Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus onnipotente papagno rotto cazzo pazzo balordo barzotto. Che botte da orbi ragazzi.
Che colori matti sullo schermo che cade in testa alle vecchie storpie.
Che multinazionali del tabacco fogne a cielo aperto ci sono in questo film fantastico senza arte né parte che consiglio caldamente a chi non esiste, cioè dio.

Cosa?
Siete ancora interessati a sapere di cosa parla questo film?!
E ‘sti cazzi non ce li mettete!?!

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Io non ho parole oltre a quelle sconclusionate che ho scritto sopra.

Una pellicola piena zeppa di scene e storie che si susseguono a rotta di collo per la paura di annoiare un pubblico irrequieto di pizzichi alle gengive sanguinanti, una sequela senza capo né coda di effetti speciali e salti piroette capitomboli spade in petto ti curo io serpe di merda sono gesuccristo risorto donna mani venose perché donne uguali uomini progresso civiltà repressione e civiltà.

Niente, scusate; non ce la faccio proprio.

Porco dio i capelli down.
Trik trak e bombe a mano.

VOTO:
2 preti e mezzo

Star Wars: l'ascesa di Skywalker (2019) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2019
Durata: 142 minuti

Vogliamo i colonnelli (1973)

Cronistoria di un colpo di stato sulla falsariga dei veri colpi di stato, italiani e non, che hanno afflitto più di un decennio di storia post-bellica.

Qui vediamo messi in scena un  gruppo di scalcinati nostalgici del Duce capeggiati da un deputato della “Grande Destra” (un immaginario partito politico chiaramente ispirato alla Destra Nazionale del fascista Almirante) che tentano di prendere possesso durante un sabato notte estivo di aeroporto, televisione e presidente della Repubblica così da beccare con le braghe calate i fiacchi apparati statali… ed esplicitando allo stesso tempo le loro frustrazioni sessuali.

Ovviamente andranno poco lontano, ma quello che non ti aspetti (se sei il tipico cittadino medio) è il risvolto politico più preoccupante che non spoilero per non rovinare la sorpresa di 50 anni fa.

Vogliamo i colonnelli (1973)

Commedia degli sgangherati nel tipico stile di Monicelli ed inaspettato monito in chiave farsesca del pericolo del ritorno all’autoritarismo novecentesco che le fragili democrazie rischiano ogni giorno.

Anche se non siamo di fronte ad un capolavoro assoluto, si deve comunque elogiare il ritmo, la verve comica e le interpretazioni.
I soggetti caricaturali difatti incarnano magnificamente le cancrene italiche che affliggevano all’epoca il nostro stivale e tra i vari spicca chiaramente l’attore sellerone Antonino Faà di Bruno, reso immortale dal personaggio del “Mega direttore clamoroso Duca Conte Piercarlo ingegner Semenzara”

VOTO:
4 duca clamorosi

Vogliamo i colonnelli (1973) voto

Titolo completo: Vogliamo i colonnelli: cronaca di un colpo di Stato
Regia: Mario Monicelli
Anno: 1973
Durata: 98 minuti

Banana Joe (1982)

Il golem Banana Joe è un pacifico orfanello alto 2 metri e pesante un paio di quintalate che commercia banane in un indefinito paese sudamericano; ogni settimana Joe prende il suo barchino di legno e trasporta le banane del suo povero villaggio di Amantido fino alla cittadina di Limas, dove scambia il suo carico con generi di prima necessità come farina, uova e medicinali.

Il suo sogno nel cassetto sarebbe impiantare una scuola ad Amantido per i tanti bambini analfabeti del villaggio a cui lui ha contribuito personalmente sfornandone una dozzina; quello che invece arriverà sarà il turbo capitalismo, nella figura del corrotto industriale Torsillo, un impomatato mafiosetto disposto a corrompere ministri e polizia pur d’impiantare la sua moderna industria di confezionamento banane e addirittura un casinò in mezzo al primitivo villaggio di Banana Joe.

Da qui le disavventure di un enorme candido sudamericano alle prese con il logorio della vita moderna.

Banana Joe (1982)

Simpaticissima commedia tutta incentrata sui buoni sentimenti (ed alcuni argomenti populisti quali valori tradizionali, politici corrotti, froci marpioni e scuola pubblica) che rendono il film godibile, anche grazie alla verve comica del suo burbero protagonista dal cuore d’oro.

Non si tratta certo di un capolavoro e nemmeno di un gioiello della commedia all’italiana, ma a distanza di tanti anni conserva una freschezza inaspettata… perché purtroppo le ingiustizie esistono ancora e il sol dell’avvenire non è ancora arrivato.

VOTO:
3 sol dell’avvenire e mezzo

Titolo serbo: Banana Džo
Regia: Steno (Stefano Vanzina)
Anno: 1982
Durata: 96 minuti

Natale in crociera (2007)

Paolo è un vecchio allupato di fregna che neanche Berlusconi dei bei tempi e non perde occasione per scoparsi la giovane amante sudamericana Magda, una statuaria donna con un culo da passerella e un cervello da pollaio.

Finito in crociera assieme alla suddetta gallina buciona e al cognato depresso sull’orlo del suicidio, il nostro simpatico protagonista deve riuscire a destreggiarsi tra i due senza che l’uno scopra (e scopi) l’altra, come nella migliore tradizione della commedia degli equivoci.

Contemporaneamente, un giovane uomo e una giovane donna che si odiano a morte sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco quando scoprono d’essere testimoni di nozze dei rispettivi amici.

Natale in crociera (2007)

Nonostante sia un film becero, stupido e privo d’ogni valore artistico… a me m’ha fatto ride.

Sia chiaro: non andrei mai al cinema a vedere una roba del genere (a meno che non sia sotto effetto di stupefacenti) e provo il più grande dei conati di vomito al solo pensiero che questo tipo di merda primeggi ai box office italici, però devo anche avere l’onestà intellettuale nell’ammettere che i tempi comici ci sono tutti; le situazioni, nel loro essere scontate, sono anche dei grandi classici che giocoforza finiscono per strappare quel mezzo sorriso; e poi devo sottolineare che per tutto il film serpeggia una certa vena sadica e maligna che non guarda in faccia al prossimo.

Vecchie bastonate, gente presa a cazzotti in bocca, polli dati alle fiamme, sangue che sgorga da nasi fratturati; di elementi per irridere l’insensatezza della vita ce ne sono in abbondanza e proprio sotto questa particolare ottica si può quasi valutare l’intero film, ossia: l’edonismo più sfrenato prima della probabilità di tornare ad essere cenere.
E quando Christian De Sica decide di punto in bianco di usare la parola biscia al posto di lesbica, come se i due termini fossero sinonimi intercambiabili, non si può non provare un leggero senso di spaesamento molto godibile all’altezza del basso ventre.

Insomma, la volgarità assume tutt’altro valore a seconda del contesto e dell’intenzione… un po’ come quando il filosofo greco Aristippo, nell’ammirare una splendida casa con un magnifico pavimento, scatarrò in faccia al suo compare in mancanza d’un posto più adatto.

VOTO:
2 bisce e mezza

Natale in crociera (2007) voto

Titolo mio: Lo stronzo in mezzo al mare
Regia: Neri Parenti
Anno: 2007
Durata: 105 minuti

Arizona Junior (1987)

Herbert I. McDunnough rapina i convenience store americani armato di una pistola scarica.
Perché lo fa?
Semplice: perché è una testa di cazzo.

E tanto basta a far innamorare la poliziotta Edwina con la quale convola a (in)giuste nozze per poi trasferirsi in mezzo al deserto nel tentativo d’isolarsi dal resto del mondo e così procreare una progenie con la quale insozzare la genetica umana.
Ma i due profanatori di acido desossiribonucleico hanno fatto i conti senza l’oste: Edwina è sterile come una sala operatoria ed Herbert ha una fedina penale talmente lunga che gli è impedito adottare persino un cinese col cuore cresciuto fuori dal petto.

La soluzione?
Semplice: rubare un bambino a chi ne ha già 5.

Arizona Junior (1987)

Commedia molto folle e un po’ ostica da digerire per chi ama la compiutezza narrativa.

C’è indubbiamente della buona carne al fuoco: gli attori recitano bene le loro parti caricaturali, le gag si susseguono a piè sospinto e il ritmo è frenetico… eppure un pochino alla fine ci si annoia in questo turbine di situazioni grottesche e surreali che sembrano costruite più per stupire un pubblico da fiera che per intrattenere un pubblico d’essai.

VOTO:
3 fuochi

Arizona Junior (1987) voto

Titolo originale: Raising Arizona
Regia: Joel Coen
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

Sing (2016)

Un koala truffaldino che meriterebbe d’essere preso per le grande orecchie e messo tra le fiamme in Australia a piangere lacrime amare per il resto della sua breve vita è il protagonista di una storia “educativa” per i più piccini e per gli sventurati adulti costretti loro malgrado a fare da statuine accompagnatorie ai piccoli pargoli piantagrane.

La storia è semplice: ‘sto koala decide di mettere su un concorso musicale con ricco premio finale (che non possiede) per tentare un ultimo estremo salvataggio del teatro che per due soldi al mercato suo padre comprò.
In questa sua impresa degna di Canale 5, sarà aiutato da un drappello di aspiranti famosi che staranno a rappresentare ogni possibile segmento demografico del pubblico pagante.
E credetemi, di pubblico pagante ce n’è stato ce n’è e ce ne sarà.

Sing (2016)

Ma che ve lo dico a fare?

Lo sapete già:

fa cacare.

VOTO:
2 koala

Sing (2016) voto

Titolo rumeno: Hai sa cantam!
Regia: Garth Jennings
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

Shazam! (2019)

Billy Batson, un adolescente molto ribelle che non riesci a tenerlo in una casa famiglia per più di una settimana perché lui vuole uscire per andare a cercare la madre biologica che tanti anni or sono l’ha “perso” ad una fiera di paese e che magicamente non è stata mai trovata/contattata dalle autorità (in)competenti, si troverà magicamente a che fare con un vecchio mago rasta che sta disperatamente “cercando la sua Amy” ovvero lo spirito puro al quale passare i suoi formidabili poteri prima che la morte non gli permetta più di contenere le mostruose bestie rappresentanti i sette peccati capitali che hanno recentemente preso dimora dentro l’occhio di un ricco figlio di papà ossessionato dal cazzo altrui, reale e metaforico.

Shazam! (2019)

Tutto chiaro fino a qui?

Bene, perché io invece mi sono stufato presto a seguire questa trama sottesa di stronzataggine bambinesca molto buona a vendere un prodotto oggettivamente confezionato coi fiocchi, ma che inspiegabilmente non ha sortito gli effetti desiderati al botteghino.

Difatti è incredibile che il miglior film dell’universo DC (che fa cacare e quindi ci voleva poco ad essere il migliore) sia anche il film dell’universo DC che ha incassato di meno…

…e questo mi ha fatto incazzare molto.

VOTO:
3 casso e mezzo

Shazam! (2019) voto

Titolo di sceneggiatura: Billy Batson and the Legend of Shazam!
Regia: David F. Sandberg
Anno: 2019
Durata: 132 minuti

Strafumati (2008)

Dale Denton è un venticinquenne fattone in sovrappeso che, non si sa bene perché, riesce a fottersi una liceale 18enne, peperina e molto bona.

Non domo dell’incredibile botta di culo capitatagli tra capo e collo, Dale riesce però a ficcarsi in mezzo a un guaio più grande di lui quando assiste suo malgrado all’omicidio di un criminale asiatico per mano del signore della droga Ted Jones.

Affiancato dal suo spacciatore di fiducia (e riforniti di una dose massiccia di marijuana di prima qualità, da cui il titolo originale) i due daranno un colpo al cerchio e una alla botte scappando dai sicari di Ted e seguendo al contempo la pista che li condurrà ad un finale dal sapore epico.

Strafumati (2008)

Tipica commedia che si gusta meglio da strafatti che da stralucidi.

Le interpretazioni sono simpatiche (meno Seth Rogen e più James Franco che, col suo fare gentile, appare come un moderno Candido) e il ritmo incalzante fa poi il resto.
Certo, non siamo nemmeno lontanamente dalle parti di qualsivoglia capolavoro, ma il film si lascia vedere anche e soprattutto per la sua dichiarata intenzione di cazzarare… e in un mondo di pipparoli che si credono geni non è poi così scontato.

VOTO:
3 pipparoli

Strafumati (2008) voto

Titolo originale: Pineapple Express
Regia: David Gordon Green
Anno: 2008
Durata: 111 minuti

C’era una volta a… Hollywood (2019)

E’ il 1969 ed è la fine dell’epoca d’oro del cinema Hollywoodiano: quando gli Studios comandavano il mercato e la libertà artistica era fortemente ristretta.

Nuovi autori si stanno affacciando, molti europei che portano strambe ed innovative idee dentro un mercato un po’ raffermo, la rivoluzione giovanile batte i pugni sulle porte di mezzo mondo e in un tutto questo turbine d’eventi grandi come una casa, il nostro protagonista Rick Dalton, una volta famoso per una serie tv western ed ora ridotto a particine episodiche che lo stanno facendo scivolare sempre più dentro un vortice di mediocrità ed oblio, si ritrova al bivio della vita: lasciare con dignità un campo di battaglia troppo cruento per le sue misere doti artistiche oppure ostinarsi e finire ubriaco sui set di film di serie z diventando materiale di derisione per gli Youtubers che verranno decenni dopo a farsi grosse risate ignorando completamente il profondo dolore di uomini fatti credere d’esser speciali dalla più grande macchina propagandistica mai esistita ed invece miseri esempi dell’insensatezza della ricerca dell’immortalità.

Rick Dalton e il suo fidato stuntman di fiducia che gli fa da tuttofare, visti anche i tempi di magra cinematografica, si troveranno loro malgrado nel mezzo del famosissimo casino sanguinolento della famiglia Manson ai danni della moglie di Roman Polanski, Sharon Tate… aggiungendo farsa a tragedia.

C'era una volta a... Hollywood (2019)

Giro di valzer per una serie di personaggi che vengono nutriti evidentemente di profondo affetto dal regista feticista dei piedi più famoso della storia e lettera d’addio d’arrivederci ad un’epoca statunitense molto naive e molto infantile finita per molti versi tragicamente.

Tragicamente, nel caso specifico, per l’assurda carneficina perpetrata da quei folli della famiglia Manson, un gruppo di ragazzi sbandati capeggiati da un assurdo psicopatico chiamato per l’appunto Charles Manson.

Si dà il caso infatti che Charles Manson fosse convinto dell’esistenza di messaggi segreti nel White Album dei Beatles; messaggi diretti a lui e al suo gruppo di fulminati che preannunciavano un’imminente apocalisse razziale che avrebbe scombussolato le maggiori città americane (soprannominata Helter Skelter) e il nostro beneamato Charles voleva facilitarla con una serie di assassini di famosi ed importanti bianchi convinto che poi la comunità nera sarebbe stata accusata degli stessi. Successivamente la divisione all’interno della comunità bianca tra razzisti e non razzisti avrebbe dato la vittoria agli afro-americani mussulmani (!?!) che, in quanto inferiori, sarebbero poi stati facile preda della famiglia Manson la quale avrebbe quindi preso il potere degli Stati Uniti guidando la fine della rivolta nella città del Pozzo senza fondo, una città nascosta sotto la Valle della Morte.

“Coddio” direte voi.
“Coddio” dico io. Certa gente è matta per davvero!

Il film è ovviamente girato da (cod)dio e tutto risulta piacevole (meno alcuni inutili inserti posticci di Leonardo DiCaprio che sembrano usciti dritti dritti da una puntata de I Griffin), ma il tutto lascia in bocca meno di quello che ci si aspetterebbe da una tale operazione artistica.

Certo, bello Bruce Lee che racconta stronzate ad un gruppetto di lavoratori come Carlo Verdone raccontava ai barellieri del San Camillo di quando un cinese s’era buttato da Ponte Milvio che quando l’avevano ripescato 20 giorni dopo e poggiato sulla banchina aveva fatto “Plof” come quando te pijano ‘na medusa e ta ‘a tirano dietro ‘a schiena pe’ fatte no scherzo, ma forse questa volta la sua solita operazione meta-cinematografica non ha sortito il solito effetto dirompente.

VOTO:
3 Tarantino succhia dita dei piedi e mezzo

C'era una volta a... Hollywood (2019) voto

Titolo originale: Once Upon a Time in Hollywood
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2019
Durata: 161 minuti

Jack Reacher: La prova decisiva (2012)

Pittsburgh è famosa sia per gli zombie di George Romero che per i cecchini infami che sparacchiano come cani randagi 5 sconosciuti in riva al fiume dall’alto del ventesimo piano di un palazzo sulla riva opposta.

James Barr, reduce della guerra del Golfo dall’istinto omicida, è accusato di questi 5 omicidi perché tutte, TUTTE, dico TUTTE le prove sono contro di lui… ma Jack Reacher, un ex maggiore della polizia militare, la pensa altrimenti: sembra tutto troppo perfetto, tutte le prove al loro posto, tutti che votano Salvini.

Qua sotto c’è la mano dei bolscevichi, o dei gatti lunari, o dell’ex ministro del MIT Pietro Lunardi.

Jack Reacher (2012)

Un sufficiente per questo filmetto d’azione tratto da una famosa serie di libretti buoni a far viaggiare con la mente gli impiegati ministeriali e una manata in bocca a me che mi ostino a perseguire la facile strada della perdizione satanica con questa cinematografia di quart’ordine che ti trastulla i genitali con le trame semplici, le battute semplici e le persone semplici.

In tutto questo, trovo però insolitamente piacevole la presenza nel ruolo di antagonista del placido Werner Herzog, famoso regista tra i protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco, che io dico ma come cazzo ti viene in mente ti servono forse i soldi per bucarti tra le dita dei piedi werner no perché se è così parliamone?!

VOTO:
3 Lunardi

Jack Reacher (2012) voto

Titolo cileno: Jack Reacher: Bajo la mira
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2012
Durata: 130 minuti

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)

Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America (se non sapete il nome, andate su Wikipedia), oltre ad aver condotto gli stati del nord alla vittoria contro quelli del sud nella sanguinosa guerra civile americana (guerra che, tra il 1861 e il 1865, fece più di 2 milioni di morti), fu anche un avido cacciatore di vampiri.

Ma come? Non lo sapevate?!

Beh, ovviamente la colpa è della cospirazione pluto-pippo-giudaica e di quei rettiliani che non vogliono far sapere quanto le nostre società civili siano infettate dal morbo giudio nel senso di Giuda che vendette nostro signore Gesù Cristo per 30 denari sonanti dirin din din e quanto il valoroso presidente passato alla storia come il liberatore degli schiavi neri americani abbia anche salvato l’Unione da una marea di non morti.

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)
prendi questo, mutato figlio di puttana

Interessantissimo revisionismo storico cinematografico (da far invidia a Renzo De Felice) che, in puro stile americano, se ne fotte della realtà dei fatti e della tradizione per andare invece a riscrivere una pagina più che dibattuta all’interno della società statunitense, quella che vide contrapporsi le giovani colonie americane a suon di baionette e cannonate.

La veste grafica è ottima, come pure le scene d’azione; quello che manca però è un vero filo narrativo visto che in più di un’occasione si avvertono salti spazio-temporali, forse dovuti a grossolani tagli in fase di montaggio, che lasciano parecchio amaro in bocca allo spettatore che abbia la saporita voglia d’assopirsi pigramente di fronte allo schermo.

Ma in verità io vi dico:
pensate se da noi venisse fuori uno con l’idea di mettere in scena un Camillo Paolo Filippo Giulio Benso conte di Cavour assetato di vendetta per la morte di un familiare e che, armato d’ascia lunga un metro, faccia man bassa di satanassi fracassandogli la capoccia e sbudellandone gli addomi.
Ma v’immaginate gli interminabili dibattiti intellettualoidi?

VOTO:
3 Cavour

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012) voto

Titolo originale: Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2012
Durata: 105 minuti

Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti