The Call (2020)

E’ il 2019 e Kim Seo-yeon, una 28enne sud-koreana che non distinguerebbe una cippa di cazzo moscia dalla fica di sua madre pazza, decide di andare a trovare l’infingarda genitrice all’ospedale prima che un malanno se la porti via come stelline di natale al vento.

Posati i bagagli nella vecchia casa materna, Kim comincia a ricevere telefonate da Oh Young-sook (preparatevi perché questo cazzo di nome verrà pronunciato più volte delle imploranti suppliche che il regista mi rivolgerà quando lo legherà ad una sedia per scotennargli i coglioni con una zappetta da giardinaggio arrugginita); Young-sook, dicevo, è una misteriosa e disturbata ragazza che, non si sa come non si sa perché, sta vivendo nel 1999, venti anni prima la nostra vostra Kim Seo-yeon.

Questo sovrannaturale rapporto telefonico, in barba alle più elementari leggi temporali, cambierà per sempre le vite di entrambe le ragazze.
Chi in meglio e chi in peggio.

The Call (2020)

Affascinante calcio in bocca all’anima de li mortacci tua.

Ma io dico: come cazzo è possibile sfornare una tale prevedibilissima stronzatella partendo da un’ottima intuizione narrativa, ovvero quella di un telefono magico che mette in comunicazione due coetanee divise da 20 lunghi anni?

Come cazzo!?!

Peccato, un vero peccato: perché si poteva e si doveva fare un passo in più verso una pienezza emotiva che non viene mai veramente raggiunta; né dagli improbabili parrucchini di frocetti col cagnetto e né tantomeno dallo scontato twist finale che restituisce un sapore di scontata voglia di stupire piuttosto che di genuina sorpresa.

VOTO:
2 twist

The Call (2020) voto

Titolo originale: Kol
Regia: Chung-Hyun Lee
Anno: 2020
Durata: 112 minuti
Compralo: https://amzn.to/357Ev8H

Caccia a Ottobre Rosso (1990)

E’ il 1984 e le due super potenze mondiali, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, se le danno di santa ragione menando colpi di propaganda e fendenti di sotterfugi politici.

Il capitano Marco Ramius, della marina sovietica, è al comando di un nuovissimo sottomarino nucleare dotato di un sistema di propulsione silenziosa che permetterebbe all’URSS di piazzare testate nucleari al largo della baia di New York senza che nessuno al Pentagono se ne accorga.
E questo è ovviamente inammissibile per l’uomo tutto d’un pezzo che è Marco, cresciuto a pane e sberle in bocca dal nonno pescatore Lituano.

Viene quindi messo in scena un elaboratissimo piano segreto per ammutinare e consegnare il prezioso sottomarino agli avversari statunitensi per poi godersi una meritata pensione in Montana; con moglie culona, conigli da sbranare, morbide toffolette e un camioncino per le consegne a domicilio.

Caccia a Ottobre Rosso (1990)

Tipico film d’azione americano per un pubblico sopra i 40 anni e tremenda sviolinata per la magnificenza del sistema capitalistico statunitense.

Tratto da un libro di Tom Clancy a sua volta basato, molto alla lontana, sul vero ammutinamento della Storoževoj nel 1975 ad opera del capitano Valery Sablin, incazzato nero con il segretario generale Leonid Il’ič Brežnev per l’abbandono (a suo dire) del Leninismo, questo film intrattiene, certo… ma è anche da bastonare per benino sui menischi.

Uscito un anno prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica, Caccia a Ottobre Rosso risulta quasi un’apripista cinematografico alla migrazione verso ovest del sentimento popolare della sinistra mondiale, accecata da un valanga senza fine di pubblicità colorata e belle cosce rivolettate da impietosi umori vaginali.

Un film per tutti?
Purtroppo sì.
Un bel film?
Purtroppo ni.

VOTO:
3 menischi

Caccia a Ottobre Rosso (1990) voto

Titolo: The Hunt for Red October
Regia: John McTiernan
Anno: 1990
Durata: 135 minuti
Compralo: https://amzn.to/2X51uNt

The Disaster Artist (2017)

Alla fine degli anni ’90 c’era uno strambo milionario americano che, stufo di una serie di rigetti degni della più sporca bulimica del Madagascar, si mise in testa di scrivere, produrre, girare, dirigere ed interpretare il miglior peggior film mai realizzato.

Ovviamente le sue intenzioni non erano esattamente queste, ma il destino è beffardo come una puttana che ti aspetta nel vicolo dietro casa per derubarti della paga giornaliera mentre ti massaggi dolcemente i testicoli pensando a Pavarotti che canta “Memole è il nome mio”.

E le vicissitudini al limite del paranormale che hanno accompagnato questa natività cinematografica entrata di diritto nella storia del Cinema sono la vergine creta con la quale è stato eretto questo monumento ad imperitura memoria della goffaggine umana di fronte al mistero dell’oscuro infinito.

The Disaster Artist (2017)

Imperdibile biopic per i fan del famosissimo film The Room; probabilmente meno fondamentale per un pubblico che ignori Tommy Wiseau e la sua “opera magna”.

Se da un lato appare indubbia la genuina volontà di portare sullo schermo una sorta di sigillo di riconoscimento verso il celebre artista cinematografico milionario dall’accento est europeo, bisogna anche dire che si percepisce anche quel fastidioso senso di superiorità che purtroppo attanaglia i cuori di chiunque diventi un devoto fan del film originale.

Comprendo che sia difficile girare un biopic rispettoso delle persone ritratte e dei loro sogni (per quanto ridicoli possano essere stati) che allo stesso tempo sia anche una chiara dichiarazione d’indipendenza verso un modo di fare cinema così pressapochista e supponente, ma non ci si può esimere dal provare una contraddizione emotiva, probabilmente irrisolvibile.

La cosa che però traspare, senza alcun dubbio, è la sproporzionata dose di sentimenti contrastanti che The Room è riuscito a suscitare lungo il suo travagliato viaggio sul pianeta Terra.
E questo non è poco.

VOTO:
3 pianeti Wiseau

The Disaster Artist (2017) voto

Titolo peruviano: The Disaster Artist: Obra maestra
Regia: James Franco
Anno: 2017
Durata: 104 minuti
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The Beast – Abissi di paura (1996)

Una tranquilla cittadina costiera americana viene sconvolta dall’arrivo di una creatura marina stronza che comincia a mangiarsi i bagnanti e i pescatori poveri con i pantaloni tenuti da una corda da barbone ottocentesco.

Nel frattempo alcune tempeste ormonali mischiano le carte in tavola di giovani coppie composte da nane, efebofili, uomini banali e donnuomini con mascelle mastinescamente napoletane.

The Beast - Abissi di paura (1996)

Tutto questo vi ricorda quel film di Spielberg degli anni ’70?
Avete ragione, visto che anche questo è tratto da un romanzo di Peter Benchley, lo scrittore di Jaws.

Ma bando alle ciance, vale la pena vedere questo film TV?
Ovviamente no.

Ne dubitavate?
Aspettavate il mio permesso per farvi una sonora cacata lunga 3 ore?

VOTO:
2 tentacoli e mezzo

The Beast - Abissi di paura (1996) voto

Titolo originale: The Beast
Regia: Jeff Bleckner
Anno: 1996
Durata: 2 episodi da 1 ora e mezza circa
Compralo: https://amzn.to/3aWwKpY

The Core (2003)

Un geologo, un esperto di armi, due piloti aerospaziali, uno scienziato col vizietto e un nero pazzo devono penetrare quella troia del pianeta Terra con una navicella spermatica lunga 100 metri fino a raggiungerne il succulento nucleo per detonare così cariche nucleari sufficienti a rimettere in moto la rotazione magmatica interna fermatasi a causa di un esperimento militare andato storto.

Molti nemici e molto onore fanno da buon contorno al miglior film fascista della storia.

The Core (2003)
brucia, fiamma di Udun

Questo film è la perfetta cerniera tra gli anni ottusi del conservatorismo becero a cui erano invisi raziocinio, donne e neri e gli ottusi anni del progressismo a cui sono invisi raziocinio, donne e neri ma in salsa rafaniello rosso fuori bianco dentro.

Ma voi cosa volete di più dalla vita?
Bombe, detonazioni nucleari, magma, gente che gli parte la capoccia pitun, parrucchini indecenti ed Aaron Eckhart con le mesh.

VOTO:
3 rafanielli

The Core (2003) voto

Titolo portoghese: Detonação
Regia: Jon Amiel
Anno: 2003
Durata: 135 minuti
Compralo: https://amzn.to/3lV532y

My Octopus Teacher (2020)

Nel 2010 il cinematografaro sud africano Craig Foster decise di andare ogni giorno a trovare un polpo femmina che viveva nella foresta di kelp dietro casa sviluppando col tempo un rapporto di reciproca curiosità e fiducia.

Giorno dopo giorno, immersione dopo immersione, Craig ha imparato a conoscere questo mollusco cefalopode dall’intelligenza sorprendente e dalle abilità mimetiche uniche, e così facendo ha scoperto una parte di sé: più riflessiva, più in contatto con la natura e con suo figlio adolescente.

Il cefalopode vive circa un anno.

My Octopus Teacher (2020)

Successo istantaneo su Netflix ed interessantissimo documentario che si regge in gran parte sulla bellezza delle immagini di foreste acquatiche ricche di vita, colori e forme aliene a noi; un po’ meno sulla storia in sé.

Difatti, se non fosse per la dedizione dimostrata dal signor Foster che s’immerge da anni nelle fredde acque oceaniche del sud africa per il gusto della scoperta manco fosse Alberto Angela, questo film risulterebbe molto meno unico, nonostante molta gente si sia commossa guardando un polpo morire.

In genere sono gli stessi che poi si fanno una fritturina di pesce a Fiumicino.
Coerenza portami via.

VOTO:
3 fritturine di pesce A Fiumicino

My Octopus Teacher (2020) voto

Titolo brasilero: Professor Polvo
Regia: Pippa Ehrlich, James Reed
Anno: 2020
Durata: 85 minuti

Dietro la maschera (1985)

Roy Lee “Rocky” Dennis è stato un ragazzo americano affetto da una rarissima e grave malattia genetica il quale, contro ogni previsione medica, riuscì a vivere 16 anni senza particolari problemi fisici.

In compenso la Leontiasi, questo il nome della malattia che gli deformò gradualmente il volto fino a fargli assumere fattezze leonine (da cui il nome “scientifico”) gli diene non pochi problemi sociali, con compagni di scuola e semplici passanti sempre pronti a deriderlo per il suo aspetto esteriore.

Ciononostante Roy riuscì negli studi e nel crearsi amicizie durature grazie soprattutto ad uno spirito gioioso ed una genuina positività nell’affrontare le tante avversità quotidiane, una positività da far invidia.

Dietro la maschera (1985)

Toccante e romanzata ricostruzione biografica dell’ultimo anno di vita di Roy Dennis e squarcio crudo dentro una realtà che pochi hanno la sfortuna d’affrontare, fortunatamente.

Nonostante un impianto solidamente classico nel suo americanissimo modo di sceneggiare le storie cinematografiche, questa pellicola ha dalla sua delle ottime interpretazioni, dai primari, incolonnati dietro una magnifica Cher e un giovanissimo Eric Stoltz, ai minori, tipo i simpaticamente bizzarri bikers, e soprattutto un modus d’affrontare la problematica che ricalca bene quello di Florence “Rusty” Tullis, madre di Roy, la quale non andò a piangere sotto un crocifisso benedicendo il signore suo, ma fece di necessità virtù insegnando ai suoi due figli (uno narrativamente sacrificato in questa finzione cinematografica) che la vita è un mozzico e va vissuta al suo massimo.

VOTO:
3 mozzichi e mezzo

Dietro la maschera (1985) voto

Titolo originale: Mask
Regia: Peter Bogdanovich
Anno: 1985
Durata: 120 minuti
Compralo: https://amzn.to/3fYdNDK

Beautiful Boy (2018)

Un padre vede scivolare via, pezzo a pezzo, la preziosa vita di suo figlio Nic a causa della droga e questo per un genitore è uno spettacolo raccapricciante.

Per anni s’impegnerà corpo e testa nel disperato tentativo di riallacciare un rapporto che lui dava per consolidato e che invece forse non era mai veramente esistito.
Perché alla fine dei giochi siamo tutti soli dentro noi stessi; padri e figli come pensieri chiusi dentro un involucro fatto di carne e ossa che tante volte ci appare pesante da spostare, da manovrare lungo i mille ostacoli della vita.

Beautiful Boy (2018)

Toccante film biografico basato su due libri, quello di David Sheff, il padre, e Nicholas Sheff, il figlio, che tenta in tutte le maniere d’essere un’opera edificante sui drammi familiari dovuti alla banda del buco sul braccio e che finisce per risultare un po’ troppo didascalico.

Questo è il classico caso dove la somma è minore degli addendi; buone le interpretazioni, con un Timothée Chalamet reduce dai bocchini di Call me by Your Name, buona la fotografia che riesce a mantenere le distanze dalla storia per non offuscarla e buoni gli intenti.
E però è la fluidità di tutto il baracchino a non funzionare; sarà il montaggio, sarà la sceneggiatura, sarà la regia o sarà il budello di tua madre, fatto sta che un po’ ci si annoia, con vergogna.

VOTO:
3 ostacoli

Beautiful Boy (2018) voto

Titolo canadese: Un garçon magnifique
Regia: Felix van Groeningen
Anno: 2018
Durata: 120 minuti
Compralo: https://amzn.to/2VprlyI

Chernobyl (2019)

All’una e mezza del 26 aprile 1986 ero lì che scopavo con mia moglie ucraina biondo cenere umile, perché devi essere umile donna ucraina del 1986 coi capelli biondo cenere, quando il nostro atto copulativo volto alla procreazione di un piccolo nuovo figlio della patria da immolare al sacro fuoco sovietico è stato interrotto da un chioppo della madonna lurida che m’ha fatto ritrarre la minchia in pancia.

Subito una telefonata dal comando dei vigili ha chiarito il mio ruolo in questa vicenda e io non ho esitato un attimo nel partire alla volta della centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’; il mio ruolo sarebbe stato quello di spruzzare acqua copiosa sull’incendio divampato senza fare domande, perché chi fa domande è uno stronzo e merita il diniego di sepoltura.

Sembrava andasse tutto per il meglio, ma a un certo punto mi sono sentito male… e niente, alla fine della giostra mi sono ridotto così:

Chernobyl (2019)

Miniserie sul disastro di Chernobyl, molto apprezzata dal pubblico mondiale e molto ben congeniata per piacere al pubblico mondiale.

Ogni episodio, portando comunque avanti la storia delle ore, dei giorni, delle settimane e dei mesi successivi all’incidente, dà spazio a particolari singoli personaggi rappresentativi delle tante vittime: il vigile del fuoco, la moglie del vigile, il coscritto sbarbatello, il fisico nucleare a capo della squadra di contenimento si alternano con efficacia sul palcoscenico per veicolare un messaggio: l’Unione Sovietica era un posto di merda dove vigeva l’omertà, il dogmatismo, l’ottusità, la paura, l’arretratezza e la violenza.

Nonostante un’ottima impalcatura tecnica, dispiace quindi che si sia scelto di calcare fin troppo la mano con le inevitabili caricature del politico cattivissimo, i funzionari con la farina nel cervello, i soldati nichilisti ed un generale quanto inspiegabile ostracismo verso le evidenze scientifiche (del tipo che la centrale esplode e il direttore minimizza l’accaduto nonostante gli si pongano davanti prove inconfutabili), il tutto per attuare una stortura ed un’esagerazione al limite del caricaturale che dipinge a tinte assurde la pur vera severità e omertà del governo sovietico.

“Mancano solo gli orsi e le fisarmoniche” ha detto Stanislav Natanzon, un giornalista televisivo russo, e non sento di dargli totalmente torto.

VOTO:
4 orsi con le fisarmoniche

Chernobyl (2019) voto

Titolo ucraino: Чорнобиль
Regia: Johan Renck
Anno: 2019
Durata: 5 episodi da 1 ora

Christine: la macchina infernale (1983)

Arnie Cunningham è uno studente liceale molto sfigato che, non avendo mai scopato perché perso nell’imbuto dell’omosessualità latente, si rifugia tra le braccia del suo migliore amico Dennis, un sorprendente figaccio che gioca a football americano e lascia in giro quell’invisibile feromone che attira le femmine. Hai capito Arnie? Le femmine.

Una strana coppia, non c’è che dire, ma non avete ancora sentito il resto: a mettere tizzoni caldi tra le loro terga già infuocate da nottate libidinose d’amore gaio arriva una vettura, come dicono i francesi, del 1957; un veicolo, come dice il codice della strada, rosso fiammante e tutto cromato che si metterà in testa di succhiare linfa vitale dal cazzo di Arnie (già peraltro martoriato a bestia dal suo vorace amico) per continuare a perseguire il suo diabolico piano: diventare direttore del TG2.

Christine - La macchina infernale (1983)
e buonasera gentili telespettatori

Opera meno importante di Carpenter, anche perché realizzata su commissione dopo il malaugurato flop al botteghino dell’immenso The Thing, ma non per questo brutta. Tutt’altro.

Retto da una buona suspense, specialmente nella prima parte, buone interpretazioni ed effetti speciali minimi ma azzeccati, il film intrattiene abbondantemente il pubblico, anche per via di quel messaggio subliminale che viene trasmesso in frequenza bassa a circa due quinti del film se suonato al contrario mentre s’indossa una pelliccia di visone grigio, mi raccomando grigio.

VOTO:
3 visoni e mezzo

Christine: la macchina infernale (1983) voto

Titolo originale: Christine
Regia: John Carpenter
Anno: 1983
Durata: 110 minuti
Compralo: https://amzn.to/35vCQe0

Making a Murderer: 2° stagione (2018)

Steven Avery se ne sta in galera dal 1985 per una serie di orrendi crimini che non ha commesso.

Questo perché la giustizia spesso è una puttana balorda grassa e laida che se la prende comoda con i reietti della società, con chi non coincide con i canoni da cannonare coddio coccodè.
E allora andate affanculo sceriffi de sto cazzo corrotti maledetti protetti da giudici ignoranti e pigri colmi di sperma rancido che se li prendi a pugni sul pancione sputerebbero l’anima de li mortacci loro in faccia alla madre di quel figlio di puttana del procuratore.

‘na spremuta de sangue, rancido.

Making a Murderer: 2° stagione (2018)

Prosieguo stagionale della prima, queste 10 puntate si concentrano sugli sforzi di Steven Avery e del nipote Brendan Dassey d’uscire dall’imbuto che li ha fatti scivolare nel fondo della tazza del cesso dove hanno cacato una dozzina di persone.
O forse erano dieci… comunque non più 12. Ne sono certo.

Non è appassionante e non è costruito perfettamente ad incastro come altri, ma rimane encomiabile per lo sforzo produttivo di stare lì a rincorrere sentenze ed appelli per anni ed anni tentando di tirarne fuori un prodotto fruibile dal pubblico generalista.

coccodè

VOTO:
3 chicco testa di cazzo

Making a Murderer: 2° stagione (2018) voto

Titolo giapponese: 殺人者への道
Regia: Laura Ricciardi, Moira Demos
Stagione: seconda
Anno: 2018
Durata: 10 episodi da 1 ora

La maschera di cera (1953)

Henry Jarrod è uno scultore dal cervello un tantino bacato che, oltre a sperimentare copiose polluzioni notturne al ritmo di bachata, non trova di meglio da fare che parlare con le sue statue di cera come fossero vere persone, da amare e salvaguardare.

Il suo socio in affari però si è rotto la minchia del museo di statue che non tira bene come tirerebbe un pelo di fica e quindi ha la brillante idea di dare fuoco a tutto il palazzo per incassare i soldi dell’assicurazione.
Henry dal canto suo non manda giù il rospo e si fa pestare a sangue putre(fa)scente finendo per rimanere coinvolto nel grande incendio doloso che si mangia via i frutti delle sue manine d’oro.

Messosi miracolosamente in salvo e tornato spietato e incazzatissimo, Henry mani di fata Jarrod escogita una maniera brillante per rimpiazzare le statue di cera andate perse, usare cadaveri.

La maschera di cera (1953)

Famosa pellicola girata in 3d (e col suono stereo) che all’epoca riscosse un tale successo al botteghino che ne parlò persino il re del Congo.

La storia non è niente di trascendentale (tra l’altro è un remake di un film tratto da un libro) e francamente non riesce ad appassionare più di tanto; dalla sua però c’è una buona messa in scena e qualche piccantezza sessuale lanciata in sordina per non disturbare il pubblico sonnacchione, tipo quando le signore per bene si sporgono per scrutare il cazzo di Jean-Paul Marat nella vasca da bagno.

La protagonista Phyllis Kirk (che in realtà di cognome faceva sorprendentemente Kirkegaard) si ruppe ben presto la fava del mondo dello spettacolo e si diede all’attivismo politico sostenendo il partito democratico e l’abolizione della pena di morte mentre Carolyn Jones, la giovane donna che nel film interpreta la sua amica del cuore, finirà per interpretare Morticia Addams nella famosa serie televisiva anni ’60.

VOTO:
2 Ki(e)rkegaard e mezzo

La maschera di cera (1953) voto

Titolo originale: House of Wax
Regia: André De Toth
Anno: 1953
Durata: 88 minuti
Compralo: https://amzn.to/37tDdHn