Black Mirror: 3° stagione (2016)

Quello che qui ci viene proposto è uno spaventoso mondo distopico con la faccia bella sorridente nel quale convivono punteggi sociali che influenzano le tue possibilità quotidiane di sopravvivenza, videogiochi iperrealistici dove è possibile perdere la ragione, organizzazioni tecnologiche che ci tengono sotto controllo mentre ci ravaniamo, realtà virtuali nelle quali si può vivere per sempre, militari col lavaggio del cervello che sparano alla gente manco fosse la domenica delle palme e api assassine che ti s’infilano nelle cavità della testa e ti mangiano il cervello che te stai lì a urla’ come una scrofa poco prima d’entra’ al macello e ti cachi sotto merda e piscio mentre piagni lacrime amare che ti solcano il viso terrorizzato.

Povero te.

Black Mirror: 3° stagione (2016)
no quiero morirme

Prosegue una delle migliori serie televisive della storia, passando però dalla britannica e pubblica Channel 4 all’americana e privata Netflix… e la lira s’impenna!

Il budget sembra alzarsi un pochino mentre si alza pure l’asticella delle banalità; va bene uguale, sia chiaro, vista l’indubbia qualità del progetto, ma rimane il retrogusto di un qualcosa che poteva essere quasi perfetto e invece non lo è stato per poche scelte dettate chiaramente dal reparto marketing&qualunquismo.
Un esempio a tal proposito è il terzo episodio nel quale vengono punite 5 persone che hanno commesso cose riprovevoli: 4 di queste erano nel campo della sessualità con l’ultima ad andare a coprire la casella sempreverde del razzismo.

Ora, io dico: è mai possibile che non se ne esca dall’era vittoriana sesso-punitiva dove non c’è cosa peggiore di tradire tua moglie o farsi una pippa sulle foto di qualche minorenne?
Ma che davvero davvero stiamo scherzando?
E allora che gli dovresti fare a quelli che lavorano nella finanza creativa che quotidianamente affama interi continenti creando disastri economico-sociali dalle ricadute globali?

E quindi, altro che serie televisiva; la distopia con le regole morali fatte al contrario la vivo io ogni giorno quando sono costretto a respirare la stessa aria di una massa informe di cervelli pecora che non sanno la differenza tra assolto e prescritto e continuano a gettare merda a livelli mai visti prima su un governo appena nato che, se avessero mostrato la stessa vena critica con i precedenti 10 governi di gente quella sì assurda, forse oggi non stavamo con le barricate per strada.

E per spiegare ancora meglio l’assurdità di certe posizioni, specialmente nella sinistra (sia radicale che radical-chic) ecco un breve (e certamente parziale) riassunto politico-socio-economico degli ultimi splendenti 30 anni italiani durante i quali si sono succeduti governi di destra, di sinistra, di centro e dell’anima de li mortacci vostra, tutti accomunati dalla voglia dei soldi; i soldi che ci compri la barchetta per veleggiare in Europa ah no aspetta è un continente non un mare e allora mi ci compro una bella macchina ibrida prodotta in Corea perché io tengo all’ambiente, anche mentre voto no al fotovoltaico o all’eolico e sì al nucleare.

  • Luglio 1992: abolizione della scala mobile dei salari (governo Amato).
  • Agosto 1992: privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (governo Amato).
  • Gennaio 1994: privatizzazione Istituto Mobiliare Italiano (governo Ciampi).
  • 1994: privatizzazione INA Istituto Nazionale Assicurazioni (governo Berlusconi).
  • 1995: privatizzazione di Eni (governo Dini).
  • Aprile 1996: l’Italia partecipa alla guerra in Kosovo (governo Dini & Prodi).
  • Aprile 1997: missione militare in Albania (governo Prodi).
  • Giugno 1997: legge Treu, introduzione del lavoro interinale e del precariato tipo il co.co.co. (governo Prodi).
  • Novembre 1997: privatizzazione della Scuola Nazionale di Cinema (governo Prodi).
  • Ottobre 1997: privatizzazione di Telecom Italia (governo Prodi).
  • Gennaio 1998: privatizzazione della Biennale di Venezia (governo Prodi).
  • Ottobre 1998: privatizzazioni di moltissimi medi e piccoli istituti culturali, fondazioni, enti e centri studi nazionali (governo Prodi).
  • Novembre 1998: privatizzazione Banca Nazionale del Lavoro (governo Prodi).
  • Marzo 1999: privatizzazione Enel (governo D’Alema).
  • 1999: privatizzazione degli Istituti regionali di mediocredito per le piccole medie imprese (governo D’Alema).
  • Ottobre 2001: l’Italia partecipa alla guerra in Afghanistan (governo Berlusconi).
  • Agosto: privatizzazione di ANAC autostrade (governo Berlusconi).
  • Febbraio 2003: legge Biagi, centralità della flessibilità sul lavoro, co.co.pro. (governo Berlusconi).
  • Marzo 2003: l’Italia partecipa alla guerra in Iraq (governo Berlusconi).
  • 2004: privatizzazione Ente Nazionale Tabacchi (governo Berlusconi).
  • Marzo 2011: l’Italia partecipa alla guerra in Libia (governo Berlusconi).
  • Dicembre 2011: riforma delle pensioni Fornero (governo Monti).
  • Marzo 2015: cancellazione Articolo 18 (governo Renzi).
  • Ottobre 2015: privatizzazione delle Poste Italiane (governo Renzi).

Traduzione: quei farabutti hanno consegnato ad oligopoli privati i beni pubblici e il futuro dei giovani E PERO’ sarebbe questo governo giallo-verde il governo più a destra della storia repubblicana.

ma va a da’ via el cu’ !!!

VOTO:
4 giallo-verde

Black Mirror: 3° stagione (2016) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: terza
Anno: 2016
Durata: 6 episodi da 1 ora

The Man from Earth: Holocene (2017)

Dopo lo sfavillante primo episodio, tornano le avventure dell’uomo preistorico meno famoso della storia, ovvero John Oldman, qui rinominato John Young dopo l’ennesimo cambio d’identità (e vita) che intraprende ogni tot anni per non far insospettire amici e colleghi i quali, vedendolo non invecchiare di una virgola, potrebbero ad una certa farsi un paio di domande su quale diamine di dieta John stia seguendo.

Ma oramai viviamo nell’era dell’internet ovunque e comunque e il nostro povero immortale fa sempre più fatica a sfuggire al tracking globale che ci tiene tutti più o meno sotto scacco; difatti qui lo troviamo alle prese con un “pericoloso” gruppo di suoi studenti ficcanaso equamente divisi secondo le rappresentanze etnico-sociali in voga nel 1998 (una cinese, un nero, un cristiano e una sgualdrina che però sotto sotto tiene un cuore infranto in petto).

Chi vivrà, vedrà.

The Man from Earth: Holocene (2017)

Il film in sé è una mezza ciofeca, nonostante la chiara voglia di far bene di tutti i soggetti in campo, e potrebbe quindi essere tranquillamente evitato da chiunque e dovunque.

L’unica cosa però che lo tiene un pelino sopra la soglia dell’oblio è l’innovativa (si fa per dire) distribuzione online tramite i canali pirati molto cari a chi vi scrive e senza i quali difficilmente potreste leggere i miei sproloqui contro questo o quello.
Gli autori difatti hanno primo uploadato il file del film sulla rete e successivamente hanno chiesto una donazione libera sul loro sito nel caso l’opera fosse stato di gradimento.

Io ho donato la bellezza di zero euri.

VOTO:
2 pelini e mezzo

The Man from Earth: Holocene (2017) voto

Titolo russo: Человек с Земли: Голоцен
Regia: Richard Shenkman
Anno: 2017
Durata: 98 minuti
Sito per donazione: manfromearth.com

The Guest (2014)

L’Afghanistan, che George W. Bush non riusciva neanche a pronunciare facendo fuoriuscire dalla sua sudicia bocca una simpatica storpiatura di una famosa marca di pellicole fotografiche, ha visto dal 2001 ad oggi la totale invasione dei propri territori da parte di forze straniere predatrici che, con la scusa della ricerca di Osama Bin Laden (che invece pare fosse nascosto in Pakistan, grande alleato degli USA) e il ricatto morale della morte di 3000 persone per quello che molti oramai concordano col chiamare il più grande “Inside Job” della storia mondiale e che è volgarmente conosciuto come “September 11”, hanno bombardato e distrutto un paese grande due volte l’Italia.

Una guerra predatoria che purtroppo ha lasciato sul campo circa 50mila morti, in gran parte civili Afgani che non vedevano l’ora di essere liberati (dalla loro misera esistenza terrena con un colpo in testa da uno dei tanti soldatini americani andati al fronte perché disoccupati), e che non ha risolto praticamente un cazzo nella lotta al terrorismo, anzi ne ha ampliato la portata.

Insomma, complimenti.

Ebbene, in questo film facciamo la conoscenza di David Collins, un giovane reduce americano di suddetta guerra il quale si presenta alla porta della famiglia Peterson per portare gli omaggi e gli ultimi saluti di Caleb, suo commilitone e loro figlio, morto sul campo durante una missione.

Tra la commozione della madre e i sospetti della sorella di Caleb, lo straniero diventa ospite e nel giro di pochi giorni questa scelta si ritorcerà contro la famiglia Peterson in una maniera tale che neanche lo spettatore più smaliziato potrebbe immaginare.

The Guest (2014)

Pressoché perfetto omaggio agli anni ’80 uscito poco prima che gli anni ’80 diventassero quel fenomeno di massa che quindi me li ha fatti tornare ad odiare come ai bei tempi di giovinezza dei giorni lieti degli studi e degli amori, questo film riesce ad essere zeppo di riferimenti a film e tematiche principe degli anni del regresso politico senza però essere né stupido e né noioso, ma anzi riuscendo ad elevare il materiale chiaramente popolare ad un livello quasi artistico grazie ad una colona sonora synthwave piacevolissima che accompagna con grazia una carrellata d’immagini coloratissime (che però rifuggono il pop) e quel giusto pizzico di tensione che non fa mai male.

Nel suo genere di nicchia è un capolavoro che sicuramente vale una visione per tutti quelli che sono cresciuti con Carpenter (citato sin dal font usato per il titolo) e i film di fantascienza con elementi action-horror.

VOTO:
5 elementi

The Guest (2014) voto

Titolo originale: The Guest
Regia: Adam Wingard
Anno: 2014
Durata: 100 minuti

A Venezia… un dicembre rosso shocking (1973)

I coniugi Baxter, John e Laura, soffrono l’improvvisa morte per annegamento della loro figlia minore Christine.

Mesi dopo, mentre sono a Venezia per lavoro (John sta restaurando una chiesa per ordine del Vescovo), strani e misteriosi accadimenti (che girano attorno a due vecchie scozzesi sensitive e ad un serial killer a piede libero per i viottoli cittadini) cominciano a turbare la finta quiete nella quale i due sono piombati da quel recente tragico evento, lei imbottendosi di psico-farmaci e lui imbottito di quotidianità.

Come andrà?
Chi va là?
Ma soprattutto:
se l’Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoveneziasse, vi disarcivescoveneziastereste voi come si è disarcivescoveneziasterizzato l’Arcivescovo di Venezia?

A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973)

Sperimentalissimo e interessantissimo film della suspense, del rimando, del doppione, del foreshadowing e del dramma familiare, più che dell’orrore (anche se mantiene un sottile filo di brivido per tutta la durata), ed eccellente messa in scena d’una coppia ben affiatata d’attori capaci: Julie Christie, già apprezzata in quell’interminabile film chiamato Far From the Madding Crow, e Donald Sutherland, già apprezzato per la faccia più assurda della storia del cinema nel finale del remake di Invasion of the Body Snatchers.

Dato per assodato che ha dalla sua una delle scene di sesso più belle e divertenti mai girate, questa non è certo una pellicola perfetta, specialmente mentre si avvia verso un finale in parte telefonato e in gran depotenziato per via di uno sprint narrativo che abbandona un po’ i toni lenti e misteriosi che perfettamente si sposavano con il clima di recita sospesa veneziana; d’altra parte resta uno dei film di genere più interessanti, soprattutto dal punto di vista tecnico, che siano usciti nella decade degli anni di piombo.

Il titolo italiano fa cacare, ma vabbè.

VOTO:
4 Piombino

A Venezia... un dicembre rosso shocking (1973) voto

Titolo originale: Don’t Look Now
Regia: Nicholar Roeg
Anno: 1973
Durata: 110 minuti

Black Mirror: 2° stagione (2013)

Ti è morta una persona cara, ma la tecnologia può riportare in vita una (pallida e distorta) copia di lei.
Che fai, la resusciti?

Una donna ha compiuto un crimine orribile, ma la tecnologia può punirla facendogli vivere in loop 24 di angoscia.
Che fai, la condanni?

I politici sono degli stupidi fantocci, ma la tecnologia può mettergli contro un fantoccio virtuale sboccacciato con potenzialità dittatoriali.
Che fai, lo voti?

Un uomo non vuole aprire bocca sul suo coinvolgimento in un fatto di sangue, ma la tecnologia può costringerlo a farlo con l’inganno di una vita eterna passata dentro una cabina in mezzo ai ghiacci.
Che fai, lo freghi?

Questi i temi della seconda stagione del telefilm sulle distopie più interessante di sempre.
Che fai, lo guardi ora o subito?

Black Mirror: 2° stagione (2013)
il computer ti permette di disegnare cippe di cazzo; le fai viste frontali o di profilo?

Continua la corsa inarrestabile delle buone idee messe al servizio del buon cinema con questa piccola collezione di perle audio-visive che non mancheranno d’intrattenere con intelligenza e questioni morali tutt’altro che superficiali un pubblico più attento della desolante consueta media.

I picchi qualitativi si trovano indubbiamente negli episodi estremi (il primo e l’ultimo) con lo speciale natalizio a fare da re incontrastato del gruppo grazie ad una storia originale e intrigante ed una piccola serie d’invenzioni tecnologiche assolutamente terrificanti (il cookie cerebrale è una cosa da urlo), mentre quello su Waldo è un po’ fiacchetto anche perché rispolvera la solita cantilena contro i vuoti populismi che francamente ha rotto i coglioni.

Se siete stufi del marasma di boiate che vengono trasmesse in televisione (come al cinema) e se passate sopra le banalità quando si parla di politica che evidentemente in Gran Bretagna sono proprio incapaci di discuterne visto che stanno ancora con la regina vestita d’Arlecchino e la famiglia reale che chi se la incula, questa è sicuramente una validissima scelta.

VOTO:
4 Arlecchini e mezzo

Black Mirror 2° stagione (2013) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: seconda
Anno: 2013
Durata: 3 episodi da 1 ora

Source Code (2011)

Il capitano Colter Stevens si risveglia su un treno diretto a Chicago con la faccia di un certo Sean Fentress, un insegnante di storia mai visto e conosciuto, e ovviamente va un po’ nel panico.

Dopo 8 minuti di battibecchi e pellegrinaggi verso lo specchio del bagno, il treno su cui viaggia esplode in un’enorme palla di fuoco catapultandolo dentro una misteriosa capsula dove fa la conoscenza, tramite uno schermo, del capitano Colleen Goodwin la quale gli spiega molto frettolosamente che la sua missione è scoprire, a botte di 8 minuti ripetuti a nastro, chi è il misterioso bombarolo del treno.

Riuscirà Colter ad acchiappare l’attentatore prima che faccia detonare una bomba nucleare nel centro di Chicago?

Source Code (2011)

Piacevole storia fantascientifica che riesce in larga misura ad appassionare anche lo spettatore più distratto grazie al meccanismo della ripetizione, ma che purtroppo accelera progressivamente i tempi della narrazione (comprensibilmente per evitare la noia) per poi risolversi in un finale un po’ fuori luogo.

Buone (non eccezionali) interpretazioni e gioco fantascientifico senza una morale da interrogare che quindi relega il film al livello di semplice intrattenimento di massa invece di passatempo per cultori del genere.

VOTO:
3 culturisti e mezzo

Source Code (2011) voto

Titolo uruguaiano: 8 minutos antes de morir 
Regia: Duncan Jones
Anno: 2011
Durata: 93 minuti

Unico indizio la luna piena (1985)

Marty Coslaw è un ragazzino paraplegico che non si dà per vinto.
Nonostante la gente e i familiari lo chiamino stroppio, lui se ne fotte al cazzo e non si lascia né buttare giù e né compatire perché ha una cazzorrella a motore che manco un SH con la marmitta modificata.

E infatti Marty sfreccia per le stradine del paesello pacioso dove conduce la sua vita di paziente della mutua a carico dei contribuenti, ma non sospetta che di lì a poco si troverà faccia a faccia con l’anima de li mejo mortacci sua qui impersonificati da un misterioso mostro che se non fosse per il titolo italiano uno rimarrebbe anche col dubbio per una mezz’oretta buona.

Unico indizio la luna piena (1985)

La storia di un giovane handicappato alle prese con una misteriosa avventura sanguinosa è cosa nuova e buona, non se ne scappa.

Purtroppo, nonostante l’incipit interessante, gli unici veri due motivi per vedere questo film rimangono il protagonista Corey Haim (che era l’amico di Corey Feldman, entrambi finiti tra le mani dei pedofili hollywoodiani in tenera età) e la sequenza con la sorella di Marty che gira per la città alla ricerca di una persona con un occhio di meno dopo che lo stroppio ha piantato un fuoco d’artificio nella cavità oculare del mostro; una breve serie d’inquadrature inquisitorie e allo stesso tempo vulnerabili agli sguardi dei tremendi concittadini che viene accompagnata da una musichetta niente male.

VOTO:
3 Corey Feldman

Unico indizio la luna piena (1985) voto

Titolo originale: Silver Bullet
Regia: Daniel Attias
Anno: 1985
Durata: 95 minuti

King Kong (1976)

La Petrox Oil Company crede che ci sia un giacimento di greggio sotto un’isola misteriosa perennemente circondata da una fitta nebbia che l’ha separata dal resto del mondo per non si sa quanto tempo.

Arrivati con una spedizione punitiva degna dei migliori anni della nostra vita fascista sulla quale si sono imbarcati un paleontologo barbuto che vuole studiare le sconosciute specie dell’isola e un’attricetta svampita che vuole studiare gli sconosciuti modi di sucare i cazzi dei produttori hollywodiani, i nostri eroi fassisti fanno la scoperta delle scoperte degli scopritori: sull’isola vive una tribù di negri con l’anello al naso.

…ah, dimenticavo: c’è anche un gorilla alto 12 metri che non vede una femmina da illo tempore e che verrà trasportato di forza a New York per essere esposto al pubblico ludibrio fuggendo poi un agile scatto occhi di gatto un altro colpo è stato fatto.

King Kong (1976)

Operazione commerciale per Dino De Laurentiis che, dopo gli esordi come venditore di pasta dell’azienda familiare a Torre Annunziata, ha trovato il lavoro della sua vita: farsi le donne belle con la scusa di produrre i film.

Il film è molto disomogeneo: lungi dall’essere una metafora sullo sfruttamento di Madre Natura, la pellicola procede in declino con un’atmosfera molto interessante e suggestiva dall’inizio fino alla scoperta del rito tribale e una scivolata tenue verso lidi più commerciali mano a mano che Kong viene portato verso gli USA.

Effetti speciali notevoli (ma non indimenticabili) che in alcuni frangenti ricordano i film kaiju giapponesi, infinitamente più divertenti di questo.

VOTO:
3 kaiju

King Kong (1976) voto

Titolo di lavorazione: King Kong: The Legend Reborn
Regia: John Guillermin
Anno: 1976
Durata: 134 minuti

Segnali dal futuro (2009)

John Koestler è un astrofisico che conduce la sua tranquilla vita di vedovo dopo che sua moglie è morta asfissiata dal monossido di carbonio scaturito dall’incendio all’hotel nel quale stava dormendo durante un viaggio di lavoro mentre lui stava spazzando le foglie nel giardino di casa, completamente ignaro di quello che stava accadendo alla donna.

Solo in seguito a quell’evento nefasto, nonostante sia un uomo di scienza e quindi guidato dalla ragione e dalla logica piuttosto che da qualche stupido credo religioso, John perde la fede inculcatagli dal padre pastore protestante e abbraccia una visione del Caso del mondo quando invece avrebbe dovuto capirne la chiara natura determinista (causa-effetto); tipo che se dormi in un hotel invaso dal monossido di carbonio, la mattina dopo te sveji freddo.

In questo mare di noia che l’astrofisico chiama vita, entra di prepotenza un foglio di carta scritto 50 anni prima da una bambina con probabili traumi post-stupro sul quale appaiono una serie di numeri apparentemente senza senso e che invece contengono la chiave per capire i maggiori eventi catastrofici delle ultime 5 decadi.

Riuscirà John a fermare l’ultima predizione, ovvero la morte di Rosario Tindaro Fiorello?

Segnali dal futuro (2009)

Se non fosse un film che dopo un’ora e mezza si rivela spudoratamente cristiano, questo Knowing potrebbe anche essere un eccellente prodotto d’intrattenimento con protagonista la solita faccia spaesata di Nicholas Cage che si aggira lungo una trama che non risparmia colpi di scena e un paio di sequenze parecchio sanguinolente e quindi lodevoli per un prodotto rivolto ad un pubblico di massa come questo poi è.

Molta critica invece non è riuscita a capire che al bivio tra film cristiano e film d’intrattenimento si può anche decidere di restare lì, piantare tenda e fare un allegro picnic guardando gli altri sbattere contro il palo.

VOTO:
3 bivi e mezzo

Segnali dal futuro (2009) voto

Titolo originale: Knowing
Rrgia: Alex Proyas
Anno: 2009
Durata: 121 minuti

I Origins (2014)

Un ragazzo dal doppio mento pronunciato che maschera questa sua deformità con un dottorato in biologia molecolare tenta l’improbabile abbordaggio in discoteca di una fichetta anoressica con problemi d’autostima che maschera con un abbigliamento finto-trasandato e lo shampoo a settimane alternate…
…e incredibilmente gli va dentro.

Quello che il povero giovane scienziato non sospetta (ma che poteva prevedere con un minimo di studio statistico) è che la la fichetta è un po’ idiota e ha la testa zuppa di fregnacce sull’aldilà e la reincarnazione.
Per un po’ le cose reggono, vista anche l’incredibile attrattiva fica fisica dell’anoressica, ma alla fine a non reggere saranno i cavi dell’ascensore che precipitando trancerà di netto metà della fichetta anoressica facendole finalmente raggiungere i tanto agognati 40 chili.

Segue un buon 3 quarti d’ora di lui che si rende conto della veridicità della reincarnazione notando l’apparire di mappature oculari uguali…

dio cane.

I Origins (2014)
dio, te odio

Filmetto indipendente che non è girato male (anzi), non è recitato male (anzi), eppure risulta antipatico e diseducativo per la serie di cliché e banalità che infila con crescente orgoglio mano a mano che la storia si separa dalle solide basi scientifiche per abbracciare varie stronzate spirituali in quello che vorrebbe essere un portare per mano lo spettatore scettico verso posizioni possibiliste e che invece porta i più a stati d’arrabbiatura pazzeschi.

VOTO:
2 spiriti e mezzo

I Origins (2014) voto

Titolo brasiliano: O Universo no Olhar
Regia: Mike Cahill
Anno: 2014
Durata: 106 minuti

Piramide di paura (1985)

Nonostante il titolo fuorviante, questa è l’ennesima incarnazione del più famoso detective privato al mondo, l’emblema dell’imprenditoria individualista e anti-sociale anglo-sassone che tra una sviolinata e una tirata d’oppio risolve casi misteriosi come fosse la Settimana Enigmistica.

In questo episodio, completamente inventato e reimmaginativo del primo incontro tra Watson e il suo datore di lavoro a cottimo senza ferie e contributi, vediamo due bricconcelli adolescenti combattere una setta egiziana devota ai sacrifici umani grazie al potere della logica, dell’immaginazione e dei soldi dei genitori borghesi.

Naturalmente lo straniero dovrà cedere il passo all’uomo bianco.

Piramide di paura (1985)

Simpatica e coinvolgente pellicola per ragazzi dal temperamento mite e dall’intelligenza briosa che però non risparmia reali (piccoli) spaventi per i puri di cuore.

Non è stato certo ricordato come uno dei miglior film su Sherlock Holmes né tantomeno come uno dei miglior film d’avventura, ma quest’improbabile misto tra Harry Potter e uno sceneggiato anni ’70 con Sandra Mondaini nei panni di Sbirulino vale comunque una visione.

VOTO:
3 Sandra Mondaini nei panni di una testa mozzata e mezza

Piramide di paura (1985) voto

Titolo originale: Young Sherlock Holmes
Regia: Barry Levison
Anno: 1985
Durata: 109 minuti

La zona morta (1983)

Johnny Smith, un pacato professore di letteratura del liceo di una piccola cittadina americana, è felicemente fidanzato con una collega e non vede l’ora di sposarla per poter finalmente rilasciare i suoi spermatozoi dentro la di lei vagina sperando d’ingravidarla come Dio comanda lui e quelli che credono ancora ci sia un invisibile spettro nel cielo che ci osserva attentamente quando andiamo a comprare lo zucchero al supermercato.

Sfortunatamente per Johnny, il suo dio gli manda contro un auto-articolato da svariate tonnellate che lo manda in coma per 5 anni; 5 anni durante i quali la sua promessa sposa decide bene di rivolgersi ad un altro portatore sano di sperma per farsi ingravidare e così saziare la matematica passione di Dio per la moltiplicazione.

Per il nostro povero protagonista invece c’è solo l’addizione di un nuovo potere psichico, quello della chiaroveggenza, passata e futura; una capacità che, oltre a dargli potenti mal di testa, lo renderà una pedina non trascurabile nella continuazione della nostra specie sul pianeta Terra.

La zona morta (1983)

Perfetto connubio tra storia sovrannaturale e pellicola d’autore, The Dead Zone riesce nella difficilissima impresa d’essere allo stesso tempo un appassionante film di genere e un bel dramma personale concentrando gli sforzi nella ricostruzione della piccola grande storia di un uomo di provincia che non ha mai chiesto la notorietà che gli è piombata tra capo e collo.

Tutto questo grazie alla sottile e inquietante colonna sonora, una scenografia ghiacciata che si aggancia perfettamente allo stato di “congelamento” subito da Johnny durante (e dopo) il coma che lo ha lasciato solo con i ricordi della sua precedente vita e in ultimo alle straordinarie recitazioni di tutti gli attori in campo, tra i quali ovviamente primeggia un Christopher Walken ai massimi livelli che riesce a portare visibilmente sulle spalle il fardello di una condanna eterna.

VOTO:
4 fardelli e mezzo

La zona morta (1983) voto

Titolo originale: The Dead Zone
Regia: David Cronenberg
Anno: 1983
Durata: 103 minuti