Fear and Desire (1953) [Full Movie HD]

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Four soldiers trapped behind enemy lines must confront their fears and desires.

Director: Stanley Kubrick
Writer: Howard Sackler
Stars: Frank Silvera, Kenneth Harp, Paul Mazursky

Titolo italiano: Paura e desiderio
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1953
Durata: 62 minuti

Stranger Things: 2° stagione (2017)

Alla fiera dell’est, per due soldi, una cacata di telefilm il pubblico idiota guardò.
E venne il mostro che s’impossessò del ragazzino che è amico del gruppetto di mocciosi che vogliono fermare il male che esce dal portale che è sito dentro il laboratorio dove è cresciuta Eleven che c’ha le turbe emotive da menarca che la rende appetibile per Mike che c’ha una sorella grissino che non sa a chi darla che al mercato guardò.

Stranger Things: 2° stagione (2017)
Esco dal mio corpo e ho molta paura

Bella cacata.
No, dico: bella cacata e complimenti a quei beoti che hanno avuto pure il coraggio di elogiare ‘sta minchiata di stagione (assolutamente evitabile) a metà strada tra una telenovelas sudamericana e un clistere d’olio caldo.

Tralasciando la recitazione caricata (e conseguentemente caricaturale) e la naturale scomparsa dell’effetto nostalgia, la vicenda in questione è largamente influenzata (copiata) dalla prima stagione che a mio avviso poteva più che degnamente concludere con quegli ottimi 8 episodi l’intera storia e invece si è finito per sbrodolare tutto sulle federe nuove, come una puttana con lo scolo, per una pura questione monetaria.

VOTO:
2 personcine con lo scolo e mezza

Stranger Things: 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: Stranger Things
Creatori: The Duff Brothers
Stagione: seconda
Anno: 2016
Durata: 9 episodi da 50 minuti
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D.O.A. (1949) [Full Movie]

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Frank Bigelow, told he’s been poisoned and has only a few days to live, tries to find out who killed him and why.

Director: Rudolph Maté
Writers: Russell Rouse, Clarence Greene (story and screenplay)
Stars: Edmond O’Brien, Pamela Britton, Luther Adler

Titolo italiano: Due ore ancora
Regia: Rudolph Maté
Anno: 1949
Durata: 83 minuti

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

Torna il drappello di guardiani galattici alla disperata quanto perpetua ricerca d’un senso alla loro esistenza di merda.

In questo caso ci troviamo alle prese con una minaccia che veramente non te la raccomando signora mia: un’entità celestiale d’infinita potenza che, stanca di vagare isolata nello spazio profondo senza una precisa meta, si è messa alla ricerca della dolce metà per concedersi una sana copulazione interspecie.
Frutto di questa folle unione è il nostro beneamato Peter Quill, unico (mezzo) umano della compagine strampalata dell’universo Marvel.

Se pensate che questo film parli di precauzioni sessuali attraverso l’arguta metafora di una serie interminabile di mostruosità intellettive combinaguai, siete sulla buona strada.

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

In questo tripudio trippone d’umorismo superficiale e sperma celestiale, c’è abbastanza sostanza per non scontentare nessuno; ovviamente questo vuole anche dire appiattirsi sul minimo comun denominatore d’un pubblico tanto vasto quanto disomogeneo.

Se sorvoliamo sui banali riferimenti alla cultura pop e all’assoluzione in forma di comico tributo ad un maschilista ubriacone come David Hasselhoff, non si può certo dire che il film sia orrendo, tutt’altro.
Resta però un bel sapore amaro una volta inghiottita la zuccherosa e coloratissima pillola d’un franchise che era partito come mezza presa per il culo del genere ed è finito per rappresentarlo appieno.

VOTO:
3 David ubriachi a merda e mezzo

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017) voto

Titolo originale: Guardians of the Galaxy Vol. 2
Regia: James Gunn
Anno: 2017
Durata: 136 minuti
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It (2017)

Nell’ottobre del 1988 bisognava stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano dai tombini per strappare le braccine dei bimbi deficienti che si mettevano a giocare con le barchette mentre diluviava l’ira d’iddio.

L’estate del 1989 invece si doveva stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano da qualunque angolo per farti pisciare sotto dalla paura prima di trascinarti nel sottosuolo e metterti in conserva come una merendina per placare la fame di un letargo lungo 27 anni.

A settembre 2017 invece si deve fare attenzione ai pagliacci che appaiono sugli schermi cinematografici per strapparti quei due spicci che ti sei guadagnato col sudore della tua fronte a fronte di uno spiegamento d’effetti speciali nella norma ed un uso sicuramente eccessivo del cosiddetto “jump scare”.

IT (2017)

Sono un buon fan dell’adattamento televisivo del 1990 che vidi in tenera età su videocassetta del videonoleggio una mattina dei tempi che furono e ricordo che le tenere e spaventose apparizioni del clown Pennywise mi fecero molto cacare sotto.

Purtroppo quest’adattamento per il grande schermo, nonostante la piacevole (quanto trita e ritrita) ricreazione dei favolosi anni ’80 e l’inaspettata bravura di tutti i ragazzi protagonisti, non decolla mai sulla pista del mio cuore perché troppo legato ai classici stilemi del cinema horror americano fatto di urla, desaturazioni e una narrazione cadenzata di spaventi alla Dan Brown.

Il paragone tra questo clown e quello indimenticabile interpretato da Tim Curry è ovviamente stupido e impossibile, anche e soprattutto per le scelte stilistiche dell’intera opera che avrebbero reso ridicole le eccentriche follie dell’originale.

Da vedere solo se siete fan accaniti del libro e volete vedere quanto e in che maniera è stato storpiato per farne un prodotto facilmente consumabile dal grande pubblico… e da queste mie parole avrete quindi capito che la famosa orgia di minorenni nelle fogne non è stata portata sullo schermo.

VOTO:
3 Tim Curry sulla sedia a rotelle

IT (2017) voto

Nome completo: It: Chapter One
Regia: Andy Muschietti
Anno: 2017
Durata: 135 minuti
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Il padrino (1972)

la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia.

Più o meno è questo il riassunto de Il Padrino.

Il padrino (1972)

Entusiasmante storia del passaggio di consegne tra il vecchio patriarca Don Vito Corleone e il giovane figlio Michael mentre l’America si risvegliava padrona del mondo dopo la seconda guerra mondiale.
Da non sottovalutare infatti il precedente lavoro di Michael Corleone, ovvero soldato a stelle e strisce alla caccia di tedeschi.

Belle le ambientazioni, belli i costumi, belle alcune interpretazioni tipo quella di Robert Duvall nei panni del Consigliere di famiglia (una cosa da urlo), meno belli i momenti con gli attori americani che si sforzano di parlare siciliano (con degli esilaranti momenti comici da parte di Brando e Pacino).

Insomma, tanta carne al fuoco per un classicone che è purtroppo diventato punta di diamante di tanta cultura ignobile glorificante la malavita organizzata che è poi infine scaturita in serial televisivi dal dubbio ethos.

VOTO:
4 Ethos e mezzo

Il padrino (1972) voto

Titolo originale: The Godfather
Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1972
Durata: 175 minuti
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My Man Godfrey (1936) [Full Movie]

A scatterbrained socialite hires a vagrant as a family butler… but there’s more to Godfrey than meets the eye.

Director: Gregory La Cava
Writers: Morrie Ryskind (screen play), Eric Hatch (screen play)
Stars: William Powell, Carole Lombard, Alice Brady

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Titolo italiano: L’impareggiabile Godfrey
Regia: Gregory La Cava
Anno: 1936
Durata: 94 minuti

Caro diario (1993)

Trittico di vicissitudini Morettiane in forma diaristica che rappresenta probabilmente la summa e l’apice della filmografia “prima maniera” del regista romano, ovvero quella più autobiografica e comico-infantile.

Il primo episodio vede Nanni andare in giro per una Roma deserta d’agosto (un ricordo oramai lontano in questi tempi di 24/7) compiacendo i suoi due grandi feticismi: le scarpe e le case.
Il secondo, l’eterno girovagare di due anime in pena tra le isole Eolie, è una rivisitazione in chiave sociologica dell’Odissea, intesa anche e soprattutto come ricerca di se stessi.
Ed infine il terzo è la rievocazione stile Blu Notte dell’agognata ricerca dell’origine di un misterioso prurito che ha afflitto realmente Moretti qualche tempo prima.

Caro diario (1993)

Grande ricordo adolescenziale e grande risultato assicurato anche all’ennesima visione di un film che, costato probabilmente molto poco, è riuscito a portare a casa il premio come miglior regia al Festival di Cannes.
Mica cazzi.

Strutturato in 3 episodi a loro volta organizzati in stanze composte di una o due scene, Caro diario riesce bene ad esprimere una miriade di emozioni, spesso anche contrastanti, mediante l’uso sapiente di dialogo (parco) e un montaggio asciutto (e per questo esilarante).
Non mancano i momenti forti e carichi di poetica; principe tra tutti ovviamente il lungo piano sequenza ad omaggiare Pier Paolo Pasolini che probabilmente rimane il punto più alto mai raggiunto da Nanni: uno srotolarsi di note per le desolate vie di una periferia romana piegata accanto al mare che sembra non essere cambiata molto nei 20 anni trascorsi tra realizzazione del film e l’assassinio del regista delle borgate.

VOTO:
5 Pasolini in vacanza con la Callas

Caro diario (1993) voto

Titolo inglese: Dear Diary
Regia: Nanni Moretti
Anno: 1993
Durata: 100 minuti
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Detour (1945) [Full Movie]

Chance events trap hitch-hiker Al Roberts in a tightening net of film noir trouble.

Director: Edgar G. Ulmer
Writers: Martin Goldsmith (screenplay), Martin Goldsmith (original story)
Stars: Tom Neal, Ann Savage, Claudia Drake

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Titolo italiano: Deviazione per l’inferno
Regia: Edgar G. Ulmer
Anno: 1945
Durata: 68 minuti

Dunkirk (2017)

Il 27 maggio 1940 quasi 400mila soldati delle forze anglo-franco-belghe si trovarono circondati dai tedeschi a Dunkerque, una cittadina di mare francese a due tiri di sputo dalle coste inglesi.
Partì quindi una colossale operazione d’evacuazione che doveva portare in salvo questa marea di soldati in vista dell’imminente temuta invasione nazista del Regno Unito, un’operazione resa difficoltosa dall’enorme massa di persone coinvolte e dalla ritrosia della corona inglese ad usare tutta la flotta per paura di ulteriori perdite a questo punto non più sopportabili.

La storia viene qui raccontata da 3 punti di vista, separati nel tempo e nello spazio: a una settimana dall’evacuazione ci sono 3 soldati sulla spiaggia di Dunkerque che le tentano tutte pur di salpare verso la salvezza, manca un giorno e 3 civili inglesi (padre, figlio e amico) partono con la loro barchetta nel tentativo di salvare quante più vite da quelle coste infernali e infine 3 piloti della RAF devono arginare i bombardamenti sulla spiaggia della Luftwaffe con un’ora di carburante nei serbatoi.

Queste storie giungeranno ad una riconciliazione narrativa e temporale proprio come le truppe alleate si ritrovarono fianco a fianco per 7 giorni un fine maggio di 77 anni fa.

Dunkirk (2017)

E’ con grande tristezza che mi tocca recensire un film come questo.

Sì, perché se da un lato queste immagini disperate, immerse nel silenzio frastornante dei fischi aerei sopra una spiaggia spumosa e aliena a cavallo di una colonna sonora angosciante come poche ed acceleratamente ripetitiva assecondando il crescendo emozional-narrativo, sono immagini di una perfezione cinematografica oramai consolidata in Nolan, dall’altra il nostro caro regista fascistoide non riesce a tenere a bada il suo animo infantile in cerca di patria sicurtà rifilando proprio in finale quella cacata del discorso di Churchill “We shall fight on the beaches”.

Se uno elimina gli ultimi 2 minuti pieni di dio, patria e famiglia, allora si ha tra le mani un gran bel film che gira in gran parte sulle spalle di un monumento tecnico audio-visivo con pochi eguali al mondo, un’opera che grande angoscia provoca nello spettatore facendolo calare nei panni di quei poveri sventurati che si trovarono a combattere una guerra voluta dai loro padri (impotenti) i quali vennero poi a riprenderseli con le loro barchette da borghesi come si fa alla fine di una festa di compleanno durante la quale i bambini hanno litigato di brutto.

Please, che qualcuno spieghi a Nolan che l’arte della sobrietà non è sinonimo di snobismo inglese.

VOTO:
4 snob e mezzo

Dunkirk (2017) voto

Titolo originale: Dunkirk
Regia: Christopher Nolan
Anno: 2017
Durata: 106 minuti
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Monolith (2016)

Una giovine ex cantante pop, ora ridotta a giovine madre con annesso figlio rompicazzi e marito fedifrago, s’imbarga in un viaggio della speranza a bordo d’una macchina ipertecnologica chiamata per l’appunto Monolith con l’intenzione di pizzicare il consorte con le mani nella marmellata, dove per mani si intende il cazzo e per marmellata la vagiaina, come dicono gli inglesi.

Ovviamente la cosa finisce male, con lei chiusa fuori dalla macchina mentre il bambino si cuoce dentro sotto il sole del deserto californiano.
Come tirarlo fuori?
Un ramo, le mani, un sasso, una chiave inglese, un fuoco, un crepaccio, un decreto legge?

Monolith (2016)

Interessante esperimento a basso costo, ma a buon regime intellettivo, prodotto dalla Sergio Bonelli editore (quella di Tex e Dylan Dog) e tratto dall’omonimo fumetto nonché serie TV che sembra avvalorare il vecchio adagio “donne al volante, pericolo costante”.

Con la sua ora e venti di durata e una protagonista in buona forma è veramente impossibile andar male e aggiungo: se oggi fosse il 1999 e io fossi uno sbarbatello liceale in cerca di un filmetto per passare la serata a casa di amici tra una partita ad Age of Empires II e Worms Armageddon, ecco, questa sarebbe la vhs perfetta, tipo quel film con Kurt Russel con la moglie chiusa nel baule di un’auto nel deserto che noleggiai nel 1997 in cerca di un filmetto per passare la serata a casa di amici tra una partita ad Age of Empires II e Worms Armageddon.

VOTO:
3 worm e mezzo

Monolith (2016) voto

Titolo inglese: Trapped Child
Regia: Ivan Silvestrini
Anno: 2016
Durata: 83 minuti

Coherence – Oltre lo spazio tempo (2013)

8 amici di lunga data con più d’una tensione nascosta si riuniscono a cena la notte stessa del passaggio della cometa Miller per discutere della AS-Roma e di fisica quantistica, ma un black-out improvviso innesca una serie di eventi del tutto casuali che creano (come succede ogni istante delle nostre vite) infinite realtà corrispondenti alla determinata deviazione.

Tutto andrebbe comunque bene (dicono i fisici) fino a che, come nel famoso esperimento di Schrodinger, non si apre la scatola e le due realtà, quella col gatto morto e quella col gatto vivo, entrano istantaneamente in collisione per creare la realtà dell’osservatore.

Ovviamente nel nostro caso, essendo un film, l’amore è il gatto.

Coherence - Oltre lo spazio tempo (2013)

Fantastica pellicola low-budget… ma che dico low-budget… LOW-BUDGET tutta incentrata sull’interpretazione meccanico-quantistica della realtà intesa come l’insieme di tutte le possibilità espresse e inespresse del percorso spazio-temporale in cui esistiamo.

Vale a dire: ti ricordi quella fantastica ragazza che ti sei lasciato sfuggire come un coglione quando eri giovane, forte e coglione?
Beh, c’è un universo nel quale non solo l’hai presa in moglie ma c’hai pure fatto 7 figli deformandole irrimediabilmente il grembo per il resto della vostra misera vita.
Ecco, ora cercate d’applicare questo ragionamento al film in questione e capirete facilmente il buon livello di tensione e curiosità scientifica che può suscitare in quello spettatore che vorrà dare una chance ad intelligenti micro-pellicole come questa.

D’altra parte (siccome ci sono infiniti universi) anche se tu decidi di non vederlo, c’è un altro te che lo farà… quindi continua pure a dormire.

VOTO:
4 ketamine

Coherence - Oltre lo spazio tempo (2013) voto

Titolo originale: Coherence
Regia: James Ward Byrkit
Anno: 2013
Durata: 89 minuti
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