Gone Baby Gone (2007)

Amanda McCready è una bambina di 4 anni con una madre sbevazzona e cocainomane che pensa più a come procurarsi le sue dosi quotidiane dagli amichevoli spacciatori di quartiere piuttosto che badare alla sua progenie.

A toglierle le castagne dal fuoco interviene “il fato” facendole sparire la figlia mentre lei è fuori a farsi le strisce di coca al bar locale; un rapimento misterioso che appare sempre più strano mano a mano che l’investigatore privato Patrick Kenzie e la sua fidanzata/aiutante Angie Gennaro ficcano i loro nasi sempre più dentro il culo nero del sottobosco di Boston.

Cosa si nasconde dietro il rapimento della piccola Amanda?
Amanda è ancora viva?
Ma soprattutto, chi è Armando Siri?

Gone Baby Gone (2007)

Eccezionale prima regia per Ben Affleck; sì, lo stesso Ben Affleck il cui parrucchino, volendo dar retta alle dicerie di strada, volò via qualche anno or sono prendendo una pallonata di testa.

Nonostante le solide interpretazioni, un cast di tutto rispetto ed un generale senso di compiutezza tecnica, quello che appare più interessante è la difficoltà di una scelta morale al di fuori dei soliti schematismi faciloni “buoni vs cattivi” tanto cari ad Hollywood e a chi vota PD.
Il film difatti pone lo spettatore, dopo un turbine di twist e contro twist da far invidia ad una telenovelas colombiana, di fronte ad un dilemma di non facile soluzione e che dilania la vita del protagonista come spezza in due la popolazione, tra chi giustifica i mezzi e chi no.

Bello quindi, e non scontato.

VOTO:
4 che votano PD e mezzo

Gone Baby Gone (2007) voto

Titolo originale: Gone Baby Gone
Regia: Ben Affleck
Anno: 2007
Durata: 114 minuti

TOP 3 – I ragazzi della 3ª C: 3° stagione (1989)

Si concludono le sanguinose battaglie per le terre dell’hinterland milanese con la vittoria schiacciante dell’oblio che riesce ad imporre una pace romana fagocitante i ricordi e le memorie di un intero popolo ipnotizzato per 3 anni dalla serie culto in questione.

Dopo aver esplorato un po’ tutto lo scibile umano, gli sceneggiatori non riescono a risultare smaltati come all’inizio e i soliti teatrini di battibecchi tra i caratteristi che compongono l’allegra combriccola di 40enni che si fingono 20enni, anche se tutt’oggi resta 70 spanne sopra il 99% di quello che passa in televisione, vengono purtroppo un pochino a noia.

Non mancano comunque i momenti cult come quando Tisini, contravvenendo alle reprimende dell’abate francese Oddone di Cluny, prende un pesce vivo, se lo introduce nel sesso fino a che non muore, lo cuoce e lo dà da mangiare a Chicco come filtro d’amore.

Ma bando alle ciance; ecco la Top 3!

Episodio 6 – La sfilata

TOP 3 – I ragazzi della 3ª C: 3° stagione (1989) 1

La figlia di papà, figlia degli anni ’80, figlia di miniera Sharon Zampetti vuole fare la stilista d’alta moda come i suoi idoli Valentino e Armani.

Siccome però non è un uomo frocio, Sharon deve fare affidamento unicamente sul suo (inesistente) talento grafico e gli amici di sempre, i ragazzi della terza C, che si mettono in moto per organizzare una bella sfilata nel corridoio dell’appartamento dove vivono, reclutando come modelle Chicco e Massimo travestiti da donne.

Sfortunatamente è il 1989 e la moda dei travelli non è ancora arrivata in Italia, quindi Massimo riuscirà a rimorchiare solo il suo vecchio professore d’Italiano che finanzierà la sfilata, salvando i ragazzi dai cravattari usurai, in cambio di una schiacciatina fiki fiki birim bam bam.

La frase:

Come l’acqua al ruscello, come la pubblicità a Berlusconi.

Episodio 7 –Il baby

TOP 3 – I ragazzi della 3ª C: 3° stagione (1989) 2

I nostri prodi virgulti vogliono la grana e pensano, come l’Anonima Sarda, che i soldi stanno nel business dei bambini.

A differenza però dei rapitori isolani, i ragazzi della terza C s’improvvisano babysitters finendo col concentrarsi su un ragazzino in particolare, figlio di gente coi piccioli, che purtroppo è un treno in corsa senza freni molto difficile da gestire.

Fortunatamente Bruno riuscirà a conquistare il suo piccolo cuore portandoselo a villa Borghese, dove lo priverà della pesante verginità anale.

La frase:

Mio papà mi ha detto che qualche volta la mamma morde.

Episodio 11 – Dieci anni dopo

TOP 3 – I ragazzi della 3ª C: 3° stagione (1989) 3

Nell’ultimo episodio della serie, a farci da Cicerone abbiamo il cicciotto Bruno Sacchi che vive l’incubo di risvegliarsi dopo 10 anni di lungo sonno per trovare i suoi compagni di scuola invecchiati e cambiati nell’animo.
Tra chi è diventato padre e chi è diventato frocio, Bruno non riconosce più i suoi vecchi amici e vive con profondo senso d’angoscia questo spaesamento temporale inaspettato.

Poi però si risveglia dall’incubo e tutto torna come prima nei fantastici anni Berlusconiani: feste, musica, alcool, vandalismo urbano, cocaina, mignotte, sacrifici umani e fiocchi d’avena per colazione.

Da segnalare, Bruno Sacchi che conclude la stagione con un sorriso alla telecamera ed un candido:
“Avete capito ragazzi? Forse l’anno prossimo ci rivediamo qua!”

…e il telefilm fu cancellato per sempre.

La frase:

A Bruno, c’hai vent’anni; sei del 1969!

Titolo: I ragazzi della terza C
Regia: Claudio Risi
Stagione: terza
Anno
: 1989

Durata: 11 episodi da 45 minuti

ParaNorman (2012)

Norman Babcock è un undicenne di una piccola cittadina del Massachusetts che solo un paio di secoli prima era pregna di ottusi cristiani assetati di integralismo religioso come una cagna rognosa della provincia di Bergamo bassa.

Norman non solo è ad un passo dall’affrontare uno dei momenti più difficili di un essere umano, l’adolescenza, ma è anche guardato male dai suoi concittadini perché considerato strambo e bugiardo.
Il motivo?
Dice di poter parlare con i morti.

Il suo bel momento di rivalsa arriverà quando la strega locale scatenerà l’inferno in terra per vendicarsi dell’ottusità cristiana degli integralisti fondatori di questa piccola cittadina del Massachusetts che la mandarono due secoli prima alla forca come una cagna della provincia di Bergamo bassa.

ParaNorman (2012)

Godibilissimo film d’animazione a passo uno dai risvolti moralistici apprezzabili che può essere visto sia da un pubblico giovane che da uno più maturo lasciando ad ogni fascia d’età la sua dose di messaggi costruttivi.

Certo, il ribaltamento dei personaggi buoni e cattivi è ormai all’ordine del giorno nelle storie scritte con le mani invece che coi piedi e non sorprende certo lo spettatore più attento e acculturato, ma sicuramente ripetere certi concetti base quali il relativismo è cosa buona e giusta.

VOTO:
4 piedi

ParaNorman (2012) voto

Titolo greco: ParaNorman, mia metafysiki istoria
Regia: Chris Butler, Sam Fell
Anno: 2012
Durata: 92 minuti

Suspiria (2018)

Nella Berlino del 1977, divisa in due e oppressa dall’atmosfera cupa di un passato prossimo nazista ancora irrisolto, arriva la giovane americana Susie Bannion; una pel di carota acqua e sapone col grande sogno d’entrare nel prestigioso corpo di danza della Markos Tanz Akademie.

Passato brillantemente il provino ed attirata l’attenzione di Madam Blanc, algida e misteriosa direttrice artistica dell’accademia, grazie anche ad un’indole sporcacciona e sanguigna molto poco velata, Susie s’immerge sempre più nei meandri fisici e psicologici di un’epoca molto complessa e violenta quale è stato l’Autunno Tedesco, un paio di mesi tesissimi durante i quali l’organizzazione di estrema sinistra RAF combinò delle birichinate pazzesche come rapimenti, assassinii e un dirottamento aereo.

Tra un vecchio amore irrisolto e un’esplorazione del matriarcato, tra un nazismo emblematico di un torbido passato riposto sotto il tappeto e un presente emblematico di un tappeto stracolmo di rimorsi, tra l’incudine e la falce e martello, ci sarà molta carne al fuoco per imbandire una tavola cinematografica ricca di spunti di riflessione che farà spazientire chi non è abituato ad usare il cervello quando guarda un film di genere.

Suspiria (2018)

Eccezionale remake di un famoso film dell’orrore italiano di quello psicopatico di Dario Argento il quale, ovviamente per un uomo di modesta apertura mentale, non ha apprezzato questa magnifica reincarnazione tutta giocata sull’astinenza emotiva e sulla tensione sessuale più torbida facendo così da specchio a quella che fu una pellicola lasciva di colori e situazioni mirabolanti, ma priva del benché minimo senso di compiutezza narrativa.

Difatti, mentre per Dario Argento la storia e la sua verosimiglianza con la realtà non è mai stata al centro dell’attenzione, in questo caso la Storia con la maiuscola è decisamente protagonista, sia nella ricreazione di una Germania divisa (fisicamente e politicamente), come divisa è l’accademia di danza tra i supporters di Madam Blanc e l’ala a favore di Madam Markos, e sia nella riproposizione del passato irrisolto e mai dimenticato di una Germania nazista, come irrisolto e mai dimenticato è l’enigma della moglie ebrea dello psichiatra scomparsa 35 anni prima durante una disperata fuga verso l’estero.

Lungo 2 ore e mezza e parecchio impegnativo, questo film dovrebbe godere di una giornata a lui dedicata; sia che lo si voglia vedere a tranche per un’assunzione lenta e sia che lo si voglia sorbire d’un sol colpo dedicando poi il tempo fino a sera ad un esercizio di riflessione e riproposizione mentale che permetta d’apprezzarne i complessi significanti.

VOTO:
4 sorbetti

Suspiria (2018) voto

Titolo giapponese: Sasuperia
Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2018
Durata: 152 minuti

Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective (1979)

Riccardo Finzi ha preso la licenza di detective privato per corrispondenza e decide di cominciare la sua folgorante carriera nella città più ricca e vivace che l’Italia conosca, Pescara Milano.

Affittato un fatiscente appartamentino senza neanche il mobilio, Riccardo chiede subito in giro dove siano i localetti con le donnine sisette sinclair perché non riesce proprio a tenere il cazzo nei pantaloni e, pagate 4mila lire per il biglietto d’entrata, si lascia rimorchiare letteralmente dalla prima che passa che, fortuna sua, è Lory Del Santo con almeno un paio di taglie in meno di reggiseno.
Invitato a casa di lei per una chiavatina veloce e buttato fuori in meno di 5 minuti dopo una misteriosa telefonata, Riccardo dimentica il folle evento fino a che non rivede la ragazza sul giornale in una foto che la ritrae stirata per strada, messa sotto da una macchina.

Sembra un incidente, ma Riccardo non ci casca e sospetta l’inghippo zozzone di un assassino misterioso che ha ucciso per misteriosi motivi che lui dovrà scoprire nell’arco dell’ora e mezza di film.

Agenzia Riccardo Finzi... praticamente detective (1979)

Modesta commedia del crimine diretta da quel mezzo fascio di Corbucci che già aveva dato il meglio di sé, si fa per dire, con Squadra antiscippo, ed ennesima conferma di quanto mischiare nero, rosa e giallo sia un compito arduo che ben pochi sanno fare.

La macchietta Renato Pozzetto, con il quale il regista collaborerà ancora nel successivo La casa stregata, fa quel che può con il canovaccio che gli è stato servito arrotolato e battuto sul muso da pitbull che si ritrova, ma non riesce a strappare neanche una risata, specchiando in questo modo l’astinenza sessuale vissuta dal personaggio che interpreta.

L’intreccio giallo è poca roba e la risoluzione finale anche abbastanza patetica.

Insomma, evitabile.

VOTO:
2 pitbull e mezzo

Agenzia Riccardo Finzi... praticamente detective (1979) voto

Titolo inglese: The Finzi Detective Agency
Regia: Bruno Corbucci
Anno: 1979
Durata: 92minuti

Summer of 84 (2018)

Davey Armstrong, Dale Woodworth, Curtis Farraday e Tommy Eaton sono 4 adolescenti della periferia perbene americana che hanno tutta l’intenzione di trascorrere l’estate del 1984 andando in bicicletta, sfogliando riviste porno e tentando di risolvere il mistero del serial killer locale che finora ha fatto scomparire 13 ragazzini senza lasciare traccia.

Davey guida le indagini spinto da un’irrefrenabile quanto dubbia passione per le cospirazioni e comincia a sospettare dell’insospettabile vicino di casa; un giovane uomo bianco dal sorriso bonario e dalla panza paciosa al di sopra di ogni sospetto, vista anche la sua professione: il poliziotto.

Fughe in avanti, rincorse a perdifiato, segreti deglutiti e pozzanghere di sangue faranno da gaio sfondo a questa torbida vicenda.

Summer of 84 (2018)
Polybius!

Godibilissima seconda opera per il trio canadese che ci ha già regalato quella piccola perla chiamata Turbo Kid e secondo nostalgico tuffo negli anni ’80, questa volta in maniera più che diretta vista l’ambientazione (dichiarata apertamente nel titolo).

Biciclette, walkie talkie e rapimenti di minori sono gli elementi cardine di una storia che voglia far calare lo spettatore dentro quel decennio particolare durante il quale è nato sia il sottoscritto che Macaulay Culkin e questo film regala questo e molto altro.

Non siamo certo di fronte ad un capolavoro, ma piuttosto ad un’ottima piccola pellicola che rispetta tutti i santissimi crismi del genere spingendosi anche in un paio di azzeccatissimi twist che giocano sulle aspettative del pubblico e sui percorsi narrativi classici.

Consigliato, se non si fosse capito.

VOTO:
4 twist

Summer of 84 (2018) voto

Titolo originale: Summer of 84
Regia: François Simard, Anouk Whissell, Yoann-Karl Whissell
Anno: 2018
Durata: 105 minuti

Il bambino d’oro (1986)

Nella ridente Los Angeles degli anni ’80, i bambini scompaiono come i calzini nei cassetti e spesso, come i calzini nei cassetti, vengono ritrovati dopo settimane brutalmente divisi, buttati ad un angolo e appallottolati come carta straccia con cui ti ci sei soffiato il naso.

In questo miasma urbano, Chandler Jarrell cerca di metterci una pezza col suo lavoro d’investigatore privato specializzato in giovani scomparsi e, girando la città armato di manifesti di carta (materiale scelto non a caso) con impressa l’immagine dei desaparesidos della società dei consumi, porta avanti la sua personale croce di figlio di mignotta.

A sconvolgere questa sua “bella” vita arriverà una ragazza asiatica con delle puppe non indifferenti che lo convincerà a mettere le sue doti investigative al servizio del Tibet libero e del buddismo maschilista tentando di salvare un dio-bambino rapito da un demonio con l’accento inglese.

Il bambino d'oro (1986)

Filmetto tipicamente anni ’80 con un Eddie Murphy poco incline a fare il buffone e più intento a distanziarsi dal ruolo d’attore comico per abbracciare un più mainstream e redditizio “blockbuster’s main hero”; decisione che gli costerà cara visto che questo segna forse anche l’inizio della fase discendente della macchina stampa soldi chiamata Eddie Murphy…

…d’altra parte come biasimarlo quando ti offrono così tanti dindini da rotolartici dentro mille e una notte assieme ad un esercito di prostitute vietnamite rivestite d’oro che neanche l’Islam ti offre come ricompensa?

Anche se è stato in parte stroncato dalla critica per delle evidenti lacune logico narrative, il film svolge bene il suo compitino e non annoia.
L’unica cosa che lascia l’amaro in bocca però è che lo stesso anno usciva quel capolavoro assoluto chiamato Big Trouble in Little China, ironia della sorte con due attori dalle fattezze asiatiche presenti sia qui che lì (James Hong – David Lo Pan e Victor Wong – Egg Shen); un bellissimo film per certi versi simile, per tematiche ed influenze orientali, che fu clamorosamente stracciato al botteghino da questa pellicola evidentemente modesta.

VOTO:
3 calzini

Il bambino d'oro (1986) voto

Titolo originale: The Golden Child
Regia: Michael Ritchie
Anno: 1986
Durata: 94 minuti

Ritorno al futuro – Parte II (1989)

Marty è appena tornato dal 1955, la famiglia è diventata ricca, gli hanno comprato la jeep 4×4 per andare a scopare in camporella e tutto sembra volgere al meglio… quando d’improvviso sbuca nel vialetto di casa Doc Brown alla guida della DeLorean, gli fracassa il secchio dell’immondizia e comincia a farneticare del futuro, dei suoi figli e dio solo sa cosa diavolo s’è pippato.

Questo strambo incipit è l’inizio di un’avventura che trasporterà Marty, Jennifer, Doc Emmett ed il fortunato spettatore che avrà la sagacia di sintonizzare le antenna verso questo piccolo capolavoro anni ’80 che avrò visto un milione di volte e che non mi stancherò mai di apprezzare, prima nel “futuristico” 2015 e poi nel nostalgico 1955 mettendo in scena quasi un unicum nel panorama cinematografico mondiale, ovvero rivisitare un precedente film secondo un’altra prospettiva, quella di un personaggio estraneo che osserva e interagisce (con estrema cautela) con quelle vicende e quei personaggi che abbiamo visto e rivisto, donando loro nuova vita.

Ritorno al futuro - Parte II (1989)
il mangia-polvere!

In quest’epoca zeppa di cazzi e cazzotti non si vedono più film così ed è un peccato, perché Back to the Future Parte II, con questa sua verve ironica e mai stupida, è il perfetto veicolo cinematografico per far sognare un mucchio di adolescenti senza friggere loro il cervello.

Per chi ha già visto questo secondo capitolo di quella che è la migliore trilogia sui viaggi temporali mai girata, c’è poco da aggiungere; per chi invece si appresta a vederlo per la prima volta, per via della propria giovinezza, per semplice noncuranza o perché si è risvegliato ora da un coma, mi sento in dovere di non spoilerare nulla di quello che è un bellissimo intreccio narrativo, molto carico di humour e di frenesia.

PS: chiaramente va visto solo ed esclusivamente dopo il primo capitolo.

VOTO:
5 mangiapolvere

Ritorno al futuro - Parte II (1989) voto

Titolo originale: Back to the Future Part II
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1989
Durata: 108 minuti

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (2018)

Maghi, draghi, incantesimi, spade di fuoco, genuflessioni, albini, bacchette, carrozze, mostri, bestie, serpi, eterocromie, castelli, specchi, lenzuoli, mare mare mare quanta voglia d’arrivare da te da te tette te.

Visto che non ho seguito la trama, tra un mezzo pisolino e un “me ne frego” da ventennio fascista, potrei andare a rileggere qualcosa su wikipedia o magari sbirciare un paio di opinioni su internet prima di scrivere questa recensione, e invece no: non me ne fotte una mazza di cosa parli questo filmerda, non me ne fotte una mazza di cosa ne pensa la gente e non me ne fotte una mazza di spiegarlo a chicchessia.

In compenso vi elencherò alcune cose che potreste fare invece di sorbirvi questa strunzata lunga più di 2 ore:

giocare a squash, lavare la macchina, preparare la cena, prendere parte a una banda funky, viaggiare in un paese straniero, diventare Presidente della Repubblica, parlare ad un membro del sesso opposto, lubrificare la macchina, preparare un wurstel fritto, cercare un tesoro sepolto, mungere una mucca, fare una gara di abbaiate con il cane del vicino, effettuare un’operazione al cervello, dipingere una linea gialla in mezzo alla strada, scrivere il vostro nome nella neve, insegnare pallacanestro acquatico alle vongole, cantare le canzoni di Lucio Dalla in banca, piantare alberi sul suolo pubblico, confondere la persona accanto, costruire un tavolo triangolare, trottare, balzellare e saltare, cavalcare un treno, organizzare il cassetto delle calze in ordine alfabetico, giocare a bowling con la mamma, addestrare gli insetti a fare scherzi, fare una trapunta, pubblicare una rivista sui trucioli delle matite, mangiare gelatina al limone con ananas, asfaltare un’autostrada, imparare a disegnare, iscriversi a fotografia, imparare a parlare greco antico, fotocopiare denaro, uscire a mangiare la pasta, cucire un vestito, lavare l’iguana, andare a pesca, dipingere la casa di uno sconosciuto di notte, iscriversi a windsurf, cambiare lo stile dei capelli, affilare i gessetti, dare da mangiare ad un tucano, godersi il sole, fare delle parole incrociate, comprare dei bei vestiti, andare alla spiaggia, giocare a cricket con vostro padre, innaffiare le piante, costruire una casa per le bambole, organizzare una cena con salmone e vino bianco.

VOTO:
2 vongole e mezza

Animali fantastici: I crimini di Grindelwald (2018) voto

Titolo originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Regia: David Yates
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

TOP 3 – I ragazzi della 3ª C: 2° stagione (1988)

Inauguro, con questa seconda stagione dell’esperimento di controllo mentale targato Fininvest, la TOP 3 di un Film una Recensione; una sezione nella quale elenco brevemente i 3 migliori o peggiori episodi tv… o qualsiasi altra stramba cosa mi venga in mente per fottervi il cervello.

Episodio 6 – Corso di sopravvivenza

Siccome le ragazze della 3ª C si fanno venire i conati di godimento vaginale guardando i bei fusti delle riviste per sole donne, i compagni di classe decidono di partecipare ad un corso di sopravvivenza stile campo di concentramento nazista nel quale ci sarà ovviamente anche il prigioniero ossobuco che tenterà con ogni mezzo di farsi inculare dal rosso proletario, e quindi comunista, Bruno Sacchi.
Alla fine, grazie all’aiuto di un gruppo di giovani scout capitanati da Elias e Tisini in versione pornostar, i nostri liceali faranno una fuga per la vittoria.

La frase:

Ci penso io ad aggiustarti, mio ricciolone cicciolone.

Episodio 10 – Scuola guida

Bruno si stufa di svegliarsi all’alba per prendere il treno in tempo per l’entrata a scuola e si fa convincere dai superficiali compagni di classe a prendere la patente per venire in macchina, proprio come il più perfetto delle teste di cazzo.
Passato però l’esame per il rotto della cuffia, si ritroverà con una vecchissima Fiat 500 che nel 1988, a differenza dei contemporanei tempi hipster, è considerata una vecchia macchina di merda.
Dopo aver capito l’insensatezza di spostare un ammasso di ferro per traslare la propria posizione nello spazio, il giovani Sacchi inforcherà infine una bici con l’idea di perdere 20 chili, fallendo miseramente.

La frase:

Ci faremo quattro risate quando le loro auto ci porteranno al disastro ecologico, mentre noi con le nostre biciclette sfideremo il vento, il sole, la fatica, i gas, il traffico, i pericoli, la morte.

Episodio 11 – Gli esami di maturità

Dopo aver frequentato per due volte l’ultimo anno di liceo per pure ragioni d’auditel, i ragazzi della 3ª C affrontano il temutissimo esame di maturità; quella tragica e spaventosa soglia da superare per passare d’un sol colpo dalla fase anale a quella adulta.
Verranno tutti clamorosamente promossi tranne Tisini, l’unica che se lo meritava; probabilmente per sottolineare quanto in una società votata al consumismo e all’arroganza individualista non sia tanto importante essere, ma apparire.

La frase:

E’ quasi come il David di culatello.
Eh eh, culatello mi esalta. La parola culatello mi esalta!

Titolo: I ragazzi della terza C
Regia: Claudio Risi
Stagione: seconda
Anno
: 1988

Durata: 11 episodi da 45 minuti

Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d’America (2018)

Il pomeriggio del 28 agosto 2003, il 46enne Brian Douglas Wells entrò nella PNC Bank di Erie, Pennsylvania, chiedendo 250mila dollari in contanti.
In mano stringeva una pistola camuffata da bastone e al collo aveva attaccato uno strano congegno metallico.

Uscito dalla banca con 8.702 dollari e fermato dalla polizia dopo neanche 5 minuti di fuga, il signor Wells si arrese immediatamente dichiarando che la rapina gli era stata imposta con la forza dagli stessi criminali che gli avevano attaccato al collo una bomba fatta in casa che sarebbe esplosa se non avesse seguito minuziosamente le istruzioni ricevute.

Purtroppo per Brian, di professione fattorino di pizze che nella mano stringeva un fucile/bastone, la vita finiva quel giorno e non ci sarebbe stato ritorno… perché dopo neanche un’oretta dall’innesco, e meno di mezz’ora dopo la rapina, la bomba esplose aprendogli un buon buco un petto e portandolo alla morte nel giro di pochi minuti.

Ora, passata la confusione dettata dall’assurdità dell’intera vicenda, restava da capire cosa diavolo fosse successo prima che Brian Wells diventasse suo malgrado un rapinatore di banche, chi lo avesse costretto a compiere quel gesto estremo, chi gli avesse bloccato con una tenaglia al collo la bomba che lo ha mandato all’altro mondo, insomma: chi diavolo avesse architettato una delle più folli e diaboliche rapine mai realizzate.

Evil Genius: la vera storia della rapina più diabolica d'America (2018)

Avete presente quei filmati molto gustosi dove si vede la gente morire?

Sì, quelli che vai a cercare digitando cose tipo “live death”, “snuff films” o “le migliori encicliche di papa francesco” su Google sperando che esca fuori qualche risultato sostanzioso e invece 9 volte su 10 è un sito porno che chiudi subito perché non t’interessa mischiare sesso e morte.
Non t’interessa prima delle 10 di sera intendo.

Ecco, il filmato “pizza bomber” è uno di quelli che ricorrono più spesso in queste strambe ricerche post-rotten.com e oggi, grazie a questo esaustivo e coraggioso documentario, possiamo finalmente soddisfare la curiosità che ci è salita più volte nel voler conoscere i retroscena di questo mistero che abbiamo sempre osservato completamente decontestualizzato.

Seguendo l’intrigante narrazione che si distende placida lungo le quasi 4 ore di documentario e soprattutto esplorando una delle vicende più bizzarre mai verificatesi su suolo americano mano nella mano con una pazza sciroccata bipolare chiamata Marjorie Diehl-Armstrong, principale indiziata come diabolica ideatrice del diabolico piano in questione, è una bella esperienza che consiglio a chiunque abbia un diabolico debole per le diaboliche encicliche di Papa Francesco.

VOTO:
3 encicliche e mezza

Evil Genius- la vera storia della rapina più diabolica d'America (2018) voto

Titolo originale: Evil Genius: The True Story of America’s Most Diabolical Bank Heist
Regia: Barbara Schroeder, Trey Borzillieri
Anno: 2018
Durata: 4 episodi da 50 minuti

Black Mirror: Bandersnatch (2018)

Nel lontano 1984, il 19enne Stefan Butler sta programmando Bandersnatch, un’avventura grafica a finali multipli basata sull’omonimo librone scritto dal leggendario Jerome F. Davies, uno che divenne matto durante la stesura del mattone in questione e fece a pezzi la moglie credendo fosse coinvolta in un elaborato piano per togliergli il libero arbitrio.

Contattata la Tuckersoft, una software house in forte espansione che può vantare nella sua scuderia Colin Ritman, uno dei migliori giovani game designer sul mercato, il nostro Butler ha pochi mesi per finire il codice e rendere possibile l’uscita del videogioco nella finestra vendite natalizia.
Ma messo sotto pressione dalla scadenza, dalla complessità del progetto e dalla continua sensazione che ogni sua decisione sia influenzata da un’ignota forza esterna, il giovane programmatore s’infilerà sempre più nel buco del bianconiglio rivelando uno spaventoso mondo composto di realtà parallele che s’intrecciano e dividono in un fiume di percorsi di vita.

Black Mirror: Bandersnatch (2018)

Fantastico esperimento di film interattivo per Netflix e capolavoro assoluto di scrittura (meta)cinematografica che farebbe invidia al migliore David Lynch o al più strafatto Philip Dick.

Parliamo della parte più interessante e cioè il funzionamento: lo spettatore viene presentato ogni tanto con una scelta cliccabile tra due opzioni per far sì che la storia prosegua verso questa o quell’altra strada, ricalcando quindi la natura stessa del gioco che il protagonista sta scrivendo, ed elevando immediatamente l’opera a un livello superiore sfondando con un calcio il genere meta-cinematografico (cioè il cinema che parla di se stesso) e con una spallata la metafisica dichiarando apertamente che non esiste una realtà, né tantomeno una realtà perfetta, ma solo una serie di tracciati binari che, permettendone la ripercorribilità, relativizzano il concetto stesso di esistenza e, ribaltando il sillogismo ontologico cartesiano sull’esistenza di Dio, l’imperfezione della realtà data la non esistenza della stessa.

Qui si dichiara guerra aperta all’illusione del libero arbitrio, sia per Stefan che vive teleguidato dalle decisioni di chi lo guarda e sia per le decisioni di chi lo guarda che risultano essere spesso e volentieri una falsa scelta volta unicamente a dare l’impressione che lo spettatore sia al comando (come spiega Stefan stesso a proposito del suo videogioco in uno dei finali possibili); quello che conta invece è il contributo relativo del singolo segmento al traguardo finale che si raggiunge… e però anche il traguardo finale può essere ricusato saltando a piè pari ad un bivio precedente e ricominciando con un’altra prospettiva.

I finali sono molteplici e riesce anche difficile definirne un numero con precisione perché diversi percorsi conducono alla stessa fine come pure stessi percorsi risultano in fini differenti per via di una piccola scelta presa molto prima lungo la storia e solo apparentemente slegata dal tutto.
Quello che è certo è che il finale migliore per il protagonista coincide con il peggiore per il videogioco, e viceversa, lasciando quindi sempre l’amaro in bocca per l’impossibilità di raggiungere una completezza catartica.

È importante far presente che Bandersnatch può essere visto solo se si usufruisce della piattaforma Netflix perché le scelte che lo spettatore deve fare sono controllate da un codice che la stessa compagnia fa girare alle spalle del file video; quindi niente torrent, né ora e né mai.
E se come me non avete un abbonamento, perché viva i pirati dei sette mari, potete usufruire del primo mese gratuito… ricordatevi solo di cancellare l’iscrizione prima che comincino a scalarvi 9 fottuti euri al mese.

VOTO:
5 pirati

Black Mirror: Bandersnatch (2018) voto

Titolo turco: Kara Ayna: Bandersnatch
Regia: David Slade
Anno: 2018
Durata: dai 40 minuti alle 6 ore