The Orphanage (2007)

Laura fu povera orfanella cresciuta in un orfanotrofio gotico circondato da misteri ed ingiustizie e quando Laura fu cresciuta decise di tornare all’orfanotrofio gotico misterioso per rimetterlo in sesto e passarci il resto della sua vita come tenutaria di una fabbrica di palloni di calcio cuciti da bambini orfani.

Ma il suo sogno liberale di padrona di fabbrichetta viene infranto da quel piccolo figlio di puttana di Simòn, figlio adottivo con l’aiz zozzo, che dice di vedere la gente morta; ma lo sappiamo tutti che non è vero, perché Simòn è solo una piccola puttana cerc’attenzioni.

E avrà modo di espiare questa colpa.

The Orphanage (2007)

Piccolo film di spaventi quieti molto bello e ben congegnato.

La trama sembra semplice, anche alla luce della rivelazione finale, ma è proprio questa sua capacità nel giocare su un fazzoletto di campo 2 metri per 3 e riuscire comunque a produrre un ottimo intrattenimento ad aver dato a me la voglia di puntargli al petto una bella medaglia al valor militare mentre canto una marcia militare dal sapore vagamente fascista.

Uber alles.

VOTO:
4 fazzoletti

The Orphanage (2007) voto

Titolo: El orfanato
Regia: J.A. Bayona
Durata: 1 ora e 45 minuti
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Vacanze di Natale ’91 (1991)

E’ il Natale del 1991, la gloriosa Unione Sovietica è da poco caduta contro la volontà dei suoi stessi popoli per colpa di un golpe organizzato dalla CIA e dal Vaticano e un gruppo ammischione di teste di cazzo si ritrova nella città più stronza del pianeta Terra: Sankt Moritz.

Sulla tavoletta del cesso abbiamo una coppia frocissima, un evasore fiscale con la punta del cazzo sempre dritta per il vedovato, un cameriere rincoglionito, i milanesi scambisti, i romani caciaroni… insomma, la fiera dello stereotipo e del becero spacciato per satira di costume.

Vacanze di Natale '91 (1991)

Il vomito.
A voi che avete creato questo film, vi deve venire il vomito e poi dovete soffocare nel letto a faccia in giù come John Bonham.

Per quelli che invece hanno sofferto ingiustamente senza colpa alcuna, come me e i martoriati Palestinesi a cui i porci sionisti hanno rubato terra e libertà, posso solo augurare un futuro migliore e tante care cose.

VOTO:
1 porco sionista

Vacanze di Natale '91 (1991) voto

Titolo russo: Рождественские каникулы ’91
Regia: Enrico Oldoini
Durata: 2 ore
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Top 3 – Storie incredibili 1° stagione (1985)

Serie antologica di episodi scollegati con la caratteristica di rivoluzionare la loro narrazione tossica attorno al perno fallico del fantastico e dell’incredibile.

Ora, cosa uno intenda per fantastico e incredibile è il vero mistero della serie; perché le storie dalla loro hanno poca ciccia sotto il cofano e quando c’è poca ciccia le fiche umettate delle spettatrici non verranno saziate dai salsicciotti degli spettatori.
Quindi, una serie per famiglie con bambini.

Episodio 2 – “Un’incontrollabile erezione attrazione”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 1

Un ragazzo viene visitato nella notte da un meteorite che sconquassa camera sua e lo lascia con un piccolo problemino magnetico, ovvero comincia ad attirare oggetti metallici con forza sempre maggiore fino a quando non tirerà a sé la cosa che meno desiderava al mondo, la vagina.

Forse uno degli più riusciti perché riesce a fondere perfettamente l’elemento fantastico con la narrazione allegra di una storia per ragazzini.

Episodio 12 – “Vanessa”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 2

Byron Sullivan è un pittore ottocentesco felicemente sposato con la bellissima Vanessa del titolo fino a quando la loro carrozza si cappotta e la giovane musa ispiratrice muore come una cagna di periferia gettando nella depressione più cupa l’artista, interpretato da Harvey Keitel non nudo.

Byron pensa che oramai la sua carriera artistica sia finita, ma invece scopre che la moglie può rivivere come fantasma corporeo nei luoghi dove lui l’ha dipinta… e ovviamente si affretta a dipingerla nel lettone matrimoniale.

Diretto da Clint Eastwood, questo è uno degli episodi più maturi e toccanti, nel quale il fantastico ha il sapore dei romanzi romantici ottocenteschi più che del popcorn da cinema americano.

Episodio 19 – “Lo specchio”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 3

Uno scrittore di racconti de paura non ha paura di un cazzo, ma si trova spavaldo col suo uccello da 40enne flaccidone di fronte la terrificante consapevolezza che c’è un triste figuro incappottato alle sue spalle ogni volta che vede la sua immagine riflessa.

Diretto da Martin Scorsese, l’episodio è molto accattivante e riesce a tenerti sulle terga per la gran tensione di vedere Tim Robbins, che interpreta l’oscuro figuro incappottato, prendere il deretano del protagonista senza il suo consenso.

Menzione Speciale:
Episodio 21 – “Il toupet assassino”

Top 3 - Storie incredibili 1 stagione (1985) - 4

Murray Bernstein sembra inoffensivo, ma è accusato d’omicidio e il giovane avvocatucolo assegnato al caso, piuttosto che dormire sugli allori, comincia a sospettare che a compiere il delitto sia stato un parrucchino malvagio.

Strepitoso episodio da vedere assolutamente con un fantastico crescendo dell’assurdo da far invidia a tuo padre mentre cerca di chiavare tua madre.
Ha probabilmente ispirato un episodio dei Simpsons molto molto simile.

Titolo originale: Amazing Stories
Creatore: Steven Spielberg
Stagione: prima
Anno
: 1985

Durata: 24 episodi da 25 minuti

Cabinet of Curiosities (2022)

Poveri razzisti messi in croce per il loro essere esclusi dal discorso politico, ratti ladruncoli figli di una zoccola di dimensioni meloniane, alieni senza sensi che s’impossessano dei corpi altrui come fossero partecipanti ad un convegno di Confindustria, sgorbio di donna che dà ragione a chi non si fida delle racchie, demoni muse di artisti falliti, fratelli che hanno un’attrazione malsana per le sorelle e le seguirebbero in capo al mondo se solo gliela dessero, strafattoni si riuniscono per un sabba interstellare finendo molto ma molto male ed infine un pover’uomo che è tormentato dal fantasma della moglie viva ma che da quando è morta la figlia si è tramutata nel fantasma di sé stessa.

Cabinet of Curiosities (2022)

Un’antologia dell’orrore confezionata per Netflix da Guillermo Del Toro che non convince proprio; in parte per la predominanza di episodi concepiti male e sviluppati peggio (Lot 39, Pickman’s Model e Dreams in the Witch House su tutti) e in parte perché manca proprio l’elemento di curiosità da risvegliare nello spettatore che di questi tempi, a meno che non sia un cerebroleso, ha bisogno di ben altro per venir destato dal torpore immaginifico nel quale si ritrova sommerso fino alla bocca di ciavatta che si ritrova.

Eccezione alla mia veemente critica la fanno gli ultimi due episodi; veri e propri gioielli da che da soli valgono il prezzo del biglietto:

The Viewing è un concentrato di stile (un po’ forzato, ma indubbiamente azzeccato) ed ironia che non vedevo da tempo; non si prende sul serio ma non per questo rinuncia a volerti mettere paura e, anche se non è originalissimo, né per trama e né per splatterate, mena il can per l’aia che è una bellezza.

The Murmuring è un gran classico, quasi seicentesco col fantasma che non trova pace, eppure risulta fresco come un paio di calzini di minorenne appena usciti di lavatrice. La semplice ricerca di un’uscita dal limbo emotivo nel quale è caduta la donna protagonista non è nient’altro che l’immagine simmetrica della ricerca di pace dei fantasmi che la perseguitano, con il marito ad essere il vero ed unico veramente in balia di fenomeni oltre l’umana rassegnazione.

Quindi:
Saltate tutta la serie e concentratevi su questi due.

VOTO:
2 paia di calzini

Cabinet of Curiosities (2022) voto

Titolo esteso: Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities
Regia: Guillermo Navarro, Vincenzo Natali, David Prior, Ana Lily Amirpour, Keith Thomas, Catherine Hardwicke, Panos Cosmatos, Jennifer Kent
Durata: 8 episodi da 1 ora

Vittima degli eventi (2014)

Dylan Dog è uno spocchioso universitario romano che (con)vive una relazione platonica con uno spilungone vestito alla zuava e che allo stesso tempo trova il tempo per infilare il suo sottile pene coperto da un astuccio di pelle di foca dentro le fiche di donnette con la sindrome del paparino che lo vedi papà? mi scopo i peggio stronzi! E’ tutta colpa tua! Non mi hai mai amata!

Qui Dylan, dopo essersi pulito il glande dalla stomachevole saliva di Groucho, prende in mano il cazzo caso di Adele e del fantasma di Beatrice Cenci, quindicenne assassina del “padre orco” e per questo morta decapitata nel sedicesimo secolo per mano del Papa Re.

Vittima degli eventi (2014)

Giovane operazione crowdfunding per la giovane regia del giovane Claudio Di Biagio (Freaks) e la giovane sceneggiatura del (non)giovane Luca Vecchi (The Pills) ed tenero omaggio al famoso indagatore dell’incubo londinese che però è più italo-patriota di Ignazio Benito La Russa.

Virtuosa la regia (forse anche un po’ troppo, come se volesse strafare in alcuni punti per mostrare che papà lo vedi sono regista e tu non ci hai mai creduto) e soltanto buona la sceneggiatura, perché fatica a srotolarsi lungo i 50 minuti scarsi di durata dando l’impressione che Luca Vecchi sia bravo nella situazione (spesso comica) e molto meno nella costruzione ponderata e (forse) anche più adulta.

Ciononostante il mediometraggio è bellino e sicuramente è un grandissimo omaggio ad uno dei fumetti italiani più famosi ed importanti della storia.

VOTO:
3 patrioti col braccio teso

Vittima degli eventi (2014) voto

Titolo inglese: Dylan Dog – Victim of Circumstances
Regia: Claudio Di Biagio
Durata: 51 minuti

Crimson Peak (2015)

Alla fine del 1800 non sono tante le occasioni per un’americana di buona famiglia di farsi prendere sul tavolo grezzo del carpentiere da un bel gentiluomo britannico in declino monetario.

Per fortuna la giovine Edith Cushing, figlia di papà capitalista che insiste nel riconoscersi nella classe operaia che invece sfrutta da padrone qual è, viene avvicinata dal baronetto Thomas Sharpe, un Sir inglese con un problema grande come il clitoride di sua sorella: la villa di famiglia sprofonda nell’argilla rossastra che sgorga a fiotti dalle sue fondamenta e lui i soldi per spalare quella merda non ce li ha.

Seguendo quindi il famoso detto “io so ‘na sorca, te c’hai i sordi”, Thomas sale a livello di “fijo de ‘na mignotta” e insidia la fica di Edith con la sua cultura dozzinale e un odore da ferroviere marchigiano, ottenendo i risultati sperati.

Ma questa è una storia di fantasmi e quindi gli umori della sorchetta americana verranno stemperati da più d’un ectoplasma.

Crimson Peak (2015)

Interessante filmetto per donne di buona famiglia che tengono a bagnarsi la fregna con storie peccaminose e colpi ben assestati sparati dai 10 centimetri di distanza che i personaggi insistono nel voler mantenere tra loro … che però a me non è piaciuto al 100%, forse perché non ho la fregna.

Inspiegabilmente ispirato/copiato a Shining, con il fiume di sangue che scorre sotto l’edificio per fare da metafora ad eccidi nascosti e la neve che isola e il soccorritore impalato appena arrivato eccetera eccetera, questo film gotico intriso d’amori inutili e/o proibiti ha parecchie frecce al suo arco, ma ne spara così tante da ficcarsene parecchie sui suoi stessi piedi.

Posto che la meta-scusante del romanzo nel film da cui è tratto lo stesso film non basta a giustificare un mischione a tratti terrificante, resta comunque da capire perché si sia sentita l’esigenza di girare un omaggio a Kubrick per donne al bivio in costumi sfavillanti e super femminista, fiammeggiante e demoniaco.

Non è brutto, tutt’altro, ma si perde un po’ in sé stesso.

VOTO:
3 carpentieri

Crimson Peak (2015) voto

Titolo lettone: Purpura smaile
Regia: Guillermo del Toro
Durata: 1 ora e 59 minuti
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Ghostbusters: Afterlife (2021)

Passano gli anni, passano i governi, ma nessuno può scordare quella volta che hai bestemmiato alla mensa dei poveri di Poggio Bassano Terme.

Quasi nessuno invece sembra ricordare che nel 1984 un mostro alto 50 piani ha devastato New York mentre una selva di spiriti e spiritelli creavano scompiglio per le strade; l’era dell’informatica, le notizie a portata di un click, video, podcast, articoli su articoli eppure dei ragazzini americani ignorano l’esistenza dell’aldilà per come ce l’ha rappresentato questo film.

E in questo mare d’ignavia la famiglia di Egon Spengler si ritrova suo malgrado alle prese con la pesante eredità del defunto acchiappafantasmi e no, non intendo un getto di peperonata rimesso poco prima di tirare le cuoia, ma bensì una casa campagnola dove Egon fotteva melma e teneva a bada Gozer il gozeriano con fasci protonici dalla punta della sua cappella.

pin pum pam

Ghostbusters: Afterlife (2021)

Rivisitazione in chiave capitalista di un film già ampiamente fascio-liberale e chiara operazione nostalgia volta a catturare i soldi di chi ha 40 anni e costringe i propri figli ad andare a vedere gli acchiappafantasmi perché non ha mai superato la fase anale, tant’è che ama vedere le donne cacare da sotto un tavolino di vetro mentre pensa alla grandezza del suo impero dei sensi.

Tolto il fatto che il film è fatto bene, è simpatico e presenta un deplorevole cameo che non spoilero per non rovinare il disgusto ma che comunque è comprensibile, voglio sottolineare come non sia obbligatorio mettere sul mercato soft reboot di film andati bene al botteghino solo perché si sono finite le idee buone ma si vuole mantenere il proprio stile di vita da privilegiato del cazzo.

E ricordati che nessun attore ha perso il lavoro perché non vaccinato; quello che lavora al bar di Poggio Bassano Terme, sì.

VOTO:
3 privilegiati del cazzo

Ghostbusters: Afterlife (2021)

Titolo francese: S.O.S. fantômes: L’héritage
Regia: Jason Reitman
Durata: 2 ore e 4 minuti
Compralo: https://amzn.to/35JvcPw

Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016)

Lily Saylor è un’infermiera timida e poco intelligente che vive nell’ombra una vita triste e solitaria.

Trovato lavoro come badante a tempio pieno della ricca scrittrice di romanzi horror Iris Blum, Lily passa il tempo a parlare con i fiori e a spostare le tazze sulla mensola in cucina mentre strani presagi e sinistri accadimenti dovrebbero farla correre a gambe levate.

Oh, mai che le venisse in mente di leggere uno dei tanti libri presenti in casa.
Ma che sei matto? Te pare?
Ed è un peccato, perché se aprisse il romanzo La signora nel muro, scritto dalla sua rimbambita datrice di lavoro, scoprirebbe che la spettrale Polly che si aggira per la casa altri non è se non lo spirito di una donna morta ammazzata cent’anni prima in quella stessa dimora.

Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016)

Classica pellicola che gioca tutte le carte sul minimalismo elevato a dogma.

Un fantasma, un’infermiera e una vecchia scrittrice non hanno nessuno al mondo che le ami; queste 3 donne vivono un’esistenza cristallizzata priva di contatto umano e, prefigurando il loro triste epilogo, vivono nella menzogna quotidiana, chi scemunendosi e chi guardando sempre dietro come nell’inferno dantesco.

Peccato che l’atmosfera intrigante e l’idea alla base non bastino a dare corpo al fantasma narrativo che risulta ridicolo quanto il regista che tentava di mettersi in contatto col defunto padre Anthony Perkins.

Sul versante della ciclicità temporale, decisamente meglio di questo è A Ghost Story; uscito un anno dopo, ma avanti anni luce.

VOTO:
3 carte e mezzo

Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016) voto

Titolo: I Am the Pretty Thing That Lives in the House
Regia: Oz Perkins
Anno: 2016
Durata: 1 ora e 29 minuti

Ghostwatch (1992)

Una famiglia londinese vive con l’angoscia di essere un’inutile pedina sullo scacchiere di sua maestà la regina d’Inghilterra e l’unica via d’uscita sembra essere quella di dare la colpa al fantasma di un travestito impiccatosi con una corda di peli pubici nel sottoscala dove vivono i sudditi in questione.

Ecco però che una troupe televisiva della BBC verrà in aiuto mettendo in mostra il dolore loro e del travestito impiccato in cambio del classico quarto d’ora di notorietà.

Ghostwatch (1992)

Interessantissimo programma televisivo che cavalca la succulenta onda del paranormale costruendo però un castello narrativo leggermente più complesso del solito tormentone estivo facendo finta che la messa in scena sia una cosa reale e il programma sia una sorta di Telefono giallo, ma senza il liberal-conservatore Corrado Augias.

Bello, ma non troppo.

VOTO:
3 Augias

Ghostwatch (1992) voto

Titolo brasilero: Vigília Paranormal
Scritto da: Stephen Volk
Anno: 1992
Durata: 91 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kKKngC

Haunted (2018 – xxx)

Che bello quando ti riunisci intimamente davanti le telecamere di Netflix con amici e parenti per raccontare loro le tue più perverse fantasie erotico-masochistiche che comprendono coprofagia, tovaglioli di carta, satanassi gay, Gianni Morandi, nonne fantasma, lapidi trafugate, pazienti dementi demoniache, stanze delle torture, gatti maledetti, padri abusivi, parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusivi sessuali abusivi.

Tanta voglia di ricominciare, abusivamente.

Haunted (2018 - xxx)

Serie spaventosa, non per il contenuto che francamente fa ridere i polli, quanto per la vomitevole spavalderia con la quale ti tirano in faccia palate di merda su palate di merda fino a che non ce la fai più e gli tiri giù una bestemmia a capo chino nel silenzio della notte.

<<Porco dio!>> si sente gelido squarciare il cielo e subito la schiena ti s’inzuppa d’urina di cane.
Piangi fratello stronzo, piangi e fotti come non ci fosse un domani.
Fotti e rifotti il culo rotto che ti ritrovi figlio di puttana perché non verrà nessuno a salvarti dall’ira funesta di quel porcaccioddio che ti ha reso stroppio al cervello.

Piangi.

PS: l’unico episodio degno di nota è il terzo della seconda stagione che ovviamente non tratta il paranormale, ma gli rema addirittura conto con la sua storia di abusi dentro una setta cristiana fissata con la liberazione di giovani gay dal demone della frociaggine.

VOTO:
2 cani culi rotti

Haunted (2018 - xxx) voto

Titolo spagnolo: Al borde de la realidad
Anni: 2018, 2019, 2021
Durata: 3 stagioni da 6 episodi da 30 minuti circa

Café Funiculi Funicula (2018)

La famiglia Tokita gestisce un caffè con una sedia molto particolare: a chiunque, accomodandovisi, le venga servita una tazza di brodaglia sporca chiamata caffè dagli orribili proprietari del locale viene concesso un viaggio temporale e poter così incontrare una persona a cui magari non ha potuto dire o chiedere una cosa di cui poi si è pentito per il resto della sua vita.

Le regole di questa magia sono poche, ma ferree: la persona da incontrare deve aver frequentato il locale, perché il viaggio avviene all’interno di quelle 4 mura; qualunque cosa si faccia non cambierà gli eventi futuri; il viaggio durerà solo il tempo che la brodaglia si raffreddi e, se non la si beve prima che ciò accada, si rimarrà intrappolati per sempre in una realtà parallela sotto forma di fantasmi (che però pisciano).

Café Funiculi Funicula (2018)

Romantico dramma giapponese tutto giocato sui colori pastello e sulle emozioni pastose tanto cari alle donne non sposate.

Ci si trova davanti ad un’opera ben servita, indubbiamente intrattenente e che strappa più di un sorriso lungo la passeggiata narrativa, ma non è un capolavoro.

Se siete alla ricerca di un cerchiobottismo popolare che non fa male ad una mosca nel suo essere comunque un buon prodotto, avete fatto centro; altrimenti prendete un bel mestolo di legno, spezzatelo a metà e trafiggetevi il cuore per provare emozioni mai viste prima.

VOTO:
3 mestoli

Café Funiculi Funicula (2018) voto

Titolo originale: コーヒーが冷めないうちに – Kohi ga Samenai Uchi Ni
Regia: Ayuko Tsukahara
Anno: 2018
Durata: 117 minuti
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Darby O’Gill e il re dei folletti (1959)

Nell’Irlanda rurale del 19esimo secolo vive l’ubriacone Darby O’Gill che se ne va in giro per il villaggio raccontando a tutti degli omini che abitano la collina vicina ai quali vuole sottrarre a tutti i costi le segrete ricchezze; il tutto, mentre Sean Connery canta la sua passione per l’amore pubescente.

Sbeffeggiato dal loro re Brian Connors e afflitto da una cirrosi epatica niente male, Darby tenterà il colpaccio con i famosi 3 desideri da esprimere una volta catturato un leprecauno… ma non è tutto oro quello che luccica.

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959)

Carinissimo vecchio film che in Italia è arrivato tanti ma tanti anni più tardi; tanto che ci crebbi io che sono nato addirittura dopo la morte di alcuni degli attori protagonisti.

Effetti speciali da paura (per l’epoca), un simpatico folletto da prendere a calci in pancia e una sequenza molto spaventosa verso l’epilogo fanno di Darby O’Gill un ottimo esempio di come si cucinano i carciofi alla romana.

O forse mi sbaglio.

VOTO:
3 carciofi e mezzo

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959) voto

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People
Regia: Robert Stevenson
Anno: 1959
Durata: 93 minuti
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