Screamers – Urla dallo spazio (1995)

E’ il 2078 sul pianeta Sirius 6B e l’umanità è divisa in due: da una parte il ‘Nuovo Blocco Economico’, compagnia mineraria che vuole estrarre il berynium dal pianeta, anche a costo di rilasciare nell’atmosfera potenti radiazioni letali, e dall’altra ‘l’Alleanza’, una sorta di sindacato di minatori militarizzato.

Insomma, si tratta della situazione italiana negli anni 2000.

Screamers - Urla dallo spazio (1995)
il braccio armato

Dopo 10 anni di conflitto, le due fazioni sembrano voler fare la pace, cosicché un ufficiale dell’Alleanza va a negoziare con i capitalisti del fronte opposto, ma a complicare le cose ci sono i cosiddeti ‘Screamers’, ovvero robot killer urlatori rilasciati dall’Alleanza, sfuggiti subito al loro controllo e ora capaci di moltiplicarsi ed evolversi autonomamente.

Da qui il solito giochino di questi film di fantascienza/tensione: chi è umano e chi no?

Screamers non è affatto male: se si passano gli effetti speciali un pochino datati e una storia non sempre ai massimi livelli, c’è comunque della carne al fuoco e i colpi di scena restano assicurati.

Titolo originale: Screamers
Regia: Christian Duguay
Anno: 1995
Durata: 108 minuti

American Horror Story: Murder House (2011)

La famiglia Harmon, ovvero Ben (psichiatra fedifrago), Vivien (moglie incazzata nera) e Violet (figlia depressa e Burtoniana), si trasferisce da Boston a Los Angeles, in una villa meravigliosa dell’inizio novecento.
Nella stessa villa scopriranno poi che sono stati commessi negli ultimi cento anni una serie infinita di omicidi e violenze, omicidi che hanno lasciato la casa piena di spettri; sì, perché regole ultraterrene vogliono che, se qualcuno muore nel perimetro della villa, il suo spirito rimanga intrappolato per sempre tra i due mondi, e tra le quattro mura domestiche.

Questa prima serie prodotta dalla Fox prende molto dall’immaginario collettivo americano: dalle spettrali ville abbandonate in fondo al viale, dai terribili segreti tenuti nascosti dalle famiglie perbene e dal connubbio strambo e tutto americano di scienza di fine ottocento e sovrannaturale misto-religioso (prodotto delle forti origini inglesi, celtiche e native indiane delle attuali popolazioni del continente nordamericano).
American Horror Story è tutto ciò e molto altro, buttato in pentola per infarcire il tacchino con effetti non sempre ottimi (su tutti l’inutile storia della coppia omosessuale messa lì a uffo, tanto per essere al passo coi tempi).

La prima stagione si incentra sulla casa degli assassinii, mentre le successive avranno differenti personaggi, storia e location. Questa è stata una precisa scelta dei creatori della serie (gli stessi di Glee e Nip/Tuck) che hanno voluto ispirarsi ad alcune classiche serie televisive del passato come Ai confini della realtà, nelle quali ogni episodio era autoconclusivo.
In questo caso ogni stagione è autoconclusiva e questo vuol dire che, tra le varie, non sapremo mai che cazzo farà l’Anticristo.

Mannaggia la diocesi.

Titolo originale: American Horror Story
Creatori: Brad Falchuk, Ryan Murphy
Anno: 2011
Durata: 12 episodi

Blow Out (1981)

Jack Terry, interpretato da un bel John Travolta, è un tecnico del suono che lavora su film a metà tra l’orrore e l’erotico; quel particolare genere da sottobosco, molto fruttifero, che sforna sempre la stessa storia: ragazze pomicione vengono accoltellate e/o strangolate da misteriosi pazzi omicidi, preferibilmente mentre scopano.

Jack, dicevo, è fuori una notte per registrare suoni da aggiungere al film a cui sta lavorando: gufi, vento, ranocchie sono i suoi soggetti.
La notte sembra tranquilla quando lì vicino all’improvviso un’auto perde il controllo, sfonda il guardrail e finisce nel fiume.
Jack salva la ragazza all’interno, ma non riesce a salvare anche il guidatore, guidatore che poi si rivela essere il probabile prossimo candidato alle elezioni presidenziali americane.
Sembrerebbe un normale incidente stradale, ma presto Jack si rende conto che le cose stanno diversamente e che la chiave per svelare il mistero è nel nastro audio da lui registrato.

Blow Out (1981)

Blow Out fu un insuccesso all’uscita e non riuscì a coprire tutti i costi; un vero peccato, perché resta una delle migliori pellicole di De Palma (se non la migliore) e un’opera somma del cinema-metacinema.
Non sono infatti moltissimi i film che parlano di cinema, quelle pellicole che si addentrano nei meandri del dietro le quinte per svelare quello che succede dietro la quarta parete; ancora meno sono quei film che lo fanno con risultati eccellenti.

Blow Out, capolavoro di Brian De Palma dell’81, fa parte di questa ristretta cerchia.
Dio lo benedica.

Titolo originale: Blow Out
Regia: Brian De Palma
Anno: 1981
Durata: 107 minuti

Hellraiser (1987)

Il coltello passa lento sulla pelle liscia e lucente sotto la luce intensa della lampadina appesa morta al soffitto. Il sangue goccia giù copioso, dai vestiti, dalle cosce, dai capelli sporchi e marci.
Uno ad uno, gli uncini ancorati alla carne, affondati dentro come ad un’esca viva, si tendono sotto il carico del corpo morto a cui sono sposati in comunione di dolore e piacere.
Le tavole di legno sotto i piedi bevono il misto di sangue e merda che ormai appesta la stanza.
Su tutto regna un odore di foglie acide, sputi e grasso di maiale.

Ecco, se vi siete eccitati leggendo queste righe, siete pronti per l’Infermo di Hellraiser.

Hellraiser (1987)

Frank, un masochista insoddisfatto dalle solite scopate mascherate con marocchine e thailandesi, pensa bene di comprare un cubo magico capace di spalancare le porte dell’inferno, putroppo non ha fatto i conti con i Cenobiti, esseri demoniaci che ti strappano la carne a forza e ti riducono l’anima a pezzi appena le porte dell’inferno masochista si aprono.
Per il resto del film Frank, essere perverso e crudele come Berlusconi, cerca di riacquistare la sua fisicità succhiando i fluidi vitali da ignare vittime.

La cosa fenomenale di questo film è indubbiamente la fortissima carica di sadomasochismo che fa da traino alla storia e da scintilla di avvio; difatti qui tutto gira intorno alla passione/repulsione per il dolore fisico, per l’estremo e per il sesso grottesco.
Se vi piace l’orrore e i mostri sanguinari alla Lovecraft e siete curiosi di vedere come si può rappresentare in maniera filmica il quartiere a luci rosse di Amburgo, acchiappatevi questo film.

Altrimenti, andate all’inferno.

Titolo originale: Hellraiser
Regia: Clive Barker
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

Strange Days (1995)

“Vorresti essere quel tizio là, quello con la filippina superdotata per 20 minuti, i 20 minuti giusti? Io posso farlo accadere senza neanche farti macchiare la fede nuziale.”

Lenny Nero – Strange Days

Strange-days-(1995)
Lenny Nero, ex poliziotto, spacciatore di ricordi, arcinemico di Nanni Moretti

Lenny Nero vende sottobanco ricordi, veri e propri pezzi di vita registrati digitalmente su un disco della TDK (beati anni ’90), la ragazza l’ha lasciato e lui passa le serate a spararsi i loro ricordi dal supporto ottico senza una vera prospettiva sul futuro.
Ecco però che a rompere le uova nel paniere di questa miserabile decadente vita arriva una prostituta braccata da dei killer la quale ha assistito ad un omicidio a sangue freddo, un omicidio che lei ha registrato su uno di questi speciali dischi.

Seguono scazzottate, inseguimenti, rapper neri, colpi di scena, feste di fine millennio e le modeste tette di Juliette Lewis.

Strange Days è un bel film del ’95 che è caduto nel dimenticatoio, quello delle pellicole anni ’90 fiche ma che nessuno ha più trasmesso in tv per ignoti motivi.
Eppure la storia acchiappa sia un pubblico colto, con i suoi rimandi al noir e al cyberpunk, quasi un’evoluzione sporca di Blade Runner con le lancette portate indietro, e sia un pubblico più vasto, con le incredibili sequenze in soggettiva, per l’epoca un vero traguardo tecnico (e che pure oggi spaccano il culo alle stronzatelle con la GoPro).

Insomma, tutto questo ben di dio e invece niente: Ralph Fiennes è passato alla storia come colui il cui nome non va mai pronunciato, la regista Bigelow ha sbancato con The Hurt Locker, e Tom Sizemore è molto famoso tra gli spacciatori di crack di Hollywood Boulevard.

VOTO:
4 Sizemore pazzi

Strange days (1995) voto

Titolo originale: Strange Days
Regia: Kathryn Bigelow
Anno: 1995
Durata: 145 minuti

Il grande Lebowski (1998)

“Prendevamo morfina, diacetylmorfina, ciclozina, codeina, temazepam, nitrazepam, fenobarbitale, amobarbitale, propoxyphene, metadone, nalbufina, petedina, pentazocina, buprenorfina, destromoramide, chlormetiazolo. Le strade schiumano di droghe contro il dolore e l’infelicità, noi le prendavamo tutte. Ci saremmo sparati la vitamina C se l’avessero dichiarata illegale”.

Mark “Rent-boy” Renton in Trainspotting

Il grande Lebowski è stato spesso interpretato come un semplice film comico sulle droghe, una storia di un simpatico disadattato disoccupato che fuma l’erba e cerca di risolvere una trama più grande di lui, con effetti devastanti.
Il grande Lebowski invece è molto di più: è un ottimo concentrato di dialoghi freschi e tagliati al millimetro, un cast affiatato che sembra lavorare bene senza aiuto alcuno, ma soprattutto è una parabola sul declino dell’impegno politico americano dopo gli entusiasmanti anni 60/70. Non a caso il film è artificiosamente ambientato durante la prima amministrazione Bush: dopo la contro-rivoluzione reazionaria di Reagan degli anni ’80, Bush ha dato il colpo di grazia e ha spolverato le macerie intellettuali lasciate dal decennio precedente.
Bombe e capitalismo hanno preso il controllo durante gli anni ’80 e nei successivi ’90 non c’era molto da fare per un’anima ribelle e molto ingenua come quella del Drugo; ex studente pacifista politicizzato, il Drugo è ormai ridotto ad ombra di se stesso, spettro in ciabatte che appare nei drugstores in piena notte per un litro di latte.

Lebowski è uno dei tanti che non ce l’hanno fatta a superare la difficile fase che porta dall’adolescenza alla fase adulta: troppi conflitti, paure e violenze aspettano i tanti Drughi che vogliono proseguire ad occupare gli edifici pubblici anche dopo l’università, e molti (troppi) decidono che non ne vale la pena, si rifugiano in un confortevole nichilismo individualista ed egoista e si sfragnano di canne per dimenticare.
Ogni tanto vanno al bowling per tirare giù qualche birillo e sentirsi realizzati, anche se solo per quei pochi secondi dopo lo strike.

VOTO:
5 birilli

Il grande Lebowski (1998) voto

Titolo originale: The Big Lebowski
Regia: Ethan Coen e Joel Coen
Anno: (1998)
Durata: 117 minuti

Sinister (2012)

Uno scrittore di romanzi basati su fatti di sangue realmente accaduti è in crisi creativa da 10 anni; per cercare nuova linfa vitale, decide bene di andare a vivere nella casa in cui una intera famiglia è stata uccisa in maniera orribile (vedi foto sopra) e cominciare ad indagare sulla scomparsa della di loro piccola figlia, possibile unica superstite al massacro.

La stessa sera in cui arrivano nella nuova casa, Ethan Hawke trova in soffitta un baule contenente filmini super8 amatoriali ed un proiettore; queste pellicole si scopre contengono immagini dell’omicidio in questione, come anche di altri quattro omicidi avvenuti nei passati 30 anni.
Lo scrittore, in cerca di fama, fiuta al volo l’affarone e non dice un cazzo alla polizia e alla famiglia perché vuole trovare da solo il bandolo della matassa e scriverci sopra il libro della vita sua.
Ovviamente è un coglione che non ha capito bene con chi ha a che fare: è nientepopodimenoche Bughuul, demone pagano che mangia i bambini e spaventa a morte la gente con la sua faccia da chitarrista metal finlandese.
E quando Bughuul viene evocato, sono cazzi amari.

Sinister (2012)

Ethan Hawke, dopo essere stato colto in flagrante dalla ex-moglie Uma Thurman col cazzo nella loro baby sitter, ha passato brutti momenti: un periodo durante il quale è dimagrito molto, ha lavorato in meno pellicole ed è caduto in fase semi-depressiva.
Per risollevarsi da ciò, ha infine sposato nel 2008 la baby sitter di cui sopra e si è rimesso a fare film, alcuni con una tinta molto dark.
Tipo questo.

Sinister non è un capolavoro, ma fa paura. Addirittura pare sia stato vietato a chi soffre di patologie cardiache (per evitare infarti e conseguenti cause legali).
La tensione c’è ed è costruita bene, gli attori stanno in bolla e anche i bambini non risultano dita nei culi (come in genere accade).
Se volete mangiarvi le unghie mentre guardate un film a luci spente da soli a casa, prendetevi questo Sinister, altrimenti accendete la luce, invitate un paio di amici e sparatevi il solito film con Adam Sandler.

VOTO:
4 cazzi amari

Sinister (2012) Voto

Titolo originale: Sinister
Regia: Scott Derrikson
Anno: 2012
Durata: 110 minuti

Fog (1980)

La tranquilla e americanissima cittadina californiana di Antonio Bay si appresta a celebrare i suoi primi 100 anni; sfortunatamente però una misteriosa nebbia entro cui si celano fantasmi assetati di sangue arriva in città a guastare le feste.
La ragione di tale carneficina è, come al solito, la brama di soldi; nel caso particolare, quella dei padri fondatori di Antonio Bay che hanno fatto morire una colonia di lebbrosi per rubare loro dell’oro.

Fog (1980)
dammi quello che è di Cesare!

Si continua con la, oggi defunta, critica al consumismo e all’egoismo.
Un’interessante critica di un regista interessante quale Carpenter, uno dei pochi che è riuscito a fare cinema per le masse con un messaggio dentro sempre attuale.
Da molti considerato un film minore nella filmografia di Carpenter e indubbiamente sbilanciato in alcuni punti, Fog rimane comunque un’ottimo esempio di come si possa fare buon cinema con due spicci, una macchina per la nebbia artificiale e qualche luce messa bene.

VOTO:
3 due spicci e mezzo

Fog (1980) voto

Titolo originale: The Fog
Regia: John Carpenter
Anno: 1980
Durata: 89 minuti

Dagon – La mutazione del male (2001)

Tratto da due racconti di H. P. Lovecraft (‘Dagon’ e ‘The Shadow Over Innsmouth’) ecco un altro filmetto di serie B molto godibile dal duo Gordon-Yuzna.

Una barca con quattro deficienti a bordo si arena su uno scoglio durante una tempesta, due di loro vanno col gommone alla ricerca di aiuto e approdano ad una cittadina popolata da gente losca e viscida.
Terribili accadimenti seguono l’incipit e non voglio svelarvi nulla perché alla fine il film merita.

Prodotto grazie agli spagnoli della “Filmax” (quelli di REC, per intenderci) tramite la sottosocietà “Fantastic Factory”, e girato in Galizia con manovalanza del luogo e numerosi attori spagnoli (tra cui Raquel Meroño, già apprezzata in Beneath still waters), Dagon è un concentrato di cazzate, risate e paura, ma non come nei moderni filoni alla Scary movie dove la risata è funzionale al sistema, no: qui la risata se la fa l’ombra demoniaca che ti senti alle spalle mentre guardi il film al buio.

Un film molto Lovecraftiano (e non è facile portare sullo schermo lo scrittore americano dell’incubo) che, nonostante i pochi mezzi a disposizione, strappa qualche spavento negli inseguimenti per le stradine della deliziosa (e inquietante) cittadina spagnola.
Insomma, se siete amanti di Yuzna-Gordon e avete letto con piacere Lovecraft, non lasciatevi sfuggire questa chicca a basso costo.

VOTO:
3 Cthulhu e mezzo

Dagon - La mutazione del male (2001) voto

Titolo originale: Dagon
Regia: Stuart Gordon
Anno: 2001
Durata: 98 minuti

Il pozzo e il pendolo (1961)

Un classico dell’orrore firmato Roger Corman.
Vincent Price interpreta Nicholas Medina, un nobile spagnolo la cui moglie è morta recentemente in circostanze misteriose; il di lei fratello arriva al castello per indagare sulla faccenda e troverà molti più misteri di quanti pensava di trovare.

Il pozzo e il pendolo, tratto dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe, è una chicca del passato diretta dal re dei B-movie.
Questa è una delle sue opere più riuscite (forse la più) e nonostante l’esiguo numero di locations, praticamente poche stanze del castello e qualche esterno sulla spiaggia, qui si respira del grandioso.
Sarà Vincent Price, sarà la storia, sarà l’artificiosità teatrale degli attori che ben si addice ad un racconto ottocentesco, sarà l’anima de li mortacci vostra, Il pozzo e il pendolo rimane un ottimo film a distanza di più di 50 anni.

VOTO:
4 ultimi uomini sulla Terra

Il pozzo e il pendolo (1961) voto

Titolo originale: The Pit and the Pendulum
Regia: Roger Corman
Anno: 1961
Durata: 80 minuti

Prometheus (2012)

Il prequel di Alien firmato Ridley Scott che ti fa già incazzare dopo 10 minuti.

Allora, spoilers a raffica:
una razza aliena si diverte ad andare in giro nuda per la galassia mentre crea vita su altri pianeti con l’aiuto di una sostanza nera; la sequenza iniziale è probabilmente la creazione della vita sulla Terra.
Per molti secoli questi alieni, chiamati “ingegneri” dagli idioti nel film, ci hanno fatto visita di tanto in tanto per controllare che la loro creazione (la razza umana) procedesse come voluto mentre la loro creazione (sempre la razza umana) li ha innalzati a dei.
Ad un certo punto però pare abbiano deciso di distruggerci, senza riuscirci; sappiamo questo perché una nave spaziale è mandata in missione dalla compagnia privata Weyland alla ricerca di una spiegazione alla trama di un film che già comincia a scricchiolare.
Arrivati su un pianeta misterioso, i giovani eroi trovano i resti di una base aliena ed una navicella pronta a partire per la Terra e consegnare il suo carico di morte.
Quale carico di morte?
Una marea infinita di anfore con dentro questa materia nera.
Perché morte? Perché sembra che questa merda nera non sia amichevole: quando entra in contatto con una forma di vita, la muta tra atroci sofferenze in qualcosa di diverso, molto spesso violento. Dei vermi si trasformano in mostri sinuosi e uno degli avventurieri che viene in contatto con essa si trasforma (apparentemente) in un ingegnere, alchè viene subito seccato dai compari con un lanciafiamme.

La domanda che sorge spontanea è
perché sugli ingegneri ha un effetto di moltiplicazione dei pani e dei pesci mentre su chiunque altro ha effetti terribili?

Ricapitoliamo:
merdaNera+ingegnere=umani
merdaNera+umani=ingegneri
merdaNera+vermi=cazziMostruosiAssassini

Poi però, se un ingegnere impregna un’umana, il risultato è una fica tentacolare di dimensioni colossali con la forza di un trattore che appena vede un essere vivente cerca di scoparlo per via orale depositandogli un uovo in pancia (come in Alien). Il frutto di tanto amore è appunto un Alien come noi lo conosciamo (in questo caso un po’ diverso perché covato in grembo ad un ingegnere e non un umano come nella serie originale).

Alla fine del film rimaniamo purtroppo con gli stessi dubbi dell’inizio: da dove veniamo, perché esistiamo, ma soprattutto:

Quando morirà David Lindelof coi suoi misteri dozzinali e una trama illogica che non rispetta lo spettatore?

Titolo originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Durata: 124 minuti
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