Giorni di tuono (1990)

Le macchine veloci sono troppo belle.

Le macchine veloci ti fanno sentire un uomo.
Le macchine veloci ti spingono l’animo al cielo.
Le macchine veloci ti erigono il cazzo a livelli priapici.

Non devi preoccuparti du nulla quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti della vecchiaia quando sei su una macchina veloce.
Non devi preoccuparti dell’algebra quando sei su una macchina veloce.

I tuoi genitori s’innamorarono sui sedili di una macchina veloce.
La tua vita prese forma sui sedili di una macchina veloce.
Tuo fratello è quella macchia incrostata sui sedili di una macchina veloce.

Giorni di tuono (1990)
l’unico film in cui a qualcuno è permesso correre accanto a Tom Cruise

Dopo il clamoroso successo di Top Gun, riecco la coppia Scott-Cruise (dietro e davanti la macchina da presa) tentare di portare sullo schermo quella particolare mascolinità stranamente ghiotta di sperma che puoi trovare lungo via San Giovanni in Laterano a Roma.

Una mascolinità tanta cara al divo Tom il quale però, grazie a questa pellicola, trovò l’amore della vita sua: quella Nicole Kidman che, a dispetto del suo cognome, non rientrava nei canoni del seguace di Scientology; quella Nicole Kidman che non riuscì a dargli una paternità, ma bensì una parvenza di normalità.

Vabbè, com’è il film?
In questo marasma di stereotipi del genere action americano anni ’80 che per forza di cose non posso apprezzare a piene mani, l’unica nota positiva è che il regista Tony Scott si è suicidato 22 anni dopo saltando dal ponte Vincent Thomas di Los Angeles fracassandosi le ossa sulle fredde acque dell’oceano Pacifico.

Divino.

VOTO:
3 Vincent Thomas

Giorni di tuono (1990) voto

Titolo originale: Days of Thunder
Regia: Tony Scott
Anno: 1990
Durata: 107 minuti
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Arma letale (1987)

Hai appena compiuto 50 anni, sei un attempato poliziotto di Los Angeles con moglie e 3 figli, ti sei comprato la barchetta perché la casa già ce l’hai, non credi nella vergine Maria ma temi la sua ira vendicativa, hai ricominciato a farti le seghe dopo 25 anni di pausa e pensi che la vita sia una lunga discesa verso l’oblio, come quando i rocker trentenni scivolano nel coma etilico e finiscono soffocati nel loro stesso vomito.

Una bella fine pensi, una fine degna di un negro che ha venduto l’anima all’uomo bianco e tutto quello che gli è rimasto del vecchio sé stesso è un adesivo sul frigorifero contro l’apartheid in sud Africa.

Bello cazzo, bello davvero.

E invece ti mettono a far da balia ad un collega matto con la passione per le pistole fredde in bocca bocchina mortacci sua.
Merda cazzo, merda di un cane maledetto.

Arma letale (1987)
buon 25 anni senza seghe!

Famosa pellicola d’azione poliziesca la polizia spara bum bum picozza e pazzesca cappellata zeppa di strunzatelle che oggi non funzionerebbero più.

Se siete alla ricerca di quel non so che tipico anni ’80 siete ben serviti, ma preparatevi ad una gustosa dose di situazioni telefonate, stereotipate e a tratti completamente fuori dalla grazia di dio (tipo l’incredibile, nel senso di non credibile, scazzottata finale); a fare da contraltare a questo scempio c’è però Mel Gibson schizzato fracico del periodo bianco, quello zeppo di coca.

Da segnalare alle autorità competenti il criminale doppiaggio italiano che in molteplici occasioni ha inserito battute omofobe, assenti in originale.

Facciamo come i froci quando arriva la buon costume. Scappiamo prima che ci si facciano con tutti i pantaloni.

VOTO:
3 picozza

Arma letale (1987) voto

Titolo originale: Lethal Weapon
Regia: Richard Donner
Anno: 1987
Durata: 109 minuti
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Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020)

Arlecchina biricchina bocchinara è stata mollata dal Joker e da brava piccola borghese con il miserrimo sogno della famiglia americana col giornale il cane e il caffe non riesce proprio a darsi pace.
La poverina le tenta tutte: cazzi di gomma costellati di lamette, mazze chiodate su per il culo, viaggi in Africa alla ricerca del fantomatico big bambù ma… senza un uomo lei è niente.

E però: in suo aiuto arrivano altre 4 donne con altrettanti problemi irrisolti con altrettanti uomini e formano quello che può essere considerato con magistrale raffinatezza un “drappello di zoccole”.

Birds of Prey (2020)

Il film è uscito in Italia senza divieti ai minorenni nonostante sia zeppo di parolacce, gente che si beve e droga, violenza gratuita e glorificazione del più becero provincialismo culturale.
Nel “lontano” 2002 INVECE il grandioso film di Marco Bellocchio L’ora di religione uscì col divieto sotto i 18 anni per una sola singola bestemmia pronunciata da un personaggio rinchiuso in una clinica psichiatrica che, distrutto da anni di segregazione, tenta di sfogare in quella maniera la sua enorme frustrazione per l’incomunicabilità entro cui è sempre stato rinchiuso.

PORCO DIO.

Ad ogni modo, questo filmetto che un mio amico ha giustamente definito il #meTooFilm intendendo l’affrontare un problema reale e serio come la disparità di genere a suon di meme e stronzate superficiali che non vanno minimamente a minare la struttura fondante sopra la quale è stato eretto il castello patriarcale contro cui si dovrebbero battere queste femministe da due soldi alle quali Mary Poppins sputerebbe in bocca dopo aver ferocemente sbocchinato il signor Banks per accrescere la sua carica batterica orale, questo filmetto dicevo non passa il famoso Bechdel test con il quale viene popolarmente misurato il grado di femminismo di un’opera mediatica:
1- almeno due donne
2- che parlano tra loro
3- di qualcosa che non riguardi un uomo.

E visto che tutte e 5 le stronzette protagoniste hanno un problema con i loro uomini (boss, amici, datori di lavoro…) e ne parlano continuamente tanto che la spinta a formare il gruppo viene proprio dal fare fronte comune contro i maschi cattivi che rovinano loro la vita, beh: fate vobis.

Tutto questo ovviamente cozza tremendamente col supposto intento femminista di una pellicola che è confezionata da un manipolo di venduti al sistema capitalista con l’esplicita missione di smerciare un prodotto ad una massa di depensanti che si credono femministe, ma che in realtà sono delle vucchinare di quart’ordine.

vucchinare!

VOTO:
2 vucchinari e mezzo

Birds of Prey (2020) voto

Titolo: Birds of Prey: And the Fantabulous Emancipation of One Harley Quinn
Regia: Cathy Yan
Anno: 2020
Durata: 109 minuti

Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus onnipotente papagno rotto cazzo pazzo balordo barzotto. Che botte da orbi ragazzi.
Che colori matti sullo schermo che cade in testa alle vecchie storpie.
Che multinazionali del tabacco fogne a cielo aperto ci sono in questo film fantastico senza arte né parte che consiglio caldamente a chi non esiste, cioè dio.

Cosa?
Siete ancora interessati a sapere di cosa parla questo film?!
E ‘sti cazzi non ce li mettete!?!

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Io non ho parole oltre a quelle sconclusionate che ho scritto sopra.

Una pellicola piena zeppa di scene e storie che si susseguono a rotta di collo per la paura di annoiare un pubblico irrequieto di pizzichi alle gengive sanguinanti, una sequela senza capo né coda di effetti speciali e salti piroette capitomboli spade in petto ti curo io serpe di merda sono gesuccristo risorto donna mani venose perché donne uguali uomini progresso civiltà repressione e civiltà.

Niente, scusate; non ce la faccio proprio.

Porco dio i capelli down.
Trik trak e bombe a mano.

VOTO:
2 preti e mezzo

Star Wars: l'ascesa di Skywalker (2019) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2019
Durata: 142 minuti

Shazam! (2019)

Billy Batson, un adolescente molto ribelle che non riesci a tenerlo in una casa famiglia per più di una settimana perché lui vuole uscire per andare a cercare la madre biologica che tanti anni or sono l’ha “perso” ad una fiera di paese e che magicamente non è stata mai trovata/contattata dalle autorità (in)competenti, si troverà magicamente a che fare con un vecchio mago rasta che sta disperatamente “cercando la sua Amy” ovvero lo spirito puro al quale passare i suoi formidabili poteri prima che la morte non gli permetta più di contenere le mostruose bestie rappresentanti i sette peccati capitali che hanno recentemente preso dimora dentro l’occhio di un ricco figlio di papà ossessionato dal cazzo altrui, reale e metaforico.

Shazam! (2019)

Tutto chiaro fino a qui?

Bene, perché io invece mi sono stufato presto a seguire questa trama sottesa di stronzataggine bambinesca molto buona a vendere un prodotto oggettivamente confezionato coi fiocchi, ma che inspiegabilmente non ha sortito gli effetti desiderati al botteghino.

Difatti è incredibile che il miglior film dell’universo DC (che fa cacare e quindi ci voleva poco ad essere il migliore) sia anche il film dell’universo DC che ha incassato di meno…

…e questo mi ha fatto incazzare molto.

VOTO:
3 casso e mezzo

Shazam! (2019) voto

Titolo di sceneggiatura: Billy Batson and the Legend of Shazam!
Regia: David F. Sandberg
Anno: 2019
Durata: 132 minuti

Predator (1987)

Il maggiore Alan “Dutch” Schaefer e il suo drappello di fottuti agenti speciali americani vengono ingaggiati per una missione di salvataggio in territorio nemico (un innominato paese sudamericano… probabilmente uno dei tanti che gli USA vogliono sottomettere a colpi di colpi di stato).

Quello che i nostri prodi proci ignorano però è che il loro talento per la carneficina verrà usato per una mera questione di documentazione mancante (neanche lavorassero all’INPS) dispersa nel mezzo della stessa giungla che funge da perimetro da caccia per una razza aliena bastarda platealmente ispirata allo stereotipo dell’uomo nero con i dreadlocks.

Predator (1987)

Bel filmino d’azione con uomini molto muscolosi e molto frocinconsapevoli che vidi in fase pre-adolescenziale e che poi ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo.

La pellicola potrebbe essere riassunta con: molto sangue, molto onore ed un fantastico Arnold Schwarzenegger che lancia un notturno grido di guerra illuminato solo da una fiaccola.
Ma la cosa più sconvolgente invece è stato apprendere come il regista John McTiernan, alla guida di capisaldi come Die Hard e Last Action Hero, sia finito in disgrazia quando si fece un anno di prigione nel 2013 per aver assunto un investigatore privato al fine di registrare conversazioni compromettenti sia della sua ex moglie che del produttore del suo remake di Rollerball.
Un pasticciaccio degno di Via Merulana che l’ha portato a dichiarare bancarotta e vendersi il ranch in Wyoming.

E’ un attimo che si finisce con le pezze al culo.

VOTO:
4 personaggi scorrelati

Predator (1987) voto

Titolo di lavorazione: Alien Hunter
Regia: John McTiernan
Anno: 1987
Durata: 107 minuti

Strafumati (2008)

Dale Denton è un venticinquenne fattone in sovrappeso che, non si sa bene perché, riesce a fottersi una liceale 18enne, peperina e molto bona.

Non domo dell’incredibile botta di culo capitatagli tra capo e collo, Dale riesce però a ficcarsi in mezzo a un guaio più grande di lui quando assiste suo malgrado all’omicidio di un criminale asiatico per mano del signore della droga Ted Jones.

Affiancato dal suo spacciatore di fiducia (e riforniti di una dose massiccia di marijuana di prima qualità, da cui il titolo originale) i due daranno un colpo al cerchio e una alla botte scappando dai sicari di Ted e seguendo al contempo la pista che li condurrà ad un finale dal sapore epico.

Strafumati (2008)

Tipica commedia che si gusta meglio da strafatti che da stralucidi.

Le interpretazioni sono simpatiche (meno Seth Rogen e più James Franco che, col suo fare gentile, appare come un moderno Candido) e il ritmo incalzante fa poi il resto.
Certo, non siamo nemmeno lontanamente dalle parti di qualsivoglia capolavoro, ma il film si lascia vedere anche e soprattutto per la sua dichiarata intenzione di cazzarare… e in un mondo di pipparoli che si credono geni non è poi così scontato.

VOTO:
3 pipparoli

Strafumati (2008) voto

Titolo originale: Pineapple Express
Regia: David Gordon Green
Anno: 2008
Durata: 111 minuti

Jack Reacher: La prova decisiva (2012)

Pittsburgh è famosa sia per gli zombie di George Romero che per i cecchini infami che sparacchiano come cani randagi 5 sconosciuti in riva al fiume dall’alto del ventesimo piano di un palazzo sulla riva opposta.

James Barr, reduce della guerra del Golfo dall’istinto omicida, è accusato di questi 5 omicidi perché tutte, TUTTE, dico TUTTE le prove sono contro di lui… ma Jack Reacher, un ex maggiore della polizia militare, la pensa altrimenti: sembra tutto troppo perfetto, tutte le prove al loro posto, tutti che votano Salvini.

Qua sotto c’è la mano dei bolscevichi, o dei gatti lunari, o dell’ex ministro del MIT Pietro Lunardi.

Jack Reacher (2012)

Un sufficiente per questo filmetto d’azione tratto da una famosa serie di libretti buoni a far viaggiare con la mente gli impiegati ministeriali e una manata in bocca a me che mi ostino a perseguire la facile strada della perdizione satanica con questa cinematografia di quart’ordine che ti trastulla i genitali con le trame semplici, le battute semplici e le persone semplici.

In tutto questo, trovo però insolitamente piacevole la presenza nel ruolo di antagonista del placido Werner Herzog, famoso regista tra i protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco, che io dico ma come cazzo ti viene in mente ti servono forse i soldi per bucarti tra le dita dei piedi werner no perché se è così parliamone?!

VOTO:
3 Lunardi

Jack Reacher (2012) voto

Titolo cileno: Jack Reacher: Bajo la mira
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2012
Durata: 130 minuti

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)

Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America (se non sapete il nome, andate su Wikipedia), oltre ad aver condotto gli stati del nord alla vittoria contro quelli del sud nella sanguinosa guerra civile americana (guerra che, tra il 1861 e il 1865, fece più di 2 milioni di morti), fu anche un avido cacciatore di vampiri.

Ma come? Non lo sapevate?!

Beh, ovviamente la colpa è della cospirazione pluto-pippo-giudaica e di quei rettiliani che non vogliono far sapere quanto le nostre società civili siano infettate dal morbo giudio nel senso di Giuda che vendette nostro signore Gesù Cristo per 30 denari sonanti dirin din din e quanto il valoroso presidente passato alla storia come il liberatore degli schiavi neri americani abbia anche salvato l’Unione da una marea di non morti.

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)
prendi questo, mutato figlio di puttana

Interessantissimo revisionismo storico cinematografico (da far invidia a Renzo De Felice) che, in puro stile americano, se ne fotte della realtà dei fatti e della tradizione per andare invece a riscrivere una pagina più che dibattuta all’interno della società statunitense, quella che vide contrapporsi le giovani colonie americane a suon di baionette e cannonate.

La veste grafica è ottima, come pure le scene d’azione; quello che manca però è un vero filo narrativo visto che in più di un’occasione si avvertono salti spazio-temporali, forse dovuti a grossolani tagli in fase di montaggio, che lasciano parecchio amaro in bocca allo spettatore che abbia la saporita voglia d’assopirsi pigramente di fronte allo schermo.

Ma in verità io vi dico:
pensate se da noi venisse fuori uno con l’idea di mettere in scena un Camillo Paolo Filippo Giulio Benso conte di Cavour assetato di vendetta per la morte di un familiare e che, armato d’ascia lunga un metro, faccia man bassa di satanassi fracassandogli la capoccia e sbudellandone gli addomi.
Ma v’immaginate gli interminabili dibattiti intellettualoidi?

VOTO:
3 Cavour

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012) voto

Titolo originale: Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2012
Durata: 105 minuti

Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti

The Boys: 1° stagione (2019)

In un presente parallelo alternativo distopico, la gente con i poteri sovrannaturali esiste davvero e la macchina capitalista della Vought Corporation picchia forte la gran cassa mediatica per pompare a bestia questi suoi “prodotti” che poi rivende al miglior offerente sul mercato.
Una città col tasso di criminalità alto ha bisogno di una ripulita?
Non c’è problema, la Vought Corporation può cedere in prestito per 3 anni l’uomo balena alla modica cifra di 300 milioni di dollari.

Sembra tutto facile, tutto perfetto, tutto come in un film… e invece la realtà delle cose è ben diversa da come sembri: i supereroi sono persone come tutte noi, con i difetti e le manie di grandezza tipiche dell’essere umano (ma con la preoccupante particolarità di avere a disposizione poteri difficilmente soggiogabili) e i soldi comandano tutto e tutti, da chi ti masturba a chi ti scazzotta la faccia fino a ridurla un colabrodo.

The Boys: 1° stagione (2019)

Interessanti idee, ma svolgimento meno di quello che ci si aspetterebbe da una satira graffiante dell’empia commistione tra corporativismo, fervore religioso e civiltà dei mass media.

Se da una parte infatti il mettere in mostra l’indegno comportamento dei supereroi che si drogano, stuprano, rubano, ignorano, uccidono e vai col tango è certamente la direzione giusta, fa male poi vedere come si cerchi di raddrizzare la torre ficcandoci la supereroina pura d’animo e progressista così che non si possa poi criticare tout court il concetto della cessione della sicurezza ad una corporazione privata o, in maniera ancora più generale, opporsi all’innalzamento di taluni esseri umani sopra altri per presunti meriti psico-fisici.

Sarebbe come voler innalzare piedistalli sotto i piedi di Giovanni Floris solo perché ha il quoziente intellettivo più alto in Italia… o almeno, questo è quello che va dicendo nei bagni della stazione di Novara quando, dopo la mezzanotte, va a vendere il proprio orifizio anale per poche decine d’euro ai ferventi camionisti polacchi fra i quali il suo deretano è leggenda.

VOTO:
3 polacchi

The Boys: 1° stagione (2019) voto

Titolo: The Boys
Creatore: Eric Kripke
Stagione: prima
Anno: 2019
Durata: 8 episodi da 1 ora

Shark: Rosso nell’oceano (1984)

Un mostro enorme e dalle fattezze preistoriche terrorizza le coste dell’americana Florida.
Nel frattempo un riparatore di elettrodomestici, una biologa, uno sceriffo, una paleontologa e due ittiologi entrano in un caffè.
Splash.

Tanto basterebbe a descrivere la trama di un film assolutamente assurdo e verso il quale provo la più totale indifferenza possa esistere a questo mondo perché (e non me ne vogliano gl’intolleranti della celluloide bastarda) pellicole come questa, progettate solo ed unicamente per cavalcare l’onda del successo di un blockbuster (nel caso specifico Lo squalo di Spielberg) arrabattando alla cazzo mannaggia un modello di cartapesta, due tentacoli assassini alla Bride of the Monster e un’attrice senza culo e senza tette che per carità a me va pure bene, non possono farmi incazzare più di una pellicola che invece voleva essere chissà cosa e poi si è ridotta ad aprire i concerti di Federico Zampaglione.

Se volete vedere un monster movie c’è di meglio; se invece volete farvi due risate c’è di meglio.

La frase:

Non accetto consigli da una donna che ha la sensibilità di una cagna.

VOTO:
2 cagne

Shark: Rosso nell'oceano (1984) voto

Titolo inglese: Monster Shark
Regia: Lamberto Bava
Anno: 1984
Durata: 90 minuti