L’evocazione (2013)

La famiglia Perron, padre madre e cinque figlie (e questo già dovrebbe far accendere la spia d’allarme) si trova in una casa infestata da spiriti maligni; giorno dopo giorno le manifestazioni si fanno più intense, fino a spingere i coniugi al gesto estremo: chiamare gli acchiappafantasmi che nel caso particolare rispondono ai nomi di Ed e Lorrain Warren, due esperti del paranormale così famosi in USA da tenere addirittura conferenze universitarie.

I due “ricercatori” dell’occulto vanno quindi a casa Perron, montano camere, microfoni e campanellini alle porte nella speranza di catturare un’immagine dello spettro infestante; quello che trovano invece è molto di più di uno spettro.
Trattasi difatti della manifestazione di Satana stesso attraverso lo spirito di una strega vagamente imparentata con il processo di Salem del 1692 durante il quale una comunità d’idioti impiccò 20 povere innocenti persone con l’accusa di stregoneria.

Sfortunatamente gli idioti hanno continuato a vagare tra di noi e nel 1971 si chiamavano Perron e Warren.

L'evocazione (2013)

Il pensiero scientifico e la logica sono stati tra le più grandi conquiste del genere umano; hanno dissipato la nebbia di paure ataviche e credulonerie idiote che troppo spesso hanno causato rabbia, violenze, dolore e ingiustizia durante tutto il nostro percorso su questo pianeta.
Sfortunatamente c’è ancora chi al giorno d’oggi, con i telescopi e le navicelle spaziali e l’educazione pubblica, pensa ancora che ci sia un uomo invisibile nel cielo che ci guarda quando ci facciamo le pippe.

E’ una cosa che tutte le persone dotate di un minimo d’intelligenza non riescono proprio a mandar giù, non solo per una pura questione formale, ma anche e soprattutto perché questi idioti del terzo millennio continuano a seminare rabbia, violenze, dolore e ingiustizia diffondendo le loro stupidaggini alle fasce di popolazione più deboli, economicamente ed emotivamente.

Non sorprende certo che la stregoneria sia sempre stata associata alle donne, alle minoranze e ai liberi pensatori; società arcaiche ed incolte hanno sempre visto malvolentieri questi spiriti liberi, questi elementi destabilizzatori dei loro stupidi piccoli mondi antichi fatti di merda e religione da baraccone.

La cosa che fa più male però è che film come questo The Conjuring danno involontariamente man forte alla religione cattolica che vuole farci credere come tutto l’oro che hanno serva solo a proteggerci da Satana.

“Bruceremo le chiese e gli altari
bruceremo i palazzi e le regge
con le budella dell’ultimo prete
impiccheremo il papa re”

Titolo originale: The Conjuring
Regia: James Wan
Anno: 2013
Durata: 112 minuti

Giulietta degli spiriti (1965)

Giulietta è una benestante romana il cui unico problema nella vita è un marito un po’ assente e forse infedele.
Spinta sempre più in un vortice immaginativo nel quale fantasmi del passato e spiriti del presente si fanno la guerra sul campo di battaglia dell’animo straziato della signora protagonista, Giulietta alla fine farà pippa col marito e supererà le sue ansie ataviche rifuggendo nella follia e forse in un suicidio.

Giulietta degli spiriti (1965)
Sandra Milo contempla un grande futuro alle sue spalle

Questa volta Federico Fellini usa il colore e ne trae completo vantaggio inventando un caleidoscopico mondo irreale, popolato dai personaggi più strani da lui mai creati; il lavoro di scenografia e costumi è fenomenale, giustamente premiati con due oscar, quello sulla sceneggiatura però lo è un po’ meno.
All’epoca fu accusato di barocchismo e pomposità priva di reale polpa, e oggi vale lo stesso discorso.

L’unica cosa veramente particolare e degna di attenta visione è la strana perversione di Fellini nel mettere in scena i suoi sogni e la sua vita personale.
Oggi si sa che Federico ha avuto relazioni extra coniugali, una delle quali con la qui presente Sandra Milo, e a ben vedere infatti, l’intera storia di Giulietta non è altro che una reinterpretazione in chiave scenica della vera relazione amorosa tra la scema Sandra e il famoso regista riminese, una relazione durata ben 17 anni.

Che Fellini abbia fatto questo film per scaricarsi la coscienza con la moglie tradita piuttosto che fare un film per il suo pubblico?
Forse, ma non è questo quello che fanno i veri grandi registi? Adattare per il grande schermo i loro demoni interiori?

VOTO:
3 demoni interiori

Giulietta degli spiriti (1965) Voto

Titolo originale: Giulietta degli spiriti
Regia: Federico Fellini
Anno: 1965
Durata: 137 minuti

Beetlejuice – Spiritello porcello (1988)

Betelgeuse è una supergigante rossa, una stella di dimensioni colossali di età medio avanzata; fa parte della costellazione di Orione ed è la decima stella più luminosa nel nostro cielo.

Interessante direte voi, interessante come la misurazione della circonferenza rettale di un opossum che gioca a fare il morto, ma non tutta la cultura vien per nuocere: si dà il caso infatti che lo sceneggiatore di Beetlejuice, Michael McDowell, avesse in mente proprio la sopracitata beneamata stella quando cercava un nome per lo spirito malefico antagonista nella storia horror di una giovane coppia di medio borghesi americani di una piccola cittadina del New England che muoiono orribilmente annegati in un fiume nel quale sono finiti con la loro station wagon gialla.

Beetlejuice - Spiritello porcello (1988)

Beetlejuice era il secondo film per Tim Burton dopo lo strano ma interessante Pee-Wee’s big adventure e si rivelò essere la conferma per un regista strano ma interessante quale Tim Burton; dai 15 milioni di dollari di budget riuscirono a far fruttare ben 70 milioni, una cifra di tutto rispetto, specialmente per un regista semi-esordiente alle prese con una storia a metà tra orrore gotico e commedia alla buccia di banana.

Geena Davis e Alec Baldwin sono ottimi nell’interpretare se stessi, una coppia di beoti americani spinti per puro caso in un circolo di personaggi più carismatici e acuti di loro, mentre Michael Keaton fa un lavoro eccelso nel portare in vita lo spirito più stronzetto che si sia mai visto: non è né troppo violento né troppo meschino, è solamente un grandissimo stronzetto.
Cosa che tra l’altro ha indotto i mongoloidi distributori italiani a sottotitolare il film Spiritello Porcello

No, io dico… ma mannaggia la madonna in croce che non era lei ma il suo figlio prediletto li mortacci sua e quando è nato, ma come cazzo ti viene in mente di titolare un film Beetlejuice Spiritello Porcello?!
Con la rima, non so se avete notato, con la rima dell’anima de li mortacci loro che je pijasse uno spasmo rettale mentre sono al funerale dei loro figli.

Dicevo, Beetlejuice è specializzato nell’esorcizzare i vivi dalle loro case per la gioia dei morti che ci abitavano prima e viene quindi assunto dai Maitland, Alec e Geena, per scacciare i nuovi inquilini della loro villa a 3 piani in cima ad una collina.

Ma come se la potevano permettere una casa così? Che fossero narcotrafficanti? Magari gestivano un traffico segreto di prostitute filippine.
Chi lo sa; si sono portati questo segreto nella tomba quando sono annegati tra infinitit dolori nel fiumiciattolo cittadino mentre un cagnetto di merda li guardava perire dal ponte sovrastante e dava loro un paio di abbaiate prima di una funerea dissolvenza in nero.
Che figlio di puttana canino.

Ricapitolando: i Maitland muoiono ma restano intrappolati nella loro casa per almeno 125 anni; vogliono scacciare i ricchi newyorchesi che vengono ad abitare lì; Beetlejuice vuole uccidere i nuovi inquilini e trombarsi la loro figlia emo quando gli emo venivano chiamati goth; i Maitland si convincono che tutto sommato una coesistenza è possibile e tutti insieme cercano di fermare Beetlejuice; fatto ciò, vissero felici e contenti con Harry Belafonte in sottofondo sonoro.

Beetlejuice fu un classico istantaneo, uno di quei film che rivoluzionarono un genere, quello horror, giustapponendo elementi totalmente contrastanti eppure dagli effetti sorprendentemente positivi.

Se non l’avete mai visto, vistatelo.

VOTO:
4 vermi di Saturno

Beetlejuice - Spiritello porcello (1988) Voto

Titolo originale: Beetlejuice
Regia: Tim Burton
Anno: 1988
Durata: 92 minuti

Ghostbusters II (1989)

Non servono molte presentazioni per i Ghostbusters; chi non conosce i 3 + 1 (in quota nera) acchiappafantasmi di New York city i quali, durante una delle tante recessioni del sistema capitalistico statunitense, hanno deciso di mettersi in proprio e scacciare gli spettri dalle camere da letto e dai frigoriferi di mezza città?
Beh, nonostante nel primo capitolo i 4 eroi abbiano catturato centinaia di fantasmi e distrutto un omino marshmallow alto 15 piani nel bel mezzo di New York, beh dopo 5 anni nessuno se li caca più, nessuno crede al paranormale e questi poveracci si ritrovano pure a fare i conti con una serie infinita di accuse, denunce e querele.
“Fortuna” vuole che un nuovo malvagio dio multidimensionale si appresti a venire in questo mondo, preceduto da un fiume rosa sotterraneo di fluido carico di energie negative emanate dai newyorkesi…

Ghostbusters-II-(1989)
dottore, vedo la gente morta…è grave?

…dio mio, ma chi cazzo li scrive questi film?

Ah, certo… Dan Aykroyd.
Perché non tutti sanno che il fan numero uno di Ghostbusters è proprio colui il quale l’ha scritto, ovvero il nostro Dan, ovvero il blues brother secco; grande indagatore dell’occulto e maniaco di tutto ciò che è assurdo, Dan se n’è uscito con una storia pazzesca (non nel senso buono del termine) su cui dei folli produttori americani hanno felicemente versato dindini su dindini sperando di incassare forte fintantoché il ferro era caldo (ricordiamoci che Ghostbusters fu un clamoroso botto al botteghino).
Il risultato però è un misto di svariati déjà vu (in pratica l’intero film è una copia spudorata del primo capitolo, scena per scena, situazione per situazione) e di un sonoro conato di vomito di zucchero: lo zucchero è buono e non dispiace mai, ma era meglio se non lo vomitavi.

Certo, ci sono qua e là delle buone scene (l’intera sequenza iniziale con Egon sperimentatore su cavie umane è bellissima) ed alcuni ottimi dialoghi, ma il totale è minore della somma e alla fine si rimane un po’ indecisi su come giudicare un film che è la copia carbone di un buon classico e che quindi viene spontaneo mettere assieme ad altri classici quando invece starebbe forse meglio sullo scaffale alto, quello che devi prendere la scala e quindi non lo vedi mai.
Ghostbusters II è quell’oggetto che hai comprato in preda ad un temporaneo momento di euforia e che poi hai constatato essere una cincischia qualunque.

Forse questo è quello che succede quando incroci i flussi: esce un seguito ciofeca.

VOTO:
2 ciofeche e mezza

Ghostbusters II (1989) voto

Titolo originale: Ghostbusters II
Regia: Ivan Reitman
Anno: 1989
Durata: 108 minuti