X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014)

Nel futuro 2023 il mondo è un disastro: una guerra mondiale vede confrontare i mutanti e gli umani, questi ultimi aiutati da un esercito di robot con capacità straordinarie, le Sentinelle.
Il professor Xavier, Magneto, Wolverine e compagnia bella sono l’ultima speranza per il gene mutante, ma gli umani stanno vincendo e tutto sembra perduto.
Come soluzione estrema, mandano indietro nel tempo Logan per impedire che Mystique inneschi con un omicidio la sequenza temporale che ha portato a quel futuro disastroso.

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014)
i blockbusters danno da mangiare a parecchi attori

In quest’ultimo capitolo da milioni e milioni di dollari e che ha dato lavoro a 15mila persone (giuro, lo hanno scritto nei titoli di coda), si segue Wolverine nei panni di Marty McFly che deve riprendersi l’almanacco sportivo…
ah no, quello era Ritorno al Futuro Parte II che è meglio di quest’ennesimo blockbuster dalle molte pretese e risultati altalenanti.

Il pubblico ad ogni modo non se ne accorge e paga il biglietto.
X-Men: First Class mi pare fosse meglio…
…non era quello con la scena gay tra Magneto e Xavier poi tagliata in fase di montaggio?

VOTO:
3 Magneto gay e mezzo

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014) voto

Titolo originale: X-Men: Days of Future Past
Regia: Bryan Singer
Anno: 2014
Durata: 131 minuti

Lo Hobbit – La desolazione di Smaug (2013)

Alla fine del primo capitolo avevamo lasciato la compagnia di nani alle prese con gli orchi, capitanati dal monco Azog, mentre cercavano di raggiungere la loro terra promessa, una montagna piena di pietre preziose alla cui guardia siede il drago Smaug.

A proposito, vi siete mai resi conto di quanto Tolkien fosse antisemita?
No, dico: questi nani bastardi di cui non ci si può fidare, avidi di ricchezza, la cui terra natale è stata loro strappata con la violenza e a cui hanno dedicato storie e leggende nell’attesa di ritornarvi da re… beh, insomma dai.

Dopo aver incontrato orsi mannari (ma perché coddio, perché?) ed aver ucciso una masnada di ragni, orchi e creature varie, i nostri prodi riescono ad arrivare a destinazione.
Qui entra in scena Bilbo Baggins, il ladro che deve recuperare l’Arkenstone, la pietra preziosa più preziosa che ci sia; così preziosa che chi la possiede se la può sentire calda con elfi e maghi.

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (2013)

Purtroppo, essendo il secondo capitolo, non succede poi tanto; sicuramente è girato un po’ meglio e non abbiamo canzoncine di merda come nel primo capitolo manco fosse Biancaneve della Disney, però siamo lontani dal definirlo un bel film.

Smaug ha il suo perché e la sua calda voce profonda è un piacere, però diciamocelo: mica si possono vedere quasi 3 ore di film per una voce da telefono erotico.

Peter Jackson fa la sua solita comparsata ad inizio film… e guarda pure in camera, tanto che cazzo gli frega ormai.
Il pubblico invece comincia a guardare altrove.

Titolo originale: The Hobbit: The Desolation of Smaug
Regia: Peter Jackson
Anno: 2013
Durata: 161 minuti

Lo Hobbit – un viaggio inaspettato (2012)

Vi ricordate che merda fu l’ultimo capitolo del Signore Degli Anelli?
Sì, quello con 7 finali con il miele che esce dal culo di Frodo e Gandalf sta lì a suggiare?
Bene, Peter Jackson ha deciso di girare un nuovo fantasy… perché non c’è mai fine all’egocentrismo.

In questo primo capitolo di una trilogia da molti non voluta, Bilbo Baggins, ormai centundicinario, decide di scrivere un diario sulle sue avventure di 60 anni prima quando si trovò alle prese con orchi, draghi e anelli maledetti assieme ad una compagnia di 13 nani disposti a tutto pur di riconquistare il loro regno perduto per mano del drago Smaug.

Insomma, la solita storia fantasy.

Lo Hobbit – un viaggio inaspettato (2012)

La cosa che lascia più intristititi è che questo primo capitolo di una trilogia tratta da un libro di 200 pagine sembra più un’accozzaglia di effetti speciali per una fiera dell’elettronica che un film con una storia: gli orchi ad esempio sono completamente digitalizzati (e anche male), si vede lontano un miglio che sono plasticosi e inespressivi e tutti gli sforzi per renderli tali non hanno fatto altro che creare delle macchiette da cartone animato.

Lo sforzo produttivo c’è ed è notevole, ma sembra si siano impegnati molto meno rispetto alla trilogia dell’anello: lì c’era un dettaglio e una ricercatezza nelle armature, nel makeup, nelle locations, nelle miniature, negli effetti speciali in camera e tutto questo ha donato, per la maggior parte del tempo, un bell’alone di magia a quei film; qui invece siamo più sul lato videogioco: una marea di esserini tutti esattamente dello stesso colore si affannano per stradine bidimensionali fino a che qualcuno muore o dice una battuta del cazzo.

Gollum torna per la gioia dei cerebrolesi che si gasano a vedere una recitazione napoletana in inglese riprodotta su un modello tridimensionale, tridimensionale come il film stesso che tra l’altro è pure girato a 48 frames per secondo (anche se la maggior parte dei cinema ha proiettato la conversione a 24); insomma, sempre di più sembra che i grandi film non siano altro che una scusa per mettere in vetrina gli ultimi ritrovati tecnologici in ambito cinematografico.

Lontani sembrano i tempi quando la steadicam fu inventata perché la storia lo esigeva; oggi il rapporto si è invertito e si fanno i film per usare quello che è uscito ieri sul mercato.

Dio mio che tristezza.
Fatemi un favore: mandate un segnale, boicottate ‘ste minchiate.

Titolo originale: The Hobbit: An Unexpected Journey
Regia: Peter Jackson
Anno: 2012
Durata: 169 minuti

Edge of tomorrow (2014)

Nel lontano 2004 un certo Hiroshi Sakurazaka ha realizzato un libro di fantascienza chiamato All You Need is Kill.
Quest’opera parla di una recluta militare di nome Keiji Kiriya la quale si trova a combattere l’invasione aliena della Terra. La cosa particolare è che Keiji torna in vita ogni volta che muore in battaglia e rivive quindi le ultime 24 ore in un infinito loop temporale il quale gli permette di migliorare le sue capacità di sopravvivenza ogni volta che ricomincia.

10 anni dopo la Warner Bros fa uscire l’adattamento cinematografico rititolato Edge of Tomorrow, perché mettere la parola “Kill” nel titolo non è buono se vuoi attirare il pubblico di massa.
Nel film, invece della recluta, abbiamo un vecchio Tom Cruise per il quale la sceneggiatura è stata riadattata così da calzare la sua età: da giovine soldato quindi, si passa ad ufficiale con compiti da public relations il quale viene mandato al fronte SENZA UN CAZZO DI MOTIVO per sfonnare il culo agli alieni.

Passato quindi il casus belli ridicolo, il film risulta solido e ben girato ed è godibile a più livelli; certo, non si può fare a meno di pensare a Groundhog Day e (soprattutto) ai videogiochi giapponesi, in particolare gli RPG come Final Fantasy, dove i protagonisti aumentano di livello (forza, intelletto, magia…) ogni volta che sconfiggono un nemico.
Non per niente la novella è giapponese e il creatore è un esperto di informatica e videogiochi.
Ma questo gli americani non lo sanno, o se ne fregano.
Come se ne fregano del fatto che nell’originale Keiji ammazza Rita per distruggere poi il mostro finale.
Ma no, il pubblico demente non può vedere un film senza una storia d’amore.
Anche se lui ha 52 anni e lei 31.

Ricapitolando quindi la guida di Hollywood al successo cinematografico:

Giapponesi – NO
Kill – MAI
Guerra – SI
Efebofilia – OK
Americani che salvano il mondo – SEMPER FIDELIS

Titolo originale: Edge of tomorrow
Regia: Doug Liman
Anno: 2014
Durata: 113 minuti

Tartarughe Ninja alla riscossa (1990)

C’era un volta una serie di cartoni animati chiamata Tartarughe ninja alla riscossa.

In inglese non erano alla riscossa, ma attraversavano invece la ben più complicata fase puberale.
Perché cambiare il titolo?
Boh, forse far pensare all’adolescenza era un problema in Italia, o forse i distributori italiani non ci capiscono un cazzo, come al solito.

In questo primo episodio filmico, le tartarughe devono sconfiggere il clan del piede e liberare tanti giovini newyorchesi con la rabbia dentro dal malefico Shredder.
Aiutati dalla reporter April O’Neil e dal pazzo Casey Jones, faranno pace col mondo e si daranno tanti bei cinque in aria.

Tartarughe Ninja alla riscossa (1990)

Il film è una cazzatina, ma sicuramente è meglio di quanto ci si possa aspettare da una trama che vede 4 tartarughe radioattive praticare ninjutsu.
I costumi disegnati da Jim Henson, quello dei Muppets, sono stupefacenti e risultano vivi ed espressivi senza compromettere la mobilità dei performers dentro.

Di sicuro fu un successo commerciale: è il secondo più grande incasso per una produzione indipendente e venne distribuito dalla New Line Cinema, sì quella del Signore degli anelli, che all’epoca non era ancora ricca e famosa, anche se aveva già donato al volgo un altro grosso franchise, A Nightmare on Elm Street.

Titolo originale: Teenage Mutant Ninja Turtles
Regia: Steve Barron
Anno: 1990
Durata: 93 minuti

Un milione di modi di morire nel West (2014)

Seth MacFarlane è famoso per aver creato Family guy, la copia dei Simpsons.
Dopo quindi un assolutamente immeritato successo televisivo è passato al cinema e ha deliziato il palato di merda dei boccaloni con quella cacata di Ted, il film con l’orsetto volgare.
Dopo due anni, eccolo che torna con un’altra scoreggia verbosa presentata da film comico.

Nella fattispecie: il povero Albert Stark è un pecoraio dell’Arizona, Far West.
E già subito partiamo male: il titolo è infatti sbagliato perché il West sarebbe appropriato per stati quali l’Indiana o il Tennessee; l’Arizona, essendo quasi affacciata sull’oceano Pacifico, è Far.

Ecco, io dico: per uno che si professa intelligente e sofisticato, Seth mi sembra invece un saputello dozzinale il cui più importante fardello culturale consiste in citazionismi sterili e battute volgari/avvilenti che non conducono a nulla.

Sai qual è un altro modo di morire nel West, eh Seth?
Se ti piazzo un sasso in bocca, poi ti faccio inginocchiare, ti ci do un calcio forte forte così da farti partire i denti, poi mentre li raccogli io prendo una tanica di benzina e te la verso pian piano sulla schiena e poi ti ci butto un fiammifero mentre canto la sigla del mio cartone animato preferito, Piccola Bianca Sibert.

Amica dolce, dolce Sibert
che avventure abbiamo noi in tutto il mondo
tu sei unica lo sai

Amica dolce, dolce Sibert
che dolcezza gli occhi tuoi
lo so che in fondo non ci lasceremo mai

Titolo originale: A million ways to die in the West
Regia: Seth MacFarlane
Anno: 2014
Durata: 116 minuti

Angry Videogame Nerd: The Movie (2014)

Per chi fosse stato assente da Youtube negli ultimi 10 anni, c’è un personaggio che ha spopolato e continua a spopolare nella comunità nerd (e non solo): l’Angry Videogame Nerd.

James Duncan Rolfe, un ragazzo appassionato di cinema e videogames che ha prodotto cortometraggi dal dubbio valore artistico fin da quando aveva 10 anni, ebbe nel lontano 2005 l’insana e fortunata idea di girare un video di pochi minuti con protagonista uno sfigato geek alle prese con un famosissimo quanto frustrante videogioco, Simon’s Quest per il Nintendo Entertainment System.
Il resto è storia: un numero sempre più nutrito di fedelissimi l’ha seguito e supportato in questi anni fino a farlo diventare uno dei personaggi più amati sulla rete.
Siccome però James ha sempre voluto fare film e non ha mai abbandonato l’idea di girare un lungometraggio, grazie alla sua larga base di fan affezionati è alla fine riuscito a racimolare 350mila dollari e a produrre questo piccolo miracolo.

Angry Videogame Nerd: The movie (2014)

Il film prende spunto dal famoso episodio delle cartucce di E.T. seppellite in Messico nel 1983 dalla Atari in seguito al grande tracollo che investì l’industria videoludica in quegli anni; una storia narrata di bocca in bocca prima che internet fosse diffuso nelle case americane e che ha preso pian piano negli anni un vago alone di mistero.
Il Nerd dovrà andare a scovare le cartucce che sono state seppellite nell’Area 51 (non in Messico) e fare poi una recensione del videogioco infame.
Nel mezzo dovrà combattere militari nazionalisti americani, mostri giganti alla Godzilla e morti viventi.

La campagna di marketing è stata ottima e centellinata: Angry Videogame Nerd: The Movie è stato prima proiettato in varie località in USA e Canada, facendo il sold out, e poi è stato lanciato su internet su piattaforme OnDemand.

Io l’ho visto su Vimeo:
https://vimeo.com/ondemand/avgn

Il film non è un capolavoro, ma resta un riuscitissimo esperimento di crowdfunding dal basso; un grande progetto indipendente e finanziato totalmente dagli stessi fan.
E solo per questo merita un applauso.
Poi, per chi come me è fan del soggetto in questione, l’opera assume connotati epici… ma son gusti.

Titolo originale: Angry Videogame Nerd: The Movie
Regia: Kevin Finn & James D. Rolfe
Anno: 2014
Durata: 115 minuti

Megamind (2010)

Megamind potrebbe essere riassunto con la deliziosa canzone “Questo il mondo fa girar” cantata dal Mago Merlino ne La Spada nella roccia.

“Per ogni men c’è sempre un più
per ogni giù c’è sempre un su
e questo il mondo fa girar
ed anche tu t’accorgerai
che ognor difenderti dovrai
e per non farti conquistar
dovrai il cervello adoperar
perché in natura ben si sa
il forte il debol sopraffà
gatto e uccel, lupo e agnel
questo il mondo fa girar”

…e questo è come nascono i bambini, miei giovani amici!
…e questo è come nascono i bambini, miei giovani amici!

La storia è una chiara parodia di Superman e dei vari superhero movies degli ultimi 40 anni: il pianeta natale di Megamind viene distrutto da un buco nero mentre i genitori mandano il figliol prodigo sulla Terra in una micronavicella spaziale con la speranza di riservargli un futuro migliore.
Sfortunatamente un altro bambino spaziale viene mandato sul nostro pianeta nello stesso identico momento, Metroman. Biondo, forzuto e irritantemente buono, Metroman diviene ben presto il beniamino di Metrocity mentre Megamind, sempre più incompreso e deriso, decide infine di passare al lato oscuro della forza e divenire la nemesi del bell’eroe.

Dopo una serie infinita di brucianti sconfitte, Megamind riesce ad eliminare il beniamino delle folle con un raggio solare di potenza inaudita e prendere quindi il controllo della città ma, raggiunto il suo scopo, si accorge di come la sua vita sia vuota e senza senso: un cattivo non può esistere senza un eroe, il male non ha valore se non gli si contrappone il bene, e per ogni su c’è sempre un giù.

Comincia quindi a lavorare al suo nuovo piano diabolico, creare un nuovo super eroe con cui poi ingaggiare epiche battaglie come soleva fare fino alla morte di Metroman.
Sfortunatamente il nuovo eroe, Titan, si rivela essere una terribile scelta, un mostro privo di morale e spina dorsale a cui ora Megamind deve contrapporsi rivestendo però i panni del buono, del salvatore, dell’eroe.
Riuscirà a sconfiggere Titan? Riuscirà a conquistare il cuore della ragazza che ama? Riuscirà a trovare un posto in questo mondo?

Megamind è un film d’animazione della DreamWorks senza troppe pretese: portato avanti da una serie un po’ prevedibile di gag e parodie tutte incentrate sui supereroi e da una colonna sonora che prende in prestito grandi hit internazionali come Bad di Michael Jackson e Highway to hell degli AC/DC, questo film per ragazzi tiene compagnia e strappa molte risate senza però lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo.

VOTO:
3 ragazzi

Megamind-(2010)-Voto

Titolo originale: Megamind
Regia: Tom McGrath
Anno: 2010
Durata: 95 minuti

300 – L’alba di un impero (2014)

Spatatran bum bim.
Cataprap sbum swish.
Zing ta trang

La storia è che c’è la comandante della marina persiana che ha manie di vendetta coi greci e allora batatang giù di spade, zing petti tagliati e mandibole spalancate.
Ma c’è il capo dei greci che smuoiiiing sono democratici, zazang budella fuori.
E poi si fanno le battaglie, tipo 4 nei primi 40 minuti e cabum si fanno scoppiare fetetenghete dinamite e petrolio e missioni suicida.
Buuuuum schioppi nazionalistici di qua e di là.
Poi scopano senza motivo, du dum du dum du dum. Ma no lui è fedele ai greci e allora ancora battaglie.
haaaaaaaaa tuuum
E’ tutto un casino qui e un casino lì, e gli Spartani scudi neri, fascisti littorini genuini arrivano.
BRaccio armato dello stato.
Musulmani che crepano. Morte Morte dal cielo.
alleluia.
Vittoria.
Sangue sulla telecamera
Fine

300 l’alba di un impero?
Ma VAFFANCULO.

Titolo originale: 300: Rise of an Empire
Regia: Noam Murro
Anno: 2014
Durata: 102 minuti

Looper (2012)

Nel 2074 è impossibile uccidere qualcuno senza che la polizia lo sappia; nel 2044 invece si può.
Come unire le due cose?
Semplice: coi viaggi nel tempo!

Joe nel 2044 è un “Looper”, un assassino per conto della mafia del futuro: le vittime vengono mandate indietro nel tempo, ad aspettarle c’è un looper che gli spara una fucilata in petto nel momento esatto in cui appaiono, le vittime portano sulle spalle la ricompensa per il looper il quale, preso il malloppo, si disfa del cadavere. Ciliegina sulla torta, dopo 30 anni i loopers vengono “ritirati” mandandoli indietro nel tempo per essere uccisi dai loro stessi giovani.
Un meccanismo pulito come un cielo d’agosto senza nuvole, sembrerebbe.

A complicare le cose però, arriva la notizia che nel futuro c’è un nuovo boss, detto “Rainmaker”, che sta facendo piazza pulita di rivali e loopers; questo superstronzo pare abbia poteri sovrannaturali e un’insana violenza dentro.
Il Joe del futuro, mandato indietro nel tempo per essere ucciso dal Joe del presente, riesce a scappare e decide di trovare il Rainmaker quando è ancora un bambino, farlo poi fuori e salvare quindi il futuro (e la moglie, che nel frattempo è stata fatta fuori dagli sgherri del succitato superstronzo).

Un casino?
In realtà, no: la trama è inaspettatamente incisiva e semplice, costruita bene a tavolino e con tutti gli incastri temporali al posto giusto.
Gli attori sono bravi, con un Joseph Gordon-Levitt (il Joe del presente) che porta in faccia 3 chili di makeup e un naso finto per assomigliare a Bruce Willis (il Joe del futuro).

Un bel film di fantascienza come se ne vedono raramente.

Titolo originale: Looper
Regia: Rian Johnson
Anno: 2012
Durata: 119 minuti

Thelma & Louise (1991)

Uno dei generi più consolidati nel panorama hollywoodiano tradizionale è il ‘Road Movie’: un paio di amici affrontano le infinite strade americane incontrando persone interessanti e spesso paradossali, e ficcandosi in situazioni dalle quali traggono importanti insegnamenti di vita.

Thelma & Louise è tutto questo, solo che invece di due amici ci sono due amiche.

Questa pellicola di Ridley Scott è passata alla storia come un manifesto femminista di portata eccezionale: la storia di profonda amicizia tra due donne trattate a calci in faccia dalla vita e da un mondo troppo spesso maschilista ha inspirato ed emozionato milioni di persone in tutto il mondo. Tori Amos ad esempio, guardando il film in sala, sbottò in un pianto profondo; il film le aveva ricordato uno stupro subito 6 anni prima che non aveva mai confessato a nessuno.

Girato alla perfezione, con attori sempre in bolla, una musica tutta country interpretata da cantanti donne e una storia divertente e impegnata allo stesso tempo, questo film riscosse un immediato e meritato successo di pubblico e critica visto che, dopo 23 anni, non mostra per nulla i segni del tempo.

Thelma & Louise è scritto da una donna, interpretato da donne e rivolto ad un pubblico femminile, ma questo non vuol dire che non può essere apprezzato dall’altra metà del cielo: per molti uomini questo può essere un buon punto di partenza per cominciare a pensare veramente cosa vuol dire vivere in un mondo maschilista, e magare cercare di porvi rimedio.

Titolo originale: Thelma & Louise
Regia: Ridley Scott
Anno: 1991
Durata: 130 minuti

Screamers – Urla dallo spazio (1995)

E’ il 2078 sul pianeta Sirius 6B e l’umanità è divisa in due: da una parte il ‘Nuovo Blocco Economico’, compagnia mineraria che vuole estrarre il berynium dal pianeta, anche a costo di rilasciare nell’atmosfera potenti radiazioni letali, e dall’altra ‘l’Alleanza’, una sorta di sindacato di minatori militarizzato.

Insomma, si tratta della situazione italiana negli anni 2000.

Screamers - Urla dallo spazio (1995)
il braccio armato

Dopo 10 anni di conflitto, le due fazioni sembrano voler fare la pace, cosicché un ufficiale dell’Alleanza va a negoziare con i capitalisti del fronte opposto, ma a complicare le cose ci sono i cosiddeti ‘Screamers’, ovvero robot killer urlatori rilasciati dall’Alleanza, sfuggiti subito al loro controllo e ora capaci di moltiplicarsi ed evolversi autonomamente.

Da qui il solito giochino di questi film di fantascienza/tensione: chi è umano e chi no?

Screamers non è affatto male: se si passano gli effetti speciali un pochino datati e una storia non sempre ai massimi livelli, c’è comunque della carne al fuoco e i colpi di scena restano assicurati.

Titolo originale: Screamers
Regia: Christian Duguay
Anno: 1995
Durata: 108 minuti