Fyre (2019)

La vita è fatta di soldi, birra, cocaina, isole caraibiche, Sole, musica demmerda e tanta, ma tanta fregna.

O almeno: questo è quello che pensa il cittadino medio, sia esso italiano o americano; un essere tanto insulso quanto in realtà fondamentale al sostentamento di una società fortemente piramidale alla base della quale serve una moltitudine di persone indecentemente idiote sempre pronte a farsi carico della maggioranza del lavoro necessario al sostentamento dei pochi elevati i quali se ne fottono al cazzo dei soldi, della birra, della cocaina, delle isole caraibiche, del Sole, della musica demmerda e della fregna.

Perché comandare è meglio che fottere.

Tutto questo bel concetto mi è servito per introdurre quello che viene messo in scena in codesto documentario sul Fyre Festival del 2017.
Un evento super esclusivo e super costoso su un’isola delle Bahamas che ha finito per non avvenire mai, tra la confusione di chi aveva sborsato migliaia di dollari per andare a vedere i cazzo di blink-182 e chi i soldi se li è intascati senza riuscire a mettere in piedi la baracca.

Fyre (2019)

Interessante piccolo documentario su un qualcosa che non poteva fregarmene di meno, un concertone per fighetti del cazzo senza cervello organizzato da un paio di truffatori col sorriso falso stampato sulle labbra, e che invece mi ha tenuto abbastanza interessato per tutta la sua durata.
Questo a dimostrazione del fatto che a volte non importa tanto il cosa, ma come lo si racconta.

Consigliato a chi vuole apparire intellettuale guardando un documentario nel quale però si vedono molte sbarbatelle con dei fisici mozzafiato che tu ti domandi cosa ci voglia per averne una così e poi ti rispondi subito con il passepartout della vita: i sordi.

VOTO:
3 intellettuali e mezzo

Fyre (2019) voto

Titolo completo: Fyre: The Greatest Party That Never Happened
Regia: Chris Smith
Anno: 2019
Durata: 97 minuti

Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d’America (2018)

Il pomeriggio del 28 agosto 2003, il 46enne Brian Douglas Wells entrò nella PNC Bank di Erie, Pennsylvania, chiedendo 250mila dollari in contanti.
In mano stringeva una pistola camuffata da bastone e al collo aveva attaccato uno strano congegno metallico.

Uscito dalla banca con 8.702 dollari e fermato dalla polizia dopo neanche 5 minuti di fuga, il signor Wells si arrese immediatamente dichiarando che la rapina gli era stata imposta con la forza dagli stessi criminali che gli avevano attaccato al collo una bomba fatta in casa che sarebbe esplosa se non avesse seguito minuziosamente le istruzioni ricevute.

Purtroppo per Brian, di professione fattorino di pizze che nella mano stringeva un fucile/bastone, la vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno… perché dopo neanche un’oretta dall’innesco, e meno di mezz’ora dopo la rapina, la bomba esplose aprendogli un buon buco un petto e portandolo alla morte nel giro di pochi minuti.

Ora, passata la confusione dettata dall’assurdità dell’intera vicenda, restava da capire cosa diavolo fosse successo prima che Brian Wells diventasse suo malgrado un rapinatore di banche, chi lo avesse costretto a compiere quel gesto estremo, chi gli avesse bloccato con una tenaglia al collo la bomba che lo ha mandato all’altro mondo, insomma: chi diavolo avesse architettato una delle più folli e diaboliche rapine mai realizzate.

Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d'America (2018)

Avete presente quei filmati molto gustosi dove si vede la gente morire?

Sì, quelli che vai a cercare digitando cose tipo “live death”, “snuff films” o “le migliori encicliche di papa francesco” su Google sperando che esca fuori qualche risultato sostanzioso e invece 9 volte su 10 è un sito porno che chiudi subito perché non t’interessa mischiare sesso e morte.
Non t’interessa prima delle 10 di sera intendo.

Ecco, il filmato “pizza bomber” è uno di quelli che ricorrono più spesso in queste strambe ricerche post-rotten.com e oggi, grazie a questo esaustivo e coraggioso documentario, possiamo finalmente soddisfare la curiosità che ci è salita più volte nel voler conoscere i retroscena di questo mistero che abbiamo sempre osservato completamente decontestualizzato.

Seguendo l’intrigante narrazione che si distende placida lungo le quasi 4 ore di documentario e soprattutto esplorando una delle vicende più bizzarre mai verificatesi su suolo americano mano nella mano con una pazza sciroccata bipolare chiamata Marjorie Diehl-Armstrong, principale indiziata come diabolica ideatrice del diabolico piano in questione, è una bella esperienza che consiglio a chiunque abbia un diabolico debole per le diaboliche encicliche di Papa Francesco.

VOTO:
3 encicliche e mezza

Evil Genius- la vera storia della rapina più diabolica d'America (2018) voto

Titolo originale: Evil Genius: The True Story of America’s Most Diabolical Bank Heist
Regia: Barbara Schroeder, Trey Borzillieri
Anno: 2018
Durata: 4 episodi da 50 minuti

La stangata (1973)

Nell’Illinois del 1936, se sei un vecchio nero o un giovane bianco spiantato, non hai molte strade per uscire dal vortice della Grande Depressione se non quelle illegali della truffa e del furto con destrezza.

Ed è proprio quello che fanno il vecchio nero Luther Coleman e il giovane bianco Johnny Hooker raggirando questo o quell’altro stolto da spennare che capita loro sottomano; sfortuna vuole però che il loro ultimo raggiro avvenga ai danni di un corriere della mafia locale che si fa sfilare 11 mila dollaroni dal pantalone facendo chiaramente andare su tutte le furie il boss Doyle Lonnegan, il quale fa precipitare il nero Luther giù dalla finestra di casa prima di mettersi sulle tracce del bianco Johnny il quale, non volendo finire come Giuseppe Pinelli che fu buttato dal quarto piano della questura della polizia di Milano gridando “E’ la fine dell’anarchia!”, muove il culo a Chicago per:
1 – imparare dal veterano della truffa Henry Gondorff
2 – mettere su un piano ai danni del mafioso Lonnegan
e 3 – vendicare così l’amico Luther.

La stangata (1973)

Vincitore di 6 premi oscar e campione d’incassi stratosferico al botteghino, questo famosissimo film mi era passato sotto il naso per decenni; ora, avendolo visto e apprezzato, devo ammettere che mi compiaccio di aver rimediato alla lacuna.

Zeppo di loschi figuri intrallazzoni e però giocato tutto in punta di commedia, la pellicola riesce con questo giusto mix a rompere il velo che divide “pubblico maschio single” e “pubblico famiglia” presentandoci una storia non eccezionalmente complicata nei suoi twist narrativi, forse un po’ telefonati per un pubblico moderno, ma che lasciano comunque quel gusto dolce in bocca che ti spinge a volerne ancora.

Puntellato di scene divertenti ed altre persino artistiche, come la bellissima cavalcata delle mignotte sul carosello, si procede verso un finale telefonato ma comunque godibile e l’atmosfera di grande fratellanza che regna tra questi simpatici farabutti che sembrano non badare al colore della pelle, in anni in cui i neri venivano ancora impiccati agli alberi della provincia americana, rende il film persino attuale.

VOTO:
4 neri impiccati e mezzo

La stangata (1973) voto

Titolo originale: The Sting
Regia: George Roy Hill
Anno: 1973
Durata: 129 minuti

The Wolf of Wall Street (2013)

Storia un po’ romanzata e un po’ manco per la cippa di Jordan Belfort che era un gran figlio di puttana senza scrupoli e che alla fine dei giochi, mentre centinaia di migliaia di persone venivano fregate dei loro risparmi attraverso i suoi amorali investimenti in aziende civetta, è cascato in piedi facendosi solo un paio d’anni di galera e reinventandosi come motivational speaker.

W la giustizia.

The Wolf of Wall Street (2013)

Lunghissimo ed estenuante susseguirsi di scenette comiche che definire sopra le righe sarebbe riduttivo senza un reale spiegamento narrativo che porti il protagonista dal punto A al punto B.

Ammesso e non concesso che si possa scherzare e rendere “simpatici” un gruppo di psicopatici della finanza creativa che se fosse per me andrebbero bruciati in piazza dentro larghi pentoloni, la cosa che più stupisce è la forte noia che attanaglia i coglioni dello spettatore dopo l’ennesima vagina in primo piano e l’ennesima tirata di cocaina col culo che quindi porta alla ragionevole domanda sul senso ultimo di questo progetto.

L’unica cosa che mi viene in mente è che Martin Scorsese abbia fatto una scommessa tra amici e parenti su chi la faceva più grossa.
Perdendo.

VOTO:
2 cose grosse e mezza

The Wolf of Wall Street (2013) voto

Titolo cileno: El lobo de Wall Street
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2013
Durata: 180 minuti

La casa di carta: 2° stagione (2017)

Proseguono e finiscono le avventure di 8 o 9 o 13 (a seconda dell’episodio in questione) fancazzisti patentati i quali non hanno più voglia di lavorare e quindi pensano di prendere una valanga di banconote dalla zecca di Spagna e vivere di rendita per il resto della vita loro e quella dei loro figli su un’isola sperduta nel mar dei Caraibi mentre la gente normale rimane incatenata al palo di un’esistenza fatta di 8 ore al giorno per 6 giorni a settimana per 40 anni e lo chiamano mondo libero.

La casa di carta- 2° stagione (2017)
e non fa’ il ragazzino, sono solo 10 ore che lavori!

Leggera impennata emotiva per quello che io ho già ribattezzato l’hype cinematografico più ingiustificato dell’anno e fragorosa conclusione zuppa di proiettili pim pum pam ci attaccano sbiribim catapum non ci avrete mai.

Sono spiacente per i feticisti degli sproloqui, ma non c’è molto da dire quando vieni letteralmente prosciugato delle tue energie appresso a 22 episodi di un telefilm che, partendo da un’idea interessante, ovvero quella di seguire un gruppo di rapinatori lungo la sosta forzata dentro la zecca spagnola, si declina poi in una serie di situazioni da soap opera sud coreana.

VOTO:
2 lacrime coreane e mezza

La casa di carta- 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: La casa del papel
Creatore: Álex Pina
Stagione: seconda
Anno: 2017
Durata: 9 episodi da 45 minuti

La casa di carta: 1° stagione (2017)

Nove malandrini di diversa estrazione culturale, ma comune estrazione sociale (proletaria), mettono in piedi il colpo del secolo: armarsi di tutto punto, travestirsi da budello di Salvador Dalì travestito da pirata, entrare alla zecca di Spagna, prendere in ostaggio 66 persone e stampare 2400 milioni di euro da dividersi poi equamente una volta elusa la polizia e fatto marameo ai reali spagnoli travestiti da budello di tua madre.

Semplice, no?

La casa di carta- 1° stagione (2017)
mi si nota di più se sto seduto ad un angolo oppure al centro con una luce sparata in faccia e un gruppo di persone attorno che si atteggiano da bulli?

TremEnda con la E maiuscola serie televisiva spagnola che per motivi a cui non voglio neanche pensare ha spopolato in Italia facendo saltare sulla sedia chi evidentemente non ha visto neanche un film sul crimine organizzato negli ultimi 85 anni.

Tralasciando le numerose e irritanti parentesi da Occhi del cuore con i personaggi che parlano e straparlano di minchiate sentimentali o ricordi d’infanzia banali che io dico “mortacci vostra sceneggiatori da terzo millennio” e che però in parte possono essere un minimo giustificate dalla provenienza televisiva spagnola che non starà ai livelli di Distretto di polizia ma poco ci manca, quello che invece è veramente imperdonabile è la TOTALE incompetenza di tutte le parti in campo: criminali, ostaggi e poliziotti.

I primi mandano all’aria in più d’un occasione un piano che avevano studiato nei minimi particolari per 5 mesi (a cominciare da quando, in quello che doveva essere un lavoro pulito, aprono il fuoco sulla polizia ferendo un paio di agenti dopo neanche mezz’ora essere entrati alla Zecca); non riescono a sentire due persone complottare alle loro spalle quando sono a circa un metro di distanza nel silenzio tombale di un bagno; lasciano il fucile per terra accanto ad una ragazza ostaggio e vanno a controllare il corridoio; litigano su questioni amorose mentre la stessa ragazza prende il telefono e fa una videochiamata; si intascano 1000 euro invece di darli allo sfascia carrozze per distruggere una macchina che scotta e via così, gaffe dopo gaffe, episodio dopo episodio, facendomi salire la bile a livelli stratosferici.
Gli ostaggi invece non riescono a stare fermi: tra chi si scopa gli assalitori mentre è incinta, chi si fa scopare dagli assalitori per ingraziarseli, chi si fa mettere una lingua in bocca dalle assalitrici non si sa perché e chi fa un casino dopo l’altro mettendo a repentaglio la vita di tutti quanti, questo è probabilmente il gruppo di ostaggi meno impauriti e più casinisti della storia mondiale.
E infine i poliziotti: la capo ispettrice va continuamente al bar a bere e non è presente 24 ore su 24 in loco mentre esplode roba alla Zecca perché deve scopare uno (s)conosciuto nel bar di cui sopra mentre il vice ispettore guida in stato d’ebbrezza con la bottiglietta in mano sterzando bruscamente mentre sbrodola frasi con la voce roca manco fosse una commedia con Ben Stiller… devo aggiungere altro?

E vogliamo parlare del supposto sottotesto politico di una serie televisiva su un gruppo di fancazzisti patentati che inserisce senza alcun serio motivo la canzone sulla Resistenza italiana contro il nazi-fascismo Bella Ciao?
Ma resistenza de che, dio cristo!?!
Marx non ha mai detto ” ‘sti gran cazzi del lavoro, annamo alla Zecca travestiti da budello de Dalì, pijamose tutto e daje Roma”!

Il piccolo particolare che infatti sfugge al “Professore”, il geniale (si fa per dire) ideatore di questo piano machiavellico, è che se per risolvere il problema della povertà bastasse stampare carta moneta, i governi non avrebbero alcun problema di liquidità; si dà il caso invece che ogni volta che viene immesso nuovo denaro in circolazione, il mercato si riaggiusta al nuovo flusso facendo aumentare l’inflazione e la Spagna questo dovrebbe saperlo bene quando, importando l’oro delle Americhe nel sedicesimo secolo provocò un grande deprezzamento di quel metallo in tutta Europa.

Certo, non saranno i 2 miliardi e mezzo d’euro di questi irritanti scansafatiche a far saltare i conti spagnoli, ma di certo non sono soldi presi dal nulla come insiste testardamente a dire il Professore dei miei stivali.

Mortacci tua.

VOTO: 3 stivali

La casa di carta- 1° stagione (2017) voto

Titolo originale: La casa del papel
Creatore: Álex Pina
Stagione: prima
Anno: 2017
Durata: 13 episodi da 45 minuti

Ocean’s Thirteen (2007)

Non c’è 2 senza 3 ed ecco quindi l’indesiderato terzo capitolo di una trilogia senza molto senso.

Qui i componenti del giglio magico del crimine devono rovinare finanziariamente Willy bank, un loschissimo affarista che ha fottuto uno dei componenti del giglio magico di cui sopra togliendogli tutto e lasciandolo con un sonoro infarto.
I nostri ladri dall’etica a corrente alternata vendicheranno il loro vecchio compare con un elaborato piano i cui elementi principali saranno delle slot machine truccate, un terremoto e dei baffi finti.

Ocean's Thirteen (2007)

Che dire, signori miei.
Di questo film, non se ne sentiva la mancanza.

Molto simpatica la parentesi sulle rivendicazioni salariali dei lavoratori messicani, buone alcune sperimentazioni visive con multi-split-screens e dissolvenze incrociate peggio degli occhi di Venere, sornioni le interpretazioni di veterani del grande schermo che qui appaiono rilassati come durante una recita nel loro chalet di montagna (quindi troppo) e un generale senso di fluidità tecnica che evidenzia la professionalità dei soggetti coinvolti nel progetto…

ma ‘sti gran cazzi non ce li metti?

Non lo consiglio; a meno che non siate fans sfegatati del gioco d’azzardo, dei cellulari gsm dorati inizio anni 2000 e dei nasi finti.

VOTO:
2 cellulari dorati inizio anni 2000

Ocean's Thirteen (2007) voto

Titolo messicano: Ahora son 13
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2007
Durata: 122 minuti

Ocean’s Twelve (2004)

Tornano gli scalmanati 11 draghi del furto che, dopo essersi spartiti una torta da 160 milioni di dollari e assunte nuove identità per sfuggire alla legge, si trovano costretti loro malgrado a tornare in azione per ripagare l’incazzatissimo padrone dei casinò derubati, Terry Benedict, il quale è venuto a conoscenza delle loro nuove identità grazie ad una soffiata balorda di Night Fox, un ladro tanto bravo quanto stronzo che è andato in puzza e strapuzza d’invidia per il clamoroso colpo messo a segno a Las Vegas dagli 11 draghi di cui sopra.

Qui invece il furto da mettere a segno è l’uovo Fabergé dell’incoronazione di Nicola II Romanov, personaggio famoso per essere stato sparato dai Sovietici nel 1918 e cordialmente chiamato da amici e parenti:
“Per Grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie, zar di Polonia, Onorevole Cavaliere Conte di Mosca, di Kiev, di Vladimir, di Novgorod, di Kazan’, di Astrachan’ e della Siberia; granduca di Finlandia e di Lituania; erede di Norvegia; signore e sovrano di Iberia, Clamoroso Duca dell’Armenia e del Turkestan; duca dello Schleswig-Holstein, dello Stormarn, di Dithmarschen e Megadirettore Galattico dell’Oldenburg”.

Ocean's Twelve (2004)

Il film è una rivisitazione in chiave sardonica di tutto quello che ha funzionato bene nel primo capitolo e che qui invece ha il fiato corto; non è un granché e non vale la pena spenderci più di due righe.

Vorrei invece parlare di come morirono quei cani dei Romanov:

Nella notte del 16 luglio 1918 l’ex imperatore e famiglia vengono svegliati per una partenza improvvisa; fatti i bagagli, vengono condotti in uno scantinato per una foto ufficiale di notifica dello sgombero, ma la realtà è che sono lì per essere fucilati.
Durante i concitati e confusionari 20 minuti dell’esecuzione, furono fatti fuori Nicola II, la moglie Aleksandra Fëdorovna, i 5 figli Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija, Aleksej, il medico Botkin, il cuoco Charitonov, l’inserviente Trupp, la dama di compagnia Anna Demidova e i cani (questa volta veri) Jimmy e Ortino.
Nota di colore: tre delle figlie non morirono subito perché i proiettili venivano deviati dai gioielli e i diamanti nascosti nelle vesti e quindi, rannicchiate in un angolo, furono finite a baionettate.
I corpi vennero portati in un bosco lì vicino; alcuni furono fatti a pezzi e gettati nel pozzo di una vecchia miniera mentre altri vennero sciolti con acido solforico e dati alle fiamme per evitare che i controrivoluzionari ne trovassero i resti.

Insomma, una giornata da re.

VOTO:
2 re e mezzo

Ocean's Twelve (2004) voto

Titolo in sceneggiatura: Honor Among Thieves
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2004
Durata: 125 minuti

Ocean’s Eleven (2001)

Quando devi rapinare 3 casinò a Las Vegas non puoi farti mancare un Boesky, un Jim Brown, una Miss Daisy, due Jethros e un Leon Spinks.
Senza considerare la più grande Ella Fitzgerald mai vista.

Se non c’hai capito un cazzo, tranquillo: vuol dire semplicemente che non sei né un ladro di professione né un attore hollywoodiano miliardario.

In questo film, di attori miliardari ce ne sono 13:
11 ladri che fanno squadra per fottersi 160 milioni di dollari derivati dal gioco d’azzardo, uno scorbutico padrone di casinò dalle tempistiche svizzere e una bella donna messa in sceneggiatura unicamente per fare da contraltare umano ai soldi in questione.
Quest’affondo maschilista inconsapevole è talmente sfacciato che a un certo punto Danny Ocean, interpretato da un George Clooney alquanto beffardo, chiede addirittura a Terry Brenedict, Andy Garzia con la pappagorgia, se vuole tenersi i dindini o la donnina, esplicitando ancor meglio quest’infame parallelismo per gli spettatori più distratti.

Nel mezzo: slot machines, corse in macchina, blackout, incontri di pugilato, fedi nuziali, palloncini, pillole per il cuore, vestiti e soprattutto cappelli deliranti, e super femminista, fiammeggiante e demoniaco.

Ocean's Eleven (2001)

Non uno dei più profondi e sperimentali film di Soderbergh, ma non per questo uno da sottovalutare.

Questi moderni semi-paladini della giustizia che derubano i corrotti mafiosi di Las Vegas (come vuole l’andazzo cinematografico più recente che, rispecchiando il sentimento popolare della massa di delusi dal sistema occidentale, vuole la tanto agognata rivalsa verso i potenti corrotti) fanno inevitabilmente breccia nel cuore dello spettatore il quale, nonostante non possa provare una totale identificazione con loro, non ne condanna le azioni.

Se a questo aggiungiamo un’indiscussa bravura tecnica generale, dalla fotografia calda e pasticciona alle simpatiche musiche d’accompagnamento (sentite e scordate nell’arco di 5 minuti) passando per il reparto costumi e scenografia che qui, vista l’ambientazione e lo spirito sopra le righe della narrazione, ha dato fondo ai sogni più reconditi dei faraoni d’Egitto o Cristiano Malgioglio che dir si voglia, allora non se ne può che uscire soddisfatti… e con 5 euro in meno in tasca.

VOTO:
4 banconote da 5 euro (che fanno 20 euri aho!)

Ocean's Eleven (2001) voto

Titolo italiano completo: Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2001
Durata: 114 minuti