I padroni del mondo (2009)

C’è vita nell’universo?

La risposta è ovviamente sì: siamo noi e tutte le altre specie viventi che abitano il pianeta Terra.

C’è vita nell’universo al di fuori del nostro pianeta?
Non lo so e probabilmente non si saprà mai se si vuole seguire ragionamenti logico-filosofici tipo il paradosso di Fermi secondo il quale, siccome ci sono infiniti mondi nell’universo e questi infiniti mondi hanno un’infinita possibilità di avere le condizione adatte allo sviluppo della vita, il fatto che non abbiamo ancora incontrato nessuna forma di vita aliena vuol dire che o non esistono o siamo gli ultimi sopravvissuti di queste infinite forme di vita o queste sono impossibilitate a raggiungerci per questioni fisiche tipo l’insuperabilità della velocità della luce.

Ma tutto questo a Massimo Mazzucco, documentarista low budget e creatore di parecchie opere “cospirazioniste”, frega cazzi; lui va dritto per la sua strada e propone un potpourri di immagini traballanti e interviste che io non ho né la voglia né il tempo di andare a verificare perché alla fine dei giochi quello che conta con questo tipo di film è crederci giusto il tempo della loro durata.

Perché io mi diverto molto a guardare questo tipo di ricostruzioni con le musiche misteriose e le foto sgranate, sia per l’aspetto puramente ludico che per gli spiragli di verità che possono celare dietro l’angolo tipo il fatto che la segretezza dei vertici militari riguardo attività volanti sospette è cosa conclamata.

Che queste siano poi probabilmente il frutto di esperimenti bellici terrestri tenuti nascosti per ragioni di semplice spionaggio, frega cazzi a me.

VOTO:
2 angoli e mezzo

I padroni del mondo (2009) voto

Titolo inglese: The Lords of the World
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2009
Durata: 84 minuti

American Moon (2017)

Il 20 luglio 1969 la missione americana Apollo 11 sbarcava sulla Luna permettendo ad un essere umano (Neil Armstrong) di mettere piede, per la prima volta nella storia, su un corpo celeste che non fosse la Terra.
Successivamente, tra il 1969 e il 1972, altre 5 missioni Apollo sono andate e tornate dal nostro satellite artificiale facendo salire a 12 il numero di uomini che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia, oltre che sulla Luna.

Ma le cose stanno veramente così?

Secondo Massimo Mazzucco non è tutto oro quello che luccica: sarebbero infatti numerosi gli indizi che puntano in un’altra inquietante direzione, ovvero che la NASA e il governo americano si siano inventati questi allunaggi a puro scopo propagandistico anti-sovietico vista l’impossibilità di portare realmente un uomo sulla Luna con i mezzi dell’epoca.

American Moon (2017)

Lungo ed esaustivo documentario “complottista” che, dopo una breve infarinatura storica per mettere in chiaro le motivazioni politiche delle missioni lunari, va a passare al vaglio tutte le principali stranezze e incongruenze che hanno fatto gridare alla messa in scena più d’una persona lungo il corso degli ultimi  50 anni.

Se da un lato non posso dirmi pienamente convinto sia della realizzazione tecnica un po’ datata e sia dei tentativi di smontaggio della tesi ufficiale secondo la quale abbiamo mandato degli esseri umani sulla Luna con dei computer poco più potenti di una calcolatrice Casio, dall’altra non posso non ammettere la fascinazione per alcuni misteri che aleggiano attorno a quella che è forse la tesi complottista più famosa del mondo.

Sono tantissimi gli argomenti trattati (tipo i problemi tecnici generali per mandare un equipaggio sulla Luna e farlo tornare indietro, l’atmosfera da set cinematografico, lo specchio riflettente, le fasce di Van Halen, la polvere lunare, i campioni di roccia, il modulo lunare LM, la documentazione originale del LM scomparsa, le registrazioni e le rilevazioni dell’Apollo 11 andate perdute, la Rover TV, le impronte degli scarponi, i cavi, la bandiera, i raggi cosmici sulle pellicole fotografiche, gli apparenti punti luce artificiali, le ombre non parallele e sfumate), e tutti sono trattati con molta logica ed onestà intellettuale, spesso e volentieri tenendo conto delle tesi dei cosiddetti debunkers, ovvero quelli che le teorie complottiste si divertono a smontarle confermando la versione ufficiale.

Ora, io non lo so quanto Mazzucco abbia ragione e se sorvoli sugli argomenti a sfavore della sua tesi alternativa, ma posso dire con buona certezza (visto che è un argomento che conosco molto bene per averlo studiato ed averci lavorato) che tutta la parte relativa alle incongruenze fotografiche è obiettivamente sconcertante e presenta moltissimi dubbi sulla veridicità di alcune delle foto presumibilmente scattate sulla Luna.

Insomma, dopo 3 ore e mezza di bombardamento verbale complottista rimango ancora abbastanza convinto che ci siamo andati sulla Luna, ma lascio la porta aperta perché le persone come Massimo Mazzucco usano molto umilmente una delle cose a me più care: la logica.

VOTO:
3 LM e mezzo

American Moon (2017) voto

Titolo originale: American Moon
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2017
Durata: 200 minuti

L’altra Dallas – Chi ha ucciso RFK? (2007)

Robert Francis Kennedy è uno degli 8 fratelli di John Fitzgerald Kennedy, quel presidente americano a cui il 22 novembre 1963 fecero platealmente scuppiare la capocchia mentre sfilava in parata a Dallas; un omicidio molto famoso che ha generato infinite teorie complottiste di persone per nulla convinte che fosse stato un pazzo solitario a centrare il giovane presidente con un vecchio fucile.

E simile fine fece suo fratello Robert visto che il 6 giugno 1968 un immigrato giordano, il quale a tutt’oggi nega di ricordare cosa abbia fatto quel giorno, gli sparò in testa con una pistola mentre il senatore passava per le cucine dell’hotel Ambassador di Los Angeles.
Però, a differenza del più famoso fratello, Bobby non ha ricevuto la stessa attenzione dei complottisti mondiali perché la dinamica dell’omicidio fu molto diretta e poco interpretabile: colpo in testa da 1 metro di distanza con numerosi testimoni presenti.
Ciononostante Massimo Mazzucco, “famoso” documentarista italiano che ha vissuto molti anni in USA lavorando come sceneggiatore per Dino De Laurentiis e che poi ha deciso di rivolgere la sua attenzione al mondo dell’informazione alternativa, ha voluto esplorare meglio la vicenda producendo un’oretta di materiale molto interessante.

Ora, io non ho alcuna idea se quello che Massimo dice corrisponda a verità, ma devo ammettere che il film è accattivante e ne consiglio quindi la visione (gratuita, sul web).

VOTO:
3 web e mezzo

L'altra Dallas - Chi ha ucciso RFK? (2007) voto

Titolo originale: The Second Dallas – Who Killed RFK?
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2007
Durata: 52 minuti

Making a Murderer (2015)

Il cittadino statunitense Steven Avery fu condannato nel 1985 per un crimine che non aveva commesso: l’assalto, lo stupro e il tentato omicidio di Penny Beerntsen, una rispettabile donna residente nella stessa contea; uscito di galera nel 2003 grazie a nuovi test del DNA, Steven fece ovviamente causa allo Sceriffato locale e alla Contea per la bella sommetta di 36 milioni di dollari.

Altrettanto ovviamente lo sceriffato e la contea non la presero molto bene e quando due anni dopo si presentò loro l’occasione d’incastrarlo per un altro delitto, questa volta ancora più grave (ovvero lo stupro, la tortura, l’omicidio e l’occultamento del cadavere della giovane Teresa Halbach), non poterono resistere dal virare le investigazioni a loro favore per metterlo definitivamente in culo al povero Steven il quale, dal canto suo, voleva solo passare il resto della sua vita circondato dagli affetti che ingiustamente gli erano stati tolti per 18 anni.

Making a Murderer (2015)

Quando Netflix incontra Un giorno in pretura ecco che ti sorprendi nell’assistere all’interminabile epopea di un povero e ignorante cittadino contro il gigante statale che lo accusa di crimini verso i quali lui si dichiara innocente.

Le vicende che hanno avviluppato l’esistenza di Steven Avery, le accuse, le condanne, le prove, i fatti, i test, gli avvocati, i giudici, i testimoni, le fotografie, i pianti, le ossa, il sangue, le pallottole, le confessioni, i ritrattamenti sono un fiume in piena che è difficile da digerire in 10 episodi; nonostante la bravura dei realizzatori nel rendere avvincente una roba noiosa come i processi, non si riesce a soddisfare appieno né la sete di conoscenza su quello che è accaduto alla povera Teresa e né quella di giustizia per un processo imparziale e privo di pregiudizi, col risultato di trovarsi con qualche sbadiglio di troppo.

Making a Murderer cerca di raccontare come sia facile per una comunità d’individui omogenea piantare il dito accusatorio contro il diverso, contro la tara genetica (come sono stati definiti gli Avery), contro una famiglia di veri americani, di quelli che si sposavano tra parenti e andavano a caccia di cervi col fucile; l’America vera, quella che ha colonizzato il continente mentre l’elite bianca e puritana restava 10 passi indietro aspettando che questi esploratori pulissero il terreno per il loro arrivo e che poi sloggiassero velocemente più avanti mentre loro godevano del frutto di questo sporco lavoro.

Sfortuna volle che a un certo punto l’ovest finì quando questi brutti sporchi e cattivi americani raggiunsero l’Oceano Pacifico e non ci fu quindi più una metà verso cui spingere questa massa di poveracci contro i quali quindi cominciò lentamente a sollevarsi un polverone accusatorio che voleva addossare loro ogni colpa, come fossero una sorta di capri espiatori collettivi.

La verità invece è che l’ignoranza e la grettezza sono solo i sintomi di un male chiamato “sistema piramidale” che scarica sul più debole i problemi del più forte … e quando c’è un omicidio, i primi sospettati sono sempre i familiari stretti, perché nel 90% dei casi si viene uccisi da chi si conosce ed ama, non da un povero semi sconosciuto appena uscito di galera per un crimine mai commesso.

VOTO:
3 semi sconosciuti e mezzo

Making a Murderer (2015) voto

Titolo turco: Bir Katil Yaratmak
Regia: Laura Ricciardi, Moira Demos
Anno: 2015
Durata: 10 episodi da 45 minuti circa

LA 92 (2017)

Il 3 marzo del 1991 il cittadino afro-americano Rodney King è stato fermato dalla polizia di Los Angeles per eccesso di velocità, è stato fatto scendere con forza dalla macchina che stava guidando sotto effetto di alcolici ed è stato pestato fino a fargli perdere la ragione riducendolo ad un’enorme massa umana strisciante il terreno.

Per questo spudorato crimine, 4 poliziotti sono stati portati in tribunale ma nessuno di loro è stato condannato perché il loro comportamento è stato ritenuto nei limiti della legge; come dichiarato da uno di loro, a volte la polizia ci va giù duro, dispiace ma è così che funziona.

Schifati dal verdetto finale e da centinaia d’anni di vessazioni, migliaia di afro-americani si sono riversati nelle strade e hanno messo a ferro e fuoco la città; chi prendendosela con le autorità, chi prendendo a sassate qualunque bianco passasse al tiro e chi (molti) assaltando negozi e attività, prima svuotandoli di qualunque cosa capitasse sotto mano e finendo poi per dare fuoco al tutto.

Un casino che è durato qualche giorno e che ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto la società americana sia divisa e sull’orlo di una crisi di nervi e come l’essere umano sia capace di qualunque cosa se spinto oltre i suoi limiti di sopportazione.

LA 92 (2017)

Avvincente documentario che ripercorre le vicende storico-sociali che hanno portato alle famose rivolte di Los Angeles del 1992 facendo al contempo un parallelo con un’altra rivolta avvenuta sempre a Los Angeles nel 1965 a seguito di un episodio molto simile a quello di Rodney King.
E lo fa privando lo spettatore del classico commento, ma lasciando lavorare le stupefacenti immagini provenienti da centinaia di fonti, dal telegiornale al cittadino comune armato di telecamera, riuscendo in molti casi a dare addirittura campi e controcampi di quelle scene di violenza diffusa.

Passato il chiaro commento sulla mano pesante della polizia, quello che emerge è anche e soprattutto un monito sul pericolo di future rivolte tra le minoranze americane e tra queste e l’elite dominante se la società americana (come anche il resto del mondo) non la smette di affamare e sottomettere una sezione demografica per arricchirne un’altra.

VOTO:
4 elite

LA 92 (2017) voto

Titolo originale: LA 92
Regia: Dan Lindsay e TJ Martin
Anno: 2017
Durata: 116 minuti

The Endurance (2000)

Il 5 dicembre del 1914 la nave inglese Endurance, comandata da Sir Ernest Henry Shackleton e veleggiata da 28 sfigatissimi marinai, partì alla volta del continente Antartico; l’obiettivo era passarlo a piedi da parte a parte, sbarcando sulle coste fronteggianti il sud America e salpando su quelle opposte, per dirigersi poi verso l’Oceania e da lì fare ritorno a casa.

I 29 avventurieri però non fecero neanche in tempo a toccare il polo sud perché si ritrovarono imprigionati dai ghiacci perenni che piano piano ma inesorabilmente finirono per schiacciare la loro nave facendola affondare di fronte ai loro occhi di uomini spiaggiati su una vasta lastra di ghiaccio spessa neanche 2 metri.

Solo il 30 agosto 1916 (dopo 634 giorni) questi disperati furono tratti in salvo; nel frattempo avevano attraversato ghiacci, solcato un oceano gelido su 3 scialuppe di salvataggio ed avevano cacciato foche e pinguini per sopravvivere a condizioni climatiche così avverse da far morire chiunque nel giro di poche ore.

The Endurance (2000)

Emozionante e avvincente storia vera illustrata grazie alle splendide foto e ai filmati originali che Frank Hurley, il fotografo dell’equipaggio, riuscì a portare indietro da quell’assurdo viaggio; il tutto narrato dalla calda e rilassante voce di Liam Neeson.

Il documentario non è niente di trascendentale e rivela la sua origine televisiva; d’altra parte dalla sua ha una solidissima storia da raccontare e uno stile che in più frangenti rimanda all’alto e all’eterno.

VOTO:
4 Liam Neeson

The Endurance (2000) voto

Titolo completo: The Endurance: Shackleton’s Legendary Antarctic Expedition
Regia: George Butler
Anno: 2000
Durata: 97 minuti

Holy Hell (2016)

Will Allen è un americano che nel 1985, all’età di 22 anni, ha lasciato la famiglia perché non accettava la sua omosessualità andando quindi a finire dentro un gruppo di persone emotivamente squilibrate devote di un certo Michel Rostand, un leader spirituale fantasticamente assurdo col suo corpo depilato messo in evidenza da scintillanti slip da mare e una calvizie incipiente che maldestramente cercava di nascondere con bei riporti incrociati da far invidia a Donald Trump.

Assieme a Will, rinominato Francesco da Michel (o Andreas o Reyji, a seconda dell’identità che ha assunto nel corso degli anni per sfuggire alle autorità e ad un generale senso di persecuzione), c’erano parecchi discepoli tutti accomunati da una voglia d’amore e appartenenza che la società consumista e individualista americana, al suo massimo splendore durante quei feroci anni ’80, non riusciva a dare loro.

Questo documentario, realizzato e narrato da Will stesso, cerca di ricostruire i 22 anni passati a servire un uomo chiaramente affetto da narcisismo psicologico, una sessualità predatoria e una personalità manipolatrice che ha trovato il lavoro della sua vita: capo religioso.

Holy Hell (2016)

Viaggio socio-psicologico dentro una delle tante comunità spirituali che hanno popolato questo granello di sabbia alla deriva nell’universo sul quale forme di vita chiamate esseri umani cercano disperatamente di dare un senso alla loro breve esistenza per allontanare il pensiero della loro inevitabile morte.

Quest’interessantissimo documentario, costruito attorno a 35 ore di materiale dell’epoca che Will è riuscito a tenere prima di allontanarsi dal gruppo e a toccanti interviste ad alcuni dei discepoli che hanno abbandonato Michel-Andreas-Reyji (nato Jaime Gomez, attore messicano fallito che sul suo curriculum può vantare un’apparizione di 2 secondi in Rosemary’s Baby… film su un gruppo di pazzi satanisti, ironia delle ironie), è anche e soprattutto una disamina del potere e del pericolo dei disturbi psicologici co-dipendenti.
Perché, come si dice sempre, non esiste un carnefice senza una vittima e quindi non sarebbe potuto esistere un culto basato su uomo di dubbio valore morale alto 1 metro e 65 senza che ci fosse stata una schiera di devoti alla disperata ricerca di una figura paterna attorno alla quale radunarsi come bambini abbandonati da un sistema sociale che ha deciso di mettere come scopo ultimo la realizzazione individuale invece della felicità collettiva, cosa abbastanza assurda visto che fino a prova contraria l’essere umano è un animale gregario e di gruppo che soffre profondamente se lasciato da solo.

Se un insegnamento va tratto da esperienze assurde come questa è che tutti noi dobbiamo stare all’erta dal pericolo dell’attrattiva della de-responsabilizzazione e dell’abbandono al primo idiota che sputa banali frasi generaliste promettendo salvezza eterna; sia questo il capo di una setta religiosa, un partito politico o un gruppo di escursionisti di montagna.
E’ faticoso, certo, ma prima di batter cassa si deve crescere e imparare a stare in equilibrio per poi confrontarsi con il prossimo e fare di questo mondo, un posto migliore.
Per tutti.

VOTO:
4 Rosemary

Holy Hell (2016) voto

Titolo russo: Святой ад
Regia: Will Francesco Allen
Anno: 2016
Durata: 100 minuti

The God Who Wasn’t There (2005)

Il Gesù di Galilea, nato da una minorenne vergine impregnata dallo Spirito Santo, fautore di molteplici miracoli acclamati a furor di popolo, morto per i peccati degli esseri umani e risorto dopo 3 giorni non è mai esistito; si tratta altresì di una collezione molto disomogenea e contraddittoria di molteplici leggende e culti di diversa origine spaziale e temporale venutisi a mischiare nel corso dei secoli attorno ad una figura unica chiamata Cristo o Figlio dell’uomo o Messia o Buon pastore o Redentore o Salvatore del mondo o Liberatore o Gigi Sabani o Verità o Luce.

The God Who Wasn't There (2005)
o Nottambulo

Questo buon documentario, tutto imperniato sulla famosa figura mitologica del Cristo, nasce chiaramente da una rivalsa personale dell’autore/regista, ateo convinto dopo essere cresciuto a pane e cristianesimo, il quale ha dovuto lottare non poco con i sensi di colpa e le angosce che quest’educazione primitiva gli ha lasciato nel cuore e nella mente.

Solo abbozzata, nonostante a mio modesto avviso sia poi la parte più interessante, è l’ipotesi bistrattata dalla comunità scientifica (ma quasi certamente vera) che il culto di Cristo sia in realtà uno dei tanti Culti Misterici; religioni segrete i cui discepoli giuravano di non rivelare le credenze e le ritualità al mondo esterno (come in Scientology), quasi tutte fondate attorno al tema della “Morte e Resurrezione” e probabilmente nate nel mondo agricolo col suo ciclo naturale di vita morte e rinascita.
Culti di dei come Mitra, Iside, Dioniso, Persefone, Orfeo, Demetra (con cui difatti Gesù condivide parecchie caratteristiche) i quali, nonostante la loro segretezza, hanno influenzato profondamente la cultura greco-romana come ad esempio è facile desumere dal romanzo sulla “trasformazione, purificazione e rinascita” per eccellenza, ovvero Le Metamorfosi di Apuleio; storia di un uomo divenuto asino e poi tornato umano grazie ad Iside, tipo Pinocchio con la Fata Turchina (Collodi il Misterico).
L’unica differenza tra il Cristianesimo e queste religioni oramai scomparse starebbe nella rottura del punto centrale, ovvero la segretezza, ad opera di San Paolo, il primo e anche il più importante dei divulgatori della neo religione; una rottura che ne ha comportato la sua fortuna e cioè l’ampia diffusione tra le classi più numerose, quelle povere.

D’altra parte bisogna dire che la fede in Cristo Redentore Nottambulo è un concetto talmente alto che pecchiamo di presunzione quando cerchiamo di comprenderlo con gli strumenti di noi poveri mortali; proprio come quando leggiamo in ossequioso stupore il magnifico passaggio di Apocalisse 3.20:
“Ecco, sto alla porta e busso.”

VOTO:
3 porta a porta e mezza

The God Who Wasn't There (2005) voto

Titolo russo: Бог, которого не было
Regia: Brian Flemmings
Anno: 2005
Durata: 62 minuti

Doc of the Dead (2014)

Vi siete mai chiesti da dove deriva la parola zombie?
Come quando e perché nasce il fenomeno?
Chi sono i padri fondatori del genere e che opinione hanno della sua (d)evoluzione da prodotto di nicchia a prodotto di sistema?

Questo e (poco) altro vi aspetta in questo piccolo documentario che, attraverso numerose interviste a tantissimi personaggi che hanno animato questa particolare scena horror nel corso dei decenni, cerca di riassumere (sia ad un pubblico profano che ad uno più avvezzo al genere) vita morte e miracoli del personaggio horror cinematografico più recente.

VOTO:
3 fenomeni e mezzo

Doc of the Dead (2014) voto

Titolo russo: Зомби в массовой культуре
Regia: Alexandre O. Philippe
Anno: 2014
Durata: 81 minuti

Citizenfour (2014)

Edward Snowden, dopo aver lavorato come informatico per i servizi segreti americani ed essere rimasto un po’ scioccato dall’invasione nella privacy dei cittadini di mezzo mondo, ha deciso di vuotare il sacco in presenza di un paio di giornalisti e una documentarista; questo è il resoconto visivo del loro incontro ad Hong Kong durato 4 giorni.

Era giugno 2013 e la stampa rivelava il più grande intrufolamento governativo nei nostri fatti personali mai visto al mondo; ovviamente questo non ha minimamente smosso l’opinione pubblica che, presa com’è dalle miserie quotidiane, non ha né la voglia né le competenze per immergersi in questo tipo di rivelazioni.

Le apparizioni mariane invece, data la familiarità con la materia e la minima massa cerebrale necessaria per abbracciare la fede, vanno alla grande su quasi tutti i maggiori canali televisivi italiani.

Citizenfour (2014)

Se nella recensione del film di Oliver Stone basato su questo documentario, che prendeva e rielaborava per scopi narrativi sia l’incontro con i giornalisti che il dietro le quinte della vita personale di Edward, concludevo con quest’avventato urlo di terrore verso le cospirazioni governative:

Attenti ai rettiliani ! Ci controllano la testa con le onde radio !! Copritevi con la carta stagnola !!! Elvis è vivo !!!! Fiorello è un fascista !!!!! Tua madre pure !!!!!!

Oggi che ho constatato con i miei occhi l’inevitabilità della fede in Cristo nostro redentore, non posso far altro che gettarmi in ginocchio ai piedi dei Santi chiamati a raccolta per ascoltare i lamenti dei fedeli imprigionati in questo mondo terreno fatto di poveracci che non possono alzare un dito contro l’ingiusto status quo e di governi fantoccio retti da oligarchie intellettuali dal vago sentore autistico.

Un buon film, comunque.

VOTO:
4 fantocci

Citizenfour (2014) voto

Titolo russo: Гражданин четыре
Regia: Laura Poitras
Anno: 2014
Durata: 114 minuti

Caro diario (1993)

Trittico di vicissitudini Morettiane in forma diaristica che rappresenta probabilmente la summa e l’apice della filmografia “prima maniera” del regista romano, ovvero quella più autobiografica e comico-infantile.

Il primo episodio vede Nanni andare in giro per una Roma deserta d’agosto (un ricordo oramai lontano in questi tempi di 24/7) compiacendo i suoi due grandi feticismi: le scarpe e le case.
Il secondo, l’eterno girovagare di due anime in pena tra le isole Eolie, è una rivisitazione in chiave sociologica dell’Odissea, intesa anche e soprattutto come ricerca di se stessi.
Ed infine il terzo è la rievocazione stile Blu Notte dell’agognata ricerca dell’origine di un misterioso prurito che ha afflitto realmente Moretti qualche tempo prima.

Caro diario (1993)

Grande ricordo adolescenziale e grande risultato assicurato anche all’ennesima visione di un film che, costato probabilmente molto poco, è riuscito a portare a casa il premio come miglior regia al Festival di Cannes.
Mica cazzi.

Strutturato in 3 episodi a loro volta organizzati in stanze composte di una o due scene, Caro diario riesce bene ad esprimere una miriade di emozioni, spesso anche contrastanti, mediante l’uso sapiente di dialogo (parco) e un montaggio asciutto (e per questo esilarante).
Non mancano i momenti forti e carichi di poetica; principe tra tutti ovviamente il lungo piano sequenza ad omaggiare Pier Paolo Pasolini che probabilmente rimane il punto più alto mai raggiunto da Nanni: uno srotolarsi di note per le desolate vie di una periferia romana piegata accanto al mare che sembra non essere cambiata molto nei 20 anni trascorsi tra realizzazione del film e l’assassinio del regista delle borgate.

VOTO:
5 Pasolini in vacanza con la Callas

Caro diario (1993) voto

Titolo inglese: Dear Diary
Regia: Nanni Moretti
Anno: 1993
Durata: 100 minuti
Compralo: http://amzn.to/2fWBlP7

Pinuccio Lovero – Sogno di una morte di mezza estate (2008)

Piccola vera tragicomica storia pugliese di un ignorantello che poco dopo il mezzo del cammin di sua vita ancora non è riuscito a realizzare il sogno più grande: fare il becchino.

Tra distorte interviste ad amici e conoscenti, (letterali) carrellate per le strade del cimitero di Mariotto e un’interminabile serie di parole arrangiate alla rinfusa dal protagonista Pinuccio, si scopre a poco a poco quell’innegabile legame umano che unisce tutti quanti: stupidi furbi ricchi poveri maschi femmine e cantanti, su un tappeto di contanti nel cielo blu.

Pinuccio Lovero - Sogno di una morte di mezza estate (2008)

Piccolo documentario per piccola grande storia di uno di noi, anche lui nato per caso in Italia; un paese dove ti mandano a lavorare da minorenne, ti ficcano in testa stupide e dolorose idee religiose, ti fanno attaccare i manifesti elettorali per un posto di lavoro e poi ti buttano via quando hanno finito con te… e devi sperare che qualche anima buona si ricordi di te quando verrà la Signora a prendersi la tua.

Di materiale umano ce n’è, ma bisogna ringraziare soprattutto il cinematografo (Michele D’Attanasio che ha firmato Lo chiamavano Jeeg Robot) e il montatore che ha fatto i miracoli dando un bel ritmo al tutto.

VOTO:
4 Signore

Pinuccio Lovero - Sogno di una morte di mezza estate (2008) voto

Titolo originale:
Regia: Pippo Mezzapesa
Anno: 2008
Durata: 56 minuti