Holy Hell (2016)

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Will Allen è un americano che nel 1985, all’età di 22 anni, ha lasciato la famiglia perché non accettava la sua omosessualità andando quindi a finire dentro un gruppo di persone emotivamente squilibrate devote di un certo Michel Rostand, un leader spirituale fantasticamente assurdo col suo corpo depilato messo in evidenza da scintillanti slip da mare e una calvizie incipiente che maldestramente cercava di nascondere con bei riporti incrociati da far invidia a Donald Trump.

Assieme a Will, rinominato Francesco da Michel (o Andreas o Reyji, a seconda dell’identità che ha assunto nel corso degli anni per sfuggire alle autorità e ad un generale senso di persecuzione), c’erano parecchi discepoli tutti accomunati da una voglia d’amore e appartenenza che la società consumista e individualista americana, al suo massimo splendore durante quei feroci anni ’80, non riusciva a dare loro.

Questo documentario, realizzato e narrato da Will stesso, cerca di ricostruire i 22 anni passati a servire un uomo chiaramente affetto da narcisismo psicologico, una sessualità predatoria e una personalità manipolatrice che ha trovato il lavoro della sua vita: capo religioso.

Holy Hell (2016)

Viaggio socio-psicologico dentro una delle tante comunità spirituali che hanno popolato questo granello di sabbia alla deriva nell’universo sul quale forme di vita chiamate esseri umani cercano disperatamente di dare un senso alla loro breve esistenza per allontanare il pensiero della loro inevitabile morte.

Quest’interessantissimo documentario, costruito attorno a 35 ore di materiale dell’epoca che Will è riuscito a tenere prima di allontanarsi dal gruppo e a toccanti interviste ad alcuni dei discepoli che hanno abbandonato Michel-Andreas-Reyji (nato Jaime Gomez, attore messicano fallito che sul suo curriculum può vantare un’apparizione di 2 secondi in Rosemary’s Baby… film su un gruppo di pazzi satanisti, ironia delle ironie), è anche e soprattutto una disamina del potere e del pericolo dei disturbi psicologici co-dipendenti.
Perché, come si dice sempre, non esiste un carnefice senza una vittima e quindi non sarebbe potuto esistere un culto basato su uomo di dubbio valore morale alto 1 metro e 65 senza che ci fosse stata una schiera di devoti alla disperata ricerca di una figura paterna attorno alla quale radunarsi come bambini abbandonati da un sistema sociale che ha deciso di mettere come scopo ultimo la realizzazione individuale invece della felicità collettiva, cosa abbastanza assurda visto che fino a prova contraria l’essere umano è un animale gregario e di gruppo che soffre profondamente se lasciato da solo.

Se un insegnamento va tratto da esperienze assurde come questa è che tutti noi dobbiamo stare all’erta dal pericolo dell’attrattiva della de-responsabilizzazione e dell’abbandono al primo idiota che sputa banali frasi generaliste promettendo salvezza eterna; sia questo il capo di una setta religiosa, un partito politico o un gruppo di escursionisti di montagna.
E’ faticoso, certo, ma prima di batter cassa si deve crescere e imparare a stare in equilibrio per poi confrontarsi con il prossimo e fare di questo mondo, un posto migliore.
Per tutti.

VOTO:
4 Rosemary

Holy Hell (2016) voto

Titolo russo: Святой ад
Regia: Will Francesco Allen
Anno: 2016
Durata: 100 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: Federico Del Monte

I was Born, I Live, I will Die

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