Il gigante di ferro (1999)

Nel 1957 gli Stati Uniti d’America erano un po’ paranoici.

Investiti giornalmente dalla propaganda di regime che vedeva nell’elogio della paura del diverso una preziosa arma di controllo per una giovane nazione che si apprestava ad essere la padrona del mondo, i cittadini americani vivevano con la costante paura di trovarsi invasi da forze ostili e misteriose il cui unico scopo era la distruzione del loro stile di vita.

Un bel guaio per un robot gigante venuto dallo spazio con un’amnesia misteriosa, un gusto irrefrenabile per il metallo e un cannone termonucleare nel petto.

Il gigante di ferro (1999)

Favola per bambini e meno bambini, tratto dal quasi omonimo libro di Ted Hughes, che tenta d’insegnare poche semplici cose: non avere paura del diverso, non risolvere le situazioni di difficoltà con la violenza ed essere felici, tutti.

Partito in sordina e con un piccolo flop al botteghino, The Iron Giant ha guadagnato nel tempo un giro di cultori che lo ha elevato dall’anonimato alle stelle da cui proviene il gigante di ferro protagonista.

Non è un capolavoro e ha un po’ di buchi e leggerezze, ma rimane un’ottimo viatico per chi vuole suscitare nei bambini l’esperienza dell’amore scoperta.

VOTO:
3 buchi

Il gigante di ferro (1999) voto

Titolo originale: The Iron Giant
Regia: Brad Bird
Anno: 1999
Durata: 86 minuti
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Bill & Ted’s Excellent Adventure (1989)

Bill e Ted sono due amichetti scemetti che sognano di suonare il rock.

Tra loro e il loro sogno si erge però quel castello di merda chiamato scuola dell’obbligo, un ignobile istituto giuridico creato col solo ed unico scopo di togliere braccia all’agricoltura, settore coincidentemente in crisi da quando esistono i carabinieri che ti vengono a prendere mentre ti mangi le frittelle rubate al carrettino, figlio di puttana che non sei altro.

Fortunatamente per i nostri eroi arriva però dal futuro la salvezza sotto forma di macchina del tempo sotto forma di cabina telefonica e i nostri due analfabeti si metteranno di buona lena per truffare l’esame finale di storia, passare così l’anno scolastico e continuare a non fare un cazzo.

Bill & Ted's Excellent Adventure (1989)

L’unica qualità che riesco a trovare in quest’altrimenti filmerda è la genuina e simpatica bontà dei due protagonisti che, quasi come due moderni candidi, affrontano le problematiche quotidiane con il sorriso ebete tanto caro alle elite di governo che non sognano altro che un popolo pecora e felice.

Per il resto siamo sul disastro colposo:
storia infima e puerile, situazioni comiche che suscitano irritazione al colon, personaggi storici ridotti a macchiette della macchietta di loro stessi e un generale elogio della cultura del consumo molto in voga negli anni ’80.

Famoso in patria è fortunatamente quasi sconosciuto in Italia.
Vivaddìo.

VOTO:
2 macchiette

Bill & Ted's Excellent Adventure (1989) voto

Titolo portoghese: A Fantástica Aventura de Bill e Ted
Regia: Stephen Herek
Anno: 1989
Durata: 90 minuti
Compralo: https://amzn.to/31CCmAK

Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus onnipotente papagno rotto cazzo pazzo balordo barzotto. Che botte da orbi ragazzi.
Che colori matti sullo schermo che cade in testa alle vecchie storpie.
Che multinazionali del tabacco fogne a cielo aperto ci sono in questo film fantastico senza arte né parte che consiglio caldamente a chi non esiste, cioè dio.

Cosa?
Siete ancora interessati a sapere di cosa parla questo film?!
E ‘sti cazzi non ce li mettete!?!

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Io non ho parole oltre a quelle sconclusionate che ho scritto sopra.

Una pellicola piena zeppa di scene e storie che si susseguono a rotta di collo per la paura di annoiare un pubblico irrequieto di pizzichi alle gengive sanguinanti, una sequela senza capo né coda di effetti speciali e salti piroette capitomboli spade in petto ti curo io serpe di merda sono gesuccristo risorto donna mani venose perché donne uguali uomini progresso civiltà repressione e civiltà.

Niente, scusate; non ce la faccio proprio.

Porco dio i capelli down.
Trik trak e bombe a mano.

VOTO:
2 preti e mezzo

Star Wars: l'ascesa di Skywalker (2019) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2019
Durata: 142 minuti

L’ultimo terrestre (2011)

Gli alieni stanno per arrivare sulla Terra ma gli esseri umani non sembrano troppo sconvolti.
Perché?

Perché devono pensare a come arrivare a fine mese e secondo lo sceneggiatore tipico italiano questo è un buono spunto per parlare della crisi contemporanea italiana nella voragine politica in assenza di valori ed ideologie che dirigano il gregge di dio illuso dal logorio della vita moderna… o qualcosa di simile.

Ad ogni modo: il nostro protagonista si chiama Luca, è un povero asociale misogino con il volto da Picasso, il suo unico amico è un transessuale col naso da Shylock e la faccia di Luca Marinelli, lavora in una squallida sala bingo frequentata da gente squallida e non sa come dichiararsi alla vicina di casa bona.
In aiuto arriva la morte del gatto di lei e bla bla bla

L'ultimo terrestre (2011)

Primo film del fumettista Gipi di cui lessi un paio di libri nel 2008 e poi me ne dimenticai, come farò con questo film.

Non è brutto, anzi: ci sono alcune trovate interessanti, lo stile (anche se forse una punta pretenzioso) ci sta e la storia non è malvagia… ma è che proprio non me ne frega una mazza.
Cioè, io ci provo a volergli bene ma finisco col fregarmene il cazzo e passare oltre perché la vita è una sola, anche se in realtà siamo parte di un unico magma cosmico imperscrutabile e di cui non capiremo mai l’essenza dal nostro ridicolo punto di vista percettivamente ristretto come il culo di gallina…
…ma vuoi mettere la crisi contemporanea della disoccupazione in Italia?

Il finale mi ha ricordato un film che non smetto mai di consigliare, che si chiama Take Shelter e che è infinitamente meglio di questo.

VOTO:
2 magma e mezzo

L'ultimo terrestre (2011) voto

Titolo internazionale (ma chi l’ha visto?): The Last Man on Earth
Regia: Gian Alfonso Pacinotti
Anno: 2011
Durata: 100 minuti

Predator (1987)

Il maggiore Alan “Dutch” Schaefer e il suo drappello di fottuti agenti speciali americani vengono ingaggiati per una missione di salvataggio in territorio nemico (un innominato paese sudamericano… probabilmente uno dei tanti che gli USA vogliono sottomettere a colpi di colpi di stato).

Quello che i nostri prodi proci ignorano però è che il loro talento per la carneficina verrà usato per una mera questione di documentazione mancante (neanche lavorassero all’INPS) dispersa nel mezzo della stessa giungla che funge da perimetro da caccia per una razza aliena bastarda platealmente ispirata allo stereotipo dell’uomo nero con i dreadlocks.

Predator (1987)

Bel filmino d’azione con uomini molto muscolosi e molto frocinconsapevoli che vidi in fase pre-adolescenziale e che poi ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo.

La pellicola potrebbe essere riassunta con: molto sangue, molto onore ed un fantastico Arnold Schwarzenegger che lancia un notturno grido di guerra illuminato solo da una fiaccola.
Ma la cosa più sconvolgente invece è stato apprendere come il regista John McTiernan, alla guida di capisaldi come Die Hard e Last Action Hero, sia finito in disgrazia quando si fece un anno di prigione nel 2013 per aver assunto un investigatore privato al fine di registrare conversazioni compromettenti sia della sua ex moglie che del produttore del suo remake di Rollerball.
Un pasticciaccio degno di Via Merulana che l’ha portato a dichiarare bancarotta e vendersi il ranch in Wyoming.

E’ un attimo che si finisce con le pezze al culo.

VOTO:
4 personaggi scorrelati

Predator (1987) voto

Titolo di lavorazione: Alien Hunter
Regia: John McTiernan
Anno: 1987
Durata: 107 minuti

Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti

Avengers: Endgame (2019)

Dopo aver eliminato metà degli esseri viventi dell’universo, Thanos va in pensione e si mette a coltivare frutti belli spinosi che, se spinti a forza nel proprio deretano, potranno dargli quella pace che ha sempre sognato.

Nel frattempo quel che resta degli Avengers, coadiuvati da Captain Marvel, decidono di andare a riprendere le Infinity Stones con cui Thanos ha evaporato miliardi di esseri viventi e far così rivivere tutti i loro cari (assieme a milioni di assassini, stupratori e impiegati di banca), ma arrivano troppo tardi… Thanos ha distrutto le pietre magiche, sigillando così per sempre il suo malvagio piano di contenimento demografico.

Ora l’unica maniera per riportare indietro le lancette, oltre ad un bel lifting facciale col chirurgo plastico di Cher, è usare la fisica quantistica per viaggiare indietro nel tempo ed andare a scommettere alle corse di cavalli con il grande almanacco sportivo.

Avengers: Endgame (2019)

Niente, me li guardo tutti ma non riesco mai a divertirmi appieno con questi cazzo di film coi supereroi.

Sarà per la mole sempre più pesante di sfraceli che si susseguono sullo schermo lungo le oramai canoniche 3 ore di film, manco fossimo a Bollywood.
Sarà perché non je la faccio a digerire i facili sentimenti del topolino popolino che si piscia sotto con roba tipo forza bruta, machismo (di uomini e di donne) e orgoglio identitario (di minoranze etniche, di portatrici d’utero e/o di supremazia bianca).
O sarà per l’incredibile velocità con cui il potere cambia pelle per farsi amare da un genere umano miope come Mr Magoo; un ammasso di esseri umani che ieri gioioso sborrava guardando Rambo trucidare i fottuti musi gialli e oggi felice spurga le gonadi sbavando sopra neri e donne che compiono gli stessi eccidi di cui si sono macchiati i loro illustri predecessori maschili bianchi.

Il pubblico purtroppo, come da programma, premia questo tipo di produzioni elevando EndGame a film col maggior incasso del 2019, maggior incasso in Nord America del 2019, secondo maggior incasso di sempre in Nord America, film di supereroi con i maggiori incassi di sempre e maggior incasso nella storia del cinema… ma i soldi non laveranno mai e poi mai la vostra immonda morale empia d’ogni possibile peccato veniale e mortale.

“Lo sai che farò un bel po’ di cambiamenti?”, dice Valchirie quando viene nominata nuovo re degli Asgardiani da Thor.
Beh, cara regina, potresti cominciare nel trasformare Asgarg da monarchia assoluta a democrazia popolare; così, tanto per far vedere che la scelta di spingere sull’acceleratore femminista non è una semplice ed avida strategia di marketing ma si inserisci in un più ampio contesto socio-culturale che vede nella redistribuzione dei poteri tra tutti (e ripeto, tutti) i cittadini, indipendentemente dal loro sesso, il loro pensiero e soprattutto dal ceto sociale in cui sono nati, la vera molla del progresso umano.

Ma che ve lo dico a fare?
Tanto basta un #meToo e passa la paura.

VOTO:
3 #meToo

Avengers: Endgame (2019) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Ultimato
Regia: Anthony e Joe Russo
Anno: 2019
Durata: 181 minuti

Captain Marvel (2019)

Nel 1989 gli USA invadono illegalmente Panama, uno stato indipendente dell’America centrale strategicamente posto attorno l’omonimo stretto, guidato da Noriega, un dittatore finanziato per decenni dal governo statunitense in contrapposizione alle spinte socialiste del resto del centro e Sudamerica.

Nello stesso anno Carol Danvers, una pilota dell’aeronautica militare americana, fa un chioppo della Madonna durante un test di volo del nuovo “motore velocità della luce” che, come “ordigno fine di mondo” nel Dottor Stranamore, voleva mettere un punto e a capo ad una lunga guerra tra due civiltà.

Le cose ovviamente sono più complicate di come sembrano a primo acchito e Carol, sopravvissuta all’incidente mostrando chiari segni di supereroismo fumettistico, dovrà venire a capo di un mistero di non facile soluzione per una nazionalista indottrinata come lei, ovvero: è mai possibile che i miei superiori mi abbiano mentito e che stia combattendo una guerra ingiusta contro un gruppo di poveracci?

Captain Marvel (2019)
è mai possibile che le razze inferiori abbiano sempre un cazzo superiore?

Inaspettato buon film che, ponendo una protagonista donna per chiare esigenze di marketing e non certo per ravvedute posizioni di eguaglianza sociale, riesce a mescolare la solita brodaglia superomistica abbastanza stantia ficcandoci dentro un twist narrativo che forse porrà un piccolo dubbio ai militari americani che vedranno il film convinti d’assistere ad un’epica mentre in realtà qui siamo più dalle parti dell’elegia.

I registi sono gli stessi dell’ottimo Mississippi Grind e del buon Half Nelson, due film fortemente incentrati sullo studio del personaggio, e questa scelta non sembra aver avuto i medesimi esiti in questa pellicola; se da un lato abbiamo infatti dei personaggi in qualche modo simpatetici e con più di una sfaccettatura, dall’altro ritroviamo i soliti siparietti con lui, lei e la simpatia smargiassa tipica di chi non porta sulle spalle le colpe degli antenati perché le ha gettate nel cesso assieme all’ultima cacata nera di catrame nero.

Completamente fuori luogo, nonostante il film si svolga per la maggior parte nel 1995, le canzoni di TLC, Hole , No Doubt, Nirvana… che partono così, come se uno avesse acceso lo stereo ad alto volume mentre tu stavi parlando con un amico fottendosene di chi o cosa gli sta attorno.

Simpatico Samuel L. Jackson, svecchiato digitalmente di 25 anni, che arranca zompettando con molta prudenza nelle scene di corsa mostrando così la paura di cadere e rompersi il femore/anca, prima causa di morte per i 70enni come lui.

VOTO:
4 femori

Captain Marvel (2019) voto

Titolo di lavorazione: Open World
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Anno: 2019
Durata: 123 minuti

Ant-Man and the Wasp (2018)

L’uomo formica è agli arresti domiciliari da 2 anni per una brutta storia di eroina e non sa come passare il tempo perché è un ignorante e, come tutti gli ignoranti, trova noiosa la vita assieme a sé stesso.

In suo aiuto ogni tanto passa la giovane figlia che nutre un’ammirazione totalmente irragionevole per questo ex galeotto ed assieme a lei si divertono a giocare ad innocenti giochi come “nascondino” o “bucami in mezzo alle dita dei piedi così non si vede”.

Vabbè, tagliamo corto: Scott Lang (Ant-man) deve tornare in azione perché Hank Pym (l’inventore della tuta restringente) e Hope van Dyne (sua figlia) stanno tentando di riportare nel nostro mondo Janet van Dyne (rispettivamente moglie e madre degli ultimi due) che si è perduta 30 anni prima nel regno quantico.

Un po’ di botte e un po’ di risatine, un po’ di svecchiamento digitale del naso di Michael Douglas e un po’ di macchine Hyundai, questo film le tenta tutte pur d’ingraziarsi il largo pubblico dei supereroi.

Ant-Man and the Wasp (2018)

Che dire?

E’ il classico film che non fa male a nessuno, tranne che alle fate dei sogni birichini che muoiono male ogni volta un supereroe apre bocca, e che per quel che mi ricordo non si distingue di una virgola dal tono e dalle caratteristiche del primo episodio, il che non è un male visto che non era brutto ma certo non mi fa balzare i testicoli in gola dalla gioia.

Sarà che dopo 20 film uno gli è anche venuto a noia tutto il carrozzone Marvel, sarà perché ti amo, ma non riesco ad esprimere un’emozione che sia una di fronte a quest’ennesimo episodio filmico coi supereroi.

VOTO:
3 Ricchi e poveri

Ant-Man and the Wasp (2018) voto

Titolo brasilero: Homem-Formiga e a Vespa
Regia: Peyton Reed
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Ritorno al futuro – Parte II (1989)

Marty è appena tornato dal 1955, la famiglia è diventata ricca, gli hanno comprato la jeep 4×4 per andare a scopare in camporella e tutto sembra volgere al meglio… quando d’improvviso sbuca nel vialetto di casa Doc Brown alla guida della DeLorean, gli fracassa il secchio dell’immondizia e comincia a farneticare del futuro, dei suoi figli e dio solo sa cosa diavolo s’è pippato.

Questo strambo incipit è l’inizio di un’avventura che trasporterà Marty, Jennifer, Doc Emmett ed il fortunato spettatore che avrà la sagacia di sintonizzare le antenna verso questo piccolo capolavoro anni ’80 che avrò visto un milione di volte e che non mi stancherò mai di apprezzare, prima nel “futuristico” 2015 e poi nel nostalgico 1955 mettendo in scena quasi un unicum nel panorama cinematografico mondiale, ovvero rivisitare un precedente film secondo un’altra prospettiva, quella di un personaggio estraneo che osserva e interagisce (con estrema cautela) con quelle vicende e quei personaggi che abbiamo visto e rivisto, donando loro nuova vita.

Ritorno al futuro - Parte II (1989)
il mangia-polvere!

In quest’epoca zeppa di cazzi e cazzotti non si vedono più film così ed è un peccato, perché Back to the Future Parte II, con questa sua verve ironica e mai stupida, è il perfetto veicolo cinematografico per far sognare un mucchio di adolescenti senza friggere loro il cervello.

Per chi ha già visto questo secondo capitolo di quella che è la migliore trilogia sui viaggi temporali mai girata, c’è poco da aggiungere; per chi invece si appresta a vederlo per la prima volta, per via della propria giovinezza, per semplice noncuranza o perché si è risvegliato ora da un coma, mi sento in dovere di non spoilerare nulla di quello che è un bellissimo intreccio narrativo, molto carico di humour e di frenesia.

PS: chiaramente va visto solo ed esclusivamente dopo il primo capitolo.

VOTO:
5 mangiapolvere

Ritorno al futuro - Parte II (1989) voto

Titolo originale: Back to the Future Part II
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1989
Durata: 108 minuti

TOP 3 – Star Trek: 2° stagione (1967-1968)

La seconda stagione del telefilm fantascientifico per eccellenza vira la barra verso il pop semplicione senza però abbandonare realmente quel velo di sobrietà e serietà proprie delle società pre-sessantottine che si credevano capaci d’interpretare un futuro molto poco prossimo mettendo in scena un futuro molto pieno di stivaletti in pelle e tutine di flanella.

Considerando che questa seconda stagione conta ben 26 episodi, di decrescente bellezza, è stato alquanto difficile giungere ad un trittico che potesse rappresentare degnamente la squadra, ma stringendomi forte i testicoli tra 2 mattoni ho potuto esprimere al meglio il dono della sintesi.

Episodio 1 – “Amok Time”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 1

Mr Spock viene improvvisamente colto dalla fregola della schiacciata, della fregata, della smorzata, della ficcata, del bunga bunga, del fiki fiki, del mondo di mezzo le cosce… sì insomma non riesce a tenere il pitone nei pantaloni tanta è la voglia di farsi una scopata.

In suo soccorso arrivano il capitano Kirk e il dottor McCoy i quali accompagneranno Spock sul pianeta Vulcano per farlo partecipare alla cerimonia Kunat-Kafili alla fine della quale potrà reclamare la giovane Depring, manco fosse al mercato del pesce, la quale però ha in serbo una clamorosa sorpresa che metterà seriamente a repentaglio le copiose erezioni di Kirk.

La frase:

T’Pau: Live long and prosper, Spock.
Spock: I shall do neither: I’ve killed my captain and my friend.

Episodio 4 – “Mirror, Mirror”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 2

Mentre il capitano Kirk, il dottor McCoy, il tenete Uhura e l’ingegnere tenente Scotty stanno trattando l’acquisizione di dilithium crystals dagli Halkaniani, una civiltà profondamente pacifica e per nulla convinta degli usi non-bellici dei loro potenti cristalli da parte della Federazione, una strana tempesta magnetica manda in tilt il sistema di teletrasporto dell’Enterprise dirottando i nostri quattro sventurati verso un malefico universo parallelo nel quale la Federazione è un Impero sanguinario e tutto sembra girare attorno la regola del “cane mangia cane”.

Alle prese con un crudele e barbuto Mr Spock e un equipaggio votato a fottere il prossimo, i nostri poveri amici tenteranno di far ritorno al loro “pacifico” universo senza causare l’estinzione dell’intera razza Halkan.

La frase:

Kirk: In every revolution there’s one man with a vision.
Mirror Spock: Captain Kirk, I shall consider it.

Episodio 6 – “The Doomsday Machine”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 3

L’Enterprise incontra uno spaziale sigaro meccanico lungo qualche chilometro il cui unico scopo è distruggere tutto quello che gli capita a tiro per poi ingerirne i resti e rimpinguare così la sua riserva energetica; tipo Giuliano Ferrara… ma meno spaziale.

Il capitano Kirk lo ribattezza subito “ordigno fine di mondo” mentre il commodoro Matt Decker, unico sopravvissuto della nave Constellation che aveva provato senza successo a fermare questo sigaro infernale, si fa prendere dalle paranoie suicide e tenta in tutti i modi di ficcarsi con tutta l’Enterprise dentro quest’enorme distruttore cosmico nella convinzione di poter fermare un simbolo fallico con una penetrazione, invertendo chiaramente gli addendi.

Mr Spock, dal canto suo, passa l’intero episodio a trattenere con olimpica calma una pericolosissima scarica di peti dovuta alla magnifica fagiolata della sera prima.

La frase:

Matt Decker: You’re bluffing.
Spock: Vulcans never bluff.

Special Mention:
Episodio 15 – “The Trouble with Tribbles”

TOP 3 - Star Trek: 2° stagione (1967-1968) 4

L’Enterprise viene chiamata di gran corsa a sorvegliare un carico di grano transgenico, temporaneamente stoccato nella stazione spaziale K7, che sarà a breve trasportato sul pianeta Sherman nell’ambito di accordi interplanetari  volti all’espansione della Federazione.

Ma a noi che ce ne frega?
Qua la cosa interessante è l’avanzata dei Tribbles, una specie aliena batuffolosa completamente innocua ma altamente prolifica che sta rapidamente invadendo ogni pertugio, sia della stazione spaziale che della nave Enterprise.

Uno degli episodi più amati in assoluto dai fan della serie e sicuramente uno dei più comici: vedere il capitano Kirk che cerca di mantenere il suo solito piglio serio e fascinoso mentre da fuori inquadratura gli vengono tirate in testa queste palline di pelo è impagabile.

La frase:

Chekhov: Scotch?
Scott: Aye.
Chekhov: It was invented by a little old lady from Leningrad.

Titolo retronimo: Star Trek: The Original Series
Creatore: Gene Roddenberry
Stagione: seconda
Anno: 1966
Durata: 26 episodi da 50 minuti circa

Venom (2018)

Una nave spaziale alla ricerca di forme di vita aliena porta a compimento la sua missione fracassandosi sulla Terra nell’inaspettato tentativo di un ritorno a casa con ospite sgradito.

E con ospite sgradito non mi riferisco al negro di Guess Who’s Coming to Dinner, ma a 4 informi melme aliene alla disperata ricerca di organismi nei quali annidarsi grazie ad un’assimilazione simbiotica che permetta loro di sopravvivere a contatto con l’atmosfera terrestre.

…tagliamo corto che tanto non vale la pena: uno degli alieni finisce dentro un giornalista molto perdente chiamato Eddie Brock mentre un altro trova il suo nido dentro il presidente della Life Foundation, la compagnia che aveva mandato nello spazio la navicella di cui sopra.
I due si scontreranno a suon di burbere menate per evitare un’invasione aliena volta alla totale assimilazione del genere umano.

Venom (2018)

Pellicola molto vecchia nelle premesse e nello stile visto che come trama richiama le storie semplicione dei supereroi primi anni 2000 e come sequenze d’azione mette il pubblico nella strana condizione d’aspettarsi l’improvvisa apparizione di Vin Diesel a bordo di una Dodge Charger del 1970.

Se siete alla ricerca di un paio d’ore divertenti senza troppe pretese, cascate male; se invece avete un leggero gusto sadomasochista e godete nel veder soffrire il prossimo, chiamate un vostro caro amico e offritegli una serata a base di Venom.

VOTO:
2 Masoch

Venom (2018) voto

Titolo originale: Venom
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2018
Durata: 112 minuti