Lo Hobbit – La desolazione di Smaug (2013)

Alla fine del primo capitolo avevamo lasciato la compagnia di nani alle prese con gli orchi, capitanati dal monco Azog, mentre cercavano di raggiungere la loro terra promessa, una montagna piena di pietre preziose alla cui guardia siede il drago Smaug.

A proposito, vi siete mai resi conto di quanto Tolkien fosse antisemita?
No, dico: questi nani bastardi di cui non ci si può fidare, avidi di ricchezza, la cui terra natale è stata loro strappata con la violenza e a cui hanno dedicato storie e leggende nell’attesa di ritornarvi da re… beh, insomma dai.

Dopo aver incontrato orsi mannari (ma perché coddio, perché?) ed aver ucciso una masnada di ragni, orchi e creature varie, i nostri prodi riescono ad arrivare a destinazione.
Qui entra in scena Bilbo Baggins, il ladro che deve recuperare l’Arkenstone, la pietra preziosa più preziosa che ci sia; così preziosa che chi la possiede se la può sentire calda con elfi e maghi.

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (2013)

Purtroppo, essendo il secondo capitolo, non succede poi tanto; sicuramente è girato un po’ meglio e non abbiamo canzoncine di merda come nel primo capitolo manco fosse Biancaneve della Disney, però siamo lontani dal definirlo un bel film.

Smaug ha il suo perché e la sua calda voce profonda è un piacere, però diciamocelo: mica si possono vedere quasi 3 ore di film per una voce da telefono erotico.

Peter Jackson fa la sua solita comparsata ad inizio film… e guarda pure in camera, tanto che cazzo gli frega ormai.
Il pubblico invece comincia a guardare altrove.

Titolo originale: The Hobbit: The Desolation of Smaug
Regia: Peter Jackson
Anno: 2013
Durata: 161 minuti

Lo Hobbit – un viaggio inaspettato (2012)

Vi ricordate che merda fu l’ultimo capitolo del Signore Degli Anelli?
Sì, quello con 7 finali con il miele che esce dal culo di Frodo e Gandalf sta lì a suggiare?
Bene, Peter Jackson ha deciso di girare un nuovo fantasy… perché non c’è mai fine all’egocentrismo.

In questo primo capitolo di una trilogia da molti non voluta, Bilbo Baggins, ormai centundicinario, decide di scrivere un diario sulle sue avventure di 60 anni prima quando si trovò alle prese con orchi, draghi e anelli maledetti assieme ad una compagnia di 13 nani disposti a tutto pur di riconquistare il loro regno perduto per mano del drago Smaug.

Insomma, la solita storia fantasy.

Lo Hobbit – un viaggio inaspettato (2012)

La cosa che lascia più intristititi è che questo primo capitolo di una trilogia tratta da un libro di 200 pagine sembra più un’accozzaglia di effetti speciali per una fiera dell’elettronica che un film con una storia: gli orchi ad esempio sono completamente digitalizzati (e anche male), si vede lontano un miglio che sono plasticosi e inespressivi e tutti gli sforzi per renderli tali non hanno fatto altro che creare delle macchiette da cartone animato.

Lo sforzo produttivo c’è ed è notevole, ma sembra si siano impegnati molto meno rispetto alla trilogia dell’anello: lì c’era un dettaglio e una ricercatezza nelle armature, nel makeup, nelle locations, nelle miniature, negli effetti speciali in camera e tutto questo ha donato, per la maggior parte del tempo, un bell’alone di magia a quei film; qui invece siamo più sul lato videogioco: una marea di esserini tutti esattamente dello stesso colore si affannano per stradine bidimensionali fino a che qualcuno muore o dice una battuta del cazzo.

Gollum torna per la gioia dei cerebrolesi che si gasano a vedere una recitazione napoletana in inglese riprodotta su un modello tridimensionale, tridimensionale come il film stesso che tra l’altro è pure girato a 48 frames per secondo (anche se la maggior parte dei cinema ha proiettato la conversione a 24); insomma, sempre di più sembra che i grandi film non siano altro che una scusa per mettere in vetrina gli ultimi ritrovati tecnologici in ambito cinematografico.

Lontani sembrano i tempi quando la steadicam fu inventata perché la storia lo esigeva; oggi il rapporto si è invertito e si fanno i film per usare quello che è uscito ieri sul mercato.

Dio mio che tristezza.
Fatemi un favore: mandate un segnale, boicottate ‘ste minchiate.

Titolo originale: The Hobbit: An Unexpected Journey
Regia: Peter Jackson
Anno: 2012
Durata: 169 minuti