L’armata Brancaleone (1966)

In un medioevo sporco e volgare, popolato di tipi violenti e pigliatutto, si aggira Brancaleone da Norcia, cavaliere senza soldi ma dagl’intenti nobilissimi, vestito di stracci e con un assurdo taglio di capelli a scodella.

Assoldato come duce da un gruppo di 4 scalcagnati con in mano una pergamena che potrebbe aprire loro le porte al possesso del feudo di Aurocastro, il nostro Brancaleone pellegrina senza un dio che lo ami per le terre italiche incontrando personaggi e situazioni che lo portano di qui e di là facendogli attraversare la terra come un coltello nel burro.

L'armata Brancaleone (1966)

Famosissima commedia di Monicelli che, nonostante i dubbi iniziali, riscosse un clamoroso successo di pubblico.

Contraddistinto da un linguaggio colorito e simpaticissimo che prende un po’ dal latino volgare e un po’ da dialetti vari, il film procede per scene auto conclusive che a volte lasciano lo spettatore con una fatica da ripetizione e, più si procede verso il finale, più si è tentati dallo spegnere il cervello.

Certamente fu sottovalutato prima dell’uscita, ma forse è stato un pochino sopravvalutato dopo il successo al botteghino.

VOTO:
3 volgari e mezzo

L'armata Brancaleone (1966) voto

Titolo: Brancaleone’s Army
Regia: Mario Monicelli
Durata: 2 ore
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Spider-Man: No Way Home (2021)

Povero Peter Parker.

Ragazza bella con la figa stretta, amico grasso al cui fianco non sfiguri mai alle feste, poteri sovrannaturali al limite del divino; insomma, una merda di vita che quei fascisti ultra-conservatori degli ucraini sognerebbero al posto della loro misera esistenza ai bordi della cattiva Russia contro cui volevano piantare missili nucleari con la folle e falsa sicurezza dell’ombrello protettivo della NATO che invece al primo momento utile ha fatto capire loro come il cane a guardia del porcile non entra in casa quando vuole.

Peter nel frattempo se ne sta a lì a sucare Mary Jane fica stretta quando un sortilegio magico casinista rigira sottosopra il mondo che conosce facendogli conoscere non uno, ma ben due possibili contendenti al posto di lecca francobolli di MJ.

Spider-Man: No Way Home (2021)

Commedia sopra le righe che non si prende mai sul serio, come da tradizione “Spiderman ultima venuta”, e che si gioca il tutto per tutto con l’effetto nostalgia dei quarantenni e dei trentenni che si ritrovano inaspettatamente assieme ai ventenni nelle sale cinematografiche per un’orgia sporcacciona al limite del legale.

Non è chiaramente un capolavoro, ma fa il suo lavoro d’intrattenimento base; cosa che Maze Runner non ha mai fatto.

Dio ti ama e tu non lo sai.

VOTO:
3 sporcaccioni

Spider-Man: No Way Home (2021) voto

Titolo venezuelano: El Hombre Araña: Sin camino a casa
Regia: Jon Watts
Durata: 2 ore e 28 minuti
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Maze Runner: finding Minho (2014-2018)

Thomas si risveglia gonfio pisto e smemorato come se avesse fatto notte brava a sfondarsi di coca e troie a Pattaya Beach, ma il suo buco del culo dice altrimenti.

Nonostante il silenzio mafioso dei ragazzi che lo circondano gli faccia temere il peggio ovvero essere costretto a votare Carlo Calenda, Thomas scopre presto d’essere finito dentro un gioco più grande di lui, di Calenda e del buco di culo di tu’ ma’.

Da qui si srotola una storia lunga come una fettuccia di cazzo di watusso e insulsa come un voto per Calenda, ma se avrete una pazienza di 386 minuti potrete fregiarvi del prezioso titolo di “bevitore di piscio cinematografico”.

Maze Runner: finding Minho (2014-2018)

Inspiegabile successo commerciale per l’adattamento di una serie di libretti per ragazzi dal dubbio gusto, ma dall’indiscussa diffusione, tipo l’AIDS a Pattaya Beach.

Noiosa, mal scritta, contraddittoria e interpretata da cani, questa trilogia potrebbe essere classificata come “crimine contro l’umanità”, ma non dilunghiamoci troppo visto che s’è fatta ‘na certa e io devo ancora preparare la valigia per il mio turgido travello-trip in Thailandia.

VOTO:
1 watusso

Maze Runner: finding Minho (2014-2018) voto

Titoli inglesi: The Maze Runner / The Scorch Trials / The Death Cure
Titoli italiani: Maze Runner Il labirinto / La fuga / La rivelazione
Regia: Wes Ball
Durata totale: 386 minuti della vostra vita
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Pig (2021)

Un uomo molto solitario e molto scontroso vive nella foresta assieme alla sua maialina da tartufo.

Ogni settimana un giovine rampante con tanta voglia di farcela nella vita viene a trovarlo per fare un equo scambio: un tartufo per una sacca di cose utili tipo farina, semi o batterie per mettere in funzione un vecchio stereo col quale sentire struggenti musicassette registrate da una misteriosa donna.

Tutto sembra svolgersi al ritmo delle stagioni, lento ed inesorabile nell’attesa del prossimo terremoto di origine tettonica che squarcerà la costa ovest degli Stati Uniti provocando uno tsunami alto 20 metri che spazzerà via chiunque non viva sulle montagne; tutto è pace e bene quindi, fino a quando due loschi individui non irrompono in quest’idillio per rapire la preziosa maialina fru fru.

Da questo momento parte una ricerca, solo apparentemente disperata, per recuperare l’animale che porterà il giovane rampante a capire il mondo che il burbero uomo della foresta tiene gelosamente celato.

Pig (2021)

Deliziosa piccola produzione che si erge a monumento grazie ad un grande Nicholas Cage, una meticolosa sceneggiatura e una regia che riesce a spremere a fondo ogni risorsa, fisica o meno.

Senza la benché minima esitazione la storia procede a passo forzato lungo un doloroso percorso a ritroso nel tempo dentro una città, Portland, misteriosa e lugubre che brulica merda e sangue sotto preziosi ristoranti di chef stellati in una giustapposizione che non potrebbe essere migliore, visto anche la rima alternata con i gustosi tartufi sotterrati sotto fango e foglie morte attorno a cui girano le vite dei protagonisti di questa tenera e struggente storia.

Un vero papagno in grugno, questo film che ho visto conscio sì della sua bontà grazie a una critica che ha premiato la pellicola, ma che sinceramente non mi aspettavo essere così bello.

La mia compagna invece ha dormito per i tre quarti del film.
La vita è uno tsunami al rallentatore.

VOTO:
4 konami e mezzo

Pig (2021) voto

Titolo canadese: Cochon (dieu)
Regia: Michael Sarnoski
Durata: 1 ora e 32 minuti

Dreamscape – Fuga nell’incubo (1984)

Alex Gardner è uno scavezzacollo, un perdigiorno donnaiolo col vizio dei cavalli, nel senso che ci scommette sopra, non che se li incula.
Che poi dico io, avete mai provato ad inculare un cavallo?
Se non lo corrompi prima con almeno una dozzina di carote, te lo puoi sognare quel culetto bello sodo come una zucca a settembre.

Alex Gardner invece ama le donne e le ama così tanto che si ficca nei loro sogni, oltre che nelle loro vagine, grazie ai suoi poteri da sensitivo e un’apparecchiatura creata dal dottor Paul Novotny che permette d’intervenire nei sogni altrui e curarti dai complessi che t’ha fatto venire nonno Palmiro.

In questo film nonno Palmiro ha fatto venire i complessi al presidente degli Stati Uniti d’America che continua a sognare un futuro post apocalittico/nucleare; una cosa che da un punto di vista strategico-politico non va bene se si vuole spendere il 20% del budget nella guerra come fanno gli USA, e allora saranno cazzi per il POTUS.

Dreamscape - Fuga nell'incubo (1984)

Strambo film che parte da un’idea molto carina, quella che entrando nei sogni si può modificarli e addirittura uccidere il sognatore; tipo Nightmare, che è uscito lo stesso anno.

Concidenza?
Chi lo sa.
Sta di fatto che le assonanze finiscono qui perché mentre quello era ed è un gran bel film, ricco di colpi di scena e umorismo e fantasia e l’anima de li mortacci tua, questo invece è povero di tutto.

Giuro che se avessi 50 euro da darglieli, glieli darei.
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guarderei.
Ma non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finito.

VOTO:
2 Costanzo e mezzo

Dreamscape - Fuga nell'incubo (1984) voto

Titolo peruviano: El túnel de las pesadillas
Regia: Joseph Ruben
Anno: 1984
Durata: 1 ora e 39 minuti
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Horror Island (1941)

Bill Martin è un raffazzonato figlio di papà che, nonostante la sua laurea a Princeton, non trova di meglio da fare che sfangare la giornata con truffe, sotterfugi ed imprese dal valore commerciale perlomeno discutibile.

Aiutato dal suo fedele amico-cane e da uno zingaro-turco-indo-belga con una gamba di legno, il nostro William si metterà alla ricerca del tesoro di Henry Morgan che pare sia nascosto sull’isola di famiglia al largo della Florida. Un’isola su cui sorge un castello al cui interno sembra ci sia una spettrale presenza il cui unico scopo è fare fuori uno a uno questi ficcanaso.

Horror Island (1941)

Commediola d’avventura a basso costo uscita nelle sale assieme ad un altro film (da qui la breve durata).

Non è niente di speciale e non se ne raccomanda la visione a nessuno, ma gli attori ci provano a dare quel qualcosa in più e la storia, seppur banale e bambinesca, crea quel velo di suspence sufficiente ad un prodotto rivolto al pubblico più ignorante.

VOTO:
2 veli e mezzo

Horror Island (1941) voto

Titolo messicano: El fantasma del castillo
Regia: George Waggner
Anno: 1941
Durata: 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3bZspS7

Star Wars IV-VI (1977-1983) Despecialized Edition

La famosissima trilogia spaziale con protagonista un imberbe minorenne che non vuole fare il contadino perché lavorare la terra è per i perdenti mentre lui è un vincente e i vincenti dimostrano al mondo la loro superiorità sparando come forsennati ad altri imberbi come loro facendoli saltare in aria e disperdendo le loro cellule nel cosmo profondo.

Vaffanculo la campagna, vaffanculo la vanga, vaffanculo l’impianto d’irrigazione e la merda della vacca, vaffanculo zio Ben grasso laido che caca in mezzo al campo, vaffanculo le cime di rapa.
Viva la guerra, viva la morte, viva il sangue dei militari, viva la libertà di disintegrare le cervella degli altri, viva la candela corta e viva viva la fica larga, viva l’eiaculazione precoce, viva il moschetto, viva il duce e viva il re.

Star Wars IV-VI (1977-1983)

Sinceramente la trilogia originale è carina, ma niente di più.

Se tralasciamo le giustissime lodi al comparto tecnico che, tra navi spaziali e creature mostruose, ha creato un mondo realmente fantastico, sul versante storia invece siamo un pochino scarsi: vita morte e miracoli di un ragazzo che crescendo si trova ad affrontare il bivio tra virtù e corruzione al quale il padre aveva imboccato la via della perdizione anni prima non è poi così coinvolgente e la sensazione forte che si percepisce è una continua rincorsa alla prossima scena per costruire con l’accumulazione quello che la selezione non è stata in grado di fare.

MA in realtà il motivo per cui recensisco ‘sti 3 film è per segnalare l’ottima opera del ceco Petr Harmáček che solo soletto si è messo a fare quello che la Lucasfilm non ha mai voluto, ovvero donare al pubblico la versione originale della trilogia, cancellando per sempre dalla memoria le orribili Special Edition che il pingue Lucas ha rilasciato come noccioline lungo la strada dell’inferno.

Lavorando con alcune vecchie versioni in DVD, quella in Laserdisc, una pellicola spagnola in 35mm e alcune immagini degli sfondi originali, Harmy ha ricostruito fotogramma per fotogramma quello che gli spettatori videro al cinema tanti anni fa.
Ed è uno spettacolo.

Se proprio volete rivedere Star Wars, o siete tra i pochi che ancora non l’ha visto, vi consiglio caldamente Harmy’s Despecialized Edition.

VOTO:
3 armi

Star Wars IV-VI (1977-1983) voto

Titoli originali: Star Wars, The Empire Strikes Back, The Return of the Jedi
Regie: George Lucas, Ivin Keshner, s
Anni: 1977, 1980, 1983
Durate: 121 minuti, 124 minuti, 132 minuti
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La principessa di Bali (1952)

George e Harold sono due commedianti d’avanspettacolo mezzi simpaticoni e mezzi truffatori che lasciano dietro di loro una scia di sperma tipo lumache giganti africane e donne deluse dalle promesse da marinaio .

Nella foga della fuga dalla figa, i due amici finiscono a Bali fingendosi palombari e promettono ad un figlio di mignotta il recupero di un piccolo tesoro in fondo al mare protetto da un calamaro gigante…

Ma a George e Harold fotte cazzi delle perle quando c’è di mezzo la fregna e si dà il caso che la principessa locale di fregna ne abbia, così che scoppia tra i due un interminabile duello a chi canta più canzoni al gorilla locale per contendersi la mano della donna.

eccetera eccetera

La principessa di Bali (1952)

 

Commedia misogina e colonialista che propaganda il mito dell’esploratore occidentale che salva i buzzurri selvaggi grazie ad una sonora spruzzata del suo magico sperma, ma anche simpatica carrellata di gag e balletti e battute azzeccate che ti fanno venire i dubbi su quanto oggi sia basso il livello della commedia popolare.

Penultimo di una fortunata serie di commedie musicale che hanno portato il duo Crosby-Hope in giro per mondo (Singapore, Zanzibar, Morocco, Utopia, Rio, Bali e Hong Kong), il film fa ancora più bella figura se lo si compara alla nostrana serie di cinepanettoni in giro per il mondo col duo combina guai Boldi-De Sica.

Non c’è paragone.

VOTO:
3 panettoni

La principessa di Bali (1952) voto

Titolo originale: Road to Bali
Regia: Hal Walker
Anno: 1952
Durata: 1 ora e 31 minuti
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Anaconda (1997)

Il Rio delle Amazzoni è un fiume sudamericano lungo quasi 7mila fottuti chilometri; quasi come il cazzo di Matteo Renzi, il nostro dio che adoriamo festanti e che la madonna l’abbia in gloria.

Nel film invece ci sta un serpente lungo 40 metri, quasi come il cazzo di Ivan Grieco, il nostro dio che adoriamo festanti e che la madonna l’abbia in gloria.

Poi c’è Jennifer Lopez con i capezzoli in vista per 4 secondi, Ice Cube che ascolta musica rap a tutto volume, John Voight con un accento tremendo, Eric Stoltz solo per 3 giorni di riprese perché poi scattava la tariffazione in roaming, Owen Wilson senza i tagli sulle braccia per il tentato suicidio e Danny Trejo senza baffi.

Che la madonna abbia tutti loro in gloria.

Anaconda (1997)

Sconvolgente cazzata che al botteghino fece flop, ma che col tempo fece flip nelle natiche dei giovani noleggiatori di videocassette che, inermi di fronte alla voglia matta d’omosessualità che li pervase tra il 1998 e 1999, si perforarono il retto a forza d’infilarsi per dritto e per rovescio le vhs di Anaconda nel disperato tentativo di ricreare quel brivido matto della prima visione su canale5. Italia uno! I bellissimi di rete4. Emanuela Folliero, 6 dita per piede.

Ancora qui state?
Ma che cazzo aspettate ad andare affanculo!?!

VOTO:
2 Emanuela Folliero e mezzo

Anaconda (1997) voto

Titolo francese: Anaconda, le prédateur
Regia: Luis Llosa
Anno: 1997
Durata: 89 minuti
Compralo: https://amzn.to/3rMZ6tr

Moon of a sleepless night (2015)

Tra il primo e il secondo capitolo della saga del pupazzo di neve Norman, la casa di produzione di Takeshi Yashiro, il one-man show dello stop motion giapponese, ha tentato la poetica della notte misteriosa con un risultato decisamente migliore di quello del ridicolo ghiacciolo.

Anche se non siamo di fronte ad un capolavoro, è indubbio che la piccola dolce storia di un bambino ed uno scoiattolo alle prese con il disincagliamento della Luna tra le frasche del bosco riesca a toccare un paio di tasti giusti, buoni a far sognare i più piccoli… e non far annoiare i più grandi.

VOTO:
3 frasche e mezza

Moon of a sleepless night (2015) voto

Titolo originale: Nemurenai yoru no tsuki – 眠れない夜の月
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2015
Durata: 27 minuti

Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus onnipotente papagno rotto cazzo pazzo balordo barzotto. Che botte da orbi ragazzi.
Che colori matti sullo schermo che cade in testa alle vecchie storpie.
Che multinazionali del tabacco fogne a cielo aperto ci sono in questo film fantastico senza arte né parte che consiglio caldamente a chi non esiste, cioè dio.

Cosa?
Siete ancora interessati a sapere di cosa parla questo film?!
E ‘sti cazzi non ce li mettete!?!

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Io non ho parole oltre a quelle sconclusionate che ho scritto sopra.

Una pellicola piena zeppa di scene e storie che si susseguono a rotta di collo per la paura di annoiare un pubblico irrequieto di pizzichi alle gengive sanguinanti, una sequela senza capo né coda di effetti speciali e salti piroette capitomboli spade in petto ti curo io serpe di merda sono gesuccristo risorto donna mani venose perché donne uguali uomini progresso civiltà repressione e civiltà.

Niente, scusate; non ce la faccio proprio.

Porco dio i capelli down.
Trik trak e bombe a mano.

VOTO:
2 preti e mezzo

Star Wars: l'ascesa di Skywalker (2019) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2019
Durata: 142 minuti

Il mistero dei Templari – National Treasure (2004)

La famiglia Gates è alla ricerca di un fantomatico immenso tesoro da quando ne fu rivelato al nonno del nonno di Benjamin Franklin Gates, nostro protagonista, la presenza su suolo americano.

A separare i Gates da oro incenso mirra e birra ci sono però una serie infinita d’indizi e indovinelli che secondo il padre di Benjamin non sono stato altro che un diversivo dei ribelli coloni americani messo in piedi per distrarre le truppe inglesi dal loro obiettivo principale, ovvero il ripossesso delle colonie in rivolta.

Chi ha ragione?
Un uomo sulla sessantina che preferisce passare le serate in compagnia di un buon whisky e una mano gentile sui testicoli oppure un quarantenne dagli occhi spiritati che non riesce a tenere a bada quella voglia matta per le noci di cocco domenicane spaccate in due e riempite di liquido amniotico?

Solo un film Disney potrà risolvere l’arcano!

Il mistero dei Templari - National Treasure (2004)

Inaspettato successone per questo carrozzone maschilista con protagonista un coglione con nome da minchione che non perde occasione per dire alla co-protagonista femminile di stare zitta perché le donnine devono stare zittine quando gli uomini parlano hai capito mannaggia la madonna che ha partorito nostro signore gesuccristo morto in croce per i nostri peccati sempre sia lodato nell’alto dei cieli l’agnello di dio squartato massacrato bevuto sangue mangiata carne da noi peccatori infami maledetti bastardi senza dignità solo tu mio signore sei puro come un cristallo d’alta montagna e noi lo sozziamo con le nostre lorde parole sputate vomitate pisciate in testa ai santi santissimi in colonna del papato di piazza san pietro stracolmo di bestie immonde che vendono le loro voragini vaginali per due soldi di latta alle guardie cosacche che si abbeverano alla fontana quando il papa nero si affaccia dal balcone e annuncia il giorno del giudizio…

e due ore quasi decenti passate a guardare Nicholas Cage girare in lungo e largo alla ricerca di messaggi criptati sulle banconote americane e scavando mattoni col simbolino dei massoni, manco fosse una trasmissione di Roberto Giacobbo.

Sia chiaro, non è un film brutto, tutt’altro: se siete molto religiosi (sempre siate lodati nell’alto dei cieli santissimi puri…) e avete 5 figli da tenere a bada so’ ‘n ragazzo della strada me so dato ‘na carmata, allora mettete questo film e, mentre i pargoli si divertono, voi uscite di scena in grande stile sparandovi in bocca con un canne mozze.

VOTO:
3 Flaminio Maphia

Il mistero dei Templari - National Treasure (2004) voto

Titolo originale: National Treasure
Regia: Jon Turteltaub
Anno: 2004
Durata: 131 minuti