Lei (2013)

Lei è una storia di solitudine, la solitudine di Theodore che non riesce a dimenticare l’ex moglie e i tanti momenti passati insieme; Lei è una storia d’amore, l’amore infinito di Theodore per questa donna che l’ha lasciato pieno di splendidi ricordi e dolorosi rimorsi; Lei è la storia della morte delle emozioni, le emozioni di lui che non riesce più a sorprendersi felice della vita, che pensa che abbia già avuto e visto e vissuto tutto e che non ci sia più niente per lui per cui valga la pena di continuare; Lei è la storia di una speranza ritrovata, la speranza di Theodore quando si ritrova a parlare col suo nuovo sistema operativo, chiamato Samantha, dotato di intelligenza artificiale adattabile all’utente ed in continua evoluzione psico-emotiva; Lei è la storia della rinascita, la rinascita di tutto quello che sembrava perso tra le lacrime secche sul pavimento di un appartamento anonimo di un grattacielo anonimo piantato in una città anonima e tecnocratica; Lei è la storia d’amore tra Theodore e Samantha, una storia d’amore impossibile eppure densa e bella come niente prima; Lei è la storia della fine delle cose, la fine dell’amore che lascia il posto agli addii ed ai baci sulle guance per far posto a quello che verrà, nuove impreviste ed oscure esperienze di vita che troppo spesso vengono bloccate e soffocate dall’incapacità di lasciar andare.

Lei (2013)

Spike Jonze è uno dei registi più in forma che Hollywood abbia sfornato da 20 anni a questa parte e Lei, ultima splendida opera di questo poliedrico autore americano, ne è la definitiva conferma.

Una storia d’amore ad orologeria, perfetta nell’arco emozionale e recitata da dio, che spesso ti fa emozionare nonostante sia, una volta ridotta all’osso, la storia di un uomo solo che parla ad un cellulare.
Ed è proprio questa la potenza di questa pellicola: essere capace di portarci su un altro livello di comprensione dove possiamo lasciarci amare da tutto il nostro doloroso passato, senza per questo essere sommersi in un mare di lacrime.

Titolo originale: Her
Regia: Spike Jones
Anno: 2013
Durata: 126 minuti

Robot Jox (1989)

Tra poco esce Pacific Rim; il film di Guillermo Del Toro sui combattimenti tra robottoni.
Stuart Gordon ci aveva già pensato nel 1989.

Dopo la terza guerra mondiale (atomica), i conflitti tra eserciti sono stati sostituiti da combattimenti tra robot di dimensioni da cartone animato giapponese; pilotati dall’interno come da miglior tradizione, questi lenti pezzi di latta se ne danno di santa ragione fino a che uno dei due crolla e/o muore.
Nel film in questione, l’Alaska è la posta in gioco e il pilota americano (del blocco chiamato “Market”) e il russo (della “Confederazione”) si picchiano, si insultano, si tirano pugni volanti e soprattutto danno un nuovo significato al polinomio “Guerra fredda”.

Anche se un po’ datato e poco politically correct, Robot Jox funziona ancora perché non parla solo di una guerra tra macchine, ma parla di una umanità privata dei valori fondamentali e guidata da corporazioni tecnocratiche.
Inaspettatamente, la parte migliore è proprio la battaglia tra pupazzi filmati in stop motion, mentre le ricostruzioni futuristiche distopiche fanno quel che possono col budget a disposizione.

PS: credo che abbiano girato gli esterni della città misera, grigia e cementificata a Spinaceto (Roma sud) e la cosa fa troppo ridere.

Titolo italiano: Robojox
Regia: Stuart Gordon
Anno: 1989
Durata: 85 minuti