Stranger Things: 2° stagione (2017)

Alla fiera dell’est, per due soldi, una cacata di telefilm il pubblico idiota guardò.
E venne il mostro che s’impossessò del ragazzino che è amico del gruppetto di mocciosi che vogliono fermare il male che esce dal portale che è sito dentro il laboratorio dove è cresciuta Eleven che c’ha le turbe emotive da menarca che la rende appetibile per Mike che c’ha una sorella grissino che non sa a chi darla che al mercato guardò.

Stranger Things: 2° stagione (2017)
Esco dal mio corpo e ho molta paura

Bella cacata.
No, dico: bella cacata e complimenti a quei beoti che hanno avuto pure il coraggio di elogiare ‘sta minchiata di stagione (assolutamente evitabile) a metà strada tra una telenovelas sudamericana e un clistere d’olio caldo.

Tralasciando la recitazione caricata (e conseguentemente caricaturale) e la naturale scomparsa dell’effetto nostalgia, la vicenda in questione è largamente influenzata (copiata) dalla prima stagione che a mio avviso poteva più che degnamente concludere con quegli ottimi 8 episodi l’intera storia e invece si è finito per sbrodolare tutto sulle federe nuove, come una puttana con lo scolo, per una pura questione monetaria.

VOTO:
2 personcine con lo scolo e mezza

Stranger Things: 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: Stranger Things
Creatori: The Duff Brothers
Stagione: seconda
Anno: 2016
Durata: 9 episodi da 50 minuti
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Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

Torna il drappello di guardiani galattici alla disperata quanto perpetua ricerca d’un senso alla loro esistenza di merda.

In questo caso ci troviamo alle prese con una minaccia che veramente non te la raccomando signora mia: un’entità celestiale d’infinita potenza che, stanca di vagare isolata nello spazio profondo senza una precisa meta, si è messa alla ricerca della dolce metà per concedersi una sana copulazione interspecie.
Frutto di questa folle unione è il nostro beneamato Peter Quill, unico (mezzo) umano della compagine strampalata dell’universo Marvel.

Se pensate che questo film parli di precauzioni sessuali attraverso l’arguta metafora di una serie interminabile di mostruosità intellettive combinaguai, siete sulla buona strada.

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

In questo tripudio trippone d’umorismo superficiale e sperma celestiale, c’è abbastanza sostanza per non scontentare nessuno; ovviamente questo vuole anche dire appiattirsi sul minimo comun denominatore d’un pubblico tanto vasto quanto disomogeneo.

Se sorvoliamo sui banali riferimenti alla cultura pop e all’assoluzione in forma di comico tributo ad un maschilista ubriacone come David Hasselhoff, non si può certo dire che il film sia orrendo, tutt’altro.
Resta però un bel sapore amaro una volta inghiottita la zuccherosa e coloratissima pillola d’un franchise che era partito come mezza presa per il culo del genere ed è finito per rappresentarlo appieno.

VOTO:
3 David ubriachi a merda e mezzo

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017) voto

Titolo originale: Guardians of the Galaxy Vol. 2
Regia: James Gunn
Anno: 2017
Durata: 136 minuti
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It (2017)

Nell’ottobre del 1988 bisognava stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano dai tombini per strappare le braccine dei bimbi deficienti che si mettevano a giocare con le barchette mentre diluviava l’ira d’iddio.

L’estate del 1989 invece si doveva stare molto attenti ai pagliacci che sbucavano da qualunque angolo per farti pisciare sotto dalla paura prima di trascinarti nel sottosuolo e metterti in conserva come una merendina per placare la fame di un letargo lungo 27 anni.

A settembre 2017 invece si deve fare attenzione ai pagliacci che appaiono sugli schermi cinematografici per strapparti quei due spicci che ti sei guadagnato col sudore della tua fronte a fronte di uno spiegamento d’effetti speciali nella norma ed un uso sicuramente eccessivo del cosiddetto “jump scare”.

IT (2017)

Sono un buon fan dell’adattamento televisivo del 1990 che vidi in tenera età su videocassetta del videonoleggio una mattina dei tempi che furono e ricordo che le tenere e spaventose apparizioni del clown Pennywise mi fecero molto cacare sotto.

Purtroppo quest’adattamento per il grande schermo, nonostante la piacevole (quanto trita e ritrita) ricreazione dei favolosi anni ’80 e l’inaspettata bravura di tutti i ragazzi protagonisti, non decolla mai sulla pista del mio cuore perché troppo legato ai classici stilemi del cinema horror americano fatto di urla, desaturazioni e una narrazione cadenzata di spaventi alla Dan Brown.

Il paragone tra questo clown e quello indimenticabile interpretato da Tim Curry è ovviamente stupido e impossibile, anche e soprattutto per le scelte stilistiche dell’intera opera che avrebbero reso ridicole le eccentriche follie dell’originale.

Da vedere solo se siete fan accaniti del libro e volete vedere quanto e in che maniera è stato storpiato per farne un prodotto facilmente consumabile dal grande pubblico… e da queste mie parole avrete quindi capito che la famosa orgia di minorenni nelle fogne non è stata portata sullo schermo.

VOTO:
3 Tim Curry sulla sedia a rotelle

IT (2017) voto

Nome completo: It: Chapter One
Regia: Andy Muschietti
Anno: 2017
Durata: 135 minuti
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Voglia di vincere (1985)

Scott Howard, un giovane liceale pisquano americano alto un cazzo e un barattolo, scopre che ad una certa età ti crescono i peli sul petto; sfortunatamente però, a lui i peli gli crescono su tutto il corpo e in quantità spropositate. Questo perché fa parte di una famiglia di licantropi (da non confondersi coi lupi mannari i quali sono umani morsi da licantropi o da altri lupi mannari), degli esseri sfortunatati metà umani e metà lupi spaventati dal fuoco e attirati dai cimiteri.
Entrambe le specie comunque non sanno fare le scale e possono essere fermati spargendo a terra del sale grosso i cui chicchi attireranno la loro attenzione fino a che non li avranno contati tutti.

Parlo sul serio.

Il giovane in questione invece è molto attirato da Pamela Wells, la bionda fregna della scuola che gliela da col cazzo mentre l’amica d’infanzia Lisa “Boof” Marconi vorrebbe dargliela con la mazzafionda; tutto questo accade mentre Scott diventa la star della squadra scolastica di pallacanestro grazie ai suoi nuovi mostruosi poteri.

La domanda fondamentale della vicenda ovviamente è: sarà più la voglia di fica o la voglia di vincere?

Voglia di vincere (1985)

Esordio sul grande schermo per Michael J. Fox che da lì a qualche mese vedrà uscire il suo film più famoso, Back to the Future, e commedia liceale dai toni giocosi e spensierati che ben si adattava al clima da terrore fascio-capitalista che in quegli anni veniva propinato a badilate sulle gengive attraverso cinema e televisione.

Se non fosse per la più che buona interpretazione del nostro caro parkinsoniano e una smutandata della bella Pamela, il film andrebbe visto unicamente per la clamorosa patta aperta di un figurante sugli spalti della palestra durante le celebrazioni finali.

VOTO:
3 Pamele

Voglia di vincere (1985) voto

Titolo originale: Teen Wolf
Regia: Rod Daniel
Anno: 1985
Durata: 91 minuti
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Alien: Covenant (2017)

C’era un volta la nave spaziale Covenant, un cargo interstellare zeppo di esseri umani criocongelati in attesa di essere rivitalizzati una volta giunti su un nuovo pianeta da colonizzare.
Sviga volle che un’esplosione stellare di neutrini mettesse fuori uso le vele solari della Covenant costringendo l’androide di bordo Walter a rivitalizzare l’equipaggio per effettuare le dovute riparazioni.
Nel frammentre ecco che arrivò un segnale da un pianeta abitabile nei paraggi, una voce di donna che cantava una canzone; il neo-capitano (perché il capitano originario, interpretato per circa 15 secondi da James Franco, prese fuoco nella capsula criogenica) decidette mooooooolto saggiamente di scendere per verificare… e ovviamente questo fu l’inizio della fine.

Alien: Covenant (2017)

Secondo prequel per la saga sugli alieni con le teste a cazzo e la saliva acida e buona riuscita per una scommessa apparentemente persa in partenza e che invece mi ha lasciato ben più che un cumulo di catrame in fondo al cuore, ma che dico, ben più che un cumulo di catrame alla vaniglia in fondo al cuore.

Alla fine di Prometheus c’era l’androide David e l’unica superstite umana della missione Shawn che andavano alla volta del pianeta degli ingegneri per gridare feroce vendetta e portare immenso dolore; tra un film e l’altro sembra che i piani siano leggermente cambiati e siano andati in una direzione che non rivelerò per non spoilerare i “twist” ma che viene alla mente dopo neanche una mezz’ora di film.
Ed è proprio questo senso di infantilismo narrativo vomitato in bocca allo spettatore passivo come fosse fluido popcporn caldo e denso che abbassa il tono e la soddisfazione del film quel tanto per differenziarlo dalla schiera delle pellicole col buco di culo perfetto e quelle con le ragadi.

Troppo simpatica la scena con gli androidi Walter e David che si baciano dopo aver suonato il piffero.

VOTO:
4 pifferi

Alien: Covenant (2017) voto

Titolo originale: Alien: Covenant
Regia: Ridley Scott
Anno: 2017
Durata: 122 minuti
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La mummia (2017)

Un soldato americano di 54 anni vive la vita alla grande: salti, zompi, fughe, fighe e tesori mediorientali da derubare con la scusa della guerra.
Insomma, questo moderno lanzichenecco sembra non abbisognare di nulla se non un consistente incasso al botteghino per permettere la continuazione dell’universo cinematografico della Universal chiamato con astuzia rinascimentale Dark Universe.

A fracassargli le palle (mosce) interviene Ahmanet che, lungi dall’essere l’ultima residenza del defunto latitante Bettino Craxi, è una principessa egiziana sepolta viva per aver ucciso padre faraone, madre faraona e fratello faraoncino. Siccome però aveva appena fatto un patto con il dio Set, la giovine pluriomicida non muore ma aspetta la sua rivincita sotto forma di mummia che, lungi dall’essere un simpatico nomignolo per Tom Cruise, è un’assetata modella algerina che succhia la linfa vitale con chilometrici baci lasciando le vittime in uno stato simile a quello degli zombie.

A tentare di fermare questa trama confusionaria entra in campo anche il dottor Jekyll che gestisce un’impresa multinazionale il cui scopo sembra essere quello di fermare/contenere/debellare i mostri che popolano questa roccia alla deriva nello spazio infinito.
vabbè, mi sono rotto il cazzo.

La mummia (2017)

La critica l’ha odiato, il pubblico l’ha abbandonato.
No, non parlo di Tom Cruise, ma di questo filmetto darkettone che giunge in lievissimissimo ritardo ai nastri di partenza per la corsa agli universi cinematografici, inaugurati e dominati dalla Marvel.

Questo buco nell’acqua certamente infantile e dal sapore di minestra riscaldata non è neanche tanto male: si lascia vedere senza troppi patemi d’animo e risulta piacevole se lo si affronta dimezzando il proprio quoziente intellettivo.
Purtroppo oggigiorno uno si aspetta qualcosa di più che qualche effetto speciale e Russell Crowe che si incazza potente cattivo manone ti sfondo ti appiccico al muro mi drogo per chetare il mister Hyde che è in me.

VOTO
2 manone

La mummia (2017) voto

Titolo originale: The Mummy
Regia: Aolex Kurtzman
Anno: 2017
Durata: 110 minuti

Demoni e dei (1998)

James Whale è nato povero inglese, a 14 anni il padre l’ha mandato a lavorare in fabbrica, a 26 ha combattuto la prima guerra mondiale e nel 1917 fu fatto prigioniero di guerra dei tedeschi, un’esperienza lunga un anno e mezzo resa meno drammatica dalla possibilità d’inscenare rappresentazioni teatrali all’interno del campo.
James Whale è stato anche un importante regista hollywoodiano dell’epoca d’oro; sue infatti sono opere magnifiche come Frankenstein, L’uomo invisibile e La moglie di Frankenstein.

In questo film viene raccontato, con molta fantasia, l’ultimo periodo della sua vita dopo che un infarto gli aveva mandato in tilt il cervello rendendolo progressivamente sempre meno autosufficiente; una condizione orribile e insostenibile per una mente brillante, sofisticata e ribelle come quella di Jimmy che lo porterà a cercare una soluzione ai suoi incontenibili riaffiori di memoria repressa aprendosi emotivamente al giovane ragazzo (apparentemente) simpleton che gli fa da giardiniere.
Un’imponente figura muscolare dall’animo sensibile che farà da degno esorcizzante contraltare ai mostruosi incubi di dolore, morte e amor perduto che Jimmy continua ad avere sempre più spesso.

Demoni e dei (1998)

Un film assolutamente fantastico sui pensieri negativi e quelli positivi, sulle memorie tristi e quelle felici, sull’Agathodemone e il Kakodemone che animano le nostre esistenze in un eterno (s)bilanciamento.
Un film che ha contribuito non poco all’amore che ho per il cinema quale macchina acchiappasogni e che, nonostante quindi un indubbio pregiudizio personale positivo, resta comunque un’opera della madonna da vedere e rivedere.

Se la rievocazione storica è un must per tutti i cinefili, anche chi non è uso al cinema in bianco e nero troverà pane per i suoi denti lasciandosi cullare dall’evanescente triste violino grondante amore che, come i fantasmi di James Whale, sembra filare tutto il perfetto tessuto narrativo con una maestria tale da far spesso dimenticare la macchina da presa.

Chi ha un briciolo di sentimento per il genere umano non potrà fare a meno di piangere lacrime dolciamare per un passato mai vissuto; gli altri si possono godere il miglior film con Brendan Fraser.

VOTO:
5 violini

Demoni e dei (1998) voto

Titolo originale: Gods and Monsters
Regia: Bill Condon
Anno: 1998
Durata: 105 minuti

LEGO Batman – il film (2017)

Batman è un fottuto egoista del cazzo rimasto gravemente ferito emotivamente da quando in tenera età gli furono fatti fuori i genitori; da allora il cavaliere fascista si è distaccato emotivamente da tutto e tutti per paura di perdere nuovamente qualcosa a cui tiene.

Passano gli anni e ora il Joker, arcinemico del cavaliere fascio di cui sopra, vuole fortissimamente un’ufficializzazione della loro speciale relazione d’odio mentre Batman si rifiuta di riconoscere il loro status di arcinemici per la pelle con conseguenti scatti di gelosia del giullare destabilizzato; ci vorrà un piano diabolico e machiavellico per sovvertire l’ordine costituito e riportare l’amore perverso a Gotham City.

LEGO Batman - il film (2017)

Un film d’animazione concepito sull’onda dell’entusiamo per l’eccellente The Lego Movie, ma senza possedere quella leggera carica anti-sistema che pervadeva il primo di quella che si preannuncia come una lunga e dolorosa serie di film animati co’ ‘sti cazzo de mattoncini colorati.

Uniche tre note veramente positive sono l’indubbia verve comica tirata su alla decima potenza, uno stile fulmicotonico probabilmente volto a soddisfare le giovani menti drogate dei bimbi contemporanei e una piccola lezione morale totalmente in antitesi con i film di Nolan e cioè che i vigilanti mascherati sono dei pericolosi individui bloccati da traumi infantili e l’unico modo per liberarli è l’ingresso in scena di un aiutante minorenne in calzamaglia variegatamente colorata.

VOTO:
3 pupazzetti e mezzo

LEGO Batman - il film (2017) voto

Titolo originale: The LEGO Batman Movie
Regia: Chris McKay
Anno: 2017
Durata: 104 minuti

Society – The Horror (1989)

Billy è ricco e vive a Beverly Hills, ma questo non gli impedisce di provare un continuo disagio interiore che lo porta a sentirsi diverso da quelli che lo circondano: padre, madre, sorella, amici e compagni di scuola sembrano come appartenere a un qualcosa di sinistro da cui Billy sente il bisogno di difendersi.

Diviso tra il sospetto d’essere matto e quello che i matti siano tutti gli altri, il giovine abbiente scivolerà rapidamente nello scarico di un lurido lavandino nel quale c’hanno vomitato, cacato e pisciato in parecchi.

Society - The Horror (1989)

Insospettabile tripudio politico per questo film di serie B (z?) pululante situazioni e recitazioni un po’ paradossali e però perfettamente in linea con lo spirito libero e scardinatore dei freni societari che pervade tutta la pellicola.

Gli effetti speciali sono molto anni ’80 e molto godibili e sicuramente rivestono un ruolo primario nella scalata verso l’invettiva vetta rappresentata da un finale assolutamente imprevedibile e di cui non rivelerò una virgola per non rovinarvi la meravigliosa sorpresa; il resto della baracca fatica un pochino, ma glielo si perdona vista la geniale trovata narrativa.

Consigliato a tutti quelli che amano in egual misura il gore e la politica; sconsigliato agli stupidi.

VOTO:
3 vette e mezzo

Society - The Horror (1989) voto

Titolo originale: Society
Regia: Brian Yuzna
Anno: 1989
Durata: 99 minuti

Life – Non oltrepassare il limite (2017)

Un gruppo di scienziati della stazione spaziale internazionale scopre una forma di vita in mezzo a della sabbia proveniente da Marte, una forma di vita composta da cellule tutte muscoli e tutte cervello.

e niente:
creature spaziali omicide.

wow
wow wow
wow wow wow

Life - Non oltrepassare il limite (2017)
woooooooooooooooooow

Bel film… del cazzo.

Ma io dico: se una creatura è così intelligente da usare utensili ed elaborare un piano di fuga, ecco, non sarebbe meglio tentare un qualche tipo di comunicazione piuttosto che cercare d’incenerirla furiosamente dopo che si è giustamente incazzata per aver ricevuto una scossa elettrica?

No così, mica per fare polemica come al solito.
Una domanda legittima, una domanda che uno spettatore medio si pone mentre guarda stupefatto un interessante mostro narrativo posto a metà strada fra Alien e Gravity che però non giunge alla portata artistica di nessuno dei due.

Bella la sequenza iniziale con notevoli virtuosismi tecnici che hanno prodotto un complicato e piacevole piano sequenza con gli astronauti che vanno su e giù per i corridoi della stazione come fossero realmente a zero gravità.
Poi piano piano la temperatura emotiva scende inesorabilmente assieme alla timida erezione del pubblico il quale finalmente capisce il reale significato del sottotitolo italiano che (per una volta) suggerisce la giusta tattica da seguire nel caso vi venisse voglia di vedere questo film: Non oltrepassare il limite… della sala cinematografica.

VOTO:
2 astronauti e mezzo

Life - Non oltrepassare il limite (2017) voto

Titolo originale: Life
Regia: Daniel Espinosa
Anno: 2017
Durata: 104 minuti

Kong: Skull Island (2017)

William Randa, a capo del progetto governativo segreto americano Monarch, è convinto che i mostri esistano per davvero e che siano in procinto di ricicciare dai meandri oscuri delle tenebre sotterranee dentro i quali si rifugiarono tanti secoli fa.

Sospettando che la misteriosa Skull Island sia uno degli accessi a questo mondo degli inferi, Randa riesce a farsi finanziare una spericolata missione esplorativa con relativo supporto militare che ovviamente provocherà più casini che altro e darà il fondamentale spunto conflittuale allo svolgimento di un paio d’ore di film coi mostri ble ble bau bau.

Kong: Skull Island (2017)
bau bau ble ble

Seconda pellicola appartenente al cosiddetto MonsterVerse dopo Godzilla e seconda volta che il sottoscritto casca come una pera cotta nel tranello del film coi mostri che fa tanto nostalgia quando a conti fatti di nostalgia qua al massimo ci può essere quella per la ghigliottina in piazza.

Gli effetti speciali sono buoni anche se un po’ cartooneschi e la storia, col suo innaturale ma piacevole mix tra Apocalypse Now e un domenicale primo pomeriggio del 1988, non potrebbe forse essere meglio di così; quello che invece scoccia un po’ e fa vagare in più di un’occasione fuori dalla finestra gli occhi dello spettatore è quel sentore di vomito rancido post concerto che sì era tanto divertente e però m’hanno fregato portafoglio e cellulare mentre ero pesto lurido dentro un cespuglio di bacche selvatiche dove ero andato cercando un’agognata e illusoria privacy per spararmi quel meritato schizzo di eroina nelle vene tra le dita dei piedi vista l’insensatezza di un mondo dove lucertole di 79 metri possono uscire da un buco nel terreno senza preavviso alcuno.

VOTO:
3 vomiti rancidi e mezzo

Kong: Skull Island (2017) voto

Titolo originale: Kong: Skull Island
Regia: Jordan Vogt-Roberts
Anno: 2017
Durata: 118 minuti

Essi vivono (1988)

John Nada è un poveraccio disoccupato che arriva a Los Angeles con lo zaino in spalla e le pive nel sacco.
Accertata l’impossibilità di trovare un lavoro onesto presso i Job Centers e assunto quindi in nero presso un cantiere edile per 2 lire pagate a 7 giorni, John viene invitato a dormire presso una piccola comunità di diseredati senzatetto come lui, un nutrito drappello di umanità sbronza di televisione generalista e sfruttamento istituzionalizzato che sopravvive ai margini dei grattacieli dove vivono i potenti della Terra.
Nonostante tutto questo però, John Nada crede ancora nel sogno americano e che, messe in atto le dovute giuste motivazioni, verrà il momento di rivalsa anche lui, povero cristo in croce.

A fargli cambiare idea ci penserà un manipolo di ribelli scienziati i quali hanno fortuitamente trovato il mistero di pulcinella dietro le disuguaglianze sociali: gli alieni controllano la Terra camuffandosi in mezzo a noi grazie a delle onde radio-televisive che inducono gli umani in una sorta di trance consumista attraverso la quale riescono a soggiogare il mondo intero alimentando una guerra tra poveri alla fine della quale gli unici vincitori risultano loro.

Riuscirà il manovale Nada a tirare la tendina della doccia dietro la quale i burattinai capitalisti si lavano beatamente il culo con le lacrime di interi popoli e provocare quindi l’insurrezione armata di quest’ultimi?

Essi vivono (1988)

Splendido film anni ’80 che riesce a fondere mirabilmente leggerezza narrativa e critica sociale facendo lievitare un piacevole pastrocchio cinematografico dentro il quale trovano armoniosamente posto distopie anni ’50 e scazzottate da wrestling americano nei vicoletti zozzi delle metropoli dove i perdenti di questo maledetto gioco del cane-mangia-cane vanno a bucarsi in mezzo alle dita dei piedi prima di morire nel loro stesso vomito.

La semplicità con cui Carpenter evidenzia l’ipocrisia e l’ingiustizia di un mondo diviso e fortemente piramidale come il nostro trova felice complicità nella linearità narrativa di una storia, certamente dicotomica nella contrapposizione bene-male, ma infinitamente matura in un finale aperto che lascia lo spettatore decidere cosa fare del proprio futuro.

VOTO:
4 Ted Turner e mezzo

Essi vivono (1988) voto

Titolo originale: They Live
Regia: John Carpenter
Anno: 1988
Durata: 94 minuti