Old (2021)

Una famiglia di teste di minchia, sia i genitori che i figli, vogliono passare l’ultima vacanza assieme prima del divorzio dei due stronzi più grandi e scelgono un ricco resort su un’isola tropicale sfruttando un coupon della farmacia di 10 euro.

Questa cifra, del tutto ragguardevole e consona all’anima de li mortacci tua, sarà la loro rovina perché si ritroveranno assieme ad altri malcapitati turisti su una spiaggetta tanto incantevole quanto maledetta che li farà invecchiare più o meno alla velocità con cui ti alzerai dal divano per pronunziare una bella bestemmia in aramaico.

Old (2021)

L’insostenibile leggerezza dell’essere multiforme chiamato gesucristo non riesce minimamente a farmi comprendere il motivo di un film che, partendo da un’idea buona (ma che non è frutto del “genio” di Manoj, bensì di una grafic novel zozzetta secondo i puritani americani), finisce per approdare sul lido di Venezia durante lo scarico delle acque reflue di 20 navi da crociera.

Loro scaricano e tu bevi e ribevi la merda di migliaia di liberali che si sono liberati dei loro scarti organici in bocca tua.
Bravo proletario, bravo così che un giorno anche tu potrai scalare la scala mobile sociale… solo che la scala l’hai presa al contrario e sempre al tuo posto di proletario rimarrai.

Film bambinesco e finale-stoccata alle multinazionali che fa ride stocazzo per le incongruenze narrative e il semplicismo spiccio con cui (non) è stata costruita la storia.

VOTO:
2 navi da crociera e mezza

Old (2021) voto

Titolo alternativo: Decrepit
Regia: M. Night Shyamalan
Durata: 1 ora e 48 minuti
Compralo: https://amzn.to/3cgn0tW

In compagnia dei lupi (1984)

Una ragazza pubescente si rigira tutta sudata nel letto, angosciata com’è da una serie di sogni morbosi al cui centro gira ovviamente la paura del cazzo.

Nonne che raccontano storie, pentoloni in cui gettare teste mozzate, donne bel culo, nobiluomini col monociglio, ragazzi sdentati ma con la lingua facile, genitori che scopano davanti ai figli… e poi lupi, tanti ma tanti lupi.

Questo ed altro racchiude uno dei film che da piccolo mi piaceva molto vedere, non capendo tutta la carica di sesso e morte che si portava appresso.

In compagnia dei lupi (1984)

Costruito come storia nella storia di una storia che non c’è, In compagnia dei lupi è un’opera di difficile categorizzazione perché non è propriamente un film dell’orrore, ma non è neanche un classico dramma.

Sviluppato come viaggio onirico di una ragazza che scopre la sua sessualità e come fare a gomitate in un mondo dominato dai maschi, The Company of the Wolves è anche un grido di libertà dalle flaccide catene perbeniste della società liberal-borghese, esemplare in questo la risoluzione dell’ultima storia che fa eco ai viaggi ribelli della figlia di Carlo Calenda.

Girato come fosse una piece teatrale senza pubblico, questa pellicola è infine una moneta a due facce: interessantissima e molto noiosa.
E quindi va vista col giusto animo.

VOTO:
3 monete

In compagnia dei lupi (1984) voto

Titolo originale: The Company of the wolves
Regia: Neil Jordan
Durata: 1 ora e 35 minuti
Compralo: https://amzn.to/3w87J5d

No Time to Die (2021)

James Bond vive in Jamaica la sua tranquilla di vita da pensionato sulle spalle dei contribuenti britannici facendosi fare numerosi limoncelli dalle senorite locali in cambio di due spicci lanciati con forza sui loro denti cariati, lo stronzo.

Ma siccome c’è uno che intende uccidere mezzo mondo perché ha subito un trauma da bambino, James torna in servizio giusto il tempo di slacciarsi i pantaloni e srotolare la sua biscia d’acqua sulla gonna della regina fermando così il piano diabolico del demente di cui sopra e allo stesso tempo vincere le elezioni di Cinisello Balsamo.

No Time to Die (2021)

Daniel Craig esce dal pensionamento perché l’ultimo capitolo della spia inglese è stato un po’ blastato dalla critica (non so perché) e quindi si è pensato bene di rimacinare la carne vecchia mischiandola a spezie allucinogene sperando in un bel polpettone.

E purtroppo l’unico polpettone uscito fuori è il cazzo di Daniel che, nonostante alcune cicatrici e una piccola deviazione a destra, rimane il polpettone più appetibile tra i vari Bond, sicuramente più grande di quello di Roger Moore, ma non grande abbastanza da oscurare il Sole e la Luna e le stelle tutte.

VOTO:
2 lune e mezza

No Time to Die (2021) voto

Titolo di lavorazione: Bond 25
Regia: Cary Joji Fukunaga
Durata: 2 ore e 43 minuti
Compralo: https://amzn.to/3owprek

Everything Everywhere All at Once (2021)

Una signora d’origini cinesi gestisce una lavanderia scassata assieme al suo pavido marito col marsupio bene in vista ignorando completamente l’imminente disastro che le sta per capitare a causa di una sua versione scienziato in un universo parallelo dove è riuscita a mettere in contatto universi diversi, con effetti disastrosi.

Mentre tenta di salvare la lavanderia dall’ufficio delle tasse, la signora dovrà anche salvare la famiglia, il mondo e tutto quanto il possibile e l’impossibile dal potente e misterioso Jobu Tupaki.

Everything Everywhere All at Once (2021)

Straordinario film che gestisce in maniera più adulta e anche più divertente la questione del multiverso rispetto a quello che la parola multiverso ce l’ha nel titolo: Doctor Strange nel multiverso della follia.

Caleidoscopico e cangiante come pochi, triviale e scatenato come molti, Everything Everywhere All at Once è un film di cristo che riesce a trascinarti per i capelli lungo le sue 2 ore e rotte sparpagliate come coriandoli sulla tela più stropicciata che ci possa essere senza farti sentire stanco o disinteressato nei confronti di una storia che non è originalissima (anche se concepita prima di Rick e Morty), ma è comunque gestita in maniera molto personale dai due Daniel registi.

Consigliatissimo, anche se non è un capolavoro.

VOTO:
4 cristo

Everything Everywhere All at Once (2021) voto

Titolo di lavorazione: A Woman tries to do her Taxes
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert
Durata: 2 ore e 19 minuti
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Birdemic (2010)

Rod è un ragazzo con le idee chiare: lavorare il meno possibile per una compagnia high-tech e poi fuggire col malloppo una volta che la stessa verrà venduta ad uno dei pochi monopoli oligarchici su chi si regge lo strapotere americano.

Sticazzi se i lavoratori verranno licenziati per “ridondanza”, sticazzi se l’innovazione che l’azienda apportava verrà cancellata dal gigante compratore, sticazzi se si tratta di pure manovre speculative che non si basano su un’economia reale e quindi non producono vera ricchezza nel tessuto sociale.
L’importante qui è  usare la macchina ibrida, sennò l’ambiente va a farsi fottere.

Birdemic (2010)

Incredibile filmetto di serie Z che il regista ha finanziato col suo lavoro vero (quale sarà?), non ottenendo i permessi dovuti e sottopagando attori e squadra. Insomma, un capolavoro.

Potrei parlare degli orrendi effetti speciali usciti direttamente da powerpoint o le legnose interpretazioni, ma quello che mi è saltato all’occhio invece è la connessione con Max Landis, figlio di John, il regista di Un lupo mannaro americano a Londra.

Si dà il caso infatti che la giovane modella protagonista del film sia stata in passato sentimentalmente legata al giovane sceneggiatore e che, sull’onda del #meeToo, se ne sia uscita nel 2019 con un tweet nel quale riportava di vessazioni orrende e inumane subite per sua mano.

E non è l’unica: le vittime uscite allo scoperto sono almeno 8 e tutte hanno raccontato di come Max sia un pezzo di merda che si diverte nel controllare le sue prede sessuali, si ecciti nel vederle soffrire e sia in generale un maniaco sessuale con una predilezione per la violenza e l’umiliazione.

Ma perché dargli contro?
Lo sappiamo tutti che un uomo di successo si misura non con le dimensione del suo cazzo, ma con la veemenza di come agita il suo batacchio sulla scrivania del potere, diminuendo i salari e tagliandosi le tasse che verrebbero usate per migliorare la società.
Gli stronzi pensano che chi ha di più dovrebbe dare di più, ma sono dei poveri illusi; perché chi ha di più te lo ficcherà più in fondo e tu sorriderai tra le lacrime, servo del sistema.

VOTO:
1 del sistema

Birdemic (2010) voto

Titolo completo: Birdemic: Shock and Terror
Regia: James Nguyen
Durata: 1 ora e 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/3OLiZLk

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1 (2010)

La storia procede a salti e bocconi con Ron geloso fracico di Hermignottona che fa una pomiciata spaventosa con Harry, Hermignottona che legge favole per bambini mentre sono in missione per conto di dio e Harry che decide di scavare una fossa comune nella quale gettare i corpi smembrati delle sue vittime sessuali concimando il terreno circostante con abbondante sterco di bufalo d’acqua. Bufalo d’acqua che avrebbe donato spontaneamente il suo letame a condizione che i tre amici avessero fatto a turno nell’esplorare una cava di pietra nelle vicinanze.

Storia confusionaria?
Ma non diciamo sciocchezze: Voldemort è un grande, anche se si chiama Tom.

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010)

Ultimo capitolo spezzato in due parti; piacevole come cazzo spezzato in tuo culo.

– Nagini –

Chiara operazione commerciale di allungamento del brodo narrativo a discapito dell’interesse del pubblico che, anche se lo vedesse una, cento, mille volte Nassirya, continuerebbe a dimenticarsi di che cazzo parla questo film.

Un serpente si finge vecchia per riscuotere la pensione dell’INPS, muore un elfo in un mondo dove la magia può curare le ferite mortali, avviene la moltiplicazione dei pani e degli Harry Potter con l’effetto della divisione della mia anima al mercato del pesce; insomma, non c’è nulla di cui andare fieri e, quindi, vi punisco.

VOTO:
2 vecchie

Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 1
Regia: David Yates
Durata: 2 ore e 26 minuti
Compralo: https://amzn.to/3xC0ouq

Harry Potter e il principe mezzosangue (2009)

Harry trova un libro appartenuto al principe mezzosangue che gli permette, a differenza di tutti gli altri studenti che seguono alla lettera il testo scolastico pieno di errori, di superare brillantemente il corso di erbologia.

Draco Malfoy, livido di rabbia perché il padre è al gabbio come un cane pulcioso e fetente, architetta piani su piani per metterlo in culo al protagonista della storia invece di pensare a metterlo nel culo all’incredibile sequela di studentesse fregne che stanno raggiungendo la piena maturità sessuale in una scuola il cui maggior divertimento è mangiare caramelle al cerume.

Ron col cazzo roscio poi andrebbe di lusso, potendo copulare anche durante il periodo mestruale senza colpo ferire, e invece insiste a fare da sposina vergine ad Harry palo di frassino nel culo Potter.

In questo clima da operetta, Voldemort sembra l’unico con le idee ben chiare: comandare e fottere, con un accento grave sulla prima piuttosto che sulla seconda.

Harry Potter e il principe mezzosangue (2009)

Grande è la confusione sotto il cielo, disse Mao Zedong.
Grande è la confusione in questo film, dico io.

No, sul serio: anche considerando che mi sto vedendo le versioni estese fan-edit della saga per “apprezzare al meglio” questi film per ragazzini, io ci capisco sempre di meno mano a mano che procedo con la sequenza e mi ricordo di come ebbi la stessa sensazione la prima volta che mi approcciai alla saga tipo 20 anni fa.

Il tempo non cura le cose, le fa dimenticare, e io mi ero dimenticato che Harry Potter è una parabola discendente, come il tuo cazzo dopo che hai eiaculato sul culo del tuo giovane amante.

VOTO:
3 giovani amanti

Harry Potter e il principe mezzosangue (2009) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Regia: David Yates
Durata: 2 ore e 33 minuti
Compralo: https://amzn.to/3zOnd0O

Harry Potter e il calice di fuoco (2005)

Grande festa alla corte di Hogwarts, c’è nella scuola della fregna in più, stereotipi novecenteschi ed emozioni adolescenziali, Harry ti chiamerai tu.

Ebbene sì, la pubertà comincia a bussare forte alle palle degli studenti mentre le fiche delle studentesse hanno cominciato a versare sangue l’estate scorsa; se a questo aggiungiamo l’innata perversione della Rowling nel ricreare su carta gli abusi da lei stessa subita, ecco che allora il livello di coinvolgimento delle mie gonadi si riduce al 2 per cento.

C’è un morto, anzi due.

Harry Potter e il calice di fuoco (2005)

Progressiva scarnificazione in favore di telecamera della gioiosa pubescenza di quattro scalmanati e prodotto che non è né carne e né pesce.

Se da un alto infatti possiamo apprezzare l’accompagnamento emotivo dello spettatore/lettore lungo la sua  crescita, dall’altro qui c’è forse un passo indietro rispetto al capitolo precedente che faceva invece un passo avanti per fare da apripista allo sviluppo in fieri del ragazzo/a; Harry Potter e la tazza di fuoco invece si posiziona esattamente al fianco del suo pubblico di riferimento e non è così che si sprona alla crescita.

VOTO:
3 ragazzi che devono ancora crescere

Harry Potter e il calice di fuoco (2005) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Goblet of Fire
Regia: Mike Newell
Durata: 2 ore e 37 minuti
Compralo: https://amzn.to/3OjRjNt

Fateful Findings (2013)

Dylan, oltre ad avere il culo depilato, è uno scrittore di successo che, invece di completare il suo secondo capolavoro (visto il genio che è), si dedica anima e corpo ad hackerare il mondo intero per svelare corruzione e ruberia ad ogni livello della società civile.

Purtroppo questo porta la moglie a drogarsi con le pillole pescate letteralmente dalla tazza del cesso di Neil Breen e Neil Breen nei panni di Dylan lo scrittore hacker non riesce a fare di meglio che farsi investire da una mignotta con le scarpe di una spogliarellista di Minneapolis divenendo sensitivo traendo forza da una pietra comprata per 5 dollari dall’erborista.

Montaggio concettuale, scene senza senso e una buona dose di omaggi a robe insospettabili tipo David Lynch elevano questo film di merda al rango di “bello perché brutto”.

Fateful Findings (2013)

Considerato oramai un cult movie, Fateful Findings è anche e soprattuto l’estroflessione della mente contorta di un uomo ridicolo.

Tralasciando le facili critiche alla qualità tecnica e ad un generale senso da filmino scolastico, quello che impressiona maggiormente è l’incomprensibilità di molte scelte. Perché saltare da una scena all’altra senza una risposta ad una domanda posta precedentemente? Perché aggiungere una miriade di linee narrative quando non se ne comprende neanche una? Perché gli elementi cripto-magici? Perché quegli interminabili secondi tra un dialogo e l’altro? Perché perché perché…

Non lo sapremo mai e va bene così.
I film di Mr Bean Breen vanno vissuti come un clistere una domenica d’agosto: tanto sudore freddo e una svirgolata di rassegnazione.

VOTO:
2 Mr Bean

Fateful Findings (2013) voto

Titolo: Fateful Findings
Regia: Neil Breen
Durata: 1 ora e 40 minuti

Tiger King (2020)

Siccome il nome Joseph Schreibvogel era troppo difficile da pronunciare, il protagonista di questa stramba serie se l’è prima cambiato in Joe Exotic e poi, in un macabro rituale cannibalesco si è appropriato del cognome dei suoi mariti divenendo Joseph Allen Maldonado-Passage.

Ma a noi che ce ne frega?
E avete ragione: come cazzo faccio a darvi torto quando il mondo va a rotoli e l’unica preoccupazione di Matteo Renzi è vendere il suo libro scritto in un italiano da ragazzo di seconda liceo?

Mettiamola così, se vi sentite soli e rassegnati all’inevitabile fine, regalatevi una buona dose di risate guardando questa breve e non stupida serie incentrata su degli strambi personaggi alle prese con felini di grandi dimensioni che tentano di mascherare una profonda inadeguatezza alla vita con cazzi felini di grandi dimensioni.

VOTO:
3 cervellini di grandi dimensioni e mezzo

Tiger King (2020) voto

Titolo esteso: Tiger King: Murder, Mayhem and Madness
Regia: Eric Goode, Rebecca Chaiklin
Durata: 7 episodi da 45 minuti

Una donna in carriera (1988)

Soprusi, egoismo, ladrocini, rampantismo, tradimenti, menefreghismo e tonnellate di cocaina.
No, non sto parlando del Governo Draghi, ma dei famigerati anni ’80.

E in questi anni di capitalismo sfrenato senza le redini del socialismo a togliergli la coca da sotto al naso, i fottuti liberali (a cui tanti personaggetti fanno riferimento, tipo quel Beppe Severgnini che pare sia stato pagato dal governo inglese per creare scompiglio sociale e odio dei popoli con l’artefizio delle fake news) si bevevano Wall Street con una scorza di proletariato come non ci fosse un domani mentre la nostra povera Tess McGill faceva la segretaria di donna top manager mangia cazzi doppiogiochista.

…e allora perché non mettere in pratica un po’ del comportamento sleale delle classi dirigenti così da fare anche lei la scalata?
Incontri fortuiti, fidanzati fottuti ed ecco che l’occasione di una vita sembra alle porte…

Ma il mostro mangiacazzi è pronto a riprendersi l’osso di buco di culo frocione paperone.

Una donna in carriera (1988)

Commedia-dramma-film per donne che vogliono farcela nella vita in un mondo dominato da maschi liberali; e alla fine io non sono sicuro mi sia piaciuto.

Belle le interpretazioni di Harrison Ford col ciucciotto in bocca e Melanie Griffith sotto botta di cocaina, ma la morale della favola qui è sì farcela con le proprie gambe, e va bene ok buon insegnamento per le donne vessate dai dirigenti maschilisti, ma perché per dire che le donne hanno diritto ad un posto in società si deve glorificare un sistema malsano come quello liberale?

Qui la catarsi sembra essere che la manager Tess sarà meno stronza e più sincera con la sua segretaria di quanto lo sia stata la sua manager quando a sedere dall’altra parte del tavolo c’era lei, ma questo è semplicemente un abominio.
Un po’ come quelli che sono felici perché ora ci sono le donne nell’esercito; l’esercito che uccide uomini, donne, bambini, cani, vecchi e calpesta i diritti di tutti gli altri per pacificare la pancina sempre brontolona di capitalisti sociopatici che siedono ai posti di comando.

Fanculo Wall Street, fanculo l’esercito e soprattutto fanculo i giornalisti pagati dal governo inglese per creare scompiglio sociale e odio dei popoli con l’artefizio delle fake news.

VOTO:
3 vecchi

Una donna in carriera (1988) voto

Titolo originale: Working Girl
Regia: Mike Nichols
Durata: 1 ora e 53 minuti
Compralo: https://amzn.to/3MpIilc

Downsizing – Vivere alla grande (2017)

Il mondo va a bottane e uno dei motivi principali è la crescita esponenziale della popolazione mondiale che sembra non avere né fine né senso.

Per tentare il colpaccio che tragga tutti dall’impiccio, uno scienziato norvegese studia e scopre il modo di miniaturizzare gli organismi viventi così da ridurre sostanzialmente l’impatto del genere umano sul pianeta Terra e comprensibilmente la tecnologia va mainstream in poco tempo, aprendo nuove frontiere al capitalismo (un nuovo mercato micro-immobiliare) e alla repressione politica (miniaturizzazione di persone sgradite).

In questo piccolo turbinio s’inserisce Paul Safranek che, impressionato come un ragazzino dalla scoperta scientifica, comincia a sognare una via di fuga dalla sua triste realtà di mediocre consumatore dal buon cuore e, passato qualche anno e qualche delusione economica, si decide a discutere il grande (si fa per dire) passo assieme a sua moglie Audrey.

Tutto sembra promettere bene: i loro miseri averi, convertiti nell’economica del micro-mondo equivarrebbero a più di 12 milioni di dollari, abbastanza per smettere di lavorare e vivere bene il resto dei loro giorni…
ma siccome la vita è puttana e Paul non ha soldi per pagarla o un coltello per sventrarla, ecco che la moglie cambia idea all’ultimo minuto e lui si ritrova miniaturizzato e divorziato, perdendo anche gran parte del denaro necessario a permettergli la bella vita, e quindi gira che ti rigira Paul finisce a lavorare al call center di Leisureland.

Coddio e sviluppi inaspettati a seguire.

Downsizing - Vivere alla grande (2017)

Piccola commedia dal grande budget (non ce la faccio a smettere con i doppi sensi da due soldi) e trionfante flop al botteghino per un autore che io ebbi l’audacia di conoscere sul grande schermo con Sideways; un’esperienza che mi lasciò con l’amarissimo in bocca per il qualunquismo dozzinale che sciorinava ogni 15 minuti, ma mi prometto di rivederlo e recensirlo che magari nel frattempo ho cambiato idea.

Qui invece, a mio modesto parere, riesce meglio il pericoloso mix tra leggerezza di modi e profondità d’argomenti e, nonostante alcuni frangenti un po’ stanchi, certi personaggi un po’ sopra fuori le righe e un cerchio narrativo non proprio completo, devo ammettere che di pane per bocche asciutte di contenuti ce n’è.

L’inutilità della fuga dalla propria realtà e la necessità dello sguardo introspettivo per ritrovare la capacità di soffermarsi sulle piccole meravigliose cose che ci circondano per poi vivere una vita che abbia non solo un senso, ma che sia anche utile ai nostri fratelli e sorelle che ci circondano, sono quelle cose anche banali in un certo senso, ma inevitabilmente vere come le pietre che ci portiamo nel cuore.

Consigliato, nonostante le imperfezioni.

VOTO:
3 pietre e mezzo

Downsizing - Vivere alla grande (2017) voto

Titolo: Downsizing
Regia: Alexander Payne
Durata: 2 ore e 15 minuti
Compralo: https://amzn.to/3j3FbTp