The Girl from the Other Side (2019)

Shiva è una bambina che vive dall’altra parte del muro che divide il mondo luminoso degli esseri umani e quello scuro delle bestie malefiche portatrici di un misterioso morbo.

A farle da guida e figura paterna troviamo il cosiddetto Maestro, una creatura caprina antropomorfa che si prende cura della piccola difendendola dalle altre bestie che vogliono rubarle l’anima; il tutto facendo sempre attenzione a non sfiorarla, così da evitare che venga contagiata.

The Girl from the Other Side (2019)

Tratto dall’omonimo manga, questo brevissimo corto animato possiede uno stile molto particolare e accattivante derivante dall’opera originale.

Sicuramente non sfiora minimamente tutte le vicende e le tematiche del fumetto da cui è tratto e si avverte una preponderanza della componente spaesamento di fronte ad un’opera così breve che rischia di sfuggire tra un battito di ciglio e l’altro, ma rimane godibile.

A patto che non battiate le palpebre.

VOTO:
4 palpebre

The Girl from the Other Side (2019) voto

Titolo originale: The Girl from the Other Side: Siúil, a Rún – Totsukuni no Shoujo
Regia: Satomi Maiya, Yutaro Kubo
Anno: 2019
Durata: 10 minuti
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Moon of a sleepless night (2015)

Tra il primo e il secondo capitolo della saga del pupazzo di neve Norman, la casa di produzione di Takeshi Yashiro, il one-man show dello stop motion giapponese, ha tentato la poetica della notte misteriosa con un risultato decisamente migliore di quello del ridicolo ghiacciolo.

Anche se non siamo di fronte ad un capolavoro, è indubbio che la piccola dolce storia di un bambino ed uno scoiattolo alle prese con il disincagliamento della Luna tra le frasche del bosco riesca a toccare un paio di tasti giusti, buoni a far sognare i più piccoli… e non far annoiare i più grandi.

VOTO:
3 frasche e mezza

Moon of a sleepless night (2015) voto

Titolo originale: Nemurenai yoru no tsuki – 眠れない夜の月
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2015
Durata: 27 minuti

Sumikkogurashi: Good to be in the corner (2019)

I Sumikko Gurashi (traducibile in “vita all’angolo”) sono una serie di personaggi creati da una compagnia di giocattoli al solo scopo di agganciare al suo merchandising una folta schiera di depensanti con crisi infantili.

In questo lungometraggio animato, il drappello di pedofantastici pupazzi si ritrovano loro malgrado dentro un libro pop-up al cui interno vive un pulcino abbandonato alla disperata ricerca di amici che troverà momentaneo ristoro nei loro orifizi anali mentre il pubblico tenterà in ogni modo di evirarsi con un paio di bacchette.

Questa è roba grave signori, roba grave per davvero.

VOTO:
2 bacchette

Sumikkogurashi: Good to be in the corner (2019) voto

Titolo originale: 映画 すみっコぐらし とびだす絵本とひみつのコ
Regia: Mankyu
Anno: 2019
Durata: 65 minuti
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Pigtails (2015)

C’è una ragazza che vive un’esistenza misteriosa lontano da tutto e tutti.
Un’esistenza piena di fantasiose manifestazioni della sua fervida immaginazione e di quella magica polverina di cui la ragazza fa abbondante uso.

Ma un bel giorno il mondo esterno, tenuto a bada da alte mura sormontate da una moltitudine d’immondizia, fa capolino capoletto con due cose: un palloncino rosso sangue e un ragazzo particolarmente in calore.

Cortometraggio animato a tinte pastello che se non sbaglio piglia qualcosa della trama di Never let me go, libro che io ho perso assieme al mio zainetto dentro un rickshaw di Mumbai un giorno piovoso di un ottobre di parecchi anni fa, e che piacerà molto al pubblico generalista.

Non imprescindibile.

VOTO:
3 rickshaw e mezzo

Pigtails (2015) voto

Titolo originale: みつあみの神様 – Mitsuami no kamisama
Regia: Yoshimi Itazu
Anno: 2015
Durata: 29 minuti

Kick-Heart (2013)

La folle storia d’amore tra i lottatori professionisti Romeo e Juliet, in arte “M l’uomo mascherato” e “Lady S”, è tanto potente quanto devastante, come la nostra benemerita eroina.

Simpaticissimo e frenetico cortometraggio psichedelico che da una parte cita L’uomo tigre, con la sua storia del wrestler che aiuta l’orfanotrofio dei poveracci, e dall’altra porta fin sulla Luna un’animazione alla Yellow Submarine.

VOTO:
4 uomini mascarati

Kick-Heart (2013) voto

Titolo originale: キックハート
Regia: Masaaki Yuasa
Anno: 2013
Durata: 12 minuti

Drawer Hobs (2011)

Noeru è una giovane impiegatucola di un call center che guadagna quel tanto da permetterle di sognare ogni giorno di smettere di lavorare.

Siccome però questo cortometraggio non ha alcun valore politico, l’impiegata del call center in questione non tira su una rivoluzione per tagliare la testa ai maiali borghesi, ma riceve in dono dalla madre una cassettiera magica con all’interno Masa, Jirokichi, Daigoron, Hanpei, Tae e Yuki; 6 lavoratori minorenni che la aiuteranno a scaricare sul più debole le fatiche del proletariato contemporaneo.

Il cortometraggio è caruccio e non me la sento di blastarlo, ma siamo ben lontani da ogni velleità artistico-morale.

VOTO:
2 velleità e mezzo

Drawer Hobs (2011) voto

Titolo originale: たんすわらし。- Tansuwarashi
Regia: Kazuchika Kise
Anno: 2011
Durata: 24 minuti

Norman the Snowman: The Northern Light (2013)

Un giovincello tutto pepe con la matta fregola di scoprire il mondo si rende conto di avere due gambe e quindi, di nascosto da sua madre, s’intrufola in un vagone merci diretto verso le lontani terre del nord per dare voce a quel demone interiore chiamato adolescenza.

Ad aiutarlo ci sarà Norman il pupazzo di neve, il suo fidato amico immaginario sacco di merda che tenterà in più occasioni di venderlo al mercato nero degli schiavi sessuali minorenni per i principi sauditi.

Dagli stessi autori di Gon, the Little Fox, Norman the Snowman condivide con quest’ultimo sia i lati positivi, una buona realizzazione tecnica e una certa poeticità, che quelli negativi, tipo che ci sono dei momenti totalmente stranianti che uno si ritrova ad urlare verso lo schermo robette tipo “dio cristo, muoviti per la madonna in croce!”.

Cosucce così insomma.

VOTO:
2 schiavi minorenni e mezzo

Norman the Snowman: The Northern Light (2013) voto

Titolo originale: ノーマン・ザ・スノーマン~北の国のオーロラ~
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2013
Durata: 25 minuti

Gon, the Little Fox (2019)

Tanto dolce quanto amaro cortometraggio girato a passo uno che riprende la famosa (in patria) storia della piccola volpe Gon, orfana della madre perché scoppiettata dai cacciatori, che semina zizzania tra gli abitanti di un villaggio giapponese con i suoi scherzetti burloni e i suoi furtarelli da scugnizzo di vico’ dei miracoli.

Nonostante in più punti si avverta una certa macchinosità nello svolgimento della (tra l’altro) brevissima trama, la realizzazione è indubbiamente ben fatta e il tutto ha un benvenuto sapore poetico e disperato che il Giappone non manca mai di regalare a chi gli presta attenzione.

VOTO:
3 disperazioni

Gon, the Little Fox (2019) voto

Titolo originale: 劇場版 ごん – Gongitsune
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2019
Durata: 28 minuti
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Il gigante di ferro (1999)

Nel 1957 gli Stati Uniti d’America erano un po’ paranoici.

Investiti giornalmente dalla propaganda di regime che vedeva nell’elogio della paura del diverso una preziosa arma di controllo per una giovane nazione che si apprestava ad essere la padrona del mondo, i cittadini americani vivevano con la costante paura di trovarsi invasi da forze ostili e misteriose il cui unico scopo era la distruzione del loro stile di vita.

Un bel guaio per un robot gigante venuto dallo spazio con un’amnesia misteriosa, un gusto irrefrenabile per il metallo e un cannone termonucleare nel petto.

Il gigante di ferro (1999)

Favola per bambini e meno bambini, tratto dal quasi omonimo libro di Ted Hughes, che tenta d’insegnare poche semplici cose: non avere paura del diverso, non risolvere le situazioni di difficoltà con la violenza ed essere felici, tutti.

Partito in sordina e con un piccolo flop al botteghino, The Iron Giant ha guadagnato nel tempo un giro di cultori che lo ha elevato dall’anonimato alle stelle da cui proviene il gigante di ferro protagonista.

Non è un capolavoro e ha un po’ di buchi e leggerezze, ma rimane un’ottimo viatico per chi vuole suscitare nei bambini l’esperienza dell’amore scoperta.

VOTO:
3 buchi

Il gigante di ferro (1999) voto

Titolo originale: The Iron Giant
Regia: Brad Bird
Anno: 1999
Durata: 86 minuti
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Planet Dinosaur (2011)

I dinosauri sono un gruppo di sauropsidi che ha dominato la Terra per 170 milioni di anni fino a quando un asteroide delle dimensioni dell’ego di Lilli Gruber li ha retrocessi in serie C fornendo la possibilità di dominazione termonucleare globale ad un’altra classe, i mammoni.

Nel corso del tempo questo famosissimo clade è andato a colonizzare praticamente ogni ecosistema e quello che ne è derivato è stato un’enorme diversificazione: Ouranosaurus, Spinosaurus, Onchopristis, Rugops, Carcharodontosaurus, Pterosaur, Epidexipteryx, Sinraptor, Saurornithoides, Oviraptor, Microraptor, Sinornithosaurus, Jeholosaurus, Daspletosaurus, Chasmosaurus, Alaskan Troodon, Edmontosaurus, Majungasaurus, Rahonavis, Rapetosaurus, Centrosaurus, Kimmerosaurus, Pliosaurus, Stegosaurus, Camptosaurus, Kepodactylus, Allosaurus, Saurophaganax, Argentinosaurus, Lacusovagus, Skorpiovenator, Gasparinisaura, Mapusaurus, Ouranosaurus, Paralititan, Carcharodontosaurus, Bradycneme, Magyarosaurus, Eurazhdarcho, Hatzegopteryx, Suskityrannus, Nothronychus, Alectrosaurus e Gigantoraptor sono solo alcune delle specie di dinosauro che hanno vissuto su questo pianeta, ma sono tutte quelle che questo documentario vi farà vedere.

Planet Dinosaur (2011)

Interessante e dettagliato prodotto televisivo BBC che fornisce ricostruzioni fedeli (per le conoscenze del 2011) di come doveva essere la vita quando Piero Angela cominciò a lavorare per la RAI; un mondo fatto di prevaricazioni inaudite e super femministe con cappelli deliranti che fornisce spunti di riflessione a chi vorrà concedere 3 ore della sua insignificante vita all’altare della patria conoscenza.

Francamente spiacevole e fuori luogo la scena d’incesto tra due oviraptor.

VOTO
3 incesti e mezzo (Tutankhamon)

Planet Dinosaur (2011) voto

Titolo tedesco: Der Dino Planet
Creatori: Nigel Paterson e Phil Dobree
Anno: 2011
Durata: 6 episodi da 29 minuti
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Sing (2016)

Un koala truffaldino che meriterebbe d’essere preso per le grande orecchie e messo tra le fiamme in Australia a piangere lacrime amare per il resto della sua breve vita è il protagonista di una storia “educativa” per i più piccini e per gli sventurati adulti costretti loro malgrado a fare da statuine accompagnatorie ai piccoli pargoli piantagrane.

La storia è semplice: ‘sto koala decide di mettere su un concorso musicale con ricco premio finale (che non possiede) per tentare un ultimo estremo salvataggio del teatro che per due soldi al mercato suo padre comprò.
In questa sua impresa degna di Canale 5, sarà aiutato da un drappello di aspiranti famosi che staranno a rappresentare ogni possibile segmento demografico del pubblico pagante.
E credetemi, di pubblico pagante ce n’è stato ce n’è e ce ne sarà.

Sing (2016)

Ma che ve lo dico a fare?

Lo sapete già:

fa cacare.

VOTO:
2 koala

Sing (2016) voto

Titolo rumeno: Hai sa cantam!
Regia: Garth Jennings
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

Kujira (1952)

Un’imbarcazione a vela si ritrova in mezzo alla tempesta e naufraga miseramente.
Si salvano solo una ragazza e tre uomini che immediatamente tentano di accaparrarsi i pertugi vaginali della povera sventurata, ma a risolvere la diatriba ci penserà una balena che manderà in fondo al mare gli allupati persi lasciando sul suo dorso la donna in stato comatoso.

Piacevole remake a colori dell’omonimo film del 1927, sempre dello stesso autore giapponese che, senza che io l’avessi mai sentito nominare, pare sia uno tra i più rispettati autori dell’animazione giapponese e uno dei padri del genere anime.

Me cojons.

Titolo italiano: Balena
Regia: Noburô Ôfuji
Anno: 1952
Durata: 8 minuti