Edge of tomorrow (2014)

Nel lontano 2004 un certo Hiroshi Sakurazaka ha realizzato un libro di fantascienza chiamato All You Need is Kill.
Quest’opera parla di una recluta militare di nome Keiji Kiriya la quale si trova a combattere l’invasione aliena della Terra. La cosa particolare è che Keiji torna in vita ogni volta che muore in battaglia e rivive quindi le ultime 24 ore in un infinito loop temporale il quale gli permette di migliorare le sue capacità di sopravvivenza ogni volta che ricomincia.

10 anni dopo la Warner Bros fa uscire l’adattamento cinematografico rititolato Edge of Tomorrow, perché mettere la parola “Kill” nel titolo non è buono se vuoi attirare il pubblico di massa.
Nel film, invece della recluta, abbiamo un vecchio Tom Cruise per il quale la sceneggiatura è stata riadattata così da calzare la sua età: da giovine soldato quindi, si passa ad ufficiale con compiti da public relations il quale viene mandato al fronte SENZA UN CAZZO DI MOTIVO per sfonnare il culo agli alieni.

Passato quindi il casus belli ridicolo, il film risulta solido e ben girato ed è godibile a più livelli; certo, non si può fare a meno di pensare a Groundhog Day e (soprattutto) ai videogiochi giapponesi, in particolare gli RPG come Final Fantasy, dove i protagonisti aumentano di livello (forza, intelletto, magia…) ogni volta che sconfiggono un nemico.
Non per niente la novella è giapponese e il creatore è un esperto di informatica e videogiochi.
Ma questo gli americani non lo sanno, o se ne fregano.
Come se ne fregano del fatto che nell’originale Keiji ammazza Rita per distruggere poi il mostro finale.
Ma no, il pubblico demente non può vedere un film senza una storia d’amore.
Anche se lui ha 52 anni e lei 31.

Ricapitolando quindi la guida di Hollywood al successo cinematografico:

Giapponesi – NO
Kill – MAI
Guerra – SI
Efebofilia – OK
Americani che salvano il mondo – SEMPER FIDELIS

Titolo originale: Edge of tomorrow
Regia: Doug Liman
Anno: 2014
Durata: 113 minuti

Tartarughe Ninja alla riscossa (1990)

C’era un volta una serie di cartoni animati chiamata Tartarughe ninja alla riscossa; in inglese non erano alla riscossa, ma attraversavano invece la ben più complicata fase puberale.

Perché cambiare il titolo?
Boh, forse far pensare all’adolescenza era un problema in Italia, o forse i distributori italiani non ci capiscono un cazzo, come al solito.

In questo primo episodio filmico, le tartarughe devono sconfiggere il clan del piede e liberare tanti giovini newyorchesi con la rabbia dentro dal malefico Shredder.
Aiutati dalla reporter April O’Neil e dal pazzo Casey Jones, faranno pace col mondo e si daranno tanti bei cinque in aria.

Tartarughe Ninja alla riscossa (1990)

Il film è un cazzatina, ma sicuramente è meglio di quanto si possa aspettare da una trama che vede 4 tartarughe radioattive praticare ninjutsu.
I costumi disegnati da Jim Henson, quello dei Muppets, sono stupefacenti e risultano vivi ed espressivi senza compromettere la mobilità dei performers dentro.

Di sicuro fu un successo commerciale: è il secondo più grande incasso per una produzione indipendente e venne distribuito dalla New Line Cinema, sì quella del Signore degli anelli, che all’epoca non era ancora ricca e famosa, anche se aveva già donato al volgo un altro grosso franchise, A Nightmare on Elm Street.

Titolo originale: Teenage Mutant Ninja Turtles
Regia: Steve Barron
Anno: 1990
Durata: 93 minuti

300 – L’alba di un impero (2014)

Spatatran bum bim.
Cataprap sbum swish.
Zing ta trang

La storia è che c’è la comandante della marina persiana che ha manie di vendetta coi greci e allora batatang giù di spade, zing petti tagliati e mandibole spalancate.
Ma c’è il capo dei greci che smuoiiiing sono democratici, zazang budella fuori.
E poi si fanno le battaglie, tipo 4 nei primi 40 minuti e cabum si fanno scoppiare fetetenghete dinamite e petrolio e missioni suicida.
Buuuuum schioppi nazionalistici di qua e di là.
Poi scopano senza motivo, du dum du dum du dum. Ma no lui è fedele ai greci e allora ancora battaglie.
haaaaaaaaa tuuum
E’ tutto un casino qui e un casino lì, e gli Spartani scudi neri, fascisti littorini genuini arrivano.
BRaccio armato dello stato.
Musulmani che crepano. Morte Morte dal cielo.
alleluia.
Vittoria.
Sangue sulla telecamera
Fine

300 l’alba di un impero?
Ma VAFFANCULO.

Titolo originale: 300: Rise of an Empire
Regia: Noam Murro
Anno: 2014
Durata: 102 minuti

La collina dei papaveri (2013)

E’ il 1963 e il Giappone si sta preparando per ospitare i giochi olimpici del ’64; una nazione decimata dalla seconda guerra mondiale si è rialzata e si appresta ad affrontare la scena internazionale con spirito rinnovato e con un grande slancio verso il futuro, la modernità e la rimozione del passato.
Umi e Shun sono due ragazzi giapponesi di Yokohama: lei, orfana di padre e brava studentessa; lui, adottato e studente attivo e politicizzato.
Presto le loro vite si trovano sentimentalmente intrecciate, ma un’improvvisa rivelazione mette un freno alle loro aspettative future.

La collina dei papaveri (2013)

Lo Studio Ghibli ha sfornato un altro film di grande spessore: una semplice storia di amore e passione ambientata in un particolare periodo storico del Giappone, quando le paure del passato recente sembravano ormai scomparse ed un futuro radioso ma imprevedibile era alle porte.

La grande domanda che questo film si pone è: “Quanto valore ha il passato nella costruzione del nostro futuro?”.
Il parallelismo tra la storia tra Umi e Shun e il loro Giappone che vuole dimenticare a tutti costi distruggendo edifici e tradizioni nel nome del progresso non passa inosservata.
Non è un capolavoro di film, ma è sicuramente un importante tassello nel panorama sentimental-storico del cinema d’animazione giapponese.

VOTO:
3 tasselli e mezzo

La collina dei papaveri (2013) voto

Titolo originale: Kokuriko-zaka kara
Regia: Goro Miyazaki

Anno: 2013
Durata: 91 minuti

Scott Pilgrim vs. the World (2010)

Finito di vedere questo film sarete completamente fuori di testa, totalmente invasati, scombussolati, e avrete un sorriso felice per aver appena assistito ad un piccolo capolavoro, un gioiello di film che dovrebbe essere insegnato nelle scuole di cinema e che invece è passato un po’ in sordina quando è uscito.Se non l’avete ancora fatto, andate immediatamente a vedere Scott Pilgrim vs. the World, non ve ne pentirete.

Edward Wright, il regista di Hot Fuzz, Shaun of the Dead e The World’s End, ha fatto centro quando ha deciso di adattare l’omonimo fumetto canadese di Bryan Lee O’Malley, un misto tra Ranma 1/2 e il fumetto americano.
E la forza di Scott infatti è proprio questa: trarre linfa vitale da due mondi, due realtà tanto diverse quanto vicine; ecco quindi come durante un concerto di Scott e la sua band musicale, ci si ritrova inaspettatamente ad assistere ad un combattimento all’ultimo sangue alla Tekken con infiltrazioni di Tap Tap Dance.
Sì, perché Scott Pilgrim prende moltissimo anche dal mondo dei videogiochi: un momento ci si ritrova ad assistere ad un picchiaduro a scorrimento anni ’90 e il momento dopo si fischietta il motivetto di Zelda.

Questo film può degnamente essere considerato il film nostalgia per quelli che ora hanno 30 anni, cresciuti a tra un’era senza internet e una con la comunicazione digitale e tutto l’ambaradan che ne consegue.
Ancora a cavallo tra due mondi quindi, e il film non fa altro che passare da un piano all’altro, a giocare con gli opposti, oltre che con i nostri sentimenti dimenticati nel secondo cassetto della scrivania, tra il cuore e le budella, e tutto questo lo fa tramite Scott, personaggio amabile e irritante, tenera vittima e menefreghista nato, orribile nerd eppure corteggiato da ragazze incredibilmente interessanti.

Ultimo ma in realtà elemento fondante: il film ha una colonna sonora che spacca i muri e i soffitti delle vostre miserie. Più di una volta vi ritroverete infatti a muovere piedi e mani al ritmo martellante dei motivetti scuoti budella suonati e cantati dai personaggi stessi del filmfumetto in questione.

Risulta perciò incredibile che un film così abbia fatto flop al botteghino: costato quasi 90 milioni dollari, uno svarione, ne ha incassati solo 47 alla sua uscita (recuperando fortunatamente con l’home video e acquisendo il titolo di film cult).
Probabilmente questo è un tipico caso di opera d’arte avanti coi tempi: il montaggio frenetico, le canzoni smozzate in petto, una serie di amori strambi e inconcludenti, personaggi irriverenti e nichilisti sono cose che un pubblico medio non ha ancora le capacità di comprendere, né tantomeno apprezzare.

Io spero con tutto il cuore che, letta questa recensione, vi precipitiate a vedere Scott Pilgrim vs. the World perché è un bellissimo film e vi giuro che dopo mi ringrazierete.

Titolo originale: Scott Pilgrim vs. the World
Regia: Edward Wright
Anno: 2010
Durata: 112 minuti

Hellboy (2004)

Grigori Rasputin fu un contadino, un mago, un esoterista, un ciarlatano, un politico, un pazzo, un mistico, finito a fare da consigliere personale della famiglia Romanov, zar di Russia.

Ah, e pare avesse anche il cazzo più grande del mondo.

il cazzo di Rasputin al museo erotico di Pietroburgo
il cazzo di Rasputin al museo erotico di Pietroburgo

Non scherzo, si dice fosse di 30 centimetri, e le solite voci dicono che fu anche e soprattutto questa qualità a farlo amare così tanto a corte… speciamente dalla signora zarina Alexandra Feodorovna.

Ad ogni modo, cazzo o non cazzo, Rasputin era talmente odiato e temuto che alla fin fine fu fatto fuori; per la precisione fu avvelenato, sparato, strangolato e affogato… come Vigo di Carpazia.

Ora, passate 3 generazioni, Guillermo del Toro ha deciso bene di riportare in vita Rasputin e metterlo contro il protagonista di una fortunata serie e fumetti chiamata Hellboy (dal nome del suddetto protagonista) e quello che ne è venuto fuori è un film interessante, con buoni effetti speciali ed un pessimismo niciano come non se ne vede spesso ad Hollywood.

La storia vede il nostro antieroe combattere mostri e mostruosità per un’agenzia governativa americana, nel tempo libero è innamorato di una donna incendiaria in totale fase depressiva, è fissato con i gatti (ne possiede più di una dozzina) ed è destinato a portare l’Apocalisse sulla terra.
Il mercoledì invece va al cinema a vedere i film a metà prezzo.

Hellboy non raggiunge la pienezza del secondo capitolo, sempre diretto da del Toro, ma riesce comunque ad elevarsi due spanne sopra i tanti film di supereroi minori che sguazzano nella loro mediocrità imaginativa popolati da attori cani messi lì unicamente per la loro bellezza da rivista patinata del cesso.

VOTO:
3 cessi mezzo

Hellboy-(2004)-Voto

Titolo originale: Hellboy
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2004
Durata: 122 minuti

L’uomo d’acciaio (2013)

Superman senza il colore rosso. Senza le sue mutande.
Superman desaturato e virato in blu. Instagrammato, con la telecamera traballante.
Superman che non si chiama Superman.
“S” su Krypton significa “Speranza” dice Kal-E.
Sulla Terra “S” significa “S” dice Lois Lane.

L'uomo d'acciaio (2013)
S come Stronzo

Superman fascista il cui unico potere è la forza. Superman spacca tutto, salva tutti.
Superman represso dal padre Kevin Costner. Kevin Costner che si fa risucchiare da un tornado senza alcun motivo.
Superman con i cattivi che citano a cazzo l’evoluzionismo, per la gioia degli ignoranti beoti religiosi.
Superman Cristo. Gesù 33enne post moderno. 33 anni di soprusi degli umani ignoranti. Cristo alieno e Salvatore Spaziale.
Superman coi militari che glorificano una morte buona.
Bello il sacrificio.
I militari che sono un po’ rudi ma in fondo di buon cuore. Militari con la madre mignotta.

Insomma: la solita cazzata americana ad alto costo che sfonda i botteghini ma non (putroppo) le teste di cazzo senza cervello che pagano il biglietto per andare a sorbirsi questa colossale riga da 60 centimetri nel culo dell’intelligenza.

VOTO:
2 righe da 60 cm

L'uomo d'acciaio (2013) voto

Titolo originale: Man of Steel
Regia: Zack Snyder
Anno: 2013
Durata: 143 minuti

The Avengers (2012)

The Avengers è uno dei più destrorzi pezzi di propaganda americana dai tempi di Berretti verdi e trovo incredibile che nessuno sottolinei a dovere la cosa.

Analizziamo i personaggi, idioti pezzi di cemento buttati a caso sul set da un regista pagato per dire azione e stop a comando.
Bravo cane, eccoti l’osso.

Capitan America: visto il nome, non ci sarebbe neanche bisogno di spiegare; ad ogni modo questo manichino dal ciuffo biondo è il governo americano. Eroico, nobile, con scarso senso dell’umorismo ma ligio al dovere, passa tutto il tempo a salvare civili mentre il mondo è invaso dagli alieni; li salva dagli autobus a pezzi, dagli uffici sventrati, dalle strade infestate da orde di alieni in una New York molto simile a quella della mattina dell’undici settembre 2001.

Thor è un dio scandinavo e rappresenta la religione costituita; potente ma ebete in un mondo moderno dominato da scienza e capitalismo, sembra sempre un passo indietro nei processi logici rispetto ai suoi compagni di merende e ostenta una totalmente ingiustificata arroganza verso tutto e tutti.

Black Widow (vedova nera) è la solita figura femminile sensuale e sessista piazzata in quota rosa dallo studio di produzione; ha le tettone e un bel culo e le sue armi segrete sono la seduzione e la persuasione, tipici attributi femminili… per un maschilista.

Iron man è “er mejo”: impaccato di soldi da far schifo, Tony Stark è un genio (e non esita a mostrarlo), è sufficiente con le persone perché se lo può permettere (è impaccato di soldi da far schifo) e sembra non gliene freghi un emerito cazzo del mondo.
Insomma, è il Capitalismo personificato e ovviamente è proprio lui a salvare il mondo col suo gesto eroico senza senso (ma come fa a cadere verso la Terra se nello spazio non c’è gravità !?!).

Ops, dimenticavo The Hulk!
Sì, lo scienziato folle, utile solo se tenuto sotto stretto controllo, altrimenti si ribella, impazzisce e miete vittime con aborti, contraccettivi, eutanasie e quella pazza idea che non ci siano Dei (badate bene che Hulk è l’unico in grado di rompere il culo a Loki, un dio).

The Avengers (2012)
Feuerbach afferma che non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio! Porco dio!

Vedete, io non ce l’ho tanto con il ragazzetto che va a vedere il film con gli amici il sabato pomeriggio; capisco perfettamente la loro voglia di basso intrattenimento a velocità raddoppiata.
No, io ce l’ho con quegli stronzi hipster del cazzo che ne hanno parlato bene, che si sono divertiti mentre il governo americano gli spingeva merda fascio-capitalista giu per la gola, e loro a goderne, coprofaghi dei miei stivali.

Ce l’ho con te, John Gholson, che su Rotten Tomatoes hai avuto l’audacia di scrivere: “è come se i fumetti Marvel fossero stati iniettati direttamente nelle tue vene. Ti fa semplicemente cadere la mascella”.
Bene caro John, io spero che presto o tardi sia il tuo microscopico cazzo a cadere, nella bocca del tuo amato Iron man.

VOTO:
2 microscopici cazzi e mezzo

The Avengers (2012) Voto

Titolo originale: The Avengers
Regia: Joss Wehdon
Anno: 2012
Durata: 143 minuti
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