Virtuality (1995)

Un poliziotto ha sfondato la bocca ad una giornalista che gli ha puntato la telecamera in faccia mentre fiottava di proiettili un pericolosissimo terrorista comunista che attentava all’ordine costituito secondo il quale ci sono i padroni che sfruttano i lavoratori e loro zitti e muti perché mannaggia cristo voglio i soldi per la bamba e le mignotte sennò faccio a botte.
E questo sfondare la bocca della giornalista lo ha fatto finire in prigione buuu mamma le docce me lo mettono nel culetto coltellini fatti coi cucchiai ciuf ciuf acciuffami il cuore e gettalo nel bitume del porchiddio la bamba.

La bamba.

Virtuality (1995)

Nessuno se lo ricorda, ma questo film era il preferito di Mikhail Gorbachev ed ha parzialmente contribuito alla decarbonizzazione del Congo belga.

A parte queste meritevoli quanto doverose precisazioni, Virtuosity è uno di quei grandi film a basso budget che andrebbero evitato come la peste se non si possiede un blog di recensioni filmiche nel quale riversare tutto il proprio livore o se non si possiede un cancro terminale all’ipotalamo.

A voi la scelta.

VOTO:
2 ipotalami

Virtuality (1995) voto

Titolo originale: Virtuosity
Regia: Brett Leonard
Durata: 106 minuti
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Everything Everywhere All at Once (2021)

Una signora d’origini cinesi gestisce una lavanderia scassata assieme al suo pavido marito col marsupio bene in vista ignorando completamente l’imminente disastro che le sta per capitare a causa di una sua versione scienziato in un universo parallelo dove è riuscita a mettere in contatto universi diversi, con effetti disastrosi.

Mentre tenta di salvare la lavanderia dall’ufficio delle tasse, la signora dovrà anche salvare la famiglia, il mondo e tutto quanto il possibile e l’impossibile dal potente e misterioso Jobu Tupaki.

Everything Everywhere All at Once (2021)

Straordinario film che gestisce in maniera più adulta e anche più divertente la questione del multiverso rispetto a quello che la parola multiverso ce l’ha nel titolo: Doctor Strange nel multiverso della follia.

Caleidoscopico e cangiante come pochi, triviale e scatenato come molti, Everything Everywhere All at Once è un film di cristo che riesce a trascinarti per i capelli lungo le sue 2 ore e rotte sparpagliate come coriandoli sulla tela più stropicciata che ci possa essere senza farti sentire stanco o disinteressato nei confronti di una storia che non è originalissima (anche se concepita prima di Rick e Morty), ma è comunque gestita in maniera molto personale dai due Daniel registi.

Consigliatissimo, anche se non è un capolavoro.

VOTO:
4 cristo

Everything Everywhere All at Once (2021) voto

Titolo di lavorazione: A Woman tries to do her Taxes
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert
Durata: 2 ore e 19 minuti
Compralo: https://amzn.to/3J5309G

Spiderhead (2022)

Nella prigione di minima sicurezza fisica e massima sicurezza mentale chiamata Spiderhead, l’oligarca americano Steve Abnesti conduce esperimenti farmaceutici su cavie volontarie(?) prese dalle normali carceri statunitensi.

In cambio di padelle in rame, videogiochi e una certa libertà di movimento, insomma in cambio del normale modello carcerario norvegese, questi prigionieri sono sottoposti ad iniezioni di sostanze sperimentali che ne alterano il comportamento togliendo loro personalità e libero arbitrio.

Dopo aver visto sesso, merda e sangue, elementi apparentemente imprenscindibili in una produzione senza dignità, i personaggi sveleranno misteri che non cambiano una virgola morale ed indirizzo narrativo.

Spiderhead (2022)

Filmetto fantascientifico che ha speso la metà del budget per gli attori e l’altra metà per il cabinato di Joust e che è quindi rimasto a secco di spiccioli per pagare uno sceneggiatore che desse una direzione emotiva ad una storia che in realtà poteva anche sparare qualche colpetto e che invece si affloscia su sé stessa senza giungere né ad una disamina sociale e né ad una conclusione catartica per un pubblico oltre i 15 anni.

Un peccato, perché nonostante sia volgarmente scopiazzato da roba molto meglio come Ex Machina e Black Mirror, poteva dare un qualcosina di più sul piano dei dilemmi morali, dell’inutilità sistema carcerario e sullo strapotere degli oligarchi occidentali sulla popolazione inerme.
E invece nisba.

VOTO:
2 oligarchi e mezzo

Spiderhead (2022) voto

Titolo argentino: La cabeza de la araña
Regia: Joseph Kosinski
Durata: 1 ora e 46 minuti

Fateful Findings (2013)

Dylan, oltre ad avere il culo depilato, è uno scrittore di successo che, invece di completare il suo secondo capolavoro (visto il genio che è), si dedica anima e corpo ad hackerare il mondo intero per svelare corruzione e ruberia ad ogni livello della società civile.

Purtroppo questo porta la moglie a drogarsi con le pillole pescate letteralmente dalla tazza del cesso di Neil Breen e Neil Breen nei panni di Dylan lo scrittore hacker non riesce a fare di meglio che farsi investire da una mignotta con le scarpe di una spogliarellista di Minneapolis divenendo sensitivo traendo forza da una pietra comprata per 5 dollari dall’erborista.

Montaggio concettuale, scene senza senso e una buona dose di omaggi a robe insospettabili tipo David Lynch elevano questo film di merda al rango di “bello perché brutto”.

Fateful Findings (2013)

Considerato oramai un cult movie, Fateful Findings è anche e soprattuto l’estroflessione della mente contorta di un uomo ridicolo.

Tralasciando le facili critiche alla qualità tecnica e ad un generale senso da filmino scolastico, quello che impressiona maggiormente è l’incomprensibilità di molte scelte. Perché saltare da una scena all’altra senza una risposta ad una domanda posta precedentemente? Perché aggiungere una miriade di linee narrative quando non se ne comprende neanche una? Perché gli elementi cripto-magici? Perché quegli interminabili secondi tra un dialogo e l’altro? Perché perché perché…

Non lo sapremo mai e va bene così.
I film di Mr Bean Breen vanno vissuti come un clistere una domenica d’agosto: tanto sudore freddo e una svirgolata di rassegnazione.

VOTO:
2 Mr Bean

Fateful Findings (2013) voto

Titolo: Fateful Findings
Regia: Neil Breen
Durata: 1 ora e 40 minuti

Demolition Man (1993)

John Spartan è un poliziotto americano che non bada a spese quando si tratta di demolire palazzi interi nell’intento di catturare pericolosissimi criminali neri come la notte della ragione che lui non riconoscerà mai di contribuire a creare.

Ma a un certo punto, punto certo, avendo provocato la morte di 30 ostaggi mentre acchiappava per le palle il pazzo carnefice Simon Phoenix, viene condannato assieme a quest’ultimo al congelamento correttivo in una prigione criogenica per una sonora quarantina d’anni.

Balzo in avanti e siamo nel 2032, la società si è trasformata in una distopia liberale del politicamente corretto dove vieni punito attraverso un sistema a crediti per ogni parolaccia o per ogni comportamento scorretto, tipo mangiare cibi ricchi di colesterolo.

Ed è in questo paradiso per gente tipo Lilli Gruber che John e Simon si ritrovano a darsene di santa ragione, mentre un ricco fascista liberale con un gusto estetico da parrucchiera di Viterbo complotta per terrorizzare la popolazione e spingerla a dargli pieni poteri, come Mario Draghi.

Demolition Man (1993)

Famosissimo film sconosciuto che nonostante abbia molti fan e si fregi di grande classico di serie B, rimane inspiegabilmente estraneo ad ogni discussione sul trash anni ’90.

Scritto male e con una vivace quanto tenue satira politica, recitato da cani simpaticissimi e con una produzione di un certo livello che ha permesso loro di ricreare un futuro neanche troppo lontano da quello che effettivamente si è venuto a creare, Demolition Man è il miglior film da raccomandare ad un caro amico che odiamo tanto.

VOTO:
3 trash e mezzo

Demolition Man (1993) voto

Titolo peruviano: El demoledor
Regia: Marco Brambilla
Durata: 1 ora e 55 minuti
Compralo: https://amzn.to/3P3UYQP

Downsizing – Vivere alla grande (2017)

Il mondo va a bottane e uno dei motivi principali è la crescita esponenziale della popolazione mondiale che sembra non avere né fine né senso.

Per tentare il colpaccio che tragga tutti dall’impiccio, uno scienziato norvegese studia e scopre il modo di miniaturizzare gli organismi viventi così da ridurre sostanzialmente l’impatto del genere umano sul pianeta Terra e comprensibilmente la tecnologia va mainstream in poco tempo, aprendo nuove frontiere al capitalismo (un nuovo mercato micro-immobiliare) e alla repressione politica (miniaturizzazione di persone sgradite).

In questo piccolo turbinio s’inserisce Paul Safranek che, impressionato come un ragazzino dalla scoperta scientifica, comincia a sognare una via di fuga dalla sua triste realtà di mediocre consumatore dal buon cuore e, passato qualche anno e qualche delusione economica, si decide a discutere il grande (si fa per dire) passo assieme a sua moglie Audrey.

Tutto sembra promettere bene: i loro miseri averi, convertiti nell’economica del micro-mondo equivarrebbero a più di 12 milioni di dollari, abbastanza per smettere di lavorare e vivere bene il resto dei loro giorni…
ma siccome la vita è puttana e Paul non ha soldi per pagarla o un coltello per sventrarla, ecco che la moglie cambia idea all’ultimo minuto e lui si ritrova miniaturizzato e divorziato, perdendo anche gran parte del denaro necessario a permettergli la bella vita, e quindi gira che ti rigira Paul finisce a lavorare al call center di Leisureland.

Coddio e sviluppi inaspettati a seguire.

Downsizing - Vivere alla grande (2017)

Piccola commedia dal grande budget (non ce la faccio a smettere con i doppi sensi da due soldi) e trionfante flop al botteghino per un autore che io ebbi l’audacia di conoscere sul grande schermo con Sideways; un’esperienza che mi lasciò con l’amarissimo in bocca per il qualunquismo dozzinale che sciorinava ogni 15 minuti, ma mi prometto di rivederlo e recensirlo che magari nel frattempo ho cambiato idea.

Qui invece, a mio modesto parere, riesce meglio il pericoloso mix tra leggerezza di modi e profondità d’argomenti e, nonostante alcuni frangenti un po’ stanchi, certi personaggi un po’ sopra fuori le righe e un cerchio narrativo non proprio completo, devo ammettere che di pane per bocche asciutte di contenuti ce n’è.

L’inutilità della fuga dalla propria realtà e la necessità dello sguardo introspettivo per ritrovare la capacità di soffermarsi sulle piccole meravigliose cose che ci circondano per poi vivere una vita che abbia non solo un senso, ma che sia anche utile ai nostri fratelli e sorelle che ci circondano, sono quelle cose anche banali in un certo senso, ma inevitabilmente vere come le pietre che ci portiamo nel cuore.

Consigliato, nonostante le imperfezioni.

VOTO:
3 pietre e mezzo

Downsizing - Vivere alla grande (2017) voto

Titolo: Downsizing
Regia: Alexander Payne
Durata: 2 ore e 15 minuti
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Mondi alieni (2020)

Documentario in quattro puntate che tenta, con fortune alterne, di rappresentare possibili realtà evolutive su pianeti lontani dal nostro.
Pianeti che possono aver sviluppato forme di vita aliene non solo come semplice definizione, ma soprattutto come concezione della realtà quotidiana fatta di uova, sperma, spore e tua madre.

In questo caleidoscopio di bizzarrie più o meno accettabili troviamo balene volanti, insetti carri armati, palloni gonfiati, scimmie elastiche e super-cervelli senza spina dorsale.

Bellino, anche se mette in campo la tecnica Neil Breen di riciclare e riciclare e riciclare quei 5 minuti di filmato buono; quasi più interessanti gli inserti sul pianeta Terra.

VOTO:
2 insetti scimmia gonfiati super cervelli senza spina dorsale

Mondi alieni (2020) voto

Titolo: Alien Worlds
Durata: 4 episodi da 45 minuti

Maze Runner: finding Minho (2014-2018)

Thomas si risveglia gonfio pisto e smemorato come se avesse fatto notte brava a sfondarsi di coca e troie a Pattaya Beach, ma il suo buco del culo dice altrimenti.

Nonostante il silenzio mafioso dei ragazzi che lo circondano gli faccia temere il peggio ovvero essere costretto a votare Carlo Calenda, Thomas scopre presto d’essere finito dentro un gioco più grande di lui, di Calenda e del buco di culo di tu’ ma’.

Da qui si srotola una storia lunga come una fettuccia di cazzo di watusso e insulsa come un voto per Calenda, ma se avrete una pazienza di 386 minuti potrete fregiarvi del prezioso titolo di “bevitore di piscio cinematografico”.

Maze Runner: finding Minho (2014-2018)

Inspiegabile successo commerciale per l’adattamento di una serie di libretti per ragazzi dal dubbio gusto, ma dall’indiscussa diffusione, tipo l’AIDS a Pattaya Beach.

Noiosa, mal scritta, contraddittoria e interpretata da cani, questa trilogia potrebbe essere classificata come “crimine contro l’umanità”, ma non dilunghiamoci troppo visto che s’è fatta ‘na certa e io devo ancora preparare la valigia per il mio turgido travello-trip in Thailandia.

VOTO:
1 watusso

Maze Runner: finding Minho (2014-2018) voto

Titoli inglesi: The Maze Runner / The Scorch Trials / The Death Cure
Titoli italiani: Maze Runner Il labirinto / La fuga / La rivelazione
Regia: Wes Ball
Durata totale: 386 minuti della vostra vita
Comprali: https://amzn.to/3tIfgpa

Don’t look up (2021)

Una dottoranda in astrofisica e il suo professore in leggero sovrappeso, ma con la faccia di un fotomodello, scoprono che una cometa è in via di collisione con il pianeta Terra.

Sei mesi separano le tranquille vite di un sistema piramidale colmo di soprusi e falsa meritocrazia e l’inevitabile estinzione di tutta la caleidoscopica vita che ci circonda, sei mesi per mettere in piedi un qualche tipo di risposta congiunta di tutto il genere umano, sei mesi per fare le scelte giuste… e invece saranno sei mesi buoni per dare il meglio di noi nel gettare alle ortiche genio e consapevolezza in nome di un ritorno a breve termine e il completo annichilimento delle più elementari regole empatiche.

Don't look up (2021)

 

Commedia da toni surreali che paga un unico grande scotto, ovvero essere popolata di grandissimi nomi ed essere stata pompata all’inverosimile durante un periodo di lockdown, quando invece avrebbe fatto meglio il suo sporco lavoro se scevra da questo fardello.

Nata dalla reale e comprensibile ansia del regista verso l’indifferenza generale riguardo i cambiamenti climatici e l’inquinamento e quindi più vera del reale, nonostante un tono decisamente sopra le righe e che però non dovrebbe far pensare né ad una superficialità sui temi trattati e né di converso ad un particolare gioco cervellotico da elite liberale, Don’t Look Up riesce, tranne sporadiche cadute nel facile sarcasmo, nel suo gioco parodico dei film catastrofisti dove i fascio-liberali salvano il mondo con il loro carico idiotico di fumettistici superboni.

Non è perfetto e sicuramente Dottor Strangelove è meglio riuscito, ma criticarlo dischiude il simpatico lato ironico, visto il film, del concentrarsi sul superficiale quando alla sostanza si dovrebbe essere d’accordo.

VOTO:
4 superboni

Don't look up (2021) voto

Titolo colombiano: No miren arriba
Regia: Adam McKay
Durata: 2 ore e 18 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ove9rb

Mars Attacks! (1996)

La Terra viene circondata dagli UFO e in breve salta fuori che a pilotarli sono i marziani.

Ovviamente i terrestri sono un pochino scossi dall’evento e c’è chi mentalmente si prepara ad un’invasione in pieno stile conquistadores, mentre altri pensano più candidamente che sia il momento di volare alto e abbracciare i nostri angeli alieni in un profluvio di pace e vino e mirra.

Mentre Tom Jones canta e balla a Las Vegas il suo famoso brano “It’s Not Unusual”, si dà il caso che molto dolore seguirà.

Mars Attacks! (1996)

Simpaticissima commedia che prende in giro e allo stesso tempo omaggia i filmetti di serie B anni ’50 sugli extra-terrestri con tutta la loro dose di più o meno inconsapevole ilarità che spruzza fuori da scene e personaggi dal dubbio gusto.

Potente il tappeto di star che prendono parte al gioco: da Jack Nicholson a Martin Short, da Glen Close a Michael J. Fox passando per Pierce Brosnan e Sarah Jessica Parker-cagna fino al cameo di Danny DeVito.

Ma la cosa più interessante di tutte per me è stato scoprire che la vecchia sorda è interpretata da Sylvia Sidney, la stessa attrice che faceva Juno, la manager tabagista in Beetlejuice con la voce bassa come Peter Dinklage .
Sylvia ha vissuto una vita piena, fatta di numerosi interpretazioni filmiche tra gli anni ’30 e ’50 del ventesimo secolo per poi rallentare un po’ lasciando spazio all’altra sua grande passione, allevare cagnetti di razza Carlino.

Piccolo cane regna!

VOTO:
4 Carlini

Mars Attacks! (1996) voto

Titolo croato: Mars napada
Regia: Tim Burton
Durata: 106 minuti
Compralo: https://amzn.to/3GpQSh8

Dreamscape – Fuga nell’incubo (1984)

Alex Gardner è uno scavezzacollo, un perdigiorno donnaiolo col vizio dei cavalli, nel senso che ci scommette sopra, non che se li incula.
Che poi dico io, avete mai provato ad inculare un cavallo?
Se non lo corrompi prima con almeno una dozzina di carote, te lo puoi sognare quel culetto bello sodo come una zucca a settembre.

Alex Gardner invece ama le donne e le ama così tanto che si ficca nei loro sogni, oltre che nelle loro vagine, grazie ai suoi poteri da sensitivo e un’apparecchiatura creata dal dottor Paul Novotny che permette d’intervenire nei sogni altrui e curarti dai complessi che t’ha fatto venire nonno Palmiro.

In questo film nonno Palmiro ha fatto venire i complessi al presidente degli Stati Uniti d’America che continua a sognare un futuro post apocalittico/nucleare; una cosa che da un punto di vista strategico-politico non va bene se si vuole spendere il 20% del budget nella guerra come fanno gli USA, e allora saranno cazzi per il POTUS.

Dreamscape - Fuga nell'incubo (1984)

Strambo film che parte da un’idea molto carina, quella che entrando nei sogni si può modificarli e addirittura uccidere il sognatore; tipo Nightmare, che è uscito lo stesso anno.

Concidenza?
Chi lo sa.
Sta di fatto che le assonanze finiscono qui perché mentre quello era ed è un gran bel film, ricco di colpi di scena e umorismo e fantasia e l’anima de li mortacci tua, questo invece è povero di tutto.

Giuro che se avessi 50 euro da darglieli, glieli darei.
Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guarderei.
Ma non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finito.

VOTO:
2 Costanzo e mezzo

Dreamscape - Fuga nell'incubo (1984) voto

Titolo peruviano: El túnel de las pesadillas
Regia: Joseph Ruben
Anno: 1984
Durata: 1 ora e 39 minuti
Compralo: https://amzn.to/3fno50E

Star Wars IV-VI (1977-1983) Despecialized Edition

La famosissima trilogia spaziale con protagonista un imberbe minorenne che non vuole fare il contadino perché lavorare la terra è per i perdenti mentre lui è un vincente e i vincenti dimostrano al mondo la loro superiorità sparando come forsennati ad altri imberbi come loro facendoli saltare in aria e disperdendo le loro cellule nel cosmo profondo.

Vaffanculo la campagna, vaffanculo la vanga, vaffanculo l’impianto d’irrigazione e la merda della vacca, vaffanculo zio Ben grasso laido che caca in mezzo al campo, vaffanculo le cime di rapa.
Viva la guerra, viva la morte, viva il sangue dei militari, viva la libertà di disintegrare le cervella degli altri, viva la candela corta e viva viva la fica larga, viva l’eiaculazione precoce, viva il moschetto, viva il duce e viva il re.

Star Wars IV-VI (1977-1983)

Sinceramente la trilogia originale è carina, ma niente di più.

Se tralasciamo le giustissime lodi al comparto tecnico che, tra navi spaziali e creature mostruose, ha creato un mondo realmente fantastico, sul versante storia invece siamo un pochino scarsi: vita morte e miracoli di un ragazzo che crescendo si trova ad affrontare il bivio tra virtù e corruzione al quale il padre aveva imboccato la via della perdizione anni prima non è poi così coinvolgente e la sensazione forte che si percepisce è una continua rincorsa alla prossima scena per costruire con l’accumulazione quello che la selezione non è stata in grado di fare.

MA in realtà il motivo per cui recensisco ‘sti 3 film è per segnalare l’ottima opera del ceco Petr Harmáček che solo soletto si è messo a fare quello che la Lucasfilm non ha mai voluto, ovvero donare al pubblico la versione originale della trilogia, cancellando per sempre dalla memoria le orribili Special Edition che il pingue Lucas ha rilasciato come noccioline lungo la strada dell’inferno.

Lavorando con alcune vecchie versioni in DVD, quella in Laserdisc, una pellicola spagnola in 35mm e alcune immagini degli sfondi originali, Harmy ha ricostruito fotogramma per fotogramma quello che gli spettatori videro al cinema tanti anni fa.
Ed è uno spettacolo.

Se proprio volete rivedere Star Wars, o siete tra i pochi che ancora non l’ha visto, vi consiglio caldamente Harmy’s Despecialized Edition.

VOTO:
3 armi

Star Wars IV-VI (1977-1983) voto

Titoli originali: Star Wars, The Empire Strikes Back, The Return of the Jedi
Regie: George Lucas, Ivin Keshner, s
Anni: 1977, 1980, 1983
Durate: 121 minuti, 124 minuti, 132 minuti
Comprali: https://amzn.to/3mpelYi