La zona morta (1983)

Johnny Smith, un pacato professore di letteratura del liceo di una piccola cittadina americana, è felicemente fidanzato con una collega e non vede l’ora di sposarla per poter finalmente rilasciare i suoi spermatozoi dentro la di lei vagina sperando d’ingravidarla come Dio comanda lui e quelli che credono ancora ci sia un invisibile spettro nel cielo che ci osserva attentamente quando andiamo a comprare lo zucchero al supermercato.

Sfortunatamente per Johnny, il suo dio gli manda contro un auto-articolato da svariate tonnellate che lo manda in coma per 5 anni; 5 anni durante i quali la sua promessa sposa decide bene di rivolgersi ad un altro portatore sano di sperma per farsi ingravidare e così saziare la matematica passione di Dio per la moltiplicazione.

Per il nostro povero protagonista invece c’è solo l’addizione di un nuovo potere psichico, quello della chiaroveggenza, passata e futura; una capacità che, oltre a dargli potenti mal di testa, lo renderà una pedina non trascurabile nella continuazione della nostra specie sul pianeta Terra.

La zona morta (1983)

Perfetto connubio tra storia sovrannaturale e pellicola d’autore, The Dead Zone riesce nella difficilissima impresa d’essere allo stesso tempo un appassionante film di genere e un bel dramma personale concentrando gli sforzi nella ricostruzione della piccola grande storia di un uomo di provincia che non ha mai chiesto la notorietà che gli è piombata tra capo e collo.

Tutto questo grazie alla sottile e inquietante colonna sonora, una scenografia ghiacciata che si aggancia perfettamente allo stato di “congelamento” subito da Johnny durante (e dopo) il coma che lo ha lasciato solo con i ricordi della sua precedente vita e in ultimo alle straordinarie recitazioni di tutti gli attori in campo, tra i quali ovviamente primeggia un Christopher Walken ai massimi livelli che riesce a portare visibilmente sulle spalle il fardello di una condanna eterna.

VOTO:
4 fardelli e mezzo

La zona morta (1983) voto

Titolo originale: The Dead Zone
Regia: David Cronenberg
Anno: 1983
Durata: 103 minuti

L’uomo che venne dalla Terra (2007)

John Oldman, un professore universitario sulla trentina molto amato e rispettato da colleghi e studenti, è sul punto di lasciare tutto e tutti per trasferirsi non si sa dove, e la cosa desta più di un sospetto.
Ed è qui che il film si apre (e chiude): con la visita a casa sua di un gruppo di colleghi universitari venuti, con la scusa di volerlo salutare, a chiedergli ragione di questa improvvisa quanto strana partenza.

Questo pomeriggio tra amici diventerà presto un interessante riunione attorno al falò dei ricordi di un uomo condannato ad un’eterna solitudine.

L'uomo che venne dalla Terra (2007)

Scritto nell’arco di 40 anni da Jerome Bixby (un semi-famoso scrittore di fantascienza americano autore, tra i vari, di Mirror Mirror e Requiem for Methuselah, due dei più amati episodi della serie Star Trek, e del racconto originale su cui poi è stata basata la sceneggiatura di Isaac Asimov per Fantastic Voyage) e realizzato col modesto budget di 200mila dollaroni, questo film ha avuto la straordinaria fortuna d’essere condiviso in massa sulle reti peer-to-peer facendogli raggiungere un pubblico insperato con i propri mezzi.

Di chiara impiantistica teatrale, anche se in questo caso la trasposizione è avvenuta in senso inverso (dallo schermo al palcoscenico), la pellicola è recitata molto bene, non cade in emotività esagerata sperando di raggiungere con l’urlo quello che non può con la storia e dalla sua ha una serie molto interessante di battibecchi intellettuali tra i professori che rivelano la vivace intelligenza e la profonda base logica dell’autore.

Comprensibile l’esagerata storica ubiquità di John ai fini di una narrazione più interessante (e forse una personale punta di veleno verso il Cristianesimo), sarebbe comunque stato più opportuno tenersi su temi più bassi proprio come si era proceduto fino alla svolta mistica sul finale.

VOTO:
4 svolte

L'uomo che venne dalla Terra (2007) voto

Titolo originale: The Man from Earth
Regia: Richard Schenkman
Anno: 2007
Durata: 87 minuti

Il divo (2008)

Ricostruzione molto scenica di un pezzo di vita di Giulio Andreotti: gli anni di declino politico che lo videro prima eletto per la settimana volta presidente del consiglio e successivamente sommerso (assieme a tanti altri politici italiani) dal periodo degli attentati mafiosi dell’inizio anni ’90, dall’inchiesta di mani pulite ed infine dai processi per mafia.

Come amava dire, citando un suo vecchio amico: molti nemici, molto onore.

Il divo (2008)

Il divo è un buon film, per certi versi anche ottimo, ma che alla fine non lascia una gran voglia di una seconda visione.

Se da un lato non si può discutere la bellezza visiva di quasi tutte le inquadrature e la sincera volontà di fare un lavoro di cuore piuttosto che un lavoro ricostruttivo storico, dall’altro rimane un po’ l’amaro in bocca per l’affastellamento narrativo che, lungi dal distendersi a rotoloni sulla carta della Storia, sembra più una secchiata d’acqua colorata su una tela forse già colma all’inizio dell’opera.

Il dramma di Sorrentino, rispetto ad altri registi che giocano e hanno giocato coi loro personaggi fino a renderli ridicoli, è che questi ultimi ne hanno sempre mantenuto una linea di solidità caratteriale mentre il primo ne ha sempre fatto solo ed unicamente una grottesca caricatura.
E la caricatura è quella cosa che compri quando sei in vacanza per 50 euro e poi appendi ad un quadretto dimenticandotene fino al giorno della tua orrenda morte.

VOTO:
3 caricature e mezza

Il divo (2008) voto

Titolo esteso: Il divo – La spettacolare vita di Giulio Andreotti
Regia: Paolo Sorrentino
Anno: 2008
Durata: 110 minuti

Ammazzavampiri (1985)

Charlie Brewster sta quasi per ciulare con la sua fidanzata liceale quando la sua attenzione si rivolge verso il giardino del vicino di casa dove scorge due persone portare con disinvoltura una bara in cantina.

Da lì comincia la sua personale battaglia contro tutto e tutti per dimostrare che il suo vicino è un vampiro succhia sangue; cosa che non smuove di una virgola la madre single in cerca di cazzi, il poliziotto investigatore che appare per meno di 5 minuti, la fidanzata frigida scassa minchia e l’amico col tono acuto di voce giusto per rompere un bicchiere a distanza.

L’unico aiuto possibile gli arriverà dal suo idolo: un vecchio attore di film dell’orrore in ampio declino che sbarca il lunario presentando in seconda serata vecchie pellicole dello spavento sulla tv locale.

Ammazzavampiri (1985)

Film dell’orrore grottesco e simpaticissimo che però non risparmia alcune scene parecchio adulte e difficili da comprendere per un pubblico troppo giovane: una è l’atroce morte di Evil, l’amico di Charlie che se ne va tra infiniti e mutevoli dolori mentre implora aiuto al suo carnefice, e l’altra è l’erotica danza di seduzione tra il vampiro piacione e la fidanzata frigida scassa minchia che, inquadratura dopo inquadratura, si ritrova con le mani di lui tra le cosce.

VOTO:
4 cosce

Ammazzavampiri (1985) voto

Titolo originale: Fright Night
Regia: Tom Holland
Anno: 1985
Durata: 106 minuti

Analisi di un delitto (1999)

Lawson Russell è un brillante avvocato americano che inaspettatamente ha un momento di moralità mentre difende uno spocchioso riccastro, unico indiziato del brutale omicidio d’una ragazza, finendo per accusarlo apertamente del delitto durante il processo.

Bannato a vita dalla professione forense per questo pubblico episodio di follia, Lawson va in ritiro al mare nella speranza di scrivere il romanzo che lo farà campare di rendita per il resto della vita, ma si ritrova col classico blocco dello scrittore.
In suo aiuto verrà un simpatico vecchio che gli passerà, prima di morire d’infarto, un manoscritto dalle uova d’oro narrante le vicende di un vendicatore misterioso che fa fuori 5 avvocati rei d’aver spregiudicatamente difeso dei plateali assassini.

Tutto sembra andare nel migliore dei modi, fino a quando non salta fuori che questi omicidi sono stati commessi realmente e Lawson viene logicamente accusato di assassinio plurimo.

Analisi di un delitto (1999)

Film un po’ televisivo, sia come veste grafica che come regia, che dalla sua ha un’idea buona alla base ma che inesorabilmente si sbrodola malamente come un tricheco al pranzo di nozze di sua maestà la regina d’Inghilterra.

La cosa che più mi ha stupito di queste due ore scarse gettate lì per là è stata l’inaspettata voce d’angelo di Cuba Gooding Jr.

VOTO:
3 Cuba e mezza

Analisi di un delitto (1999) voto

Titolo inglese: A Murder of Crows
Regia: Rowdy Herrington
Anno: 1999
Durata:

Annientamento (2018)

Una biologia, una psicologa, una paramedico, una fisica e una geologa non sono le protagoniste di una barzelletta di Berlusconi, ma vengono mandate in missione segreta e pericolosa nel rifugio naturale di St. Marks in Florida, USA.
L’obbiettivo è penetrare un’enorme massa scintillante semitrasparente che sta lentamente espandendosi da un faro (punto d’origine al quale le cinque scienziate devono giungere per capire l’origine del fenomeno) e che sta avviluppando maternalmente e misteriosamente terre, paludi, vegetali, animali, persone, mari e monti.

Tutte le precedenti missioni esplorative hanno portato zero risultati e zero superstiti; riusciranno 5 donne a portare a termine quello che 44 maschi non sono riusciti a fare?

Solo per veri geni:
0, 5, 44
Indovina il prossimo numero e scrivilo nei commenti!

Annientamento (2018)

Interessantissima pellicola, dallo stesso regista di quel gioiello semi-dimenticato chiamato Ex Machina, che è stata vilmente dirottata e scaricata su Netflix (inspiegabilmente in tutto il mondo tranne che in USA e China) perché il pubblico generalista della domenica non è pronto per i film belli e ragionati senza salti e zompi e la critica beota del giovedì si è dimenticata che il femminismo non è solo mettere delle donne in scena (tra l’altro spesso in ruoli ridicoli, come in Ghostbusters) e che l’uguaglianza razziale non si persegue infilando un nero in un costume di calzamaglia (come in Black Panther), ma l’uno e l’altro si ottengono cominciando a considerare donne e neri come “esseri umani”, né più né meno come i maschi eterosessuali bianchi.

In questo film invece, molto silenziosamente e senza battere i piedi, le protagoniste sono 5 donne professioniste che non urlano sguaiatamente come delle idiote e la minoranza afro-americana viene espletata da un distinto professore della John Hopkins University che tra l’altro si bomba pure Natalie Portman; una bella scelta stilistico-narrativa che gli è valso il premio come miglior film non-visto dell’anno.

Se non fosse per alcuni frangenti durante i quali si respira una leggera aria di déjà vu hollywoodiano, specialmente per via della banale protagonista, Annihilation potrebbe sembrare un film nato da una ricombinazione genetica tra David Lynch, Alien prima maniera e quel capolavoro di Under the Skin.

VOTO:
4 alieni e mezzo

Annientamento (2018) voto

Titolo originale: Annihilation
Regia: Alex Garland
Anno: 2018
Durata: 115 minuti

Fantastic 4 – i Fantastici Quattro (2015)

Il giovanissimo e brillante Reed Richards inventa una macchina del teletrasporto senza rendersi conto che dall’altra parte non c’è il deserto del Gobi, ma un’altra dimensione; una misteriosa dimensione situata sul pericoloso Pianeta Zero.

Assunto da una fondazione scientifica privata con lo scopo di perfezionare la sua scoperta e mandare una spedizione umana in esplorazione cosmica, Reed verrà affiancato nel fatidico viaggio dai gemelli diversi Susan e Johnny Storm, dal suo amico d’infanzia Ben Grimm e dal genio tenebroso Victor Von Doom…
…riportando a casa un sonoro 5 (esploratori) a 0 (pianeta) trasformatosi poi in un 4 (Reed, Susan, Johnny e Ben) a 1 (Victor) per giungere infine all’immancabile 5 (Pubblico, Critica, Cast, 20th Century Fox e dio onnipotente) contro 1 (regista).

Fantastic 4 - i Fantastici Quattro (2015)
la poesia del cinema

Questo film va visto per un motivo ed uno solo: gettare finalmente uno sguardo franco sulla macchina hollywoodiana che pesta e calpesta la creatività individuale in nome di formule cinematografiche arcaiche frutto di ricerche statistiche totalmente avulse da un discorso che si vorrebbe (ahimè) artistico.

E la chiave di volta dell’ispezione colonscopica in questione si manifesta sotto forma di parrucca gialla; un’orribile parrucca che l’attrice Kate Mara ha dovuto indossare durante gli estenuanti 3 mesi di re-shooting che lo studio ha imposto con l’insana idea di virare dall’umore nero e violento che il regista aveva messo in piedi per arrivare a lidi più tersi e in linea con l’universo carammelloso e bambinesco della remunerativa Marvel; una vistosa e quanto mai fuori luogo parrucca gialla che ha reso la comparazione tra scene originali e scene rifatte un gioco da ragazzi.

Un peccato, un vero peccato.
Perché nonostante se ne sia parlato malissimo, questo film è molto meglio di come lo si dipinge e quelle (poche) scene cupe e splatter (abbastanza reminiscenti del Cronenberg di The Fly e Scanners) che sono sopravvissute all’epurazione etnica dello studio, non erano per niente male e mi hanno fatto pensare fortemente che probabilmente la director’s cut (che non vedremo mai) avrebbe regalato un punto di vista differente al genere dei supereroi che ancora troppo spesso gira attorno alla fase fallica.

VOTO:
2 e mezzo democristiano

Fantastic 4 - i Fantastici Quattro (2015) voto

Titolo originale: Fantastic Four / Fant4stic
Regia: Josh Trunk
Anno: 2015
Durata

Sherlock Holmes (2009)

Chi non conosce l’investigatore privato più famoso della storia?

Sherlock Holmes, ovvero il personaggio letterario che contribuisce ad ogni sua apparizione alla celebrazione dell’individualismo e dell’iniziativa privata a discapito del supposto inefficente apparato pubblico statale, si trova questa volta alle prese con riti magici ed espansionismo coloniale.
Suo compito sarà sventare i piani machiavellici di un ricco bastardo (nel senso di figlio illegittimo) che tenta di rilanciare l’impero inglese a colpi di polverine magiche ed effetti speciali da baraccone circense.

Con un po’ di sale in zucca e la sua dose giornaliera di cocaina, Sherlock riporterà l’ordine costituito nel paese delle ingiustizie sociali.

Sherlock Holmes (2009)

Simpatica e altamente dinamica reinterpretazione del classicone inglese con protagonista un eccentrico testa di cazzo col berretto da cacciatore, questa moderna breccia di porta pia tenta con buoni risultati di attualizzare una figura storica che, nel bene o nel male, non è mai caduta completamente nel dimeticatoio.

Da antologia?
No.
Da bigotteria?
Sì.
Da cinefilia?
Forse.

VOTO:
4 bigotti

Sherlock Holmes (2009) voto

Titolo giapponese: Shârokku Hômuzu
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2009
Durata: 128 minuti

Assassinio sull’Orient Express (1974)

Su un treno per privilegiati colonialisti del cazzo viene misteriosamente ucciso un privilegiato colonialista del cazzo e un investigatore privilegiato colonialista del cazzo deve trovare l’assassino tra i 12 privilegiati colonialisti del cazzo che occupano le cuccette da privilegiati colonialisti del cazzo nel vagone di privilegiati colonialisti del cazzo.

La risoluzione del caso sarà ovviamente una risoluzione del cazzo.

Assassinio sull'Orient Express (1974)

Fa male.
Fa veramente male vedere un film di stupidi forcaioli per stupidi forcaioli diretto dallo stesso regista di quel capolavoro anti-forcaiolo chiamato 12 Angry Men.

Mentre lì si evidenziava giustamente la bontà di un approccio logico e privo di pregiudizi per fare luce su un reato da giudicare esclusivamente nell’abito delle istituzioni sociali che ci siamo dati per evitare la barbarie dei linciaggi in piazza tipici delle menti meno sviluppate, qui pare d’essere tornati 500 anni indietro e la morale sembra essere quella del fine che giustifica i mezzi.

Ma uno potrebbe dire: vabbè dai, il resto non sarà male e con un tale cast stellare il film sarà comunque godibile, se si spenge il cervello.

Ebbene: la recitazione è da scolaretta iper-imbottita di stupefacenti con attori catapultati sulla scena senza molta alchimia e un Poirot a metà strada tra l’essere dignitosamente ubriaco e sull’orlo dell’urlo munchiano.
Giuro, ad ogni momento aspettavo che il belga coi baffi da stronzetto erompesse nel mezzo dell’interrogazione con un profondo e ancestrale suono della foresta che mettesse infine in evidenza l’insopportabile incongruenza tra la parvenza raffinata e i modi da cavernicoli e facesse elevare il film ad opera d’arte incompresa.

Peccato, perché il primo minuto introduttivo lasciava presagire belle cose: una regia maestra che ci guidava con un tecnicismo interessante dentro le vicende in questione… ma poi il nulla, anzi peggio: lo sconcerto.

VOTO:
3 ubriachi

Assassinio sull'Orient Express (1974) voto

Titolo originale: Muder on the Orient Express
Regia: Sidney Lumet
Anno: 1974
Durata: 128 minuti

Assassinio sull’Orient Express (2017)

I favolosi anni ’30:
il nazismo, il fascismo, il colonialismo, la segregazione raziale, l’eurocentrismo, la divisione in classi.

Peccato che l’omicidio di un contrabbandiere d’opere d’arte sull’Orient Express venga a rompere la piacevole calma che si è venuta a creare tra le classi abbienti che popolano questo treno dei desideri; per fortuna c’è l’investigatore autistico Hercule Poirot che troverà il misterioso killer per riportare la pace dei sensi nella classe dominante.

Assassinio sull'Orient Express (2017)
l’ultima cena?

E’ difficile giudicare questo film.

Sicuramente la bravura tecnica c’è: trucco, costumi, luci, recitazione, effetti speciali e chi più ne ha più ne metta fanno il loro doveroso dovere senza batter ciglio e mi riesce oggettivamente difficile trovare manchevolezze in questo o quell’altro dipartimento.

Eppure mi sono rotto le palle.
Ma proprio che non me ne fregava un cazzo di chi era l’assassino e quando i titoli di coda si sono alzati sul nero schermo nel quale la mia faccia disillusa si era specchiata più volte in completo abbandono, ho tirato un bel sospiro di sollievo e la mia vita da proletario è proseguita come nulla fosse.

Il prossimo appuntamento con Poirot è sul Nilo con un altro “entusiasmante caso” da cronaca nera; per me, la prossima tappa è un’altra “entusiasmante recensione” con il prossimo filmerda.

VOTO:
2 Nilo e mezzo

Assassinio sull'Orient Express (2017) voto

Titolo originale: Murder on the Orient Express
Regia: Kenneth Branagh
Anno: 2017
Durata: 114 minuti

Il pianeta proibito (1956)

Siamo nel futuro e una nave spaziale terrestre atterra sul pianeta Altair IV per scoprire cosa sia successo alla spedizione Bellerofonte, sbarcata 20 anni prima su questo pianeta sconosciuto e da allora scomparsa dai radar.

Con enorme sorpresa dell’equipaggio, scoprono che solo il dottor Morbius è sopravvissuto ad una serie di attacchi misteriosi da parte di una malefica forza invisibile e questi li avverte che gli eventi potrebbero ripetersi, ora che “nuova carne” è arrivata sul pianeta.

Tra deliziosi siparietti comico-scientifici e più d’una situazione sessista nei confronti della figlia adolescente del dottore, il film porrà degli interrogativi esistenziali inusuali per l’epoca.

Il pianeta proibito (1956)

Grande classicone e bestia rara per la fantascienza anni ’50, sia per i temi morali trattati che per la messa in scena inaspettatamente apolitica, Forbidden Planet ha ispirato generazioni di appassionati e professionisti della science fiction con il suo giusto mix di sobrietà e divertimento.

Se gli vengono perdonati una generale spalmata di cultura maschilista che lambisce la giustificazione dello stupro, un attaccamento alla religione come dispensatrice di moralità e la totale assenza di diversità etniche, tutte cose comprensibili per l’epoca e l’origine americana, questo gioiello regala ancora quell’ora e mezza di sana fantascienza, nella sua accezione migliore.

VOTO:
4 bestie rare

Il pianeta proibito (1956) voto

Titolo originale: Forbidden Planet
Regia: Fred M. Wilcox
Anno: 1956
Durata: 98 minuti

Un giorno senza messicani (2004)

Che succederebbe in California se improvvisamente sparissero tutti i messicani che, regolarmente o irregolarmente, sono venuti a spazzolare i cessi degli americani prima di servire loro un bel taco caldo?

Boh… ma a noi, diciamo la verità, ce ne frega un cazzo?

Un giorno senza messicani (2004)

In questo finto documentario/cacata/spot promozionale del governo messicano che francamente si può evitare come uno eviterebbe un calcio sui coglioni, si ricostruisce (tramite l’abbondante uso di attori cani bastardi e una fotografia da far sembrare bravi i DOP italiani) le fantastiche vicende di un giorno durante il quale tutti i messicani scompaiono misteriosamente dal suolo californiano mentre una nebbia rosa circonda lo stato americano col più alto tasso di Harvey Weinstein.

Se non fosse per la retorica spinta a forza come un foie gras, se non fosse per le miserevoli ricostruzioni stile Ultimo Minuto, si potrebbe puntare un accusatorio dito sull’ironico quanto patetico razzismo della pellicola stessa che decide di far sparire solo i messicani “puri”, cioè quelli con entrambi i genitori messicani, lasciando in pace quelli nati da coppie miste… roba che manco Joseph Goebbels dio cristo.

Un film dimmerda insomma che non mi sento di salvare neanche per quel briciolo d’intento socio-politico che si risolve dopo 5 minuti nella dentiera di un messicano lasciata in un bicchiere al bagno.

VOTO:
2 messicani

Un giorno senza messicani (2004) voto

Titolo originale: A Day Without a Mexican
Regia: Sergio Arau
Anno: 2004
Durata: 100 minuti
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