Arsenico e vecchi merletti (1944)

Nel quartiere di Brooklyn in New York ci sono i Brewster, una benestante famiglia di squinternati formata da due vecchie sorelle molto simpatiche ed i loro nipoti, oramai quarantenni: il primo, Teddy, pensa d’essere il ventiseiesimo presidente americano Theodore Roosevelt; il secondo, Mortimer, è un inguaribile quanto famoso scapolo che inaspettatamente decide di sposarsi; mentre il terzo, Jonathan, è un pazzo omicida che assomiglia a Boris Karloff per via delle numerose operazioni al volto volte a sfuggire alla polizia.

La sera di Halloween si ritroveranno tutti quanti assieme sotto lo stesso tetto newyorkese per dare vita ad una commedia nera degli equivoci come da miglior tradizione teatrale.

Arsenico e vecchi merletti (1944)
un brindisi alle pannocchie

Simpaticissima vecchia commedia che mia madre ha sempre amato e che, nonostante non riesca a farmi ridere perché sono uno stronzo nichilista, ha certamente dalla sua una scrittura perfetta e delle interpretazioni deliziose.

Tutto giocato tra le quattro mura del salone di casa Brewster (tranne pochissime scene ad arricchire cinematograficamente la pièce teatrale da cui è tratto), Arsenico e vecchi merletti è una commedia di 2 ore che riesce a non pesare sul pubblico perché smonta con cadenza quasi svizzera i possibili gorghi narrativi con gag a ripetizione certamente non rivoluzionarie, ma pur indubbiamente in bolla.

Consigliato se volete fare felici i vostri parenti anziani, prima di dar loro una botta in testa con un tortore per rubare le mutande nei cassetti da rivendere poi al mercatino dell’usato di Testaccio.

VOTO:
4 tortori

Arsenico e vecchi merletti (1944) voto

Titolo: Arsenic and Old Lace
Regia: Frank Capra
Anno: 1944
Durata: 118 minuti
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The Beast – Abissi di paura (1996)

Una tranquilla cittadina costiera americana viene sconvolta dall’arrivo di una creatura marina stronza che comincia a mangiarsi i bagnanti e i pescatori poveri con i pantaloni tenuti da una corda da barbone ottocentesco.

Nel frattempo alcune tempeste ormonali mischiano le carte in tavola di giovani coppie composte da nane, efebofili, uomini banali e donnuomini con mascelle mastinescamente napoletane.

The Beast - Abissi di paura (1996)

Tutto questo vi ricorda quel film di Spielberg degli anni ’70?
Avete ragione, visto che anche questo è tratto da un romanzo di Peter Benchley, lo scrittore di Jaws.

Ma bando alle ciance, vale la pena vedere questo film TV?
Ovviamente no.

Ne dubitavate?
Aspettavate il mio permesso per farvi una sonora cacata lunga 3 ore?

VOTO:
2 tentacoli e mezzo

The Beast - Abissi di paura (1996) voto

Titolo originale: The Beast
Regia: Jeff Bleckner
Anno: 1996
Durata: 2 episodi da 1 ora e mezza circa
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Natale a New York (2006)

Un gruppetto di simpaticissimi figli di puttana italiani passa il natale a New York facendone di cotte e di crude mentre lascia su suolo statunitense preziose risorse economiche che avrebbero potuto invece essere mantenute nel circuito italico se questi avessero deciso di tradire le mogli al Terminillo, come hanno sempre fatto i loro padri fedifraghi.

In particolare:
Camillo Ferri, ex cantante di piano bar che ha attaccato il cappello al chiodo, si mette nei guai ficcandolo dentro la vulva di una sua vecchia amica tettona ciociara; Claudio Ricacci, marito della ciociare tettona, lo sta inzuppando nella strettissima fessa di Elisabetta Canalis, figlia di Camillo Ferri; e Filippo Vessato, nomen omen, lo prende da troppo tempo in culo sia dalla moglie perfettina fica-fredda-tette-mosce che dal primario di chirurgia che gli appiccica le caccole sul bavero e quindi trova la pace dei sensi dentro la vagina di una cheerleader col vizietto del serpente nero.

Gag a non finire.

Natale a New York (2006)
gag

Debutto col botto dopo la separazione cinematografica Boldi-De Sica per un film che ricalca fedelmente, come Indiana Jones sullo scudo del crociato sepolto a Venezia, una trama scontata fondata sul gioco degli equivoci (su tutti, il muscoloso negrone alto due metri che nella doccia confonde il cazzo di Francesco Mandelli per il rubinetto dell’acqua e che quindi gli tira un segone vigoroso mentre il non-giovane cerca disperatamente appiglio sulle maioliche del cesso).

Oltre al mattatore Christian De Sica, in forma smagliante e che canta come Frank Sinatra mentre balla come un transessuale brasiliano, abbiamo Claudio Bisio, Fabio De Luigi, Sabrina Ferilli, Elisabetta Canalis, Francesco Mandelli e Paolo Ruffini.
Tutte persone che finiranno all’inferno degli scorticati a testa in giù.

VOTO:
2 scorticati e mezzo

Natale a New York (2006) voto

Titolo greco: Hristougenna sti Nea Yorki
Regia: Neri Parenti
Anno: 2006
Durata: 111 minuti
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The Core (2003)

Un geologo, un esperto di armi, due piloti aerospaziali, uno scienziato col vizietto e un nero pazzo devono penetrare quella troia del pianeta Terra con una navicella spermatica lunga 100 metri fino a raggiungerne il succulento nucleo per detonare così cariche nucleari sufficienti a rimettere in moto la rotazione magmatica interna fermatasi a causa di un esperimento militare andato storto.

Molti nemici e molto onore fanno da buon contorno al miglior film fascista della storia.

The Core (2003)
brucia, fiamma di Udun

Questo film è la perfetta cerniera tra gli anni ottusi del conservatorismo becero a cui erano invisi raziocinio, donne e neri e gli ottusi anni del progressismo a cui sono invisi raziocinio, donne e neri ma in salsa rafaniello rosso fuori bianco dentro.

Ma voi cosa volete di più dalla vita?
Bombe, detonazioni nucleari, magma, gente che gli parte la capoccia pitun, parrucchini indecenti ed Aaron Eckhart con le mesh.

VOTO:
3 rafanielli

The Core (2003) voto

Titolo portoghese: Detonação
Regia: Jon Amiel
Anno: 2003
Durata: 135 minuti
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Dietro la maschera (1985)

Roy Lee “Rocky” Dennis è stato un ragazzo americano affetto da una rarissima e grave malattia genetica il quale, contro ogni previsione medica, riuscì a vivere 16 anni senza particolari problemi fisici.

In compenso la Leontiasi, questo il nome della malattia che gli deformò gradualmente il volto fino a fargli assumere fattezze leonine (da cui il nome “scientifico”) gli diene non pochi problemi sociali, con compagni di scuola e semplici passanti sempre pronti a deriderlo per il suo aspetto esteriore.

Ciononostante Roy riuscì negli studi e nel crearsi amicizie durature grazie soprattutto ad uno spirito gioioso ed una genuina positività nell’affrontare le tante avversità quotidiane, una positività da far invidia.

Dietro la maschera (1985)

Toccante e romanzata ricostruzione biografica dell’ultimo anno di vita di Roy Dennis e squarcio crudo dentro una realtà che pochi hanno la sfortuna d’affrontare, fortunatamente.

Nonostante un impianto solidamente classico nel suo americanissimo modo di sceneggiare le storie cinematografiche, questa pellicola ha dalla sua delle ottime interpretazioni, dai primari, incolonnati dietro una magnifica Cher e un giovanissimo Eric Stoltz, ai minori, tipo i simpaticamente bizzarri bikers, e soprattutto un modus d’affrontare la problematica che ricalca bene quello di Florence “Rusty” Tullis, madre di Roy, la quale non andò a piangere sotto un crocifisso benedicendo il signore suo, ma fece di necessità virtù insegnando ai suoi due figli (uno narrativamente sacrificato in questa finzione cinematografica) che la vita è un mozzico e va vissuta al suo massimo.

VOTO:
3 mozzichi e mezzo

Dietro la maschera (1985) voto

Titolo originale: Mask
Regia: Peter Bogdanovich
Anno: 1985
Durata: 120 minuti
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Christine: la macchina infernale (1983)

Arnie Cunningham è uno studente liceale molto sfigato che, non avendo mai scopato perché perso nell’imbuto dell’omosessualità latente, si rifugia tra le braccia del suo migliore amico Dennis, un sorprendente figaccio che gioca a football americano e lascia in giro quell’invisibile feromone che attira le femmine. Hai capito Arnie? Le femmine.

Una strana coppia, non c’è che dire, ma non avete ancora sentito il resto: a mettere tizzoni caldi tra le loro terga già infuocate da nottate libidinose d’amore gaio arriva una vettura, come dicono i francesi, del 1957; un veicolo, come dice il codice della strada, rosso fiammante e tutto cromato che si metterà in testa di succhiare linfa vitale dal cazzo di Arnie (già peraltro martoriato a bestia dal suo vorace amico) per continuare a perseguire il suo diabolico piano: diventare direttore del TG2.

Christine - La macchina infernale (1983)
e buonasera gentili telespettatori

Opera meno importante di Carpenter, anche perché realizzata su commissione dopo il malaugurato flop al botteghino dell’immenso The Thing, ma non per questo brutta. Tutt’altro.

Retto da una buona suspense, specialmente nella prima parte, buone interpretazioni ed effetti speciali minimi ma azzeccati, il film intrattiene abbondantemente il pubblico, anche per via di quel messaggio subliminale che viene trasmesso in frequenza bassa a circa due quinti del film se suonato al contrario mentre s’indossa una pelliccia di visone grigio, mi raccomando grigio.

VOTO:
3 visoni e mezzo

Christine: la macchina infernale (1983) voto

Titolo originale: Christine
Regia: John Carpenter
Anno: 1983
Durata: 110 minuti
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Bulli criminali (2017)

La coca e i tubetti pe’ tira’ su, le donne che ciancicano le gomme, gente che deve stare sotto la cappella di altra gente, prostituzione, spaccio anche nelle scuole, estorsione, usura, rapine.

Io stanotte vojo passa’ ‘na serata unica; ho già chiamato 4 mignotte.

L’assurdo commissario Schiavoni che parla come se avesse un calabrese imprigionato nella faringe, er palletta, 40 rumene-ucraine massimo 24 anni.

To ricordi Mario? Er sola, er buciardo, er toscano cor pizzetto ciccione?
Sì sì, qua carogna.
Eh, bravo!

Il film reca in coda questa poetica (e criptica) scritta:
“I personaggi e i fatti sono tutti inventati. Pura casualità nel così riferimento accaduto”.

Bulli criminali (2017)

Questo film è un ottimo esempio di ultra-neo-realismo, cioè quando il neorealismo diventa talmente assurdo da sembrare prima fittizio, ma subito dopo più vero di qualsiasi stronzata mainstream tu abbia mai visto, tipo Romanzo criminale o Dogman.

Ho sentito cocaina e fregna e non c’ho capito più ‘n cazzo.

Perché il sottobosco romano, i criminali, i coatti stronzi non hanno niente di magico, non hanno quell’aurea romantica che i film tentano di appiccicare loro addosso; sono invece dei poveracci costretti a recitare la parte dei duri per sopravvivere  in una società piramidale e violenta dove vengono pagati 4 euro l’ora per servire ai tavoli di un bar di merda, magari gestito da un ladro che non paga le tasse e poi si lamenta del governo ladro.

C’è di mezzo pure tu’ nipote.
Ma chi? Zaira!?!

La realtà è là fuori e tu te ne sbatti al cazzo.
La criminalità sei tu, siete voi cittadini comuni che fate schifo mentre vi postate una frase di merda su facebook sull’importanza degli amici veri, siete voi che riempite l’etere con le vostre merdose foto instagram regalate ai colossi tecnologici con sedi nei paradisi fiscali.
Il mostro è la società contemporanea e tutte le società passate. Tutte tutte.

Che cazzo piagni!?!
Scusa.
Scusa ‘n cazzo!

Sarà pure girato male, sarà pure fuori fuoco il 50% delle inquadrature, sarà recitato da dilettanti allo sbaraglio addobbati come manichini dei magazzini MAS, sarà pieno di uomini pompatissimi con tendenze omosessuali, petti rasati e sopracciglia rifatte…. ma ‘sto firm c’ha er cazzo che è ‘n abbacchio.

Io sto agganciata coi colombiani. E me ce trovo morto bene.

La realtà dei fatti è che tutti dovrebbero vedere questo film. Tutti.
E poi dovrebbero spiegarmi che cazzo succede… perché io a ‘na certa giuro che non c’ho capito più ‘n cazzo.

Mo to dico ‘n greco: panta rei.
Che cazzo vor di’?
Significa che tutto scorre nel miglior dei modi.

VOTO:
2 sotto la cappella

Bulli criminali (2017) voto

Titolo che suggerisco: Pit bulli criminali
Regia: Claudio Di Napoli
Anno: 2017
Durata: 90 minuti

Tolgo il disturbo (1990)

Gassman che guarda Colpo Grosso con la nipote minorenne e dice “Uelà” osservando un inaspettato paio di tette.
Gassman che non sbricia le tettine di Monica Scattini perché non se la vuole fottere sul divanetto.
Gassman che si vuole fottere la nipote minorenne vestita da Madame de Pompadour al ballo mascherato della celebrità.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti (di merda) in questo merdoso film su un rispettabile dirigente di banca andato fuor di capoccia che non riesce a reinserirsi in società dopo la chiusura del manicomio delle suore dove è stato ospite per 18 anni.

Tolgo il disturbo (1990)

Che pena signore e signori. Che pena.

Questo film è girato male, ma veramente male, quasi dilettantesco, e con un esagerato Elliott Gould doppiato in napoletano che io vorrei prenderlo per i coglioni e soffiargli forte in culo.
L’unica cosa che redime ‘nu pocariellə una pellicola destinata al macero sono la marea di piccolissime e assurde scenette di sfondo che costellano una narrazione imbarazzante.

Alcuni esempi:

Rosa: <<A me piace Michael Jackson>>.
Deborah: <<Quel frocio!>>.
Rosa: <<Non dire parolacce. E poi non è frocio>>.

<<A stronzo, sarai Batman ma a tu’ padre nu je devi manca’ de rispetto>> esclama un uomo dando un forte calcio nel culo a suo figlio.

<<Lei sarà anche avvocato, ma io quelle brutte cose non le faccio>> dice un giovane omosessuale “che fa la vita” al suo cliente di mezz’età.

Gassman: <<Che bella faccia da cazzo, non ne ho mai viste così. Bravo, complimenti>>.

Rosa: <<Nonno, non morire ti prego>>.
Gassman: <<Ci proverò>>.

VOTO:
2 facce da cazzo

Tolgo il disturbo (1990) voto

Titolo: I’ll Be Going Now
Regia: Dino Risi
Anno: 1990
Durata: 94 minuti
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Giorni di tuono (1990)

Le macchine veloci sono troppo belle.

Le macchine veloci ti fanno sentire un uomo.
Le macchine veloci ti spingono l’animo al cielo.
Le macchine veloci ti erigono il cazzo a livelli priapici.

Non devi preoccuparti du nulla quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti della vecchiaia quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti dell’algebra quando sei su una macchina veloce.

I tuoi genitori s’innamorarono sui sedili di una macchina veloce.
La tua vita prese forma sui sedili di una macchina veloce.
Tuo fratello è quella macchia incrostata sui sedili di una macchina veloce.

Giorni di tuono (1990)
l’unico film in cui a qualcuno è permesso correre accanto a Tom Cruise

Dopo il clamoroso successo di Top Gun, riecco la coppia Scott-Cruise (dietro e davanti la macchina da presa) tentare di portare sullo schermo quella particolare mascolinità stranamente ghiotta di sperma che puoi trovare lungo via San Giovanni in Laterano a Roma.

Una mascolinità tanta cara al divo Tom il quale però, grazie a questa pellicola, trovò l’amore della vita sua: quella Nicole Kidman che, a dispetto del suo cognome, non rientrava nei canoni del seguace di Scientology; quella Nicole Kidman che non riuscì a dargli una paternità, ma bensì una parvenza di normalità.

Vabbè, com’è il film?
In questo marasma di stereotipi del genere action americano anni ’80 che per forza di cose non posso apprezzare a piene mani, l’unica nota positiva è che il regista Tony Scott si è suicidato 22 anni dopo saltando dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles fracassandosi le ossa sulle fredde acque dell’oceano Pacifico.

Divino.

VOTO:
3 Vincent Thomas

Giorni di tuono (1990) voto

Titolo originale: Days of Thunder
Regia: Tony Scott
Anno: 1990
Durata: 107 minuti
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Ancora auguri per la tua morte (2019)

Nel primo mediamente divertente capitolo prodotto dall’ebreo Jason Blum avevamo lasciato l’ebrea Tree Gelbman finalmente libera dal loop temporale che non le permetteva di fottere il suo mezz’ebreo neo ragazzo Carter Davis.

In questo mediamente più divertente capitolo troviamo il vietnamita Ryan Phan finire lui stesso nel loop temporale creato dall’esperimento quantistico messo in piedi da lui, dall’indiano Samar Ghosh e dall’imprecisata lesbica Dre Morgan i quali non solo hanno creato il loop temporale di cui sopra, ma riescono poi a spedire Tree in un universo parallelo nel quale sua madre non è morta, e dajece carico, ma il suo ragazzo Carter intinge il biscotto nel pertugio vaginale della svampita Danielle Bouseman (ashkenazi?).

Seguono gag comiche volte a divertire il pubblico pagante un film che con la scusa del multiverso ci parla in realtà di un mondo multiculturale.

Ancora auguri per la tua morte (2019)

Non siamo certo di fronte ad un capolavoro, ma questo Happy Death Day 2U (divertente anche il titolo) riesce lì dove il predecessore cascava come un cavaliere zoppo, ovvero nel prendersi in giro non solo nella forma, ma anche nella sostanza virando verso la semi-parodia/semi-satira del genere.

Emblematici a tal proposito l’esplicitazione dei rimandi a Back to the Future 2 (che la protagonista non ha visto, riecheggiando il probabile sentimento del pubblico di riferimento) e il demenziale finale post-crediti alla Marvel.

E’ il classico film che ti guardi con gli amici quando hai tra i 16 e i 22 anni, sei pieno di esuberanza adolescenziale, la vita sembra un’autostrada gestita finalmente dallo Stato  e la morte non ha ancora messo la sua mano gelida sui tuoi miseri testicoli.

VOTO:
4 autostrade

Ancora auguri per la tua morte (2019) voto

Titolo originale: Happy Death Day 2U
Regia: Christopher Landon
Anno: 2019
Durata: 100 minuti
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L’altro delitto (1991)

Quando si pensa a Robin Williams in un ruolo da cattivo si fa sempre riferimento a One Hour Photo o al massimo ad Insomnia eppure io che ho visto più cazzi di tua sorella mi ricordo sempre di questo film dove il nostro caro e villoso Robin interpreta uno psicologo radiato dall’albo perché zozzone sporcaccione e ridotto a farsi le pause pranzo nella cella frigorifera di un alimentari di quart’ordine in mezzo a capocce di vitelli e quarti di bue.

Cosa c’entra questo con la trama?
Poco, poco o nulla visto che è la storia di una smemorata con strani incubi irrisolti da svelare con sedute d’ipnosi regressiva e dell’investigatore privato che se la prende in casa con la speranza di riporre il suo piccolo ma voglioso baccello nell’astuccio zippato di lei, ma però invece è quel tocco di colore che m’ha stampigliato per sempre la pellicola nel cervello nonostante all’epoca non avessi piena coscienza di quanto fosse ridicolo e vetusto in certi punti.

L'altro delitto (1991)
ve lo giuro, è grosso così!

Interessante neo-noir neo-sul-culo che dalla sua può vantare tutta una serie di scelte azzeccate: grandi attori anche tra i co-primari (spassoso Wayne Knight con la zeppola), personaggi ben definiti (anche al limite del grottesco), immagini indelebili da film muto (la sigaretta fumata dalla gola è stato un marchio a fuoco da bestia di Satana) e una generale spolverata di crudo cinismo che non fa mai male.

Lo consiglio?
Certo che lo consiglio.
Lo raccomando?
Certo che lo raccomando.
Lo metto incinta?
Certo che lo metto incinta.

VOTO:
3 bestie di Satana

L'altro delitto (1991) voto

Titolo originale: Dead Again
Regia: Kenneth Branagh
Anno: 1991
Durata: 107 minuti
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Double Down (2005)

In questo film Neil Breen interpreta una versione romanzata ed esageratamente iperbolica della sua personalità egocentrico-narcisista alle prese con depressione, confusione, attacchi terroristici, corruzione e controllo globale nella splendida cornice dannata di Las Vegas che Neil Breen farà andare a zampe all’aria grazie alla sua straordinaria intelligenza che copre bioterrorismo, hackeraggio informatico e pranoterapia con la quale curerà una bambina dal cancro nei ritagli di tempo tra lo smercio di antrace e una visita al parco comunale.

Double Down (2005)
et voilà… guarita

Neil Breen e i suoi film sono entrati a pieno titolo nell’olimpo delle cacate colossali tanto inconsapevolmente brutte da risultare epiche, tipo quella famosa perla chiamata The Room.

Diventato quasi una celebrità nel circuito indie americano, il nostro genio californiano a metà strada tra un dio e un orgasmo cosmico ha sfornato 5 pellicole alla media di una ogni 3 anni; una roba di tutto rispetto se si considera che Nanni Moretti ce ne mette anche 4 o 5.

Cosa?
La qualità non è la stessa?
Vero, Neil Breen è inarrivabile.

VOTO:
1 Moretti

Double Down (2005) voto

Titolo russo: Двойной провал
Regia: Neil Breen
Anno: 2005
Durata: 93 minuti