John e la musica per gli alieni (2020)

John Shepherd è un americano di tarda età che ha avuto i suoi 15 minuti di fama negli anni settanta quando ha pian piano costruito una stazione radio ricetrasmittente da 60000 volts nella casa dei nonni nella speranza di entrare in contatto con gli extraterrestri.

Project STRAT (Special Telemetry Research And Tracking), questo il nome del suo eccentrico e costoso progetto, ha occupato tutta la sua giovinezza fino a quando, finiti i soldi dei nonni, John ha trovato altro su cui fissare la sua autistica attenzione.

John e la musica per gli alieni (2020)

Un cortometraggio veramente bello nella sua semplicità.

Senza rovinare la piccola sorpresa finale che quasi cambia il parere che il pubblico può essersi fatto sull’americano in questione, si può tranquillamente dire che il regista ha scelta una strada coraggiosa e non per questo meno fruttuosa del solito film su gente strana da osservare dal vetro di uno zoo, concentrando lo sforzo narrativo sulla costruzione di un profilo umano così distante da molti eppure così vicino al cuore.

VOTO:
4 kinder sorpresa

John e la musica per gli alieni (2020) voto

Titolo originale: John Was Trying to Contact Aliens
Regia: Matthew Killip
Anno: 2020
Durata: 16 minuti

Val (2021)

La carriera quarantennale di un sessantenne americano condensata in meno di 2 ore per la gioia dei fan di Val Kilmer; un attore considerato un po’ problematico, lavorativamente parlando, che ha avuto l’idea di girare un documentario sulla sua vita dopo un fulmineo cancro alla gola che lo ha lasciato afono (che è una pietra tombale per uno che dalla voce trae moneta sonante).

Dalla gioventù con ricco padre palazzinaro assente, fino alla ricerca di un suo personalissimo modo di esprimere la materia attoriale che non ha probabilmente trovato sbocco nella macchina Hollywoodiana, passando per una marea di filmini amatoriali della gioventù hitleriana di New York in cui militavano Kevin Bacon e Sean Penn, questo film raggiunge il suo massimo nei primi piani delle lunghe unghie dei piedi di Val.

Val (2021)

Il documentario non è affatto male e permette la conoscenza ravvicinata di un attore molto famoso e allo stesso tempo incredibilmente sconosciuto nella sua vera essenza… d’altra parte, chi lo è?

Seduti di fronte al piccolo schermo, vi sorprenderete nel conoscere una persona devota al lavoro ma anche eccentrica, con uno spiccato spirito indipendente eppure amante della famiglia, solitaria ed in contatto col suo lato spirituale ma con una foggia di vestiti che “Gay Pride, levati di torno”.

Un film bello e quasi commovente in parecchi frangenti, ma un po’ calante verso la fine.
Peccato.
Peccato soprattutto per l’assurda fede di Val in un dio che gli ha regalato un cancro alla gola.

VOTO:
4 gole

Val (2021) voto

Titolo russo: Вэл
Regia: Leo Scott, Ting Poo
Anno: 2021
Durata: 1 ora e 49 minuti

Chaplin (1992)

Charlie Chaplin ripercorre assieme all’editore della sua auto-biografia alcuni episodi fondamentali della sua intensa ed inaspettata vita.

Dall’infanzia negata a causa della povertà impostagli da uno stato classista, all’adolescenza laboriosa senza amore, fino all’immenso successo in terra americana dove non riuscirà mai a sentirsi pienamente appagato nel suo cuore infranto da mille pugnalate.

Tanti nemici, tante mogli, molto onore.

Chaplin (1992)

Lunghissimo biopic dallo stesso regista di Gandhi che l’anno dopo andrà incredibilmente ad interpretare John Hammond in Jurassic Park.

Il film, ampiamente basato sull’interessante autobiografia di Charlie Chaplin che lessi tanti anni fa, riesce nella titanica impresa di condensare un’intera vita dentro due ore e mezza di pellicola, mettendo in risalto alcuni frangenti fondamentali nella vita del creatore del Charlot “vagabondo”.

Un must per i cinefili, foss’anche solo per sbirciare nei dietro le quinte di vecchi capolavori del cinema muto; un buon film per tutti gli altri.

VOTO:
4 John Hammond

Chaplin (1992) voto

Titolo italiano completo: Charlot – Chaplin
Regia: Richard Attenborough
Anno: 1992
Durata: 143 minuti
Compralo: https://amzn.to/2Sajzdy

Leonardo: 1° stagione (2021)

Leonardo da Vinci, famoso e geniale artista italico del quindicesimo secolo, aveva la sfortuna di capitare involontariamente col cazzo dentro una serie di culi adolescenziali; e questo fu la sua più grande rovina.

Ovviamente dopo le donne sterili.
Maledette infime stregacce.

Leonardo: 1° stagione (2021)

Ricomposizione fantasiosa della vita di Leonardo che, in barba alla realtà storica, lo rende geniale per un motivo apparentemente banale, ma invece assolutamente azzeccato: non j’annava de lavora’.

Ma proprio che lui ha passato la vita intera a trovare il modo di fare i soldi col minimo sforzo e dedicare poi la maggior parte del tempo e del suo ingegno allo studio dei cazzi suoi, letteralmente e metaforicamente.

Leonardo, eroe egoista della classe borghese che si ribella allo status quo.

VOTO:
2 ribelli e mezzo

Leonardo: 1° stagione (2021) voto

Titolo indiano: liyonaardo
Ideatori: Frank Spotnitz, Steve Thompson
Stagione: prima
Anno: 2021
Durata: 8 puntate da 52 minuti

The Disaster Artist (2017)

Alla fine degli anni ’90 c’era uno strambo milionario americano che, stufo di una serie di rigetti degni della più sporca bulimica del Madagascar, si mise in testa di scrivere, produrre, girare, dirigere ed interpretare il miglior peggior film mai realizzato.

Ovviamente le sue intenzioni non erano esattamente queste, ma il destino è beffardo come una puttana che ti aspetta nel vicolo dietro casa per derubarti della paga giornaliera mentre ti massaggi dolcemente i testicoli pensando a Pavarotti che canta “Memole è il nome mio”.

E le vicissitudini al limite del paranormale che hanno accompagnato questa natività cinematografica entrata di diritto nella storia del Cinema sono la vergine creta con la quale è stato eretto questo monumento ad imperitura memoria della goffaggine umana di fronte al mistero dell’oscuro infinito.

The Disaster Artist (2017)

Imperdibile biopic per i fan del famosissimo film The Room; probabilmente meno fondamentale per un pubblico che ignori Tommy Wiseau e la sua “opera magna”.

Se da un lato appare indubbia la genuina volontà di portare sullo schermo una sorta di sigillo di riconoscimento verso il celebre artista cinematografico milionario dall’accento est europeo, bisogna anche dire che si percepisce anche quel fastidioso senso di superiorità che purtroppo attanaglia i cuori di chiunque diventi un devoto fan del film originale.

Comprendo che sia difficile girare un biopic rispettoso delle persone ritratte e dei loro sogni (per quanto ridicoli possano essere stati) che allo stesso tempo sia anche una chiara dichiarazione d’indipendenza verso un modo di fare cinema così pressapochista e supponente, ma non ci si può esimere dal provare una contraddizione emotiva, probabilmente irrisolvibile.

La cosa che però traspare, senza alcun dubbio, è la sproporzionata dose di sentimenti contrastanti che The Room è riuscito a suscitare lungo il suo travagliato viaggio sul pianeta Terra.
E questo non è poco.

VOTO:
3 pianeti Wiseau

The Disaster Artist (2017) voto

Titolo peruviano: The Disaster Artist: Obra maestra
Regia: James Franco
Anno: 2017
Durata: 104 minuti
Compralo: https://amzn.to/351zO0l

The Wolf of Wall Street (2013)

Storia un po’ romanzata e un po’ manco per la cippa di Jordan Belfort che era un gran figlio di puttana senza scrupoli e che alla fine dei giochi, mentre centinaia di migliaia di persone venivano fregate dei loro risparmi attraverso i suoi amorali investimenti in aziende civetta, è cascato in piedi facendosi solo un paio d’anni di galera e reinventandosi come motivational speaker.

W la giustizia.

The Wolf of Wall Street (2013)

Lunghissimo ed estenuante susseguirsi di scenette comiche che definire sopra le righe sarebbe riduttivo senza un reale spiegamento narrativo che porti il protagonista dal punto A al punto B.

Ammesso e non concesso che si possa scherzare e rendere “simpatici” un gruppo di psicopatici della finanza creativa che se fosse per me andrebbero bruciati in piazza dentro larghi pentoloni, la cosa che più stupisce è la forte noia che attanaglia i coglioni dello spettatore dopo l’ennesima vagina in primo piano e l’ennesima tirata di cocaina col culo che quindi porta alla ragionevole domanda sul senso ultimo di questo progetto.

L’unica cosa che mi viene in mente è che Martin Scorsese abbia fatto una scommessa tra amici e parenti su chi la faceva più grossa.
Perdendo.

VOTO:
2 cose grosse e mezza

The Wolf of Wall Street (2013) voto

Titolo cileno: El lobo de Wall Street
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2013
Durata: 180 minuti

Casinò (1995)

BombaKabum, ascesa, bombaKabum e caduta di Sam “Asso” Rothstein; uno scommettitore della mafia di Chicago il quale, dopo anni di onorato servizio malavitoso, si ritrovò a gestire il Tangiers casino di Las Vegas per conto delle famiglie criminali nel fruttuoso periodo temporale prima che le multinazionali prendessero il controllo della città del peccato più banale del cosmo che, ancora non ho ben capito perché, attira milioni di teste di cazzo i quali, con le loro monetine che dovrei ficcargli nel culo una alla volta, finanziano i peggiori crimini dell’umanità in cambio di un brividino mentre tirano giù la leva della slot machine senza accorgersi che così facendo stanno solo esprimendo la loro latente omosessualità.

Nel film compaiono in ordine sparso: parrucche, gettoni, lampadine, presse, mafiosi, prostitute, mazze da baseball, nanerottoli e James Woods.

Il caleidoscopico imbuto musicale composto da 63 canzoni suonate una appresso all’altra nel quale lo spettatore scivola senza soluzione di continuità, dalle prime splendide immagini dei titoli di testa (realizzati dal leggendario Saul Bass) alle ultime arrancanti note di una composizione costruita su fondamenta mobili, è sicuramente uno dei punti di forza di una pellicola che altrimenti mostrerebbe ben presto la corda a causa di un affastellamento narrativo, sicuramente giustificato sia dal percorso stilistico del regista e sia dall’ambientazione assurda di una città costruita nel deserto del Nevada dove luci e suoni non s’interrompono mai, ma che tutto sommato lascia rintronati senza un vero giustificato perché.

Probabilmente la maggior differenza col capolavoro precedente Goodfellas, del quale questo appare un ideale seguito non autorizzato e per certi versi meno riuscito, risiede nel protagonista.
Mentre lì si pativa assieme a lui lungo il solco della storpia vita di un manovale della criminalità, qui si fatica un po’ a stare al passo con uno che riesce difficile da definire con una definizione altra se non quella di malavitoso col disordine ossessivo compulsivo.

Rimane un buon film, ma è meno bello di quello che potrebbe sembrare a primo acchitto.
Come Las Vegas.

VOTO:
4 ex manovali

Casinò (1995) voto

Titolo originale: Casino
Regia: Martin Scorsese
Anno: 1995
Durata: 178 minuti

Quei bravi ragazzi (1990)

Vera storia del mafioso italo-irlandese Henry Hill che dagli anni ’50 al 1980 ha “lavorato” per il boss locale Paulie commettendo ogni possibile reato fino a quando non è finito a fare l’informatore per l’FBI pur di salvare la pellaccia da una carcerazione pluridecennale o, peggio ancora, un colpo in testa senza preavviso dai suoi amici mafiosi timorosi che Henry potesse cantare mandandoli bevuti, come poi effettivamente ha fatto.

Quei bravi ragazzi (1990)

Chiaramente macchiettistico e sopra le righe come esige un film che narra le vicende di un pericoloso gruppo di clown dell’esistenza e considerato da molti come uno dei migliori film della storia del cinema, Goodfellas può essere tranquillamente considerato uno dei miglior film sulla mafia italo-americana perché riesce a rappresentarla per quello che era realmente, ovvero la coalizione più o meno spontanea di una sezione demografica statunitense tagliata fuori dall’american dream che ha quindi deciso di appropriarsene con i violenti mezzi a disposizione ed una buona dose d’ignoranza.

Dimenticati quindi gli orpelli lirici ed involontariamente celebrativi di film come The Godfather, la pellicola segue da vicino le vicende di un gruppo di manovalanza criminale che alterna senza soluzione di continuità assassinii, grigliate di salsicce, droga, pasta al sugo e mignotte in un caleidoscopico susseguirsi di musiche e colori nauseanti come i vestiti di questi orribili mafiosi e il pesante trucco delle loro mogli cornute.

VOTO:
5 spicchi d’aglio tagliati finissimi per farli sciogliere nel sugo

Quei bravi ragazzi (1990) voto

Titolo originale: Goodfellas
Regia: Martin Scorsese
Anno: 1990
Durata: 146 minuti

Il divo (2008)

Ricostruzione molto scenica di un pezzo di vita di Giulio Andreotti: gli anni di declino politico che lo videro prima eletto per la settimana volta presidente del consiglio e successivamente sommerso (assieme a tanti altri politici italiani) dal periodo degli attentati mafiosi dell’inizio anni ’90, dall’inchiesta di mani pulite ed infine dai processi per mafia.

Come amava dire, citando un suo vecchio amico: molti nemici, molto onore.

Il divo (2008)

Il divo è un buon film, per certi versi anche ottimo, ma che alla fine non lascia una gran voglia di una seconda visione.

Se da un lato non si può discutere la bellezza visiva di quasi tutte le inquadrature e la sincera volontà di fare un lavoro di cuore piuttosto che un lavoro ricostruttivo storico, dall’altro rimane un po’ l’amaro in bocca per l’affastellamento narrativo che, lungi dal distendersi a rotoloni sulla carta della Storia, sembra più una secchiata d’acqua colorata su una tela forse già colma all’inizio dell’opera.

Il dramma di Sorrentino, rispetto ad altri registi che giocano e hanno giocato coi loro personaggi fino a renderli ridicoli, è che questi ultimi ne hanno sempre mantenuto una linea di solidità caratteriale mentre il primo ne ha sempre fatto solo ed unicamente una grottesca caricatura.
E la caricatura è quella cosa che compri quando sei in vacanza per 50 euro e poi appendi ad un quadretto dimenticandotene fino al giorno della tua orrenda morte.

VOTO:
3 caricature e mezza

Il divo (2008) voto

Titolo esteso: Il divo – La spettacolare vita di Giulio Andreotti
Regia: Paolo Sorrentino
Anno: 2008
Durata: 110 minuti

Antwone Fisher (2002)

Se nasci nero, la vita è dura.
Se nasci nero e povero, la vita è ancora più dura.
Se nasci nero, povero e circondato da aguzzini che ti rendono la vita impossibile, la vita è dura come la pietra del San Michele.

Antwone Fisher, americano dai tristissimi natali, ha vissuto tutto questo (e oltre) e nonostante ciò è riuscito a trovare la sua strada: prima arruolandosi nei marines e poi finendo a fare la guardia giurata negli studi della Sony Pictures dove la sua straordinaria e infelice biografia orale, passando di bocca in bocca, è finita alle orecchie di produttori e sceneggiatori che l’hanno aiutato a portarla sul grande schermo con un film che condensa molti eventi e molte epoche attorno al pilastro narrativo centrale delle sue visite psichiatriche col tenente comandante dottor Jerome Davenport, con il quale riuscirà a scavare al fondo del suo temperamento fumantino.

Antwone Fisher (2002)

Bellissimo film, sotto tutti i punti di vista.

La difficile storia di un poveraccio (chiaramente un pochino romanzata nella messa in scena, ma assolutamente veritiera nei fatti) riesce nella difficile impresa di arrivare sullo schermo senza risultare svergognatamente smielata e nel metre ci ficca pure (purtroppo un po’ alla leggera) una pinnata di sguiscio sulla piscologia della schiavitù che, passata dai padroni agli schiavi e da questi ai lori figli, ha percolato, con la sua caratteristica violenza ed oppressione del più debole, molti aspetti delle comunità afro-americane le quali oggi vengono additate per il loro alto indice di criminalità senza tener conto dei molteplici fattori socio-economici che l’hanno portata ad essere così.

Primo ruolo sul grande schermo per il bravissimo attore protagonista, prima regia per Denzel Washington che porta a casa un ottimo risultato ed innumerevole apparizione per il mignolo stortarello di Denzel.

VOTO:
5 mignoli stortarelli

Antwone Fisher (2002) voto

Titolo originale: Antwone Fisher
Regia: Denzel Washington
Anno: 2002
Durata: 120 minuti

Abraham Lincoln (1930) [Full Movie HD]

An episodic biography of the 16th President of the United States.

Director: D.W. Griffith
Writers: Stephen Vincent Benet (adapted for the screen by), John W. Considine Jr. (story)
Stars: Walter Huston, Una Merkel, William L. Thorne

Buy the DVD ➤ https://alexa.design/2ok8u8t

Titolo italiano: Il cavaliere della libertà
Regia: D.W. Griffith
Anno: 1930
Durata: 96 minuti

Snowden (2016)

Edward Snowden, dopo aver lavorato come genio informatico in diverse compagnie e agenzie governative tipo la CIA e la NSA, ed aver maturato un sano e crescente odio per l’elite al potere che soggioga i cittadini ignari/ignorati/ignoranti, per evitare lo sforacchiamento del suo cranio a causa di una raffica di segreti proiettili governativi tipo quelli della CIA o della NSA ha reso pubblica, rivelandola alla stampa, un’incredibile macchinazione governativa americana volta a spiare mezzo mondo, tra cui 35 leader mondiali tipo la cancelliera tedesca Merkel, la “culona”, secondo il nostro caro Berlusconi.

Una volta che l’inglese Guardian pubblicò il 5 giugno 2013 la prima di una lunga serie di documenti passati da Snowden in cui questa macchinazione fatta di spie, agenti governativi senza morale e un presidente negro servo degli schiavisti bianchi che andava cacciato a calci in culo già dopo il primo deludente mandato veniva chiaramente a galla, il nostro eroe si trovò con l’incombente compito di trovare una nuova patria che potesse dargli asilo politico.

Alla fine ha vinto la Russia di Vladimiro Lussurioso Putin e ormai sono 3 anni che Snowden risiede a Mosca con la sua ragazza donnuomo danzatrice di pole dance.

Snowden (2016)

Film biografico di denuncia in puro stile Oliver Stone e cioè televisivo.
Come infatti Stone dava il meglio di sé in quella presa per il culo della generazione televisiva in gran parte girata come fosse uno sceneggiato televisivo che era Natural Born Killers, anche qui Oliviero non riesce a fare a meno di usare colori pastosi, trucco, parrucco e una sensazione da studio televisivo tedesco che fanno un po’ soffrire la natura pragmatico-documentaristica che invece il film desirerebbe e meriterebbe.

Resta comunque un buon prodotto, per lo meno per tutta quella fetta di popolazione un po’ troppo distratta dai gattini su YouTube o le foto nostalgia anni ’80 su Facebook per accorgersi quanto il loro piccolo misero mondo fatto di casa-lavoro-iPhone sia soltanto un contentino schiacciato in bocca alla maggioranza silenziosa dall’elite che governa veramente il mondo.

Attenti ai rettiliani !
Ci controllano la testa con le onde radio !!
Copritevi con la carta stagnola !!!
Elvis è vivo !!!!
Fiorello è un fascista !!!!!
Tua madre pure !!!!!!

VOTO:
3 Elvis e mezzo

Snowden (2016) voto

Titolo originale: Snowden
Regia: Oliver Stone
Anno: 2016
Durata: 134 minuti