Jurassic World: Il regno distrutto (2018)

Isla Nublar, la cara isola al largo delle coste costaricane (senti che allitterazione) dove i dinosauri la fanno da padrone è in pericolo perché il vulcano locale è in ebollizione e si rischia di fare un bollito misto senza mostarda di questi stravaganti animali preistorici.

Ecco che allora si parte per la terza volta alla volta (senti che ripetizione) di un preannunciato incasso al botteghino miliardario, secondo solo al preannunciato mezzo pisolino che inevitabilmente interviene allo scoccare dei primi 40 minuti quando, dopo rocambolesche e tutto sommato divertenti scene di ruzzoloni giù per la montagna alla ricerca della salvezza dai lapilli, dal fumo rovente e dalla lava in un qualcosa che ricorda molto la pericolosissima gara inglese giù per la collina di Cooper contro la forma di formaggio, si assiste alla straziante e alquanto poetica scena della morte per incenerimento di un brachiosauro entrando giocoforza nella visualizzazione cinematografica di come uno sceneggiatore cerca di portare a casa il risultato citando a destra e manca il primo capitolo al quale chiaramente non riesce a giungere per mancanza di stoffa.

Ovviamente da qui in poi le cose andranno di male in peggio fino ad aprire letteralmente le porte ad un mondo antropocentrico messo sotto minaccia dal ritorno dei dinosauri i quali finiranno per arrivare a Las Vegas dove, grazie al solito teaser post-credits, verrà probabilmente ambientato il prossimo (inevitabile) capitolo.

Perché, come recitano la tag line del film e i ferventi cattolici davanti le cliniche dell’aborto, “La vita vince sempre”.

Jurassic World: Il regno distrutto (2018)
tranne quando perde

Filmetto strappa risatine con dei rarissimi momenti oggettivamente ben fatti che probabilmente intratterrà un pubblico adolescenziale senza troppe pretese, ma che certamente non ha le carte per giocare al tavolo dei grandi.

Se siete in cerca di un qualcosa senza pretese e vi capita tra le mani questo coso chiamato Jurassic World: Fallen Kingdom, dategli un’occhiata, ma state bene attenti a non alzare il mento dal petto nel quale sarete sprofondati a più riprese durante la proiezione.

Fun fact: l’Italia detiene, assieme alla semi-dittatura islamica chiamata Turchia, alla capitalista colonia americana Corea del sud e allo stato terrorista fascio-integralista chiamato Israele, il simpatico premio come paese del cazzo nel quale la pellicola è stata distribuita in versione censurata per evitare possibili divieti ai minori di 13 anni; dovessero spaventarsi nel vedere un cazzo mozzato di colpo da un raptor.

Scherzo: mica son pazzi, non ci sono cazzi (senti che rima).

VOTO:
2 cazzi e mezzo

Jurassic World: Il regno distrutto (2018) voto

Titolo originale: Jurassic World: Fallen Kingdom
Regia: Juan Antonio Bayona
Anno: 2018
Durata: 128 minuti

Black Mirror: 4° stagione (2017)

Il futuro è una distanza emotiva.

Se lo immaginiamo roseo, ci può sembrare un soffice prato di un verde scintillante pronto per essere calpestato dal nostro profondo ego; se di converso siamo gente timorosa di dio e fondamentalmente ignorante sulla tecnologia, ecco che il cielo si fa plumbeo e il culo ci si stringe in un piccolo ma caloroso abbraccio di conforto.

Ecco, domandati quindi come reagiresti tu se ti raccontassero 6 storie distopiche ambientate in un futuro nel quale è possibile trasferire la tua coscienza dentro un videogioco o una scimmia giocattolo, se i robot che proprio ora stanno realizzando alla Boston Dynamics venissero impiegati per dare la caccia (mortale) ai ladri di peluche, se le app di dating fossero una realtà virtuale dentro la quale nostri cloni vivessero migliaia di volte la stessa storia per arrivare ad una percentuale di compatibilità con chi desideriamo ciulare o se esistesse il modo di censurare il mondo con la semplicità di un tasto, privandoti della possibilità di sviluppare una coscienza critica ed un’emotività adulta e responsabile… come vorrebbe il Moige.

Black Mirror: 4° stagione (2017)

La quarta stagione della serie sci-fi più interessante degli ultimi decenni, nonostante il trasferimento in terra americana e quindi con un cambio di prospettiva culturale rispetto all’originale britannica, tiene botta e si conferma un solidissimo crogiuolo d’intuizioni intellettuali e ricercatezze stilistiche degne dei migliori autori del genere.

Ovviamente non è per tutti, specialmente se siete abituati alla vacua carica adrenalinica delle storie di fantascienza moderne, ma se invece siete (vecchi) appassionati di storie distopico-futuristiche e amate il formato antologico per la sua capacità di pennellare a più riprese uno stessa tela chiaramente lasciata incompiuta cosicché lo spettatore possa proiettarci le proprie aspettative e le proprie insicurezze, allora questo Black Mirror ha fatto poker.

E a proposito di poker, un piccolo excursus su come funziona la libera stampa italiana:

I giornalisti (prezzolati?) bombardano il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio per 4 mesi facendogli sempre la stessa domanda: l’ILVA di Taranto.
Lui indice una conferenza stampa per il crollo del ponte di Genova; gli chiedono dell’ILVA.
Va in visita in Egitto per il caso Regeni; gli chiedono dell’ILVA.
Esce dal consiglio dei ministri sulla manovra economica d’autunno; gli chiedono dell’ILVA.
Alla fine il ministro, dopo aver coinvolto tutte le parti sociali, chiude il tavolo dell’ILVA facendo praticamente poker e portando a casa un risultato che soddisfa tutti, dai sindacati ai compratori agli ambientalisti.

E che fanno i giornalisti italiani?
Gli dedicano un trafiletto a fondo pagina e l’argomento l’ILVA, avendo esaurito il suo fine politico anti-governativo, viene immediatamente dimenticato.

Complimenti; cani.

VOTO:
4 poker e mezzo

Black Mirror- 4° stagione (2017) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: quarta
Anno: 2017
Durata: 6 episodi tra 40 e 76 minuti

Ready Player One (2018)

Nel 2045 la vita sulla Terra è una merda e la maggioranza della gente vive in orribili baraccopoli multilivello; per sfuggire a questa triste realtà i terrestri si rifugiano quotidianamente nella fantastica realtà virtuale creata da un videogioco chiamato Oasis dentro il quale possono essere ciò che vogliono, fare ciò che desiderano e vivere avventure mozzafiato immergendosi in una galassia di riferimenti della pop culture anni ’70 ’80 e ’90.

Quando James Halliday, il creatore di Oasis, tira le cuoia lasciando di stucco mezzo mondo, viene rivelata l’esistenza di un easter egg all’interno del gioco che permetterebbe l’acquisizione di 3 biliardi di dollari nonché il controllo totale di Oasis.
E ovviamente scoppia una ressa clamorosa per la caccia al tesoro più redditizia della storia; da una parte una malefica compagnia privata che impiega semi-schiavi per l’acquisizione del misterioso segreto e dall’altra i 5 giovini protagonisti di questo film per ragazzini.

Ready Player One (2018)

E’ una stupidaggine, punto.

Nonostante alla guida ci sia un testone come Steven Spielberg, il film soffre inevitabilmente l’effetto videogioco, e cioè bella grafica e storia di merda.
Perché, e questa è una cosa che solo un appassionato giocatore con un’altrettanto buona cultura cinematografica potrebbe indicare, la storia più interessante mai creata per un videogioco non riesce ancora a competere con un normale film, figuriamoci con i migliori.

La sensazione che si ha quindi, guardando volteggiare quest’infinita serie di citazioni riversate come una pioggia battente sulle teste dei poveri spettatori, è quella di trovarsi di fronte ad una mediocre trasposizione cinematografica di un videogioco famoso, tipo Final Fantasy: The Spirits Within che infatti oggi chi se lo incula, con la speranza al botteghino di contare sull’effetto nostalgia del pubblico 40enne il quale però resta inevitabilmente bruciato da una semplicistica narrazione molto più adatta ai pubescenti.
Insomma, una dicotomia più che apparente ad uno che non approcci la questione con fare menzoniero.

Un peccato, perché la sfida era dura da battere ma si sarebbe potuto ottenere molto di più dall’imponente massa di marchi e franchise che i produttori sono riusciti a mettere assieme (spendendo sicuramente una consistente parte del budget).

VOTO:
2 menzonieri e mezzo

Ready Player One (2018) voto

Titolo uruguaiano: Ready Player One: Comienza el juego
Regia: Steven Spielberg
Anno: 2018
Durata: 130 minuti

Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (1999)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus:
il primo episodio (infame) di Star Wars!

Dai, quello bruttarello e noioso che anche se l’hai visto 3 o 4 volte non riesci ancora a capire che cazzo si è bevuto George Lucas per mettere in scena quel casino della Federazione del Commercio che fa l’embargo al pianeta Naboo; roba che farebbe invidia al Governo Prodi quando fece il blocco navale con l’Albania nel 1997, un evento che culminò poi col famoso speronamento della barca Katër i Radës da parte di una corvetta della marina italiana a seguito del quale morirono 81 poveracci.

Purtroppo per noi invece questa pellicola è quasi priva di morti, gravissimo per un film western quale poi Star Wars è (era?), e quelli che capitano non riescono ad avere alcuna rilevanza emotiva; tipo che quando muore Qui-Gon Jinn non me n’è fregato niente di nulla e piuttosto già pensavo a quale bestemmia scrivere in questa recensione.

Il resto della storia include roba poco interessante e coesa male: corse con bighe stellari, bambini rompicoglioni, diavoli ninja, razzismo latente, politica, il famigerato Jar Jar Binks (che secondo alcuni complottisti era destinato ad essere il mega cattivone di questa seconda trilogia prima d’essere prontamente ridimensionato dopo l’immediata ed unanime stroncatura da parte del pubblico) e poi tanta ma tanta ma tanta computer grafica.

Così tanta infatti che  forse il film è finto all’80%, e si vede.

Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma (1999)

Non ci sono molte parole per definire uno dei più grandi mal di coglioni della storia del cinema: atteso per 16 anni, questo film non è riuscito minimamente a sgonfiare l’eccitamento di milioni di fan sfegatati (che io sfegaterei per davvero) i quali hanno fatto file chilometriche e dormito all’addiaccio per essere poi ripagati con sudicia moneta.

Molto è stato detto e forse anche troppo, vedi la famosissima video recensione di Mike Stoklasa per Red Letter Media e la sconosciuta risposta di 108 pagine che nessuno ha letto; da leggere con gusto invece è la simpatica recensione di questo Phantom Menace che a suo tempo scrisse un 27enne Eli Roth, successivamente regista di Hostel e Cabin Fever e magnifico interprete del Bear Jew in Inglourious Basterds, il quale riversò sulla tastiera una serie infinita di lamentele e insulti al film e chi l’aveva realizzato per concludere poi con una magnifica e condivisibile chiosa:

Still, Natalie Portman’s like totally hot. I kept lookin’ at my date, thinking “Man, if she was Natalie Portman that’d be so awesome. Gettin’ a B.J. from her would rule.”

VOTO:
2 Natalie Portman e mezza

Star Wars- Episodio I - La minaccia fantasma (1999) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode I – The Phantom Menace
Regia: George Lucas
Anno: 1999
Durata: 136 minuti

American Moon (2017)

Il 20 luglio 1969 la missione americana Apollo 11 sbarcava sulla Luna permettendo ad un essere umano (Neil Armstrong) di mettere piede, per la prima volta nella storia, su un corpo celeste che non fosse la Terra.
Successivamente, tra il 1969 e il 1972, altre 5 missioni Apollo sono andate e tornate dal nostro satellite artificiale facendo salire a 12 il numero di uomini che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia, oltre che sulla Luna.

Ma le cose stanno veramente così?

Secondo Massimo Mazzucco non è tutto oro quello che luccica: sarebbero infatti numerosi gli indizi che puntano in un’altra inquietante direzione, ovvero che la NASA e il governo americano si siano inventati questi allunaggi a puro scopo propagandistico anti-sovietico vista l’impossibilità di portare realmente un uomo sulla Luna con i mezzi dell’epoca.

American Moon (2017)

Lungo ed esaustivo documentario “complottista” che, dopo una breve infarinatura storica per mettere in chiaro le motivazioni politiche delle missioni lunari, va a passare al vaglio tutte le principali stranezze e incongruenze che hanno fatto gridare alla messa in scena più d’una persona lungo il corso degli ultimi  50 anni.

Se da un lato non posso dirmi pienamente convinto sia della realizzazione tecnica un po’ datata e sia dei tentativi di smontaggio della tesi ufficiale secondo la quale abbiamo mandato degli esseri umani sulla Luna con dei computer poco più potenti di una calcolatrice Casio, dall’altra non posso non ammettere la fascinazione per alcuni misteri che aleggiano attorno a quella che è forse la tesi complottista più famosa del mondo.

Sono tantissimi gli argomenti trattati (tipo i problemi tecnici generali per mandare un equipaggio sulla Luna e farlo tornare indietro, l’atmosfera da set cinematografico, lo specchio riflettente, le fasce di Van Halen, la polvere lunare, i campioni di roccia, il modulo lunare LM, la documentazione originale del LM scomparsa, le registrazioni e le rilevazioni dell’Apollo 11 andate perdute, la Rover TV, le impronte degli scarponi, i cavi, la bandiera, i raggi cosmici sulle pellicole fotografiche, gli apparenti punti luce artificiali, le ombre non parallele e sfumate), e tutti sono trattati con molta logica ed onestà intellettuale, spesso e volentieri tenendo conto delle tesi dei cosiddetti debunkers, ovvero quelli che le teorie complottiste si divertono a smontarle confermando la versione ufficiale.

Ora, io non lo so quanto Mazzucco abbia ragione e se sorvoli sugli argomenti a sfavore della sua tesi alternativa, ma posso dire con buona certezza (visto che è un argomento che conosco molto bene per averlo studiato ed averci lavorato) che tutta la parte relativa alle incongruenze fotografiche è obiettivamente sconcertante e presenta moltissimi dubbi sulla veridicità di alcune delle foto presumibilmente scattate sulla Luna.

Insomma, dopo 3 ore e mezza di bombardamento verbale complottista rimango ancora abbastanza convinto che ci siamo andati sulla Luna, ma lascio la porta aperta perché le persone come Massimo Mazzucco usano molto umilmente una delle cose a me più care: la logica.

VOTO:
3 LM e mezzo

American Moon (2017) voto

Titolo originale: American Moon
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2017
Durata: 200 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Black Panther (2018)

Secondo la tesi di questo film reazionario mascherato da pellicola progressista, l’Africa è un continente povero, ignorante e violento dove la gente con l’anello al naso non può fare a meno di farsi la guerra.
Nel suo entroterra sorge un misterioso regno iper-tecnologizzato composto da 5 rissose tribù le quali, alla morte del regnante di turno, si possono (e devono) sfidare per la successione tramite una lotta preistorica a mani nude ai piedi di una scenografica cascata mentre un folto pubblico di gente vestita come spaventapasseri sotto allucinogeni incita la barbarie con suini suoni gutturali e movimenti corporei scomposti.

Ma Wakanda, questo il nome del paese in questione, sta per essere acchiappata da un giovane reietto con sangue blu che è cresciuto a pane e propaganda americana e toccherà a Black Panther insegnargli cosa significa big-bambu.

Black Panther (2018)

Non ho parole, davvero.
L’unica descrizione possibile per un film del genere è vomito controvoglia.

A parte la noia totale e la totale trasparenza del protagonista principale che già così uno dovrebbe tirare i remi in barca e via, quello che veramente fa più impressione è questo strano e ingiustificato miscuglio di avanzamento tecnologico ed usanze barbare e preistoriche che non fanno un buon servigio alla causa perorata dagli autori di questo film per un’Africa differente, un’Africa povera che non aspetta l’aiuto dei bianchi ma che si aiuta da sola, anzi, un’Africa che aiuta il resto del mondo.

E però poi, di ritorno a casa dopo aver parlato in giacca e cravatta alle Nazioni Unite, si fermano un attimo alla cascata locale per una veloce lotta greco-romana per stabilire chi regnerà per i prossimi 50 anni.
Ma te lo immagini se facessimo lo stesso ogni volta che dobbiamo eleggere la presidenza del parlamento europeo?
Ma te lo immagini Antonio Tajani che rotola nel fango a petto nudo urlando come un forsennato mentre stringe tra le cosce Jean-Claude Juncker?

Delle due l’una, come amava dire il mio professore universitario di Letteratura Italiana 1 che per l’esame faceva comprare 4 dei suoi (scarsi) libri a tutti gli studenti portandosi in tasca vari piccioli e arrotondare così il suo già corposo stipendio mensile: o una società evolve omogeneamente portando avanti sia la tecnologia e sia l’organizzazione sociale, oppure questo è solamente un film del cazzo per succhiare i soldi sul quale è stata spruzzata una tiepida diarrea radical-chic senza accorgersi dell’evidente contrasto antropologico che si andava creando.

Io dico boh.
Sono esterrefatto dal livello di razzismo (involontario? volontario? oramai ho perso il conto) che questo film raggiunge.
E la cosa che fa svenire è che invece è stato osannato da pubblico e critica anche e soprattutto per aver portato sullo schermo un supereroe nero.

Beh, guarda: meglio le storte democrazie moderne che feudalesimo e libertà.

VOTO:
2 Tajani

Black Panther (2018) voto

Titolo ispanico: Pantera Negra
Regia: Ryan Coogler
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

Black Mirror: 3° stagione (2016)

Quello che qui ci viene proposto è uno spaventoso mondo distopico con la faccia bella sorridente nel quale convivono punteggi sociali che influenzano le tue possibilità quotidiane di sopravvivenza, videogiochi iperrealistici dove è possibile perdere la ragione, organizzazioni tecnologiche che ci tengono sotto controllo mentre ci ravaniamo, realtà virtuali nelle quali si può vivere per sempre, militari col lavaggio del cervello che sparano alla gente manco fosse la domenica delle palme e api assassine che ti s’infilano nelle cavità della testa e ti mangiano il cervello che te stai lì a urla’ come una scrofa poco prima d’entra’ al macello e ti cachi sotto merda e piscio mentre piagni lacrime amare che ti solcano il viso terrorizzato.

Povero te.

Black Mirror: 3° stagione (2016)
no quiero morirme

Prosegue una delle migliori serie televisive della storia, passando però dalla britannica e pubblica Channel 4 all’americana e privata Netflix… e la lira s’impenna!

Il budget sembra alzarsi un pochino mentre si alza pure l’asticella delle banalità; va bene uguale, sia chiaro, vista l’indubbia qualità del progetto, ma rimane il retrogusto di un qualcosa che poteva essere quasi perfetto e invece non lo è stato per poche scelte dettate chiaramente dal reparto marketing&qualunquismo.
Un esempio a tal proposito è il terzo episodio nel quale vengono punite 5 persone che hanno commesso cose riprovevoli: 4 di queste erano nel campo della sessualità con l’ultima ad andare a coprire la casella sempreverde del razzismo.

Ora, io dico: è mai possibile che non se ne esca dall’era vittoriana sesso-punitiva dove non c’è cosa peggiore di tradire tua moglie o farsi una pippa sulle foto di qualche minorenne?
Ma che davvero davvero stiamo scherzando?
E allora che gli dovresti fare a quelli che lavorano nella finanza creativa che quotidianamente affama interi continenti creando disastri economico-sociali dalle ricadute globali?

E quindi, altro che serie televisiva; la distopia con le regole morali fatte al contrario la vivo io ogni giorno quando sono costretto a respirare la stessa aria di una massa informe di cervelli pecora che non sanno la differenza tra assolto e prescritto e continuano a gettare merda a livelli mai visti prima su un governo appena nato che, se avessero mostrato la stessa vena critica con i precedenti 10 governi di gente quella sì assurda, forse oggi non stavamo con le barricate per strada.

E per spiegare ancora meglio l’assurdità di certe posizioni, specialmente nella sinistra (sia radicale che radical-chic) ecco un breve (e certamente parziale) riassunto politico-socio-economico degli ultimi splendenti 30 anni italiani durante i quali si sono succeduti governi di destra, di sinistra, di centro e dell’anima de li mortacci vostra, tutti accomunati dalla voglia dei soldi; i soldi che ci compri la barchetta per veleggiare in Europa ah no aspetta è un continente non un mare e allora mi ci compro una bella macchina ibrida prodotta in Corea perché io tengo all’ambiente, anche mentre voto no al fotovoltaico o all’eolico e sì al nucleare.

  • Luglio 1992: abolizione della scala mobile dei salari (governo Amato).
  • Agosto 1992: privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (governo Amato).
  • Gennaio 1994: privatizzazione Istituto Mobiliare Italiano (governo Ciampi).
  • 1994: privatizzazione INA Istituto Nazionale Assicurazioni (governo Berlusconi).
  • 1995: privatizzazione di Eni (governo Dini).
  • Aprile 1996: l’Italia partecipa alla guerra in Kosovo (governo Dini & Prodi).
  • Aprile 1997: missione militare in Albania (governo Prodi).
  • Giugno 1997: legge Treu, introduzione del lavoro interinale e del precariato tipo il co.co.co. (governo Prodi).
  • Novembre 1997: privatizzazione della Scuola Nazionale di Cinema (governo Prodi).
  • Ottobre 1997: privatizzazione di Telecom Italia (governo Prodi).
  • Gennaio 1998: privatizzazione della Biennale di Venezia (governo Prodi).
  • Ottobre 1998: privatizzazioni di moltissimi medi e piccoli istituti culturali, fondazioni, enti e centri studi nazionali (governo Prodi).
  • Novembre 1998: privatizzazione Banca Nazionale del Lavoro (governo Prodi).
  • Marzo 1999: privatizzazione Enel (governo D’Alema).
  • 1999: privatizzazione degli Istituti regionali di mediocredito per le piccole medie imprese (governo D’Alema).
  • Ottobre 2001: l’Italia partecipa alla guerra in Afghanistan (governo Berlusconi).
  • Agosto: privatizzazione di ANAC autostrade (governo Berlusconi).
  • Febbraio 2003: legge Biagi, centralità della flessibilità sul lavoro, co.co.pro. (governo Berlusconi).
  • Marzo 2003: l’Italia partecipa alla guerra in Iraq (governo Berlusconi).
  • 2004: privatizzazione Ente Nazionale Tabacchi (governo Berlusconi).
  • Marzo 2011: l’Italia partecipa alla guerra in Libia (governo Berlusconi).
  • Dicembre 2011: riforma delle pensioni Fornero (governo Monti).
  • Marzo 2015: cancellazione Articolo 18 (governo Renzi).
  • Ottobre 2015: privatizzazione delle Poste Italiane (governo Renzi).

Traduzione: quei farabutti hanno consegnato ad oligopoli privati i beni pubblici e il futuro dei giovani E PERO’ sarebbe questo governo giallo-verde il governo più a destra della storia repubblicana.

ma va a da’ via el cu’ !!!

VOTO:
4 giallo-verde

Black Mirror: 3° stagione (2016) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: terza
Anno: 2016
Durata: 6 episodi da 1 ora

The Man from Earth: Holocene (2017)

Dopo lo sfavillante primo episodio, tornano le avventure dell’uomo preistorico meno famoso della storia, ovvero John Oldman, qui rinominato John Young dopo l’ennesimo cambio d’identità (e vita) che intraprende ogni tot anni per non far insospettire amici e colleghi i quali, vedendolo non invecchiare di una virgola, potrebbero ad una certa farsi un paio di domande su quale diamine di dieta John stia seguendo.

Ma oramai viviamo nell’era dell’internet ovunque e comunque e il nostro povero immortale fa sempre più fatica a sfuggire al tracking globale che ci tiene tutti più o meno sotto scacco; difatti qui lo troviamo alle prese con un “pericoloso” gruppo di suoi studenti ficcanaso equamente divisi secondo le rappresentanze etnico-sociali in voga nel 1998 (una cinese, un nero, un cristiano e una sgualdrina che però sotto sotto tiene un cuore infranto in petto).

Chi vivrà, vedrà.

The Man from Earth: Holocene (2017)

Il film in sé è una mezza ciofeca, nonostante la chiara voglia di far bene di tutti i soggetti in campo, e potrebbe quindi essere tranquillamente evitato da chiunque e dovunque.

L’unica cosa però che lo tiene un pelino sopra la soglia dell’oblio è l’innovativa (si fa per dire) distribuzione online tramite i canali pirati molto cari a chi vi scrive e senza i quali difficilmente potreste leggere i miei sproloqui contro questo o quello.
Gli autori difatti hanno primo uploadato il file del film sulla rete e successivamente hanno chiesto una donazione libera sul loro sito nel caso l’opera fosse stato di gradimento.

Io ho donato la bellezza di zero euri.

VOTO:
2 pelini e mezzo

The Man from Earth: Holocene (2017) voto

Titolo russo: Человек с Земли: Голоцен
Regia: Richard Shenkman
Anno: 2017
Durata: 98 minuti
Sito per donazione: manfromearth.com

Black Mirror: 2° stagione (2013)

Ti è morta una persona cara, ma la tecnologia può riportare in vita una (pallida e distorta) copia di lei.
Che fai, la resusciti?

Una donna ha compiuto un crimine orribile, ma la tecnologia può punirla facendogli vivere in loop 24 di angoscia.
Che fai, la condanni?

I politici sono degli stupidi fantocci, ma la tecnologia può mettergli contro un fantoccio virtuale sboccacciato con potenzialità dittatoriali.
Che fai, lo voti?

Un uomo non vuole aprire bocca sul suo coinvolgimento in un fatto di sangue, ma la tecnologia può costringerlo a farlo con l’inganno di una vita eterna passata dentro una cabina in mezzo ai ghiacci.
Che fai, lo freghi?

Questi i temi della seconda stagione del telefilm sulle distopie più interessante di sempre.
Che fai, lo guardi ora o subito?

Black Mirror: 2° stagione (2013)
il computer ti permette di disegnare cippe di cazzo; le fai viste frontali o di profilo?

Continua la corsa inarrestabile delle buone idee messe al servizio del buon cinema con questa piccola collezione di perle audio-visive che non mancheranno d’intrattenere con intelligenza e questioni morali tutt’altro che superficiali un pubblico più attento della desolante consueta media.

I picchi qualitativi si trovano indubbiamente negli episodi estremi (il primo e l’ultimo) con lo speciale natalizio a fare da re incontrastato del gruppo grazie ad una storia originale e intrigante ed una piccola serie d’invenzioni tecnologiche assolutamente terrificanti (il cookie cerebrale è una cosa da urlo), mentre quello su Waldo è un po’ fiacchetto anche perché rispolvera la solita cantilena contro i vuoti populismi che francamente ha rotto i coglioni.

Se siete stufi del marasma di boiate che vengono trasmesse in televisione (come al cinema) e se passate sopra le banalità quando si parla di politica che evidentemente in Gran Bretagna sono proprio incapaci di discuterne visto che stanno ancora con la regina vestita d’Arlecchino e la famiglia reale che chi se la incula, questa è sicuramente una validissima scelta.

VOTO:
4 Arlecchini e mezzo

Black Mirror 2° stagione (2013) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: seconda
Anno: 2013
Durata: 3 episodi da 1 ora

Source Code (2011)

Il capitano Colter Stevens si risveglia su un treno diretto a Chicago con la faccia di un certo Sean Fentress, un insegnante di storia mai visto e conosciuto, e ovviamente va un po’ nel panico.

Dopo 8 minuti di battibecchi e pellegrinaggi verso lo specchio del bagno, il treno su cui viaggia esplode in un’enorme palla di fuoco catapultandolo dentro una misteriosa capsula dove fa la conoscenza, tramite uno schermo, del capitano Colleen Goodwin la quale gli spiega molto frettolosamente che la sua missione è scoprire, a botte di 8 minuti ripetuti a nastro, chi è il misterioso bombarolo del treno.

Riuscirà Colter ad acchiappare l’attentatore prima che faccia detonare una bomba nucleare nel centro di Chicago?

Source Code (2011)

Piacevole storia fantascientifica che riesce in larga misura ad appassionare anche lo spettatore più distratto grazie al meccanismo della ripetizione, ma che purtroppo accelera progressivamente i tempi della narrazione (comprensibilmente per evitare la noia) per poi risolversi in un finale un po’ fuori luogo.

Buone (non eccezionali) interpretazioni e gioco fantascientifico senza una morale da interrogare che quindi relega il film al livello di semplice intrattenimento di massa invece di passatempo per cultori del genere.

VOTO:
3 culturisti e mezzo

Source Code (2011) voto

Titolo uruguaiano: 8 minutos antes de morir 
Regia: Duncan Jones
Anno: 2011
Durata: 93 minuti

Io, robot (2004)

Siamo nel 2035 a Chicago e il dottor Alfred Lannig, lo scienziato a capo del progetto robotico Nestor, è morto cadendo per un centinaio di piani all’interno del quartier generale della U.S. Robotics in quello che sembra essere un caso di suicidio.
Ad indagare arriva il detective Del Spooner, chiamato in causa da Lanning stesso attraverso un ologramma senziente programmato per entrare in funzione al momento del suo decesso, e immediatamente la faccenda appare fumosa, inconsistente e losca..

Perché un suicidio?
Come ha fatto il dottore ad infrangere il vetro anti-proiettile per gettarsi?
Chi cazzo è Nicki Minaj?

Tra rocambolesche corse in macchina e una serie spudorata di pubblicità subliminali da far invidia a Nino Manfredi, Del Spooner cercherà di gettare luce sul futuro dell’umanità all’alba dell’era dei robot.

Io, robot (2004)

Liberamente, ma molto liberamente, tratto dai racconti di Isaac Asimov contenuti nelle sue famose raccolte (da cui il titolo) e con alla base un’intrigante (anche se telefonata) vicenda misteriosa su cui indagare seguendo il classico modus logico asimoviano, questo rumoroso e sbrodolone film giallo riesce ad essere un blockbuster all’americana senza essere completamente idiota.

Non si tratta chiaramente di un capolavoro né di un film imprescindibile per i fan della robotica, ma vale la pena una visione senza alte aspettative.

VOTO:
3 Nicki Minaj e mezza

Io, robot (2004) voto

Titolo originale: I, Robot
Regia: Alex Proyas
Anno: 2004
Durata: 115 minuti