Kim’s Video (2023)

Yongman Kim, un immigrato coreano dalla mascella imponente e dal carattere schivo, arrivò a New York nel 1979 in cerca di una vita migliore da quella che offriva la povera e irrigimentata sud Korea, paese fantoccio al servizio degli Stati Uniti d’America in chiave anti-comunista.

In breve tempo il Ridge Forrester de noartri divenne padrone di un video noleggio che portò talmente tanti soldi e fama al beneamato Kim da fargli aprire 5 succursali frequentate dalla crema della crema di merda dell’elite liberale newyorkese fino a quando internet uccise finanziariamente tutti i noleggiatori di film in tutto il globo terracqueo e Kim si ritrovò con una collezione di migliaia di dvd e cassette per la maggior parte oscure e uniche al mondo.

Cosa farne di questo patrimonio dell’umanità?
Donarle all’università? Allo stato? Ad una fondazione?
Macché, diamole a Vittorio Sgarbi, sindaco della cittadina siciliana di Salemi, poco prima che la sua giunta fosse sciolta per mafia viste le pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata in tutti i livelli della vita politica paesana, a cominciare dal sindaco Sgarbi.

Passati 10 anni di buio assoluto, il filmmaker di questo documentario bellissimo s’imbarca nella disperata ricerca e conseguente salvataggio di quello che è rimasto della collezione Kim.

Kim's Video (2023)

Dedica d’amore molto artistica di un appassionato di cinema alle videocassette di un coreano che aveva sognato di fare il regista e si era ritrovato padrone della più eccentrica collezione di film al mondo.

Girato in maniera personalistica in pov e con parecchie incursioni nei tanti film che sembrano ricostruire i momenti salienti della narrazione, Kim’s Video è veramente un documentario simpaticissimo e ben fatto, oltre ad aver contribuito in maniera determinante, spoiler, al ritorno in patria della collezione che viene oggi ospitata all’ingresso di un cinema fichetto e indipendente di New York.

VOTO:
4 uomini piccoli piccoli arrabbiati col mondo per non aver saputo fare di meglio nella loro vita che arraffare il possibile calpestando e cacando in testa a tutto e tutti

Kim's Video (2023) voto

Titolo spagnolo: El videoclub de Kim
Regia: David Redmon, Ashley Sabin
Durata: 1 ora e 25 minuti
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Ombre e nebbia (1991)

Kleinman è un impiegatuccio ottocentesco che viene svegliato nel cuore della notte da un gruppo di vigilanti assatanati che intendono catturare il killer misterioso che gira per la città mietendo vittime su vittime.

In un giro confusionario ed inutile per gli oscuri viottoli, un parallelo con l’esplorazione della mente del pazzo omicida, Kleinman troverà una mangia-spade alla ricerca di un posto nel mondo, un dottore alla ricerca della soluzione al mistero della mente dei serial killer, cittadini alla ricerca di una giustificazione ed uno sfogo alla loro incapacità di vivere pacificamente in società… ed un mago ubriacone che non cerca un cazzo ma che, inaspettatamente, porrà fine alla spirale di violenza.

Ombre e nebbia (1991)

Tratto da una piece teatrale di Woody Allen e chiaro omaggio all’espressionismo tedesco, Shadows and Fog è girato bene, dal fidato romano Carlo Di Palma, ed interpretato sì bene ma in maniera rocambolesca, con personaggi che rotolano come oggetti scombussolati dalle onde sulla spiaggia.

Allen non fa mai un film brutto, ma questo volta il pubblico l’ha castigato con un fallimento al botteghino clamoroso che lo spinse sull’orlo di un precipizio col prepuzio mozzo.

VOTO:
4 precipizi

Ombre e nebbia (1991) voto

Titolo originale: Shadows and Fog
Regia: Woody Allen
Durata: 1 ora e 25 minuti
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Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974)

Una babushka vecchiaccia russa emigrata in Italia sta per tirare le cuoia in un ospedale sovraffollato da gente disumana e in punto di morte confessa alla nipote di un fantastico tesoro che seppellì a Leningrado sotto un leone prima della grande e gloriosa rivoluzione russa.

A sentire questa notizia da leccarsi i baffi c’è anche un variegato gruppetto di persone che pensano bene di partire immediatamente, destinazione Unione Sovietica, per andare a diventare ricchi alle spalle della vecchiaccia, della nipote e del popolo sovietico.

Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974)

Divertente commedia italo-sovietica chiaramente ispirata a It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World, con la piccola ma fondamentale differenza che la morale della storia non è prevaricare gli altri per diventare ricchi, ma condividere gran parte dei beni con gli altri.
Una lezione che i fottuti liberal-capitalisti non riescono a mandar giù, neanche gli stessimo facendo ingurgitare merda di toro.

E allora propongo una cosa; semplice, nitida, giusta: prenderli per i capelli, trascinarli in piazza riempiendoli di calci e sputi, appenderli come salami e fare ingoiare loro vera merda di bovino a suon di pugni in gola.

E kapum karikapum, vedi poi come si ammorbidiranno all’idea che nessuno è un’isola.
I fottuti.

VOTO:
3 tori e mezzo

Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974) voto

Titolo originale: Невероятные приключения итальянцев в России
Regia: Francesco Prosperi, Eldar Ryazanov
Durata: 1 ora e 44 minuti
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Scuola di polizia (1984)

La sindaca di una cittadina americana si mette in testa che la polizia bastarda deve diventare più inclusiva e cominciare a reclutare ciccioni, sfigati e addirittura negri.

I negri porca madonna!

E ovviamente le cose vanno a scatafascio perché questi variegati conati di vomito demografico non sanno tenere in mano una pistola e puntarla con fermezza alla nuca di un ladro che tenta di rubare un televisore.
Un crimine orrendo, questo, contro la proprietà privata, una delle cose peggiori che una persona possa fare; ovviamente peggiore di scoparsi un cane, ma oserei dire persino peggio di aprire un negozio di vestiti di seconda mano.

Risate a non finire.

Scuola di polizia (1984)

Primo film di una serie che, senza alcuna ragione se non la solita smania stronza per le forze dell’ordine, ha avuto un tale successo da permettere la prosecuzione con ben altre 5 pellicole, una peggio dell’altra.

Per inquadrare immediatamente di cosa stiamo parlando, basterebbe dire che il film si chiude con il nostro protagonista che riceve un bocchino da una puttana da quattro soldi.
E poi: premessa da schiaffi, attori macchiette, sessismo a gogo e umorismo adolescenziale sono i giusti ingredienti di un mix letale da ingurgitare prima di entrare in cabina elettorale e fare la fine della sora Lella.

Se non l’avete mai visto vi consiglio di proseguire così, se invece lo conoscete, sapete di che parlo.

VOTO:
2 puttane da quattro soldi

Scuola di polizia (1984) voto

Titolo originale: Police Academy
Regia: Hugh Wilson
Durata: 1 ora e 36 minuti
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Wild Bill (2011)

Bill esce di galera dopo 8 anni e trova una situazione disastrata: figli cresciuti senza di lui, compagna scappata in Spagna col nuovo fidanzato ed un cesso sporco come Bombay.

Diviso tra la necessità di reintegrarsi nel tessuto sociale senza però ricadere nei vecchi brutti giri e l’impossibilità di fuggire dai fantasmi del proprio passato, Bill tenterà con le migliori intenzioni di barcamenarsi tra amici criminali, figli alla deriva e le sfighe cosmiche che si concentrano su di lui.

Wild Bill (2011)

Bel film molto inglese e molto simpatico (da sottolineare perché non sempre le due cose vanno di pari passo), Wild Bill affronta senza pesantezza, ma senza rinunciare ad una vena di cruda realtà, le disavventure del sottoproletariato urbano inglese, parzialmente comuni a tanti altri paesi.

Ma soprattutto, la storia di un uomo senza particolari qualità che cerca di prendere la strada migliore date le avverse circostanze è un bel monito per quelle teste di cazzo liberali che si sentono sempre in dovere di fare la ramanzina alle classi svantaggiate dal sistema corrotto che permette loro di comprarsi la casetta ad Ansedonia.

Papagni sul grugno ci vorrebbero, altro che spiaggette e apericene.

VOTO:
4 apericene

Wild Bill (2011) voto

Titolo giapponese: ワイルド・ビル
Regia: Dexter Fletcher
Durata: 1 ora e 38 minuti
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Dieci piccoli indiani (1945)

8 persone si ritrovano per un fine settimana sulla sperduta ed intrigante Isola dei Negri dietro invito del misterioso Signor Owen; ad attenderli ci sono una cuoca e un maggiordomo, anch’essi all’oscuro della vera identità dell’ignoto convitato di pietra.

Quello che nessuno può immaginare è che questi 10 piccoli negri, come amava definirli Agatha Christie, faranno una brutta fine perché dovranno espiare malamente le loro colpe di assassini infami.

Dieci piccoli indiani (1945)

Film meno famoso tratto dal famosissimo libro della regina del giallo che rispecchia fedelmente l’opera originaria, se non fosse per un lieto fine posticcio che francamente potevamo risparmiarci.

Girato con maestria, con attori di lungo corso e dal metraggio appropriato, And Then There Were None è sicuramente un gialletto thriller che non potrà farvi dispiacere; sempre che il vostro nome non cominci con la lettera Y, nel qual caso andate pure affanculo.

VOTO:
3 Y e mezza

Dieci piccoli indiani (1945) voto

Titolo originale: And Then There Were None
Regia: René Clair
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Zatōichi (2003)

Il medioevo giapponese è un periodo infinito che si estende per tipo 800 anni, fino alla metà del 19° secolo, quando le corazzate e i cannoni americani hanno esportato un bel po’ della loro democrazia anche nella terra del sol levante costringendo l’imperatore ad aprire il suo paese al commercio e alle rotte straniere a cui si erano opposti per tanti anni in un isolazionismo coglione ma tutto sommato pacifico.

E in questo adorabile contesto bucolico girovagava un massaggiatore cieco con un’abilità straordinaria con la spada a cui nessuno, ripeto, nessuno doveva cacargli il cazzo altrimenti finiva a pezzi come un cagnaccio bastardo.

Giunto in una cittadina vessata dalla malavita di due bande rivali e incontrate due geishe in cerca di vendetta e un ronin con la moglie malata di Covid, il nostro Ichi alzerà un tale casino che manco il Capodanno napoletano.

Zatōichi (2003)

Undicesimo film per il Kitanone nazionale e prima incursione cinematografica nel periodo Edo, dopo una ventina d’anni dal celebre Takeshi’s Castle televisivo.

Basato sul personaggio di finzione Zatoichi a cui più di 20 film hanno dato spazio, questo strano esperimento al limite tra commedia, dramma e musical appare indubbiamente riuscito, anche se non perfetto.
Questo perché le vicende dei vari personaggi che s’intersecano nel breve lasso di tempo durante il quale si svolge la storia risultano sì interessanti, ma non sempre perfettamente intersecate, anche per via di alcuni salti temporali non perfettamente convincenti.

Resta comunque un film godibilissimo ed indubbiamente un buon viatico per chi non conosce ancora la filmografia del regista giapponese su cui ho basato la mia tesi di laurea.

VOTO:
3 castelli e mezzo

Zatōichi (2003) voto

Titolo originale: 座頭市
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 1 ora e 56 minuti
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Sonatine (1993)

Murakawa è un mafioso annichilito dalla vita di merda che vive, tra eccessi di violenza e sospiri per un mondo alternativo che non è successo, ed è proprio sul punto di prendere armi e bagagli e mandare il mondo intero a puttane quando il caso vuole che invece sia lui ad andare a puttane nel senso che viene mandato dal boss in missione ad Okinawa per placare una faida tra la loro ghenga ed una rivale; una missione che appare subito tanto strana quanto pericolosa.

Arrivati i mafiosi in missione sull’isola, il tempo si cristallizza con la detonazione di una bomba nel loro ufficio zozzo di cesso e qui comincia la regressione infantile che porterà tutti loro dentro la fregna tombale delle loro madri.

Sonatine (1993)

Quarto film del regista giapponese più famoso tra il 1996 e il 1997 e pellicola dai toni amari e sconsolati come i cazzi dei protagonisti: non c’è via di scampo dal destino scespiriano che attende i personaggi e questi non possono fare altro che giocare sulla spiaggia come esuberanti ragazzini.

Il ritmo non è certamente incalzante, un po’ da tradizione e un po’ per estendere gli ultimi momenti spensierati di questi reietti della società, ricordiamo che gli yakuza nascono dalla casta degli intoccabili, ma sicuramente chi avrà denti per rosicarsi le unghie avrà anche la fortuna di vedere un bel film.

E ricordatevi sempre:

Il mio nome è Jem, sono una cantante,
bella e stravagante e ballo il rock and roll.
Vesto assai elegante e certe volte lo sai,
sono esuberante!

VOTO:
4 Jem

Sonatine (1993) voto

Titolo: ソナチネ
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 1 ora e 34 minuti
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The Boondock Saints (1999)

Nella comunità ultra cattolica irlandese di Boston ci sono Connor e Murphy MacManus, due fratelli volgari e maneschi che hanno preso il vizietto di fare i vigilanti per “ripulire” le strade cittadine dalla feccia malavitosa.

Ma la verità è ben altra: lungi dall’eliminare sé stessi e 3/4 della palazzina loro, Connor e Murphy esternalizzano il loro problema esistenziale di sottoproletariato indicando nel facile bersaglio del criminale l’agnello sacrificale per purificare una società che invece è quotidianamente lordata dalla presenza di liberali e capitalisti; ratti di fogna con il completo firmato che passano l’intera loro smegmatica esistenza sfruttando il prossimo succhiando preziosa linfa vitale dai possenti coglioni dei loro sottoposti.

Evviva il comunismo e la libertà.

The Boondock Saints - Giustizia finale (1999)

Film stupido, noioso e scritto da un barista con l’intelligenza di un quattordicenne che però è diventato inaspettatamente un film culto (più che altro nell’ignorante patria).

Recitato continuamente sopra i toni e puntellato di “fuck” ogni due per tre (senza però quella sapiente verve che può avere Tarantino), i Santi del buco di culo ha solo un pregio, ovvero l’involontaria carica frocia che sprizza da tutti i pori.
Personaggi maschili, grossi e cattivi, una trama che ruota attorno alla mancanza di una figura paterna e un William Defoe frocio travestito pazzo  sono ingredienti che ad un occhio che non sia quello del barista-sceneggiatore-regista paiono letteralmente pescati fuori da un libro di analisi filmica anni ’90.

Un film brutto, indubbiamente, ma interessante se si sta facendo una ricerca universitaria sui film queer.

VOTO:
2 pori

The Boondock Saints - Giustizia finale (1999) voto

Titolo italiano completo: The Boondock Saints – Giustizia finale
Regia: Troy Duffy
Durata: 1 ora e 48 minuti
Compralo: https://amzn.to/45ssFD3

Fast X (2023)

La banda di figli di puttana più veloce del pianeta viene mandata in missione a Roma per stanare i preti pedofili dalle intercapedini delle avvolgibili di San Pietro, ma in reltà è tutto un trucco orchestrato dal criminale queer Dante Reyes che, presa una botta in testa 10 anni prima per colpa di Dominic Toretto, si ritrova frocio perso per i costumi gai che piacciono tanto alle elite liberali.

Siccome però a Dominic Toretto e alla sua banda di scalmanati testosteronici i froci stanno sui coglioni, Dante avrà filo da torcere coi sui denti da bocchinaro prima di poter cantare vittoria in cima alla cappella di San Pietro.

Fast X (2023)

Capitolo finale riassuntivo di una saga che mamma mia che presa a bene se te la vedi sotto effetto di stupefacenti assieme ai tuoi compagni di cella, tra una scalmanata corsa alle docce e 10 minuti ad accoltellare nel cortiletto quel maledetto topo spifferaio.

Salti, zompi, esplosioni a non finire sono gli ingredienti unici di questa torta multistrato senza alcuna consistenza interna; un puro spettacolo visivo fine a sé stesso che se te lo dicevano prima di vederlo avresti forse optato per una bella tirata di sciacquone in bocca.
E non aspettatevi una catarsi, anche perché il film non finisce qui ed è suddiviso in multipli capitoli, ma aspettatevi invece un bel pugno in faccia da parte mia e con i complimenti della casa.

w il papa re!

VOTO:
2 pugni e mezzo

Fast X (2023) voto

Titolo: Fast & Furious 10
Regia: Louis Leterrier
Durata: 141 minuti
Compralo: https://amzn.to/3q3HCwq

L’assassinio di Gianni Versace: American Crime Story (2018)

Il 15 luglio 1997 lo stilista Gianni Versace viene freddato con due colpi di pistola da Andrew Cunanan, un versatile mentitore seriale con la fissa per l’egocentrismo a scapito del prossimo, che poi è quello su cui un po’ tutto il mondo della moda si fonda.

Gianni fu soltanto l’ultimo di una serie di omicidi (5 in totale) che non hanno in realtà mai trovato una vera risposta definitiva; la pista omosessuale, sempre ben battuta da quei froci dei poliziotti, è stata data per buona, ma il perché e percome Andrew abbia freddato 5 persone se li è portati nell’aldilà da dio onnipotente e bocchinaro.

L'assassinio di Gianni Versace: American Crime Story (2018)

Seconda stagione, anche se stagione non è proprio il termine esatto visto che siamo più che altro di fronte ad una serie diversa con l’unico trait d’union a far filotto rappresentato da quel “American crime story” che vuol dir tutto e non vuol dir niente, per questa raccolta antologica che si era aperta con Il caso O.J. Simpson.

Alcune scelte sono un po’ ridicole, su tutte l’insopportabile Donatella Versace che parla con accento spagnolo, ed inspiegabili sono i personaggi italiani che parlano tra di loro in inglese, persino nella Calabria degli anni ’50, ma nel complesso la serie è molto godibile e molto realistiche appaiono le interazioni umane tra i personaggi, specie quelle amorose, mai scontate e mai caricaturali.

Finale che va un po’ a perdersi nel nulla.

VOTO:
3 Calabrie

L'assassinio di Gianni Versace: American Crime Story (2018) voto

Titolo: The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story
Durata: 9 episodi da 50 minuti
Compralo: https://amzn.to/43j3EsB

Incubi e deliri (2006)

8 episodi televisivi tratti da altrettanti racconti brevi di Stephen King tratti da 3 raccolte differenti (Incubi e deliri , A volte ritornano, Tutto è fatidico).

Si mettono in scena soldatini cattivissimi, dipinti infernali, quartieri magici, serpenti fetenti, criminali da strapazzo, scrittori impotenti, virus letali e band dell’altro mondo.
Il risultato è molto altalenante, come sempre quando si ha a che fare con il famoso maestro dell’orrore, perché si passa da Sala autopsia 4 che è stupidino ma molto intrigante fino ad arrivare a cacate colossali come L’ultimo caso di Umney, salvato giusto un minimo dal bravo William H. Macy.

Sicuramente non è un dramma se ve lo perdete, questo è poco ma sicuro, ma rimane comunque una validissima alternativa alla partita di calcio Roma-Borussia Dortmund.

VOTO:
2 Dortmund e mezzo

Incubi e deliri (2006) voto

Titolo originale: Nightmares & Dreamscapes
Durata: 8 episodi da 45 minuti

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