Starship Troopers (1997)

Nel 23esimo secolo la Terra è unita sotto un unico regime para-fascista che glorifica il sacrificio personale verso la Patria, specialmente quello fisico, e detesta i pappamolle pacifisti.

John Rico, Dizzy Flores, Carmen Ibanez e Carl Jenkins sono 4 giovani appena diplomati che decidono di arruolarsi nell’Esercito della Federazione; chi per fare carriera, chi perché appassionata di navi spaziali falliche e chi per seguire l’amore che chiaramente gli darà in culo al primo giro dell’angolo.
Questi giovani figli della patria troveranno pane per i loro denti nella guerra interplanetaria contro Klendathu, un corpo celeste all’altro capo della nostra galassia popolato da una specie aliena di aracnidi che non vedono di buon occhio l’invasione del loro pianeta per mano dei nazi-fascisti della Terra.

Starship Troopers (1997)

Magnifica satira del militarismo e dell’imperialismo americano tutta giocata sull’eccesso e sul ribaltamento di significato.

Difatti solo un imbecille potrebbe prendere sul serio la spregiudicata propaganda fascista che trasuda da ogni costume da gerarca, ogni dialogo sulla decadenza morale della democrazia e ogni inquadratura d’ogni perfetto metro di città sulla quale camminano bellissime persone sorridenti in un pauroso clima di pace romana mondiale.

Alla sua uscita fu un bel flop al quale contribuì molto probabilmente la stupidità di chi andò a vederlo e lo considerò nella migliore delle ipotesi uno strano film d’azione con personaggi e intrecci da serial televisivo per adolescenti quando invece la genialità dell’opera risiedeva proprio in questo suo sfacciato e orrendo travestimento da storia d’amore nello spazio.

Consigliato a chiunque abbia un briciolo di cervello e un assoluto must per i fan delle affabili distopie alla RoboCop.

VOTO:
5 briciole

Starship Troopers (1997) voto

Titolo completo: StarShip Troopers – Fanteria dello spazio
Regia: Paul Verhoeven
Anno: 1997
Durata: 129 minuti

Jona che visse nella balena (1993)

Jona Oberski è uno scrittore e fisico olandese che ebbe la sfortuna d’essere mandato in tenera età nei campi di concentramento nazisti quando la Germania invase i paesi bassi e rastrellò un po’ di giudei da mandare ai lavori forzati.

Perduti entrambi i genitori e vissuta per 3 anni l’esperienza del lager tra sputi e stenti, Jona fu infine liberato dai russi e rimandato ad Amsterdam dove fu cresciuto da genitori adottivi che gli permisero una vita normale.

Negli anni ’70, dopo aver partecipato ad un corso di poesia, Jona decise di scrivere della sua esperienza nel campo di concentramento e il suo libro incontrò il favore di pubblico finendo per essere tradotto in varie lingue…

e un film.

Jona che visse nella balena (1993)

Imbarazzante pellicola italiana sul dramma dell’olocausto uscita lo stesso anno di quel capolavoro assoluto chiamato Schindler’s List; una coincidenza (?) che affossa ancora di più, se mai fosse possibile, la totale imbecillità cinematografica espressa da ogni componente della produzione: dal regista a quello che portava i caffè.

Fotografia piatta, statica e banale; recitazione e doppiaggio da sceneggiato televisivo; regia inesistente; scenografia e costumi decenti, ma pressoché inutili se non sorretti da una storia appassionante… gli errori sono talmente tanti e talmente gravi che si farebbe prima ad elencare le cose positive, se ci fossero.

Per esempio, come si fa a rimanere calmi quando si è costretti a sentire un bambino parlare con quello straniante misto di ritardo mentale e adulta consapevolezza che non sentiresti mai in bocca ad un ragazzino normale?
Dialoghi tipo:
<Mamma, pecche piaggi? Non ettere tritte mamma; ci sono qua io>.

E perché invece, la sciatteria dei montatori italiani che non riescono a far andare a tempo la canzone con le persone che cantano o battono le mani dove la mettiamo?
Ma io dico: almeno uno della produzione, prima che il film avesse luce verde per la distribuzione, avrà alzato la mano dicendo una cosa del tipo:
<Ma mannaggia la madonna Faenza, non lo vedi che quella stronza va fuori tempo?>

In breve, come diceva Nanni Moretti, io mi sono stufato dei film italiani coi tedeschi nazisti che sgommano con le loro motociclette e urlano <ainz zai tzukent aut aut!> mentre mitragliano il cielo.

Ma soprattutto quello che veramente grida vendetta è il subdolo tranello del titolo che avrà sicuramente tratto in inganno più d’un bambino dal cuore tenero con il sogno nel cassetto di diventare un famoso zoologo:
nel film non c’è nessuna balena!

VOTO:
1 balena

Jona che visse nella balena (1993) voto

Titolo inglese: Jonah Who Lived in the Whale / Look to the Sky
Regia: Roberto Faenza
Anno: 1993
Durata: 100 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Si alza il vento (2013)

Storia più o meno fantasticata, più o meno realistica, più o meno agiografica di Jiro Horikoshi (grande ingegnere aeronautico giapponese) il quale, con una personale parziale ritrosia verso l’establishment militare e trovandosi in una situazione industriale e sociale giapponese ancora profondamente rurale e provinciale, produsse il miglior aereo da combattimento della seconda guerra mondiale, il Mistubishi A6M Zero.

Di mezzo una storia d’amore inventata per ragione narrative e francamente evitabile, anche se funzionale al sentimento pacifista del progetto, e delle simpatiche e a tratti molto ispirate sequenze oniriche che riportano in luce almeno parzialmente lo spirito fantastico dello Studio Ghibli.

Si alza il vento (2013)

Detto che il film è buono, ma non un capolavoro.
Detto che la storia rimane interessante, anche se basata su fatti poco conosciuti al pubblico occidentale (ma questo non può essere un demerito).
Detto che il cioccolato è chiaramente meglio della vaniglia.

Quello che però mi preme dire è la grande soddisfazione personale per la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della tesi secondo cui il Giappone pre-bellico (e in gran parte durante tutto il conflitto mondiale) fosse una nazione ancora rurale e assolutamente indietro economicamente, socialmente ed industrialmente rispetto alle altre forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti d’America i quali, con la scusa della pericolosità nipponica, gli sganciarono come nulla fosse due bombe atomiche uccidendo centinaia di migliaia di civili contravvenendo ad ogni trattato internazionale sui conportamenti bellici e macchiandosi per sempre con il più grande crimine  di guerra mai realizzato dalla razza umana.

Un crimine per cui sono andati impuniti, perché purtroppo la storia la scrivono i vincitori.
Ma il tempo è galantuomo ed è con grande piacere che posso dare dell’incompetente e dell’ignorante alla mia professoressa di storia e filosofia del liceo (persona più o meno velatamente fascista) la quale ho perculato per un anno intero facendole credere fossi fascista anch’io per poi confessarle tra enormi risate la triste verità, ovvero che io ho sempre preferito smascherare l’ipocrisia della classe dominante e dell’ideologia dello status quo piuttosto che vedermi identificato con questo o quell’altra maggioranza per un misero ritorno personale.

VOTO:
3 ritorni e mezzo

Si alza il vento (2013) voto

Titolo originale: 風立ちぬ Kaze tachinu
Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 2013
Durata: 126 minuti

Fear and Desire (1953) [Full Movie HD]

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Four soldiers trapped behind enemy lines must confront their fears and desires.

Director: Stanley Kubrick
Writer: Howard Sackler
Stars: Frank Silvera, Kenneth Harp, Paul Mazursky

Titolo italiano: Paura e desiderio
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1953
Durata: 62 minuti

Dunkirk (2017)

Il 27 maggio 1940 quasi 400mila soldati delle forze anglo-franco-belghe si trovarono circondati dai tedeschi a Dunkerque, una cittadina di mare francese a due tiri di sputo dalle coste inglesi.
Partì quindi una colossale operazione d’evacuazione che doveva portare in salvo questa marea di soldati in vista dell’imminente temuta invasione nazista del Regno Unito, un’operazione resa difficoltosa dall’enorme massa di persone coinvolte e dalla ritrosia della corona inglese ad usare tutta la flotta per paura di ulteriori perdite a questo punto non più sopportabili.

La storia viene qui raccontata da 3 punti di vista, separati nel tempo e nello spazio: a una settimana dall’evacuazione ci sono 3 soldati sulla spiaggia di Dunkerque che le tentano tutte pur di salpare verso la salvezza, manca un giorno e 3 civili inglesi (padre, figlio e amico) partono con la loro barchetta nel tentativo di salvare quante più vite da quelle coste infernali e infine 3 piloti della RAF devono arginare i bombardamenti sulla spiaggia della Luftwaffe con un’ora di carburante nei serbatoi.

Queste storie giungeranno ad una riconciliazione narrativa e temporale proprio come le truppe alleate si ritrovarono fianco a fianco per 7 giorni un fine maggio di 77 anni fa.

Dunkirk (2017)

E’ con grande tristezza che mi tocca recensire un film come questo.

Sì, perché se da un lato queste immagini disperate, immerse nel silenzio frastornante dei fischi aerei sopra una spiaggia spumosa e aliena a cavallo di una colonna sonora angosciante come poche ed acceleratamente ripetitiva assecondando il crescendo emozional-narrativo, sono immagini di una perfezione cinematografica oramai consolidata in Nolan, dall’altra il nostro caro regista fascistoide non riesce a tenere a bada il suo animo infantile in cerca di patria sicurtà rifilando proprio in finale quella cacata del discorso di Churchill “We shall fight on the beaches”.

Se uno elimina gli ultimi 2 minuti pieni di dio, patria e famiglia, allora si ha tra le mani un gran bel film che gira in gran parte sulle spalle di un monumento tecnico audio-visivo con pochi eguali al mondo, un’opera che grande angoscia provoca nello spettatore facendolo calare nei panni di quei poveri sventurati che si trovarono a combattere una guerra voluta dai loro padri (impotenti) i quali vennero poi a riprenderseli con le loro barchette da borghesi come si fa alla fine di una festa di compleanno durante la quale i bambini hanno litigato di brutto.

Please, che qualcuno spieghi a Nolan che l’arte della sobrietà non è sinonimo di snobismo inglese.

VOTO:
4 snob e mezzo

Dunkirk (2017) voto

Titolo originale: Dunkirk
Regia: Christopher Nolan
Anno: 2017
Durata: 106 minuti
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Demoni e dei (1998)

James Whale è nato povero inglese, a 14 anni il padre l’ha mandato a lavorare in fabbrica, a 26 ha combattuto la prima guerra mondiale e nel 1917 fu fatto prigioniero di guerra dei tedeschi, un’esperienza lunga un anno e mezzo resa meno drammatica dalla possibilità d’inscenare rappresentazioni teatrali all’interno del campo.
James Whale è stato anche un importante regista hollywoodiano dell’epoca d’oro; sue infatti sono opere magnifiche come Frankenstein, L’uomo invisibile e La moglie di Frankenstein.

In questo film viene raccontato, con molta fantasia, l’ultimo periodo della sua vita dopo che un infarto gli aveva mandato in tilt il cervello rendendolo progressivamente sempre meno autosufficiente; una condizione orribile e insostenibile per una mente brillante, sofisticata e ribelle come quella di Jimmy che lo porterà a cercare una soluzione ai suoi incontenibili riaffiori di memoria repressa aprendosi emotivamente al giovane ragazzo (apparentemente) simpleton che gli fa da giardiniere.
Un’imponente figura muscolare dall’animo sensibile che farà da degno esorcizzante contraltare ai mostruosi incubi di dolore, morte e amor perduto che Jimmy continua ad avere sempre più spesso.

Demoni e dei (1998)

Un film assolutamente fantastico sui pensieri negativi e quelli positivi, sulle memorie tristi e quelle felici, sull’Agathodemone e il Kakodemone che animano le nostre esistenze in un eterno (s)bilanciamento.
Un film che ha contribuito non poco all’amore che ho per il cinema quale macchina acchiappasogni e che, nonostante quindi un indubbio pregiudizio personale positivo, resta comunque un’opera della madonna da vedere e rivedere.

Se la rievocazione storica è un must per tutti i cinefili, anche chi non è uso al cinema in bianco e nero troverà pane per i suoi denti lasciandosi cullare dall’evanescente triste violino grondante amore che, come i fantasmi di James Whale, sembra filare tutto il perfetto tessuto narrativo con una maestria tale da far spesso dimenticare la macchina da presa.

Chi ha un briciolo di sentimento per il genere umano non potrà fare a meno di piangere lacrime dolciamare per un passato mai vissuto; gli altri si possono godere il miglior film con Brendan Fraser.

VOTO:
5 violini

Demoni e dei (1998) voto

Titolo originale: Gods and Monsters
Regia: Bill Condon
Anno: 1998
Durata: 105 minuti

Wonder Woman (2017)

Sull’isola di Themyshira vivono le Amazzoni, un gruppo di donne soldato create da Zeus per difendere gli uomini dall’autodistruzione con le loro forme provocanti e una resistenza corporea fuori portata.
Siccome però la magia del coito dura poco, gli uomini tornano presto ai loro istinti violenti e Ares, dio della guerra geloso dei mortali, scatena un putiferio da soap opera sud americana uccidendo tutti gli dei tranne Zeus che fa appena in tempo con le ultime forze a depotenziarlo mettendo in stand-by la sua sete d’attenzione paterna.

Passando gli anni, passano i governi, ma Ares è sempre lì a tramare la distruzione del genere umano e quando scoppia la prima guerra mondiale i tempi sembrano propizi per l’agognata grande morte, parente spuria della piccola morte che gli uomini bramano con le loro manine da castori avidi di apologetiche copule.

E c’è solo una cosa che può fermare tutto questo:
una donna semi-dio di nome Diana che per esigenze di marketing prenderà il nomignolo di Wonder Woman, la donna meraviglia… di nome, di fatto e di corpo.

Wonder Woman (2017)

Vabbè: belli i costumi, belle le scenografie, belle le location, belle le scene d’azione, bella tanta roba…

ma come cazzo è possibile che una spia inglese si travesta da gerarca germanico per entrare di straforo ad una riunione dell’alto comando tedesco e parli in inglese con l’accento sbilenco senza che nessuno batta ciglio?
No davvero, no dico davvero davvero, no cioè, ma che davvero davvero?

Lasciandoci alle spalle l’anglofonia forzata dei film hollywoodiani, mi piacerebbe spendere poi anche un paio di parole sul presunto femminismo espresso da questa pellicola: ora, io capisco che avere un film coi supereroi virato al femminile (protagonista e regista) può smuovere gli animi più semplici verso un’emotività telefonata ed un generale senso di soddisfazione dovuto al ribaltamento dei generi, ma qui il ribaltamento è solo pubico.
Si dà il caso infatti che per farcela in un mondo patriarcale e maschilista sia ancora essenziale, pure in un film di fantasia, assumere le stereotipiche connotazioni maschili di superiorità muscolare, eroismo idiota e manicheismo morale.
E questo discorso vale anche se Diana rompe il cazzo a più non posso appena vede un bambino in lacrime o una donna ferita (sottolineando la natura protettrice femminile) e ripete 47 volte come tutti gli uomini sono buoni (anche i tedeschi) e che se lei ucciderà Ares tutti torneranno ad abbracciarsi spontaneamente come fottute streghe durante un fottuto sabba di sangue e sesso.

Mi fa piacere ricordare a riguardo due cose:
1 – che i rapporti sessuali consumati durante un sabba sono privi di piacere carnale, il coito diabolico è cruento e devastante e il seme di Satana freddo come il ghiaccio.
2 – Gal Gadot è sionista.

VOTO:
3 monte Zion e mezzo

Wonder Woman (2017) voto

Titolo originale: Wonder Woman
Regia: Patty Jenkins
Anno: 2017
Durata: 141 minuti

The General (1926) [Full Movie HD]

When Union spies steal an engineer’s beloved locomotive, he pursues it single-handedly and straight through enemy lines.

Directors: Clyde Bruckman, Buster Keaton
Writers: Buster Keaton, Clyde Bruckman
Stars: Buster Keaton, Marion Mack, Glen Cavender

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Titolo italiano: Come vinsi la guerra
Regia: Buster Keaton
Anno: 1926
Durata: 67 minuti

A-Team (2010)

4 soldati fuori dagli schemi (leggasi: teste di cazzo) fanno comunella per sconfiggere il male chiamandosi Squadra Alpha così da sottolineare la loro insoluta voglia d’essere i maschi number 1 del quartiere.

Il film concentra le forze narrative su uno dei loro casi precedenti alla serie tv (ebbene sì: è un prequel) ovvero quello che li ha fatti radiare con disonore e sbattere in galera.
Ma loro sono troppo forti e se ne strafottono delle regole, in carcere c’hanno la jacuzzi e se gli dai 6 mesi sono imbattibili.
A una certa poi ho abbassato un po’ il volume e ho dormicchiato, poi mi sono svegliato e stavano precipitando dal cielo dentro un carro armato con dei paracadute sparando verso terra per rallentare la velocità di caduta…

Jessica Biel è bona, ma è sempre più manichino.
Liam Neeson se la batte sempre più con Samuel L. Jackson per il titolo di Mignotta d’Hollywood.

A-Team (2010)

Trasposizione cinematografica di un imbarazzante serial anni ’80 di cui quindi non se ne sentiva la minima mancanza.

Tralasciando le ovvie critiche sulla mancanza di spessore, sulle caratterizzazioni macchiettistiche e sulla velocità supersonica del montaggio che lascia più di una volta abbastanza frastornati, quello che più mi ha fatto incazzare è stato l’arco emotivo del personaggio del nero B.A. Baracus il quale, sposata la non violenza durante il periodo di prigionia, viene convinto ad uccidere nuovamente da Liam Neeson che gli cita una frase di Gandhi sull’apatia che maschera l’impotenza.
Ovviamente, da bravo maschio alpha, quando viene anche lontanamente insinuato che lui possa essere impotente, Bosco Baracus torna sui suoi passi e spezza il collo di uno dei cattivi con una mossa di wrestling…

…proprio come avrebbe fatto Gandhi.

VOTO:
2 Gandhi

A-Team (2010) voto

Titolo originale: The A-Team
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2010
Durata: 117 minuti

War Machine (2017)

Ascesa e caduta del fittizio generale Glen McMahon, un militare bono de core che viene messo a capo delle operazioni in Afghanistan nonostante (o forse proprio per) un grave ritardo intellettivo che lo porta a parlare e agire secondo il cuore da infante che suo malgrado ha.

Dopo un roboante giro di carrozza per lui e il suo affiatato team di militari stronzi sbronzi, Glen verrà metaforicamente scaraventato fuori dalla finestra per far spazio al prossimo capro da sgozzare in cima alla torre sacrificale facendo scorrere litri e litri del suo sangue da leccare forsennatamente gradino per gradino senza rendersi conto dell’orgiastica masnada di simpatici pervertiti che si masturbano a bordo campo.

War Machine (2017)

Filmetto programmatico nel suo intento derisorio dell’apparato politico-militare americano che, nonostante i buoni intenti, rompe il cazzo dopo neanche una mezz’oretta.

La recitazione di Brad Pitt è oltre il limite del ridicolo come pure quella degli altri, eccezion fatta per Lakeith Stanfield che avevo apprezzato già in Get Out.

Se ne può fare a meno, davvero.

VOTO:
3 meno

War Machine (2017) voto

Titolo originale: War Machine
Regia: David Michôd
Anno: 2017
Durata: 122 minuti

The Birth of a Nation (1915) [Full Movie HD]

The Stoneman family finds its friendship with the Camerons affected by the Civil War, both fighting in opposite armies. The development of the war in their lives plays through to Lincoln’s assassination and the birth of the Ku Klux Klan.

Director: D.W. Griffith Writers: Thomas Dixon Jr. (adapted from his novel: “The Clansman: An Historical Romance of the Ku Klux Klan”) (as Thomas F. Dixon Jr.), Thomas Dixon Jr. (play) (as Thomas F. Dixon Jr.) Stars: Lillian Gish, Mae Marsh, Henry B. Walthall

Buy the DVD ➤ http://amzn.to/2sPosbs This movie is in public domain.

Titolo italiano: Nascita di una nazione
Regia: D. W. Griffith
Anno: 1915
Durata: 195 min | 190 min | 125 min (video) | 187 min (DVD)