BURN-E (2008)

Burn-E è un robot saldatore a bordo della stazione spaziale Axiom, la stessa dove si svolge parte del film di animazione Disney-Pixar Wall-E; per sua sfortuna si ritrova a sostituire una luce di segnalazione mentre Wall-E e Eve ne combinano di tutti i colori fuori e dentro la nave spaziale.
Gag a seguire.

Questo delizioso cortometraggio della Pixar è stato prodotto in concomitanza con Wall-E, capolavoro animato dello stesso anno.

Titolo: BURN-E
Regia: Angus MacLane
Anno: 2008
Durata: 8 minuti

Ritorno al futuro (1985)

Ritorno al futuro è un film straordinario diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Steven Spielberg, due pallottole di grosso calibro che negli anni hanno sfornato grandi classici (Used cars, Chi ha incastrato Roger Rabbit? e appunto la trilogia di Ritorno al futuro).

Ma di cosa parla questo film?
Parla di un ragazzo sedicenne americano di una cittadina anonima chiamata Hill Valley (vallata collinare?), alle prese con i soliti problemi che affliggevano i giovani degli anni ottanta: bullismo a scuola, difficoltà nell’apprendimento, ragazze precoci, un talento musicale inespresso e tanta voglia di una macchina 4×4 per andare a scopare in collina il sabato sera.
Il suo unico vero amico è uno scienziato pazzo, Doc Brown, il quale riesce ad inventare una macchina del tempo adattando una DeLorean DMC-12, una macchina fallimentare degli anni ’80 resa celebre anche (e sopratutto) da questa pellicola.

Marty, questo il nome del ragazzo, assiste al riuscito collaudo della macchina in un parcheggio di un centro commerciale; sfortunatamente a rompere le uova nel paniere arrivano dei terroristi libici, alla guida di un furgoncino volkswagen, armati di bazooka e incazzati neri per non essere stati pagati dal dottore in cambio del plutonio da loro procurato, un plutonio che permette il viaggio nel tempo.
Confrontatisi coi libici, Doc muore con un mitragliata in petto e Marty decide bene di scappare usando la DeLorean la quale fa il suo sporco lavoro trasportandolo nel 1955, anno in cui i suoi genitori liceali si incontrarono per la prima volta.

A questo punto Marty deve fare due cose:
1- tornare indietro nel futuro (da cui il titolo).
2- fare sì che niente disturbi l’innamoramento dei suoi genitori, pena la sua scomparsa dalla storia.

Ritorno al futuro (1985)

Ritorno al futuro fu un tale successo che la Universal, studio produttore, decise immediatamente di cominciare la produzione per due altri titoli e completare così una trilogia mai pianificata in prima istanza (il finale col dottore che convince Marty a viaggiare nel futuro era solo uno scherzo, non un “cliffhanger” come poi è diventato).

Questa bomba commerciale inaspettata portò alla fama Robert Zemeckis, regista fino ad allora non di primo livello, e rese immortale una storia di fantascienza e amicizia intergenerazionale.
Purtroppo Hollywood ha da lungo tempo abbandonato il prolifico filone dei film scientifici e vagamente ribelli per abbracciare un populismo becero, sessista e nazional-socialista con solide punte capitaliste (Transformers, come al solito, su tutti).
Film come Ritorno al futuro, Gremlins, Navigator, Miracolo sull’8 strada (titolo originale *Batteries non included, tanto per dire che la religione non c’entrava un cazzo in inglese) rimangono esempi alti di come si può fare intrattenimento semplice per un pubblico vasto senza però sacrificare il messaggio e soprattutto glorificando lo sfigato, il deriso schiaffeggiato dalla vita per via dei soliti teppistelli che dopo il liceo si arruolano e vanno a sparare ai bambini Afgani mentre ascoltano Chris Brown.

Titolo originale: Back to the Future
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1985
Durata: 116 minuti

Cronos (1993)

Guillermo del Toro ha cominciato così, con un film totalmente fuori dagli schemi.
La storia non è niente di scandalosamente nuovo: un antico artefatto del mille e seicento dona eterna giovinezza a chi ne fa uso; l’oggetto cade per caso in mano ad un vecchio antiquario che non perde tempo nello sfruttarne i magici poteri.
Il problema è che il magico dono viene con un piccolo effetto collaterale: ti trasforma in un mostro assetato di sangue…immortale…che brucia alla luce del sole…sì, bravi, un vampiro.

Cronos (1993)
vampiro sottoproletario mentre pulisce i pavimenti del patronato

Cronos è un film godibile, divertente e sicuramente un buon debutto per il giovane Guillermo; certamente una pellicola non priva di difetti, ma pur sempre una novità nel panorama vampir-orrorifico.
Spaventa i più piccini e fa sorridere i più grandi.
Un film per famiglie insomma…e che cazzo volete di più?

Titolo: Cronos
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 1993
Durata: 94 minuti

Pacific Rim (2013)

Questo film è una meraviglia.
Punto.

Guillermo del Toro ha fatto bene i compiti a casa e ci regala il primo vero film americano ad alto budget la cui principale fonte di ispirazione sono i cosiddetti Kaiju films, ovvero i film giapponesi con i mostri (vi ricordate Godzilla?).
Ovviamente l’immaginario non si ferma qui, ma va oltre con innesti fantasiosi e coloratissimi tipici della filmografia del regista messicano più ciccione che c’è e qualche sporadica caduta di stile tipo il penoso discorso del comandante militare nero prima della battaglia finale; un vero calcio sui coglioni, e per retorica e per fiacchezza (non pensavo potessi rimpiangere quello di Independence day).

Fortunatamente a salvare baracca e burattini ci sono i “robottoni”, nel loro splendore computergrafico da 190 milioni di dollari, che fanno a cazzotti con i mostri e li quartano e spezzano i due, quattro, cinque, per poi prenderle a destra e manca per 3 quarti di film.

Pacific Rim (2013)

Pacific Rim è due ore di intrattenimento come non se ne vedeva da tempi; dopo ben 3 film fascisti (Transformers), Hollywood ha prodotto un film con i mostri e i robot come cristo comanda.

L’unica tristezza è che Pacific Rim è costato 40 milioni di dollari in più di Transformers 1 ed ha incassato la metà (recuperando comunque costi di produzione e facendo il 100% di incasso netto).

Mortacci vostra.

Titolo originale: Pacific Rim
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2013
Durata: 132 minuti

Robot Jox (1989)

Tra poco esce Pacific Rim; il film di Guillermo Del Toro sui combattimenti tra robottoni.
Stuart Gordon ci aveva già pensato nel 1989.

Dopo la terza guerra mondiale (atomica), i conflitti tra eserciti sono stati sostituiti da combattimenti tra robot di dimensioni da cartone animato giapponese; pilotati dall’interno come da miglior tradizione, questi lenti pezzi di latta se ne danno di santa ragione fino a che uno dei due crolla e/o muore.
Nel film in questione, l’Alaska è la posta in gioco e il pilota americano (del blocco chiamato “Market”) e il russo (della “Confederazione”) si picchiano, si insultano, si tirano pugni volanti e soprattutto danno un nuovo significato al polinomio “Guerra fredda”.

Anche se un po’ datato e poco politically correct, Robot Jox funziona ancora perché non parla solo di una guerra tra macchine, ma parla di una umanità privata dei valori fondamentali e guidata da corporazioni tecnocratiche.
Inaspettatamente, la parte migliore è proprio la battaglia tra pupazzi filmati in stop motion, mentre le ricostruzioni futuristiche distopiche fanno quel che possono col budget a disposizione.

PS: credo che abbiano girato gli esterni della città misera, grigia e cementificata a Spinaceto (Roma sud) e la cosa fa troppo ridere.

Titolo italiano: Robojox
Regia: Stuart Gordon
Anno: 1989
Durata: 85 minuti

Prometheus (2012)

Il prequel di Alien firmato Ridley Scott che ti fa già incazzare dopo 10 minuti.

Allora, spoilers a raffica:
una razza aliena si diverte ad andare in giro nuda per la galassia mentre crea vita su altri pianeti con l’aiuto di una sostanza nera; la sequenza iniziale è probabilmente la creazione della vita sulla Terra.
Per molti secoli questi alieni, chiamati “ingegneri” dagli idioti nel film, ci hanno fatto visita di tanto in tanto per controllare che la loro creazione (la razza umana) procedesse come voluto mentre la loro creazione (sempre la razza umana) li ha innalzati a dei.
Ad un certo punto però pare abbiano deciso di distruggerci, senza riuscirci; sappiamo questo perché una nave spaziale è mandata in missione dalla compagnia privata Weyland alla ricerca di una spiegazione alla trama di un film che già comincia a scricchiolare.
Arrivati su un pianeta misterioso, i giovani eroi trovano i resti di una base aliena ed una navicella pronta a partire per la Terra e consegnare il suo carico di morte.
Quale carico di morte?
Una marea infinita di anfore con dentro questa materia nera.
Perché morte? Perché sembra che questa merda nera non sia amichevole: quando entra in contatto con una forma di vita, la muta tra atroci sofferenze in qualcosa di diverso, molto spesso violento. Dei vermi si trasformano in mostri sinuosi e uno degli avventurieri che viene in contatto con essa si trasforma (apparentemente) in un ingegnere, alchè viene subito seccato dai compari con un lanciafiamme.

La domanda che sorge spontanea è
perché sugli ingegneri ha un effetto di moltiplicazione dei pani e dei pesci mentre su chiunque altro ha effetti terribili?

Ricapitoliamo:
merdaNera+ingegnere=umani
merdaNera+umani=ingegneri
merdaNera+vermi=cazziMostruosiAssassini

Poi però, se un ingegnere impregna un’umana, il risultato è una fica tentacolare di dimensioni colossali con la forza di un trattore che appena vede un essere vivente cerca di scoparlo per via orale depositandogli un uovo in pancia (come in Alien). Il frutto di tanto amore è appunto un Alien come noi lo conosciamo (in questo caso un po’ diverso perché covato in grembo ad un ingegnere e non un umano come nella serie originale).

Alla fine del film rimaniamo purtroppo con gli stessi dubbi dell’inizio: da dove veniamo, perché esistiamo, ma soprattutto:

Quando morirà David Lindelof coi suoi misteri dozzinali e una trama illogica che non rispetta lo spettatore?

Titolo originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Durata: 124 minuti
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