In compagnia dei lupi (1984)

Una ragazza pubescente si rigira tutta sudata nel letto, angosciata com’è da una serie di sogni morbosi al cui centro gira ovviamente la paura del cazzo.

Nonne che raccontano storie, pentoloni in cui gettare teste mozzate, donne bel culo, nobiluomini col monociglio, ragazzi sdentati ma con la lingua facile, genitori che scopano davanti ai figli… e poi lupi, tanti ma tanti lupi.

Questo ed altro racchiude uno dei film che da piccolo mi piaceva molto vedere, non capendo tutto la carica di sesso e morte che si portava appresso.

In compagnia dei lupi (1984)

Costruito come storia nella storia di una storia che non c’è, In compagnia dei lupi è un’opera di difficile categorizzazione perché non è propriamente un film dell’orrore, ma non è neanche un classico dramma.

Sviluppato come viaggio onirico di una ragazza che scopre la sua sessualità e come fare a gomitate in un mondo dominato dai maschi, The Company of the Wolves è anche un grido di libertà dalle flaccide catene perbeniste della società liberal-borghese, esemplare in questo la risoluzione dell’ultima storia che fa eco ai viaggi ribelli della figlia di Carlo Calenda.

Girato come fosse una piece teatrale senza pubblico, questa pellicola è infine una moneta a due facce: interessantissima e molto noiosa.

Va visto col giusto animo.

VOTO:
3 monete

In compagnia dei lupi (1984) voto

Titolo originale: The Company of the wolves
Regia: Neil Jordan
Durata: 1 ora e 35 minuti
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TOP 3 – Poirot: 2° stagione (1990)

Seconda stagione per l’investigatore belga e 5 centimetri in più di girovita sul trippone di Poirot. Che Francia Spagna, purché se magna.
Srotoliamo la top 3!

Episodio 4 – The Cornish Mystery

TOP 3 – Poirot: 2° stagione (1990) 1

Una signora di provincia viene a Londra per chiedere aiuto al dottor professor grantesticazz Hercule Poirot.
Il sospetto è che il marito la stia avvelenando con l’erbicida nella zuppa e lei, incapace di rifiutare un pasto caldo quando le viene presentato sotto il naso, tenta la carta belga per tirarsi fuori d’impaccio dal pasticcio della zuppa avvelenata.
Poirot non la salva e passa l’intero episodio ubriaco al bar del villaggio imprecando contro un dio minore.

Episodio 5 – The Disappearance of Mr. Davenheim

TOP 3 – Poirot: 2° stagione (1990) 2

Un ricco banchiere di nome Mario Draghi esce di casa e non torna più.
La moglie è preoccupatissima, ma Carlo Calenda è ancora più preoccupato e ingaggia Poirot per investigare sul mistero e l’investigatore col baffo da pervertito tenterà di risolvere il caso senza lasciar il suo appartamento, indaffarato com’è nel prendersi cura del pappagallo di un amico… e ci siamo capiti.

Episodio 8 – The Kidnapped Prime Minister

TOP 3 – Poirot: 2° stagione (1990) 2

Il primo ministro inglese viene misteriosamente rapito e il Regno Unito sarà preda dell’isteria collettiva se quest’uomo di merda non verrà ritrovato prima che venga costretto a fottere un maiale in diretta televisiva.
Poirot, non sapendo che pesci prendere, grida “Erin go bragh” e fa venire copiosamente nei pantaloni Arturo Hastings.

Titolo originale: Agatha Christie’s Poirot
Adattatore: Clive Exton
Stagione: seconda
Durata: 9 episodi da 50 minuti
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Following (1998)

Un aspirante scrittore, con la tipica fobia inglese dell’igiene personale, non trova di meglio da fare che cominciare a seguire persone a caso per strada tentando di trarne ispirazione per le sue inesistenti storie… fino a quando non trova l’inseguito che cambierà per sempre la sua vita dandole un senso e una direzione, non necessariamente positive.

Following (1998)

Esordio al lungometraggio per il fascio-liberale Christopher Nolan e già si vedono gli stilemi che adotterà poi per tutta la carriera, su tutti il montaggio non cronologico e i primi piani di falli equini.

Costruito bene (anche se un po’ meccanicamente) e recitato in molti frangenti in maniera convincente (altri un po’ meno), Following è indubbiamente un ottimo film indipendente che promette l’avvento di un regista interessante, come poi effettivamente è stato.

Il twist finale non è la cosa migliore, anche se probabilmente è quello che il pubblico ha amato maggiormente, mentre è la sequela di caratterizzazioni umane e sceniche abbastanza particolari che rendono il film convincente e degno di memoria collettiva.

VOTO:
4 falli equini

Following (1998) voto

Titolo lituano: Persekiojimas
Regia: Christopher Nolan
Durata: 69 minuti
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Everything Everywhere All at Once (2021)

Una signora d’origini cinesi gestisce una lavanderia scassata assieme al suo pavido marito col marsupio bene in vista ignorando completamente l’imminente disastro che le sta per capitare a causa di una sua versione scienziato in un universo parallelo dove è riuscita a mettere in contatto universi diversi, con effetti disastrosi.

Mentre tenta di salvare la lavanderia dall’ufficio delle tasse, la signora dovrà anche salvare la famiglia, il mondo e tutto quanto il possibile e l’impossibile dal potente e misterioso Jobu Tupaki.

Everything Everywhere All at Once (2021)

Straordinario film che gestisce in maniera più adulta e anche più divertente la questione del multiverso rispetto a quello che la parola multiverso ce l’ha nel titolo: Doctor Strange nel multiverso della follia.

Caleidoscopico e cangiante come pochi, triviale e scatenato come molti, Everything Everywhere All at Once è un film di cristo che riesce a trascinarti per i capelli lungo le sue 2 ore e rotte sparpagliate come coriandoli sulla tela più stropicciata che ci possa essere senza farti sentire stanco o disinteressato nei confronti di una storia che non è originalissima (anche se concepita prima di Rick e Morty), ma è comunque gestita in maniera molto personale dai due Daniel registi.

Consigliatissimo, anche se non è un capolavoro.

VOTO:
4 cristo

Everything Everywhere All at Once (2021) voto

Titolo di lavorazione: A Woman tries to do her Taxes
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert
Durata: 2 ore e 19 minuti
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Predator 2 (1990)

E’ il futuristico 1997 e Los Angeles è un inferno di lamiere roventi e palle sudate che neanche te lo immagini.

Se credi che una folle guerra tra bande criminali, formate da minoranze etniche, e la polizia locale sia abbastanza propaganda fascio-liberale, ti spagli di grosso perché sta per scendere in campo il negro più fottuto di tutti, lo stereotipo più azzardato dell’uomo nero, il Predator delle foreste tropicali con i rasta e le unghie incarnite che ha un solo obiettivo in testa: uccidere te e fottere tua figlia, possibilmente in culo.

Predador 2 (1990)
la migliore scena del film

Questo film è un esperimento della CIA sulla sopportazione del dolore per i prigionieri di Guantanamo; non c’è altra spiegazione.

Sopra le righe come Gianni Agnelli sulla cocaina, razzista come Suor Germana e profetico quanto Luigi Di Maio, Predator 2 è indubbiamente uno dei peggiori miglior sequel mai fatti nella storia del cinema (testimoniato anche dal titolo brasiliano, vedi sotto) e se la batte lì lì con quell’altra ciofeca cult di Robocop 2 con cui condivide l’abbandono totale del sottotesto politico del primo capitolo per un abbraccio mortale col più becero populismo liberale.

Di sicuro chi non è rimasto deluso dal film è Dannis Glover che se n’è uscito con la seguente folle dichiarazione:

Ero sui 42, 43 anni… nella migliore forma fisica della mia vita. Correvo sulla spiaggia, mi allenavo, tiravo su più pesi di adesso. Me la sentivo veramente calda in quel film.

VOTO:
2 spiagge e mezzo

Predador 2 (1990) voto

Titolo brasiliano: O Predador 2: A Caçada Continua
Regia: Stephen Hopkins
Durata: 1 ora e 48 minuti
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Yoga Hosers – Guerriere per sbaglio (2016)

Adrien Arcand è stato il führer canadese che nella prima metà del ventesimo secolo ha sognato un popolo profondamente credente in dio, amante del proprio paese, patriottico, nazionalista, devoto e leale verso la corona inglese.

Un sogno bagnato erotico nazista che farebbe ribollire il sangue persino a quel fascio liberale di Carlo Calenda che sogna l’uomo forte che risolve col guanto di ferro le tensioni sociali; un sogno bagnato erotico che potrebbe avverarsi grazie al braccio destro di Arcand, Andronico Arcano, creatore di un esercito di salsicce naziste pronte a ficcarsi nel culo di persone a caso.

Yoga Hosers - Guerriere per sbaglio (2016)

Insopportabile progetto creato a tavolino per le figlie di Johnny Depp e Kevin Smith che hanno così avuto l’opportunità di recitare, cantare e cagneggiare per un’ora e mezza sul grande schermo.

Inutile, triviale e soprattutto noioso, questo film non si salva neanche se lo si guarda con occhi strafatti di peyote.

Unica inquadratura degna di nota è quella che vede assieme Johnny Depp e Jay di Jay & Silent Bob; il resto è da triturare nel macina carne per darlo in pasto ai cani (liberali).

VOTO:
1 cane e mezzo

Yoga Hosers - Guerriere per sbaglio (2016) voto

Titolo originale: Yoga Hosers
Regia: Kevin Smith
Durata: 1 ora e 28 minuti
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TOP 3 – Poirot: 1° stagione (1989)

Serie britannica incentrata su Hercule Poirot, famoso personaggio fantastico protagonista di 33 libri, 2 piece teatrali e 50 storie brevi scritti dalla produttrice di salsicce Agatha Christie.
In questa prima stagione abbiamo un po’ di tutto: dall’intrigo nobiliare alla meta esotica passando per casi (solo apparentemente) meno importanti e quindi il materiale per la Top 3 non manca.

Episodio 5 – The Third Floor Flat

Poirot vorrebbe scoparsi la giovane inquilina del piano di sotto, ma i suoi piani diabolici vengono scombussolati quando quella di due piano più in basso viene trovata morta con la faccia sfondata da una pallottola.
Calmatosi con un’eiaculazione veloce nella tromba dell’ascensore di servizio, l’investigatore belga metterà in moto le sue cellule grigie per risolvere il caso della gatta morta.

Episodio 6 – Triangle at Rhodes

Puntatina esotica per Poirot che si reca nell’isola italiana (all’epoca) di Rodi.
Intrighi amorosi e avvelenamenti faranno da corollario a quello che resta l’elemento centrale dell’episodio, ovvero gli imbarazzanti siparietti con gli attori di contorno che urlano, gesticolano e straparlano in un italiano maccheronico perpetrando l’intramontabile pugnalata al cuore italico da parte del mondo cosiddetto civile.

Episodio 10 – The Dream

Un ricco e bastardo padrone d’industria sogna ogni notte di darsi una revolverata in testa e caso vuole che la cosa si avveri.
Un idillio proletario direte voi, ma certo; purtroppo Poirot tifa liberale e tenterà di svelare cosa si cela dietro la faccenda.
Nella sceneggiatura si fa presente che le inglesissime torte di carne di porco fanno cacare.

Titolo originale: Agatha Christie’s Poirot
Adattatore: Clive Exton
Stagione: prima
Durata: 10 episodi da 50 minuti
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D.B. Cooper: Where Are You?! (2022)

Il 24 novembre 1971 un uomo di circa 40 anni, vestito come un impiegato della city londinese, s’imbarco a Portland sul volo 305 della compagnia aerea Northwest Orient diretta a Seattle.
Le sue intenzioni erano criminali, ovvero: prendere tutti in ostaggio con una bomba, farsi consegnare 200mila dollari e 4 paracadute per tuffarsi poi nel vuoto dalla scaletta posteriore dell’aereo.
E incredibilmente ci riuscì.

Questo documentario, che sembra più una seduta psicologica per uno dei cacciatori di misteri ivi protagonisti, non riesce ad entusiasmare minimamente e anzi rivela neanche troppo velatamente la solitudine mentale nella quale certi soggetti, anche ai comandi d’importanti realtà istituzionali, sono rintanati come un paguro bernardo dentro la fica di vostra madre.

VOTO:
2 paguri rintanati

D.B. Cooper: Where Are You?! (2022) voto

Titolo: D.B. Cooper: Where Are You?!
Regia: Marina Zenovich
Durata: 4 episodi da 45 minuti

The Batman (2022)

Bruce Wayne è un emo del cazzo col capello tinto nero slinguazzato da un bovino. E soffre tanto.
Ma tanto.
Così tanto da passare le nottate vestito come un pirata travestito da budello di tua madre a prendere a calci e pugni delinquenti comuni che non minano assolutamente le fondamenta dell’ingiusta e piramidale società su cui Gotham City si regge.

Nel frattempo c’è invece chi si dà da fare via internet per farla pagare ai potenti burattinai del potere e restituire un po’ del loro terrore in dosi massicce di giustizia popolare.
Ma questo non va bene al potere, non va bene che il questore fascistone venga fatto saltare in aria, non va bene che un mafioso corruttore dei pubblici uffici sia impallinato in diretta tv, non va bene che l’ennesimo candidato token-black-donna-sassy-super-liberal-ammazza-rivendicazioni-sociali sia perforata con quella fredda foga tipica delle docce carcerarie.

No, il vigilante fascio-liberal non può permettere che la società cambi per davvero; dare due pugni in bocca a uno che scrive una tag di merda su un muro è di vitale importanza, ma prendere a randellate in culo un liberale?

Ma siamo matti!

The Batman (2022)

Film post-fascio-liberal che ammette quanto la società liberale sia una melma di merda senza possibilità di redenzione e che anzi acuisce le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, ma che scoraggia ad ogni costo l’iniziativa popolare per un rovesciamento delle sorti.

Tipo quelli che fino a ieri negavano che ci fosse un cambiamento climatico e che ora, vista l’evidenza dei fatti, sono passati a “ok va bene c’è un cambiamento, ma non è indotto dall’uomo”.
Prossima tappa: ok è indotto dall’uomo, ma non è così drammatico.
Ultimo miglio: ok è drammatico, ma tanto ormai è troppo tardi e io nel frattempo me la sono goduta girando il mondo col mio jet privato.

Ciao povery!

Una pellicola che non raccomando insomma e che tra l’altro è pure lunga e a tratti noiosa.

VOTO:
2 tag di merda

The Batman (2022) voto

Titolo lettone: Betmens
Regia: Matt Reeves
Durata: 2 ore e 56 minuti
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The Lighthouse (2019)

E’ la fine del diciannovesimo secolo e un giovane e taciturno uomo prende servizio come assistente presso un faro nel New England.

Thomas Wake, il vecchio guardiano dal carattere brusco e dalla simpatia a targhe alterne, mette presto in chiaro i termini e condizioni della loro permanenza sull’isolotto roccioso: lui si prenderà cura della luce rimanendole accanto tutte le notti, mentre il più giovane assistente si occuperà di tutto il resto: riparazioni, pulizie e persino lo svuotamento dei vasi da notte.

Ma sullo scoglio dove sono capitati, immerso in una nebbia fitta e battuto da venti da far impazzire, covano una raffica di misteri e insoluti tali che difficilmente i due potranno uscirne salvi.

The Lighthouse (2019)

Molto sperimentale e molto snob, ma anche indubbiamente molto bello.

La storia insoluta di due enigmatiche figure del secolo vittoriano ben si addice ad un’ambientazione a tinte fosche e colma di mistero e il suo dipanarsi per contrasti più che per assonanze prelude bene a quella che è una risoluzione telefonata ma forse inevitabile.

E però d’altro canto, questa voglia spasmodica di stupire anche il più snob dei puzzatori sotto al naso con il bianco e nero e il formato quadrato e i rimandi all’arte ottocentesca e alle leggende marittime e al linguaggio vetusto e allo sperimentalismo un po’ fine a sé stesso… insomma, ok ok abbiamo capito che sei intelligente, però questo starnazzare egocentrico ironicamente figlio del più contemporaneo e becero instagrammer con i suoi video quadrati fa a pugni con quanto si tenta di affermare.

E’ un film bello, senza dubbio, ma si ha come l’impressione che in realtà sia meno di quello che sembri ad un primo acchito.

VOTO:
3 acchiti e mezzo

The Lighthouse (2019) voto

Titolo uzbeco: Mayoq
Regia: Robert Eggers
Durata: 1 ora e 49 minuti
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Harry Potter e il principe mezzosangue (2009)

Harry trova un libro appartenuto al principe mezzosangue che gli permette, a differenza di tutti gli altri studenti che seguono alla lettera il testo scolastico pieno di errori, di superare brillantemente il corso di erbologia.

Draco Malfoy, livido di rabbia perché il padre è al gabbio come un cane pulcioso e fetente, architetta piani su piani per metterlo in culo al protagonista della storia invece di pensare a metterlo nel culo all’incredibile sequela di studentesse fregne che stanno raggiungendo la piena maturità sessuale in una scuola il cui maggior divertimento è mangiare caramelle al cerume.

Ron col cazzo roscio poi andrebbe di lusso, potendo copulare anche durante il periodo mestruale senza colpo ferire, e invece insiste a fare da sposina vergine ad Harry palo di frassino nel culo Potter.

In questo clima da operetta, Voldemort sembra l’unico con le idee ben chiare: comandare e fottere, con un accento grave sulla prima piuttosto che sulla seconda.

Harry Potter e il principe mezzosangue (2009)

Grande è la confusione sotto il cielo, disse Mao Zedong.
Grande è la confusione in questo film, dico io.

No, sul serio: anche considerando che mi sto vedendo le versioni estese fan-edit della saga per “apprezzare al meglio” questi film per ragazzini, io ci capisco sempre di meno mano a mano che procedo con la sequenza e mi ricordo di come ebbi la stessa sensazione la prima volta che mi approcciai alla saga tipo 20 anni fa.

Il tempo non cura le cose, le fa dimenticare, e io mi ero dimenticato che Harry Potter è una parabola discendente, come il tuo cazzo dopo che hai eiaculato sul culo del tuo giovane amante.

VOTO:
3 giovani amanti

Harry Potter e il principe mezzosangue (2009) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Regia: David Yates
Durata: 2 ore e 33 minuti
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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004)

Basta cazzo!

Non è possibile continuare a vivere sotto lo stesso tetto con un gruppo di stronzi che ti annichiliscono la cappella come gessi sulla lavagna e quindi Harry Potter lascia casa degli zii e cugino obesi per finire preda della notte londinese: buia, spettrale e piena di pedofili.

(s)fortunatamente per noi, il giovine mago viene tratto in salvo prima d’essere imbucato nella cassetta delle lettere a tocchi da 5 centimetri e torna alla scuola di magia e superstizione sulle dimensioni dei cazzi dei cannibali del Congo, circondato da amici benaltristi e nemici benalimortacci loro.

Riuscirà a non farsi scotennare dal padrino Sirius Black, misteriosamente e fortunosamente scappato dalla prigione di massima sicurezza di Azkaban?

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004)

Virata dark per la serie più famosa sui maghi scolastici, un po’ per il cambio alla regia e un po’ per l’inevitabile progressione emotiva che porta un innocente dodicenne a diventare un perverso diciottenne.

Mostri, succhiatori avidi, inchini, solchini e Carlo Gubitosa travestito da pirata sono gli ingredienti giusti per farti tirare giù un bel bestemmione satollo di sangue e merda, come da tradizione italica.

VOTO:
4 mostri

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004) voto

Titolo originale: Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
Regia: Alfonso Cuarón
Durata: 2 ore e 22 minuti
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