Nirvana (1997)

Futuro distopico, sempre buio e molto fumo.
Jimi sta ultimando un videogioco per la Okosama Starr e ricavarci quindi molti soldini quando un virus infetta il programma ed inaspettatamente dona una coscienza al protagonista.

Jimi prima non capisce un cazzo, strafatto di coca liquida come una lontra belga, e poi si lascia convincere ad intraprendere un viaggio per le malfamate periferie cittadine per andare a cancellare il master del gioco al database centrale della Okosama prima che questo venga copiato e distribuito in milioni di case e moltiplicare quindi all’infinito le pene di una creatura senza libero arbitrio.

Nirvana (1997)

Interessantissimo ultimo grande esperimento fantascientifico italiano prima dell’abbandono definitivo del genere e pellicola tanto simpatica quanto non banale, malgrado le evidenti e peraltro non nascoste ispirazioni al cyberpunk (Blade Runner).

Cast in bolla, buoni effetti speciali e scenografie tutte giocate sul decadimento industriale, abbastanza facile da raggiungere nelle innumerevoli fabbriche abbandonate per colpa dei rapaci imprenditori italiani che hanno preferito esportare il lavoro dove costa di meno per potersi così permettere una mignotta o un tiro di coca liquida in più.

Fottuti bastardi sventrati in bocca dai nostri papagni proletari, godete il vostro fottuto vino finché potete perché presto verremo a trascinarvi per i fottuti capelli nelle nostre fottute piazze e v’impiccheremo con i fottuti capestri intrecciati con i fottuti capelli delle vostre fottute figlie.

State in campana, stronzi.

PS: la cosa che mi preme più ricordare riguardo questo film è quando scoprii che esiste una porno-parodia del film, intitolata ovviamente Nirvanal.

VOTO:
4 Nirvanal

Nirvana (1997) voto

Titolo: ニルヴァーナ
Regia: Gabriele Salvatores
Durata: 1 ora e 53 minuti
Compralo

The Flash (2023)

Flash vagabondo disperato alla ricerca di una merendina frettolosa come il suo carattere di merda non sa che pesci prendere e si ritrova a dover fronteggiare il più difficile dei dilemmi esistenziali: lasciar morire la propria madre o mandarla ospite da Corrado Formigli.

Alla fine Flash messicano decide che sì, forse le si può risparmiare la vita, ma questo salvataggio innesca un fottuto effetto farfalla che cambia la faccia del mondo al quale lui era abituato mettendo addirittura in pericolo l’esistenza stessa della razza umana.

Una cosa da far girare la testa.

The Flash (2023)

Il problema dei liberal da quattro soldi che popolano le fogne di mezzo mondo è che ficcano un neonato nero in prima fila, fanno Flash mezzo messicano e mettono Superwoman invece di Superman… ma sono solo elementi di facciata, niente che scuota lo status quo piramidale su cui si regge la società liberal-capitalista a cui gravidamente succhiano il cazzo come prostitute vietnamite.

E l’odio che queste pantegane purulente provoca è comparabile solamente all’odio che ogni sano cittadino di questo mondo deve provare per la feccia sionista; difatti questi due tipi di subumani, liberal pantegane e criminali sionisti, s’incontrano spesso sotto l’arco di Tito per celebrare il saccheggio di quel misero tempietto di beduini del deserto che ancora oggi frotte di estremisti religiosi vanno a piangere come ragazzini coi loro ondeggiamenti disperati da psicopatici.

The Flash, dal canto suo, è certamente meglio di Corrado Formigli, ma è comunque  un film mediocre, specialmente perché viene sozzato da altri personaggi odiosi come la soldatessa sionista Wonder-woman e il grasso capitalista Batman.
Si salva un pochino per il tono schizofrenicamente simpatico, l’ovvio omaggio a Ritorno al futuro e le scenette al rallentatore (con l’inizio, vero capolavoro), ma è da dimenticare invece il cameo di Michael Keaton nei panni del Batman originale: veramente senza motivo.

Insomma: parte bene, ma va a scemare velocemente.

VOTO:
2 Corrado Formigli e mezzo

The Flash (2023) voto

Titolo di lavorazione: Baby Shower
Regia: Andy Muschietti
Durata: 2 ore e 24 minuti
Compralo: https://amzn.to/3U7jPIi

Zatōichi (2003)

Il medioevo giapponese è un periodo infinito che si estende per tipo 800 anni, fino alla metà del 19° secolo, quando le corazzate e i cannoni americani hanno esportato un bel po’ della loro democrazia anche nella terra del sol levante costringendo l’imperatore ad aprire il suo paese al commercio e alle rotte straniere a cui si erano opposti per tanti anni in un isolazionismo coglione ma tutto sommato pacifico.

E in questo adorabile contesto bucolico girovagava un massaggiatore cieco con un’abilità straordinaria con la spada a cui nessuno, ripeto, nessuno doveva cacargli il cazzo altrimenti finiva a pezzi come un cagnaccio bastardo.

Giunto in una cittadina vessata dalla malavita di due bande rivali e incontrate due geishe in cerca di vendetta e un ronin con la moglie malata di Covid, il nostro Ichi alzerà un tale casino che manco il Capodanno napoletano.

Zatōichi (2003)

Undicesimo film per il Kitanone nazionale e prima incursione cinematografica nel periodo Edo, dopo una ventina d’anni dal celebre Takeshi’s Castle televisivo.

Basato sul personaggio di finzione Zatoichi a cui più di 20 film hanno dato spazio, questo strano esperimento al limite tra commedia, dramma e musical appare indubbiamente riuscito, anche se non perfetto.
Questo perché le vicende dei vari personaggi che s’intersecano nel breve lasso di tempo durante il quale si svolge la storia risultano sì interessanti, ma non sempre perfettamente intersecate, anche per via di alcuni salti temporali non perfettamente convincenti.

Resta comunque un film godibilissimo ed indubbiamente un buon viatico per chi non conosce ancora la filmografia del regista giapponese su cui ho basato la mia tesi di laurea.

VOTO:
3 castelli e mezzo

Zatōichi (2003) voto

Titolo originale: 座頭市
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 1 ora e 56 minuti
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Il trionfo di King Kong (1962)

Un sottomarino che non si fa mai i cazzi suoi finisce dritto dritto dentro un iceberg contenente Godzilla ibernato e lo risveglia facendolo incazzare come una bestia rettiliana alta 50 metri che sputa raggi atomici dalla bocca.

Nel frammentre, un drappello di fottuti liberal-capitalisti sbarca sull’isola dei cannibali dei cazzi mosci per rubare il loro dio, ovvero una bestia scimmiesca alta 45 metri che tira caraffe possenti sulla tua boccaccia di merda e riesce a potenziarsi enormemente quando entra in contatto con l’elettricità.

I due mostri, Godzilla e King Kong, si affronteranno a suon di caraffate sbocchine sul martoriato suolo nipponico fino a quando uno dei due ammetterà la sua impotenza di fronte all’imperatore giapponese.

Il trionfo di King Kong (1962)

Film cross-over tra due famosi universi mostruosi e pellicola di merda.

Vedere due uomini travestiti darsi spintoni all’interno di miniature dettagliate per simulare morte e distruzione può anche essere divertente, ma ci deve essere una narrazione coinvolgente a supporto… e purtroppo qui è assente.

Qualche idea serpeggia, tipo l’idiozia dei magnati dell’industria che pensano di controbattere le pubblicità di Godzilla portando a casa un mostro spaventoso rubato ad una popolazione a cui regalano specchietti e sigarette, ma sono troppo poche e diluite in un mare d’inconsapevole arretratezza culturale pregna di patriarcato, razzismo, diseducazione emotiva e tua madre travestita da pirata.

Molto famoso per la storia dei due finale divergenti, americano e giapponese, cosa totalmente falsa, e molto odiato dal sottoscritto, cosa totalmente vera.

VOTO:
2 caraffe e mezza

Il trionfo di King Kong (1962) voto

Titolo originale: キングコング対ゴジラ Kingu Kongu tai Gojira
Regia: Ishirō Honda
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005)

I separatisti galattici de sto cazzo guadagnano sempre più consensi e i corrotti repubblichini non riescono a digerire che possano essere abbandonati come i figli di mignotta che sono e allora agiscono come ogni uomo dovrebbe agire quando sente minacciata la sua supremazia nel rapporto interpersonale, con violenza e schiaffi in bocca.

Zitte puttane separatiste e mandate giù questo sperma israeliano perché noi siamo il popolo eletto e amiamo il razzismo verso qualsiasi altro gruppo etnografico che non sia il nostro rancido ramo genealogico di beduini del deserto senza storia e cultura che vada al di là del succhiare i cazzi dei nostri cammelli giudei scappellati senza prepuzio, proprio come noi fummo scappellati e sprepuziati a morsi forti e decisi dal nostro rabbino in odore di pedofilia visto che il nostro grande Israele (al maschile perché porca madonna le cose buone sono solo e unicamente maschie) è un paradiso legislativo per pedofili ricercati a livello internazionale.

E a nuj ci fotte u cazz.

Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith (2005)

Capitolo conclusivo della seconda trilogia spaziale partorita dal buon George Lucas e tutto sommato buona riuscita per quello che era partito come un aborto giudaico simile a Israele e che invece si è prima sviluppato in nodulo emorroidale e poi è scoppiato in fiotti di sangue in bocca a tua madre intenta a commettere atti impuri sotto forma di tremendi solchini ai moderni cammellieri del deserto del Sinai.

Quasi ottime alcune scene, come quell’inquietante scambio al teatro dell’opera, e buone interpretazioni da parte del povero Hayden Christensen che tutti noi ricorderemo per lo sconosciuto Shattered Glass.

VOTO:
3 occhiali rotti

Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith (2005) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith
Regia: George Lucas
Durata: 2 ore e 20 minuti
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Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte uno (2023)

Storia di un uomo che non vuole invecchiare e che per questo finisce dentro una setta messianica costruita attorno alla controversa figura di un marinaio non apertamente omosessuale ma sicuramente alcolizzato e storia anche di come questo anziano attore americano tenti in tutti i modi di svelare il mistero attorno a 2 chiavi maledette e un sottomarino russo cattivo cattivone sul fondo dell’oceano.

Per fare ciò si avvarrà della presenza di molteplici donne sotto i 40 pensando che la media aritmetica delle loro età possa in qualche maniera aiutare il suo cazzo a risorgere dalle ceneri luride nel quale giace moscio e stronzo.

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023)
risorgi!

Vi è piaciuto Top Gun Maverick?
Vi è piaciuto The Mummy?
E allora correte a sborare sui teleschermi per questo nuovo capitolo della serie Missione Impossibile diretto dallo stesso regista!

Molta noooia vi verrà data in pasto e voi giù a ridere dell’ennesima presa del culo nei vostri confronti, molte recitazioni abbozzate vi verranno mostrate e voi zitti come i chierichetti inculati zitti porca madonna ZITTI!

Dovete tacere ho detto!

E non aspettatevi molto meglio dalla seconda parte.

VOTO:
2 chirichetti zitti!

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023) voto

Titolo giapponese: ミッション:インポッシブル/デッドレコニング PART ONE
Regia: Christopher McQuarrie
Durata: 2 ore e 43 minuti
Compralo: https://amzn.to/3MsHZso

X-Bomber (1980)

Siamo nell’anno del signore 2999 e la congiuntura cosmica è fertile per dare alla luce una cacata di serie televisiva: il suo nome è ICS-BOMBA!

L’impero sionista malefico Gelma vuole invadere la Terra con la scusa della ricerca dell’arma di distruzione di massa chiamata F-01, ma i terrestri fanno orecchie da mercante e negano l’esistenza di questa cazzo di F-01, non sapendo che in realtà quest’arma micidiale è una splendida principessa cosmica cresciuta da uno scienziato intelligentissimo creatore (se non sbaglio) della navicella spaziale, nonché arma burundifottibongo, ICS-BOMBA!!

Vagando per lo spazio senza una ragione speciale e sterminando senza pietà le docili creaturine pelosette Mon-mon che, come i gatti d’inverno, si erano rifugiate nel motore di X-BOMBA, la nostra ciurma diverrà inaspettatamente il principale finanziatore di quel cancro sionista in Medioriente chiamato Israele che molti oramai pensano possa essere pacificato unicamente con una ICS-BOMBA!!!

X-BOMBA.

X-Bomber (1980)
la Norimberga dei sionisti

 

Serie televisiva giapponese assolutamente da evitare per 3 buone ragioni:
1- la storia è noiosa, oltre che puerile.
2- le marionette sono più stoccafisse di Tom Cruise.
3- non c’è la fregna.

E ancora: indescrivibile è la voglia di morire che mi ha accompagnato lungo le fottutissime 25 puntate che compongono questa tortura cinese come indescrivibile è il sano odio che ogni essere umano libero di questo pianeta prova verso quel cancro colonialista chiamato Israele.

VOTO:
2 cancri dell’umanità

X-Bomber (1980) voto

Titolo originale: Xボンバ
Regia: Akira Takahashi
Durata: 24 episodi da 25 minuti
Compralo: https://amzn.to/496mIy4

Jack Reacher: Punto di non ritorno (2016)

Jack The Reacher non ha pietà per le sue palle e per questo se le stramazza di mazzate ogni volta che si ritrova solo per le vie del centro di qualche città mittle-americana.

Sfortunatamente Jack The Reacher arriva in un posto dove lo stramazzamento di mazzate di palle è vietato dalla decenza cittadina e quindi scopre di essere padre tramite un pizzino lasciato in bocca al sorvegliante di un parcheggio notturno nel quale sovente Jack The Reacher ama soverchiare le forze del male col suo peto al profumo di coglioni d’asino.

La figlia, o presunta tale, diventa a questo punto un punto debole in quanto ricattabile di morte ad ogni festa comandata e Jack The Reacher non lo può permettere.
Perché lui è forte, Perché lui è astuto, perché lui è bello, perché lui è agile, perché lui vola, perché lui è geniale, perché lui conosce le arti marziali e la via della calma, perché lui è sterile, perché lui ha mandato a memoria gran parte di Ossi di seppia in edizione Neri-Pozza, perché lui è Jack The Reacher.

Bum bim bam, colpo in fronte e vaffanculo.

Jack Reacher: Punto di non ritorno (2016)

Secondo capitolo di quel primo capitolo che tutto sommato non era così male mentre questo è un po’ brutto e noiosetto.

Non ci siamo proprio direbbe il Duce guardandosi il cazzetto sotto quel pancione da puzzone e non ci siamo proprio neanche con questo film: combattimenti banali, storia tirata su col naso e triangolo familiare infranto dalla realtà che vorrebbe essere originale perché finisce male e invece finisce male e basta.

Da evitare.

VOTO:
2 duce

Jack Reacher: Punto di non ritorno (2016) voto

Titolo: Jack Reacher: Never Go Back
Regia: Edward Zwick
Durata: 1 ora e 58 minuti
Compralo: https://amzn.to/3Q9jt0c

Mortal Kombat (1995)

Ogni morta de Papa viene messo in piedi un circo mediatico dal sapore sanguigno chiamato Mortal Kombat attraverso il quale una stirpe di figli di puttana intergalattici tenta di penetrare, oltre al vostro culo, anche il nostro pianeta Terra vincendo uno dopo l’altro scontri sovrumani duelli decisivi che decideranno chi l’armatura indosserà è un torneo micidiale è uno scontro fratricida il più forte dovrà in fine tra tutti trionfar.

Chi sarà mai?
Il porchiddio.

Mortal Kombat (1995)

Pellicola fortunatissima al botteghino che è riuscita a portare sul grande schermo (forse) la prima vera buona trasposizione cinematografico di un videogioco, ben prima di Resident Evil dello stesso regista e con risultati decisamente migliori.

Ritroviamo qui i nostri beneamini beneamati figli di puttana Liu Kang, Johnny Cage, Sonya Blade, Kitana, Scorpion, Reptile, Sub-zero ed uno straordinario Raiden interpretato da un improbabile Christopher Lambert in astinenza da coca che avrebbe fatto bocchini alla stazione dei treni per una dose, tutti quanti bardati come nel videogioco anni ’90 e soprattutto con una storia e un comportamento simili.
Che aderenza alla fonte!

Ovviamente è un film pessimo dal punto di vista contenutistico, ma come recitava quell’erotomane di Sant’Agostino:
MORTAL KOMBAT!!!

VOTO:
2 sant’Agostino e mezzo

Mortal Kombat (1995) voto

Titolo giapponese: モータル・コンバット
Regia: Paul W.S. Anderson
Durata: 1 ora e 41 minuti
Compralo: https://amzn.to/3LYCam4

La serie Resident Evil (2002-2017)

Ed eccola qui, la serie zombie ispirata al famoso videogioco Capcom che tanti e tanti anni fa uscì per la Playstation e che io ancora non ho finito dio bono.

Alla sua uscita penso che nessuno ci avrebbe scommesso 10 lire visto l’andamento deludente dei film tratti dai videogiochi, eppure questa volta è andata bene e Paul W. S. Anderson non solo è riuscito a portare a casa risultato monetario dopo risultato monetario, ma si è pure imbertato quella fica di Milla Jovovich.

Resident Evil (2002)

Resident Evil (2002)

Sotto Racoon city c’è un enorme laboratorio della Umbrella corporation, multinazionale senza scrupoli che lavora nella ricerca militare e medica, che va completamente fuori controllo per la fuga non accidentale del T-virus, un agente curativo-potenziante con il piccolo effetto collaterale di trasformarti in zombie.

Un drappello di sfigati con la mimetica accompagnati dalla fica di turno dovranno calarsi dentro e disattivare il super computer che governa l’impianto per un motivo che in realtà non viene mai spiegato bene e che rappresenta il primo di una serie infinita di buchi di sceneggiatura.

Resident Evil: Apocalypse (2004)

Resident Evil: Apocalypse (2004)

L’Umbrella Corporation non ha ancora capito che cazzo sia successo nel laboratorio segreto quando riesce pure a far uscire il virus contaminando Racoon City.

A quel punto, come se fossimo in un sogno bagnato liberale e non esistessero entità governative, questa compagnia privata chiude la città con un muro e guardie armate mentre pensa come sistemare il problemino da loro causato e la soluzione è: liberare la creatura Nemesis, per aggiungere casino a casotto.

Resident Evil Extinction (2008)

Resident Evil Extinction (2008)

A causa del T-virus, la Terra è diventata una landa desolata come in Ken il guerriero, anche se non si capisce bene il perché.

Gruppi armati rivoluzionari si aggirano per i deserti americani in cerca di acqua e benzina nonostante sia chiaro a tutti l’insensatezza della cosa e l’unica via di salvezza paia essere la fuga in Alaska che, al pari della fuga alle Canarie di tanti nostri connazionali, rappresenta l’Eldorado di chi cerca sorbetti tailandesi.

Corvi zombie e cloni della bella Alice saranno il piatto forte di questa merda.

Resident Evil: Afterlife (2010)

Resident Evil: Afterlife (2010)

Alice e il suo esercito di cloni irrompe nel quartiere generale giapponese della Umbrella e ammazza tutto e tutti a suon di calci in bocca rotanti, ma Albert Wesker controlla ordigno fine di mondo e kabum ciao ciao cloni non ci sono soldi per tenervi in scena fino alla fine del film.

A questo punto si passa alla classica location a basso costo e buon effetto scenografico, la prigione assediata da zombie, e nessuno si deve permettere di rompere il cazzo ad Alice altrimenti lei parte di calcio in bocca rotante e ciao ciao incisivi superiori.

Girato in 3d, ma nessuno se n’è accorto perché vale sempre la regola secondo cui: un film 3d ha senso solo se viene terzo nella serie e si chiama “titolo + 3d”.

Resident Evil: Retribution (2012)

Resident Evil: Retribution (2012)

Qui siamo su vette di follia allucinogena alte con Alice che vagheggia dentro una struttura enorme e sepolta nell’estremo nord della Russia dove la Umbrella mette in scena lo spandersi del T-virus in differenti ambienti (urbano, campagnolo, metropolitano) per convincere le varie super potenze mondiali a pagare belle mancette per accaparrarsi l’arma batteriologica del terzo millennio.

Ci sono anche molti cloni che vengono sacrificati per questa giusta causa, ma proprio a manella che uno dice dai basta non è possibile sopportare questo bagno di sangue ma Mattarella sta lì che beve direttamente dalle vene di docili minorenni che hanno un piede dall’altra parte, sfoggiando lui un durello di proporzioni miserrime.
Un durello che però non viene disdegnato da quel deficiente di Lollobrigida che lo succhia avidamente mentre tenta invano di masturbarsi con un moncherino di soldato vietnamita.
Buona idea.

Finale alla Truffaut con i personaggi che si domandano il senso della vita mentre fumano sigarette arrotolate alla Casa Bianca.

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

La resa dei conti finale tra Alice, sosia di se stessa, e la Umbrella Corporation, multinazionale senza scrupoli che in una società di stampo socialista non potrebbe mai esistere e invece eccoci qui a dover fare i conti con l’apocalisse zombie.

Grazie Calenda!

Durante le riprese di questo film la controfigura di Milla si è fracassata con la motocicletta contro la gru dell’operatore spaccandosi la faccia e finendo con braccio amputato e colonna vertebrale contorta mentre un altro lavoratore si è irrevocabilmente assottigliato come una sogliola sotto il peso di una macchina Hammer.
Ovviamente la produzione non aveva assicurazione per questo tipo d’incidenti, visto che tutta la serie è girata in paesi del secondo mondo dove le tutele per i lavoratori sono spesso inesistenti.

Grazie Calenda!

VOTO:
2 Truffaut e mezzo

La serie Resident Evil (2002-2017) voto

Titolo giapponese: バイオハザード:ザ・ファイナル
Regia: Paul W.S. Anderson
Durata: 1 ora e 47 minuti
Compralo: https://amzn.to/3QW5U6l

Shin Godzilla (2016)

Viene ritrovata una misteriosa barca alla deriva nel mar giapponese e quindi tutti si chiedono chi vincerà quest’anno il campionato.

Appurato che non si muove foglie che Dio non voglia, i dubbi sulla misteriosa barca alla deriva nel mar giapponese verranno fugati quando fuoco, fumo e onde giganti si presenteranno nella baia di Tokyo; un breve preludio a quello che sarà l’antagonista allucinato di questa pellicola: Godzilla, un mostro mutante alto 50 metri che sputa fuoco ed emette potentissimi raggi fotonici dalle creste.

A separare questa gigantesca catastrofe dalla popolazione civile ci penserà maldestramente l’apparato burocratico ed ipervertista del paese del sol levante nonché le forze di autodifesa che mitraglieranno la pelle corazzata del mostro con proiettili piccolissimi, forse sperando in una perforazione ad iniezione.

Alla fine fortunatamente a salvare baracca e burattini ci penseranno i puntualissimi treni sparati a manetta contro la belva feroce.

Shin Godzilla (2016)

Reboot del famoso primo capitolo della saga del kaiju più famoso della storia che ammoderna le paure giapponesi con l’accostamento al disastro di Fukushima e agli tsunami, senza però tralasciare l’accenno critico alla bomba atomica (genitrice del Godzilla originale) .

Allora, parliamoci chiaro: il film è piuttosto noioso e fa un uso spaventoso di location e personaggi lasciando lo spettatore sempre più frastornato ed impigrito ad ogni minuto che passa.

L’intento è chiaro fosse quello di criticare il verticismo nipponico e la conseguente ingessatura di fronte ai disastri naturali, la lentezza e l’indecisione della risposta da dare per evitare il più possibile le morti tra i civili, e quindi le apparizioni del mostro ed i suoi combattimenti in città sono centellinati mentre interminabili sono le riunioni di gabinetto e le conferenze di qualunque ente pubblico coinvolto nelle operazioni, dal consiglio dei ministri al gruppo di ricerca biologico passando per tutti i capostazioni della prefettura.
Però dio caro, ci sono talmente tanti dibattiti che volevo tagliami le vene.

Per vostra fortuna alla fine ho desistito e rimandato ad un momento migliore.

VOTO:
2 treni e mezzo

Shin Godzilla (2016) voto

Titolo originale: シン・ゴジラ Shin Gojira
Regia: Hideaki Anno, Shinji Higuchi
Durata: 2 ore
Compralo: https://amzn.to/459eova

The Boondock Saints (1999)

Nella comunità ultra cattolica irlandese di Boston ci sono Connor e Murphy MacManus, due fratelli volgari e maneschi che hanno preso il vizietto di fare i vigilanti per “ripulire” le strade cittadine dalla feccia malavitosa.

Ma la verità è ben altra: lungi dall’eliminare sé stessi e 3/4 della palazzina loro, Connor e Murphy esternalizzano il loro problema esistenziale di sottoproletariato indicando nel facile bersaglio del criminale l’agnello sacrificale per purificare una società che invece è quotidianamente lordata dalla presenza di liberali e capitalisti; ratti di fogna con il completo firmato che passano l’intera loro smegmatica esistenza sfruttando il prossimo succhiando preziosa linfa vitale dai possenti coglioni dei loro sottoposti.

Evviva il comunismo e la libertà.

The Boondock Saints - Giustizia finale (1999)

Film stupido, noioso e scritto da un barista con l’intelligenza di un quattordicenne che però è diventato inaspettatamente un film culto (più che altro nell’ignorante patria).

Recitato continuamente sopra i toni e puntellato di “fuck” ogni due per tre (senza però quella sapiente verve che può avere Tarantino), i Santi del buco di culo ha solo un pregio, ovvero l’involontaria carica frocia che sprizza da tutti i pori.
Personaggi maschili, grossi e cattivi, una trama che ruota attorno alla mancanza di una figura paterna e un William Defoe frocio travestito pazzo  sono ingredienti che ad un occhio che non sia quello del barista-sceneggiatore-regista paiono letteralmente pescati fuori da un libro di analisi filmica anni ’90.

Un film brutto, indubbiamente, ma interessante se si sta facendo una ricerca universitaria sui film queer.

VOTO:
2 pori

The Boondock Saints - Giustizia finale (1999) voto

Titolo italiano completo: The Boondock Saints – Giustizia finale
Regia: Troy Duffy
Durata: 1 ora e 48 minuti
Compralo: https://amzn.to/45ssFD3