Coherence – Oltre lo spazio tempo (2013)

8 amici di lunga data con più d’una tensione nascosta si riuniscono a cena la notte stessa del passaggio della cometa Miller per discutere della AS-Roma e di fisica quantistica, ma un black-out improvviso innesca una serie di eventi del tutto casuali che creano (come succede ogni istante delle nostre vite) infinite realtà corrispondenti alla determinata deviazione.

Tutto andrebbe comunque bene (dicono i fisici) fino a che, come nel famoso esperimento di Schrodinger, non si apre la scatola e le due realtà, quella col gatto morto e quella col gatto vivo, entrano istantaneamente in collisione per creare la realtà dell’osservatore.

Ovviamente nel nostro caso, essendo un film, l’amore è il gatto.

Coherence - Oltre lo spazio tempo (2013)

Fantastica pellicola low-budget… ma che dico low-budget… LOW-BUDGET tutta incentrata sull’interpretazione meccanico-quantistica della realtà intesa come l’insieme di tutte le possibilità espresse e inespresse del percorso spazio-temporale in cui esistiamo.

Vale a dire: ti ricordi quella fantastica ragazza che ti sei lasciato sfuggire come un coglione quando eri giovane, forte e coglione?
Beh, c’è un universo nel quale non solo l’hai presa in moglie ma c’hai pure fatto 7 figli deformandole irrimediabilmente il grembo per il resto della vostra misera vita.
Ecco, ora cercate d’applicare questo ragionamento al film in questione e capirete facilmente il buon livello di tensione e curiosità scientifica che può suscitare in quello spettatore che vorrà dare una chance ad intelligenti micro-pellicole come questa.

D’altra parte (siccome ci sono infiniti universi) anche se tu decidi di non vederlo, c’è un altro te che lo farà… quindi continua pure a dormire.

VOTO:
4 ketamine

Coherence - Oltre lo spazio tempo (2013) voto

Titolo originale: Coherence
Regia: James Ward Byrkit
Anno: 2013
Durata: 89 minuti

Alien: Covenant (2017)

C’era un volta la nave spaziale Covenant, un cargo interstellare zeppo di esseri umani criocongelati in attesa di essere rivitalizzati una volta giunti su un nuovo pianeta da colonizzare.
Sviga volle che un’esplosione stellare di neutrini mettesse fuori uso le vele solari della Covenant costringendo l’androide di bordo Walter a rivitalizzare l’equipaggio per effettuare le dovute riparazioni.
Nel frammentre ecco che arrivò un segnale da un pianeta abitabile nei paraggi, una voce di donna che cantava una canzone; il neo-capitano (perché il capitano originario, interpretato per circa 15 secondi da James Franco, prese fuoco nella capsula criogenica) decidette mooooooolto saggiamente di scendere per verificare… e ovviamente questo fu l’inizio della fine.

Alien: Covenant (2017)

Secondo prequel per la saga sugli alieni con le teste a cazzo e la saliva acida e buona riuscita per una scommessa apparentemente persa in partenza e che invece mi ha lasciato ben più che un cumulo di catrame in fondo al cuore, ma che dico, ben più che un cumulo di catrame alla vaniglia in fondo al cuore.

Alla fine di Prometheus c’era l’androide David e l’unica superstite umana della missione Shawn che andavano alla volta del pianeta degli ingegneri per gridare feroce vendetta e portare immenso dolore; tra un film e l’altro sembra che i piani siano leggermente cambiati e siano andati in una direzione che non rivelerò per non spoilerare i “twist” ma che viene alla mente dopo neanche una mezz’ora di film.
Ed è proprio questo senso di infantilismo narrativo vomitato in bocca allo spettatore passivo come fosse fluido popcporn caldo e denso che abbassa il tono e la soddisfazione del film quel tanto per differenziarlo dalla schiera delle pellicole col buco di culo perfetto e quelle con le ragadi.

Troppo simpatica la scena con gli androidi Walter e David che si baciano dopo aver suonato il piffero.

VOTO:
4 pifferi

Alien: Covenant (2017) voto

Titolo originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Anno: 2017
Durata: 122 minuti

Millennium – Uomini che odiano le donne (2011)

Lisbeth Salander è una giovane hacker informatica leggermente sociopatica che ha perso la fiducia nel genere maschile dopo essere stata abusata dal padre in tenera età.

Troverà pane per i suoi denti quando le verrà proposto di collaborare con l’investigatore giornalistico Mikael Blomkvist sul mistero di una donna scomparsa 40 anni prima in circostanze più che sospette.
Assieme scoperchieranno una pentola di bugie, sevizie e sopprusi che manco le feste alla villa in Sardegna di Berlusconi.

Millennium - Uomini che odiano le donne (2011)

Fincher ha decisamente il pallino per le storie torbide sulla perversa natura umana e questo lunghissimo film dal sapore d’occasione mancata non esula dalla regola.

Nonostante una buona resa del cast (tra cui spicca per l’intrigante aspetto estetico la minuta Rooney Mara nei panni della misandrica Lisbeth) e una dovizia tecnica indiscutibile, la pellicola si stiracchia un po’ in svariati punti e a salvarla non basta certo la valanga di femminismo spiccio, una sventagliata di nazismo, una spruzzata di religione, l’onnipresente gore e il fisico da minorenne di Rooney.

Se siete di quelli che si felicitano vedendo un abominevole stupratore venire violato nel culo con un cazzo d’acciaio mentre è imbavagliato e legato mani e piedi al pavimento, siete sulla nave giusta; tutti gli altri si ritroveranno spesso a guardare gli angoli del soffitto fantasticando sui modi migliori di cucinare un vitello tonnato.

VOTO:
3 vitel tonnè

Millennium - Uomini che odiano le donne (2011) voto

Titolo originale: The Girl with the Dragon Tattoo
Regia: David Fincher
Anno: 2011
Durata: 158 minuti

Society – The Horror (1989)

Billy è ricco e vive a Beverly Hills, ma questo non gli impedisce di provare un continuo disagio interiore che lo porta a sentirsi diverso da quelli che lo circondano: padre, madre, sorella, amici e compagni di scuola sembrano come appartenere a un qualcosa di sinistro da cui Billy sente il bisogno di difendersi.

Diviso tra il sospetto d’essere matto e quello che i matti siano tutti gli altri, il giovine abbiente scivolerà rapidamente nello scarico di un lurido lavandino nel quale c’hanno vomitato, cacato e pisciato in parecchi.

Society - The Horror (1989)

Insospettabile tripudio politico per questo film di serie B (z?) pululante situazioni e recitazioni un po’ paradossali e però perfettamente in linea con lo spirito libero e scardinatore dei freni societari che pervade tutta la pellicola.

Gli effetti speciali sono molto anni ’80 e molto godibili e sicuramente rivestono un ruolo primario nella scalata verso l’invettiva vetta rappresentata da un finale assolutamente imprevedibile e di cui non rivelerò una virgola per non rovinarvi la meravigliosa sorpresa; il resto della baracca fatica un pochino, ma glielo si perdona vista la geniale trovata narrativa.

Consigliato a tutti quelli che amano in egual misura il gore e la politica; sconsigliato agli stupidi.

VOTO:
3 vette e mezzo

Society - The Horror (1989) voto

Titolo originale: Society
Regia: Brian Yuzna
Anno: 1989
Durata: 99 minuti

Il prescelto (2006)

Edward Malus (Malus…Malus…diocristo) è un poliziotto col senso di colpa per aver visto morire di fronte ai suoi occhi una madre e la sua bambina, sfracellate irrimediabilmente da un tir di 20 tonnellate.
L’occasione di redenzione sembra arrivare quando una sua ex, oramai residente da anni su un’isoletta privata molto misteriosa, gli scrive chiedendo aiuto per la sua figlia misteriosamente scomparsa.

Quello che Malus troverà saranno molte api e poca compassione.

Il prescelto (2006)

Giuro una cosa:
che iddio morisse di peste in questo preciso istante se non è vero che io mi sono visto questa merda di film solo per la famosissima scena finale con Nicholas Cage che urla “Not the bees!” mentre gli calano, a lui che è allergico, una valanga di api dentro una gabbietta stretta attorno alla faccia dopo avergli spezzato le gambe.

E invece dopo un’ora e mezza, quando il nostro Nicholas viene preso dai pazzi abitanti del villaggio pagano per compiere l’empio rituale, ecco che scopro con orrendo dispiacere come la scena, fonte di infiniti meme, sia stata stata misteriosamente tagliata.

Mannaggia cristo.

VOTO:
2 api

Il prescelto (2006) voto

Titolo originale: The Wicker Man
Regia: Neil LaBute
Anno: 2006
Durata: 102 minuti

The Witch (2015)

Nell’America del diciassettesimo secolo la vita è veramente misera: fame, sete, fatica, pioggia e un incessante freddo del cazzo fanno da amabili compari ai drappelli di umanità sperduta che si attaccano forte al seno della Madonna e ai capezzoli del Cristo per non andare in depressione e fare violentemente a pezzi chiunque si pari davanti questo scempio.

A complicare le cose per uno di questi drappelli, una famiglia puritana tutta casa e chiesa, ci si mette una strega dei boschi assetata di sangue di virgulti cristiani che farà fuori uno ad uno tutti questi zozzi colonialisti del cazzo a suon di malefici molto truculenti e vagamente sessuali.

The Witch (2015)

Film davvero notevole nel comparto tecnico e sicuramente uno dei migliori esempi di buona commistione tra cinema semi-sperimentale e intrattenimento alto.

Kubrickianamente reminiscente in diversi momenti di certe misteriose e sacre atmosfere che hanno reso immortali film come 2001 (i cori) o The Shining (la donna nel bagno), la pellicola sprizza una tale triste rassegnazione di fronte all’ineluttabilità della morte che francamente alla fine si comincia a parteggiare per il demonio.

Sicuramente uno dei migliori film visti recentemente e audace mossa per un giovane regista che, vista l’evidente dote artistica, verrà presto ingaggiato dalla Disney per dirigere il prossimo The Avengers.

VOTO:
4 Disney e mezzo

The Witch (2015) voto

Titolo completo: The VVitch: A New-England Folktale
Regia: Robert Eggers
Anno: 2015
Durata: 92 minuti

Kong: Skull Island (2017)

William Randa, a capo del progetto governativo segreto americano Monarch, è convinto che i mostri esistano per davvero e che siano in procinto di ricicciare dai meandri oscuri delle tenebre sotterranee dentro i quali si rifugiarono tanti secoli fa.

Sospettando che la misteriosa Skull Island sia uno degli accessi a questo mondo degli inferi, Randa riesce a farsi finanziare una spericolata missione esplorativa con relativo supporto militare che ovviamente provocherà più casini che altro e darà il fondamentale spunto conflittuale allo svolgimento di un paio d’ore di film coi mostri ble ble bau bau.

Kong: Skull Island (2017)
bau bau ble ble

Seconda pellicola appartenente al cosiddetto MonsterVerse dopo Godzilla e seconda volta che il sottoscritto casca come una pera cotta nel tranello del film coi mostri che fa tanto nostalgia quando a conti fatti di nostalgia qua al massimo ci può essere quella per la ghigliottina in piazza.

Gli effetti speciali sono buoni anche se un po’ cartooneschi e la storia, col suo innaturale ma piacevole mix tra Apocalypse Now e un domenicale primo pomeriggio del 1988, non potrebbe forse essere meglio di così; quello che invece scoccia un po’ e fa vagare in più di un’occasione fuori dalla finestra gli occhi dello spettatore è quel sentore di vomito rancido post concerto che sì era tanto divertente e però m’hanno fregato portafoglio e cellulare mentre ero pesto lurido dentro un cespuglio di bacche selvatiche dove ero andato cercando un’agognata e illusoria privacy per spararmi quel meritato schizzo di eroina nelle vene tra le dita dei piedi vista l’insensatezza di un mondo dove lucertole di 79 metri possono uscire da un buco nel terreno senza preavviso alcuno.

VOTO:
3 vomiti rancidi e mezzo

Kong: Skull Island (2017) voto

Titolo originale: Kong: Skull Island
Regia: Jordan Vogt-Roberts
Anno: 2017
Durata: 118 minuti

Triangle (2009)

Jess è una giovane madre sola con figlio autistico a carico.
Per staccare un po’ la spina dal tran tran di una triste vita di sberleffi in coppa alla nuca, decide di accettare la proposta di una gita di gruppo in barca da parte di Greg, un (altrettanto) giovane potenziale spasimante il quale vive su una barca da 20 metri assieme ad un 18enne fisicato senza mostrare il benché minimo segno di accettazione della propria sessualità.

Tutto sembra andare per il meglio quand’ecco che il manipolo di stolti vacanzieri viene colto in mezzo al mare da profonda e mirabile tempesta elettrica e vengono quindi costretti sulla pancia rovesciata dell’imbarcazione, consci della loro imminente ed estenuante morte.

Ad intortare la carte in tavole arriva però un enorme transatlantico, apparentemente disabitato di equipaggio e clientela, che presto si rivela essere stracolmo di mistero e sangue, come da migliore tradizione thriller.

Intrecci cervellotici si susseguono per il resto del film.

Triangle (2009)

Bella pellicola tutta giocata sui paradossi temporali che dalla sua ha sicuramente un’ottima regia, asciutta e dritta al punto quel tanto che basta, e una storia così ben congegnata che può essere tranquillamente rivista solo per il gusto di apprezzarne i tanti buoni dettagli.

Non siamo di fronte certo ad un capolavoro, e per obiettivi e per risultati, ma fossero tutti così i filmetti-spaventi potrei anche riconsiderare quella sopita idea di andare a piedi da qui a Rotterdam con in bocca un sasso dai bordi taglienti per scaraventarlo poi in testa alla prima suora che incontro appena varcate le mura cittadine.

Sì, lo so che non c’entra un cazzo, ma odio la chiesa e volevo dirlo.

VOTO:
4 suore

Triangle (2009) voto

Titolo originale: Triangle
Regia: Christopher Smith
Anno: 2009
Durata: 99 minuti

Scappa – Get Out (2017)

Chris Washington è un fotografo nero coi controcazzi fidanzato con Rose Armitage, una ragazza prugnetta secca bianca che vuole introdurlo alla sua famiglia di prugne secche bianche che abitano in una grande casa coloniale immersa nel verde americano serviti e riveriti come sono da una cuoca e un giardiniere neri manco fosse Via col vento.

Chris parte quindi alla volta dell’incontro di culture con il fardello della consapevolezza d’essere assieme ad una ragazza che gioca alla coppia mista e i suoi tentennanti timori si riveleranno presto essere fondati quando tutte le sue paure verranno non solo confermate, ma moltiplicate in un caleidoscopico florilegio di situazioni politicamente (s)corrette.

Scappa - Get Out (2017)

Straordinaria commedia nera, sia nei toni che per il punto di vista assunto e cioè quello della minoranza più ingombrante degli Stati Uniti; una massa di donne e uomini che, liberatisi dalle catene degli oppressori dopo secoli di ingiustizie, si ritrovano ora imbrigliati dentro un sistematico déjà vu cognitivo che prima li vedeva come carne da macello e ora come carne d’aperitivo liberale.

Chiaramente reminiscente di classiconi come The Stepford Wives e sempre in bilico tra commedia e critica sociale, questa piccola grande perla cinematografica ha giustamente sbancato i botteghini con una semplicità e allo stesso tempo una profondità di contenuti da far invidia ai migliori commentatori politici i quali ancora fanno distinzione tra una frustata sulla schiena e una carezza paternalista.

VOTO:
5 fruste

Scappa - Get Out (2017) voto

Titolo originale: Get Out
Regia: Jordan Peele
Anno: 2017
Durata: 104 minuti

Essi vivono (1988)

John Nada è un poveraccio disoccupato che arriva a Los Angeles con lo zaino in spalla e le pive nel sacco.
Accertata l’impossibilità di trovare un lavoro onesto presso i Job Centers e assunto quindi in nero presso un cantiere edile per 2 lire pagate a 7 giorni, John viene invitato a dormire presso una piccola comunità di diseredati senzatetto come lui, un nutrito drappello di umanità sbronza di televisione generalista e sfruttamento istituzionalizzato che sopravvive ai margini dei grattacieli dove vivono i potenti della Terra.
Nonostante tutto questo però, John Nada crede ancora nel sogno americano e che, messe in atto le dovute giuste motivazioni, verrà il momento di rivalsa anche lui, povero cristo in croce.

A fargli cambiare idea ci penserà un manipolo di ribelli scienziati i quali hanno fortuitamente trovato il mistero di pulcinella dietro le disuguaglianze sociali: gli alieni controllano la Terra camuffandosi in mezzo a noi grazie a delle onde radio-televisive che inducono gli umani in una sorta di trance consumista attraverso la quale riescono a soggiogare il mondo intero alimentando una guerra tra poveri alla fine della quale gli unici vincitori risultano loro.

Riuscirà il manovale Nada a tirare la tendina della doccia dietro la quale i burattinai capitalisti si lavano beatamente il culo con le lacrime di interi popoli e provocare quindi l’insurrezione armata di quest’ultimi?

Essi vivono (1988)

Splendido film anni ’80 che riesce a fondere mirabilmente leggerezza narrativa e critica sociale facendo lievitare un piacevole pastrocchio cinematografico dentro il quale trovano armoniosamente posto distopie anni ’50 e scazzottate da wrestling americano nei vicoletti zozzi delle metropoli dove i perdenti di questo maledetto gioco del cane-mangia-cane vanno a bucarsi in mezzo alle dita dei piedi prima di morire nel loro stesso vomito.

La semplicità con cui Carpenter evidenzia l’ipocrisia e l’ingiustizia di un mondo diviso e fortemente piramidale come il nostro trova felice complicità nella linearità narrativa di una storia, certamente dicotomica nella contrapposizione bene-male, ma infinitamente matura in un finale aperto che lascia lo spettatore decidere cosa fare del proprio futuro.

VOTO:
4 Ted Turner e mezzo

Essi vivono (1988) voto

Titolo originale: They Live
Regia: John Carpenter
Anno: 1988
Durata: 94 minuti

Autopsy (2016)

Il cadavere di una ragazza viene trovato semisepolto nello scantinato di una casa dentro la quale è avvenuta una carneficina inaudita fatta di gente massacrata male col sangue sui muri e compagnia bella.
Siccome il corpo di questa giovine non presenta segni identificativi né apparenti cause di morte, lo sceriffo locale decide di portare la ragazza al medico locale per chiarire cosa sia successo prima che la stampa vada a nozze con la misteriosa faccenda e cominci a fare domande su domande.
Sfiga vuole che la famiglia Tilden, padre e figlio che si occuperanno dell’esame medico sul corpo miracolosamente intatto della ragazza, scopre ben presto quanto la dipartita della giovine sia più misteriosa e cruenta di quanto sembri a primo acchitto e come i due si siano ficcati loro malgrado in una scia di sofferenza e punizione diabolica lunga svariati secoli.

Autopsy (2016)

Filmetto di spaventi che dalla sua ha certamente un’atmosfera particolare e delle buone interpretazioni, specialmente la giovane e immobile attrice-modella, ma che purtroppo finisce presto in vacca sozza e sfranta sui muri torti delle maledette periferie venete per via della solita, ripetitiva e francamente spregevole tendenza americana a tirare fuori dalle loro luride maniche le povere streghe.

E considerando il regista norvegese, io dico boh.

VOTO:
3 streghe

Autopsy (2016) voto

Titolo originale: The Autopsy of Jane Doe
Regia: André Øvredal
Anno: 2016
Durata: 86 minuti