TOP 3 – Star Trek: 2° stagione (1967-1968)

La seconda stagione del telefilm fantascientifico per eccellenza vira la barra verso il pop semplicione senza però abbandonare realmente quel velo di sobrietà e serietà proprie delle società pre-sessantottine che si credevano capaci d’interpretare un futuro molto poco prossimo mettendo in scena un futuro molto pieno di stivaletti in pelle e tutine di flanella.

Considerando che questa seconda stagione conta ben 26 episodi, di decrescente bellezza, è stato alquanto difficile giungere ad un trittico che potesse rappresentare degnamente la squadra, ma stringendomi forte i testicoli tra 2 mattoni ho potuto esprimere al meglio il dono della sintesi.

Episodio 1 – “Amok Time”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 1

Mr Spock viene improvvisamente colto dalla fregola della schiacciata, della fregata, della smorzata, della ficcata, del bunga bunga, del fiki fiki, del mondo di mezzo le cosce… sì insomma non riesce a tenere il pitone nei pantaloni tanta è la voglia di farsi una scopata.

In suo soccorso arrivano il capitano Kirk e il dottor McCoy i quali accompagneranno Spock sul pianeta Vulcano per farlo partecipare alla cerimonia Kunat-Kafili alla fine della quale potrà reclamare la giovane Depring, manco fosse al mercato del pesce, la quale però ha in serbo una clamorosa sorpresa che metterà seriamente a repentaglio le copiose erezioni di Kirk.

La frase:

T’Pau: Live long and prosper, Spock.
Spock: I shall do neither: I’ve killed my captain and my friend.

Episodio 4 – “Mirror, Mirror”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 2

Mentre il capitano Kirk, il dottor McCoy, il tenete Uhura e l’ingegnere tenente Scotty stanno trattando l’acquisizione di dilithium crystals dagli Halkaniani, una civiltà profondamente pacifica e per nulla convinta degli usi non-bellici dei loro potenti cristalli da parte della Federazione, una strana tempesta magnetica manda in tilt il sistema di teletrasporto dell’Enterprise dirottando i nostri quattro sventurati verso un malefico universo parallelo nel quale la Federazione è un Impero sanguinario e tutto sembra girare attorno la regola del “cane mangia cane”.

Alle prese con un crudele e barbuto Mr Spock e un equipaggio votato a fottere il prossimo, i nostri poveri amici tenteranno di far ritorno al loro “pacifico” universo senza causare l’estinzione dell’intera razza Halkan.

La frase:

Kirk: In every revolution there’s one man with a vision.
Mirror Spock: Captain Kirk, I shall consider it.

Episodio 6 – “The Doomsday Machine”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 3

L’Enterprise incontra uno spaziale sigaro meccanico lungo qualche chilometro il cui unico scopo è distruggere tutto quello che gli capita a tiro per poi ingerirne i resti e rimpinguare così la sua riserva energetica; tipo Giuliano Ferrara… ma meno spaziale.

Il capitano Kirk lo ribattezza subito “ordigno fine di mondo” mentre il commodoro Matt Decker, unico sopravvissuto della nave Constellation che aveva provato senza successo a fermare questo sigaro infernale, si fa prendere dalle paranoie suicide e tenta in tutti i modi di ficcarsi con tutta l’Enterprise dentro quest’enorme distruttore cosmico nella convinzione di poter fermare un simbolo fallico con una penetrazione, invertendo chiaramente gli addendi.

Mr Spock, dal canto suo, passa l’intero episodio a trattenere con olimpica calma una pericolosissima scarica di peti dovuta alla magnifica fagiolata della sera prima.

La frase:

Matt Decker: You’re bluffing.
Spock: Vulcans never bluff.

Special Mention:
Episodio 15 – “The Trouble with Tribbles”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 4

L’Enterprise viene chiamata di gran corsa a sorvegliare un carico di grano transgenico, temporaneamente stoccato nella stazione spaziale K7, che sarà a breve trasportato sul pianeta Sherman nell’ambito di accordi interplanetari  volti all’espansione della Federazione.

Ma a noi che ce ne frega?
Qua la cosa interessante è l’avanzata dei Tribbles, una specie aliena batuffolosa completamente innocua ma altamente prolifica che sta rapidamente invadendo ogni pertugio, sia della stazione spaziale che della nave Enterprise.

Uno degli episodi più amati in assoluto dai fan della serie e sicuramente uno dei più comici: vedere il capitano Kirk che cerca di mantenere il suo solito piglio serio e fascinoso mentre da fuori inquadratura gli vengono tirate in testa queste palline di pelo è impagabile.

La frase:

Chekhov: Scotch?
Scott: Aye.
Chekhov: It was invented by a little old lady from Leningrad.

Titolo retronimo: Star Trek: The Original Series
Creatore: Gene Roddenberry
Stagione: seconda
Anno: 1966
Durata: 26 episodi da 50 minuti circa

A Quiet Place (2018)

Una simpatica famigliola di americani vive nel silenzio più assoluto in una sperduta fattoria facendo rare quanto ponderate scappatelle in città per rifornimenti.

Tutto sembrerebbe supporre una semplice scelta salutista, di ritorno alla natura, se non fosse per il piccolo dettaglio che la famiglia in questione vive in un mondo post-apocalittico distrutto, probabilmente in maniera irreversibile, da un misterioso drappello di mostri alieni iper-sensibili ai rumori.
Difatti, se questi mostri ti sentono parlare sottovoce o se ti cade un libro a terra, ecco che si dirigono a tutta birra verso la fonte sonora e ti sfrugugnano di mazzate riducendoti velocemente in brandelli.

E quindi:
se una creatura è iper-sensibile ai suoni, quale sarà il suo punto debole?
Come sarà possible farla fuori?

La famiglia di decerebrati ci arriverà dopo 473 giorni di ponderata riflessione.

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018)

Film molto anticipato da molti e molto odiato da me.

Non che sia un abominio, assolutamente; il problema risiede però in quel suo sfacciato desiderio di sedere tra i film dei grandi, i film fighetti che mascherano una tematica profonda dentro un film di genere.
Qui invece appare chiaro che siamo agli antipodi e cioè un banale film di genere che si maschera da filmetto profondo per fotterti le banconote riposte profondamente dentro le tasche.

Il problema fondamentale della pellicola, al di là di alcune sviolinate vomitevoli tra cui la turbolenta e piena d’incomprensioni relazione padre-figlia (sorda), vero e proprio fulcro della storia, oppure l’incredibile gravidanza annuale della madre che io non so che sperma ritardato abbia il padre (ne ho vedute tante da raccontar giammai una gravidanza di 384 giorni), a rovinare veramente l’opera è soprattutto la serie di regole secondo le quali il film decide di giocare e che poi infrange come nulla fosse quando la spendibilità di una scena verso il pubblico generalista lo richiede.

Roba che ad esempio i personaggi ripetono mille volte (col linguaggio dei segni) quanto sia importante mantenere un religioso silenzio per non finire sterminati nel battito d’ali d’un colibrì e dopo 10 minuti li vedi sgambettare nei campi di mais facendo un casino della Madonna perché c’è una scena di tensione e allora chi se ne frega delle regole.

VOTO
2 mais e mezzo

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018) voto

Titolo esteso: A Quiet Place – Un posto tranquillo
Regia: John Krasinski
Anno: 2018
Durata: 90 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Segnali dal futuro (2009)

John Koestler è un astrofisico che conduce la sua tranquilla vita di vedovo dopo che sua moglie è morta asfissiata dal monossido di carbonio scaturito dall’incendio all’hotel nel quale stava dormendo durante un viaggio di lavoro mentre lui stava spazzando le foglie nel giardino di casa, completamente ignaro di quello che stava accadendo alla donna.

Solo in seguito a quell’evento nefasto, nonostante sia un uomo di scienza e quindi guidato dalla ragione e dalla logica piuttosto che da qualche stupido credo religioso, John perde la fede inculcatagli dal padre pastore protestante e abbraccia una visione del Caso del mondo quando invece avrebbe dovuto capirne la chiara natura determinista (causa-effetto); tipo che se dormi in un hotel invaso dal monossido di carbonio, la mattina dopo te sveji freddo.

In questo mare di noia che l’astrofisico chiama vita, entra di prepotenza un foglio di carta scritto 50 anni prima da una bambina con probabili traumi post-stupro sul quale appaiono una serie di numeri apparentemente senza senso e che invece contengono la chiave per capire i maggiori eventi catastrofici delle ultime 5 decadi.

Riuscirà John a fermare l’ultima predizione, ovvero la morte di Rosario Tindaro Fiorello?

Segnali dal futuro (2009)

Se non fosse un film che dopo un’ora e mezza si rivela spudoratamente cristiano, questo Knowing potrebbe anche essere un eccellente prodotto d’intrattenimento con protagonista la solita faccia spaesata di Nicholas Cage che si aggira lungo una trama che non risparmia colpi di scena e un paio di sequenze parecchio sanguinolente e quindi lodevoli per un prodotto rivolto ad un pubblico di massa come questo poi è.

Molta critica invece non è riuscita a capire che al bivio tra film cristiano e film d’intrattenimento si può anche decidere di restare lì, piantare tenda e fare un allegro picnic guardando gli altri sbattere contro il palo.

VOTO:
3 bivi e mezzo

Segnali dal futuro (2009) voto

Titolo originale: Knowing
Regia: Alex Proyas
Anno: 2009
Durata: 121 minuti

Doc of the Dead (2014)

Vi siete mai chiesti da dove deriva la parola zombie?
Come quando e perché nasce il fenomeno?
Chi sono i padri fondatori del genere e che opinione hanno della sua (d)evoluzione da prodotto di nicchia a prodotto di sistema?

Questo e (poco) altro vi aspetta in questo piccolo documentario che, attraverso numerose interviste a tantissimi personaggi che hanno animato questa particolare scena horror nel corso dei decenni, cerca di riassumere (sia ad un pubblico profano che ad uno più avvezzo al genere) vita morte e miracoli del personaggio horror cinematografico più recente.

VOTO:
3 fenomeni e mezzo

Doc of the Dead (2014) voto

Titolo russo: Зомби в массовой культуре
Regia: Alexandre O. Philippe
Anno: 2014
Durata: 81 minuti

Benvenuti a Zombieland (2009)

4 individui molto diversi, sia per carattere che per estrazione socio-culturale, si ritrovano legati emotivamente a seguito dell’apocalisse zombie.
Prima di giungere a questo splendido idillio, li seguiremo per un paio di giorni mentre ne fanno di tutti i colori fottendosi l’un l’altro e sbranandosi su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone.
Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone.
Mi sa che mi troverò sempre d’accordo e a mio agio con una minoranza.

Zombieland (2009)

Simpaticissima commedia che, non prendendosi troppo sul serio, fa una delle poche mosse vincenti quando si ha a che fare con un genere caldo e allo stesso tempo freddo come quello degli zombie e cioè: rispettare poche semplici regole mentre si cerca di far ridere il pubblico di una storia assurda come la fine del mondo, feticcio spaventapasseri alquanto poco probabile che tiene a bada e dormiente la popolazione su temi più importanti e più pragmatici tipo la diarrea o l’alfabetizzazione di massa.

Le interpretazioni sono simpatiche, la durata è breve al punto giusto e non si può che gioire della breve apparizione di Bill Murray nei panni di se stesso mentre recita una scena di Ghostbusters.

VOTO:
4 Bill Murray

Zombieland (2009) voto

Titolo originale: Zombieland
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2009
Durata: 88 minuti
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Oblivion (2013)

Jack Harper è un tecnico manutentore di droni il quale, dopo che tra il passato 2017 e il presente 2077 la Terra è stata quasi completamente distrutta da un attacco alieno che ha costretto i superstiti a partire per Titano con una riserva di energia estratta dagli Oceani terrestri da delle immense idro-trivelle le quali sono sorvegliate dai droni di Jack Harper, conta i giorni che lo separano dalla fine della sua missione di sorveglianza assieme ad una splendida roscia che sembra, nonostante l’impeccabile messa in piega, avere il classico palo di frassino su per il culo.

A mettergli i bastoni tra le ruote ci sono gli Scavs, quel che resta della sconfitta razza aliena, i quali perseverano nella loro guerriglia alla vietnamita con contorno di patate…

…oppure è, come al solito nel cinema Hollywoodiano, che la storia è ricca di “sorpresone” e quel che sembra vero all’inizio risulta squallida menzogna dopo neanche una ventina di minuti?

Oblivion (2013)
un aiutino

Un visivamente interessante, ma abbastanza privo di profondità e originalità, film diretto da quello di Tron: Legacy che dovrebbe, per chi l’ha visto, darvi un’idea di cosa aspettarsi da questo blockbuster apocalittico liberamente ispirato/copiato/influenzato/ricercato/frustato/sodomizzato/alcolizzato/stuprato/bastonato/imbavagliato/schiaffeggiato/strangolato da parecchie altre (e migliori) pellicole tipo Moon o Solaris.

Questa storia un po’ smunta, girata in scala di grigi e interpretata da delle statue di cera del Madame Tussauds non riesce, nonostante qualche spunto piacevole ed un budget milionario, ad andare oltre un superficiale interesse da parte di un pubblico sempre più intriso di cecità e merda.

VOTO:
3 cecità

Oblivion (2013) voto

Titolo originale: Oblion
Regia: Joseph Kosinski
Anno: 2013
Durata: 124 minuti

Zeitgeist: the Movie (2007)

Gesù cristo, figlio di Maria e Giuseppe, nato a Betlemme, bambino prodigio che conversava con gli intellettuali e i sacerdoti del Tempio quando aveva 6 anni, cresciuto da e come un umile falegname, dispensatore di miracoli quali resuscitazione dei morti e cura dei lebbrosi, moltiplicatore di cibarie per i matrimoni, camminatore sulle acque, fustigatore di banchieri e mercanti che avevano preso possesso del Tempio, accusato di eresia e crocifisso dai Romani sul Golgota assieme a due ladri con i quali 3 giorni dopo è asceso al cielo con tutto il corpo dopo una breve ma intensa apparizione di fronte ai suoi discepoli…

ecco, questa figura al limite del racconto fantastico non è mai esistita.

E stupisce che oggi, con tutto il bagaglio culturale che l’umanità possiede, le innovazioni scientifiche che hanno sbriciolato gran parte delle fandonie religiose e superstiziose ai piedi delle quali l’umanità si è chinata per millenni non riuscendo a comprendere meccanismi complessi celati ad una ricognizione superficiale come quella che poteva dare il tipico fedele del passato di una delle religioni monoteiste, ovvero uno sdentato pastore incula-capre violento coi più deboli e servo maledetto dei potenti, siamo ancora parte di un sistema così illogico e arcaico.

Zeitgeist: the Movie (2007)
dio vuole che scopi queste capre, lo sento

Questo documentario cerca di spiegare, con moltissime licenze poetiche e (cosa un po’ grave) manipolazioni audio-visive atte a veicolare un messaggio, il semplice concetto di come l’umanità sia da sempre governata da un ristretto gruppo di potenti i quali pensano di avere tutto il diritto di amministrare vita e morte della maggioranza della popolazione stupida e mediocre in virtù di questa o quella presunta superiorità fisico-intellettiva, con l’inconsapevole complicità delle stesse vittime.
E’ così infatti che è possibile spiegare la persistenza di assurdità quali la religione, ovvero il credere ciecamente in storie straordinarie di divinità infantili e vendicative senza avere la benché minima prova a riguardo.

Diviso in 3 parti che percorrono e disassemblano per il grande pubblico 3 punti principali (la religione, l’attacco alle torri gemelle e il sistema finanziario mondiale), il documentario (o sarebbe meglio definirlo opera audio-visiva visto che la sua prima incarnazione era proprio un’installazione artistica a New York secondo la quale tra l’altro diventa eticamente possibile quella manipolazione dei contenuti a cui si accennava sopra atta a raggiungere uno scopo ultimo e cioè la veicolazione di un messaggio importante a discapito di una chiarezza fattuale) procede la sua corsa iconoclasta trascinando un pubblico ipnotizzato da una narrazione incandescente e fluida allo stesso tempo.

Certo, bisogna ammettere che usando l’arma della metafora artistica nelle sue più varie accezioni, l’autore commette il medesimo peccato dell’elite che cerca di smascherare: entrambi infatti sono convinti della necessità della loro missione rivelatrice ed entrambi sono pronti a sacrificare sull’altare la verità oggettiva se questo significa la realizzazione di uno status quo a loro congeniale.

Superate però queste innegabili implicazioni logiche sicuramente merite di considerazione, Zeitgeist rimane nella sostanza assolutamente inattaccabile e fa ancora più impressione, a distanza di 10 anni, vedere come molte delle questioni sollevate dal film non hanno ancora trovato una spiegazione altra che non sia quella data in questa sede.

Gesù infatti non ha ancora trovato una sola prova storica della sua esistenza al di fuori dei testi sacri (quindi ovviamente di parte) e a proposito fa particolarmente impressione che un popolo quale quello romano, ossessionato con la storiografia e l’archiviazione degli eventi importanti, non abbia avuto interesse nel registrare l’esistenza di un essere umano assolutamente magico il quale poteva compiere miracoli straordinari e inspiegabili come e quando voleva; l’attacco alle torri gemelle resta in gran parte un mistero (di Pulcinella) con troppe lacune logiche e molte ombre nere su come si siano effettivamente svolti i fatti; la demolizione controllata dell’edificio 7 non è ancora stata spiegata da nessuna delle fonti ufficiali; ed infine, il sistema bancario si è rivelato essere, se mai ce ne fosse stato bisogno ulteriore, il gioco a Monopoli di una ristrettissima cerchia di magnati della finanza tecno-bancaria le cui pedine sono in realtà popoli e nazioni.

Nonostante il livello ansia venga sollecitato in più frangenti dal ritmo serrato di una storia fin troppo drammatica nella sua semplicità, la cosa che fa più paura è invece l’assoluta cecità di una larghissima fetta di popolazione umana, troppo indaffarata a far quadrare i conti per pensare alla devastazione sociale che piano piano sta stringendo i cordoni attorno ai loro cervelli assopiti.
D’altra parte è anche vero che bisogna stare attenti a dare totale ascolto a questo tipo di contro-propaganda perché si rischia, se non si è muniti di appropiati anticorpi logico-culturali, di prendere il primo forcone che capita a tiro e marciare su Roma.

Il che è chiaramente un male, specialmente se ti chiami Benito.

VOTO:
4 forconi e mezzo

Zeitgeist: the Movie (2007) voto

Titolo originale: Zeitgeist
Regia: Peter Joseph
Anno: 2007
Durata: 118 minuti

La notte dei morti viventi (1990)

Barbara e Johnnie, sorella e fratello, vanno a trovare la madre morta in uno sperduto cimitero nei pressi di Pitsburgh, ma quello che trovano è ben più spaventoso della morte.
Si è sparso infatti una sorta di virus che fa tornare in vita i recenti deceduti i quali se ne vanno in giro barcollanti come fossero appena usciti dalla “vineria prezzi popolari” disperatamente alla ricerca di carne fresca da strappare a morsi sdentati.
Johnnie cade (letteralmente) sotto l’attacco di questi morti viventi mentre Barbara riesce a rifugiarsi in una casa di campagna solo apparentemente disabitata; ben presto a farle compagnia avrà infatti un variegato drappello di umanità appesa al filo della vita come d’autunno sugli alberi le foglie.

La notte dei morti viventi (1990)
cerca “Thomas Shipp and Abram Smith” e fatti una cultura su “Strange Fruits”

Rifacimento (quasi) passo passo del famosissimo capostipite degli zombie movies, quest’opera forse un po’ orfana di padre e idee, risplende comunque di luce propria come un ottimo esempio di film dell’orrore girato bene e senza troppo spargimento di sangue e budella.
Alcune interpretazioni sono forse un po’ caricate e/o dilettantesche (vedi la coppia di ragazzi compagnoli locali), ma a far da contraltare c’è un duo di protagonisti assolutamente eccezionali: Tony Todd (già apprezzato in Candyman) e Patricia Tallman (inconsapevolmente piaciuta come strega sotto due chili di trucco in Army of Darkness) sono infatti perfetti e pienamente credibili nei loro stravolgimenti emotivi che si susseguono lungo il teso arco narrativo dell’ora e mezza scarsa di film.

Si punta ancora sulla critica alla natura violenta dell’uomo, come nell’originale, ma con un piccolo twist finale su cui taccio.

VOTO:
3 twist e mezzo

La notte dei morti viventi (1990) voto

Titolo originale: Night of the Living Dead
Regia: Tom Savini
Anno: 1990
Durata: 92 minuti

Independence Day – Rigenerazione (2016)

Vi ricordate quando nel 1996 la Terra era stata invasa dagli alieni?
Ma sì, dai!
Un casino che non ci si crede: gente evacuata, cani salvati e un presidente soldato con la faccia di Bill Pulman.
Ecco, sono passati 20 anni e gli invasori intergalattici sono tornati, più cattivi di prima, e sono pronti a spargere il sale sulle ceneri della nostra civiltà.
Tipo quei guerrafondai fascisti dei Romani; esempio d’ingegno e civiltà solo per mentecatti con vaghi sensi d’impotenza a cui si rizza il cazzo ogni volta che un ometto dalle ristrette capacità dialettiche si mette sull’attenti con la sua manina di merda a fare il salutino pensando che me ne freghi un cazzo di lui e delle sue vetuste vedute.
A me, che se potessi gli brucerei le uniformi in piazza prima di prenderli a calci in culo da qui all’eternità.

Independence Day - Rigenerazione (2016)
siamo progressisti, ma non disdegnamo i soldi facili

Ennesima pellicola cripto-fascio-capitalista che ci mostra un mondo unito sotto la minaccia aliena eppure con ancora lo sventolio di pezzi di stoffa colorata chiamate bandiere; un mondo con macchine volanti, cannoni laser e tecnologia avanzatissima, eppure con la gente che va in giro a caccia d’oro sepolto negli oceani così si diventa ricchi wow.

…ma mannaggia la santissima madonna: possibile che secondo Hollywood sia ipotizzabile una realtà alternativa futuristica con la fusione fredda, ma è impossibile liberarsi delle cazzo di banconote che inesorabilmente ancora dominano le nostre vite?
Ma io vi sfondo quant’è’vvero iddio.

Il film è quello che ti aspetti: una marea di effetti speciali, battutine così così, cazzotti in faccia, cazzari, storie d’amore tra soldati e una presa per il culo agli omosessuali che ci sta sempre bene visto il becero pubblico di riferimento.

VOTO:
2 omosessuali

Independence Day - Rigenerazione (2016) voto

Titolo originale: Independence Day: Resurgence
Regia: Roland Emmerich
Anno: 2016
Durata: 120 minuti

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)

Storia di un generale dell’aviazione americana il quale, diventato impotente, si convince che la sua condizione sia dovuta all’avvelenamento dell’acqua da parte dei comunisti.
Per riparare al danno architetta quindi un piano infallibile: mandare una trentina di B52 a sganciare bombe atomiche sull’Unione Sovietica così da costringere il presidente degli Stati Uniti ad attaccare il nemico con tutto l’arsenale nucleare a disposizione prima che i comunisti lancino un contrattacco alla trentina di bombe atomiche di cui sopra.
Nel mezzo, una marea di personaggi tragicomici nella loro ottusa mentalità da guerra fredda cercano una soluzione al vicolo cieco in cui il paranoico impotente li ha ficcati senza preavviso.
Risate amare assicurate.

Il dottor Stranamore (1964)

Film assolutamente eccezionale.
Punto.
Tratto dal librettino serioso Red Alert tutto incentrato su uno scenario da Distruzione Mutua Assicurata e dal quale si distacca nettamente, grazie soprattutto all’apporto del genio poli-satirico Terry Southern, Dr. Strangelove abbraccia invece una freschissima vena comica tagliente come un rasoio e nera come la pece.
Al centro dell’attenzione c’è ovviamente la fobia americana dei comunisti e l’insensatezza della guerra fredda, ma anche il blocco sovietico non viene risparmiato, anzi: l’ambasciatore russo, nel mezzo dell’apocalisse umana, si mette a fare le foto alla War Room con una micro camera e il presidente dell’URSS si fa beccare al telefono completamente ubriaco e dai toni vagamente omosessuali.
La verità è che Kubrick, da vera anima libera qual era, non risparmia nessuno in questo dramma sulla difesa ad oltranza della virilità maschile e così facendo smaschera una semplice eppura fondamentale verità sulla guerra, l’apparato militare e le istituzioni governative in generale: quelli che cercano e bramano il potere c’hanno il cazzo piccolo.

Peter Sellers, istrionico attore inglese già fattosi apprezzare dagli Studios per le varie impersonificazioni in Lolita, fa gli onori di casa. Interessante ed esemplificativo per capire come funziona la macchina Hollywood è sapere che, visto il successo delle sue performance in Lolita, Kubrick fu costretto (con poco rammarico a dirla tutta) a prendere Sellers alla condizione apparentemente assurda che questi interpretasse 4 ruoli principali.
Alla fine ne uscirono 3 visto che Major T. J. Kong andò al caratterista Slim Pickens il quale (sentite questa) era all’oscuro si trattasse di una commedia; questo vuol dire che la completa follia da cowboy del west in groppa alla testata nucleare fu genuina al 100%.

Menzione speciale ovviamente per il personaggio della scienziato nazista, ora al servizio degli USA, dottor Strangelove.
Ispirato ai tanti veri nazisti reclutati in gran segreto alla fine della guerra grazie all’Operazione Paperclip nella folle idea di una corsa agli armamenti contro l’Unione Sovietica (tipo Wernher von Braun), Strangelove fu in gran parte improvvisato da Sellers e risulta quindi ancora più straordinario il lavoro svolta dall’attore nel delineare una macchietta comica talmente assurda da far paura.

Il dottore che morde e punisce il suo braccio destro apparentemente ancora fedele ad Hitler e che tenta quindi di ribellarsi alla volontà del padrone è una delle scene comiche più belle della storia cinematografica.

VOTO:
5 cowboy

Il dottor Stranamore (1964) voto

Titolo originale: Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1964
Durata: 95 minuti