Pam & Tommy (2022)

Negli anni ’90 è successo che Pamela Anderson, famosa per aver interpretato la puppona bionda in Baywatch,  e Tommy Lee, famoso per avere un cazzo di dimensioni intimidatorie, fecero un filmino amatoriale molto zozzo che poi finì per vie misteriose nelle mani di milioni di persone sotto forma di VHS pirata.

Qui si racconta tutto quello che (forse) c’era prima, durante e dopo quest’evento pornografico; tra drammatizzazioni inevitabili e altre meno.

Pam & Tommy (2022)

8 episodi freschi freschi su un argomento zozzarello, ma che di zozzarello hanno ben poco, se tralasciamo qualche scorcio di zinne rifatte e un cazzo-grillo parlante.

Buono il ritmo e buone le interpretazioni, con Pamela e Tommy quasi identici agli originali, e un Seth Rogan che spicca per la proverbiale naturalezza con cui sfagiola le sue battute.

Tutto molto bello e tutto molto giusto, se non fosse che la serie subisce un radicale cambio di passo verso la merda quando dal terzo episodio in poi vengono messe alternativamente alla regia 3 donne.
Da quel momento in poi ogni episodio perde d’ironia, di vivacità intellettuale e vira completamente verso una pietosa quanto banalissima apologia del femminismo da quattro soldi, o per meglio dire falso-femminismo, tipico delle donnine perbene di buona famiglia che pensano d’essere tanto progressiste quando ti dicono che esiste il patriarcato e che gli uomini fanno schifo.

A cogliere le patate dovete finire, inutili bocchinare parioline.

VOTO:
3 inutili bocchinare parioline

Pam & Tommy (2022) voto

Titolo taiwanese: 潘與湯米 (Pān yǔ tāng mǐ)
Creatore: Robert Siegel
Durata: 8 episodi da 45 minuti

Class Action Park (2020)

Documentario molto carino che ripercorre la stramba storia anni ’80 di come un imprenditore americano senza scrupoli, dopo aver depredato ignari piccoli investitori a Wall Street con tecniche di “pump and dump”, se ne sia uscito con l’idea malsana di costruire un parco di divertimenti acquatico al cui interno regnavano le regole del liberismo, ovvero che non ci sono regole e se te ne esci col collo rotto sono cazzi tuoi perché la vita è tua e io non voglio averci niente a che fare dopo che ti ho spillato 20 dollari per il biglietto d’entrata.

E tutto questo menefreghismo al limite della sociopatia lo chiamo “libertà” cosicché ti convinco a parteggiare per me che sono il tuo crudele padrone.

Coglione.

Molte riprese d’epoca e molto dolore dei familiari coinvolti fanno da contorno a quello che sembra essere un bel tutto nella realtà parallela del 1985 di Biff Tannen.

VOTO:
3 Biff Tannen e mezzo

Class Action Park (2020) voto

Titolo canadese: Action Park: À vos Risques et Périls
Regia: Seth Porges, Chris Charles Scott III
Durata: 1 ora e 30 minuti

Noi e la Giulia (2015)

3 falliti pensano bene di aprire un agriturismo trasformando un vecchio casale che si erge in terra di camorristi in un posto per fricchettoni che fanno yoga nel cortile mentre viene servito loro del vino di merda per intontirli e farli ridere della loro vita da stronzi.

Un piano perfetto, un piano giusto, un piano papagno; eppure i camorristi chiedono il pizzo balordo e tu non gli vuoi dare i soldi che hai rubato ai fricchettoni per farti le canne in bagno e le pippe in balcone. NO NO.

No, tu i soldi te li vuoi tenere… a costo di rinchiudere i camorristi nel seminterrato e seviziarli con la corrente elettrica sparata sui coglioni mentre si cacano sotto dalla paura e i cani urlano e sbavano a un centimetro da loro cazzo.

Sangue, lacrime, disperazione; sembra un film di Checco Zalone e invece è Noi e la Giulia, un film per famiglie.

Noi e la Giulia (2015)

Pellicola divertente e senza pretese che si pone su un livello leggermente superiore alla solita storiella sui drammi esistenziali dei 30enni italiani grazie ad una sua certa dose di candore idiota, probabilmente direttamente ereditato da chi lo ha realizzato.

Banalità a palate, recitazioni da sberle e un finale pensando d’essere Truffaut sono gli ingredienti giusti per passare una serata in pace con il tuo dio. Quello con le orecchie da porco.

VOTO:
3 orecchie

Noi e la Giulia (2015) voto

Titolo inglese: The Legendary Giulia and Other Miracles
Regia: Edoardo Leo
Durata: 1 ora e 55 minuti
Compralo: https://amzn.to/3wvvkO4

Tolo Tolo (2020)

Checco Zalone è pieno di debiti perché continua a fare una scelta imprenditoriale disastrosa dopo l’altra fino a quando, arrivato alla cifra di quasi mezzo milione d’euro, l’unica alternativa rimasta è andare a misurare il cazzo a tutti i cannibali del Congo.

Finito in mezzo ad attacchi terroristici e messosi in testa di sfruttare la sua presunta morte per sfuggire al fisco, Checco intraprende la tremenda traversata sahariana dei migranti africani per giungere in Europa da illegale e rifarsi una vita in Liechtenstein.

Un piano geniale, che dico, fantastico, ma no meglio, una cazzata pazzesca.
E infatti finiscono presto per subire tutte le storture del mondo: furti, stupri, annegamenti e disfatte morali senza però finire mai zampe all’aria, perché siamo pur sempre di fronte ad una commedia.

Tolo Tolo (2020)

Ci sono poche a questo mondo che evidenziano quanto dio non esista e tra tutte sicuramente spicca il fenomeno Checco Zalone.

Va detto forte e chiaro che i film di e con Luca Pasquale Medici, vero nome dell’orribile personaggio pugliese tanto amato dal pubblico italiano, sono certamente semplicioni e buonisti, con tutta la loro finta anti-retorica che vorrebbe andare contro ma che invece è ben incanalata come lo era il cazzo di Raimondo Vianello dentro la vagina di Sandra Mondaini, eppure non sono mai brutti o fatti male o stupidi o detestabili in ogni loro parte.

I messaggi che lanciano sono persino in alcuni frangenti condivisibili e in casi come questo, mettendo in scena il periglioso cammino del migrante agli occhi di un pubblico generalista, persino audaci, ma rimangono indissolubilmente legati al macchiettismo italico più basso e tra un sorriso e l’altro ti fanno salire la pazza scimmia della bestemmia gratuita.

Porco dio.

VOTO:
2 scimmie e mezza

Tolo Tolo (2020) voto

Titolo di lavorazione: L’amico di scorta
Regia: Luca Medici
Durata: 1 ora e 30 minuti
Compralo: https://amzn.to/3uwgIeT

I morti non muoiono (2019)

Nella piccola cittadina di Centerville, dove gli unici edifici degni di nota sono una prigione minorile e un orribile bar all’americana, la vita scorre tranquilla e senza dignità… sino a quando la cupidigia dei cattivi capitalisti impegnati a far baraonda al polo nord sposta l’asse terrestre finendo per incasinare fenomeni atmosferici e facendo tornare in vita i morti.

Piccole gag a seguire.

I morti non muoiono (2019)

Film molto noioso che non riesce a centrare quasi nessuno dei suoi bersagli.

Come parodia del genere arriva tardi e senza clamore e come critica al consumismo è incredibilmente datata e semplicistica; senza considerare che Romero aveva già fatto tutto ciò (e meglio) con il secondo episodio della sua quadrilogia/pentalogia/cazzologia zombie.

Cast di rilievo, che probabilmente ha partecipato solo per il gusto di lavorare col famoso regista americano, ma che non aggiunge uno spillo al discorso e trama molto confusionaria e francamente trascurabile.

Veramente inspiegabile.

VOTO:
2 bersagli

I morti non muoiono (2019) voto

Titolo: The Dead Don’t Die
Regia: Jim Jarmusch
Durata: 1 ora e 44 minuti
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L’armata Brancaleone (1966)

In un medioevo sporco e volgare, popolato di tipi violenti e pigliatutto, si aggira Brancaleone da Norcia, cavaliere senza soldi ma dagl’intenti nobilissimi, vestito di stracci e con un assurdo taglio di capelli a scodella.

Assoldato come duce da un gruppo di 4 scalcagnati con in mano una pergamena che potrebbe aprire loro le porte al possesso del feudo di Aurocastro, il nostro Brancaleone pellegrina senza un dio che lo ami per le terre italiche incontrando personaggi e situazioni che lo portano di qui e di là facendogli attraversare la terra come un coltello nel burro.

L'armata Brancaleone (1966)

Famosissima commedia di Monicelli che, nonostante i dubbi iniziali, riscosse un clamoroso successo di pubblico.

Contraddistinto da un linguaggio colorito e simpaticissimo che prende un po’ dal latino volgare e un po’ da dialetti vari, il film procede per scene auto conclusive che a volte lasciano lo spettatore con una fatica da ripetizione e, più si procede verso il finale, più si è tentati dallo spegnere il cervello.

Certamente fu sottovalutato prima dell’uscita, ma forse è stato un pochino sopravvalutato dopo il successo al botteghino.

VOTO:
3 volgari e mezzo

L'armata Brancaleone (1966) voto

Titolo: Brancaleone’s Army
Regia: Mario Monicelli
Durata: 2 ore
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Spider-Man: No Way Home (2021)

Povero Peter Parker.

Ragazza bella con la figa stretta, amico grasso al cui fianco non sfiguri mai alle feste, poteri sovrannaturali al limite del divino; insomma, una merda di vita che quei fascisti ultra-conservatori degli ucraini sognerebbero al posto della loro misera esistenza ai bordi della cattiva Russia contro cui volevano piantare missili nucleari con la folle e falsa sicurezza dell’ombrello protettivo della NATO che invece al primo momento utile ha fatto capire loro come il cane a guardia del porcile non entra in casa quando vuole.

Peter nel frattempo se ne sta a lì a sucare Mary Jane fica stretta quando un sortilegio magico casinista rigira sottosopra il mondo che conosce facendogli conoscere non uno, ma ben due possibili contendenti al posto di lecca francobolli di MJ.

Spider-Man: No Way Home (2021)

Commedia sopra le righe che non si prende mai sul serio, come da tradizione “Spiderman ultima venuta”, e che si gioca il tutto per tutto con l’effetto nostalgia dei quarantenni e dei trentenni che si ritrovano inaspettatamente assieme ai ventenni nelle sale cinematografiche per un’orgia sporcacciona al limite del legale.

Non è chiaramente un capolavoro, ma fa il suo lavoro d’intrattenimento base; cosa che Maze Runner non ha mai fatto.

Dio ti ama e tu non lo sai.

VOTO:
3 sporcaccioni

Spider-Man: No Way Home (2021) voto

Titolo venezuelano: El Hombre Araña: Sin camino a casa
Regia: Jon Watts
Durata: 2 ore e 28 minuti
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Maze Runner: finding Minho (2014-2018)

Thomas si risveglia gonfio pisto e smemorato come se avesse fatto notte brava a sfondarsi di coca e troie a Pattaya Beach, ma il suo buco del culo dice altrimenti.

Nonostante il silenzio mafioso dei ragazzi che lo circondano gli faccia temere il peggio ovvero essere costretto a votare Carlo Calenda, Thomas scopre presto d’essere finito dentro un gioco più grande di lui, di Calenda e del buco di culo di tu’ ma’.

Da qui si srotola una storia lunga come una fettuccia di cazzo di watusso e insulsa come un voto per Calenda, ma se avrete una pazienza di 386 minuti potrete fregiarvi del prezioso titolo di “bevitore di piscio cinematografico”.

Maze Runner: finding Minho (2014-2018)

Inspiegabile successo commerciale per l’adattamento di una serie di libretti per ragazzi dal dubbio gusto, ma dall’indiscussa diffusione, tipo l’AIDS a Pattaya Beach.

Noiosa, mal scritta, contraddittoria e interpretata da cani, questa trilogia potrebbe essere classificata come “crimine contro l’umanità”, ma non dilunghiamoci troppo visto che s’è fatta ‘na certa e io devo ancora preparare la valigia per il mio turgido travello-trip in Thailandia.

VOTO:
1 watusso

Maze Runner: finding Minho (2014-2018) voto

Titoli inglesi: The Maze Runner / The Scorch Trials / The Death Cure
Titoli italiani: Maze Runner Il labirinto / La fuga / La rivelazione
Regia: Wes Ball
Durata totale: 386 minuti della vostra vita
Comprali: https://amzn.to/3tIfgpa

Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Dopo il fallimento del buco al monte di pietà, Peppe, Mario, Ferribotte e il mitico Capannelle vengono reclutati da Virgilio, un criminale milanese che sottomano ha un bel colpo a un portavalori del Totocalcio con dentro una valigia zeppa di soldi… e i 4 non se lo fanno ripetere due volte visto che sono sempre più poveracci e rischiano di finire a rubare le galline.

Per portare a casa il malloppo la banda arruola Piedamaro, in sostituzione di Mastroianni per la quota “padre con dramma familiare”, che s’intende di motori e poco altro e quindi non ha nulla da offrire al figlio conteso con la moglie se non il suo amore. Ma in una società dei consumi, con i motori che rombano e l’economia che sfonda i tetti e le tette delle proletarie, non c’è spazio per i sentimenti; quello che conta è il vile denaro, o denari come dice Alessandro Di Battista per criticare i giuda della politica, e di denari ce ne sono molti in quella valigia, per la precisione 80 milioni, 80 bonaventura, 80 voglia di prenderti per i capelli vile fascio-liberale.

Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Seguito chiamato di corsa e girato di gran carriera per lo straordinario successo al botteghino del primo film che però risente un pochino del cambio alla regia.

Se infatti Monicelli, partendo dal genere quasi neorealista, tirava su una parodia del genere criminale con toni molto sarcastici, qui siamo all’opposto, ovvero si parte dal genere commedia e si tira su un caper movie con piccole punte di commento al dramma sociale italiano (tipo Capannelle che, inondato dal fumo del treno a vapore che gli entra in casa, si lamenta del fatto che quando finalmente verrà convertito all’elettricità, gli alzeranno l’affitto).

Molto divertente per gli attori in campo, su tutti chiaramente Gassman e Manfredi, e insolitamente sporcaccione con parecchie scene piuttosto spinte per l’epoca, considerando anche che l’attrice in questione era quindicenne.
Insomma, un film buono per Muammar Gaddafi… se non fosse che è morto trucidato a seguito dell’illegale invasione del suo paese da parte della NATO nel 2011 mentre gentaglia tipo Hillary Clinton rideva letteralmente della sua sommaria esecuzione.

Perché, cari bambini, quando ad invadere paesi sovrani è l’America ed i suoi cani da riporto, va tutto bene e circolare che non c’è niente da vedere; quando invece a farlo è la Russia del cattivo Putin, allora è la fine del mondo.

Beata la faccia da culo dei fascio-liberali.

VOTO:
4 Gaddafi

Audace colpo dei soliti ignoti (1959) voto

Titolo inglese: Fiasco in Milan
Titolo francese: Hold-up la milanaise
Regia: Nanni Loy
Durata: 1 ora e 45 minuti
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I soliti ignoti (1958)

Roma nel dopoguerra era una fogna a cielo aperto dove un brulicare di spaesati e assatanati morti di fame si contendevano la pagnotta quotidiana a suon di truffe e scippi mentre una ristrettissima cerchia elitaria di liberali godeva del benessere costruito alle/sulle spalle del popolo sovrano.

Nell’eterna periferia scheletrica di quartieri in costruzione o semi distrutti dalle bombe americane, si muovono 5 criminali da strapazzo che hanno in mente di svoltare con un colpo al monte di pietà, che messa così è già tutto un programma, perforando una parete di un appartamento adiacente così da giungere alla cassaforte coi gioielli.

Non sarà facile come sperano e la vita cagna ricorderà loro lo strato sociale nel quale dovranno smelmare per il resto della loro miserevole vita.

I soliti ignoti (1958)

Film fondamentale della cinematografia italiana e capostipite della cosiddetta “commedia all’italiana”, I soliti ignoti è stato scritto dai famosi Age e Scarpelli, autori tra i più prolifici del genere, e diretto da Monicelli, che non ha bisogno di presentazioni.

Girato per le strade e i palazzi di una Roma fottuta dal capitalismo e pieno di personaggi miserevoli e detestabili che non inducono al classico compatimento cristiano, ma che invece sfidano lo spettatore ad andare oltre i propri schematismi mentali per giungere alla conclusione che, quando i liberali stanno al potere, il più pulito c’ha la rogna, questa pellicola è anche e soprattutto molto divertente.

Consigliarlo sarebbe ovvio… posso invece sbloccarvi un ricordo: Monicelli è morto a 95 anni gettandosi da una finestra dell’ospedale San Giovanni di Roma perché malato di cancro alla prostata; tumore dal quale Silvio Berlusconi è guarito brillantemente.

VOTO:
5 Berlusconi

I soliti ignoti (1958) voto

Titolo inglese: Big Deal on Madonna Street – Persons Unknown
Regia: Mario Monicelli
Durata: 1 ora e 39 minuti
Compralo: https://amzn.to/3KoUS3d

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (1970)

Oreste Nardi è un povero muratore sposato ad una signora più anziana e più brutta di lui che viene lasciato indietro persino dai compagni di partito alla festa dell’Unità (chiaro simbolismo di come la classe operaia si stesse disgregando in un turbine di egotistico piacere ed anticipatore del distacco tra la dirigenza e la base).

Proprio quando Oreste sembra soccombere al peso dell’esistenza riverso sopra un cumulo di macerie e rifiuti, ecco che la fioraia Adelaide Ciafrocchi viene a riversare in maniera ossessiva e confusionaria quell’amore che tanto mancava nel suo cuore, tanto da portarlo ad abbandonare il tetto coniugale nella vana speranza di ricostruirsi una vita felice.

Ma il sogno svanisce presto quando il pizzaiolo Nello Serafini, grande amico di entrambi, insidia Adelaide e riesce a portarsela a letto alle spalle del muratore, comunista con tutto, ma non con i sentimenti.

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (1970)

Pellicola divertente e non superficiale, nonostante il tono scanzonato, che siede un po’ tra due mondi: la vecchia Italia provinciale, povera e ignorante ed una nuova, ricca, arrivista e goffamente esterofila (buffe e per nulla inutili le frecciatine ai corsi d’inglese e all’architettura post-moderna).

Il tema del triangolo amoroso che il film dichiaratamente appioppia ai “moderni” popoli scandinavi viene quindi visto sia come influenza esterna e destabilizzante alla cultura italiana, ma anche profondamente propria grazie al comportamento solo apparentemente bislacco della romanissima Adelaide, lacerata e stralunata da due amori diversi e complementari.

La pazza rassegnazione di Oreste ad una vita o falsa o infelice rispecchia i sentimenti politici della sinistra dell’epoca, già proiettata verso il suo epilogo nonostante gli importanti numeri dentro e fuori il parlamento.

E il conflitto col personaggio di Nello Serafini, scapestrato ed irruento toscano con cui Oreste si contende l’amore della fioraia, rappresenta il conflitto interno ad una sinistra lacerata da correnti opposte che avevano portato negli anni al disconoscimento ufficiale del partito comunista delle tante fazioni cosiddette estremiste ma che in realtà volevano portare la guerra a chi la guerra la stava facendo a discapito della classe operaia, ovvero la borghesia.

Coincidentalmente il borghese critico cinematografico Morandini non l’ha gradito.

VOTO:
3 fiori e mezzo

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (1970) voto

Titolo indegno inglese: The Pizza Triangle
Regia: Ettore Scola
Durata: 107 minuti
Compralo: https://amzn.to/3hk2aZC

I giocattoli / film della nostra infanzia (2017-2021)

Una carrellata furibonda di luci, suoni, suini, facce da pirla, facce da sberle sparata in faccia tua come un panda armato imbottito di psicofarmaci pronto per andare a vedere Roma-Verona in curva sud.

Due serie molto vivaci e spumeggianti piene di aneddoti che forse molti non conoscono, ma che probabilmente non rivestono particolare interesse al di fuori di una certa fascia d’età.

Se avete attorno ai 40 anni e avete voglia di rivedere un po’ della vostra tenera età edulcorata e ripulita dei miasmi immondi del neoliberismo tanto caro a gente disprezzabile tipo Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Mario Draghi, allora queste due serie gemelle fanno al cosa vostro.

Altrimenti imbracciate il fucile e appendete al pennone più alto il vostro sporco padrone.

VOTO:
3 sporchi padroni

I giocattoli / film della nostra infanzia (2017 – 2021) voto

Titoli originali: The Toys That Made Us / The Movies That Made Us
Creatore: Brian Volk-Weiss
Durata: 12 episodi / 16 episodi da 50 minuti circa