Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

Ricardo Leyva Muñoz Ramirez è stato un americano figlio d’immigrati messicani che si è distinto per la brutalità dei suoi crimini e la totale mancanza d’empatia verso le sue vittime.

Una dozzina d’omicidi, altrettanti tentati e un’abbondante spolverata di violenze sessuali contro donne, vecchie e bambine sono la lista della spesa per questo personaggio che nei favolosi anni ’80 californiani venne soprannominato “The Night Stalker”, il molestatore notturno, dagli avidi e spietati mezzi di comunicazione che, assetati di fluidi corporei come liceali del Mamiani di Roma, crearono l’ennesimo mostro da sbattere in prima vagina pagina.

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

 

Serie televisiva banalotta e senza verve che tenta di spaventarti con gli efferati crimini di un poveraccio brutalizzato dalla vita al punto tale di sviluppare una personalità schizoide e allucinata.

Più volte associato al satanismo e stronzate simili per la sua bambinesca voglia di stupire con pentagrammi dipinti sulle mani, Richard Ramirez è stato piuttosto l’esempio perfetto di cosa costruisce una società ingiusta e violenta come quella americana: padre immigrato e alcolizzato, violenze domestiche, difficoltà economiche e cugino berretto verde dell’esercito americano che perpetrò impunemente crimini di guerra contro i poveri vietnamiti che al confronto i cosiddetti “crimini di Bucha” in Ucraina fanno ridere i polli.

Patetici i poliziotti incompetenti che non sono riusciti a fare un cazzo per 13 mesi fino a quando sono stati i cittadini di un quartiere povero di Los Angeles a prendere l’assassino.
Perché il popolo mai sarà sconfitto.

VOTO:
2 liceali del Mamiani assetati di fluidi corporei

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021) voto

Titolo originale: Night Stalker: The Hunt For a Serial Killer
Regia: Tiller Russell e James Carroll
Durata: 4 episodi da 45 minuti

Tiger King (2020)

Siccome il nome Joseph Schreibvogel era troppo difficile da pronunciare, il protagonista di questa stramba serie se l’è prima cambiato in Joe Exotic e poi, in un macabro rituale cannibalesco si è appropriato del cognome dei suoi mariti divenendo Joseph Allen Maldonado-Passage.

Ma a noi che ce ne frega?
E avete ragione: come cazzo faccio a darvi torto quando il mondo va a rotoli e l’unica preoccupazione di Matteo Renzi è vendere il suo libro scritto in un italiano da ragazzo di seconda liceo?

Mettiamola così, se vi sentite soli e rassegnati all’inevitabile fine, regalatevi una buona dose di risate guardando questa breve e non stupida serie incentrata su degli strambi personaggi alle prese con felini di grandi dimensioni che tentano di mascherare una profonda inadeguatezza alla vita con cazzi felini di grandi dimensioni.

VOTO:
3 cervellini di grandi dimensioni e mezzo

Tiger King (2020) voto

Titolo esteso: Tiger King: Murder, Mayhem and Madness
Regia: Eric Goode, Rebecca Chaiklin
Durata: 7 episodi da 45 minuti

Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Dopo il fallimento del buco al monte di pietà, Peppe, Mario, Ferribotte e il mitico Capannelle vengono reclutati da Virgilio, un criminale milanese che sottomano ha un bel colpo a un portavalori del Totocalcio con dentro una valigia zeppa di soldi… e i 4 non se lo fanno ripetere due volte visto che sono sempre più poveracci e rischiano di finire a rubare le galline.

Per portare a casa il malloppo la banda arruola Piedamaro, in sostituzione di Mastroianni per la quota “padre con dramma familiare”, che s’intende di motori e poco altro e quindi non ha nulla da offrire al figlio conteso con la moglie se non il suo amore. Ma in una società dei consumi, con i motori che rombano e l’economia che sfonda i tetti e le tette delle proletarie, non c’è spazio per i sentimenti; quello che conta è il vile denaro, o denari come dice Alessandro Di Battista per criticare i giuda della politica, e di denari ce ne sono molti in quella valigia, per la precisione 80 milioni, 80 bonaventura, 80 voglia di prenderti per i capelli vile fascio-liberale.

Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Seguito chiamato di corsa e girato di gran carriera per lo straordinario successo al botteghino del primo film che però risente un pochino del cambio alla regia.

Se infatti Monicelli, partendo dal genere quasi neorealista, tirava su una parodia del genere criminale con toni molto sarcastici, qui siamo all’opposto, ovvero si parte dal genere commedia e si tira su un caper movie con piccole punte di commento al dramma sociale italiano (tipo Capannelle che, inondato dal fumo del treno a vapore che gli entra in casa, si lamenta del fatto che quando finalmente verrà convertito all’elettricità, gli alzeranno l’affitto).

Molto divertente per gli attori in campo, su tutti chiaramente Gassman e Manfredi, e insolitamente sporcaccione con parecchie scene piuttosto spinte per l’epoca, considerando anche che l’attrice in questione era quindicenne.
Insomma, un film buono per Muammar Gaddafi… se non fosse che è morto trucidato a seguito dell’illegale invasione del suo paese da parte della NATO nel 2011 mentre gentaglia tipo Hillary Clinton rideva letteralmente della sua sommaria esecuzione.

Perché, cari bambini, quando ad invadere paesi sovrani è l’America ed i suoi cani da riporto, va tutto bene e circolare che non c’è niente da vedere; quando invece a farlo è la Russia del cattivo Putin, allora è la fine del mondo.

Beata la faccia da culo dei fascio-liberali.

VOTO:
4 Gaddafi

Audace colpo dei soliti ignoti (1959) voto

Titolo inglese: Fiasco in Milan
Titolo francese: Hold-up la milanaise
Regia: Nanni Loy
Durata: 1 ora e 45 minuti
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I soliti ignoti (1958)

Roma nel dopoguerra era una fogna a cielo aperto dove un brulicare di spaesati e assatanati morti di fame si contendevano la pagnotta quotidiana a suon di truffe e scippi mentre una ristrettissima cerchia elitaria di liberali godeva del benessere costruito alle/sulle spalle del popolo sovrano.

Nell’eterna periferia scheletrica di quartieri in costruzione o semi distrutti dalle bombe americane, si muovono 5 criminali da strapazzo che hanno in mente di svoltare con un colpo al monte di pietà, che messa così è già tutto un programma, perforando una parete di un appartamento adiacente così da giungere alla cassaforte coi gioielli.

Non sarà facile come sperano e la vita cagna ricorderà loro lo strato sociale nel quale dovranno smelmare per il resto della loro miserevole vita.

I soliti ignoti (1958)

Film fondamentale della cinematografia italiana e capostipite della cosiddetta “commedia all’italiana”, I soliti ignoti è stato scritto dai famosi Age e Scarpelli, autori tra i più prolifici del genere, e diretto da Monicelli, che non ha bisogno di presentazioni.

Girato per le strade e i palazzi di una Roma fottuta dal capitalismo e pieno di personaggi miserevoli e detestabili che non inducono al classico compatimento cristiano, ma che invece sfidano lo spettatore ad andare oltre i propri schematismi mentali per giungere alla conclusione che, quando i liberali stanno al potere, il più pulito c’ha la rogna, questa pellicola è anche e soprattutto molto divertente.

Consigliarlo sarebbe ovvio… posso invece sbloccarvi un ricordo: Monicelli è morto a 95 anni gettandosi da una finestra dell’ospedale San Giovanni di Roma perché malato di cancro alla prostata; tumore dal quale Silvio Berlusconi è guarito brillantemente.

VOTO:
5 Berlusconi

I soliti ignoti (1958) voto

Titolo inglese: Big Deal on Madonna Street – Persons Unknown
Regia: Mario Monicelli
Durata: 1 ora e 39 minuti
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Vendetta: Guerra nell’antimafia (2021)

Vicende giudiziarie di Pino Maniaci, il personaggio siciliano finito al centro dell’attenzione mediatica per le sue personali ed agguerrite battaglie anti-mafia e anti-corruzione trasmesse attraverso la sua piccola stazione televisiva Telejato, e Silvana Saguto, potente giudice anti-mafia di Palermo finita sotto accusa prima di Pino e poi del sistema giudiziario per presunte irregolarità dei beni confiscati alla mafia, ovviamente per tornaconto personale.

Molti cani presenti, non necessariamente vivi.

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021)

Simpatica piccola serie televisiva che fa il suo piccolo sporco dovere ma che non entusiasma tantissimo e che certamente non esce al di fuori di un cerchiobottismo utile allo spettegolezzo popolare sulle scappatelle di Pino (che finge sì di criticare, ma che poi invece abbraccia prepotentemente) e al mantenimento di uno status quo buono a far vendere il prodotto Netflix sul mercato.

Se ve lo perdete non fate un soldo di danno; se ve lo guardate scoprirete che puoi combattere il malaffare e farti piacere la fregna allo stesso tempo, checché ne dica Travaglio.

VOTO:
3 Travaglio

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021) voto

Titolo inglese: Vendetta: Truth, Lies and the Mafia
Regia: Paul Berczeller, Ruggero Di Maggio, Davide Gambino
Anno: 2021
Durata: 6 episodi da 50 minuti

Cena con delitto – Knives Out (2019)

Harlan Thrombey è un eccentrico scrittore di gialli che ha la famiglia che si merita; una famiglia del cazzo composta da sanguisughe equamente divise nell’ipotetico spettro politico americano conservator-progressista pronte a saltarsi alla giugulare alla prima occasione ghiotta pur di accaparrarsi l’impero economico costruito dal bisbetico capofamiglia.

E però succede che la notte del suo 85esimo compleanno, Harlan decide inaspettatamente di aprirsi la gola con un bel coltello riversando un buon litro di sangue sul tappetino bianco di volpe ai piedi del bel divanetto in pelle nell’attico dove era solito portare la sua badante uruguaiana per verificare la sua integrità morale grazie a graziosi piccoli periscopi anali anacronistici ben lubrificati.

Tutto sembra andare per il meglio quindi: il vecchio è morto, la colombiana è lubrificata al punto giusto e l’eredità andrà ai figli sanguisughe… e però nessuno ha fatto i conti con l’immigrazione clandestina, vera piaga sociale dei nostri tempi, che si affaccia alla nostra narrazione nei panni della peruviana di cui sopra alla quale Harlan ha deciso di lasciare tutti i suoi averi.
E quando dico tutti intendo tutto tutto, anche quella merdosa tazza da 2 lire comprata al mercatino e che recita “la mia casa, le mie regole, il mio prepuzio, il mio caffè”.

Cena con delitto (2019)

Vaffanculo.

Vaffanculo i film dei liberal-progressisti americani che ti vogliono dire che Trump è cattivo mettendo in bocca ad un personaggio idiota elogi per il presidente americano; che gli immigrati irregolari vanno lasciati in pace perché lavorano sodo, a differenza degli sfaticati pesaculo che gravitano attorno ad Hollywood, ma vallo a raccontare ad un contadino del Nebraska mortacci tua sceneggiatore figlio di madre ignota; che le famiglie degli immigrati non si devono dividere, anche se la madre è da anni su suolo americano senza documenti e io mi domando come cazzo hanno fatto le figlie ad andare a scuola; che quel poverello di bambino messicano nella gabbia che abbiamo tutti visto in foto stronzo Trump anche se poi si è scoperto che era tutta una farsa e io amo gli immigrati cazzo, li amo così tanto che ci faccio un film sopra con un paio di twist per dargli quella parvenza d’opera d’arte ma in realtà voglio solo dire ai miei amici ricchi che odio i benestanti ipocriti ricchi nonostante lo sappiamo tutti che sono anche io un benestante ipocrita ricco perché poi alla fine la morale del film è che la badante ecuadoregna i soldi se li è meritati perché è moralmente meglio degli eredi, e NON perché PER LEGGE le spetta l’eredità, cascasse il mondo, fosse lei pure una bevuta bastarda mangia cazzi frullatora, fosse pure una che vota Trump e se lo farebbe mettere in culo da Gerry Scotti mentre urla fortissimo “w il papa re, mannaggia la madonna, w il papa re!”

Ecco: quando vedo queste veline para-governative, io mi vorrei mettere l’elmetto chiodato per andare a marciare sui cadaveri dei figli di questi pezzi di merda che si collocano a sinistra solo perché i posti a sedere a destra sono finiti e dargli tanti di quei calci sulle gengive fino a che m’imploreranno in lacrime di poter rinnegare le loro stronzate finto-progressiste volte solo a nascondere la realtà dei fatti e cioè che l’unica vera rivoluzione avverrà quando verremo a prenderli per i loro capelli tinti, li trascineremo fuori dalle loro lussuose case (comprate, ereditate, rubate, eluse al fisco) e li giustizieremo in piazza dopo che un tribunale popolare li condannerà come “nemici del popolo”.

Per fortuna c’è ancora chi rimane un sano nazionalista del cazzo ed erige un argine a queste puttanelle brasiliane che si fanno intestare l’eredità a suon di limoncelli ai decrepiti cazzi dei nostri nonni rincoglioniti.

Heil Giorgia Meloni! 88 sieg heil !!!

VOTO:
2 puttane brasiliane e mezzo

Cena con delitto - Knives Out (2019) voto

Titolo originale: Knives Out
Regia: Rian Johnson
Anno: 2019
Durata: 130 minuti
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Bulli criminali (2017)

La coca e i tubetti pe’ tira’ su, le donne che ciancicano le gomme, gente che deve stare sotto la cappella di altra gente, prostituzione, spaccio anche nelle scuole, estorsione, usura, rapine.

Io stanotte vojo passa’ ‘na serata unica; ho già chiamato 4 mignotte.

L’assurdo commissario Schiavoni che parla come se avesse un calabrese imprigionato nella faringe, er palletta, 40 rumene-ucraine massimo 24 anni.

To ricordi Mario? Er sola, er buciardo, er toscano cor pizzetto ciccione?
Sì sì, qua carogna.
Eh, bravo!

Il film reca in coda questa poetica (e criptica) scritta:
“I personaggi e i fatti sono tutti inventati. Pura casualità nel così riferimento accaduto”.

Bulli criminali (2017)

Questo film è un ottimo esempio di ultra-neo-realismo, cioè quando il neorealismo diventa talmente assurdo da sembrare prima fittizio, ma subito dopo più vero di qualsiasi stronzata mainstream tu abbia mai visto, tipo Romanzo criminale o Dogman.

Ho sentito cocaina e fregna e non c’ho capito più ‘n cazzo.

Perché il sottobosco romano, i criminali, i coatti stronzi non hanno niente di magico, non hanno quell’aurea romantica che i film tentano di appiccicare loro addosso; sono invece dei poveracci costretti a recitare la parte dei duri per sopravvivere  in una società piramidale e violenta dove vengono pagati 4 euro l’ora per servire ai tavoli di un bar di merda, magari gestito da un ladro che non paga le tasse e poi si lamenta del governo ladro.

C’è di mezzo pure tu’ nipote.
Ma chi? Zaira!?!

La realtà è là fuori e tu te ne sbatti al cazzo.
La criminalità sei tu, siete voi cittadini comuni che fate schifo mentre vi postate una frase di merda su facebook sull’importanza degli amici veri, siete voi che riempite l’etere con le vostre merdose foto instagram regalate ai colossi tecnologici con sedi nei paradisi fiscali.
Il mostro è la società contemporanea e tutte le società passate. Tutte tutte.

Che cazzo piagni!?!
Scusa.
Scusa ‘n cazzo!

Sarà pure girato male, sarà pure fuori fuoco il 50% delle inquadrature, sarà recitato da dilettanti allo sbaraglio addobbati come manichini dei magazzini MAS, sarà pieno di uomini pompatissimi con tendenze omosessuali, petti rasati e sopracciglia rifatte…. ma ‘sto firm c’ha er cazzo che è ‘n abbacchio.

Io sto agganciata coi colombiani. E me ce trovo morto bene.

La realtà dei fatti è che tutti dovrebbero vedere questo film. Tutti.
E poi dovrebbero spiegarmi che cazzo succede… perché io a ‘na certa giuro che non c’ho capito più ‘n cazzo.

Mo to dico ‘n greco: panta rei.
Che cazzo vor di’?
Significa che tutto scorre nel miglior dei modi.

VOTO:
2 sotto la cappella

Bulli criminali (2017) voto

Titolo che suggerisco: Pit bulli criminali
Regia: Claudio Di Napoli
Anno: 2017
Durata: 90 minuti

Arizona Junior (1987)

Herbert I. McDunnough rapina i convenience store americani armato di una pistola scarica.
Perché lo fa?
Semplice: perché è una testa di cazzo.

E tanto basta a far innamorare la poliziotta Edwina con la quale convola a (in)giuste nozze per poi trasferirsi in mezzo al deserto nel tentativo d’isolarsi dal resto del mondo e così procreare una progenie con la quale insozzare la genetica umana.
Ma i due profanatori di acido desossiribonucleico hanno fatto i conti senza l’oste: Edwina è sterile come una sala operatoria ed Herbert ha una fedina penale talmente lunga che gli è impedito adottare persino un cinese col cuore cresciuto fuori dal petto.

La soluzione?
Semplice: rubare un bambino a chi ne ha già 5.

Arizona Junior (1987)

Commedia molto folle e un po’ ostica da digerire per chi ama la compiutezza narrativa.

C’è indubbiamente della buona carne al fuoco: gli attori recitano bene le loro parti caricaturali, le gag si susseguono a piè sospinto e il ritmo è frenetico… eppure un pochino alla fine ci si annoia in questo turbine di situazioni grottesche e surreali che sembrano costruite più per stupire un pubblico da fiera che per intrattenere un pubblico d’essai.

VOTO:
3 fuochi

Arizona Junior (1987) voto

Titolo originale: Raising Arizona
Regia: Joel Coen
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

The Irishman (2019)

Frank Sheeran non era un parente di She-Ra, la sorella gemella di He-Man, ma fu un bonario figlio di puttana a sangue freddo che fece da tramite tra la mafia americana e il famoso sindacato degli autotrasportatori presieduto dal potente Jimmy Hoffa durante i favolosi anni ’60 e ’70.

Dopo aver combattuto per gli Stati Uniti nell’invasione d’Italia durante la seconda guerra mondiale ed essersi quindi fatto le ossa in quanto ad ultraviolenza, Frank dedicò una vita intera al crimine “dipingendo case” (questo l’eufemismo usato per gli omicidi)… ma questa sua dedizione al lavoro non gli valse né una vita e né una vecchiaia felice tanto che la povera lucertola morì solo come un cane in una casa di riposo circondato dal vuoto pneumatico, nonostante avesse messo al mondo 4 figlie e tanti si fossero dichiarati suoi amici.

The Irishman (2019)
dai, vuoi essere mio amico?!

Queste 3 ore e mezza di film non mi verranno più date indietro e, quando sarò un vecchio decrepito come il nostro Frank Sheeran, piangerò lacrime amare sognando di poterle rivivere per andare a farmi una passeggiata, dipingere un mazzo di fiori o farmi una bella limonata con una donna.

Ma io dico: ma l’anima de li mortacci tua Scorsese, ti stai rincoglionendo anche tu?
No perché tutto bello, tutto giusto, bella la fotografia, bei costumi, grandi attori nella canna del fucile… ma io quel fucile vorrei ficcartelo in bocca e premere il grilletto per punirti dell’insulto alla tua carriera, oltre che al genere gangster, che questa roba rappresenta.

A parte che il film è di una noia mortale, specialmente per chi non è americano sopra i 60 anni e quindi se ne strafrega il cazzo di Jimmy Hoffa (e su questo difatti centri appieno il problema con la scena dell’infermiera che non lo riconosce in fotografia… ma allora se volevi fare un film per te e i tuoi amici del circolo di bocce di Los Angeles te lo giravi col cellulare e te lo proiettavi nel cinema di casa), ma poi mannaggia i pappagalli del Perù: ma come cazzo ti viene in testa di prendere un vecchio e ringiovanirlo col computer sperando che possa interpretare la parte di un giovane uomo?

Ma l’hai visto come cammina Robert De Niro che sembra si sia cacato sotto e stia correndo dalla mamma per farsi cambiare il pannolino?
Ma quella scena col pestaggio fuori dall’alimentari con Bob fucking De Niro che n’artro po’ cascava mentre tentava goffamente di schiacciare la mano al droghiere non ti è saltata all’occhio come un tantino fatta male?

Dio cristo come sono incazzato.

L’unica cosa interessante in tutto questo pandemonio furente d’emozioni negative è l’aver scoperto che Robert De Niro ha un debole per le nere essendosi sposato per ben due volte con afro-americane…  e ora capisco meglio il film da lui diretto A Bronx Tale.

VOTO:
2 pannolini

The Irishman (2019) voto

Titolo quell’altro più bello: I Heard You Paint Houses
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2019
Durata: 209 FOTTUTI minuti

Irrational Man (2015)

Abe Lucas è un professore universitario di filosofia che non trova più la voglia di farselo alzare la mattina presto da quando un amico si è fatto saltare in aria calpestando una mina antiuomo in Iraq o Afghanistan o Centocelle, non ricordo bene.

Fatto sta che Abe, appena arrivato alla sua nuova università nel Rhode Island, riesce in men che non si dica a tirarsi appresso sia una collega di mezz’età insoddisfatta dal marito che una studentessa sbarbatella fica secca che non vede l’ora di fare la tacca “professore” sul tabellone dei maschi da trombare.

Dal canto suo il signor Lucas, tormentato da una depressione cosmica e un generale cinismo verso tutto e tutti, trova inaspettatamente linfa vitale quando scopre di voler interpretare il giustiziere del sabato mattina facendo bere del cianuro ad un giudice stronzone che lui reputa indegno di popolare la società civile mettendo così in pratica un personale esistenzialismo.

Irrational Man (2015)

Woody Allen non fa mai un film brutto, anche quando ci mette il minimo impegno scrivendo la sceneggiatura nelle pause caffè o seduto al cesso, e questa pellicola non è da meno.

Interpretato da un buon cast, su cui spicca Joaquin Phoenix per la sua bella panza d’alcolista, e girato bene che non gli si può dire nulla di male, Irrational Man riesce nel difficile intento di farti rimanere muto per mancanza d’appigli a cui aggrapparti mentre cerchi di fare il tuo misero lavoro di critico.

VOTO:
2 appigli e mezzo

Irrational Man (2015) voto

Titolo colombiano: Hombre irracional
Regia: Woody Allen
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

Strafumati (2008)

Dale Denton è un venticinquenne fattone in sovrappeso che, non si sa bene perché, riesce a fottersi una liceale 18enne, peperina e molto bona.

Non domo dell’incredibile botta di culo capitatagli tra capo e collo, Dale riesce però a ficcarsi in mezzo a un guaio più grande di lui quando assiste suo malgrado all’omicidio di un criminale asiatico per mano del signore della droga Ted Jones.

Affiancato dal suo spacciatore di fiducia (e riforniti di una dose massiccia di marijuana di prima qualità, da cui il titolo originale) i due daranno un colpo al cerchio e una alla botte scappando dai sicari di Ted e seguendo al contempo la pista che li condurrà ad un finale dal sapore epico.

Strafumati (2008)

Tipica commedia che si gusta meglio da strafatti che da stralucidi.

Le interpretazioni sono simpatiche (meno Seth Rogen e più James Franco che, col suo fare gentile, appare come un moderno Candido) e il ritmo incalzante fa poi il resto.
Certo, non siamo nemmeno lontanamente dalle parti di qualsivoglia capolavoro, ma il film si lascia vedere anche e soprattutto per la sua dichiarata intenzione di cazzarare… e in un mondo di pipparoli che si credono geni non è poi così scontato.

VOTO:
3 pipparoli

Strafumati (2008) voto

Titolo originale: Pineapple Express
Regia: David Gordon Green
Anno: 2008
Durata: 111 minuti

Kick-Ass (2010)

Dave Lizewski è un normalissimo teenager americano con l’inspiegabile e piuttosto sospetta fissa per le tette.

Per arrivare a macinarne un paio, Dave si travestirà da supereroe mascherato andando a manganellare i delinquenti nottambuli e prendendo parecchie crocche sul muso, ma riuscendo nella magica impresa d’impressionare la ragazza dei suoi sogni e poter così toccarle le piccole e delicate tette pubescenziali.

Purtroppo con la conoscenza carnale verrà, come da tradizione cristiana, la punizione divina ed il giovane Lizewski dovrà fare i conti con un mafioso locale intenzionato a farlo fuori assieme ai più temibili supereroi Big Daddy e Hit Girl i quali, lungi dall’essere una coppia DDlg, sono un padre e una figlia assetati di vendetta nei confronti del mafioso locale intenzionato a farli fuori assieme al giovane Lizewski.

Kick-Ass (2010)

Bel film comico coi supereroi che, a differenza dei film seri coi supereroi, si dimostra crudo e violento nella rappresentazione dell’insana cultura dei vigilantes che si sostituiscono allo Stato e così facendo aggiunge quello strato di realismo utile a rendere la vena satirica ancora più efficace.

Nicolas Cage (sempre più matto) spara, zompa e urla frasi sconnesse mentre brucia come un maiale sardo rendendo la sua interpretazione indimenticabile mentre il resto del cast porta un buon risultato a casa nonostante l’impossibilità di compararsi al mito di Long Beach.

Se siete alla ricerca di qualcosa che dia la carica e non volete spendere una fortuna in cocaina, questo è il film per voi.

VOTO:
4 Long Beach e mezzo

Kick-Ass (2010) voto

Titolo rumeno: Rupe-tot
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2010
Durata: 117 minuti