Black Mirror: 1° stagione (2011)

Questa è una serie televisiva di un certo spessore e lo si capisce fin dal primo episodio: una principessa appartenente alla casa reale inglese viene rapita da un misterioso figuro e verrà uccisa se il primo ministro non si presenterà in diretta televisiva entro poche ore per scopare un maiale di 100 chili davanti a tutto il mondo “civilizzato”.
Gli altri due micro-film che compongono la prima stagione si concentrano su altri aspetti possibilmente angoscianti del futuro prossimo di cui già ora possiamo vedere le prime avvisaglie.

Uno mette in scena una realtà entro la quale ha preso piede un sistema fortemente piramidale interamente basato sull’intrattenimento fine a se stesso al solo scopo di sfruttare orde di corpi umani per il loro potere cinetico in sella a delle bici collegate ad una griglia centralizzata che sembra dare potenza, in un classico circolo vizioso artificiale messo in piedi da un’elite governativa, alla stessa giostra del divertimento il cui scopo sarebbe quello di alleviare la pena di una vita attaccati alla macina.

L’ultimo invece ruota attorno all’incapacità d’azione quando si vive la propria esistenza in una perenne rievocazione del passato oramai fuggito: nella fattispecie, un fragile marito sospetta di una relazione extraconiugale della di lui sposa con un presuntuoso fighetto pieno di sé con il quale lei ha avuto una breve storia anni prima.
Tutto questo è aiutato ed alimentato da un endemico sistema di registrazione delle memorie personali che non lascia scampo né all’immaginazione, né alle libertà individuali dei privati cittadini, privati ovviamente delle loro libertà individuali.

Black Mirror: 1° stagione (2011)

Stupefacente serie televisiva britannica (e come poteva essere altrimenti considerando che il Regno Unito è già bello che avviato verso un’involuzione aristocratica sotto la quale i sudditi di sua maestà stanno via via perendo come solitari spermatozoi lasciati al freddo su di un bianco pavimento di un cesso pubblico) che cerca di immaginare una realtà alternativa prossima futura dominata, per un verso o per l’altro, da una tecnologia per così dire moderna.

Se da un lato è sicuramente da bollare come luddista e francamente infantile il solito cantilenante memento mori verso la povera bistrattata tecnologia che, zitta zitta, ha rischiarato le terribili notti delle nostre grotte preistoriche tramite l’uso di pietre focaie e pagliericcio, ci ha vestito di caldi indumenti per farci passare i freddi inverni di una glaciazione globale, ci ha donato penne con cui scrivere poemi e formule matematiche e carta sulla quale tramandare ai posteri tutto questa nostra immensa conoscenza che altrimenti sarebbe andata persa come succede a TUTTI gli altri animali di questo misero scoglio alla deriva nell’universo, se quindi da un lato c’è da mettersi le mani nei capelli, dall’altro però possiamo facilmente spezzare una lancia in favore di una piccola raccolta di ottimi film brevi come non se ne vedeva da tempo sui nostri poveri schermi neri.

VOTO:
4 monoliti e mezzo

Black Mirror: 1° stagione (2011) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: prima
Anno: 2011
Durata: 3 episodi da 1 ora

Captain Fantastic (2016)

Abbiamo visto il film con Viggo Mortensen hipster vedovo nudo.

Si parla di:
Siri e Kaptèin Fantastìk, Matt Ross frocio nel bagno, Trama, Film anticapitalisti girati con telecamere di plastica, Amish e motori / gioie e dolori, Prime impressioni, Regista hipster, Incongruenti coerenze filmiche, una differente Filosofia di vita, un colpo al Cerchio e una alla Botte, Fotografia, Prove attoriali e peni attoriali, Bambini bravi bravi, Pubblico di riferimento, Votazioni, un Segreto incoffessabile, cosa abbiamo fatto l’Estate scorsa, QwErTy e 10 minuti di Applausi.

Titolo originale: Captain Fantastic
Regia: Matt Ross
Anno: 2016
Durata: 118 minuti
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Animali Notturni (2016)

Abbiamo visto il film dei borghesi grandi grandi con problemi piccoli piccoli.

Si parla di:
Single Man, Registi Stilisti, Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Arrival, Prime impressioni, Michael Shannon, La trama, Cose positive, Aaron Taylor-Johnson, il Doppio ruolo del fantasmatico protagonista maschile, il Sensibile personaggio del romanzo senza palle, gli Animali Notturni, il Popolo lavoratore che non va al cinema, Tiziano Ferro, Tom Ford, l’Omosessualità, Musiche, Minimalismo, Sentimento, il Folgorante inizio, San Sebastiano bovino, Provocare a tutti i costi come in Cremaster, Quando un film fallisce, Votazioni e Borghesia.

Titolo originale: Nocturnal Animals
Regia: Tom Ford
Anno: 2016
Durata: 116 minuti

Duello nel Pacifico (1968)

Durante la seconda guerra mondiale un capitano di marina giapponese e un pilota americano si ritrovano sperduti su un’isola deserta nel mezzo del Pacifico; soverchiati da un odio profondo e spinti dai rispettivi indottrinamenti statali a covare lo schifo per il diverso, dovranno invece imparare a collaborare se vorranno lasciare lo scoglio sperduto sul quale sono tristemente imprigionati.

Duello nel Pacifico (1968)

Stranissimo e bellissimo film prodotto appena una ventina di anni dopo il criminale e terroristico sgancio delle bombe atomiche americane sulle cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki; questo giocare d’anticipo probabilmente influì sull’insuccesso al botteghino… questo e il fatto che i due attori recitano nelle loro rispettive lingue, peraltro con pochissimi dialoghi, e senza sottotitoli così da ricreare la tensione e lo spaesamento provati dai personaggi.

Il finale invece è posticcio e merdoso perché il produttore ha pensato bene di cambiare lo splendido epilogo (visibile su YouTube) con una bomba; perché secondo Hollywood una bella esplosione ci sta sempre bene.

VOTO:
5 esplosioni

Duello nel Pacifico (1968) voto

Titolo originale: Hell in the Pacific
Regia: John Boorman
Anno: 1968
Durata: 103 minuti

Il sapore della ciliegia (1997)

Un uomo si aggira disperatamente col suo fuoristrada per le aride colline rocciose alla periferia di Teheran; quello che cerca è una persona che venga a dargli degna sepoltura la mattina seguente, quando avrà compiuto il grande passo suicidandosi con una massiccia dose di sonniferi.
Lungo il suo doloroso cammino a quattro ruote il signor Badii fa la conoscenza di soldati kurdi, seminaristi afgani e vecchi azeri, persone profondamente reali e tutte cariche di un’umanità insormontabile proprio come la ferrea volontà di un uomo la cui ultima decisione è affrettare la sua dipartita dal regno dei vivi.

Il sapore della ciliegia (1997)

Emozionante film minimalista iraniano tutto giocato sul non detto e sulla fruttifera pazienza.
Infatti, come il protagonista sembra ormai deciso a tirare la corda e farla finita, anche la macchina da presa tira fortissimamente per la giacca l’attenzione dello spettatore medio con interminabili piani sequenza, e dei personaggi all’interno del veicolo e del veicolo stesso che, simbolicamente perduto in mezzo a sassi e polvere, percorre continuamente gli stessi sentieri senza trovare una vera via di fuga ricreando quindi per lo schermo il labirintico viaggio emotivo del signor Badii.

Un film decisamente per palati fini, nonostante sia di una semplicità disarmante.

VOTO:
4 palati e mezzo

Il sapore della ciliegia (1997) voto

Titolo originale: طعم گيلاس
Regia: Abbas Kiarostami
Anno: 1997
Durata: 95 minuti

Il ladro di bambini (1992)

Rosetta ha 11 anni e la madre, povera siciliana trapiantata a Milano, la prostituisce in cambio di soldi.
Il film si apre proprio con l’arresto della madre e di un cliente abituale di Rosetta e il conseguente viaggio in treno della bambina e il fratello minore dal capoluogo lombardo fino ad un orfanotrofio a Roma assieme al carabiniere Antonio, anche lui povero siciliano trapiantato al nord.

Il ladro di bambini (1992)

Grande film neorealista per il maestro Amelio e grande successo di pubblico e critica per un dramma sociale quale quello della prostituzione minorile; la cosa interessante qui però è che, a differenza delle trasmissioni guardone e pervertite che ci godono a crogiolarsi nel dramma di questi bambini, l’attenzione viene invece spostata dal mero reato facilmente condannabile verso un affresco sociale lasciato aperto al moto emozionale del pubblico e ad un’approfondita disamina del tessuto urbano moderno.
Mettere in scena questi eventi pruriginosi lascia infatti un po’ il tempo che trova; allargare invece il discorso all’arretratezza del sistema Italia nell’affrontare le innumerevoli vicissitudini umane giova al discorso intellettuale e alla soluzione politica.
Impressionante poi vedere un’Italia così vicina temporalmente eppure così lontana per usi e costumi; un paese in gran parte scomparso, fatto di musica italiana alla radio, trattorie all’aperto e “del Voi” agli anziani.

VOTO:
5 anziani

Il ladro di bambini (1992) voto

Titolo inglese: The Stolen Children
Regia: Gianni Amelio
Anno: 1992
Durata: 114 minuti

10 Cloverfield Lane (2016)

Michelle fa un incidente stradale della madonna e dopo un imprecisato lasso di tempo comatoso si ritrova prigioniera di un ciccione cospirazionista che si è barricato dentro un bunker anti-atomico con lei e un altro sventurato ignurantello perché fuori pare ci sia l’apocalisse alieno-comunista.
Almeno, questo è quello che afferma Howard, il ciccione cospirazionista di cui sopra.

10-Cloverfield-Lane-(2016)

Bel film low budget tutto contenuto in una sola solida location e molto reminiscente di roba tipo The Twilight Zone, storica serie TV ricca di piccole idee geniali e angoscianti come quella attorno a cui ruota questo sequel-non sequitur di Cloverfield.
Nel fare un sunto critico dell’opera e ricordando Beverly Holes e le noci di cocco: gli attori son bravi, la storia intrigante e i colpi di scena non mancano…certo, se evitavano il finale hollywoodiano post-femminista era meglio.

VOTO:
3 noci di cocco e mezza

10-Cloverfield-Lane-(2016)-voto

Titolo originale: 10 Cloverfield Lane
Regia: Dan Trachtenberg
Anno: 2015
Durata: 104 minuti

Doppelnovelle: symmetry in Eyes Wide Shut and its ultimate meaning

The purpose of this paper is to analyse Stanley Kubrick’s Eyes Wide Shut under a specific and restrictive lens to prove that this film is about symmetry, doubles and (ultimately) his “missing” daughter Vivian.

https://www.academia.edu/26036735/Doppelnovelle_symmetry_in_Eyes_Wide_Shut_and_its_ultimate_meaning

“The society described […] is one of moral corruption and pyramidal power, phallocentric and merciless; a restricted elite of powerful men use women the way they use the “silent majority”: for their volatile and voluptuous pleasure.
In a famelic bulimia of sexual desire, those men seem to be more interested in collecting intercourses rather than enjoying them…”

The Lobster (2015)

In un distopico futuro prossimo la gente sembra non provare più emozioni e l’amore verso l’altro sesso è relegato ad un compito da espletare sotto minaccia statale.
Chi rimane solo è portato in un lussuoso hotel insieme ad altri scapoli e altre zitelle e viene sottoposto ad un soggiorno forzato di 45 giorni durante il quale è bene trovarsi un’anima gemella, altrimenti si viene trasformati in animali, letteralmente.
David, lasciato dalla moglie per un altro uomo, ha deciso che in caso di fallimento vuole diventare un’aragosta…perché vivono 100 anni, rimangono fertili fino alla fine e lui ha sempre amato il mare.
Riuscirà a trovare moglie oppure diventerà un crostaceo?

The-Lobster-(2015)
o entrambi

Sorprendente opera filmica tutta giocata sul minimalista intellettualoide, L’aragosta (come dovrebbe essere chiamato in Italia visto che altrimenti non lo si associa alla scelta del protagonista David) comincia alla grande e finisce molto bene.
Partendo un’idea geniale e cioè quella di una società quasi surreale fatta di uomini e donne i quali si comportano come robot tanto è loro avulsa l’idea di naturalezza di comportamento, il film procede per passi forzati verso un manierismo freddo molto nord europeo che non guasta mai ma che non è certo privo di criticità se lasciato a sé stesso.

Un bel film, forse anche ottimo, ma al quale manca quel barlume di genialità assoluta per elevarlo a capolavoro e consacrare quindi il regista come un maestro.

VOTO:
4 aragoste e mezza

The-Lobster-(2015)-voto

Titolo originale: The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2015
Durata: 119 minuti

Pelo Malo (2013)

Nel Venezuela catto-comunista di Hugo Chávez prossimo alla morte, il giovine orfano di padre Junior deve fare i conti con una povertà dilagante, una società ancora fortemente machista e una madre mascolina che vuole fungere da figura paterna mentre allo stesso tempo si fa chiavare sul divano di casa dall’ex boss zozzone per farsi ridare il posto di lavoro di guardiana di notte.

Pelo-malo-(2013)
il mio regno per una cavalla

Interessantissima pellicola venezuelana che gioca su 2 o 3 grandi temi dell’america latina: un machismo forzato che ti difende dalla società, una sessualità fluida da nascondere e una povertà che se porta via.
Ottimamente interpretato da un ragazzino dall’odiato capello riccio (quasi reminiscente del nostrano Rosso Malpelo) e una burbera madre dalle zinne (notevoli) sempre all’aria, Pelo Malo gioca sul non detto e sull’insoluto e questo ha fatto storcere il naso a qualche critico d’oltreoceano che probabilmente è troppo abituato ad una narrazione esplicita e catarco-risolutiva.
Qua invece non si risolve un beneamato cazzo, se non la consapevolezza che a Caracas la vita è dura ed è meglio crescere in fretta per non finire schiacciati.

VOTO:
4 duri

Pelo-malo-(2013)-voto

Titolo originale: Pelo Malo
Regia: Mariana Rondón
Anno: 2013
Durata: 93 minuti

10 canoe (2006)

Basato su alcune delle 4000 foto lasciate da Donald Thomson, inviato governativo il quale negli anni ’30 aveva il compito di studiare gli aborigeni australiani dei territori del nord, in particolare gli Yolngu (tribù dominante tra le varie presenti nel continente grazie ai coltelli e le ascie ricevute dai Macassans indonesiani) questo film parla di un drappello di maschi che va a rubare le uova delle oche nelle paludi infestate dai coccodrilli grazie alle 10 canoe fatte di corteccia d’albero e merda, da cui il titolo, mentre il vecchio saggio racconta al giovane irrequieto una farneticante storia moraleggiante volta a calmarlo visto che vuole scoparsi la moglie giovane delle tre appartenenti al fratello maggiore.

10-canoe-(2006)
con questo spariamo e con questo ti amiam

Narrato da David Gulpilil (quello di Charlie’s Country) su due linee temporali: una quella della spedizione punitiva per le oche e l’altra quella della storia raccontata dal vecchio al giovane, 10 canoe è sicuramente un esperimento artistico-etnografico eccezionale, basti pensare che queste canoe tradizionali di corteccia e merda non venivano più fatte da almeno 70 anni e questa conoscenza si andava quindi perdendo.
D’altra parte però vedere questi uomini trattare le donne come oggetti di scambio mentre somministrano morte e vendetta manco fossero i tempi delle crociate fa un po’ ribrezzo oltre che schifo.
E duole dirlo, ma purtroppo viene in mente che tutto sommato questi stronzi di Europei, con le loro strambe idee filosofico-politiche, hanno dato un contributo enorme all’intero genere umano.
Mortacci di questi maschilisti preistorici folli credenti in spiriti, stregoni e malocchio e i cui argomenti principe sono le corregge, le donne e magnare bene.
Ve lo meritate Alberto Sordi!

Ma siccome poi si viene tacciati di razzismo e post-colonialismo, lasciamo spazio ai veri protagonisti di questa storia; ecco quindi delle perle prese dalle dichiarazioni di alcuni attori protagonisti.

Peter Djigirr: Mostreremo questo film, e poi ci riconosceranno, tutti quegli uomini bianchi…così è meglio.
Bobby Bunungurr: …ed è per questo che tutti hanno lavorato e nessuno è stato morso dal coccodrillo, perché lo spirito dei vecchi era con noi. Li sento, e li vedo attraverso i miei sogni, ci parlano, piano, lisci.
Michael Dawu: La mia memoria è andata, solo metà memoria rimasta, memoria tutta andata lontano, riposi in pace…bere kava, marijuana, grog…troppo forte per me.
Frances Djulibing: I ragazzini di Ramingining ridono delle vecchie foto, che non è rispetto. Se ridono di me gli spaccherò le teste.

VOTO:
3 teste spaccate

10-canoe-(2006)-Voto

Titolo originale: Ten Canoes
Regia: Rolf de Heer, Peter Djigirr
Anno: 2006
Durata: 90 minuti

45 anni (2015)

Manca una settimana al 45esimo anniversario di nozze per Kate e Geoff quando arriva un’infausta lettera dalle autorità svizzere: sulle Alpi al confine con l’Italia è stato trovato il corpo congelato di Katia, la fidanzata con cui Geoff, 55 anni prima, era andato in vacanza.
Questa terribile notizia dal passato rompe gli equilibri coniugali e precipita la coppia in un baratro metaforicamente simile a quello in cui Katia è finita un undicesimo lustro prima.

45-anni-(2016)
il baratro

Interessantissimo piccolo dramma girato con due attori, una casa e la desolante campagna inglese, 45 anni cerca di parlare dell’insoluto, e quasi ci riesce.
Geoff e Kate sembrano una coppia felice, sposati da lungo tempo e con una complicità che solo anni e anni di convivenza può portare; eppure la comparsa di questo scespiriano fantasma del passato che viene a rompere le uova nel paniere proprio nel loro momento di massimo coronamento (Banquo docet) porta a galla un groviglio di insoluti sottaciuti, carboni ardenti di un fuoco di risentimento mai veramente estinto.
L’incontenibile triste sincerità con cui Geoff si attanaglia il cuore al pensiero della sua fidanzata perfettamente conservata nella sua giovinezza mai appassita sull’alto dei ghiacci alpini distrugge le personali certezze di Kate dipingendo un quadro matrimoniale tinto dal dubbio: Kate è stata poco più di un ripiego per Geoff dopo la morte di Katia?

Insomma, un bellissimo film con al centro un dramma d’amore tra due vecchi, cosa rara in questi sciagurati tempi fatti di stronzi e mignotte al fulmicotone.

VOTO:
4 stronzi

45-anni-(2015)-voto

Titolo originale: 45 years
Regia: Andrew Haigh
Anno: 2015
Durata: 95 minuti