At War with the Army (1950) [Full Movie]

Alvin Corwin is low man on the totem pole, and goes from one mishap to another at an army training camp in World War II.

Director: Hal Walker Writers: James B. Allardice (based on a play by), Fred F. Finklehoffe (written for the screen by) Stars: Dean Martin, Jerry Lewis, Mike Kellin

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Titolo italiano: Il sergente di legno
Regia: Hal Walker
Anno 1950
Durata: 93 minuti

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

E’ la prima guerra mondiale, la Prussia combatte la Francia e se senti un FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

hai solo 3 secondi prima che una bomba di dilani le budella e faccia di te l’ennesima casualità di un evento talmente assurdo e disumano che io dico BOH.

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

Lunghissimo film televisivo tratto dall’omonimo libro anti-militarista e pernicioso calcio in bocca per chiunque si metta di buona lena a vedere cotanta roba ammucchiata una sopra l’altra senza un chiaro senso fino a che questa montagna di cianfrusaglie non può che rovinare sui malcapitati che cercavano di metterci ordine.

La cosa che più rimane impressa e che da sola vale forse la scarpinata visiva è la scena con le francesine che mangiano golose del pessimo formaggio tenuto dentro dei germanici stivali puzzolenti.

VOTO:
2 montagne e mezza

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979) voto

Titolo originale: All Quiet on the Western Front
Regia: Delbert Mann
Anno: 1979
Durata: 150 minuti

A Farewell to Arms (1932) [Full Movie HD]

An American ambulance driver and an English nurse fall in love in Italy during World War I.

Director: Frank Borzage
Writers: Benjamin Glazer (screenplay), Oliver H.P. Garrett (screenplay)
Stars: Gary Cooper, Helen Hayes, Adolphe Menjou

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This movie is in public domain.

Titolo italiano: Addio alle armi
Regia: Frank Borzage
Anno: 1930
Durata: 80 minuti

Abraham Lincoln (1930) [Full Movie HD]

An episodic biography of the 16th President of the United States.

Director: D.W. Griffith
Writers: Stephen Vincent Benet (adapted for the screen by), John W. Considine Jr. (story)
Stars: Walter Huston, Una Merkel, William L. Thorne

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Titolo italiano: Il cavaliere della libertà
Regia: D.W. Griffith
Anno: 1930
Durata: 96 minuti

Kong: Skull Island (2017)

William Randa, a capo del progetto governativo segreto americano Monarch, è convinto che i mostri esistano per davvero e che siano in procinto di ricicciare dai meandri oscuri delle tenebre sotterranee dentro i quali si rifugiarono tanti secoli fa.

Sospettando che la misteriosa Skull Island sia uno degli accessi a questo mondo degli inferi, Randa riesce a farsi finanziare una spericolata missione esplorativa con relativo supporto militare che ovviamente provocherà più casini che altro e darà il fondamentale spunto conflittuale allo svolgimento di un paio d’ore di film coi mostri ble ble bau bau.

Kong: Skull Island (2017)
bau bau ble ble

Seconda pellicola appartenente al cosiddetto MonsterVerse dopo Godzilla e seconda volta che il sottoscritto casca come una pera cotta nel tranello del film coi mostri che fa tanto nostalgia quando a conti fatti di nostalgia qua al massimo ci può essere quella per la ghigliottina in piazza.

Gli effetti speciali sono buoni anche se un po’ cartooneschi e la storia, col suo innaturale ma piacevole mix tra Apocalypse Now e un domenicale primo pomeriggio del 1988, non potrebbe forse essere meglio di così; quello che invece scoccia un po’ e fa vagare in più di un’occasione fuori dalla finestra gli occhi dello spettatore è quel sentore di vomito rancido post concerto che sì era tanto divertente e però m’hanno fregato portafoglio e cellulare mentre ero pesto lurido dentro un cespuglio di bacche selvatiche dove ero andato cercando un’agognata e illusoria privacy per spararmi quel meritato schizzo di eroina nelle vene tra le dita dei piedi vista l’insensatezza di un mondo dove lucertole di 79 metri possono uscire da un buco nel terreno senza preavviso alcuno.

VOTO:
3 vomiti rancidi e mezzo

Kong: Skull Island (2017) voto

Titolo originale: Kong: Skull Island
Regia: Jordan Vogt-Roberts
Anno: 2017
Durata: 118 minuti

AsperKubrick: What Life in Pictures?

In this dissertation I will analyse the films of Stanley Kubrick to see how these may display stylistic, aesthetic and narrative features which in my opinion reveal Asperger’s-like traits.
The research is conducted within an Auteurist framework with the intention of revealing a non coincidental pattern throughout Kubrick’s career and it can serve as basis for a future analysis of his own possible Asperger’s-like personality traits.

https://www.academia.edu/30378978/AsperKubrick_What_Life_in_Pictures

“Why Stanley Kubrick consciously decided to produce a series of films so particular, so artistically courageous and so unrelatable for a certain section of the audience?
Sadly, the intent of this dissertation is not to reply to this question because it would deserve a much deeper and long research into Kubrick’s persona, his life and his psyche.
What we can (and should) do is to approach the problem from the bottom up: start looking at these films, deconstruct them to isolate specific useful elements and recombine those same elementary pieces in macro categories which then could serve for a future audience study or a treatment on Kubrick’s psyche.
It will be a research through his brief (and thus poignant) filmography done using a specific lens and a particular scale, the lens of psychology and the scale of Aspergerism”.

In guerra per amore (2016)

Abbiamo visto il film con Pif italo-americano in calore.

Si parla di:
Prime impressioni, trama, la cosa più bella, la nascita del potere mafioso, la cosa peggiore, omosessualità, vasellina cinematografica, pubblico di riferimento, votazioni, crisi economica e Cinema2Day.

Titolo originale: In guerra per amore
Regia: Pif (Pierfrancesco Diliberto)
Anno: 2016
Durata: 99 minuti

Zeitgeist: the Movie (2007)

Gesù cristo, figlio di Maria e Giuseppe, nato a Betlemme, bambino prodigio che conversava con gli intellettuali e i sacerdoti del Tempio quando aveva 6 anni, cresciuto da e come un umile falegname, dispensatore di miracoli quali resuscitazione dei morti e cura dei lebbrosi, moltiplicatore di cibarie per i matrimoni, camminatore sulle acque, fustigatore di banchieri e mercanti che avevano preso possesso del Tempio, accusato di eresia e crocifisso dai Romani sul Golgota assieme a due ladri con i quali 3 giorni dopo è asceso al cielo con tutto il corpo dopo una breve ma intensa apparizione di fronte ai suoi discepoli…

ecco, questa figura al limite del racconto fantastico non è mai esistita.

E stupisce che oggi, con tutto il bagaglio culturale che l’umanità possiede, le innovazioni scientifiche che hanno sbriciolato gran parte delle fandonie religiose e superstiziose ai piedi delle quali l’umanità si è chinata per millenni non riuscendo a comprendere meccanismi complessi celati ad una ricognizione superficiale come quella che poteva dare il tipico fedele del passato di una delle religioni monoteiste, ovvero uno sdentato pastore incula-capre violento coi più deboli e servo maledetto dei potenti, siamo ancora parte di un sistema così illogico e arcaico.

Zeitgeist: the Movie (2007)
dio vuole che scopi queste capre, lo sento

Questo documentario cerca di spiegare, con moltissime licenze poetiche e (cosa un po’ grave) manipolazioni audio-visive atte a veicolare un messaggio, il semplice concetto di come l’umanità sia da sempre governata da un ristretto gruppo di potenti i quali pensano di avere tutto il diritto di amministrare vita e morte della maggioranza della popolazione stupida e mediocre in virtù di questa o quella presunta superiorità fisico-intellettiva, con l’inconsapevole complicità delle stesse vittime.
E’ così infatti che è possibile spiegare la persistenza di assurdità quali la religione, ovvero il credere ciecamente in storie straordinarie di divinità infantili e vendicative senza avere la benché minima prova a riguardo.

Diviso in 3 parti che percorrono e disassemblano per il grande pubblico 3 punti principali (la religione, l’attacco alle torri gemelle e il sistema finanziario mondiale), il documentario (o sarebbe meglio definirlo opera audio-visiva visto che la sua prima incarnazione era proprio un’installazione artistica a New York secondo la quale tra l’altro diventa eticamente possibile quella manipolazione dei contenuti a cui si accennava sopra atta a raggiungere uno scopo ultimo e cioè la veicolazione di un messaggio importante a discapito di una chiarezza fattuale) procede la sua corsa iconoclasta trascinando un pubblico ipnotizzato da una narrazione incandescente e fluida allo stesso tempo.

Certo, bisogna ammettere che usando l’arma della metafora artistica nelle sue più varie accezioni, l’autore commette il medesimo peccato dell’elite che cerca di smascherare: entrambi infatti sono convinti della necessità della loro missione rivelatrice ed entrambi sono pronti a sacrificare sull’altare la verità oggettiva se questo significa la realizzazione di uno status quo a loro congeniale.

Superate però queste innegabili implicazioni logiche sicuramente merite di considerazione, Zeitgeist rimane nella sostanza assolutamente inattaccabile e fa ancora più impressione, a distanza di 10 anni, vedere come molte delle questioni sollevate dal film non hanno ancora trovato una spiegazione altra che non sia quella data in questa sede.

Gesù infatti non ha ancora trovato una sola prova storica della sua esistenza al di fuori dei testi sacri (quindi ovviamente di parte) e a proposito fa particolarmente impressione che un popolo quale quello romano, ossessionato con la storiografia e l’archiviazione degli eventi importanti, non abbia avuto interesse nel registrare l’esistenza di un essere umano assolutamente magico il quale poteva compiere miracoli straordinari e inspiegabili come e quando voleva; l’attacco alle torri gemelle resta in gran parte un mistero (di Pulcinella) con troppe lacune logiche e molte ombre nere su come si siano effettivamente svolti i fatti; la demolizione controllata dell’edificio 7 non è ancora stata spiegata da nessuna delle fonti ufficiali; ed infine, il sistema bancario si è rivelato essere, se mai ce ne fosse stato bisogno ulteriore, il gioco a Monopoli di una ristrettissima cerchia di magnati della finanza tecno-bancaria le cui pedine sono in realtà popoli e nazioni.

Nonostante il livello ansia venga sollecitato in più frangenti dal ritmo serrato di una storia fin troppo drammatica nella sua semplicità, la cosa che fa più paura è invece l’assoluta cecità di una larghissima fetta di popolazione umana, troppo indaffarata a far quadrare i conti per pensare alla devastazione sociale che piano piano sta stringendo i cordoni attorno ai loro cervelli assopiti.
D’altra parte è anche vero che bisogna stare attenti a dare totale ascolto a questo tipo di contro-propaganda perché si rischia, se non si è muniti di appropiati anticorpi logico-culturali, di prendere il primo forcone che capita a tiro e marciare su Roma.

Il che è chiaramente un male, specialmente se ti chiami Benito.

VOTO:
4 forconi e mezzo

Zeitgeist: the Movie (2007) voto

Titolo originale: Zeitgeist
Regia: Peter Joseph
Anno: 2007
Durata: 118 minuti

Men in Black (1997)

Un’agenzia governativa gestita da gente vestita rigorosamente di nero si prende cura dell’anonimato degli alieni che visitano il nostro pianeta; ogni tanto salvano anche quest’ultimo dall’annientamento totale cercando allo stesso tempo di tenere all’oscuro la misera popolazione così da evitare crisi di panico generalizzate.

Men in Black (1997)

Deliziosa commedia dell’assurdo fantascientifico in salsa retrò anni ’60 che riesce a fondere perfettamente pubblico di massa e umorismo non becero con poche ma piacevoli puntatine nel reame intellettualoide.
Will Smith si sfoga al meglio in un ruolo simpatico e destabilizzante che non si prende sul serio ma anzi si fa beffe della rigidezza della mentalità pro-autoritaria degli imbecilli in divisa che invece troppo spesso vengono elogiati nei recenti film propagandistici tipo quel vomito da dittatura sudamericana chiamato Transformers; Tommy Lee Jones dal canto suo è perfetto calato com’è nella sua rigidezza espressiva da agente governativo.

Gli effetti speciali digitali dell’Industrial Light & Magic cominciano a viaggiare su alti livelli e l’espressività dei personaggi ricreati ne giova senza però offuscare tutto quello che c’è intorno, e però sono gli splendidi animatronics e le props di Rick Baker a brillare di una luce speciale.
Certo rimane l’amaro in bocca per la cancellazione all’ultimo minuto dell’enorme insettoide in gommapiuma e acciaio del finale sostituito invece da un banale seppur convincente mostro computerizzato.
D’altra parte c’è da dire che la natura chiaramente ironica e sopra le righe del film stesso riesce a far conciliare effettaccio surreale e divertimento.

VOTO:
5 dittatori sudamericani

Men in Black (1997) voto

Titolo originale: Men in Black
Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 1997
Durata: 98 minuti

Duello nel Pacifico (1968)

Durante la seconda guerra mondiale un capitano di marina giapponese e un pilota americano si ritrovano sperduti su un’isola deserta nel mezzo del Pacifico; soverchiati da un odio profondo e spinti dai rispettivi indottrinamenti statali a covare lo schifo per il diverso, dovranno invece imparare a collaborare se vorranno lasciare lo scoglio sperduto sul quale sono tristemente imprigionati.

Duello nel Pacifico (1968)

Stranissimo e bellissimo film prodotto appena una ventina di anni dopo il criminale e terroristico sgancio delle bombe atomiche americane sulle cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki; questo giocare d’anticipo probabilmente influì sull’insuccesso al botteghino… questo e il fatto che i due attori recitano nelle loro rispettive lingue, peraltro con pochissimi dialoghi, e senza sottotitoli così da ricreare la tensione e lo spaesamento provati dai personaggi.

Il finale invece è posticcio e merdoso perché il produttore ha pensato bene di cambiare lo splendido epilogo (visibile su YouTube) con una bomba; perché secondo Hollywood una bella esplosione ci sta sempre bene.

VOTO:
5 esplosioni

Duello nel Pacifico (1968) voto

Titolo originale: Hell in the Pacific
Regia: John Boorman
Anno: 1968
Durata: 103 minuti

Independence Day – Rigenerazione (2016)

Vi ricordate quando nel 1996 la Terra era stata invasa dagli alieni?
Ma sì, dai!
Un casino che non ci si crede: gente evacuata, cani salvati e un presidente soldato con la faccia di Bill Pulman.
Ecco, sono passati 20 anni e gli invasori intergalattici sono tornati, più cattivi di prima, e sono pronti a spargere il sale sulle ceneri della nostra civiltà.
Tipo quei guerrafondai fascisti dei Romani; esempio d’ingegno e civiltà solo per mentecatti con vaghi sensi d’impotenza a cui si rizza il cazzo ogni volta che un ometto dalle ristrette capacità dialettiche si mette sull’attenti con la sua manina di merda a fare il salutino pensando che me ne freghi un cazzo di lui e delle sue vetuste vedute.
A me, che se potessi gli brucerei le uniformi in piazza prima di prenderli a calci in culo da qui all’eternità.

Independence Day - Rigenerazione (2016)
siamo progressisti, ma non disdegnamo i soldi facili

Ennesima pellicola cripto-fascio-capitalista che ci mostra un mondo unito sotto la minaccia aliena eppure con ancora lo sventolio di pezzi di stoffa colorata chiamate bandiere; un mondo con macchine volanti, cannoni laser e tecnologia avanzatissima, eppure con la gente che va in giro a caccia d’oro sepolto negli oceani così si diventa ricchi wow.

…ma mannaggia la santissima madonna: possibile che secondo Hollywood sia ipotizzabile una realtà alternativa futuristica con la fusione fredda, ma è impossibile liberarsi delle cazzo di banconote che inesorabilmente ancora dominano le nostre vite?
Ma io vi sfondo quant’è’vvero iddio.

Il film è quello che ti aspetti: una marea di effetti speciali, battutine così così, cazzotti in faccia, cazzari, storie d’amore tra soldati e una presa per il culo agli omosessuali che ci sta sempre bene visto il becero pubblico di riferimento.

VOTO:
2 omosessuali

Independence Day - Rigenerazione (2016) voto

Titolo originale: Independence Day: Resurgence
Regia: Roland Emmerich
Anno: 2016
Durata: 120 minuti

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)

Storia di un generale dell’aviazione americana il quale, diventato impotente, si convince che la sua condizione sia dovuta all’avvelenamento dell’acqua da parte dei comunisti.
Per riparare al danno architetta quindi un piano infallibile: mandare una trentina di B52 a sganciare bombe atomiche sull’Unione Sovietica così da costringere il presidente degli Stati Uniti ad attaccare il nemico con tutto l’arsenale nucleare a disposizione prima che i comunisti lancino un contrattacco alla trentina di bombe atomiche di cui sopra.
Nel mezzo, una marea di personaggi tragicomici nella loro ottusa mentalità da guerra fredda cercano una soluzione al vicolo cieco in cui il paranoico impotente li ha ficcati senza preavviso.
Risate amare assicurate.

Il dottor Stranamore (1964)

Film assolutamente eccezionale.
Punto.
Tratto dal librettino serioso Red Alert tutto incentrato su uno scenario da Distruzione Mutua Assicurata e dal quale si distacca nettamente, grazie soprattutto all’apporto del genio poli-satirico Terry Southern, Dr. Strangelove abbraccia invece una freschissima vena comica tagliente come un rasoio e nera come la pece.
Al centro dell’attenzione c’è ovviamente la fobia americana dei comunisti e l’insensatezza della guerra fredda, ma anche il blocco sovietico non viene risparmiato, anzi: l’ambasciatore russo, nel mezzo dell’apocalisse umana, si mette a fare le foto alla War Room con una micro camera e il presidente dell’URSS si fa beccare al telefono completamente ubriaco e dai toni vagamente omosessuali.
La verità è che Kubrick, da vera anima libera qual era, non risparmia nessuno in questo dramma sulla difesa ad oltranza della virilità maschile e così facendo smaschera una semplice eppura fondamentale verità sulla guerra, l’apparato militare e le istituzioni governative in generale: quelli che cercano e bramano il potere c’hanno il cazzo piccolo.

Peter Sellers, istrionico attore inglese già fattosi apprezzare dagli Studios per le varie impersonificazioni in Lolita, fa gli onori di casa. Interessante ed esemplificativo per capire come funziona la macchina Hollywood è sapere che, visto il successo delle sue performance in Lolita, Kubrick fu costretto (con poco rammarico a dirla tutta) a prendere Sellers alla condizione apparentemente assurda che questi interpretasse 4 ruoli principali.
Alla fine ne uscirono 3 visto che Major T. J. Kong andò al caratterista Slim Pickens il quale (sentite questa) era all’oscuro si trattasse di una commedia; questo vuol dire che la completa follia da cowboy del west in groppa alla testata nucleare fu genuina al 100%.

Menzione speciale ovviamente per il personaggio della scienziato nazista, ora al servizio degli USA, dottor Strangelove.
Ispirato ai tanti veri nazisti reclutati in gran segreto alla fine della guerra grazie all’Operazione Paperclip nella folle idea di una corsa agli armamenti contro l’Unione Sovietica (tipo Wernher von Braun), Strangelove fu in gran parte improvvisato da Sellers e risulta quindi ancora più straordinario il lavoro svolta dall’attore nel delineare una macchietta comica talmente assurda da far paura.

Il dottore che morde e punisce il suo braccio destro apparentemente ancora fedele ad Hitler e che tenta quindi di ribellarsi alla volontà del padrone è una delle scene comiche più belle della storia cinematografica.

VOTO:
5 cowboy

Il dottor Stranamore (1964) voto

Titolo originale: Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1964
Durata: 95 minuti