Porco Rosso (1992)

Marco Pagot è un uomo con la testa di porco che guida un idrovolante dipinto di rosso nel periodo che sta tra la prima e la seconda guerra mondiale.

La spiegazione di come sia diventato una creatura quasi mitologica la lascio alla poetica rievocazione presente nel film; quello che invece conta spiegare è la professione di cacciatore di pirati dell’aria che Marco/Porco si è ritagliato dopo aver lasciato la Regia Aeronautica una volta che il fascismo è entrato nella sala di comando.

Una professione ed un’attitudine politica che lo hanno messo storto sia agli occhi dei pirati che a quelli del governo, ma che gli ha dato 10 punti di figaggine con tutte le donne.

Porco Rosso (1992)

Per una volta lo Studio Ghibli si mantiene il più possibile vicino alla realtà (tolto il protagonista con la testa di maiale) ambientando il loro sesto film d’animazione in un’epoca lontana nel tempo ma vicina nei risvolti politici di un’Europa comatosa alla disperata ricerca di una scossa defibrillatrice che la faccia uscire dal limbo politico-sociale-economico nel quale immancabilmente sguazzano fanatismi e sindromi dal cazzo piccolo.

Una situazione che purtroppo stiamo vivendo anche oggi e dalla quale se ne potrà uscire solo in due modi: con una sollevazione popolare verso i governi fantoccio che governano questo continente o con un inasprimento delle politiche dittatoriali già in atto.

Checché se ne dica, questo film non è un capolavoro, ma ci va veramente vicino.

VOTO:
4 defibrillatori

Porco Rosso (1992) voto

Titolo originale: Kurenai No Buta 紅の豚
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 1992
Durata: 94 minuti

The Faculty (1998)

Una piccola cittadina dell’Ohio si ritrova ad essere teatro di uno scontro alieno senza precedenti… a parte una caterva di altre pellicole nonché libri che hanno visto la luce negli ultimi 150 anni.

Ma cos’è che differenzia questa storia dalle altre?
Beh, il fatto che ribalta ampiamente tutti gli stereotipi e i topoi con cui c’hanno avviluppato il cervello con l’obiettivo di farci diventare organismi compiacenti di un unicum più ampio che chiamiamo società civile.

Scordatevi quindi la redenzione dei giovani liceali sfigati che, combattendo assieme un nemico comune esterno, trovano alla fine il buon senso dell’ordine costituito.
No, qua le cose stanno diversamente: gli sfigati abbracciano pienamente il loro essere diversi e anzi lo usano come arma contro la classe dominante, qui giustamente rappresentata dal corpo docenti e dalla polizia locale.

E a suon di maleducazione e cocaina, sì avete letto bene, gli impavidi protagonisti di questa stranissima vicenda elimineranno il grande nemico della nostra epoca, il conformismo.

The Faculty (1998)

Piacevolissima variante del genere cinematografico liceale molto in voga negli anni ’90, da Scream a Dawson’s Creek, che prende a piene mani da molto di quello che l’ha preceduta per poi gettare il tutto in un calderone un po’ caciarone e un po’ geniale.

Sia ben chiaro: non aspettatevi niente di rivoluzionario e se l’intento è quello di soverchiare la piramide sociale a suon di parodie, non ci siamo neppure; se però cercate un filmetto semplice e divertente che non si conforma al genere pur di compiacere il minimo comun denominatore, questa rimane una buona scelta.

VOTO:
3 piramidi e mezzo

The Faculty (1998) voto

Titolo venezuelano: Aulas peligrosas
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 1998
Durata: 104 minuti

La morte può attendere (2002)

James Bond è alle prese con la Corea del nord alla quale cerca di vendere diamanti africani in cambio di armi.
Scoperto il giochetto e ucciso il corrotto colonnello Moon con il quale stava contrattando, la spia inglese mutaforma viene imprigionata nelle spaventose segrete coreane dove viene sottoposto a ogni tipo di tortura nella speranza canti il nome del contatto occidentale col quale il colonnello Moon aveva intrapreso questa malefica joint-venture alle spalle del governo centrale.

Rilasciato dopo 14 mesi con uno scambio di prigionieri e scappato dalla base americana nella quale è stato rinchiuso per accertamenti, Bond parte alla ricerca della fottutissima talpa che lo ha venduto al colonnello per calmare questa sua sete di vendetta senza fine.

Di mezzo le solite due o tre scopate a caso senza preservativo.

La morte può attendere (2002)

Boicottato sia dalla Corea del nord (per comprensibili ragioni di diffamazione globale) e dalla Corea del sud (per incomprensibili ragioni di natura sessuale e cioè un bacio on screen condotto nelle vicinanze di una statua del Buddha… dio cristo), questo budello di vacca sporca è riuscito nell’imprevedibile impresa di farmi addormentare 2 o 3 volte di seguito.

Com’è il film?
Coreani cattivi in divisa militare, cubani corrotti col sigaro in bocca, donne inglesi frigide, camerieri neri con i rasta e chi più ne ha, più ne metta; questa è la fiera madre degli stereotipi, all’anima de li mortacci vostra.

Di tutta la vicenda, l’unica nota di colore in un’altrimenti buia giornata è la notizia che nel gennaio del 2006 il regista di questo film, Lee Tamahori, è stato arrestato a Los Angeles per adescamento e prostituzione visto che, vestito da donna, ha cercato di proporre un rapporto sessuale ad un poliziotto in borghese.

VOTO:
2 poliziotti in borghese

La morte può attendere (2002) voto

Titolo originale: Die Another Day
Regia: Lee Tamahori
Anno: 2002
Durata: 133 minuti

Thor: Ragnarok (2017)

Thor è alla ricerca delle Infinite Stones, breccole spaziali che danno a chi le possiede un potere infinito.

Ma a noi questo frega poco perché la ricerca di queste pietre è solo una scusa per introdurre il dio nordico dopo un paio d’anni d’assenza ingiustificata dalle scene. Un dio che ha un fratello scaltro e stronzo di nome Loki il quale, dopo aver messo loro padre, il dio Odino, in una casa di riposo, ne ha preso le sembianze per mangiare uva a più non posso.

Ma a noi questo frega poco perché il vecchio nella casa di riposo è solo una scusa per introdurre Hela, rancorosa dea della morte che si sente tradita dopo anni passati a razziare senza pietà le ricchezze d’innocenti popoli accanto al padre Odino il quale a un certo punto ha avuto un sussulto di morale salirgli dal buco del culo portando in bocca quell’acre sapore di merda chiamato “voja de sordi” che lo ha fatto smettere.

Ma a noi questo frega poco perché l’acre sapore di merda in bocca è solo una scusa per l’elite pluto-giudaica hollywoodiana per diffondere la coprofagia tra le popolazioni infantili, pubblico di riferimento di questo film, continuare a propinarci più o meno la stessa storia di supereroe che deve fermare i piani diabolici del cattivone prima che ponga fine al mondo come lo conosciamo.

E a proposito di merda: provate a cercare “coprofagia” su google images e vedrete che la maggioranza delle foto mostrano un cane.

Fatevi due conti.

Thor: Ragnarok (2017)
coprofago

Simpatica commedia a briglie ben tenute e che per questo forse soffre un po’ rispetto al film da cui trae maggiore ispirazione stilistica, ovvero Schindler’s List Guardians of the Galaxy, del quale però non sembra possedere quel quid-scalmanato in più che me lo ha fatto apprezzare maggiormente.
Il problema del film infatti è proprio questo suo essere né carne né pesce, né drammatico né violento, né lungo né corto, né rispettoso né irriverente ma semplicemente una buona centrifuga.

Non un brutto film, sia ben chiaro, ma probabilmente niente di nuovo sotto il Sole visto e considerato che ricicla modi e stili di una tonnellata di altre pellicole a loro volta neanche troppo memorabili.

VOTO:
3 Matt Damon e mezzo

Thor: Ragnarok (2017) voto

Titolo giapponese: Mighty Thor: Battle Royale
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Durata: 130 minuti

Grimsby – Attenti a quell’altro (2016)

Sebastian e Nobby non potrebbero essere più differenti: il primo è un fichissimo agente segreto di sua maestà la porcona d’Inghilterra mentre il secondo è un patetico porcone inglese con la passione per l’alcool e le femmine grasse.

Ad unirli c’è il sangue che scorre nelle loro vene di fratelli orfani separati in tenera età nel più classico degli stili da favola (ovvero uno adottato da una ricca famiglia londinese e l’altro lasciato a marcire nella fetida cittadina di pescatori nota come Grimsby) e dopo 28 anni avranno la maniera di riappacificare gli antichi dissapori assaporando generose quantità di sperma di elefante elefanti.

Grimsby - Attenti a quell'altro (2016)

Nonostante le premesse da commedia degli eccessi in un mondo oramai eccessivo per definizione e quindi francamente passabile, questo filmetto strappa numerose risate in un groviglio di situazioni parossistiche che giocano a parodiare sia i film con le spie inglesi alla 007 che i film d’azione americani alla Jason Bourne.

Ahimè il problema è che questo filmetto è costato 35 milioni di dollari mentre ne ha incassati una ventina, un disastro insomma.

VOTO:
4 disastri

Grimsby – Attenti a quell’altro (2016) voto

Titolo originale: Grimsby
Regia: Louis Leterrier
Anno: 2016
Durata: 83 minuti

Black Friday (2004)

Nel 1993 a Mumbai (allora ancora chiamata Bombay) ci furono violenti attacchi terroristici (perpetrati da alcuni mussulmani) che devastarono in ordine sparso la Borsa nazionale, un importante mercato, la sede di un partito fascista-xenofobo-fondamentalista-hindu et vari ed eventuali.
Un totale di 293 persone morirono e quasi 1400 furono i feriti in quello che è comunemente ricordato come il peggior drama della storia bombaiana.

Black Friday (2004)

Materiale per fare un film quindi ce n’era da vendere, ma Anurag Kashayap, la cosiddetta stella nascente (o nata) del nuovo cinema indiano ne ha tirato fuori un pippone incredibile, una cosa noiosa e verbosa lunga 3 ore che cerca di analizzare tutti i dettagli dell’operazione finendo inevitabilmente per impelagarsi in un mare di non necessarie informazioni.

I personaggi sono almeno una trentita ed il signor Kashayap non è Altman; il risultato quindi è una generale confusione nella quale nessuno dei personaggi viene analizzato in profondità e contestualizzato propriamente.
Un’operazione encomiabile per lo sforzo, ma povera dal punto di vista del coinvolgimento emotivo/intellettuale con lo spettatore medio che spesso si trova a sbuffare tra una scena completamente virata in blu (senza alcun motivo) e quella di un interrogatorio totalmente in rosso, perché rosso è il colore del sangue…
grazie Anurag per questo simbolismo spiccio e dozzinale!

L’unica cosa buona del film è che si mette bene in luce quanto questi attacchi terroristici fossero in realtà la reazione alla demolizione (totalmente ingiustificata) di una moschea indiana di 400 anni per mano di stupidi fondamentalisti hindu nel 1992, l’anno prima della tragedia in questione.
Purtroppo però gli intenti non possono salvare l’opera e questo film sull’odio e la violenza (si cita la frase di Gandhi “occhio per occhio rende il mondo cieco”) è decisamente uno dei meno ispirati che io abbia mai visto.

PS: per favore Bollywood, potresti sfornare un, dico uno, film buono? Uno buono da vincere un festival? Non dico 4 festival, o 3 e nemmeno 2, uno. Grazie.

Titolo originale: Black Friday
Regia: Anurag Kashyap
Anno: 2004
Durata: 143 minuti

Kaminey (2009)

“Kaminey” in Hindi vuol dire più o meno “bastardi” e guardando questo film si rimane interdetti su quali personaggi siano effettivamenti questi fantomatici bastardi.

Sono forse i due protagonisti (fratelli gemelli, uno buono e uno cattivo)?
O forse i loschi criminali facenti capo a Sunil Bhope, un corrotto criminale estremista di destra nazionalista e xenofobo che fonda la sua carriera politica sull’odio verso gli immigrati (un evidente ritratto di Bal Thackeray, odioso politico a capo dello Shiv Sena, partito al potere in Mumbai da molti anni)?
Oppure sono tutti gli abitanti di questa sporca, corrotta e sovrappopolata città indiana?

Kaminey (2009)Il film non è male, se si considera il triste panorama cinematografico indiano.

Il coraggioso affondo allo Shiv Sena non è cosa da poco viste le maniere mafiose di questi politici.
La recitazione è accettabile (con l’attore protagonista che interpreta magistralmente i due fratelli) e i vari criminali-politici i quali appaiono sì come caricature ad un pubblico internazionale, ma che nel contesto indiano risultano normali.
Ed infine vanno elogiati alcuni bei momenti visionar-onirici (tipo la sequenza nella quale il fratello cattivo sogna di correre all’ippodromo munito di paraocchi, evidente simbolismo della sua scellerata vita che lo porterà a sbattere contro un muro)  che aggiungono un tocco sofisticato ad un film altrimenti sufficiente.

Titolo originale: Kaminey
Regia: Vishal Bhardwaj
Anno: 2009
Durata: 130 minuti

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Dopo un primo tentivo di scalata al potere poco riuscita, il Führer si è reincarnato in un appetitoso animaletto alieno dalla faccina appesa e dagli occhioni da cerbiatto che fa molta presa sulla platea infantile.
Quello che però i pargoli non sospettano è che il fur-führer ne ha le palle piene del buonismo da due spicci e ha tutta l’intenzione di riprendere quel vecchio discorso sulla purezza della razza senti che mazza.

Sarà compito del Lo La Gli Le ultimo/a/i/e Jedi fermare il Quarto Reich
aeiou.

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Dopo l’apertura della nuova trilogia con un episodio rispettoso della tradizione filmica della saga stellare più famosa del pianeta Terra e cautelativamente prudente nell’introdurre elementi nuovi alla vicenda (un’opera che aveva provocato in me una scomposta sequenza di bestemmie a cani sciolti), ecco che col secondo episodio si preme ferocemente sull’acceleratore della risata nel tentativo non riuscito di svincolare il franchise da un pubblico di riferimento nello spettro autistico e consegnarlo nel più redditizio gran mercato della media aritmetica.

Joseph Goebbels l’ha definito una stupenda favola sul ciclo della vita.
Per me l’unica nota positiva è che non ho pagato per vederlo.

VOTO:
1 ciclo e mezzo

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017) voto

Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Johnson
Anno: 2017
Durata: 152 minuti

Transformers 4: L’era dell’estinzione (2014)

Dopo la battaglia di Chicago del precedente episodio, i terrestri si sono divisi tra chi ringrazia gli Autobots per l’aiuto fornito contro i Decepticons e chi non se ne potrebbe fottere di meno dei Chi e dei Come e pensa solo all’annientamento totale di entrambe le fazioni in lotta.

Nel mezzo abbiamo il nostro protagonista: un semplicione palestrato scienziato fai da te che, come l’ossimoro esistenziale che rappresenta, avrebbe fatto meglio ad essere impiegato nei campi di granturco piuttosto che come eroe per caso di una vicenda che ha dell’incredibile, nel senso che non posso credere che ho visto un tale film di merda.

Transformers 4: L'era dell'estinzione (2014)

Allora, parliamoci chiaro: queste sono 3 ore della mia vita che non mi verranno mai più restituite.
È una dura verità con la quale mi sono scontrato e sono infine giunto ad una tregua forzata.

Voi però, voi che leggete quest’articolo e siete indecisi se vedere il quarto capitolo di una serie che ha procurato più morti dell’Aviaria, voi fuggite.
Voi non dovete mai voltarvi indietro, mai, e proseguite attraverso questa valle di lacrime fino a riveder le stelle.

VOTO:
2 lacrime

Transformers 4: L'era dell'estinzione (2014) voto

Titolo originale: Transformers: Age of Extinction
Regia: Michael Bay
Anno: 2014
Durata: 165 minuti
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21 + 22 = 43 Jump Street (2012-2014)

Due poliziotti (uno tarchiato e studioso, l’altro muscoloso e ritardato) così diversi, ma così diversi che lo farebbero venire duro alla commissione per la diversità cinematografica, si ritrovano in missioni segrete per scovare impicci vari con la droga.

Nel primo capitolo si travestono da liceali per beccare lo spacciatore capo della droga HFS (Holy Fucking Shit) che ha fatto fuori un ragazzetto bianco, mentre nel secondo devono scovare lo spacciatore capo della droga WHY-PHY (Work Hard? Yes, Play Hard? Yes) che ha fatto fuori una ragazzetta nera… chiarendo quindi fin dall’innesco delle trame l’intento satirico alle spalle dell’intera macchina perbenista bipartisan hollywoodiana.

In entrambi i casi la coppia di piedipiatti troverà più di quello che cercava mentre tenterà di appianare insicurezze personali e gelosie da tradimento, con il secondo capitolo che spinge sull’acceleratore della presa per il culo mettendo in evidenza sia tutti i micro-dogmi che fanno da stella polare al genere e sia più nello specifico tutta la carica omoerotica di questo tipo di film tanto amati dagli omofobi.

21 + 22 = 43 Jump Street (2012-2014)

Trasposizione cinematografica dell’omonima serie televisiva americana che ha lanciato Johnny Depp al grande pubblico (con un suo comprensibile cameo nel primo capitolo) e riuscitissima presa per il culo dell’intero genere action-buddy-cop-comedy.
Devo dire che questa dose doppia di testosterone per supposta mi ha lasciato con la stranissima sensazione d’essere allo stesso tempo schifato dagli stereotipi del genere che coscientemente la pellicola abbraccia in pieno e divertito dagli stereotipi del genere che coscientemente la pellicola abbraccia in pieno; un dilemma Amletico che solo una forte dose di ketamina potrà sopire.

VOTO:
3 stereotipi e mezzo

21 + 22 = 43 Jump Street (2012-2014) voto

Titoli: 21 Jump Street, 22 Jump Street
Registi: Phil Lord, Christopher Miller
Anni: 2012, 2014
Durate: 109 minuti, 112 minuti
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Spider-Man Homecoming (2017)

Peter vuole tanto ciularsi una compagna di scuola… ma è timido, un po’ nerd e ha un amico ciccio bombo cannoniere col quale si diverte a costruire i modellini della Lego Star Wars©.

Nel frattempo un padre di famiglia a capo di una grande impresa di pulizie perde il contratto di ripulitura di New York a favore della famosa Stark Industries che è super ammanicata col governo visto ogni 2 per 3 Tony Stark e gli altri Avengers reggono le mutande al politico di turno; l’unica cosa che gli rimane da fare quindi è quella di passare al lato oscuro della forza infilandosi un costume tecnologico che lo fa volare come un falco di 450 kg.

Non dimentichiamoci inoltre che questo film ha un bassissimo contenuto di  colesterolo e un altissimo contenuto di persone non bianche, in ruoli marginali.

Spider-Man Homecoming (2017)

La cosa che più mi fa stranire, nel contesto di un film indubbiamente buono e godibile da ampie fasce di pubblico, è la palese contraddizione d’avere un personaggio giovane e inesperto che “aspira a” e “agisce per” diventare un adulto responsabile come il maestro di turno che la storia gli para di fronte mentre quasi tutte le singole scene della stessa storia fanno di tutto per ingraziarsi la massa pubescente di internauti che si snapchattano il cazzetto con due orecchie da coniglio per mandarlo alla compagna di classe che ha cominciato a sviluppare un lieve accenno di tette.

E’ questo continuo ammiccamento ad una presunta (e tra l’altro comoda all’establishment di comando) incosciente stupidità dei giovani ritratti nei mass-media convenzionali che non mi va giù: perché mannaggia tua madre, gli esseri umani non sono frullatori che si attivano con un bottone, ma sono esseri biologici ai quali serve tempo e transizioni per passare da infima creatura sbrodolona a vincitore del premio nobel.

E una cosa è certa: se continui a trattare gli idioti come idioti, molto difficilmente cominceranno a mettere in dubbio la realtà come la concepiamo e far avanzare quindi il genere umano verso un livello più alto di consapevolezza, cioè quello socratico di non sapere un cazzo.

VOTO:
4 Socrate in vacanza

Spider-Man Homecoming (2017) voto

Titolo originale: Spider-man Homecoming
Regia: Jon Watts
Anno: 2017
Durata: 133 minuti
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Sherlock Jr (1924) [Full Movie HD]

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A projectionist is studying to be a detective and is in love with a young lady. When he proposes her, his rival steals the chain watch of her father and incriminates him. The disappointed young projectionist returns to his job and while projecting the film, he dreams on being the detective of the story. Meanwhile, the girl finds the truth and acquits the guilty of the projectionist to her father.

Director: Buster Keaton
Writers: Jean C. Havez (story) (as Jean Havez), Joseph A. Mitchell (story) (as Joe Mitchell)
Stars: Buster Keaton, Kathryn McGuire, Joe Keaton

Titolo italiano: La palla n° 13
Regia: Buster Keaton
Anno: 1924
Durata: 45 minuti