Seoul Station (2016)

Alla stazione centrale di Seul, capitale di un paese colonizzato dagli Stati Uniti d’America e totalmente prono alle politiche liberiste da quattro soldi della crema sburrata capitalista, avviene un fatto totalmente normale per un paese di merda come la Corea del sud: un povero anziano viene lasciato morire senza che nessuno lo porti all’ospedale o gli presti il minimo soccorso… e questo segna l’inizio dell’invasione zombie comunista.

Perché succede che quel vecchio si trasforma in morto vivente ed innesca la tipica reazione a catena che porta nel giro di 24 ore ad avere i soldati per strada coi fucili puntati sui civili che zompano sulle camionette in cerca di una via di fuga dagli assatanati zombie comunisti.

E in questo parapiglia furioso di bava e sangue, una giovane scappata di casa è intenzionata a candidarsi con il partito più gonfio di buffoni scappati casa: Azione di Carlo Calenda.
Riuscirà nel suo intento?

Seoul Station (2016)

Ecco il prequel di quel film coreano sugli zombie con papà succhia bocchini liberisti e figlia stronza stuprata cieca.

Allora: la storia non ha nulla di eccezionale e ricalca più o meno le solite dinamiche del genere, ma questo viene controbilanciato da un’ottima animazione ed una narrazione abbastanza minimalista che sceglie di concentrarsi sui personaggi che costellano la storia piuttosto che sulla gran caciara, riuscendo nell’impresa di dare ad ognuno di loro un ben definito spessore con poche pennellate.

Esemplare a questo proposito la lunga introduzione prima dell’invasione, con tutta l’agonia del paziente zero assistito da un altro senzatetto che, nonostante venga respinto da tutti e tutti, cerca disperatamente di salvare il suo amico da morte certa.

VOTO:
3 senzatetto e mezzo

Seoul Station (2016) voto

 

Titolo giapponese: ソウル・ステーション パンデミック
Regia: Yeon Sang-ho
Durata: 1 ora e 32 minuti
Compralo: https://amzn.to/4broTgl

Nimona (2023)

In un regno tecnologicamente futuristico e politicamente medievale, governato da una regina nera e difeso da cavalieri omosessuali, avviene un fatto incredibile: per la prima volta nella storia un normale villico sta per essere nominato cavaliere de sto cazzo e molti sudditi borbottano per questo cambio di passo.

E ovviamente avevano ragione, visto che il villico cavaliere Ballista CuoreStrafottente tira una schioppettata laser in bocca alla regina nera per poi essere inghiottito dalle viscere della terra e darsi alla macchia.

Incidente, cospirazione, tradimento?
Ballista grida la sua innocenza di fronte al popolo e al suo frocissimo fidanzato Ambrogio Cazzodorato, ma il fatto che cominci a girare accompagnato da un transessuale millenario che può trasformarsi in qualsiasi cosa gli venga in mente non aiuta la sua causa.

Nimona (2023)

Allora, tralasciando che questo cazzo di film è chiaramente indirizzato a chi soffre di disturbo dell’attenzione per questo suo irritante ritmo da video sincopato di youtube dal 2015, con l’eliminazione sistematica delle fisiologiche pause che danno sapore ad un altrimenti serie infinita di suoni che provengono dalle vostre fottute bocche mannaggia la madonna.
E Tralasciando anche l’evidente attacco alla famiglia tradizionale, composta da padre ottantenne, madre minorenne e figlio concepito con un fantasma divino.

La cosa che maggiormente affossa un film che parte già deficitato, perché concepito per deficienti, è l’insopportabile teoria liberal-capitalista secondo cui un sistema politico piramidale va bene fintantoché permette i matrimoni omosessuali; perché sì Ambrogio Cazzodorato può essere un cavaliere reale, nessuno lo discrimina, ma l’importante è che giuri cieca obbedienza alla monarca che regna sulle spalle e col sudore della fronte di milioni di persone.

Una roba talmente ridicola, già all’epoca della democrazia ateniese, figuriamoci oggi, che solamente i nostri sistemi, liberali coi diritti civili e repressivi coi diritti dei lavoratori, possono mettere in scena senza sentire l’urgenza di tirarsi una scatarrata dritta in bocca a picchiare l’ugola mentre espettano un do di petto.

Perché tu devi capire che Israele è l’unica democrazia del medioriente perché un frocio può passeggiare sul lungomare senza essere gambizzato; anche se quel lungomare è stato strappato ai denti di bambini palestinesi maciullati e bruciati vivi dalla bombe al fosforo sganciate da un regime coloniale e razzista quale è quella perla di putridume che molti si ostinano a chiamare Israele quando invece il nome più adatto sarebbe terra dei figli di puttana da sventrare e appendere per i piedi in piazza mentre noi gli pisciamo in bocca.
Luridi pezzi di merda sionisti che ammorbano il nostro pianeta.

E Nimona è esattamente questo: un film dove viene abbastanza esplicitamente detto ai poveri bambini sottoposti a tale scempio che un matrimonio omosessuale o la finale accettazione di un transessuale in società è più importante della messa in discussione del sistema politico reggente.
Quando un uomo bacia un uomo va bene, perché non rovescia la monarchia; tirare una schioppettata in bocca alla regina ovviamente no.

E allora dovete morire all’inferno maledetti propugnatori non della teoria-gender, come alcuni stoltamente affermano voi siate, ma fottuti spacciatori dozzinali di messaggi conformisti e d’obbedienza.

Ricordatevi: con le budella dell’ultimo papa impiccheremo l’ultimo re.

VOTO:
2 budella e mezzo

Nimona (2023) voto

Titolo giapponese: ニモーナ
Regia: Nick Bruno, Troy Quane
Durata: 1 ora e 41 minuti
Compralo: https://amzn.to/3xie55e

L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri (2009)

Ci sono 2 mammut idioti, una tigre dai denti a sciabola impotente e un bradipo coglione che devono rompermi il cazzo a manetta e io je darei foco porca madonna.

Perché loro esplorano il mondo sotterraneo dei dinosauri mentre voi esplorate i pertugi anali di vostro cognato fottuto in cielo e santo dei servi.
Avete capito?
Non ce n’è per nessuno: mammut, dinosauri, furetti e l’anima de li mortacci loro che tanto lo sai che non c’hai molto da vivere e ti conviene concentrare le tue ultime forze sfibrate per un peto di proporzioni gargantuesche, tale da far impallidire Liliana Segre segregata.

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2000)
le palle

Film per bambini che, per inspiegabili ragioni, incorpora una trama incentrata su amore e gravidanza, mancando quindi clamorosamente il suo pubblico di riferimento.

Nonostante ciò ha avuto un buon successo al botteghino, probabilmente dovuto all’isteria collettiva che ha colpito le congreghe episcopali nord-occidentali le quali sono giunte in massa a vedere un film dove la fica non è presente e quindi non ha alcun senso vedere.

Mi preme sottolineare che anche Liliana Segre non è presente nel film, e neppure la sua fica.

VOTO:
2 Liliana Segre segregata e mezza

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2000) voto

Titolo originale: Ice Age: Dawn of the Dinosaurs
Regia: Carlos Saldanha, Michael Thurmeier
Durata: 1 ora e 34 minuti
Compralo: https://amzn.to/4bFenmr

Toy Story 4 (2019)

I giocattoli prendono vita un’ultima volta (si spera) per la gioia dei piccini e dei ritardati.

E nella sua quarta putrida incarnazione, Woody cazzo di legno, Buzz sperma laser e tutti gli amici del Fantabosco della mia fantasia vivono con la bimba Bonnie, una ragazzina che comincia a lasciare da parte lo sceriffo dal cazzo di legno preferendo la pupazza roscia.

E allora Woody si attacca come una cozza alla sua ultima ragione di vita cioè preservare l’esistenza del giocattolo-forchetta creato da Bonnie all’asilo e per fare ciò metterà in pericolo tutto e tutti; perché lui è un egoista di merda e farebbe ottima coppia con quel poveraccio ignorante di Marattin.

Sì, proprio quell’imbecille che da anni fa il liberale campando però coi soldi pubblici e che nel 2022 si è coperto di ridicolo condividendo un grafico che voleva mettere in correlazione i voti del m5s ed i percettori del reddito di cittadinanza rilanciando l’infondata accusa di voto di scambio; una roba già di per sé da querela, se non fosse che i parlamentari hanno il culo parato dall’immunità.

Un grafico che però riporta dati assoluti e che quindi potrebbe dimostrare ogni tipo di correlazione, tipo mangiatori di penne al sugo e votanti grillini.
Una roba talmente grave, per uno che dovrebbe essere l’esperto economico di quel micragnoso partito chiamato Italia Viva, che dovrebbe correre a nascondere con la testa sotto la sabbia per i prossimi 30 anni.
E invece eccolo lì a dibattere tronfio e fiero della sua calvizie incipiente mentre non è altro che uno scroccone statalista incapace di trovarsi un lavoro nel suo amato mercato libero e che quindi non la pianta di succhiare avidamente i nostri soldi pubblici come fosse una puttana tailandese da 4 soldi.

VOTO:
2 scrocconi statalisti finto-liberali succhia palle pubbliche

Toy Story 4 (2019) voto

Titolo giapponese: トイ・ストーリー4
Regia: Josh Cooley
Durata: 1 ora e 40 minuti
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Elemental (2023)

Una ragazza fuoco dovrà presto prendere in mano il negozio del padre che vende carbonella, ma a lei di vendere carbonella non frega un cazzo.

E ancora meno je ne frega di fondersi con un ragazzo acqua dall’indole democristiana senza spina dorsale ed opinioni che lo contraddistinguano dalla massa belante che i liberali si ostinano a chiamare democrazia, quando la democrazia è l’esercizio diretto del potere popolare senza intermediari o rappresentanti che distorcano o annacquino i mandati elettorali grazie ai quali questi credenti nel libero mercato campano invece succhiando avidamente la mammella pubblica statale.

O per lo meno questo è quello che sono riuscito a comprendere mentre vedevo il film a 10mila piedi da terra mentre sorvolavo la gloriosa repubblica popolare cinese, flagello mandato da dio onnipotente per spazzare via dalla faccia della Terra la melma putrida e criminale chiamata “blocco occidentale”.

A latere: questo film Pixar è noioso e un po’ banale, l’animazione è fatta bene ma oramai ho visto in po’ tutto e l’ennesima pellicola cacata col computer francamente non mi mancava.

VOTO:
2 putridi criminali del blocco occidentale

Elemental (2023) voto

Titolo giapponese: マイ・エレメント
Regia: Peter Sohn
Durata: 1 ora e 41 minuti
Compralo: https://amzn.to/47SQAwd

Super Mario Bros. – Il film (2023)

Due fratelli italo americani devono fare i quattrini perché vivono a New York e a New York un chilo di pane costa come stocazzo.

Siccome è più facile che un idraulico passi dentro un tubo che un ricco entri nel regno dei cieli, i fratelli Mario e Luigi finiscono all’altro mondo e si ritrovano a dover difendere il regno dei funghi allucinati dal grande e potente Bowser che ha tutta l’intenzione di prendere in moglie la principessa 🍑 culo di pesca.

Secondo tentativo, sicuramente più riuscito del mostro cinematografico anni ’90, di portare sul grande schermo le avventure di Mario Bros e conseguente grande felicità per i bambini di tutto il mondo.
L’animazione è affidata alla Illumination, ovvero quelli dei mostri banana cattivissimo me che tutti noi odiamo come la morte, e però il lavoro l’hanno svolto bene e bisogna ammettere che se hai dai 7 anni in giù ti puoi divertire…
…o meglio: puoi rimanere ipnotizzato come un deficiente pronto a votare il fottuto liberale di turno che te lo metterà al culo (di pesca) facendoti ignorare la sacrosanta lotta di classe.

Per i capelli vi prenderemo, sempre.

VOTO:
2 ipnotizzati

Super Mario Bros. - Il film (2023) voto

Titolo originale: The Super Mario Bros. Movie
Regia: Aaron Horvath, Michael Jelenic
Durata: 1 ora e 32 minuti
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Una tomba per le lucciole (1988)

Sulla città di Kobe si abbatte la violenta furia dell’aviazione americana che, violando parecchie leggi sul diritto internazionale, lancia bombe incendiarie sulle case di inermi cittadini nipponici con l’unico intento di provocare morte e distruzione e costringere con la paura e la sofferenza la resa del Giappone.

In questo scenario apocalittico il giovane Seita e sua sorella minore Setsuko rimangono presto orfani (dopo che la madre muore bruciata viva e il padre affonda con la portaerei sulla quale prestava servizio) e si ritrovano quindi a dover fronteggiare fame e solitudine senza una figura genitoriale a fare loro da scudo.

Seita tenterà di provvedere alla piccola Setsuko spendendo gli ultimi soldi lasciati dalla madre e finendo per rubare la verdura nei campi circostanti, ma la durezza della guerra sarà ben più forte del rinomato spirito giapponese.

Una tomba per le lucciole (1988)

Molto toccante e molto duro racconto autobiografico di Akiyuki Nosaka che vide morire di fame sua sorella minore durante la guerra ed ennesimo monito pacifista prodotto nella nazione che ha subito lo scoppio di ben due bombe nucleari.

Bello, indubbiamente, anche per il modo mai banale con cui racconta le piccole quotidianità di due bambini che tentano di sopravvivere in una società che già stava cominciando a dimenticare in nome del nuovo capitolo storico che si apprestava a subire dopo la sconfitta nel secondo conflitto mondiale.

Ovviamente consigliatissimo.

VOTO:
4 bambini

Una tomba per le lucciole (1988) voto

Titolo originale: ほたるのはか Hotaru no haka
Regia: Isao Takahata
Durata: 1 ora e 29 minuti
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Ghost in the Shell (1995)

Nel 2026 il mondo è oramai invaso dai cyborg e Motoko Kusanagi, una di loro al servizio della Sezione 9 della polizia giapponese, deve tirare il ragno dal buco del mistero attorno al fantomatico Burattinaio, un’entità senza volto né sesso che sta seminando un po’ di panico tra i pezzi grossi governativi infiltrando sistemi informatici e cervelli cibernetici.

Chi è e cosa vuole questo Burattinaio che sta muovendo le fila di un piano tanto oscuro quanto minaccioso?

Ghost in the Shell (1995)

Anime culto degli anni ’90 che ha influenzato non poco la fantascienza a seguire (vedi Matrix) e che rappresenta forse uno degli esempi migliori di connubio tra misticismo, scienza e filosofia in salsa nipponica.

Leggermente calante nella tensione narrativa, mantiene comunque dall’inizio alla fine una bellissima atmosfera quasi surreale, nonostante l’estrema fisicità e della tematica cibernetica e della carica di violenza.

Un’ottima animazione e delle musiche spesso suggestive accompagnano lo spettatore in un viaggio negli abissi d’acciaio di una Tokyo sommersa dall’acqua che rimane di difficile comprensione, sia per i personaggi che la popolano che per lo spettatore.

VOTO:
3 salse e mezzo

Ghost in the Shell (1995) voto

Titolo originale: 攻殻機動隊
Regia: Mamoru Oshii
Durata: 1 ora e 23 minuti
Compralo: https://amzn.to/3YCLT6D

Questo mondo non mi renderà cattivo (2023)

Hanno aperto un centro accoglienza immigrati in un quartiere popolare e problematico di Roma e ovviamente è scoppiata l’eterna bagarre tra chi non vuole concorrenza mentre spaccia la droga in piazza, i fascisti, e quelli dell’area comunista/antagonista.

Nel frattempo torna nel quartiere un vecchio amico di Zerocalcare, il corpulento Cesare, che dopo tipo 20 anni in comunità si caca sotto all’idea di dover affrontare nuovamente i demoni di un passato quanto mai presente nelle periferie capitaliste che ci siamo meritati dopo 70 anni di governi liberali.

E Secco vuole sempre il gelato.

Questo mondo non mi renderà cattivo (2023)

Rispondendo all’enigma posto nella recensione della precedente stagione, possiamo confermare che alla fine Zerocalcare la fica sotto al naso se l’è gustata come non ci fosse un domani.
E non solo: ci si è fatto pure una ricca pippa, e l’ha fatta pure a quello che gli sedeva accanto, e pure al prossimo, via via fino all’ultimo della fila che stava lì solo per i popcorn buoni.

I temi trattati sono interessanti (anche se solo parzialmente affrontati, come da manuale Cencelli-Zerocalcare) e molte sono le riuscitissime trasposizioni visive di concetti e sentimenti anche abbastanza complessi (Cesare come una pietruzza che affonda nell’oceano, il faro Sara d’Alessandria), e quindi non si può certo definire brutto… tutt’altro.

E però c’è sempre quel sentito sentimento di dispiacere per un autore che, forse colmo delle sue ansie, sembra sempre non voler prendere di petto le questioni che, seguendo il suo pensiero critico anarco-comunista-straight-edge, dovrebbe invece prendere a sassate sui denti.
Pietose in questo senso appaiono le sue patetiche giustificazioni, tipo sul perché chiama “nazisti” quelli che sono palesemente “fascisti del terzo millennio”.
Li avesse chiamati ratti o figli di puttana o purulenti cancri anali da scorticare con le unghie luride di un australopiteco liberale avrei pure chiuso un occhio, ma un generico nazista, così, spiattellato manco fossimo i Blues Brothers, proprio no.

E Walter Veltroni, svenuto e portato a braccia da due malati d’aids africani, continua ad essere un fottuto traditore.

VOTO:
3 Veltroni

Questo mondo non mi renderà cattivo (2023) voto

Titolo inglese: This World Can’t Tear Me Down
Creatore: Zerocalcare
Durata: 6 episodi da 30 minuti circa

Se succede qualcosa, vi voglio bene (2020)

Un piccolo cortometraggio sul dramma della scomparsa e l’incomunicabile distanza che si crea tra le persone rimaste a vivere quel vuoto.

Animato con delicatezza e con uno stile minimalista, questo piccolo film è una perla da non perdere.

 Un’opera struggente su una famiglia toccata dal dolore.
– Stefania Marinucci –

VOTO:
4 St3pny

Se succede qualcosa, vi voglio bene (2020) voto

Titolo originale: If anything happens I love you
Regia: Michael Govier, Will McCormack
Anno: 2020
Durata: 13 minuti

Strappare lungo i bordi (2021)

Particelle di vita di un fumettista romano oramai molto conosciuto e che però persiste nella sua Rebibbia vivendo una vita fuori dai riflettori e sotto l’asticella di comodità e agiatezza che il suo conto in banca gli permetterebbe di vivere.

Attorno e assieme a lui vediamo e viviamo gli amici di lunga data che si barcamenano alla meno peggio sperando un giorno di uscire dal vortice liberal-capitalista che li sta inghiottendo assieme ad intere generazioni di proletari e sotto-proletari purtroppo incapaci di prendere per i capelli la classe dominante perché incapacitati dai loro stessi sfruttatori borghesi che, lividi in volto e tumefatti dal fiume di ricchezza che continua a inzepparli come tacchini, non vogliono mollare di un centimetro una guerra sociale che hanno vinto 40 anni fa.

Strappare lungo i bordi (2021)

Piccolissima prima stagione dolciamara di una serie che forse (ma forse) ne avrà una seconda, per la gioia dei fan di Zero e per il discontento dello stesso Zero che proprio non ne vuole sapere di mettersi al centro dei riflettori, forse un po’ per una nevrosi incurabile e forse perché mortacci quant’è difficile rimanere fedeli a certi ideali quando ti mettono la fica d’oro sotto al naso e tu stai lì che dici <<Ma no io sono superiore agli umori della donna e i soldi mi fanno schifo mi ci pulisco il culo. Il culo.>>.

E’ dura e qualche volta si può e si deve scendere a compromessi sui margini della pagina (tanto per rimanere spudoratamente in tema); l’importante è mantenere il centro intatto, quel cuore pulsante che dirige la baracca verso il Sol dell’avvenire.
Ma attenzione, fare compromessi al rialzo e non come quei farabutti di sinistronzi tipo Serena Dandini e compagnia cantante che dicono che sono di sinistra e poi sono amici di Walter Veltroni.

Walter Veltroni, quello che ha lasciato un debito della madonna sulle spalle dei romani, e non per costruire opere di fondamentale importanza per le classi più povere tipo le fogne o i marciapiedi o l’illuminazione pubblica, no no te pare. I debiti li ha fatti ad esempio per costruire l’auditorium dell’archistarcazzo a Roma nord per farci i concertini e i convegni e le mostre dei cinema dove ci vanno principalmente i borghesi della ZTL come lui.

Voi siete dei fottuti traditori che, volenti o nolenti, avete decretato la fine della lotta di classe passando la linea di demarcazione che divide chi in questa società piramidale sfrutta e chi viene sfruttato, chi comanda e chi viene comandato, chi se la ride e chi se la piagne, chi verrà processato in piazza dai tribunali del popolo e della democrazia diretta e chi lo giudicherà.

VOTO:
4 Zoro che se la ridono

Strappare lungo i bordi (2021) voto

Titolo: Tear along the Dotted Lines
Creatore: Zerocalcare
Anno: 2021
Stagione: 1
Durata
: 6 episodi da 20 minuti circa

Compralo: https://amzn.to/3E5qxDR

Tokyo Godfathers (2003)

3 senzatetto giapponesi, per racimolare una cena “aggratise”, si ritrovano ad una recita natalizia organizzata da un invasato gruppo cristiano .

Quello che non sospettano è quest’incipit contraddistinguerà quella magica sera di Natale trasformandola in una notte di avventure rocambolesche, mosse dall’esigenza di trovare i genitori di una neonata abbandonata in mezzo ai rifiuti.

Questi 3 improbabili re magi senza una famiglia faranno scudo, con le loro giacche lise e una manciata di cartoni, alla Gesuccristo che è miracolosamente capitata loro, facendo affidamento ad una fortuna divina che per tutta la notte li perseguiterà con benevolo occhio.

Tokyo Godfathers (2003)

Film d’animazione tutto giocato sul reciproco rimando degli elementi in scena (famiglia, miracolo, redenzione) e sulla coincidenza assurta a moto degli astri divini.

Purtroppo non regge tutta la durata (nonostante sia pure corto) e spesso ci si ritrova un po’ a sbadigliare tra una sequenza e l’altra.
Ed è un peccato, perché le idee non erano male e la grafica è molto espressiva e dettagliata.

VOTO:
3 magi

Tokyo Godfathers (2003) voto

Titolo giapponese: 東京ゴッドファーザーズ
Regia: Satoshi Kon
Anno: 2003
Durata: 1 ora e 28 minuti
Compralo: https://amzn.to/3DczIBT