A 007, dalla Russia con amore (1963)

James Bond deve recuperare una macchina per la decifrazioni di messaggi denigratori nei confronti Sergio Mattarella e per fare questo lercio lavoro viene mandato a fare incetta di fregna nella benemerita Turchia.

Girando a zonzo, assistendo a lotte gitane e fottendo più donne possibile, l’agente 007 con licenza di stuprare alla fine soverchia la coperchia di una vecchia alta un metro e 58 nell’albergo veneziano dove immediatamente poi conficca il suo paletto d’argento nella vagina di una spia russa.

A 007, dalla Russia con amore (1963)

Secondo capitolo, considerato da molti tra i migliori dell’intera serie.

Ovviamente non lo è: non solo per l’infinita rabbia che provoca nell’individuo libero dalle costrizioni borghesi la visione del viaggio dell’agente di un impero colonialista e sciovinista, ma soprattutto per la carica a pallettoni di puro e rigoglioso maschilismo da secolo scorso.

Perché quello che se ne trae guardando questo film è che le donne sono buone per una e una cosa sola, fottere, e per raggiungere tale scopo inondano di attenzioni e sorrisini e pedalini poveri cristi maschi intenti a portare avanti lavoro ed intelletto.
Ma loro no, vogliono il cazzo, lo vogliono come non mai e le loro bocche, per quanto piccole, sono sufficientemente grandi per il micropene scozzese di James Bond.

Un film da bruciare in piazza.

VOTO:
2 pedalini

A 007, dalla Russia con amore (1963) voto

Titolo originale: From Russia with Love
Regia: Terence Young
Durata: 1 ora e 55 minuti
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Agente 007 – Licenza di uccidere (1962)

L’Inghilterra non riesce a farsi i cazzi suoi dopo essere stata declassata da potenza coloniale imperialista a cacatina di mosca nell’oceano del nord e impiega importanti risorse pubbliche per finanziare stronzate come i servizi segreti MI6 al cui interno navigano gloriosi pezzi di merda come James Bond, un torso idrocefalo con il cazzo piccolo come un canguro neonato e duro come una noce giamaicana.

A contrapporsi a tale figuro di merda abbiamo un cinese di Berlino chiamato bonariamente Dottor No, per quel suo irresistibile fascino ascellare da puttana belga, che sembra avere le carte in regola per regalare un radioattivo futuro nucleare alle potenze imperialiste.

Purtroppo l’agente 007, il James Bond de noantri, la pensa diversamente.

Agente 007 - Licenza di uccidere (1962)

Immacolata concezione?
NO!

Il capitolo d’esordio per l’agente segreto più famoso del mondo non è un granché e risulta invecchiato certamente male ma meno peggio di come uno potrebbe pensare.

Fa sonnecchiare bonariamente fino alla fine dei suoi minuti senza tirare giù il colonnato di San Pietro, ma il pezzo forte è sicuramente Sean Connery che, nonostante il vizietto di prendere a schiaffoni in bocca le donne, da questo film in poi è diventato un sex symbol planetario tale da fargli guadagnare sorbetti al limone in tutti i bar delle Bahamas dove decise di ritirarsi a miglior vita giocando a golf, nuotando nel mar dei Caraibi e bofonchiando rutti apologetici nei confronti del membro maschile.

Film mediocre insomma, ma che ha generato una sfilza di seguiti come la fica di una coniglia ebbra.

VOTO:
2 ebbre e mezza

Agente 007 - Licenza di uccidere (1962) voto

Titolo originale: Dr. No
Regia: Terence Young
Durata: 1 ora e 50 minutibv
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Nimona (2023)

In un regno tecnologicamente futuristico e politicamente medievale, governato da una regina nera e difeso da cavalieri omosessuali, avviene un fatto incredibile: per la prima volta nella storia un normale villico sta per essere nominato cavaliere de sto cazzo e molti sudditi borbottano per questo cambio di passo.

E ovviamente avevano ragione, visto che il villico cavaliere Ballista CuoreStrafottente tira una schioppettata laser in bocca alla regina nera per poi essere inghiottito dalle viscere della terra e darsi alla macchia.

Incidente, cospirazione, tradimento?
Ballista grida la sua innocenza di fronte al popolo e al suo frocissimo fidanzato Ambrogio Cazzodorato, ma il fatto che cominci a girare accompagnato da un transessuale millenario che può trasformarsi in qualsiasi cosa gli venga in mente non aiuta la sua causa.

Nimona (2023)

Allora, tralasciando che questo cazzo di film è chiaramente indirizzato a chi soffre di disturbo dell’attenzione per questo suo irritante ritmo da video sincopato di youtube dal 2015, con l’eliminazione sistematica delle fisiologiche pause che danno sapore ad un altrimenti serie infinita di suoni che provengono dalle vostre fottute bocche mannaggia la madonna.
E Tralasciando anche l’evidente attacco alla famiglia tradizionale, composta da padre ottantenne, madre minorenne e figlio concepito con un fantasma divino.

La cosa che maggiormente affossa un film che parte già deficitato, perché concepito per deficienti, è l’insopportabile teoria liberal-capitalista secondo cui un sistema politico piramidale va bene fintantoché permette i matrimoni omosessuali; perché sì Ambrogio Cazzodorato può essere un cavaliere reale, nessuno lo discrimina, ma l’importante è che giuri cieca obbedienza alla monarca che regna sulle spalle e col sudore della fronte di milioni di persone.

Una roba talmente ridicola, già all’epoca della democrazia ateniese, figuriamoci oggi, che solamente i nostri sistemi, liberali coi diritti civili e repressivi coi diritti dei lavoratori, possono mettere in scena senza sentire l’urgenza di tirarsi una scatarrata dritta in bocca a picchiare l’ugola mentre espettano un do di petto.

Perché tu devi capire che Israele è l’unica democrazia del medioriente perché un frocio può passeggiare sul lungomare senza essere gambizzato; anche se quel lungomare è stato strappato ai denti di bambini palestinesi maciullati e bruciati vivi dalla bombe al fosforo sganciate da un regime coloniale e razzista quale è quella perla di putridume che molti si ostinano a chiamare Israele quando invece il nome più adatto sarebbe terra dei figli di puttana da sventrare e appendere per i piedi in piazza mentre noi gli pisciamo in bocca.
Luridi pezzi di merda sionisti che ammorbano il nostro pianeta.

E Nimona è esattamente questo: un film dove viene abbastanza esplicitamente detto ai poveri bambini sottoposti a tale scempio che un matrimonio omosessuale o la finale accettazione di un transessuale in società è più importante della messa in discussione del sistema politico reggente.
Quando un uomo bacia un uomo va bene, perché non rovescia la monarchia; tirare una schioppettata in bocca alla regina ovviamente no.

E allora dovete morire all’inferno maledetti propugnatori non della teoria-gender, come alcuni stoltamente affermano voi siate, ma fottuti spacciatori dozzinali di messaggi conformisti e d’obbedienza.

Ricordatevi: con le budella dell’ultimo papa impiccheremo l’ultimo re.

VOTO:
2 budella e mezzo

Nimona (2023) voto

Titolo giapponese: ニモーナ
Regia: Nick Bruno, Troy Quane
Durata: 1 ora e 41 minuti
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Battle Royale (2000)

Ma dove andremo a finire signora mia?

I giovani d’oggi non hanno più rispetto per chi ha costruito questo paese con il sudore della fronte e l’egoismo del proprio orticello; non hanno rispetto e per questo non sucano più gli alluci a chi ha corrotto il sistema, bruciato rifiuti tossici, inondato il paese di asfalto e carrozzerie; insomma, non c’è nelle loro fibre un solo filamento di quello che noi amiamo definire “amor proprio e della propria madre cagna”.

E allora noi grandi gli facciamo il BR-ACT, una legge per cui diventa legale sorteggiare una volta l’anno una classe di liceali per farli poi competere su un’isola deserta in un gioco di sopravvivenza grazie al quale ne rimarrà soltanto uno, un solo figlio o figlia di puttana che poi noi sodomizzeremo a sangue citando poemetti del Vate mentre gli cachiamo in bocca.

Battle Royale (2000)

Molto famoso per il suo contenuto un po’ violento, specialmente perché riguarda liceali minorenni, ma in realtà anche molto soap opera per adolescenti, con i personaggi che, tra un ammazzamento e l’altro, hanno il tempo d’innamorarsi e ripensare alle cotte per i corridoi della scuola, questa pellicola rende meglio nel 2000 quando sei adolescente anche tu e molto meno quando stai lì che pensi non ai dolori del giovane Werther ma ai dolori della vecchia sciatica.

La versione che vidi tanti anni fa era quella “normale”, mentre quella vista per questa recensione è la “special” che aggiunge col computer un po’ di sangue (non necessario) e tante scene e inquadrature (assolutamente non necessarie); il consiglio ovviamente è quello di vedere la prima piuttosto che la seconda.

E con quest’uso finalmente corretto dell’avverbio “piuttosto che”, vi lascio ai vostri miseri mondi fatti di sogni e polluzioni notturne.

VOTO:
3 figli di puttana

Battle Royale (2000) voto

Titolo originale: バトル・ロワイアル
Regia: Kinji Fukasaku
Durata: 1 ora e 54 minuti
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L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri (2009)

Ci sono 2 mammut idioti, una tigre dai denti a sciabola impotente e un bradipo coglione che devono rompermi il cazzo a manetta e io je darei foco porca madonna.

Perché loro esplorano il mondo sotterraneo dei dinosauri mentre voi esplorate i pertugi anali di vostro cognato fottuto in cielo e santo dei servi.
Avete capito?
Non ce n’è per nessuno: mammut, dinosauri, furetti e l’anima de li mortacci loro che tanto lo sai che non c’hai molto da vivere e ti conviene concentrare le tue ultime forze sfibrate per un peto di proporzioni gargantuesche, tale da far impallidire Liliana Segre segregata.

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2000)
le palle

Film per bambini che, per inspiegabili ragioni, incorpora una trama incentrata su amore e gravidanza, mancando quindi clamorosamente il suo pubblico di riferimento.

Nonostante ciò ha avuto un buon successo al botteghino, probabilmente dovuto all’isteria collettiva che ha colpito le congreghe episcopali nord-occidentali le quali sono giunte in massa a vedere un film dove la fica non è presente e quindi non ha alcun senso vedere.

Mi preme sottolineare che anche Liliana Segre non è presente nel film, e neppure la sua fica.

VOTO:
2 Liliana Segre segregata e mezza

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (2000) voto

Titolo originale: Ice Age: Dawn of the Dinosaurs
Regia: Carlos Saldanha, Michael Thurmeier
Durata: 1 ora e 34 minuti
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Nirvana (1997)

Futuro distopico, sempre buio e molto fumo.
Jimi sta ultimando un videogioco per la Okosama Starr e ricavarci quindi molti soldini quando un virus infetta il programma ed inaspettatamente dona una coscienza al protagonista.

Jimi prima non capisce un cazzo, strafatto di coca liquida come una lontra belga, e poi si lascia convincere ad intraprendere un viaggio per le malfamate periferie cittadine per andare a cancellare il master del gioco al database centrale della Okosama prima che questo venga copiato e distribuito in milioni di case e moltiplicare quindi all’infinito le pene di una creatura senza libero arbitrio.

Nirvana (1997)

Interessantissimo ultimo grande esperimento fantascientifico italiano prima dell’abbandono definitivo del genere e pellicola tanto simpatica quanto non banale, malgrado le evidenti e peraltro non nascoste ispirazioni al cyberpunk (Blade Runner).

Cast in bolla, buoni effetti speciali e scenografie tutte giocate sul decadimento industriale, abbastanza facile da raggiungere nelle innumerevoli fabbriche abbandonate per colpa dei rapaci imprenditori italiani che hanno preferito esportare il lavoro dove costa di meno per potersi così permettere una mignotta o un tiro di coca liquida in più.

Fottuti bastardi sventrati in bocca dai nostri papagni proletari, godete il vostro fottuto vino finché potete perché presto verremo a trascinarvi per i fottuti capelli nelle nostre fottute piazze e v’impiccheremo con i fottuti capestri intrecciati con i fottuti capelli delle vostre fottute figlie.

State in campana, stronzi.

PS: la cosa che mi preme più ricordare riguardo questo film è quando scoprii che esiste una porno-parodia del film, intitolata ovviamente Nirvanal.

VOTO:
4 Nirvanal

Nirvana (1997) voto

Titolo: ニルヴァーナ
Regia: Gabriele Salvatores
Durata: 1 ora e 53 minuti
Compralo

Toy Story 4 (2019)

I giocattoli prendono vita un’ultima volta (si spera) per la gioia dei piccini e dei ritardati.

E nella sua quarta putrida incarnazione, Woody cazzo di legno, Buzz sperma laser e tutti gli amici del Fantabosco della mia fantasia vivono con la bimba Bonnie, una ragazzina che comincia a lasciare da parte lo sceriffo dal cazzo di legno preferendo la pupazza roscia.

E allora Woody si attacca come una cozza alla sua ultima ragione di vita cioè preservare l’esistenza del giocattolo-forchetta creato da Bonnie all’asilo e per fare ciò metterà in pericolo tutto e tutti; perché lui è un egoista di merda e farebbe ottima coppia con quel poveraccio ignorante di Marattin.

Sì, proprio quell’imbecille che da anni fa il liberale campando però coi soldi pubblici e che nel 2022 si è coperto di ridicolo condividendo un grafico che voleva mettere in correlazione i voti del m5s ed i percettori del reddito di cittadinanza rilanciando l’infondata accusa di voto di scambio; una roba già di per sé da querela, se non fosse che i parlamentari hanno il culo parato dall’immunità.

Un grafico che però riporta dati assoluti e che quindi potrebbe dimostrare ogni tipo di correlazione, tipo mangiatori di penne al sugo e votanti grillini.
Una roba talmente grave, per uno che dovrebbe essere l’esperto economico di quel micragnoso partito chiamato Italia Viva, che dovrebbe correre a nascondere con la testa sotto la sabbia per i prossimi 30 anni.
E invece eccolo lì a dibattere tronfio e fiero della sua calvizie incipiente mentre non è altro che uno scroccone statalista incapace di trovarsi un lavoro nel suo amato mercato libero e che quindi non la pianta di succhiare avidamente i nostri soldi pubblici come fosse una puttana tailandese da 4 soldi.

VOTO:
2 scrocconi statalisti finto-liberali succhia palle pubbliche

Toy Story 4 (2019) voto

Titolo giapponese: トイ・ストーリー4
Regia: Josh Cooley
Durata: 1 ora e 40 minuti
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Il trionfo di King Kong (1962)

Un sottomarino che non si fa mai i cazzi suoi finisce dritto dritto dentro un iceberg contenente Godzilla ibernato e lo risveglia facendolo incazzare come una bestia rettiliana alta 50 metri che sputa raggi atomici dalla bocca.

Nel frammentre, un drappello di fottuti liberal-capitalisti sbarca sull’isola dei cannibali dei cazzi mosci per rubare il loro dio, ovvero una bestia scimmiesca alta 45 metri che tira caraffe possenti sulla tua boccaccia di merda e riesce a potenziarsi enormemente quando entra in contatto con l’elettricità.

I due mostri, Godzilla e King Kong, si affronteranno a suon di caraffate sbocchine sul martoriato suolo nipponico fino a quando uno dei due ammetterà la sua impotenza di fronte all’imperatore giapponese.

Il trionfo di King Kong (1962)

Film cross-over tra due famosi universi mostruosi e pellicola di merda.

Vedere due uomini travestiti darsi spintoni all’interno di miniature dettagliate per simulare morte e distruzione può anche essere divertente, ma ci deve essere una narrazione coinvolgente a supporto… e purtroppo qui è assente.

Qualche idea serpeggia, tipo l’idiozia dei magnati dell’industria che pensano di controbattere le pubblicità di Godzilla portando a casa un mostro spaventoso rubato ad una popolazione a cui regalano specchietti e sigarette, ma sono troppo poche e diluite in un mare d’inconsapevole arretratezza culturale pregna di patriarcato, razzismo, diseducazione emotiva e tua madre travestita da pirata.

Molto famoso per la storia dei due finale divergenti, americano e giapponese, cosa totalmente falsa, e molto odiato dal sottoscritto, cosa totalmente vera.

VOTO:
2 caraffe e mezza

Il trionfo di King Kong (1962) voto

Titolo originale: キングコング対ゴジラ Kingu Kongu tai Gojira
Regia: Ishirō Honda
Durata: 1 ora e 37 minuti
Compralo: https://amzn.to/480JgPG

Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005)

I separatisti galattici de sto cazzo guadagnano sempre più consensi e i corrotti repubblichini non riescono a digerire che possano essere abbandonati come i figli di mignotta che sono e allora agiscono come ogni uomo dovrebbe agire quando sente minacciata la sua supremazia nel rapporto interpersonale, con violenza e schiaffi in bocca.

Zitte puttane separatiste e mandate giù questo sperma israeliano perché noi siamo il popolo eletto e amiamo il razzismo verso qualsiasi altro gruppo etnografico che non sia il nostro rancido ramo genealogico di beduini del deserto senza storia e cultura che vada al di là del succhiare i cazzi dei nostri cammelli giudei scappellati senza prepuzio, proprio come noi fummo scappellati e sprepuziati a morsi forti e decisi dal nostro rabbino in odore di pedofilia visto che il nostro grande Israele (al maschile perché porca madonna le cose buone sono solo e unicamente maschie) è un paradiso legislativo per pedofili ricercati a livello internazionale.

E a nuj ci fotte u cazz.

Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith (2005)

Capitolo conclusivo della seconda trilogia spaziale partorita dal buon George Lucas e tutto sommato buona riuscita per quello che era partito come un aborto giudaico simile a Israele e che invece si è prima sviluppato in nodulo emorroidale e poi è scoppiato in fiotti di sangue in bocca a tua madre intenta a commettere atti impuri sotto forma di tremendi solchini ai moderni cammellieri del deserto del Sinai.

Quasi ottime alcune scene, come quell’inquietante scambio al teatro dell’opera, e buone interpretazioni da parte del povero Hayden Christensen che tutti noi ricorderemo per lo sconosciuto Shattered Glass.

VOTO:
3 occhiali rotti

Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith (2005) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith
Regia: George Lucas
Durata: 2 ore e 20 minuti
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Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte uno (2023)

Storia di un uomo che non vuole invecchiare e che per questo finisce dentro una setta messianica costruita attorno alla controversa figura di un marinaio non apertamente omosessuale ma sicuramente alcolizzato e storia anche di come questo anziano attore americano tenti in tutti i modi di svelare il mistero attorno a 2 chiavi maledette e un sottomarino russo cattivo cattivone sul fondo dell’oceano.

Per fare ciò si avvarrà della presenza di molteplici donne sotto i 40 pensando che la media aritmetica delle loro età possa in qualche maniera aiutare il suo cazzo a risorgere dalle ceneri luride nel quale giace moscio e stronzo.

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023)
risorgi!

Vi è piaciuto Top Gun Maverick?
Vi è piaciuto The Mummy?
E allora correte a sborare sui teleschermi per questo nuovo capitolo della serie Missione Impossibile diretto dallo stesso regista!

Molta noooia vi verrà data in pasto e voi giù a ridere dell’ennesima presa del culo nei vostri confronti, molte recitazioni abbozzate vi verranno mostrate e voi zitti come i chierichetti inculati zitti porca madonna ZITTI!

Dovete tacere ho detto!

E non aspettatevi molto meglio dalla seconda parte.

VOTO:
2 chirichetti zitti!

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023) voto

Titolo giapponese: ミッション:インポッシブル/デッドレコニング PART ONE
Regia: Christopher McQuarrie
Durata: 2 ore e 43 minuti
Compralo: https://amzn.to/3MsHZso

Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002)

Sono passati 10 anni dalla minaccia fantasma del menarca notturno e quelle tettine imberbi di Natalie Portman si sono trasformate in tettine imberbi di stronza sionista; quel tipo di gentaglia estremista e terrorista che verrà ricordata con lo stesso disprezzo col quale oggi ricordiamo i fottuti fascisti che sono stati vostri nonni.

E in questi 10 anni la Repubblica galattica, inverecondo obbrobrio di federazione rappresentativa di stampo non certo democratico visto che molti pianeti appartenenti non hanno un ordinamento democratico, ovvero a comandare non sono le persone ma una fottuta oligarchia di pochi (auto) eletti che un giorno noi veri democratici verremo a prendere per i soliti capelli per poi trascinarli nelle solite piazze delle nostre città dove li squarteremo, li pisceremo e li sputeremo con somma rabbia e splendido furore, in questi 10 anni dicevo che la Repubblica galattica è caduta in disgrazia e continua a perdere pezzi come non ci fosse un domani.

I separatisti, guidati dal Conte Dooku, vogliono fare la loro alleanza di strunzarielli visto lo stato moribondo in cui versa la Repubblica galattica, ma vengono bersagliati di pernacchi e accuse infamanti dai nostalgici del ventennio mentre i nostri protagonisti, tipo quel covo di messianici di Jedi, già cominciano a riposizionarsi in vista del futuro cambio di regime che cova nell’angolo.

Anakin, fregandosene della destra e della sinistra, tenta in tutti i modi di penetrare Padme e incredibilmente ci riesce lanciando, vivo di speranza, il suo seme dentro la di lei vagina al culmine di un turbine di corteggiamenti al lume di candela e rotolamenti nell’erba.

Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni (2002)

L’avanzata del futuro imperatore Palpatine procede a gonfie vele e il premierato forte, tanto sognato dai nostri fascisti italici come quell’Italo Bocchino che nomen omen, già fa ben sperare per la prossima caduta del nostro ordinamento costituito che si regge sulla famosa spartizione dei poteri in Legislativo, Esecutivo e Giudiziario.

E a noi ci fotte il cazzo della frammentarietà del potere, a noi ci viene voglia di dittatura perché lo sanno tutti che una persona sola al comando funziona meglio: avete mai visto una famiglia funzionale nella quale madre e padre abbiano la stessa importanza?
No, ovviamente; perché le cose vanno a rotoli quando si cerca di elevare la donna al ruolo che nostro signore gesù cristo in croce, figlio di quella puttana lurida della madonna troia, ha relegato in cucina, tra il forno a microonde e i piatti da lavare.

E L’attacco dei cloni parla proprio di questo: di come le donne vadano chiuse nel profondo delle case dalle quali possono uscire unicamente per fare la spesa e andare dall’estetista.

Troie ingrate.

VOTO:
3 troie ingrate

Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni (2002) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode II – Attack of the Clones
Regia: George Lucas
Durata: 2 ore e 22 minuti
Compralo: https://amzn.to/3sjGUw0

Top 3 – Storie incredibili 1° stagione (1985)

Serie antologica di episodi scollegati con la caratteristica di rivoluzionare la loro narrazione tossica attorno al perno fallico del fantastico e dell’incredibile.

Ora, cosa uno intenda per fantastico e incredibile è il vero mistero della serie; perché le storie dalla loro hanno poca ciccia sotto il cofano e quando c’è poca ciccia le fiche umettate delle spettatrici non verranno saziate dai salsicciotti degli spettatori.
Quindi, una serie per famiglie con bambini.

Episodio 2 – “Un’incontrollabile erezione attrazione”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 1

Un ragazzo viene visitato nella notte da un meteorite che sconquassa camera sua e lo lascia con un piccolo problemino magnetico, ovvero comincia ad attirare oggetti metallici con forza sempre maggiore fino a quando non tirerà a sé la cosa che meno desiderava al mondo, la vagina.

Forse uno degli più riusciti perché riesce a fondere perfettamente l’elemento fantastico con la narrazione allegra di una storia per ragazzini.

Episodio 12 – “Vanessa”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 2

Byron Sullivan è un pittore ottocentesco felicemente sposato con la bellissima Vanessa del titolo fino a quando la loro carrozza si cappotta e la giovane musa ispiratrice muore come una cagna di periferia gettando nella depressione più cupa l’artista, interpretato da Harvey Keitel non nudo.

Byron pensa che oramai la sua carriera artistica sia finita, ma invece scopre che la moglie può rivivere come fantasma corporeo nei luoghi dove lui l’ha dipinta… e ovviamente si affretta a dipingerla nel lettone matrimoniale.

Diretto da Clint Eastwood, questo è uno degli episodi più maturi e toccanti, nel quale il fantastico ha il sapore dei romanzi romantici ottocenteschi più che del popcorn da cinema americano.

Episodio 19 – “Lo specchio”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 3

Uno scrittore di racconti de paura non ha paura di un cazzo, ma si trova spavaldo col suo uccello da 40enne flaccidone di fronte la terrificante consapevolezza che c’è un triste figuro incappottato alle sue spalle ogni volta che vede la sua immagine riflessa.

Diretto da Martin Scorsese, l’episodio è molto accattivante e riesce a tenerti sulle terga per la gran tensione di vedere Tim Robbins, che interpreta l’oscuro figuro incappottato, prendere il deretano del protagonista senza il suo consenso.

Menzione Speciale:
Episodio 21 – “Il toupet assassino”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 4

Murray Bernstein sembra inoffensivo, ma è accusato d’omicidio e il giovane avvocatucolo assegnato al caso, piuttosto che dormire sugli allori, comincia a sospettare che a compiere il delitto sia stato un parrucchino malvagio.

Strepitoso episodio da vedere assolutamente con un fantastico crescendo dell’assurdo da far invidia a tuo padre mentre cerca di chiavare tua madre.
Ha probabilmente ispirato un episodio dei Simpsons molto molto simile.

Titolo originale: Amazing Stories
Creatore: Steven Spielberg
Stagione: prima
Anno
: 1985

Durata: 24 episodi da 25 minuti