Café Funiculi Funicula (2018)

La famiglia Tokita gestisce un caffè con una sedia molto particolare: a chiunque, accomodandovisi, le venga servita una tazza di brodaglia sporca chiamata caffè dagli orribili proprietari del locale viene concesso un viaggio temporale e poter così incontrare una persona a cui magari non ha potuto dire o chiedere una cosa di cui poi si è pentito per il resto della sua vita.

Le regole di questa magia sono poche, ma ferree: la persona da incontrare deve aver frequentato il locale, perché il viaggio avviene all’interno di quelle 4 mura; qualunque cosa si faccia non cambierà gli eventi futuri; il viaggio durerà solo il tempo che la brodaglia si raffreddi e, se non la si beve prima che ciò accada, si rimarrà intrappolati per sempre in una realtà parallela sotto forma di fantasmi (che però pisciano).

Café Funiculi Funicula (2018)

Romantico dramma giapponese tutto giocato sui colori pastello e sulle emozioni pastose tanto cari alle donne non sposate.

Ci si trova davanti ad un’opera ben servita, indubbiamente intrattenente e che strappa più di un sorriso lungo la passeggiata narrativa, ma non è un capolavoro.

Se siete alla ricerca di un cerchiobottismo popolare che non fa male ad una mosca nel suo essere comunque un buon prodotto, avete fatto centro; altrimenti prendete un bel mestolo di legno, spezzatelo a metà e trafiggetevi il cuore per provare emozioni mai viste prima.

VOTO:
3 mestoli

Café Funiculi Funicula (2018) voto

Titolo originale: コーヒーが冷めないうちに – Kohi ga Samenai Uchi Ni
Regia: Ayuko Tsukahara
Anno: 2018
Durata: 117 minuti
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The Girl from the Other Side (2019)

Shiva è una bambina che vive dall’altra parte del muro che divide il mondo luminoso degli esseri umani e quello scuro delle bestie malefiche portatrici di un misterioso morbo.

A farle da guida e figura paterna troviamo il cosiddetto Maestro, una creatura caprina antropomorfa che si prende cura della piccola difendendola dalle altre bestie che vogliono rubarle l’anima; il tutto facendo sempre attenzione a non sfiorarla, così da evitare che venga contagiata.

The Girl from the Other Side (2019)

Tratto dall’omonimo manga, questo brevissimo corto animato possiede uno stile molto particolare e accattivante derivante dall’opera originale.

Sicuramente non sfiora minimamente tutte le vicende e le tematiche del fumetto da cui è tratto e si avverte una preponderanza della componente spaesamento di fronte ad un’opera così breve che rischia di sfuggire tra un battito di ciglio e l’altro, ma rimane godibile.

A patto che non battiate le palpebre.

VOTO:
4 palpebre

The Girl from the Other Side (2019) voto

Titolo originale: The Girl from the Other Side: Siúil, a Rún – Totsukuni no Shoujo
Regia: Satomi Maiya, Yutaro Kubo
Anno: 2019
Durata: 10 minuti
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Pigtails (2015)

C’è una ragazza che vive un’esistenza misteriosa lontano da tutto e tutti.
Un’esistenza piena di fantasiose manifestazioni della sua fervida immaginazione e di quella magica polverina di cui la ragazza fa abbondante uso.

Ma un bel giorno il mondo esterno, tenuto a bada da alte mura sormontate da una moltitudine d’immondizia, fa capolino capoletto con due cose: un palloncino rosso sangue e un ragazzo particolarmente in calore.

Cortometraggio animato a tinte pastello che se non sbaglio piglia qualcosa della trama di Never let me go, libro che io ho perso assieme al mio zainetto dentro un rickshaw di Mumbai un giorno piovoso di un ottobre di parecchi anni fa, e che piacerà molto al pubblico generalista.

Non imprescindibile.

VOTO:
3 rickshaw e mezzo

Pigtails (2015) voto

Titolo originale: みつあみの神様 – Mitsuami no kamisama
Regia: Yoshimi Itazu
Anno: 2015
Durata: 29 minuti

Drawer Hobs (2011)

Noeru è una giovane impiegatucola di un call center che guadagna quel tanto da permetterle di sognare ogni giorno di smettere di lavorare.

Siccome però questo cortometraggio non ha alcun valore politico, l’impiegata del call center in questione non tira su una rivoluzione per tagliare la testa ai maiali borghesi, ma riceve in dono dalla madre una cassettiera magica con all’interno Masa, Jirokichi, Daigoron, Hanpei, Tae e Yuki; 6 lavoratori minorenni che la aiuteranno a scaricare sul più debole le fatiche del proletariato contemporaneo.

Il cortometraggio è caruccio e non me la sento di blastarlo, ma siamo ben lontani da ogni velleità artistico-morale.

VOTO:
2 velleità e mezzo

Drawer Hobs (2011) voto

Titolo originale: たんすわらし。- Tansuwarashi
Regia: Kazuchika Kise
Anno: 2011
Durata: 24 minuti

Stolen Identity (2018)

Asami Inaba è una giovane impiegata giapponese che finisce nelle grinfie di un maniaco con numerosi tic nervosi e che si dà il caso sia anche un esperto d’informatica e furti di dati elettronici.

Passo dopo passo, password dopo password, la sua vita viene ristretta dentro un imbuto dal quale sarà difficilissimo uscire senza l’aiuto della prode Polizia; grandioso braccio armato dello Stato che, come un cane fedele, sbava felice ai piedi del suo padrone battendo forte la coda a terra per far sentire la sua inutile presenza.

Stolen Identity (2018)

Basato su un libro (al che mi chiedo se sono troppo giovane o troppo vecchio se mi pare strano un libro cartaceo su una cosa digitale come il furto d’identità elettronica), questo film di suspense è tutto giocato sui cliché del genere thriller (compreso l’eterno Psyco) e quindi non riesce mai ad ingranare la quarta dello stimolo chiamato sorpresa.
Dalla sua però c’è sia un piacevole risvolto nel comunicare quanto il furto d’identità non sia nato con l’informatica che anche una buona costruzione tecnica, specialmente per quanto riguarda i dettagli di come ti fottono le foto zozze.
Ed è quindi benvenuto, visto che repetita iuvant.

Infine: tutti quanti sappiamo che i nostri dati sono a “rischio maniaco” ogni volta che li usiamo su un cellulare o su un computer, ma quanti invece pensano mai al fatto che giganti del web come Facebook o Google fanno la stessa cosa?

VOTO:
3 giganti

Stolen Identity (2018) voto

Titolo originale: スマホを落としただけなのに – Sumaho o otoshita dake na no ni
Regia: Hideo Nakata
Anno: 2018
Durata: 116 minuti

Gon, the Little Fox (2019)

Tanto dolce quanto amaro cortometraggio girato a passo uno che riprende la famosa (in patria) storia della piccola volpe Gon, orfana della madre perché scoppiettata dai cacciatori, che semina zizzania tra gli abitanti di un villaggio giapponese con i suoi scherzetti burloni e i suoi furtarelli da scugnizzo di vico’ dei miracoli.

Nonostante in più punti si avverta una certa macchinosità nello svolgimento della (tra l’altro) brevissima trama, la realizzazione è indubbiamente ben fatta e il tutto ha un benvenuto sapore poetico e disperato che il Giappone non manca mai di regalare a chi gli presta attenzione.

VOTO:
3 disperazioni

Gon, the Little Fox (2019) voto

Titolo originale: 劇場版 ごん – Gongitsune
Regia: Takeshi Yashiro
Anno: 2019
Durata: 28 minuti
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SanPa: luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Nel 1978 un omone romagnolo alto 1 metro e 90 decise di fondare una comunità di recupero per tossicodipendenti imponendo la legge del padre-padrone su questi suoi figli putativi caduti nel vortice della droga.

Durante i suoi 17 anni di regno incontrastato, Vincenzo Muccioli, questo il nome del corpulento figlio di puttana dallo sguardo penetrante come una lama di coltello, è riuscito a trasformare un piccolo podere campagnolo, dal quale non era mai riuscito a cavare una rapa fritta data la sua incapacità manageriale, in una comunità di 2000 persone suddivise in reparti e inquadramenti degne di un gerarca nazista.

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Duro racconto visivo di una vicenda tanto famosa quanto sconosciuta nei suoi dettagli più crudi.

Sui metodi violenti e privi di ogni fondamento scientifico di Vincenzo Muccioli sono state spese fiumi di parole, quindi non mi dilungherò nel mio solito profluvio di bestemmie.
Quello che invece mi sento di sottolineare è quanto sia apparente una pura e semplice verità, una verità purtroppo difficile da mandar giù per chi non è un fervente amante delle libertà individuali e dei diritti fondamentali della persona, ovvero:
nessuno potrà mai avere il diritto d’imporre la sua volontà su un altro essere umano, perché il motto di ogni mente libera sarà sempre “né obbedire e né comandare”, e qualunque metodo implichi la violenza quale arma coercitiva verso una condotta “più giusta” (qualunque cosa poi voglia significare) sarà sempre condannata non alla degenerazione, come alcuni vogliono maldestramente far passare fenomeni quali quello di San Patrignano oppure il Fascismo, ma alla sua naturale quanto mostruosa evoluzione.
Mostruosa epigrafe alla meraviglia umana.

VOTO:
3 epigrafi e mezza

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020) voto

Titolo inglese: SanPa: Sins of the Savior
Autori: Carlo Gabardini, Gianluca Neri. Paolo Bernardelli
Anno: 2020
Durata: 5 episodi da 1 ora circa

The Kid Detective (2020)

Quando era un bambino, Abe Applebaum si divertiva a fare il detective cittadino risolvendo i piccoli misteri di Willowbrook.

Collanine scomparse, criceti persi nei meandri anali e gelatini truffaldini erano il suo pane quotidiano; tutto a posto insomma, una vita al massimo o al massimo una vita mediocre del cazzo, fino a quando però a scomparire non è stata la sua amica/segretaria Gracie Gulliver.

Da quel momento Abe ha smesso di crescere (crescere emotivamente, non il cazzo, perché quello è cresciuto… credo… non gliel’ho visto ma suppongo di sì) ed il suo slancio carrieristico da rampante figlio di puttana yankee ha subito un arresto da polizia americana su cittadino nero.

The Kid Detective (2020)

Sorprendente piccola pellicola che parte come una puntata di Piccoli brividi e finisce come Il silenzio degli innocenti, ma senza travestiti decapitati.
Peccato.

Se si passa sopra una paio di frangenti leggermente sottotono nella parte centrale, questo film ha dalla sua tutte le caratteristiche per renderlo un’eccezionale bombetta da piantare nel culo dei vostri avversari politici da vedere così esplodere in mille rivoli di sangue e merda.

Fior di sangue per Giancarlo!

VOTO:
4 travestiti

The Kid Detective (2020) voto

Titolo portoghese: O Miúdo Detetive
Regia: Evan Morgan
Anno: 2020
Durata: 100 minuti
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Sound of My Voice (2011)

Peter è un maestro elementare e Lorna surfa internet; assieme formano la coppia di documentaristi più improbabile della storia.

Siccome questi due figli di puttana non hanno l’anima come gli indios americani, si mettono in testa di girare un documentario (bada bene, senza l’uso di videocamere) sulla piccola setta segreta di quelli che si danno il 5 matto come in una puntata di Willy il principe di Bel-Air.
Una setta al cui apice c’è Maggie, una stronza che dichiara di venire dal futuro, e Klaus, il suo assistente che è uguale a Steve Jobs.

C’è una scena con gente che vomita.

Sound of My Voice (2011)

Ma mannaggia la madonna.

Questo filmetto, pretenzioso e fintamente minimalista, sembra scritto da gente che l’anima l’ha venduta a satanasso, gente che come si fa a sputare una corbelleria simile, gente che io dico cazzo e m’incazzo.

Ma ecco che m’illumino d’immenso.
Volo in cielo a visitare dio padre.
Magicamente tutto assume altre proporzioni, altre prospettive e comincio a guardare con estrema gioia a frasi come “ma mannaggia la madonna”.

VOTO:
2 madonne

Sound of My Voice (2011) voto

Titolo brasiliano: A Seita Misteriosa
Regia: Zal Batmanglij
Anno: 2011
Durata: 87 minuti
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Il nome della rosa (1986)

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri frocio, studiavi il greco, ti facevi prete, ti facevi un prete e finivi morto stecchito dentro una tinozza d’acqua col tuo cazzetto in bella vista e il tuo indice misteriosamente macchiato di nero.

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri un francescano, c’avevi una capoccia tanta, t’eri fatto pure gli occhiali (roba che l’imperatore se li sognava), c’avevi un ciuchino niente male e però ti accusavano di eresia e vanagloria.

Nel 1327 la vita era una merda.

Eri cieco, eri spagnolo, eri oscurantista, eri vecchio, eri brutto, eri racchio, c’avevi il cazzo che è un abbacchio, ma non t’annava mai de ride.

Nel 1327 la vita era una merda.

Il nome della rosa (1986)

Tutti sanno che questo film è tratto dall’omonimo libro di Umberto Eco; non tutti però sanno che il famoso scrittore ha dato il nome a 13069 Umbertoeco, un asteroide della fascia principale, la zona tra Marte e Giove.

Tolto quindi ogni dubbio sull’asteroide Umbertoeco, passiamo al film.

Le musiche di James Horner sono ispiratissime ed accompagnano per mano lo spettatore tra i meandri di una torbidissima storia costellata di bugie ed assassini(i), storia messa perfettamente in scena da un manipolo di attori in bolla tra i quali spiccano, oltre ai bravissimi protagonisti, un fantastico Ron Perlman nel ruolo della sua vita (Salvatore, il gobbo idiota) e le tette di Valentina Vargas, fortemente voluta da Christian Slater per le sue doti canore.

VOTO:
4 Salvatore

Il nome della rosa (1986) voto

Titolo originale: The Name of the Rose
Regia: Jean-Jacques Annaud
Anno: 1986
Durata: 130 minuti
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Arsenico e vecchi merletti (1944)

Nel quartiere di Brooklyn in New York ci sono i Brewster, una benestante famiglia di squinternati formata da due vecchie sorelle molto simpatiche ed i loro nipoti, oramai quarantenni: il primo, Teddy, pensa d’essere il ventiseiesimo presidente americano Theodore Roosevelt; il secondo, Mortimer, è un inguaribile quanto famoso scapolo che inaspettatamente decide di sposarsi; mentre il terzo, Jonathan, è un pazzo omicida che assomiglia a Boris Karloff per via delle numerose operazioni al volto volte a sfuggire alla polizia.

La sera di Halloween si ritroveranno tutti quanti assieme sotto lo stesso tetto newyorkese per dare vita ad una commedia nera degli equivoci come da miglior tradizione teatrale.

Arsenico e vecchi merletti (1944)
un brindisi alle pannocchie

Simpaticissima vecchia commedia che mia madre ha sempre amato e che, nonostante non riesca a farmi ridere perché sono uno stronzo nichilista, ha certamente dalla sua una scrittura perfetta e delle interpretazioni deliziose.

Tutto giocato tra le quattro mura del salone di casa Brewster (tranne pochissime scene ad arricchire cinematograficamente la pièce teatrale da cui è tratto), Arsenico e vecchi merletti è una commedia di 2 ore che riesce a non pesare sul pubblico perché smonta con cadenza quasi svizzera i possibili gorghi narrativi con gag a ripetizione certamente non rivoluzionarie, ma pur indubbiamente in bolla.

Consigliato se volete fare felici i vostri parenti anziani, prima di dar loro una botta in testa con un tortore per rubare le mutande nei cassetti da rivendere poi al mercatino dell’usato di Testaccio.

VOTO:
4 tortori

Arsenico e vecchi merletti (1944) voto

Titolo: Arsenic and Old Lace
Regia: Frank Capra
Anno: 1944
Durata: 118 minuti
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The Call (2020)

E’ il 2019 e Kim Seo-yeon, una 28enne sud-koreana che non distinguerebbe una cippa di cazzo moscia dalla fica di sua madre pazza, decide di andare a trovare l’infingarda genitrice all’ospedale prima che un malanno se la porti via come stelline di natale al vento.

Posati i bagagli nella vecchia casa materna, Kim comincia a ricevere telefonate da Oh Young-sook (preparatevi perché questo cazzo di nome verrà pronunciato più volte delle imploranti suppliche che il regista mi rivolgerà quando lo legherà ad una sedia per scotennargli i coglioni con una zappetta da giardinaggio arrugginita); Young-sook, dicevo, è una misteriosa e disturbata ragazza che, non si sa come non si sa perché, sta vivendo nel 1999, venti anni prima la nostra vostra Kim Seo-yeon.

Questo sovrannaturale rapporto telefonico, in barba alle più elementari leggi temporali, cambierà per sempre le vite di entrambe le ragazze.
Chi in meglio e chi in peggio.

The Call (2020)

Affascinante calcio in bocca all’anima de li mortacci tua.

Ma io dico: come cazzo è possibile sfornare una tale prevedibilissima stronzatella partendo da un’ottima intuizione narrativa, ovvero quella di un telefono magico che mette in comunicazione due coetanee divise da 20 lunghi anni?

Come cazzo!?!

Peccato, un vero peccato: perché si poteva e si doveva fare un passo in più verso una pienezza emotiva che non viene mai veramente raggiunta; né dagli improbabili parrucchini di frocetti col cagnetto e né tantomeno dallo scontato twist finale che restituisce un sapore di scontata voglia di stupire piuttosto che di genuina sorpresa.

VOTO:
2 twist

The Call (2020) voto

Titolo originale: Kol
Regia: Chung-Hyun Lee
Anno: 2020
Durata: 112 minuti
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