La serie Resident Evil (2002-2017)

Ed eccola qui, la serie zombie ispirata al famoso videogioco Capcom che tanti e tanti anni fa uscì per la Playstation e che io ancora non ho finito dio bono.

Alla sua uscita penso che nessuno ci avrebbe scommesso 10 lire visto l’andamento deludente dei film tratti dai videogiochi, eppure questa volta è andata bene e Paul W. S. Anderson non solo è riuscito a portare a casa risultato monetario dopo risultato monetario, ma si è pure imbertato quella fica di Milla Jovovich.

Resident Evil (2002)

Resident Evil (2002)

Sotto Racoon city c’è un enorme laboratorio della Umbrella corporation, multinazionale senza scrupoli che lavora nella ricerca militare e medica, che va completamente fuori controllo per la fuga non accidentale del T-virus, un agente curativo-potenziante con il piccolo effetto collaterale di trasformarti in zombie.

Un drappello di sfigati con la mimetica accompagnati dalla fica di turno dovranno calarsi dentro e disattivare il super computer che governa l’impianto per un motivo che in realtà non viene mai spiegato bene e che rappresenta il primo di una serie infinita di buchi di sceneggiatura.

Resident Evil: Apocalypse (2004)

Resident Evil: Apocalypse (2004)

L’Umbrella Corporation non ha ancora capito che cazzo sia successo nel laboratorio segreto quando riesce pure a far uscire il virus contaminando Racoon City.

A quel punto, come se fossimo in un sogno bagnato liberale e non esistessero entità governative, questa compagnia privata chiude la città con un muro e guardie armate mentre pensa come sistemare il problemino da loro causato e la soluzione è: liberare la creatura Nemesis, per aggiungere casino a casotto.

Resident Evil Extinction (2008)

Resident Evil Extinction (2008)

A causa del T-virus, la Terra è diventata una landa desolata come in Ken il guerriero, anche se non si capisce bene il perché.

Gruppi armati rivoluzionari si aggirano per i deserti americani in cerca di acqua e benzina nonostante sia chiaro a tutti l’insensatezza della cosa e l’unica via di salvezza paia essere la fuga in Alaska che, al pari della fuga alle Canarie di tanti nostri connazionali, rappresenta l’Eldorado di chi cerca sorbetti tailandesi.

Corvi zombie e cloni della bella Alice saranno il piatto forte di questa merda.

Resident Evil: Afterlife (2010)

Resident Evil: Afterlife (2010)

Alice e il suo esercito di cloni irrompe nel quartiere generale giapponese della Umbrella e ammazza tutto e tutti a suon di calci in bocca rotanti, ma Albert Wesker controlla ordigno fine di mondo e kabum ciao ciao cloni non ci sono soldi per tenervi in scena fino alla fine del film.

A questo punto si passa alla classica location a basso costo e buon effetto scenografico, la prigione assediata da zombie, e nessuno si deve permettere di rompere il cazzo ad Alice altrimenti lei parte di calcio in bocca rotante e ciao ciao incisivi superiori.

Girato in 3d, ma nessuno se n’è accorto perché vale sempre la regola secondo cui: un film 3d ha senso solo se viene terzo nella serie e si chiama “titolo + 3d”.

Resident Evil: Retribution (2012)

Resident Evil: Retribution (2012)

Qui siamo su vette di follia allucinogena alte con Alice che vagheggia dentro una struttura enorme e sepolta nell’estremo nord della Russia dove la Umbrella mette in scena lo spandersi del T-virus in differenti ambienti (urbano, campagnolo, metropolitano) per convincere le varie super potenze mondiali a pagare belle mancette per accaparrarsi l’arma batteriologica del terzo millennio.

Ci sono anche molti cloni che vengono sacrificati per questa giusta causa, ma proprio a manella che uno dice dai basta non è possibile sopportare questo bagno di sangue ma Mattarella sta lì che beve direttamente dalle vene di docili minorenni che hanno un piede dall’altra parte, sfoggiando lui un durello di proporzioni miserrime.
Un durello che però non viene disdegnato da quel deficiente di Lollobrigida che lo succhia avidamente mentre tenta invano di masturbarsi con un moncherino di soldato vietnamita.
Buona idea.

Finale alla Truffaut con i personaggi che si domandano il senso della vita mentre fumano sigarette arrotolate alla Casa Bianca.

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

La resa dei conti finale tra Alice, sosia di se stessa, e la Umbrella Corporation, multinazionale senza scrupoli che in una società di stampo socialista non potrebbe mai esistere e invece eccoci qui a dover fare i conti con l’apocalisse zombie.

Grazie Calenda!

Durante le riprese di questo film la controfigura di Milla si è fracassata con la motocicletta contro la gru dell’operatore spaccandosi la faccia e finendo con braccio amputato e colonna vertebrale contorta mentre un altro lavoratore si è irrevocabilmente assottigliato come una sogliola sotto il peso di una macchina Hammer.
Ovviamente la produzione non aveva assicurazione per questo tipo d’incidenti, visto che tutta la serie è girata in paesi del secondo mondo dove le tutele per i lavoratori sono spesso inesistenti.

Grazie Calenda!

VOTO:
2 Truffaut e mezzo

La serie Resident Evil (2002-2017) voto

Titolo giapponese: バイオハザード:ザ・ファイナル
Regia: Paul W.S. Anderson
Durata: 1 ora e 47 minuti
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Shin Godzilla (2016)

Viene ritrovata una misteriosa barca alla deriva nel mar giapponese e quindi tutti si chiedono chi vincerà quest’anno il campionato.

Appurato che non si muove foglie che Dio non voglia, i dubbi sulla misteriosa barca alla deriva nel mar giapponese verranno fugati quando fuoco, fumo e onde giganti si presenteranno nella baia di Tokyo; un breve preludio a quello che sarà l’antagonista allucinato di questa pellicola: Godzilla, un mostro mutante alto 50 metri che sputa fuoco ed emette potentissimi raggi fotonici dalle creste.

A separare questa gigantesca catastrofe dalla popolazione civile ci penserà maldestramente l’apparato burocratico ed ipervertista del paese del sol levante nonché le forze di autodifesa che mitraglieranno la pelle corazzata del mostro con proiettili piccolissimi, forse sperando in una perforazione ad iniezione.

Alla fine fortunatamente a salvare baracca e burattini ci penseranno i puntualissimi treni sparati a manetta contro la belva feroce.

Shin Godzilla (2016)

Reboot del famoso primo capitolo della saga del kaiju più famoso della storia che ammoderna le paure giapponesi con l’accostamento al disastro di Fukushima e agli tsunami, senza però tralasciare l’accenno critico alla bomba atomica (genitrice del Godzilla originale) .

Allora, parliamoci chiaro: il film è piuttosto noioso e fa un uso spaventoso di location e personaggi lasciando lo spettatore sempre più frastornato ed impigrito ad ogni minuto che passa.

L’intento è chiaro fosse quello di criticare il verticismo nipponico e la conseguente ingessatura di fronte ai disastri naturali, la lentezza e l’indecisione della risposta da dare per evitare il più possibile le morti tra i civili, e quindi le apparizioni del mostro ed i suoi combattimenti in città sono centellinati mentre interminabili sono le riunioni di gabinetto e le conferenze di qualunque ente pubblico coinvolto nelle operazioni, dal consiglio dei ministri al gruppo di ricerca biologico passando per tutti i capostazioni della prefettura.
Però dio caro, ci sono talmente tanti dibattiti che volevo tagliami le vene.

Per vostra fortuna alla fine ho desistito e rimandato ad un momento migliore.

VOTO:
2 treni e mezzo

Shin Godzilla (2016) voto

Titolo originale: シン・ゴジラ Shin Gojira
Regia: Hideaki Anno, Shinji Higuchi
Durata: 2 ore
Compralo: https://amzn.to/459eova

Incubo sulla città contaminata (1980)

Un giornalista si trova all’aeroporto perché deve intervistare un famoso scienziato in arrivo da casa di tua madre, e invece si ritrova un’orda di vampiri zombie mutanti bevisangue che zompa fuori dalla fusoliera di un aereo militare e comincia a farsi strada a suon di cazzotti e corse pazze per la pista d’atterraggio.

Dapprima confuso e successivamente eccitato, Dean Miller, il giornalista di cui sopra, tenta in tutte le maniere di trovare un anfratto, un giardino isolato, un pertugio nel muro dove poter finalmente spararsi una sonora pippa col riporto e dare così una calmata ai suoi bollenti spiriti maneschi che vorrebbero mettere a ferro e fuoco mezza Europa.

Sentito odore di sperma e violenza, interviene sulla scena Joe Biden che con balzo felino corre verso la finestra, che per il caldo era stata lasciata socchiusa, e si lancia nel vuoto.

Incubo sulla città contaminata (1980)

Un filmerda perché è confusionario, è soporifero, è recitato da cani, è finanziato con un chilo bruscolini e chi più ne ha più ne metta.

E di questo dobbiamo ringraziare Umberto Lenzi, prolifico regista che ha sfornato ben 66 pellicole (una all’anno), per averci regalato questo pacchetto di sterco fumante dopo la vincente serie di polizieschi anni ’70 tipo Milano odia: la polizia non può sparare, Roma a mano armata e Napoli violenta e il fruttuoso sodalizio con Thomas Milian col quale inventò il celebre Er Monnezza.
Qui invece Lenzi s’imbarca sul genere horror tentando una sua versione della fortunata carriera di Dario Argento, senza però possederne talento e fronte padana.

E io mi danno l’anima perché il regista ha sempre detto d’essere anarchico… e allora perché hai voluto impormi questa merda di stronzata?
Perché Lenzi? Perché?

VOTO:
1 fronte e mezza

Incubo sulla città contaminata (1980) voto

Titolo inglese: Nightmare City
Regia: Umberto Lenzi
Durata: 1 ora e 32 minuti
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Ghost in the Shell (1995)

Nel 2026 il mondo è oramai invaso dai cyborg e Motoko Kusanagi, una di loro al servizio della Sezione 9 della polizia giapponese, deve tirare il ragno dal buco del mistero attorno al fantomatico Burattinaio, un’entità senza volto né sesso che sta seminando un po’ di panico tra i pezzi grossi governativi infiltrando sistemi informatici e cervelli cibernetici.

Chi è e cosa vuole questo Burattinaio che sta muovendo le fila di un piano tanto oscuro quanto minaccioso?

Ghost in the Shell (1995)

Anime culto degli anni ’90 che ha influenzato non poco la fantascienza a seguire (vedi Matrix) e che rappresenta forse uno degli esempi migliori di connubio tra misticismo, scienza e filosofia in salsa nipponica.

Leggermente calante nella tensione narrativa, mantiene comunque dall’inizio alla fine una bellissima atmosfera quasi surreale, nonostante l’estrema fisicità e della tematica cibernetica e della carica di violenza.

Un’ottima animazione e delle musiche spesso suggestive accompagnano lo spettatore in un viaggio negli abissi d’acciaio di una Tokyo sommersa dall’acqua che rimane di difficile comprensione, sia per i personaggi che la popolano che per lo spettatore.

VOTO:
3 salse e mezzo

Ghost in the Shell (1995) voto

Titolo originale: 攻殻機動隊
Regia: Mamoru Oshii
Durata: 1 ora e 23 minuti
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Predestination (2014)

Un bevitore solitario viene spronato a raccontare la storia della sua bizzarra vita dal barista parlocchione che tutto si aspettava meno che di trovarsi di fronte ad un intreccio talmente fitto di stronzate da doversene tirare fuori a colpi di mannaia e spunti in faccia.

“E dov’è la fregatura?” direte voi.
Nessuna fregatura cari miei, solo molto dolore sui vostri stinchi.

Predestination (2014)

Basato sulla storia All you zombies di Robert A. Heinlein, scritta nel 1959, Predestination soffre inevitabilmente della sua origine spazio-temporale; ovvero un’epoca intrisa d’ignoranza, vedi tutta la questione della transizione sessuale che rasenta il ridicolo, di patriarcato (le donne puttane per gli astronauti) e quel tocco naive che ti fa sorridere dei primi due orribili punti.

Sicuramente è sorprendente, ma non funziona bene quanto vorrebbe funzionare, specialmente per la sua natura intersex tra il dramma di 2 personaggi in una stanza e il film fantascienza multi-location.
Ma soprattutto ha un buco di sceneggiatura grosso come una casa al mare che non ti dico per non rovinarti la sorpresa, ma madonna lurida che pezza.

VOTO:
3 zombi

Predestination (2014) voto

Titolo giapponese: プリデスティネーション
Regia: Michael Spierig, Peter Spierig
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Highlander II – Il ritorno (1991)

Dopo gli eventi del primo episodio, l’immortale Connor MacLeod, ora mortale come un cane, è diventato un vecchio bavoso con la fissa per la fica.

Siccome però, vecchio com’è, il cazzo non gli tira più, è costretto a girare per localetti malfamati per bere in compagnia di altri solitari avventori con la fissa per la fica; un comportamento che lo mette più volte a rischio evirazione da parte di gang criminali sudamericane vestite come il budello di tua madre.

Come non fosse abbastanza, Connor MacLeod è anche il principale artefice del più grande disastro ambientale mai concepito da essere umano, ovvero il totale oscuramento del Sole per difendere la Terra dalle radiazioni solari che stavano mietendo vittime come non ci fosse un domani.

Siccome però la vita sul nostro pianeta non potrebbe assolutamente esistere senza i raggi solari, la trama parte con un buco di sceneggiatura grande come il Cervino, e voi mi direte “Vabbé dai sticazzi, c’è de peggio”…
C’è sempre de peggio se vai a scava’ sotto ‘na montagna de merda alla discarica de Malagrotta e lo spettatore piangerà come un vitello.

Highlander II - Il ritorno (1991)

Un film assolutamente fuori dalla grazia di dio, senza senso, pieno di contraddizioni, girato male e scritto peggio.

E’ passato alla storia come uno dei peggiori sequel di sempre e chi aveva amato il primo film si è ritrovato in un incubo lisergico dal quale ci si poteva risvegliare solo esprimendo forte la volontà di farla finita con il gold standard.

Case di produzioni argentine che hanno cambiato il montaggio, iperinflazione che ha fatto lievitare i costi, Christopher Lambert ubriaco tutte le sere e Sean Connery accusato di molestie sessuali sono solo alcune delle peripezie che la pellicola ha dovuto attraversare a salti e bocconi per giungere fino a noi, e questo già di per sé vale una visione.

Perché fa schifo, non c’è dubbio, ma è anche una giusta penitenza per chi s’ingolfa il culo di chetamina, tipo te.

VOTO:
2 chetamine

Highlander II - Il ritorno (1991) voto

Titolo originale: Highlander II: The Quickening
Regia: Russell Mulcahy
Durata: 1 ora e 31 minuti
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Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (1989)

Wayne Zelensky vuole una cosa molto semplice: rimpicciolire l’ego smisurato dei nazionalisti ucraini, eredi diretti di nazisti tipo quel figlio di puttana di Stepan Bandera, morto avvelenato da un agente del glorioso KGB mentre se la godeva a Monaco di Baviera al riparo coi suoi amici fasci tedeschi, ma la macchina che ha costruito allo scopo precipuo continua a farsi i cazzi suoi facendo saltare in aria poveri ucraini russofoni la cui unica colpa è voler mantenere la loro identità culturale nel crescente sentimento fascista della moderna ucraina post-sovietica sui cui fuochi estremisti soffia prepotente una pioggia di petroldollari razziati dalle scheletriche mani di milioni di proletari del blocco occidentale.

Come sempre non tutto vien per nuocere ed una provvidenziale palla di cannone sparata dal fronte est metterà in sesto il giocarello e tutto comincerà a funzionare alla perfezione: cazzi piccoli = cuori neri.

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (1989)

Famosissima pellicola fantacomica anni ’80 che per anni mi ha perseguitato con la battuta sul bacio alla francesce che da piccolo non riuscii a cogliere e che mi lasciò con l’amaro in bocca visto che su questa ci si chiude addirittura il film.

Comunque, a parte i miei traumi infantili, ci si diverte molto, gli effetti speciali sono veramente belli e a tutt’oggi rimangono per la maggior parte godibilissimi; ovviamente straconsigliato alle famiglia numerose come quella di nostro signore Silvio Berlusconi.

Santo subito!

VOTO:
3 baci alla francese e mezzo

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (1989) voto

Titolo originale: Honey, I Shrunk the Kids
Regia: Joe Johnston
Durata: 1 ora e 33 minuti
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Solaris (1972)

Il pianeta Solaris è ricoperto da un oceano liquido imperscrutabile che suscita l’interesse vivo degli scienziati terrestri che da anni tentano di studiarlo grazie ad una base spaziale in orbita attorno ad esso, con risultati altalenanti tra l’inutile e l’assurdo.

Proprio per questo lo psicologo Kris Kelvin viene mandato in missione di controllo: per decidere se è giunto il momento di smantellare la base ed abbandonare i cosiddetti studi solaristici.

Arrivato alla stazione però Kelvin si rende immediatamente conto che la situazione è sfuggita di controllo ed è peggio di come ci si potesse aspettare: il suo collega Gibarian si è suicidato mentre gli altri due componenti, Sartorius e Snaut, dapprima stentano a rivelargli la vera natura degli strani fenomeni che sembrano accadere a bordo della stazione, ma quando la moglie di Kris, morta suicida 10 anni prima, gli appare in carne ed ossa, ecco che allora sembra giunto il momento di donare anche al nostro povero ultimo arrivato l’epifania cosmica.

Solaris (1972)

Famosissimo capolavoro del dissidente regista sovietico Tarkovsky che, prendendo liberamente spunto dal libro dello scrittore fantascientifico polacco Stanisław Lem, tira fuori quasi 3 ore di dramma esistenziale interpunto da interminabili silenzi che farebbero girare i coglioni a monsignor Pedofiloni.

Rimaneggiato e scorciato in maniera orrenda dal distributore italiano, tanto che il regista chiese di veder tolto il suo nome dai titoli di testa, Solaris è uno di quei film che nella sua interezza rappresenta plasticamente il viaggio cosmico che l’essere umano deve intraprendere per comprendere sé stesso.

Nonostante alcune perplessità che posso aver nutrito su alcune soluzioni narrative, tipo l’assurda partenza del razzo con la presenza quasi indenne dentro la camera di combustione del protagonista, e la lunghezza di alcune sequenze, tipo il viaggio in macchina nella futuristica Tokyo (pare volta a giustificare la richiesta di trasferta all’estero della troupe), il film è in numerosi punti indubbiamente affasciante (vedi la danza senza gravità dei disperati amanti) e fa pensare che una cosa così potesse essere concepita e realizzata unicamente dentro l’Unione Sovietica, nel bene e nel male.

Attenzione ai deboli di cuore se vi apprestate a vederlo assieme a chi ha la bestemmia facile.

VOTO:
4 deboli di cuore

Solaris (1972) voto

Titolo: Солярис – Solyaris
Regia: Andrei Tarkovsky
Durata: 2 ore e 47 minuti
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Arcade: Impatto Virtuale (1993)

Mamma s’è sfondata il cranio con una pistolettata sulla tempia mentre andava in onda La ruota della fortuna e papà beve come un fijo de ‘na mignotta.

E io sai che faccio? Lo sai che faccio?
Diocane vado nella realtà virtuale e mi ci perdo.
E ad aiutarmi in questa difficile impresa avrò dei coetanei dal quoziente intellettivo pari ad una noce di cocco ed una spietata azienda videoludica che ha pensato bene di ficcare, non si sa come non si sa perché, delle cellule neuronali di bambino nel suo ultimo videogioco dando così vita ad un serial killer alla Freddy Krueger.

Solo che questo non ti ammazza nel sonno, ma ti ammazza nel gioco.

Arcade: Impatto Virtuale (1993)

Dallo stesso regista del compianto Cyborg, il fantasmagorico Dollman e l’originale Captain America, ecco qui la merda signori.

Ma non la merda brutta che ti sporca le scarpe al prato.
Noooo, questa è merda positiva, ben simpatica, quasi gaia, che te la darei sui denti forte forte e giù per Place de la Concorde con la band al seguito e uno stuolo di mignotte del Bagaglino che levati di torno.

Film mediocre, da cassetta lercia.
E per questo te lo meriti.
Sì, tu, sì sì porcamadonna proprio te.

Pape Satàn, pape Satàn aleppe!

VOTO:
2 Pippo Franco

Arcade: Impatto Virtuale (1993) voto

Titolo originale: Arcade
Regia: Albert Pyun
Durata: 1 ora e 25 minuti
Compralo: https://amzn.to/3CH9AjY

Un ragazzo, un cane, due inseparabili amici (1975)

Nel 2024 gli Stati Uniti d’America sono una landa desolata sconvolta da una recente guerra nucleare e i sopravvissuti girollanz gironzano ginronzalon, vagano vagano vagano.

Roba già vista, stravecchia, che palle; tutto vero, anche se il film è abbastanza vecchio da precedere pure quel Mad Max che a molti sarà venuto in mente, e però una cosa diversa ci sta ed è quella che poi lo contraddistingue, tra le poche varie, per stranezza e cioè, il cane telepatico con cui il giovane protagonista conversa e trama crimini e sopravvivenza all’insegna del menefreghismo etico, tipico dei liberali.

Un ragazzo, un cane, due inseparabili amici (1975)

Pasticciaccio che, nonostante gli spunti interessanti, tra cui una stramba e stralunante amoralità pervasiva in tutti i personaggi che animano la vicenda, non riesce a stupire e ad imprimersi come opera bella.

Simpatico forse, curiosamente grottesco, ma non certo un capolavoro.
Titolo italiano da manicomio.

VOTO:
3 curiosi grotteschi

Un ragazzo, un cane, due inseparabili amici (1975) voto

Titolo originale: A Boy and His Dog
Regia: L. Q. Jones
Durata: 1 ora e 31 minuti
Compralo: https://amzn.to/3W1Oyo9

Scissione (2022)

In una cittadina fredda e desolata, tutto gira attorno alla grande industria Lumon; una misteriosa azienda fondata da un visionario d’altri tempi con manie da leader settariano, un’azienda che ad oggi nessuno sa esattamente cosa faccia.

E come mai nessuno sa cosa c’è dietro le grandi pareti specchiate della Lumon?
Semplice, perché chi ci lavora ha ricevuto un microchip nel cervello che permette la scissione della coscienza lavorativa da quella privata; in altre parole: quando un impiegato si trova fuori dal luogo di lavoro, tutto scorre normalmente, ma quando lo stesso entra dentro l’ascensore che lo porta al suo ufficio, ecco che la mente subisce un rapido cambio e una differente coscienza prende il controllo, tutti i ricordi del suo passato e del suo presente al di fuori del luogo di lavoro sono cancellati e il poveraccio in questione può interagire mnemonicamente solo con quello che gli viene proposto giorno dopo giorno dal datore di lavoro.

In pratica viene creato un corpo con due persone all’interno che si danno il cambio per quelle 8 ore al giorno, inconsapevoli di quello che capita all’altro, ma soprattutto inconsapevoli delle emozioni e le paure e le felicità e i dubbi che passano nell’altra metà della testa.

Siamo di fronte al paradiso del padrone liberale.

Scissione (2022)

Interessantissima serie psicologica sull’eterna questione di cosa siamo, dove andiamo, cosa ci facciamo a questo mondo e perché nel 21 secolo siamo costretti a lavorare quasi tutto il giorno per far ingrassare quei porci liberali il cui “merito” è detenere il possesso dei mezzi di produzione.

Non fanno un cazzo, si lamentano del nulla e vorrebbero i poveri sempre più poveri per essere loro sempre più ricchi, nonostante non ne abbiano assolutamente bisogno.
Vivono chiaramente un disagio psichiatrico purtroppo ignorato dalla società, anzi spesso incoraggiato. Ma d’altra parte che ci si può aspettare dalla società malata che loro stessi hanno in gran parte creato?

Una società ingiusta, sbilanciata a favore di pochi, non curante dei bisogni del prossimo, sociopatica e tronfia della propria inclinazione criminale.
Te lo infilano nel culo e mentre lo fanno ti prendono a calci sulla nuca.
E tu zitto, sennò ti licenziano e poi come le paghi le bollette? Come sfami quella puttana di tua figlia? Come le compri le arance da portare a tuo fratello che scippa le vecchiette fuori dalle poste?

Ma sì, la scissione mentale della tua coscienza di classe è la miglior cura all’alienazione della classe proletaria che oggi non c’ha manca i figli per quanto s’è ridotta male.

Ovviamente la maggior parte della critica si soffermerà su ben altro parlando di Severance.
E questo perché sono dei cani bastardi troppo abituati a leccare la mano del padrone sperando nell’osso da rosicchiare gettato sotto al tavolo.

A cuccia.

VOTO:
4 cucce

Scissione (2022) voto

Titolo originale: Severance
Creatore: Dan Erickson
Durata: 9 episodi da 40 minuti

Virtuality (1995)

Un poliziotto ha sfondato la bocca ad una giornalista che gli ha puntato la telecamera in faccia mentre fiottava di proiettili un pericolosissimo terrorista comunista che attentava all’ordine costituito secondo il quale ci sono i padroni che sfruttano i lavoratori e loro zitti e muti perché mannaggia cristo voglio i soldi per la bamba e le mignotte sennò faccio a botte.
E questo sfondare la bocca della giornalista lo ha fatto finire in prigione buuu mamma le docce me lo mettono nel culetto coltellini fatti coi cucchiai ciuf ciuf acciuffami il cuore e gettalo nel bitume del porchiddio la bamba.

La bamba.

Virtuality (1995)

Nessuno se lo ricorda, ma questo film era il preferito di Mikhail Gorbachev ed ha parzialmente contribuito alla decarbonizzazione del Congo belga.

A parte queste meritevoli quanto doverose precisazioni, Virtuosity è uno di quei grandi film a basso budget che andrebbero evitato come la peste se non si possiede un blog di recensioni filmiche nel quale riversare tutto il proprio livore o se non si possiede un cancro terminale all’ipotalamo.

A voi la scelta.

VOTO:
2 ipotalami

Virtuality (1995) voto

Titolo originale: Virtuosity
Regia: Brett Leonard
Durata: 106 minuti
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