Everything Everywhere All at Once (2021)

Una signora d’origini cinesi gestisce una lavanderia scassata assieme al suo pavido marito col marsupio bene in vista ignorando completamente l’imminente disastro che le sta per capitare a causa di una sua versione scienziato in un universo parallelo dove è riuscita a mettere in contatto universi diversi, con effetti disastrosi.

Mentre tenta di salvare la lavanderia dall’ufficio delle tasse, la signora dovrà anche salvare la famiglia, il mondo e tutto quanto il possibile e l’impossibile dal potente e misterioso Jobu Tupaki.

Everything Everywhere All at Once (2021)

Straordinario film che gestisce in maniera più adulta e anche più divertente la questione del multiverso rispetto a quello che la parola multiverso ce l’ha nel titolo: Doctor Strange nel multiverso della follia.

Caleidoscopico e cangiante come pochi, triviale e scatenato come molti, Everything Everywhere All at Once è un film di cristo che riesce a trascinarti per i capelli lungo le sue 2 ore e rotte sparpagliate come coriandoli sulla tela più stropicciata che ci possa essere senza farti sentire stanco o disinteressato nei confronti di una storia che non è originalissima (anche se concepita prima di Rick e Morty), ma è comunque gestita in maniera molto personale dai due Daniel registi.

Consigliatissimo, anche se non è un capolavoro.

VOTO:
4 cristo

Everything Everywhere All at Once (2021) voto

Titolo di lavorazione: A Woman tries to do her Taxes
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert
Durata: 2 ore e 19 minuti
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Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2011)

Tanto tanto tanto tempo fa in Cina c’era una donna che stava per diventare imperatrice.

Per coronare quest’evento più unico che straordinario, la corte reale aveva deciso di finanziare la costruzione di un’enorme statua di Buddha, tanto grande da far impallidire Rocco Siffredi, affidandola ad un rinomato pedofilo nonché architetto.
Solo che il pedofilo nonché architetto prese fuoco inspiegabilmente prima di gettarsi a capofitto dalla cima della statua.
Ed è subito mistero!

Un bel caso per l’investigatore più cazzuto della Cina, ovvero Detective Dee, personaggio realmente esistito col nome di Di Renjie e oggi sepolto a Luoyang; un caso misterioso di gente che prende fuoco come un grossetano che pesta una merda, un caso ricco di colpi di scena e quella giusta dose di razzismo che noi ungheresi tanto amiamo.

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2011)

Tipico film cappa e spada, o wuxia, che ti rintrona di calci in bocca dati con l’eleganza del cormorano fino a che non ti senti abbastanza a tuo agio da pisciarti copiosamente nei pantaloni.

Interessante per la sfrontatezza con cui mette in scena le acrobazie più assurde, ma anche molto stupido e ridicolo se preso seriamente.
Se a questo aggiungiamo pure che in più di un’occasione ci si ritrova con la bocca piena di caccole per la noia, non me la sento proprio di consigliarlo.

VOTO:
2 caccole

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2011) voto

Titolo originale: 狄仁傑之通天帝國
Regia: Tsui Hark
Durata: 122 minuti
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Grosso guaio a Chinatown in 70mm (1986)

Nella multiculturale San Francisco degli anni ’80, lo scemo camionista Jack Burton e l’agile ristoratore Wang Chi si trovano a combattere bavosi demoni cinesi, teppistelli coi coltelli a serramanico e gli occhiali da cacciatori di foche, fantasmi miliardari mutaforme, bande della morte urlatrici, uomini fulmine volanti, mostri preistorici del sottosuolo, inferni degli scorticati a testa in giù e bulimici d’aria velatamente omosessuali con l’aiuto del piccolo mago Egg Shen e le sue fumanti fiaschette di metanfetamina.

grosso-guaio-a-chinatown-in-70mm-(1986)
bulimico d’aria

Straordinario matrimonio cinematografico tra il Wuxia (termine cinese per indicare i libri e i film sulle arti marziali ambientati nell’antica Cina) e il classico film d’azione americano con l’eroe spavaldo e involontariamente razzista, Big Trouble in Litte China (titolo 10 volte meglio, visto il gioco di parole) fu ricevuto talmente male da critica e pubblico alla sua uscita che Carpenter decise di uscire dallo studio system per diventare un cineasta indipendente.
Oggi questa vera e propria perla della lotta al conformismo reaganiano, col suo idiota anti-eroe completamente ignaro d’essere la spalla comica dei veri protagonisti asiatici (roba da applausi in questi tempi di egemonia occidentale e whitewashing), è diventata un cult tale da meritarsi proiezioni in pellicola 70mm tipo quella a cui io ho avuto la felice possibilità di partecipare al Charles Prince Theatre di Londra, ironicamente situato a Chinatown.

Esperienza in 70mm:

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Charles Prince Theatre in tutta la sua magnificenza

Ero giunto con grossa trepidazione e parecchie aspettative alla proiezione su grande schermo di questo capolavoro anni ’80 e devo dire che il giudizio è contrastante.

Il formato con risoluzione quadrupla rispetto al classico 35mm dovrebbe garantire una profondità di dettaglio inimmaginabile per quelli che hanno sempre visto il film su schermi televisivi di merda, eppure tutta questa meraviglia non c’è stata.
Non so se è perché il film è stato semplicemente ingrandito da 35 a 70 oppure perché la specifica pellicola era un po’ vecchia ed era quindi passata centinaia e centinaia di volte nel proiettore con conseguente perdità di qualità; fatto sta che i colori erano leggermente sbiaditi (ma forse è stato proprio girato e stampato così), graffi e usure erano ben visibili, il sonoro a 6 tracce non mi è sembrato così avvolgente (con una concentrazione sui canali frontali e una tendenza spiccata verso gli acuti) e il volume è andato a salire mano a mano che il film procedeva verso l’epilogo finale (difetto della pellicola o il proiezionista era lì che ogni tanto alzava di una tacca?).
Ad ogni modo ne è valsa comunque la pena: per limiti d’età non avevo potuto godere di questo capolavoro (vecchio di 30 anni) al cinema e, come se non bastasse, la cosa divertente è stata vederlo assieme ad un nutrito gruppo di affezionati come me i quali hanno riso e applaudito alle esilaranti peripezie dei nostri eroi alle prese con il male capitalista.

VOTO:
4 mali e mezzo

grosso-guaio-a-chinatown-in-70mm-(1986)-Voto

Titolo originale: Big Trouble in Little China
Regia: John Carpenter
Anno: 1986
Durata: 99 minuti