Bulli criminali (2017)

La coca e i tubetti pe’ tira’ su, le donne che ciancicano le gomme, gente che deve stare sotto la cappella di altra gente, prostituzione, spaccio anche nelle scuole, estorsione, usura, rapine.

Io stanotte vojo passa’ ‘na serata unica; ho già chiamato 4 mignotte.

L’assurdo commissario Schiavoni che parla come se avesse un calabrese imprigionato nella faringe, er palletta, 40 rumene-ucraine massimo 24 anni.

To ricordi Mario? Er sola, er buciardo, er toscano cor pizzetto ciccione?
Sì sì, qua carogna.
Eh, bravo!

Il film reca in coda questa poetica (e criptica) scritta:
“I personaggi e i fatti sono tutti inventati. Pura casualità nel così riferimento accaduto”.

Bulli criminali (2017)

Questo film è un ottimo esempio di ultra-neo-realismo, cioè quando il neorealismo diventa talmente assurdo da sembrare prima fittizio, ma subito dopo più vero di qualsiasi stronzata mainstream tu abbia mai visto, tipo Romanzo criminale o Dogman.

Ho sentito cocaina e fregna e non c’ho capito più ‘n cazzo.

Perché il sottobosco romano, i criminali, i coatti stronzi non hanno niente di magico, non hanno quell’aurea romantica che i film tentano di appiccicare loro addosso; sono invece dei poveracci costretti a recitare la parte dei duri per sopravvivere  in una società piramidale e violenta dove vengono pagati 4 euro l’ora per servire ai tavoli di un bar di merda, magari gestito da un ladro che non paga le tasse e poi si lamenta del governo ladro.

C’è di mezzo pure tu’ nipote.
Ma chi? Zaira!?!

La realtà è là fuori e tu te ne sbatti al cazzo.
La criminalità sei tu, siete voi cittadini comuni che fate schifo mentre vi postate una frase di merda su facebook sull’importanza degli amici veri, siete voi che riempite l’etere con le vostre merdose foto instagram regalate ai colossi tecnologici con sedi nei paradisi fiscali.
Il mostro è la società contemporanea e tutte le società passate. Tutte tutte.

Che cazzo piagni!?!
Scusa.
Scusa ‘n cazzo!

Sarà pure girato male, sarà pure fuori fuoco il 50% delle inquadrature, sarà recitato da dilettanti allo sbaraglio addobbati come manichini dei magazzini MAS, sarà pieno di uomini pompatissimi con tendenze omosessuali, petti rasati e sopracciglia rifatte…. ma ‘sto firm c’ha er cazzo che è ‘n abbacchio.

Io sto agganciata coi colombiani. E me ce trovo morto bene.

La realtà dei fatti è che tutti dovrebbero vedere questo film. Tutti.
E poi dovrebbero spiegarmi che cazzo succede… perché io a ‘na certa giuro che non c’ho capito più ‘n cazzo.

Mo to dico ‘n greco: panta rei.
Che cazzo vor di’?
Significa che tutto scorre nel miglior dei modi.

VOTO:
2 sotto la cappella

Bulli criminali (2017) voto

Titolo che suggerisco: Pit bulli criminali
Regia: Claudio Di Napoli
Anno: 2017
Durata: 90 minuti

Tolgo il disturbo (1990)

Gassman che guarda Colpo Grosso con la nipote minorenne e dice “Uelà” osservando un inaspettato paio di tette.
Gassman che non sbricia le tettine di Monica Scattini perché non se la vuole fottere sul divanetto.
Gassman che si vuole fottere la nipote minorenne vestita da Madame de Pompadour al ballo mascherato della celebrità.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti (di merda) in questo merdoso film su un rispettabile dirigente di banca andato fuor di capoccia che non riesce a reinserirsi in società dopo la chiusura del manicomio delle suore dove è stato ospite per 18 anni.

Tolgo il disturbo (1990)

Che pena signore e signori. Che pena.

Questo film è girato male, ma veramente male, quasi dilettantesco, e con un esagerato Elliott Gould doppiato in napoletano che io vorrei prenderlo per i coglioni e soffiargli forte in culo.
L’unica cosa che redime ‘nu pocariellə una pellicola destinata al macero sono la marea di piccolissime e assurde scenette di sfondo che costellano una narrazione imbarazzante.

Alcuni esempi:

Rosa: <<A me piace Michael Jackson>>.
Deborah: <<Quel frocio!>>.
Rosa: <<Non dire parolacce. E poi non è frocio>>.

<<A stronzo, sarai Batman ma a tu’ padre nu je devi manca’ de rispetto>> esclama un uomo dando un forte calcio nel culo a suo figlio.

<<Lei sarà anche avvocato, ma io quelle brutte cose non le faccio>> dice un giovane omosessuale “che fa la vita” al suo cliente di mezz’età.

Gassman: <<Che bella faccia da cazzo, non ne ho mai viste così. Bravo, complimenti>>.

Rosa: <<Nonno, non morire ti prego>>.
Gassman: <<Ci proverò>>.

VOTO:
2 facce da cazzo

Tolgo il disturbo (1990) voto

Titolo: I’ll Be Going Now
Regia: Dino Risi
Anno: 1990
Durata: 94 minuti
Compralo: https://amzn.to/3hcE1SU

Giorni di tuono (1990)

Le macchine veloci sono troppo belle.

Le macchine veloci ti fanno sentire un uomo.
Le macchine veloci ti spingono l’animo al cielo.
Le macchine veloci ti erigono il cazzo a livelli priapici.

Non devi preoccuparti du nulla quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti della vecchiaia quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti dell’algebra quando sei su una macchina veloce.

I tuoi genitori s’innamorarono sui sedili di una macchina veloce.
La tua vita prese forma sui sedili di una macchina veloce.
Tuo fratello è quella macchia incrostata sui sedili di una macchina veloce.

Giorni di tuono (1990)
l’unico film in cui a qualcuno è permesso correre accanto a Tom Cruise

Dopo il clamoroso successo di Top Gun, riecco la coppia Scott-Cruise (dietro e davanti la macchina da presa) tentare di portare sullo schermo quella particolare mascolinità stranamente ghiotta di sperma che puoi trovare lungo via San Giovanni in Laterano a Roma.

Una mascolinità tanta cara al divo Tom il quale però, grazie a questa pellicola, trovò l’amore della vita sua: quella Nicole Kidman che, a dispetto del suo cognome, non rientrava nei canoni del seguace di Scientology; quella Nicole Kidman che non riuscì a dargli una paternità, ma bensì una parvenza di normalità.

Vabbè, com’è il film?
In questo marasma di stereotipi del genere action americano anni ’80 che per forza di cose non posso apprezzare a piene mani, l’unica nota positiva è che il regista Tony Scott si è suicidato 22 anni dopo saltando dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles fracassandosi le ossa sulle fredde acque dell’oceano Pacifico.

Divino.

VOTO:
3 Vincent Thomas

Giorni di tuono (1990) voto

Titolo originale: Days of Thunder
Regia: Tony Scott
Anno: 1990
Durata: 107 minuti
Compralo: https://amzn.to/3iJ64Ke

Ancora auguri per la tua morte (2019)

Nel primo mediamente divertente capitolo prodotto dall’ebreo Jason Blum avevamo lasciato l’ebrea Tree Gelbman finalmente libera dal loop temporale che non le permetteva di fottere il suo mezz’ebreo neo ragazzo Carter Davis.

In questo mediamente più divertente capitolo troviamo il vietnamita Ryan Phan finire lui stesso nel loop temporale creato dall’esperimento quantistico messo in piedi da lui, dall’indiano Samar Ghosh e dall’imprecisata lesbica Dre Morgan i quali non solo hanno creato il loop temporale di cui sopra, ma riescono poi a spedire Tree in un universo parallelo nel quale sua madre non è morta, e dajece carico, ma il suo ragazzo Carter intinge il biscotto nel pertugio vaginale della svampita Danielle Bouseman (ashkenazi?).

Seguono gag comiche volte a divertire il pubblico pagante un film che con la scusa del multiverso ci parla in realtà di un mondo multiculturale.

Ancora auguri per la tua morte (2019)

Non siamo certo di fronte ad un capolavoro, ma questo Happy Death Day 2U (divertente anche il titolo) riesce lì dove il predecessore cascava come un cavaliere zoppo, ovvero nel prendersi in giro non solo nella forma, ma anche nella sostanza virando verso la semi-parodia/semi-satira del genere.

Emblematici a tal proposito l’esplicitazione dei rimandi a Back to the Future 2 (che la protagonista non ha visto, riecheggiando il probabile sentimento del pubblico di riferimento) e il demenziale finale post-crediti alla Marvel.

E’ il classico film che ti guardi con gli amici quando hai tra i 16 e i 22 anni, sei pieno di esuberanza adolescenziale, la vita sembra un’autostrada gestita finalmente dallo Stato  e la morte non ha ancora messo la sua mano gelida sui tuoi miseri testicoli.

VOTO:
4 autostrade

Ancora auguri per la tua morte (2019) voto

Titolo originale: Happy Death Day 2U
Regia: Christopher Landon
Anno: 2019
Durata: 100 minuti
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L’altro delitto (1991)

Quando si pensa a Robin Williams in un ruolo da cattivo si fa sempre riferimento a One Hour Photo o al massimo ad Insomnia eppure io che ho visto più cazzi di tua sorella mi ricordo sempre di questo film dove il nostro caro e villoso Robin interpreta uno psicologo radiato dall’albo perché zozzone sporcaccione e ridotto a farsi le pause pranzo nella cella frigorifera di un alimentari di quart’ordine in mezzo a capocce di vitelli e quarti di bue.

Cosa c’entra questo con la trama?
Poco, poco o nulla visto che è la storia di una smemorata con strani incubi irrisolti da svelare con sedute d’ipnosi regressiva e dell’investigatore privato che se la prende in casa con la speranza di riporre il suo piccolo ma voglioso baccello nell’astuccio zippato di lei, ma però invece è quel tocco di colore che m’ha stampigliato per sempre la pellicola nel cervello nonostante all’epoca non avessi piena coscienza di quanto fosse ridicolo e vetusto in certi punti.

L'altro delitto (1991)
ve lo giuro, è grosso così!

Interessante neo-noir neo-sul-culo che dalla sua può vantare tutta una serie di scelte azzeccate: grandi attori anche tra i co-primari (spassoso Wayne Knight con la zeppola), personaggi ben definiti (anche al limite del grottesco), immagini indelebili da film muto (la sigaretta fumata dalla gola è stato un marchio a fuoco da bestia di Satana) e una generale spolverata di crudo cinismo che non fa mai male.

Lo consiglio?
Certo che lo consiglio.
Lo raccomando?
Certo che lo raccomando.
Lo metto incinta?
Certo che lo metto incinta.

VOTO:
3 bestie di Satana

L'altro delitto (1991) voto

Titolo originale: Dead Again
Regia: Kenneth Branagh
Anno: 1991
Durata: 107 minuti
Compralohttps://amzn.to/2NJU8dH

Double Down (2005)

In questo film Neil Breen interpreta una versione romanzata ed esageratamente iperbolica della sua personalità egocentrico-narcisista alle prese con depressione, confusione, attacchi terroristici, corruzione e controllo globale nella splendida cornice dannata di Las Vegas che Neil Breen farà andare a zampe all’aria grazie alla sua straordinaria intelligenza che copre bioterrorismo, hackeraggio informatico e pranoterapia con la quale curerà una bambina dal cancro nei ritagli di tempo tra lo smercio di antrace e una visita al parco comunale.

Double Down (2005)
et voilà… guarita

Neil Breen e i suoi film sono entrati a pieno titolo nell’olimpo delle cacate colossali tanto inconsapevolmente brutte da risultare epiche, tipo quella famosa perla chiamata The Room.

Diventato quasi una celebrità nel circuito indie americano, il nostro genio californiano a metà strada tra un dio e un orgasmo cosmico ha sfornato 5 pellicole alla media di una ogni 3 anni; una roba di tutto rispetto se si considera che Nanni Moretti ce ne mette anche 4 o 5.

Cosa?
La qualità non è la stessa?
Vero, Neil Breen è inarrivabile.

VOTO:
1 Moretti

Double Down (2005) voto

Titolo russo: Двойной провал
Regia: Neil Breen
Anno: 2005
Durata: 93 minuti

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020)

Arlecchina biricchina bocchinara è stata mollata dal Joker e da brava piccola borghese con il miserrimo sogno della famiglia americana col giornale il cane e il caffe non riesce proprio a darsi pace.
La poverina le tenta tutte: cazzi di gomma costellati di lamette, mazze chiodate su per il culo, viaggi in Africa alla ricerca del fantomatico big bambù ma… senza un uomo lei è niente.

E però: in suo aiuto arrivano altre 4 donne con altrettanti problemi irrisolti con altrettanti uomini e formano quello che può essere considerato con magistrale raffinatezza un “drappello di zoccole”.

Birds of Prey (2020)

Il film è uscito in Italia senza divieti ai minorenni nonostante sia zeppo di parolacce, gente che si beve e droga, violenza gratuita e glorificazione del più becero provincialismo culturale.
Nel “lontano” 2002 INVECE il grandioso film di Marco Bellocchio L’ora di religione uscì col divieto sotto i 18 anni per una sola singola bestemmia pronunciata da un personaggio rinchiuso in una clinica psichiatrica che, distrutto da anni di segregazione, tenta di sfogare in quella maniera la sua enorme frustrazione per l’incomunicabilità entro cui è sempre stato rinchiuso.

PORCO DIO.

Ad ogni modo, questo filmetto che un mio amico ha giustamente definito il #meTooFilm intendendo l’affrontare un problema reale e serio come la disparità di genere a suon di meme e stronzate superficiali che non vanno minimamente a minare la struttura fondante sopra la quale è stato eretto il castello patriarcale contro cui si dovrebbero battere queste femministe da due soldi alle quali Mary Poppins sputerebbe in bocca dopo aver ferocemente sbocchinato il signor Banks per accrescere la sua carica batterica orale, questo filmetto dicevo non passa il famoso Bechdel test con il quale viene popolarmente misurato il grado di femminismo di un’opera mediatica:
1- almeno due donne
2- che parlano tra loro
3- di qualcosa che non riguardi un uomo.

E visto che tutte e 5 le stronzette protagoniste hanno un problema con i loro uomini (boss, amici, datori di lavoro…) e ne parlano continuamente tanto che la spinta a formare il gruppo viene proprio dal fare fronte comune contro i maschi cattivi che rovinano loro la vita, beh: fate vobis.

Tutto questo ovviamente cozza tremendamente col supposto intento femminista di una pellicola che è confezionata da un manipolo di venduti al sistema capitalista con l’esplicita missione di smerciare un prodotto ad una massa di depensanti che si credono femministe, ma che in realtà sono delle vucchinare di quart’ordine.

vucchinare!

VOTO:
2 vucchinari e mezzo

Birds of Prey (2020) voto

Titolo: Birds of Prey: And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn
Regia: Cathy Yan
Anno: 2020
Durata: 109 minuti

Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus onnipotente papagno rotto cazzo pazzo balordo barzotto. Che botte da orbi ragazzi.
Che colori matti sullo schermo che cade in testa alle vecchie storpie.
Che multinazionali del tabacco fogne a cielo aperto ci sono in questo film fantastico senza arte né parte che consiglio caldamente a chi non esiste, cioè dio.

Cosa?
Siete ancora interessati a sapere di cosa parla questo film?!
E ‘sti cazzi non ce li mettete!?!

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Io non ho parole oltre a quelle sconclusionate che ho scritto sopra.

Una pellicola piena zeppa di scene e storie che si susseguono a rotta di collo per la paura di annoiare un pubblico irrequieto di pizzichi alle gengive sanguinanti, una sequela senza capo né coda di effetti speciali e salti piroette capitomboli spade in petto ti curo io serpe di merda sono gesuccristo risorto donna mani venose perché donne uguali uomini progresso civiltà repressione e civiltà.

Niente, scusate; non ce la faccio proprio.

Porco dio i capelli down.
Trik trak e bombe a mano.

VOTO:
2 preti e mezzo

Star Wars: l'ascesa di Skywalker (2019) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2019
Durata: 142 minuti

Natale in crociera (2007)

Paolo è un vecchio allupato di fregna che neanche Berlusconi dei bei tempi e non perde occasione per scoparsi la giovane amante sudamericana Magda, una statuaria donna con un culo da passerella e un cervello da pollaio.

Finito in crociera assieme alla suddetta gallina buciona e al cognato depresso sull’orlo del suicidio, il nostro simpatico protagonista deve riuscire a destreggiarsi tra i due senza che l’uno scopra (e scopi) l’altra, come nella migliore tradizione della commedia degli equivoci.

Contemporaneamente, un giovane uomo e una giovane donna che si odiano a morte sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco quando scoprono d’essere testimoni di nozze dei rispettivi amici.

Natale in crociera (2007)

Nonostante sia un film becero, stupido e privo d’ogni valore artistico… a me m’ha fatto ride.

Sia chiaro: non andrei mai al cinema a vedere una roba del genere (a meno che non sia sotto effetto di stupefacenti) e provo il più grande dei conati di vomito al solo pensiero che questo tipo di merda primeggi ai box office italici, però devo anche avere l’onestà intellettuale nell’ammettere che i tempi comici ci sono tutti; le situazioni, nel loro essere scontate, sono anche dei grandi classici che giocoforza finiscono per strappare quel mezzo sorriso; e poi devo sottolineare che per tutto il film serpeggia una certa vena sadica e maligna che non guarda in faccia al prossimo.

Vecchie bastonate, gente presa a cazzotti in bocca, polli dati alle fiamme, sangue che sgorga da nasi fratturati; di elementi per irridere l’insensatezza della vita ce ne sono in abbondanza e proprio sotto questa particolare ottica si può quasi valutare l’intero film, ossia: l’edonismo più sfrenato prima della probabilità di tornare ad essere cenere.
E quando Christian De Sica decide di punto in bianco di usare la parola biscia al posto di lesbica, come se i due termini fossero sinonimi intercambiabili, non si può non provare un leggero senso di spaesamento molto godibile all’altezza del basso ventre.

Insomma, la volgarità assume tutt’altro valore a seconda del contesto e dell’intenzione… un po’ come quando il filosofo greco Aristippo, nell’ammirare una splendida casa con un magnifico pavimento, scatarrò in faccia al suo compare in mancanza d’un posto più adatto.

VOTO:
2 bisce e mezza

Natale in crociera (2007) voto

Titolo mio: Lo stronzo in mezzo al mare
Regia: Neri Parenti
Anno: 2007
Durata: 105 minuti

Arizona Junior (1987)

Herbert I. McDunnough rapina i convenience store americani armato di una pistola scarica.
Perché lo fa?
Semplice: perché è una testa di cazzo.

E tanto basta a far innamorare la poliziotta Edwina con la quale convola a (in)giuste nozze per poi trasferirsi in mezzo al deserto nel tentativo d’isolarsi dal resto del mondo e così procreare una progenie con la quale insozzare la genetica umana.
Ma i due profanatori di acido desossiribonucleico hanno fatto i conti senza l’oste: Edwina è sterile come una sala operatoria ed Herbert ha una fedina penale talmente lunga che gli è impedito adottare persino un cinese col cuore cresciuto fuori dal petto.

La soluzione?
Semplice: rubare un bambino a chi ne ha già 5.

Arizona Junior (1987)

Commedia molto folle e un po’ ostica da digerire per chi ama la compiutezza narrativa.

C’è indubbiamente della buona carne al fuoco: gli attori recitano bene le loro parti caricaturali, le gag si susseguono a piè sospinto e il ritmo è frenetico… eppure un pochino alla fine ci si annoia in questo turbine di situazioni grottesche e surreali che sembrano costruite più per stupire un pubblico da fiera che per intrattenere un pubblico d’essai.

VOTO:
3 fuochi

Arizona Junior (1987) voto

Titolo originale: Raising Arizona
Regia: Joel Coen
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

West Side Story (1961)

Nell’upper west side di Manhattan ci sono tanti giovani poveracci americani che si fanno la guerra al campo di pallacanestro per il dominio di quelle loro strade di merda sporche e malfamate.

I Jets e gli Sharks, due gang rivali d’immigrati, si contendono il campetto a suon di ceffoni e piroette piroclastiche alzando ogni giorno il tiro dell’ammissibile: schiaffi, calci, pietre, cinghie, coltelli, pistole… la corsa agli armamenti sembra non fermarsi mai e solo l’AMMORE duro e puro di due ragazzi con i genitali in fiamme potrà (forse) stoppare l’escalation di morte.

West Side Story (1961)
che belle mani bell’uomo

West Side Story è un celebre musical, prima teatrale e poi cinematografico, vecchio e stravecchio… eppure bello e strabello.

Pieno zeppo di ballerini che danzano in maniera così leggiadra da farti dimenticare per un attimo che esistono le carestie e gli stupri di guerra e tutto incentrato sulla guerra civile che le minoranze etniche (polacchi e portoricani nella fattispecie) si facevano all’ombra dell’ultimo sole del capitalismo yankee, questa celebre opera cinematografica vale certamente almeno una visione, sia dei fan del genere che di chi come me vuole semplicemente provare il brivido di farsi venire la voglia di un plié.

VOTO:
4 plié e mezzo

West Side Story (1961) voto

Titolo brasiliano: Amor, Sublime Amor
Regia: Jerome Robbins, Robert Wise
Anno: 1961
Durata: 153 minuti

Virus letale (1995)

Nel 1967 un virus letale viene trovato in un villaggio in Zaire e gli americani pensano bene di gettarci una bomba prima che Motaba, questo il nome affibbiatogli, si diffonda e soprattutto prima che questo venga isolato e studiato e quindi usato dai suoi due maggiori nemici mondiali: i Comunisti e i Trigliceridi.

30 anni dopo il virus, portato dalle scimmie cappuccine (un cui membro fu brutalmente decapitato in Cannibal Holocaust), fa capolino in una tranquilla cittadina americana chiamata Cedar Creek, famosa per aver dato i natali alla zia di Mino Reitano, e siccome nel frattempo il figlio di puttana è mutato diventando aerobico non rimane altro da fare se non piombare un’altra bella bombetta ad alto potenziale vaporizzando circa 2300 persone, assieme a qualche miliardo di virus letali.

…ma forse, e dico forse… un’altra via potrebbe esserci: il naso di Dustin Hoffman e la vocina di Cuba Gooding Junior potrebbero spaventare a morte Motaba e ricacciarlo in serie B.

Virus letale (1995)
una somiglianza strabiliante!

Dal regista de La storia infinita e Il mio nemico, ecco uno di quei film che Roberto Fiore direbbe <<Ma come ha fatto Dustin Hoffman a diventare famoso con quel naso da giudio?>> ma poi si renderebbe subito conto che i media sono controllati dagli ebrei che ti avvelenano i pozzi per sacrificare i tuoi figli al loro dio vendicativo e così facendo si risponderebbe in maniera agile ed ariana per poi tornare al film in sé, che è uno di quei film con gli scienziati e le mascherine e gli ammalati che tossiscono nei corridoi per poi svenire tirandosi addosso i popcorn che fa più scena da distruzione del quieto vivere americano.

Una pellicola non imperdibile, ma passabile quando imperversa l’apocalisse fuori dalla porta di casa e sei costretto a sublimare le tue paure con l’arte.

Da segnalare la presenza di un algido Kevin Spacey, balzato recentemente alle cronache per i ripetuti assalti ai giovinetti che bazzicano Hollywood, nel ruolo probabilmente più frocio che gli abbiano mai fatto recitare, risultando quindi assolutamente perfetto.

VOTO:
2 giovinetti e mezzo

Virus letale (1995) voto

Titolo originale: Outbreak
Regia: Wolfgang Petersen
Anno: 1995
Durata: 127 minuti