Justice League (2017)

Tanti anni fa ci fu una battaglia immane che vide contrapporsi una belva cornuta chiamata Steppenwolf (contornato dalla sua armata di insettoidi volanti fiuta-fifa) e un esercito di uomini, amazzoni, atlantidei e varia altra roba volante non meglio specificata.
Il risultato fu una clamorosa vittoria in casa che mandò in puzza Steppenwolf e la sua arroganza infantile.

Oggi, a distanza di 5000 anni, il puzzone infantoide (contornato dall’armata d’insettoidi) non ha ancora digerito la sconfitta e intende ricominciare da dove aveva abbandonato, ovvero il ricongiungimento di 3 cubi magici che dovrebbe trasformare la Terra in una palla infuocata.
E siccome questo scenario farebbe scendere clamorosamente il prezzo a metro quadro delle proprietà di Bruce Wayne, il miliardario in questione assembla una società a nome collettivo con regime fiscale agevolato per contrastare la scalata immobiliare di Steppenwolf.

Riusciranno i nostri eroi ad aprire un mutuo trentennale a tasso fisso?

Justice League (2017)

Pietoso film apripista cinematografico alla cooperativa più boriosa della storia, conosciuta i più come Justice League, e scandose due ore che hanno aggiunto un altro chiodo alla bara della mia coscienza.

L’unica cosa guardabile è l’irritante ma tutto sommato interessante personaggio Flash; qui interpretato dal bravissimo attore Ezra Miller che qualche anno fa se la spadroneggiava nel bellissimo We Need to Talk about Kevin, un film che è 100 volte meglio di questa pernacchia soffiata forte nel culo dello spettatore.

VOTO:
2 pernacchie e mezzo

Justice League (2017) voto

Titolo cileno: Liga de la justicia
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Durata: 120 minuti

Fantastic 4 – i Fantastici Quattro (2015)

Il giovanissimo e brillante Reed Richards inventa una macchina del teletrasporto senza rendersi conto che dall’altra parte non c’è il deserto del Gobi, ma un’altra dimensione; una misteriosa dimensione situata sul pericoloso Pianeta Zero.

Assunto da una fondazione scientifica privata con lo scopo di perfezionare la sua scoperta e mandare una spedizione umana in esplorazione cosmica, Reed verrà affiancato nel fatidico viaggio dai gemelli diversi Susan e Johnny Storm, dal suo amico d’infanzia Ben Grimm e dal genio tenebroso Victor Von Doom…
…riportando a casa un sonoro 5 (esploratori) a 0 (pianeta) trasformatosi poi in un 4 (Reed, Susan, Johnny e Ben) a 1 (Victor) per giungere infine all’immancabile 5 (Pubblico, Critica, Cast, 20th Century Fox e dio onnipotente) contro 1 (regista).

Fantastic 4 - i Fantastici Quattro (2015)
la poesia del cinema

Questo film va visto per un motivo ed uno solo: gettare finalmente uno sguardo franco sulla macchina hollywoodiana che pesta e calpesta la creatività individuale in nome di formule cinematografiche arcaiche frutto di ricerche statistiche totalmente avulse da un discorso che si vorrebbe (ahimè) artistico.

E la chiave di volta dell’ispezione colonscopica in questione si manifesta sotto forma di parrucca gialla; un’orribile parrucca che l’attrice Kate Mara ha dovuto indossare durante gli estenuanti 3 mesi di re-shooting che lo studio ha imposto con l’insana idea di virare dall’umore nero e violento che il regista aveva messo in piedi per arrivare a lidi più tersi e in linea con l’universo carammelloso e bambinesco della remunerativa Marvel; una vistosa e quanto mai fuori luogo parrucca gialla che ha reso la comparazione tra scene originali e scene rifatte un gioco da ragazzi.

Un peccato, un vero peccato.
Perché nonostante se ne sia parlato malissimo, questo film è molto meglio di come lo si dipinge e quelle (poche) scene cupe e splatter (abbastanza reminiscenti del Cronenberg di The Fly e Scanners) che sono sopravvissute all’epurazione etnica dello studio, non erano per niente male e mi hanno fatto pensare fortemente che probabilmente la director’s cut (che non vedremo mai) avrebbe regalato un punto di vista differente al genere dei supereroi che ancora troppo spesso gira attorno alla fase fallica.

VOTO:
2 e mezzo democristiano

Fantastic 4 - i Fantastici Quattro (2015) voto

Titolo originale: Fantastic Four / Fant4stic
Regia: Josh Trunk
Anno: 2015
Durata

Si alza il vento (2013)

Storia più o meno fantasticata, più o meno realistica, più o meno agiografica di Jiro Horikoshi (grande ingegnere aeronautico giapponese) il quale, con una personale parziale ritrosia verso l’establishment militare e trovandosi in una situazione industriale e sociale giapponese ancora profondamente rurale e provinciale, produsse il miglior aereo da combattimento della seconda guerra mondiale, il Mistubishi A6M Zero.

Di mezzo una storia d’amore inventata per ragione narrative e francamente evitabile, anche se funzionale al sentimento pacifista del progetto, e delle simpatiche e a tratti molto ispirate sequenze oniriche che riportano in luce almeno parzialmente lo spirito fantastico dello Studio Ghibli.

Si alza il vento (2013)

Detto che il film è buono, ma non un capolavoro.
Detto che la storia rimane interessante, anche se basata su fatti poco conosciuti al pubblico occidentale (ma questo non può essere un demerito).
Detto che il cioccolato è chiaramente meglio della vaniglia.

Quello che però mi preme dire è la grande soddisfazione personale per la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della tesi secondo cui il Giappone pre-bellico (e in gran parte durante tutto il conflitto mondiale) fosse una nazione ancora rurale e assolutamente indietro economicamente, socialmente ed industrialmente rispetto alle altre forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti d’America i quali, con la scusa della pericolosità nipponica, gli sganciarono come nulla fosse due bombe atomiche uccidendo centinaia di migliaia di civili contravvenendo ad ogni trattato internazionale sui conportamenti bellici e macchiandosi per sempre con il più grande crimine  di guerra mai realizzato dalla razza umana.

Un crimine per cui sono andati impuniti, perché purtroppo la storia la scrivono i vincitori.
Ma il tempo è galantuomo ed è con grande piacere che posso dare dell’incompetente e dell’ignorante alla mia professoressa di storia e filosofia del liceo (persona più o meno velatamente fascista) la quale ho perculato per un anno intero facendole credere fossi fascista anch’io per poi confessarle tra enormi risate la triste verità, ovvero che io ho sempre preferito smascherare l’ipocrisia della classe dominante e dell’ideologia dello status quo piuttosto che vedermi identificato con questo o quell’altra maggioranza per un misero ritorno personale.

VOTO:
3 ritorni e mezzo

Si alza il vento (2013) voto

Titolo originale: 風立ちぬ Kaze tachinu
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 2013
Durata: 126 minuti

Thor: Ragnarok (2017)

Thor è alla ricerca delle Infinite Stones, breccole spaziali che danno a chi le possiede un potere infinito.

Ma a noi questo frega poco perché la ricerca di queste pietre è solo una scusa per introdurre il dio nordico dopo un paio d’anni d’assenza ingiustificata dalle scene. Un dio che ha un fratello scaltro e stronzo di nome Loki il quale, dopo aver messo loro padre, il dio Odino, in una casa di riposo, ne ha preso le sembianze per mangiare uva a più non posso.

Ma a noi questo frega poco perché il vecchio nella casa di riposo è solo una scusa per introdurre Hela, rancorosa dea della morte che si sente tradita dopo anni passati a razziare senza pietà le ricchezze d’innocenti popoli accanto al padre Odino il quale a un certo punto ha avuto un sussulto di morale salirgli dal buco del culo portando in bocca quell’acre sapore di merda chiamato “voja de sordi” che lo ha fatto smettere.

Ma a noi questo frega poco perché l’acre sapore di merda in bocca è solo una scusa per l’elite pluto-giudaica hollywoodiana per diffondere la coprofagia tra le popolazioni infantili, pubblico di riferimento di questo film, continuare a propinarci più o meno la stessa storia di supereroe che deve fermare i piani diabolici del cattivone prima che ponga fine al mondo come lo conosciamo.

E a proposito di merda: provate a cercare “coprofagia” su google images e vedrete che la maggioranza delle foto mostrano un cane.

Fatevi due conti.

Thor: Ragnarok (2017)
coprofago

Simpatica commedia a briglie ben tenute e che per questo forse soffre un po’ rispetto al film da cui trae maggiore ispirazione stilistica, ovvero Schindler’s List Guardians of the Galaxy, del quale però non sembra possedere quel quid-scalmanato in più che me lo ha fatto apprezzare maggiormente.
Il problema del film infatti è proprio questo suo essere né carne né pesce, né drammatico né violento, né lungo né corto, né rispettoso né irriverente ma semplicemente una buona centrifuga.

Non un brutto film, sia ben chiaro, ma probabilmente niente di nuovo sotto il Sole visto e considerato che ricicla modi e stili di una tonnellata di altre pellicole a loro volta neanche troppo memorabili.

VOTO:
3 Matt Damon e mezzo

Thor: Ragnarok (2017) voto

Titolo giapponese: Mighty Thor: Battle Royale
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Durata: 130 minuti

La famiglia Addams (1991)

La famiglia Addams è composta da padre Gomez, madre Morticia, figlia Mercoledì, figlio Pugsley, nonna strega, maggiordomo Lurch e mano Mano; all’appello manca lo zio Fester, amatissimo fratello di Gomez che fece perdere le tracce circa 25 anni prima per una questione di donne (siamesi).

Siccome gli Addams sono imbottiti di dindini manco fossero una banca svizzera coi soldi degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, vengono presi di mira da un trio di sporchi truffatori i quali vogliono far passare per il parente scomparso uno di loro, un energumeno dalla pelle color latte di nome Gordon il quale coltiva una passione sinistra con la madre, stronza.

La famiglia Addams (1991)
il mio sangue per un cavallo

Nati sulle pagine del New Yorker nel 1938, passati per una fortunata serie televisiva degli anni ’60 e finiti con il coronamento cinematografico anni ’90, i mostruosi Addams se la cavano molto meglio della loro caricaturale apparenza prendendo giustamente per il culo il mito della perfetta famigliola americana.

Certo, il film non brilla di luce divina, questo è poco ma sicuro; d’altra parte si ride in più punti grazie ad uno humour nero e pungente che ha nella sua faretra un paio di frecce avvelenate niente male come la gigantesca perla comica di Mercoledì che al fratello incaprettato su una sedia elettrica proferisce le seguenti parole: giochiamo a un gioco, si chiama “Esiste un dio?”.

VOTO:
4 dee

La famiglia Addams (1991) voto

Titolo originale: The Addams Family
Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 1991
Durata: 99 minuti

Spider-Man Homecoming (2017)

Peter vuole tanto ciularsi una compagna di scuola… ma è timido, un po’ nerd e ha un amico ciccio bombo cannoniere col quale si diverte a costruire i modellini della Lego Star Wars©.

Nel frattempo un padre di famiglia a capo di una grande impresa di pulizie perde il contratto di ripulitura di New York a favore della famosa Stark Industries che è super ammanicata col governo visto ogni 2 per 3 Tony Stark e gli altri Avengers reggono le mutande al politico di turno; l’unica cosa che gli rimane da fare quindi è quella di passare al lato oscuro della forza infilandosi un costume tecnologico che lo fa volare come un falco di 450 kg.

Non dimentichiamoci inoltre che questo film ha un bassissimo contenuto di  colesterolo e un altissimo contenuto di persone non bianche, in ruoli marginali.

Spider-Man Homecoming (2017)

La cosa che più mi fa stranire, nel contesto di un film indubbiamente buono e godibile da ampie fasce di pubblico, è la palese contraddizione d’avere un personaggio giovane e inesperto che “aspira a” e “agisce per” diventare un adulto responsabile come il maestro di turno che la storia gli para di fronte mentre quasi tutte le singole scene della stessa storia fanno di tutto per ingraziarsi la massa pubescente di internauti che si snapchattano il cazzetto con due orecchie da coniglio per mandarlo alla compagna di classe che ha cominciato a sviluppare un lieve accenno di tette.

E’ questo continuo ammiccamento ad una presunta (e tra l’altro comoda all’establishment di comando) incosciente stupidità dei giovani ritratti nei mass-media convenzionali che non mi va giù: perché mannaggia tua madre, gli esseri umani non sono frullatori che si attivano con un bottone, ma sono esseri biologici ai quali serve tempo e transizioni per passare da infima creatura sbrodolona a vincitore del premio nobel.

E una cosa è certa: se continui a trattare gli idioti come idioti, molto difficilmente cominceranno a mettere in dubbio la realtà come la concepiamo e far avanzare quindi il genere umano verso un livello più alto di consapevolezza, cioè quello socratico di non sapere un cazzo.

VOTO:
4 Socrate in vacanza

Spider-Man Homecoming (2017) voto

Titolo originale: Spider-man Homecoming
Regia: Jon Watts
Anno: 2017
Durata: 133 minuti
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Wonder Woman (2017)

Sull’isola di Themyshira vivono le Amazzoni, un gruppo di donne soldato create da Zeus per difendere gli uomini dall’autodistruzione con le loro forme provocanti e una resistenza corporea fuori portata.
Siccome però la magia del coito dura poco, gli uomini tornano presto ai loro istinti violenti e Ares, dio della guerra geloso dei mortali, scatena un putiferio da soap opera sud americana uccidendo tutti gli dei tranne Zeus che fa appena in tempo con le ultime forze a depotenziarlo mettendo in stand-by la sua sete d’attenzione paterna.

Passando gli anni, passano i governi, ma Ares è sempre lì a tramare la distruzione del genere umano e quando scoppia la prima guerra mondiale i tempi sembrano propizi per l’agognata grande morte, parente spuria della piccola morte che gli uomini bramano con le loro manine da castori avidi di apologetiche copule.

E c’è solo una cosa che può fermare tutto questo:
una donna semi-dio di nome Diana che per esigenze di marketing prenderà il nomignolo di Wonder Woman, la donna meraviglia… di nome, di fatto e di corpo.

Wonder Woman (2017)

Vabbè: belli i costumi, belle le scenografie, belle le location, belle le scene d’azione, bella tanta roba…

ma come cazzo è possibile che una spia inglese si travesta da gerarca germanico per entrare di straforo ad una riunione dell’alto comando tedesco e parli in inglese con l’accento sbilenco senza che nessuno batta ciglio?
No davvero, no dico davvero davvero, no cioè, ma che davvero davvero?

Lasciandoci alle spalle l’anglofonia forzata dei film hollywoodiani, mi piacerebbe spendere poi anche un paio di parole sul presunto femminismo espresso da questa pellicola: ora, io capisco che avere un film coi supereroi virato al femminile (protagonista e regista) può smuovere gli animi più semplici verso un’emotività telefonata ed un generale senso di soddisfazione dovuto al ribaltamento dei generi, ma qui il ribaltamento è solo pubico.
Si dà il caso infatti che per farcela in un mondo patriarcale e maschilista sia ancora essenziale, pure in un film di fantasia, assumere le stereotipiche connotazioni maschili di superiorità muscolare, eroismo idiota e manicheismo morale.
E questo discorso vale anche se Diana rompe il cazzo a più non posso appena vede un bambino in lacrime o una donna ferita (sottolineando la natura protettrice femminile) e ripete 47 volte come tutti gli uomini sono buoni (anche i tedeschi) e che se lei ucciderà Ares tutti torneranno ad abbracciarsi spontaneamente come fottute streghe durante un fottuto sabba di sangue e sesso.

Mi fa piacere ricordare a riguardo due cose:
1 – che i rapporti sessuali consumati durante un sabba sono privi di piacere carnale, il coito diabolico è cruento e devastante e il seme di Satana freddo come il ghiaccio.
2 – Gal Gadot è sionista.

VOTO:
3 monte Zion e mezzo

Wonder Woman (2017) voto

Titolo originale: Wonder Woman
Regia: Patty Jenkins
Anno: 2017
Durata: 141 minuti

Doctor Strange (2016)

Stephen Strange è un ricco e spietato neurochirurgo newyorkese che guadagna così tanti soldi da potersi permettere una lamborghini con cui finisce fuori strada mentre fa lo stronzo parlando al telefono e superando in curva mentre piove.

Perso l’uso delle mani ed entrato in un loop di rancorosa rabbia verso tutto e tutti, il Dottor Strange troverà la pace dei sensi in un monastero tibetano, popolato da chiunque tranne che da tibetani, dove si praticano le antiche arti magiche che ti fanno fare le antiche magie da usare contro gli antichi mostri magici interdimensionali.

Doctor Strange (2016)

Psichedelico film da gustare sotto effetto di acidi che ovviamente perde un po’ di carica se fruito con in mano una semplice tazza di té.

Se quindi da un punto di vista puramente visivo ce n’è da gustare e assaporare (anche se il rischio abuso è dietro ogni angolo), è la storia ad essere un po’ sempliciona e molto prevedibile nel suo schematismo “materialista-uomo-bianco-arrogante-trova-la-calma-nel-misterioso-spiritualismo-orientale”.
Sicuramente un film gradevole che non mancherà di donarvi quella piacevole serenità prima che vi taglino la testa mercoledì prossimo; d’altra parte potreste impiegare meglio il vostro tempo cercando una via di fuga.

VOTO:
4 lamborghini

Doctor Strange (2016) voto

Titolo originale: Doctor Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Durata: 115 minuti

Batman & Robin (1997)

Batman e Robin sono una gioviale coppia omosessuale che la notte ama travestirsi con variopinti costumi di pelle per poi fare a botte fino a che non esce il sangue dalla bocca e dal naso.

A mettere i bastoni fra le ruote di questo amore segreto e violento abbiamo Mr Freeze, uno scienziato palestrato alto 1 metro e 90 e pesante 100 chili il quale vuole trovare una cura per la moglie criogenizzata dentro una teca di vetro verso la quale il dottore getta quotidianamente parecchio seme durante furiose e gelide sessioni di tristi pugnette, e Poison Ivy, una frigida scienziata che, non riuscendo ad ottenere normali orgasmi tramite interazioni interpersonali, si è dedicata anima e corpo alla zoofilia giungendo persino a raschiarsi furiosamente la vulva con foglie d’ortica al fine di riuscire a provare qualche sensazione, fosse pure di repulsione.

In questo miasma di coiti inconcludenti per colmare cuori incompresi, il maggiordomo Alfred, dopo una decennale carriera come badante e insegnante sessuale del signorino Bruce Wayne, sta per lasciarci le penne per una banale gonorrea contratta a Bangkok e non trattata a dovere.

Batman & Robin (1997)

Caleidoscopica diarrea di salsiccia e lenticchie nonché pesante trave ficcata a forza nei culi dei poveri bambini che, pieni di giocosa speranza, erano andati a vedere questo pamphlet sull’amore gay.

Questo secondo episodio diretto da Schumacher sul pipistrello fascista spinge sull’acceleratore dell’assurdo e del kitsch per fare un oscuro omaggio, totalmente ignorato dalla grande massa, verso l’epoca argentea del tremendo serial tv anni ’60 e finendo perciò con lo scontentare un po’ tutti, compreso il violento Marcello, quello che abita a Via 20 settembre assieme a tua sorella.

Insomma: evitabile come un tir in contromano.

VOTO:
2 Bat credit card

Batman & Robin (1997) voto

Titolo originale: Batman & Robin
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1997
Durata: 125 minuti

Suicide Squad (2016)

Abbiamo visto questa cacata di film e lo distruggiamo pronunciando male Harley Quinn.

Si parla di Cose Positive, Pubblico di riferimento, Musica, Sottotitoli italiani, Personaggi, Batman, Cara Delevingne, Harley Quinn e le donne sullo schermo, Buchi di sceneggiatura e cose senza senso, Finale e Ghostbusters, Joker, Harley & Joker, Sogni da casalinga, Arti marziali e inverosimiglianze, Stereotipi e Razzismi, Considerazioni finali e Voto.

Titolo originale: Suicide Squad
Regia: David Ayer
Anno: 2016
Durata: 123 minuti

Captain America: Civil War (2016)

C’è uno che gira per il mondo a cercare gente che ha fatto cose, non so, poi il governo americano, no, il segretario, col parrucchino che poi lui dice “cazzo ragazzi fate troppa caciara quando sfonnate i cattivi, ora decidono le nazioni unite”.
“E no cazzo” dice captain America, “coddio infatti mica se po lavora’ così” concorda quello nero con le ali; invece Iron Man vuole fasse mette sotto e firma’ ‘sta cazzo de convenzione internazionale, e pure Vision, il semidio rosso.
Vabbè insomma, pe’ falla breve, gli Avengers si dividono in due fazioni: una pe’ fa come cazzo je pare e l’altra pe’ fa come cazzo je pare all’ONU.
Battaglie pugni, calci sbim sbim, azione molta.
Divisioni interne, pentimenti, ripensamenti, botte in bocca.
E gli amici superforti si ritrovano un po’ de qua e un po’ de la.

C’è anche Spiderman in prestito dalla Columbia.

Captain America: Civil War (2016)
foto di Spiderman in prestito dalla Columbia

Mah guarda, meglio Batman v Superman.
Decisamente meglio quello.
E non me venite a ricconta’ la stronzata che questo è bello, adulto, presa de coscienza, responsabilità civile in tribunale.
Ma andate affanculo: questa è ‘na presa per il culo, una porcata noiosa e presuntuosa che proprio non sa dove vuole anna’ a para’.
Troppo scema per un pubblico adulto, troppo pallosa per un pubblico giovinetto, troppo che non sapete proprio scrivere i film.

Spiderman è l’unico che ne esce a testa alta: finalmente uno Spidy adolescente e inesperto, come nel fumetto.
Black Panther un disastro: un nero con un indefinito accento africano da barcone a Lampedusa che, nonostante sia il principe di Wakanda (?), se ne va in giro con una collanina col dente di squalo manco fosse un turista olandese a Ko Tao nel 1997 (croccoddio).
Mamma che scempio: Tommie Smith e John Carlos se stanno a gira’ nelle tombe come spiedini de pollo.

VOTO:
2 spiedini de pollo

Captain America: Civil War (2016) voto

Titolo originale: Captain America: Civil War
Regia: Anthony e Joe Russo
Anno: 2016
Durata: 147 minuti

X-Men: Apocalisse (2016)

Migliaia di anni fa nasce il primo mutante della storia umana, En Sabah Nur (Luce della Mattina).

Siccome a quanto pare l’intelligenza non è appannaggio delle entità sovrumane iperavanzate, mano a mano che acquisisce nuovi poteri sovraumani iperavanzati Luce della Mattina si convince sempre più di essere una sorta di dio sceso in terra il quale ha l’infame compito di “resettare” periodicamente intere civiltà radendo al suolo le loro misere città fatte di fango e merda.
Questo suo delirio adolescenziale di onnipotenza termina però circa 3mila anni prima di Cristo con il tradimento di un drappello di coraggiosi ribelli infiltrati tra le fila dei suoi servitori egizi i quali riescono a seppellirlo sotto una montagna di detriti una volta facenti parte della sua piramide trasla-coscienze.

X-Men – Apocalisse (2016)

Risvegliatosi dal suo sonno (quasi) eterno per colpa di una donna (grazie Hollywood per confermare sempre il tuo latente sessismo) Luce della Mattina prende il nome di Apocalisse visto che solo pornostar e checche si chiamano Luce e lui l’aria della pornostar non ce l’ha proprio e, dopo aver guardato per una decina di minuti la televisione, si convince che la razza umana deve essere “resettata”.
Sarà compito degli uomini mutanti X-Men e le donne mutanti X-Men (che nonostante siano femmine obbedisono comunque alla regola del plurale maschile) salvare il mondo dalla furia cieca di Oscar Isaac alla ricerca disperata di una sua dimensione tra i mega-frullatoni tipo questo e le storie arzigogolate come Inside Llewyn Davis e A most Violent Year.

Dopo il decente Giorni di un futuro passato, ecco l’ennesimo roboante capitolo per gli Uomini X che aggiunge poco o nulla all’oramai saturo carrozzone catastrofista dei supereroi americani.
Girato sicuramente bene e con parecchie scene emozionanti, il film pecca ironicamente proprio dello stesso difetto di Apocalisse e cioè l’immodestia: perché, come un semidio onnipotente dovrebbe volgere il suo interesse verso l’infinito cosmico tipo il Dr. Manhattan piuttosto che sulla polvere dove cammina, anche la più grande industria cinematografica del mondo farebbe bene ogni tanto a levare le mani dai cazzetti e dalle fregnette pubescenziali che girano a Los Angeles per rispondere al più grande dei quesiti umani, ovvero:

ma come è possibile che Clemente Mastella venga eletto?

VOTO:
3 Wolverine con le lattine di birra in testa tipo tifoso di baseball e mezzo

X-Men - Apocalisse (2016) voto

Titolo originale: X-Men Apocalypse
Regia: Brian Singer
Anno: 2016
Durata: 144 minuti