The Faculty (1998)

Una piccola cittadina dell’Ohio si ritrova ad essere teatro di uno scontro alieno senza precedenti… a parte una caterva di altre pellicole nonché libri che hanno visto la luce negli ultimi 150 anni.

Ma cos’è che differenzia questa storia dalle altre?
Beh, il fatto che ribalta ampiamente tutti gli stereotipi e i topoi con cui c’hanno avviluppato il cervello con l’obiettivo di farci diventare organismi compiacenti di un unicum più ampio che chiamiamo società civile.

Scordatevi quindi la redenzione dei giovani liceali sfigati che, combattendo assieme un nemico comune esterno, trovano alla fine il buon senso dell’ordine costituito.
No, qua le cose stanno diversamente: gli sfigati abbracciano pienamente il loro essere diversi e anzi lo usano come arma contro la classe dominante, qui giustamente rappresentata dal corpo docenti e dalla polizia locale.

E a suon di maleducazione e cocaina, sì avete letto bene, gli impavidi protagonisti di questa stranissima vicenda elimineranno il grande nemico della nostra epoca, il conformismo.

The Faculty (1998)

Piacevolissima variante del genere cinematografico liceale molto in voga negli anni ’90, da Scream a Dawson’s Creek, che prende a piene mani da molto di quello che l’ha preceduta per poi gettare il tutto in un calderone un po’ caciarone e un po’ geniale.

Sia ben chiaro: non aspettatevi niente di rivoluzionario e se l’intento è quello di soverchiare la piramide sociale a suon di parodie, non ci siamo neppure; se però cercate un filmetto semplice e divertente che non si conforma al genere pur di compiacere il minimo comun denominatore, questa rimane una buona scelta.

VOTO:
3 piramidi e mezzo

The Faculty (1998) voto

Titolo venezuelano: Aulas peligrosas
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 1998
Durata: 104 minuti

La ricompensa del gatto (2002)

La giovane liceale Haru ha una cotta per un ragazzo alto e moro al quale, nella più classica tradizione giapponese, non ha mai rivolto una parola.

A sconvolgere la sua triste vita di zitella suddita dell’imperatore sole arriva però una serie di eventi assurdi scatenati dall’incontro con un principe gatto che lei aveva salvato da morte certa mentre questi attraversava distrattamente la strada.
Il principe quindi non sa leggere il semaforo, ma sa parlare e le promette gioie e ricompense nei giorni a venire.

Tra topi nell’armadio ed erba gatta nel giardino di casa, Haru riceve una tale serie di stronzate gattesche che quando infine giunge la proposta di matrimonio col principe da parte del re del Regno dei gatti, la cosa non la sconvolge più di tanto e comincia pure a farci un mezzo pensierino…

Quando però viene rapita nella notte da un treno di gatti per essere catapultata nel regno felino, Haru chiederà l’aiuto del Barone Humbert von Gikkingen, una statua di un gatto antropomorfo vestito come un lord inglese che prende vita coi primi raggi dell’alba, di Toto, un corvo di pietra che si trasforma alla maniera del barone, e di Muta, un gatto obeso e lamentoso con qualche scheletro nell’armadio.

Riusciranno i nostri eroi ad evitare il reato di zooerastia?

La ricompensa del gatto (2002)

Questa è una storia fantasticosa molto incongruente nel ricreare un mondo immaginario nel quale realtà e magia si fondono in maniera inaspettata e folle, ma non vuol dire che sia un demerito, anzi.

L’insuperabile dedalo immaginativo dei giapponesi trova qui ampio respiro nella messa in scena di situazioni e personaggi che non ti verrebbero in mente a meno che tu non abbia fumato un paio di canne o abbia passato una vita segregato in casa di un orco a fantasticare del mondo esterno e l’unica cosa quindi che gli si può rimproverare in completa sincerità è l’averti trasportato in un mondo al di là dello specchio che poco ha a che fare con le regole convenzionali a cui un pubblico generalista occidentale è abituato.

VOTO:
4 specchi

La ricompensa del gatto (2002) voto

Titolo originale: Neko no ongaeshi
Regia: Hiroyuki Morita
Anno: 2002
Durata: 75 minuti

Hotel Transylvania (2012)

Un padre non vuole rinunciare all’inevitabile fuga per fratte della giovane figlia adolescente e quindi la rinchiude in un castello fortificato in mezzo a una sperduta foresta di dannati pur di non vederla pomiciare con un altro uomo.

Niente di sconvolgentemente nuovo, direte voi; giusto, a parte la particolarità della famiglia in questione d’essere composta da vampiri centenari che gestiscono un hotel per mostri dal buon sapore remunerativo.

Hotel Transylvania (2012)

Buono, simpatico, c’è piaciuto.

Quando si parla di film d’animazione di questo tipo, e cioè blockbusters milionari doppiati da attori milionari, non mi sembra neanche il caso di stare troppo a discutere sui perché e i per come la macchina hollywoodiana difficilmente sbaglia il colpo.
Non è certo un capolavoro filosofico, ma se volete passare un bel pomeriggio in compagnia di una storia piacevole e decentemente costruita, non ne rimarrete delusi.

Se invece cercavate un porno gore rumeno, avete sbagliato strada.

VOTO:
3 Gore rumeni e mezzo

Hotel Transylvania (2012) voto

Titolo giapponese: Monster Hotel
Regia: Genndy Tartakovsky
Anno: 2012
Durata: 91 minuti

Spider-Man Homecoming (2017)

Peter vuole tanto ciularsi una compagna di scuola… ma è timido, un po’ nerd e ha un amico ciccio bombo cannoniere col quale si diverte a costruire i modellini della Lego Star Wars©.

Nel frattempo un padre di famiglia a capo di una grande impresa di pulizie perde il contratto di ripulitura di New York a favore della famosa Stark Industries che è super ammanicata col governo visto ogni 2 per 3 Tony Stark e gli altri Avengers reggono le mutande al politico di turno; l’unica cosa che gli rimane da fare quindi è quella di passare al lato oscuro della forza infilandosi un costume tecnologico che lo fa volare come un falco di 450 kg.

Non dimentichiamoci inoltre che questo film ha un bassissimo contenuto di  colesterolo e un altissimo contenuto di persone non bianche, in ruoli marginali.

Spider-Man Homecoming (2017)

La cosa che più mi fa stranire, nel contesto di un film indubbiamente buono e godibile da ampie fasce di pubblico, è la palese contraddizione d’avere un personaggio giovane e inesperto che “aspira a” e “agisce per” diventare un adulto responsabile come il maestro di turno che la storia gli para di fronte mentre quasi tutte le singole scene della stessa storia fanno di tutto per ingraziarsi la massa pubescente di internauti che si snapchattano il cazzetto con due orecchie da coniglio per mandarlo alla compagna di classe che ha cominciato a sviluppare un lieve accenno di tette.

E’ questo continuo ammiccamento ad una presunta (e tra l’altro comoda all’establishment di comando) incosciente stupidità dei giovani ritratti nei mass-media convenzionali che non mi va giù: perché mannaggia tua madre, gli esseri umani non sono frullatori che si attivano con un bottone, ma sono esseri biologici ai quali serve tempo e transizioni per passare da infima creatura sbrodolona a vincitore del premio nobel.

E una cosa è certa: se continui a trattare gli idioti come idioti, molto difficilmente cominceranno a mettere in dubbio la realtà come la concepiamo e far avanzare quindi il genere umano verso un livello più alto di consapevolezza, cioè quello socratico di non sapere un cazzo.

VOTO:
4 Socrate in vacanza

Spider-Man Homecoming (2017) voto

Titolo originale: Spider-man Homecoming
Regia: Jon Watts
Anno: 2017
Durata: 133 minuti
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Stranger Things: 2° stagione (2017)

Alla fiera dell’est, per due soldi, una cacata di telefilm il pubblico idiota guardò.
E venne il mostro che s’impossessò del ragazzino che è amico del gruppetto di mocciosi che vogliono fermare il male che esce dal portale che è sito dentro il laboratorio dove è cresciuta Eleven che c’ha le turbe emotive da menarca che la rende appetibile per Mike che c’ha una sorella grissino che non sa a chi darla che al mercato guardò.

Stranger Things: 2° stagione (2017)
Esco dal mio corpo e ho molta paura

Bella cacata.
No, dico: bella cacata e complimenti a quei beoti che hanno avuto pure il coraggio di elogiare ‘sta minchiata di stagione (assolutamente evitabile) a metà strada tra una telenovelas sudamericana e un clistere d’olio caldo.

Tralasciando la recitazione caricata (e conseguentemente caricaturale) e la naturale scomparsa dell’effetto nostalgia, la vicenda in questione è largamente influenzata (copiata) dalla prima stagione che a mio avviso poteva più che degnamente concludere con quegli ottimi 8 episodi l’intera storia e invece si è finito per sbrodolare tutto sulle federe nuove, come una puttana con lo scolo, per una pura questione monetaria.

VOTO:
2 personcine con lo scolo e mezza

Stranger Things: 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: Stranger Things
Creatori: The Duff Brothers
Stagione: seconda
Anno: 2016
Durata: 9 episodi da 50 minuti
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It (2017)

Nell’ottobre del 1988 bisognava stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano dai tombini per strappare le braccine dei bimbi deficienti che si mettevano a giocare con le barchette mentre diluviava l’ira d’iddio.

L’estate del 1989 invece si doveva stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano da qualunque angolo per farti pisciare sotto dalla paura prima di trascinarti nel sottosuolo e metterti in conserva come una merendina per placare la fame di un letargo lungo 27 anni.

A settembre 2017 invece si deve fare attenzione ai pagliacci che appaiono sugli schermi cinematografici per strapparti quei due spicci che ti sei guadagnato col sudore della tua fronte a fronte di uno spiegamento d’effetti speciali nella norma ed un uso sicuramente eccessivo del cosiddetto “jump scare”.

IT (2017)

Sono un buon fan dell’adattamento televisivo del 1990 che vidi in tenera età su videocassetta del videonoleggio una mattina dei tempi che furono e ricordo che le tenere e spaventose apparizioni del clown Pennywise mi fecero molto cacare sotto.

Purtroppo quest’adattamento per il grande schermo, nonostante la piacevole (quanto trita e ritrita) ricreazione dei favolosi anni ’80 e l’inaspettata bravura di tutti i ragazzi protagonisti, non decolla mai sulla pista del mio cuore perché troppo legato ai classici stilemi del cinema horror americano fatto di urla, desaturazioni e una narrazione cadenzata di spaventi alla Dan Brown.

Il paragone tra questo clown e quello indimenticabile interpretato da Tim Curry è ovviamente stupido e impossibile, anche e soprattutto per le scelte stilistiche dell’intera opera che avrebbero reso ridicole le eccentriche follie dell’originale.

Da vedere solo se siete fan accaniti del libro e volete vedere quanto e in che maniera è stato storpiato per farne un prodotto facilmente consumabile dal grande pubblico… e da queste mie parole avrete quindi capito che la famosa orgia di minorenni nelle fogne non è stata portata sullo schermo.

VOTO:
3 Tim Curry sulla sedia a rotelle

IT (2017) voto

Nome completo: It: Chapter One
Regia: Andy Muschietti
Anno: 2017
Durata: 135 minuti
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Voglia di vincere (1985)

Scott Howard, un giovane liceale pisquano americano alto un cazzo e un barattolo, scopre che ad una certa età ti crescono i peli sul petto; sfortunatamente però, a lui i peli gli crescono su tutto il corpo e in quantità spropositate. Questo perché fa parte di una famiglia di licantropi (da non confondersi coi lupi mannari i quali sono umani morsi da licantropi o da altri lupi mannari), degli esseri sfortunatati metà umani e metà lupi spaventati dal fuoco e attirati dai cimiteri.
Entrambe le specie comunque non sanno fare le scale e possono essere fermati spargendo a terra del sale grosso i cui chicchi attireranno la loro attenzione fino a che non li avranno contati tutti.

Parlo sul serio.

Il giovane in questione invece è molto attirato da Pamela Wells, la bionda fregna della scuola che gliela da col cazzo mentre l’amica d’infanzia Lisa “Boof” Marconi vorrebbe dargliela con la mazzafionda; tutto questo accade mentre Scott diventa la star della squadra scolastica di pallacanestro grazie ai suoi nuovi mostruosi poteri.

La domanda fondamentale della vicenda ovviamente è: sarà più la voglia di fica o la voglia di vincere?

Voglia di vincere (1985)

Esordio sul grande schermo per Michael J. Fox che da lì a qualche mese vedrà uscire il suo film più famoso, Back to the Future, e commedia liceale dai toni giocosi e spensierati che ben si adattava al clima da terrore fascio-capitalista che in quegli anni veniva propinato a badilate sulle gengive attraverso cinema e televisione.

Se non fosse per la più che buona interpretazione del nostro caro parkinsoniano e una smutandata della bella Pamela, il film andrebbe visto unicamente per la clamorosa patta aperta di un figurante sugli spalti della palestra durante le celebrazioni finali.

VOTO:
3 Pamele

Voglia di vincere (1985) voto

Titolo originale: Teen Wolf
Regia: Rod Daniel
Anno: 1985
Durata: 91 minuti
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La mia vita da Zucchina (2016)

Icare è un bambino solo soletto che passa tutto il giorno a scarabocchiare sui muri di casa mentre la madre s’imbottisce di alcolici per dimenticare l’abbandono del tetto coniugale del marito.
Un bel giorno Icare, per sfuggire alle sfuriate della terribile genitrice, le chiude la botola della soffitta in testa facendola quindi precipitare a terra e provocandole una leggerissima frattura del collo.

Questo simpatico episodio apre le porte dell’orfanotrofio per Icare (che vuole farsi chiamare Courgette) e la prospettiva di una vita miserevole sulle spalle dei contribuenti francesi i quali si sa hanno una particolare repulsione per i giovani homo sapiens, maledettissime piccole scimmie antropomorfe buone solo a far legna per i rigidi inverni della ragione mentre io mi crogiolo nell’ipotermia sottocutanea della possessione demoniaca frantumata sulle gengive dei testimoni dello scempio scenico scemunito scisso scelleratamente in mille bolle di champagne.

La mia vita da Zucchina (2016)

Bella prova per il cinema d’animazione in stop motion (o passo uno che dir si voglia); meno bella prova per una sceneggiatura certamente carina ma un po’ semplicistica per un pubblico sopra i 10 anni.

Questa tenera storia d’amore ritrovato quando meno te l’aspetti gioverà sicuramente a tutti gli orfani del mondo che parlano francese e si trovano in località dotate d’impianti elettrici a cui attaccare gli schermi dai quali suggere cotanta paziente abilità manuale; per il restante 99% dell’umanità forse è meglio l’accesso all’acqua potabile.

VOTO:
3 nasoni e mezzo

La mia vita da Zucchina (2016) voto

Titolo originale: Ma vie de Courgette
Regia: Claude Barras
Anno: 2016
Durata: 66 minuti

Logan (2017) – Trailer Reaction

Reagiamo al trailer del film con quello degli X-Men che guarisce, questa volta meno.

Si parla di:
Cancri ai nasi, Natalie Portman e Luc Pedofilia Besson.

PS: cliccando qui trovi invece la classica recensione.

Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Durata: 141 minuti

I Am Not a Serial Killer (2016)

In una piccola cittadina del midwest americano, stanno accadendo misteriosi ed efferati omicidi; senza un motivo apparente, le più disparate tipologie di persone vengono ritrovate squartate e con un organo mancante: un rene, i polmoni, un braccio…

Perché tutto questo?
A rispondere a questa cruciale domanda entra in scena un adolescente sociopatico con la strana fissazione d’essere sulla buona strada della tramutazione in serial killer.
E dico io: quale miglior persona per investigare una serie di brutali omicidi se non un minorenne disturbato?

I Am Not a Serial Killer (2016)

Interessantissima pellicola micro-budget che ovviamente da noi non si è vista manco per la cima del cazzo e che invece avrebbe meritato miglior sorte che finire quasi direttamente sulle piattaforme on-demand, manco fosse una puttana vietnamita da 4 soldi.

Gl interpreti sono tutti molto bravi e l’ambientazione, girata con un bel 16mm degno d’altri tempi, contribuisce non poco al deserto emotivo del protagonista.
Tra l’altro, interessantissima e probabilmente vero centro focale dell’opera è la contrapposizione tra il ragazzino sociopatico e l’alieno pieno d’amore.

E con questa vi ho spoilerato il finale.
Odiatemi.

VOTO:
4 alieni

I Am Not a Serial Killer (2016) voto

Titolo originale: I Am Not a Serial Killer
Regia: Billy O’Brien
Anno: 2016
Durata: 104 minuti
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