Dirty Dancing (1987)

E’ l’estate del 1963: John Kennedy non è stato ancora ucciso, i Beatles non hanno ancora fatto il botto e Frances “Baby” Houseman non ha ancora conosciuto il vero amore, quello passionale e sensuale nato con un ballo proibito su una musica rock-caraibica, un ballo che scioglie il sangue nelle vene e fa esplodere le inibizioni di giovini e giovinette.

Ci penserà Johnny Castle, interpretato dal compianto Patrick Swayze, a farle vedere le stelle e a rompere le barriere che dividono i poveracci come lui dalle signorine benestanti come lei.

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Patrick mentre osserva le stelle sotto le gonne delle minorenni

Per chi avesse dormito sotto un sasso negli ultimi 30 anni, questa è la storia di Baby, una diciassettenne di buona famiglia, la quale va a trascorrere le vacanze estive al Kellerman’s Hotel tra le montagne del Catskill nello stato di New York; insieme a lei c’è il padre, la madre e la sorella, i quali ignorano cosa sta per accadere alla piccola Baby.

Quello che accade è che Johnny (Patrick Swayze) lavora allo stesso hotel come intrattenitore ed istruttore di danza… e Johnny balla come un dio. Lei quindi si innamora al primo colpo e fa di tutto per entrare nella sua vita; lui, dopo alcune naturali resistenze iniziali dovute alla legge sulla pedofilia, cede alla tentazione e si ritrova ovviamente nei guai fino al collo.

L’amore trionferà sul male?

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…un aiutino

Dirty Dancing era nato come film a basso costo: gli attori non erano famosi, la regia era nuova, e la colonna sonora era poco più di un semplice accompagnamento un po’ melenso ad una storia che non usciva dai binari classici dell’amore proibito inter-classe.
Eppure in brevissimo tempo questa piccola pellicola sull’amore e sulla danza diventò uno dei film più famosi della storia; la colonna sonora vendette 32 milioni di copie, un record della madonna se considerate che Thriller di Michael Jackson (l’album più venduto della storia) arriva a circa 58 milioni di dischi; e la coppia Johnny&Baby è diventata un’icona di amore tardo adolescenziale.

E’ l’estate del 1963: Kennedy è ancora vivo, i Beatles l’anno seguente faranno il botto, e Johnny e Baby dimostrano che le classi sociali, con le loro arcaiche divisioni, stanno finendo e anche un poveraccio con il talento della danza può sognare di scoparsi una diciassettenne bella e ricca.

Titolo: Dirty Dancing
Regia: Emile Ardolino
Anno: 1987
Durata: 100 minuti

La febbre del sabato sera (1977)

Nel 2000 i ’99 posse’ cantavano:

“Quando il vecchio compagno Marx
si portava ancora non male
il nemico del popolo era 
il padrone ed il capitale,
ma adesso che non va più
e lo stato sociale è finito
il nemico del povero è 
il più povero e così all’infinito”

E La febbre del sabato sera parla proprio di questo: nella New York razzista, sporca e ingiusta della fine anni ’70, dove il povero, l’emarginato, il sopraffatto si sfoga sul più povero, sul più emarginato, sul più sopraffatto, in questa città irrespirabile e ingiusta, un giovane italo-americano di belle speranze cerca una via di fuga dalla quotidiana rozza violenza del suo quartiere natale, Brooklyn.
La troverà (forse) nella danza, una passione che coltiva a tal punto da trarne insegnamenti di vita ed ispirazione per un futuro migliore.

La febbre del sabato sera (1977)
eccolo lì il futuro migliore, in fondo a destra

Tony Manero, il giovane newyorkese di cui sopra, ha 19 anni e tanta voglia di fare il salto, quel salto di 1600 metri che dividono Brooklyn e Staten Island; sono 1600 metri di ponte, un ponte di cui lui sa tutto e che osserva seduto ad una panchina, sognando ad occhi aperti.
Tony lavora in un negozio di vernici, i clienti lo amano, il padrone è contento, ma è un vicolo cieco e Tony sente che non vuole invecchiare tra una vernice ocra e una raffica di pennelli col pelo di cinghiale.
A casa invece è un inferno: si litiga e si urla continuamente e i coppini volano che è una bellezza.
Tony è considerato la pecora nera della famiglia mentre l’amato fratello ha preso i voti ed è un rispettabile prete cattolico.

L’unica valvola di sfogo per il giovane Manero è il sabato sera, con il locale 2001 Odissey e la sua musica disco e le luci psichedeliche e stroboscopiche; lì tutto lo conoscono, tutti lo rispettano e quando scende in pista per uno dei suoi ipnotici balli è finalmente ammirato e rispettato…anche se solo per il tempo di una canzone.

Saturday Night Fever fu un grande successo al botteghino: la toccante storia di un giovane newyorkese marginalizzato con la passione per il ballo commosse ed inspirò migliaia di persone in tutto il mondo e rese immortale la performance di John Travolta nei panni di Tony.
Sfortunatamente provocò anche un infelicissimo seguito con più musica e meno storia sociale, Staying Alive; un film diretto da Sylvester Stallone che ancora una volta dimostrò di non capirci un cazzo, ma tanto è come sparare sulla croce rossa.

VOTO:
4 croci rosse

La febbre del sabato sera (1977) voto

Titolo: Saturday Night Fever
Regia: John Badham
Anno: 1977
Durata: 118 minuti

Juno (2007)

Juno è un film diretto da Jason Reitman, figlio del regista Ivan Reitman, quello di Ghostbusters.
Jason, a differenza del padre, è un regista che predilige la caratterizzazione dei personaggi ed un certo spessore emotivo degli stessi.
Juno segue questa regola ed è quindi possibile inquadrarlo come un film fatto di persone, persone con sentimenti e passioni e desideri e frustrazioni e tristezze.

Juno parla di una ragazza sedicenne americana che si ritrova incinta e confusa dopo una notte di sesso con il ragazzo più nerd della scuola.
Juno parla di una donna sterile il cui più grande desiderio è quello di avere un figlio da accudire e che spera quindi di riceverne uno in adozione.
Juno parla di un musicista deluso e i cui sogni da rockstar si sono infranti sulla parete color mostarda di una moglie precisina e androgina.
Juno è la storia di un genitore la cui figlia adolescente si ritrova in una situazione più grande di lei ed il cui unico desiderio è starle accanto, senza paternalismi o ammonimenti da vecchio testamento.
Juno è la storia di un ragazzo sfigato la cui trombamica incinta di lui fa di tutto per complicargli la situazione di padre a sorpresa.

Juno (2007)

Juno è un buon film con una colonna sonora dolce e non pretenziosa, molto acustica e poco pop.
Juno è un film che parla di un problema serio (gli USA guidano la classifica di gravidanze adolescenziali nel mondo sviluppato), ma lo fa senza perdersi in moralismi o dogmatismi.
Juno è un film rivolto ad un pubblico giovane, la cui protagonista eccentrica può fungere da specchio esplicatorio in una fase di vita che spesso fa incazzare senza saperne il motivo.

Juno potrebbe essere definito un film hipster, ma non lo è, perché non ha la puzza sotto il naso come quegli stronzi radical chic di merda.

VOTO:
4 radical chic di merda

Juno (2007) voto

Titolo: Juno
Regia: Jason Reitman
Anno: 2007
Durata: 96 minuti

Alta fedeltà (2000)

Tratto dal libro omonimo di Nick Hornby, Alta fedeltà è la storia dell’amore difficile tra un nichilista egocentrico maniaco della musica sull’orlo degli ‘anta e la sua fidanzata apparentemente perfetta, il tutto scandito da una sequela incredibile di canzoni, dagli anni sessanta al 2000 (anno di produzione del film), con un mix di attori perfettamente inseriti in una trama semplice, collaudata, eppure fresca.

Alta fedeltà (2000)
e c’è pure Jack Black

La cosa che salta subito all’occhio è la scorrevolezza della storia: qui non ci si annoia; sarà per via della simpatia da cazzotto in faccia di Jack Black, sarà per il sempre stupefacente Tim Robbins, sarà per la bella Iben Hjejle (qui è la ragazza di John Cusack; nel film di Lars Von Trier The boss of it all è quella che si fa scopare sulla scrivania a pompa idraulica), sarà quello che ti pare, ma una volta iniziato è difficile stoppare il film.

Rob (il nichilista egocentrico di cui sopra) è il padrone di un negozio di vinili, non ha particolari ambizioni nella vita e sembra non voler crescere e prendere una strada (sintomatico il suo rifiuto di sposare la sua perfetta ragazza); quest’ultima decide di mollarlo e Rob decide di fare i conti col passato, incontrando tutte le altre ex che l’hanno lasciato col cuore infranto.
Alla fine il nichilista protagonista scoprirà che la fonte dei suoi problemi è sempre stato lui e l’unico ostacolo alla sua felicità è la voglia di farcela.

Non aspettatevi un capolavoro, non aspettatevi un dramma della gelosia in quattro parti, non aspettatevi un’introspezione sul rapporto uomo-donna; Alta fedeltà è un ottimo film se si vuole passare un due ore di sano intrattenimento mentre si ripensa a tutte le proprie storie d’amore passate e a come sono tragicamente finite.

Titolo originale: High Fidelity
Regia: Stephen Frears
Anno: 2000
Durata: 113 minuti

Django Unchained (2012)

La storia americana ha terribili scheletri nell’armadio, uno di questi è lo schiavismo, finito (si fa per dire) con la guerra civile del 1861-1865.
Django Unchained è il tentativo (ottimamente riuscito) di ripescare questi terribili eventi dal pozzo del dimenticatoio e metterli in bella vista sotto le sfavillanti luci hollywoodiane.

Questo film, seppur ricevuto ottimamente da pubblico e critica, ha ovviamente scontentato coloro i quali non hanno il buon coraggio di fare i conti col passato; costoro si lamentano dell’eccessiva polarizzazione dei personaggi (bianchi cattivi e vigliaccchi, neri buoni ed eroici), ma non si rendono conto che, in prima istanza, la realtà dei fatti del 19° secolo era abbastanza simile e quella ricreata da Quentin Tarantino, e secondo poi, Django Unchained è un film eccessivo per concezione: dal primo all’ultimo frame si gioca sul grottesco, sulla macchietta, sul leggendario e sull’assurdo.
Ma soprattutto, questo film è un ottimo esempio di come si possa fare storia con un buon mix di humour, violenza e passione.

Tra le tante perle e ottime interpretazioni, non si può tralasciare quella di Samuel L. Jackson nei panni di Stephen, l’ “House Nigger” (il negro di casa), ovvero quel particolare nero che, pur di conquistare particolari privilegi quali ad esempio la permanenza nella casa del padrone, migliori condizioni di lavoro e una certa rispettabilità in società, è disposto a vestire i panni del carnefice contro i suoi stessi confratelli neri nel duro lavoro di oppressione del più debole e perpetuazione della schiavitù.

Il fenomeno dell’House Nigger non è certo nato (né morto) con lo schiavismo americano; esempi sono ovunque, uno dei quali siede alla casa bianca.

Django Unchained (2012) - 2
House Nigger mentre se la gode

Titolo originale: Django Unchained
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2012
Durata: 165 minuti