La palla nº 13 (1924)

Un proiezionista squattrinato è innamorato di una servetta da due soldi che può essere impressionata solo dalla futile pecunia e dalla sozza cioccolata.

Comprata una scatola di cioccolatini e un anellino piccolino, il poveraccio si presenta quindi alla casa dove presta servizio la ragazzetta sperando almeno in una veloce pippa sul divanetto. Sfortunatamente però la sua mossa da giaguaro viene smerdata da un altro pretendente alla mano della sciampista che lo incastra in una questione di orologi rubati e rivenduti.

Resosi quindi conto della sua inadeguatezza all’esistenza, il proiezionista si rifugia nella sua cabina di lavoro e comincia a sognare d’essere il detective protagonista del film che sta mandando sul grande schermo.

Capitomboli a seguire.

La palla nº 13 (1924)

Nonostante venga considerato uno dei più belli e importanti film dell’epoca muta, a me sinceramente non ha fato impazzire e sfido chiunque ad avvicinarlo anche lontanamente alle vette artistiche e (soprattutto) umane dell’immenso Charlie Chaplin.

La cosa più interessante ed oggettivamente stupefacente sono tutte le acrobazie compiute dallo stesso Keaton; una serie di pericolosissimi numeri che però, essendo tra l’altro concentrati tutti in sequenza verso la fine, non elevano il resto film, ma ne fanno solo rimpiangere meno la visione.

Quello che manca veramente è il senso di quanto il cinema sia qualcosa di più che un semplice divertimento e la cosa appare ancora più paradossale se si prende atto dell’incredibile inventiva tecnica dimostrata da Keaton che buca letteralmente lo schermo con degli effetti speciali innovativi per l’epoca.

L’impressione è che quelli che lo elogiano come uno dei migliori film mai realizzati siano dei sognatori liberali del cazzo a cui andrebbe data una sonora ripassata di pragmatico socialismo.

PS: il titolo italiano fa riferimento ad un dettaglio marginale della storia e sarebbe stato molto meglio lasciarlo com’era nelle intenzioni iniziali, ovvero Calma signori miei.

VOTO:
3 divanetti

La palla nº 13 (1924) voto

Titolo originale: Sherlock Jr.
Regia: Buster Keaton
Anno: 1924
Durata: 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/2XfknAW

Phantom Ship (1935) [Full Movie]

The Mystery of the Mary Celeste is a 1935 British mystery film directed by Denison Clift and starring Béla Lugosi, Shirley Grey and Arthur Margetson. It is one of the early films from Hammer Film Productions.
It is based on the story of the Mary Celeste, a sailing ship that was found adrift and deserted in the Atlantic Ocean in 1872, and is an imagined explanation of the disappearance of the crew and passengers.
The version released in the United States, under the title Phantom Ship, is about 18 minutes shorter than the original. It is believed that only the shortened version now survives.

This movie is in public domain.
Buy it here: https://amzn.to/3DAv8NM

Phantom Ship (1935)

La Mary Celeste è una di quelle navi fantasma entrate nella leggenda.

Ritrovata il 4 dicembre 1872 al largo delle Azzorre senza equipaggio e senza una concreta spiegazione del perché vagasse da 9 giorni sola soletta nel mar Atlantico, questa barca dei misteri è stata al centro delle più svariate teorie: mostri, pirati, gorghi marini, alieni, esplosivi, muffe, droghe sono solo alcuni dei possibili candidati al titolo di assassino, ma nessuno di questi ha al suo arco la prova schiacciante tale da far desistere i cospiratori della domenica.

Questo film narra le vicende precedenti il famoso ritrovamento, ovvero s’inventa una sua personalissima quanto banale motivazione alla scomparsa dell’equipaggio.

Phantom Ship (1935)

Filmetto corto e mal posto che mi sono deciso a vedere dopo che il link ad esso riposava sulla mia barra preferiti da almeno 6 mesi.

Ne è valsa la pena?
Ovviamente no, ma quello che mi rinfranca il cuore è che nessuno è a conoscenza di questa cacatella di film; è caduto nel dimenticatoio come l’equipaggio della Mary Celeste.

VOTO:
2 mostri

Phantom Ship (1935) voto

Titolo originale: The Mystery of the Mary Celeste
Regia: Denison Clift
Anno: 1935
Durata: 1 ora e 20 minuti
Compralo: https://amzn.to/3DAv8NM

Dune (2021)

In un non meglio precisato futuro spaziale, la razza umana si è espansa a macchia d’olio per la galassia grazie ad una spezia chiamata melange che si trova solo sul pianeta Arrakis, altrimenti conosciuto come Dune.

A governare questo cencioso globo desertico, l’imperatore galattico ha piazzato da parecchi anni l’orribile casata degli Harkonnen che, con pugno di ferro e panza da lottatore di sumo, opprimono la popolazione locale dei Fremen, beduini drogati persi della super-spezia che ha donato loro lunga vita, occhi chiari e altri non meglio precisati poteri speciali.

Siccome però la casata degli Atreides, altra famiglia di vassalli spaziali, sta crescendo d’importanza e l’imperatore comincia a temerli, questi elabora un piano talmente convoluto e idiota che ci si chiede se l’imperatore non sia un cerebroleso.

Eccolo:
1- togliere il ricchissimo controllo di Arrakis agli Harkonnen.
2- darlo agli Atreides.
3- far partire la reggenza Atreides con particolare svantaggio fornendo loro mezzi pesanti antiquati e scassati.
4- farli quindi capitolare.
5- invaderli con la guardia imperiale.

Insomma, in altre parole: invece di schiacciare gli Atreides sul loro pianeta originale, l’imperatore li promuove e li fa spostare su un altro pianeta (col rischio di un successo) per poi schiacciarli comunque.

Io dico boh.

Dune (2021)

Seconda trasposizione cinematografica, dopo il grande flop di Lynch, e migliore adattamento dell’omonimo e famoso libro degli anni ’60 di Frank Herbert.

Sul versante prettamente cinematografico c’è poco da lamentarsi: gli enormi paesaggi si schiaffano con leggerezza inaudita in faccia allo spettatore seduto come uno scolaretto al cinema; le interpretazioni, anche se non eccezionali visto che sono anche giocate tutte sulla sottrazione, fanno il loro dovere; e .

Di contro abbiamo Oscar Isaac che alita come un deficiente sperando invano che il reparto effetti speciali faccia il suo magico lavoro di copertura e un generale senso di spaesamento narrativo, non tanto per la storia in sé che non è poi così complicata, quanto per uno scollamento tra la mia attenzione e il resto del mondo mentre mi sono trovato a vagare con la mente in pericolosissime quanto eccitanti visioni di furore e morte generalizzata a scapito dei più inermi e teneri esseri del mondo, i repubblicani.

Da vedere, probabilmente, così dicono.

VOTO:
3 scolaretti e mezzo

Dune (2021) voto

Titolo giapponese: デューン 砂の惑星
Regia: Denis Villeneuve
Anno: 2021
Durata: 155 minuti
Compralo: https://amzn.to/3iiMma9

John e la musica per gli alieni (2020)

John Shepherd è un americano di tarda età che ha avuto i suoi 15 minuti di fama negli anni settanta quando ha pian piano costruito una stazione radio ricetrasmittente da 60000 volts nella casa dei nonni nella speranza di entrare in contatto con gli extraterrestri.

Project STRAT (Special Telemetry Research And Tracking), questo il nome del suo eccentrico e costoso progetto, ha occupato tutta la sua giovinezza fino a quando, finiti i soldi dei nonni, John ha trovato altro su cui fissare la sua autistica attenzione.

John e la musica per gli alieni (2020)

Un cortometraggio veramente bello nella sua semplicità.

Senza rovinare la piccola sorpresa finale che quasi cambia il parere che il pubblico può essersi fatto sull’americano in questione, si può tranquillamente dire che il regista ha scelta una strada coraggiosa e non per questo meno fruttuosa del solito film su gente strana da osservare dal vetro di uno zoo, concentrando lo sforzo narrativo sulla costruzione di un profilo umano così distante da molti eppure così vicino al cuore.

VOTO:
4 kinder sorpresa

John e la musica per gli alieni (2020) voto

Titolo originale: John Was Trying to Contact Aliens
Regia: Matthew Killip
Anno: 2020
Durata: 16 minuti

Baby Driver – Il genio della fuga (2017)

Un ragazzetto con l’acufene tenta di coprire questo suo disturbo uditivo pompando musica a tutto volume dentro i padiglioni auricolari mentre sfreccia a tutto gas dentro una Detroit senza puttane cocainomani, quindi triste.

A ravvivare l’atmosfera da cinema di provincia ci pensa un mongoloide travestito da pupazzo mongoloide con l’atteggiamento di chi non si rende conto d’essere un mongoloide.
Mongoloide, figliolo. Mongoloide. Mongoloide.
Mi piace l’odore del mongoloide di mattina. Una volta, una collina, la bombardammo per dodici ore e finita l’azione andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di mongoloide. Ma quell’odore… si sentiva quell’odore di mongoloide. Tutta la collina… odorava di… di mongoloide.

Questo mongoloide vestito di rosso, perché vogliamo far vedere che abbiamo studiato teoria dei colori anche quando in realtà non ci abbiamo capito un cazzo, sarà talmente una spina nei coglioni di protagonista e pubblico che finirà infilzato come uno spiedino in un contrappasso meritato ma insufficiente a ripagare i danni di guerra alle vittime della visioni di film dai quali ci si aspetta molto e che invece risultano così così.

Muore anche altra gente, ma non abbastanza.

Baby Driver - Il genio della fuga (2017)

Che dire…

da Edgar Wright mi aspettavo qualcosa di più, considerando la sua maestria nel girare in maniera maestra quei generi triti e ritriti, tipo i criminali che vanno in macchina veloci veloci.

Non è brutto, per carità; ci sono scene carine, qualche battuta azzeccata, protagonisti odiosi ma non da impiccare in pubblica piazza, una colonna sonora bella anche se io non ci capisco un cazzo di musica, ma per la madonna impestata lurida: che due coglioni.

Lino Banfi alla gogna.

VOTO:
2 macchine veloci veloci

Baby Driver - Il genio della fuga (2017) voto

Titolo originale: Baby Driver
Regia: Edgar Wright
Anno: 2017
Durata: 113 minuti
Compralo: https://amzn.to/3k5NMF5

Chaplin (1992)

Charlie Chaplin ripercorre assieme all’editore della sua auto-biografia alcuni episodi fondamentali della sua intensa ed inaspettata vita.

Dall’infanzia negata a causa della povertà impostagli da uno stato classista, all’adolescenza laboriosa senza amore, fino all’immenso successo in terra americana dove non riuscirà mai a sentirsi pienamente appagato nel suo cuore infranto da mille pugnalate.

Tanti nemici, tante mogli, molto onore.

Chaplin (1992)

Lunghissimo biopic dallo stesso regista di Gandhi che l’anno dopo andrà incredibilmente ad interpretare John Hammond in Jurassic Park.

Il film, ampiamente basato sull’interessante autobiografia di Charlie Chaplin che lessi tanti anni fa, riesce nella titanica impresa di condensare un’intera vita dentro due ore e mezza di pellicola, mettendo in risalto alcuni frangenti fondamentali nella vita del creatore del Charlot “vagabondo”.

Un must per i cinefili, foss’anche solo per sbirciare nei dietro le quinte di vecchi capolavori del cinema muto; un buon film per tutti gli altri.

VOTO:
4 John Hammond

Chaplin (1992) voto

Titolo italiano completo: Charlot – Chaplin
Regia: Richard Attenborough
Anno: 1992
Durata: 143 minuti
Compralo: https://amzn.to/2Sajzdy

Leonardo: 1° stagione (2021)

Leonardo da Vinci, famoso e geniale artista italico del quindicesimo secolo, aveva la sfortuna di capitare involontariamente col cazzo dentro una serie di culi adolescenziali; e questo fu la sua più grande rovina.

Ovviamente dopo le donne sterili.
Maledette infime stregacce.

Leonardo: 1° stagione (2021)

Ricomposizione fantasiosa della vita di Leonardo che, in barba alla realtà storica, lo rende geniale per un motivo apparentemente banale, ma invece assolutamente azzeccato: non j’annava de lavora’.

Ma proprio che lui ha passato la vita intera a trovare il modo di fare i soldi col minimo sforzo e dedicare poi la maggior parte del tempo e del suo ingegno allo studio dei cazzi suoi, letteralmente e metaforicamente.

Leonardo, eroe egoista della classe borghese che si ribella allo status quo.

VOTO:
2 ribelli e mezzo

Leonardo: 1° stagione (2021) voto

Titolo indiano: liyonaardo
Ideatori: Frank Spotnitz, Steve Thompson
Stagione: prima
Anno: 2021
Durata: 8 puntate da 52 minuti

Café Funiculi Funicula (2018)

La famiglia Tokita gestisce un caffè con una sedia molto particolare: a chiunque, accomodandovisi, le venga servita una tazza di brodaglia sporca chiamata caffè dagli orribili proprietari del locale viene concesso un viaggio temporale e poter così incontrare una persona a cui magari non ha potuto dire o chiedere una cosa di cui poi si è pentito per il resto della sua vita.

Le regole di questa magia sono poche, ma ferree: la persona da incontrare deve aver frequentato il locale, perché il viaggio avviene all’interno di quelle 4 mura; qualunque cosa si faccia non cambierà gli eventi futuri; il viaggio durerà solo il tempo che la brodaglia si raffreddi e, se non la si beve prima che ciò accada, si rimarrà intrappolati per sempre in una realtà parallela sotto forma di fantasmi (che però pisciano).

Café Funiculi Funicula (2018)

Romantico dramma giapponese tutto giocato sui colori pastello e sulle emozioni pastose tanto cari alle donne non sposate.

Ci si trova davanti ad un’opera ben servita, indubbiamente intrattenente e che strappa più di un sorriso lungo la passeggiata narrativa, ma non è un capolavoro.

Se siete alla ricerca di un cerchiobottismo popolare che non fa male ad una mosca nel suo essere comunque un buon prodotto, avete fatto centro; altrimenti prendete un bel mestolo di legno, spezzatelo a metà e trafiggetevi il cuore per provare emozioni mai viste prima.

VOTO:
3 mestoli

Café Funiculi Funicula (2018) voto

Titolo originale: コーヒーが冷めないうちに – Kohi ga Samenai Uchi Ni
Regia: Ayuko Tsukahara
Anno: 2018
Durata: 117 minuti
Compralo: https://amzn.to/3cPNui6

Little Nights, Little Love (2019)

Parecchie vicende umane s’intrecciano in due momenti temporali, il 2009 e il 2019, mentre il mondo se ne strafotte il cazzo.

Filmetto tratto da una serie di brevi storie che, non riuscendo a fonderle in un unicum potente e avvincente, finisce per annoiare un pochino.

L’unica nota di colore è sapere che l’attore che interpreta il protagonista Sato è morto suicida nel 2020 impiccandosi nell’armadio di casa.
Tipo David Carradine che è finito con una corda al collo legata all’asta dell’armadio di un hotel di Bangkok, morendo soffocato mentre si masturbava furiosamente.

VOTO:
2 armadi e mezzo

Little Nights, Little Love (2019) voto

Titolo originale: Eine Kleine Nachtmusik – アイネクライネナハトムジーク
Regia: Rikiya Imaizumi
Anno: 2019
Durata: 119 minuti

Pigtails (2015)

C’è una ragazza che vive un’esistenza misteriosa lontano da tutto e tutti.
Un’esistenza piena di fantasiose manifestazioni della sua fervida immaginazione e di quella magica polverina di cui la ragazza fa abbondante uso.

Ma un bel giorno il mondo esterno, tenuto a bada da alte mura sormontate da una moltitudine d’immondizia, fa capolino capoletto con due cose: un palloncino rosso sangue e un ragazzo particolarmente in calore.

Cortometraggio animato a tinte pastello che se non sbaglio piglia qualcosa della trama di Never let me go, libro che io ho perso assieme al mio zainetto dentro un rickshaw di Mumbai un giorno piovoso di un ottobre di parecchi anni fa, e che piacerà molto al pubblico generalista.

Non imprescindibile.

VOTO:
3 rickshaw e mezzo

Pigtails (2015) voto

Titolo originale: みつあみの神様 – Mitsuami no kamisama
Regia: Yoshimi Itazu
Anno: 2015
Durata: 29 minuti

Kick-Heart (2013)

La folle storia d’amore tra i lottatori professionisti Romeo e Juliet, in arte “M l’uomo mascherato” e “Lady S”, è tanto potente quanto devastante, come la nostra benemerita eroina.

Simpaticissimo e frenetico cortometraggio psichedelico che da una parte cita L’uomo tigre, con la sua storia del wrestler che aiuta l’orfanotrofio dei poveracci, e dall’altra porta fin sulla Luna un’animazione alla Yellow Submarine.

VOTO:
4 uomini mascarati

Kick-Heart (2013) voto

Titolo originale: キックハート
Regia: Masaaki Yuasa
Anno: 2013
Durata: 12 minuti