Pig (2021)

Un uomo molto solitario e molto scontroso vive nella foresta assieme alla sua maialina da tartufo.

Ogni settimana un giovine rampante con tanta voglia di farcela nella vita viene a trovarlo per fare un equo scambio: un tartufo per una sacca di cose utili tipo farina, semi o batterie per mettere in funzione un vecchio stereo col quale sentire struggenti musicassette registrate da una misteriosa donna.

Tutto sembra svolgersi al ritmo delle stagioni, lento ed inesorabile nell’attesa del prossimo terremoto di origine tettonica che squarcerà la costa ovest degli Stati Uniti provocando uno tsunami alto 20 metri che spazzerà via chiunque non viva sulle montagne; tutto è pace e bene quindi, fino a quando due loschi individui non irrompono in quest’idillio per rapire la preziosa maialina fru fru.

Da questo momento parte una ricerca, solo apparentemente disperata, per recuperare l’animale che porterà il giovane rampante a capire il mondo che il burbero uomo della foresta tiene gelosamente celato.

Pig (2021)

Deliziosa piccola produzione che si erge a monumento grazie ad un grande Nicholas Cage, una meticolosa sceneggiatura e una regia che riesce a spremere a fondo ogni risorsa, fisica o meno.

Senza la benché minima esitazione la storia procede a passo forzato lungo un doloroso percorso a ritroso nel tempo dentro una città, Portland, misteriosa e lugubre che brulica merda e sangue sotto preziosi ristoranti di chef stellati in una giustapposizione che non potrebbe essere migliore, visto anche la rima alternata con i gustosi tartufi sotterrati sotto fango e foglie morte attorno a cui girano le vite dei protagonisti di questa tenera e struggente storia.

Un vero papagno in grugno, questo film che ho visto conscio sì della sua bontà grazie a una critica che ha premiato la pellicola, ma che sinceramente non mi aspettavo essere così bello.

La mia compagna invece ha dormito per i tre quarti del film.
La vita è uno tsunami al rallentatore.

VOTO:
4 konami e mezzo

Pig (2021) voto

Titolo canadese: Cochon (dieu)
Regia: Michael Sarnoski
Durata: 1 ora e 32 minuti

Dreamscape – Fuga nell’incubo (1984)

Alex Gardner è uno scavezzacollo, un perdigiorno donnaiolo col vizio dei cavalli, nel senso che ci scommette sopra, non che se li incula.
Che poi dico io, avete mai provato ad inculare un cavallo?
Se non lo corrompi prima con almeno una dozzina di carote, te lo puoi sognare quel culetto bello sodo come una zucca a settembre.

Alex Gardner invece ama le donne e le ama così tanto che si ficca nei loro sogni, oltre che nelle loro vagine, grazie ai suoi poteri da sensitivo e un’apparecchiatura creata dal dottor Paul Novotny che permette d’intervenire nei sogni altrui e curarti dai complessi che t’ha fatto venire nonno Palmiro.

In questo film nonno Palmiro ha fatto venire i complessi al presidente degli Stati Uniti d’America che continua a sognare un futuro post apocalittico/nucleare; una cosa che da un punto di vista strategico-politico non va bene se si vuole spendere il 20% del budget nella guerra come fanno gli USA, e allora saranno cazzi per il POTUS.

Dreamscape - Fuga nell'incubo (1984)

Strambo film che parte da un’idea molto carina, quella che entrando nei sogni si può modificarli e addirittura uccidere il sognatore; tipo Nightmare, che è uscito lo stesso anno.

Concidenza?
Chi lo sa.
Sta di fatto che le assonanze finiscono qui perché mentre quello era ed è un gran bel film, ricco di colpi di scena e umorismo e fantasia e l’anima de li mortacci tua, questo invece è povero di tutto.

Giuro che se avessi 50 euro da darglieli, glieli darei.
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guarderei.
Ma non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finito.

VOTO:
2 Costanzo e mezzo

Dreamscape - Fuga nell'incubo (1984) voto

Titolo peruviano: El túnel de las pesadillas
Regia: Joseph Ruben
Anno: 1984
Durata: 1 ora e 39 minuti
Compralo: https://amzn.to/3fno50E

Z Nation (2014-2018)

L’ennesima  frittata con gli zombie e l’apocalisse e i personaggi simpatici che tentano di cavarsela vagando per lande devastate abbandonate stuprate sodomizzate mentre fioccano come neve personaggi random più o meno interessanti più o meno strambi più o meno tirati fuori dal cilindro dopo aver pronunciato le parole magiche: “la madonna è una puttana”.

Doc, Lieutenant Warren, 10k, Murphy, Citizen Z sono alcuni dei nomi dei volti da papagno sul grugno che vi accompagneranno per tanti e tanti episodi fino a quando implorerete di farvi sventrare la pancia da 57 minorenni cambogiane armate di scopettoni del cesso.

Z Nation (2014-2018)

Ma che vi devo dire.

A me non è dispiaciuto, ha un suo perché, non si prende mai sul serio (tranne rarissimi casi) e per questo mai ti delude; le tue aspettative devono rimanere basse dall’inizio fino alla fine e vedrai che non ti verranno mal di pancia.

Fidati.

Fidati cazzo, non stare lì a guardarmi con quella faccia da stronzo di chi pensa di saperla lunga perché si è appena visto la trilogia dei colori di Kieslowski. Stronzo, vattela a prendere in culo tersta di cazzo non ti voglio vedr merda del palcoscenico.
Non sei meglio degli altri, non sei meglio di me, non se melgio di chi ti circondaa, sei putrida carne ambulante zombie e io ti farò saltare il cervello con un pugno fagocitato dal buco del culo di tuop padre in carrozzzaaaaa

Consigliato ad un pubblico maturo per alcune scene sanguigne ed un uso sconsiderato della droga.

VOTO:
3 Kieslowski e mezzo

Z Nation (2014-2018) voto

Titolo lituano: Zombiu nacija
Regia: Karl Schaefer, Craig Engler
Stagioni/Durata: 5 con episodi da 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kqBWX5

Star Wars IV-VI (1977-1983) Despecialized Edition

La famosissima trilogia spaziale con protagonista un imberbe minorenne che non vuole fare il contadino perché lavorare la terra è per i perdenti mentre lui è un vincente e i vincenti dimostrano al mondo la loro superiorità sparando come forsennati ad altri imberbi come loro facendoli saltare in aria e disperdendo le loro cellule nel cosmo profondo.

Vaffanculo la campagna, vaffanculo la vanga, vaffanculo l’impianto d’irrigazione e la merda della vacca, vaffanculo zio Ben grasso laido che caca in mezzo al campo, vaffanculo le cime di rapa.
Viva la guerra, viva la morte, viva il sangue dei militari, viva la libertà di disintegrare le cervella degli altri, viva la candela corta e viva viva la fica larga, viva l’eiaculazione precoce, viva il moschetto, viva il duce e viva il re.

Star Wars IV-VI (1977-1983)

Sinceramente la trilogia originale è carina, ma niente di più.

Se tralasciamo le giustissime lodi al comparto tecnico che, tra navi spaziali e creature mostruose, ha creato un mondo realmente fantastico, sul versante storia invece siamo un pochino scarsi: vita morte e miracoli di un ragazzo che crescendo si trova ad affrontare il bivio tra virtù e corruzione al quale il padre aveva imboccato la via della perdizione anni prima non è poi così coinvolgente e la sensazione forte che si percepisce è una continua rincorsa alla prossima scena per costruire con l’accumulazione quello che la selezione non è stata in grado di fare.

MA in realtà il motivo per cui recensisco ‘sti 3 film è per segnalare l’ottima opera del ceco Petr Harmáček che solo soletto si è messo a fare quello che la Lucasfilm non ha mai voluto, ovvero donare al pubblico la versione originale della trilogia, cancellando per sempre dalla memoria le orribili Special Edition che il pingue Lucas ha rilasciato come noccioline lungo la strada dell’inferno.

Lavorando con alcune vecchie versioni in DVD, quella in Laserdisc, una pellicola spagnola in 35mm e alcune immagini degli sfondi originali, Harmy ha ricostruito fotogramma per fotogramma quello che gli spettatori videro al cinema tanti anni fa.
Ed è uno spettacolo.

Se proprio volete rivedere Star Wars, o siete tra i pochi che ancora non l’ha visto, vi consiglio caldamente Harmy’s Despecialized Edition.

VOTO:
3 armi

Star Wars IV-VI (1977-1983) voto

Titoli originali: Star Wars, The Empire Strikes Back, The Return of the Jedi
Regie: George Lucas, Ivin Keshner, s
Anni: 1977, 1980, 1983
Durate: 121 minuti, 124 minuti, 132 minuti
Comprali: https://amzn.to/3mpelYi

La principessa di Bali (1952)

George e Harold sono due commedianti d’avanspettacolo mezzi simpaticoni e mezzi truffatori che lasciano dietro di loro una scia di sperma tipo lumache giganti africane e donne deluse dalle promesse da marinaio .

Nella foga della fuga dalla figa, i due amici finiscono a Bali fingendosi palombari e promettono ad un figlio di mignotta il recupero di un piccolo tesoro in fondo al mare protetto da un calamaro gigante…

Ma a George e Harold fotte cazzi delle perle quando c’è di mezzo la fregna e si dà il caso che la principessa locale di fregna ne abbia, così che scoppia tra i due un interminabile duello a chi canta più canzoni al gorilla locale per contendersi la mano della donna.

eccetera eccetera

La principessa di Bali (1952)

 

Commedia misogina e colonialista che propaganda il mito dell’esploratore occidentale che salva i buzzurri selvaggi grazie ad una sonora spruzzata del suo magico sperma, ma anche simpatica carrellata di gag e balletti e battute azzeccate che ti fanno venire i dubbi su quanto oggi sia basso il livello della commedia popolare.

Penultimo di una fortunata serie di commedie musicale che hanno portato il duo Crosby-Hope in giro per mondo (Singapore, Zanzibar, Morocco, Utopia, Rio, Bali e Hong Kong), il film fa ancora più bella figura se lo si compara alla nostrana serie di cinepanettoni in giro per il mondo col duo combina guai Boldi-De Sica.

Non c’è paragone.

VOTO:
3 panettoni

La principessa di Bali (1952) voto

Titolo originale: Road to Bali
Regia: Hal Walker
Anno: 1952
Durata: 1 ora e 31 minuti
Compralo: https://amzn.to/3jssGkP

La palla nº 13 (1924)

Un proiezionista squattrinato è innamorato di una servetta da due soldi che può essere impressionata solo dalla futile pecunia e dalla sozza cioccolata.

Comprata una scatola di cioccolatini e un anellino piccolino, il poveraccio si presenta quindi alla casa dove presta servizio la ragazzetta sperando almeno in una veloce pippa sul divanetto. Sfortunatamente però la sua mossa da giaguaro viene smerdata da un altro pretendente alla mano della sciampista che lo incastra in una questione di orologi rubati e rivenduti.

Resosi quindi conto della sua inadeguatezza all’esistenza, il proiezionista si rifugia nella sua cabina di lavoro e comincia a sognare d’essere il detective protagonista del film che sta mandando sul grande schermo.

Capitomboli a seguire.

La palla nº 13 (1924)

Nonostante venga considerato uno dei più belli e importanti film dell’epoca muta, a me sinceramente non ha fato impazzire e sfido chiunque ad avvicinarlo anche lontanamente alle vette artistiche e (soprattutto) umane dell’immenso Charlie Chaplin.

La cosa più interessante ed oggettivamente stupefacente sono tutte le acrobazie compiute dallo stesso Keaton; una serie di pericolosissimi numeri che però, essendo tra l’altro concentrati tutti in sequenza verso la fine, non elevano il resto film, ma ne fanno solo rimpiangere meno la visione.

Quello che manca veramente è il senso di quanto il cinema sia qualcosa di più che un semplice divertimento e la cosa appare ancora più paradossale se si prende atto dell’incredibile inventiva tecnica dimostrata da Keaton che buca letteralmente lo schermo con degli effetti speciali innovativi per l’epoca.

L’impressione è che quelli che lo elogiano come uno dei migliori film mai realizzati siano dei sognatori liberali del cazzo a cui andrebbe data una sonora ripassata di pragmatico socialismo.

PS: il titolo italiano fa riferimento ad un dettaglio marginale della storia e sarebbe stato molto meglio lasciarlo com’era nelle intenzioni iniziali, ovvero Calma signori miei.

VOTO:
3 divanetti

La palla nº 13 (1924) voto

Titolo originale: Sherlock Jr.
Regia: Buster Keaton
Anno: 1924
Durata: 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/2XfknAW

Phantom Ship (1935) [Full Movie]

The Mystery of the Mary Celeste is a 1935 British mystery film directed by Denison Clift and starring Béla Lugosi, Shirley Grey and Arthur Margetson. It is one of the early films from Hammer Film Productions.
It is based on the story of the Mary Celeste, a sailing ship that was found adrift and deserted in the Atlantic Ocean in 1872, and is an imagined explanation of the disappearance of the crew and passengers.
The version released in the United States, under the title Phantom Ship, is about 18 minutes shorter than the original. It is believed that only the shortened version now survives.

This movie is in public domain.
Buy it here: https://amzn.to/3DAv8NM

Phantom Ship (1935)

La Mary Celeste è una di quelle navi fantasma entrate nella leggenda.

Ritrovata il 4 dicembre 1872 al largo delle Azzorre senza equipaggio e senza una concreta spiegazione del perché vagasse da 9 giorni sola soletta nel mar Atlantico, questa barca dei misteri è stata al centro delle più svariate teorie: mostri, pirati, gorghi marini, alieni, esplosivi, muffe, droghe sono solo alcuni dei possibili candidati al titolo di assassino, ma nessuno di questi ha al suo arco la prova schiacciante tale da far desistere i cospiratori della domenica.

Questo film narra le vicende precedenti il famoso ritrovamento, ovvero s’inventa una sua personalissima quanto banale motivazione alla scomparsa dell’equipaggio.

Phantom Ship (1935)

Filmetto corto e mal posto che mi sono deciso a vedere dopo che il link ad esso riposava sulla mia barra preferiti da almeno 6 mesi.

Ne è valsa la pena?
Ovviamente no, ma quello che mi rinfranca il cuore è che nessuno è a conoscenza di questa cacatella di film; è caduto nel dimenticatoio come l’equipaggio della Mary Celeste.

VOTO:
2 mostri

Phantom Ship (1935) voto

Titolo originale: The Mystery of the Mary Celeste
Regia: Denison Clift
Anno: 1935
Durata: 1 ora e 20 minuti
Compralo: https://amzn.to/3DAv8NM

Dune (2021)

In un non meglio precisato futuro spaziale, la razza umana si è espansa a macchia d’olio per la galassia grazie ad una spezia chiamata melange che si trova solo sul pianeta Arrakis, altrimenti conosciuto come Dune.

A governare questo cencioso globo desertico, l’imperatore galattico ha piazzato da parecchi anni l’orribile casata degli Harkonnen che, con pugno di ferro e panza da lottatore di sumo, opprimono la popolazione locale dei Fremen, beduini drogati persi della super-spezia che ha donato loro lunga vita, occhi chiari e altri non meglio precisati poteri speciali.

Siccome però la casata degli Atreides, altra famiglia di vassalli spaziali, sta crescendo d’importanza e l’imperatore comincia a temerli, questi elabora un piano talmente convoluto e idiota che ci si chiede se l’imperatore non sia un cerebroleso.

Eccolo:
1- togliere il ricchissimo controllo di Arrakis agli Harkonnen.
2- darlo agli Atreides.
3- far partire la reggenza Atreides con particolare svantaggio fornendo loro mezzi pesanti antiquati e scassati.
4- farli quindi capitolare.
5- invaderli con la guardia imperiale.

Insomma, in altre parole: invece di schiacciare gli Atreides sul loro pianeta originale, l’imperatore li promuove e li fa spostare su un altro pianeta (col rischio di un successo) per poi schiacciarli comunque.

Io dico boh.

Dune (2021)

Seconda trasposizione cinematografica, dopo il grande flop di Lynch, e migliore adattamento dell’omonimo e famoso libro degli anni ’60 di Frank Herbert.

Sul versante prettamente cinematografico c’è poco da lamentarsi: gli enormi paesaggi si schiaffano con leggerezza inaudita in faccia allo spettatore seduto come uno scolaretto al cinema; le interpretazioni, anche se non eccezionali visto che sono anche giocate tutte sulla sottrazione, fanno il loro dovere; e .

Di contro abbiamo Oscar Isaac che alita come un deficiente sperando invano che il reparto effetti speciali faccia il suo magico lavoro di copertura e un generale senso di spaesamento narrativo, non tanto per la storia in sé che non è poi così complicata, quanto per uno scollamento tra la mia attenzione e il resto del mondo mentre mi sono trovato a vagare con la mente in pericolosissime quanto eccitanti visioni di furore e morte generalizzata a scapito dei più inermi e teneri esseri del mondo, i repubblicani.

Da vedere, probabilmente, così dicono.

VOTO:
3 scolaretti e mezzo

Dune (2021) voto

Titolo giapponese: デューン 砂の惑星
Regia: Denis Villeneuve
Anno: 2021
Durata: 155 minuti
Compralo: https://amzn.to/3iiMma9

John e la musica per gli alieni (2020)

John Shepherd è un americano di tarda età che ha avuto i suoi 15 minuti di fama negli anni settanta quando ha pian piano costruito una stazione radio ricetrasmittente da 60000 volts nella casa dei nonni nella speranza di entrare in contatto con gli extraterrestri.

Project STRAT (Special Telemetry Research And Tracking), questo il nome del suo eccentrico e costoso progetto, ha occupato tutta la sua giovinezza fino a quando, finiti i soldi dei nonni, John ha trovato altro su cui fissare la sua autistica attenzione.

John e la musica per gli alieni (2020)

Un cortometraggio veramente bello nella sua semplicità.

Senza rovinare la piccola sorpresa finale che quasi cambia il parere che il pubblico può essersi fatto sull’americano in questione, si può tranquillamente dire che il regista ha scelta una strada coraggiosa e non per questo meno fruttuosa del solito film su gente strana da osservare dal vetro di uno zoo, concentrando lo sforzo narrativo sulla costruzione di un profilo umano così distante da molti eppure così vicino al cuore.

VOTO:
4 kinder sorpresa

John e la musica per gli alieni (2020) voto

Titolo originale: John Was Trying to Contact Aliens
Regia: Matthew Killip
Anno: 2020
Durata: 16 minuti

Baby Driver – Il genio della fuga (2017)

Un ragazzetto con l’acufene tenta di coprire questo suo disturbo uditivo pompando musica a tutto volume dentro i padiglioni auricolari mentre sfreccia a tutto gas dentro una Detroit senza puttane cocainomani, quindi triste.

A ravvivare l’atmosfera da cinema di provincia ci pensa un mongoloide travestito da pupazzo mongoloide con l’atteggiamento di chi non si rende conto d’essere un mongoloide.
Mongoloide, figliolo. Mongoloide. Mongoloide.
Mi piace l’odore del mongoloide di mattina. Una volta, una collina, la bombardammo per dodici ore e finita l’azione andai lì sopra. Non ci trovammo più nessuno, neanche un lurido cadavere di mongoloide. Ma quell’odore… si sentiva quell’odore di mongoloide. Tutta la collina… odorava di… di mongoloide.

Questo mongoloide vestito di rosso, perché vogliamo far vedere che abbiamo studiato teoria dei colori anche quando in realtà non ci abbiamo capito un cazzo, sarà talmente una spina nei coglioni di protagonista e pubblico che finirà infilzato come uno spiedino in un contrappasso meritato ma insufficiente a ripagare i danni di guerra alle vittime della visioni di film dai quali ci si aspetta molto e che invece risultano così così.

Muore anche altra gente, ma non abbastanza.

Baby Driver - Il genio della fuga (2017)

Che dire…

da Edgar Wright mi aspettavo qualcosa di più, considerando la sua maestria nel girare in maniera maestra quei generi triti e ritriti, tipo i criminali che vanno in macchina veloci veloci.

Non è brutto, per carità; ci sono scene carine, qualche battuta azzeccata, protagonisti odiosi ma non da impiccare in pubblica piazza, una colonna sonora bella anche se io non ci capisco un cazzo di musica, ma per la madonna impestata lurida: che due coglioni.

Lino Banfi alla gogna.

VOTO:
2 macchine veloci veloci

Baby Driver - Il genio della fuga (2017) voto

Titolo originale: Baby Driver
Regia: Edgar Wright
Anno: 2017
Durata: 113 minuti
Compralo: https://amzn.to/3k5NMF5

Chaplin (1992)

Charlie Chaplin ripercorre assieme all’editore della sua auto-biografia alcuni episodi fondamentali della sua intensa ed inaspettata vita.

Dall’infanzia negata a causa della povertà impostagli da uno stato classista, all’adolescenza laboriosa senza amore, fino all’immenso successo in terra americana dove non riuscirà mai a sentirsi pienamente appagato nel suo cuore infranto da mille pugnalate.

Tanti nemici, tante mogli, molto onore.

Chaplin (1992)

Lunghissimo biopic dallo stesso regista di Gandhi che l’anno dopo andrà incredibilmente ad interpretare John Hammond in Jurassic Park.

Il film, ampiamente basato sull’interessante autobiografia di Charlie Chaplin che lessi tanti anni fa, riesce nella titanica impresa di condensare un’intera vita dentro due ore e mezza di pellicola, mettendo in risalto alcuni frangenti fondamentali nella vita del creatore del Charlot “vagabondo”.

Un must per i cinefili, foss’anche solo per sbirciare nei dietro le quinte di vecchi capolavori del cinema muto; un buon film per tutti gli altri.

VOTO:
4 John Hammond

Chaplin (1992) voto

Titolo italiano completo: Charlot – Chaplin
Regia: Richard Attenborough
Anno: 1992
Durata: 143 minuti
Compralo: https://amzn.to/2Sajzdy