo con la manicure e il profumo, ma una donna maschiaccio che non si atteggi da idiota forse è volere troppo) le acchiappafantasmi metteranno un freno ai piani diabolici di un cameriere d’albergo.
Sì, perché il cattivo di questo film lavora in hotel, con il vestito rosso e i bottoni dorati…interessante come personaggio antagonista, eh?

No!?!
Mmm…forse sarà perché avrebbero dovuto spendere più tempo a creare una storia interessante invece di spingere l’uguaglianza sessuale a suon di leccate provocatorie alle pistole, andamenti di bacino sul culo di Chris Hemsworth e violenza sconsiderata sotto forma di calci e pugni.
Questo non si chiama femminismo…si chiama idiozia.
Anzi peggio: è capitalismo spiccio travestito da satira sociale dal reparto marketing della Sony Corporation.
La stessa Sony che continua a produrre le smerdate di Adam Sandler, alcune tra le “opere” più maschiliste e razziste di Los Angeles.

VOTO:
2 messaggi capitalisti spicci travestiti da satira sociale

Ghostbusters (2016) voto

Titolo originale: Ghostbusters
Regia: Paul Feig
Anno: 2016
Durata: 116 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
Se ti senti offeso, clicca qui

Autore: Federico Del Monte

I'm an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

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