Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013)

Katniss Everdeen, la ragazza dal nome di merda parente alla lontana della ragazza dall’orecchino di perla se non fosse che la seconda è la protagonista di un capolavoro mentre la prima è protagonista di una pellicola del cazzo porca madonna e tutti gli angeli in colonna, la quale ha vinto i Giochi della Fame, perché ricordiamolo la maggioranza della popolazione in questo futuro distopico muore di fame ed è quindi spinta a partecipare a questi giochi ad eliminazione fisica diretta per avere più cibo e nonostante ciò gli attori presi a rappresentare questi minorenni affamati sembrano tutti usciti da un McDonald’s texano specialmente quella faccia a bomba di nutella cagna benedetta dalla fortuna cieca mannara di Jennifer Lawrence, si ritrova ora a partecipare nuovamente ai Giochi della Fame di valenza artistica perché siccome il primo film (e il primo libro) hanno smosso parecchi dindini dindin dindon allora meglio spremere le mammelle della vacca finché è calda e gravida ‘sta puttana armena menaje e rubaje i soldi che se li spennemo tutti in Jagermeister al pubbetto sotto casa tanto l’esistenza è un soffio.

La vita è un viaggio e io sono in pole position.

Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013)

Film di merda completamente privo di logica e soprattutto di trama che copia paro paro gli eventi del primo capitolo aggiungendo giusto 5 minuti in coda per dire allo spettatore che la rivoluzione sta per cominciare.

Capito?
Tu vai al cinema per vedere un film sull’inizio di una rivoluzione politico-sociale in un paese distopico futurista nel quale l’intrattenimento becero viene usato come pacificatore delle masse letteralmente affamate dall’elite dominante e quello che ti ritrovi tra le mani invece è un pugno di mosche e il cazzo martoriato da quelle voraci e rancorose pippe che ti sei fatto pensando alle piccole ma pur sempre pregevoli tette di Jennifer.

Ma io vi sfondo maledetti ladri bugiardi.
‘Sto film non solo è noioso, cosa imperdonabile per un blockbuter rivolto ad un pubblico adolescenziale affamato di fregna e ribellione da bagni del liceo, ma è stato pure ingiustificatamente spinto come veicolo d’istanze politiche nei confronti di una popolazione dormiente sulle rivalse culturali della massa critica.

Qui invece l’unica massa critica è il cazzotto che vorrei piantare in bocca a quei figli di mignotta che hanno realizzato questa porcata senza ali.

Andate affanculo, parolai.

VOTO:
1 parolaio

Hunger Games: La ragazza di fuoco (2013) voto

Titolo originale: The Hunger Games: Cathing Fire
Regia: Francis Lawrence
Anno: 2013
Durata: 146 minuti

Over the Garden Wall (2014)

Wirt e Greg si sono persi in un bosco incantato e stanno cercando disperatamente la via di casa; purtroppo quello che trovano sono personaggi folli, situazioni al limite e un mostro oscuro chiamato la Bestia.

Tra animali parlanti, la triste titubanza di Wirt e la positiva spensieratezza di Greg, la compagine procede a passi incerti lungo sentieri ignoti, ma la strada è in salita: più i due giovani fratelli si impegnano in questo disperato ritorno omerico e più sembrano perdersi tra le nebbie di un cartone animato molto strano.

Ce la faranno a tornare a casa per dare due botte a Penelope che in mezzo ai Proci non è che se la spassi poi tanto?

Over the Garden Wall (2014)

Sorprendente cartone dalle tinte tenui eppure brune come l’anima de li mortacci loro che, nonostante non riesca ad elevarsi troppo oltre l’ottimo materiale di riferimento a disposizione (favole centro-europee, cinema muto, Mark Twain e chi più ne ha più ne metta), centra comunque il bersaglio col suo stile solo a prima vista semplicione e invece angosciante come la negazione della vista delle vere sembianze della Bestia.

L’episodio più bello è sicuramente il secondo: un misto tra Children of the CornThe Wicker Man.

VOTO:
4 Bestie

Over the Garden Wall (2014) voto [Carlo Gubitosa]

Titolo italiano: Avventura nella foresta dei misteri
Creatore: Patrick McHale
Anno: 2014
Durata: 10 episodi da 11 minuti

Stranger Things: 1° stagione (2016)

E’ il 1983, il comunismo fa ancora paura, e nella tranquilla cittadina americana di Hawkins un bambino dodicenne scompare in circostanze misteriose.

Spetterà ai sui tre amici sfigatelli, lo scavezzacollo sceriffo locale depresso, una ragazzina telecinetica scappata da un laboratorio segreto della CIA e una serie di personaggi fuori le righe riportare indietro il minorenne scomparso addentrandosi nella mostruosa dimensione alternativa in cui è stato trascinato.
Il tutto attraverso la più grande raccolta di riferimenti letterario-cinematografici anni ’80 che essere umano abbia mai visto e sentito.

Stranger Things: 1° stagione (2016)

Bellissima stagione autoconclusiva all’insegna del mistero prodotta da Netflix che, dopo il tremendo BoJack Horseman, ci regala un’altra perla d’intrattenimento alternativo.

Se uno riesce a non pisciarsi sotto dalla felicità per la sequela di citazioni più o meno velate a tutt’un mondo passato prossimo che bussa forte alle porte dei nostri cuori, allora ci si può anche soffermare ad apprezzare gli altri ottimi elementi che contraddistinguono la serie, tipo alcune ottime interpretazioni, tra le quali spiccano i 4 ragazzini, veri e propri assi della recitazione scialla come il vento, i quali sono stati scelti con un mega casting che ha interessato più d’un migliaio di aspiranti e non, come avviene spesso, una dozzina di incontri privati che interessano un paio di para-pedofili.

Ora, siccome la serie merita parecchio e rimane difficile parlarne senza rovinare le numerose sorprese che gli 8 episodi hanno in serbo per lo spettatore sapiente che si avventuri in questo mare di nostalgia canaglia, mi limiterò ad una TOP 5 delle migliori citazioni anni ’80 presenti:

1 – Le musiche hanno un chiaro sapore retro con più d’un brano fortemente ispirato alle colonne sonore di John Carpenter; uno su tutti, quello sui titoli di testa che mi ha ricordato Grosso Guaio a Chinatown nella scena all’aeroporto, con quel suo battito cardiaco un po’ angosciante e un po’ etereo.
2 – Il personaggio di Eleven, la bambina telecinetica, è ispirato a film quali E.T. l’extraterrestre (la corsa in bici per sfuggire ai furgoni) e Scanners (l’assassinio telepatico).
3 – I pubescenti sfigati che combattono le avversità col loro ingegno e la forza dell’amicizia ricordano molto i protagonisti de I Goonies, Stand by Me e IT.
4 – Il ragazzino intrappolato in una spaventosa dimensione parallela alla nostra vive un’avventura simile alla bambina di Poltergeist.
5 – I titoli di testa sono stati realizzati ricalcando il tipo di carattere usato sulle copertine dei libri di Stephen King, in particolare Needful Things, da cui anche il titolo.

VOTO:
4 IT e mezzo

Stranger Things: 1° stagione (2016) voto

Titolo originale: Stranger Things
Creatori: The Duff Brothers
Stagione: prima
Anno: 2016
Durata: 8 episodi da 45 minuti

The Legend of Tarzan (2016)

Il 22 marzo del 2016 tre terroristi si sono fatti esplodere a Brussels, uccidendo 35 persone e ferendone circa 300.
Grande indignazione ne è seguita e molti hanno come al solito invocato la rappresaglia di fronte a questi attacchi suicidi nel cuore di una nazione pacifica e inoffensiva come il Belgio.
E allora analizziamolo quest’inoffensivo Belgio, anche grazie a film come The Legend of Tarzan.

Tra il 1885 e il 1908 il re belga Leopoldo II riuscì nella folle impresa di assoggettare sotto il suo personale controllo una larga fetta d’Africa ribattezzata poi molto poco ironicamente Stato Libero del Congo.
Sotto questo dominio incontrollato fondato sullo sfruttamento delle risorse naturali congolesi come minerali, avorio e gomma, milioni di africani furono uccisi e altrettanti torturati e mutilati.
Infatti, visto che il mancato raggiungimento della quota mensile di gomma comportava il mozzamento della mano destra degli schiavi congolesi, ben presto si creò un assurdo commercio di mani tra i soldati di sua maestà i quali potevano usarne cesti interi per vedersi ridotto il periodo di leva oppure vendere al mercato nero le munizioni per una spedizione punitiva semplicemente portando indietro mani di persone che non c’entravano nulla con tale missione.
E tutto questo solo per accumulare ricchezza monetaria.
Una follia del nostro passato prossimo insomma, che però tanti in Europa hanno fatto presto a dimenticare.

Meno male però che c’è Tarzan il quale, come i suoi amici elefanti, non dimentica mai e la farà pagare cara ai soldati belgi.

The Legend of Tarzan (2016)
teste di cazzo in divisa

Film uscito un po’ in sordina nel periodo estivo e che invece val bene una messa visto il messaggio, seppur affrontato in maniera semplice e manichea, dell’anticolonialismo e dell’importanza del riconoscimento della ricchezza naturale e culturale dell’Africa pre-coloniale.

Spezzato dalla critica che invece approva quella cacata misogina e razzista di Ghostbusters 2016, The Legend of Tarzan è certo rivolto ad un pubblico un po’ più semplicione dell’intellettuale con la puzza sotto il naso; però, visto che più spesso che mai lo stesso intellettuale non manca di cambiarsi la foto profilo Facebook con la bandierina del paese europeo ex-colonialista nel quale delle persone (seppure in maniera scellerata e disorganizzata) hanno ricordato giustamente con una bomba che la pax europea è stata costruita sulle ceneri del resto del mondo, forse allora un ripassino da scuola elementare farebbe bene anche a questo hipster smemorato, magari tra un’apericena in centro e una visita dal barbiere per rifarsi i baffi alla Leopoldo II.

VOTO:
3 baffi hipster e mezzo

The Legend of Tarzan (2016) voto

Titolo originale: The Legend of Tarzan
Regia: David Yates
Anno: 2016
Durata: 110 minuti

Lawrence d’Arabia (1962)

Il giovane ufficiale inglese Lawrence, dopo aver attraversato deserti guidato rivolte saccheggiato treni conquistato capitali rubato cavalli ucciso gente a caso e averlo preso in culo da un comandante turco dalla bocca tumida, riesce a morire come un coglione finendo mestamente fuori strada mentre guida la sua moto per la tranquillissima campagna del Dorset…

Lawrence d'Arabia (1962)
no comment

Film ridicolo e assolutamente datato che m’ha fatto alternativamente sbadigliare e bestemmiare a rotta di collo per quasi tutta la sua stramaledetta interminabile durata.

Basato sul reale personaggio storico T. E. Lawrence, un indisciplinato saputello cerchiobottista con un insano gusto per l’avventura che è riuscito a placare solo girando mezza Arabia in groppa a un cammello e addebitando le spese alla corona inglese.
Chiaccherato di masochismo e omosessualità, Lawrence di certo non fece molto per dissipare queste voci: ad un certo punto assunse un soldato per dargli delle sonore fustigate e per gran parte della sua permanenza in Siria durante degli scavi archeologici si accompagnò ad un minorenne arabo siriano di nome Selim Ahmed al quale si dice abbia dedicato il suo libro I sette pilastri della saggezza.

Certamente girato secondo tutti i crismi e con una fotografia spettacolare per l’epoca, Lawrence of Arabia soffre purtroppo in maniera inesorabile per via delle recitazioni da sceneggiato televisivo con Gino Cervi e una storia che la butta sempre in caciara non prendendo mai una vera posizione social-politica e rimanendo invece sempre e solo comodamente adagiata sul tappeto dell’intellettuale da salotto bene il quale si diletta dei perché dell’universo mentre il popolo chiede perché c’è la fame.

A Lawrence…ma vaffanculo.

VOTO:
2 pilastri della saggezza

Lawrence d’Arabia (1962) voto

Titolo originale: Lawrence of Arabia
Regia: David Lean
Anno: 1962
Durata: 227 minuti

I predatori dell’arca perduta (1981)

Indiana Jones ha un lavoro stabile, una minorenne che gli fa il filo e un lauto stipendio…eppure questo non gli basta.
Lui sogna di cascate e giungle inesplorate, pensa ai sette mari e ai tesori sepolti nel ventre molle del vecchio mondo, lui non ce la fa a stare dietro una scrivania con al di sotto di essa una studentessa a fargli il filo di cui sopra.
Indiana è la riprova che un posto fisso al ministero non è tutto nella vita e se un uomo è nato per indossare cappelli buffi e fruste di pelle è nel suo diritto fare coming out e gridare a tutto il mondo:
“io ho sempre voluto fare il cacciatore di tesori…coddio”.

I predatori dell’arca perduta (1981)

Ottimo incipit all’insegna del dio ebreo sterminatore per una delle saghe d’avventura più famose del cinema; qui si lavora per accumulo, si fa dell’eccesso una virtù e dell’assurdo un assunto imprescindibile.
Molto simpatiche le interpretazioni, tutte giustamente sopra i toni, tra cui spicca quella di Harrison Ford nei panni di un uomo che vive una doppia vita all’ombra di un segreto che lo tiene prigioniero tra gioielli inestimabili e un’inspiegabile paura per i serpenti, specialmente quelli africani.

VOTO:
5 biscioni

I predatori dell’arca perduta (1981) voto

Titolo originale: Raiders of the Lost Ark
Regia: StevenSPielberg
Anno: 1981
Durata: 115 minuti

Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re (2003)

Aragorn prende in mano spada e cavallo per dimostrare d’essere un uomo, Legolas conquista il cuore di Gimli, Arwen vuole morire, Sam è sempre più innamorato del suo compare, Gollum pone fine alla sua miserevole esistenza, Saruman si perde le palle, Pippin è un cojone, gli orchi sembrano usciti da un disastro atomico, Sauron precipita e Frodo è sempre più ridicolo.

Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re (2003)
a ridicolo!

Grande epilogo di merda per una trilogia fin troppo sopravvalutata.

Lasciando perdere i 5 finali che uno spera finisca e invece niente prosegue per venti minuti e la noia di una battaglia campale computerizzata che già era triste all’epoca figuriamoci ora, quello che veramente è insopportabile e la continua arroganza da primo piano di una serie inutile di personaggi da telenovela sudamericana i quali sanno solo fare discorsetti pomparoli con ammicco in camera mentre al contempo buttano merda melensa in faccia ai poveri spettatori i quali pensavano di essere andati a vedere un film fantasy-epico e invece si sono ritrovati con un misto tra The Dukes of HazzardThe Bold and the Beautiful.

Mortacci vostra.

VOTO:
2 più froci de Los Angeles

Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re (2003) voto

Titolo originale: The Lord of the Rings: The Return of the King
Regia: Peter Jackson
Anno: 2003
Durata: 201 min | 250 min (Extended Edition)

Il Signore degli Anelli – Le due torri (2002)

Dopo averli visti separare alla fine del primo capitolo, i membri della compagnia dell’anello proseguono il loro tortuoso cammino verso Mordor e l’agognata distruzione del malefico gioiello nel vulcano Doom.

Frodo e Sam prendono come cane guida lo schizofrenico Gollum che li accompagnerà nella loro luna di miele frocia in mezzo a paludi, montagne e foreste; Aragorn, Gimli e Legolas montano la difesa del regno gitano di Gondor arroccandosi nel trombatorrione del loro orgoglio maschio fascista mentre Pippin e Merry fanno la conoscenza di un nutrito gruppo di alberi parlanti guidati unicamente da vendetta e menefreghismo.

Il Signore degli Anelli – Le due torri (2002)
Ma io ho il cuore nero e me ne frego e sputo in faccia al mondo intero

Grossa delusione in casa un Film una Recensione.
Ricordo ancora vividamente quanto ardore la visione al cinema di questo film aveva provocato in me: frecce mostri bombe zin zin sbim avevano artificialmente accelerato i miei neuroni con una dosa testosterodica da ventennio fascista; ora invece, forse munito di una maggiore senilità e una sicuramente più ampia cultura, mi ritrovo letteralmente basito di fronte a un film di merda come questo.

Molti effetti speciali sono invecchiati male e mostrano la corda nella loro sfrontatezza dovuta all’eccitamento noviziale dell’epoca; i forzatissimi siparietti comici (al cazzo) alla Vanzina tra Gimli e Legolas qui trovano purtroppo un più ampio spazio così da catturare un più ampio pubblico di beoti; e la pervasiva e disturbante retorica fascista di questi regnanti con la terza elementare che si gasano quando sentono l’odore del sangue e manca poco se lo sturino a vicenda per le scale del castello mentre i soliti mostri del sonno della loro ragione battono alle porte beh, francamente m’hanno belli che rotto i coglioni da circa tre lustri.

VOTO:
2 cojoni

Il Signore degli Anelli – Le due torri (2002) votoTitolo originale: The Lord of the Rings: The Two Towers
Regia: Peter Jackson
Anno: 2002
Durata: 179 minuti

Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello (2001)

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio licenziarli.

Il giovane hobbit Frodo deve gettare l’anello maledetto nella lava del monte Fato e spezzare così l’interminabile maledizione di Sauron, servo padrone del male assoluto il quale c’ha una voglia matta de prennese la Terra di mezzo, tipo i criminali che nei telefilm italiani se vojono pija’ tutta Roma.
Ad aiutare il piccolo camminatore, troviamo poi tutta una serie di personaggi improbabili nel loro di dimorfismo genetico che manco dopo un’esplosione atomica o una spruzzata di agente arancio.

Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello (2001)

Bel film fantasy d’avventura basato sull’omonimo libro der caro Tolkien, questo primo capitolo di una delle trilogie per eccellenza traina perfettamente un carrozzone di costumi, comparse, effetti speciali, trucchi e parrucchi che però risultano sempre affascinanti e sorprendenti.

Si nota quindi la tenacia e lo studio pluriennale che il regista c’ha messo dentro, uno sforzo che forse va via via affievolendosi mano a mano che la serie giunge al triste epilogo finale.

VOTO:
4 camminatori e mezzo

Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello (2001) voto

Titolo originale: The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring
Regia: Peter Jackson
Ano: 2001
Durata: 178 min, 208 min (v.e.) | 208 min (DVD Special v.e.)

Turbo Kid (2015)

Nel retro-futuro post-apocalittico del 1997 (anno dell’attivazione di Skynet) vive un orfano adolescente appassionato di fumetti e cianfrusaglia anni ’80.

Presto gli si affibbia un’eccentrica ragazza dagli occhi da bambola la quale sembra intenzionata a non lasciarlo più, costi quel che costi; assieme affronteranno i regolari pericoli di un futuro post-atomico tipo i punkabbestia alla Mad Max (però in bicicletta) e si troveranno a fronteggiare Zeus, il solito pazzo truculento signorotto dell’acqua con la passione per l’ultraviolenza.

Turbo Kid (2015)

Bellissimo omaggio agli anni ’80, nel bene e nel male, Turbo Kid è un piccolo progetto indipendente canado-neo zelandese assolutamente da non perdere.

Pieno zeppo di citazioni e rimandi ai film e alla cultura del decennio più capitalista che ci sia, il film non cade nella facile trappola della carrellata nostalgia, ma anzi prende il materiale originario (robaccia, a dir la verità) e ne tira fuori un pastiche sarcastico e a tratti perfino critico di un decennio storico ricco di assurdità.

VOTO:
4 uan e mezzo

Turbo Kid (2015) voto

Titolo originale: Turbo Kid
Regia: François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell
Anno: 2015
Durata: 93 minuti