Animali Notturni (2016)

Abbiamo visto il film dei borghesi grandi grandi con problemi piccoli piccoli.

Si parla di:
Single Man, Registi Stilisti, Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Arrival, Prime impressioni, Michael Shannon, La trama, Cose positive, Aaron Taylor-Johnson, il Doppio ruolo del fantasmatico protagonista maschile, il Sensibile personaggio del romanzo senza palle, gli Animali Notturni, il Popolo lavoratore che non va al cinema, Tiziano Ferro, Tom Ford, l’Omosessualità, Musiche, Minimalismo, Sentimento, il Folgorante inizio, San Sebastiano bovino, Provocare a tutti i costi come in Cremaster, Quando un film fallisce, Votazioni e Borghesia.

Titolo originale: Nocturnal Animals
Regia: Tom Ford
Anno: 2016
Durata: 116 minuti

Duello nel Pacifico (1968)

Durante la seconda guerra mondiale un capitano di marina giapponese e un pilota americano si ritrovano sperduti su un’isola deserta nel mezzo del Pacifico; soverchiati da un odio profondo e spinti dai rispettivi indottrinamenti statali a covare lo schifo per il diverso, dovranno invece imparare a collaborare se vorranno lasciare lo scoglio sperduto sul quale sono tristemente imprigionati.

Duello nel Pacifico (1968)

Stranissimo e bellissimo film prodotto appena una ventina di anni dopo il criminale e terroristico sgancio delle bombe atomiche americane sulle cittadine giapponesi di Hiroshima e Nagasaki; questo giocare d’anticipo probabilmente influì sull’insuccesso al botteghino… questo e il fatto che i due attori recitano nelle loro rispettive lingue, peraltro con pochissimi dialoghi, e senza sottotitoli così da ricreare la tensione e lo spaesamento provati dai personaggi.

Il finale invece è posticcio e merdoso perché il produttore ha pensato bene di cambiare lo splendido epilogo (visibile su YouTube) con una bomba; perché secondo Hollywood una bella esplosione ci sta sempre bene.

VOTO:
5 esplosioni

Duello nel Pacifico (1968) voto

Titolo originale: Hell in the Pacific
Regia: John Boorman
Anno: 1968
Durata: 103 minuti

Il sapore della ciliegia (1997)

Un uomo si aggira disperatamente col suo fuoristrada per le aride colline rocciose alla periferia di Teheran; quello che cerca è una persona che venga a dargli degna sepoltura la mattina seguente, quando avrà compiuto il grande passo suicidandosi con una massiccia dose di sonniferi.
Lungo il suo doloroso cammino a quattro ruote il signor Badii fa la conoscenza di soldati kurdi, seminaristi afgani e vecchi azeri, persone profondamente reali e tutte cariche di un’umanità insormontabile proprio come la ferrea volontà di un uomo la cui ultima decisione è affrettare la sua dipartita dal regno dei vivi.

Il sapore della ciliegia (1997)

Emozionante film minimalista iraniano tutto giocato sul non detto e sulla fruttifera pazienza.
Infatti, come il protagonista sembra ormai deciso a tirare la corda e farla finita, anche la macchina da presa tira fortissimamente per la giacca l’attenzione dello spettatore medio con interminabili piani sequenza, e dei personaggi all’interno del veicolo e del veicolo stesso che, simbolicamente perduto in mezzo a sassi e polvere, percorre continuamente gli stessi sentieri senza trovare una vera via di fuga ricreando quindi per lo schermo il labirintico viaggio emotivo del signor Badii.

Un film decisamente per palati fini, nonostante sia di una semplicità disarmante.

VOTO:
4 palati e mezzo

Il sapore della ciliegia (1997) voto

Titolo originale: طعم گيلاس
Regia: Abbas Kiarostami
Anno: 1997
Durata: 95 minuti

Il ladro di bambini (1992)

Rosetta ha 11 anni e la madre, povera siciliana trapiantata a Milano, la prostituisce in cambio di soldi.
Il film si apre proprio con l’arresto della madre e di un cliente abituale di Rosetta e il conseguente viaggio in treno della bambina e il fratello minore dal capoluogo lombardo fino ad un orfanotrofio a Roma assieme al carabiniere Antonio, anche lui povero siciliano trapiantato al nord.

Il ladro di bambini (1992)

Grande film neorealista per il maestro Amelio e grande successo di pubblico e critica per un dramma sociale quale quello della prostituzione minorile; la cosa interessante qui però è che, a differenza delle trasmissioni guardone e pervertite che ci godono a crogiolarsi nel dramma di questi bambini, l’attenzione viene invece spostata dal mero reato facilmente condannabile verso un affresco sociale lasciato aperto al moto emozionale del pubblico e ad un’approfondita disamina del tessuto urbano moderno.
Mettere in scena questi eventi pruriginosi lascia infatti un po’ il tempo che trova; allargare invece il discorso all’arretratezza del sistema Italia nell’affrontare le innumerevoli vicissitudini umane giova al discorso intellettuale e alla soluzione politica.
Impressionante poi vedere un’Italia così vicina temporalmente eppure così lontana per usi e costumi; un paese in gran parte scomparso, fatto di musica italiana alla radio, trattorie all’aperto e “del Voi” agli anziani.

VOTO:
5 anziani

Il ladro di bambini (1992) voto

Titolo inglese: The Stolen Children
Regia: Gianni Amelio
Anno: 1992
Durata: 114 minuti

10 Cloverfield Lane (2016)

Michelle fa un incidente stradale della madonna e dopo un imprecisato lasso di tempo comatoso si ritrova prigioniera di un ciccione cospirazionista che si è barricato dentro un bunker anti-atomico con lei e un altro sventurato ignurantello perché fuori pare ci sia l’apocalisse alieno-comunista.
Almeno, questo è quello che afferma Howard, il ciccione cospirazionista di cui sopra.

10-Cloverfield-Lane-(2016)

Bel film low budget tutto contenuto in una sola solida location e molto reminiscente di roba tipo The Twilight Zone, storica serie TV ricca di piccole idee geniali e angoscianti come quella attorno a cui ruota questo sequel-non sequitur di Cloverfield.
Nel fare un sunto critico dell’opera e ricordando Beverly Holes e le noci di cocco: gli attori son bravi, la storia intrigante e i colpi di scena non mancano…certo, se evitavano il finale hollywoodiano post-femminista era meglio.

VOTO:
3 noci di cocco e mezza

10-Cloverfield-Lane-(2016)-voto

Titolo originale: 10 Cloverfield Lane
Regia: Dan Trachtenberg
Anno: 2015
Durata: 104 minuti

Doppelnovelle: symmetry in Eyes Wide Shut and its ultimate meaning

The purpose of this paper is to analyse Stanley Kubrick’s Eyes Wide Shut under a specific and restrictive lens to prove that this film is about symmetry, doubles and (ultimately) his “missing” daughter Vivian.

https://www.academia.edu/26036735/Doppelnovelle_symmetry_in_Eyes_Wide_Shut_and_its_ultimate_meaning

“The society described […] is one of moral corruption and pyramidal power, phallocentric and merciless; a restricted elite of powerful men use women the way they use the “silent majority”: for their volatile and voluptuous pleasure.
In a famelic bulimia of sexual desire, those men seem to be more interested in collecting intercourses rather than enjoying them…”

The Lobster (2015)

In un distopico futuro prossimo la gente sembra non provare più emozioni e l’amore verso l’altro sesso è relegato ad un compito da espletare sotto minaccia statale.
Chi rimane solo è portato in un lussuoso hotel insieme ad altri scapoli e altre zitelle e viene sottoposto ad un soggiorno forzato di 45 giorni durante il quale è bene trovarsi un’anima gemella, altrimenti si viene trasformati in animali, letteralmente.
David, lasciato dalla moglie per un altro uomo, ha deciso che in caso di fallimento vuole diventare un’aragosta…perché vivono 100 anni, rimangono fertili fino alla fine e lui ha sempre amato il mare.
Riuscirà a trovare moglie oppure diventerà un crostaceo?

The-Lobster-(2015)
o entrambi

Sorprendente opera filmica tutta giocata sul minimalista intellettualoide, L’aragosta (come dovrebbe essere chiamato in Italia visto che altrimenti non lo si associa alla scelta del protagonista David) comincia alla grande e finisce molto bene.
Partendo un’idea geniale e cioè quella di una società quasi surreale fatta di uomini e donne i quali si comportano come robot tanto è loro avulsa l’idea di naturalezza di comportamento, il film procede per passi forzati verso un manierismo freddo molto nord europeo che non guasta mai ma che non è certo privo di criticità se lasciato a sé stesso.

Un bel film, forse anche ottimo, ma al quale manca quel barlume di genialità assoluta per elevarlo a capolavoro e consacrare quindi il regista come un maestro.

VOTO:
4 aragoste e mezza

The-Lobster-(2015)-voto

Titolo originale: The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2015
Durata: 119 minuti

Pelo Malo (2013)

Nel Venezuela catto-comunista di Hugo Chávez prossimo alla morte, il giovine orfano di padre Junior deve fare i conti con una povertà dilagante, una società ancora fortemente machista e una madre mascolina che vuole fungere da figura paterna mentre allo stesso tempo si fa chiavare sul divano di casa dall’ex boss zozzone per farsi ridare il posto di lavoro di guardiana di notte.

Pelo-malo-(2013)
il mio regno per una cavalla

Interessantissima pellicola venezuelana che gioca su 2 o 3 grandi temi dell’america latina: un machismo forzato che ti difende dalla società, una sessualità fluida da nascondere e una povertà che se porta via.
Ottimamente interpretato da un ragazzino dall’odiato capello riccio (quasi reminiscente del nostrano Rosso Malpelo) e una burbera madre dalle zinne (notevoli) sempre all’aria, Pelo Malo gioca sul non detto e sull’insoluto e questo ha fatto storcere il naso a qualche critico d’oltreoceano che probabilmente è troppo abituato ad una narrazione esplicita e catarco-risolutiva.
Qua invece non si risolve un beneamato cazzo, se non la consapevolezza che a Caracas la vita è dura ed è meglio crescere in fretta per non finire schiacciati.

VOTO:
4 duri

Pelo-malo-(2013)-voto

Titolo originale: Pelo Malo
Regia: Mariana Rondón
Anno: 2013
Durata: 93 minuti

10 canoe (2006)

Basato su alcune delle 4000 foto lasciate da Donald Thomson, inviato governativo il quale negli anni ’30 aveva il compito di studiare gli aborigeni australiani dei territori del nord, in particolare gli Yolngu (tribù dominante tra le varie presenti nel continente grazie ai coltelli e le ascie ricevute dai Macassans indonesiani) questo film parla di un drappello di maschi che va a rubare le uova delle oche nelle paludi infestate dai coccodrilli grazie alle 10 canoe fatte di corteccia d’albero e merda, da cui il titolo, mentre il vecchio saggio racconta al giovane irrequieto una farneticante storia moraleggiante volta a calmarlo visto che vuole scoparsi la moglie giovane delle tre appartenenti al fratello maggiore.

10-canoe-(2006)
con questo spariamo e con questo ti amiam

Narrato da David Gulpilil (quello di Charlie’s Country) su due linee temporali: una quella della spedizione punitiva per le oche e l’altra quella della storia raccontata dal vecchio al giovane, 10 canoe è sicuramente un esperimento artistico-etnografico eccezionale, basti pensare che queste canoe tradizionali di corteccia e merda non venivano più fatte da almeno 70 anni e questa conoscenza si andava quindi perdendo.
D’altra parte però vedere questi uomini trattare le donne come oggetti di scambio mentre somministrano morte e vendetta manco fossero i tempi delle crociate fa un po’ ribrezzo oltre che schifo.
E duole dirlo, ma purtroppo viene in mente che tutto sommato questi stronzi di Europei, con le loro strambe idee filosofico-politiche, hanno dato un contributo enorme all’intero genere umano.
Mortacci di questi maschilisti preistorici folli credenti in spiriti, stregoni e malocchio e i cui argomenti principe sono le corregge, le donne e magnare bene.
Ve lo meritate Alberto Sordi!

Ma siccome poi si viene tacciati di razzismo e post-colonialismo, lasciamo spazio ai veri protagonisti di questa storia; ecco quindi delle perle prese dalle dichiarazioni di alcuni attori protagonisti.

Peter Djigirr: Mostreremo questo film, e poi ci riconosceranno, tutti quegli uomini bianchi…così è meglio.
Bobby Bunungurr: …ed è per questo che tutti hanno lavorato e nessuno è stato morso dal coccodrillo, perché lo spirito dei vecchi era con noi. Li sento, e li vedo attraverso i miei sogni, ci parlano, piano, lisci.
Michael Dawu: La mia memoria è andata, solo metà memoria rimasta, memoria tutta andata lontano, riposi in pace…bere kava, marijuana, grog…troppo forte per me.
Frances Djulibing: I ragazzini di Ramingining ridono delle vecchie foto, che non è rispetto. Se ridono di me gli spaccherò le teste.

VOTO:
3 teste spaccate

10-canoe-(2006)-Voto

Titolo originale: Ten Canoes
Regia: Rolf de Heer, Peter Djigirr
Anno: 2006
Durata: 90 minuti

45 anni (2015)

Manca una settimana al 45esimo anniversario di nozze per Kate e Geoff quando arriva un’infausta lettera dalle autorità svizzere: sulle Alpi al confine con l’Italia è stato trovato il corpo congelato di Katia, la fidanzata con cui Geoff, 55 anni prima, era andato in vacanza.
Questa terribile notizia dal passato rompe gli equilibri coniugali e precipita la coppia in un baratro metaforicamente simile a quello in cui Katia è finita un undicesimo lustro prima.

45-anni-(2016)
il baratro

Interessantissimo piccolo dramma girato con due attori, una casa e la desolante campagna inglese, 45 anni cerca di parlare dell’insoluto, e quasi ci riesce.
Geoff e Kate sembrano una coppia felice, sposati da lungo tempo e con una complicità che solo anni e anni di convivenza può portare; eppure la comparsa di questo scespiriano fantasma del passato che viene a rompere le uova nel paniere proprio nel loro momento di massimo coronamento (Banquo docet) porta a galla un groviglio di insoluti sottaciuti, carboni ardenti di un fuoco di risentimento mai veramente estinto.
L’incontenibile triste sincerità con cui Geoff si attanaglia il cuore al pensiero della sua fidanzata perfettamente conservata nella sua giovinezza mai appassita sull’alto dei ghiacci alpini distrugge le personali certezze di Kate dipingendo un quadro matrimoniale tinto dal dubbio: Kate è stata poco più di un ripiego per Geoff dopo la morte di Katia?

Insomma, un bellissimo film con al centro un dramma d’amore tra due vecchi, cosa rara in questi sciagurati tempi fatti di stronzi e mignotte al fulmicotone.

VOTO:
4 stronzi

45-anni-(2015)-voto

Titolo originale: 45 years
Regia: Andrew Haigh
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

Contagious – Epidemia mortale (2015)

In un’America post-apocalisse zombie, anche se non si tratta di zombie ma di esseri umani malati di una nuova strana cosa chiamata virus necrodeambulatorio, c’è un contadino del Midwest che cerca di fare pace con l’idea che sua figlia sia stata azzannata da uno dei necroambulanti e si stia quindi lentamente trasformando in morta vivente.

Contagious - Epidemia mortale (2015)

Chiariamo subito una cosa: il film si chiama Maggie, all’anima de li mortacci vostra distributori italiani di merda dovete morire nelle fiamme dell’inferno che vi divorano il fegato passando dal culo.

E badate bene, non è un’impuntatura da stronzetto purista perché il film è un piccolo sensibile dramma familiare (con l’apocalisse zombie a far da sfondo) e non è invece la solita americanata con l’eroe che spacca il culo agli zombie a colpi di fucile come la presenza di Arnold potrebbe indurre a credere.
Per quanto mi riguarda poteva pure svolgersi durante la crisi finanziaria del ’29 e sarebbe stato uguale.
La scelta del forzuto protagonista infatti è stata una scelta voluta, un andare controcorrente per cercare quel flebile effetto straniante (non raggiunto purtroppo) che voleva elevare il film da episodio televisivo a pellicola cinematografica.

Oltretutto Maggie è il nome della figlia malata la quale riveste il duplice ruolo di protagonista (il film può essere visto come la fine dell’adolescenza con la giovine che scruta con orrore i cambiamenti che avvengono al suo corpo) e allo stesso tempo d’oggetto catalizzatore (motore emotivo che spinge il padre ad andare avanti in un mondo altrimenti sull’orlo del collasso).

E poi smettiamola con questi titoli esplicativi che ti vogliono raccontare il film in due righe manco fossi idiota o analfabeta; qui poi si raggiunge l’apice con un falso titolo inglese (però abbastanza semplice da essere compreso da chiunque) e un sottotitolo in italiano, come se il titolo fosse quello originale e servisse quindi un’ulteriose spiegazione sotto.
La follia.

In realtà seguire gli ultimi toccanti giorni di questo rapporto padre-figlia concentrandosi sull’amore familiare in decadimento, propriamente simboleggiato da una natura appassita e letteralmente in fiamme e giustamente ambientato in un mondo alla rovina, basta e avanza per fare un film degno d’esser visto.
Purtroppo il risultato è minore della somma degli elementi e, per quanto si debba elogiare l’idea, il coraggio e alcune belle inquadrature, alla fine si rimane un po’ con la bocca asciutta.

VOTO:
3 bocche

Contagious - Epidemia mortale (2015) Voto

Titolo originale: Maggie
Regia: Henry Hobson
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

L’udibile di Takeshi Kitano

http://www.academia.edu/24110611/Ludibile_di_Takeshi_Kitano

(tesi di laurea – 2008)

Il cinema orientale è per sua natura votato alla parsimonia sonora; possiamo facilmente scovare decine e decine di registi che usano il silenzio come una voce, le musiche come dialogo e il rumore di uno sparo come un addio. Quest’ultimo è il caso di Takeshi Kitano, un regista-autore giapponese che, oltre alla suddetta attività, si presta a quasi tutta l’arte contemporanea: è scrittore, pittore, presentatore e autore televisivo, attore comico ed editorialista/commentatore per periodici. Ovviamente non tutti i suoi sforzi sono premiati da risultati eccelsi, ma gia solo per la sua poliedricità è da considerarsi un personaggio degno d’interesse.
Tornando ai suoi film, Kitano è molto famoso per l’abbondanza di violenza nelle sue pellicole; non tutti invece si soffermano sulla scarsezza di parlato. Lui è solito inserire pochi dialoghi: la fanno da padrone brevi frasi, non necessariamente articolate e/o pregnanti semanticamente, che però nascondono e allo stesso tempo schiudono una prospettiva di significati. Un esempio su tutti è il film Il silenzio sul mare (Ano natsu ichiban shizukana, 1991), un film con due protagonisti sordomuti che, ovviamente, non sono soliti parlare molto. Tutta l’azione è concentrata quindi sui gesti in primo piano e l’ambiente sullo sfondo: i primi sono rarefatti, quasi singole scenette montate con una consecutio logica più che artistica; il secondo invece è ben presente, è dietro ma è spesso a fuoco: una città grigiastra, sporca e apparentemente senza amore.
Ecco che però è la coppia ad irradiare tutto con il loro silenzio loquace, piano piano, partendo in sordina, ma giungendo ad una insperata coralità finale.
Questo ed altro è il cinema silenzioso di Takeshi Kitano, l’autore che tratto in questa sede.