5 giorni fuori (2010)

Craig Gilner ha 16 anni e vuole suicidarsi perché non riesce a reggere la pressione di trovare il coraggio di fottere l’amica e mandare affanculo la famiglia, non necessariamente in quest’ordine.

Internato volontariamente per 5 giorni in un vero reparto psichiatrico per adulti, il giovane Craig farà la conoscenza di una sviolinata di personaggi con caratteristiche e personalità che no, non lo cureranno, ma l’aiuteranno a continuare il lungo e difficile percorso della vita.

5 giorni fuori (2010)

Dalle stesse menti “geniali” che ci hanno regalato la perla conosciuta col nome di Captain Marvel,  ecco il film che ha mandato all’altro mondo l’autore del libro da cui è tratta la storia, Ned Vizzini, che si è gettato dal tetto di casa dei genitori a New York non potendo reggere la pressione di avere un nome di merda.

Il film è molto frizzante e, nonostante la tematica, molto leggero, ma questo non basta a sollevarlo dalla mediocrità delle pellicole carine ma niente più.
Il fatto poi di trovarsi di fronte ad una perenne citazione di altri film più o meno di quel periodo ed uno stile un po’ alla Wes Anderson prima maniera, dà il colpo di grazia ad un qualcosa che invece, viste le ottime premesse, poteva essere molto di più.

VOTO:
3 menti “geniali” e mezzo

5 giorni fuori (2010) voto

Titolo originale: It’s Kind of a Funny Story
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Durata: 1 ora e 41 minuti
Compralo: https://amzn.to/3Kgn75V

Labyrinth – Dove tutto è possibile (1986)

La quindicenne Sarah senti i primi pruriti vaginali e non riesce a conciliare questa bestia che sente crescere dentro con l’irrefrenabile voglia di cazzo che l’attanaglia; chi ne farà le spese sarà il fratellastro Toby, figlio della nuova moglie del padre, rincoglionito ma coi soldi, che Sarah manderà a quel paese dei goblin dove regna (oltre al 4 a bastoni) il malefico Jareth, un mutaforma frocissimo per il mascara molto annoiato e molto intonato.

Pentitasi dell’esilio familiare che ha causato 2 minuti prima, Sarah andrà a riprendersi il neonato al castello dove a Sarah piace fare solo quello attraversando un labirinto fisico e mentale lungo il quale fronteggerà le tipiche problematiche adolescenziali: amor proprio, altruismo e la copulazione con un uomo di 40 anni.

Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986)

Famosissima pellicola flop anni ’80 che diede la scusante alla CIA per l’invasione del Nicaragua con conseguenti sgozzamenti di neonati al forno con patate, tanto cari alle elite liberal-capitaliste.

Disseminato di bellissimi scorci visivi dipinti a mano, creature e pupazzi realistici e fantastici allo stesso tempo ed una buona dose di cinismo che non fa mai male, Labyrinth parte di cristo ma va pian piano spegnendosi con l’avvicinarsi del castello e quindi della risoluzione finale.

Ciò non toglie gli indubbi pregi già evidenziati, ma contribuisce inevitabilmente alla mancata elevazione a capolavoro, cosa che condivide con la precedente pellicola di Henson The Dark Crystal, e soprattutto a quel sapore un pochino amaro che conservi in bocca all’inizio del titoli di coda.

VOTO:
3 amaretti e mezzo

Labyrinth - Dove tutto è possibile (1986) voto

Titolo originale: Labyrinth
Regia: Jim Henson
Durata: 1 ora e 41 minuti
Compralo: https://amzn.to/44fml2o

Nimona (2023)

In un regno tecnologicamente futuristico e politicamente medievale, governato da una regina nera e difeso da cavalieri omosessuali, avviene un fatto incredibile: per la prima volta nella storia un normale villico sta per essere nominato cavaliere de sto cazzo e molti sudditi borbottano per questo cambio di passo.

E ovviamente avevano ragione, visto che il villico cavaliere Ballista CuoreStrafottente tira una schioppettata laser in bocca alla regina nera per poi essere inghiottito dalle viscere della terra e darsi alla macchia.

Incidente, cospirazione, tradimento?
Ballista grida la sua innocenza di fronte al popolo e al suo frocissimo fidanzato Ambrogio Cazzodorato, ma il fatto che cominci a girare accompagnato da un transessuale millenario che può trasformarsi in qualsiasi cosa gli venga in mente non aiuta la sua causa.

Nimona (2023)

Allora, tralasciando che questo cazzo di film è chiaramente indirizzato a chi soffre di disturbo dell’attenzione per questo suo irritante ritmo da video sincopato di youtube dal 2015, con l’eliminazione sistematica delle fisiologiche pause che danno sapore ad un altrimenti serie infinita di suoni che provengono dalle vostre fottute bocche mannaggia la madonna.
E Tralasciando anche l’evidente attacco alla famiglia tradizionale, composta da padre ottantenne, madre minorenne e figlio concepito con un fantasma divino.

La cosa che maggiormente affossa un film che parte già deficitato, perché concepito per deficienti, è l’insopportabile teoria liberal-capitalista secondo cui un sistema politico piramidale va bene fintantoché permette i matrimoni omosessuali; perché sì Ambrogio Cazzodorato può essere un cavaliere reale, nessuno lo discrimina, ma l’importante è che giuri cieca obbedienza alla monarca che regna sulle spalle e col sudore della fronte di milioni di persone.

Una roba talmente ridicola, già all’epoca della democrazia ateniese, figuriamoci oggi, che solamente i nostri sistemi, liberali coi diritti civili e repressivi coi diritti dei lavoratori, possono mettere in scena senza sentire l’urgenza di tirarsi una scatarrata dritta in bocca a picchiare l’ugola mentre espettano un do di petto.

Perché tu devi capire che Israele è l’unica democrazia del medioriente perché un frocio può passeggiare sul lungomare senza essere gambizzato; anche se quel lungomare è stato strappato ai denti di bambini palestinesi maciullati e bruciati vivi dalla bombe al fosforo sganciate da un regime coloniale e razzista quale è quella perla di putridume che molti si ostinano a chiamare Israele quando invece il nome più adatto sarebbe terra dei figli di puttana da sventrare e appendere per i piedi in piazza mentre noi gli pisciamo in bocca.
Luridi pezzi di merda sionisti che ammorbano il nostro pianeta.

E Nimona è esattamente questo: un film dove viene abbastanza esplicitamente detto ai poveri bambini sottoposti a tale scempio che un matrimonio omosessuale o la finale accettazione di un transessuale in società è più importante della messa in discussione del sistema politico reggente.
Quando un uomo bacia un uomo va bene, perché non rovescia la monarchia; tirare una schioppettata in bocca alla regina ovviamente no.

E allora dovete morire all’inferno maledetti propugnatori non della teoria-gender, come alcuni stoltamente affermano voi siate, ma fottuti spacciatori dozzinali di messaggi conformisti e d’obbedienza.

Ricordatevi: con le budella dell’ultimo papa impiccheremo l’ultimo re.

VOTO:
2 budella e mezzo

Nimona (2023) voto

Titolo giapponese: ニモーナ
Regia: Nick Bruno, Troy Quane
Durata: 1 ora e 41 minuti
Compralo: https://amzn.to/3xie55e

Battle Royale (2000)

Ma dove andremo a finire signora mia?

I giovani d’oggi non hanno più rispetto per chi ha costruito questo paese con il sudore della fronte e l’egoismo del proprio orticello; non hanno rispetto e per questo non sucano più gli alluci a chi ha corrotto il sistema, bruciato rifiuti tossici, inondato il paese di asfalto e carrozzerie; insomma, non c’è nelle loro fibre un solo filamento di quello che noi amiamo definire “amor proprio e della propria madre cagna”.

E allora noi grandi gli facciamo il BR-ACT, una legge per cui diventa legale sorteggiare una volta l’anno una classe di liceali per farli poi competere su un’isola deserta in un gioco di sopravvivenza grazie al quale ne rimarrà soltanto uno, un solo figlio o figlia di puttana che poi noi sodomizzeremo a sangue citando poemetti del Vate mentre gli cachiamo in bocca.

Battle Royale (2000)

Molto famoso per il suo contenuto un po’ violento, specialmente perché riguarda liceali minorenni, ma in realtà anche molto soap opera per adolescenti, con i personaggi che, tra un ammazzamento e l’altro, hanno il tempo d’innamorarsi e ripensare alle cotte per i corridoi della scuola, questa pellicola rende meglio nel 2000 quando sei adolescente anche tu e molto meno quando stai lì che pensi non ai dolori del giovane Werther ma ai dolori della vecchia sciatica.

La versione che vidi tanti anni fa era quella “normale”, mentre quella vista per questa recensione è la “special” che aggiunge col computer un po’ di sangue (non necessario) e tante scene e inquadrature (assolutamente non necessarie); il consiglio ovviamente è quello di vedere la prima piuttosto che la seconda.

E con quest’uso finalmente corretto dell’avverbio “piuttosto che”, vi lascio ai vostri miseri mondi fatti di sogni e polluzioni notturne.

VOTO:
3 figli di puttana

Battle Royale (2000) voto

Titolo originale: バトル・ロワイアル
Regia: Kinji Fukasaku
Durata: 1 ora e 54 minuti
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Wild Bill (2011)

Bill esce di galera dopo 8 anni e trova una situazione disastrata: figli cresciuti senza di lui, compagna scappata in Spagna col nuovo fidanzato ed un cesso sporco come Bombay.

Diviso tra la necessità di reintegrarsi nel tessuto sociale senza però ricadere nei vecchi brutti giri e l’impossibilità di fuggire dai fantasmi del proprio passato, Bill tenterà con le migliori intenzioni di barcamenarsi tra amici criminali, figli alla deriva e le sfighe cosmiche che si concentrano su di lui.

Wild Bill (2011)

Bel film molto inglese e molto simpatico (da sottolineare perché non sempre le due cose vanno di pari passo), Wild Bill affronta senza pesantezza, ma senza rinunciare ad una vena di cruda realtà, le disavventure del sottoproletariato urbano inglese, parzialmente comuni a tanti altri paesi.

Ma soprattutto, la storia di un uomo senza particolari qualità che cerca di prendere la strada migliore date le avverse circostanze è un bel monito per quelle teste di cazzo liberali che si sentono sempre in dovere di fare la ramanzina alle classi svantaggiate dal sistema corrotto che permette loro di comprarsi la casetta ad Ansedonia.

Papagni sul grugno ci vorrebbero, altro che spiaggette e apericene.

VOTO:
4 apericene

Wild Bill (2011) voto

Titolo giapponese: ワイルド・ビル
Regia: Dexter Fletcher
Durata: 1 ora e 38 minuti
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Un affare di famiglia (2018)

Una bambina maltrattata dai suoi genitori naturali viene presa in casa (rubata) da una famiglia atipica composta da individui un po’ malandrini uniti non dal sangue, ma dal senso di solitudine che pervade i loro cuori.

Ovviamente questa vita ai margini fatta di sotterfugi e furtarelli per tirare a campare un altro giorno ed uno ancora non potrà durare a lungo, specialmente quando la polizia cercherà la bambina scomparsa.

Un affare di famiglia (film 2018)

E’ una Tokyo diversa dalla solita metropoli illuminata e futuristica quella che fa da sfondo a questa storia familiare di una famiglia che famiglia non è: 6 diverse persone condividono una casa con spazi angusti e sporchi perché quello è anche l’unico posto dove si sentono voluti bene e dove sanno che almeno non moriranno soli, come dice l’anziana padrona di casa osservando l’allegra combriccola bagnarsi i piedi al mare.

Il regista è lo stesso di Ritratto di famiglia con tempesta e di quel particolarissimo film che ho cercato disperatamente per 15 anni dopo averlo visto casualmente una notte su Fuoriorario, ed ancora una volta decide di portare sullo schermo il tema dei legami affettivi, familiari, amorosi non corrisposti, temi probabilmente molto cari ad un uomo del paese del sol levante.

Ha vinto la Palma d’oro a Cannes, ma secondo me è una reazione un po’ esagerata.

VOTO:
3 Ghezzi e mezzo

Un affare di famiglia (film 2018) voto

Titolo originale: 万引き家族 (famiglia di taccheggiatori)
Regia: Hirokazu Koreeda
Durata: 2 ore e 1 minuto
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Una tomba per le lucciole (1988)

Sulla città di Kobe si abbatte la violenta furia dell’aviazione americana che, violando parecchie leggi sul diritto internazionale, lancia bombe incendiarie sulle case di inermi cittadini nipponici con l’unico intento di provocare morte e distruzione e costringere con la paura e la sofferenza la resa del Giappone.

In questo scenario apocalittico il giovane Seita e sua sorella minore Setsuko rimangono presto orfani (dopo che la madre muore bruciata viva e il padre affonda con la portaerei sulla quale prestava servizio) e si ritrovano quindi a dover fronteggiare fame e solitudine senza una figura genitoriale a fare loro da scudo.

Seita tenterà di provvedere alla piccola Setsuko spendendo gli ultimi soldi lasciati dalla madre e finendo per rubare la verdura nei campi circostanti, ma la durezza della guerra sarà ben più forte del rinomato spirito giapponese.

Una tomba per le lucciole (1988)

Molto toccante e molto duro racconto autobiografico di Akiyuki Nosaka che vide morire di fame sua sorella minore durante la guerra ed ennesimo monito pacifista prodotto nella nazione che ha subito lo scoppio di ben due bombe nucleari.

Bello, indubbiamente, anche per il modo mai banale con cui racconta le piccole quotidianità di due bambini che tentano di sopravvivere in una società che già stava cominciando a dimenticare in nome del nuovo capitolo storico che si apprestava a subire dopo la sconfitta nel secondo conflitto mondiale.

Ovviamente consigliatissimo.

VOTO:
4 bambini

Una tomba per le lucciole (1988) voto

Titolo originale: ほたるのはか Hotaru no haka
Regia: Isao Takahata
Durata: 1 ora e 29 minuti
Compralo: https://amzn.to/45NFQPu

Arcade: Impatto Virtuale (1993)

Mamma s’è sfondata il cranio con una pistolettata sulla tempia mentre andava in onda La ruota della fortuna e papà beve come un fijo de ‘na mignotta.

E io sai che faccio? Lo sai che faccio?
Diocane vado nella realtà virtuale e mi ci perdo.
E ad aiutarmi in questa difficile impresa avrò dei coetanei dal quoziente intellettivo pari ad una noce di cocco ed una spietata azienda videoludica che ha pensato bene di ficcare, non si sa come non si sa perché, delle cellule neuronali di bambino nel suo ultimo videogioco dando così vita ad un serial killer alla Freddy Krueger.

Solo che questo non ti ammazza nel sonno, ma ti ammazza nel gioco.

Arcade: Impatto Virtuale (1993)

Dallo stesso regista del compianto Cyborg, il fantasmagorico Dollman e l’originale Captain America, ecco qui la merda signori.

Ma non la merda brutta che ti sporca le scarpe al prato.
Noooo, questa è merda positiva, ben simpatica, quasi gaia, che te la darei sui denti forte forte e giù per Place de la Concorde con la band al seguito e uno stuolo di mignotte del Bagaglino che levati di torno.

Film mediocre, da cassetta lercia.
E per questo te lo meriti.
Sì, tu, sì sì porcamadonna proprio te.

Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

VOTO:
2 Pippo Franco

Arcade: Impatto Virtuale (1993) voto

Titolo originale: Arcade
Regia: Albert Pyun
Durata: 1 ora e 25 minuti
Compralo: https://amzn.to/3CH9AjY

La serie Amityville (1979-2021)

Prima di affrontare quest’impresa degna dei peggiori pappataci di Las Vegas, non avevo idea che questa serie di film non avesse assolutamente un filo logico, ma che in realtà fosse un modo per riciclare i soldi delle tasse evase degli imprenditori liberali straccioni che, usando il franchise “Amityville”, hanno sfornato una serie di pellicole basate sulle più improbabili sceneggiature che nel migliore dei casi risultano simpaticamente folli e nel peggiore sono invece un affronto alla fame nel mondo coi bambini neri con la pancia gonfia e privati persino della voce della speranza.

Ecco a voi lo scempio:

Amityville Horror (1979)

Amityville Horror (1979)

A Long Island nel 1974 c’è una bella villona dove Ronald DeFeo Junior ha ammazzato tutta la sua famiglia perché posseduto da presenza demoniache.
Neanche il tempo di smacchiare i muri dal sangue che la famiglia Lutz decide di penetrare con tutte le scarpe nella casa degli orrori… perché con un prezzo così non ci si può lasciar sfuggire l’affare.
Ovviamente se ne pentiranno; non tanto per la stanza demoniaca sotto le scale del sotterraneo, quanto per gli spifferi dei vecchi serramenti.
Famoso per aver ispirato il padre omicida con l’accetta in The Shining.

Amityville Possession (1982)

Amityville Possession (1982)

La famiglia Montelli è veramente un casino, ma per fortuna ci pensa il primogenito Sonny a mettere a tacere quelle malelingue che lo dipingevano come uno che si fotteva la sorella nella casa stregata di Long Island.
Perché lui non la fotteva, bensì la perculava, che è ben diverso.
Veramente particolari alcune sequenze, tipo la possessione di Sonny.
La stanza demonica si è trasferita dal sottoscala alla parete di fondo, dentro un guardaroba.

Amityville 3D (1983)

Amityville 3D (1983)

John Baxter non crede ai fantasmi e quindi decide di acquistare la vacante casa degli orrori di Long Island, costruita sopra un cimitero indiano; a pagarne le conseguenza saranno tutti tranne lui, il che fa ridere più che spaventare.
Molto o forse tutto il senso del film è nel 3D che purtroppo si è perso con il passaggio al piccolo schermo; se ne capisce la presenza dai numerosissimi oggetti schiaffati in primissimo piano come i cazzi in bocca a tua madre.
Nel frattempo la stanza demonica è diventata un pozzo senza fondo nascosto sotto le assi di legno del sotterraneo.

Amityville Horror – La fuga del diavolo (1989)

Amityville 4: The Evil Escapes (1989)

Un drappello di preti si arma di crocifissi e acqua santa per debellare il maligno dalla casa stregata e finiscono per farlo fuggire dentro una lampada a piantana che viene comprata da una vecchia bacucca per regalarla alla sorella semi-ricca che vive in California.
Ecco quindi che la stanza demoniaca è diventata una lampada che infesta una nuova dimora e comincia a far casini con signora anziana, figlia di lei e figli di figlia di lei.
Una scogliera sul mare e un cavo della corrente lungo 37 metri aiuteranno i nostri beniamini a cacciare il mostro dalle loro vite.

Amityville – Il ritorno (1990)

The Amityville Curse (1990)

Un gruppo di amici speculatori vuole fare il colpaccio: comprare una villa derelitta a poco prezzo, ristrutturarla con le loro manine sante e poi rivenderla al doppio di quanto l’hanno pagata.
Purtroppo la stanza demoniaca è diventata un confessionale maledetto nel quale 15 anni prima un prete è stato barbaramente assassinato a suon di pistolettate e non vi sarà pace sulla Terra fino a quando Gianni Riotta non verrà scaraventato giù dal dirupo con tutti gli altri neonati deformi e mongoloidi di cui dobbiamo disfarci al più presto se vogliamo purificarci da tale monnezza.

Amityville 1992: It’s About Time (1992)

Amityville 1992: It's About Time (1992)

Un architetto entra in possesso di un antico orologio cinquecentenario e decide di metterlo in bella mostra nel soggiorno di casa dove ogni tanto si ciula una donnetta da 4 lire con la promessa di trattarla con i guanti quando invece il suo unico scopo è posizionare il suo pene tra le sue tette rifatte per poi sburrarle copiosamente nell’arco di 7 appassionati secondi di urla disumane.
I figli liceali sentono tutto e tacciono, come è giusto che sia, mentre un puzzo demoniaco si spande per casa.
E non è merda.
La stanza demoniaca è sia l’orologio che tutta casa.

Amityville: A New Generation (1993)

Amityville: A New Generation (1993)

Un maldestro gruppo di fighetti sfigati che vivono in un loft diviso con pareti di cartongesso devono fronteggiare la puzza di merda che il fotografo Keyes ha portato in casa prendendo un vecchio specchio pacchiano da un barbone accampato di fronte al fast-food.
Ma la puzza di cadavere è il male minore di questo manufatto misterioso visto che in realtà siamo di fronte alla famosa stanza demoniaca sotto mentite spoglie.
Correlazione zero con il film originale, ma grande emozione nel vedere un non ancora pelato Terry O’Quinn nei panni dell’investigatopo.

Amityville Dollhouse (1996)

Amityville Dollhouse (1996)

Uomo e donna usciti da precedenti matrimoni si accoppiano per non dover crescere i rispettivi figli da soli.
Andati a vivere nella gran casa costruita dall’uomo gran testa di cazzo, cominceranno presto a vivere episodi al limite del paranormale a causa della stanza demoniaca che ha preso le sembianze di una casa delle bambole che riproduce in scala quella del film originale.
Molto particolare la sottotrama della donna che si masturba pensando al figlio adottivo.

The Amityville Horror (2005)

The Amityville Horror (2005)

Che dire?
E’ il remake dell’originale con meno sudore e senza la moglie minorenne con le treccine e il maglione di due taglie più grande a suggerire una minutezza fisica tipica delle pubescenti.
E quindi non riesce ad interessare minimamente lo spettatore che invano attenderà fino all’ultimo minuto per una risata malefica del suo io interiore, qui a rappresentare la stanza demoniaca.

The Amityville Asylum (2013)

The Amityville Asylum (2013)

La povera Lisa viene assunta nel manicomio “Grandi speranze” come assistente spazzolatrice di pavimenti e come tale dovrà subire le più profonde angherie da parte di colleghi e pazienti che la perculeranno mentalmente e fisicamente fino a quando la verità non verrà a galla.
Sì, perché il manicomio è stato costruito sopra un cimitero indiano e mannaggia la madonna ladra questa storia è più riciclata del culo di tua madre.
La stanza demoniaca qui è uno spazzolone del cesso.

Amityville Exorcism (2017)

…da vedere…

Amityville – Il risveglio (2017)

Amityville - Il risveglio (2017)

La famiglia Walker è composta da madre fil di labbra, figlia emo e figlio in stato vegetale irreversibile piedi torti e mani a pugno.
Trasferitisi in una bella casona grande grande, devono però fare i conti con i misteri grandi grandi che aleggiano tra quelle quattro mura.
Misteri e paurose perplessità sembrano far tornare ai fasti del passato il giovane vegetale… ma sarà tutto oro quel che luccica?
La stanza demoniaca è un pappagallo per pisciare.

Witches of Amityville Academy (2020)

Witches of Amityville Academy (2020)

Siamo alla follia oramai e i collegamenti con il primo film sono talmente esili che mi ci potrei fare il filo interdentale.
Qui una giovane ragazza decide che comandare è meglio che fottere e quindi va a scuola di streghe dove non le viene insegnato assolutamente nulla, ma riuscirà comunque a fare molto male alle streghe cattive e a Botis, il demone che hanno invocato ungendosi le fiche con olio di palma.

Compralo: https://amzn.to/3K3D6E6

The Midnight Club (2022)

Ilonka, cancro alla tiroide; Kevin, leucemia terminale; Anya, cancro alle ossa; Sandra, linfoma terminale; Spencer, AIDS; Cheri, menzoniera; Natsuki, cancro alle ovaie; Amesh, glioblastoma.

Questa deprimente squadra di calcetto di simpatiche canaglie è l’insolito quanto detestabile gruppo di adolescenti con cui siete destinati a convivere questi 10 episodi trilleroni conditi da una salsa densissima di drammi adolescenziali e interpretati come fossimo in un teatro avanguardista cagliaritano.

Fantasmi affamati, antiche divinità, misteriosi culti pagani, sacrifici umani e un ascensore perennemente occupato come quando la mattina devi andare a lavoro sono l’altra metà della mela bacata chiamata The Midnight Club.

The Midnight Club (2022)

Adattamento semi-libero del libro omonimo di Christopher Pike, autore per ragazzi che ci fa rimpiangere i tempi in cui i ragazzi li mandavamo a fare la campagna di Russia facendoli diventare ghiaccioli seminati in lande sconsolate e lontane per farci drizzare il cazzo a noi patrioti con la patria altrui.

Se non fosse per il reddito di cittadinanza, prima piaga sociale di questo paese altrimenti felice e florido, non avremmo avuto questa mini serie dal sapore rancido di vomito riscaldato che non ha nulla a che vedere con Midnight Mass, che invece è un ottimo intrattenimento, senza pretese.

Visto e presto dimenticato.

VOTO:
2 antiche divinità e mezzo

The Midnight Club (2022) voto

Titolo ebbbreo: מועדון חצות
Creatori: Mike Flanagan, Leah Fong
Durata: 10 episodi da 50 minuti

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2 (2011)

Seppellita la rogna dell’elfo stronzo, i nostri 3 giovani protagonisti devono recuperare i rimanenti Horcrux per distruggerli e rendere quindi Voldemort un vile mortale.

Draghi col culo coll’eco, fantasmi borderline e serpenti fetenti saranno solo alcuni elementi del ricco contorno inutile di una storia che finalmente giunge alla sua ignobile fine; per la gioia di chi ne ha sperato la conclusione e la tristezza di chi non riesce a crescere oltre i 12 anni.

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 (2011)

Ohhh, finalmente è finita.

La saga di seghe più sopravvalutata della storia ha il suo ultimo capitolo spiattellato come una mosca sul parabrezza di un autospurgo traboccante merda.

Appurato che Voldemort parla come se stesse sforzandosi per cacare il più faticoso pezzo di stronzo della storia e Neville sia inutile anche nel suo momento di gloria, si fa davvero fatica a trovare qualcosa che valga la pena di una messa: forse i 2 secondi di Voldemort come feto abortito o i 3 secondi di spacco di tette di Hermignottona in favore di telecamera quando si fermano a 10 centimetri dal terreno, ma la realtà è che neanche un miracolo potrebbe salvare quello che è nato tondo e morirà tondo.

VOTO:
2 mosche e mezzo

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 (2011) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2
Regia: David Yates
Durata: 2 ore e 10 minuti
Compralo: https://amzn.to/3bg0O26

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 (2010)

La storia procede a salti e bocconi con Ron geloso fracico di Hermignottona che fa una pomiciata spaventosa con Harry, Hermignottona che legge favole per bambini mentre sono in missione per conto di dio e Harry che decide di scavare una fossa comune nella quale gettare i corpi smembrati delle sue vittime sessuali concimando il terreno circostante con abbondante sterco di bufalo d’acqua. Bufalo d’acqua che avrebbe donato spontaneamente il suo letame a condizione che i tre amici avessero fatto a turno nell’esplorare una cava di pietra nelle vicinanze.

Storia confusionaria?
Ma non diciamo sciocchezze: Voldemort è un grande, anche se si chiama Tom.

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010)

Ultimo capitolo spezzato in due parti; piacevole come cazzo spezzato in tuo culo.

– Nagini –

Chiara operazione commerciale di allungamento del brodo narrativo a discapito dell’interesse del pubblico che, anche se lo vedesse una, cento, mille volte Nassirya, continuerebbe a dimenticarsi di che cazzo parla questo film.

Un serpente si finge vecchia per riscuotere la pensione dell’INPS, muore un elfo in un mondo dove la magia può curare le ferite mortali, avviene la moltiplicazione dei pani e degli Harry Potter con l’effetto della divisione della mia anima al mercato del pesce; insomma, non c’è nulla di cui andare fieri e, quindi, vi punisco.

VOTO:
2 vecchie

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 1
Regia: David Yates
Durata: 2 ore e 26 minuti
Compralo: https://amzn.to/3xC0ouq