McMillions (2021)

Vi siete mai chiesti perché Monopoli è un gioco inizialmente abbastanza divertente che poi, mano a mano che i giocatori vengono eliminati, diventa un estenuante tirare a campare nell’attesa che qualcuno prevalga spazzando via la concorrenza a suon di acquisizioni e gabelle e affitti?

Il motivo è semplice quanto ampiamente ignorato, ovvero Monopoli vede i suoi oscuri natali nel 1903 per mano di Elizabeth Magie, la quale tentava di spiegare alle masse con un gioco da tavolo i pericoli di un sistema in cui dominano padroni, latifondisti e industriali e i benefici che la società ne guadagnerebbe se questi venissero tassati al punto da eliminare tutte la altre tassazioni minori che colpiscono specialmente le classi non privilegiate. Come dimostra il gioco difatti, quando si applicano le regole capitaliste, tanto care ai liberali, il gioco non solo tende all’eliminazione della pluralità favorendo l’accumulazione in poche mani di tutti i beni, ma diventa oltremodo stupido, ripetitivo e in definitiva insensato.

Ma che c’entra tutto questo con la serie in questione?
Tutto e niente allo stesso tempo.

McMillions (2021)

Mini serie accattivante e popolata da un’infiorata di personaggi tra l’assurdo e il patetico che tiene incollati alla poltrona, al divano o a quello che tieni sotto al culo mentre guardi la TV, per tutti e sei gli episodi.

Questo perché l’investigazione federale anni 2000 che nel totale mio personale disinteresse ed ignoranza ha portato a galla una rete criminale vasta e insospettabile è quanto di più lontano dal raccomandabile uno possa trovarsi tra le mani, eppure ve lo raccomando.

VOTO:
4 mani

McMillions (2021) voto

Titolo alternativo: McMillion$
Regia: James Lee Hernandez, Brian Lazarte
Durata: 6 episodi da 1 ora

Ghostbusters: Afterlife (2021)

Passano gli anni, passano i governi, ma nessuno può scordare quella volta che hai bestemmiato alla mensa dei poveri di Poggio Bassano Terme.

Quasi nessuno invece sembra ricordare che nel 1984 un mostro alto 50 piani ha devastato New York mentre una selva di spiriti e spiritelli creavano scompiglio per le strade; l’era dell’informatica, le notizie a portata di un click, video, podcast, articoli su articoli eppure dei ragazzini americani ignorano l’esistenza dell’aldilà per come ce l’ha rappresentato questo film.

E in questo mare d’ignavia la famiglia di Egon Spengler si ritrova suo malgrado alle prese con la pesante eredità del defunto acchiappafantasmi e no, non intendo un getto di peperonata rimesso poco prima di tirare le cuoia, ma bensì una casa campagnola dove Egon fotteva melma e teneva a bada Gozer il gozeriano con fasci protonici dalla punta della sua cappella.

pin pum pam

Ghostbusters: Afterlife (2021)

Rivisitazione in chiave capitalista di un film già ampiamente fascio-liberale e chiara operazione nostalgia volta a catturare i soldi di chi ha 40 anni e costringe i propri figli ad andare a vedere gli acchiappafantasmi perché non ha mai superato la fase anale, tant’è che ama vedere le donne cacare da sotto un tavolino di vetro mentre pensa alla grandezza del suo impero dei sensi.

Tolto il fatto che il film è fatto bene, è simpatico e presenta un deplorevole cameo che non spoilero per non rovinare il disgusto ma che comunque è comprensibile, voglio sottolineare come non sia obbligatorio mettere sul mercato soft reboot di film andati bene al botteghino solo perché si sono finite le idee buone ma si vuole mantenere il proprio stile di vita da privilegiato del cazzo.

E ricordati che nessun attore ha perso il lavoro perché non vaccinato; quello che lavora al bar di Poggio Bassano Terme, sì.

VOTO:
3 privilegiati del cazzo

Ghostbusters: Afterlife (2021)

Titolo francese: S.O.S. fantômes: L’héritage
Regia: Jason Reitman
Durata: 2 ore e 4 minuti
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10 giorni senza mamma (2019)

E questa è la maxi storia di come la vita di un bruco effemminato sia cambiata trasformandosi in splendida farfalla senza palle nell’arco di 10 giorni, giusto il tempo per mamma di farsi una paio di chiavatine a Cuba con dei big bambù autoctoni.

I figli sono una merda, il lavoro è una merda, il capo è una merda, ma l’importante è chiedere insistentemente delle mestruazioni della figlia tredicenne, interpretata da un’attrice con un lustro di più ficcato per ben benino tra il lembo labiale sinistro lacerato e quello destro di una vulva pel di carota e lentiginosa come la padrona.

Quanti leoni vedrà quella fregna, quanti leoni.

10 giorni senza mamma (2019)

Commedia di Paolo Genovese, quel figlio di mignotta che si è permesso di fare una pubblicità in cui si esalta lo sfruttamento dell’operaio Renato, soprannominato dai suoi padroni “Renatino” in barba alle più elementari regole di salvaguardia personale dalle roncole che la classe operaia ti può tirare in bocca, il quale non va mai in ferie e non ha mai visto il mare, come i servi della gleba.

Il film fila liscio, ci sono anche momenti quasi simpatici, ma la sensazione generale è che sia un prodotto concepito per la borghesia, quella stessa borghesia che non ha capito una cazzo della classe proletaria e di quanto farà male quando verrà a prenderla per il bavero e giù a capitombolo per la collina, tra un lembo di gente a sinistra che urla “A MORTE IL PAPA” e un lembo a sinistra pel di carota che urla “PROLETARI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!”.

VOTO:
2 servi della gleba

10 giorni senza mamma (2019) voto

Titolo inglese: When mom is away
Regia: Paolo Genovese
Durata: 1 ora e 34 minuti
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