American Moon (2017)

Il 20 luglio 1969 la missione americana Apollo 11 sbarcava sulla Luna permettendo ad un essere umano (Neil Armstrong) di mettere piede, per la prima volta nella storia, su un corpo celeste che non fosse la Terra.
Successivamente, tra il 1969 e il 1972, altre 5 missioni Apollo sono andate e tornate dal nostro satellite artificiale facendo salire a 12 il numero di uomini che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia, oltre che sulla Luna.

Ma le cose stanno veramente così?

Secondo Massimo Mazzucco non è tutto oro quello che luccica: sarebbero infatti numerosi gli indizi che puntano in un’altra inquietante direzione, ovvero che la NASA e il governo americano si siano inventati questi allunaggi a puro scopo propagandistico anti-sovietico vista l’impossibilità di portare realmente un uomo sulla Luna con i mezzi dell’epoca.

American Moon (2017)

Lungo ed esaustivo documentario “complottista” che, dopo una breve infarinatura storica per mettere in chiaro le motivazioni politiche delle missioni lunari, va a passare al vaglio tutte le principali stranezze e incongruenze che hanno fatto gridare alla messa in scena più d’una persona lungo il corso degli ultimi  50 anni.

Se da un lato non posso dirmi pienamente convinto sia della realizzazione tecnica un po’ datata e sia dei tentativi di smontaggio della tesi ufficiale secondo la quale abbiamo mandato degli esseri umani sulla Luna con dei computer poco più potenti di una calcolatrice Casio, dall’altra non posso non ammettere la fascinazione per alcuni misteri che aleggiano attorno a quella che è forse la tesi complottista più famosa del mondo.

Sono tantissimi gli argomenti trattati (tipo i problemi tecnici generali per mandare un equipaggio sulla Luna e farlo tornare indietro, l’atmosfera da set cinematografico, lo specchio riflettente, le fasce di Van Halen, la polvere lunare, i campioni di roccia, il modulo lunare LM, la documentazione originale del LM scomparsa, le registrazioni e le rilevazioni dell’Apollo 11 andate perdute, la Rover TV, le impronte degli scarponi, i cavi, la bandiera, i raggi cosmici sulle pellicole fotografiche, gli apparenti punti luce artificiali, le ombre non parallele e sfumate), e tutti sono trattati con molta logica ed onestà intellettuale, spesso e volentieri tenendo conto delle tesi dei cosiddetti debunkers, ovvero quelli che le teorie complottiste si divertono a smontarle confermando la versione ufficiale.

Ora, io non lo so quanto Mazzucco abbia ragione e se sorvoli sugli argomenti a sfavore della sua tesi alternativa, ma posso dire con buona certezza (visto che è un argomento che conosco molto bene per averlo studiato ed averci lavorato) che tutta la parte relativa alle incongruenze fotografiche è obiettivamente sconcertante e presenta moltissimi dubbi sulla veridicità di alcune delle foto presumibilmente scattate sulla Luna.

Insomma, dopo 3 ore e mezza di bombardamento verbale complottista rimango ancora abbastanza convinto che ci siamo andati sulla Luna, ma lascio la porta aperta perché le persone come Massimo Mazzucco usano molto umilmente una delle cose a me più care: la logica.

VOTO:
3 LM e mezzo

American Moon (2017) voto

Titolo originale: American Moon
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2017
Durata: 200 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Black Panther (2018)

Secondo la tesi di questo film reazionario mascherato da pellicola progressista, l’Africa è un continente povero, ignorante e violento dove la gente con l’anello al naso non può fare a meno di farsi la guerra.
Nel suo entroterra sorge un misterioso regno iper-tecnologizzato composto da 5 rissose tribù le quali, alla morte del regnante di turno, si possono (e devono) sfidare per la successione tramite una lotta preistorica a mani nude ai piedi di una scenografica cascata mentre un folto pubblico di gente vestita come spaventapasseri sotto allucinogeni incita la barbarie con suini suoni gutturali e movimenti corporei scomposti.

Ma Wakanda, questo il nome del paese in questione, sta per essere acchiappata da un giovane reietto con sangue blu che è cresciuto a pane e propaganda americana e toccherà a Black Panther insegnargli cosa significa big-bambu.

Black Panther (2018)

Non ho parole, davvero.
L’unica descrizione possibile per un film del genere è vomito controvoglia.

A parte la noia totale e la totale trasparenza del protagonista principale che già così uno dovrebbe tirare i remi in barca e via, quello che veramente fa più impressione è questo strano e ingiustificato miscuglio di avanzamento tecnologico ed usanze barbare e preistoriche che non fanno un buon servigio alla causa perorata dagli autori di questo film per un’Africa differente, un’Africa povera che non aspetta l’aiuto dei bianchi ma che si aiuta da sola, anzi, un’Africa che aiuta il resto del mondo.

E però poi, di ritorno a casa dopo aver parlato in giacca e cravatta alle Nazioni Unite, si fermano un attimo alla cascata locale per una veloce lotta greco-romana per stabilire chi regnerà per i prossimi 50 anni.
Ma te lo immagini se facessimo lo stesso ogni volta che dobbiamo eleggere la presidenza del parlamento europeo?
Ma te lo immagini Antonio Tajani che rotola nel fango a petto nudo urlando come un forsennato mentre stringe tra le cosce Jean-Claude Juncker?

Delle due l’una, come amava dire il mio professore universitario di Letteratura Italiana 1 che per l’esame faceva comprare 4 dei suoi (scarsi) libri a tutti gli studenti portandosi in tasca vari piccioli e arrotondare così il suo già corposo stipendio mensile: o una società evolve omogeneamente portando avanti sia la tecnologia e sia l’organizzazione sociale, oppure questo è solamente un film del cazzo per succhiare i soldi sul quale è stata spruzzata una tiepida diarrea radical-chic senza accorgersi dell’evidente contrasto antropologico che si andava creando.

Io dico boh.
Sono esterrefatto dal livello di razzismo (involontario? volontario? oramai ho perso il conto) che questo film raggiunge.
E la cosa che fa svenire è che invece è stato osannato da pubblico e critica anche e soprattutto per aver portato sullo schermo un supereroe nero.

Beh, guarda: meglio le storte democrazie moderne che feudalesimo e libertà.

VOTO:
2 Tajani

Black Panther (2018) voto

Titolo ispanico: Pantera Negra
Regia: Ryan Coogler
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

Black Mirror: 3° stagione (2016)

Quello che qui ci viene proposto è uno spaventoso mondo distopico con la faccia bella sorridente nel quale convivono punteggi sociali che influenzano le tue possibilità quotidiane di sopravvivenza, videogiochi iperrealistici dove è possibile perdere la ragione, organizzazioni tecnologiche che ci tengono sotto controllo mentre ci ravaniamo, realtà virtuali nelle quali si può vivere per sempre, militari col lavaggio del cervello che sparano alla gente manco fosse la domenica delle palme e api assassine che ti s’infilano nelle cavità della testa e ti mangiano il cervello che te stai lì a urla’ come una scrofa poco prima d’entra’ al macello e ti cachi sotto merda e piscio mentre piagni lacrime amare che ti solcano il viso terrorizzato.

Povero te.

Black Mirror: 3° stagione (2016)
no quiero morirme

Prosegue una delle migliori serie televisive della storia, passando però dalla britannica e pubblica Channel 4 all’americana e privata Netflix… e la lira s’impenna!

Il budget sembra alzarsi un pochino mentre si alza pure l’asticella delle banalità; va bene uguale, sia chiaro, vista l’indubbia qualità del progetto, ma rimane il retrogusto di un qualcosa che poteva essere quasi perfetto e invece non lo è stato per poche scelte dettate chiaramente dal reparto marketing&qualunquismo.
Un esempio a tal proposito è il terzo episodio nel quale vengono punite 5 persone che hanno commesso cose riprovevoli: 4 di queste erano nel campo della sessualità con l’ultima ad andare a coprire la casella sempreverde del razzismo.

Ora, io dico: è mai possibile che non se ne esca dall’era vittoriana sesso-punitiva dove non c’è cosa peggiore di tradire tua moglie o farsi una pippa sulle foto di qualche minorenne?
Ma che davvero davvero stiamo scherzando?
E allora che gli dovresti fare a quelli che lavorano nella finanza creativa che quotidianamente affama interi continenti creando disastri economico-sociali dalle ricadute globali?

E quindi, altro che serie televisiva; la distopia con le regole morali fatte al contrario la vivo io ogni giorno quando sono costretto a respirare la stessa aria di una massa informe di cervelli pecora che non sanno la differenza tra assolto e prescritto e continuano a gettare merda a livelli mai visti prima su un governo appena nato che, se avessero mostrato la stessa vena critica con i precedenti 10 governi di gente quella sì assurda, forse oggi non stavamo con le barricate per strada.

E per spiegare ancora meglio l’assurdità di certe posizioni, specialmente nella sinistra (sia radicale che radical-chic) ecco un breve (e certamente parziale) riassunto politico-socio-economico degli ultimi splendenti 30 anni italiani durante i quali si sono succeduti governi di destra, di sinistra, di centro e dell’anima de li mortacci vostra, tutti accomunati dalla voglia dei soldi; i soldi che ci compri la barchetta per veleggiare in Europa ah no aspetta è un continente non un mare e allora mi ci compro una bella macchina ibrida prodotta in Corea perché io tengo all’ambiente, anche mentre voto no al fotovoltaico o all’eolico e sì al nucleare.

  • Luglio 1992: abolizione della scala mobile dei salari (governo Amato).
  • Agosto 1992: privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (governo Amato).
  • Gennaio 1994: privatizzazione Istituto Mobiliare Italiano (governo Ciampi).
  • 1994: privatizzazione INA Istituto Nazionale Assicurazioni (governo Berlusconi).
  • 1995: privatizzazione di Eni (governo Dini).
  • Aprile 1996: l’Italia partecipa alla guerra in Kosovo (governo Dini & Prodi).
  • Aprile 1997: missione militare in Albania (governo Prodi).
  • Giugno 1997: legge Treu, introduzione del lavoro interinale e del precariato tipo il co.co.co. (governo Prodi).
  • Novembre 1997: privatizzazione della Scuola Nazionale di Cinema (governo Prodi).
  • Ottobre 1997: privatizzazione di Telecom Italia (governo Prodi).
  • Gennaio 1998: privatizzazione della Biennale di Venezia (governo Prodi).
  • Ottobre 1998: privatizzazioni di moltissimi medi e piccoli istituti culturali, fondazioni, enti e centri studi nazionali (governo Prodi).
  • Novembre 1998: privatizzazione Banca Nazionale del Lavoro (governo Prodi).
  • Marzo 1999: privatizzazione Enel (governo D’Alema).
  • 1999: privatizzazione degli Istituti regionali di mediocredito per le piccole medie imprese (governo D’Alema).
  • Ottobre 2001: l’Italia partecipa alla guerra in Afghanistan (governo Berlusconi).
  • Agosto: privatizzazione di ANAC autostrade (governo Berlusconi).
  • Febbraio 2003: legge Biagi, centralità della flessibilità sul lavoro, co.co.pro. (governo Berlusconi).
  • Marzo 2003: l’Italia partecipa alla guerra in Iraq (governo Berlusconi).
  • 2004: privatizzazione Ente Nazionale Tabacchi (governo Berlusconi).
  • Marzo 2011: l’Italia partecipa alla guerra in Libia (governo Berlusconi).
  • Dicembre 2011: riforma delle pensioni Fornero (governo Monti).
  • Marzo 2015: cancellazione Articolo 18 (governo Renzi).
  • Ottobre 2015: privatizzazione delle Poste Italiane (governo Renzi).

Traduzione: quei farabutti hanno consegnato ad oligopoli privati i beni pubblici e il futuro dei giovani E PERO’ sarebbe questo governo giallo-verde il governo più a destra della storia repubblicana.

ma va a da’ via el cu’ !!!

VOTO:
4 giallo-verde

Black Mirror: 3° stagione (2016) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: terza
Anno: 2016
Durata: 6 episodi da 1 ora

The Man from Earth: Holocene (2017)

Dopo lo sfavillante primo episodio, tornano le avventure dell’uomo preistorico meno famoso della storia, ovvero John Oldman, qui rinominato John Young dopo l’ennesimo cambio d’identità (e vita) che intraprende ogni tot anni per non far insospettire amici e colleghi i quali, vedendolo non invecchiare di una virgola, potrebbero ad una certa farsi un paio di domande su quale diamine di dieta John stia seguendo.

Ma oramai viviamo nell’era dell’internet ovunque e comunque e il nostro povero immortale fa sempre più fatica a sfuggire al tracking globale che ci tiene tutti più o meno sotto scacco; difatti qui lo troviamo alle prese con un “pericoloso” gruppo di suoi studenti ficcanaso equamente divisi secondo le rappresentanze etnico-sociali in voga nel 1998 (una cinese, un nero, un cristiano e una sgualdrina che però sotto sotto tiene un cuore infranto in petto).

Chi vivrà, vedrà.

The Man from Earth: Holocene (2017)

Il film in sé è una mezza ciofeca, nonostante la chiara voglia di far bene di tutti i soggetti in campo, e potrebbe quindi essere tranquillamente evitato da chiunque e dovunque.

L’unica cosa però che lo tiene un pelino sopra la soglia dell’oblio è l’innovativa (si fa per dire) distribuzione online tramite i canali pirati molto cari a chi vi scrive e senza i quali difficilmente potreste leggere i miei sproloqui contro questo o quello.
Gli autori difatti hanno primo uploadato il file del film sulla rete e successivamente hanno chiesto una donazione libera sul loro sito nel caso l’opera fosse stato di gradimento.

Io ho donato la bellezza di zero euri.

VOTO:
2 pelini e mezzo

The Man from Earth: Holocene (2017) voto

Titolo russo: Человек с Земли: Голоцен
Regia: Richard Shenkman
Anno: 2017
Durata: 98 minuti
Sito per donazione: manfromearth.com

Black Mirror: 2° stagione (2013)

Ti è morta una persona cara, ma la tecnologia può riportare in vita una (pallida e distorta) copia di lei.
Che fai, la resusciti?

Una donna ha compiuto un crimine orribile, ma la tecnologia può punirla facendogli vivere in loop 24 di angoscia.
Che fai, la condanni?

I politici sono degli stupidi fantocci, ma la tecnologia può mettergli contro un fantoccio virtuale sboccacciato con potenzialità dittatoriali.
Che fai, lo voti?

Un uomo non vuole aprire bocca sul suo coinvolgimento in un fatto di sangue, ma la tecnologia può costringerlo a farlo con l’inganno di una vita eterna passata dentro una cabina in mezzo ai ghiacci.
Che fai, lo freghi?

Questi i temi della seconda stagione del telefilm sulle distopie più interessante di sempre.
Che fai, lo guardi ora o subito?

Black Mirror: 2° stagione (2013)
il computer ti permette di disegnare cippe di cazzo; le fai viste frontali o di profilo?

Continua la corsa inarrestabile delle buone idee messe al servizio del buon cinema con questa piccola collezione di perle audio-visive che non mancheranno d’intrattenere con intelligenza e questioni morali tutt’altro che superficiali un pubblico più attento della desolante consueta media.

I picchi qualitativi si trovano indubbiamente negli episodi estremi (il primo e l’ultimo) con lo speciale natalizio a fare da re incontrastato del gruppo grazie ad una storia originale e intrigante ed una piccola serie d’invenzioni tecnologiche assolutamente terrificanti (il cookie cerebrale è una cosa da urlo), mentre quello su Waldo è un po’ fiacchetto anche perché rispolvera la solita cantilena contro i vuoti populismi che francamente ha rotto i coglioni.

Se siete stufi del marasma di boiate che vengono trasmesse in televisione (come al cinema) e se passate sopra le banalità quando si parla di politica che evidentemente in Gran Bretagna sono proprio incapaci di discuterne visto che stanno ancora con la regina vestita d’Arlecchino e la famiglia reale che chi se la incula, questa è sicuramente una validissima scelta.

VOTO:
4 Arlecchini e mezzo

Black Mirror 2° stagione (2013) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: seconda
Anno: 2013
Durata: 3 episodi da 1 ora

Source Code (2011)

Il capitano Colter Stevens si risveglia su un treno diretto a Chicago con la faccia di un certo Sean Fentress, un insegnante di storia mai visto e conosciuto, e ovviamente va un po’ nel panico.

Dopo 8 minuti di battibecchi e pellegrinaggi verso lo specchio del bagno, il treno su cui viaggia esplode in un’enorme palla di fuoco catapultandolo dentro una misteriosa capsula dove fa la conoscenza, tramite uno schermo, del capitano Colleen Goodwin la quale gli spiega molto frettolosamente che la sua missione è scoprire, a botte di 8 minuti ripetuti a nastro, chi è il misterioso bombarolo del treno.

Riuscirà Colter ad acchiappare l’attentatore prima che faccia detonare una bomba nucleare nel centro di Chicago?

Source Code (2011)

Piacevole storia fantascientifica che riesce in larga misura ad appassionare anche lo spettatore più distratto grazie al meccanismo della ripetizione, ma che purtroppo accelera progressivamente i tempi della narrazione (comprensibilmente per evitare la noia) per poi risolversi in un finale un po’ fuori luogo.

Buone (non eccezionali) interpretazioni e gioco fantascientifico senza una morale da interrogare che quindi relega il film al livello di semplice intrattenimento di massa invece di passatempo per cultori del genere.

VOTO:
3 culturisti e mezzo

Source Code (2011) voto

Titolo uruguaiano: 8 minutos antes de morir 
Regia: Duncan Jones
Anno: 2011
Durata: 93 minuti

Io, robot (2004)

Siamo nel 2035 a Chicago e il dottor Alfred Lannig, lo scienziato a capo del progetto robotico Nestor, è morto cadendo per un centinaio di piani all’interno del quartier generale della U.S. Robotics in quello che sembra essere un caso di suicidio.
Ad indagare arriva il detective Del Spooner, chiamato in causa da Lanning stesso attraverso un ologramma senziente programmato per entrare in funzione al momento del suo decesso, e immediatamente la faccenda appare fumosa, inconsistente e losca..

Perché un suicidio?
Come ha fatto il dottore ad infrangere il vetro anti-proiettile per gettarsi?
Chi cazzo è Nicki Minaj?

Tra rocambolesche corse in macchina e una serie spudorata di pubblicità subliminali da far invidia a Nino Manfredi, Del Spooner cercherà di gettare luce sul futuro dell’umanità all’alba dell’era dei robot.

Io, robot (2004)

Liberamente, ma molto liberamente, tratto dai racconti di Isaac Asimov contenuti nelle sue famose raccolte (da cui il titolo) e con alla base un’intrigante (anche se telefonata) vicenda misteriosa su cui indagare seguendo il classico modus logico asimoviano, questo rumoroso e sbrodolone film giallo riesce ad essere un blockbuster all’americana senza essere completamente idiota.

Non si tratta chiaramente di un capolavoro né di un film imprescindibile per i fan della robotica, ma vale la pena una visione senza alte aspettative.

VOTO:
3 Nicki Minaj e mezza

Io, robot (2004) voto

Titolo originale: I, Robot
Regia: Alex Proyas
Anno: 2004
Durata: 115 minuti

Le ragazze della Terra sono facili (1988)

Mac, Zeebo e Wiploc sono tre coloratissimi alieni pelosoni che vagano nel vasto universo alla disperata ricerca di fregna.

La troveranno in misura extra-large tra le cosce di Geena Davis, estetista scemotta e promessa sposa di un dottore fedifrago già prima delle nozze.

Risate (poche) a seguire.

Le ragazze della Terra sono facili (1988)

Strana opera anni ’80 a metà strada tra un video musicale di ragionevole dubbio gusto e un contromano a fari spenti sul Grande Raccordo Anulare.

Non sorprendente più di tanto la presenza di star del calibro di Jim Carrey, Geena Davis, Jeff Goldblum e Damon Wayans, vista la loro poca fama all’epoca delle riprese; quello che sorprende è che le loro carriere siano continuate dopo un tale casino legalizzato.

VOTO:
2 casino e mezzo

Le ragazze della Terra sono facili (1988) voto

Titolo originale: Earth Girls Are Easy
Regia: Julien Temple
Anno: 1988
Durata: 100 minuti

Miracolo sull’8ª strada (1987)

L’East Village, una volta abitato da immigrati e poveracci di ogni nazionalità e credo religioso, è oggi uno dei quartieri più fichettini di New York e ha perso molto del suo carattere gretto che una volta lo contraddistingueva.

La gentrificazione, bestia multiforme che prende i poveri di un quartiere e li sbatte fuori dai confini quando l’area diventa d’interesse per le classi borghesi, è l’innesco di questa narrazione cupa ma dai momenti umoristici che vede protagonisti due vecchi poveri, un nero autistico, un artista squattrinato, una messicana incinta e dei dischi volanti senzienti.

Miracolo sull'8ª strada (1987)

Film gradevolissimo adatto sia a grandi che piccini grazie al doppio registro drammatico/fantascientifico che porta avanti con dignitosa professionalità.

La scelta d’ambientare la storia di una rivalsa degli esclusi dal progresso, specialmente la coppia d’anziani a cui è venuto a mancare il figlio, nel mezzo di una demolizione che faccia posto all’America che verrà è indubbiamente azzeccata. Come è indubbio il fatto che il personaggio più interessante, anche se poco sviluppato (per ovvi motivi di genere), sia quello del teppista Carlos; un poveraccio che cerca di fuggire dalla miseria in cui è nato usando le poche risorse che gli sono state messe a disposizione dal sistema capitalista nel quale è cresciuto: la prepotenza e l’arrivismo.

Il finale sembra un po’ affrettato; probabilmente avevano finito la pellicola.

VOTO:
3 teppisti e mezzo

Miracolo sull'8ª strada (1987) voto

Titolo originale: *batteries not included
Regia: Matthew Robbins
Anno: 1987
Durata: 106 minuti

Salto nel buio (1987)

Tuck Pendleton è un aviatore della marina statunitense dedito all’alcool e al sesso con la bionda Meg Ryan, ossequiosamente in quest’ordine, che viene miniaturizzato a livello cellulare per essere poi iniettato dentro un coniglio da laboratorio durante un esperimento scientifico segreto.
Jack Putter è un cassiere di un supermercato ipocondriaco e con parecchi problemi relazionali che riceve l’iniezione nel culo al posto del coniglio di laboratorio per via di un parapiglia internazionale nel quale sono implicati in ordine sparso: un pinguino, due suore, un afro americano alto 2 metri e 10, un tedesco col braccio meccanico, Alice nel paese delle meraviglie e un cowboy arabo.

Salto nel buio (1987)

Deliziosa commedia adrenalinica che avrò visto almeno una decina di volte e che, nonostante ciò, riesce sempre ad intrattenermi per quelle sue due ore di durata, Innerspace è un chiaro rifacimento del classico Fantastic Voyage aggiornato però ai moderni anni ’80, specialmente per gli effetti speciali e il tono irriverente che pervade tutto e tutti.

Non si tratta di un capolavoro né di un film imperdibile, ma sicuramente non mancherà di trascinare molte risate giù per le scale.

VOTO:
4 scale

Salto nel buio (1987) voto

Titolo originale: Innerspace
Regia: Joe Dante
Anno: 1987
Durata: 120 minuti

Annientamento (2018)

Una biologia, una psicologa, una paramedico, una fisica e una geologa non sono le protagoniste di una barzelletta di Berlusconi, ma vengono mandate in missione segreta e pericolosa nel rifugio naturale di St. Marks in Florida, USA.
L’obbiettivo è penetrare un’enorme massa scintillante semitrasparente che sta lentamente espandendosi da un faro (punto d’origine al quale le cinque scienziate devono giungere per capire l’origine del fenomeno) e che sta avviluppando maternalmente e misteriosamente terre, paludi, vegetali, animali, persone, mari e monti.

Tutte le precedenti missioni esplorative hanno portato zero risultati e zero superstiti; riusciranno 5 donne a portare a termine quello che 44 maschi non sono riusciti a fare?

Solo per veri geni:
0, 5, 44
Indovina il prossimo numero e scrivilo nei commenti!

Annientamento (2018)

Interessantissima pellicola, dallo stesso regista di quel gioiello semi-dimenticato chiamato Ex Machina, che è stata vilmente dirottata e scaricata su Netflix (inspiegabilmente in tutto il mondo tranne che in USA e China) perché il pubblico generalista della domenica non è pronto per i film belli e ragionati senza salti e zompi e la critica beota del giovedì si è dimenticata che il femminismo non è solo mettere delle donne in scena (tra l’altro spesso in ruoli ridicoli, come in Ghostbusters) e che l’uguaglianza razziale non si persegue infilando un nero in un costume di calzamaglia (come in Black Panther), ma l’uno e l’altro si ottengono cominciando a considerare donne e neri come “esseri umani”, né più né meno come i maschi eterosessuali bianchi.

In questo film invece, molto silenziosamente e senza battere i piedi, le protagoniste sono 5 donne professioniste che non urlano sguaiatamente come delle idiote e la minoranza afro-americana viene espletata da un distinto professore della John Hopkins University che tra l’altro si bomba pure Natalie Portman; una bella scelta stilistico-narrativa che gli è valso il premio come miglior film non-visto dell’anno.

Se non fosse per alcuni frangenti durante i quali si respira una leggera aria di déjà vu hollywoodiano, specialmente per via della banale protagonista, Annihilation potrebbe sembrare un film nato da una ricombinazione genetica tra David Lynch, Alien prima maniera e quel capolavoro di Under the Skin.

VOTO:
4 alieni e mezzo

Annientamento (2018) voto

Titolo originale: Annihilation
Regia: Alex Garland
Anno: 2018
Durata: 115 minuti