La stangata (1973)

Nell’Illinois del 1936, se sei un vecchio nero o un giovane bianco spiantato, non hai molte strade per uscire dal vortice della Grande Depressione se non quelle illegali della truffa e del furto con destrezza.

Ed è proprio quello che fanno il vecchio nero Luther Coleman e il giovane bianco Johnny Hooker raggirando questo o quell’altro stolto da spennare che capita loro sottomano; sfortuna vuole però che il loro ultimo raggiro avvenga ai danni di un corriere della mafia locale che si fa sfilare 11 mila dollaroni dal pantalone facendo chiaramente andare su tutte le furie il boss Doyle Lonnegan, il quale fa precipitare il nero Luther giù dalla finestra di casa prima di mettersi sulle tracce del bianco Johnny il quale, non volendo finire come Giuseppe Pinelli che fu buttato dal quarto piano della questura della polizia di Milano gridando “E’ la fine dell’anarchia!”, muove il culo a Chicago per:
1 – imparare dal veterano della truffa Henry Gondorff
2 – mettere su un piano ai danni del mafioso Lonnegan
e 3 – vendicare così l’amico Luther.

La stangata (1973)

Vincitore di 6 premi oscar e campione d’incassi stratosferico al botteghino, questo famosissimo film mi era passato sotto il naso per decenni; ora, avendolo visto e apprezzato, devo ammettere che mi compiaccio di aver rimediato alla lacuna.

Zeppo di loschi figuri intrallazzoni e però giocato tutto in punta di commedia, la pellicola riesce con questo giusto mix a rompere il velo che divide “pubblico maschio single” e “pubblico famiglia” presentandoci una storia non eccezionalmente complicata nei suoi twist narrativi, forse un po’ telefonati per un pubblico moderno, ma che lasciano comunque quel gusto dolce in bocca che ti spinge a volerne ancora.

Puntellato di scene divertenti ed altre persino artistiche, come la bellissima cavalcata delle mignotte sul carosello, si procede verso un finale telefonato ma comunque godibile e l’atmosfera di grande fratellanza che regna tra questi simpatici farabutti che sembrano non badare al colore della pelle, in anni in cui i neri venivano ancora impiccati agli alberi della provincia americana, rende il film persino attuale.

VOTO:
4 neri impiccati e mezzo

La stangata (1973) voto

Titolo originale: The Sting
Regia: George Roy Hill
Anno: 1973
Durata: 129 minuti

JCVD – Nessuna giustizia (2008)

Jean-Claude Van Damme torna nella sua città natale, Brussels, e si ritrova invischiato in una stroppia rapina ad un ufficio postale compiuta da 3 menteccati, uno più assurdo dell’altro.

Tra toccanti confessioni e una dura serie d’insulti sulla sua carriera d’attore da quattro soldi per film da quattro soldi, JCVD cercherà d’uscire dall’impasse senza che nessuno ci rimetta le penne.

JCVD - Nessuna giustizia (2008)

Sorprendente film a bassissimo costo che punta tutte le fiche (inteso come gettoni di plastica e non come passatempo preferito di Berlusconi) sul fattore spiazzamento nel vedere una grande star dei film d’azione mettersi a nudo emotivamente di fronte ad una lunga esemplificazione delle critiche ricevute nei tanti anni di carriera artistica… uscendone (chiaramente) a testa alta.

Non è un capolavoro, ma è probabilmente il miglior film con Jean-Claude Van Damme.

VOTO:
3 cyborg

JCVD - Nessuna giustizia (2008) voto

Titolo originale: JCVD
Regia: Mabrouk El Mechri
Anno: 2008
Durata: 97 minuti

Casinò (1995)

BombaKabum, ascesa, bombaKabum e caduta di Sam “Asso” Rothstein; uno scommettitore della mafia di Chicago il quale, dopo anni di onorato servizio malavitoso, si ritrovò a gestire il Tangiers casino di Las Vegas per conto delle famiglie criminali nel fruttuoso periodo temporale prima che le multinazionali prendessero il controllo della città del peccato più banale del cosmo che, ancora non ho ben capito perché, attira milioni di teste di cazzo i quali, con le loro monetine che dovrei ficcargli nel culo una alla volta, finanziano i peggiori crimini dell’umanità in cambio di un brividino mentre tirano giù la leva della slot machine senza accorgersi che così facendo stanno solo esprimendo la loro latente omosessualità.

Nel film compaiono in ordine sparso: parrucche, gettoni, lampadine, presse, mafiosi, prostitute, mazze da baseball, nanerottoli e James Woods.

Il caleidoscopico imbuto musicale composto da 63 canzoni suonate una appresso all’altra nel quale lo spettatore scivola senza soluzione di continuità, dalle prime splendide immagini dei titoli di testa (realizzati dal leggendario Saul Bass) alle ultime arrancanti note di una composizione costruita su fondamenta mobili, è sicuramente uno dei punti di forza di una pellicola che altrimenti mostrerebbe ben presto la corda a causa di un affastellamento narrativo, sicuramente giustificato sia dal percorso stilistico del regista e sia dall’ambientazione assurda di una città costruita nel deserto del Nevada dove luci e suoni non s’interrompono mai, ma che tutto sommato lascia rintronati senza un vero giustificato perché.

Probabilmente la maggior differenza col capolavoro precedente Goodfellas, del quale questo appare un ideale seguito non autorizzato e per certi versi meno riuscito, risiede nel protagonista.
Mentre lì si pativa assieme a lui lungo il solco della storpia vita di un manovale della criminalità, qui si fatica un po’ a stare al passo con uno che riesce difficile da definire con una definizione altra se non quella di malavitoso col disordine ossessivo compulsivo.

Rimane un buon film, ma è meno bello di quello che potrebbe sembrare a primo acchitto.
Come Las Vegas.

VOTO:
4 ex manovali

Casinò (1995) voto

Titolo originale: Casino
Regia: Martin Scorsese
Anno: 1995
Durata: 178 minuti

Quei bravi ragazzi (1990)

Vera storia del mafioso italo-irlandese Henry Hill che dagli anni ’50 al 1980 ha “lavorato” per il boss locale Paulie commettendo ogni possibile reato fino a quando non è finito a fare l’informatore per l’FBI pur di salvare la pellaccia da una carcerazione pluridecennale o, peggio ancora, un colpo in testa senza preavviso dai suoi amici mafiosi timorosi che Henry potesse cantare mandandoli bevuti, come poi effettivamente ha fatto.

Quei bravi ragazzi (1990)

Chiaramente macchiettistico e sopra le righe come esige un film che narra le vicende di un pericoloso gruppo di clown dell’esistenza e considerato da molti come uno dei migliori film della storia del cinema, Goodfellas può essere tranquillamente considerato uno dei miglior film sulla mafia italo-americana perché riesce a rappresentarla per quello che era realmente, ovvero la coalizione più o meno spontanea di una sezione demografica statunitense tagliata fuori dall’american dream che ha quindi deciso di appropriarsene con i violenti mezzi a disposizione ed una buona dose d’ignoranza.

Dimenticati quindi gli orpelli lirici ed involontariamente celebrativi di film come The Godfather, la pellicola segue da vicino le vicende di un gruppo di manovalanza criminale che alterna senza soluzione di continuità assassinii, grigliate di salsicce, droga, pasta al sugo e mignotte in un caleidoscopico susseguirsi di musiche e colori nauseanti come i vestiti di questi orribili mafiosi e il pesante trucco delle loro mogli cornute.

VOTO:
5 spicchi d’aglio tagliati finissimi per farli sciogliere nel sugo

Quei bravi ragazzi (1990) voto

Titolo originale: Goodfellas
Regia: Martin Scorsese
Anno: 1990
Durata: 146 minuti

Ocean’s Eleven (2001)

Quando devi rapinare 3 casinò a Las Vegas non puoi farti mancare un Boesky, un Jim Brown, una Miss Daisy, due Jethros e un Leon Spinks.
Senza considerare la più grande Ella Fitzgerald mai vista.

Se non c’hai capito un cazzo, tranquillo: vuol dire semplicemente che non sei né un ladro di professione né un attore hollywoodiano miliardario.

In questo film, di attori miliardari ce ne sono 13:
11 ladri che fanno squadra per fottersi 160 milioni di dollari derivati dal gioco d’azzardo, uno scorbutico padrone di casinò dalle tempistiche svizzere e una bella donna messa in sceneggiatura unicamente per fare da contraltare umano ai soldi in questione.
Quest’affondo maschilista inconsapevole è talmente sfacciato che a un certo punto Danny Ocean, interpretato da un George Clooney alquanto beffardo, chiede addirittura a Terry Brenedict, Andy Garzia con la pappagorgia, se vuole tenersi i dindini o la donnina, esplicitando ancor meglio quest’infame parallelismo per gli spettatori più distratti.

Nel mezzo: slot machines, corse in macchina, blackout, incontri di pugilato, fedi nuziali, palloncini, pillole per il cuore, vestiti e soprattutto cappelli deliranti, e super femminista, fiammeggiante e demoniaco.

Ocean's Eleven (2001)

Non uno dei più profondi e sperimentali film di Soderbergh, ma non per questo uno da sottovalutare.

Questi moderni semi-paladini della giustizia che derubano i corrotti mafiosi di Las Vegas (come vuole l’andazzo cinematografico più recente che, rispecchiando il sentimento popolare della massa di delusi dal sistema occidentale, vuole la tanto agognata rivalsa verso i potenti corrotti) fanno inevitabilmente breccia nel cuore dello spettatore il quale, nonostante non possa provare una totale identificazione con loro, non ne condanna le azioni.

Se a questo aggiungiamo un’indiscussa bravura tecnica generale, dalla fotografia calda e pasticciona alle simpatiche musiche d’accompagnamento (sentite e scordate nell’arco di 5 minuti) passando per il reparto costumi e scenografia che qui, vista l’ambientazione e lo spirito sopra le righe della narrazione, ha dato fondo ai sogni più reconditi dei faraoni d’Egitto o Cristiano Malgioglio che dir si voglia, allora non se ne può che uscire soddisfatti… e con 5 euro in meno in tasca.

VOTO:
4 banconote da 5 euro (che fanno 20 euri aho!)

Ocean's Eleven (2001) voto

Titolo italiano completo: Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2001
Durata: 114 minuti

Snatch – Lo strappo (2000)

Una decina di personaggi poco raccomandabili girano famelici attorno ad un diamante di 86 carati che, facendo chiaramente presa sull’impulso più becero dell’animo umano, comincia a seminare morte e sofferenza dal primo minuto fino all’inevitabile finale twist.

La domanda è: riuscirai a divertirti vedendo molta gente patire?

Snatch - Lo strappo (2000)

Gangsters, ricettatori, cani da combattimento e nomadi irlandesi riempiono il casellario dell’avvento così che la confusione narrativa sia riflessa nel confuso cast; ma quello che si guadagna in termini visivi grazie a questa regia iper-vitaminica, lo si perde nell’approfondimento dei personaggi che risultano per forza di cose un po’ caricaturali.

Non che questo non fosse previsto (e anzi forse pure ricercato), ma se non fosse per la continua sensazione di trovarsi dentro un banale videoclip musicale, uno potrebbe anche dargli il massimo dei voti.

VOTO:
4 vitamine

Snatch - Lo strappo (2000) voto

Titolo originale: Snatch
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2000
Durata: 104 minuti

Il padrino (1972)

la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia, la Famiglia.

Più o meno è questo il riassunto de Il Padrino.

Il padrino (1972)

Entusiasmante storia del passaggio di consegne tra il vecchio patriarca Don Vito Corleone e il giovane figlio Michael mentre l’America si risvegliava padrona del mondo dopo la seconda guerra mondiale.
Da non sottovalutare infatti il precedente lavoro di Michael Corleone, ovvero soldato a stelle e strisce alla caccia di tedeschi.

Belle le ambientazioni, belli i costumi, belle alcune interpretazioni tipo quella di Robert Duvall nei panni del Consigliere di famiglia (una cosa da urlo), meno belli i momenti con gli attori americani che si sforzano di parlare siciliano (con degli esilaranti momenti comici da parte di Brando e Pacino).

Insomma, tanta carne al fuoco per un classicone che è purtroppo diventato punta di diamante di tanta cultura ignobile glorificante la malavita organizzata che è poi infine scaturita in serial televisivi dal dubbio ethos.

VOTO:
4 Ethos e mezzo

Il padrino (1972) voto

Titolo originale: The Godfather
Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1972
Durata: 175 minuti
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Le iene (1992)

Mr White, Mr Orange, Mr Blue, Mr Blonde, Mr Brown and Mr Pink sono un drappello di criminali senza nome assoldati da Joe ed Eddie Cabot per rubare una sacca di diamanti d’inestimabile valore.
Questi 6 dell’ave maria dovranno farsi largo tra una moltitudine di poliziotti intervenuti preventivamente grazie ad una soffiata di un doppio giochista all’interno della banda (un poliziotto che si finge criminale per catturare il pericoloso Joe Cabot) per ritrovarsi poi al rendez vous pre-stabilito, un capannone desolato e inquietante all’interno del quale si svolge la maggior parte della vicenda.

Chi sarà la talpa?

Le iene (1992)

Debutto sul grande schermo col botto per Tarantino che, per niente intimidito dal set, dall’ottimo cast e dalla propria inesperienza, ha confezionato un gioiellino ad orologeria carico di tensione più o meno chiaramente ispirato ad una moltitudine di altre (altrui) pellicole che il beneamato Quentin fagocitava all’epoca del suo lavoro al videonoleggio.

Un sapiente uso del montaggio (reminiscente di The Killing), un’atmosfera pulp-noir che troverà esplicito coronamento col successivo Pulp Fiction e una messa in scena da teatro shakespiriano rendono questa pellicola semi-indipendente uno dei migliori film degli anni ’90 e forse anche di tutta la cinematografia moderna.

VOTO:
5 violini

Le iene (1992) voto

Better Call Saul: 3° stagione (2017)

Jimmy McGill, l’avvocato senza scrupoli di Albuquerque che abbiamo imparato ad amare e commiserare in egual misura durante i passati 3 anni, si ritrova come al solito da capo a dodici quando il fratello pazzoide gli dichiara guerra aperta portandolo in tribunale e facendogli sospendere la licenza per un anno.

Trovatosi in ristrettezze economiche, Jimmy si barcamena con una serie di lavori del cazzo da sottopagato e sfruttato i quali non faranno altro se non convincerlo sempre di più dell’ipocrisia della società in cui vive la quale considera lui un poco di buono per il suo passato da truffaldino di quart’ordine mentre l’intero sistema viene assolto nonostante sia non solo più marcio di lui, ma pure della punta sporca del cazzo moscio del vescovo di Costantinopoli.

Better Call Saul: 3° stagione (2017)

Prosieguo liscio come l’olio per la serie spin off di Breaking Bad che, giunta alla terza stagione, si prende un bel respiro ricaricatore prima della discesa agli inferi che molto probabilmente ci aspetta negli anni a venire.

Nulla da dire sui bravi attori e sulla maestria tecnica dello staff; una spruzzata di dubbio invece sulla serializzazione forzata a multiple stagioni di una storia di ascesa e declino morale certamente bella ma che forse troverebbe maggior vigore se venissero tagliate un terzo delle inquadrature.

VOTO:
4 vigora

Better Call Saul: 3° stagione (2017) voto

Titolo originale: Better Call Saul
Stagione: terza

Creatori: Vince Gilligan, Peter Gould
Anno: 2017
Durata: 10 episodi da 47 minuti circa

Gli intoccabili (1987)

Nel 1930 a Chicago se volevi farti un goccio dovevi attaccarti al cazzo perché in USA c’era il proibizionismo.
In questo sobrio clima di terrore psicologico, la mafia italo-americana ebbe buon gioco e la banda del celebre Al Capone prese presto un ruolo dominante all’interno dell’organigramma a delinquere che gestiva il commercio illegale delle sbronze: tra una bomba qui e una raffica di mitra là, Alfonsetto lo stronzetto fece così tanti soldi da fondare un piccolo impero imprenditoriale di cui, tramite le scatole cinesi finanziarie tanto care a Berlusconi, non pagava un centesimo di tasse.

Ed è grazie a questo reato minore che la banda degli intoccabili, un valoroso gruppo di statali dal passato variegato al cui capo v’era l’agente del Tesoro Eliot Ness, riuscì a mettere in gattabuia per parecchi anni Al Capone, detto Scarface, detto Cotechino, detto Vigo di Carpazia.

Gli intoccabili (1987)

Celebre film in costume (di Armani) che ha fatto sognare più di un cervo.

Lo stile De Palma è chiaro e plateale: le sue celebri carrellati, i piani sequenza e le costruzioni sceniche ad incastro prendono spesso il sopravvento e forse ci si ritrova a desiderare un modo di fare cinema meno vistoso, meno teatrale, meno pomposo, meno celebrativo, meno autocompiacente, meno sfarzoso, meno programmato, meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno.

VOTO:
4 pagliacci

Gli intoccabili (1987) voto

Titolo originale: The Untouchables
Regia: Brian De Palma
Anno: 1987
Durata: 119 minuti

La valigia sul letto (2010)

Il barcamenante napoletano Achille Lochiummo si arrangia per vivere facendo letteralmente carte false all’anagrafe mentre la moglie si veste da polpetta ambulante per promuovere la carne di un pizzicarolo locale.
Il dramma e allo stesso tempo l’occasione della vita sua arriva con il pentimento del camorrista Antimo Lociummo e la nuova identità che lo Stato gli ha riservato.
Achille verrà infatti messo sotto lo stesso programma di protezione testimoni vista l’insospettata sua parentela con il camorrista Antimo.

La valigia sul letto (2010)

Detto francamente: ma quanto gli daresti ad un film del genere buttato malamente nel cestone delle offerte del mercato?
E invece grosso errore faresti perché La valigia sul letto è una divertentissima e frizzante commedia in puro stile napoletano che riesce a far ridere senza scadere nella stupida volgarità alla Vanzina: la storia è simpatica e riesce anche a toccare dei temi scottanti come i PACS e la Camorra, il montaggio è serrato e competente e gli interpreti sono degli assoluti maestri del mestiere che farebbero mangiare la polvere agli incompetenti celebrati decerebrati da palcoscenico osannati dalla critica romana la quale basta senta parlare romanaccio che ecco le si rizza il cazzo.

Accendete invece un cero a Izzo Biagio.

VOTO:
4 ceri

La valigia sul letto (2010) voto

Titolo originale: La valigia sul letto
Regia: Eduardo Tartaglia
Anno: 2010
Durata: 100 minuti

Non guardarmi: non ti sento (1989)

Storia di un cieco e un sordo che assistono ad un omicidio e vengono quindi inseguiti sia da un ispettore di polizia idiota e dal comportamento macchiettistico che dai veri assassini del delitto di cui sopra, una donna dalle gambe bellissime e un uomo del tutto uguale a Kevin Spacey eccezion fatta per una ciste di 3 centimentri sulla guancia.

Non guardarmi: non ti sento (1989)

Deludente commediola dai risvolti sessisti (oltre che pietosi) per il beneamato duo comico Wilder-Pryor.
Un vero peccato perché i due attori sono evidentemente la parte migliore dell’operazione dimostrando un buon affiatamento e una più che decente verve comica; d’altra parte però la cosa più divertente del film è quando Gene Wilder minaccia una donna con un’erezione nella tasca.

VOTO:
2 erezioni

Non guardarmi: non ti sento (1989) voto

Titolo originale: See No Evil, Hear no Evil
Regia: Arthur Hiller
Anno: 1989
Durata: 103 minuti