The Faculty (1998)

Una piccola cittadina dell’Ohio si ritrova ad essere teatro di uno scontro alieno senza precedenti… a parte una caterva di altre pellicole nonché libri che hanno visto la luce negli ultimi 150 anni.

Ma cos’è che differenzia questa storia dalle altre?
Beh, il fatto che ribalta ampiamente tutti gli stereotipi e i topoi con cui c’hanno avviluppato il cervello con l’obiettivo di farci diventare organismi compiacenti di un unicum più ampio che chiamiamo società civile.

Scordatevi quindi la redenzione dei giovani liceali sfigati che, combattendo assieme un nemico comune esterno, trovano alla fine il buon senso dell’ordine costituito.
No, qua le cose stanno diversamente: gli sfigati abbracciano pienamente il loro essere diversi e anzi lo usano come arma contro la classe dominante, qui giustamente rappresentata dal corpo docenti e dalla polizia locale.

E a suon di maleducazione e cocaina, sì avete letto bene, gli impavidi protagonisti di questa stranissima vicenda elimineranno il grande nemico della nostra epoca, il conformismo.

The Faculty (1998)

Piacevolissima variante del genere cinematografico liceale molto in voga negli anni ’90, da Scream a Dawson’s Creek, che prende a piene mani da molto di quello che l’ha preceduta per poi gettare il tutto in un calderone un po’ caciarone e un po’ geniale.

Sia ben chiaro: non aspettatevi niente di rivoluzionario e se l’intento è quello di soverchiare la piramide sociale a suon di parodie, non ci siamo neppure; se però cercate un filmetto semplice e divertente che non si conforma al genere pur di compiacere il minimo comun denominatore, questa rimane una buona scelta.

VOTO:
3 piramidi e mezzo

The Faculty (1998) voto

Titolo venezuelano: Aulas peligrosas
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 1998
Durata: 104 minuti

Hotel Transylvania 2 (2015)

La figlia del caro e vecchio Dracula si sposa con un americano gentile e resta gravida del suo sperma gentile.

Da questa feconda unione nasce un bambino mezzo sangue che il nonno cercherà in tutti i modi di trasformare in vampiro prima dei suoi 5 anni; pena, una vita da contribuente statale.

Hotel Transylvania 2 (2015)

La cosa che lascia un po’ interdetti in questo marasma di situazioni autoconclusive e gag infantili è il sottile, ma non per questo meno visibile, messaggio subliminale sull’identità ebraica e la sua diluizione in un mondo interraziale e interreligioso.

Sono matto?
Stai qua a sentire.

Il cast: l’attore principale nonché produttore esecutivo (Adam Sandler) è ebreo, lo sceneggiatore è ebreo e il regista è ebreo.
La storia: un vecchio europeo conservatore non riesce a credere che suo nipote, frutto dell’amore di sua figlia con un americano di altra etnia, non abbia conservato la sua linea genealogica di sangue; e qui bisogna ricordare che secondo la tradizione giudaica, l’ “ebraicità” (illusione fantastica al pari dell’unicorno) viene passata per linea materna.
Il nonno est-europeo non vuole inoltre che la figlia abbandoni il luogo isolato nel quale si è rifugiato anni or sono per sfuggire alle centenarie persecuzioni degli “altri” per trasferirsi invece nel nuovo mondo, dove tutto sembra solare e perfetto ma dove mancano le antiche tradizioni e gli affetti familiari.

Coincidenze? Volontà? Riflessi condizionati? Subconscio?
Poco importa, perché quando si analizza un film si deve tener conto sia del messaggio e sia delle implicazioni psicologiche da cui esso scaturisce, consce o inconsce che siano.

Se a questo aggiungiamo che la morale del film non sembra essere l’accettazione del diverso se il diverso ce l’hai in famiglia, ma piuttosto l’elogio della perseveranza nel cercare un’identità etnico-religiosa che si basa su tradizioni millenarie inventate da pastori analfabeti mediorientali che tutto erano fuorché gente da cui trarre insegnamenti di sociologia, allora mi sento di scoraggiare questo pamphlet propagandistico mascherato da noiosissimo cartone animato educativo.

A quando un bel film d’animazione sull’importanza della circoncisione come pratica sanitaria?

VOTO
2 rabbini che circoncidono

Hotel Transylvania 2 (2015) voto

Titolo giapponese: Monsters Hotel 2
Regia: Genndy Tartakovsky
Anno: 2015
Durata: 89 minuti

Hotel Transylvania (2012)

Un padre non vuole rinunciare all’inevitabile fuga per fratte della giovane figlia adolescente e quindi la rinchiude in un castello fortificato in mezzo a una sperduta foresta di dannati pur di non vederla pomiciare con un altro uomo.

Niente di sconvolgentemente nuovo, direte voi; giusto, a parte la particolarità della famiglia in questione d’essere composta da vampiri centenari che gestiscono un hotel per mostri dal buon sapore remunerativo.

Hotel Transylvania (2012)

Buono, simpatico, c’è piaciuto.

Quando si parla di film d’animazione di questo tipo, e cioè blockbusters milionari doppiati da attori milionari, non mi sembra neanche il caso di stare troppo a discutere sui perché e i per come la macchina hollywoodiana difficilmente sbaglia il colpo.
Non è certo un capolavoro filosofico, ma se volete passare un bel pomeriggio in compagnia di una storia piacevole e decentemente costruita, non ne rimarrete delusi.

Se invece cercavate un porno gore rumeno, avete sbagliato strada.

VOTO:
3 Gore rumeni e mezzo

Hotel Transylvania (2012) voto

Titolo giapponese: Monster Hotel
Regia: Genndy Tartakovsky
Anno: 2012
Durata: 91 minuti

Thor: Ragnarok (2017)

Thor è alla ricerca delle Infinite Stones, breccole spaziali che danno a chi le possiede un potere infinito.

Ma a noi questo frega poco perché la ricerca di queste pietre è solo una scusa per introdurre il dio nordico dopo un paio d’anni d’assenza ingiustificata dalle scene. Un dio che ha un fratello scaltro e stronzo di nome Loki il quale, dopo aver messo loro padre, il dio Odino, in una casa di riposo, ne ha preso le sembianze per mangiare uva a più non posso.

Ma a noi questo frega poco perché il vecchio nella casa di riposo è solo una scusa per introdurre Hela, rancorosa dea della morte che si sente tradita dopo anni passati a razziare senza pietà le ricchezze d’innocenti popoli accanto al padre Odino il quale a un certo punto ha avuto un sussulto di morale salirgli dal buco del culo portando in bocca quell’acre sapore di merda chiamato “voja de sordi” che lo ha fatto smettere.

Ma a noi questo frega poco perché l’acre sapore di merda in bocca è solo una scusa per l’elite pluto-giudaica hollywoodiana per diffondere la coprofagia tra le popolazioni infantili, pubblico di riferimento di questo film, continuare a propinarci più o meno la stessa storia di supereroe che deve fermare i piani diabolici del cattivone prima che ponga fine al mondo come lo conosciamo.

E a proposito di merda: provate a cercare “coprofagia” su google images e vedrete che la maggioranza delle foto mostrano un cane.

Fatevi due conti.

Thor: Ragnarok (2017)
coprofago

Simpatica commedia a briglie ben tenute e che per questo forse soffre un po’ rispetto al film da cui trae maggiore ispirazione stilistica, ovvero Schindler’s List Guardians of the Galaxy, del quale però non sembra possedere quel quid-scalmanato in più che me lo ha fatto apprezzare maggiormente.
Il problema del film infatti è proprio questo suo essere né carne né pesce, né drammatico né violento, né lungo né corto, né rispettoso né irriverente ma semplicemente una buona centrifuga.

Non un brutto film, sia ben chiaro, ma probabilmente niente di nuovo sotto il Sole visto e considerato che ricicla modi e stili di una tonnellata di altre pellicole a loro volta neanche troppo memorabili.

VOTO:
3 Matt Damon e mezzo

Thor: Ragnarok (2017) voto

Titolo giapponese: Mighty Thor: Battle Royale
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Durata: 130 minuti

Mister Hula Hoop (1994)

Norville Barnes si è appena laureato e già si ritrova tra le fila dei disoccupati.

Arrivato nella New York di fine anni ’50 con una pietosa valigetta piena di belle speranze, questo giovane americano cerca di mettere piede nella massacrante macchina capitalista finendo inesorabilmente per rimetterci la propria stabilità, emotiva e fisica.

Dallo spaventoso ventre del reparto posta del grattacielo di una immensa società il cui presidente si è recentemente buttato dalla finestra del 44° piano, Norville viene nominato suo sostituto (fantoccio) con la certezza d’affossare i titoli azionari e permettere così una facile scalata dei rimanenti azionisti; quello che il consiglio d’amministrazione non sospetta però è che il neo-presidente Barnes ha un asso nella manica, un’invenzione semplice ed irresistibile che risolleverà le sorti della Hudsucker Industries mettendo un bel bastone tra le ruote del carro dei vincitori.

Mister Hula Hoop (1994)

Irresistibile commedia anni ’90 che pesca a pieni mani dalla golden age anni ’30 e ’40, The Hudsucker Proxy è, se non anche da un punto di vista puramente visivo, un bel capolavoro: dall’architettura fascista/deco degli enormi set agl’impeccabili costumi passando per una serie ininterrotta di recitazioni che sembrano prese dritte dritte dalla migliore screwball comedy, questo film gira talmente bene che l’abusato simbolismo del cerchio/ruota non potrebbe essere meglio azzeccato.

Nonostante alla fine dei giochi non aggiunga poi molto all’esacerbata critica al capitalismo sfrenato (ma non era questa poi l’intenzione), la visione è comunque consigliata a chiunque sia in possesso di un paio d’occhi.

Piccola nota personale: quando lo vidi al cinema, vigeva ancora la regola che se pagavi un biglietto potevi rimanere nella sala ad libitum e rivederti la pellicola due o tre volte; una fenomenale usanza che mi permise di vedere l’inizio del film che mi ero perso visto che ero entrato con una ventina di minuti di ritardo.

Ahhh, i bei tempi quando c’era lui.

VOTO:
4 lui e mezzo

Mister Hula Hoop (1994) voto

Titolo originale: The Hudsucker Proxy
Regia: Joel Coen
Anno: 1994
Durata: 111 minuti

Grimsby – Attenti a quell’altro (2016)

Sebastian e Nobby non potrebbero essere più differenti: il primo è un fichissimo agente segreto di sua maestà la porcona d’Inghilterra mentre il secondo è un patetico porcone inglese con la passione per l’alcool e le femmine grasse.

Ad unirli c’è il sangue che scorre nelle loro vene di fratelli orfani separati in tenera età nel più classico degli stili da favola (ovvero uno adottato da una ricca famiglia londinese e l’altro lasciato a marcire nella fetida cittadina di pescatori nota come Grimsby) e dopo 28 anni avranno la maniera di riappacificare gli antichi dissapori assaporando generose quantità di sperma di elefante elefanti.

Grimsby - Attenti a quell'altro (2016)

Nonostante le premesse da commedia degli eccessi in un mondo oramai eccessivo per definizione e quindi francamente passabile, questo filmetto strappa numerose risate in un groviglio di situazioni parossistiche che giocano a parodiare sia i film con le spie inglesi alla 007 che i film d’azione americani alla Jason Bourne.

Ahimè il problema è che questo filmetto è costato 35 milioni di dollari mentre ne ha incassati una ventina, un disastro insomma.

VOTO:
4 disastri

Grimsby – Attenti a quell’altro (2016) voto

Titolo originale: Grimsby
Regia: Louis Leterrier
Anno: 2016
Durata: 83 minuti

Love, Sex Aur Dhokha (2010)

Amore, Sesso e Tradimento è il titolo di questo interessante film che, sotto un velo di spensierata scopiazzatura di tutto ciò che è venuto dopo The Blair Witch Project, tratta 3 temi molto importanti (e molto sottaciuti ) della nuova India turbo-fascio-capitalista.

Il film si apre con un finto promo della finta casa di distribuzione del film stesso che, tra roboanti effetti video stile MTV anni ’80 ed errori grammaticali, prepara il pubblico alla visione di 3 storie vere catturate da telecamere digitali all’insaputa, e non, delle persone riprese.

Il voyerismo, si sa, è vecchio come il mondo ed esempi di tale genere si trovano ovunque, in occidente come in oriente (basti pensare alle miniature Mogul che ritraggono principi e principesse nei loro giardini privati mentre si intrattengono con concubine, poeti, cantori e quant’altro).
La cosa interessante di Love Sex aur Dhokha è invece il suo dito puntato contro il sistema dei media indiani, sempre più propensi a sbattere in prima pagina scandali o presupposti scandali, meglio ancora se dietro ci sono storie di amore, sesso e tradimento (a cui il titolo fa riferimento).

Il film quindi da una parte intrattiene il suo pubblico dandogli (nonostante i tanti problemi con la censura e i tagli) ciò che promette fin dal titolo e dall’altro lo colpevolizza proprio per questo.

Nel frammentre le storie parlano di un’India che (come al solito) non finisce in prima pagina, o se ci finisce lo fa alla “Novella 2000”; un’India fatta di matrimoni inter-caste, violenza, ignoranza, sopraffazione delle donne, sistema patriarcale, televisioni corrotte, giornalisti venduti, prostituzione sui set di Bollywood e chi più ne ha più ne metta.

Il regista Dibakar Banerjee invece cerca, per quanto possibile in un’India ancora molto arretrata culturalmente, di fermarsi a riflettere un minuto su quello che ci accade attorno senza che le luci dei riflettori si accendano a dargli la giusta risonanza.
Come se non bastasse poi c’è il risvolto tecnico-narrativo per cui le tre storie si svolgono (quasi) contemporaneamente e quindi i personaggi di una confluiscono nelle altre dando vita ad un tarantiano (per i più giovani) Kubrickiano (per i più vecchi) ripetersi di eventi sotto un nuovo punto di vista (quello dei nuovi personaggi che assistono alle vicende di quelli del precedente episodio).

Niente male insomma.

Titolo originale: LSD: Love, Sex Aur Dhokha
Regia: Dibakar Banerjee
Anno: 2010
Durata: 155 minuti

Kaminey (2009)

“Kaminey” in Hindi vuol dire più o meno “bastardi” e guardando questo film si rimane interdetti su quali personaggi siano effettivamenti questi fantomatici bastardi.

Sono forse i due protagonisti (fratelli gemelli, uno buono e uno cattivo)?
O forse i loschi criminali facenti capo a Sunil Bhope, un corrotto criminale estremista di destra nazionalista e xenofobo che fonda la sua carriera politica sull’odio verso gli immigrati (un evidente ritratto di Bal Thackeray, odioso politico a capo dello Shiv Sena, partito al potere in Mumbai da molti anni)?
Oppure sono tutti gli abitanti di questa sporca, corrotta e sovrappopolata città indiana?

Kaminey (2009)Il film non è male, se si considera il triste panorama cinematografico indiano.

Il coraggioso affondo allo Shiv Sena non è cosa da poco viste le maniere mafiose di questi politici.
La recitazione è accettabile (con l’attore protagonista che interpreta magistralmente i due fratelli) e i vari criminali-politici i quali appaiono sì come caricature ad un pubblico internazionale, ma che nel contesto indiano risultano normali.
Ed infine vanno elogiati alcuni bei momenti visionar-onirici (tipo la sequenza nella quale il fratello cattivo sogna di correre all’ippodromo munito di paraocchi, evidente simbolismo della sua scellerata vita che lo porterà a sbattere contro un muro)  che aggiungono un tocco sofisticato ad un film altrimenti sufficiente.

Titolo originale: Kaminey
Regia: Vishal Bhardwaj
Anno: 2009
Durata: 130 minuti

La famiglia Addams (1991)

La famiglia Addams è composta da padre Gomez, madre Morticia, figlia Mercoledì, figlio Pugsley, nonna strega, maggiordomo Lurch e mano Mano; all’appello manca lo zio Fester, amatissimo fratello di Gomez che fece perdere le tracce circa 25 anni prima per una questione di donne (siamesi).

Siccome gli Addams sono imbottiti di dindini manco fossero una banca svizzera coi soldi degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, vengono presi di mira da un trio di sporchi truffatori i quali vogliono far passare per il parente scomparso uno di loro, un energumeno dalla pelle color latte di nome Gordon il quale coltiva una passione sinistra con la madre, stronza.

La famiglia Addams (1991)
il mio sangue per un cavallo

Nati sulle pagine del New Yorker nel 1938, passati per una fortunata serie televisiva degli anni ’60 e finiti con il coronamento cinematografico anni ’90, i mostruosi Addams se la cavano molto meglio della loro caricaturale apparenza prendendo giustamente per il culo il mito della perfetta famigliola americana.

Certo, il film non brilla di luce divina, questo è poco ma sicuro; d’altra parte si ride in più punti grazie ad uno humour nero e pungente che ha nella sua faretra un paio di frecce avvelenate niente male come la gigantesca perla comica di Mercoledì che al fratello incaprettato su una sedia elettrica proferisce le seguenti parole: giochiamo a un gioco, si chiama “Esiste un dio?”.

VOTO:
4 dee

La famiglia Addams (1991) voto

Titolo originale: The Addams Family
Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 1991
Durata: 99 minuti

Mamma, ho perso l’aereo (1990)

Il piccolo Kevin McCallister viene inavvertitamente lasciato a casa dalla famiglia in partenza per Parigi e deve imparare a cavarsela da solo districandosi tra ammorbidenti per lavatrici e violenti ladri che lo vogliono vedere morto male, ma male male.

Mamma, ho perso l'aereo (1990)

Classicone di Natale dal basso contenuto glicemico (che è un bene, specialmente per una pellicola incentrata sul valore della famiglia) e prima nonché ultima grande vetrina per un giovane attore dal ciuffo biondo e dal sorriso irresistibile che è stato poi immediatamente risucchiato nel vortice hollywoodiano della notorietà troppo presto ottenuta.

Nonostante un ritmo non sempre coerente e una trama che, partendo da un’idea simpatica, arriva al traguardo col fiato corto, il film si lascia vedere e rivedere… a patto che si lascino passare svariati anni tra una visione e l’altra.

Per andare sul sicuro, premete play in concomitanza col Giubileo.

VOTO:
3 giubilo e mezzo

Mamma, ho perso l'aereo (1990) voto

Titolo originale: Home Alone
Regia: Chris Columbus
Anno: 1990
Durata: 103 minuti

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Dopo un primo tentivo di scalata al potere poco riuscita, il Führer si è reincarnato in un appetitoso animaletto alieno dalla faccina appesa e dagli occhioni da cerbiatto che fa molta presa sulla platea infantile.
Quello che però i pargoli non sospettano è che il fur-führer ne ha le palle piene del buonismo da due spicci e ha tutta l’intenzione di riprendere quel vecchio discorso sulla purezza della razza senti che mazza.

Sarà compito del Lo La Gli Le ultimo/a/i/e Jedi fermare il Quarto Reich
aeiou.

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Dopo l’apertura della nuova trilogia con un episodio rispettoso della tradizione filmica della saga stellare più famosa del pianeta Terra e cautelativamente prudente nell’introdurre elementi nuovi alla vicenda (un’opera che aveva provocato in me una scomposta sequenza di bestemmie a cani sciolti), ecco che col secondo episodio si preme ferocemente sull’acceleratore della risata nel tentativo non riuscito di svincolare il franchise da un pubblico di riferimento nello spettro autistico e consegnarlo nel più redditizio gran mercato della media aritmetica.

Joseph Goebbels l’ha definito una stupenda favola sul ciclo della vita.
Per me l’unica nota positiva è che non ho pagato per vederlo.

VOTO:
1 ciclo e mezzo

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017) voto

Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Johnson
Anno: 2017
Durata: 152 minuti

Transformers 4: L’era dell’estinzione (2014)

Dopo la battaglia di Chicago del precedente episodio, i terrestri si sono divisi tra chi ringrazia gli Autobots per l’aiuto fornito contro i Decepticons e chi non se ne potrebbe fottere di meno dei Chi e dei Come e pensa solo all’annientamento totale di entrambe le fazioni in lotta.

Nel mezzo abbiamo il nostro protagonista: un semplicione palestrato scienziato fai da te che, come l’ossimoro esistenziale che rappresenta, avrebbe fatto meglio ad essere impiegato nei campi di granturco piuttosto che come eroe per caso di una vicenda che ha dell’incredibile, nel senso che non posso credere che ho visto un tale film di merda.

Transformers 4: L'era dell'estinzione (2014)

Allora, parliamoci chiaro: queste sono 3 ore della mia vita che non mi verranno mai più restituite.
È una dura verità con la quale mi sono scontrato e sono infine giunto ad una tregua forzata.

Voi però, voi che leggete quest’articolo e siete indecisi se vedere il quarto capitolo di una serie che ha procurato più morti dell’Aviaria, voi fuggite.
Voi non dovete mai voltarvi indietro, mai, e proseguite attraverso questa valle di lacrime fino a riveder le stelle.

VOTO:
2 lacrime

Transformers 4: L'era dell'estinzione (2014) voto

Titolo originale: Transformers: Age of Extinction
Regia: Michael Bay
Anno: 2014
Durata: 165 minuti
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