Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti

The Boys: 1° stagione (2019)

In un presente parallelo alternativo distopico, la gente con i poteri sovrannaturali esiste davvero e la macchina capitalista della Vought Corporation picchia forte la gran cassa mediatica per pompare a bestia questi suoi “prodotti” che poi rivende al miglior offerente sul mercato.
Una città col tasso di criminalità alto ha bisogno di una ripulita?
Non c’è problema, la Vought Corporation può cedere in prestito per 3 anni l’uomo balena alla modica cifra di 300 milioni di dollari.

Sembra tutto facile, tutto perfetto, tutto come in un film… e invece la realtà delle cose è ben diversa da come sembri: i supereroi sono persone come tutte noi, con i difetti e le manie di grandezza tipiche dell’essere umano (ma con la preoccupante particolarità di avere a disposizione poteri difficilmente soggiogabili) e i soldi comandano tutto e tutti, da chi ti masturba a chi ti scazzotta la faccia fino a ridurla un colabrodo.

The Boys: 1° stagione (2019)

Interessanti idee, ma svolgimento meno di quello che ci si aspetterebbe da una satira graffiante dell’empia commistione tra corporativismo, fervore religioso e civiltà dei mass media.

Se da una parte infatti il mettere in mostra l’indegno comportamento dei supereroi che si drogano, stuprano, rubano, ignorano, uccidono e vai col tango è certamente la direzione giusta, fa male poi vedere come si cerchi di raddrizzare la torre ficcandoci la supereroina pura d’animo e progressista così che non si possa poi criticare tout court il concetto della cessione della sicurezza ad una corporazione privata o, in maniera ancora più generale, opporsi all’innalzamento di taluni esseri umani sopra altri per presunti meriti psico-fisici.

Sarebbe come voler innalzare piedistalli sotto i piedi di Giovanni Floris solo perché ha il quoziente intellettivo più alto in Italia… o almeno, questo è quello che va dicendo nei bagni della stazione di Novara quando, dopo la mezzanotte, va a vendere il proprio orifizio anale per poche decine d’euro ai ferventi camionisti polacchi fra i quali il suo deretano è leggenda.

VOTO:
3 polacchi

The Boys: 1° stagione (2019) voto

Titolo: The Boys
Creatore: Eric Kripke
Stagione: prima
Anno: 2019
Durata: 8 episodi da 1 ora

Shark: Rosso nell’oceano (1984)

Un mostro enorme e dalle fattezze preistoriche terrorizza le coste dell’americana Florida.
Nel frattempo un riparatore di elettrodomestici, una biologa, uno sceriffo, una paleontologa e due ittiologi entrano in un caffè.
Splash.

Tanto basterebbe a descrivere la trama di un film assolutamente assurdo e verso il quale provo la più totale indifferenza possa esistere a questo mondo perché (e non me ne vogliano gl’intolleranti della celluloide bastarda) pellicole come questa, progettate solo ed unicamente per cavalcare l’onda del successo di un blockbuster (nel caso specifico Lo squalo di Spielberg) arrabattando alla cazzo mannaggia un modello di cartapesta, due tentacoli assassini alla Bride of the Monster e un’attrice senza culo e senza tette che per carità a me va pure bene, non possono farmi incazzare più di una pellicola che invece voleva essere chissà cosa e poi si è ridotta ad aprire i concerti di Federico Zampaglione.

Se volete vedere un monster movie c’è di meglio; se invece volete farvi due risate c’è di meglio.

La frase:

Non accetto consigli da una donna che ha la sensibilità di una cagna.

VOTO:
2 cagne

Shark: Rosso nell'oceano (1984) voto

Titolo inglese: Monster Shark
Regia: Lamberto Bava
Anno: 1984
Durata: 90 minuti

Avengers: Endgame (2019)

Dopo aver eliminato metà degli esseri viventi dell’universo, Thanos va in pensione e si mette a coltivare frutti belli spinosi che, se spinti a forza nel proprio deretano, potranno dargli quella pace che ha sempre sognato.

Nel frattempo quel che resta degli Avengers, coadiuvati da Captain Marvel, decidono di andare a riprendere le Infinity Stones con cui Thanos ha evaporato miliardi di esseri viventi e far così rivivere tutti i loro cari (assieme a milioni di assassini, stupratori e impiegati di banca), ma arrivano troppo tardi… Thanos ha distrutto le pietre magiche, sigillando così per sempre il suo malvagio piano di contenimento demografico.

Ora l’unica maniera per riportare indietro le lancette, oltre ad un bel lifting facciale col chirurgo plastico di Cher, è usare la fisica quantistica per viaggiare indietro nel tempo ed andare a scommettere alle corse di cavalli con il grande almanacco sportivo.

Avengers: Endgame (2019)

Niente, me li guardo tutti ma non riesco mai a divertirmi appieno con questi cazzo di film coi supereroi.

Sarà per la mole sempre più pesante di sfraceli che si susseguono sullo schermo lungo le oramai canoniche 3 ore di film, manco fossimo a Bollywood.
Sarà perché non je la faccio a digerire i facili sentimenti del topolino popolino che si piscia sotto con roba tipo forza bruta, machismo (di uomini e di donne) e orgoglio identitario (di minoranze etniche, di portatrici d’utero e/o di supremazia bianca).
O sarà per l’incredibile velocità con cui il potere cambia pelle per farsi amare da un genere umano miope come Mr Magoo; un ammasso di esseri umani che ieri gioioso sborrava guardando Rambo trucidare i fottuti musi gialli e oggi felice spurga le gonadi sbavando sopra neri e donne che compiono gli stessi eccidi di cui si sono macchiati i loro illustri predecessori maschili bianchi.

Il pubblico purtroppo, come da programma, premia questo tipo di produzioni elevando EndGame a film col maggior incasso del 2019, maggior incasso in Nord America del 2019, secondo maggior incasso di sempre in Nord America, film di supereroi con i maggiori incassi di sempre e maggior incasso nella storia del cinema… ma i soldi non laveranno mai e poi mai la vostra immonda morale empia d’ogni possibile peccato veniale e mortale.

“Lo sai che farò un bel po’ di cambiamenti?”, dice Valchirie quando viene nominata nuovo re degli Asgardiani da Thor.
Beh, cara regina, potresti cominciare nel trasformare Asgarg da monarchia assoluta a democrazia popolare; così, tanto per far vedere che la scelta di spingere sull’acceleratore femminista non è una semplice ed avida strategia di marketing ma si inserisci in un più ampio contesto socio-culturale che vede nella redistribuzione dei poteri tra tutti (e ripeto, tutti) i cittadini, indipendentemente dal loro sesso, il loro pensiero e soprattutto dal ceto sociale in cui sono nati, la vera molla del progresso umano.

Ma che ve lo dico a fare?
Tanto basta un #meToo e passa la paura.

VOTO:
3 #meToo

Avengers: Endgame (2019) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Ultimato
Regia: Anthony e Joe Russo
Anno: 2019
Durata: 181 minuti

Kick-Ass (2010)

Dave Lizewski è un normalissimo teenager americano con l’inspiegabile e piuttosto sospetta fissa per le tette.

Per arrivare a macinarne un paio, Dave si travestirà da supereroe mascherato andando a manganellare i delinquenti nottambuli e prendendo parecchie crocche sul muso, ma riuscendo nella magica impresa d’impressionare la ragazza dei suoi sogni e poter così toccarle le piccole e delicate tette pubescenziali.

Purtroppo con la conoscenza carnale verrà, come da tradizione cristiana, la punizione divina ed il giovane Lizewski dovrà fare i conti con un mafioso locale intenzionato a farlo fuori assieme ai più temibili supereroi Big Daddy e Hit Girl i quali, lungi dall’essere una coppia DDlg, sono un padre e una figlia assetati di vendetta nei confronti del mafioso locale intenzionato a farli fuori assieme al giovane Lizewski.

Kick-Ass (2010)

Bel film comico coi supereroi che, a differenza dei film seri coi supereroi, si dimostra crudo e violento nella rappresentazione dell’insana cultura dei vigilantes che si sostituiscono allo Stato e così facendo aggiunge quello strato di realismo utile a rendere la vena satirica ancora più efficace.

Nicolas Cage (sempre più matto) spara, zompa e urla frasi sconnesse mentre brucia come un maiale sardo rendendo la sua interpretazione indimenticabile mentre il resto del cast porta un buon risultato a casa nonostante l’impossibilità di compararsi al mito di Long Beach.

Se siete alla ricerca di qualcosa che dia la carica e non volete spendere una fortuna in cocaina, questo è il film per voi.

VOTO:
4 Long Beach e mezzo

Kick-Ass (2010) voto

Titolo rumeno: Rupe-tot
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2010
Durata: 117 minuti

Captain Marvel (2019)

Nel 1989 gli USA invadono illegalmente Panama, uno stato indipendente dell’America centrale strategicamente posto attorno l’omonimo stretto, guidato da Noriega, un dittatore finanziato per decenni dal governo statunitense in contrapposizione alle spinte socialiste del resto del centro e Sudamerica.

Nello stesso anno Carol Danvers, una pilota dell’aeronautica militare americana, fa un chioppo della Madonna durante un test di volo del nuovo “motore velocità della luce” che, come “ordigno fine di mondo” nel Dottor Stranamore, voleva mettere un punto e a capo ad una lunga guerra tra due civiltà.

Le cose ovviamente sono più complicate di come sembrano a primo acchito e Carol, sopravvissuta all’incidente mostrando chiari segni di supereroismo fumettistico, dovrà venire a capo di un mistero di non facile soluzione per una nazionalista indottrinata come lei, ovvero: è mai possibile che i miei superiori mi abbiano mentito e che stia combattendo una guerra ingiusta contro un gruppo di poveracci?

Captain Marvel (2019)
è mai possibile che le razze inferiori abbiano sempre un cazzo superiore?

Inaspettato buon film che, ponendo una protagonista donna per chiare esigenze di marketing e non certo per ravvedute posizioni di eguaglianza sociale, riesce a mescolare la solita brodaglia superomistica abbastanza stantia ficcandoci dentro un twist narrativo che forse porrà un piccolo dubbio ai militari americani che vedranno il film convinti d’assistere ad un’epica mentre in realtà qui siamo più dalle parti dell’elegia.

I registi sono gli stessi dell’ottimo Mississippi Grind e del buon Half Nelson, due film fortemente incentrati sullo studio del personaggio, e questa scelta non sembra aver avuto i medesimi esiti in questa pellicola; se da un lato abbiamo infatti dei personaggi in qualche modo simpatetici e con più di una sfaccettatura, dall’altro ritroviamo i soliti siparietti con lui, lei e la simpatia smargiassa tipica di chi non porta sulle spalle le colpe degli antenati perché le ha gettate nel cesso assieme all’ultima cacata nera di catrame nero.

Completamente fuori luogo, nonostante il film si svolga per la maggior parte nel 1995, le canzoni di TLC, Hole , No Doubt, Nirvana… che partono così, come se uno avesse acceso lo stereo ad alto volume mentre tu stavi parlando con un amico fottendosene di chi o cosa gli sta attorno.

Simpatico Samuel L. Jackson, svecchiato digitalmente di 25 anni, che arranca zompettando con molta prudenza nelle scene di corsa mostrando così la paura di cadere e rompersi il femore/anca, prima causa di morte per i 70enni come lui.

VOTO:
4 femori

Captain Marvel (2019) voto

Titolo di lavorazione: Open World
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Anno: 2019
Durata: 123 minuti

Mission: Impossible – Fallout (2018)

Come Doc Brown rifilò ai terroristi libici una scatola piena di pezzi di vecchi flipper spacciandola come bomba in cambio del plutonio necessario alla sua macchina del tempo, in questo film Ethan Hunt deve consegnare il suo arcinemico e genio del male Solomon Lane al gruppo infame degli Apostles in cambio di 3 palle di ferro contenenti plutonio e sventare così l’esplosione di 3 bombe nucleari volte a seminare il terrore nella gente perbene che porta i figli a scuola, parcheggia in seconda fila e tifa Juventus.

Lungo un incredibile quanto rocambolesco susseguirsi di eventi pieni di sorprese e tradimenti e trabocchetti e piroette circensi, l’Impossible Mission Force tenterà di sventare l’ecatombe mondiale mentre il suo membro più famoso, l’agente Ethan Hunt, dovrà risolvere i suoi sensi di colpa per la separazione forzata dalla moglie.

Mission: Impossible - Fallout (2018)
dartagnan… sale sui tetti, sputa ai vecchietti! dartagnan… sale sul carro, sputa catarro!

Famoso per essere il film nel quale Tom Cruise s’è rotto una caviglia saltando da un tetto ad un altro (vedere foto sopra) comportando lo stop di qualche mese delle riprese per un costo di 80 milioni di dollari e facendo sovrapporre queste con i re-shootings di quella cacata di Justice League costringendo i maghi degli effetti speciali di quel film a rimuovere digitalmente i baffoni che Henry Cavill sfoggia in questo sesto capitolo della serie sulle spie matte infuocate che si tolgono le maschere dalle facce al momento migliore per far saltare sulla sedie lo spettatore…

….prendo fiato…

Mission Impossible – Fallout è sorprendentemente un bel film.

Sì, proprio un bel film.

Certo, chiariamoci: non ci troviamo di fronte ad un capolavoro della cinematografia mondiale né tantomeno al Cristo seconda venuta, ma nel suo genere svolge il suo compito egregiamente incollando lo spettatore per tutta la (lunga) durata grazie anche e soprattutto alle molte sequenze d’azione ben coreografate (con Tom Cruise che continua, nonostante la vecchiezza, nel voler fare i suoi stunts, rompendosi le ossa), parecchi spunti simpatici che alleggeriscono la tensione nei punti narrativi di raccordo e un generale senso di compiutezza che la pellicola regala al termine della visione.

Oggettivamente da consigliare.

VOTO:
4 caviglie

Mission: Impossible - Fallout (2018) voto

Titolo alternativo: M:I 6 – Mission Impossible
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2018
Durata: 147 minuti

Deadpool 2 (2018)

Deadpool ha il cancro ma non muore perché è un supereroe con il superpotere di rigenerarsi, tipo Wolverine ma meglio.

Deadpool ha una ragazza che non lo schifa nonostante abbia la pelle che sembra un avocado marcio e che addirittura vuole crescere una famiglia con lui prendendo nel suo grembo il suo seme marcio d’avocado.

Deadpool rimane di merda quando un traffichino di droga gli ammazza la ragazza e cade ovviamente in forte depressione dalla quale cerca di uscire tentando di suicidarsi in ogni modo possibile, fallendo miseramente.

Deadpool decide allora di salvare un ragazzino dai poteri mutanti che sta per essere giustiziato da un misterioso tizio venuto dal futuro e nel mentre si circonda di coprimari dal dubbio appeal.

Deadpool vince.

Deadpool uccide Hitler.

Deadpool 2 (2018)

Sequel segaiolo compulsivo del primo fortunato capitolo di quella che spero non divenga una fortunata saga segaiola compulsiva vista la bassa (bassissima) profondità narrativa del prodotto.

Qualche risata la strappa, tipo la famosa scena del paracadute, e in vari punti si trovano piccoli gesti o frasi o situazioni che indubbiamente trovano il mio favore, ma siamo certamente lontani dal godere di un qualcosa che vada oltre la celebrazione idiosincratica dei nostri frenetici tempi.

La cosa più scandalosa rimane comunque il fatto che una stunt man sia morta durante le riprese fracassandosi contro un edificio mentre guidava una moto.
Ripeto l’assurdo per i duri di comprendonio: un essere umano è morto in maniera violenta mentre lavorava alla realizzazione di questo prodotto cinematografico per adolescenti buono solo a fare soldi per i ricchi produttori hollywoodiani.

VOTO:
3 frenuli

Deadpool 2 (2018) voto

Titolo di lavorazione: Love Machine
Regia: David Leitch
Anno: 2018
Durata: 119minuti

Ant-Man and the Wasp (2018)

L’uomo formica è agli arresti domiciliari da 2 anni per una brutta storia di eroina e non sa come passare il tempo perché è un ignorante e, come tutti gli ignoranti, trova noiosa la vita assieme a sé stesso.

In suo aiuto ogni tanto passa la giovane figlia che nutre un’ammirazione totalmente irragionevole per questo ex galeotto ed assieme a lei si divertono a giocare ad innocenti giochi come “nascondino” o “bucami in mezzo alle dita dei piedi così non si vede”.

Vabbè, tagliamo corto: Scott Lang (Ant-man) deve tornare in azione perché Hank Pym (l’inventore della tuta restringente) e Hope van Dyne (sua figlia) stanno tentando di riportare nel nostro mondo Janet van Dyne (rispettivamente moglie e madre degli ultimi due) che si è perduta 30 anni prima nel regno quantico.

Un po’ di botte e un po’ di risatine, un po’ di svecchiamento digitale del naso di Michael Douglas e un po’ di macchine Hyundai, questo film le tenta tutte pur d’ingraziarsi il largo pubblico dei supereroi.

Ant-Man and the Wasp (2018)

Che dire?

E’ il classico film che non fa male a nessuno, tranne che alle fate dei sogni birichini che muoiono male ogni volta un supereroe apre bocca, e che per quel che mi ricordo non si distingue di una virgola dal tono e dalle caratteristiche del primo episodio, il che non è un male visto che non era brutto ma certo non mi fa balzare i testicoli in gola dalla gioia.

Sarà che dopo 20 film uno gli è anche venuto a noia tutto il carrozzone Marvel, sarà perché ti amo, ma non riesco ad esprimere un’emozione che sia una di fronte a quest’ennesimo episodio filmico coi supereroi.

VOTO:
3 Ricchi e poveri

Ant-Man and the Wasp (2018) voto

Titolo brasilero: Homem-Formiga e a Vespa
Regia: Peyton Reed
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Ritorno al futuro – Parte II (1989)

Marty è appena tornato dal 1955, la famiglia è diventata ricca, gli hanno comprato la jeep 4×4 per andare a scopare in camporella e tutto sembra volgere al meglio… quando d’improvviso sbuca nel vialetto di casa Doc Brown alla guida della DeLorean, gli fracassa il secchio dell’immondizia e comincia a farneticare del futuro, dei suoi figli e dio solo sa cosa diavolo s’è pippato.

Questo strambo incipit è l’inizio di un’avventura che trasporterà Marty, Jennifer, Doc Emmett ed il fortunato spettatore che avrà la sagacia di sintonizzare le antenna verso questo piccolo capolavoro anni ’80 che avrò visto un milione di volte e che non mi stancherò mai di apprezzare, prima nel “futuristico” 2015 e poi nel nostalgico 1955 mettendo in scena quasi un unicum nel panorama cinematografico mondiale, ovvero rivisitare un precedente film secondo un’altra prospettiva, quella di un personaggio estraneo che osserva e interagisce (con estrema cautela) con quelle vicende e quei personaggi che abbiamo visto e rivisto, donando loro nuova vita.

Ritorno al futuro - Parte II (1989)
il mangia-polvere!

In quest’epoca zeppa di cazzi e cazzotti non si vedono più film così ed è un peccato, perché Back to the Future Parte II, con questa sua verve ironica e mai stupida, è il perfetto veicolo cinematografico per far sognare un mucchio di adolescenti senza friggere loro il cervello.

Per chi ha già visto questo secondo capitolo di quella che è la migliore trilogia sui viaggi temporali mai girata, c’è poco da aggiungere; per chi invece si appresta a vederlo per la prima volta, per via della propria giovinezza, per semplice noncuranza o perché si è risvegliato ora da un coma, mi sento in dovere di non spoilerare nulla di quello che è un bellissimo intreccio narrativo, molto carico di humour e di frenesia.

PS: chiaramente va visto solo ed esclusivamente dopo il primo capitolo.

VOTO:
5 mangiapolvere

Ritorno al futuro - Parte II (1989) voto

Titolo originale: Back to the Future Part II
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1989
Durata: 108 minuti

Link (1986)

La giovane universitaria Jane Chase chiede di fare d’assistente al professor Steven Phillip, un antropologo-zoofilo-zoopederasta che tiene segregate nel suo bel castelletto sul mare 3 scimmie dall’animo alquanto incazzoso.

Questo perché sta conducendo importantissimi esperimenti sul livello di comprensione scimmiesca e le differenze tra la nostra civiltà e il loro modo di stare al mondo, e quando dico “importantissimi” intendo che non hanno alcun valore se non quello d’appagare il suo senso di frustrazione per essere uno scapolo canuto-andante che non ha meglio da fare se non spippettare le sue scimmiette per riempirle subito dopo di mazzate.

Arrivata in questa villona a due piani nel mezzo della desolata campagna inglese (scozzese?), Jane farà appena in tempo a mostrare la fica a Link, il più anziano e più violento dei 3 primati, prima di scoprire quanto all’università è meglio farsi i cazzi propri.

Link (1986)

Cercavo questo film da quando, molto meno che adolescente, scrutavo la sua stramba copertina nella videoteca vicino casa.
La videoteca era quel negozio dove, prima che Borghezio evolvesse in homo sapiens, si andavano a noleggiare i film su formato VHS ad un cifra che poteva variare tra le 4 e i 8 mila lire, questo però solo dopo aver sottoscritto la tessera annuale che costava tra le 50 e le 100 mila lire.
Poi è venuto internet, il download selvaggio,  lo streaming e di colpo tutto quel magico mondo fatto d’incompetenti arricchitisi alle spalle d’ignari bambini è scomparso come lacrime nella pioggia.

Tornando a noi: la faccia sghignazzante di Link vestito da maggiordomo inglese mentre accende un fiammifero mi aveva sempre incuriosito; non in misura sufficiente da noleggiare il film, ma abbastanza da tormentare le mie ricerca sul web per i successivi 20 anni.
E alla fine l’ho trovato, l’ho visto e devo dire che non è niente male; anzi, tutt’altro: è un ottimo film a basso costo con alcune pregevoli sequenze dall’occhio raffinato e popolato da scimmie ben addestrate che riescono, quando non sono sostituite per ragioni di praticità da un nano coperto con una pelliccia, a farti credere che un orangotango possa sollevare un furgoncino della Ford.

Mica cazzi, Franco Micalizzi.

VOTO:
3 furgoncini e mezzo

Link (1986) voto

Titolo messicano: Link, el sanguinario
Regia: Richard Franklin
Anno: 1986
Durata: 103 minuti

Venom (2018)

Una nave spaziale alla ricerca di forme di vita aliena porta a compimento la sua missione fracassandosi sulla Terra nell’inaspettato tentativo di un ritorno a casa con ospite sgradito.

E con ospite sgradito non mi riferisco al negro di Guess Who’s Coming to Dinner, ma a 4 informi melme aliene alla disperata ricerca di organismi nei quali annidarsi grazie ad un’assimilazione simbiotica che permetta loro di sopravvivere a contatto con l’atmosfera terrestre.

…tagliamo corto che tanto non vale la pena: uno degli alieni finisce dentro un giornalista molto perdente chiamato Eddie Brock mentre un altro trova il suo nido dentro il presidente della Life Foundation, la compagnia che aveva mandato nello spazio la navicella di cui sopra.
I due si scontreranno a suon di burbere menate per evitare un’invasione aliena volta alla totale assimilazione del genere umano.

Venom (2018)

Pellicola molto vecchia nelle premesse e nello stile visto che come trama richiama le storie semplicione dei supereroi primi anni 2000 e come sequenze d’azione mette il pubblico nella strana condizione d’aspettarsi l’improvvisa apparizione di Vin Diesel a bordo di una Dodge Charger del 1970.

Se siete alla ricerca di un paio d’ore divertenti senza troppe pretese, cascate male; se invece avete un leggero gusto sadomasochista e godete nel veder soffrire il prossimo, chiamate un vostro caro amico e offritegli una serata a base di Venom.

VOTO:
2 Masoch

Venom (2018) voto

Titolo originale: Venom
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2018
Durata: 112 minuti