Black Mirror: 3° stagione (2016)

Quello che qui ci viene proposto è uno spaventoso mondo distopico con la faccia bella sorridente nel quale convivono punteggi sociali che influenzano le tue possibilità quotidiane di sopravvivenza, videogiochi iperrealistici dove è possibile perdere la ragione, organizzazioni tecnologiche che ci tengono sotto controllo mentre ci ravaniamo, realtà virtuali nelle quali si può vivere per sempre, militari col lavaggio del cervello che sparano alla gente manco fosse la domenica delle palme e api assassine che ti s’infilano nelle cavità della testa e ti mangiano il cervello che te stai lì a urla’ come una scrofa poco prima d’entra’ al macello e ti cachi sotto merda e piscio mentre piagni lacrime amare che ti solcano il viso terrorizzato.

Povero te.

Black Mirror: 3° stagione (2016)
no quiero morirme

Prosegue una delle migliori serie televisive della storia, passando però dalla britannica e pubblica Channel 4 all’americana e privata Netflix… e la lira s’impenna!

Il budget sembra alzarsi un pochino mentre si alza pure l’asticella delle banalità; va bene uguale, sia chiaro, vista l’indubbia qualità del progetto, ma rimane il retrogusto di un qualcosa che poteva essere quasi perfetto e invece non lo è stato per poche scelte dettate chiaramente dal reparto marketing&qualunquismo.
Un esempio a tal proposito è il terzo episodio nel quale vengono punite 5 persone che hanno commesso cose riprovevoli: 4 di queste erano nel campo della sessualità con l’ultima ad andare a coprire la casella sempreverde del razzismo.

Ora, io dico: è mai possibile che non se ne esca dall’era vittoriana sesso-punitiva dove non c’è cosa peggiore di tradire tua moglie o farsi una pippa sulle foto di qualche minorenne?
Ma che davvero davvero stiamo scherzando?
E allora che gli dovresti fare a quelli che lavorano nella finanza creativa che quotidianamente affama interi continenti creando disastri economico-sociali dalle ricadute globali?

E quindi, altro che serie televisiva; la distopia con le regole morali fatte al contrario la vivo io ogni giorno quando sono costretto a respirare la stessa aria di una massa informe di cervelli pecora che non sanno la differenza tra assolto e prescritto e continuano a gettare merda a livelli mai visti prima su un governo appena nato che, se avessero mostrato la stessa vena critica con i precedenti 10 governi di gente quella sì assurda, forse oggi non stavamo con le barricate per strada.

E per spiegare ancora meglio l’assurdità di certe posizioni, specialmente nella sinistra (sia radicale che radical-chic) ecco un breve (e certamente parziale) riassunto politico-socio-economico degli ultimi splendenti 30 anni italiani durante i quali si sono succeduti governi di destra, di sinistra, di centro e dell’anima de li mortacci vostra, tutti accomunati dalla voglia dei soldi; i soldi che ci compri la barchetta per veleggiare in Europa ah no aspetta è un continente non un mare e allora mi ci compro una bella macchina ibrida prodotta in Corea perché io tengo all’ambiente, anche mentre voto no al fotovoltaico o all’eolico e sì al nucleare.

  • Luglio 1992: abolizione della scala mobile dei salari (governo Amato).
  • Agosto 1992: privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (governo Amato).
  • Gennaio 1994: privatizzazione Istituto Mobiliare Italiano (governo Ciampi).
  • 1994: privatizzazione INA Istituto Nazionale Assicurazioni (governo Berlusconi).
  • 1995: privatizzazione di Eni (governo Dini).
  • Aprile 1996: l’Italia partecipa alla guerra in Kosovo (governo Dini & Prodi).
  • Aprile 1997: missione militare in Albania (governo Prodi).
  • Giugno 1997: legge Treu, introduzione del lavoro interinale e del precariato tipo il co.co.co. (governo Prodi).
  • Novembre 1997: privatizzazione della Scuola Nazionale di Cinema (governo Prodi).
  • Ottobre 1997: privatizzazione di Telecom Italia (governo Prodi).
  • Gennaio 1998: privatizzazione della Biennale di Venezia (governo Prodi).
  • Ottobre 1998: privatizzazioni di moltissimi medi e piccoli istituti culturali, fondazioni, enti e centri studi nazionali (governo Prodi).
  • Novembre 1998: privatizzazione Banca Nazionale del Lavoro (governo Prodi).
  • Marzo 1999: privatizzazione Enel (governo D’Alema).
  • 1999: privatizzazione degli Istituti regionali di mediocredito per le piccole medie imprese (governo D’Alema).
  • Ottobre 2001: l’Italia partecipa alla guerra in Afghanistan (governo Berlusconi).
  • Agosto: privatizzazione di ANAC autostrade (governo Berlusconi).
  • Febbraio 2003: legge Biagi, centralità della flessibilità sul lavoro, co.co.pro. (governo Berlusconi).
  • Marzo 2003: l’Italia partecipa alla guerra in Iraq (governo Berlusconi).
  • 2004: privatizzazione Ente Nazionale Tabacchi (governo Berlusconi).
  • Marzo 2011: l’Italia partecipa alla guerra in Libia (governo Berlusconi).
  • Dicembre 2011: riforma delle pensioni Fornero (governo Monti).
  • Marzo 2015: cancellazione Articolo 18 (governo Renzi).
  • Ottobre 2015: privatizzazione delle Poste Italiane (governo Renzi).

Traduzione: quei farabutti hanno consegnato ad oligopoli privati i beni pubblici e il futuro dei giovani E PERO’ sarebbe questo governo giallo-verde il governo più a destra della storia repubblicana.

ma va a da’ via el cu’ !!!

VOTO:
4 giallo-verde

Black Mirror: 3° stagione (2016) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: terza
Anno: 2016
Durata: 6 episodi da 1 ora

Zohan – Tutte le donne vengono al pettine (2008)

Cosa puoi fare nella vita dopo che per anni e anni hai sbracato di mazzate il popolo palestinese umiliando il diritto internazionale protetto dall’ombrello militare americano?

Semplice: il parrucchiere in America.
Avrai così l’occasione di fare i capelli lisci alle signore anziane prima di strapazzartele nel retrobottega facendo però al contempo molta attenzione alla possibile comparsata del tuo acerrimo nemico, il terrorista Fatoush “Phantom” Hakbarah.

Zohan - Tutte le donne vengono al pettine (2008)

Sviolinata sionista da far rizzare i capelli in testa per la carica di stereotipi che porta avanti tronfio e fiero come un maiale col cappello di paglia la domenica e imperdonabile affastellamento di situazioni a volte assurde fino all’inverosimile, molte altre semplicemente stupide.

Per concludere, un paio di riflessioni:
1 – Per una volta, il titolo italiano non toglie nulla a quello inglese.
2 – Se mai nella vita verrete decapitati, questo è probabilmente il film che vi verrà in mente mentre la vostra testa starà cadendo nel cestino di vimini.

VOTO:
2 cestini di vimini

Zohan - Tutte le donne vengono al pettine (2008) voto

Titolo originale: You Don’t Mess with the Zohan
Regia: Dennis Dugan
Anno: 2008
Durata: 113 minuti

La casa di carta: 2° stagione (2017)

Proseguono e finiscono le avventure di 8 o 9 o 13 (a seconda dell’episodio in questione) fancazzisti patentati i quali non hanno più voglia di lavorare e quindi pensano di prendere una valanga di banconote dalla zecca di Spagna e vivere di rendita per il resto della vita loro e quella dei loro figli su un’isola sperduta nel mar dei Caraibi mentre la gente normale rimane incatenata al palo di un’esistenza fatta di 8 ore al giorno per 6 giorni a settimana per 40 anni e lo chiamano mondo libero.

La casa di carta- 2° stagione (2017)
e non fa’ il ragazzino, sono solo 10 ore che lavori!

Leggera impennata emotiva per quello che io ho già ribattezzato l’hype cinematografico più ingiustificato dell’anno e fragorosa conclusione zuppa di proiettili pim pum pam ci attaccano sbiribim catapum non ci avrete mai.

Sono spiacente per i feticisti degli sproloqui, ma non c’è molto da dire quando vieni letteralmente prosciugato delle tue energie appresso a 22 episodi di un telefilm che, partendo da un’idea interessante, ovvero quella di seguire un gruppo di rapinatori lungo la sosta forzata dentro la zecca spagnola, si declina poi in una serie di situazioni da soap opera sud coreana.

VOTO:
2 lacrime coreane e mezza

La casa di carta- 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: La casa del papel
Creatore: Álex Pina
Stagione: seconda
Anno: 2017
Durata: 9 episodi da 45 minuti

A Venezia… un dicembre rosso shocking (1973)

I coniugi Baxter, John e Laura, soffrono l’improvvisa morte per annegamento della loro figlia minore Christine.

Mesi dopo, mentre sono a Venezia per lavoro (John sta restaurando una chiesa per ordine del Vescovo), strani e misteriosi accadimenti (che girano attorno a due vecchie scozzesi sensitive e ad un serial killer a piede libero per i viottoli cittadini) cominciano a turbare la finta quiete nella quale i due sono piombati da quel recente tragico evento, lei imbottendosi di psico-farmaci e lui imbottito di quotidianità.

Come andrà?
Chi va là?
Ma soprattutto:
se l’Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoveneziasse, vi disarcivescoveneziastereste voi come si è disarcivescoveneziasterizzato l’Arcivescovo di Venezia?

A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973)

Sperimentalissimo e interessantissimo film della suspense, del rimando, del doppione, del foreshadowing e del dramma familiare, più che dell’orrore (anche se mantiene un sottile filo di brivido per tutta la durata), ed eccellente messa in scena d’una coppia ben affiatata d’attori capaci: Julie Christie, già apprezzata in quell’interminabile film chiamato Far From the Madding Crow, e Donald Sutherland, già apprezzato per la faccia più assurda della storia del cinema nel finale del remake di Invasion of the Body Snatchers.

Dato per assodato che ha dalla sua una delle scene di sesso più belle e divertenti mai girate, questa non è certo una pellicola perfetta, specialmente mentre si avvia verso un finale in parte telefonato e in gran depotenziato per via di uno sprint narrativo che abbandona un po’ i toni lenti e misteriosi che perfettamente si sposavano con il clima di recita sospesa veneziana; d’altra parte resta uno dei film di genere più interessanti, soprattutto dal punto di vista tecnico, che siano usciti nella decade degli anni di piombo.

Il titolo italiano fa cacare, ma vabbè.

VOTO:
4 Piombino

A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973) voto

Titolo originale: Don’t Look Now
Regia: Nicholar Roeg
Anno: 1973
Durata: 110 minuti

La casa di carta: 1° stagione (2017)

Nove malandrini di diversa estrazione culturale, ma comune estrazione sociale (proletaria), mettono in piedi il colpo del secolo: armarsi di tutto punto, travestirsi da budello di Salvador Dalì travestito da pirata, entrare alla zecca di Spagna, prendere in ostaggio 66 persone e stampare 2400 milioni di euro da dividersi poi equamente una volta elusa la polizia e fatto marameo ai reali spagnoli travestiti da budello di tua madre.

Semplice, no?

La casa di carta- 1° stagione (2017)
mi si nota di più se sto seduto ad un angolo oppure al centro con una luce sparata in faccia e un gruppo di persone attorno che si atteggiano da bulli?

TremEnda con la E maiuscola serie televisiva spagnola che per motivi a cui non voglio neanche pensare ha spopolato in Italia facendo saltare sulla sedia chi evidentemente non ha visto neanche un film sul crimine organizzato negli ultimi 85 anni.

Tralasciando le numerose e irritanti parentesi da Occhi del cuore con i personaggi che parlano e straparlano di minchiate sentimentali o ricordi d’infanzia banali che io dico “mortacci vostra sceneggiatori da terzo millennio” e che però in parte possono essere un minimo giustificate dalla provenienza televisiva spagnola che non starà ai livelli di Distretto di polizia ma poco ci manca, quello che invece è veramente imperdonabile è la TOTALE incompetenza di tutte le parti in campo: criminali, ostaggi e poliziotti.

I primi mandano all’aria in più d’un occasione un piano che avevano studiato nei minimi particolari per 5 mesi (a cominciare da quando, in quello che doveva essere un lavoro pulito, aprono il fuoco sulla polizia ferendo un paio di agenti dopo neanche mezz’ora essere entrati alla Zecca); non riescono a sentire due persone complottare alle loro spalle quando sono a circa un metro di distanza nel silenzio tombale di un bagno; lasciano il fucile per terra accanto ad una ragazza ostaggio e vanno a controllare il corridoio; litigano su questioni amorose mentre la stessa ragazza prende il telefono e fa una videochiamata; si intascano 1000 euro invece di darli allo sfascia carrozze per distruggere una macchina che scotta e via così, gaffe dopo gaffe, episodio dopo episodio, facendomi salire la bile a livelli stratosferici.
Gli ostaggi invece non riescono a stare fermi: tra chi si scopa gli assalitori mentre è incinta, chi si fa scopare dagli assalitori per ingraziarseli, chi si fa mettere una lingua in bocca dalle assalitrici non si sa perché e chi fa un casino dopo l’altro mettendo a repentaglio la vita di tutti quanti, questo è probabilmente il gruppo di ostaggi meno impauriti e più casinisti della storia mondiale.
E infine i poliziotti: la capo ispettrice va continuamente al bar a bere e non è presente 24 ore su 24 in loco mentre esplode roba alla Zecca perché deve scopare uno (s)conosciuto nel bar di cui sopra mentre il vice ispettore guida in stato d’ebbrezza con la bottiglietta in mano sterzando bruscamente mentre sbrodola frasi con la voce roca manco fosse una commedia con Ben Stiller… devo aggiungere altro?

E vogliamo parlare del supposto sottotesto politico di una serie televisiva su un gruppo di fancazzisti patentati che inserisce senza alcun serio motivo la canzone sulla Resistenza italiana contro il nazi-fascismo Bella Ciao?
Ma resistenza de che, dio cristo!?!
Marx non ha mai detto ” ‘sti gran cazzi del lavoro, annamo alla Zecca travestiti da budello de Dalì, pijamose tutto e daje Roma”!

Il piccolo particolare che infatti sfugge al “Professore”, il geniale (si fa per dire) ideatore di questo piano machiavellico, è che se per risolvere il problema della povertà bastasse stampare carta moneta, i governi non avrebbero alcun problema di liquidità; si dà il caso invece che ogni volta che viene immesso nuovo denaro in circolazione, il mercato si riaggiusta al nuovo flusso facendo aumentare l’inflazione e la Spagna questo dovrebbe saperlo bene quando, importando l’oro delle Americhe nel sedicesimo secolo provocò un grande deprezzamento di quel metallo in tutta Europa.

Certo, non saranno i 2 miliardi e mezzo d’euro di questi irritanti scansafatiche a far saltare i conti spagnoli, ma di certo non sono soldi presi dal nulla come insiste testardamente a dire il Professore dei miei stivali.

Mortacci tua.

VOTO: 3 stivali

La casa di carta- 1° stagione (2017) voto

Titolo originale: La casa del papel
Creatore: Álex Pina
Stagione: prima
Anno: 2017
Durata: 13 episodi da 45 minuti

Black Mirror: 2° stagione (2013)

Ti è morta una persona cara, ma la tecnologia può riportare in vita una (pallida e distorta) copia di lei.
Che fai, la resusciti?

Una donna ha compiuto un crimine orribile, ma la tecnologia può punirla facendogli vivere in loop 24 di angoscia.
Che fai, la condanni?

I politici sono degli stupidi fantocci, ma la tecnologia può mettergli contro un fantoccio virtuale sboccacciato con potenzialità dittatoriali.
Che fai, lo voti?

Un uomo non vuole aprire bocca sul suo coinvolgimento in un fatto di sangue, ma la tecnologia può costringerlo a farlo con l’inganno di una vita eterna passata dentro una cabina in mezzo ai ghiacci.
Che fai, lo freghi?

Questi i temi della seconda stagione del telefilm sulle distopie più interessante di sempre.
Che fai, lo guardi ora o subito?

Black Mirror: 2° stagione (2013)
il computer ti permette di disegnare cippe di cazzo; le fai viste frontali o di profilo?

Continua la corsa inarrestabile delle buone idee messe al servizio del buon cinema con questa piccola collezione di perle audio-visive che non mancheranno d’intrattenere con intelligenza e questioni morali tutt’altro che superficiali un pubblico più attento della desolante consueta media.

I picchi qualitativi si trovano indubbiamente negli episodi estremi (il primo e l’ultimo) con lo speciale natalizio a fare da re incontrastato del gruppo grazie ad una storia originale e intrigante ed una piccola serie d’invenzioni tecnologiche assolutamente terrificanti (il cookie cerebrale è una cosa da urlo), mentre quello su Waldo è un po’ fiacchetto anche perché rispolvera la solita cantilena contro i vuoti populismi che francamente ha rotto i coglioni.

Se siete stufi del marasma di boiate che vengono trasmesse in televisione (come al cinema) e se passate sopra le banalità quando si parla di politica che evidentemente in Gran Bretagna sono proprio incapaci di discuterne visto che stanno ancora con la regina vestita d’Arlecchino e la famiglia reale che chi se la incula, questa è sicuramente una validissima scelta.

VOTO:
4 Arlecchini e mezzo

Black Mirror 2° stagione (2013) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: seconda
Anno: 2013
Durata: 3 episodi da 1 ora

Source Code (2011)

Il capitano Colter Stevens si risveglia su un treno diretto a Chicago con la faccia di un certo Sean Fentress, un insegnante di storia mai visto e conosciuto, e ovviamente va un po’ nel panico.

Dopo 8 minuti di battibecchi e pellegrinaggi verso lo specchio del bagno, il treno su cui viaggia esplode in un’enorme palla di fuoco catapultandolo dentro una misteriosa capsula dove fa la conoscenza, tramite uno schermo, del capitano Colleen Goodwin la quale gli spiega molto frettolosamente che la sua missione è scoprire, a botte di 8 minuti ripetuti a nastro, chi è il misterioso bombarolo del treno.

Riuscirà Colter ad acchiappare l’attentatore prima che faccia detonare una bomba nucleare nel centro di Chicago?

Source Code (2011)

Piacevole storia fantascientifica che riesce in larga misura ad appassionare anche lo spettatore più distratto grazie al meccanismo della ripetizione, ma che purtroppo accelera progressivamente i tempi della narrazione (comprensibilmente per evitare la noia) per poi risolversi in un finale un po’ fuori luogo.

Buone (non eccezionali) interpretazioni e gioco fantascientifico senza una morale da interrogare che quindi relega il film al livello di semplice intrattenimento di massa invece di passatempo per cultori del genere.

VOTO:
3 culturisti e mezzo

Source Code (2011) voto

Titolo uruguaiano: 8 minutos antes de morir 
Regia: Duncan Jones
Anno: 2011
Durata: 93 minuti

King Kong (1976)

La Petrox Oil Company crede che ci sia un giacimento di greggio sotto un’isola misteriosa perennemente circondata da una fitta nebbia che l’ha separata dal resto del mondo per non si sa quanto tempo.

Arrivati con una spedizione punitiva degna dei migliori anni della nostra vita fascista sulla quale si sono imbarcati un paleontologo barbuto che vuole studiare le sconosciute specie dell’isola e un’attricetta svampita che vuole studiare gli sconosciuti modi di sucare i cazzi dei produttori hollywodiani, i nostri eroi fassisti fanno la scoperta delle scoperte degli scopritori: sull’isola vive una tribù di negri con l’anello al naso.

…ah, dimenticavo: c’è anche un gorilla alto 12 metri che non vede una femmina da illo tempore e che verrà trasportato di forza a New York per essere esposto al pubblico ludibrio fuggendo poi un agile scatto occhi di gatto un altro colpo è stato fatto.

King Kong (1976)

Operazione commerciale per Dino De Laurentiis che, dopo gli esordi come venditore di pasta dell’azienda familiare a Torre Annunziata, ha trovato il lavoro della sua vita: farsi le donne belle con la scusa di produrre i film.

Il film è molto disomogeneo: lungi dall’essere una metafora sullo sfruttamento di Madre Natura, la pellicola procede in declino con un’atmosfera molto interessante e suggestiva dall’inizio fino alla scoperta del rito tribale e una scivolata tenue verso lidi più commerciali mano a mano che Kong viene portato verso gli USA.

Effetti speciali notevoli (ma non indimenticabili) che in alcuni frangenti ricordano i film kaiju giapponesi, infinitamente più divertenti di questo.

VOTO:
3 kaiju

King Kong (1976) voto

Titolo di lavorazione: King Kong: The Legend Reborn
Regia: John Guillermin
Anno: 1976
Durata: 134 minuti

I Origins (2014)

Un ragazzo dal doppio mento pronunciato che maschera questa sua deformità con un dottorato in biologia molecolare tenta l’improbabile abbordaggio in discoteca di una fichetta anoressica con problemi d’autostima che maschera con un abbigliamento finto-trasandato e lo shampoo a settimane alternate…
…e incredibilmente gli va dentro.

Quello che il povero giovane scienziato non sospetta (ma che poteva prevedere con un minimo di studio statistico) è che la la fichetta è un po’ idiota e ha la testa zuppa di fregnacce sull’aldilà e la reincarnazione.
Per un po’ le cose reggono, vista anche l’incredibile attrattiva fica fisica dell’anoressica, ma alla fine a non reggere saranno i cavi dell’ascensore che precipitando trancerà di netto metà della fichetta anoressica facendole finalmente raggiungere i tanto agognati 40 chili.

Segue un buon 3 quarti d’ora di lui che si rende conto della veridicità della reincarnazione notando l’apparire di mappature oculari uguali…

dio cane.

I Origins (2014)
dio, te odio

Filmetto indipendente che non è girato male (anzi), non è recitato male (anzi), eppure risulta antipatico e diseducativo per la serie di cliché e banalità che infila con crescente orgoglio mano a mano che la storia si separa dalle solide basi scientifiche per abbracciare varie stronzate spirituali in quello che vorrebbe essere un portare per mano lo spettatore scettico verso posizioni possibiliste e che invece porta i più a stati d’arrabbiatura pazzeschi.

VOTO:
2 spiriti e mezzo

I Origins (2014) voto

Titolo brasiliano: O Universo no Olhar
Regia: Mike Cahill
Anno: 2014
Durata: 106 minuti

Piramide di paura (1985)

Nonostante il titolo fuorviante, questa è l’ennesima incarnazione del più famoso detective privato al mondo, l’emblema dell’imprenditoria individualista e anti-sociale anglo-sassone che tra una sviolinata e una tirata d’oppio risolve casi misteriosi come fosse la Settimana Enigmistica.

In questo episodio, completamente inventato e reimmaginativo del primo incontro tra Watson e il suo datore di lavoro a cottimo senza ferie e contributi, vediamo due bricconcelli adolescenti combattere una setta egiziana devota ai sacrifici umani grazie al potere della logica, dell’immaginazione e dei soldi dei genitori borghesi.

Naturalmente lo straniero dovrà cedere il passo all’uomo bianco.

Piramide di paura (1985)

Simpatica e coinvolgente pellicola per ragazzi dal temperamento mite e dall’intelligenza briosa che però non risparmia reali (piccoli) spaventi per i puri di cuore.

Non è stato certo ricordato come uno dei miglior film su Sherlock Holmes né tantomeno come uno dei miglior film d’avventura, ma quest’improbabile misto tra Harry Potter e uno sceneggiato anni ’70 con Sandra Mondaini nei panni di Sbirulino vale comunque una visione.

VOTO:
3 Sandra Mondaini nei panni di una testa mozzata e mezza

Piramide di paura (1985) voto

Titolo originale: Young Sherlock Holmes
Regia: Barry Levison
Anno: 1985
Durata: 109 minuti

Bagdad Cafe (1987)

Jasmin Münchgstettner, un otre di carne bavarese vestita come lo stereotipo di un otre di carne bavarese, litiga col marito mentre sono in vacanza in USA e si ritrova sola nel mezzo del deserto del Mojave.
Raggiunta una bettola gestita da una nera che sbraita come lo stereotipo di una negra e frequentata da camionisti senza dignità pronti a tutto pur di farsi una bevuta di acqua sporca, Jasmin si farà amare da tutti coi sui discorsi sul superuomo di fronte ad una folla di teste calde ignoranti e getterà quindi le fondamenta, in quella bettola di merda, per il partito della gente super-assurda e la definitiva eliminazione della razza ariana.

Bagdad Cafe (1987)

Sperimentale come un videoclip di Peter Gabriel e scritto come fosse antani, questo film tedesco ambientato oltreoceano vorrebbe da una parte rompere con lo schematismo narrativo classico e dall’altro fare breccia nei cuori delle casalinghe deluse dai mariti.
E quindi appare chiara l’impossibilità dell’operazione.

Resta comunque un film interessante, se lo si prende sottogamba.

VOTO:
3 otri

Bagdad Cafe (1987) voto

Titolo originale: Out of Rosenheim
Regia: Percy Adlon
Anno: 1987
Durata: 95 minuti

Quei bravi ragazzi (1990)

Vera storia del mafioso italo-irlandese Henry Hill che dagli anni ’50 al 1980 ha “lavorato” per il boss locale Paulie commettendo ogni possibile reato fino a quando non è finito a fare l’informatore per l’FBI pur di salvare la pellaccia da una carcerazione pluridecennale o, peggio ancora, un colpo in testa senza preavviso dai suoi amici mafiosi timorosi che Henry potesse cantare mandandoli bevuti, come poi effettivamente ha fatto.

Quei bravi ragazzi (1990)

Chiaramente macchiettistico e sopra le righe come esige un film che narra le vicende di un pericoloso gruppo di clown dell’esistenza e considerato da molti come uno dei migliori film della storia del cinema, Goodfellas può essere tranquillamente considerato uno dei miglior film sulla mafia italo-americana perché riesce a rappresentarla per quello che era realmente, ovvero la coalizione più o meno spontanea di una sezione demografica statunitense tagliata fuori dall’american dream che ha quindi deciso di appropriarsene con i violenti mezzi a disposizione ed una buona dose d’ignoranza.

Dimenticati quindi gli orpelli lirici ed involontariamente celebrativi di film come The Godfather, la pellicola segue da vicino le vicende di un gruppo di manovalanza criminale che alterna senza soluzione di continuità assassinii, grigliate di salsicce, droga, pasta al sugo e mignotte in un caleidoscopico susseguirsi di musiche e colori nauseanti come i vestiti di questi orribili mafiosi e il pesante trucco delle loro mogli cornute.

VOTO:
5 spicchi d’aglio tagliati finissimi per farli sciogliere nel sugo

Quei bravi ragazzi (1990) voto

Titolo originale: Goodfellas
Regia: Martin Scorsese
Anno: 1990
Durata: 146 minuti