Le iene (1992)

Mr White, Mr Orange, Mr Blue, Mr Blonde, Mr Brown and Mr Pink sono un drappello di criminali senza nome assoldati da Joe ed Eddie Cabot per rubare una sacca di diamanti d’inestimabile valore.
Questi 6 dell’ave maria dovranno farsi largo tra una moltitudine di poliziotti intervenuti preventivamente grazie ad una soffiata di un doppio giochista all’interno della banda (un poliziotto che si finge criminale per catturare il pericoloso Joe Cabot) per ritrovarsi poi al rendez vous pre-stabilito, un capannone desolato e inquietante all’interno del quale si svolge la maggior parte della vicenda.

Chi sarà la talpa?

Le iene (1992)

Debutto sul grande schermo col botto per Tarantino che, per niente intimidito dal set, dall’ottimo cast e dalla propria inesperienza, ha confezionato un gioiellino ad orologeria carico di tensione più o meno chiaramente ispirato ad una moltitudine di altre (altrui) pellicole che il beneamato Quentin fagocitava all’epoca del suo lavoro al videonoleggio.

Un sapiente uso del montaggio (reminiscente di The Killing), un’atmosfera pulp-noir che troverà esplicito coronamento col successivo Pulp Fiction e una messa in scena da teatro shakespiriano rendono questa pellicola semi-indipendente uno dei migliori film degli anni ’90 e forse anche di tutta la cinematografia moderna.

VOTO:
5 violini

Le iene (1992) voto

Better Call Saul: 3° stagione (2017)

Jimmy McGill, l’avvocato senza scrupoli di Albuquerque che abbiamo imparato ad amare e commiserare in egual misura durante i passati 3 anni, si ritrova come al solito da capo a dodici quando il fratello pazzoide gli dichiara guerra aperta portandolo in tribunale e facendogli sospendere la licenza per un anno.

Trovatosi in ristrettezze economiche, Jimmy si barcamena con una serie di lavori del cazzo da sottopagato e sfruttato i quali non faranno altro se non convincerlo sempre di più dell’ipocrisia della società in cui vive la quale considera lui un poco di buono per il suo passato da truffaldino di quart’ordine mentre l’intero sistema viene assolto nonostante sia non solo più marcio di lui, ma pure della punta sporca del cazzo moscio del vescovo di Costantinopoli.

Better Call Saul: 3° stagione (2017)

Prosieguo liscio come l’olio per la serie spin off di Breaking Bad che, giunta alla terza stagione, si prende un bel respiro ricaricatore prima della discesa agli inferi che molto probabilmente ci aspetta negli anni a venire.

Nulla da dire sui bravi attori e sulla maestria tecnica dello staff; una spruzzata di dubbio invece sulla serializzazione forzata a multiple stagioni di una storia di ascesa e declino morale certamente bella ma che forse troverebbe maggior vigore se venissero tagliate un terzo delle inquadrature.

VOTO:
4 vigora

Better Call Saul: 3° stagione (2017) voto

Titolo originale: Better Call Saul
Stagione: terza

Creatori: Vince Gilligan, Peter Gould
Anno: 2017
Durata: 10 episodi da 47 minuti circa

Gli intoccabili (1987)

Nel 1930 a Chicago se volevi farti un goccio dovevi attaccarti al cazzo perché in USA c’era il proibizionismo.
In questo sobrio clima di terrore psicologico, la mafia italo-americana ebbe buon gioco e la banda del celebre Al Capone prese presto un ruolo dominante all’interno dell’organigramma a delinquere che gestiva il commercio illegale delle sbronze: tra una bomba qui e una raffica di mitra là, Alfonsetto lo stronzetto fece così tanti soldi da fondare un piccolo impero imprenditoriale di cui, tramite le scatole cinesi finanziarie tanto care a Berlusconi, non pagava un centesimo di tasse.

Ed è grazie a questo reato minore che la banda degli intoccabili, un valoroso gruppo di statali dal passato variegato al cui capo v’era l’agente del Tesoro Eliot Ness, riuscì a mettere in gattabuia per parecchi anni Al Capone, detto Scarface, detto Cotechino, detto Vigo di Carpazia.

Gli intoccabili (1987)

Celebre film in costume (di Armani) che ha fatto sognare più di un cervo.

Lo stile De Palma è chiaro e plateale: le sue celebri carrellati, i piani sequenza e le costruzioni sceniche ad incastro prendono spesso il sopravvento e forse ci si ritrova a desiderare un modo di fare cinema meno vistoso, meno teatrale, meno pomposo, meno celebrativo, meno autocompiacente, meno sfarzoso, meno programmato, meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno.

VOTO:
4 pagliacci

Gli intoccabili (1987) voto

Titolo originale: The Untouchables
Regia: Brian De Palma
Anno: 1987
Durata: 119 minuti

La valigia sul letto (2010)

Il barcamenante napoletano Achille Lochiummo si arrangia per vivere facendo letteralmente carte false all’anagrafe mentre la moglie si veste da polpetta ambulante per promuovere la carne di un pizzicarolo locale.
Il dramma e allo stesso tempo l’occasione della vita sua arriva con il pentimento del camorrista Antimo Lociummo e la nuova identità che lo Stato gli ha riservato.
Achille verrà infatti messo sotto lo stesso programma di protezione testimoni vista l’insospettata sua parentela con il camorrista Antimo.

La valigia sul letto (2010)

Detto francamente: ma quanto gli daresti ad un film del genere buttato malamente nel cestone delle offerte del mercato?
E invece grosso errore faresti perché La valigia sul letto è una divertentissima e frizzante commedia in puro stile napoletano che riesce a far ridere senza scadere nella stupida volgarità alla Vanzina: la storia è simpatica e riesce anche a toccare dei temi scottanti come i PACS e la Camorra, il montaggio è serrato e competente e gli interpreti sono degli assoluti maestri del mestiere che farebbero mangiare la polvere agli incompetenti celebrati decerebrati da palcoscenico osannati dalla critica romana la quale basta senta parlare romanaccio che ecco le si rizza il cazzo.

Accendete invece un cero a Izzo Biagio.

VOTO:
4 ceri

La valigia sul letto (2010) voto

Titolo originale: La valigia sul letto
Regia: Eduardo Tartaglia
Anno: 2010
Durata: 100 minuti

Non guardarmi: non ti sento (1989)

Storia di un cieco e un sordo che assistono ad un omicidio e vengono quindi inseguiti sia da un ispettore di polizia idiota e dal comportamento macchiettistico che dai veri assassini del delitto di cui sopra, una donna dalle gambe bellissime e un uomo del tutto uguale a Kevin Spacey eccezion fatta per una ciste di 3 centimentri sulla guancia.

Non guardarmi: non ti sento (1989)

Deludente commediola dai risvolti sessisti (oltre che pietosi) per il beneamato duo comico Wilder-Pryor.
Un vero peccato perché i due attori sono evidentemente la parte migliore dell’operazione dimostrando un buon affiatamento e una più che decente verve comica; d’altra parte però la cosa più divertente del film è quando Gene Wilder minaccia una donna con un’erezione nella tasca.

VOTO:
2 erezioni

Non guardarmi: non ti sento (1989) voto

Titolo originale: See No Evil, Hear no Evil
Regia: Arthur Hiller
Anno: 1989
Durata: 103 minuti

Rapina a mano armata (1956)

Storia non lineare di una rapina all’ippodromo da parte di uno sparuto gruppo di sfigati della società i quali elaborano un piano formidabile e preciso per rubare 2 milioni di dollarozzi e che invece vengono battuti dallo sfortunato intervento di un cagnetto di merda appartenente ad una signora benestante impellicciata.

Rapina a mano armata (1956)
la lotta di classe, Val…la lotta di classe

Intrigante secondo film (lasciando perdere Fear and Desire) per il capitalista Kubrick e prima collaborazione con Sterling Hayden il quale tornerà in forma smagliante nei panni dell’indimenticabile generale impotente Ripper nel capolavoro Dr. Strangelove.

Anche se qui siamo ancora sull’acerbo e in più di un’occasione Stanley percorre strade già battute e tuttosommato banali nonché mainstream (tipo la donna serpente rancorosa e quella fragile da abbraccio con la faccia affondata nel petto dell’uomo), possiamo già intravedere quei suoi famosi guizzi geniali che, lasciati poi liberi dalle costrizioni degli studios hollywoodiani, hanno prodotto alcuni tra i più bei film della storia.

Tra i vari punti a favore della pellicola, voglio concentrarmi su uno dei minori eppure uno dei più indelebili: l’attore folle Timothy Carey.
Un personaggio sempre assolutamente fuori luogo, persino con se stesso, che per essere inquadrato meglio necessita una breve ma pungente lista con alcuni dei suoi migliori pensieri:

“The truth is, I never really cared about conventional success. I was probably fired more than any other actor in Hollywood”

“I’ve been writing a play for some years now, “The Insect Trainer”

“I’ve been getting along with people now. As I told one of the assistant directors on my last picture, he gave me a very small dressing room, and I said, -You don’t know my history as an actor, do you?- I got a better dressing room”

“Every time a policeman gets a look at me I can see the wheels starting to turn in his head. He’s positive that I’m on his “wanted” list for at least three major crimes”

“If you wanna be a good actor, go to the zoo and watch the rhino, look at the way he moves. Watch the weasel, every part involves a new body pattern”

“I can’t even take a stroll through a park. As soon as women see my face they start gathering up their children and running for home”

“I never even smoked. People were always offering me grass or cocaine. I got my own cocaine, my own personality. I am cocaine”

“People are finally beginning to understand me. The trouble is, people in Hollywood never saw a guy like me before. They think I’m a man from another planet”

“I’m not really crazy”

VOTO:
4 matti

Rapina a mano armata (1956) voto

Titolo originale: The Killing
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1956
Durata: 85 minuti

Mud (2012)

Nel profondo sud americano dell’Arkansas vivono Ellis e Neckbone, due pischelletti sotto-proletari che vivono in barconi di legno ancorati sulle rive del possente Mississippi.

Un bel giorno i due giovini trovano su un’isola del suddetto fiume una barca arenata in cima a un albero solo apparentemente disabitata e invece inabitata dal fuggitivo Mud il cui nome, fango, rispecchia perfettamente una personalità misteriosa e quasi sovrannaturale e un passato oscuro puntellato di speranze e dolori calpestate col tacco da cowboy.

Mud (2012)

Buon film tutto incentrato sul mistero (dell’amore, della vita, della morte) dallo stesso regista dell’eccellente Take Shelter, Mud ha dalla sua una misteriosa storia lasciata molto aperta a interpretazioni e senza quindi quella voglia un po’ fanciullesca di spiegare tutto e un’ambientazione poi molto realistica, sporca come i cuori troppo spesso gettati nella polvere dei tristi personaggi messi in scena.
Nessuno qui appare completo e felice: i bambini che devono crescere troppo in fretta in un mondo difficile, un romantico criminale dal cuore tenero lasciato troppo solo troppe volte, un vecchio killer che vuole vendetta dal suo scarno letto da motel sull’autostrada, una ragazza combattuta tra un futuro da fuggitiva e un presente da poveraccia in un mondo maschilista e violento.

Qui gli elementi sono tanti e molto buoni, e però si ha l’impressione che non si giunga poi a molto e che il risultato sia meno della somma.

VOTO:
3 somma

Mud (2012) voto

Titolo originale: Mud
Regia: Jeff Nichols
Anno: 2012
Durata: 130 minuti

Better Call Saul: seconda stagione (2016)

E rieccoci alle prese con il nostro beneamato Saul Goodman AKA Jimmy McGill il quale, dopo l’introduzione in punta di piedi della scorsa stagione, si ritrova ora ad accelerare la sua vita da avvocatucolo di Albuquerque (una vita rimasta povera e stantia per anni) per intraprendere prima una ricchissima carriera da associato presso un famoso studio legale e poi una da padrone di se stesso aprendosi il suo studio e mettendosi in proprio.

A far da contorno perecchie altre vicende interessanti: dal fratello ipocondriaco alla fiamma dalla voce nasale fino al grande Mike Ehrmantraut il quale, nonostante abbia 729 anni, continua a spaccare il culo a tutti i teppistelli del New Mexico.

Better Call Saul: seconda stagione (2016)

Ottima seconda stagione per l’ottimo spin-off di Breaking Bad.

Better call Saul ha finalmente espresso (anche se non ce n’era bisogno) un suo completo universo nel quale personaggi più o meno loschi si muovono agilmente su un simbolico palcoscenico fatto di amori respinti, regole da infrangere e sentimenti da fagocitare.
Con queste nuove dieci puntate possiamo finalmente dire che lo show vive di luce propria nonostante mantenga e amplifichi all’ennesima potenza certi stilemi e certe scelte artistiche di Breaking Bad, tutte volte a far risuonare la torrida ambientazione filo-messicana.

Colori sgargianti, luci sovraesposte, forti contrasti e un filo di grana che non guasta mai sono gli elementi tecnici che confermano la potenza di un serial televisivo che se magna tutte le stronzate del bel paese osannate dalla critica italiana.

VOTO:
4 bel paese e mezzo

Better Call Saul: seconda stagione (2016) voto

Titolo originale: Better Call Saul
Stagione: seconda
Creatori: Vince Gilligan, Peter Gould
Anno: 2016
Durata: 10 episodi da 45 minuti

L’udibile di Takeshi Kitano

http://www.academia.edu/24110611/Ludibile_di_Takeshi_Kitano

(tesi di laurea – 2008)

Il cinema orientale è per sua natura votato alla parsimonia sonora; possiamo facilmente scovare decine e decine di registi che usano il silenzio come una voce, le musiche come dialogo e il rumore di uno sparo come un addio. Quest’ultimo è il caso di Takeshi Kitano, un regista-autore giapponese che, oltre alla suddetta attività, si presta a quasi tutta l’arte contemporanea: è scrittore, pittore, presentatore e autore televisivo, attore comico ed editorialista/commentatore per periodici. Ovviamente non tutti i suoi sforzi sono premiati da risultati eccelsi, ma gia solo per la sua poliedricità è da considerarsi un personaggio degno d’interesse.
Tornando ai suoi film, Kitano è molto famoso per l’abbondanza di violenza nelle sue pellicole; non tutti invece si soffermano sulla scarsezza di parlato. Lui è solito inserire pochi dialoghi: la fanno da padrone brevi frasi, non necessariamente articolate e/o pregnanti semanticamente, che però nascondono e allo stesso tempo schiudono una prospettiva di significati. Un esempio su tutti è il film Il silenzio sul mare (Ano natsu ichiban shizukana, 1991), un film con due protagonisti sordomuti che, ovviamente, non sono soliti parlare molto. Tutta l’azione è concentrata quindi sui gesti in primo piano e l’ambiente sullo sfondo: i primi sono rarefatti, quasi singole scenette montate con una consecutio logica più che artistica; il secondo invece è ben presente, è dietro ma è spesso a fuoco: una città grigiastra, sporca e apparentemente senza amore.
Ecco che però è la coppia ad irradiare tutto con il loro silenzio loquace, piano piano, partendo in sordina, ma giungendo ad una insperata coralità finale.
Questo ed altro è il cinema silenzioso di Takeshi Kitano, l’autore che tratto in questa sede.

Legend (2015)

La Londra degli anni ’60 era una fucina in pieno fermento: una generazione nata dopo la guerra voleva divertirsi, i soldi piovevano a catinelle, le rivoluzioni erano sessuali e i gemelli Kray facevano i gangster cattivi cattivoni nell’East London che è poi diventata la zona più povera di Londra perché è quella che veniva puntualmente bombardata dai razzi nazisti 20 anni prima.

Legend (2015)
bombardami il culo

Che poi questa è la parte più interessante in un filmetto altrimenti a malapena degno del ciclo “Donne al bivio” di Rai2: i Nazisti con i loro V2 e i loro bombardieri che hanno raso al suolo mezza Londra; razzi creati dal team di scienziati nazisti guidati da Wernher von Braun, lo stesso von Braun che poi a fine guerra è passato alla NASA con l’operazione ‘Paperclip’ per costruire i razzi americani Saturn che hanno poi portato l’Apollo sulla Luna.

Hai capito che storia?
Quando uno è un figlio di mignotta senza morale tipo il governo degli USA, è facile fare la predica ad Adolf Hitler e poi prendersi i suoi scienziati militari per fare la guerra all’Unione Sovietica.

Sai che te dico invece io?
Allora è meglio la dottrina nazional-socialista.
Se non altro, ha alla base l’ethos.

VOTO:
2 uomini con l’ethos senza baffetti

Legend (2015) Voto

Titolo originale: Legend
Regia: Brian Helgeland
Anno: 2015
Durata: 132 minuti

In Bruges – La coscienza dell’assassino (2008)

Ray e Ken sono due assassini irlandesi che lavorano per un mafiosetto inglese precisetto e matto; dopo un “colpo fatto male”, vengono mandati a svernare in Bruges, la cittadina medioevale meglio conservata di tutto il Belgio.
Un posto pieno di magia, con le casette dai tetti spioventi, le stradine coi sanpietrini, i cigni, i fiori, i barcaroli e i profumi di una favola ad occhi aperti; insomma un posto letale che farebbe scoppiare la capoccia pure ad un santo dopo due giorni.

Ray è giovane, un po’ ignorante e con un forte disturbo dell’attenzione mentre Ken è più maturo, amante della cultura e deciso quindi a godere di quei giorni da finto turista.
Chi la spunterà?
Quello che vuole tirare su di cocaina con i nani e le mignotte o quello che vuole andare a vedere i dipinti di Hieronymus Bosch?

In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008)

Fantastico esordio sul grande schermo per lo stesso regista di Seven Psychopaths (altra perla della madonna), questo In Bruges spacca di brutto con la sua sceneggiatura piena zeppa di umorismo sottile e situazioni totalmente fuori dagli schemi.

Recitato in maniera assurda e molto simpatica da quel cazzone di Colin Farrell e con un inaspettato Ralph Fiennes di molto eccentrico, codesta pellicola regala parecchie lievi ridarelle postume che partono cioè un paio di secondi dopo la battuta, questo perché ci troviamo di fronte una comicità di cervello (opposta a quella di pancia che piace tanto al pubblico di massa) e l’unico modo per gustarsi appieno una roba del genere è ripassarsela pian piano sulle sinapsi del cervello come fosse burro su pan caldo.

VOTO:
4 fette imburrate e mezza

In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008) Voto

Titolo originale: In Bruges
Regia: Martin McDonagh
Anno: 2008
Durata: 107 minuti

The Mask – Da zero a mito (1994)

La storia la sapete tutti:
un timidone impiegato di banca si ritrova tra le mani una maschera lignea in grado di trasformare chi la indossi in un vulcano di cazzate.

Film vetrina per il poliedrico Jim Carrey e le sue mille facce, The Mask visto oggi fa un po’ triste tenerezza: con quelle sue inquadrature a mostrare l’effetto speciale esagerato che nei primi anni novanta sembrava non si potesse fare a meno di questi effettacci buttati lì alla cazzo di cane e oggi invece mettono molta malinconia dentro, tipo quando vedi uno che conoscevi tempo fa e che ora sta paralizzato su una sedia a rotelle.

La differenza tra questo e un film come Jurassic Park, ad esempio, è che quest’ultimo usava la grafica computerizzata per raccontare una storia, The Mask invece fa il contrario.
Oggi quindi le boccacce e gli occhietti e le vocine e le manone e i mitra e le pistole e i martelloni e le sveglie e i vortici e chi più ne ha più ne metta fanno da punteggiatura scassacazzi ad una storiella d’amore molto scialba e molto classica; così classica infatti che riguardandolo mi sono accorto di quanto sia stato girato alla vecchia maniera, con le luci notturne blu blu e gli interni arancioni arancioni che tutto sommato mi hanno fatto sorridere e non me l’hanno fatto odiare immensamente come forse si sarebbe meritato.

PS: sottotitolo italiano di merda. Come al solito.

VOTO:
3 occhietti

The Mask - Da zero a mito (1994) voto

Titolo originale: The Mask
Regia: Chuck Russell
Anno: 1994
Durata: 101 minuti