Una storia di Natale (1983)

Un ragazzino negli anni ’50 vive un felice quanto orribile Natale che ricorderà per tutta la vita, spero breve.
Padri sessuomani che forse amano vivisezionare giovani prostitute, madri anaffettive e brutali con la passione per la cinghia mattanza, amichetti di scuola con lingue sporche di sperma di vagabondi…

Guarda, non so se mi ricordo bene proprio tutto tutto perché l’ho visto su un volo Roma-New York assieme ai miei cari amici Massimo Boldi e Christian De Sica dopo una colossale bevuta e al ritmo di una rumba di mignotte abruzzesi.

Mi ricordo in particolare due cose: il bambino con la lingua attaccata al palo, congelato in un eterno linguino, e la famiglia che finisce per mangiare al ristorante cinese, che è una tradizione degli ebrei americani (nonostante la famiglia non risulta essere ebraica e quindi forse è una manina Di Maiana che c’ha infilato il riferimento così, a buffo).

VOTO:
2 abruzzesi e mezzo

Una storia di Natale (1983) voto

Titolo originale: A Christmas story
Regia: Bob Clark
Durata: 1 ora e 33 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tx38IZ

Star Wars IV-VI (1977-1983) Despecialized Edition

La famosissima trilogia spaziale con protagonista un imberbe minorenne che non vuole fare il contadino perché lavorare la terra è per i perdenti mentre lui è un vincente e i vincenti dimostrano al mondo la loro superiorità sparando come forsennati ad altri imberbi come loro facendoli saltare in aria e disperdendo le loro cellule nel cosmo profondo.

Vaffanculo la campagna, vaffanculo la vanga, vaffanculo l’impianto d’irrigazione e la merda della vacca, vaffanculo zio Ben grasso laido che caca in mezzo al campo, vaffanculo le cime di rapa.
Viva la guerra, viva la morte, viva il sangue dei militari, viva la libertà di disintegrare le cervella degli altri, viva la candela corta e viva viva la fica larga, viva l’eiaculazione precoce, viva il moschetto, viva il duce e viva il re.

Star Wars IV-VI (1977-1983)

Sinceramente la trilogia originale è carina, ma niente di più.

Se tralasciamo le giustissime lodi al comparto tecnico che, tra navi spaziali e creature mostruose, ha creato un mondo realmente fantastico, sul versante storia invece siamo un pochino scarsi: vita morte e miracoli di un ragazzo che crescendo si trova ad affrontare il bivio tra virtù e corruzione al quale il padre aveva imboccato la via della perdizione anni prima non è poi così coinvolgente e la sensazione forte che si percepisce è una continua rincorsa alla prossima scena per costruire con l’accumulazione quello che la selezione non è stata in grado di fare.

MA in realtà il motivo per cui recensisco ‘sti 3 film è per segnalare l’ottima opera del ceco Petr Harmáček che solo soletto si è messo a fare quello che la Lucasfilm non ha mai voluto, ovvero donare al pubblico la versione originale della trilogia, cancellando per sempre dalla memoria le orribili Special Edition che il pingue Lucas ha rilasciato come noccioline lungo la strada dell’inferno.

Lavorando con alcune vecchie versioni in DVD, quella in Laserdisc, una pellicola spagnola in 35mm e alcune immagini degli sfondi originali, Harmy ha ricostruito fotogramma per fotogramma quello che gli spettatori videro al cinema tanti anni fa.
Ed è uno spettacolo.

Se proprio volete rivedere Star Wars, o siete tra i pochi che ancora non l’ha visto, vi consiglio caldamente Harmy’s Despecialized Edition.

VOTO:
3 armi

Star Wars IV-VI (1977-1983) voto

Titoli originali: Star Wars, The Empire Strikes Back, The Return of the Jedi
Regie: George Lucas, Ivin Keshner, s
Anni: 1977, 1980, 1983
Durate: 121 minuti, 124 minuti, 132 minuti
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Phantom Ship (1935) [Full Movie]

The Mystery of the Mary Celeste is a 1935 British mystery film directed by Denison Clift and starring Béla Lugosi, Shirley Grey and Arthur Margetson. It is one of the early films from Hammer Film Productions.
It is based on the story of the Mary Celeste, a sailing ship that was found adrift and deserted in the Atlantic Ocean in 1872, and is an imagined explanation of the disappearance of the crew and passengers.
The version released in the United States, under the title Phantom Ship, is about 18 minutes shorter than the original. It is believed that only the shortened version now survives.

This movie is in public domain.
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Phantom Ship (1935)

La Mary Celeste è una di quelle navi fantasma entrate nella leggenda.

Ritrovata il 4 dicembre 1872 al largo delle Azzorre senza equipaggio e senza una concreta spiegazione del perché vagasse da 9 giorni sola soletta nel mar Atlantico, questa barca dei misteri è stata al centro delle più svariate teorie: mostri, pirati, gorghi marini, alieni, esplosivi, muffe, droghe sono solo alcuni dei possibili candidati al titolo di assassino, ma nessuno di questi ha al suo arco la prova schiacciante tale da far desistere i cospiratori della domenica.

Questo film narra le vicende precedenti il famoso ritrovamento, ovvero s’inventa una sua personalissima quanto banale motivazione alla scomparsa dell’equipaggio.

Phantom Ship (1935)

Filmetto corto e mal posto che mi sono deciso a vedere dopo che il link ad esso riposava sulla mia barra preferiti da almeno 6 mesi.

Ne è valsa la pena?
Ovviamente no, ma quello che mi rinfranca il cuore è che nessuno è a conoscenza di questa cacatella di film; è caduto nel dimenticatoio come l’equipaggio della Mary Celeste.

VOTO:
2 mostri

Phantom Ship (1935) voto

Titolo originale: The Mystery of the Mary Celeste
Regia: Denison Clift
Anno: 1935
Durata: 1 ora e 20 minuti
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Censor (2021)

Enid è un’occhialuta signorina che lavora come censore per la commissione filmica statale britannica; la sua giornata tipo comprende taccuino, matita, vhs zozzona splatterona, pausa tè con i colleghi e rimorsi agghiaccianti per la misteriosa scomparsa di sua sorella tanti e tanti anni addietro.

Una vita di merda insomma, ma una vita da soldatino liberal-liberista… e però, a forza di guardare gente sparata, trapanata, mani mozzate e super femministe con cappelli deliranti, Enid comincia a sviluppare un leggero distaccamento dalla realtà che la condurrà via via verso un suggestivo finale onirico che lascerà il pubblico con l’amaro dubbio se Margaret Thatcher fosse una semplice troia o una troia imparruccata.

Censor (2021)
vi scoverò i nemici per voi così distanti

Sorprendente pellicola, nonostante il passo lento ed estenuante verso il figurativo patibolo finale, che gioca tutte le sue cartucce nel solco della flebile linea di demarcazione tra realtà e fantasia facendo quindi riecheggiare nella mente dello spettatore, anche per l’ambientazione anni ’80, sprazzi di Lynch e Cronenberg.

Questo è il classico film dove la simmetria, distorta e inquietante, la fa da padrone: le due sorelle, una scomparsa nella foresta e una perduta nei meandri della mente; lo stile del film, così simile e allo stesso tempo così diverso dai “video nasties” di cui parla e a cui fa l’occhiolino; gli orribili anni ’80, costellati di rivendicazioni sindacali e sociali schiacciate come mosche da un liberismo putrido tanto caro al soldatino Carlo Calenda, che accoglie come una vecchia puttana laida il fertile sperma rozzo e sozzo della storia in questione; fino all’enigma degli enigmi, sono i film che ci rendono violenti o la violenza era già dentro di noi ancor prima dell’orribile visione di Carlo Calenda?

Il film ha il grande pregio di non schierarsi mai apertamente, né politicamente e né narrativamente, lasciando quindi spazio all’immaginazione e alla volontà dello spettatore.
Non è un capolavoro, ma ci arriva vicino perché non cerca di strafare mantenendo corti i tempi (neanche un’ora e mezza) e non andando dritto al punto.

VOTO:
4 vecchie puttane laide

Censor (2021) voto

Titolo turco: Sansür
Regia: Prano Bailey-Bond
Anno: 2021
Durata: 84 minuti

Chaplin (1992)

Charlie Chaplin ripercorre assieme all’editore della sua auto-biografia alcuni episodi fondamentali della sua intensa ed inaspettata vita.

Dall’infanzia negata a causa della povertà impostagli da uno stato classista, all’adolescenza laboriosa senza amore, fino all’immenso successo in terra americana dove non riuscirà mai a sentirsi pienamente appagato nel suo cuore infranto da mille pugnalate.

Tanti nemici, tante mogli, molto onore.

Chaplin (1992)

Lunghissimo biopic dallo stesso regista di Gandhi che l’anno dopo andrà incredibilmente ad interpretare John Hammond in Jurassic Park.

Il film, ampiamente basato sull’interessante autobiografia di Charlie Chaplin che lessi tanti anni fa, riesce nella titanica impresa di condensare un’intera vita dentro due ore e mezza di pellicola, mettendo in risalto alcuni frangenti fondamentali nella vita del creatore del Charlot “vagabondo”.

Un must per i cinefili, foss’anche solo per sbirciare nei dietro le quinte di vecchi capolavori del cinema muto; un buon film per tutti gli altri.

VOTO:
4 John Hammond

Chaplin (1992) voto

Titolo italiano completo: Charlot – Chaplin
Regia: Richard Attenborough
Anno: 1992
Durata: 143 minuti
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Leonardo: 1° stagione (2021)

Leonardo da Vinci, famoso e geniale artista italico del quindicesimo secolo, aveva la sfortuna di capitare involontariamente col cazzo dentro una serie di culi adolescenziali; e questo fu la sua più grande rovina.

Ovviamente dopo le donne sterili.
Maledette infime stregacce.

Leonardo: 1° stagione (2021)

Ricomposizione fantasiosa della vita di Leonardo che, in barba alla realtà storica, lo rende geniale per un motivo apparentemente banale, ma invece assolutamente azzeccato: non j’annava de lavora’.

Ma proprio che lui ha passato la vita intera a trovare il modo di fare i soldi col minimo sforzo e dedicare poi la maggior parte del tempo e del suo ingegno allo studio dei cazzi suoi, letteralmente e metaforicamente.

Leonardo, eroe egoista della classe borghese che si ribella allo status quo.

VOTO:
2 ribelli e mezzo

Leonardo: 1° stagione (2021) voto

Titolo indiano: liyonaardo
Ideatori: Frank Spotnitz, Steve Thompson
Stagione: prima
Anno: 2021
Durata: 8 puntate da 52 minuti

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Earl Sinclair è un megalosauro antropomorfo che vive la vita del perfetto coglione sottoposto dentro una società classista e piramidale che lo fa uscire di capoccia ogni giorno.

L’unico sfogo di questo dinosauro qualunque resta il pestare di botte moglie e figli quando torna a casa la sera, colmo d’alcol e urina, prima di defecare in un generoso atto d’amore sopra l’infante di casa, il piccolo Babymerda.

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Me lo ricordavo molto meglio.
E come me, sicuramente anche te che sei cresciuto a pane e ceffoni avevi un’idea edulcorata e quasi fantastica di questo mondo pupazzoide al cui interno navigavano personaggi deformed dal gran sorriso.

E invece niente: siamo di fronte all’elogio dell’abuso domestico, del più vile servilismo cattolico impregnato di odio razziale.
Questo telefilm andrebbe segnalato al Moige e cancellato dal ricordo umano in una dannatio memoriae senza fine che lo elevi ad agnello sacrificale di una società sull’orlo della decadenza post-adolescenziale.

E comunque è abbastanza noioso.

VOTO:
2 Publius Septimius Geta

I dinosauri: 1° stagione (1991) voto

Titolo originale: Dinosaurs
Creatori: Michael Jacobs, Bob Young
Stagione: prima
Anno: 1991
Durata: 5 episodi da 25 minuti

Darby O’Gill e il re dei folletti (1959)

Nell’Irlanda rurale del 19esimo secolo vive l’ubriacone Darby O’Gill che se ne va in giro per il villaggio raccontando a tutti degli omini che abitano la collina vicina ai quali vuole sottrarre a tutti i costi le segrete ricchezze; il tutto, mentre Sean Connery canta la sua passione per l’amore pubescente.

Sbeffeggiato dal loro re Brian Connors e afflitto da una cirrosi epatica niente male, Darby tenterà il colpaccio con i famosi 3 desideri da esprimere una volta catturato un leprecauno… ma non è tutto oro quello che luccica.

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959)

Carinissimo vecchio film che in Italia è arrivato tanti ma tanti anni più tardi; tanto che ci crebbi io che sono nato addirittura dopo la morte di alcuni degli attori protagonisti.

Effetti speciali da paura (per l’epoca), un simpatico folletto da prendere a calci in pancia e una sequenza molto spaventosa verso l’epilogo fanno di Darby O’Gill un ottimo esempio di come si cucinano i carciofi alla romana.

O forse mi sbaglio.

VOTO:
3 carciofi e mezzo

Darby O'Gill e il re dei folletti (1959) voto

Titolo originale: Darby O’Gill and the Little People
Regia: Robert Stevenson
Anno: 1959
Durata: 93 minuti
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Little Nights, Little Love (2019)

Parecchie vicende umane s’intrecciano in due momenti temporali, il 2009 e il 2019, mentre il mondo se ne strafotte il cazzo.

Filmetto tratto da una serie di brevi storie che, non riuscendo a fonderle in un unicum potente e avvincente, finisce per annoiare un pochino.

L’unica nota di colore è sapere che l’attore che interpreta il protagonista Sato è morto suicida nel 2020 impiccandosi nell’armadio di casa.
Tipo David Carradine che è finito con una corda al collo legata all’asta dell’armadio di un hotel di Bangkok, morendo soffocato mentre si masturbava furiosamente.

VOTO:
2 armadi e mezzo

Little Nights, Little Love (2019) voto

Titolo originale: Eine Kleine Nachtmusik – アイネクライネナハトムジーク
Regia: Rikiya Imaizumi
Anno: 2019
Durata: 119 minuti

Gon, the Little Fox (2019)

Tanto dolce quanto amaro cortometraggio girato a passo uno che riprende la famosa (in patria) storia della piccola volpe Gon, orfana della madre perché scoppiettata dai cacciatori, che semina zizzania tra gli abitanti di un villaggio giapponese con i suoi scherzetti burloni e i suoi furtarelli da scugnizzo di vico’ dei miracoli.

Nonostante in più punti si avverta una certa macchinosità nello svolgimento della (tra l’altro) brevissima trama, la realizzazione è indubbiamente ben fatta e il tutto ha un benvenuto sapore poetico e disperato che il Giappone non manca mai di regalare a chi gli presta attenzione.

VOTO:
3 disperazioni

Gon, the Little Fox (2019) voto

Titolo originale: 劇場版 ごん – Gongitsune
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2019
Durata: 28 minuti
Compralo: https://amzn.to/2O2dcXR

Il nome della rosa (1986)

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri frocio, studiavi il greco, ti facevi prete, ti facevi un prete e finivi morto stecchito dentro una tinozza d’acqua col tuo cazzetto in bella vista e il tuo indice misteriosamente macchiato di nero.

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri un francescano, c’avevi una capoccia tanta, t’eri fatto pure gli occhiali (roba che l’imperatore se li sognava), c’avevi un ciuchino niente male e però ti accusavano di eresia e vanagloria.

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri cieco, eri spagnolo, eri oscurantista, eri vecchio, eri brutto, eri racchio, c’avevi il cazzo che è un abbacchio, ma non t’annava mai de ride.

Nel 1327 la vita era una merda.

Il nome della rosa (1986)

Tutti sanno che questo film è tratto dall’omonimo libro di Umberto Eco; non tutti però sanno che il famoso scrittore ha dato il nome a 13069 Umbertoeco, un asteroide della fascia principale, la zona tra Marte e Giove.

Tolto quindi ogni dubbio sull’asteroide Umbertoeco, passiamo al film.

Le musiche di James Horner sono ispiratissime ed accompagnano per mano lo spettatore tra i meandri di una torbidissima storia costellata di bugie ed assassini(i), storia messa perfettamente in scena da un manipolo di attori in bolla tra i quali spiccano, oltre ai bravissimi protagonisti, un fantastico Ron Perlman nel ruolo della sua vita (Salvatore, il gobbo idiota) e le tette di Valentina Vargas, fortemente voluta da Christian Slater per le sue doti canore.

VOTO:
4 Salvatore

Il nome della rosa (1986) voto

Titolo originale: The Name of the Rose
Regia: Jean-Jacques Annaud
Anno: 1986
Durata: 130 minuti
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