Dieci piccoli indiani (1945)

8 persone si ritrovano per un fine settimana sulla sperduta ed intrigante Isola dei Negri dietro invito del misterioso Signor Owen; ad attenderli ci sono una cuoca e un maggiordomo, anch’essi all’oscuro della vera identità dell’ignoto convitato di pietra.

Quello che nessuno può immaginare è che questi 10 piccoli negri, come amava definirli Agatha Christie, faranno una brutta fine perché dovranno espiare malamente le loro colpe di assassini infami.

Dieci piccoli indiani (1945)

Film meno famoso tratto dal famosissimo libro della regina del giallo che rispecchia fedelmente l’opera originaria, se non fosse per un lieto fine posticcio che francamente potevamo risparmiarci.

Girato con maestria, con attori di lungo corso e dal metraggio appropriato, And Then There Were None è sicuramente un gialletto thriller che non potrà farvi dispiacere; sempre che il vostro nome non cominci con la lettera Y, nel qual caso andate pure affanculo.

VOTO:
3 Y e mezza

Dieci piccoli indiani (1945) voto

Titolo originale: And Then There Were None
Regia: René Clair
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Terror vision – Visioni del terrore (1986)

La famiglia Putterman, composta da genitori scambisti, nonno guerrafondaio, figlia manichino della Standa e figlio indottrinato fotti cielo spanna mannaia, ricevono il più bel regalo che un idiota possa ricevere negli anni ’80 americani: un kit satellitare che intercetta una bestia aliena succhia cazzi e clona persone che metterà in pericolo l’esistenza stessa della razza umana.

Terror vision - Visioni del terrore (1986)

Girato nel bel paese dello stivale italico fascista, TerrorVision è un allucinante sogno bagnato girato con 2 lire, grazie anche alla produzione spostata nel terzo mondo del bel paese dello stivale italico fascista, che negli anni si è guadagnato la nomea di film cult grazie ad una storia non molto originale, ma certo puntellata di elementi quasi sconcertanti per il classico pubblico medio di mezzanotte.

Non è un capolavoro e può essere tralasciato, ma intrattiene, specialmente nei primi 3 quarti, e soprattutto ha dato da mangiare sia all’attrice che interpreta la madre, nota per quel confusionario ed eccentrico film chiamato Eating Raoul, che alla figlia, nota per aver posato le sue tettine pubescenti all’aere nel film Amityville Possession.

VOTO:
2 pubescenti e mezza

Terror vision - Visioni del terrore (1986) voto

Titolo originale: TerrorVision
Regia: Ted Nicolaou
Durata: 1 ora e 25 minuti
Compralo: https://amzn.to/3SHve0y

The Flash (2023)

Flash vagabondo disperato alla ricerca di una merendina frettolosa come il suo carattere di merda non sa che pesci prendere e si ritrova a dover fronteggiare il più difficile dei dilemmi esistenziali: lasciar morire la propria madre o mandarla ospite da Corrado Formigli.

Alla fine Flash messicano decide che sì, forse le si può risparmiare la vita, ma questo salvataggio innesca un fottuto effetto farfalla che cambia la faccia del mondo al quale lui era abituato mettendo addirittura in pericolo l’esistenza stessa della razza umana.

Una cosa da far girare la testa.

The Flash (2023)

Il problema dei liberal da quattro soldi che popolano le fogne di mezzo mondo è che ficcano un neonato nero in prima fila, fanno Flash mezzo messicano e mettono Superwoman invece di Superman… ma sono solo elementi di facciata, niente che scuota lo status quo piramidale su cui si regge la società liberal-capitalista a cui gravidamente succhiano il cazzo come prostitute vietnamite.

E l’odio che queste pantegane purulente provoca è comparabile solamente all’odio che ogni sano cittadino di questo mondo deve provare per la feccia sionista; difatti questi due tipi di subumani, liberal pantegane e criminali sionisti, s’incontrano spesso sotto l’arco di Tito per celebrare il saccheggio di quel misero tempietto di beduini del deserto che ancora oggi frotte di estremisti religiosi vanno a piangere come ragazzini coi loro ondeggiamenti disperati da psicopatici.

The Flash, dal canto suo, è certamente meglio di Corrado Formigli, ma è comunque  un film mediocre, specialmente perché viene sozzato da altri personaggi odiosi come la soldatessa sionista Wonder-woman e il grasso capitalista Batman.
Si salva un pochino per il tono schizofrenicamente simpatico, l’ovvio omaggio a Ritorno al futuro e le scenette al rallentatore (con l’inizio, vero capolavoro), ma è da dimenticare invece il cameo di Michael Keaton nei panni del Batman originale: veramente senza motivo.

Insomma: parte bene, ma va a scemare velocemente.

VOTO:
2 Corrado Formigli e mezzo

The Flash (2023) voto

Titolo di lavorazione: Baby Shower
Regia: Andy Muschietti
Durata: 2 ore e 24 minuti
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eXistenZ (1999)

Futuro distopico con anfibi radioattivi mutaforma e videogiochi organici iniettati direttamente dentro la spina dorsale tramite un bel buco di culo.

Questo è il simpatico scenario dentro cui si muovono Allegra Geller, geniale e stronza game designer dell’ultimo gioco chiamato eXistenZ (X maiuscolo Z maiuscolo), e Ted Pikul, neo assunto del reparto marketing della Antenna Research e fRocIo inconsapevole (R maiuscola e I maiuscola); due eccentrici protagonisti che dovranno farsi largo a suon di calci negli stinchi in quello che sembra un campo minato colmo di potenziali assassini pronti a farli fuori in nome della contro-religione del Realismo, acerrima nemica della realtà virtuale che disconnette l’uomo dal suo mondo e dalla sua vera essenza.

eXistenZ (1999)

Eccezionale film poco conosciuto che non solo anticipa di un decennio Inception nel suo gioco di realtà a scatole cinesi, ma si fregia del ben più meritato premio di aderenza, in tempi non sospetti, al mondo videoludico al quale fa chiaramente riferimento e omaggio.

E quindi abbiamo situazioni paradossali passate per normali, personaggi stereotipati con dialoghi pilotati entro binari prestabiliti, scenari tanto generici (tipo il “Ristorante cinese”) quanto eccentrici (“dentro la foresta”) e crescendi narrativi giocati sull’assurdo quasi comico.

Se a questo aggiungiamo tutto il sottotesto (che poi sottotesto non è) del marciume fatto di carne, sangue e fluidi corporei tipico di Cronenberg, con buchi, infezioni, saliva e dita ficcate in pertugi, ecco che allora abbiamo tra le mani una chicca.

E che chicca!

VOTO:
4 chicca

eXistenZ (1999) voto

Titolo giapponese: イグジステンズ – igujisutenzu
Regia: David Cronenberg
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Zatōichi (2003)

Il medioevo giapponese è un periodo infinito che si estende per tipo 800 anni, fino alla metà del 19° secolo, quando le corazzate e i cannoni americani hanno esportato un bel po’ della loro democrazia anche nella terra del sol levante costringendo l’imperatore ad aprire il suo paese al commercio e alle rotte straniere a cui si erano opposti per tanti anni in un isolazionismo coglione ma tutto sommato pacifico.

E in questo adorabile contesto bucolico girovagava un massaggiatore cieco con un’abilità straordinaria con la spada a cui nessuno, ripeto, nessuno doveva cacargli il cazzo altrimenti finiva a pezzi come un cagnaccio bastardo.

Giunto in una cittadina vessata dalla malavita di due bande rivali e incontrate due geishe in cerca di vendetta e un ronin con la moglie malata di Covid, il nostro Ichi alzerà un tale casino che manco il Capodanno napoletano.

Zatōichi (2003)

Undicesimo film per il Kitanone nazionale e prima incursione cinematografica nel periodo Edo, dopo una ventina d’anni dal celebre Takeshi’s Castle televisivo.

Basato sul personaggio di finzione Zatoichi a cui più di 20 film hanno dato spazio, questo strano esperimento al limite tra commedia, dramma e musical appare indubbiamente riuscito, anche se non perfetto.
Questo perché le vicende dei vari personaggi che s’intersecano nel breve lasso di tempo durante il quale si svolge la storia risultano sì interessanti, ma non sempre perfettamente intersecate, anche per via di alcuni salti temporali non perfettamente convincenti.

Resta comunque un film godibilissimo ed indubbiamente un buon viatico per chi non conosce ancora la filmografia del regista giapponese su cui ho basato la mia tesi di laurea.

VOTO:
3 castelli e mezzo

Zatōichi (2003) voto

Titolo originale: 座頭市
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 1 ora e 56 minuti
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I segreti di Twin Peaks (1990-1991)

La tranquilla cittadina di Twin Peaks è sconvolta dal ritrovamento del corpo di Laura Palmer, una giovane ragazza locale molto popolare e molto mignottona (ma questo si scoprirà solo dopo), che sembra essere stata brutalizzata, torturata e ammazzata senza una ragione apparente (non che una ragione apparente giustifichi brutalizzare, torturare e ammazzare un mignottone locale).

A togliere le castagne dal fuoco giunge in città l’agente dell’FBI Dale Cooper, il quale si mette immediatamente ad investigare il malaffare e a ficcare il naso dentro tutti i pertugi anali degli abitanti alla disperata ricerca di quella bella sensazione di bucato pulito e fiori di campo che ha popolato i suoi sogni di giovincello omosessuale.

Purtroppo però dentro i culi degli abitanti di Twin Peaks c’è il marcio, un marcio marcescente che neanche te che te ne intendi puoi veramente capire e afferrare con le tue mani da cinese, e quindi ben presto verranno a galla tradimenti, doppi giochi, avidità e alieni in numero crescente e ululante fino a che Dale Cooper invocherà il potere del demonio emettendo un ruggito ancestrale per riportare un po’ d’ordine in questo mondo di ladri.

I segreti di Twin Peaks (1990-1991)

Famosissima serie cult anni ’90, creata dal famoso regista tabagista americano che mi ha regalato anche quel bel film chiamato The Elephant Man, e sorprendente ridicolizzazione del medium televisivo con tutti gli annessi e connessi.

Purtroppo parte benissimo per scendere un po’ lungo la prima stagione, che comunque si mantiene buona, mentre il dramma arriva come un pugno nello stomaco con la seconda che è piena zeppa di stronzate e deviazioni narrative tali da farti pensare che Lynch si sia bevuto il cervello per inettitudine o per una fottutissima voglia di prendere in giro pubblico, critica e tre quarti della palazzina tua.

Nel 2009 lo schivo Andrea Scanzi su La Stampa la definì “una serie invecchiata benissimo”, ed invece la cosa più drammatica è che la serie è invecchiata MALISSIMO: tolti alcuni episodi, specialmente i primi, Twin Peaks mostra molto gli anni passati sotto al ponte.
La spregiudicatezza assunta dallo spettatore medio nei confronti di trame contorte e torbide e il disastro avvenuto durante la seconda stagione quando il mistero su chi abbia ucciso Laura Palmer viene svelato portano la serie a procedere a stenti e bocconi in bocca rotta per sentieri colmi di merda e dolore.

Dolore.

Ma a noi frega cazzi perché la cosa più importante da ricordare di questo telefilm è l’attore che interpretò il cattivissimo Bob.
Frank Silva, arredatore e membro della troupe, finì per caso inquadrato nella scena finale dell’episodio pilota e David Lynch ebbe una fulminazione: facciamo interpretare a quest’uomo orrendo e dai capelli unti e bisunti il ruolo di demone incarnato e assatanato.
Frank ovviamente accettò perché così poté schiaffeggiare e slinguazzare Laura Palmer a piacimento; una scelta che Mattarella avrebbe approvato.

Purtroppo però Frank “Bob” Silva ci ha lasciati nel 1995 all’età di 44 anni per colpa del male dei froci: l’AIDS.

VOTO:
3 Bob

I segreti di Twin Peaks (1990-1991) voto

Titolo originale: Twin Peaks
Creatore: David Lynch
Durata: 2 stagioni, 30 episodi da 25 minuti
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C’è ancora domani (2023)

Delia è madre, moglie e nuora.
Non ha una sua identità, ma esiste solo ed unicamente in funzione di un maschio ed ecco quindi che il marito, il suocero o i figli le spiaccicano in faccia l’unico possibile volto da poter esporre in società, l’unico in una città, un paese e un’epoca intrise di patriarcato.

Delia ha uno spirito arguto, una piccola voglia di rivalsa nei confronti di tutti quelli che la schiacciano, la riempiono di botte e la sottopagano solo perché lei è una donna; ma non è ancora tempo per le rivendicazioni di classe, figuriamoci quelle di genere.
E’ finita da poco la seconda guerra mondiale e le donne non possono uscire di casa senza permesso, devono stare zitte quando parlano gli uomini, non possono gestire i soldi, non hanno diritti; una condizione di totale sottomissione che troverà sfogo solo 30 anni dopo con gli anni della rivoluzione culturale e le conquiste sociali della sinistra internazionale, ottenute a suon di schiaffi in bocca e manganellate.

Delia quindi, anche se dentro è ancora ribelle, vive oramai in maniera rassegnata la sua vita, ma non vuole che la figlia faccia la sua stessa fine solo perché questa ha fretta di scappare di casa nell’unica maniera che a quel tempo era possibile per una donna: con un matrimonio.

C'è ancora domani (2023)

Un capolavoro assoluto.

La storia della donna Delia, romana vessata dai nostri nonni con le botte e le minacce, che ha 3 lavori ma non ha diritto a tenersi niente dei soldi che porta a casa, che trova il tempo di parlare con le persone solo nel tragitto tra una faccenda e l’altra, è la storia delle donne che hanno fatto la mia Roma, la nostra Italia e alle quali non è mai stato riconosciuto questo ruolo fondamentale perché purtroppo a questo mondo ci sono persone che pensano che non siamo tutti uguali.

E questo racconto femminile e femminista, che solo apparentemente parte solitario e invece si risolve coralmente attraverso i mal comuni di Delia e delle altre donne che inaspettatamente si ritroveranno dallo stesso lato della barricata, ci regala un finale meraviglioso che è anche la parte più straordinaria del film, ovvero: Delia conquista la sua fuga dalle ingiustizie senza l’aiuto dell’ennesimo uomo, ma attraverso le sue forze e quelle delle tante altre donne che spesso compongono i film che vediamo tutti i giorni in ruoli defilati e che qui invece si meritano i tanto agognati primi piani.

Come amava ripetere il povero Luigi Di Maio, non puoi fermare una cascata con le mani e finché ci saranno quelli che apriranno bocca per dare voce a chi voce non ce l’ha, allora forse le cose cambieranno.

Con solo questa lingua in bocca
E se mi tagli pure questa
Io non mi fermo, scusa
Canto pure a bocca chiusa

VOTO:
4 lingue lunghe e mezza

C'è ancora domani (2023) voto

Titolo inglese: There’s Still Tomorrow
Regia: Paola Cortellesi
Durata: 1 ora e 58 minuti

Sonatine (1993)

Murakawa è un mafioso annichilito dalla vita di merda che vive, tra eccessi di violenza e sospiri per un mondo alternativo che non è successo, ed è proprio sul punto di prendere armi e bagagli e mandare il mondo intero a puttane quando il caso vuole che invece sia lui ad andare a puttane nel senso che viene mandato dal boss in missione ad Okinawa per placare una faida tra la loro ghenga ed una rivale; una missione che appare subito tanto strana quanto pericolosa.

Arrivati i mafiosi in missione sull’isola, il tempo si cristallizza con la detonazione di una bomba nel loro ufficio zozzo di cesso e qui comincia la regressione infantile che porterà tutti loro dentro la fregna tombale delle loro madri.

Sonatine (1993)

Quarto film del regista giapponese più famoso tra il 1996 e il 1997 e pellicola dai toni amari e sconsolati come i cazzi dei protagonisti: non c’è via di scampo dal destino scespiriano che attende i personaggi e questi non possono fare altro che giocare sulla spiaggia come esuberanti ragazzini.

Il ritmo non è certamente incalzante, un po’ da tradizione e un po’ per estendere gli ultimi momenti spensierati di questi reietti della società, ricordiamo che gli yakuza nascono dalla casta degli intoccabili, ma sicuramente chi avrà denti per rosicarsi le unghie avrà anche la fortuna di vedere un bel film.

E ricordatevi sempre:

Il mio nome è Jem, sono una cantante,
bella e stravagante e ballo il rock and roll.
Vesto assai elegante e certe volte lo sai,
sono esuberante!

VOTO:
4 Jem

Sonatine (1993) voto

Titolo: ソナチネ
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 1 ora e 34 minuti
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Saw X (2023)

John Kramer ha trovato un nuovo passatempo: prendere povere persone già annichilite dalla vita di merda che vivono e donare loro la voglia di sopravvivere mettendole di fronte alla morte più cruenta che (non) abbiano mai immaginato.

Però nell’alto dei cieli c’è un dio potente e vendicativo che dona a John Kramer un bel tumore al cervello e lui, disperato come una cucuzza marcia, si fa raggirare da una truffatrice su internet che promette cure miracolose nella sua clinica in Messico.

Ovviamente le cose andranno allo scatafascio, per lui ma anche e soprattutto per il gruppo di truffatori che hanno preso la fortuna in fronte di ritrovarsi tra le mani quel pazzo di Jigsaw.

Saw X (2023)

Situato cronologicamente tra il primo e il secondo capitolo, questo film si posiziona fisicamente nel tuo retto buio e sporco… e io rido.

Diviso tra una prima parte tipo Un medico in famiglia e una seconda col più tradizionale canovaccio di sbudellamenti e pianti disperati che tanto abbiamo imparato ad amare, Saw X ha il grossissimo difetto di lasciare in vita il personaggio più odioso forse di tutto il franchise.
E ce ne voleva.

VOTO:
3 personaggi odiosi purtroppo in vita

Saw X (2023) voto

Titolo colombiano: Saw X: El juego del miedo
Regia: Kevin Greutert
Durata: 1 ora e 58 minuti
Compralo: https://amzn.to/3Qy7PfO

Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002)

Sono passati 10 anni dalla minaccia fantasma del menarca notturno e quelle tettine imberbi di Natalie Portman si sono trasformate in tettine imberbi di stronza sionista; quel tipo di gentaglia estremista e terrorista che verrà ricordata con lo stesso disprezzo col quale oggi ricordiamo i fottuti fascisti che sono stati vostri nonni.

E in questi 10 anni la Repubblica galattica, inverecondo obbrobrio di federazione rappresentativa di stampo non certo democratico visto che molti pianeti appartenenti non hanno un ordinamento democratico, ovvero a comandare non sono le persone ma una fottuta oligarchia di pochi (auto) eletti che un giorno noi veri democratici verremo a prendere per i soliti capelli per poi trascinarli nelle solite piazze delle nostre città dove li squarteremo, li pisceremo e li sputeremo con somma rabbia e splendido furore, in questi 10 anni dicevo che la Repubblica galattica è caduta in disgrazia e continua a perdere pezzi come non ci fosse un domani.

I separatisti, guidati dal Conte Dooku, vogliono fare la loro alleanza di strunzarielli visto lo stato moribondo in cui versa la Repubblica galattica, ma vengono bersagliati di pernacchi e accuse infamanti dai nostalgici del ventennio mentre i nostri protagonisti, tipo quel covo di messianici di Jedi, già cominciano a riposizionarsi in vista del futuro cambio di regime che cova nell’angolo.

Anakin, fregandosene della destra e della sinistra, tenta in tutti i modi di penetrare Padme e incredibilmente ci riesce lanciando, vivo di speranza, il suo seme dentro la di lei vagina al culmine di un turbine di corteggiamenti al lume di candela e rotolamenti nell’erba.

Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni (2002)

L’avanzata del futuro imperatore Palpatine procede a gonfie vele e il premierato forte, tanto sognato dai nostri fascisti italici come quell’Italo Bocchino che nomen omen, già fa ben sperare per la prossima caduta del nostro ordinamento costituito che si regge sulla famosa spartizione dei poteri in Legislativo, Esecutivo e Giudiziario.

E a noi ci fotte il cazzo della frammentarietà del potere, a noi ci viene voglia di dittatura perché lo sanno tutti che una persona sola al comando funziona meglio: avete mai visto una famiglia funzionale nella quale madre e padre abbiano la stessa importanza?
No, ovviamente; perché le cose vanno a rotoli quando si cerca di elevare la donna al ruolo che nostro signore gesù cristo in croce, figlio di quella puttana lurida della madonna troia, ha relegato in cucina, tra il forno a microonde e i piatti da lavare.

E L’attacco dei cloni parla proprio di questo: di come le donne vadano chiuse nel profondo delle case dalle quali possono uscire unicamente per fare la spesa e andare dall’estetista.

Troie ingrate.

VOTO:
3 troie ingrate

Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni (2002) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode II – Attack of the Clones
Regia: George Lucas
Durata: 2 ore e 22 minuti
Compralo: https://amzn.to/3sjGUw0

Top 3 – Storie incredibili 1° stagione (1985)

Serie antologica di episodi scollegati con la caratteristica di rivoluzionare la loro narrazione tossica attorno al perno fallico del fantastico e dell’incredibile.

Ora, cosa uno intenda per fantastico e incredibile è il vero mistero della serie; perché le storie dalla loro hanno poca ciccia sotto il cofano e quando c’è poca ciccia le fiche umettate delle spettatrici non verranno saziate dai salsicciotti degli spettatori.
Quindi, una serie per famiglie con bambini.

Episodio 2 – “Un’incontrollabile erezione attrazione”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 1

Un ragazzo viene visitato nella notte da un meteorite che sconquassa camera sua e lo lascia con un piccolo problemino magnetico, ovvero comincia ad attirare oggetti metallici con forza sempre maggiore fino a quando non tirerà a sé la cosa che meno desiderava al mondo, la vagina.

Forse uno degli più riusciti perché riesce a fondere perfettamente l’elemento fantastico con la narrazione allegra di una storia per ragazzini.

Episodio 12 – “Vanessa”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 2

Byron Sullivan è un pittore ottocentesco felicemente sposato con la bellissima Vanessa del titolo fino a quando la loro carrozza si cappotta e la giovane musa ispiratrice muore come una cagna di periferia gettando nella depressione più cupa l’artista, interpretato da Harvey Keitel non nudo.

Byron pensa che oramai la sua carriera artistica sia finita, ma invece scopre che la moglie può rivivere come fantasma corporeo nei luoghi dove lui l’ha dipinta… e ovviamente si affretta a dipingerla nel lettone matrimoniale.

Diretto da Clint Eastwood, questo è uno degli episodi più maturi e toccanti, nel quale il fantastico ha il sapore dei romanzi romantici ottocenteschi più che del popcorn da cinema americano.

Episodio 19 – “Lo specchio”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 3

Uno scrittore di racconti de paura non ha paura di un cazzo, ma si trova spavaldo col suo uccello da 40enne flaccidone di fronte la terrificante consapevolezza che c’è un triste figuro incappottato alle sue spalle ogni volta che vede la sua immagine riflessa.

Diretto da Martin Scorsese, l’episodio è molto accattivante e riesce a tenerti sulle terga per la gran tensione di vedere Tim Robbins, che interpreta l’oscuro figuro incappottato, prendere il deretano del protagonista senza il suo consenso.

Menzione Speciale:
Episodio 21 – “Il toupet assassino”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 4

Murray Bernstein sembra inoffensivo, ma è accusato d’omicidio e il giovane avvocatucolo assegnato al caso, piuttosto che dormire sugli allori, comincia a sospettare che a compiere il delitto sia stato un parrucchino malvagio.

Strepitoso episodio da vedere assolutamente con un fantastico crescendo dell’assurdo da far invidia a tuo padre mentre cerca di chiavare tua madre.
Ha probabilmente ispirato un episodio dei Simpsons molto molto simile.

Titolo originale: Amazing Stories
Creatore: Steven Spielberg
Stagione: prima
Anno
: 1985

Durata: 24 episodi da 25 minuti

…e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà (1981)

Nel 1927 in Louisiana non devi fare il pittore demoniaco altrimenti vengono i genti, ti pigghiano pi ‘a cullottola e ti crocifigghino au muri che ti pisci sotto come nu cagnetto.
E giù di catene, e giù i pantaloni, e su e giù che è una bellezza.

Nel 1981 invece potresti fare il pittore demoniaco senza problemi e per questo risorgi dal fiume che scorre giù in cantina uccidendo l’idraulico Joe, interpretato da uno splendido e molto più alto del solito Martin Scorsese. Poi ti fanno un encefalogramma con un elettrocardiografo e tu per ripicca spingi col pensiero una boccia di acido in bocca alla vedova di Joe l’idraulico.
Non domo, non fai nulla per il resto del film, se non far cadere dalle scale Michele Mirabella e far risorgere altri mostri zombie senza un cazzo di perché, fino ad un finale dalle tinte oniriche.

…e tu vivrai nel terrore! – L’aldilà (1981)

Da alcuni considerato il miglior film di Fulci, da me considerato una cacata pazzesca, questo è l’esempio plastico di come come non si debba fare un film: ad esempio facendosi finanziare dai tedeschi che poi ti chiedono d’inserire inspiegabilmente degli zombie perché va di moda oppure ambientandolo in Louisiana così vai a pagare meno tasse, oltre ad andare a fare in culo.

Storia assolutamente strampalata, effettacci truculenti e ridicoli con manichini fermissimi mentre ricevono l’acido in faccia e ragni che si muovono zompettando tipo marionette al teatro di Mangiafuoco.

Un delirio, in senso negativo, che vede la luce in rarissime sequenze, tipo la cieca in mezzo alla strada, o inquadrature, tipo la protagonista che rivede la fuga della cieca pensandoci su.

Dice un coglione su internet: “Troviamo un suggestivo prologo con una scena – la barca sul fiume – da quadro preraffaelita”.
E io dico sul miglior blog di cinema esistente sulla faccia della Terra:
“Porca madonna”.

VOTO:
2 mirabella

...e tu vivrai nel terrore! - L'aldilà (1981) voto

Titolo inglese: The Beyond
Regia: Lucio Fulci
Durata: 1 ora e 27 minuti
Compralo: https://amzn.to/3SeEzge