Guardians of the Galaxy 2 (2017) – Trailer Reaction

Reagiamo al trailer del secondo film coi Guardiani galattici; questa volta meno antifascisti.

Si parla di:
Matt Damon sulle muraglie, abiti di Scena, babbo Natale, baby Groot scemo, onde Cavalcate, Pacchi, Hype e Gaelico.

Titolo originale: Guardians of the Galaxy Vol. 2
Regia: James Gunn
Anno: 2017
Durata: 136 minuti

Passengers (2016)

Nel futuro prossimo venturo la razza umana si è copiosamente sparsa nell’universo come il terribile fenomeno dei life coach su Facebook.
Durante un viaggio interstellare di 120 anni a bordo della nave Homestead II, la sfortunata collisione con un banco di asteroidi fa inavvertitamente risvegliare prematuramente uno dei 5000 passeggeri in stato di ibernazione il quale si ritrova solo come un cane ed imprigionato nel non spazio della navicella in un tempo nullo di attesa eterna.

Passato un anno ad escogitare un modo per tornare in ibernazione e fallito miseramente ogni tentativo, il nostro caro amico naufrago spaziale decide, dopo molti tentennamenti, di risvegliare una donna bella come il Sole (che non vedrà più) della quale si era innamorato con un colpo di fulmine e alla quale si guarderà bene dal rivelare il vero motivo del di lei risveglio.

Le successive tenere copule non potranno però coprire a lungo la terribile verità e solo l’entrata a gamba tesa di un evento più grande di loro metterà a tacere i dubbi amletici della povera donna.

Passengers (2016)

Interessantissima premessa per un film che purtroppo è stato chiaramente e brutalmente virato verso la storia d’amore sempliciona dalla casa di produzione Sony maledetta che fai sempre film di merda ti venisse un colpo gobbo in capoccia.

Nonostante quindi un dilemma morale mostruoso che avrebbe potuto tenere banco per tutta la durata dell’opera (e che mi guardo bene dal rivelare) ed alcune scene, soprattutto quelle iniziali, abbastanza in tiro, la pellicola vira inesorabilmente verso un gigantesco iceberg (o banco d’asteroidi che dir si voglia) mano a mano che la storia procede lungo un tracciato molto telefonato e molto irritante.

Preso come involontaria metafora della storia stessa sarebbe anche da ridere, ma il problema è che non piglia bene né un pubblico becero né uno di qualità finendo per sfibrare i cazzi dei cani a cui si erano ispirati gli sceneggiatori in fase di stesura.

Comunque Jennifer val sempre una messa.

VOTO:
3 Jennifer

Passengers (2016) voto

Titolo originale: Passengers
Regia: Morten Tyldum
Anno: 2016
Durata: 116 minuti

Futureworld – 2000 anni nel futuro (1976)

Siccome la gente non è mai sazia di stronzate, ecco che dopo appena due anni dal catastrofico incidente a Westworld si riaprono i battenti a Delos ed il pubblico comincia a tornare sul luogo del delitto come se nulla fosse.

Per rassicurare quei pochi prudenti che nutrono sacrosanti dubbi, il reparto marketing del parco divertimenti meno profittevole della storia ha invitato un giornalista della carta stampata e una conduttrice televisiva per racimolare un po’ di pubblicità positiva.
La realtà però è che oscuri piani vengono elaborati dietro le quinte per riportare ordine e disciplina in un mondo troppo libertino.

Futureworld - 2000 anni nel futuro (1976)

Scadente e rancido sequel della buona prima opera filmica Crichtoniana e sicuramente uno dei più prevedibili film che mi sia mai capitato di vedere.
Si dà il caso infatti che per indovinare il colpo di scena ci ho messo 5 minuti, non scherzo: difatti, praticamente subito, lo spettatore medio non farà fatica a realizzare quello che nelle intenzioni dei creatori di siffatta merda doveva essere un sorpresone.

Yul Brynner fa la parte della fantasia erotica della conduttrice, una tipica donna hollywoodiana fintamente in carriera divisa tra una voglietta terrena di farsi trombare dal giornalista della carta stampata e un sogno fanciullesco di una che probabilmente da piccola è stata toccata da nonno.

VOTO:
2 nonni

Futureworld - 2000 anni nel futuro (1976) voto

Titolo originale: Futureworld
Regia: Richard T. Heffron
Anno: 1976
Durata: 108 minuti

Matrix Reloaded (2003)

Neo, assieme al suo devoto Morpheus e alla fidanzata Trinity, deve stoppare l’invasione robotica della roccaforte umana Zion.
Nel frammentre l’Agente Smith, scioltosi dalle costrizioni societarie avendo vissuto una liberazione sessuale anale perpetratagli dal suddetto Neo in vena di scherzi bonari, si mette tra capo e collo dei 3 coglioni a cui accennavo in apertura assolvendo così al delicato ruolo del cavolo a merenda.

Molte cose accadono, molte cose di cui se ne poteva fare felicemente a meno e quindi mi limiterò nello scrivere una parola che possa riassumerle tutte: smegma.

Matrix Reloaded (2003)

Io direi che, al di là dell’oggettiva bruttura di siffatta operetta, è importante sottolineare come ad Hollywood sembri giusto chiamare la roccaforte umana Sion mortacci vostra sionisti demmerda, ve odio, a voi e alla vostra idiota credenza medievale d’essere in missione per conto di dio.

dio non esiste, e se esiste ve odia come me.

Sto film è ‘na cacata.
Risparmiatelo, te che sei finito su questa recensione.

VOTO:
2 smegma e mezzo

Matrix Reloaded (2003) voto

Titolo originale: The Matrix Reloaded
Regia: The Wachowski Brothers
Anno: 2003
Durata: 138 minuti

Aliens – Scontro finale (1986)

Avevamo lasciato Ellen Ripley crionizzata assieme al gatto rosso alla fine del primo capitolo dopo una lotta all’ultimo sangue con lo xenomorfo più (letteralmente) testa di cazzo della storia cinematografica.
Passata la bellezza di 57 anni navigando alla deriva nello spazio, Ellen è ripescata per un bucio di culo fenomenale da una nave soccorso e, rimessasi in sesto, viene interrogata sugli strani avvenimenti a bordo della Nostromo che hanno portato all’annientamento dell’equipaggio.

Ovviamente nessuno crede alla storia di alieni fregna e alieni cazzoidi, fino a che la colonia di terraformisti su LV-426, il pianeta dove Ripley e il resto dell’equipaggio avevano trovato le uova malefiche, non viene attaccata.

Aliens - Scontro finale (1986)

Qui si spazia da 2001: Odissea nello spazio, come con la musica nella sequenza iniziale e quella sui titoli di coda, fino a giungere all’irresistibile assurdo dei filmacci acci acci americani minori.
Ed infatti questo seguito un po’ bastardo del classicone originale è uno dei più belli, se non il migliore, film di serie B mai fatti: splendidi modellini e miniature si affiancano infatti al dispiegamento lineare di un’avventura futuristica seria e allo stesso tempo caciarona, zeppa com’è di gente in costumi di gommapiuma.

L’eroina donna poi dimostra come non serva infarcire una pellicola di stereotipi e stupidaggini para-femministe per fare un film femminista, basta costruire una storia interessante come questa.
Certo, dispiace che l’eroina debba assumere caratteristiche stereotipicamente maschili come forza bruta e linguaggio scurrile per far sì che il pubblico si identifichi con lei; d’altra parte però è meglio la parità al massimo comun denominatore che quella al minimo alla Ghostbusters.

La parte più ostica da mandar giù è purtroppo la bambina, vero e proprio mostriciattolo incompetente, che invece avrebbe dovuto fungere da collante psicologico per Ripley vista la scomparsa della figlia naturale.

Ma vabbè, so’ minuzie.

VOTO:
4 minuzie e mezza

Aliens - Scontro finale (1986) voto

Titolo originale: Aliens
Regia: James Cameron
Anno: 1986
Durata: 137 min | 154 min (special edition)

Lei (2013)

Lei è una storia di solitudine, la solitudine di Theodore che non riesce a dimenticare l’ex moglie e i tanti momenti passati insieme; Lei è una storia d’amore, l’amore infinito di Theodore per questa donna che l’ha lasciato pieno di splendidi ricordi e dolorosi rimorsi; Lei è la storia della morte delle emozioni, le emozioni di lui che non riesce più a sorprendersi felice della vita, che pensa che abbia già avuto e visto e vissuto tutto e che non ci sia più niente per lui per cui valga la pena di continuare; Lei è la storia di una speranza ritrovata, la speranza di Theodore quando si ritrova a parlare col suo nuovo sistema operativo, chiamato Samantha, dotato di intelligenza artificiale adattabile all’utente ed in continua evoluzione psico-emotiva; Lei è la storia della rinascita, la rinascita di tutto quello che sembrava perso tra le lacrime secche sul pavimento di un appartamento anonimo di un grattacielo anonimo piantato in una città anonima e tecnocratica; Lei è la storia d’amore tra Theodore e Samantha, una storia d’amore impossibile eppure densa e bella come niente prima; Lei è la storia della fine delle cose, la fine dell’amore che lascia il posto agli addii ed ai baci sulle guance per far posto a quello che verrà, nuove impreviste ed oscure esperienze di vita che troppo spesso vengono bloccate e soffocate dall’incapacità di lasciar andare.

Lei (2013)

Spike Jonze è uno dei registi più in forma che Hollywood abbia sfornato da 20 anni a questa parte e Lei, ultima splendida opera di questo poliedrico autore americano, ne è la definitiva conferma.

Una storia d’amore ad orologeria, perfetta nell’arco emozionale e recitata da dio, che spesso ti fa emozionare nonostante sia, una volta ridotta all’osso, la storia di un uomo solo che parla ad un cellulare.
Ed è proprio questa la potenza di questa pellicola: essere capace di portarci su un altro livello di comprensione dove possiamo lasciarci amare da tutto il nostro doloroso passato, senza per questo essere sommersi in un mare di lacrime.

Titolo originale: Her
Regia: Spike Jones
Anno: 2013
Durata: 126 minuti

Strange Days (1995)

Vorresti essere quel tizio là, quello con la filippina superdotata per 20 minuti, i 20 minuti giusti? Io posso farlo accadere senza neanche farti macchiare la fede nuziale.

Lenny Nero

Lenny Nero vende sottobanco ricordi, dei veri e propri pezzi di vita registrati digitalmente su un disco della TDK (beati anni ’90) che fruttano bei soldini al mercato nero.
Sembra una bella vita, ma non è così: la ragazza l’ha lasciato e allora lui passa le serate a spararsi le loro memorie senza una vera prospettiva sul futuro.

Ecco però che a rompere le uova nel paniere di questa miserabile decadente vita arriva una prostituta braccata da dei killer la quale ha assistito ad un omicidio a sangue freddo, un omicidio che lei ha registrato su uno di questi speciali dischi TDK.

Seguono scazzottate, inseguimenti, rapper neri, colpi di scena, feste di fine millennio e le modeste tette di Juliette Lewis.

Strange days (1995)
Lenny Nero, ex poliziotto, spacciatore di ricordi, arcinemico di Nanni Moretti

Strange Days è un bel film del ’95 che è caduto nel dimenticatoio, quello delle pellicole anni ’90 fiche ma che nessuno ha più trasmesso in tv per ignoti motivi.
Eppure la storia acchiappa sia un pubblico colto, con i suoi rimandi al noir e al cyberpunk, quasi un’evoluzione sporca di Blade Runner con le lancette portate indietro, e sia un pubblico più vasto, con le incredibili sequenze in soggettiva, per l’epoca un vero traguardo tecnico (e che pure oggi spaccano il culo alle stronzatelle con la GoPro).

Insomma, tutto questo ben di dio e invece niente: Ralph Fiennes è passato alla storia come colui il cui nome non va mai pronunciato, la regista Bigelow ha sbancato con The Hurt Locker e Tom Sizemore è molto famoso tra gli spacciatori di crack di Hollywood Boulevard.

VOTO:
4 Sizemore pazzi

Strange Days (1995) voto

Titolo originale: Strange Days
Regia: Kathryn Bigelow
Anno: 1995
Durata: 145 minuti
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Robot Jox (1989)

Tra poco esce Pacific Rim; il film di Guillermo Del Toro sui combattimenti tra robottoni.
Stuart Gordon ci aveva già pensato nel 1989.

Dopo la terza guerra mondiale (atomica), i conflitti tra eserciti sono stati sostituiti da combattimenti tra robot di dimensioni da cartone animato giapponese; pilotati dall’interno come da miglior tradizione, questi lenti pezzi di latta se ne danno di santa ragione fino a che uno dei due crolla e/o muore.
Nel film in questione, l’Alaska è la posta in gioco e il pilota americano (del blocco chiamato “Market”) e il russo (della “Confederazione”) si picchiano, si insultano, si tirano pugni volanti e soprattutto danno un nuovo significato al polinomio “Guerra fredda”.

Anche se un po’ datato e poco politically correct, Robot Jox funziona ancora perché non parla solo di una guerra tra macchine, ma parla di una umanità privata dei valori fondamentali e guidata da corporazioni tecnocratiche.
Inaspettatamente, la parte migliore è proprio la battaglia tra pupazzi filmati in stop motion, mentre le ricostruzioni futuristiche distopiche fanno quel che possono col budget a disposizione.

PS: credo che abbiano girato gli esterni della città misera, grigia e cementificata a Spinaceto (Roma sud) e la cosa fa troppo ridere.

Titolo italiano: Robojox
Regia: Stuart Gordon
Anno: 1989
Durata: 85 minuti