Avengers: Endgame (2019)

Dopo aver eliminato metà degli esseri viventi dell’universo, Thanos va in pensione e si mette a coltivare frutti belli spinosi che, se spinti a forza nel proprio deretano, potranno dargli quella pace che ha sempre sognato.

Nel frattempo quel che resta degli Avengers, coadiuvati da Captain Marvel, decidono di andare a riprendere le Infinity Stones con cui Thanos ha evaporato miliardi di esseri viventi e far così rivivere tutti i loro cari (assieme a milioni di assassini, stupratori e impiegati di banca), ma arrivano troppo tardi… Thanos ha distrutto le pietre magiche, sigillando così per sempre il suo malvagio piano di contenimento demografico.

Ora l’unica maniera per riportare indietro le lancette, oltre ad un bel lifting facciale col chirurgo plastico di Cher, è usare la fisica quantistica per viaggiare indietro nel tempo ed andare a scommettere alle corse di cavalli con il grande almanacco sportivo.

Avengers: Endgame (2019)

Niente, me li guardo tutti ma non riesco mai a divertirmi appieno con questi cazzo di film coi supereroi.

Sarà per la mole sempre più pesante di sfraceli che si susseguono sullo schermo lungo le oramai canoniche 3 ore di film, manco fossimo a Bollywood.
Sarà perché non je la faccio a digerire i facili sentimenti del topolino popolino che si piscia sotto con roba tipo forza bruta, machismo (di uomini e di donne) e orgoglio identitario (di minoranze etniche, di portatrici d’utero e/o di supremazia bianca).
O sarà per l’incredibile velocità con cui il potere cambia pelle per farsi amare da un genere umano miope come Mr Magoo; un ammasso di esseri umani che ieri gioioso sborrava guardando Rambo trucidare i fottuti musi gialli e oggi felice spurga le gonadi sbavando sopra neri e donne che compiono gli stessi eccidi di cui si sono macchiati i loro illustri predecessori maschili bianchi.

Il pubblico purtroppo, come da programma, premia questo tipo di produzioni elevando EndGame a film col maggior incasso del 2019, maggior incasso in Nord America del 2019, secondo maggior incasso di sempre in Nord America, film di supereroi con i maggiori incassi di sempre e maggior incasso nella storia del cinema… ma i soldi non laveranno mai e poi mai la vostra immonda morale empia d’ogni possibile peccato veniale e mortale.

“Lo sai che farò un bel po’ di cambiamenti?”, dice Valchirie quando viene nominata nuovo re degli Asgardiani da Thor.
Beh, cara regina, potresti cominciare nel trasformare Asgarg da monarchia assoluta a democrazia popolare; così, tanto per far vedere che la scelta di spingere sull’acceleratore femminista non è una semplice ed avida strategia di marketing ma si inserisci in un più ampio contesto socio-culturale che vede nella redistribuzione dei poteri tra tutti (e ripeto, tutti) i cittadini, indipendentemente dal loro sesso, il loro pensiero e soprattutto dal ceto sociale in cui sono nati, la vera molla del progresso umano.

Ma che ve lo dico a fare?
Tanto basta un #meToo e passa la paura.

VOTO:
3 #meToo

Avengers: Endgame (2019) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Ultimato
Regia: Anthony e Joe Russo
Anno: 2019
Durata: 181 minuti

Kick-Ass (2010)

Dave Lizewski è un normalissimo teenager americano con l’inspiegabile e piuttosto sospetta fissa per le tette.

Per arrivare a macinarne un paio, Dave si travestirà da supereroe mascherato andando a manganellare i delinquenti nottambuli e prendendo parecchie crocche sul muso, ma riuscendo nella magica impresa d’impressionare la ragazza dei suoi sogni e poter così toccarle le piccole e delicate tette pubescenziali.

Purtroppo con la conoscenza carnale verrà, come da tradizione cristiana, la punizione divina ed il giovane Lizewski dovrà fare i conti con un mafioso locale intenzionato a farlo fuori assieme ai più temibili supereroi Big Daddy e Hit Girl i quali, lungi dall’essere una coppia DDlg, sono un padre e una figlia assetati di vendetta nei confronti del mafioso locale intenzionato a farli fuori assieme al giovane Lizewski.

Kick-Ass (2010)

Bel film comico coi supereroi che, a differenza dei film seri coi supereroi, si dimostra crudo e violento nella rappresentazione dell’insana cultura dei vigilantes che si sostituiscono allo Stato e così facendo aggiunge quello strato di realismo utile a rendere la vena satirica ancora più efficace.

Nicolas Cage (sempre più matto) spara, zompa e urla frasi sconnesse mentre brucia come un maiale sardo rendendo la sua interpretazione indimenticabile mentre il resto del cast porta un buon risultato a casa nonostante l’impossibilità di compararsi al mito di Long Beach.

Se siete alla ricerca di qualcosa che dia la carica e non volete spendere una fortuna in cocaina, questo è il film per voi.

VOTO:
4 Long Beach e mezzo

Kick-Ass (2010) voto

Titolo rumeno: Rupe-tot
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2010
Durata: 117 minuti

Captain Marvel (2019)

Nel 1989 gli USA invadono illegalmente Panama, uno stato indipendente dell’America centrale strategicamente posto attorno l’omonimo stretto, guidato da Noriega, un dittatore finanziato per decenni dal governo statunitense in contrapposizione alle spinte socialiste del resto del centro e Sudamerica.

Nello stesso anno Carol Danvers, una pilota dell’aeronautica militare americana, fa un chioppo della Madonna durante un test di volo del nuovo “motore velocità della luce” che, come “ordigno fine di mondo” nel Dottor Stranamore, voleva mettere un punto e a capo ad una lunga guerra tra due civiltà.

Le cose ovviamente sono più complicate di come sembrano a primo acchito e Carol, sopravvissuta all’incidente mostrando chiari segni di supereroismo fumettistico, dovrà venire a capo di un mistero di non facile soluzione per una nazionalista indottrinata come lei, ovvero: è mai possibile che i miei superiori mi abbiano mentito e che stia combattendo una guerra ingiusta contro un gruppo di poveracci?

Captain Marvel (2019)
è mai possibile che le razze inferiori abbiano sempre un cazzo superiore?

Inaspettato buon film che, ponendo una protagonista donna per chiare esigenze di marketing e non certo per ravvedute posizioni di eguaglianza sociale, riesce a mescolare la solita brodaglia superomistica abbastanza stantia ficcandoci dentro un twist narrativo che forse porrà un piccolo dubbio ai militari americani che vedranno il film convinti d’assistere ad un’epica mentre in realtà qui siamo più dalle parti dell’elegia.

I registi sono gli stessi dell’ottimo Mississippi Grind e del buon Half Nelson, due film fortemente incentrati sullo studio del personaggio, e questa scelta non sembra aver avuto i medesimi esiti in questa pellicola; se da un lato abbiamo infatti dei personaggi in qualche modo simpatetici e con più di una sfaccettatura, dall’altro ritroviamo i soliti siparietti con lui, lei e la simpatia smargiassa tipica di chi non porta sulle spalle le colpe degli antenati perché le ha gettate nel cesso assieme all’ultima cacata nera di catrame nero.

Completamente fuori luogo, nonostante il film si svolga per la maggior parte nel 1995, le canzoni di TLC, Hole , No Doubt, Nirvana… che partono così, come se uno avesse acceso lo stereo ad alto volume mentre tu stavi parlando con un amico fottendosene di chi o cosa gli sta attorno.

Simpatico Samuel L. Jackson, svecchiato digitalmente di 25 anni, che arranca zompettando con molta prudenza nelle scene di corsa mostrando così la paura di cadere e rompersi il femore/anca, prima causa di morte per i 70enni come lui.

VOTO:
4 femori

Captain Marvel (2019) voto

Titolo di lavorazione: Open World
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Anno: 2019
Durata: 123 minuti

Deadpool 2 (2018)

Deadpool ha il cancro ma non muore perché è un supereroe con il superpotere di rigenerarsi, tipo Wolverine ma meglio.

Deadpool ha una ragazza che non lo schifa nonostante abbia la pelle che sembra un avocado marcio e che addirittura vuole crescere una famiglia con lui prendendo nel suo grembo il suo seme marcio d’avocado.

Deadpool rimane di merda quando un traffichino di droga gli ammazza la ragazza e cade ovviamente in forte depressione dalla quale cerca di uscire tentando di suicidarsi in ogni modo possibile, fallendo miseramente.

Deadpool decide allora di salvare un ragazzino dai poteri mutanti che sta per essere giustiziato da un misterioso tizio venuto dal futuro e nel mentre si circonda di coprimari dal dubbio appeal.

Deadpool vince.

Deadpool uccide Hitler.

Deadpool 2 (2018)

Sequel segaiolo compulsivo del primo fortunato capitolo di quella che spero non divenga una fortunata saga segaiola compulsiva vista la bassa (bassissima) profondità narrativa del prodotto.

Qualche risata la strappa, tipo la famosa scena del paracadute, e in vari punti si trovano piccoli gesti o frasi o situazioni che indubbiamente trovano il mio favore, ma siamo certamente lontani dal godere di un qualcosa che vada oltre la celebrazione idiosincratica dei nostri frenetici tempi.

La cosa più scandalosa rimane comunque il fatto che una stunt man sia morta durante le riprese fracassandosi contro un edificio mentre guidava una moto.
Ripeto l’assurdo per i duri di comprendonio: un essere umano è morto in maniera violenta mentre lavorava alla realizzazione di questo prodotto cinematografico per adolescenti buono solo a fare soldi per i ricchi produttori hollywoodiani.

VOTO:
3 frenuli

Deadpool 2 (2018) voto

Titolo di lavorazione: Love Machine
Regia: David Leitch
Anno: 2018
Durata: 119minuti

Ant-Man and the Wasp (2018)

L’uomo formica è agli arresti domiciliari da 2 anni per una brutta storia di eroina e non sa come passare il tempo perché è un ignorante e, come tutti gli ignoranti, trova noiosa la vita assieme a sé stesso.

In suo aiuto ogni tanto passa la giovane figlia che nutre un’ammirazione totalmente irragionevole per questo ex galeotto ed assieme a lei si divertono a giocare ad innocenti giochi come “nascondino” o “bucami in mezzo alle dita dei piedi così non si vede”.

Vabbè, tagliamo corto: Scott Lang (Ant-man) deve tornare in azione perché Hank Pym (l’inventore della tuta restringente) e Hope van Dyne (sua figlia) stanno tentando di riportare nel nostro mondo Janet van Dyne (rispettivamente moglie e madre degli ultimi due) che si è perduta 30 anni prima nel regno quantico.

Un po’ di botte e un po’ di risatine, un po’ di svecchiamento digitale del naso di Michael Douglas e un po’ di macchine Hyundai, questo film le tenta tutte pur d’ingraziarsi il largo pubblico dei supereroi.

Ant-Man and the Wasp (2018)

Che dire?

E’ il classico film che non fa male a nessuno, tranne che alle fate dei sogni birichini che muoiono male ogni volta un supereroe apre bocca, e che per quel che mi ricordo non si distingue di una virgola dal tono e dalle caratteristiche del primo episodio, il che non è un male visto che non era brutto ma certo non mi fa balzare i testicoli in gola dalla gioia.

Sarà che dopo 20 film uno gli è anche venuto a noia tutto il carrozzone Marvel, sarà perché ti amo, ma non riesco ad esprimere un’emozione che sia una di fronte a quest’ennesimo episodio filmico coi supereroi.

VOTO:
3 Ricchi e poveri

Ant-Man and the Wasp (2018) voto

Titolo brasilero: Homem-Formiga e a Vespa
Regia: Peyton Reed
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Black Panther (2018)

Secondo la tesi di questo film reazionario mascherato da pellicola progressista, l’Africa è un continente povero, ignorante e violento dove la gente con l’anello al naso non può fare a meno di farsi la guerra.
Nel suo entroterra sorge un misterioso regno iper-tecnologizzato composto da 5 rissose tribù le quali, alla morte del regnante di turno, si possono (e devono) sfidare per la successione tramite una lotta preistorica a mani nude ai piedi di una scenografica cascata mentre un folto pubblico di gente vestita come spaventapasseri sotto allucinogeni incita la barbarie con suini suoni gutturali e movimenti corporei scomposti.

Ma Wakanda, questo il nome del paese in questione, sta per essere acchiappata da un giovane reietto con sangue blu che è cresciuto a pane e propaganda americana e toccherà a Black Panther insegnargli cosa significa big-bambu.

Black Panther (2018)

Non ho parole, davvero.
L’unica descrizione possibile per un film del genere è vomito controvoglia.

A parte la noia totale e la totale trasparenza del protagonista principale che già così uno dovrebbe tirare i remi in barca e via, quello che veramente fa più impressione è questo strano e ingiustificato miscuglio di avanzamento tecnologico ed usanze barbare e preistoriche che non fanno un buon servigio alla causa perorata dagli autori di questo film per un’Africa differente, un’Africa povera che non aspetta l’aiuto dei bianchi ma che si aiuta da sola, anzi, un’Africa che aiuta il resto del mondo.

E però poi, di ritorno a casa dopo aver parlato in giacca e cravatta alle Nazioni Unite, si fermano un attimo alla cascata locale per una veloce lotta greco-romana per stabilire chi regnerà per i prossimi 50 anni.
Ma te lo immagini se facessimo lo stesso ogni volta che dobbiamo eleggere la presidenza del parlamento europeo?
Ma te lo immagini Antonio Tajani che rotola nel fango a petto nudo urlando come un forsennato mentre stringe tra le cosce Jean-Claude Juncker?

Delle due l’una, come amava dire il mio professore universitario di Letteratura Italiana 1 che per l’esame faceva comprare 4 dei suoi (scarsi) libri a tutti gli studenti portandosi in tasca vari piccioli e arrotondare così il suo già corposo stipendio mensile: o una società evolve omogeneamente portando avanti sia la tecnologia e sia l’organizzazione sociale, oppure questo è solamente un film del cazzo per succhiare i soldi sul quale è stata spruzzata una tiepida diarrea radical-chic senza accorgersi dell’evidente contrasto antropologico che si andava creando.

Io dico boh.
Sono esterrefatto dal livello di razzismo (involontario? volontario? oramai ho perso il conto) che questo film raggiunge.
E la cosa che fa svenire è che invece è stato osannato da pubblico e critica anche e soprattutto per aver portato sullo schermo un supereroe nero.

Beh, guarda: meglio le storte democrazie moderne che feudalesimo e libertà.

VOTO:
2 Tajani

Black Panther (2018) voto

Titolo ispanico: Pantera Negra
Regia: Ryan Coogler
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

Justice League (2017)

Tanti anni fa ci fu una battaglia immane che vide contrapporsi una belva cornuta chiamata Steppenwolf (contornato dalla sua armata di insettoidi volanti fiuta-fifa) e un esercito di uomini, amazzoni, atlantidei e varia altra roba volante non meglio specificata.
Il risultato fu una clamorosa vittoria in casa che mandò in puzza Steppenwolf e la sua arroganza infantile.

Oggi, a distanza di 5000 anni, il puzzone infantoide (contornato dall’armata d’insettoidi) non ha ancora digerito la sconfitta e intende ricominciare da dove aveva abbandonato, ovvero il ricongiungimento di 3 cubi magici che dovrebbe trasformare la Terra in una palla infuocata.
E siccome questo scenario farebbe scendere clamorosamente il prezzo a metro quadro delle proprietà di Bruce Wayne, il miliardario in questione assembla una società a nome collettivo con regime fiscale agevolato per contrastare la scalata immobiliare di Steppenwolf.

Riusciranno i nostri eroi ad aprire un mutuo trentennale a tasso fisso?

Justice League (2017)

Pietoso film apripista cinematografico alla cooperativa nera più boriosa della storia, (s)conosciuta ai più come Justice League, e scandose due ore che hanno aggiunto un altro chiodo alla bara della mia coscienza.

L’unica cosa guardabile, in questo schizzo biliare cinematografico, è l’irritante ma tutto sommato interessante personaggio Flash, qui interpretato dal bravissimo attore Ezra Miller che qualche anno fa se la spadroneggiava nel bellissimo We Need to Talk about Kevin, un film che è 100 volte meglio di questa pernacchia soffiata forte nel culo dello spettatore.

VOTO:
2 pernacchie e mezzo

Justice League (2017) voto

Titolo cileno: Liga de la justicia
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Durata: 120 minuti

Fantastic 4 – i Fantastici Quattro (2015)

Il giovanissimo e brillante Reed Richards inventa una macchina del teletrasporto senza rendersi conto che dall’altra parte non c’è il deserto del Gobi, ma un’altra dimensione; una misteriosa dimensione situata sul pericoloso Pianeta Zero.

Assunto da una fondazione scientifica privata con lo scopo di perfezionare la sua scoperta e mandare una spedizione umana in esplorazione cosmica, Reed verrà affiancato nel fatidico viaggio dai gemelli diversi Susan e Johnny Storm, dal suo amico d’infanzia Ben Grimm e dal genio tenebroso Victor Von Doom…
…riportando a casa un sonoro 5 (esploratori) a 0 (pianeta) trasformatosi poi in un 4 (Reed, Susan, Johnny e Ben) a 1 (Victor) per giungere infine all’immancabile 5 (Pubblico, Critica, Cast, 20th Century Fox e dio onnipotente) contro 1 (regista).

Fantastic 4 - i Fantastici Quattro (2015)
la poesia del cinema

Questo film va visto per un motivo ed uno solo: gettare finalmente uno sguardo franco sulla macchina hollywoodiana che pesta e calpesta la creatività individuale in nome di formule cinematografiche arcaiche frutto di ricerche statistiche totalmente avulse da un discorso che si vorrebbe (ahimè) artistico.

E la chiave di volta dell’ispezione colonscopica in questione si manifesta sotto forma di parrucca gialla; un’orribile parrucca che l’attrice Kate Mara ha dovuto indossare durante gli estenuanti 3 mesi di re-shooting che lo studio ha imposto con l’insana idea di virare dall’umore nero e violento che il regista aveva messo in piedi per arrivare a lidi più tersi e in linea con l’universo carammelloso e bambinesco della remunerativa Marvel; una vistosa e quanto mai fuori luogo parrucca gialla che ha reso la comparazione tra scene originali e scene rifatte un gioco da ragazzi.

Un peccato, un vero peccato.
Perché nonostante se ne sia parlato malissimo, questo film è molto meglio di come lo si dipinge e quelle (poche) scene cupe e splatter (abbastanza reminiscenti del Cronenberg di The Fly e Scanners) che sono sopravvissute all’epurazione etnica dello studio, non erano per niente male e mi hanno fatto pensare fortemente che probabilmente la director’s cut (che non vedremo mai) avrebbe regalato un punto di vista differente al genere dei supereroi che ancora troppo spesso gira attorno alla fase fallica.

VOTO:
2 e mezzo democristiano

Fantastic 4 - i Fantastici Quattro (2015) voto

Titolo originale: Fantastic Four / Fant4stic
Regia: Josh Trunk
Anno: 2015
Durata

Si alza il vento (2013)

Storia più o meno fantasticata, più o meno realistica, più o meno agiografica di Jiro Horikoshi (grande ingegnere aeronautico giapponese) il quale, con una personale parziale ritrosia verso l’establishment militare e trovandosi in una situazione industriale e sociale giapponese ancora profondamente rurale e provinciale, produsse il miglior aereo da combattimento della seconda guerra mondiale, il Mistubishi A6M Zero.

Di mezzo una storia d’amore inventata per ragione narrative e francamente evitabile, anche se funzionale al sentimento pacifista del progetto, e delle simpatiche e a tratti molto ispirate sequenze oniriche che riportano in luce almeno parzialmente lo spirito fantastico dello Studio Ghibli.

Si alza il vento (2013)

Detto che il film è buono, ma non un capolavoro.
Detto che la storia rimane interessante, anche se basata su fatti poco conosciuti al pubblico occidentale (ma questo non può essere un demerito).
Detto che il cioccolato è chiaramente meglio della vaniglia.

Quello che però mi preme dire è la grande soddisfazione personale per la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della tesi secondo cui il Giappone pre-bellico (e in gran parte durante tutto il conflitto mondiale) fosse una nazione ancora rurale e assolutamente indietro economicamente, socialmente ed industrialmente rispetto alle altre forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti d’America i quali, con la scusa della pericolosità nipponica, gli sganciarono come nulla fosse due bombe atomiche uccidendo centinaia di migliaia di civili contravvenendo ad ogni trattato internazionale sui conportamenti bellici e macchiandosi per sempre con il più grande crimine  di guerra mai realizzato dalla razza umana.

Un crimine per cui sono andati impuniti, perché purtroppo la storia la scrivono i vincitori.
Ma il tempo è galantuomo ed è con grande piacere che posso dare dell’incompetente e dell’ignorante alla mia professoressa di storia e filosofia del liceo (persona più o meno velatamente fascista) la quale ho perculato per un anno intero facendole credere fossi fascista anch’io per poi confessarle tra enormi risate la triste verità, ovvero che io ho sempre preferito smascherare l’ipocrisia della classe dominante e dell’ideologia dello status quo piuttosto che vedermi identificato con questo o quell’altra maggioranza per un misero ritorno personale.

VOTO:
3 ritorni e mezzo

Si alza il vento (2013) voto

Titolo originale: 風立ちぬ Kaze tachinu
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 2013
Durata: 126 minuti

Thor: Ragnarok (2017)

Thor è alla ricerca delle Infinite Stones, breccole spaziali che danno a chi le possiede un potere infinito.

Ma a noi questo frega poco perché la ricerca di queste pietre è solo una scusa per introdurre il dio nordico dopo un paio d’anni d’assenza ingiustificata dalle scene. Un dio che ha un fratello scaltro e stronzo di nome Loki il quale, dopo aver messo loro padre, il dio Odino, in una casa di riposo, ne ha preso le sembianze per mangiare uva a più non posso.

Ma a noi questo frega poco perché il vecchio nella casa di riposo è solo una scusa per introdurre Hela, rancorosa dea della morte che si sente tradita dopo anni passati a razziare senza pietà le ricchezze d’innocenti popoli accanto al padre Odino il quale a un certo punto ha avuto un sussulto di morale salirgli dal buco del culo portando in bocca quell’acre sapore di merda chiamato “voja de sordi” che lo ha fatto smettere.

Ma a noi questo frega poco perché l’acre sapore di merda in bocca è solo una scusa per l’elite pluto-giudaica hollywoodiana per diffondere la coprofagia tra le popolazioni infantili, pubblico di riferimento di questo film, continuare a propinarci più o meno la stessa storia di supereroe che deve fermare i piani diabolici del cattivone prima che ponga fine al mondo come lo conosciamo.

E a proposito di merda: provate a cercare “coprofagia” su google images e vedrete che la maggioranza delle foto mostrano un cane.

Fatevi due conti.

Thor: Ragnarok (2017)
coprofago

Simpatica commedia a briglie ben tenute e che per questo forse soffre un po’ rispetto al film da cui trae maggiore ispirazione stilistica, ovvero Schindler’s List Guardians of the Galaxy, del quale però non sembra possedere quel quid-scalmanato in più che me lo ha fatto apprezzare maggiormente.
Il problema del film infatti è proprio questo suo essere né carne né pesce, né drammatico né violento, né lungo né corto, né rispettoso né irriverente ma semplicemente una buona centrifuga.

Non un brutto film, sia ben chiaro, ma probabilmente niente di nuovo sotto il Sole visto e considerato che ricicla modi e stili di una tonnellata di altre pellicole a loro volta neanche troppo memorabili.

VOTO:
3 Matt Damon e mezzo

Thor: Ragnarok (2017) voto

Titolo giapponese: Mighty Thor: Battle Royale
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Durata: 130 minuti

La famiglia Addams (1991)

La famiglia Addams è composta da padre Gomez, madre Morticia, figlia Mercoledì, figlio Pugsley, nonna strega, maggiordomo Lurch e mano Mano; all’appello manca lo zio Fester, amatissimo fratello di Gomez che fece perdere le tracce circa 25 anni prima per una questione di donne (siamesi).

Siccome gli Addams sono imbottiti di dindini manco fossero una banca svizzera coi soldi degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, vengono presi di mira da un trio di sporchi truffatori i quali vogliono far passare per il parente scomparso uno di loro, un energumeno dalla pelle color latte di nome Gordon il quale coltiva una passione sinistra con la madre, stronza.

La famiglia Addams (1991)
il mio sangue per un cavallo

Nati sulle pagine del New Yorker nel 1938, passati per una fortunata serie televisiva degli anni ’60 e finiti con il coronamento cinematografico anni ’90, i mostruosi Addams se la cavano molto meglio della loro caricaturale apparenza prendendo giustamente per il culo il mito della perfetta famigliola americana.

Certo, il film non brilla di luce divina, questo è poco ma sicuro; d’altra parte si ride in più punti grazie ad uno humour nero e pungente che ha nella sua faretra un paio di frecce avvelenate niente male come la gigantesca perla comica di Mercoledì che al fratello incaprettato su una sedia elettrica proferisce le seguenti parole: giochiamo a un gioco, si chiama “Esiste un dio?”.

VOTO:
4 dee

La famiglia Addams (1991) voto

Titolo originale: The Addams Family
Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 1991
Durata: 99 minuti