Interstellar (2014)

In un futuro prossimo la razza umana è in grave pericolo: il pianeta Terra sta morendo a causa di una non meglio specificata malattia che colpisce le piante, una ad una le specie commestibili stanno scomparendo e la vita sul nostro pianeta diventa sempre più impossibile.
Come gesto estremo, la NASA cerca di mandare una missione spaziale alla ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare.

E quando piove merda, chi chiamerai?

Interstellar (2014)

Nuovo successo annunciato per quel fascista di Christopher Nolan, Interstellar è nato da reali teorie fisiche di un certo Kip Thorne.
Da una prima più seria sceneggiatura di Jonathan Nolan, il fratello intellettuale del suddetto fascista, questo carrozzone scientifico si è presto trasformato in una masturbazione propagandistica del nostro caro Christopher a favore dell’esplorazione spaziale di Kennediana memoria.

Tra un calcio in culo ai cospirazionisti che non credono siamo andati sulla Luna e che governano un mondo alla rovina (ci mancava solo che indossassero magliette del Che Guevara per rimarcare la pochezza di immaginazione di Nolan e la sua aderenza alla struttura di comando), passando per improbabili candidature di contadini alla guida di spedizioni spaziali, per finire con l’amore che oltrepassa il tessuto spazio temporale (…porca madonna Nolan), Interstellar non azzecca neanche il titolo che dovrebbe essere Intergalactic visto che viaggiano tra due differenti galassie e le stelle non giocano alcun ruolo nella storia, a parte provvedere la luce che illumina gli occhietti spenti di un Matthew continuamente spaesato in uno spazio sconosciuto e in una sceneggiatura con parecchi buchi.

SPOILERS:

Innanzitutto, l’intera struttura narrativa principale non ha alcun senso, se seguiamo le logiche scientifiche: gli esseri umani del presente filmico non potrebbero mai ricevere un messaggio dagli umani del futuro perché senza quel messaggio questi ultimi non ci sarebbero proprio.
E’ una questione di paradossi temporali che possono sì crearsi in certe condizioni, per esempio: se uno viaggia indietro nel tempo e dice al sé stesso passato di non viaggiare indietro nel tempo, a quel punto si crea un paradosso secondo il quale l’uomo passato non potrebbe mai ricevere il messaggio dal sé stesso futuro se questi non viaggiasse indietro nel tempo, ma non c’è motivo per lui di rinunciare al viaggio se il sé futuro non tornasse indietro ad impedirlo.
E’ una sorta di circolo vizioso che non ha una soluzione logica, quindi diventa un paradosso.

Ma tutto questo non può assolutamente succedere se l’esistenza stessa dell’umano futuro dipende dal suo viaggio nel tempo.
Cristo (pher) Nolan, un po’ di logica…

In aggiunta, Interstellar è un film scopiazzato da 2001 Odissea nello spazio: dalle musiche con organi sintetizzatori che ricordano Thus Spoke Zarathustra, al robot TARS chiaramente ispirato al monolite nero e ad HAL, fino al viaggio stesso nella quarta dimensione.
Purtroppo, effetti speciali scienza e musiche epiche non fanno Stanley Kubrick.
Questa è una cosa che hanno capito tutti tranne Nolan e i suoi fan coi paraocchi, i quali sono riusciti addirittura a dire che Interstellar è il miglior film di fantascienza di sempre, meglio quindi di 2001
…e ovviamente Nolan deve leccare a mani giunte l’intero cammino di Santiago di Compostella prima di avvicinarsi all’intellettualismo di Kubrick.

Tutto ciò però non vuol dire che questo film sia orrendo, anzi: per un pubblico medio è una boccata d’aria fresca, infinitamente (e ripeto infinitamente) meglio di quelle minchiate fasciste di Batman seconda venuta, e la parte scientifica è tuttosommato molto buona.
Sfortunatamente però il pubblico medio è talmente cretino che non riuscirà a seguire quel poco di scienza presente, principalmente la teoria della relatività, nonostante tutto sia continuamente spiegato dai personaggi tanto da rendere insopportabili certi dialoghi esplicativi.

Immaginate infatti se in 2001 ci fosse una voce fuori campo che spiegasse come il monolite sia stato messo lì dagli alieni e che sia allo stesso tempo un innescatore di sviluppo evolutivo e un’antenna interdimensionale, il tutto mentre sullo schermo si vedono delle scimmie darsi le bastonate per una pozza d’acqua…
Ecco appunto, una cacata.
E però Nolan è di altro avviso e tutto il finale a sorpresa (che uno spettatore normale capisce fin dall’inizio, a meno che non sia Paolo Brosio e creda agli spiriti) viene narrato passo passo a beneficio dei dementi che non possono capire come il tempo sia una dimensione come le altre, esplorabile e modificabile, avendone gli strumenti cognitivi adatti, strumenti che tra l’altro il contadino Matthew non dovrebbe avere.

E certo: lo so che il contadino Matthew è stato un pilota, ma lo si vede volare per esattamente 45 secondi in un incubo e non si capisce neanche cosa stesse pilotando, se un razzo o un volo spaziale Virgin.

Interstellar rimane un bel film per gli effetti speciali, alcuni di notevole portata, da vedere sul grande schermo per apprezzarne la natura epica (girato per 66 minuti in IMAX 70mm); resta però un film monco: troppo scientifico per un dramma d’amore quale dovrebbe essere e troppo stucchevolmente familiare per un esperimento filmico sui buchi neri, i wormholes e la relatività quale vorrebbe essere.

Un peccato, perché come detto la parte scientifica è molto bella e appassionante, i movimenti e le trasformazioni del robot TARS sono veramente geniali, e quei pochi momenti di silenzio nello spazio profondo, con infinite galassie e minuscoli umani che viaggiano per spazi siderali, sono quasi poetici.

Allo stesso tempo uno spera solo che la Terra venga spazzata via nella prima mezz’ora così da evitare inutili pianti d’amore che viaggiano nel tempo e salvano il mondo.

Titolo originale: Interstellar
Regia: Christopher Nolan
Anno: 2014
Durata: 169 minuti

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014)

Nel futuro 2023 il mondo è un disastro: una guerra mondiale vede confrontare i mutanti e gli umani, questi ultimi aiutati da un esercito di robot con capacità straordinarie, le Sentinelle.
Il professor Xavier, Magneto, Wolverine e compagnia bella sono l’ultima speranza per il gene mutante, ma gli umani stanno vincendo e tutto sembra perduto.
Come soluzione estrema, mandano indietro nel tempo Logan per impedire che Mystique inneschi con un omicidio la sequenza temporale che ha portato a quel futuro disastroso.

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014)
i blockbusters danno da mangiare a parecchi attori

In quest’ultimo capitolo da milioni e milioni di dollari e che ha dato lavoro a 15mila persone (giuro, lo hanno scritto nei titoli di coda), si segue Wolverine nei panni di Marty McFly che deve riprendersi l’almanacco sportivo…
ah no, quello era Ritorno al Futuro Parte II che è meglio di quest’ennesimo blockbuster dalle molte pretese e risultati altalenanti.

Il pubblico ad ogni modo non se ne accorge e paga il biglietto.
X-Men: First Class mi pare fosse meglio…
…non era quello con la scena gay tra Magneto e Xavier poi tagliata in fase di montaggio?

VOTO:
3 Magneto gay e mezzo

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014) voto

Titolo originale: X-Men: Days of Future Past
Regia: Bryan Singer
Anno: 2014
Durata: 131 minuti

Edge of tomorrow (2014)

Nel lontano 2004 un certo Hiroshi Sakurazaka ha realizzato un libro di fantascienza chiamato All You Need is Kill.
Quest’opera parla di una recluta militare di nome Keiji Kiriya la quale si trova a combattere l’invasione aliena della Terra. La cosa particolare è che Keiji torna in vita ogni volta che muore in battaglia e rivive quindi le ultime 24 ore in un infinito loop temporale il quale gli permette di migliorare le sue capacità di sopravvivenza ogni volta che ricomincia.

10 anni dopo la Warner Bros fa uscire l’adattamento cinematografico rititolato Edge of Tomorrow, perché mettere la parola “Kill” nel titolo non è buono se vuoi attirare il pubblico di massa.
Nel film, invece della recluta, abbiamo un vecchio Tom Cruise per il quale la sceneggiatura è stata riadattata così da calzare la sua età: da giovine soldato quindi, si passa ad ufficiale con compiti da public relations il quale viene mandato al fronte SENZA UN CAZZO DI MOTIVO per sfonnare il culo agli alieni.

Passato quindi il casus belli ridicolo, il film risulta solido e ben girato ed è godibile a più livelli; certo, non si può fare a meno di pensare a Groundhog Day e (soprattutto) ai videogiochi giapponesi, in particolare gli RPG come Final Fantasy, dove i protagonisti aumentano di livello (forza, intelletto, magia…) ogni volta che sconfiggono un nemico.
Non per niente la novella è giapponese e il creatore è un esperto di informatica e videogiochi.
Ma questo gli americani non lo sanno, o se ne fregano.
Come se ne fregano del fatto che nell’originale Keiji ammazza Rita per distruggere poi il mostro finale.
Ma no, il pubblico demente non può vedere un film senza una storia d’amore.
Anche se lui ha 52 anni e lei 31.

Ricapitolando quindi la guida di Hollywood al successo cinematografico:

Giapponesi – NO
Kill – MAI
Guerra – SI
Efebofilia – OK
Americani che salvano il mondo – SEMPER FIDELIS

Titolo originale: Edge of tomorrow
Regia: Doug Liman
Anno: 2014
Durata: 113 minuti

Angry Videogame Nerd: The Movie (2014)

Per chi fosse stato assente da Youtube negli ultimi 10 anni, c’è un personaggio che ha spopolato e continua a spopolare nella comunità nerd (e non solo): l’Angry Videogame Nerd.

James Duncan Rolfe, un ragazzo appassionato di cinema e videogames che ha prodotto cortometraggi dal dubbio valore artistico fin da quando aveva 10 anni, ebbe nel lontano 2005 l’insana e fortunata idea di girare un video di pochi minuti con protagonista uno sfigato geek alle prese con un famosissimo quanto frustrante videogioco, Simon’s Quest per il Nintendo Entertainment System.
Il resto è storia: un numero sempre più nutrito di fedelissimi l’ha seguito e supportato in questi anni fino a farlo diventare uno dei personaggi più amati sulla rete.
Siccome però James ha sempre voluto fare film e non ha mai abbandonato l’idea di girare un lungometraggio, grazie alla sua larga base di fan affezionati è alla fine riuscito a racimolare 350mila dollari e a produrre questo piccolo miracolo.

Angry Videogame Nerd: The movie (2014)

Il film prende spunto dal famoso episodio delle cartucce di E.T. seppellite in Messico nel 1983 dalla Atari in seguito al grande tracollo che investì l’industria videoludica in quegli anni; una storia narrata di bocca in bocca prima che internet fosse diffuso nelle case americane e che ha preso pian piano negli anni un vago alone di mistero.
Il Nerd dovrà andare a scovare le cartucce che sono state seppellite nell’Area 51 (non in Messico) e fare poi una recensione del videogioco infame.
Nel mezzo dovrà combattere militari nazionalisti americani, mostri giganti alla Godzilla e morti viventi.

La campagna di marketing è stata ottima e centellinata: Angry Videogame Nerd: The Movie è stato prima proiettato in varie località in USA e Canada, facendo il sold out, e poi è stato lanciato su internet su piattaforme OnDemand.

Io l’ho visto su Vimeo:
https://vimeo.com/ondemand/avgn

Il film non è un capolavoro, ma resta un riuscitissimo esperimento di crowdfunding dal basso; un grande progetto indipendente e finanziato totalmente dagli stessi fan.
E solo per questo merita un applauso.
Poi, per chi come me è fan del soggetto in questione, l’opera assume connotati epici… ma son gusti.

Titolo originale: Angry Videogame Nerd: The Movie
Regia: Kevin Finn & James D. Rolfe
Anno: 2014
Durata: 115 minuti

Godzilla (2014)

Gojira è il nome vero di Godzilla ed è un misto di 2 parole, balena  e gorilla (in giapponese Gorira, Kujira).
Pare che ai tempi del primo film lavorasse alla Toho (casa produttrice dell’amato franchise) un dipendente grosso e robusto soprannominato proprio Gojira; da lì l’idea di passare il nome al mostro.

A parte qualche titolo uscito in cassetta, il franchise di Godzilla non ha mai sbancato in occidente, nonostante un agguerrito zoccolo di estimatori (tra cui me) i quali se lo guardavano e riguardavano sulle reti televisive locali tipo Junior TV o Rete Oro.
Il primo vero grande approccio per gli spettatori nostrani, se tralasciamo il famoso primo titolo, fu quella cacata immonda del 1998 di cui non vorrei dovervi parlare mai; una tale scemenza avulsa dal concept giapponese che nei successivi film giapponesi quell’obbrobrio venne chiamato il “Godzilla Americano”, tanto per sottolineare che non c’entrava nulla con il mostro del Sol Levante.

Godzilla (2014)

Passando di palo in frasca, quest’anno è uscito un altro titolo americano dedicato al grande mostro radiattivo creato dalle bombe atomiche americane.
Sì, perché pochi lo sanno ma Godzilla fu in realtà una grande metafora delle bombe americane di Hiroshima e Nagasaki che uccisero centinaia di migliaia di civili contravvenendo a tutte leggi internazionali sulla condotta in caso di guerra. Un episodio gravissimo per il quale gli USA dovrebbero essere processati per diretissima da tribunali internazionali e obbligati a chiedere scusa per i prossimi 100 anni al Giappone.
Ma sai com’è, la storia la scrivono i vincitori e quindi il cattivo era Hitler.

Tornando al faceto, in questa nuova incarnazione Godzilla finalmente agisce come da tradizione e viene a ristabilire l’equilibrio cosmico mentre una coppia di mostri vogliono nidificare a San Francisco (perché New York non va più di moda e la nuova capitale mondiale della ficaggine è diventata la Silicon Valley con le sue tante società high-tech tipo Google e Apple).
Dicevamo, per ristabilire l’equilibrio cosmico Godzilla tira pugni, colpi di coda e raggi atomici dalla bocca come fosse domenica mentre gli esseri umani non ci capiscono un cazzo e cercano di salvarsi dai pezzi d’intonaco che cadono loro in testa.
Tutto questo fino a che il nostro eroe non spacca il culo ai due mostri di cui sopra liberandosi così del suo pesante fardello di salvatore dell’umanità.

Il film in sé non è un capolavoro e tutto sommato è molto simile agli originali giapponesi… con un’unica grande differenza: questi ultimi non si prendevano sul serio, mentre questo cita addirittura Kubrick.

Boh.

Il regista è Gareth Edwards, lo stesso che qualche anno fa sbancò il mondo con il suo progetto semi indipendente Monsters, film sui mostri girato tipo con 6 persone (compresi gli attori) e con un abile e minimo uso della computer grafica. Questa scelta di prendere un regista un po’ minore e con velleità artistiche è, da una parte, indovinata perché fa differenziare la pellicola dalle tante cazzate hollywoodiane sui supereroi e i mostri, dall’altra però fa andare tutto fuori fuoco perché non è detto che un film venga meglio se si danno 160 milioni di dollari ad uno che ne sa gestire bene 20 mila.

VOTO:
3 dollari

Godzilla (2014) Voto

 

Titolo originale: Godzilla
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2014
Durata: 94 minuti

Facciamola finita (2013)

La parola ‘apocalisse’ deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis), composto di apó (“separazione”) e kalýptein (“nascosto”), dunque significa un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o rivelazione. Nella terminologia della letteratura del primo ebraismo e Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio a un profeta scelto; questo termine è più spesso usato per descrivere il resoconto scritto di tale esperienza.
L’Apocalisse di San Giovanni è infatti il resoconto delle visioni avute da San Giovanni riguardanti la fine del mondo.In una seconda accezione, moderna, significa invece la fine del mondo, l’avvento del giudizio divino e la punizione eterna.

Facciamola finita, film ad alto costo ed alto tasso comico, parla di questa seconda.

Facciamola Finita (2013)

C’è una festa a casa di James Franco e molte celebrità sono invitate; tra queste troviamo Seth Rogen, Jonah Hill, Jay Baruchel, Danny McBride e Craig Robinson.
Droga, sesso prematrimoniale e menefreghismo regnano sovrani, quando ad un certo punto la fine del mondo arriva: alcuni vengono risucchiati in paradiso mentre TUTTI gli ospiti di casa Franco restano sulla Terra ad aspettare l’inevitabile, tra fiamme, demoni e follia generalizzata.

La cosa straordinaria di questo film è proprio l’ironia degli eventi: quando Dio viene a prendere le anime buone, non si caca di striscio queste maledette viziate stronze star Hollywoodiane; si rivelano essere infatti opportunisti, violenti, egoisti individui che sotto una patina di perbenismo nascondono una pentola di cattiveria pronta ad esplodere al minimo problema.

Facciamola finita è un buon film, con un cast affiatato e ben disposto; non sarà la fine del mondo (ahahah), ma resta pur sempre un ottimo film per passare una serata in allegria con i vostri amici (amici?).

Titolo originale: This is the end
Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Anno: 2013
Durata: 107 minuti

1997: Fuga da New York (1981)

John Carpenter è uno dei pochi registi che ha avuto il privilegio di poter mettere il proprio nome sulla locandina dei suoi film, ogni santa volta, prima del titolo.
E John Carpenter’s Escape from New York non fa eccezione.

Dopo Halloween e The Fog, finalmente entra in scena Kurt Russel, attore feticcio di Carpenter (con lui ha girato The Thing, Elvis e Fuga da Los Angeles) che con la sua imitazione di Clint Eastwood, orbo e palestrato, ha regalato ai posteri uno dei protagonisti più iconici del cinema americano.

1997: Fuga da New York (1981)
Snake Plissken

Snake è un anti-eroe, ex militare pluridecorato datosi alla criminalità ed al nichilismo postmoderno; un personaggio spocchioso, sicuro di sè, lupo solitario, roccioso, che decide di recuperare il presidente degli Stati Uniti d’America dalla prigione a cielo aperto instaurata a New York solo perché vuole salvarsi la pelle.
La politica lui la rivomita quando gli viene servita e l’unica legge che segue è la propria, non per egoismo, ma per profonda delusione politico-emotiva.

Ed è questa la grandezza di questo film, di questo Snake e del cinema di Carpenter in generale: prendere i generi americani classici, gli stereotipi, i personaggi dati per scontati e ribaltarne completamente i paradigmi, dare loro nuova linfa vitale spostandoli dall’asse del male capitalista-reazionario alla John Wayne, per metterli invece nel recinto dei poeti morti di dolore con un coltello nel petto e dei musicisti affogati nel loro vomito mentre sognavano la fine dei nazionalismi.

PS: pare che la battuta “Ti credevo morto”, pronunciata spesso nel film alla vista di Snake e diventata uno degli elementi più caratterizzanti del film, fosse un omaggio ad un amico di Carpenter di nome Plissken che una volta era stato proprio creduto morto.

VOTO:
4 morti

1997: Fuga da New York (1981) voto

Titolo originale: Escape from New York
Regia: John Carpenter
Anno: 1981
Durata: 99 minuti

Pacific Rim (2013)

Questo film è una meraviglia.
Punto.

Guillermo del Toro ha fatto bene i compiti a casa e ci regala il primo vero film americano ad alto budget la cui principale fonte di ispirazione sono i cosiddetti Kaiju films, ovvero i film giapponesi con i mostri (vi ricordate Godzilla?).
Ovviamente l’immaginario non si ferma qui, ma va oltre con innesti fantasiosi e coloratissimi tipici della filmografia del regista messicano più ciccione che c’è e qualche sporadica caduta di stile tipo il penoso discorso del comandante militare nero prima della battaglia finale; un vero calcio sui coglioni, e per retorica e per fiacchezza (non pensavo potessi rimpiangere quello di Independence day).

Fortunatamente a salvare baracca e burattini ci sono i “robottoni”, nel loro splendore computergrafico da 190 milioni di dollari, che fanno a cazzotti con i mostri e li quartano e spezzano i due, quattro, cinque, per poi prenderle a destra e manca per 3 quarti di film.

Pacific Rim (2013)

Pacific Rim è due ore di intrattenimento come non se ne vedeva da tempi; dopo ben 3 film fascisti (Transformers), Hollywood ha prodotto un film con i mostri e i robot come cristo comanda.

L’unica tristezza è che Pacific Rim è costato 40 milioni di dollari in più di Transformers 1 ed ha incassato la metà (recuperando comunque costi di produzione e facendo il 100% di incasso netto).

Mortacci vostra.

Titolo originale: Pacific Rim
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2013
Durata: 132 minuti

The Avengers (2012)

The Avengers è uno dei più destrorzi pezzi di propaganda americana dai tempi di Berretti verdi e trovo incredibile che nessuno sottolinei a dovere la cosa.

Analizziamo i personaggi, idioti pezzi di cemento buttati a caso sul set da un regista pagato per dire azione e stop a comando.
Bravo cane, eccoti l’osso.

Capitan America: visto il nome, non ci sarebbe neanche bisogno di spiegare; ad ogni modo questo manichino dal ciuffo biondo è il governo americano. Eroico, nobile, con scarso senso dell’umorismo ma ligio al dovere, passa tutto il tempo a salvare civili mentre il mondo è invaso dagli alieni; li salva dagli autobus a pezzi, dagli uffici sventrati, dalle strade infestate da orde di alieni in una New York molto simile a quella della mattina dell’undici settembre 2001.

Thor è un dio scandinavo e rappresenta la religione costituita; potente ma ebete in un mondo moderno dominato da scienza e capitalismo, sembra sempre un passo indietro nei processi logici rispetto ai suoi compagni di merende e ostenta una totalmente ingiustificata arroganza verso tutto e tutti.

Black Widow (vedova nera) è la solita figura femminile sensuale e sessista piazzata in quota rosa dallo studio di produzione; ha le tettone e un bel culo e le sue armi segrete sono la seduzione e la persuasione, tipici attributi femminili… per un maschilista.

Iron man è “er mejo”: impaccato di soldi da far schifo, Tony Stark è un genio (e non esita a mostrarlo), è sufficiente con le persone perché se lo può permettere (è impaccato di soldi da far schifo) e sembra non gliene freghi un emerito cazzo del mondo.
Insomma, è il Capitalismo personificato e ovviamente è proprio lui a salvare il mondo col suo gesto eroico senza senso (ma come fa a cadere verso la Terra se nello spazio non c’è gravità !?!).

Ops, dimenticavo The Hulk!
Sì, lo scienziato folle, utile solo se tenuto sotto stretto controllo, altrimenti si ribella, impazzisce e miete vittime con aborti, contraccettivi, eutanasie e quella pazza idea che non ci siano Dei (badate bene che Hulk è l’unico in grado di rompere il culo a Loki, un dio).

The Avengers (2012)
Feuerbach afferma che non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio! Porco dio!

Vedete, io non ce l’ho tanto con il ragazzetto che va a vedere il film con gli amici il sabato pomeriggio; capisco perfettamente la loro voglia di basso intrattenimento a velocità raddoppiata.
No, io ce l’ho con quegli stronzi hipster del cazzo che ne hanno parlato bene, che si sono divertiti mentre il governo americano gli spingeva merda fascio-capitalista giu per la gola, e loro a goderne, coprofaghi dei miei stivali.

Ce l’ho con te, John Gholson, che su Rotten Tomatoes hai avuto l’audacia di scrivere: “è come se i fumetti Marvel fossero stati iniettati direttamente nelle tue vene. Ti fa semplicemente cadere la mascella”.
Bene caro John, io spero che presto o tardi sia il tuo microscopico cazzo a cadere, nella bocca del tuo amato Iron man.

VOTO:
2 microscopici cazzi e mezzo

The Avengers (2012) Voto

Titolo originale: The Avengers
Regia: Joss Wehdon
Anno: 2012
Durata: 143 minuti
Compralo: http://amzn.to/2z439pO

Take Shelter (2011)

Curtis, un bravo padre di famiglia, ha terribili incubi di morte e apocalisse dai quali si sveglia sempre più convinto di scivolare dentro una follia violenta; per far fronte a questa minaccia fantasma, Curtis costruisce un rifugio nel giardino di casa nel disperato tentativo di salvarsi da un fato sempre più terrificante.

Take Shelter (2011)

La malattia mentale, la follia vittimista del protagonista a cui sempre più intensamente il film sembra puntare, non è mai veramente al centro della narrazione; lo è invece il mondo di amicizie e amore che lentamente crolla sul protagonista.
La vera fine infatti sembra essere quella di Curtis che, passo dopo passo, non riesce più a gestire una vita normale mentre l’apocalisse biblica rimane sempre tra i tetri confini onirici dell’uomo in questione.
A completare il quadro c’è una colonna sonora minimalista ma altamente evocativa che serve il piatto al meglio.
Il finale è, come da tradizione, a libera interpretazione.

Una piccola perla.

VOTO:
4 perle e mezza

Take-shelter-(2011)-voto

Titolo originale: Take Shelter
Regia: Jeff Nichols
Anno: 2011
Durata: 120 minuti
Compralohttp://amzn.to/2A4koHp