Ritorno al futuro – Parte II (1989)

Marty è appena tornato dal 1955, la famiglia è diventata ricca, gli hanno comprato la jeep 4×4 per andare a scopare in camporella e tutto sembra volgere al meglio… quando d’improvviso sbuca nel vialetto di casa Doc Brown alla guida della DeLorean, gli fracassa il secchio dell’immondizia e comincia a farneticare del futuro, dei suoi figli e dio solo sa cosa diavolo s’è pippato.

Questo strambo incipit è l’inizio di un’avventura che trasporterà Marty, Jennifer, Doc Emmett ed il fortunato spettatore che avrà la sagacia di sintonizzare le antenna verso questo piccolo capolavoro anni ’80 che avrò visto un milione di volte e che non mi stancherò mai di apprezzare, prima nel “futuristico” 2015 e poi nel nostalgico 1955 mettendo in scena quasi un unicum nel panorama cinematografico mondiale, ovvero rivisitare un precedente film secondo un’altra prospettiva, quella di un personaggio estraneo che osserva e interagisce (con estrema cautela) con quelle vicende e quei personaggi che abbiamo visto e rivisto, donando loro nuova vita.

Ritorno al futuro - Parte II (1989)
il mangia-polvere!

In quest’epoca zeppa di cazzi e cazzotti non si vedono più film così ed è un peccato, perché Back to the Future Parte II, con questa sua verve ironica e mai stupida, è il perfetto veicolo cinematografico per far sognare un mucchio di adolescenti senza friggere loro il cervello.

Per chi ha già visto questo secondo capitolo di quella che è la migliore trilogia sui viaggi temporali mai girata, c’è poco da aggiungere; per chi invece si appresta a vederlo per la prima volta, per via della propria giovinezza, per semplice noncuranza o perché si è risvegliato ora da un coma, mi sento in dovere di non spoilerare nulla di quello che è un bellissimo intreccio narrativo, molto carico di humour e di frenesia.

PS: chiaramente va visto solo ed esclusivamente dopo il primo capitolo.

VOTO:
5 mangiapolvere

Ritorno al futuro - Parte II (1989) voto

Titolo originale: Back to the Future Part II
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1989
Durata: 108 minuti

Link (1986)

La giovane universitaria Jane Chase chiede di fare d’assistente al professor Steven Phillip, un antropologo-zoofilo-zoopederasta che tiene segregate nel suo bel castelletto sul mare 3 scimmie dall’animo alquanto incazzoso.

Questo perché sta conducendo importantissimi esperimenti sul livello di comprensione scimmiesca e le differenze tra la nostra civiltà e il loro modo di stare al mondo, e quando dico “importantissimi” intendo che non hanno alcun valore se non quello d’appagare il suo senso di frustrazione per essere uno scapolo canuto-andante che non ha meglio da fare se non spippettare le sue scimmiette per riempirle subito dopo di mazzate.

Arrivata in questa villona a due piani nel mezzo della desolata campagna inglese (scozzese?), Jane farà appena in tempo a mostrare la fica a Link, il più anziano e più violento dei 3 primati, prima di scoprire quanto all’università è meglio farsi i cazzi propri.

Link (1986)

Cercavo questo film da quando, molto meno che adolescente, scrutavo la sua stramba copertina nella videoteca vicino casa.
La videoteca era quel negozio dove, prima che Borghezio evolvesse in homo sapiens, si andavano a noleggiare i film su formato VHS ad un cifra che poteva variare tra le 4 e i 8 mila lire, questo però solo dopo aver sottoscritto la tessera annuale che costava tra le 50 e le 100 mila lire.
Poi è venuto internet, il download selvaggio,  lo streaming e di colpo tutto quel magico mondo fatto d’incompetenti arricchitisi alle spalle d’ignari bambini è scomparso come lacrime nella pioggia.

Tornando a noi: la faccia sghignazzante di Link vestito da maggiordomo inglese mentre accende un fiammifero mi aveva sempre incuriosito; non in misura sufficiente da noleggiare il film, ma abbastanza da tormentare le mie ricerca sul web per i successivi 20 anni.
E alla fine l’ho trovato, l’ho visto e devo dire che non è niente male; anzi, tutt’altro: è un ottimo film a basso costo con alcune pregevoli sequenze dall’occhio raffinato e popolato da scimmie ben addestrate che riescono, quando non sono sostituite per ragioni di praticità da un nano coperto con una pelliccia, a farti credere che un orangotango possa sollevare un furgoncino della Ford.

Mica cazzi, Franco Micalizzi.

VOTO:
3 furgoncini e mezzo

Link (1986) voto

Titolo messicano: Link, el sanguinario
Regia: Richard Franklin
Anno: 1986
Durata: 103 minuti

Venom (2018)

Una nave spaziale alla ricerca di forme di vita aliena porta a compimento la sua missione fracassandosi sulla Terra nell’inaspettato tentativo di un ritorno a casa con ospite sgradito.

E con ospite sgradito non mi riferisco al negro di Guess Who’s Coming to Dinner, ma a 4 informi melme aliene alla disperata ricerca di organismi nei quali annidarsi grazie ad un’assimilazione simbiotica che permetta loro di sopravvivere a contatto con l’atmosfera terrestre.

…tagliamo corto che tanto non vale la pena: uno degli alieni finisce dentro un giornalista molto perdente chiamato Eddie Brock mentre un altro trova il suo nido dentro il presidente della Life Foundation, la compagnia che aveva mandato nello spazio la navicella di cui sopra.
I due si scontreranno a suon di burbere menate per evitare un’invasione aliena volta alla totale assimilazione del genere umano.

Venom (2018)

Pellicola molto vecchia nelle premesse e nello stile visto che come trama richiama le storie semplicione dei supereroi primi anni 2000 e come sequenze d’azione mette il pubblico nella strana condizione d’aspettarsi l’improvvisa apparizione di Vin Diesel a bordo di una Dodge Charger del 1970.

Se siete alla ricerca di un paio d’ore divertenti senza troppe pretese, cascate male; se invece avete un leggero gusto sadomasochista e godete nel veder soffrire il prossimo, chiamate un vostro caro amico e offritegli una serata a base di Venom.

VOTO:
2 Masoch

Venom (2018) voto

Titolo originale: Venom
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2018
Durata: 112 minuti

DuckTales – Avventure di paperi (1987-1990)

Paperino si arruola nella marina americana, dando finalmente un senso al suo vestito e tacendo al contempo tutte quelle voci che lo davano frocio perso, e decide di lasciare i nipoti Qui Quo e Qua allo zio Paperone, un disgustoso capitalista ricco sfondato con una fissa incredibile per l’oro.

Circondato da questa nuova e giovane linfa vitale che suggia con frequenti visite notturne al cloroformio, zio Paperone si lancia in incredibili ed entusiasmanti avventure dando sfogo ai suoi istinti più bassi quali avarizia, ingordigia, cupidigia e generando parallelamente un’incredibile mestizia nel giovane spettatore che si ritrova catapultato dentro un mondo distopico che premia i miliardari e il loro storto modo di vedere la realtà delle cose terrene.

A far da contraltare alla “giustizia” finanziaria di zio Paperone, abbiamo comparsate a rotazione delle classi più povere e minoranze etniche varie.

DuckTales - Avventure di paperi (1987-1990)

E’ stato veramente un colpo al cuore rivedere questo vecchio cartone animato dopo una vita d’oblio; un cartone molto goduto da bambino, quando le difese intellettuali erano meno forti lasciando il giovane me completamente in balia di questo lavaggio del cervello fatto pure male (nonostante qualcuno continui a lodare l’animazione per essere svariati gradini sopra la media dell’epoca), e un cartone molto disprezzato ora che ne riesco a cogliere ogni mostruosa sfaccettatura il cui fine ultimo è deturpare la natura umana di solidarietà per tramutarla nel sogno bagnato americano del “cane mangia cane”.

Io che sono cresciuto con la versione italiana di zio Paperone, ho potuto godere di un punto di vista molto nostrano sulla spinosa questione dell’avarizia del vecchio taccagno capitalista: numerose sono state infatti le occasioni in cui il vecchio ne usciva completamente demolito nella sua patetica arroganza pecuniaria e altrettante volte la povertà di Paperino, lasciato senza un soldo dall’avido zio, era sinonimo di nobiltà d’animo.
Qui invece avviene una graduale normalizzazione del comportamento patologico di un vecchio papero che non riesce a pensare altro che al vil denaro; la percezione negativa dello spettatore verso zio Paperone viene infatti via via scalfita a colpi di gesti eroici ed affetto verso i piccoli nipoti che vengono emotivamente elevati al di sopra la montagna di denaro accumulato in anni di arraffamento monetario, quando invece sappiamo tutti che il vecchio Scrooge McDuck venderebbe Qui Quo e Qua ad una banda di pedofili tedeschi se questi gli offrissero una valida contropartita in dollari.

Da evitare come la peste quindi, sia se siete alla ricerca del tempo perduto (e della famosissima sigla iniziale cantata da Jeff Pescetto) e sia soprattutto se volete far vedere un cartone animato con protagonisti dei paperi ai vostri piccoli pargoli.
Optate invece per quella piccola serie giappo-olandese (contemporanea a DuckTales) che in Italia è stata titolata Niente paura, c’è Alfred!; un ottimo cartone che affronta con intelligenza temi importanti quali il razzismo, la lotta al capitalismo, il nazismo, la perdita dei genitori, la nascita della democrazia, l’ecologia e l’amore verso il prossimo tuo.

Una bella serie con una sigla che recitava allegramente dei bellissimi versi positivisti che tutt’oggi riecheggiano sonanti nella mia mente altrimenti devastata da una moltitudine di schiaffi sociali che questo mondo mi ha costretto a sopportare in silenzio:

L’amicizia sempre risplenderà,
la giustizia tutto illuminerà,
tutto quanto migliore sarà,
se c’è Alfred, proprio Alfred.
Porta ovunque la felicità
e una mano a tutti quanti lui dà;
è un amico per voi, è un amico per noi,
siamo tutti amici suoi.

Niente paura, c’è sempre un Alfred per ogni bambino,
niente paura, c’è sempre un Alfred che insegna il cammino.
Niente paura, niente paura c’è un Alfred per tutti noi.

VOTO:
2 Alfred J. Kwak

DuckTales - Avventure di paperi (1987-1990) voto

Titolo originale: DuckTales
Creatore: Jymn Magon
Anno: 1987-1990
Durata: 100 episodi da 23 minuti divisi in 4 stagioni

Una promessa è una promessa (1996)

Howard Langstone vende materassi.

Ne vende così tanti e così bene che si ritrova sempre più risucchiato nel lavoro finendo inevitabilmente per trascurare la famiglia ricca, composta da moglie casalinga ricca e figlio viziatello ricco.
E questo incipit riciclato e consumato più delle scarpe di un barbone podista innesca l’ennesima stronzata di Howard, in una serie infinita di stronzate che hanno fatto calare ai minimi storici la stima che il figlio gli concede; una stronzata che funge ahinoi da fulcro per l’intera narrazione: stavolta si è scordato di comprare Turbo-Man, il pupazzo che suo figlio gli ha chiesto per Natale… e si dà il caso che questo sia il giocattolo più richiesto della storia del consumismo mondiale.

Howard quindi passa tutta la santa vigilia alla ricerca del gioco perduto trovandosi in situazioni sempre più imbarazzanti per la carriera di Arnold Schwarzenegger, persino più imbarazzante di quella volta che si scopò l’orrenda governante guatemalteca mettendola incinta.

Una promessa è una promessa (1996)
Guatemala, te amo

Commedia degli orrori scritta da Chris Columbus (Mamma, ho perso l’aereo ed Harry Potter) e diretta dallo stesso regista di Beethoven (ma dico, ve lo ricordate Beethoven?) che lascia sbigottiti per la noia estrema che riesce a far sudare allo sprovveduto spettatore che si ritrovi con l’infausta jella di sorbirsi questa cacata da manicomio.

Interpretazioni pessime, fotografia piatta, effetti speciali televisivi, ambientazione anonima del midwest e una storia così pietosa che la prenderei 15 volte a martellate sul naso; cosa volete d’altro per odiare questo film?

VOTO:
2 Beethoven

Una promessa è una promessa (1996) voto

Titolo originale: Jingle All the Way
Regia: Brian Levant
Anno: 1996
Durata: 89 minuti

Star Wars: Episode I – London Premiere

Enjoy these scans of some original negatives taken at the London premiere of Star Wars: the Phantom Menace.

The venue was the Odeon cinema in Leicester square and the attendants were Stephen Hawking, George Lucas, Ewan McGregor, Natalie Portman, Samuel L. Jackson, Peter Mayhew, Warwick Davis, Rick McCallum, Jonathan Ross, Kenny Baker, Melanie Brown (Spice Girls), Ronan Keating (Boyzone), Brian May (Queen) and lots of other strange people.

Titolo originale: Star Wars: Episode I – The Phantom Menace
Regia: George Lucas
Anno: 1999
Durata: 136 minuti

Rampage – Furia animale (2018)

Dentro una base spaziale in orbita attorno alla Terra viene studiato un misterioso gas dalle potenzialità devastanti.
Quali sono?
Semplice: se lo inali divieni enorme e incazzatissimo.

Ovviamente arriva il giorno che la suddetta base spaziale finisce in una pirotecnica palla di fuoco mentre un membro dell’equipaggio riesce a scappare dentro una capsula di salvataggio portandosi appresso dei campioni del gas in questione che però, siccome la capsula esplode durante il rientro, precipitano sulla Terra entrando in contatto con un gorilla albino, un lupo e un coccodrillo.

Sarà compito del primatologo dello zoo di San Diego metterci una pezza grande come Chicago.

Rampage - Furia animale (2018)

Considerando che il film è tratto da un vetusto videogioco dallo spessore narrativo minimo, devo ammettere che i realizzatori sono riusciti a piazzare qualcosa sul fuoco mantenendo allo stesso tempo l’idea base della fonte originale, ovvero un gorilla e un lupo mastodontici che distruggono delle città.

Dwayne Johnson riesce come sempre a portare a casa il risultato, anche quando si ritrova tra le manine una storia a dir poco assurda e appesa al filo della speranza mentre mi sono sorpreso di ritrovare un Jeffrey Dean Morgan che ripropone stancamente e pedissequamente il suo personaggio più famoso, Negan di The Walking Dead.

In due parole: non è brutto, ma non è neanche bello.
Consideratelo un tipo.

VOTO:
2 manine e mezza

Rampage - Furia animale (2018) voto

Titolo originale: Rampage
Regia: Brad Peyton
Anno: 2017
Durata: 107 minuti

Starship Troopers (1997)

Nel 23esimo secolo la Terra è unita sotto un unico regime para-fascista che glorifica il sacrificio personale verso la Patria, specialmente quello fisico, e detesta i pappamolle pacifisti.

John Rico, Dizzy Flores, Carmen Ibanez e Carl Jenkins sono 4 giovani appena diplomati che decidono di arruolarsi nell’Esercito della Federazione; chi per fare carriera, chi perché appassionata di navi spaziali falliche e chi per seguire l’amore che chiaramente gli darà in culo al primo giro dell’angolo.
Questi giovani figli della patria troveranno pane per i loro denti nella guerra interplanetaria contro Klendathu, un corpo celeste all’altro capo della nostra galassia popolato da una specie aliena di aracnidi che non vedono di buon occhio l’invasione del loro pianeta per mano dei nazi-fascisti della Terra.

Starship Troopers (1997)

Magnifica satira del militarismo e dell’imperialismo americano tutta giocata sull’eccesso e sul ribaltamento di significato.

Difatti solo un imbecille potrebbe prendere sul serio la spregiudicata propaganda fascista che trasuda da ogni costume da gerarca, ogni dialogo sulla decadenza morale della democrazia e ogni inquadratura d’ogni perfetto metro di città sulla quale camminano bellissime persone sorridenti in un pauroso clima di pace romana mondiale.

Alla sua uscita fu un bel flop al quale contribuì molto probabilmente la stupidità di chi andò a vederlo e lo considerò nella migliore delle ipotesi uno strano film d’azione con personaggi e intrecci da serial televisivo per adolescenti quando invece la genialità dell’opera risiedeva proprio in questo suo sfacciato e orrendo travestimento da storia d’amore nello spazio.

Consigliato a chiunque abbia un briciolo di cervello e un assoluto must per i fan delle affabili distopie alla RoboCop.

VOTO:
5 briciole

Starship Troopers (1997) voto

Titolo completo: StarShip Troopers – Fanteria dello spazio
Regia: Paul Verhoeven
Anno: 1997
Durata: 129 minuti

Kung Fury (2015)

Il super poliziotto Kung Fury ha acquisto una forza straordinaria e delle capacità acrobatiche fuori dal comune dopo essere stato prima colpito da un fulmine ed poi morso da un cobra.

Da quel momento sconfigge i cattivi di una stravagante Miami anni ’80 a suon di calci volanti e pugni sui coglioni fino a quando si trova a fronteggiare Hitler e il suo esercito di nazisti.

Viaggerà quindi indietro nel tempo fino agli anni ’40 per eradicare all’origine il problema e si farà aiutare da un collega mezzo triceratopo, due vichinghe palestrate, un tirannosauro e il dio Thor.

Kung Fury (2015)

Cortometraggio finanziato con ben 600 mila dollari tramite la piattaforma Kickstarter che prende a piene mani dal decennio americano più infame dal punto di vista politico; tutto ciò senza ovviamente farne una critica o una satira, ma piuttosto finendo per celebrare incondizionatamente una serie infinita di condotte amorali e manichee.

Il pubblico generalista l’ha apprezzato parecchio ed ha avuto il suo quarto d’ora di gloria su internet tornando poi velocemente nella pattumiera dalla quale era saltato trionfalmente fuori.

VOTO:
2 pattumiere e mezzo

Kung Fury (2015) voto

Titolo serbo: Kung Furija
Regia: David Sandberg
Anno: 2015
Durata: 31 minuti

Johnny English – La rinascita (2011)

L’agente segreto di sua maestà la regina d’Inghilterra chiamato Johnny English deve ricordarsi che cazzo è successo qualche anno prima in Mozambico quando, a causa della sua inefficienza, il presidente fu sparato alle spalle come a un infame figlio di zoccola al quale non si deve il minimo rispetto.

Lo aiuterà la psicologa interpretata da Rosamund Pike con l’ipnosi regressiva grazie alla quale Johnny si ricorderà di Vortex, un trio di loschi figuri, mandanti materiali dell’assassinio, che Johnny deve portare alla luce prima che vengano silenziati per sempre così che il segreto rimanga tale.

Il resto è salti, zompi e situazioni poco comiche.

Johnny English - La rinascita (2011)

Non ho visto altri episodi di questa filiera di satire del genere spionaggio inglese, e non me ne pento.

A parte il target ottuagenario a cui si rivolge, con le smorfie e gli scivoloni e l’andamento soporifero, quello che non riesco proprio a comprendere è come possano aver fatto successo con questa roba che non è né carne né pesce né l’anima de li mortacci loro.

VOTO:
1 pesce gay

Johnny English - La rinascita (2011) voto

Titolo originale: Johnny English Reborn
Regia: Oliver Parker
Anno: 2011
Durata: 101 minuti

Gli Incredibili 2 (2018)

Saranno passati almeno 10 anni da quando il primo capitolo mi fece passare un sereno pomeriggio d’estate e francamente avevo perso quasi memoria di quello che v’era raccontato.
Un uomo talpa, qualcosa su un aereo che esplode, la donna elastica madre coi figli che rompono i coglioni.
Boh, era tutto molto piacevolmente fumoso e avvolto in quella coperta nostalgica di tempi che furono fino a quando non mi sono imbattuto in questo sequel non voluto e poco amato, da me come probabilmente anche dai creatori.

Perché alla fine diciamocelo chiaramente: chi se ne frega della storia di un misterioso ipnotizzatore televisivo che fa il doppio e triplo gioco con gl’Incredibili per fare carne morta di un nutrito gruppo d’ambasciatori riunitisi su un aliscafo battente bandiera liberiana.

Gli Incredibili 2 (2018)

Simpatica quanto inutile riedizione di quanto già visto un po’ dappertutto ad uso e consumo di un pubblico banale come la trama del film stesso.

E’ un prodotto innocuo, certo, e si lascia guardare senza patemi, certo, ma non è forse questo il vero totalitarismo?
Quello che viene accettato come status quo nel silenzio delle strade lastricate di “buongiorno” e “buonasera”?
Quello che ti entra in casa sotto ogni forma e ogni tinta che non ti aspetti, con ogni pseudo intellettuale che si fa balcone della propaganda contro i balconi mentre cerca di calmare o calmierare e allo stesso tempo aizzare il popolo verso questo o quell’altro spauracchio monco di sostanza?

Perché la fine del libero arbitrio non viene con le baionette e i vaffanculo, ma con Lilli Gruber che presenta il suo ennesimo libro non richiesto mentre un sorriso, falso e sornione come sua madre mentre riceveva lo sperma che la concepì, parte da quell’orrendo canotto di bocca che si ritrova in faccia facendola ascendere al titolo di donna elastica della televisione italiana.

VOTO:
2 canotti

Gli Incredibili 2 (2018) voto

Titolo originale: Incredibles 2
Regia: Brad Bird
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Jurassic World: Il regno distrutto (2018)

Isla Nublar, la cara isola al largo delle coste costaricane (senti che allitterazione) dove i dinosauri la fanno da padrone è in pericolo perché il vulcano locale è in ebollizione e si rischia di fare un bollito misto senza mostarda di questi stravaganti animali preistorici.

Ecco che allora si parte per la terza volta alla volta (senti che ripetizione) di un preannunciato incasso al botteghino miliardario, secondo solo al preannunciato mezzo pisolino che inevitabilmente interviene allo scoccare dei primi 40 minuti quando, dopo rocambolesche e tutto sommato divertenti scene di ruzzoloni giù per la montagna alla ricerca della salvezza dai lapilli, dal fumo rovente e dalla lava in un qualcosa che ricorda molto la pericolosissima gara inglese giù per la collina di Cooper contro la forma di formaggio, si assiste alla straziante e alquanto poetica scena della morte per incenerimento di un brachiosauro entrando giocoforza nella visualizzazione cinematografica di come uno sceneggiatore cerca di portare a casa il risultato citando a destra e manca il primo capitolo al quale chiaramente non riesce a giungere per mancanza di stoffa.

Ovviamente da qui in poi le cose andranno di male in peggio fino ad aprire letteralmente le porte ad un mondo antropocentrico messo sotto minaccia dal ritorno dei dinosauri i quali finiranno per arrivare a Las Vegas dove, grazie al solito teaser post-credits, verrà probabilmente ambientato il prossimo (inevitabile) capitolo.

Perché, come recitano la tag line del film e i ferventi cattolici davanti le cliniche dell’aborto, “La vita vince sempre”.

Jurassic World: Il regno distrutto (2018)
tranne quando perde

Filmetto strappa risatine con dei rarissimi momenti oggettivamente ben fatti che probabilmente intratterrà un pubblico adolescenziale senza troppe pretese, ma che certamente non ha le carte per giocare al tavolo dei grandi.

Se siete in cerca di un qualcosa senza pretese e vi capita tra le mani questo coso chiamato Jurassic World: Fallen Kingdom, dategli un’occhiata, ma state bene attenti a non alzare il mento dal petto nel quale sarete sprofondati a più riprese durante la proiezione.

Fun fact: l’Italia detiene, assieme alla semi-dittatura islamica chiamata Turchia, alla capitalista colonia americana Corea del sud e allo stato terrorista fascio-integralista chiamato Israele, il simpatico premio come paese del cazzo nel quale la pellicola è stata distribuita in versione censurata per evitare possibili divieti ai minori di 13 anni; dovessero spaventarsi nel vedere un cazzo mozzato di colpo da un raptor.

Scherzo: mica son pazzi, non ci sono cazzi (senti che rima).

VOTO:
2 cazzi e mezzo

Jurassic World: Il regno distrutto (2018) voto

Titolo originale: Jurassic World: Fallen Kingdom
Regia: Juan Antonio Bayona
Anno: 2018
Durata: 128 minuti