Leonardo: 1° stagione (2021)

Leonardo da Vinci, famoso e geniale artista italico del quindicesimo secolo, aveva la sfortuna di capitare involontariamente col cazzo dentro una serie di culi adolescenziali; e questo fu la sua più grande rovina.

Ovviamente dopo le donne sterili.
Maledette infime stregacce.

Leonardo: 1° stagione (2021)

Ricomposizione fantasiosa della vita di Leonardo che, in barba alla realtà storica, lo rende geniale per un motivo apparentemente banale, ma invece assolutamente azzeccato: non j’annava de lavora’.

Ma proprio che lui ha passato la vita intera a trovare il modo di fare i soldi col minimo sforzo e dedicare poi la maggior parte del tempo e del suo ingegno allo studio dei cazzi suoi, letteralmente e metaforicamente.

Leonardo, eroe egoista della classe borghese che si ribella allo status quo.

VOTO:
2 ribelli e mezzo

Leonardo: 1° stagione (2021) voto

Titolo indiano: liyonaardo
Ideatori: Frank Spotnitz, Steve Thompson
Stagione: prima
Anno: 2021
Durata: 8 puntate da 52 minuti

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Earl Sinclair è un megalosauro antropomorfo che vive la vita del perfetto coglione sottoposto dentro una società classista e piramidale che lo fa uscire di capoccia ogni giorno.

L’unico sfogo di questo dinosauro qualunque resta il pestare di botte moglie e figli quando torna a casa la sera, colmo d’alcol e urina, prima di defecare in un generoso atto d’amore sopra l’infante di casa, il piccolo Babymerda.

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Me lo ricordavo molto meglio.
E come me, sicuramente anche te che sei cresciuto a pane e ceffoni avevi un’idea edulcorata e quasi fantastica di questo mondo pupazzoide al cui interno navigavano personaggi deformed dal gran sorriso.

E invece niente: siamo di fronte all’elogio dell’abuso domestico, del più vile servilismo cattolico impregnato di odio razziale.
Questo telefilm andrebbe segnalato al Moige e cancellato dal ricordo umano in una dannatio memoriae senza fine che lo elevi ad agnello sacrificale di una società sull’orlo della decadenza post-adolescenziale.

E comunque è abbastanza noioso.

VOTO:
2 Publius Septimius Geta

I dinosauri: 1° stagione (1991) voto

Titolo originale: Dinosaurs
Creatori: Michael Jacobs, Bob Young
Stagione: prima
Anno: 1991
Durata: 5 episodi da 25 minuti

Darby O’Gill e il re dei folletti (1959)

Nell’Irlanda rurale del 19esimo secolo vive l’ubriacone Darby O’Gill che se ne va in giro per il villaggio raccontando a tutti degli omini che abitano la collina vicina ai quali vuole sottrarre a tutti i costi le segrete ricchezze; il tutto, mentre Sean Connery canta la sua passione per l’amore pubescente.

Sbeffeggiato dal loro re Brian Connors e afflitto da una cirrosi epatica niente male, Darby tenterà il colpaccio con i famosi 3 desideri da esprimere una volta catturato un leprecauno… ma non è tutto oro quello che luccica.

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959)

Carinissimo vecchio film che in Italia è arrivato tanti ma tanti anni più tardi; tanto che ci crebbi io che sono nato addirittura dopo la morte di alcuni degli attori protagonisti.

Effetti speciali da paura (per l’epoca), un simpatico folletto da prendere a calci in pancia e una sequenza molto spaventosa verso l’epilogo fanno di Darby O’Gill un ottimo esempio di come si cucinano i carciofi alla romana.

O forse mi sbaglio.

VOTO:
3 carciofi e mezzo

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959) voto

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People
Regia: Robert Stevenson
Anno: 1959
Durata: 93 minuti
Compralo: https://amzn.to/3trtFnT

Little Nights, Little Love (2019)

Parecchie vicende umane s’intrecciano in due momenti temporali, il 2009 e il 2019, mentre il mondo se ne strafotte il cazzo.

Filmetto tratto da una serie di brevi storie che, non riuscendo a fonderle in un unicum potente e avvincente, finisce per annoiare un pochino.

L’unica nota di colore è sapere che l’attore che interpreta il protagonista Sato è morto suicida nel 2020 impiccandosi nell’armadio di casa.
Tipo David Carradine che è finito con una corda al collo legata all’asta dell’armadio di un hotel di Bangkok, morendo soffocato mentre si masturbava furiosamente.

VOTO:
2 armadi e mezzo

Little Nights, Little Love (2019) voto

Titolo originale: Eine Kleine Nachtmusik – アイネクライネナハトムジーク
Regia: Rikiya Imaizumi
Anno: 2019
Durata: 119 minuti

Gon, the Little Fox (2019)

Tanto dolce quanto amaro cortometraggio girato a passo uno che riprende la famosa (in patria) storia della piccola volpe Gon, orfana della madre perché scoppiettata dai cacciatori, che semina zizzania tra gli abitanti di un villaggio giapponese con i suoi scherzetti burloni e i suoi furtarelli da scugnizzo di vico’ dei miracoli.

Nonostante in più punti si avverta una certa macchinosità nello svolgimento della (tra l’altro) brevissima trama, la realizzazione è indubbiamente ben fatta e il tutto ha un benvenuto sapore poetico e disperato che il Giappone non manca mai di regalare a chi gli presta attenzione.

VOTO:
3 disperazioni

Gon, the Little Fox (2019) voto

Titolo originale: 劇場版 ごん – Gongitsune
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2019
Durata: 28 minuti
Compralo: https://amzn.to/2O2dcXR

Il nome della rosa (1986)

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri frocio, studiavi il greco, ti facevi prete, ti facevi un prete e finivi morto stecchito dentro una tinozza d’acqua col tuo cazzetto in bella vista e il tuo indice misteriosamente macchiato di nero.

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri un francescano, c’avevi una capoccia tanta, t’eri fatto pure gli occhiali (roba che l’imperatore se li sognava), c’avevi un ciuchino niente male e però ti accusavano di eresia e vanagloria.

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri cieco, eri spagnolo, eri oscurantista, eri vecchio, eri brutto, eri racchio, c’avevi il cazzo che è un abbacchio, ma non t’annava mai de ride.

Nel 1327 la vita era una merda.

Il nome della rosa (1986)

Tutti sanno che questo film è tratto dall’omonimo libro di Umberto Eco; non tutti però sanno che il famoso scrittore ha dato il nome a 13069 Umbertoeco, un asteroide della fascia principale, la zona tra Marte e Giove.

Tolto quindi ogni dubbio sull’asteroide Umbertoeco, passiamo al film.

Le musiche di James Horner sono ispiratissime ed accompagnano per mano lo spettatore tra i meandri di una torbidissima storia costellata di bugie ed assassini(i), storia messa perfettamente in scena da un manipolo di attori in bolla tra i quali spiccano, oltre ai bravissimi protagonisti, un fantastico Ron Perlman nel ruolo della sua vita (Salvatore, il gobbo idiota) e le tette di Valentina Vargas, fortemente voluta da Christian Slater per le sue doti canore.

VOTO:
4 Salvatore

Il nome della rosa (1986) voto

Titolo originale: The Name of the Rose
Regia: Jean-Jacques Annaud
Anno: 1986
Durata: 130 minuti
Compralo: https://amzn.to/3pq8sJn

Chernobyl (2019)

All’una e mezza del 26 aprile 1986 ero lì che scopavo con mia moglie ucraina biondo cenere umile, perché devi essere umile donna ucraina del 1986 coi capelli biondo cenere, quando il nostro atto copulativo volto alla procreazione di un piccolo nuovo figlio della patria da immolare al sacro fuoco sovietico è stato interrotto da un chioppo della madonna lurida che m’ha fatto ritrarre la minchia in pancia.

Subito una telefonata dal comando dei vigili ha chiarito il mio ruolo in questa vicenda e io non ho esitato un attimo nel partire alla volta della centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’; il mio ruolo sarebbe stato quello di spruzzare acqua copiosa sull’incendio divampato senza fare domande, perché chi fa domande è uno stronzo e merita il diniego di sepoltura.

Sembrava andasse tutto per il meglio, ma a un certo punto mi sono sentito male… e niente, alla fine della giostra mi sono ridotto così:

Chernobyl (2019)

Miniserie sul disastro di Chernobyl, molto apprezzata dal pubblico mondiale e molto ben congeniata per piacere al pubblico mondiale.

Ogni episodio, portando comunque avanti la storia delle ore, dei giorni, delle settimane e dei mesi successivi all’incidente, dà spazio a particolari singoli personaggi rappresentativi delle tante vittime: il vigile del fuoco, la moglie del vigile, il coscritto sbarbatello, il fisico nucleare a capo della squadra di contenimento si alternano con efficacia sul palcoscenico per veicolare un messaggio: l’Unione Sovietica era un posto di merda dove vigeva l’omertà, il dogmatismo, l’ottusità, la paura, l’arretratezza e la violenza.

Nonostante un’ottima impalcatura tecnica, dispiace quindi che si sia scelto di calcare fin troppo la mano con le inevitabili caricature del politico cattivissimo, i funzionari con la farina nel cervello, i soldati nichilisti ed un generale quanto inspiegabile ostracismo verso le evidenze scientifiche (del tipo che la centrale esplode e il direttore minimizza l’accaduto nonostante gli si pongano davanti prove inconfutabili), il tutto per attuare una stortura ed un’esagerazione al limite del caricaturale che dipinge a tinte assurde la pur vera severità e omertà del governo sovietico.

“Mancano solo gli orsi e le fisarmoniche” ha detto Stanislav Natanzon, un giornalista televisivo russo, e non sento di dargli totalmente torto.

VOTO:
4 orsi con le fisarmoniche

Chernobyl (2019) voto

Titolo ucraino: Чорнобиль
Regia: Johan Renck
Anno: 2019
Durata: 5 episodi da 1 ora

Il gigante di ferro (1999)

Nel 1957 gli Stati Uniti d’America erano un po’ paranoici.

Investiti giornalmente dalla propaganda di regime che vedeva nell’elogio della paura del diverso una preziosa arma di controllo per una giovane nazione che si apprestava ad essere la padrona del mondo, i cittadini americani vivevano con la costante paura di trovarsi invasi da forze ostili e misteriose il cui unico scopo era la distruzione del loro stile di vita.

Un bel guaio per un robot gigante venuto dallo spazio con un’amnesia misteriosa, un gusto irrefrenabile per il metallo e un cannone termonucleare nel petto.

Il gigante di ferro (1999)

Favola per bambini e meno bambini, tratto dal quasi omonimo libro di Ted Hughes, che tenta d’insegnare poche semplici cose: non avere paura del diverso, non risolvere le situazioni di difficoltà con la violenza ed essere felici, tutti.

Partito in sordina e con un piccolo flop al botteghino, The Iron Giant ha guadagnato nel tempo un giro di cultori che lo ha elevato dall’anonimato alle stelle da cui proviene il gigante di ferro protagonista.

Non è un capolavoro e ha un po’ di buchi e leggerezze, ma rimane un’ottimo viatico per chi vuole suscitare nei bambini l’esperienza dell’amore scoperta.

VOTO:
3 buchi

Il gigante di ferro (1999) voto

Titolo originale: The Iron Giant
Regia: Brad Bird
Anno: 1999
Durata: 86 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ofQeKB

La maschera di cera (1953)

Henry Jarrod è uno scultore dal cervello un tantino bacato che, oltre a sperimentare copiose polluzioni notturne al ritmo di bachata, non trova di meglio da fare che parlare con le sue statue di cera come fossero vere persone, da amare e salvaguardare.

Il suo socio in affari però si è rotto la minchia del museo di statue che non tira bene come tirerebbe un pelo di fica e quindi ha la brillante idea di dare fuoco a tutto il palazzo per incassare i soldi dell’assicurazione.
Henry dal canto suo non manda giù il rospo e si fa pestare a sangue putre(fa)scente finendo per rimanere coinvolto nel grande incendio doloso che si mangia via i frutti delle sue manine d’oro.

Messosi miracolosamente in salvo e tornato spietato e incazzatissimo, Henry mani di fata Jarrod escogita una maniera brillante per rimpiazzare le statue di cera andate perse, usare cadaveri.

La maschera di cera (1953)

Famosa pellicola girata in 3d (e col suono stereo) che all’epoca riscosse un tale successo al botteghino che ne parlò persino il re del Congo.

La storia non è niente di trascendentale (tra l’altro è un remake di un film tratto da un libro) e francamente non riesce ad appassionare più di tanto; dalla sua però c’è una buona messa in scena e qualche piccantezza sessuale lanciata in sordina per non disturbare il pubblico sonnacchione, tipo quando le signore per bene si sporgono per scrutare il cazzo di Jean-Paul Marat nella vasca da bagno.

La protagonista Phyllis Kirk (che in realtà di cognome faceva sorprendentemente Kirkegaard) si ruppe ben presto la fava del mondo dello spettacolo e si diede all’attivismo politico sostenendo il partito democratico e l’abolizione della pena di morte mentre Carolyn Jones, la giovane donna che nel film interpreta la sua amica del cuore, finirà per interpretare Morticia Addams nella famosa serie televisiva anni ’60.

VOTO:
2 Ki(e)rkegaard e mezzo

La maschera di cera (1953) voto

Titolo originale: House of Wax
Regia: André De Toth
Anno: 1953
Durata: 88 minuti
Compralo: https://amzn.to/37tDdHn

Retro Puppet Master (1999)

André Toulon è un biondino francese d’inizio ventesimo secolo che, assieme al suo piccolo circolo di giovani uranisti, manda avanti la carretta con uno spettacolino di marionette mostruose, chiare proiezioni dei loro drammi interiori di mancata accettazione.

A complicare il loro roseo quadretto entrano in scena una maledetta donna che vorrà convincere André a posizionare il suo splendido membro gay dentro la sua orribile vagina etero ed un simpatico vecchietto di 3 mila anni grande amante degli ani che vuole tramandare il segreto della vita eterna prima d’essere fatto fuori da 3 mummie egizie devote al dio Sutekh.

E il segreto della vita eterna comprende un criceto, della vaselina e tanto amore.

Retro Puppet Master (1999)
bel burattino ti faccio un pompino per il motorino

La Maledizione della marionetta 2, come piace chiamarlo ai messicani, è un film di merda.
Non ci piove.

Certo, se consideriamo che il regista ha girato una media di 3 film all’anno dal 1986 al 2016 e che quindi per ovvie ragioni non ha potuto dedicare la stessa cura di uno che ne gira uno ogni 3 anni, questo film resta comunque un film di merda.
Non ci piove.

Se ci aggiungiamo poi che questo è, a detta del diretto interessato, l’unico film bello interpretato da Greg Sestero (il biondo passato alla storia come il sogno bagnato di Tommy Wiseau, fuori e dentro lo schermo di quel cafolavoro che è The Room) allora resta comunque un film di merda.
Non ci piove.

VOTO:
1 biondo e mezzo

Retro Puppet Master (1999) voto

Titolo messicano: La maldición de la marioneta II
Regia: David DeCoteau
Anno: 1999
Durata: 80 minuti
Compralo: https://amzn.to/2YwyzmB

Star Wars: l’ascesa di Skywalker (2019)

Per tutti i fulmini e le saette di Zeus onnipotente papagno rotto cazzo pazzo balordo barzotto. Che botte da orbi ragazzi.
Che colori matti sullo schermo che cade in testa alle vecchie storpie.
Che multinazionali del tabacco fogne a cielo aperto ci sono in questo film fantastico senza arte né parte che consiglio caldamente a chi non esiste, cioè dio.

Cosa?
Siete ancora interessati a sapere di cosa parla questo film?!
E ‘sti cazzi non ce li mettete!?!

Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019)

Io non ho parole oltre a quelle sconclusionate che ho scritto sopra.

Una pellicola piena zeppa di scene e storie che si susseguono a rotta di collo per la paura di annoiare un pubblico irrequieto di pizzichi alle gengive sanguinanti, una sequela senza capo né coda di effetti speciali e salti piroette capitomboli spade in petto ti curo io serpe di merda sono gesuccristo risorto donna mani venose perché donne uguali uomini progresso civiltà repressione e civiltà.

Niente, scusate; non ce la faccio proprio.

Porco dio i capelli down.
Trik trak e bombe a mano.

VOTO:
2 preti e mezzo

Star Wars: l'ascesa di Skywalker (2019) voto

Titolo originale: Star Wars: Episode IX – The Rise of Skywalker
Regia: J. J. Abrams
Anno: 2019
Durata: 142 minuti

The Irishman (2019)

Frank Sheeran non era un parente di She-Ra, la sorella gemella di He-Man, ma fu un bonario figlio di puttana a sangue freddo che fece da tramite tra la mafia americana e il famoso sindacato degli autotrasportatori presieduto dal potente Jimmy Hoffa durante i favolosi anni ’60 e ’70.

Dopo aver combattuto per gli Stati Uniti nell’invasione d’Italia durante la seconda guerra mondiale ed essersi quindi fatto le ossa in quanto ad ultraviolenza, Frank dedicò una vita intera al crimine “dipingendo case” (questo l’eufemismo usato per gli omicidi)… ma questa sua dedizione al lavoro non gli valse né una vita e né una vecchiaia felice tanto che la povera lucertola morì solo come un cane in una casa di riposo circondato dal vuoto pneumatico, nonostante avesse messo al mondo 4 figlie e tanti si fossero dichiarati suoi amici.

The Irishman (2019)
dai, vuoi essere mio amico?!

Queste 3 ore e mezza di film non mi verranno più date indietro e, quando sarò un vecchio decrepito come il nostro Frank Sheeran, piangerò lacrime amare sognando di poterle rivivere per andare a farmi una passeggiata, dipingere un mazzo di fiori o farmi una bella limonata con una donna.

Ma io dico: ma l’anima de li mortacci tua Scorsese, ti stai rincoglionendo anche tu?
No perché tutto bello, tutto giusto, bella la fotografia, bei costumi, grandi attori nella canna del fucile… ma io quel fucile vorrei ficcartelo in bocca e premere il grilletto per punirti dell’insulto alla tua carriera, oltre che al genere gangster, che questa roba rappresenta.

A parte che il film è di una noia mortale, specialmente per chi non è americano sopra i 60 anni e quindi se ne strafrega il cazzo di Jimmy Hoffa (e su questo difatti centri appieno il problema con la scena dell’infermiera che non lo riconosce in fotografia… ma allora se volevi fare un film per te e i tuoi amici del circolo di bocce di Los Angeles te lo giravi col cellulare e te lo proiettavi nel cinema di casa), ma poi mannaggia i pappagalli del Perù: ma come cazzo ti viene in testa di prendere un vecchio e ringiovanirlo col computer sperando che possa interpretare la parte di un giovane uomo?

Ma l’hai visto come cammina Robert De Niro che sembra si sia cacato sotto e stia correndo dalla mamma per farsi cambiare il pannolino?
Ma quella scena col pestaggio fuori dall’alimentari con Bob fucking De Niro che n’artro po’ cascava mentre tentava goffamente di schiacciare la mano al droghiere non ti è saltata all’occhio come un tantino fatta male?

Dio cristo come sono incazzato.

L’unica cosa interessante in tutto questo pandemonio furente d’emozioni negative è l’aver scoperto che Robert De Niro ha un debole per le nere essendosi sposato per ben due volte con afro-americane…  e ora capisco meglio il film da lui diretto A Bronx Tale.

VOTO:
2 pannolini

The Irishman (2019) voto

Titolo quell’altro più bello: I Heard You Paint Houses
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2019
Durata: 209 FOTTUTI minuti