Café Funiculi Funicula (2018)

La famiglia Tokita gestisce un caffè con una sedia molto particolare: a chiunque, accomodandovisi, le venga servita una tazza di brodaglia sporca chiamata caffè dagli orribili proprietari del locale viene concesso un viaggio temporale e poter così incontrare una persona a cui magari non ha potuto dire o chiedere una cosa di cui poi si è pentito per il resto della sua vita.

Le regole di questa magia sono poche, ma ferree: la persona da incontrare deve aver frequentato il locale, perché il viaggio avviene all’interno di quelle 4 mura; qualunque cosa si faccia non cambierà gli eventi futuri; il viaggio durerà solo il tempo che la brodaglia si raffreddi e, se non la si beve prima che ciò accada, si rimarrà intrappolati per sempre in una realtà parallela sotto forma di fantasmi (che però pisciano).

Café Funiculi Funicula (2018)

Romantico dramma giapponese tutto giocato sui colori pastello e sulle emozioni pastose tanto cari alle donne non sposate.

Ci si trova davanti ad un’opera ben servita, indubbiamente intrattenente e che strappa più di un sorriso lungo la passeggiata narrativa, ma non è un capolavoro.

Se siete alla ricerca di un cerchiobottismo popolare che non fa male ad una mosca nel suo essere comunque un buon prodotto, avete fatto centro; altrimenti prendete un bel mestolo di legno, spezzatelo a metà e trafiggetevi il cuore per provare emozioni mai viste prima.

VOTO:
3 mestoli

Café Funiculi Funicula (2018) voto

Titolo originale: コーヒーが冷めないうちに – Kohi ga Samenai Uchi Ni
Regia: Ayuko Tsukahara
Anno: 2018
Durata: 117 minuti
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Darby O’Gill e il re dei folletti (1959)

Nell’Irlanda rurale del 19esimo secolo vive l’ubriacone Darby O’Gill che se ne va in giro per il villaggio raccontando a tutti degli omini che abitano la collina vicina ai quali vuole sottrarre a tutti i costi le segrete ricchezze; il tutto, mentre Sean Connery canta la sua passione per l’amore pubescente.

Sbeffeggiato dal loro re Brian Connors e afflitto da una cirrosi epatica niente male, Darby tenterà il colpaccio con i famosi 3 desideri da esprimere una volta catturato un leprecauno… ma non è tutto oro quello che luccica.

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959)

Carinissimo vecchio film che in Italia è arrivato tanti ma tanti anni più tardi; tanto che ci crebbi io che sono nato addirittura dopo la morte di alcuni degli attori protagonisti.

Effetti speciali da paura (per l’epoca), un simpatico folletto da prendere a calci in pancia e una sequenza molto spaventosa verso l’epilogo fanno di Darby O’Gill un ottimo esempio di come si cucinano i carciofi alla romana.

O forse mi sbaglio.

VOTO:
3 carciofi e mezzo

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959) voto

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People
Regia: Robert Stevenson
Anno: 1959
Durata: 93 minuti
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A Ghost Story (2017)

L’apparente serenità di una giovane coppia americana viene improvvisamente distrutta con la morte dell’uomo in un incidente stradale davanti casa.

Una casa che diventerà, per il fantasma del deceduto, il luogo di perpetua presenza fino a che non verrà risolto il motivo della sua non-dipartita.

A Ghost Story (2017)

Pescando a piene mani dallo stile del cinema minimalista indipendente e all’immaginario classico degli spiriti con questioni terrene irrisolte, questa piccola e piacevolissima opera è stata per me una bella riflessione sull’insensatezza ultima dell’immanente nell’ottica di un universo infinito.

Partendo da una personale esperienza di morboso attaccamento domiciliare e da una paura per una possibile catastrofe mondiale che porti all’estinzione il genere umano, il regista del remake di Elliot, il drago invisibile porta avanti il discorso sull’intangibile elevandolo ad una sfera emotiva rarefatta ma non per questo meno emozionante di un rettile sputafuoco.

Tutto quello che facciamo per cercare di lasciare un segno del nostro passaggio su questa particella di polvere alla deriva nello spazio, dalla nona di Beethoven alle stronzate che postiamo su Facebook, è destinato a perdersi in saecula saeculorum, con tutto quello che ne consegue.
Il film non dà, e non cerca, una risposta a questo notorio dramma umano, ma piuttosto lo diluisce in eterne e apparentemente frivole inquadrature che in realtà ben veicolano il falso perdurare di un istante qual è la nostra breve esistenza.

Se non temete una scena con una donna che mangia una torta di mele per 5 minuti e 13 secondi, allora ve lo consiglio caldamente.

VOTO:
4 mele e mezza

A Ghost Story (2017) voto

Titolo originale: A Ghost Story
Regia: David Lowery
Anno: 2017
Durata: 92 minuti

Road to Bali (1952) [Full Movie]

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Two unemployed show-biz pals accept treasure-diving work in Bali for a local princess and they find treasure, love and trouble.

Director: Hal Walker
Writers: Frank Butler (screenplay), Hal Kanter (screenplay)
Stars: Bing Crosby, Bob Hope, Dorothy Lamour

Titolo italiano: La principessa di Bali
Regia: Hal Walker
Anno: 1952
Durata: 91 minuti

Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar – Trailer Reaction

Reagiamo al trailer del quinto film coi pirati, questa volta spagnoli.

Si parla di:
pirati, delusioni e migranti africani.

Titolo originale: Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Regia: Joachim Rønning, Espen Sandberg
Anno: 2017
Durata: ?

S.O.S. fantasmi (1988)

Francis Xavier Cross è il direttore di una stazione televisiva privata che comanda con pugno di ferro, cuore di ghiaccio e umorismo nero.
Avendo cominciato dal basso ed essendo passato attraverso un tragitto lavorativo iperbolico durante il quale ha calpestato tutto e tutti pur di giungere in vetta alla piramide sociale, Frank sta preparando un importante speciale natalizio sull’intramontabile classico di Dickens A Christmas Carol che dovrebbe dargli quella spinta finale per dire addio al mondo terrestre e alle umane convenzioni emotive.

Purtroppo, o per fortuna, la vigilia di Natale vengono a fargli visita i famosi 3 spiriti (del passato, del presente e del futuro) i quali cercheranno di aprirgli gli occhi sulla sua “triste condizione” di ricco e potente privilegiato che non deve preoccuparsi su come pagare un ricovero in ospedale o la bolletta del gas.

S.O.S. fantasmi (1988)
beati gli ultimi perché saranno i primi a morire

Commedia nera natalizia con protagonista un malefico Murray in buona forma il quale riesce a reggere sulle sue spalle molta parte di quest’ennesima rielaborazione del classico Canto di Natale, vero e proprio capostipite della (giusta) gogna pubblica della ricca e menefreghista classe borghese.

Nonostante quindi un percorso narrativo prevedibile e un finale forse fin troppo scontato e (stranamente) affrettato nella telefonata conversione dell’odiato protagonista, il film si lascia vedere molteplici volte con grande simpatia e alcune scene rimarranno sicuramente nell’immaginario di quei giovani che avranno il coraggio di prestare l’occhio a questa pellicola vagamente educativa.

Come quel recensore che da bambino rimase molto impressionato dal cadavere del senzatetto Herman, con l’orologio ancora in mano e il mignolo sovrapposto all’anulare in un’eterna principesca erezione di ghiaccio.

VOTO:
4 calippo

S.O.S. fantasmi (1988) voto

Titolo originale: Scrooged
Regia: Richard Donner
Anno: 1988
Durata: 101 minuti

La casa stregata (1982)

Questa è la spaventevole storia di come l’impiegato di banca in sovrappeso Giorgio Allegri si ritrovi tra i coglioni lo spirito di un musulmano col turbante il quale vuole farlo accoppiare con la sua bella fidanzata bionda dal cervello fino esclusivamente durante una notte di luna piena così che il suo padrone arabo possa tornare in vita dopo essere stato trasformato in una statua di sale dalla madre strega del suo vergine amore dentro un palazzo sotto l’Appia Antica, fuori Roma, 1000 anni addietro.

Una trama molto lineare, no?

La casa stregata (1982)

Esperimento copulativo poco riuscito tra Pozzetto e l’horror comico.
Se sorvoliamo sull’assurdità di certe affermazioni, una trama molto stupida e in larga parte datata nella sua sistematicità tradizionalista da pre ’68, delle interpretazioni un po’ troppo caricaturali e una certa incongruità tra le azioni del magico saraceno e le sue intenzioni finali (ma perché cazzo fa impazzire di dispetti la giovane coppia quando il suo scopo è farli scopare nello scantinato?), quello che rimane di buono è solo il cane Gaetano.

VOTO:
3 Gaetano

La casa stregata (1982) voto

Titolo inglese: The Haunted House
Regia: Bruno Corbucci
Anno: 1982
Durata: 95 minuti

House (1977)

La giovane Gorgeous non prende molto bene il fatto che suo padre, rimasto vedovo, abbia ancora delle pulsioni sessuali e voglia perciò risposarsi con un’altra donna; quindi, per ovviare all’insostenibile convivenza, la ragazza parte assieme ad altre 6 amiche, una più cogliona dell’altra, per andare a passare le vacanze estive con la zia (vedova di guerra) che non vede da qualche lustro.

Sfortunatamente nel frattempo il male ha preso possesso dell’anziana parente e le 7 mentecatte finiranno molto male visto che era il 1977 e i paladini della non-violenza sulle donne non esistevano ancora.

House (1977)

Questo è forse il film più strano che abbia mai visto e non so se sia un complimento oppure no.
Scritto seguendo delle idee infantili partorite dalla figlia del regista (e si vede), il film continua ad oscillare tra una sciocchezza profusa a manganellate e un pesante gore tipicamente nipponico entrambi iniettati nella vena libertina di un eroinomane.

Sicuramente molto del folklore e della tradizione giapponese vanno perdendosi di fronte ad un pubblico occidentale che è abituato ad una narrazione in tre atti dotata (soprattutto) di un senso logico e (possibilmente) una morale; in altre terre del mondo invece ci sono ancora esseri umani che si fumano l’erba pipa e decidono di fare un film fregandosene al cazzo dell’arco e della catarsi.

E questo è il risultato.

VOTO:
3 pipe

House (1977) voto

Titolo originale: ハウス Hausu
Regia: Nobuhiko Ôbayashi
Anno: 1977
Durata: 88 minuti

The Conjuring – il caso Enfield (2016)

Storia di quattro bambini inglesi poveri e senza padre che, per racimolare l’attenzione di una madre nervosa e assente, si inventano la presenza in casa dello spirito inquieto di un vecchio sdentato sollevando un vespaio di polemiche intorno alla veridicità delle loro affermazioni e facendo arrivare per direttissima dalle Americhe i coniugi Lorain e Edward Warren, noti bugiardi del paranormale, i quali non perdono un attimo nell’infilar le loro sudicie mani nella triste melma di un’Inghilterra sottoproletaria alla disperata ricerca di un’identità di classe oramai persa durante gli anni bui di Margaret Thatcher, il più bell’uomo della storia del conservatorismo anglo-sassone.

The Conjuring – il caso Enfield (2016)

Seguito di quella perla cattolica mascherata da film dell’orrore chiamata The Conjuring che (come alcuni dei miei più assidui lettori ricorderanno) mi aveva fatto venir voglia di bruciare chiese e campanili, questo mediocre secondo capitolo (del quale sinceramente non si sentiva la mancanza) insiste sui temi centrali di alcune vicende realmente accadute ma in termini molto più blandi e molto meno convincenti di come la pellicola vorrebbe farci credere e cioè: gli spiriti esistono e sono incazzati, farsi pagare per cacciarli è una legittima professione e Cristo Salvatore è l’unica via.

Belle le prime volanti inquadrature volte a tratteggiare gli spazi entro i quali si svolgerà l’intero mistero; per il resto, siamo dalle parti di “brufoli e popcorn”.

VOTO:
3 Cristo Salvatore

The Conjuring – il caso Enfield (2016) voto

Titolo originale: The Conjuring 2
Regia: James Wan
Anno: 2016
Durata: 134 minuti

Lights Out (2016)

Abbiamo visto il film che se spegni la luce muori.

Si parla di:
Trama, come buttiamo un’ora della nostra vita, Spoilers, Doppiaggio, il punto a favore, il Cast, un Dubbio, Coerenza narrativa, il Jump Scare, Inquadratura VS Messa in scena, Film migliori di questo, come non costruire una storia, e Conclusioni.

Titolo originale: Lights Out
Regia: David Sandberg
Anno: 2016
Durata: 81 minuti

Ghostbusters (2016)

La storia penso la sappiate: ci sono 3 scienziate che, per incompetenza e per idiozia, si ritrovano improvvisamente disoccupate e quindi, sfruttando le loro conoscenze sul paranormale, decidono di aprire partita iva e cominciare ad acchiappare fantasmi in cambio di pecunia.
Dopo aver aperto da neanche una settimana uno studio sopra un ristorante cinese (che questo film progressista e a favore delle minoranze ci ricorda puzzi e serva cibo scadente), le 3 ragazze dai modi mongoloidi pensano sia arrivato il momento di assumere un segretario visto che ricevono zero chiamate al giorno.
Al colloquio si presenta un bel ragazzone dall’intelletto pressocché assente, e qui vorrei fermarmi un secondo: questo belloccio che quando c’è un rumore forte si copre gli occhi invece delle orecchie (…) è ovviamente un personaggio messo lì a fare da contraltare allo stereotipo della donna oggetto spesso usato nei film e nei media americani; una frecciatina grande come una capanna del regista omosessuale-da-salotto-buono Paul Feig e della produttrice femminista-della-domenica Amy Pascal.
La cosa che però non quadra è che, nel film originale, Janine la segretaria era una donna dalla bellezza discutibile e dai modi di rapportarsi molto sarcastici; rappresentava il buon senso e la serietà di un cittadino il cui pensiero principale era arrivare alla fine del mese mentre tutt’intorno a lei un gruppo di bambini cresciuti (male) venivano baciati dalla fortuna.
A conti fatti quindi Ghostbusters del 1984 era più femminista di questo.

Ghostbusters (2016)
poster femminista: donne con oggetti fallici in fase eiaculatoria

Il resto poi è un misto di incoerenza e situazioni finto-comiche a volte persino imbarazzanti, tipo la sguaiata bigliettaia nera della metro che parla a voce alta e che, molto incredibilmente, dimostra di aver visto sia The Shining che Oprah Winfrey, la quale si unisce presto alle 3 mongoloidi (spinta da nessuno motivo se non quello di dimostrare che Hollywood non è razzista) portando quindi quel pizzico di vulgus in una storia altrimenti ad uso e consumo della periferia bianca medio borghese.

Infine, col potere di trappole e zaini protonici inventati dalla lesbica col deficit dell’attenzione che però non si può dire che è lesbica (perché nel 2016 va bene il femminismo con la manicure e il profumo, ma una donna maschiaccio che non si atteggi da idiota forse è volere troppo) le acchiappafantasmi metteranno un freno ai piani diabolici di un cameriere d’albergo.
Sì, perché il cattivo di questo film lavora in hotel, con il vestito rosso e i bottoni dorati…interessante come personaggio antagonista, eh?

No!?!
Mmm…forse sarà perché avrebbero dovuto spendere più tempo a creare una storia interessante invece di spingere l’uguaglianza sessuale a suon di leccate provocatorie alle pistole, andamenti di bacino sul culo di Chris Hemsworth e violenza sconsiderata sotto forma di calci e pugni.
Questo non si chiama femminismo…si chiama idiozia.
Anzi peggio: è capitalismo spiccio travestito da satira sociale dal reparto marketing della Sony Corporation.
La stessa Sony che continua a produrre le smerdate di Adam Sandler, alcune tra le “opere” più maschiliste e razziste di Los Angeles.

VOTO:
2 messaggi capitalisti spicci travestiti da satira sociale

Ghostbusters (2016) voto

Titolo originale: Ghostbusters
Regia: Paul Feig
Anno: 2016
Durata: 116 minuti

Ghostbusters (1984)

Peter Venkman, Raymond Stantz ed Egon Spengler sono tre ricercatori alla Columbia University di New York dai metodi discutibili e con in testa teorie sul paranormale da camicia di forza.

Sbattuti fuori dall’università a calci in culo e messisi quindi in proprio con l’etichetta di “acchiappafantasmi”, questi tre sventurati portasventura liberisti devono ringraziare iddio (denaro) per aver beccato il momento giusto, ovvero la venuta di Gozer il gozeriano, un dio distruttore sumero che porterà terrore e morte sotto le simpatiche spoglie dell’omino dei marshmallows, che in italiano si chiamano toffolette.

E la mia vita ora ha preso un’altra piega.

Ghostbusters (1984)
l’omino delle toffolette in azione

Eccezionale commedia anni ’80 in gran parte giocata su un umorismo sottile e adulto (basti pensare ai tanti piccoli scambi tra Murray e Aykroyd), questo vecchio e caro Acchiappafantasmi (per una volta il titolo è stato tradotto bene) rimane fresco e piacevole malgrado l’abbia visto 372 volte…

…e malgrado sia un classico esempio di liberismo reaganiano anni 80 anti-statale, anti-regolamentazioni e anti-ecologista.

Pieno di momenti fulminanti (tipo i ricchi indifferenti dentro il gazebo a Central Park mentre Louis Tully viene violentemente posseduto) ed interpretazioni favolose e per nulla scontate, la pellicola riesce pure ad essere non razzista e non maschilista nonostante abbia un nero sottomesso e una donna da salvare: il primo infatti mantiene una sua dignità e un’identità propria totalmente indipendenti dalla sua condizione di afro-americano mentre la seconda (Sigourney Weaver) è una violencellista in carriera che vive da sola e non si fa fregare dai modi da lumacone di Peter.

Purtroppo si è pensato bene (male) di fare un remake del cazzo con un cast tutto al femminile.
E indovinate di chi è la colpa?
Di una donna (Amy Pascal) e di un frocio (Paul Feig).

Ovviamente non ce l’ho né con l’una (per essere una femmina) né con l’altro (per essere un giraculo), sai quanto me ne frega.
No, io ce l’ho con lei perché è un’emerita stronza manager dei miei stivali la quale pensa di fare un servizio al gentil sesso mettendo in scena umilianti siparietti da avanspettacolo con la complicità di un omosessuale, lui, il quale tenta di acchiappare un certo pubblico rosa con la solita minestra di colorato infantilismo, tutto degno della dominante ideologia fascio-neoliberista che vede di buon occhio donne e froci solo quando sanno stare al loro posto, e cioè al servizio del maschio alfa.

Mortacci vostra, che le toffolette ve sfonnino!

VOTO:
4 toffolette

Ghostbusters-(1984)-voto

Titolo originale: Ghostbusters
Regia: Ivan Reitman
Anno: 1984
Durata: 105 minuti