Alien: Covenant (2017)

C’era un volta la nave spaziale Covenant, un cargo interstellare zeppo di esseri umani criocongelati in attesa di essere rivitalizzati una volta giunti su un nuovo pianeta da colonizzare.
Sviga volle che un’esplosione stellare di neutrini mettesse fuori uso le vele solari della Covenant costringendo l’androide di bordo Walter a rivitalizzare l’equipaggio per effettuare le dovute riparazioni.
Nel frammentre ecco che arrivò un segnale da un pianeta abitabile nei paraggi, una voce di donna che cantava una canzone; il neo-capitano (perché il capitano originario, interpretato per circa 15 secondi da James Franco, prese fuoco nella capsula criogenica) decidette mooooooolto saggiamente di scendere per verificare… e ovviamente questo fu l’inizio della fine.

Alien: Covenant (2017)

Secondo prequel per la saga sugli alieni con le teste a cazzo e la saliva acida e buona riuscita per una scommessa apparentemente persa in partenza e che invece mi ha lasciato ben più che un cumulo di catrame in fondo al cuore, ma che dico, ben più che un cumulo di catrame alla vaniglia in fondo al cuore.

Alla fine di Prometheus c’era l’androide David e l’unica superstite umana della missione Shawn che andavano alla volta del pianeta degli ingegneri per gridare feroce vendetta e portare immenso dolore; tra un film e l’altro sembra che i piani siano leggermente cambiati e siano andati in una direzione che non rivelerò per non spoilerare i “twist” ma che viene alla mente dopo neanche una mezz’ora di film.
Ed è proprio questo senso di infantilismo narrativo vomitato in bocca allo spettatore passivo come fosse fluido popcporn caldo e denso che abbassa il tono e la soddisfazione del film quel tanto per differenziarlo dalla schiera delle pellicole col buco di culo perfetto e quelle con le ragadi.

Troppo simpatica la scena con gli androidi Walter e David che si baciano dopo aver suonato il piffero.

VOTO:
4 pifferi

Alien: Covenant (2017) voto

Titolo originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Anno: 2017
Durata: 122 minuti

La mummia (2017)

Un soldato americano di 54 anni vive la vita alla grande: salti, zompi, fughe, fighe e tesori mediorientali da derubare con la scusa della guerra.
Insomma, questo moderno lanzichenecco sembra non abbisognare di nulla se non un consistente incasso al botteghino per permettere la continuazione dell’universo cinematografico della Universal chiamato con astuzia rinascimentale Dark Universe.

A fracassargli le palle (mosce) interviene Ahmanet che, lungi dall’essere l’ultima residenza del defunto latitante Bettino Craxi, è una principessa egiziana sepolta viva per aver ucciso padre faraone, madre faraona e fratello faraoncino. Siccome però aveva appena fatto un patto con il dio Set, la giovine pluriomicida non muore ma aspetta la sua rivincita sotto forma di mummia che, lungi dall’essere un simpatico nomignolo per Tom Cruise, è un’assetata modella algerina che succhia la linfa vitale con chilometrici baci lasciando le vittime in uno stato simile a quello degli zombie.

A tentare di fermare questa trama confusionaria entra in campo anche il dottor Jekyll che gestisce un’impresa multinazionale il cui scopo sembra essere quello di fermare/contenere/debellare i mostri che popolano questa roccia alla deriva nello spazio infinito.
vabbè, mi sono rotto il cazzo.

La mummia (2017)

La critica l’ha odiato, il pubblico l’ha abbandonato.
No, non parlo di Tom Cruise, ma di questo filmetto darkettone che giunge in lievissimissimo ritardo ai nastri di partenza per la corsa agli universi cinematografici, inaugurati e dominati dalla Marvel.

Questo buco nell’acqua certamente infantile e dal sapore di minestra riscaldata non è neanche tanto male: si lascia vedere senza troppi patemi d’animo e risulta piacevole se lo si affronta dimezzando il proprio quoziente intellettivo.
Purtroppo oggigiorno uno si aspetta qualcosa di più che qualche effetto speciale e Russell Crowe che si incazza potente cattivo manone ti sfondo ti appiccico al muro mi drogo per chetare il mister Hyde che è in me.

VOTO
2 manone

La mummia (2017) voto

Titolo originale: The Mummy
Regia: Aolex Kurtzman
Anno: 2017
Durata: 110 minuti

Wonder Woman (2017)

Sull’isola di Themyshira vivono le Amazzoni, un gruppo di donne soldato create da Zeus per difendere gli uomini dall’autodistruzione con le loro forme provocanti e una resistenza corporea fuori portata.
Siccome però la magia del coito dura poco, gli uomini tornano presto ai loro istinti violenti e Ares, dio della guerra geloso dei mortali, scatena un putiferio da soap opera sud americana uccidendo tutti gli dei tranne Zeus che fa appena in tempo con le ultime forze a depotenziarlo mettendo in stand-by la sua sete d’attenzione paterna.

Passando gli anni, passano i governi, ma Ares è sempre lì a tramare la distruzione del genere umano e quando scoppia la prima guerra mondiale i tempi sembrano propizi per l’agognata grande morte, parente spuria della piccola morte che gli uomini bramano con le loro manine da castori avidi di apologetiche copule.

E c’è solo una cosa che può fermare tutto questo:
una donna semi-dio di nome Diana che per esigenze di marketing prenderà il nomignolo di Wonder Woman, la donna meraviglia… di nome, di fatto e di corpo.

Wonder Woman (2017)

Vabbè: belli i costumi, belle le scenografie, belle le location, belle le scene d’azione, bella tanta roba…

ma come cazzo è possibile che una spia inglese si travesta da gerarca germanico per entrare di straforo ad una riunione dell’alto comando tedesco e parli in inglese con l’accento sbilenco senza che nessuno batta ciglio?
No davvero, no dico davvero davvero, no cioè, ma che davvero davvero?

Lasciandoci alle spalle l’anglofonia forzata dei film hollywoodiani, mi piacerebbe spendere poi anche un paio di parole sul presunto femminismo espresso da questa pellicola: ora, io capisco che avere un film coi supereroi virato al femminile (protagonista e regista) può smuovere gli animi più semplici verso un’emotività telefonata ed un generale senso di soddisfazione dovuto al ribaltamento dei generi, ma qui il ribaltamento è solo pubico.
Si dà il caso infatti che per farcela in un mondo patriarcale e maschilista sia ancora essenziale, pure in un film di fantasia, assumere le stereotipiche connotazioni maschili di superiorità muscolare, eroismo idiota e manicheismo morale.
E questo discorso vale anche se Diana rompe il cazzo a più non posso appena vede un bambino in lacrime o una donna ferita (sottolineando la natura protettrice femminile) e ripete 47 volte come tutti gli uomini sono buoni (anche i tedeschi) e che se lei ucciderà Ares tutti torneranno ad abbracciarsi spontaneamente come fottute streghe durante un fottuto sabba di sangue e sesso.

Mi fa piacere ricordare a riguardo due cose:
1 – che i rapporti sessuali consumati durante un sabba sono privi di piacere carnale, il coito diabolico è cruento e devastante e il seme di Satana freddo come il ghiaccio.
2 – Gal Gadot è sionista.

VOTO:
3 monte Zion e mezzo

Wonder Woman (2017) voto

Titolo originale: Wonder Woman
Regia: Patty Jenkins
Anno: 2017
Durata: 141 minuti

The General (1926) [Full Movie HD]

When Union spies steal an engineer’s beloved locomotive, he pursues it single-handedly and straight through enemy lines.

Directors: Clyde Bruckman, Buster Keaton
Writers: Buster Keaton, Clyde Bruckman
Stars: Buster Keaton, Marion Mack, Glen Cavender

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Titolo italiano: Come vinsi la guerra
Regia: Buster Keaton
Anno: 1926
Durata: 67 minuti

A-Team (2010)

4 soldati fuori dagli schemi (leggasi: teste di cazzo) fanno comunella per sconfiggere il male chiamandosi Squadra Alpha così da sottolineare la loro insoluta voglia d’essere i maschi number 1 del quartiere.

Il film concentra le forze narrative su uno dei loro casi precedenti alla serie tv (ebbene sì: è un prequel) ovvero quello che li ha fatti radiare con disonore e sbattere in galera.
Ma loro sono troppo forti e se ne strafottono delle regole, in carcere c’hanno la jacuzzi e se gli dai 6 mesi sono imbattibili.
A una certa poi ho abbassato un po’ il volume e ho dormicchiato, poi mi sono svegliato e stavano precipitando dal cielo dentro un carro armato con dei paracadute sparando verso terra per rallentare la velocità di caduta…

Jessica Biel è bona, ma è sempre più manichino.
Liam Neeson se la batte sempre più con Samuel L. Jackson per il titolo di Mignotta d’Hollywood.

A-Team (2010)

Trasposizione cinematografica di un imbarazzante serial anni ’80 di cui quindi non se ne sentiva la minima mancanza.

Tralasciando le ovvie critiche sulla mancanza di spessore, sulle caratterizzazioni macchiettistiche e sulla velocità supersonica del montaggio che lascia più di una volta abbastanza frastornati, quello che più mi ha fatto incazzare è stato l’arco emotivo del personaggio del nero B.A. Baracus il quale, sposata la non violenza durante il periodo di prigionia, viene convinto ad uccidere nuovamente da Liam Neeson che gli cita una frase di Gandhi sull’apatia che maschera l’impotenza.
Ovviamente, da bravo maschio alpha, quando viene anche lontanamente insinuato che lui possa essere impotente, Bosco Baracus torna sui suoi passi e spezza il collo di uno dei cattivi con una mossa di wrestling…

…proprio come avrebbe fatto Gandhi.

VOTO:
2 Gandhi

A-Team (2010) voto

Titolo originale: The A-Team
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2010
Durata: 117 minuti

Doctor Strange (2016)

Stephen Strange è un ricco e spietato neurochirurgo newyorkese che guadagna così tanti soldi da potersi permettere una lamborghini con cui finisce fuori strada mentre fa lo stronzo parlando al telefono e superando in curva mentre piove.

Perso l’uso delle mani ed entrato in un loop di rancorosa rabbia verso tutto e tutti, il Dottor Strange troverà la pace dei sensi in un monastero tibetano, popolato da chiunque tranne che da tibetani, dove si praticano le antiche arti magiche che ti fanno fare le antiche magie da usare contro gli antichi mostri magici interdimensionali.

Doctor Strange (2016)

Psichedelico film da gustare sotto effetto di acidi che ovviamente perde un po’ di carica se fruito con in mano una semplice tazza di té.

Se quindi da un punto di vista puramente visivo ce n’è da gustare e assaporare (anche se il rischio abuso è dietro ogni angolo), è la storia ad essere un po’ sempliciona e molto prevedibile nel suo schematismo “materialista-uomo-bianco-arrogante-trova-la-calma-nel-misterioso-spiritualismo-orientale”.
Sicuramente un film gradevole che non mancherà di donarvi quella piacevole serenità prima che vi taglino la testa mercoledì prossimo; d’altra parte potreste impiegare meglio il vostro tempo cercando una via di fuga.

VOTO:
4 lamborghini

Doctor Strange (2016) voto

Titolo originale: Doctor Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Durata: 115 minuti

LEGO Batman – il film (2017)

Batman è un fottuto egoista del cazzo rimasto gravemente ferito emotivamente da quando in tenera età gli furono fatti fuori i genitori; da allora il cavaliere fascista si è distaccato emotivamente da tutto e tutti per paura di perdere nuovamente qualcosa a cui tiene.

Passano gli anni e ora il Joker, arcinemico del cavaliere fascio di cui sopra, vuole fortissimamente un’ufficializzazione della loro speciale relazione d’odio mentre Batman si rifiuta di riconoscere il loro status di arcinemici per la pelle con conseguenti scatti di gelosia del giullare destabilizzato; ci vorrà un piano diabolico e machiavellico per sovvertire l’ordine costituito e riportare l’amore perverso a Gotham City.

LEGO Batman - il film (2017)

Un film d’animazione concepito sull’onda dell’entusiamo per l’eccellente The Lego Movie, ma senza possedere quella leggera carica anti-sistema che pervadeva il primo di quella che si preannuncia come una lunga e dolorosa serie di film animati co’ ‘sti cazzo de mattoncini colorati.

Uniche tre note veramente positive sono l’indubbia verve comica tirata su alla decima potenza, uno stile fulmicotonico probabilmente volto a soddisfare le giovani menti drogate dei bimbi contemporanei e una piccola lezione morale totalmente in antitesi con i film di Nolan e cioè che i vigilanti mascherati sono dei pericolosi individui bloccati da traumi infantili e l’unico modo per liberarli è l’ingresso in scena di un aiutante minorenne in calzamaglia variegatamente colorata.

VOTO:
3 pupazzetti e mezzo

LEGO Batman - il film (2017) voto

Titolo originale: The LEGO Batman Movie
Regia: Chris McKay
Anno: 2017
Durata: 104 minuti

Super: Attento Crimine!!! (2010)

Tuo padre ti sculaccia, i compagni di scuola ti pisciano in testa, la ragazzetta che ti piace si fa scopare dal bidello e, quando pensi di aver trovato una donna splendida con la quale passare il resto della tua misera vita, lei ti lascia come un coglione e si mette con un puttaniere spacciatore proprietario di un night club.

Complimenti, hai appena completato i test preliminari per dare di matto e andare in giro vestito come un fottuto super eroe menando fortissimamente le teste di quelli che ci provano con i ragazzini o che saltano la fila mediante l’uso di una grossa chiave inglese, fratturando irrimediabilmente loro il cranio.

Il prossimo passo è andare a riprenderti la tua donna, drogata e zoccola.

Super: Attento Crimine!!! (2010)

Interessantissima premessa anti-eroica per questo primo tentativo col genere di James Gunn (quello di Guardians of the Galaxy) che ha dalla sua molti elementi positivi tipo le recitazioni sopra le righe (anche se Ellen Page è veramente insopportabile) e una durissima vena splatter che ben si addice a questa particolare commedia nera.

Purtroppo però il giochino dura poco e la narrazione si sfilaccia presto lasciando campo a parecchi sbadigli che non vengono sopiti neanche dalla massiccia presenza di violenza ingiustificata che, in un perfetto contrappasso morale, trova però perfetta corrispondenza nell’improponibile favola degli Stati Uniti che portano la civiltà a suon di bombardamenti; una maledetta dottrina politica cinematograficamente rappresentata da una sfilza di supereroi, uno più stronzo dell’altro.

VOTO:
3 sbadigli

Super: Attento Crimine!!! (2010) voto

Titolo originale: Super
Regia: James Gunn
Anno: 2010
Durata: 96 minuti

Batman & Robin (1997)

Batman e Robin sono una gioviale coppia omosessuale che la notte ama travestirsi con variopinti costumi di pelle per poi fare a botte fino a che non esce il sangue dalla bocca e dal naso.

A mettere i bastoni fra le ruote di questo amore segreto e violento abbiamo Mr Freeze, uno scienziato palestrato alto 1 metro e 90 e pesante 100 chili il quale vuole trovare una cura per la moglie criogenizzata dentro una teca di vetro verso la quale il dottore getta quotidianamente parecchio seme durante furiose e gelide sessioni di tristi pugnette, e Poison Ivy, una frigida scienziata che, non riuscendo ad ottenere normali orgasmi tramite interazioni interpersonali, si è dedicata anima e corpo alla zoofilia giungendo persino a raschiarsi furiosamente la vulva con foglie d’ortica al fine di riuscire a provare qualche sensazione, fosse pure di repulsione.

In questo miasma di coiti inconcludenti per colmare cuori incompresi, il maggiordomo Alfred, dopo una decennale carriera come badante e insegnante sessuale del signorino Bruce Wayne, sta per lasciarci le penne per una banale gonorrea contratta a Bangkok e non trattata a dovere.

Batman & Robin (1997)

Caleidoscopica diarrea di salsiccia e lenticchie nonché pesante trave ficcata a forza nei culi dei poveri bambini che, pieni di giocosa speranza, erano andati a vedere questo pamphlet sull’amore gay.

Questo secondo episodio diretto da Schumacher sul pipistrello fascista spinge sull’acceleratore dell’assurdo e del kitsch per fare un oscuro omaggio, totalmente ignorato dalla grande massa, verso l’epoca argentea del tremendo serial tv anni ’60 e finendo perciò con lo scontentare un po’ tutti, compreso il violento Marcello, quello che abita a Via 20 settembre assieme a tua sorella.

Insomma: evitabile come un tir in contromano.

VOTO:
2 Bat credit card

Batman & Robin (1997) voto

Titolo originale: Batman & Robin
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1997
Durata: 125 minuti

Logan (2017)

E’ il 2029 e Wolverine è invecchiato male, ma proprio male: l’adamantio presente nel suo corpo lo sta lentamente avvelenando, il suo processo rigenerativo è molto rallentato e, come se non bastasse, Logan si barcamena con un lavoro a dir poco inaspettato, l’autista Uber.

Deciso a farla finita, non prima però d’aver messo sotto terra il paraplegico e ora anche rimbambito professor Xavier, il nostro beneamato vedrà i suoi piani nichilisti venire meno quando scoprirà l’esistenza di una giovane mutante con i suoi stessi poteri.

Logan (2017)

Interessante virata drammatica per il genere supereroi che dalla sua può vantare un ristretto e sincronizzato cast di grandi professionisti immersi come biscotti freschi dentro un latte narrativo caldo che non sbrodola mai.

Se non fosse per alcune scelte assolutamente inutili e francamente ridicole come gli artigli difensivi della piccola Wolverine femmina o il suddetto Uber job, il film sarebbe un quasi capolavoro.

VOTO:
4 artigli

Logan (2017) voto

Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Durata: 137 minuti

Ghost in the Shell (2017)

Major Mira Killian è un potentissimo robot col cervello di una donna e questo già dovrebbe far sorgere dei dubbi.
Se a questo aggiungiamo la sua passione per i motori, allora…

Ecco, io immagino che tutti quei deficienti mentecatti fottutissimi ignoranti cinematografici critici della domenica de ‘sto cazzo abbiano pensato essere più o meno questo il pensiero di quelli che hanno gradito questa storia fantascientifica molto adrenalinica (e poco interessante).
Sì perché, secondo i Social Justice Warriors, uno quando guarda un film non si concentra sulla storia, sui personaggi, sui conflitti, sulle lezioni morali, sul comparto visuale, sulle musiche, sull’atmosfera…

no no no
Il pubblico decide se un film è degno d’essere visto basandosi unicamente sul colore della pelle dei protagonisti.

Ghost in the Shell (2017)

Ma mannaggia quella cavallina spelacchiata senza fede dopo essere stata frustata con un cordino di pelle di cane perché troppo loquace, ma come cazzo si può essere così maledettamente miopi e stronzi per montare ad arte una polemica sterile e infondata sul #whitewashing di Hollywood?

Sarò un contadino veneto, ma a me sembra totalmente normale che se una casa di produzione americana tira fuori un film da un manga giapponese, abbia ovviamente maggiori probabilità di scegliere come protagonista un’attrice americana, anzi: una famosa attrice americana.

Non c’è alcun complotto contro i giapponesi, che tra l’altro se ne sono infischiati il cazzo di queste polemiche tutte concentrate nel New England dei riccastri finto-progressisti i quali votano Hillary Clinton, e non c’è alcun tentativo cosciente dell’industria dell’intrattenimento di perorare una crociata bianca contro le minoranze etniche.

Tutt’al più c’è una crociata contro il cinema dozzinale, la mia.

VOTO:
3 croci crociate e mezzo

Ghost in the Shell (2017) voto

Titolo originale: Ghost in the Shell
Regia: Rupert Sanders
Anno: 2017
Durata: 107 minuti

Kong: Skull Island (2017)

William Randa, a capo del progetto governativo segreto americano Monarch, è convinto che i mostri esistano per davvero e che siano in procinto di ricicciare dai meandri oscuri delle tenebre sotterranee dentro i quali si rifugiarono tanti secoli fa.

Sospettando che la misteriosa Skull Island sia uno degli accessi a questo mondo degli inferi, Randa riesce a farsi finanziare una spericolata missione esplorativa con relativo supporto militare che ovviamente provocherà più casini che altro e darà il fondamentale spunto conflittuale allo svolgimento di un paio d’ore di film coi mostri ble ble bau bau.

Kong: Skull Island (2017)
bau bau ble ble

Seconda pellicola appartenente al cosiddetto MonsterVerse dopo Godzilla e seconda volta che il sottoscritto casca come una pera cotta nel tranello del film coi mostri che fa tanto nostalgia quando a conti fatti di nostalgia qua al massimo ci può essere quella per la ghigliottina in piazza.

Gli effetti speciali sono buoni anche se un po’ cartooneschi e la storia, col suo innaturale ma piacevole mix tra Apocalypse Now e un domenicale primo pomeriggio del 1988, non potrebbe forse essere meglio di così; quello che invece scoccia un po’ e fa vagare in più di un’occasione fuori dalla finestra gli occhi dello spettatore è quel sentore di vomito rancido post concerto che sì era tanto divertente e però m’hanno fregato portafoglio e cellulare mentre ero pesto lurido dentro un cespuglio di bacche selvatiche dove ero andato cercando un’agognata e illusoria privacy per spararmi quel meritato schizzo di eroina nelle vene tra le dita dei piedi vista l’insensatezza di un mondo dove lucertole di 79 metri possono uscire da un buco nel terreno senza preavviso alcuno.

VOTO:
3 vomiti rancidi e mezzo

Kong: Skull Island (2017) voto

Titolo originale: Kong: Skull Island
Regia: Jordan Vogt-Roberts
Anno: 2017
Durata: 118 minuti