Slok (1973)

In una tranquilla cittadina americana, dove la cosa più elettrizzante è quando il gelataio tira fuori il cazzo davanti ai ragazzi del campetto da basket, succede una cosa alquanto bizzarra: un ominide congelatosi durante l’ultima glaciazione torna in vita, disperatamente assetato di sangue, fica e banane.

Gente scappa, macchine sgommano, donne urlano e pistole sparano mentre il killer delle banane si aggira per la tranquilla cittadina… fino a quando un maledettissimo ragazzo capellone fa fuori la creatura con due stelle filanti.

Slok (1973)

Terrificante esordio alla regia per John Landis.
Terrificante.

Va bene che aveva 21 anni, va bene che non esisteva internet, va bene che il mondo era più candido… ma la madonna ladra che film di merda.
Se tralasciamo alcune rarissime gag un tantinello riuscite, questo film andrebbe bruciato con un ettolitro di benzina mentre Sofia Coppola spruzza sangue dalla sua fetida fregna in faccia a vostra zia.

VOTO:
2 Sofia Coppola

Slok (1973) voto

Titolo originale: Schlock
Regia: John Landis
Anno: 1973
Durata: minuti
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Ai confini della realtà (1973)

Nel 197x gli esseri umani giocano a fare gli stronzi con le bombe atomiche e, facendone detonare una nel profondo del mare, provocano la risalita gastrica del popolo di Seatopia, un’immaginaria Utopia sotterranea/sottomarina calata al centro della Terra 3 milioni di anni fa in seguito ad un imprecisato cataclisma.

Smossi quindi i cazzetti dei Seatopiani, i terrestri dovranno fare i conti con Megalon, il mostro scarabeo da loro mandato in superficie per fare piazza pulita del genere umano.
Ma!
E dico Ma!
Fortunatamente a fermare i giustissimi piani di sterminio degli utopici figli di puttana ci penserà una simpatica famiglia gay composta da professore inventore col golfino, giovane rampante pilota di macchine con la combo calzino-bianco/scarpa-rossa-papalina e bambino sul pedalò più strambo del mondo.

Oltre ai 3 maschietti avremo lo psicopatico robot Jet Jaguar (Jetto Jaguaro! Punch Punch Punch!!!) e pure Godzilla che, apparendo negli ultimi 15 minuti, si prenderà tutta la scena col suo fantastico, e mai più ripetuto, calcio volante.

Ai confini della realtà (1973)

Effervescente commedia gay che, in clamoroso anticipo sui tempi, mette in scena l’amore omosessuale di una famiglia molto campy alle prese con una storia tutta dominata dal fallo e nella quale non s’intravede l’ombra di una fica neanche col binocolo.

Famoso per essere tra i peggiori (se non il peggiore) film della serie, Godzilla vs. Megalon è oggettivamente molto difficile da difendere: girato in 3 settimane, con un budget ridicolo, zeppo d’immagini di repertorio, tra i viali in costruzione del Trullo, il film è salvato unicamente dalla sua componente (involontariamente) ridicola e dall’impossibile calcio volante del mostro giapponese più famoso di sempre.

Un must per quelli che tentano il suicidio.

VOTO:
3 calci volanti

Ai confini della realtà (1973) voto

Titolo originale: Gojira tai Megaro
Regia: Jun Fukuda, Yoshimitsu Banno, Ishirô Honda
Anno: 1973
Durata: 81 minuti
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The Beast – Abissi di paura (1996)

Una tranquilla cittadina costiera americana viene sconvolta dall’arrivo di una creatura marina stronza che comincia a mangiarsi i bagnanti e i pescatori poveri con i pantaloni tenuti da una corda da barbone ottocentesco.

Nel frattempo alcune tempeste ormonali mischiano le carte in tavola di giovani coppie composte da nane, efebofili, uomini banali e donnuomini con mascelle mastinescamente napoletane.

The Beast - Abissi di paura (1996)

Tutto questo vi ricorda quel film di Spielberg degli anni ’70?
Avete ragione, visto che anche questo è tratto da un romanzo di Peter Benchley, lo scrittore di Jaws.

Ma bando alle ciance, vale la pena vedere questo film TV?
Ovviamente no.

Ne dubitavate?
Aspettavate il mio permesso per farvi una sonora cacata lunga 3 ore?

VOTO:
2 tentacoli e mezzo

The Beast - Abissi di paura (1996) voto

Titolo originale: The Beast
Regia: Jeff Bleckner
Anno: 1996
Durata: 2 episodi da 1 ora e mezza circa
Compralo: https://amzn.to/3aWwKpY

Planet Dinosaur (2011)

I dinosauri sono un gruppo di sauropsidi che ha dominato la Terra per 170 milioni di anni fino a quando un asteroide delle dimensioni dell’ego di Lilli Gruber li ha retrocessi in serie C fornendo la possibilità di dominazione termonucleare globale ad un’altra classe, i mammoni.

Nel corso del tempo questo famosissimo clade è andato a colonizzare praticamente ogni ecosistema e quello che ne è derivato è stato un’enorme diversificazione: Ouranosaurus, Spinosaurus, Onchopristis, Rugops, Carcharodontosaurus, Pterosaur, Epidexipteryx, Sinraptor, Saurornithoides, Oviraptor, Microraptor, Sinornithosaurus, Jeholosaurus, Daspletosaurus, Chasmosaurus, Alaskan Troodon, Edmontosaurus, Majungasaurus, Rahonavis, Rapetosaurus, Centrosaurus, Kimmerosaurus, Pliosaurus, Stegosaurus, Camptosaurus, Kepodactylus, Allosaurus, Saurophaganax, Argentinosaurus, Lacusovagus, Skorpiovenator, Gasparinisaura, Mapusaurus, Ouranosaurus, Paralititan, Carcharodontosaurus, Bradycneme, Magyarosaurus, Eurazhdarcho, Hatzegopteryx, Suskityrannus, Nothronychus, Alectrosaurus e Gigantoraptor sono solo alcune delle specie di dinosauro che hanno vissuto su questo pianeta, ma sono tutte quelle che questo documentario vi farà vedere.

Planet Dinosaur (2011)

Interessante e dettagliato prodotto televisivo BBC che fornisce ricostruzioni fedeli (per le conoscenze del 2011) di come doveva essere la vita quando Piero Angela cominciò a lavorare per la RAI; un mondo fatto di prevaricazioni inaudite e super femministe con cappelli deliranti che fornisce spunti di riflessione a chi vorrà concedere 3 ore della sua insignificante vita all’altare della patria conoscenza.

Francamente spiacevole e fuori luogo la scena d’incesto tra due oviraptor.

VOTO
3 incesti e mezzo (Tutankhamon)

Planet Dinosaur (2011) voto

Titolo tedesco: Der Dino Planet
Creatori: Nigel Paterson e Phil Dobree
Anno: 2011
Durata: 6 episodi da 29 minuti
Compralo: https://amzn.to/3lDwm1V

Shazam! (2019)

Billy Batson, un adolescente molto ribelle che non riesci a tenerlo in una casa famiglia per più di una settimana perché lui vuole uscire per andare a cercare la madre biologica che tanti anni or sono l’ha “perso” ad una fiera di paese e che magicamente non è stata mai trovata/contattata dalle autorità (in)competenti, si troverà magicamente a che fare con un vecchio mago rasta che sta disperatamente “cercando la sua Amy” ovvero lo spirito puro al quale passare i suoi formidabili poteri prima che la morte non gli permetta più di contenere le mostruose bestie rappresentanti i sette peccati capitali che hanno recentemente preso dimora dentro l’occhio di un ricco figlio di papà ossessionato dal cazzo altrui, reale e metaforico.

Shazam! (2019)

Tutto chiaro fino a qui?

Bene, perché io invece mi sono stufato presto a seguire questa trama sottesa di stronzataggine bambinesca molto buona a vendere un prodotto oggettivamente confezionato coi fiocchi, ma che inspiegabilmente non ha sortito gli effetti desiderati al botteghino.

Difatti è incredibile che il miglior film dell’universo DC (che fa cacare e quindi ci voleva poco ad essere il migliore) sia anche il film dell’universo DC che ha incassato di meno…

…e questo mi ha fatto incazzare molto.

VOTO:
3 casso e mezzo

Shazam! (2019) voto

Titolo di sceneggiatura: Billy Batson and the Legend of Shazam!
Regia: David F. Sandberg
Anno: 2019
Durata: 132 minuti

Predator (1987)

Il maggiore Alan “Dutch” Schaefer e il suo drappello di fottuti agenti speciali americani vengono ingaggiati per una missione di salvataggio in territorio nemico (un innominato paese sudamericano… probabilmente uno dei tanti che gli USA vogliono sottomettere a colpi di colpi di stato).

Quello che i nostri prodi proci ignorano però è che il loro talento per la carneficina verrà usato per una mera questione di documentazione mancante (neanche lavorassero all’INPS) dispersa nel mezzo della stessa giungla che funge da perimetro da caccia per una razza aliena bastarda platealmente ispirata allo stereotipo dell’uomo nero con i dreadlocks.

Predator (1987)

Bel filmino d’azione con uomini molto muscolosi e molto frocinconsapevoli che vidi in fase pre-adolescenziale e che poi ha visitato tante volte i miei sogni di adulto e di vegliardo.

La pellicola potrebbe essere riassunta con: molto sangue, molto onore ed un fantastico Arnold Schwarzenegger che lancia un notturno grido di guerra illuminato solo da una fiaccola.
Ma la cosa più sconvolgente invece è stato apprendere come il regista John McTiernan, alla guida di capisaldi come Die Hard e Last Action Hero, sia finito in disgrazia quando si fece un anno di prigione nel 2013 per aver assunto un investigatore privato al fine di registrare conversazioni compromettenti sia della sua ex moglie che del produttore del suo remake di Rollerball.
Un pasticciaccio degno di Via Merulana che l’ha portato a dichiarare bancarotta e vendersi il ranch in Wyoming.

E’ un attimo che si finisce con le pezze al culo.

VOTO:
4 personaggi scorrelati

Predator (1987) voto

Titolo di lavorazione: Alien Hunter
Regia: John McTiernan
Anno: 1987
Durata: 107 minuti

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)

Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America (se non sapete il nome, andate su Wikipedia), oltre ad aver condotto gli stati del nord alla vittoria contro quelli del sud nella sanguinosa guerra civile americana (guerra che, tra il 1861 e il 1865, fece più di 2 milioni di morti), fu anche un avido cacciatore di vampiri.

Ma come? Non lo sapevate?!

Beh, ovviamente la colpa è della cospirazione pluto-pippo-giudaica e di quei rettiliani che non vogliono far sapere quanto le nostre società civili siano infettate dal morbo giudio nel senso di Giuda che vendette nostro signore Gesù Cristo per 30 denari sonanti dirin din din e quanto il valoroso presidente passato alla storia come il liberatore degli schiavi neri americani abbia anche salvato l’Unione da una marea di non morti.

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012)
prendi questo, mutato figlio di puttana

Interessantissimo revisionismo storico cinematografico (da far invidia a Renzo De Felice) che, in puro stile americano, se ne fotte della realtà dei fatti e della tradizione per andare invece a riscrivere una pagina più che dibattuta all’interno della società statunitense, quella che vide contrapporsi le giovani colonie americane a suon di baionette e cannonate.

La veste grafica è ottima, come pure le scene d’azione; quello che manca però è un vero filo narrativo visto che in più di un’occasione si avvertono salti spazio-temporali, forse dovuti a grossolani tagli in fase di montaggio, che lasciano parecchio amaro in bocca allo spettatore che abbia la saporita voglia d’assopirsi pigramente di fronte allo schermo.

Ma in verità io vi dico:
pensate se da noi venisse fuori uno con l’idea di mettere in scena un Camillo Paolo Filippo Giulio Benso conte di Cavour assetato di vendetta per la morte di un familiare e che, armato d’ascia lunga un metro, faccia man bassa di satanassi fracassandogli la capoccia e sbudellandone gli addomi.
Ma v’immaginate gli interminabili dibattiti intellettualoidi?

VOTO:
3 Cavour

La leggenda del cacciatore di vampiri (2012) voto

Titolo originale: Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2012
Durata: 105 minuti

Pumpkinhead (1988)

In un posto polveroso e dimenticato da dio vivono rozzi bifolchi bianchi chiamati americani; poveri derelitti ignoranti nel midollo che non vedono l’ora di prendere la zappa e darsela sui piedi mentre cantano un padre nostro a squarciagola in mezzo a un campo di zucche.

Orbene, il nostro protagonista Harley è uno di loro e, come se la sfiga non bastasse mai, questo povero derelitto ignorante nel midollo che non vede l’ora di prendere la zappa e darsela sui piedi mentre canta un padre nostro a squarciagola in mezzo a un campo di zucche… ha un figlio ritardato al quale vuole tanto bene e con cui s’intrattiene nelle notti di luna piena mettendo in pratica quello che viene definito dai più come “amore gay”.

Purtroppo questo loro incestuoso idillio sessuale verrà distrutto nel momento esatto il piccolo verrà “messo sotto” da uno stronzo in moto da cross tu eri capace io no zundap su in due io e te cercando la tettona a Barona che non c’era mai…

Pumpkinhead (1988)
…seeeeeee

Forgettable come la bottiglia di passata di pomodoro che ti spaccherei in testa se ne avessi l’occasione, il film tiene comunque botta sul versante degli effetti speciali grazie alla presenza in regia del veterano degli effetti speciali Stan Winston (Terminator, Aliens, Jurassic Park).

All’uscita passò giustamente inosservato, un po’ per la cagnaggine degli attori coinvolti e un po’ per la sgrammaticatura istituzionale tanto cara al primo ministro Giuseppe Conte, mentre negli anni ha acquisito un piccolo gruppo di fan, senza un reale motivo.

VOTO:
2 veterani

Pumpkinhead (1988) voto

Titolo spagnolo: Pacto de sangre
Regia: Stan Winston
Anno: 1988
Durata: 86 minuti

Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti

Shark: Rosso nell’oceano (1984)

Un mostro enorme e dalle fattezze preistoriche terrorizza le coste dell’americana Florida.
Nel frattempo un riparatore di elettrodomestici, una biologa, uno sceriffo, una paleontologa e due ittiologi entrano in un caffè.
Splash.

Tanto basterebbe a descrivere la trama di un film assolutamente assurdo e verso il quale provo la più totale indifferenza possa esistere a questo mondo perché (e non me ne vogliano gl’intolleranti della celluloide bastarda) pellicole come questa, progettate solo ed unicamente per cavalcare l’onda del successo di un blockbuster (nel caso specifico Lo squalo di Spielberg) arrabattando alla cazzo mannaggia un modello di cartapesta, due tentacoli assassini alla Bride of the Monster e un’attrice senza culo e senza tette che per carità a me va pure bene, non possono farmi incazzare più di una pellicola che invece voleva essere chissà cosa e poi si è ridotta ad aprire i concerti di Federico Zampaglione.

Se volete vedere un monster movie c’è di meglio; se invece volete farvi due risate c’è di meglio.

La frase:

Non accetto consigli da una donna che ha la sensibilità di una cagna.

VOTO:
2 cagne

Shark: Rosso nell'oceano (1984) voto

Titolo inglese: Monster Shark
Regia: Lamberto Bava
Anno: 1984
Durata: 90 minuti

Avengers: Endgame (2019)

Dopo aver eliminato metà degli esseri viventi dell’universo, Thanos va in pensione e si mette a coltivare frutti belli spinosi che, se spinti a forza nel proprio deretano, potranno dargli quella pace che ha sempre sognato.

Nel frattempo quel che resta degli Avengers, coadiuvati da Captain Marvel, decidono di andare a riprendere le Infinity Stones con cui Thanos ha evaporato miliardi di esseri viventi e far così rivivere tutti i loro cari (assieme a milioni di assassini, stupratori e impiegati di banca), ma arrivano troppo tardi… Thanos ha distrutto le pietre magiche, sigillando così per sempre il suo malvagio piano di contenimento demografico.

Ora l’unica maniera per riportare indietro le lancette, oltre ad un bel lifting facciale col chirurgo plastico di Cher, è usare la fisica quantistica per viaggiare indietro nel tempo ed andare a scommettere alle corse di cavalli con il grande almanacco sportivo.

Avengers: Endgame (2019)

Niente, me li guardo tutti ma non riesco mai a divertirmi appieno con questi cazzo di film coi supereroi.

Sarà per la mole sempre più pesante di sfraceli che si susseguono sullo schermo lungo le oramai canoniche 3 ore di film, manco fossimo a Bollywood.
Sarà perché non je la faccio a digerire i facili sentimenti del topolino popolino che si piscia sotto con roba tipo forza bruta, machismo (di uomini e di donne) e orgoglio identitario (di minoranze etniche, di portatrici d’utero e/o di supremazia bianca).
O sarà per l’incredibile velocità con cui il potere cambia pelle per farsi amare da un genere umano miope come Mr Magoo; un ammasso di esseri umani che ieri gioioso sborrava guardando Rambo trucidare i fottuti musi gialli e oggi felice spurga le gonadi sbavando sopra neri e donne che compiono gli stessi eccidi di cui si sono macchiati i loro illustri predecessori maschili bianchi.

Il pubblico purtroppo, come da programma, premia questo tipo di produzioni elevando EndGame a film col maggior incasso del 2019, maggior incasso in Nord America del 2019, secondo maggior incasso di sempre in Nord America, film di supereroi con i maggiori incassi di sempre e maggior incasso nella storia del cinema… ma i soldi non laveranno mai e poi mai la vostra immonda morale empia d’ogni possibile peccato veniale e mortale.

“Lo sai che farò un bel po’ di cambiamenti?”, dice Valchirie quando viene nominata nuovo re degli Asgardiani da Thor.
Beh, cara regina, potresti cominciare nel trasformare Asgarg da monarchia assoluta a democrazia popolare; così, tanto per far vedere che la scelta di spingere sull’acceleratore femminista non è una semplice ed avida strategia di marketing ma si inserisci in un più ampio contesto socio-culturale che vede nella redistribuzione dei poteri tra tutti (e ripeto, tutti) i cittadini, indipendentemente dal loro sesso, il loro pensiero e soprattutto dal ceto sociale in cui sono nati, la vera molla del progresso umano.

Ma che ve lo dico a fare?
Tanto basta un #meToo e passa la paura.

VOTO:
3 #meToo

Avengers: Endgame (2019) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Ultimato
Regia: Anthony e Joe Russo
Anno: 2019
Durata: 181 minuti

Kujira (1952)

Un’imbarcazione a vela si ritrova in mezzo alla tempesta e naufraga miseramente.
Si salvano solo una ragazza e tre uomini che immediatamente tentano di accaparrarsi i pertugi vaginali della povera sventurata, ma a risolvere la diatriba ci penserà una balena che manderà in fondo al mare gli allupati persi lasciando sul suo dorso la donna in stato comatoso.

Piacevole remake a colori dell’omonimo film del 1927, sempre dello stesso autore giapponese che, senza che io l’avessi mai sentito nominare, pare sia uno tra i più rispettati autori dell’animazione giapponese e uno dei padri del genere anime.

Me cojons.

Titolo italiano: Balena
Regia: Noburô Ôfuji
Anno: 1952
Durata: 8 minuti