I dinosauri: 1° stagione (1991)

Earl Sinclair è un megalosauro antropomorfo che vive la vita del perfetto coglione sottoposto dentro una società classista e piramidale che lo fa uscire di capoccia ogni giorno.

L’unico sfogo di questo dinosauro qualunque resta il pestare di botte moglie e figli quando torna a casa la sera, colmo d’alcol e urina, prima di defecare in un generoso atto d’amore sopra l’infante di casa, il piccolo Babymerda.

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Me lo ricordavo molto meglio.
E come me, sicuramente anche te che sei cresciuto a pane e ceffoni avevi un’idea edulcorata e quasi fantastica di questo mondo pupazzoide al cui interno navigavano personaggi deformed dal gran sorriso.

E invece niente: siamo di fronte all’elogio dell’abuso domestico, del più vile servilismo cattolico impregnato di odio razziale.
Questo telefilm andrebbe segnalato al Moige e cancellato dal ricordo umano in una dannatio memoriae senza fine che lo elevi ad agnello sacrificale di una società sull’orlo della decadenza post-adolescenziale.

E comunque è abbastanza noioso.

VOTO:
2 Publius Septimius Geta

I dinosauri: 1° stagione (1991) voto

Titolo originale: Dinosaurs
Creatori: Michael Jacobs, Bob Young
Stagione: prima
Anno: 1991
Durata: 5 episodi da 25 minuti

I Am Here…. Now (2009)

Dopo aver abilmente hackerato il mondo intero nel grottesco film precedente, Neil Breen compie un passo ulteriore mettendoSi in scena come dio sceso in terra, letteralmente.

Ebbene sì, lui è un Gesù cibernetico dai piedi rugosi e senza un briciolo d’intelligenza; un creatore di mondi che, disgustato dalle sue creature, diventa uno spietato devastatore di civiltà.

I Am Here.... Now (2009)

Ma cosa volete che vi dica?

E’ un film assurdo girato senza permessi tra il deserto del Nevada, dove la mafia sotterra i cadaveri, e una Las Vegas senza pietà per i disabili, spinti a terra con violenza da immigrati greci a cui Neil Breen cava gli occhi.

Con sì e no 45 minuti di girato Neil ha voluto ricavare un’ora e mezza di tortura cinese riciclando le stesse inquadrature più e più volte con l’effetto di farmi uscire di capoccia in svariate occasioni.
E neanche la visione dei culi di un paio di battone da marciapiede ha potuto salvarmi dal proferire le mie care bestemmie.

VOTO:
1 marciapiede

I Am Here.... Now (2009) voto

Titolo russo: Я уже здесь
Regia: Neil Breen
Anno: 2009
Durata: 87 minuti

Darby O’Gill e il re dei folletti (1959)

Nell’Irlanda rurale del 19esimo secolo vive l’ubriacone Darby O’Gill che se ne va in giro per il villaggio raccontando a tutti degli omini che abitano la collina vicina ai quali vuole sottrarre a tutti i costi le segrete ricchezze; il tutto, mentre Sean Connery canta la sua passione per l’amore pubescente.

Sbeffeggiato dal loro re Brian Connors e afflitto da una cirrosi epatica niente male, Darby tenterà il colpaccio con i famosi 3 desideri da esprimere una volta catturato un leprecauno… ma non è tutto oro quello che luccica.

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959)

Carinissimo vecchio film che in Italia è arrivato tanti ma tanti anni più tardi; tanto che ci crebbi io che sono nato addirittura dopo la morte di alcuni degli attori protagonisti.

Effetti speciali da paura (per l’epoca), un simpatico folletto da prendere a calci in pancia e una sequenza molto spaventosa verso l’epilogo fanno di Darby O’Gill un ottimo esempio di come si cucinano i carciofi alla romana.

O forse mi sbaglio.

VOTO:
3 carciofi e mezzo

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959) voto

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People
Regia: Robert Stevenson
Anno: 1959
Durata: 93 minuti
Compralo: https://amzn.to/3trtFnT

Ecotherapy Getaway Holiday (2014)

Durante una banale scampagnata organizzata, 7 donne vengono abbandonate nella foresta dalla loro pusillanime guida che avrebbe dovuto condurle verso delle micragnose cascate.

Le signore però non rinunceranno alla visione della fica da vicino e, dopo aver dormito sotto le stelle, essersi cibate di serpenti ed aver confessato le reciproche tristezze, giungeranno ad una migliore consapevolezza di sé stesse.

Ecotherapy Getaway Holiday (2014)

Film vagamente femminista, considerando la cultura profondamente maschilista che domina il Giappone, ma che a conti fatti non è altro che una spolverata di storie di donne al bivio che si lamentano di non avere un uomo.

Non passa quindi il Bechdel test.

VOTO:
3 Alison Bechdel

Ecotherapy Getaway Holiday (2014) voto

Titolo originale: 滝を見にいく – Taki wo mini iku
Regia: Shuichi Okita
Anno: 2014
Durata: 88 minuti

Sumikkogurashi: Good to be in the corner (2019)

I Sumikko Gurashi (traducibile in “vita all’angolo”) sono una serie di personaggi creati da una compagnia di giocattoli al solo scopo di agganciare al suo merchandising una folta schiera di depensanti con crisi infantili.

In questo lungometraggio animato, il drappello di pedofantastici pupazzi si ritrovano loro malgrado dentro un libro pop-up al cui interno vive un pulcino abbandonato alla disperata ricerca di amici che troverà momentaneo ristoro nei loro orifizi anali mentre il pubblico tenterà in ogni modo di evirarsi con un paio di bacchette.

Questa è roba grave signori, roba grave per davvero.

VOTO:
2 bacchette

Sumikkogurashi: Good to be in the corner (2019) voto

Titolo originale: 映画 すみっコぐらし とびだす絵本とひみつのコ
Regia: Mankyu
Anno: 2019
Durata: 65 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kJ9xKI

Kick-Heart (2013)

La folle storia d’amore tra i lottatori professionisti Romeo e Juliet, in arte “M l’uomo mascherato” e “Lady S”, è tanto potente quanto devastante, come la nostra benemerita eroina.

Simpaticissimo e frenetico cortometraggio psichedelico che da una parte cita L’uomo tigre, con la sua storia del wrestler che aiuta l’orfanotrofio dei poveracci, e dall’altra porta fin sulla Luna un’animazione alla Yellow Submarine.

VOTO:
4 uomini mascarati

Kick-Heart (2013) voto

Titolo originale: キックハート
Regia: Masaaki Yuasa
Anno: 2013
Durata: 12 minuti

Drawer Hobs (2011)

Noeru è una giovane impiegatucola di un call center che guadagna quel tanto da permetterle di sognare ogni giorno di smettere di lavorare.

Siccome però questo cortometraggio non ha alcun valore politico, l’impiegata del call center in questione non tira su una rivoluzione per tagliare la testa ai maiali borghesi, ma riceve in dono dalla madre una cassettiera magica con all’interno Masa, Jirokichi, Daigoron, Hanpei, Tae e Yuki; 6 lavoratori minorenni che la aiuteranno a scaricare sul più debole le fatiche del proletariato contemporaneo.

Il cortometraggio è caruccio e non me la sento di blastarlo, ma siamo ben lontani da ogni velleità artistico-morale.

VOTO:
2 velleità e mezzo

Drawer Hobs (2011) voto

Titolo originale: たんすわらし。- Tansuwarashi
Regia: Kazuchika Kise
Anno: 2011
Durata: 24 minuti

Dance with Me (2019)

Shizuka Suzuki è una stronza.

E’ una stronza che vuole imparare a ballare bene, ma non vuole ammetterlo a sé stessa e quindi si mangia la vita in ufficio nascondendo la sua solitudine interiore dietro diagrammi e riunioni aziendali con un gruppo di uomini attempati che non sanno cosa sia muoversi e divertirsi.
Poveri stolti.

Fortuna che a rimescolare le carte in tavola arriva un vecchio imbonitore con la dentiera, una giacchetta sgargiulla che levati di torno e una sciatalgia incipiente che, grazie alla sua magia da 4 soldi, degli anellini da 50 yen e 100 grammi di coca tagliata male, trasformerà la stronza in un pericolo ambulante ballerino, domabile unicamente con una sana e vecchia dose di ceffoni.

Dance with Me (2019)

Una pena.

Una pena di film che io maledico il giorno che mi hanno spinto a vedere questa cacata immane disegnata a fior di pennello sanguinolento per le donnette giapponesi che sognano il principe azzurro, ma poi lo rifiutano perché sono donne indipendenti che comprano le loro scarpette rosse di merda su Amazon; il tutto mentre si masturbano con un cocomero fradicio.

Vi odio.
Vi odio tutti.

VOTO:
1 cocomero e mezzo

Dance with Me (2019) voto

Titolo originale: ダンスウィズミー Dansu Wizu Mi
Regia: Shinobu Yaguchi
Anno: 2019
Durata: 103 minuti

Norman the Snowman: The Northern Light (2013)

Un giovincello tutto pepe con la matta fregola di scoprire il mondo si rende conto di avere due gambe e quindi, di nascosto da sua madre, s’intrufola in un vagone merci diretto verso le lontani terre del nord per dare voce a quel demone interiore chiamato adolescenza.

Ad aiutarlo ci sarà Norman il pupazzo di neve, il suo fidato amico immaginario sacco di merda che tenterà in più occasioni di venderlo al mercato nero degli schiavi sessuali minorenni per i principi sauditi.

Dagli stessi autori di Gon, the Little Fox, Norman the Snowman condivide con quest’ultimo sia i lati positivi, una buona realizzazione tecnica e una certa poeticità, che quelli negativi, tipo che ci sono dei momenti totalmente stranianti che uno si ritrova ad urlare verso lo schermo robette tipo “dio cristo, muoviti per la madonna in croce!”.

Cosucce così insomma.

VOTO:
2 schiavi minorenni e mezzo

Norman the Snowman: The Northern Light (2013) voto

Titolo originale: ノーマン・ザ・スノーマン~北の国のオーロラ~
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2013
Durata: 25 minuti

Project Dreams: How to Build Mazinger Z’s Hangar (2020)

L’azienda Maeda è un’importante compagnia di costruzioni giapponese specializzata in grandi opere, tipo le maestose dighe che riforniscono il paese del Sol levante di preziosa energia per guardare gli anime in TV.

Siccome la competizione comincia a farsi alta e le commissioni scarseggiano, viene affidato un compito speciale ai 5 componenti del reparto Fantasy Marketing della Maeda: progettare l’immenso hangar sotterraneo dal quale partiva una delle più famose creazioni del grandissimo maestro Go Nagai, il robot Mazinga Z.

Simpatica e stralunata commedia che piacerà solamente a chi è particolarmente addentro il senso dell’umorismo giapponese, strano misto di assurdo ed infantile, ma che inaspettatamente sfodera una certa qual dose di precisione tecnica nell’elencare le numerose difficoltà che un team di costruttori incontrerebbe nel realizzare una di quelle costruzioni mastodontiche che poi vengono distrutte in un batter d’occhio in quei mitici reperti umani chiamati cartoni animati giapponesi.

Peccato per la solita misoginia nipponica che vede le donne solo in 3 modi: devote e riservate compagnie del focolare, malefiche puttane assetate di sperma e sangue o perfette sceme con la bolla al naso (come in questo caso).

VOTO:
3 mastodonti

Project Dreams: How to Build Mazinger Z's Hangar (2020) voto

Titolo originale: 前田建設ファンタジー営業部 – Maeda Construction Fantasy Sales Department
Regia: Tsutomu Hanabusa
Anno: 2020
Durata: 115 minuti

Wet Hot American Summer (2001)

E’ il 1981 e al campo estivo Firewood c’è un gruppo di adolescenti che vivono un’estate fantastica all’insegna dell’amicizia, dell’odio e della scoperta sessuale.

Ci saranno bambini in pericolo di vita, ci saranno maratoneti etiopi che giocano a ruba bandiera, ci saranno satelliti che cadranno in testa a malcapitati, ci saranno sudatissimi omosessuali che s’inculeranno a manella, ma quello che mancherà sempre è un demone di nome Pazuzu che viene a rubarti l’anima mentre dormi nel lettino caldo con accanto un bicchiere d’acqua poggiato sul comodino che se non stai attento Pazuzu te lo rompe in bocca e poi ti sgozza con le schegge di vetro.

Stronzo.

Wet Hot American Summer (2001)

Simpatica commedia che parodia il genere “adolescenti al mare/scuola/campeggio” abbastanza in voga negli anni ’80 (avete presente Animal House o Porky’s ?) con risultati a tratti soddisfacenti e ad altri fantastici.

Difatti, vedere i protagonisti sfondarsi di cocaina, scippare una vecchia durante l’ora di svago alla locale cittadina o gettare un minorenne giù dal furgone è roba che ti lascia di stucco mentre tenti disperatamente di trattenere un’eiaculazione da folle fremito per siffatta visione .

VOTO:
4 vecchie

Wet Hot American Summer (2001) voto

Titolo greco: Ygro, kafto, Amerikaniko kalokairi
Regia: David Wain
Anno: 2001
Durata: 97 minuti
Compralo: https://amzn.to/2ZwdJ6Q

The Kid Detective (2020)

Quando era un bambino, Abe Applebaum si divertiva a fare il detective cittadino risolvendo i piccoli misteri di Willowbrook.

Collanine scomparse, criceti persi nei meandri anali e gelatini truffaldini erano il suo pane quotidiano; tutto a posto insomma, una vita al massimo o al massimo una vita mediocre del cazzo, fino a quando però a scomparire non è stata la sua amica/segretaria Gracie Gulliver.

Da quel momento Abe ha smesso di crescere (crescere emotivamente, non il cazzo, perché quello è cresciuto… credo… non gliel’ho visto ma suppongo di sì) ed il suo slancio carrieristico da rampante figlio di puttana yankee ha subito un arresto da polizia americana su cittadino nero.

The Kid Detective (2020)

Sorprendente piccola pellicola che parte come una puntata di Piccoli brividi e finisce come Il silenzio degli innocenti, ma senza travestiti decapitati.
Peccato.

Se si passa sopra una paio di frangenti leggermente sottotono nella parte centrale, questo film ha dalla sua tutte le caratteristiche per renderlo un’eccezionale bombetta da piantare nel culo dei vostri avversari politici da vedere così esplodere in mille rivoli di sangue e merda.

Fior di sangue per Giancarlo!

VOTO:
4 travestiti

The Kid Detective (2020) voto

Titolo portoghese: O Miúdo Detetive
Regia: Evan Morgan
Anno: 2020
Durata: 100 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ajlqna