BoJack Horseman: 3° stagione (2016)

Dopo aver realizzato il suo sogno d’interpretare Secretariat nell’omonimo film ed averne tratto la sconsolante epifania che non importa quello che fai, tanto la vita resta una merda, BoJack affonda sempre più in un turbine di autolesionismo e menefreghismo che lo porterà dal fondo dell’oceano, nell’episodio più esilarante della stagione, fino all’apice della tristezza di una morte inaspettata.

BoJack Horseman: 3° stagione (2016)
aiutino

Difficile giudicare un serial che per ovvie ragioni monetarie continua ad infilarsi nei teleschermi di mezzo mondo episodio dopo episodio nonostante forse il gioco sia ormai rivelato e, nonostante la bravura di tutti quelli che ne prendono parte, sarebbe il caso di chiudere la giostra e portare a casa un bel ricordo.

Parafrasando: Natale viene una volta l’anno; altrimenti sai che coglioni salsiccia e lenticchie tutti i giorni?

VOTO:
4 salsicce

BoJack Horseman: 3° stagione (2016) voto

Titolo originale: BoJack Horseman
Stagione: terza
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Anno: 2016
Durata: 12 episodi da 25 minuti

Elliot, il drago invisibile (1977)

Pete è un orfano di 6 anni che è stato comprato da una famiglia di burinotti schiavisti del Maine; riuscito a fuggire grazie all’aiuto di un drago invisibile di nome Elliot, Pete fa vita da vagabondo alla Huckleberry Finn mentre cerca difficilmente di rifarsi una vita.
Arrivato in una piccola cittadina costiera di semplicioni ubriaconi festaioli vagamente e stranamente rimembrante l’Antonio Bay di The Fog (forse per il faro), Pete viene preso in simpatia dalla figlia vedova del guardiano del faro di cui prima la quale lo adotterà come figlio suo, probabilmente soggiogata dal capello rosso e dalle doti canore non indifferenti.
Tra una canzone strappalacrime e una danza sfrenata su barili di birra, questi cittadini un po’ diffidenti dei nuovo venuti impareranno ad accettare il diverso quando il diverso si rivela utile.
Come ogni buon schiavista deve saper fare.

Elliot, il drago invisibile (1977)

Musical anni ’70 un po’ dimenticato, Pete’s Dragon ricalca in gran parte la solita storia di infanzia negata in un mondo crudele tanto cara alla Disney.
Combinando riprese dal vivo ed animazione (per la verità, bene poca), il film procede noiosamente tra una dimenticabile canzone e l’altra per le sue due estenuanti ore fino a giungere ad una conclusione catartica ma con l’amaro in bocca.
Perché la Disney, prima d’essere la dispensatrice di MDMA che è oggi, ha attraversato fasi alterne di creatività, producendo film un po’ sconclusionati e disomogenei tipo questo, nonostante il regista sia lo stesso del bellissimo Gli Argonauti.

VOTO:
3 pasticche d’MDMA

Elliot, il drago invisibile (1977) voto

Titolo originale: Pete’s Dragon
Regia: Don Chaffey
Anno: 1977
Durata: 128 minuti

BoJack Horseman: 2° stagione (2015)

Continuano le disavventure del cavallo più umano che ci sia.

E no, non sto parlando di Pippo Baudo, ma di BoJack Horseman, l’ex attore televisivo con aspirazioni drammatiche che non riesce a farne una giusta: dal presentarsi a casa di una vecchia amica, senza considerare che lei nel frattempo ha messo su famiglia, fino a sputtanare suo malgrado il film sul suo mito di sempre, Secretariat.

BoJack Horseman: 2° stagione (2015)
nel mezzo, molte storielle usa e getta

Seconda stagione sempre su alti livelli, ma un pelo sotto la prima.

Non so esattamente il perché: sarà l’inevitabile scomparsa dell’effetto sorpresa, e del tratto e dell’ambientazione; sarà la convenzionale esplorazione dei personaggi secondari che da un lato amplia il respiro della messa in scena e dall’altro dà una sensazione di riempitivo; o forse sarà che oramai ho raggiunto un tale livello di saturazione filmica che per smuovermi l’animo ci vuole un fucile a pompa.

Sarà perché ti amo.

VOTO:
4 pompe

BoJack Horseman: 2° stagione (2015) voto

Titolo originale: BoJack Horseman
Stagione: seconda
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Anno: 2015
Durata: 12 episodi da 25 minuti

Zootropolis (2016)

Nella città di Zootopia che non si sa bene il motivo è stata tradotta con Zootropolis perché a quanto pare secondo i distributori nostrani è più famoso il film di Fritz Lang del 1927 che il libro di Tommaso Moro, vive una moltitudine di animali antropomorfi i quali sembrano aver raggiunto un livello evolutivo pari al nostro; la cosa interessante però è che, nonostante la coesistenza di diverse razze e soprattutto di diverse diete, la pace regna (più o meno) sovrana.

Judy Hopps, ambiziosa prima coniglia poliziotto della megalopoli, vessata da tutto e tutti per la sua modesta fisicità ed un pregiudizio duro a morire secondo cui le dimensioni contano quando si deve ripristinare l’ordine, vuole risolvere il mistero dei 14 cittadini scomparsi, coincidentalmente tutti animali predatori.
Grazie alla sua perseveranza idiota e all’aiuto di una volpe che si dà da fare con traffici più o meno illegali tra le pieghe della legge, Judy scoprirà una mega cospirazione atta a smuovere lo status quo in favore di una particolare classe di cittadini.

Zootropolis (2016)

 

Divertente commedia Disney dai risvolti spaventevoli, Zootopia parla della discriminazione razziale e dell’uso di stupefacenti con il solito piglio semplice ed efficace dei cartoni animati.

Razzismo? Stupefacenti?

Sì perché, come si evince chiaramente dal susseguirsi degli eventi narrati, questo mondo antropomorfo è solo apparentemente pacifico e onnicomprensivo; in realtà gli animali predatori, per via del loro passato un po’ selvaggio, sono considerati cittadini di second’ordine ai quali è perfino permesso negare l’ingresso nei ristoranti (vi ricorda qualcosa?).
Questo 10% della popolazione (i neri americani sono circa il 12%) è a volte visto con diffidenza e il fatto che i 14 predatori di cui sopra vengano in seguito ritrovati tramutati in pericolose bestie feroci e assassine fa scoppiare velocemente la bolla perbenista entro la quale Zootopia aveva prosperato fino a quel momento.
Ma attenzione: il parallelo predatori-neri americani non finisce qui: si scopre presto infatti che questi feroci animali impazziti siano stati in realtà drogati con un estratto di una pianta chiamata Nighthowler seguendo un diabolico piano di una parte deviata del governo cittadino così da montare un caso contro una minoranza di cittadini e compattare meglio la società cosiddetta civile.

E che c’entra?
Beh, si dà il caso che negli anni ’80 il governo americano, attraverso la CIA, abbia addestrato e finanziato con fiumi di denaro una serie di gruppi ribelli di destra nicaraguensi i quali si opponevano al governo sandinista democraticamente eletto che precedentemente aveva cacciato a calci in culo le compagnie private americane dal loro territorio le quali volevano costruire un canale artificiale per unire i due oceani sul modello del canale di Panama (sempre fatto e gestito dagli americani) e trarne poi grande profitto.
Siccome i Contras, questo il nome in codice dei ribelli di destra di cui sopra, si autofinanziavano anche con la vendita all’ingrosso di cocaina, successe che il governo americano, cercando di tenersi buoni i camerati ribelli, chiuse un occhio sull’esportazione del prodotto su suolo americano (qualcuno dice pure che abbia attivamente aiutato).
E chi è che è stato più duramente colpito dall’afflusso enorme di cocaina e dei suoi derivati tipo il crack?
Ovviamente le classi più povere e marginalizzate dei grandi centri urbani.
E da chi era (ed è) composta la classe più povera e più vessata d’America?
Ma dai neri ovviamente!
Ecco quindi che intere comunità afro-americane sono state spazzate via dall’arrivo di droghe spacca cervello che hanno distrutto molto del lavoro di auto-determinazione e rivincita culturale iniziato da neri come Martin Luther King il quale fu assassinato nel 1968, secondo molti, grazie ad complotto dei servizi segreti americani.

Insomma, un film per famiglie.

VOTO:
4 Martin

Zootropolis (2016) voto

Titolo originale: Zootopia
Regia: Byron Howard, Rich Moore e Jared Bush
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

BoJack Horseman: 1° stagione (2014)

Storia di un cavallo antropomorfo di mezz’età il quale fu famoso negli anni ’90 grazie ad una popolare serie televisiva su una famiglia molto particolare e che ora, nonostante viva comodamente di rendita, fatica a camminare a testa alta perché sono più di quindici anni che non fa un cazzo da mattina a sera… a parte bere e scopare saltuariamente.

A fargli compagnia abbiamo la sua ghostwriter, impegnata a seguirlo costantemente per raccogliere preziose informazioni da usare poi nella biografia che sta scrivendo; il nullafacente Todd che vive sul divano di casa sua da quando, imbucatosi ad una festa, non ha più lasciato il salone; e svariati altri personaggi più o meno umani i quali vivono tutti alla giornata in quella realtà surreale chiamata Los Angeles.

BoJack Horseman: 1° stagione (2014)

 

Simpaticissima serie televisiva raccomandatami da un lettore del blog (i consigli quindi sono sempre ben accetti) che trae la sua linfa vitale da una carrellata solo apparentemente sconclusionata di situazioni al limite del ridicolo e che invece nascondono, neanche troppo velatamente, una consistenza narrativa notevole: basti pensare ai tanti piccoli dettagli come il puff bruciato da Sarah Lynn nel salone di BoJack che vengono a ripetersi nel corso degli episodi e che tengono quindi conto dell’evolversi degli eventi narrati senza perciò resettare settimanalmente il mondo ivi ricreato come sono uso fare i TV serial.

Bello.

VOTO:
4 serial killer e mezzo

BoJack Horseman: 1° stagione (2014) voto

Titolo originale: BoJack Horseman
Stagione: prima
Creatore: Raphael Bob-Waksberg
Anno: 2014
Durata: 12 episodi da 25 minuti

The Angry Birds Movie (2016)

Su un’isola in mezzo all’oceano vive una comunità di uccelli non volatili che sembra una comunità di recupero cristiana per tossicodipendenti: non è ammessa la negatività, canzoni e chitarre sono ben accette e un generale senso dell’ignoto cosmico ben represso nel buco del culo aleggia nell’aria cittadina.
Un bel giorno arrivano dei porcelli festaioli che si rubano tutte le uova del villaggio e spetterà all’uccello rosso sempre incazzato e sempre escluso organizzare la rivincità dei pennuti.
Godi popolo.

The Angry Birds Movie (2016)

Trasposizione cinematografica per una delle applicazioni per cellulare più famose e scaricate: Angry Birds, e cioè Ballistica del Commodore 64 aggiornato ai tempi d’oggi.
Ovviamente la trama è esile e molto bambinesca, ma secondo me già è un miracolo se sono riusciti a cavare un film decente da un giochino dove l’assurdo scopo è sparare degli uccelli con una fionda verso delle baracche di legno protette da dei maiali verdi (una velata frecciatina ai magnati della finanza?)

C’è chi si lamenta, come al solito, ma probabilmente costoro non hanno mai visto quell’incubo chiamato Super Mario Bros. The Movie.

VOTO:
3 Commodore64

The Angry Birds Movie (2016) voto

Titolo originale: The Angry Birds Movie
Regia: Clay Kaytis, Fergal Reilly
Anno: 2016
Durata: 97 minuti

Rick and Morty: 2° stagione (2015)

Continuano le avventure/disavventure del duo tragicomico Rick e Morty, nonno inventore nichilista stralunato e nipote scemotto dai buoni e inutili sentimenti, in giro per le galassie e le dimensioni parallele di questo e altri universi.

Rick-and-Morty-2°-stagione-(2015)

Graditissimo ritorno di uno dei serial animati più trambi del momento, Rick and Morty soffre però un pochino in alcuni frangenti di sovraeccitamento sinaptico.
D’altra parte è difficile pensare di mantenere la freschezza e la naturalezza un po’ ignorante della prima stagione con la consapevolezza dell’espandersi del pubblico di riferimento; ecco allora che diminuiscono le estemporaneità in favore di una storia più coesa, il che non è poi manco tanto male.
Alcuni episodi restano ad altissimi livelli (Total Rickall su tutti) e ogni tanto tornano le perle di assoluta genialità, tipo il videogioco Roy: A Life Well Lived nel quale Morty vive un’intera esistenza nell’arco di pochi secondi.

Per forza di cose non ha l’impatto dell’originale, ma Parigi val bene una messa.

VOTO:
4 tour Eiffel

Rick-and-Morty-2°-stagione-(2015)-voto

Titolo originale: Rick and Morty
Stagione: seconda
Creatori: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2015
Durata: 10 episodi da 20 minuti

Rick and Morty: 1° stagione (2013-2014)

Morty Smith è un giovane liceale un po’ svampito il quale si trova ogni settimana in incredibili avventure inter-dimensionali al limite del paranormale per colpa di suo nonno Rick Sanchez, un paranoico insensibile scienziato nichilista sempre alla ricerca di un nuovo modo per sopire i suoi demoni interiori.
Lo strambo duo affronta così ogni sorta di pericolo fantascientifico senza la benché minima ragione e con un’alta probabilità invece di finire morti stecchiti.

Rick-and-Morty- prima stagione(2013-2014)
cosa che succede in una delle molteplici dimensioni possibili

La cosa straordinaria di questa vera e propria perla dell’animazione contemporanea è il suo mix perfetto di umorismo nero e completa accettazione della scienza come unico possibile metodo di indagine a nostra disposizione e pilastro sul quale si fonda la nostra società.
Le conoscenze e la realtà messeci a disposizione dall’introduzione del metodo scientifico sono talmente scolpite nell’immaginario dei creatori come del pubblico di riferimento che la maggior parte delle battute e delle assurde situazioni comiche derivano proprio da questo assunto, da questa accettazione preliminare da cui deriva poi tutto il resto.
Scherzare sul fatto che Plutone è un pianeta è possibile solo quando lo spettatore è ben conscio della falsità dell’affermazione, ma il gioco va ben oltre.
E’ infatti nella miriade di riferimenti (Cthulhu nei titoli di testa) e gag fulminee (tipo la creatura nata da uno starnuto di Morty che nasce, cresce e muore nel lasso di tempo di una corsa di pochi secondi) che lo show trova la sua solida spina dorsale su cui poi piantare anche una spruzzata di umorismo più semplice da pubblico generalista (come l’alcolismo autolesionista di Rick).

Un bellissimo cartone pieno di sorprese insomma che ovviamente può essere apprezzato appieno solo da chi si diverte in egual misura con i Lego, le droghe e la scienza.

VOTO:
5 Marty McFly lego

Rick-and-Morty-prima-stagione-(2013-2014)-voto

Titolo originale: Rick and Morty
Stagione: prima
Creatori: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2013-2014
Durata: 11 episodi da 20 minuti

Ralph Spaccatutto (2012)

Come in Toy Story i giocattoli hanno una loro coscienza e prendono vita propria quando non osservati dagli umani, qui i personaggi virtuali di una sala giochi lavorano da mattina a sera nei cabinati videoludici per poi concedersi una birra o una festicciola una volta che le luci della sala si sono spente e l’ultimo rEgazzino s’è levato dalle palle.

52esimo film d’animazione per la Disney e successone di pubblico e critica, questo Wreck-It Ralph è carino ma proprio niente di che.
Se avessi avuto 10 anni e al contempo una conoscenza più che approfondita degli ultimi 30 anni di memoria videoludica, allora forse mi sarei divertito assai; siccome però le due cose sono un po’ difficili da trovare assieme, mi domando quindi come diavolo sia possibile che pubblico e critica abbiano messo su piedistallo questo modesto filmetto fatto sì bene, ma certo senza nulla di speciale che lo distingua dagli altri 759 film usciti dal 2012 ad oggi.

Se si levano un paio di scenette venute bene e la dozzina di riferimenti e ammiccamenti simpatici solo per uno che segue le scene del gaming mondiale, allora quello che rimane è la solita storia di amicizia con annesso elogio alla diversità in puro stile Disney.

Io boh…sarà che più vedi film più ti si affina il palato.
Ma mannaggia il bue e l’asinello,
manca dio al contrappello.

coddio

VOTO:
2 asinelli e mezzo

Ralph Spaccatutto (2012) Voto

Titolo originale: Wreck-It Ralph
Regia: Rich Moore
Anno: 2012
Durata: 101 minuti

Minions (2015)

In questo film, quei cosi gialli che parlano in gibberish il cui unico scopo nella vita è servire un padrone malvagio si ritrovano nei favolosi anni ’60 alla disperata ricerca di un nuovo boss (dopo l’ennesima dipartita del precedente); troveranno pane per i loro merdosi denti accodandosi ad una donna isterica con una passione smodata per il male che…

no, basta…che continuo a fare?
…tanto è una cacata.

Questi di minions figli di minions continuano a rompere lo stramaledetto cazzo dopo aver invaso mezzo mondo con il loro muso ottuso e quel fottutissimo infantilismo spicciolo frutto del repart marketing che secondo me ben di associa al loro pubblico di merda.

Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda, Pubblico di merda.

VOTO:
2 merde

Minions (2015) Voto

Titolo originale: Minions
Regia: Kyle Balda, Pierre Coffin
Anno: 2015
Durata: 91 minuti

Rio (2011)

Storia di un pappagallo che non sa volare, ma che trova gioia e conforto in una vita all’americana nel ridente Minnesota.
Spedito in Brasile per farlo accoppiare con l’ultima femmina della sua specie, st’uccello viene rubato da trafficanti di pennuti e si ritrova a dover collaborare con la femmina di cui sopra se vuole ritrovare la libertà.

Film un po’ infantile ma comunque decente, Rio può essere consigliato ad un pubblico minore di 15 anni (o minorato mentale): la storia è sempliciona e senza moralette, l’animazione è sincopata e colorarissima ma niente di che, e il tutto è ricoperto da una trapunta di stereotipi utili solo a strappare un sorriso bastardo a danno del diverso.
Questo tipo di film mi fanno paura: così innocenti e banali, potrebbero essere usati come armi di tortura in prigioni del pensiero.

VOTO:
3 torture e mezza

Rio (2011) voto

Titolo originale: Rio
Regia: Carlos Saldanha
Anno: 2011
Durata: 96 minuti

Inside Out (2015)

Dopo i giocattoli gli insetti i pesci le macchine i robot i topi i supereroi i mostri e i vecchi, la Pixar ha deciso di mettere in scena i sentimenti umani, nello specifico: Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura.

Con una storia che si dipana per il 90% dentro il cervello di un’undicenne americana di nome Riley che sta affrontando un periodo di assestamento dopo essersi trasferita a San Francisco e una serie di personaggi antropomorfi a rappresentare i meccanismi interni della mente umana, Inside Out riesce in pieno nella difficile impresa che si era preposto ovvero mettere in scena una storia che si dipana per il 90% dentro il cervello di un’undicenne americana di nome Riley che sta affrontando un periodo di assestamento dopo essersi trasferita a San Francisco e una serie di personaggi antropomorfi a rappresentare i meccanismi interni della mente umana.

Se a questo aggiungiamo uno spiccato senso visionario, dalle isole della personalità al sotterraneo subconscio, e la solita verve allegrotta e su di giri che da sempre contraddistingue i prodotti Pixar, allora abbiamo tra le mani un piacevolissimo film, per piccini e piccini oramai cresciuti.

VOTO:
4 piccini oramai cresciuti e mezzo

Inside Out (2015) Voto

Titolo originale: Inside Out
Regia: Pete Docter, Ronnie Del Carmen
Anno: 2015
Durata: 94 minuti