Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971)

Woody Allen ha sempre avuto un certo pallino per il sesso.
Molte sue pellicole trattano direttamente o indirettamente questo argomento, con ironia e sarcasmo; altre volte con punte alquanto scure.

E’ il caso di questo film durante il quale in più di un’occasione il nostro Woody fa riferimenti al sesso con bambine.
Ora, visti i recenti (e meno recenti) fatti di cronaca che l’hanno coinvolto, la cosa fa un po’ da campanello d’allarme, e l’effetto è che si ride un po’ meno.

chi l’avrebbe detto all’epoca, eh?

Passata questa parentesi, Il dittatore dello stato libero di Bananas (e passato il solito titolo del cazzo dei distributori italiani) è un ottimo film con numerosi momenti esilaranti, scene ben congeniate e dei tempi comici quasi sempre perfetti.

La vicenda è quella del solito sfigato intelligente e frustrato, personaggio tipico dei film del regista newyorkese, che si ritrova suo malgrado a combattere coi ribelli dello stato dittatoriale di San Marcos in sud America.
Anche la politica è toccata, con alcuni brevi affondi al terribile comportamento degli Stati Uniti di quegli anni: aiutare sempre i dittatori dei paesi in via di sviluppo per avere un controllo indiretto delle loro risorse naturali. La guerra dei ribelli al regime è poi ovviamente ispirata alla rivoluzione cubana e qui Allen dirige una parodia di Fidel Castro che, una volta andato al potere, comincia ad emanare leggi assurde come l’obbligo di portare le mutande sopra i pantaloni.

Il dittatore dello stato libero di Bananas è un bel film che, a distanza di una quarantina d’anni, riesce ancora a far ridere bene lo spettatore che vuole dargli un po’ di fiducia.

Titolo originale: Bananas
Regia: Woody Allen
Anno: 1971
Durata: 82 minuti

Il grande Lebowski (1998)

“Prendevamo morfina, diacetylmorfina, ciclozina, codeina, temazepam, nitrazepam, fenobarbitale, amobarbitale, propoxyphene, metadone, nalbufina, petedina, pentazocina, buprenorfina, destromoramide, chlormetiazolo. Le strade schiumano di droghe contro il dolore e l’infelicità, noi le prendavamo tutte. Ci saremmo sparati la vitamina C se l’avessero dichiarata illegale”.

Mark “Rent-boy” Renton in Trainspotting

Il grande Lebowski è stato spesso interpretato come un semplice film comico sulle droghe, una storia di un simpatico disadattato disoccupato che fuma l’erba e cerca di risolvere una trama più grande di lui, con effetti devastanti.
Il grande Lebowski invece è molto di più: è un ottimo concentrato di dialoghi freschi e tagliati al millimetro, un cast affiatato che sembra lavorare bene senza aiuto alcuno, ma soprattutto è una parabola sul declino dell’impegno politico americano dopo gli entusiasmanti anni 60/70. Non a caso il film è artificiosamente ambientato durante la prima amministrazione Bush: dopo la contro-rivoluzione reazionaria di Reagan degli anni ’80, Bush ha dato il colpo di grazia e ha spolverato le macerie intellettuali lasciate dal decennio precedente.
Bombe e capitalismo hanno preso il controllo durante gli anni ’80 e nei successivi ’90 non c’era molto da fare per un’anima ribelle e molto ingenua come quella del Drugo; ex studente pacifista politicizzato, il Drugo è ormai ridotto ad ombra di se stesso, spettro in ciabatte che appare nei drugstores in piena notte per un litro di latte.

Lebowski è uno dei tanti che non ce l’hanno fatta a superare la difficile fase che porta dall’adolescenza alla fase adulta: troppi conflitti, paure e violenze aspettano i tanti Drughi che vogliono proseguire ad occupare gli edifici pubblici anche dopo l’università, e molti (troppi) decidono che non ne vale la pena, si rifugiano in un confortevole nichilismo individualista ed egoista e si sfragnano di canne per dimenticare.
Ogni tanto vanno al bowling per tirare giù qualche birillo e sentirsi realizzati, anche se solo per quei pochi secondi dopo lo strike.

VOTO:
5 birilli

Il grande Lebowski (1998) voto

Titolo originale: The Big Lebowski
Regia: Ethan Coen e Joel Coen
Anno: (1998)
Durata: 117 minuti

Facciamola finita (2013)

La parola ‘apocalisse’ deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis), composto di apó (“separazione”) e kalýptein (“nascosto”), dunque significa un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o rivelazione. Nella terminologia della letteratura del primo ebraismo e Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio a un profeta scelto; questo termine è più spesso usato per descrivere il resoconto scritto di tale esperienza.
L’Apocalisse di San Giovanni è infatti il resoconto delle visioni avute da San Giovanni riguardanti la fine del mondo.In una seconda accezione, moderna, significa invece la fine del mondo, l’avvento del giudizio divino e la punizione eterna.

Facciamola finita, film ad alto costo ed alto tasso comico, parla di questa seconda.

Facciamola Finita (2013)

C’è una festa a casa di James Franco e molte celebrità sono invitate; tra queste troviamo Seth Rogen, Jonah Hill, Jay Baruchel, Danny McBride e Craig Robinson.
Droga, sesso prematrimoniale e menefreghismo regnano sovrani, quando ad un certo punto la fine del mondo arriva: alcuni vengono risucchiati in paradiso mentre TUTTI gli ospiti di casa Franco restano sulla Terra ad aspettare l’inevitabile, tra fiamme, demoni e follia generalizzata.

La cosa straordinaria di questo film è proprio l’ironia degli eventi: quando Dio viene a prendere le anime buone, non si caca di striscio queste maledette viziate stronze star Hollywoodiane; si rivelano essere infatti opportunisti, violenti, egoisti individui che sotto una patina di perbenismo nascondono una pentola di cattiveria pronta ad esplodere al minimo problema.

Facciamola finita è un buon film, con un cast affiatato e ben disposto; non sarà la fine del mondo (ahahah), ma resta pur sempre un ottimo film per passare una serata in allegria con i vostri amici (amici?).

Titolo originale: This is the end
Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Anno: 2013
Durata: 107 minuti

1997: Fuga da New York (1981)

John Carpenter è uno dei pochi registi che ha avuto il privilegio di poter mettere il proprio nome sulla locandina dei suoi film, ogni santa volta, prima del titolo.
E John Carpenter’s Escape from New York non fa eccezione.

Dopo Halloween e The Fog, finalmente entra in scena Kurt Russel, attore feticcio di Carpenter (con lui ha girato The Thing, Elvis e Fuga da Los Angeles) che con la sua imitazione di Clint Eastwood, orbo e palestrato, ha regalato ai posteri uno dei protagonisti più iconici del cinema americano.

1997: Fuga da New York (1981)
Snake Plissken

Snake è un anti-eroe, ex militare pluridecorato datosi alla criminalità ed al nichilismo postmoderno; un personaggio spocchioso, sicuro di sè, lupo solitario, roccioso, che decide di recuperare il presidente degli Stati Uniti d’America dalla prigione a cielo aperto instaurata a New York solo perché vuole salvarsi la pelle.
La politica lui la rivomita quando gli viene servita e l’unica legge che segue è la propria, non per egoismo, ma per profonda delusione politico-emotiva.

Ed è questa la grandezza di questo film, di questo Snake e del cinema di Carpenter in generale: prendere i generi americani classici, gli stereotipi, i personaggi dati per scontati e ribaltarne completamente i paradigmi, dare loro nuova linfa vitale spostandoli dall’asse del male capitalista-reazionario alla John Wayne, per metterli invece nel recinto dei poeti morti di dolore con un coltello nel petto e dei musicisti affogati nel loro vomito mentre sognavano la fine dei nazionalismi.

PS: pare che la battuta “Ti credevo morto”, pronunciata spesso nel film alla vista di Snake e diventata uno degli elementi più caratterizzanti del film, fosse un omaggio ad un amico di Carpenter di nome Plissken che una volta era stato proprio creduto morto.

VOTO:
4 morti

1997: Fuga da New York (1981) voto

Titolo originale: Escape from New York
Regia: John Carpenter
Anno: 1981
Durata: 99 minuti

Distretto 13 – Le brigate della morte (1976)

Se non avete mai visto questo film, andate al più vicino telefono, abbonatevi ad una compagnia telefonica con un pacchetto comprensivo di internet illimitato, aspettate 3 settimane, chiamate ripetutamente la compagnia telefonica lamentandovi dei soliti ritardi all’italiana, alla quarta settimana minacciate vie legali e poi aspettate alla finestra, dopo una mezz’ora vedrete il tecnico arrivare con la sua borsa e il modem, apritegli il portone e aspettate che esca dall’ascensore con la porta di casa aperta, quando arriva salutatelo e ricordategli quanto l’Italia sia un paese del cazzo, mostrategli la linea telefonica, offritegli il caffè mentre connette il modem e verifica la linea, una volta finito chiedetegli se ha finito, prima di congedarlo chiedetegli se ha veramente finito perché in Italia si chiede sempre conferma della conferma, sulla porta di casa tirate fuori quei 10 euro che avete preparato mentre il caffè bolliva e dateglieli con un sorriso, chiudete la porta, aspettate 2 settimane per l’attivazione, chiamate ripetutamente la compagnia telefonica per i soliti ritardi all’italiana, uscite di casa e fatevi una passeggiata, quando tornate posate le chiavi sul tavolino all’ingresso e alzate la cornetta per vedere se forse forse hanno attivato la linea, verificato che l’Italia è sempre un paese del cazzo come due settimane fa andate al cesso a cacare, mentre siete lì che spingete sentite il telefono che squilla e allora precipitatevi a rispondere con lo stronzo che vi esce quasi dal culo, rispondete alla signorina della compagnia telefonica che vi comunica l’attivazione della linea e incazzatevi con lei, attaccate e tornate in bagno per finire, una volta cacato e pulito accendete il computer e aprite il browser per verificare la velocità di connessione, col sorriso sulle labbra per i vostri miseri 5 Mb al sec scaricate immediatamente il programma per i torrents, mentre scarica coi vostri miseri 5 Mb al sec aprite un’altra tab e andate su Piratebay.se, cercate “Assault on Precinct 13” (titolo originale inglese dell’idiota “Distretto 13 – Le Brigate della morte”), cliccate sulla calamita e vedrete partire il download, mentre aspettate che finisca andate in balcone a fumarvi una sigaretta, guardate il panorama e pensate quanto siete intelligenti e sprecati in Italia paese del cazzo, tornate dentro e controllate il download, visto che mancano ancora 35 minuti coricatevi sul letto e chiudete gli occhi mentre pensate all’ora e mezza di sana e pura violenza anni 70 intrignata nella prima vera opera di debutto di John Carpenter, svegliatevi dopo 7 ore in piena notte e dirigetevi verso il computer, aprite la cartella download e cliccate due volte sul file scaricato, verificato che non sia un file porno con un altro nome, aprite un’altra pagina e andate su Opensubtitles.org, cercate Assault on Precinct 13 e selezionate italiano come lingua perché non capite un cazzo d’inglese senza i sottotitoli, mettete il file nella stessa cartella e dategli lo stesso nome altrimenti non lo prende, mettetevi comodi, bicchiere d’acqua a portata di mano, staccate il telefono che avete aspettato per 5 settimane e godetevi Assault on Precinct 13, che siccome è un film della madonna ed il più bel thriller degli anni 70, vi gasa ancora nonostante tutta questa serie di rotture di cazzo che avete dovuto passare perché non avete voluto sborsare 9 euro per comprarvi il dvd.

treccine+gelatino+sorrisino+fucilata in petto con annesso spruzzo di sangue = cinema
treccine+gelatino+sorrisino+fucilata in petto con annesso spruzzo di sangue = cinema

Carpenter ha scritto, diretto, montato e composto le musiche di questo piccolo gioiellino a basso costo che in USA all’uscita non ha incassato un cazzo, ma che è diventato un cult a posteriori quando in Europa ha spopolato per i suoi chiari riferimenti al western classico (“Un dollaro d’onore” su tutti) e per quel sorriso beffardo verso la morte che caratterizzerà tutti i successivi anti-eroi carpenteriani (Snake Plissken su tutti).

Il nostro John è un regista politico (non politicizzato), nonostante la patina di superficialità che può dare a vedere ad un pubblico stolto, e questo film ne è un classico esempio: mette insieme un manipolo di anti-eroi, gente reietta e che si scanna l’un l’altro nei classici film reazionari che vogliono educare all’odio sociale per distrarre dall’ingiusto sistema piramidale contemporaneo, e li fa invece combattere contro una gang di assassini i cui volti non vengono quasi mai svelati e che sembrano piuttosto fantasmi immortali, furie cavalcanti pronti a morire per il sangue e per la vendetta.

Oh, mica pizza e fichi.

perché un negro detenuto, un negro poliziotto e un assassino detenuto non si ammazzano l'un l'altro?
perché un negro detenuto, un negro poliziotto e un assassino detenuto non si ammazzano l’un l’altro?

Assalto al distretto 13 (che in realtà è il 9 nel film, mortacci dei distributori ignoranti) è un bellissimo film; da vedere se si vuol capire perché Carpenter e Sorrentino No.

VOTO:
4 Sorrentino e mezzo

Distretto-13-–-Le-brigate-della-morte-(1976)-voto

Titolo originale: Assault on precinct 13
Regia: John Carpenter
Anno: 1976
Durata: 91 minuti

Hellboy (2004)

Grigori Rasputin fu un contadino, un mago, un esoterista, un ciarlatano, un politico, un pazzo, un mistico, finito a fare da consigliere personale della famiglia Romanov, zar di Russia.

Ah, e pare avesse anche il cazzo più grande del mondo.

il cazzo di Rasputin al museo erotico di Pietroburgo
il cazzo di Rasputin al museo erotico di Pietroburgo

Non scherzo, si dice fosse di 30 centimetri, e le solite voci dicono che fu anche e soprattutto questa qualità a farlo amare così tanto a corte… speciamente dalla signora zarina Alexandra Feodorovna.

Ad ogni modo, cazzo o non cazzo, Rasputin era talmente odiato e temuto che alla fin fine fu fatto fuori; per la precisione fu avvelenato, sparato, strangolato e affogato… come Vigo di Carpazia.

Ora, passate 3 generazioni, Guillermo del Toro ha deciso bene di riportare in vita Rasputin e metterlo contro il protagonista di una fortunata serie e fumetti chiamata Hellboy (dal nome del suddetto protagonista) e quello che ne è venuto fuori è un film interessante, con buoni effetti speciali ed un pessimismo niciano come non se ne vede spesso ad Hollywood.

La storia vede il nostro antieroe combattere mostri e mostruosità per un’agenzia governativa americana, nel tempo libero è innamorato di una donna incendiaria in totale fase depressiva, è fissato con i gatti (ne possiede più di una dozzina) ed è destinato a portare l’Apocalisse sulla terra.
Il mercoledì invece va al cinema a vedere i film a metà prezzo.

Hellboy non raggiunge la pienezza del secondo capitolo, sempre diretto da del Toro, ma riesce comunque ad elevarsi due spanne sopra i tanti film di supereroi minori che sguazzano nella loro mediocrità imaginativa popolati da attori cani messi lì unicamente per la loro bellezza da rivista patinata del cesso.

VOTO:
3 cessi mezzo

Hellboy-(2004)-Voto

Titolo originale: Hellboy
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2004
Durata: 122 minuti

Piovono polpette 2 (2013)

Flint Lockwood, giovane scienziato dell’isola di Swallow Falls, è reduce dal disatro provocato nel primo divertentissimo capitolo di questa stramba saga sul cibo e già deve fare i conti con una nuova minaccia.
Una potente compagnia di ideatori e scienziati, la Live Corporation capeggiata da Chester V, si offre di ripulire l’isola dalle tonnellate di pizza e spaghetti del disatro summenzionato e fa quindi evacuare tutti gli abitanti, ma inaspettatamente Chester V chiede presto aiuto a Flint per contenere e distruggere strane creature fatte di cibo che hanno preso il controllo dell’isola, prima che imparino a nuotare ed invadano il resto del mondo.

Piovono polpette 2 (2013)

Seguito meno ispirato dell’ottimo primo capitolo, questo film riesce comunque ad intrattenere per un’ora e mezza un pubblico sia giovane che adulto (senza grosse pretese).
Una piacevole favola ecologica con un bel ritratto satirico della Apple e Steve jobs (qui Live Corp e Chester V), geni del male che venderebbero gli amici pur di aver successo, e lo fanno appropriandosi di invenzioni altrui.
Un po’ come nella realtà.

VOTO:
3 Steve Jobs e mezzo

Piovono polpette 2 (2013) Voto

Titolo originale: Cloudy with a chance of meatballs 2
Regia: Cody Cameron, Kris Pearn
Anno: 2013

Durata: 95 minuti

Cattivissimo me 2 (2013)

Despicable me 2 è un film d’animazione per un pubblico giovane, quasi infantile.

Basato tutto sulla slapstick comedy e povero di idee che non siano banali e anche un po’ razziste, questa pellicola strappa sorrisi solo sporadicamente.
Se siete sopra i 14 anni di età ed apprezzate un cinema fatto di decenza intellettuale, evitate questo filmettino.

Titolo: Despicable me 2
Regia: Pierre Coffin, Chris Renaud

Anno: 2013
Durata: 98 minuti

The Blues Brothers (1980)

Cosa fanno assieme Aretha Franklin, Cab Calloway, John Lee Hooker, Ray Charles, James Brown e i nazisti dell’Illinois?

The blues brothers, uno dei più memorabili film musicali della storia.

Elwood Blues (Aykroyd) e Jolie Jake Blues (Belushi) sono due musicisti ladri e fanfaroni che decidono di salvare l’orfanotrofio in cui sono cresciuti racimolando 5000$ da versare nelle casse dello stato dell’Illinois; lo faranno riunendo la loro band, i Blues Brothers, per un’epico ultimo concerto al Palace Hotel ballroom di Chicago.

Nel mezzo si ritroveranno a fare duetti canori, danze collettive per le strade dei quartieri neri ed inseguimenti con la polizia dentro un centro commerciale.

The Blues Brothers (1980) - 1

Il film fu un vero e proprio incubo per la produzione: la sceneggiatura di Dan Aykroyd era un tale disastro che John Landis, il regista, dovette praticamente riscriverla prima di cominciare le riprese; la droga poi scorreva a fiumi sul set, specialmente John Belushi ne faceva un tale uso spropositato che spesso saltava le riprese o si faceva trovare in stato comatoso sul divano di amici in giro per Chicago. Un giorno Landis lo beccò addirittura con una “montagna di cocaina” sul tavolo della roulotte.

L’iniziale preventivo di 17 milioni di dollari fu ampiamente superato soprattutto a causa delle numerose sequenze di inseguimenti in macchina (13 diverse auto furono utilizzate per la Bluesmobile, la macchina dei fratelli Blues, e una settantina di macchine della polizia furono praticamente distrutte nei vari inseguimenti ed incidenti); a chiudere i conti poi c’ha pensato la droga per gli attori: una voce del budget era proprio riservata all’acquisto di stupefacenti, distribuiti al Blues Club, un bar costruito sul set dove i camerieri erano anche i pusher ufficiali.

Insomma un vero delirio.

The Blues Brothers (1980) - 2

Il film fu un fiasco durante la prima settimana, incassando circa 5 milioni dollari e provocando infarti tra i boss della Universal, studio produttore; lentamente però, e soprattutto con l’uscita in homevideo, The Blues Brothers è diventato un film cult acchiappando 115 milioni di dollari in tutto il mondo e rendendo leggendari i due protagonisti, con il loro completo nero, camicia bianca e occhiali da sole.

un MUST

Titolo: The Blues Brothers
Regia: John Landis
Anno: 1980
Durata: 133 minuti

BURN-E (2008)

Burn-E è un robot saldatore a bordo della stazione spaziale Axiom, la stessa dove si svolge parte del film di animazione Disney-Pixar Wall-E; per sua sfortuna si ritrova a sostituire una luce di segnalazione mentre Wall-E e Eve ne combinano di tutti i colori fuori e dentro la nave spaziale.
Gag a seguire.

Questo delizioso cortometraggio della Pixar è stato prodotto in concomitanza con Wall-E, capolavoro animato dello stesso anno.

Titolo: BURN-E
Regia: Angus MacLane
Anno: 2008
Durata: 8 minuti

24 hour party people (2002)

Ian Curtis, leader e cantante dei leggendari Joy Division cantava “Love will tear us apart again”.Una delle più toccanti e strazianti canzoni di tutti i tempi è una canzone che funziona perché parla dritta al cuore di tutti, di tutti quelli che hanno provato quella sensazione di insofferenza sciatta verso tutto e tutti, quell’impotenza che nasce dalla rabbia, quella voglia di amore disperso e perduto e la nostalgia che ci accompagna, sempre. E fa tutto questo su una melodia apparentemente gioiosa e sbarazzina.

Joy Division era un’ala di un campo di concentramento nazista adibita alla prostituzione di giovani ebree per il piacere dei loro aguzzini ariani; ecco qui riassunta tutta la poetica di amore e sofferenza di un gruppo anni ’80 solo apparentemente superficiale.

24 hour party people (2002) - 1

24 hour party people, pellicola del 2002 diretta da Michael Winterbottom, cerca di ripercorrere un periodo storico che va dal 4 giugno del 1976, notte in cui i Sex Pistols suonarono per un pubblico di 42 persone al Lesser free trade hall in Manchester fino all’estate del 1997, quando il più famoso locale di Manchester, l’Hacienda, chiuse i battenti per perdite finanziarie vicino ai 18 milioni di sterline.
Vi chiederete, come si connette tutto questo?
Ebbene, in quel famoso concerto del ’76 era presente un uomo profeta: tale Tony Wilson, Mr Manchester, presentatore televisivo e radiofonico, produttore musicale, giornalista, fondatore di un’etichetta discografica che produsse roba tipo Joy Division, New Order e Happy mondays, e proprietario del club Hacienda di cui prima.

Tony Wilson interpretato da un perfetto Steve Cooper
Tony Wilson interpretato da un perfetto Steve Cooper

Ma sbaglia chi pensa che questo film parli di Mr Manchester; come lo stesso Tony Wilson dice nel film, lui ha solo una piccola parte nella storia da lui vissuta; questo è un film sulla musica e su quelli che l’hanno fatta.

Girato con uno stile confusionario, sgranato, e scombussolato, dai colori acidi e sballati come i personaggi ritratti, geni musicali drogati e fuori controllo, 24 hour party people è un omaggio anarchico ad un’epoca ormai tramontata, quando la gente ballava sulla musica di band aggressive e anti-sistema, un periodo d’oro dal punto di vista musicale, distrutto in gran parte dalla spirale di violenza e droga che ha travolto Manchester negli anni ’90.

Il film congiunge due punti di svolta nel panorama musicale inglese: alla fine di un’era quale quella dell’Anarchismo Punk britannico nacque la New wave i cui maggiori esponenti furono proprio i Joy Divison, con la morte della New Wave nacque il famoso Britpop e la moderna industria discografica, e niente fu più come prima.

VOTO:
4 britpop

24-hour-party-people-(2002)-voto

Titolo: 24 Hour Party People
Regia: Michael Winterbottom
Anno: 2002
Durata: 117 minuti

Ritorno al futuro (1985)

Ritorno al futuro è un film straordinario diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Steven Spielberg, due pallottole di grosso calibro che negli anni hanno sfornato grandi classici (Used cars, Chi ha incastrato Roger Rabbit? e appunto la trilogia di Ritorno al futuro).

Ma di cosa parla questo film?
Parla di un ragazzo sedicenne americano di una cittadina anonima chiamata Hill Valley (vallata collinare?), alle prese con i soliti problemi che affliggevano i giovani degli anni ottanta: bullismo a scuola, difficoltà nell’apprendimento, ragazze precoci, un talento musicale inespresso e tanta voglia di una macchina 4×4 per andare a scopare in collina il sabato sera.
Il suo unico vero amico è uno scienziato pazzo, Doc Brown, il quale riesce ad inventare una macchina del tempo adattando una DeLorean DMC-12, una macchina fallimentare degli anni ’80 resa celebre anche (e sopratutto) da questa pellicola.

Marty, questo il nome del ragazzo, assiste al riuscito collaudo della macchina in un parcheggio di un centro commerciale; sfortunatamente a rompere le uova nel paniere arrivano dei terroristi libici, alla guida di un furgoncino volkswagen, armati di bazooka e incazzati neri per non essere stati pagati dal dottore in cambio del plutonio da loro procurato, un plutonio che permette il viaggio nel tempo.
Confrontatisi coi libici, Doc muore con un mitragliata in petto e Marty decide bene di scappare usando la DeLorean la quale fa il suo sporco lavoro trasportandolo nel 1955, anno in cui i suoi genitori liceali si incontrarono per la prima volta.

A questo punto Marty deve fare due cose:
1- tornare indietro nel futuro (da cui il titolo).
2- fare sì che niente disturbi l’innamoramento dei suoi genitori, pena la sua scomparsa dalla storia.

Ritorno al futuro (1985)

Ritorno al futuro fu un tale successo che la Universal, studio produttore, decise immediatamente di cominciare la produzione per due altri titoli e completare così una trilogia mai pianificata in prima istanza (il finale col dottore che convince Marty a viaggiare nel futuro era solo uno scherzo, non un “cliffhanger” come poi è diventato).

Questa bomba commerciale inaspettata portò alla fama Robert Zemeckis, regista fino ad allora non di primo livello, e rese immortale una storia di fantascienza e amicizia intergenerazionale.
Purtroppo Hollywood ha da lungo tempo abbandonato il prolifico filone dei film scientifici e vagamente ribelli per abbracciare un populismo becero, sessista e nazional-socialista con solide punte capitaliste (Transformers, come al solito, su tutti).
Film come Ritorno al futuro, Gremlins, Navigator, Miracolo sull’8 strada (titolo originale *Batteries non included, tanto per dire che la religione non c’entrava un cazzo in inglese) rimangono esempi alti di come si può fare intrattenimento semplice per un pubblico vasto senza però sacrificare il messaggio e soprattutto glorificando lo sfigato, il deriso schiaffeggiato dalla vita per via dei soliti teppistelli che dopo il liceo si arruolano e vanno a sparare ai bambini Afgani mentre ascoltano Chris Brown.

Titolo originale: Back to the Future
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1985
Durata: 116 minuti