Stranger Things: 2° stagione (2017)

Alla fiera dell’est, per due soldi, una cacata di telefilm il pubblico idiota guardò.
E venne il mostro che s’impossessò del ragazzino che è amico del gruppetto di mocciosi che vogliono fermare il male che esce dal portale che è sito dentro il laboratorio dove è cresciuta Eleven che c’ha le turbe emotive da menarca che la rende appetibile per Mike che c’ha una sorella grissino che non sa a chi darla che al mercato guardò.

Stranger Things: 2° stagione (2017)
Esco dal mio corpo e ho molta paura

Bella cacata.
No, dico: bella cacata e complimenti a quei beoti che hanno avuto pure il coraggio di elogiare ‘sta minchiata di stagione (assolutamente evitabile) a metà strada tra una telenovelas sudamericana e un clistere d’olio caldo.

Tralasciando la recitazione caricata (e conseguentemente caricaturale) e la naturale scomparsa dell’effetto nostalgia, la vicenda in questione è largamente influenzata (copiata) dalla prima stagione che a mio avviso poteva più che degnamente concludere con quegli ottimi 8 episodi l’intera storia e invece si è finito per sbrodolare tutto sulle federe nuove, come una puttana con lo scolo, per una pura questione monetaria.

VOTO:
2 personcine con lo scolo e mezza

Stranger Things: 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: Stranger Things
Creatori: The Duff Brothers
Stagione: seconda
Anno: 2016
Durata: 9 episodi da 50 minuti
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It (2017)

Nell’ottobre del 1988 bisognava stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano dai tombini per strappare le braccine dei bimbi deficienti che si mettevano a giocare con le barchette mentre diluviava l’ira d’iddio.

L’estate del 1989 invece si doveva stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano da qualunque angolo per farti pisciare sotto dalla paura prima di trascinarti nel sottosuolo e metterti in conserva come una merendina per placare la fame di un letargo lungo 27 anni.

A settembre 2017 invece si deve fare attenzione ai pagliacci che appaiono sugli schermi cinematografici per strapparti quei due spicci che ti sei guadagnato col sudore della tua fronte a fronte di uno spiegamento d’effetti speciali nella norma ed un uso sicuramente eccessivo del cosiddetto “jump scare”.

IT (2017)

Sono un buon fan dell’adattamento televisivo del 1990 che vidi in tenera età su videocassetta del videonoleggio una mattina dei tempi che furono e ricordo che le tenere e spaventose apparizioni del clown Pennywise mi fecero molto cacare sotto.

Purtroppo quest’adattamento per il grande schermo, nonostante la piacevole (quanto trita e ritrita) ricreazione dei favolosi anni ’80 e l’inaspettata bravura di tutti i ragazzi protagonisti, non decolla mai sulla pista del mio cuore perché troppo legato ai classici stilemi del cinema horror americano fatto di urla, desaturazioni e una narrazione cadenzata di spaventi alla Dan Brown.

Il paragone tra questo clown e quello indimenticabile interpretato da Tim Curry è ovviamente stupido e impossibile, anche e soprattutto per le scelte stilistiche dell’intera opera che avrebbero reso ridicole le eccentriche follie dell’originale.

Da vedere solo se siete fan accaniti del libro e volete vedere quanto e in che maniera è stato storpiato per farne un prodotto facilmente consumabile dal grande pubblico… e da queste mie parole avrete quindi capito che la famosa orgia di minorenni nelle fogne non è stata portata sullo schermo.

VOTO:
3 Tim Curry sulla sedia a rotelle

IT (2017) voto

Nome completo: It: Chapter One
Regia: Andy Muschietti
Anno: 2017
Durata: 135 minuti
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Voglia di vincere (1985)

Scott Howard, un giovane liceale pisquano americano alto un cazzo e un barattolo, scopre che ad una certa età ti crescono i peli sul petto; sfortunatamente però, a lui i peli gli crescono su tutto il corpo e in quantità spropositate. Questo perché fa parte di una famiglia di licantropi (da non confondersi coi lupi mannari i quali sono umani morsi da licantropi o da altri lupi mannari), degli esseri sfortunatati metà umani e metà lupi spaventati dal fuoco e attirati dai cimiteri.
Entrambe le specie comunque non sanno fare le scale e possono essere fermati spargendo a terra del sale grosso i cui chicchi attireranno la loro attenzione fino a che non li avranno contati tutti.

Parlo sul serio.

Il giovane in questione invece è molto attirato da Pamela Wells, la bionda fregna della scuola che gliela da col cazzo mentre l’amica d’infanzia Lisa “Boof” Marconi vorrebbe dargliela con la mazzafionda; tutto questo accade mentre Scott diventa la star della squadra scolastica di pallacanestro grazie ai suoi nuovi mostruosi poteri.

La domanda fondamentale della vicenda ovviamente è: sarà più la voglia di fica o la voglia di vincere?

Voglia di vincere (1985)

Esordio sul grande schermo per Michael J. Fox che da lì a qualche mese vedrà uscire il suo film più famoso, Back to the Future, e commedia liceale dai toni giocosi e spensierati che ben si adattava al clima da terrore fascio-capitalista che in quegli anni veniva propinato a badilate sulle gengive attraverso cinema e televisione.

Se non fosse per la più che buona interpretazione del nostro caro parkinsoniano e una smutandata della bella Pamela, il film andrebbe visto unicamente per la clamorosa patta aperta di un figurante sugli spalti della palestra durante le celebrazioni finali.

VOTO:
3 Pamele

Voglia di vincere (1985) voto

Titolo originale: Teen Wolf
Regia: Rod Daniel
Anno: 1985
Durata: 91 minuti
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La mia vita da Zucchina (2016)

Icare è un bambino solo soletto che passa tutto il giorno a scarabocchiare sui muri di casa mentre la madre s’imbottisce di alcolici per dimenticare l’abbandono del tetto coniugale del marito.
Un bel giorno Icare, per sfuggire alle sfuriate della terribile genitrice, le chiude la botola della soffitta in testa facendola quindi precipitare a terra e provocandole una leggerissima frattura del collo.

Questo simpatico episodio apre le porte dell’orfanotrofio per Icare (che vuole farsi chiamare Courgette) e la prospettiva di una vita miserevole sulle spalle dei contribuenti francesi i quali si sa hanno una particolare repulsione per i giovani homo sapiens, maledettissime piccole scimmie antropomorfe buone solo a far legna per i rigidi inverni della ragione mentre io mi crogiolo nell’ipotermia sottocutanea della possessione demoniaca frantumata sulle gengive dei testimoni dello scempio scenico scemunito scisso scelleratamente in mille bolle di champagne.

La mia vita da Zucchina (2016)

Bella prova per il cinema d’animazione in stop motion (o passo uno che dir si voglia); meno bella prova per una sceneggiatura certamente carina ma un po’ semplicistica per un pubblico sopra i 10 anni.

Questa tenera storia d’amore ritrovato quando meno te l’aspetti gioverà sicuramente a tutti gli orfani del mondo che parlano francese e si trovano in località dotate d’impianti elettrici a cui attaccare gli schermi dai quali suggere cotanta paziente abilità manuale; per il restante 99% dell’umanità forse è meglio l’accesso all’acqua potabile.

VOTO:
3 nasoni e mezzo

La mia vita da Zucchina (2016) voto

Titolo originale: Ma vie de Courgette
Regia: Claude Barras
Anno: 2016
Durata: 66 minuti

I Am Not a Serial Killer (2016)

In una piccola cittadina del midwest americano, stanno accadendo misteriosi ed efferati omicidi; senza un motivo apparente, le più disparate tipologie di persone vengono ritrovate squartate e con un organo mancante: un rene, i polmoni, un braccio…

Perché tutto questo?
A rispondere a questa cruciale domanda entra in scena un adolescente sociopatico con la strana fissazione d’essere sulla buona strada della tramutazione in serial killer.
E dico io: quale miglior persona per investigare una serie di brutali omicidi se non un minorenne disturbato?

I Am Not a Serial Killer (2016)

Interessantissima pellicola micro-budget che ovviamente da noi non si è vista manco per la cima del cazzo e che invece avrebbe meritato miglior sorte che finire quasi direttamente sulle piattaforme on-demand, manco fosse una puttana vietnamita da 4 soldi.

Gl interpreti sono tutti molto bravi e l’ambientazione, girata con un bel 16mm degno d’altri tempi, contribuisce non poco al deserto emotivo del protagonista.
Tra l’altro, interessantissima e probabilmente vero centro focale dell’opera è la contrapposizione tra il ragazzino sociopatico e l’alieno pieno d’amore.

E con questa vi ho spoilerato il finale.
Odiatemi.

VOTO:
4 alieni

I Am Not a Serial Killer (2016) voto

Titolo originale: I Am Not a Serial Killer
Regia: Billy O’Brien
Anno: 2016
Durata: 104 minuti
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Moonlight (2016)

Chiron è americano.
Chiorn è nero.
Chiron è povero.
Chiron è gracile.
Chiron non ha amici.
Chiron non ha padre.
Chiron ha la madre tossica.
Chiron è frocio.

Moonlight (2016)
Chiron ha una sedia

Con queste tremende premesse da film acchiappa-premi, il giovine protagonista di questa mirabile e toccante pellicola ci accompagna lungo un travagliato percorso di scoperta e accettazione sessuale difficile da ignorare, anche per un pubblico distratto.

Diviso equipollentemente in 3 capitoli disgiunti nell’esecuzione (e per una scelta fotografica ben distinta e per un’evoluzione nell’atteggiamento di Chiron verso il mondo), ma uniti tematicamente dallo spirito introverso dello stesso, il film si distingue anche e soprattutto per essere un’opera che tratta l’omosessualità di un nero con la stessa dolcezza un po’ amara con cui è stata già trattata da almeno 20 anni quella dei bianchi.

Troppo tardi, dice qualcuno?
Non è mai troppo tardi, dice il pragmatico.

VOTO:
4 pragmatiche

Moonlight (2016) voto

Titolo originale: Moonlight
Regia: Barry Jenkins
Anno: 2016
Durata: 111 minuti

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali (2016)

Jacob Portman è un adolescente come tanti: qualche insicurezza, tanta voglia di scoprire il mondo e un nonno morto nel bosco con gli occhi cavati.
La ricerca del mandante (fisico e morale) di questo strano delitto tutta volta ad uscire dal vortice di depressione in cui Jacob è finito condurrà il giovine in quel del Galles, terra fredda e infame su cui sorge l’orfanotrofio in cui il nonno soggiornò quando aveva ancora la faccia sbarbina.

Quello che il nostro investigatore improvvisato non si aspetta però è di trovarvi una masnada di pubescenti dotati di straordinari poteri e non, come potrebbe suggerire il titolo, una triste serie di giovani handicappati.

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (2016)

Simpatica commedia sul sempre delicato passaggio alla fase adulta tratta da un omonimo libro dark composto di vere fotografie d’epoca opportunamente selezionate per la loro particolarità e collegate l’una all’altra da una storia bizzarra come piace al vecchio Burton.

Non è certo un capolavoro e in alcuni frangenti si accusa il colpo, ma il carrozzone tutto sommato fila bene e la più o meno volontaria comicità degli eventi si lascia amare quel tanto che basta per non distrarsi e fantasticare tristemente sull’insensatezza dell’esistenza.

Voto:
3 montagne d’occhi e mezza

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali (2016) voto

Titolo originale: Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children
Regia: Tim Burton
Anno:2016
Durata: 127 minuti

Captain Fantastic (2016)

Abbiamo visto il film con Viggo Mortensen hipster vedovo nudo.

Si parla di:
Siri e Kaptèin Fantastìk, Matt Ross frocio nel bagno, Trama, Film anticapitalisti girati con telecamere di plastica, Amish e motori / gioie e dolori, Prime impressioni, Regista hipster, Incongruenti coerenze filmiche, una differente Filosofia di vita, un colpo al Cerchio e una alla Botte, Fotografia, Prove attoriali e peni attoriali, Bambini bravi bravi, Pubblico di riferimento, Votazioni, un Segreto incoffessabile, cosa abbiamo fatto l’Estate scorsa, QwErTy e 10 minuti di Applausi.

Titolo originale: Captain Fantastic
Regia: Matt Ross
Anno: 2016
Durata: 118 minuti
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The Weather Underground (2002)

Breve percorso ricapitolativo sulla breve ma intensa storia del gruppo rivoluzionario marxista-leninista anni ’60/’70 conosciuto come “The Weathermen”, fazione (o sarebbe meglio chiamare “setta” per la sua natura segreta ed esclusiva) parecchio violenta e certamente bombarola distaccatasi senza poche contestazioni dal movimento studentesco americano SDS (Student for a Democratic Society) dell’università del Michigan.
Questi scalmanati con poca o punta cultura in testa e parecchia droga nelle vene (come si evince chiaramente dai discorsi pressapochisti e dalle interviste tra il circense e le sbattute di piedi adolescenziali rilasciate ai vari giornalisti durante quegli anni caldi) pensavano molto male che, siccome il loro governo usava violenza e morte verso popolazioni tipo quella vietnamita del nord o quella laotiana e opprimeva sistematicamente la minoranza nera statunitense, allora loro erano giustificati a portare la violenza in casa sotto forma di dinamite, non a caso il loro slogan era “Bring the War Home”.

Dopo qualche anno di clandestinità, una prolifica attività di detonaggio verso questo o quel luogo simbolo del potere (banche, statue, edifici governativi) ed il loro avvicinamento alla fase adulta (avere 30 anni e i figli a carico), i Metereologi alla macchia si sono infine consegnati uno ad uno alle autorità e, scampata la galera per i metodi illegali con cui l’FBI aveva raccolto molte prove a loro carico, sono poi tutti rientrati perfettamente nel sistema dal quale in realtà non si erano mai veramente distaccati, chi insegnando all’università e chi aprendosi un bar a New York.

Perché solo i veri coglioni proletari (che questi parolai dal grilletto facile pensavano di difendere) si fanno il culo una vita intera e alla fine rimangono a servire panini al fast food con la paga minima.

Se va bene.

The Weather Underground (2002)

Grossa delusione per un documentario che volevo vedere da oramai 5 anni; da quando cioè, molto distrattamente, mi era stato consigliato dal professore di film documentario alla scuola cinematografica indiana dove ho studiato, da vero privilegiato quale sono rispetto al carico di dolore e miseria che la stragrande maggioranza della popolazione mondiale porta in groppa silenziosamente ogni giorno.

A differenza però di questi sedicenti rivoluzionari con le famiglie ricche io ho imparato ben presto che l’unica cosa di cui si può esser certi (e solo nell’esatto momento in cui la si pronuncia) è la propria opinione; tanto meno è lecito professarsi leader della classe operaia perché si è letto una decina di libri scritti da altrettanti privilegiati bianchi europei (tanto per usare la stessa medicina di pretesa diversità culturale di cui si riempiono la bocca senza averne ben chiaro il vero motivo).

L’unico di questi adolescenti cresciuti tardi ad essersi reso conto della ridicola situazione pericolosa nella quale hanno allegramente sguazzato per una decina d’anni è quello che alla fine si è aperto un bar a New York, dimostrando anche nella pratica la sua pragmaticità e il suo materialismo, il quale ha perfettamente colto la fondamentale fallacia di tutti quelli che giungono per una via e per l’altra all’infantile convinzione di essere in missione speciale per la salvezza del genere umano, siano essi terroristi islamici o ridicoli bombaroli di De Andreiana memoria: il fine non giustifica mai i mezzi e per liberare gli oppressi non si può opprimere gli oppressori… perché il cambiamento sociale non è come sturare un lavandino, ma è un processo tortuoso, lungo e che deve coinvolgere tutti.

Il documentario resta molto interessante e ben fatto e, per chi come me riesce a distinguere tra opera ed autore, può essere anche una valido viadotto verso un’importante discussione sulla logica, unica ancora di salvezza per la specie umana, così saldamente ancorata a sentimenti primitivi ed evoluzionisticamente parlando ampiamente inutili quali la fede (sia religiosa che politica) che altri non è se non un credere ciecamente in una direzione senza basarsi su fatti reali e senza essere passati attraverso un processo induttivo.

E se anche voi siete fan dell’Induzione non perdetevi il mio blog Palomar nel mondo, nel quale (esattamente come Palomar di Calvino) cerco di dedurre conclusioni universali partendo da piccole realtà oggettive intorno a me.

VOTO:
3 piccole realtà oggettive e mezza

The Weather Underground (2002) voto

Titolo originale: The Weather Underground
Regia: Sam Green, Bill Siegel
Anno: 2002
Durata: 92 minuti