The Faculty (1998)

Una piccola cittadina dell’Ohio si ritrova ad essere teatro di uno scontro alieno senza precedenti… a parte una caterva di altre pellicole nonché libri che hanno visto la luce negli ultimi 150 anni.

Ma cos’è che differenzia questa storia dalle altre?
Beh, il fatto che ribalta ampiamente tutti gli stereotipi e i topoi con cui c’hanno avviluppato il cervello con l’obiettivo di farci diventare organismi compiacenti di un unicum più ampio che chiamiamo società civile.

Scordatevi quindi la redenzione dei giovani liceali sfigati che, combattendo assieme un nemico comune esterno, trovano alla fine il buon senso dell’ordine costituito.
No, qua le cose stanno diversamente: gli sfigati abbracciano pienamente il loro essere diversi e anzi lo usano come arma contro la classe dominante, qui giustamente rappresentata dal corpo docenti e dalla polizia locale.

E a suon di maleducazione e cocaina, sì avete letto bene, gli impavidi protagonisti di questa stranissima vicenda elimineranno il grande nemico della nostra epoca, il conformismo.

The Faculty (1998)

Piacevolissima variante del genere cinematografico liceale molto in voga negli anni ’90, da Scream a Dawson’s Creek, che prende a piene mani da molto di quello che l’ha preceduta per poi gettare il tutto in un calderone un po’ caciarone e un po’ geniale.

Sia ben chiaro: non aspettatevi niente di rivoluzionario e se l’intento è quello di soverchiare la piramide sociale a suon di parodie, non ci siamo neppure; se però cercate un filmetto semplice e divertente che non si conforma al genere pur di compiacere il minimo comun denominatore, questa rimane una buona scelta.

VOTO:
3 piramidi e mezzo

The Faculty (1998) voto

Titolo venezuelano: Aulas peligrosas
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 1998
Durata: 104 minuti

Captain EO (1986)

Captain EO, un baldanzoso pedofilo dal sorriso ebete, viaggia per le galassie alla ricerca di carne fresca da sottomettere al suo irrefrenabile egocentrismo ma viene ahimé fermato dalla robotica regina di un grigio pianeta privo di minorenni.

Captain EO, assieme alla sua ciurma di deformità ambulanti, terrà botta agli attacchi luminosi lanciati a piene mani dalla regina monocromatica e convertirà tutti i presenti all’amore universale grazie ai suoi passetti di danza e alla sua voce d’angelo.

Captain EO (1986)

Considerato come uno dei primi film in 4D e cioè 3D con l’aggiunta di effetti pratici all’interno della sala tipo lasers, sbuffi d’aria e un cielo stellato su tutta la volta, Captain EO può essere anche preso ad esempio come una delle più costose buffonate pacchiane mai concepite dai tempi delle piramidi.

Costato 30 milioni di dollari, un vero e proprio sproposito, questo cortometraggio mette in scena una serie di ridicole situazioni interpretate con un tono talmente sopra le righe che uno potrebbe anche farcisi una retrospettiva risata sopra, se non fosse che fa cacare il cazzo.

VOTO:
2 buffone e mezza

Captain EO (1986) voto

Titolo spagnolo: Capitán EO
Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1986
Durata: 17 minuti

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Dopo un primo tentivo di scalata al potere poco riuscita, il Führer si è reincarnato in un appetitoso animaletto alieno dalla faccina appesa e dagli occhioni da cerbiatto che fa molta presa sulla platea infantile.
Quello che però i pargoli non sospettano è che il fur-führer ne ha le palle piene del buonismo da due spicci e ha tutta l’intenzione di riprendere quel vecchio discorso sulla purezza della razza senti che mazza.

Sarà compito del Lo La Gli Le ultimo/a/i/e Jedi fermare il Quarto Reich
aeiou.

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Dopo l’apertura della nuova trilogia con un episodio rispettoso della tradizione filmica della saga stellare più famosa del pianeta Terra e cautelativamente prudente nell’introdurre elementi nuovi alla vicenda (un’opera che aveva provocato in me una scomposta sequenza di bestemmie a cani sciolti), ecco che col secondo episodio si preme ferocemente sull’acceleratore della risata nel tentativo non riuscito di svincolare il franchise da un pubblico di riferimento nello spettro autistico e consegnarlo nel più redditizio gran mercato della media aritmetica.

Joseph Goebbels l’ha definito una stupenda favola sul ciclo della vita.
Per me l’unica nota positiva è che non ho pagato per vederlo.

VOTO:
1 ciclo e mezzo

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017) voto

Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi
Regia: Johnson
Anno: 2017
Durata: 152 minuti

Spider-Man Homecoming (2017)

Peter vuole tanto ciularsi una compagna di scuola… ma è timido, un po’ nerd e ha un amico ciccio bombo cannoniere col quale si diverte a costruire i modellini della Lego Star Wars©.

Nel frattempo un padre di famiglia a capo di una grande impresa di pulizie perde il contratto di ripulitura di New York a favore della famosa Stark Industries che è super ammanicata col governo visto ogni 2 per 3 Tony Stark e gli altri Avengers reggono le mutande al politico di turno; l’unica cosa che gli rimane da fare quindi è quella di passare al lato oscuro della forza infilandosi un costume tecnologico che lo fa volare come un falco di 450 kg.

Non dimentichiamoci inoltre che questo film ha un bassissimo contenuto di  colesterolo e un altissimo contenuto di persone non bianche, in ruoli marginali.

Spider-Man Homecoming (2017)

La cosa che più mi fa stranire, nel contesto di un film indubbiamente buono e godibile da ampie fasce di pubblico, è la palese contraddizione d’avere un personaggio giovane e inesperto che “aspira a” e “agisce per” diventare un adulto responsabile come il maestro di turno che la storia gli para di fronte mentre quasi tutte le singole scene della stessa storia fanno di tutto per ingraziarsi la massa pubescente di internauti che si snapchattano il cazzetto con due orecchie da coniglio per mandarlo alla compagna di classe che ha cominciato a sviluppare un lieve accenno di tette.

E’ questo continuo ammiccamento ad una presunta (e tra l’altro comoda all’establishment di comando) incosciente stupidità dei giovani ritratti nei mass-media convenzionali che non mi va giù: perché mannaggia tua madre, gli esseri umani non sono frullatori che si attivano con un bottone, ma sono esseri biologici ai quali serve tempo e transizioni per passare da infima creatura sbrodolona a vincitore del premio nobel.

E una cosa è certa: se continui a trattare gli idioti come idioti, molto difficilmente cominceranno a mettere in dubbio la realtà come la concepiamo e far avanzare quindi il genere umano verso un livello più alto di consapevolezza, cioè quello socratico di non sapere un cazzo.

VOTO:
4 Socrate in vacanza

Spider-Man Homecoming (2017) voto

Titolo originale: Spider-man Homecoming
Regia: Jon Watts
Anno: 2017
Durata: 133 minuti
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Monolith (2016)

Una giovine ex cantante pop, ora ridotta a giovine madre con annesso figlio rompicazzi e marito fedifrago, s’imbarga in un viaggio della speranza a bordo d’una macchina ipertecnologica chiamata per l’appunto Monolith con l’intenzione di pizzicare il consorte con le mani nella marmellata, dove per mani si intende il cazzo e per marmellata la vagiaina, come dicono gli inglesi.

Ovviamente la cosa finisce male, con lei chiusa fuori dalla macchina mentre il bambino si cuoce dentro sotto il sole del deserto californiano.
Come tirarlo fuori?
Un ramo, le mani, un sasso, una chiave inglese, un fuoco, un crepaccio, un decreto legge?

Monolith (2016)

Interessante esperimento a basso costo, ma a buon regime intellettivo, prodotto dalla Sergio Bonelli editore (quella di Tex e Dylan Dog) e tratto dall’omonimo fumetto nonché serie TV che sembra avvalorare il vecchio adagio “donne al volante, pericolo costante”.

Con la sua ora e venti di durata e una protagonista in buona forma è veramente impossibile andar male e aggiungo: se oggi fosse il 1999 e io fossi uno sbarbatello liceale in cerca di un filmetto per passare la serata a casa di amici tra una partita ad Age of Empires II e Worms Armageddon, ecco, questa sarebbe la vhs perfetta, tipo quel film con Kurt Russel con la moglie chiusa nel baule di un’auto nel deserto che noleggiai nel 1997 in cerca di un filmetto per passare la serata a casa di amici tra una partita ad Age of Empires II e Worms Armageddon.

VOTO:
3 worm e mezzo

Monolith (2016) voto

Titolo inglese: Trapped Child
Regia: Ivan Silvestrini
Anno: 2016
Durata: 83 minuti

Coherence – Oltre lo spazio tempo (2013)

8 amici di lunga data con più d’una tensione nascosta si riuniscono a cena la notte stessa del passaggio della cometa Miller per discutere della AS-Roma e di fisica quantistica, ma un black-out improvviso innesca una serie di eventi del tutto casuali che creano (come succede ogni istante delle nostre vite) infinite realtà corrispondenti alla determinata deviazione.

Tutto andrebbe comunque bene (dicono i fisici) fino a che, come nel famoso esperimento di Schrodinger, non si apre la scatola e le due realtà, quella col gatto morto e quella col gatto vivo, entrano istantaneamente in collisione per creare la realtà dell’osservatore.

Ovviamente nel nostro caso, essendo un film, l’amore è il gatto.

Coherence - Oltre lo spazio tempo (2013)

Fantastica pellicola low-budget… ma che dico low-budget… LOW-BUDGET tutta incentrata sull’interpretazione meccanico-quantistica della realtà intesa come l’insieme di tutte le possibilità espresse e inespresse del percorso spazio-temporale in cui esistiamo.

Vale a dire: ti ricordi quella fantastica ragazza che ti sei lasciato sfuggire come un coglione quando eri giovane, forte e coglione?
Beh, c’è un universo nel quale non solo l’hai presa in moglie ma c’hai pure fatto 7 figli deformandole irrimediabilmente il grembo per il resto della vostra misera vita.
Ecco, ora cercate d’applicare questo ragionamento al film in questione e capirete facilmente il buon livello di tensione e curiosità scientifica che può suscitare in quello spettatore che vorrà dare una chance ad intelligenti micro-pellicole come questa.

D’altra parte (siccome ci sono infiniti universi) anche se tu decidi di non vederlo, c’è un altro te che lo farà… quindi continua pure a dormire.

VOTO:
4 ketamine

Coherence - Oltre lo spazio tempo (2013) voto

Titolo originale: Coherence
Regia: James Ward Byrkit
Anno: 2013
Durata: 89 minuti
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Alien: Covenant (2017)

C’era un volta la nave spaziale Covenant, un cargo interstellare zeppo di esseri umani criocongelati in attesa di essere rivitalizzati una volta giunti su un nuovo pianeta da colonizzare.
Sviga volle che un’esplosione stellare di neutrini mettesse fuori uso le vele solari della Covenant costringendo l’androide di bordo Walter a rivitalizzare l’equipaggio per effettuare le dovute riparazioni.
Nel frammentre ecco che arrivò un segnale da un pianeta abitabile nei paraggi, una voce di donna che cantava una canzone; il neo-capitano (perché il capitano originario, interpretato per circa 15 secondi da James Franco, prese fuoco nella capsula criogenica) decidette mooooooolto saggiamente di scendere per verificare… e ovviamente questo fu l’inizio della fine.

Alien: Covenant (2017)

Secondo prequel per la saga sugli alieni con le teste a cazzo e la saliva acida e buona riuscita per una scommessa apparentemente persa in partenza e che invece mi ha lasciato ben più che un cumulo di catrame in fondo al cuore, ma che dico, ben più che un cumulo di catrame alla vaniglia in fondo al cuore.

Alla fine di Prometheus c’era l’androide David e l’unica superstite umana della missione Shawn che andavano alla volta del pianeta degli ingegneri per gridare feroce vendetta e portare immenso dolore; tra un film e l’altro sembra che i piani siano leggermente cambiati e siano andati in una direzione che non rivelerò per non spoilerare i “twist” ma che viene alla mente dopo neanche una mezz’ora di film.
Ed è proprio questo senso di infantilismo narrativo vomitato in bocca allo spettatore passivo come fosse fluido popcporn caldo e denso che abbassa il tono e la soddisfazione del film quel tanto per differenziarlo dalla schiera delle pellicole col buco di culo perfetto e quelle con le ragadi.

Troppo simpatica la scena con gli androidi Walter e David che si baciano dopo aver suonato il piffero.

VOTO:
4 pifferi

Alien: Covenant (2017) voto

Titolo originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Anno: 2017
Durata: 122 minuti
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Le spie vengono dal semifreddo (1966)

Franco e Ciccio sono portieri di un albergo lussuoso, ma il loro grande sogno è fare le spie come 007… perché cosa c’è di meglio al mondo che uccidere gli uomini e fottersi le donne?

A seguito di una brevissima e abbastanza sconclusionata sequenza di cui ho perso il filo dopo neanche 20 secondi, i due beceri ignoranti vengono presi dal servizio segreto americano e mandati subito in missione: il loro obiettivo è il dottor Goldfoot (chiara parodia di Goldfinger), uno scienziato pazzo (interpretato da un Vincent Price come non te lo aspetti) che costruisce donne bomba (tipo nei cartoni animati con Tom & Jerry) che poi esplodono al contatto coi più importanti generali americani e russi.
Il suo scopo finale è decimare gli alti comandi delle due nazioni e permettere quindi l’ascesa della Cina quale potenza mondiale.

Le spie vengono dal semifreddo (1966)

Partiamo dal presupposto che io Franco e Ciccio li odio; di un odio profondo che nasce non dalla loro evidente cretineria e pochezza artistica, ma dall’incredibile successo in Italia di un modo di fare commedia così povero da meritare l’elemosima dai monaci buddisti.

Detto questo, anche a voler essere obiettivi qui c’è veramente poco da salvare sotto ogni possibile aspetto cinematografico.
Certo, devo ammettere che vedere Vincent Price travestito da suora è stata un’esperienza più unica che rara, ma il resto del film è veramente un’accozzaglia micidiale da far accapponare le pelle mentre si tirano fuori due o tre bestemmie coi fiocchi.
Bestemmie tipo “Madonna ladra di cuori”, “Gesù autoflagellato con il cilicio sporco”, “san Giuseppe umiliato e scotennato sulla pubblica piazza” e via dicendo.

Simpatico rivedere la por’anima di Laura Antonelli, l’attrice con la fronte tipo Piazza del popolo che, dopo aver recitato in 174 film mostrando le sue bellissime chiappe, è finita grassa, deturpata dalla chirurgia plastica, imbottita di cocaina, ma con la fede in Cristo redentore mortificato da una valanga di merda.

Gesù, redimiti ‘sto cazzo.

VOTO:
1 Gesù e mezzo

Le spie vengono dal semifreddo (1966) voto

Titolo inglese: Dr. Goldfoot & the Girl Bombs
Regia: Mario Bava
Anno: 1966
Durata: 82 minuti

Monkey Shines (1988)

Triste storia del tetraplegico triste Allan Mann che ritrova la voglia di vivere solo quando il suo amico scienziato pazzo gli regala una scimmia cappuccina ammaestrata chiamata Ellen alla quale ha segretamente iniettato un concentrato di cervello umano per farla diventare intelligente… vabbè.

Allan ed Ellen vivono alla grande questa loro unione di fatto fino a quando all’umano non sorge il dubbio che la scimmia sia diventata un filino gelosa e stia facendo fuori chi si mette in mezzo alla loro felicità non riconosciuta da santa romana chiesa.
A questo punto solo l’astuzia che da sempre contraddistingue gli storpi potrà cavarlo d’impaccio e farlo quindi rituffare tra le cosce dell’ammaestratrice di scimmie con lo strano fetish per i paralitici.

Monkey Shines (1988)

Urca che burka.
Sinceramente me lo ricordavo meglio questo film meno conosciuto del caro estinto Romero.

A farla da padrone in questo tripudio di piroette represse sono senza dubbio l’abilità della scimmia, vero prodigio recitativo che eguaglia il bravo protagonista, e alcune belle intuizioni cinematografiche; purtroppo però questo non basta a dirigere in porti sicuri questa nave equamente divisa tra film spaventevole e pellicola d’autore.

Certamente da menzionare il gran bel petto villoso di Stanley Tucci su cui molti vorrebbero mingere copiosamente.

VOTO:
3 Stanley e mezzo

Monkey Shines (1988) voto

Titolo esteso: Monkey Shines – Esperimento nel terrore
Regia: George A. Romero
Anno: 1988
Durata: 113 minuti

Santa Claus Conquers The Martians (1964) [Full Movie]

The Martians kidnap Santa Claus because there is nobody on Mars to give their children presents.

Director: Nicholas Webster
Writers: Glenville Mareth (screenplay), Paul L. Jacobson (based on a story by)

Buy the DVD ➤ http://amzn.to/2tysl7l This movie is in public domain.

Titolo alternativo: Santa Claus Defeats the Aliens
Regia: Nicholas Webster
Anno: 1964
Durata: 81 minuti

Life – Non oltrepassare il limite (2017)

Un gruppo di scienziati della stazione spaziale internazionale scopre una forma di vita in mezzo a della sabbia proveniente da Marte, una forma di vita composta da cellule tutte muscoli e tutte cervello.

e niente:
creature spaziali omicide.

wow
wow wow
wow wow wow

Life - Non oltrepassare il limite (2017)
woooooooooooooooooow

Bel film… del cazzo.

Ma io dico: se una creatura è così intelligente da usare utensili ed elaborare un piano di fuga, ecco, non sarebbe meglio tentare un qualche tipo di comunicazione piuttosto che cercare d’incenerirla furiosamente dopo che si è giustamente incazzata per aver ricevuto una scossa elettrica?

No così, mica per fare polemica come al solito.
Una domanda legittima, una domanda che uno spettatore medio si pone mentre guarda stupefatto un interessante mostro narrativo posto a metà strada fra Alien e Gravity che però non giunge alla portata artistica di nessuno dei due.

Bella la sequenza iniziale con notevoli virtuosismi tecnici che hanno prodotto un complicato e piacevole piano sequenza con gli astronauti che vanno su e giù per i corridoi della stazione come fossero realmente a zero gravità.
Poi piano piano la temperatura emotiva scende inesorabilmente assieme alla timida erezione del pubblico il quale finalmente capisce il reale significato del sottotitolo italiano che (per una volta) suggerisce la giusta tattica da seguire nel caso vi venisse voglia di vedere questo film: Non oltrepassare il limite… della sala cinematografica.

VOTO:
2 astronauti e mezzo

Life - Non oltrepassare il limite (2017) voto

Titolo originale: Life
Regia: Daniel Espinosa
Anno: 2017
Durata: 104 minuti

Ghost in the Shell (2017)

Major Mira Killian è un potentissimo robot col cervello di una donna e questo già dovrebbe far sorgere dei dubbi.
Se a questo aggiungiamo la sua passione per i motori, allora…

Ecco, io immagino che tutti quei deficienti mentecatti fottutissimi ignoranti cinematografici critici della domenica de ‘sto cazzo abbiano pensato essere più o meno questo il pensiero di quelli che hanno gradito questa storia fantascientifica molto adrenalinica (e poco interessante).
Sì perché, secondo i Social Justice Warriors, uno quando guarda un film non si concentra sulla storia, sui personaggi, sui conflitti, sulle lezioni morali, sul comparto visuale, sulle musiche, sull’atmosfera…

no no no
Il pubblico decide se un film è degno d’essere visto basandosi unicamente sul colore della pelle dei protagonisti.

Ghost in the Shell (2017)

Ma mannaggia quella cavallina spelacchiata senza fede dopo essere stata frustata con un cordino di pelle di cane perché troppo loquace, ma come cazzo si può essere così maledettamente miopi e stronzi per montare ad arte una polemica sterile e infondata sul #whitewashing di Hollywood?

Sarò un contadino veneto, ma a me sembra totalmente normale che se una casa di produzione americana tira fuori un film da un manga giapponese, abbia ovviamente maggiori probabilità di scegliere come protagonista un’attrice americana, anzi: una famosa attrice americana.

Non c’è alcun complotto contro i giapponesi, che tra l’altro se ne sono infischiati il cazzo di queste polemiche tutte concentrate nel New England dei riccastri finto-progressisti i quali votano Hillary Clinton, e non c’è alcun tentativo cosciente dell’industria dell’intrattenimento di perorare una crociata bianca contro le minoranze etniche.

Tutt’al più c’è una crociata contro il cinema dozzinale, la mia.

VOTO:
3 croci crociate e mezzo

Ghost in the Shell (2017) voto

Titolo originale: Ghost in the Shell
Regia: Rupert Sanders
Anno: 2017
Durata: 107 minuti