Bright (2017)

In una Los Angeles del presente alternativo vivono fianco a fianco uomini, orchi, elfi, fatine, centauri e altra roba varia direttamente o indirettamente proveniente dal mondo fantasy…

Mi correggo: in una Los Angeles alternativa uomini, orchi, elfi, fatine, centauri e altra roba varia direttamente o indirettamente proveniente dal mondo fantasy NON vivono fianco a fianco ma in segregazione economica perché lo sceneggiatore Max Landis voleva metterci una spruzzata di commento socio-politico evidenziando le divisioni esistenti nella società americana tramite un prodotto cinematografico rivolto ad un pubblico dal quoziente intellettivo medio sperando probabilmente di riuscire ad infilare qualche nozione un po’ più alta in maniera più o meno subliminale, fallendo miseramente nel processo.

In questo marasma d’informazioni la cosa che però nessuno deve perdere d’occhio è la faccia di Will Smith mentre cerca di fermare le forze del male dall’impossessarsi di una bacchetta magica dall’immenso potere mentre mezza Los Angeles gli corre appresso con la stessa intenzione, ma diverse ragioni: chi per diventare ricco, chi per alzarsi dalla sedia a rotelle e chi per risanare il bilancio di Roma e ricoprire tutte le buche stradali lasciate dalle precedenti amministrazioni capitoline.

Bright (2017)

Simpatica rivisitazione delle pellicole “buddy cop” che negli ultimi tempi hanno un po’ lasciato il passo a roba meno esplicitamente realistica visto che la polizia vive oramai da qualche tempo la strana dicotomia d’essere allo stesso tempo incredibilmente odiata per le continue repressioni delle minoranze social-economiche e spaventosamente elogiata dall’elite al comando per i continui servigi che rende, più o meno consapevolmente, al consolidamento dello status quo.

Questo film invece riesce solamente a consolidare la mia proverbiale paura per quei film che partono bene e che poi finiscono inesorabilmente per deludermi a metà strada.

Pazienza, tanto il mondo è fatto a scale: c’è chi scende e c’è chi te lo mette al culo.

VOTO:
3 strade con le buche (a New York)

Bright (2017) voto

Titolo bulgaro: Ярко
Regia: David Ayer
Anno: 2017
Durata: 117 minuti

Creep 2 (2017)

Alla fine del primo episodio di questa che si appresta ad essere una delle trilogie più gustose della storia del cinema, avevamo lasciato il serial killer Josef alle prese con l’ennesima vittima da spolpare dopo aver fatto fuori con un’accetta il povero videomaker Aaron.

All’inizio di questo secondo episodio ritroviamo un Josef che sembra aver perso la gioia di vivere: i delitti che prima compiva con gran diletto ora non gli danno più quella pace interiore ed è quindi alla disperata ricerca di una nuova ragione d’essere visto che sdraiarsi con le sue vittime per catturare le loro peculiarità caratteriali sembra aver perso quel fascino che prima lo attraeva come un insetto di fronte alla luce di un lampione.

Riuscirà la giovane videomaker Sara, alla disperata ricerca di un soggetto strambo da riprendere per la sua stramba serie YouTube sugli annunci online strambi, ad infondere nuova linfa sotto la pellaccia di questo vecchio lupo che sta per compiere i fatidici 40 anni?

Creep 2 (2017)

Meraviglioso film dell’orrore che, riprendendo molto stile e trama del predecessore, ne amplia e sovrasta i limiti sorprendendo lo spettatore con un’ironia intrinseca ed estrinseca alla narrazione senza però cadere mai nel facile tranello della negazione del proprio passato.
No, qui gli autori (con un Mark Duplass che torna a vestire gli splendidi panni del folle assassino dall’animo candido) prendono tutto quello che avevano espresso molto bene nel primo film e lo migliorano sotto ogni possibile aspetto.

Un vero must… che però va visto dopo il primo per apprezzarne appieno i rimandi, lo sviluppo e l’autoironia.

VOTO:
5 lampioni

Creep 2 (2017) voto

Titolo originale: Creep 2
Regia: Patrick Brice
Anno: 2017
Durata: 78 minuti

Frozen (2013)

In Norvegia fa freddo, ma di un freddo che tu che sei cresciuto con le infradito ai piedi e Fabrizio Frizzi alla televisione non potrai mai capire a fondo.

Si dà il caso che in questa desolata landa dimenticata da dio viva una regina con lo strano potere di comandare questo freddo facendo il bello e il cattivo tempo a seconda del suo stato emotivo e ultimamente, tra genitori morti e paura d’abbracciare il suo vero IO (ovvero la sua omosessualità latente), il fiordo dove sorge il suo regno basato su una rigida dieta di salmone e acciughe si è completamente congelato.

Sarà compito di sua sorella zitella alla disperata ricerca di un cazzo d’amare e qualche figura maschile di contorno, messa lì per par condicio, cercare di mettere un freno alla discesa verso lo zero assoluto che invece il cadavere di Fabrizio Frizzi è riuscito oramai ad abbracciare appieno.

Frozen (2013)

Ma io mi domando e dico: come cazzo è possibile che questo film sia il cartone animato con l’incasso più grande della storia?
Come è possibile che questa insipida storiella puntellata di banalissime canzoni dai testi elementari abbia riscosso un tale successo globale?

Perché va bene andare incontro al pubblico più giovane abbassando il livello narrativo, va bene mantenere un tono comico superficiale per non disturbare i neonati piazzati davanti lo schermo da genitori troppo indaffarati ad arrivare a fine mese strangolati come sono da un sistema economico disegnato attorno al concetto che chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero è sempre più povero… ma mannaggia cristo paladino delle renne norvegesi: è mai possibile che ‘sta cacata sia stata premiata con l’Oscar come miglior film d’animazione quando lo stesso anno c’era Si alza il vento che non sarà un capolavoro, certo, ma è infinitamente meglio de ‘sta porcata fredda come il cadavere di Fabrizio Frizzi?

VOTO:
2 Fabrizio

Frozen (2013) voto

Titolo esteso: Frozen – Il regno di ghiaccio
Regia: Chris Buck e Jennifer Lee
Anno: 2013
Durata: 102 minuti

Il divo (2008)

Ricostruzione molto scenica di un pezzo di vita di Giulio Andreotti: gli anni di declino politico che lo videro prima eletto per la settimana volta presidente del consiglio e successivamente sommerso (assieme a tanti altri politici italiani) dal periodo degli attentati mafiosi dell’inizio anni ’90, dall’inchiesta di mani pulite ed infine dai processi per mafia.

Come amava dire, citando un suo vecchio amico: molti nemici, molto onore.

Il divo (2008)

Il divo è un buon film, per certi versi anche ottimo, ma che alla fine non lascia una gran voglia di una seconda visione.

Se da un lato non si può discutere la bellezza visiva di quasi tutte le inquadrature e la sincera volontà di fare un lavoro di cuore piuttosto che un lavoro ricostruttivo storico, dall’altro rimane un po’ l’amaro in bocca per l’affastellamento narrativo che, lungi dal distendersi a rotoloni sulla carta della Storia, sembra più una secchiata d’acqua colorata su una tela forse già colma all’inizio dell’opera.

Il dramma di Sorrentino, rispetto ad altri registi che giocano e hanno giocato coi loro personaggi fino a renderli ridicoli, è che questi ultimi ne hanno sempre mantenuto una linea di solidità caratteriale mentre il primo ne ha sempre fatto solo ed unicamente una grottesca caricatura.
E la caricatura è quella cosa che compri quando sei in vacanza per 50 euro e poi appendi ad un quadretto dimenticandotene fino al giorno della tua orrenda morte.

VOTO:
3 caricature e mezza

Il divo (2008) voto

Titolo esteso: Il divo – La spettacolare vita di Giulio Andreotti
Regia: Paolo Sorrentino
Anno: 2008
Durata: 110 minuti

Ammazzavampiri (1985)

Charlie Brewster sta quasi per ciulare con la sua fidanzata liceale quando la sua attenzione si rivolge verso il giardino del vicino di casa dove scorge due persone portare con disinvoltura una bara in cantina.

Da lì comincia la sua personale battaglia contro tutto e tutti per dimostrare che il suo vicino è un vampiro succhia sangue; cosa che non smuove di una virgola la madre single in cerca di cazzi, il poliziotto investigatore che appare per meno di 5 minuti, la fidanzata frigida scassa minchia e l’amico col tono acuto di voce giusto per rompere un bicchiere a distanza.

L’unico aiuto possibile gli arriverà dal suo idolo: un vecchio attore di film dell’orrore in ampio declino che sbarca il lunario presentando in seconda serata vecchie pellicole dello spavento sulla tv locale.

Ammazzavampiri (1985)

Film dell’orrore grottesco e simpaticissimo che però non risparmia alcune scene parecchio adulte e difficili da comprendere per un pubblico troppo giovane: una è l’atroce morte di Evil, l’amico di Charlie che se ne va tra infiniti e mutevoli dolori mentre implora aiuto al suo carnefice, e l’altra è l’erotica danza di seduzione tra il vampiro piacione e la fidanzata frigida scassa minchia che, inquadratura dopo inquadratura, si ritrova con le mani di lui tra le cosce.

VOTO:
4 cosce

Ammazzavampiri (1985) voto

Titolo originale: Fright Night
Regia: Tom Holland
Anno: 1985
Durata: 106 minuti

Justice League (2017)

Tanti anni fa ci fu una battaglia immane che vide contrapporsi una belva cornuta chiamata Steppenwolf (contornato dalla sua armata di insettoidi volanti fiuta-fifa) e un esercito di uomini, amazzoni, atlantidei e varia altra roba volante non meglio specificata.
Il risultato fu una clamorosa vittoria in casa che mandò in puzza Steppenwolf e la sua arroganza infantile.

Oggi, a distanza di 5000 anni, il puzzone infantoide (contornato dall’armata d’insettoidi) non ha ancora digerito la sconfitta e intende ricominciare da dove aveva abbandonato, ovvero il ricongiungimento di 3 cubi magici che dovrebbe trasformare la Terra in una palla infuocata.
E siccome questo scenario farebbe scendere clamorosamente il prezzo a metro quadro delle proprietà di Bruce Wayne, il miliardario in questione assembla una società a nome collettivo con regime fiscale agevolato per contrastare la scalata immobiliare di Steppenwolf.

Riusciranno i nostri eroi ad aprire un mutuo trentennale a tasso fisso?

Justice League (2017)

Pietoso film apripista cinematografico alla cooperativa più boriosa della storia, conosciuta i più come Justice League, e scandose due ore che hanno aggiunto un altro chiodo alla bara della mia coscienza.

L’unica cosa guardabile è l’irritante ma tutto sommato interessante personaggio Flash; qui interpretato dal bravissimo attore Ezra Miller che qualche anno fa se la spadroneggiava nel bellissimo We Need to Talk about Kevin, un film che è 100 volte meglio di questa pernacchia soffiata forte nel culo dello spettatore.

VOTO:
2 pernacchie e mezzo

Justice League (2017) voto

Titolo cileno: Liga de la justicia
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Durata: 120 minuti

Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991)

La ribelle Imogene “Idgie” Threadgoode è una ragazza un po’ molto maschiaccio che proprio non ce la fa a conformarsi ai modi di vivere degli americani di una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti degli anni ’30 del secolo scorso e passa quindi il tempo a pescare, disertare la chiesa, bere, giocare a poker e a fare amicizia con i neri.

Il fatto invece che vesta come un uomo e non dia segno di apprezzamento verso i maschi non insospettisce nessuno sulle sue inclinazioni sessuali; neppure quando finisce a gestire un bar con la sua “amica” Ruth Jamison, scappata col figlioletto dal violento marito ku klux klanista col mento sfuggente che tu non gli daresti 2 euro e invece va giù duro con chi pesa la metà di lui.

Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991)
la pesto perché ha il mento più maschio del mio, hai qualcosa in contrario?

Lunghissima e ben realizzata storia, sia come durata cinematografica che narrativa, tutta incentrata sulla figura femminile; dall’infanzia alla vecchiaia passando per i grandi amori, i matrimoni a tavolino e la famigerata menopausa.

Anche se molti hanno criticato il film per aver diluito la storia lesbica tra due delle quattro protagoniste al punto che molti spettatori neanche se ne rendono conto (tipo me quando lo vidi da ragazzino), bisogna dire che il messaggio di affermazione personale contro un sistema bigotto e razzista funziona bene, anche per il suo essere semplice (senza essere semplicistico).

Nota: questo film passa il test Bechdel.

VOTO:
4 Alison Bechdel e mezza

Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (1991) voto

Titolo originale: Fried Green Tomatoes
Regia: Jon Avnet
Anno: 1991
Durata: 130 minuti

A spasso con Daisy (1989)

Daisy Werthan è una ricca ebrea americana con interessi economici nell’industria del tessile (come da tradizione religiosa) che sta diventando anziana e quindi impossibilitata ad andarsene in giro con la sua Chrysler Windsor 1946 per le desolate strade di Atlanta.

Il figlio, uomo maturo e sposato ma per sempre succube della madre (come da tradizione religiosa), decide di assumere un autista per scorrazzarla in giro senza il timore che lei un giorno o l’altro finisca in un burrone.

Hoke Colburn, questo il nome dell’anziano autista nero che Boolie Werthan, questo il nome dell’uomo maturo eterno succube, dovrà riuscire, grazie al suo buon spirito e alla faccia di bronzo che si ritrova, a vincere la ritrosia dell’anziana ebrea ad aprirsi al confronto e a mettersi in gioco (come da tradizione religiosa).

A spasso con Daisy (1989)

Commedia a sfondo sociale o ricostruzione storica sociale con spruzzatina di commedia, questo film è indubbiamente godibile solo ed unicamente ad un pubblico maturo; sia per l’esclusiva presenza di personaggi sopra i 50 e sia per un gusto molto leggero e lento di raccontare le vicende di un’America che cambia, da paese latifondista intrinsecamente razzista e profondamente segregato a potenza economico-militare globale inconsciamente razzista e mediamente segregata.

Driving with Daisy è anche e soprattuto un film che è stato in parte sopravvalutato in patria dalla critica e dall’Academy, nonostante resti un’ottima pellicola con delle apprezzabili interpretazioni ed una buona piccola storia da raccontare, perché è uno dei pochissimi film che rende protagonista l’archetipo per eccellenza nella mentalità dell’ebreo americano (figura sovrapponibile ai membri dell’Academy), ovvero la madre ebrea; essere geloso, vendicativo e dispotico al quale comunque si obbedisce (come al geloso, vendicativo e dispotico dio ebraico Yahweh).
Indicativa di questa chiave di lettura è stata la vittoria dell’Oscar come miglior film mentre al regista non è andata neanche una nomination, a ribadire quindi come sia stato il contenuto ad aver impressionato l’Academy e non la maestria.

In ultimo mi piace ricordare altri nomi con cui il geloso, vendicativo e dispotico dio ebraico è conosciuto:
YHWH, El Eloah, Elohim, Elohai, El Shaddai, Tzevaot, Jah, Adonai, Adoshem, Baal, Ehyeh asher ehyeh, Elah, YMCA, El Roi, Elyon, Hashem Kel Olam, HaShem, Shalom e Shekhinah.

VOTO:
3 YMCA e mezzo

A spasso con Daisy (1989) voto

Titolo originale: Driving Miss Daisy
Regia: Bruce Beresford
Anno: 1989
Durata: 99 minuti

Dellamorte Dellamore (1994)

Nella ridente cittadina di Buffalora i morti stanno tornando in vita ed è compito di Francesco Dellamorte, svogliato guardiano del cimitero locale, assieme al suo fidato e ritardato compare Gnaghi, sparare loro in testa e porre così fine all’invasione.

Purtroppo Francesco stesso non se la passa tanto bene visto che sta attraversando una piccola quanto importante fase della sua vita, ovvero il passaggio all’età adulta (leggermente in ritardo sulla tabella di marcia biologica) e ad una maggiore consapevolezza del proprio io che, tra prorompenti ossessioni femminee, figure materne che muoiono, impotenze vere o presunte e solitudini più vere che presunte, lo stanno facendo uscire di capoccia mentre lui vorrebbe solo uscire dalla piccola realtà artefatta della piccola cittadina nella quale la sua esistenza sta svanendo in concomitanza con la triste realizzazione che tutti dobbiamo morire.

Dellamorte Dellamore (1994)
una piccola morte

Bellissima e molto sottovalutata commedia dell’orrore all’italiana che da un lato intrattiene i fan del genere con una splendida veste scenografica, una buona dose di macabro veicolata con dei graziosi effetti speciali artigianali e una scandalosa sfacciataggine poco politically correct (tipo quando Francesco impallina in piena testa piccoli boy scouts e fracagna la faccia ad una suora occhialuta… roba che ce la sogniamo in questi tempi di perbenismo fasullo) e dall’altro riesce a porre più di un interrogativo alla soluzione della narrazione.

Qual è la realtà?
Perché esistiamo?
Chi è veramente Francesco?
Sono domande che un pubblico più avveduto dovrebbe porsi, ma capisco che la maggior parte sarà troppo impegnata con le pere di Anna Falchi.

VOTO:
4 pere

Dellamorte Dellamore (1994) voto

Titolo inglese: Cemetery Man
Regia: Michele Soavi
Anno: 1994
Durata: 105 minuti

Creep (2014)

Craigslist è una sorta di Porta Portese americano; un sito graficamente molto casareccio sul quale si possono trovare gli annunci più disparati: da quello che vende una bicicletta a quello che cerca lavoro come pasticciere.

In questo breve ma intenso film, Aaron (interpretato dal regista e sceneggiatore) risponde ad un annuncio per un cameraman al quale si chiede massima riservatezza per un lavoro di un giorno pagato 1000 euro.
Un boccone molto ghiotto per essere rifiutato a fronte dei ragionevoli dubbi che un annuncio del genere dovrebbe generare nel cittadino medio.
Ad aspettarlo dall’altra parte c’è Josef (Mark Duplass, produttore e co-sceneggiatore), un eccentrico e stranissimo uomo che dichiara di voler lasciare delle testimonianze video a suo figlio prima di morire a causa del cancro nel cervello che gli è stato diagnosticato pochi mesi prima.

Ovviamente le cose andranno di male in peggio lungo un rocambolesco e a tratti divertente percorso interattivo tra un uomo troppo buono per restare vivo e un altro troppo perverso per morire.

Creep (2014)

Buon film a bassissimo costo che s’inserisce per certi versi nel prolifico filone del Found Footage al quale però dà un paio di botte d’aggiustamento per avere quei classici twists a cui il pubblico si è oramai troppo abituato.

In poche parole: consigliato.

Quello che invece non consiglio è impelagarsi nel suddetto Craigslist, divenuto oramai meta prediletta per i matti dell’internet.
E per meglio capire l’essenza di questo sito e dei suoi annunci, ne trascrivo qui uno preso dalla versione romana, dal titolo che è tutto un programma:

jerk off with another straight guy

I’m a friendly, good-looking, straight but curious 29-year-old Dutch guy. I am on holiday in Rome till April 10.
I think it would be really cool to meet up with another relaxed straight/curious dude, have a beer, talk about all kinds of stuff, see a movie, be buddies.
If we both feel like it, we could hang out naked, show off our erections and jerk off together.

I think it would be a great way to bond with another dude.
I’d enjoy the camaraderie of comparing our cocks, being naked together, watching hot porn and telling each other how good we are feeling.

VOTO:
4 olandesi volanti

Creep (2014) voto

Titolo di lavorazione: Peachfuzz
Regia: Patrick Brice
Anno: 2014
Durata: 77 minuti

Le ragazze della Terra sono facili (1988)

Mac, Zeebo e Wiploc sono tre coloratissimi alieni pelosoni che vagano nel vasto universo alla disperata ricerca di fregna.

La troveranno in misura extra-large tra le cosce di Geena Davis, estetista scemotta e promessa sposa di un dottore fedifrago già prima delle nozze.

Risate (poche) a seguire.

Le ragazze della Terra sono facili (1988)

Strana opera anni ’80 a metà strada tra un video musicale di ragionevole dubbio gusto e un contromano a fari spenti sul Grande Raccordo Anulare.

Non sorprendente più di tanto la presenza di star del calibro di Jim Carrey, Geena Davis, Jeff Goldblum e Damon Wayans, vista la loro poca fama all’epoca delle riprese; quello che sorprende è che le loro carriere siano continuate dopo un tale casino legalizzato.

VOTO:
2 casino e mezzo

Le ragazze della Terra sono facili (1988) voto

Titolo originale: Earth Girls Are Easy
Regia: Julien Temple
Anno: 1988
Durata: 100 minuti

Miracolo sull’8ª strada (1987)

L’East Village, una volta abitato da immigrati e poveracci di ogni nazionalità e credo religioso, è oggi uno dei quartieri più fichettini di New York e ha perso molto del suo carattere gretto che una volta lo contraddistingueva.

La gentrificazione, bestia multiforme che prende i poveri di un quartiere e li sbatte fuori dai confini quando l’area diventa d’interesse per le classi borghesi, è l’innesco di questa narrazione cupa ma dai momenti umoristici che vede protagonisti due vecchi poveri, un nero autistico, un artista squattrinato, una messicana incinta e dei dischi volanti senzienti.

Miracolo sull'8ª strada (1987)

Film gradevolissimo adatto sia a grandi che piccini grazie al doppio registro drammatico/fantascientifico che porta avanti con dignitosa professionalità.

La scelta d’ambientare la storia di una rivalsa degli esclusi dal progresso, specialmente la coppia d’anziani a cui è venuto a mancare il figlio, nel mezzo di una demolizione che faccia posto all’America che verrà è indubbiamente azzeccata. Come è indubbio il fatto che il personaggio più interessante, anche se poco sviluppato (per ovvi motivi di genere), sia quello del teppista Carlos; un poveraccio che cerca di fuggire dalla miseria in cui è nato usando le poche risorse che gli sono state messe a disposizione dal sistema capitalista nel quale è cresciuto: la prepotenza e l’arrivismo.

Il finale sembra un po’ affrettato; probabilmente avevano finito la pellicola.

VOTO:
3 teppisti e mezzo

Miracolo sull'8ª strada (1987) voto

Titolo originale: *batteries not included
Regia: Matthew Robbins
Anno: 1987
Durata: 106 minuti