Oblivion (2013)

Jack Harper è un tecnico manutentore di droni il quale, dopo che tra il passato 2017 e il presente 2077 la Terra è stata quasi completamente distrutta da un attacco alieno che ha costretto i superstiti a partire per Titano con una riserva di energia estratta dagli Oceani terrestri da delle immense idro-trivelle le quali sono sorvegliate dai droni di Jack Harper, conta i giorni che lo separano dalla fine della sua missione di sorveglianza assieme ad una splendida roscia che sembra, nonostante l’impeccabile messa in piega, avere il classico palo di frassino su per il culo.

A mettergli i bastoni tra le ruote ci sono gli Scavs, quel che resta della sconfitta razza aliena, i quali perseverano nella loro guerriglia alla vietnamita con contorno di patate…

…oppure è, come al solito nel cinema Hollywoodiano, che la storia è ricca di “sorpresone” e quel che sembra vero all’inizio risulta squallida menzogna dopo neanche una ventina di minuti?

Oblivion (2013)
un aiutino

Un visivamente interessante, ma abbastanza privo di profondità e originalità, film diretto da quello di Tron: Legacy che dovrebbe, per chi l’ha visto, darvi un’idea di cosa aspettarsi da questo blockbuster apocalittico liberamente ispirato/copiato/influenzato/ricercato/frustato/sodomizzato/alcolizzato/stuprato/bastonato/imbavagliato/schiaffeggiato/strangolato da parecchie altre (e migliori) pellicole tipo Moon o Solaris.

Questa storia un po’ smunta, girata in scala di grigi e interpretata da delle statue di cera del Madame Tussauds non riesce, nonostante qualche spunto piacevole ed un budget milionario, ad andare oltre un superficiale interesse da parte di un pubblico sempre più intriso di cecità e merda.

VOTO:
3 cecità

Oblivion (2013) voto

Titolo originale: Oblion
Regia: Joseph Kosinski
Anno: 2013
Durata: 124 minuti

Zeitgeist: the Movie (2007)

Gesù cristo, figlio di Maria e Giuseppe, nato a Betlemme, bambino prodigio che conversava con gli intellettuali e i sacerdoti del Tempio quando aveva 6 anni, cresciuto da e come un umile falegname, dispensatore di miracoli quali resuscitazione dei morti e cura dei lebbrosi, moltiplicatore di cibarie per i matrimoni, camminatore sulle acque, fustigatore di banchieri e mercanti che avevano preso possesso del Tempio, accusato di eresia e crocifisso dai Romani sul Golgota assieme a due ladri con i quali 3 giorni dopo è asceso al cielo con tutto il corpo dopo una breve ma intensa apparizione di fronte ai suoi discepoli…

ecco, questa figura al limite del racconto fantastico non è mai esistita.

E stupisce che oggi, con tutto il bagaglio culturale che l’umanità possiede, le innovazioni scientifiche che hanno sbriciolato gran parte delle fandonie religiose e superstiziose ai piedi delle quali l’umanità si è chinata per millenni non riuscendo a comprendere meccanismi complessi celati ad una ricognizione superficiale come quella che poteva dare il tipico fedele del passato di una delle religioni monoteiste, ovvero uno sdentato pastore incula-capre violento coi più deboli e servo maledetto dei potenti, siamo ancora parte di un sistema così illogico e arcaico.

Zeitgeist: the Movie (2007)
dio vuole che scopi queste capre, lo sento

Questo documentario cerca di spiegare, con moltissime licenze poetiche e (cosa un po’ grave) manipolazioni audio-visive atte a veicolare un messaggio, il semplice concetto di come l’umanità sia da sempre governata da un ristretto gruppo di potenti i quali pensano di avere tutto il diritto di amministrare vita e morte della maggioranza della popolazione stupida e mediocre in virtù di questa o quella presunta superiorità fisico-intellettiva, con l’inconsapevole complicità delle stesse vittime.
E’ così infatti che è possibile spiegare la persistenza di assurdità quali la religione, ovvero il credere ciecamente in storie straordinarie di divinità infantili e vendicative senza avere la benché minima prova a riguardo.

Diviso in 3 parti che percorrono e disassemblano per il grande pubblico 3 punti principali (la religione, l’attacco alle torri gemelle e il sistema finanziario mondiale), il documentario (o sarebbe meglio definirlo opera audio-visiva visto che la sua prima incarnazione era proprio un’installazione artistica a New York secondo la quale tra l’altro diventa eticamente possibile quella manipolazione dei contenuti a cui si accennava sopra atta a raggiungere uno scopo ultimo e cioè la veicolazione di un messaggio importante a discapito di una chiarezza fattuale) procede la sua corsa iconoclasta trascinando un pubblico ipnotizzato da una narrazione incandescente e fluida allo stesso tempo.

Certo, bisogna ammettere che usando l’arma della metafora artistica nelle sue più varie accezioni, l’autore commette il medesimo peccato dell’elite che cerca di smascherare: entrambi infatti sono convinti della necessità della loro missione rivelatrice ed entrambi sono pronti a sacrificare sull’altare la verità oggettiva se questo significa la realizzazione di uno status quo a loro congeniale.

Superate però queste innegabili implicazioni logiche sicuramente merite di considerazione, Zeitgeist rimane nella sostanza assolutamente inattaccabile e fa ancora più impressione, a distanza di 10 anni, vedere come molte delle questioni sollevate dal film non hanno ancora trovato una spiegazione altra che non sia quella data in questa sede.

Gesù infatti non ha ancora trovato una sola prova storica della sua esistenza al di fuori dei testi sacri (quindi ovviamente di parte) e a proposito fa particolarmente impressione che un popolo quale quello romano, ossessionato con la storiografia e l’archiviazione degli eventi importanti, non abbia avuto interesse nel registrare l’esistenza di un essere umano assolutamente magico il quale poteva compiere miracoli straordinari e inspiegabili come e quando voleva; l’attacco alle torri gemelle resta in gran parte un mistero (di Pulcinella) con troppe lacune logiche e molte ombre nere su come si siano effettivamente svolti i fatti; la demolizione controllata dell’edificio 7 non è stata ancora stata spiegata da nessuna delle fonti ufficiali; ed infine, il sistema bancario si è rivelato essere, se mai ce ne fosse stato bisogno ulteriore, il gioco a Monopoli di una ristrettissima cerchia di magnati della finanza tecno-bancaria le cui pedine sono in realtà popoli e nazioni.

Nonostante il livello ansia venga sollecitato in più frangenti dal ritmo serrato di una storia fin troppo drammatica nella sua semplicità, la cosa che fa più paura è invece l’assoluta cecità di una larghissima fetta di popolazione umana, troppo indaffarata a far quadrare i conti per pensare alla devastazione sociale che piano piano sta stringendo i cordoni attorno ai loro cervelli assopiti.
D’altra parte è anche vero che bisogna stare attenti a dare totale ascolto a questo tipo di contro-propaganda perché si rischia, se non si è muniti di appropiati anticorpi logico-culturali, di prendere il primo forcone che capita a tiro e marciare su Roma.

Il che è chiaramente un male, specialmente se ti chiami Benito.

VOTO:
4 forconi e mezzo

Zeitgeist: the Movie (2007) voto

Titolo originale: Zeitgeist
Regia: Peter Joseph
Anno: 2007
Durata: 118 minuti

La notte dei morti viventi (1990)

Barbara e Johnnie, sorella e fratello, vanno a trovare la madre morta in uno sperduto cimitero nei pressi di Pitsburgh, ma quello che trovano è ben più spaventoso della morte.
Si è sparso infatti una sorta di virus che fa tornare in vita i recenti deceduti i quali se ne vanno in giro barcollanti come fossero appena usciti dalla “vineria prezzi popolari” disperatamente alla ricerca di carne fresca da strappare a morsi sdentati.
Johnnie cade (letteralmente) sotto l’attacco di questi morti viventi mentre Barbara riesce a rifugiarsi in una casa di campagna solo apparentemente disabitata; ben presto a farle compagnia avrà infatti un variegato drappello di umanità appesa al filo della vita come d’autunno sugli alberi le foglie.

La notte dei morti viventi (1990)
cerca “Thomas Shipp and Abram Smith” e fatti una cultura su “Strange Fruits”

Rifacimento (quasi) passo passo del famosissimo capostipite degli zombie movies, quest’opera forse un po’ orfana di padre e idee, risplende comunque di luce propria come un ottimo esempio di film dell’orrore girato bene e senza troppo spargimento di sangue e budella.
Alcune interpretazioni sono forse un po’ caricate e/o dilettantesche (vedi la coppia di ragazzi compagnoli locali), ma a far da contraltare c’è un duo di protagonisti assolutamente eccezionali: Tony Todd (già apprezzato in Candyman) e Patricia Tallman (inconsapevolmente piaciuta come strega sotto due chili di trucco in Army of Darkness) sono infatti perfetti e pienamente credibili nei loro stravolgimenti emotivi che si susseguono lungo il teso arco narrativo dell’ora e mezza scarsa di film.

Si punta ancora sulla critica alla natura violenta dell’uomo, come nell’originale, ma con un piccolo twist finale su cui taccio.

VOTO:
3 twist e mezzo

La notte dei morti viventi (1990) voto

Titolo originale: Night of the Living Dead
Regia: Tom Savini
Anno: 1990
Durata: 92 minuti

Independence Day – Rigenerazione (2016)

Vi ricordate quando nel 1996 la Terra era stata invasa dagli alieni?
Ma sì, dai!
Un casino che non ci si crede: gente evacuata, cani salvati e un presidente soldato con la faccia di Bill Pulman.
Ecco, sono passati 20 anni e gli invasori intergalattici sono tornati, più cattivi di prima, e sono pronti a spargere il sale sulle ceneri della nostra civiltà.
Tipo quei guerrafondai fascisti dei Romani; esempio d’ingegno e civiltà solo per mentecatti con vaghi sensi d’impotenza a cui si rizza il cazzo ogni volta che un ometto dalle ristrette capacità dialettiche si mette sull’attenti con la sua manina di merda a fare il salutino pensando che me ne freghi un cazzo di lui e delle sue vetuste vedute.
A me, che se potessi gli brucerei le uniformi in piazza prima di prenderli a calci in culo da qui all’eternità.

Independence Day - Rigenerazione (2016)
siamo progressisti, ma non disdegnamo i soldi facili

Ennesima pellicola cripto-fascio-capitalista che ci mostra un mondo unito sotto la minaccia aliena eppure con ancora lo sventolio di pezzi di stoffa colorata chiamate bandiere; un mondo con macchine volanti, cannoni laser e tecnologia avanzatissima, eppure con la gente che va in giro a caccia d’oro sepolto negli oceani così si diventa ricchi wow.

…ma mannaggia la santissima madonna: possibile che secondo Hollywood sia ipotizzabile una realtà alternativa futuristica con la fusione fredda, ma è impossibile liberarsi delle cazzo di banconote che inesorabilmente ancora dominano le nostre vite?
Ma io vi sfondo quant’è’vvero iddio.

Il film è quello che ti aspetti: una marea di effetti speciali, battutine così così, cazzotti in faccia, cazzari, storie d’amore tra soldati e una presa per il culo agli omosessuali che ci sta sempre bene visto il becero pubblico di riferimento.

VOTO:
2 omosessuali

Independence Day - Rigenerazione (2016) voto

Titolo originale: Independence Day: Resurgence
Regia: Roland Emmerich
Anno: 2016
Durata: 120 minuti

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)

Storia di un generale dell’aviazione americana il quale, diventato impotente, si convince che la sua condizione sia dovuta all’avvelenamento dell’acqua da parte dei comunisti.
Per riparare al danno architetta quindi un piano infallibile: mandare una trentina di B52 a sganciare bombe atomiche sull’Unione Sovietica così da costringere il presidente degli Stati Uniti ad attaccare il nemico con tutto l’arsenale nucleare a disposizione prima che i comunisti lancino un contrattacco alla trentina di bombe atomiche di cui sopra.
Nel mezzo, una marea di personaggi tragicomici nella loro ottusa mentalità da guerra fredda cercano una soluzione al vicolo cieco in cui il paranoico impotente li ha ficcati senza preavviso.
Risate amare assicurate.

Il dottor Stranamore (1964)

Film assolutamente eccezionale.
Punto.
Tratto dal librettino serioso Red Alert tutto incentrato su uno scenario da Distruzione Mutua Assicurata e dal quale si distacca nettamente, grazie soprattutto all’apporto del genio poli-satirico Terry Southern, Dr. Strangelove abbraccia invece una freschissima vena comica tagliente come un rasoio e nera come la pece.
Al centro dell’attenzione c’è ovviamente la fobia americana dei comunisti e l’insensatezza della guerra fredda, ma anche il blocco sovietico non viene risparmiato, anzi: l’ambasciatore russo, nel mezzo dell’apocalisse umana, si mette a fare le foto alla War Room con una micro camera e il presidente dell’URSS si fa beccare al telefono completamente ubriaco e dai toni vagamente omosessuali.
La verità è che Kubrick, da vera anima libera qual era, non risparmia nessuno in questo dramma sulla difesa ad oltranza della virilità maschile e così facendo smaschera una semplice eppura fondamentale verità sulla guerra, l’apparato militare e le istituzioni governative in generale: quelli che cercano e bramano il potere c’hanno il cazzo piccolo.

Peter Sellers, istrionico attore inglese già fattosi apprezzare dagli Studios per le varie impersonificazioni in Lolita, fa gli onori di casa. Interessante ed esemplificativo per capire come funziona la macchina Hollywood è sapere che, visto il successo delle sue performance in Lolita, Kubrick fu costretto (con poco rammarico a dirla tutta) a prendere Sellers alla condizione apparentemente assurda che questi interpretasse 4 ruoli principali.
Alla fine ne uscirono 3 visto che Major T. J. Kong andò al caratterista Slim Pickens il quale (sentite questa) era all’oscuro si trattasse di una commedia; questo vuol dire che la completa follia da cowboy del west in groppa alla testata nucleare fu genuina al 100%.

Menzione speciale ovviamente per il personaggio della scienziato nazista, ora al servizio degli USA, dottor Strangelove.
Ispirato ai tanti veri nazisti reclutati in gran segreto alla fine della guerra grazie all’Operazione Paperclip nella folle idea di una corsa agli armamenti contro l’Unione Sovietica (tipo Wernher von Braun), Strangelove fu in gran parte improvvisato da Sellers e risulta quindi ancora più straordinario il lavoro svolta dall’attore nel delineare una macchietta comica talmente assurda da far paura.

Il dottore che morde e punisce il suo braccio destro apparentemente ancora fedele ad Hitler e che tenta quindi di ribellarsi alla volontà del padrone è una delle scene comiche più belle della storia cinematografica.

VOTO:
5 cowboy

Il dottor Stranamore (1964) voto

Titolo originale: Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1964
Durata: 95 minuti

Cell (2016)

Stephen King ce l’ha con i cellulari e ha scritto un libro nel quale questi marchingegni del demonio sono veicolo di un segnale acustico che fa impazzire la gente alla cornetta tramutandola in una sorta di zombie cooperativo e telepaticamente connesso con tutti gli altri zombie cooperativi di cui sopra.
Da questa cacata di idea sempliciona e manichea degna del peggiore luddista, John Cusack ha pensato bene di produrre un’altrettanto cacata di film nel quale lui stesso interpreta il protagonista di una storia ironicamente confusionaria nel suo svolgimento elementare: un padre deve ritrovare il figlio perduto a seguito di un’apocalisse zombie.
A dargli una mano troviamo la puttana di Hollywood, ovvero Samuel L. Jackson, con un berretto calato bene in fronte, un paio di grandi occhiali e una barbetta semi-incolta…tutti segni di come non volesse farsi riconoscere dal grande pubblico.
E invece no, non ci è sfuggito, e ha fatto cacare anche lui.

Cell (2016)
menzione speciale per il cameista di professione Lloyd Kaufman

Film bruttissimo e progressivamente sfilacciato.
Ma io dico: è mai possibile che nel 2016 esca un film dove si critica, tra l’altro in maniera così banale e sfacciata, l’uso dei cellulari?
Ma dico: davvero?
Speravo che questo genere di attacchi miopi e inutili verso degli oggetti di plastica fossero ormai relitti di un passato sì prossimo ma culturalmente lontano anni luce, e invece ecco che Hollywood ne tira fuori una delle sue, una di quelle che ti lasciano euforicamente basito per l’incredibile scemenza partorita con tanta sicumera.

Finale assurdo, ma tanto che t’aspettavi?

VOTO:
2 scemi

Cell (2016) voto

Titolo originale: Cell
Regia: Tod Williams
Anno: 2016
Durata: 98 minuti

X-Men: Apocalisse (2016)

Migliaia di anni fa nasce il primo mutante della storia umana, En Sabah Nur (Luce della Mattina).

Siccome a quanto pare l’intelligenza non è appannaggio delle entità sovrumane iperavanzate, mano a mano che acquisisce nuovi poteri sovraumani iperavanzati Luce della Mattina si convince sempre più di essere una sorta di dio sceso in terra il quale ha l’infame compito di “resettare” periodicamente intere civiltà radendo al suolo le loro misere città fatte di fango e merda.
Questo suo delirio adolescenziale di onnipotenza termina però circa 3mila anni prima di Cristo con il tradimento di un drappello di coraggiosi ribelli infiltrati tra le fila dei suoi servitori egizi i quali riescono a seppellirlo sotto una montagna di detriti una volta facenti parte della sua piramide trasla-coscienze.

X-Men – Apocalisse (2016)

Risvegliatosi dal suo sonno (quasi) eterno per colpa di una donna (grazie Hollywood per confermare sempre il tuo latente sessismo) Luce della Mattina prende il nome di Apocalisse visto che solo pornostar e checche si chiamano Luce e lui l’aria della pornostar non ce l’ha proprio e, dopo aver guardato per una decina di minuti la televisione, si convince che la razza umana deve essere “resettata”.
Sarà compito degli uomini mutanti X-Men e le donne mutanti X-Men (che nonostante siano femmine obbedisono comunque alla regola del plurale maschile) salvare il mondo dalla furia cieca di Oscar Isaac alla ricerca disperata di una sua dimensione tra i mega-frullatoni tipo questo e le storie arzigogolate come Inside Llewyn Davis e A most Violent Year.

Dopo il decente Giorni di un futuro passato, ecco l’ennesimo roboante capitolo per gli Uomini X che aggiunge poco o nulla all’oramai saturo carrozzone catastrofista dei supereroi americani.
Girato sicuramente bene e con parecchie scene emozionanti, il film pecca ironicamente proprio dello stesso difetto di Apocalisse e cioè l’immodestia: perché, come un semidio onnipotente dovrebbe volgere il suo interesse verso l’infinito cosmico tipo il Dr. Manhattan piuttosto che sulla polvere dove cammina, anche la più grande industria cinematografica del mondo farebbe bene ogni tanto a levare le mani dai cazzetti e dalle fregnette pubescenziali che girano a Los Angeles per rispondere al più grande dei quesiti umani, ovvero:

ma come è possibile che Clemente Mastella venga eletto?

VOTO:
3 Wolverine con le lattine di birra in testa tipo tifoso di baseball e mezzo

X-Men - Apocalisse (2016) voto

Titolo originale: X-Men Apocalypse
Regia: Brian Singer
Anno: 2016
Durata: 144 minuti

High-Rise (2015)

In un nuovissimo grattacielo londinese dotato di tutti i più moderni comfort che gli anni ’70 possano procurare, si è appena trasferito un apatico giovane medico che insegna all’università.
Robert Laing, questo il nome dell’apatico di cui sopra, è solo uno dei mille inquilini di questa vera e propria cittadina autosufficiente dotata di piscine, palestre e supermercati e non vede l’ora, come tutti gli altri 999 reietti del raziocinio umano, di vedere crollare ogni briciolo di morale in questo finto modello di società moderna.
E comincia questo tuffo verso l’ignoto mangiando un cane allo spiedo.

High-Rise (2015)

Interessante trasposizione del famoso romanzo distopico di Ballard che riesce a catturare bene l’atmosfera surreale e quasi onirica che aleggia tra le righe di un libro abbastanza angosciante nel suo fantastico umorismo secco all’inglese.
Se da un lato quindi le premesse sono buone, la fotografia molto particolare e pressocché perfetta e le musiche minimaliste di Clint Mansell accompagnano alla grande una storia molto difficile da raccontare, è nel reparto sceneggiatura che c’è l’intoppo e più specificatamente proprio al culmine degli strambi preliminari comportamentali che subito dopo esploderanno nel terribile vortice che risucchierà l’intero repertorio umano del condominio.
Un peccato, perché la metaforica discesa agli inferi andava raccontata con più calma e pazienza invece di affidare tutto ad un montage abbastanza banale nella sua praticità ed economicità narrativa.
E’ comunque un buon film, ma parte bene per finire male.
…che sia una voluta metafora della storia stessa?

VOTO:
3 cani

High-Rise (2015) voto

Titolo originale: High-Rise
Regia: Ben Wheatley
Anno: 2015
Durata: 119 minuti

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

Sono passati 18 mesi da quando Superman ha sventrato mezza Metropolis alla fine di quel film stronzo e sembra che molti non siano entusiasti all’idea di avere un alieno onnipotente che somministra la giustizia senza rendere conto a nessuno; tra questi il più ipocrita è sicuramente Batman, un fascio-capitalista dal grilletto facile e con profondi traumi infantili il quale si mette in testa di archiviare il capitolo Superman con l’aiuto della famosa kryptonite, l’unico punto debole del supereroe in calzamaglia.
Nel frammentre viene fuori che anche Lex Luthor sta tramando da anni la dipartita di questo dio sceso in terra, ovviamente anche lui perché ha traumi infantili.

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)
ecco mamma

Pensavo molto peggio e invece questo film non è male.
Molto probabilmente il mio responso positivo è dovuto alla visione della versione lunga senza i tagli massacranti della Warner che, per  accontentare un pubblico poco attento, hanno snaturato una storia complessa e molto più adulta delle divertenti bambinate della Marvel.
Ovviamente non c’è niente di particolarmente eccezionale in una storia di gente forzuta che si mena senza sosta per i cieli neri di una città senza gloria…ma che vi aspettavate?
Un dramma shakespeariano?

VOTO:
3 forzuti e mezzo che sostengono i fascisti come Storace…mortacci sua

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) voto

Titolo originale: Batman v Superman: Dawn of Justice
Regia: Zack Snider
Anno: 2016
Durata: 183 minuti

10 Cloverfield Lane (2016)

Michelle fa un incidente stradale della madonna e dopo un imprecisato lasso di tempo comatoso si ritrova prigioniera di un ciccione cospirazionista che si è barricato dentro un bunker anti-atomico con lei e un altro sventurato ignurantello perché fuori pare ci sia l’apocalisse alieno-comunista.
Almeno, questo è quello che afferma Howard, il ciccione cospirazionista di cui sopra.

10-Cloverfield-Lane-(2016)

Bel film low budget tutto contenuto in una sola solida location e molto reminiscente di roba tipo The Twilight Zone, storica serie TV ricca di piccole idee geniali e angoscianti come quella attorno a cui ruota questo sequel-non sequitur di Cloverfield.
Nel fare un sunto critico dell’opera e ricordando Beverly Holes e le noci di cocco: gli attori son bravi, la storia intrigante e i colpi di scena non mancano…certo, se evitavano il finale hollywoodiano post-femminista era meglio.

VOTO:
3 noci di cocco e mezza

10-Cloverfield-Lane-(2016)-voto

Titolo originale: 10 Cloverfield Lane
Regia: Dan Trachtenberg
Anno: 2015
Durata: 104 minuti

Turbo Kid (2015)

Nel retro-futuro post-apocalittico del 1997 (anno dell’attivazione di Skynet) vive un orfano adolescente appassionato di fumetti e cianfrusaglia anni ’80.

Presto gli si affibbia un’eccentrica ragazza dagli occhi da bambola la quale sembra intenzionata a non lasciarlo più, costi quel che costi; assieme affronteranno i regolari pericoli di un futuro post-atomico tipo i punkabbestia alla Mad Max (però in bicicletta) e si troveranno a fronteggiare Zeus, il solito pazzo truculento signorotto dell’acqua con la passione per l’ultraviolenza.

Turbo Kid (2015)

Bellissimo omaggio agli anni ’80, nel bene e nel male, Turbo Kid è un piccolo progetto indipendente canado-neo zelandese assolutamente da non perdere.

Pieno zeppo di citazioni e rimandi ai film e alla cultura del decennio più capitalista che ci sia, il film non cade nella facile trappola della carrellata nostalgia, ma anzi prende il materiale originario (robaccia, a dir la verità) e ne tira fuori un pastiche sarcastico e a tratti perfino critico di un decennio storico ricco di assurdità.

VOTO:
4 uan e mezzo

Turbo Kid (2015) voto

Titolo originale: Turbo Kid
Regia: François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell
Anno: 2015
Durata: 93 minuti