Il cameraman e l’assassino (1992)

Una piccola troupe cinematografica vuole girare un piccolo documentario indipendente sulle gioie e i dolori quotidiani di un piccolo serial killer, Ben.

Ben, dal canto suo, è ben contento di spiegare per filo e per segno tecniche e preferenze: la densità ossea dei nani, i postini con le pensioni e le vecchie coi soldi sotto al materasso sono argomenti sui quali tutti ci siamo interrogati almeno una volta nella vita, ma che non abbiamo mai avuto la fortuna di venire sviscerati da un professionista, ed ecco quindi spiegato il senso del cinico documentario.

Colpo dopo colpo, ammazzamento dopo ammazzamento, situazione paradossale dopo situazione paradossale, Ben infonde il suo spirito ribelle nei membri della troupe facendo pian piano salire loro la scimmia della violenza e tramutandoli da semplici spettatori a complici dei delitti.

Il cameraman e l'assassino (1992)

Divertentissimo falso documentario con cui difficilmente si riesce a ridere.

Questo perché è la classica (oggi, non all’epoca dell’uscita) commedia nerissima che tenta la strada del grottesco e della repulsione per veicolare un messaggio; sia questo l’impossibilità dell’imparzialità dell’occhio scrutatore, il velato voyeurismo del pubblico generalista, o il più o meno involontario interventismo del testimone nello svolgersi degli eventi.

Recitato in maniera naturalistica, nonostante sia una delle cose più costruite mai viste, e con numerosi momenti di spaesamento politico, tra l’avallare le posizioni avanguardiste del killer Ben e il rigettarne le stupide regressioni infantili, C’est arrivé près de chez vous è un’ottima pellicola che giustamente è diventata un film cult e de paura.

VOTO:
4 Rokko Smitherson

Il cameraman e l'assassino (1992) voto

Titolo originale: C’est arrivé près de chez vous
Regia: Rémy Belvaux, André Bonzel, Benoît Poelvoorde
Durata: 1 ora e 35 minuti
Compralo: https://amzn.to/3JhpyFl

La serie Fast & Furious (2001-2021)

Chi non conosce la famosa saga con le automobili che sfrecciano sull’asfalto coi culi delle donne in primo piano e la musica tamarra in sottofondo?

Beh, probabilmente in molti visto che ho scoperto, sorbendomi TUTTI e 9 i film, che in realtà si abbandona ben presto il formato adolescenziale dei primi episodi per abbracciare quello tardo adolescenziale della guerra permanente americana che foraggia l’elite liberale con palate di milioni di dollari sottratti alla classe lavoratrice che, oltre al danno, riceve pure la beffa di vedersi investita col passeggino mentre questi 4 scalmanati giocano a fare gli stronzi per le strade di mezzo mondo.

Ecco a voi lo scempio, porca madonna:

Fast and Furious (2001)

Fast and Furious (2001)

Brian O’Conner tira forte la cocaina dal cofano delle macchine parcheggiate alla Conad perché a Brian O’Conner gli tira il cazzo.
Ma Brian O’Conner è un piedipiatti, mortacci sua.
Un piedipiatti che deve trovare chi cazzo è che sta rubando dei preziosissimi lettori DVD del 2000.
Gli occhi sono puntati su Dominic Toretto, un uomo grande e grosso e glabro con la sorella fregna entro cui Brian O’Conner sta disperatamente tentando di entrare ungendosi il cazzo di olio di vasellina, ma incastrarlo è una bella gatta da pelare e Brian otterrà soltanto un bel bocchino nel reparto pane della Conad.

2 Fast 2 Furious (2003)

2 Fast 2 Furious (2003)

Brian O’Conner è diventato un maledetto pimp my ride e se la scoatta a Miami con altri sfigati come lui con la fissa per le macchine colorate come un gay pride e rumorose come gli zoccoli per le strade di paese mentre verremo a prenderli pei capelli per poi bastonarli forte sui denti con lacrime e sangue a fiotti dai loro occhi di merda.
In sostituzione di Toretto, impegnato a districare il cazzo da un rovo di more, abbiamo un’altra minoranza dipinta come rissosa, arraffona ma col cuore al posto giusto come i vostri cani, un nero.

The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006)

The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006)

Cambio totale di cast e location ed eccoci in Giappone con il giovane Sean Boswell, teppistello con genitori separati che sfoga la sua rabbia giovane con macchine veloci e tagli di capelli da sfigato.
Nella terra del sol levante troverà pane per i suoi denti… e molta gente che parla inglese così da non avere sottotitoli per i pigri spettatori.
La cosa importante da ricordare per questo film è che sono 1 ora e mezza di rumorosissime derapate che vi faranno scapocciare come il papa buono.

Fast & Furious – Solo parti originali (2009)

Fast & Furious - Solo parti originali (2009)

Tornano in scena i nostri Dominic e Brian, separati in casa per una storia di cioccolata e piedi sporchi, che dovranno vedersela con Arturo Braga (non imparentato con il più celebre Mario Brega) e un commercio internazionale di droga.
Una piccola parte viene sorprendentemente affidata ad una giovane e sconosciuta Gal Gadot, prima di fare il botto con le colonie illegali israeliane in territorio palestinese e una pioggia di bombe vere durante il crimine di guerra chiamato “operazione piombo fuso”.
W il popolo palestinese. A morte lo stato d’apartheid israeliano.

Fast & Furious 5 (2011)

Fast & Furious 5 (2011)

A Rio de Janeiro ci sono le favelas porca madonna.
Le favelas!
Ma a noi liberali del cazzo ci frega sta minchia dei poveri; noi vogliamo glorificare i nostri privilegi sfrecciando con le macchine veloci per le strade, seminando il panico tra i proletari che si fanno il mazzo tanto per 40 anni costituendo la base della piramide sociale sopra cui sediamo noi.
Soldi soldi e soldi.
Polizia cattiva, ma in fondo meglio la pula che i criminali come Hernan Reyes che io quasi quasi ci faccio cumunella con i cani del potere che coi loro suv enormi scheggiano e rovinano le già malandate strade di Rio de Janeiro.
Mamma come godo a veder soffrire il genere umano!
Dwayne Johnson imprime la virata action verticista a quella che fino ad ora era una serie su macchine veloci e culi pubescenti mentre Vin Diesel pensa di parlare spagnolo quando dice “Salud me familia!”.

Fast & Furious 6 (2013)

Fast & Furious 6 (2013)

Dominic e i suoi compari hanno fatto i soldi veri, tipo 100 milioni di dollari ognuno che quasi quasi ci compri un attico a Milano.
Ma Dwayne The Rock Johnson sorprende Dominic Pelato Toretto mentre sta pisciando per dirgli che la sua vecchia fiamma Letty è ancora viva e sta lavorando per Owen Shaw, un criminale cattivo cattivo.
E allora: perché non ci mettiamo assieme a dare la caccia a questa lestofante che io poi ti faccio riunire con la tua amata te lo giuro porca madonna te lo giuro potessi famme incula’ dal primo che bussa a quella porta?

Fast & Furious 7 (2015)

Fast & Furious 7 (2015)

Il fratello del cattivo del precedente episodio vuole vendicarsi riempiendo di mazzate il signor Toretto e compagnia cantante, ma non ha fatto i conti con la perseveranza dell’alopecia e la magia della coca colombiana. Nel frammentre Letty riacquista la memoria del suo terribile matrimonio con Dominic in canottiera e cavezza d’oro e tenta il suicidio assistito in Svizzera.
L’episodio è felicemente famoso perché l’attore Paul Walker carbonizzò dentro la macchina di ritorno da una pesca di beneficenza con le suore di Nevers e si tentò l’impossibile per farlo apparire durante tutto il film spiaccicando la sua faccia computerizzata sul corpo del fratello minore.
Una cosa da denuncia.

Fast & Furious 8 (2017)

Fast & Furious 8 (2017)

Dominic e Letty portano scompiglio nella tranquilla repubblica socialista cubana distruggendo proprietà pubblica e impaurendo i ridenti cittadini cubani perpetuando così lo stereotipo dell’americano poliziotto de stocazzo che dovrebbe essere bruciato in pubblica piazza facendo poi pisciare i bambini sul cadavere carbonizzato di Paul Walker.
Non domo, questo gruppo paramilitare capitanato da Mastro Lindo riesce pure ad assassinare barbaramente dei giovani soldati russi che proteggevano un arsenale atomico facendo rapidamente precipitare l’allarme di una catastrofe nucleare a Defcon 5.
Da notare che Toretto scopre di avere un figlio con una bianca e per tutto il film deve cercare di ammosciare l’inevitabile erezione che ne consegue.

Fast & Furious 9 – The Fast Saga (2021)

Fast & Furious 9 - The Fast Saga (2021)

Dominic ha un fratello di un’altra razza, ma nessuno ci fa caso.
Quando però il padre salta con la sua macchina da corsa sulla recinzione della pista da corsa per brillar di luce fascista grazie alle fiamme purificatrici dentro le quali dovremmo gettare la carta straccia tipo Giorgetti, allora sorge il problema dello schiaffo dello soldato.
Ovvero: hanno ammazzata papà Toretto, chi sia stato non si sa, forse quelli della mala oppure la pubblicità.
In questo episodio si raggiunge letteralmente l’apice sparando una macchina direttamente nello spazio.

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Caleidoscopio (2022)

Leo Pap è uno stronzo, non ci piove.

E siccome è nero tu ti devi sentire in colpa quando architetta il colpo del secolo con un gruppo di coglioni che se tagliassi loro di netto le corde vocale e ci costruissi un banjo infernale e ci suonassi la marcia funebre di Sergio Mattarella, ecco, forse, ma dico forse, la loro esistenza avrebbe avuto senso.

Come se non bastasse devo puntualizzare che il colpo del secolo è una cacata pazzesca che pesca a piene mani dalle trame di dozzine di altri film che tu hai già visto e piangi, stronzo, devi piagere perché non c’è salvezza da questa merda di telefilm.

Mannaggia la madonna.

Kaleidoscope (2022)

A parte la curiosità che uno può vedersi gli episodi nell’ordine che più gli aggrada, questo è un pietoso sceneggiato televisivo che annoia, fa infuriare e provoca cancro ai testicoli dopo appena 2 episodi e uno si ritrova a tifare per il “cattivo” che in fin dei conti non ha fatto niente di male, mentre ogni singolo personaggio della banda dei poveracci stronzi non ha la minima caratteristica con cui empatizzare… a meno che tu non sia un figlio di troia brutalmente inculato con una pertica d’acciaio da me, da mia nonna, dal lattaio di mia nonna e da chi cazzo te pare.

Porca madonna la rabbia e porcaccio santantonio abbate dell’anima de li mortacci sua e di chi gli ha baciato i piedi luridi e pregni di lacrime.

VOTO:
2 lacrime

Kaleidoscope (2022)

Titolo: Kaleidoscope
Creatore: Eric Garcia
Durata: 9 episodi da 50 minuti

Following (1998)

Un aspirante scrittore, con la tipica fobia inglese dell’igiene personale, non trova di meglio da fare che cominciare a seguire persone a caso per strada tentando di trarne ispirazione per le sue inesistenti storie… fino a quando non trova l’inseguito che cambierà per sempre la sua vita dandole un senso e una direzione, non necessariamente positive.

Following (1998)

Esordio al lungometraggio per il fascio-liberale Christopher Nolan e già si vedono gli stilemi che adotterà poi per tutta la carriera, su tutti il montaggio non cronologico e i primi piani di falli equini.

Costruito bene (anche se un po’ meccanicamente) e recitato in molti frangenti in maniera convincente (altri un po’ meno), Following è indubbiamente un ottimo film indipendente che promette l’avvento di un regista interessante, come poi effettivamente è stato.

Il twist finale non è la cosa migliore, anche se probabilmente è quello che il pubblico ha amato maggiormente, mentre è la sequela di caratterizzazioni umane e sceniche abbastanza particolari che rendono il film convincente e degno di memoria collettiva.

VOTO:
4 falli equini

Following (1998) voto

Titolo lituano: Persekiojimas
Regia: Christopher Nolan
Durata: 69 minuti
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Predator 2 (1990)

E’ il futuristico 1997 e Los Angeles è un inferno di lamiere roventi e palle sudate che neanche te lo immagini.

Se credi che una folle guerra tra bande criminali, formate da minoranze etniche, e la polizia locale sia abbastanza propaganda fascio-liberale, ti spagli di grosso perché sta per scendere in campo il negro più fottuto di tutti, lo stereotipo più azzardato dell’uomo nero, il Predator delle foreste tropicali con i rasta e le unghie incarnite che ha un solo obiettivo in testa: uccidere te e fottere tua figlia, possibilmente in culo.

Predador 2 (1990)
la migliore scena del film

Questo film è un esperimento della CIA sulla sopportazione del dolore per i prigionieri di Guantanamo; non c’è altra spiegazione.

Sopra le righe come Gianni Agnelli sulla cocaina, razzista come Suor Germana e profetico quanto Luigi Di Maio, Predator 2 è indubbiamente uno dei peggiori miglior sequel mai fatti nella storia del cinema (testimoniato anche dal titolo brasiliano, vedi sotto) e se la batte lì lì con quell’altra ciofeca cult di Robocop 2 con cui condivide l’abbandono totale del sottotesto politico del primo capitolo per un abbraccio mortale col più becero populismo liberale.

Di sicuro chi non è rimasto deluso dal film è Dannis Glover che se n’è uscito con la seguente folle dichiarazione:

Ero sui 42, 43 anni… nella migliore forma fisica della mia vita. Correvo sulla spiaggia, mi allenavo, tiravo su più pesi di adesso. Me la sentivo veramente calda in quel film.

VOTO:
2 spiagge e mezzo

Predador 2 (1990) voto

Titolo brasiliano: O Predador 2: A Caçada Continua
Regia: Stephen Hopkins
Durata: 1 ora e 48 minuti
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The Batman (2022)

Bruce Wayne è un emo del cazzo col capello tinto nero slinguazzato da un bovino. E soffre tanto.
Ma tanto.
Così tanto da passare le nottate vestito come un pirata travestito da budello di tua madre a prendere a calci e pugni delinquenti comuni che non minano assolutamente le fondamenta dell’ingiusta e piramidale società su cui Gotham City si regge.

Nel frattempo c’è invece chi si dà da fare via internet per farla pagare ai potenti burattinai del potere e restituire un po’ del loro terrore in dosi massicce di giustizia popolare.
Ma questo non va bene al potere, non va bene che il questore fascistone venga fatto saltare in aria, non va bene che un mafioso corruttore dei pubblici uffici sia impallinato in diretta tv, non va bene che l’ennesimo candidato token-black-donna-sassy-super-liberal-ammazza-rivendicazioni-sociali sia perforata con quella fredda foga tipica delle docce carcerarie.

No, il vigilante fascio-liberal non può permettere che la società cambi per davvero; dare due pugni in bocca a uno che scrive una tag di merda su un muro è di vitale importanza, ma prendere a randellate in culo un liberale?

Ma siamo matti!

The Batman (2022)

Film post-fascio-liberal che ammette quanto la società liberale sia una melma di merda senza possibilità di redenzione e che anzi acuisce le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, ma che scoraggia ad ogni costo l’iniziativa popolare per un rovesciamento delle sorti.

Tipo quelli che fino a ieri negavano che ci fosse un cambiamento climatico e che ora, vista l’evidenza dei fatti, sono passati a “ok va bene c’è un cambiamento, ma non è indotto dall’uomo”.
Prossima tappa: ok è indotto dall’uomo, ma non è così drammatico.
Ultimo miglio: ok è drammatico, ma tanto ormai è troppo tardi e io nel frattempo me la sono goduta girando il mondo col mio jet privato.

Ciao povery!

Una pellicola che non raccomando insomma e che tra l’altro è pure lunga e a tratti noiosa.

VOTO:
2 tag di merda

The Batman (2022) voto

Titolo lettone: Betmens
Regia: Matt Reeves
Durata: 2 ore e 56 minuti
Compralo: https://amzn.to/3c3JMEY

La finestra socchiusa (1949)

Il piccolo Tommy Woodry vive una vita più o meno normale, assieme al padre e alla madre, in 30 metri quadri d’appartamento di un edificio di poveracci nel Lower East Side di New York fino quando una notte, uscito sulle scale antincendio per trovare refrigerio, assiste ad un omicidio per mano degl’inquilini del piano di sopra.

Essendo un ragazzino dall’immaginazione vivace che spesso grida “al lupo al lupo”, nessuno crede alla sua storia, non i genitori e non la polizia; a credergli invece sono ovviamente i vicini che si mettono subito all’opera per trovarsi da soli con il marmocchio e capire come disfarsi di lui.

La finestra socchiusa (1949)

Il film non è un granché e l’unica nota positiva è l’ottima interpretazione del bambino; un’interpretazione che gli valse addirittura l’oscar.

Va bene la trascuratezza dei genitori americani degli anni ’40 che lasciano il ragazzino da solo a casa nonostante implori loro di portarselo appresso, va bene che sono gli anni del dopoguerra e c’era un po’ di desensibilizzazione della popolazione (anche se non vi fu sangue versato su suolo statunitense), va bene che è un filmetto di spaventi e non un dramma documentaristico, ma le logiche secondo le quali i personaggi prendono questa o quell’altra decisione rimangono pressoché incomprensibili.

La cosa invece degna di racconto è la tragica storia del giovane protagonista, Robert Cletus Driscoll, conosciuto come Bobby Driscoll.
Divenuto celebre in giovane età grazie alla Disney, ad esempio è suo il volto e la voce di Peter Pan nell’omonimo lungometraggio animato, Robert vide rapidamente declinare la sua notorietà, e di conseguenza la sua promettente carriera, una volta raggiunta la pubertà.
Finì quindi prima nel giro del teatro off di Broadway e poi, sfumata anche questa via, passò ai circoli dei figli dei fiori newyorkesi per poi scendere ai circoli dei rimastini bucatini.
Morì d’infarto a 31 anni; il suo corpo senza vita fu trovato il 30 marzo del 1968 da due ragazzini che giocavano in un edificio abbandonato dell’East Village, ironicamente il quartiere adiacente a quello dove si svolge il film. Disteso su di un sudicio lettino di ferro, con un paio di bottiglie di birra e qualche volantino religioso accanto, Robert non venne riconosciuto dalle autorità perché non aveva documenti con sé e fu quindi seppellito in una fossa comune a Potter’s Field sull’isola di Hart, la stessa fossa che fu usata nel 2020 dalle autorità di New York durante la pandemia di Covid.

VOTO:
2 birre e mezza

La finestra socchiusa (1949) voto

Titolo originale: The Window
Regia: Ted Tetzlaff
Durata: 1 ora e 13 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tYyIPy

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

Ricardo Leyva Muñoz Ramirez è stato un americano figlio d’immigrati messicani che si è distinto per la brutalità dei suoi crimini e la totale mancanza d’empatia verso le sue vittime.

Una dozzina d’omicidi, altrettanti tentati e un’abbondante spolverata di violenze sessuali contro donne, vecchie e bambine sono la lista della spesa per questo personaggio che nei favolosi anni ’80 californiani venne soprannominato “The Night Stalker”, il molestatore notturno, dagli avidi e spietati mezzi di comunicazione che, assetati di fluidi corporei come liceali del Mamiani di Roma, crearono l’ennesimo mostro da sbattere in prima vagina pagina.

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

 

Serie televisiva banalotta e senza verve che tenta di spaventarti con gli efferati crimini di un poveraccio brutalizzato dalla vita al punto tale di sviluppare una personalità schizoide e allucinata.

Più volte associato al satanismo e stronzate simili per la sua bambinesca voglia di stupire con pentagrammi dipinti sulle mani, Richard Ramirez è stato piuttosto l’esempio perfetto di cosa costruisce una società ingiusta e violenta come quella americana: padre immigrato e alcolizzato, violenze domestiche, difficoltà economiche e cugino berretto verde dell’esercito americano che perpetrò impunemente crimini di guerra contro i poveri vietnamiti che al confronto i cosiddetti “crimini di Bucha” in Ucraina fanno ridere i polli.

Patetici i poliziotti incompetenti che non sono riusciti a fare un cazzo per 13 mesi fino a quando sono stati i cittadini di un quartiere povero di Los Angeles a prendere l’assassino.
Perché il popolo mai sarà sconfitto.

VOTO:
2 liceali del Mamiani assetati di fluidi corporei

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021) voto

Titolo originale: Night Stalker: The Hunt For a Serial Killer
Regia: Tiller Russell e James Carroll
Durata: 4 episodi da 45 minuti

Tiger King (2020)

Siccome il nome Joseph Schreibvogel era troppo difficile da pronunciare, il protagonista di questa stramba serie se l’è prima cambiato in Joe Exotic e poi, in un macabro rituale cannibalesco si è appropriato del cognome dei suoi mariti divenendo Joseph Allen Maldonado-Passage.

Ma a noi che ce ne frega?
E avete ragione: come cazzo faccio a darvi torto quando il mondo va a rotoli e l’unica preoccupazione di Matteo Renzi è vendere il suo libro scritto in un italiano da ragazzo di seconda liceo?

Mettiamola così, se vi sentite soli e rassegnati all’inevitabile fine, regalatevi una buona dose di risate guardando questa breve e non stupida serie incentrata su degli strambi personaggi alle prese con felini di grandi dimensioni che tentano di mascherare una profonda inadeguatezza alla vita con cazzi felini di grandi dimensioni.

VOTO:
3 cervellini di grandi dimensioni e mezzo

Tiger King (2020) voto

Titolo esteso: Tiger King: Murder, Mayhem and Madness
Regia: Eric Goode, Rebecca Chaiklin
Durata: 7 episodi da 45 minuti

Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Dopo il fallimento del buco al monte di pietà, Peppe, Mario, Ferribotte e il mitico Capannelle vengono reclutati da Virgilio, un criminale milanese che sottomano ha un bel colpo a un portavalori del Totocalcio con dentro una valigia zeppa di soldi… e i 4 non se lo fanno ripetere due volte visto che sono sempre più poveracci e rischiano di finire a rubare le galline.

Per portare a casa il malloppo la banda arruola Piedamaro, in sostituzione di Mastroianni per la quota “padre con dramma familiare”, che s’intende di motori e poco altro e quindi non ha nulla da offrire al figlio conteso con la moglie se non il suo amore. Ma in una società dei consumi, con i motori che rombano e l’economia che sfonda i tetti e le tette delle proletarie, non c’è spazio per i sentimenti; quello che conta è il vile denaro, o denari come dice Alessandro Di Battista per criticare i giuda della politica, e di denari ce ne sono molti in quella valigia, per la precisione 80 milioni, 80 bonaventura, 80 voglia di prenderti per i capelli vile fascio-liberale.

Audace colpo dei soliti ignoti (1959)

Seguito chiamato di corsa e girato di gran carriera per lo straordinario successo al botteghino del primo film che però risente un pochino del cambio alla regia.

Se infatti Monicelli, partendo dal genere quasi neorealista, tirava su una parodia del genere criminale con toni molto sarcastici, qui siamo all’opposto, ovvero si parte dal genere commedia e si tira su un caper movie con piccole punte di commento al dramma sociale italiano (tipo Capannelle che, inondato dal fumo del treno a vapore che gli entra in casa, si lamenta del fatto che quando finalmente verrà convertito all’elettricità, gli alzeranno l’affitto).

Molto divertente per gli attori in campo, su tutti chiaramente Gassman e Manfredi, e insolitamente sporcaccione con parecchie scene piuttosto spinte per l’epoca, considerando anche che l’attrice in questione era quindicenne.
Insomma, un film buono per Muammar Gaddafi… se non fosse che è morto trucidato a seguito dell’illegale invasione del suo paese da parte della NATO nel 2011 mentre gentaglia tipo Hillary Clinton rideva letteralmente della sua sommaria esecuzione.

Perché, cari bambini, quando ad invadere paesi sovrani è l’America ed i suoi cani da riporto, va tutto bene e circolare che non c’è niente da vedere; quando invece a farlo è la Russia del cattivo Putin, allora è la fine del mondo.

Beata la faccia da culo dei fascio-liberali.

VOTO:
4 Gaddafi

Audace colpo dei soliti ignoti (1959) voto

Titolo inglese: Fiasco in Milan
Titolo francese: Hold-up la milanaise
Regia: Nanni Loy
Durata: 1 ora e 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/3I3DGyH

I soliti ignoti (1958)

Roma nel dopoguerra era una fogna a cielo aperto dove un brulicare di spaesati e assatanati morti di fame si contendevano la pagnotta quotidiana a suon di truffe e scippi mentre una ristrettissima cerchia elitaria di liberali godeva del benessere costruito alle/sulle spalle del popolo sovrano.

Nell’eterna periferia scheletrica di quartieri in costruzione o semi distrutti dalle bombe americane, si muovono 5 criminali da strapazzo che hanno in mente di svoltare con un colpo al monte di pietà, che messa così è già tutto un programma, perforando una parete di un appartamento adiacente così da giungere alla cassaforte coi gioielli.

Non sarà facile come sperano e la vita cagna ricorderà loro lo strato sociale nel quale dovranno smelmare per il resto della loro miserevole vita.

I soliti ignoti (1958)

Film fondamentale della cinematografia italiana e capostipite della cosiddetta “commedia all’italiana”, I soliti ignoti è stato scritto dai famosi Age e Scarpelli, autori tra i più prolifici del genere, e diretto da Monicelli, che non ha bisogno di presentazioni.

Girato per le strade e i palazzi di una Roma fottuta dal capitalismo e pieno di personaggi miserevoli e detestabili che non inducono al classico compatimento cristiano, ma che invece sfidano lo spettatore ad andare oltre i propri schematismi mentali per giungere alla conclusione che, quando i liberali stanno al potere, il più pulito c’ha la rogna, questa pellicola è anche e soprattutto molto divertente.

Consigliarlo sarebbe ovvio… posso invece sbloccarvi un ricordo: Monicelli è morto a 95 anni gettandosi da una finestra dell’ospedale San Giovanni di Roma perché malato di cancro alla prostata; tumore dal quale Silvio Berlusconi è guarito brillantemente.

VOTO:
5 Berlusconi

I soliti ignoti (1958) voto

Titolo inglese: Big Deal on Madonna Street – Persons Unknown
Regia: Mario Monicelli
Durata: 1 ora e 39 minuti
Compralo: https://amzn.to/3KoUS3d

Vendetta: Guerra nell’antimafia (2021)

Vicende giudiziarie di Pino Maniaci, il personaggio siciliano finito al centro dell’attenzione mediatica per le sue personali ed agguerrite battaglie anti-mafia e anti-corruzione trasmesse attraverso la sua piccola stazione televisiva Telejato, e Silvana Saguto, potente giudice anti-mafia di Palermo finita sotto accusa prima di Pino e poi del sistema giudiziario per presunte irregolarità dei beni confiscati alla mafia, ovviamente per tornaconto personale.

Molti cani presenti, non necessariamente vivi.

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021)

Simpatica piccola serie televisiva che fa il suo piccolo sporco dovere ma che non entusiasma tantissimo e che certamente non esce al di fuori di un cerchiobottismo utile allo spettegolezzo popolare sulle scappatelle di Pino (che finge sì di criticare, ma che poi invece abbraccia prepotentemente) e al mantenimento di uno status quo buono a far vendere il prodotto Netflix sul mercato.

Se ve lo perdete non fate un soldo di danno; se ve lo guardate scoprirete che puoi combattere il malaffare e farti piacere la fregna allo stesso tempo, checché ne dica Travaglio.

VOTO:
3 Travaglio

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021) voto

Titolo inglese: Vendetta: Truth, Lies and the Mafia
Regia: Paul Berczeller, Ruggero Di Maggio, Davide Gambino
Anno: 2021
Durata: 6 episodi da 50 minuti