Final Destination (2000)

Una scolaresca di liceali americani sta partendo per il classico viaggio “culturale” a Parigi e tutti non vedono l’ora di fare il celeberrimo “pan de dumon”, ovvero ficcarsi una baguette naturelle in culo sotto la torre Eiffel mentre si canta la marsigliese al contrario invocando l’avvento dell’Anticristo in Vaticano.

E però Alex Browning, uno dei suddetti liceali pronti ad immolare il deretano in nome di Satana, ha la spaventosa premonizione che il loro aereo finirà in una palla di fuoco mentre tutti i passeggeri moriranno invocando gesù, la madonna e tutti gli angeli in colonna e comincia quindi a dare di matto invitando tutti a scendere, se hanno cara la pelle.
Per il casino che si viene ovviamente a creare e la successiva scazzottata tra Alex e un suo compagno, 6 studenti (tra cui chiaramente il nostro protagonista) e una professoressa vengono banditi dal volo per ragioni di sicurezza ed assisteranno dalle vetrate dell’aeroporto all’esplosione in cielo del velivolo.

I 7 sopravvissuti non sono però scampati alla morte; l’hanno solo fregata per un turno e questa verrà presto a chiedere pegno nelle maniere più atroci.

Final Destination (2000)
Tod Waggner (1982-2000)

Esordio alla regia per James Wong (da non confondere col James Wan di Saw, The Conjuring and Insidious) ed importante punto di passaggio per gli horror rivolti ad un pubblico adolescenziale, da quelli sarcastici e auto ironici tipo Scream a quelli celebrativi della morte alla Hostel.

Qui infatti ci vengono proposti in maniera netta e limpida vari modi di morire (male) che vanno bel al di là del classico coltello in pancia e questa lugubre fantasia si è giocoforza dichiarata sempre più protagonista della serie mano a mano che i vari capitoli si sono succeduti negli anni, con gli sceneggiatori che hanno cercato ogni volta di calcare sempre di più la mano mettendo in scena le morti più strambe possibili.

Essendo il primo capitolo di una serie non preventivata (e voluta),  non ci troviamo ancora tra le mani niente di sconvolgente e anzi, le morti appaiono plausibili e addirittura funzionali alla storia visto che, dopo l’incidente aereo, molto ruota in gran parte sul sospetto che Alex sia in qualche modo l’artefice dei delitti commessi essendo lui sempre al corrente o addirittura presente ai variopinti ammazzamenti.

Il film non è niente di eccezionale, ma fila liscio, i protagonisti 30enni che si fingono 16enni non risultano totalmente sgradevoli e l’atmosfera di tensione regge per una buona parte della durata per andare poi a scemare verso una roboante risoluzione che non mi ha mai convinto e un (divertente) finale quasi posticcio che serve più a far saltare sulla sedia i ragazzi piuttosto che rafforzare il messaggio di totale ineluttabilità della “dolce Signora”.

VOTO:
3 coltelli e mezzo

Final Destination (2000) voto

Titolo originale: Final Destination
Regia: James Wong
Anno: 2000
Durata: 98 minuti

Sbatti il mostro in prima pagina (1972)

E’ il 1972 e manca poco alle elezioni nazionali.

La sinistra cresce, cresce a dismisura e i conservatori hanno paura; gli scontri tra sinistra, specialmente extra parlamentare, e lo Stato si fanno sempre più forti e in tutto questo casino una ragazza ancora minorenne viene trovata cadavere a Milano; secondo le ricostruzioni è stata violentata e uccisa.

Chiaramente i giornali vanno a nozze con la cronaca nera (specialmente quando sesso e morte si mischiano in un turbine melmoso che viaggia dritto al cuore dei lettori) e Giancarlo Bizanti, redattore capo de “Il Giornale” (da non confondere con l’omonima testata fondata due anni dopo l’uscita di questo film dal pedofilo fascista Indro Montanelli), decide di condurre per mano la vicenda servendo all’affamata e rancorosa opinione pubblica un mostro, un giovane comunista capellone incastrato dalla dubbia testimonianza della sua disturbata amante, gelosa fracica dei compagni di partito che lo avrebbero allontanato da lei.

Chiaramente le cose stanno diversamente e la verità è molto più semplice.

Sbatti il mostro in prima pagina (1972)
Indovina chi: ha la barba? è fascista?

Buono l’intento di evidenziare il losco legame tra politica e giornali che vengono usati troppo spesso per virare l’opinione pubblica verso questa o quell’altra sponda a seconda di come soffia il vento del potere, a tal proposito interessantissima la conversazione finale tra Bizanti e il padrone del quotidiano che sottolinea l’importanza del prossimo risultato elettorale per decidere le future mosse editoriali.

Purtroppo però il film, in parte ispirato al vero caso dell’omicidio di Milena Sutter da parte del “biondino della spider rossa”, risulta abbastanza confusionario, lascia molto a desiderare nell’intreccio investigativo (che risulta poco appassionante) e viene facilmente dimenticato poco dopo la visione.

Non tutti sanno che:
un giovane e capellone Ignazio La Russa compare in apertura mentre arringa la folla del movimento politico anti-comunista “Maggioranza silenziosa”.

VOTO:
2 Montanelli e mezzo

Sbatti il mostro in prima pagina (1972) voto

Titolo originale
Regia: Marco Bellocchio
Anno: 1972
Durata: 86 minuti

Cimitero vivente (1989)

Louis Creed fa il dottore coi soldini e la casetta bella a due piani e sta bene con la famiglia moglie figlia e figlioletto e il gatto pure sta bene.

Tutti stanno bene ma vivono a 10 metri da una strada che ci passano camion e tir a velocità mortacci loro notte e giorno giorno e notte che uno dice Verrà il giorno che succede il fattaccio.
Infatti succede il fatto che prima mettono sotto il gatto e però il vicino di casa gli suggerisce Perché non lo seppelliamo la cimitero degli animali domestici anzi no al cimitero dietro, quello degli indiani che poi torna in vita però attenzione che la magia e il mistero e insomma ci siamo capiti?

Che il gatto poi torna in vita ma puzza come Marco Pannella e soffia e graffia quindi attenzione.

Poi muore il figlioletto messo a terra da un tir che lo stende bim bim come un birillo al bowling e al funerale Louis ci prende anche un cazzotto dal suocero.
Idea: seppelliamo il bambino al cimitero indiano magari torna in vita.

Lui torna in vita ma la magia e il mistero e il male che c’è lì fanno un casino che il bambino è una belva di Satana e allora Louis lo fa secco con una siringa nel collo.
E poi cerca di portare in vita anche la moglie che mi ero scordato di dire che era morta anche lei perché il bambino l’aveva impiccata.

Alla moglie manca una scarpa.

Com’è il film?

Basta dire che la mia recensione è scritta meglio.

VOTO:
2 scarpe

Cimitero vivente (1989) voto

Titolo originale: Pet Sematary
Regia: Mary Lambert
Anno: 1989
Durata: 103 minuti

I padroni del mondo (2009)

C’è vita nell’universo?

La risposta è ovviamente sì: siamo noi e tutte le altre specie viventi che abitano il pianeta Terra.

C’è vita nell’universo al di fuori del nostro pianeta?
Non lo so e probabilmente non si saprà mai se si vuole seguire ragionamenti logico-filosofici tipo il paradosso di Fermi secondo il quale, siccome ci sono infiniti mondi nell’universo e questi infiniti mondi hanno un’infinita possibilità di avere le condizione adatte allo sviluppo della vita, il fatto che non abbiamo ancora incontrato nessuna forma di vita aliena vuol dire che o non esistono o siamo gli ultimi sopravvissuti di queste infinite forme di vita o queste sono impossibilitate a raggiungerci per questioni fisiche tipo l’insuperabilità della velocità della luce.

Ma tutto questo a Massimo Mazzucco, documentarista low budget e creatore di parecchie opere “cospirazioniste”, frega cazzi; lui va dritto per la sua strada e propone un potpourri di immagini traballanti e interviste che io non ho né la voglia né il tempo di andare a verificare perché alla fine dei giochi quello che conta con questo tipo di film è crederci giusto il tempo della loro durata.

Perché io mi diverto molto a guardare questo tipo di ricostruzioni con le musiche misteriose e le foto sgranate, sia per l’aspetto puramente ludico che per gli spiragli di verità che possono celare dietro l’angolo tipo il fatto che la segretezza dei vertici militari riguardo attività volanti sospette è cosa conclamata.

Che queste siano poi probabilmente il frutto di esperimenti bellici terrestri tenuti nascosti per ragioni di semplice spionaggio, frega cazzi a me.

VOTO:
2 angoli e mezzo

I padroni del mondo (2009) voto

Titolo inglese: The Lords of the World
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2009
Durata: 84 minuti

Il cannibale metropolitano (1992)

Il ragioniere Graham Krakowski vive una vita da mediano americano ed è felice così: la sue più grandi preoccupazioni sono trovare una villetta con giardino che non costi più di 80mila dollari, farsi promuovere per pagare la villetta che non costi più di 80mila dollari e ciularsi la smorfiosa fidanzata a distanza dentro la villetta che non costi più di 80mila dollari.

Purtroppo però, appena preso possesso della benedetta villetta sotto gli 80mila dollari, un immondo vagabondo (da cui il titolo inglese) comincia a ronzargli attorno facendolo uscire di senno e conseguentemente facendogli perdere uno ad uno tutti i capisaldi della vita di un mediano americano.

Un crescendo di misteri, rumori, messaggi minatori, roba fuori posto, merda e omicidi conducono Krakowski sull’orlo del baratro convincendolo che solo una spinta di reni mussoliniane possa portarlo di nuovo a galla.

Il cannibale metropolitano (1992)

Prodotto dalla Brooksfilm di Mel Brooks (con lo stesso regista di The Fly 2, anch’esso prodotto da Brooks), The Vagrant vive in quel triste limbo dei film che non funzionano perché troppo strani e originali per accontentare il pubblico mediano americano che poi è al centro della stramba satira di questa pellicola antiperbenista.

La storia di un cittadino mediocre che, grazie a questa sua sottomissione volontaria, vorrebbe passare dal via per incassare il suo premio di una vita senza troppe preoccupazioni è messa in scena con un’indubbia dose di umorismo dissacrante e situazioni al limite del decente; purtroppo però vedere la madre di questo miserabile impiegato stirare zampe all’aria mentre un poliziotto la prende a pugni sullo sterno per rianimarla oppure assistere ad una vogliosa cicciona vestita di rosa che insiste nel ciucciargli il cazzo dopo avergli portato una torta decorata in stile hawaiano sono elementi che non bastano a rendere una storia coesa e fruibile secondo i classici canoni narrativi occidentali e il film purtroppo si perde continuamente alla fine di ogni assurda scena senza assurgere al titolo di vera perla comica come forse avrebbe voluto.

Un peccato, perché di materiale ce n’era.

VOTO:
3 torte e mezza

Il cannibale metropolitano (1992) voto

Titolo inglese: The Vagrant
Regia: Chris Walas
Anno: 1992
Durata: 91 minuti

Scream (1996)

La provincia americana, quella delle cittadine modello con la fontana e il giardinetto e le casette signorili a due piani fatte di legno e conformismo, è lo scenario entro cui si dipana la storia di un serial killer vestito di un drappo nero e una buffa maschera bianca da 5$ che si diverte ad ammazzare brutalmente giovani liceali bianchi così da spaventare il tipico pubblico WASP che (s)popolava i multiplex durante gli anni ’90.

In questo turbine di sangue e mistero, la polizia brancola miagola nel buio mentre gli indizi cominciano stranamente a puntare verso Neill Prescott, vedovo della defunta Maureen (la quale è stata stuprata e uccisa esattamente un anno prima) e padre di Sidney (una delle possibili future vittime del serial killer con la maschera buffa da 5$).

Tra qualche genuina risata e molto sangue finto si giungerà ad un’emozionante risoluzione  finale.

Scream (1996)

Celeberrimo film dell’orrore anni ’90 che ha contribuito notevolmente al revamp di un genere che era da qualche tempo chiuso nel cassetto dei produttori hollywoodiani e grazie al quale, dopo il successo clamoroso di questa pellicola a basso costo, si è deciso di dare il via libera ad una lunga sequela di cazzatelle (tipo So cosa hai fatto l’estate scorsa) con le quali sono stato costretto a convivere durante i difficili anni liceali.

Nonostante non sia un capolavoro (e non ambisca ad esserlo), Scary Movie, come era titolato fino a pochi mesi prima della distribuzione, è entrato di prepotenza nell’immaginario horror mondiale col suo mix riuscito di ironia e spaventi e a tutt’oggi funziona molto bene per un pubblico che vi si approcci senza spoilers e pregiudizi di sorta.

Lo sceneggiatore Kevin Williamson, che poi è lo stesso che ha creato Dawson’s Creek, non fa segreto della sua grande passione per il genere horror infilando un po’ ovunque citazioni e vere e proprie discussioni sui capisaldi del filone slasher come Halloween e Friday the 13th e questo suo approccio meta-cinematografico piazza Scream molti gradini sopra ad altri validi film con gli adolescenti denudati e squartati.

VOTO:
4 adolescenti desnudi

Scream (1996) voto

Titolo esteso pietoso: Scream – chi urla muore
Regia: Wes Craven
Anno: 1996
Durata: 111 minuti

Schegge di paura (1996)

Un arcivescovo porcellone viene brutalmente assassinato e un chierichetto (o “ministrante” per i più edotti) diciannovenne completamente coperto del suo sangue viene bloccato mentre cerca di fuggire a gambe levate.

Sarà compito di Richard Gere, qui nei panni di un rude avvocato da rotocalco, convincere la giuria dell’innocenza del suo assistito nonostante tutte le prove convergano verso un chiaro verdetto di colpevolezza.

Schegge di paura (1996)
dio camaia de dio

Classico film giudiziario con colpi di scena leggermente telefonati e gente che parla con dialoghi un po’ datati che però, ciononostante, rimane ampiamente godibile anche e soprattutto per le buone recitazioni tra cui spicca chiaramente un Edward Norton, qui al suo esordio cinematografico, nei panni del chierichetto più frignone della storia.

Non un film per tutti, specialmente i più giovani; lo consiglio a tua madre.

VOTO:
3 ministranti e mezzo

Schegge di paura (1996) voto

Titolo originale: Primal Fear
Regia: Gregory Hoblit
Anno: 1996
Durata: 129 minuti

La vendetta di Halloween (2007)

La notte di Halloween si è molto trasformata nel corso dei decenni: da festa per omaggiare i morti ed esorcizzare la morte è pian piano diventata un fenomeno consumistico nel quale è finito per gravitare un po’ di tutto, dal gore al sexy passando per il freak.

In questo breve film episodico, oltre ai temi sovraccitati, s’intrecciano 5 storie dell’orrore che prendono vita (si fa per dire) proprio durante la notte di Halloween: una giovane coppia di disillusi con lui che ama scopare e lei che non ama nulla tornano a casa dopo la parata cittadina, un padre di famiglia con qualche segreto di troppo incontra un giovane obeso con la passione dei dolciumi, un gruppo di ragazze alla ricerca di carne fresca fanno festa attorno ad un falò, 4 ragazzini in vena di tetre esplorazioni esplorano un vecchio bus precipitato in fondo a una cava e un bisbetico anziano deve fare i salati conti con i fantasmi del passato.

La vendetta di Halloween (2007)

Prima di scrivere e dirigere quel piccolo cult natalizio che è Krampus, il signor Dougherty aveva già tentato di fare lo stesso con la festa più americana che ci sia (ovvero Halloween) e, dando retta a pubblico e critica dei mini-festival, sembrava che la cosa gli fosse riuscita.

Ed è proprio per questo hype che si è venuto a creare attorno a questa pellicola low budget che io mi sono deciso ad una sua attenta visione e posso tranquillamente deliberare con ragionata sicurezza che Trick ‘r Treat, nonostante sia girato e scritto competentemente ed affondi felicemente il pedale del truculento in più di un’occasione, alla fine non è niente di che.

Voi guardatelo, non guardatelo… me ne frega cazzi.

VOTO:
3 falò

La vendetta di Halloween (2007) voto

Titolo originale: Trick ‘r Treat
Regia: Michael Dougherty
Anno: 2007
Durata: 82 minuti

American Moon (2017)

Il 20 luglio 1969 la missione americana Apollo 11 sbarcava sulla Luna permettendo ad un essere umano (Neil Armstrong) di mettere piede, per la prima volta nella storia, su un corpo celeste che non fosse la Terra.
Successivamente, tra il 1969 e il 1972, altre 5 missioni Apollo sono andate e tornate dal nostro satellite artificiale facendo salire a 12 il numero di uomini che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia, oltre che sulla Luna.

Ma le cose stanno veramente così?

Secondo Massimo Mazzucco non è tutto oro quello che luccica: sarebbero infatti numerosi gli indizi che puntano in un’altra inquietante direzione, ovvero che la NASA e il governo americano si siano inventati questi allunaggi a puro scopo propagandistico anti-sovietico vista l’impossibilità di portare realmente un uomo sulla Luna con i mezzi dell’epoca.

American Moon (2017)

Lungo ed esaustivo documentario “complottista” che, dopo una breve infarinatura storica per mettere in chiaro le motivazioni politiche delle missioni lunari, va a passare al vaglio tutte le principali stranezze e incongruenze che hanno fatto gridare alla messa in scena più d’una persona lungo il corso degli ultimi  50 anni.

Se da un lato non posso dirmi pienamente convinto sia della realizzazione tecnica un po’ datata e sia dei tentativi di smontaggio della tesi ufficiale secondo la quale abbiamo mandato degli esseri umani sulla Luna con dei computer poco più potenti di una calcolatrice Casio, dall’altra non posso non ammettere la fascinazione per alcuni misteri che aleggiano attorno a quella che è forse la tesi complottista più famosa del mondo.

Sono tantissimi gli argomenti trattati (tipo i problemi tecnici generali per mandare un equipaggio sulla Luna e farlo tornare indietro, l’atmosfera da set cinematografico, lo specchio riflettente, le fasce di Van Halen, la polvere lunare, i campioni di roccia, il modulo lunare LM, la documentazione originale del LM scomparsa, le registrazioni e le rilevazioni dell’Apollo 11 andate perdute, la Rover TV, le impronte degli scarponi, i cavi, la bandiera, i raggi cosmici sulle pellicole fotografiche, gli apparenti punti luce artificiali, le ombre non parallele e sfumate), e tutti sono trattati con molta logica ed onestà intellettuale, spesso e volentieri tenendo conto delle tesi dei cosiddetti debunkers, ovvero quelli che le teorie complottiste si divertono a smontarle confermando la versione ufficiale.

Ora, io non lo so quanto Mazzucco abbia ragione e se sorvoli sugli argomenti a sfavore della sua tesi alternativa, ma posso dire con buona certezza (visto che è un argomento che conosco molto bene per averlo studiato ed averci lavorato) che tutta la parte relativa alle incongruenze fotografiche è obiettivamente sconcertante e presenta moltissimi dubbi sulla veridicità di alcune delle foto presumibilmente scattate sulla Luna.

Insomma, dopo 3 ore e mezza di bombardamento verbale complottista rimango ancora abbastanza convinto che ci siamo andati sulla Luna, ma lascio la porta aperta perché le persone come Massimo Mazzucco usano molto umilmente una delle cose a me più care: la logica.

VOTO:
3 LM e mezzo

American Moon (2017) voto

Titolo originale: American Moon
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2017
Durata: 200 minuti

L’altra Dallas – Chi ha ucciso RFK? (2007)

Robert Francis Kennedy è uno degli 8 fratelli di John Fitzgerald Kennedy, quel presidente americano a cui il 22 novembre 1963 fecero platealmente scuppiare la capocchia mentre sfilava in parata a Dallas; un omicidio molto famoso che ha generato infinite teorie complottiste di persone per nulla convinte che fosse stato un pazzo solitario a centrare il giovane presidente con un vecchio fucile.

E simile fine fece suo fratello Robert visto che il 6 giugno 1968 un immigrato giordano, il quale a tutt’oggi nega di ricordare cosa abbia fatto quel giorno, gli sparò in testa con una pistola mentre il senatore passava per le cucine dell’hotel Ambassador di Los Angeles.
Però, a differenza del più famoso fratello, Bobby non ha ricevuto la stessa attenzione dei complottisti mondiali perché la dinamica dell’omicidio fu molto diretta e poco interpretabile: colpo in testa da 1 metro di distanza con numerosi testimoni presenti.
Ciononostante Massimo Mazzucco, “famoso” documentarista italiano che ha vissuto molti anni in USA lavorando come sceneggiatore per Dino De Laurentiis e che poi ha deciso di rivolgere la sua attenzione al mondo dell’informazione alternativa, ha voluto esplorare meglio la vicenda producendo un’oretta di materiale molto interessante.

Ora, io non ho alcuna idea se quello che Massimo dice corrisponda a verità, ma devo ammettere che il film è accattivante e ne consiglio quindi la visione (gratuita, sul web).

VOTO:
3 web e mezzo

L'altra Dallas - Chi ha ucciso RFK? (2007) voto

Titolo originale: The Second Dallas – Who Killed RFK?
Regia: Massimo Mazzucco
Anno: 2007
Durata: 52 minuti

Perfect Blue (1997)

Il Giappone del 1997 è una terra apparentemente colma di pietosi maschi infantili che salivano copiosamente per ragazzine perinealmente imberbi che parlano e si atteggiano da minorenni cerca guai mentre sfoggiano dei seni degni di Moira Orfei.

3 di queste giovani incarnazioni di una società profondamente patriarcale e piramidale con un chiaro problema di apertura sessuale formano un gruppetto musicale j-pop chiamato CHAM! e riscuotono un successo compreso tra il 3 e il 5, su una scala da 1 a 10.
Sarà perché l’era dei gruppetti pop costruiti a tavolino è un po’ in declino, sarà perché dio le vuole punire per il fatto d’essere femmine, le CHAM! rischiano l’estinzione e quindi, prima che la nave affondi, una delle componenti si allontana con l’ultima scialuppa per seguire le orme di chiunque abbia frequentato “Il Grande Fratello”, diventare un’attrice.

Mima Kirigoe, questo il nome della giovane traditrice, entra nel cast di una serie tv investigativa dal contenuto un po’ violento e un po’ zozzone che, grazie a delle scene sempre più spinte, dovrebbe farla trasformare da ragazzina perinealmente imberbe a donna perinealmente imberbe.
Purtroppo questa sua metamorfosi a luci rosse non viene presa molto bene da qualcuno che prima apre una pagina web dove, fingendosi lei, descrive minuziosamente la giornata di Mima lamentandosi delle pressioni che riceve da chi la circonda, poi le manda delle simpatiche lettere esplosive ed infine comincia a fare fuori in maniera parecchio sanguinolenta quelli che coadiuvano l’aspirante attrice nella sua trasformazione dal gusto retro amaro.

Questo turbine di eventi, emozioni e spaventi faranno precipitare la povera Mima dentro un turbine di follia incontrollabile che non le farà più distinguere la realtà dalla fantasia mentre il pubblico comincerà a domandarsi se si è ricordato di cancellare la cronologia del browser web.

Perfect Blue (1997)
search: naked girl +blood -dress

Esordio alla regia per un autore nipponico che conoscevo solo di sfuggita, del quale non avevo ancora visto nulla e che, dopo questa fulminante visione, posso promuovere a pieni voti.

L’animazione è a livelli molto alti e lascia anche un po’ di nostalgia nel cuore per quel sapore analogico pre-computer di sfondi dipinti a mano che si va un po’ perdendo in questi tempi di dominazione digitale.
L’onirica storia, anche se molto intrigante ed adatta ad un pubblico esclusivamente maturo, lascia un filino giù per via della cultura giapponese che a me sta un po’ sui coglioni per come suddivide le persone in categorie fisse e fortemente gerarchizzate.
D’altra parte però questo è un difetto che non è imputabile ai realizzatori, ma che al più rafforza la narrazione di una realtà artefatta e falsa come Daniela Santanchè.

Consigliatissimo.

VOTO:
4 Daniela Santanchè e mezza

Perfect Blue (1997) voto

Titolo originale: パーフェクトブル – Pâfekuto burû
Regia: Satoshi Kon
Anno: 1997
Durata: 81 minuti

Psyco (1960)

Marion Crane fa la segretaria di uno studio immobiliare di Phoenix e la sua vita non sembra riservarle grandi sorprese: una chiacchiera con la collega d’ufficio, qualche lurida avance dai facoltosi clienti dello studio e delle puntuali scopatine veloci durante la pausa pranzo con il fidanzato divorziato il quale ha una delle cose più belle della storia, una ferramenta.

Tutto bene insomma, se non fosse che la sua vita è una merda visto che è l’equivalente della servitù della gleba rapportata al 1959 e allora Marion dice <sai che c’è? fanculo tutti, mi frego 40 mila cucuzze dello studio e scappo via>.

Durante il tragitto nel deserto che dovrebbe condurla non si sa bene dove, Marion si ferma nel Bates Motel, un alberghetto fatiscente un po’ in rovina dopo che l’autostrada è stata spostata più lontano, e fa la conoscenza di Norman Bates, il mite e misterioso proprietario del motel più famoso della storia del cinema , il quale la invita per una cena a base di sandwich e latte.

Chi vivrà, vedrà.

Psyco (1960)

Fiumi d’inchiostro, di roba e di spade sono stati versati per questo film e cercherò quindi di non dilungarmi troppo sugli aspetti già dibattuti in abbondanza da gente più brava ed esperta di me.

Considerato da molti come il film più emozionante di Hitchcock, Psycho è sicuramente il più venduto, con un incasso di ben 50 milioni di dollari a fronte d’un investimento di poco meno d’uno.
L’incredibile successo che ha traghettato indenne questa pellicola a basso costo, girata in bianco e nero più per risparmiare che per evocare gotiche atmosfere, attraverso 5 decenni lo si deve un po’ alla storia che mista bene temi molto cari al pubblico medio casa e chiesa quali furto, morte, incesto, masturbazione e schizofrenia e  po’ alle puppe missilistiche della protagonista.

Le interpretazioni sono molto buone e risultano essere un po’ un punto di passaggio tra una recitazione classica da parte degli attori più stagionati ed una molto più sottile e naturale (nonostante l’evidente teatralità del tutto) da parte di quelli più giovini, tra i quali ovviamente spicca Anthony Perkins, spilungone allampanato che nella vita poteva fare solo due cose: il candelabro o Norman Bates.

Un film bello insomma, un film che va visto un po’ da tutti e che quindi non voglio rovinare lasciando più indizi di quanti non ne abbia già lasciati.
La cosa invece che risulta più interessante da dire è che la vedova del suddetto Anthony Perkins, un uomo che fino a 39 anni ebbe solo relazioni sessuali con uomini, è morta quando il suo aereo si è andato a schiantare sulla torre nord del World Trade Center l’undici settembre 2001.

Com’è piccolo il mondo.

VOTO:
4 Mohamed Atta

Psyco (1960) voto

Titolo originale: Psycho
Regia: Alfred Hitchcock
Anno: 1960
Durata: 109 minuti