Facciamola finita (2013)

La parola ‘apocalisse’ deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis), composto di apó (“separazione”) e kalýptein (“nascosto”), dunque significa un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o rivelazione. Nella terminologia della letteratura del primo ebraismo e Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio a un profeta scelto; questo termine è più spesso usato per descrivere il resoconto scritto di tale esperienza.
L’Apocalisse di San Giovanni è infatti il resoconto delle visioni avute da San Giovanni riguardanti la fine del mondo.In una seconda accezione, moderna, significa invece la fine del mondo, l’avvento del giudizio divino e la punizione eterna.

Facciamola finita, film ad alto costo ed alto tasso comico, parla di questa seconda.

Facciamola Finita (2013)

C’è una festa a casa di James Franco e molte celebrità sono invitate; tra queste troviamo Seth Rogen, Jonah Hill, Jay Baruchel, Danny McBride e Craig Robinson.
Droga, sesso prematrimoniale e menefreghismo regnano sovrani, quando ad un certo punto la fine del mondo arriva: alcuni vengono risucchiati in paradiso mentre TUTTI gli ospiti di casa Franco restano sulla Terra ad aspettare l’inevitabile, tra fiamme, demoni e follia generalizzata.

La cosa straordinaria di questo film è proprio l’ironia degli eventi: quando Dio viene a prendere le anime buone, non si caca di striscio queste maledette viziate stronze star Hollywoodiane; si rivelano essere infatti opportunisti, violenti, egoisti individui che sotto una patina di perbenismo nascondono una pentola di cattiveria pronta ad esplodere al minimo problema.

Facciamola finita è un buon film, con un cast affiatato e ben disposto; non sarà la fine del mondo (ahahah), ma resta pur sempre un ottimo film per passare una serata in allegria con i vostri amici (amici?).

Titolo originale: This is the end
Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Anno: 2013
Durata: 107 minuti

Hellboy (2004)

Grigori Rasputin fu un contadino, un mago, un esoterista, un ciarlatano, un politico, un pazzo, un mistico, finito a fare da consigliere personale della famiglia Romanov, zar di Russia.

Ah, e pare avesse anche il cazzo più grande del mondo.

il cazzo di Rasputin al museo erotico di Pietroburgo
il cazzo di Rasputin al museo erotico di Pietroburgo

Non scherzo, si dice fosse di 30 centimetri, e le solite voci dicono che fu anche e soprattutto questa qualità a farlo amare così tanto a corte… speciamente dalla signora zarina Alexandra Feodorovna.

Ad ogni modo, cazzo o non cazzo, Rasputin era talmente odiato e temuto che alla fin fine fu fatto fuori; per la precisione fu avvelenato, sparato, strangolato e affogato… come Vigo di Carpazia.

Ora, passate 3 generazioni, Guillermo del Toro ha deciso bene di riportare in vita Rasputin e metterlo contro il protagonista di una fortunata serie e fumetti chiamata Hellboy (dal nome del suddetto protagonista) e quello che ne è venuto fuori è un film interessante, con buoni effetti speciali ed un pessimismo niciano come non se ne vede spesso ad Hollywood.

La storia vede il nostro antieroe combattere mostri e mostruosità per un’agenzia governativa americana, nel tempo libero è innamorato di una donna incendiaria in totale fase depressiva, è fissato con i gatti (ne possiede più di una dozzina) ed è destinato a portare l’Apocalisse sulla terra.
Il mercoledì invece va al cinema a vedere i film a metà prezzo.

Hellboy non raggiunge la pienezza del secondo capitolo, sempre diretto da del Toro, ma riesce comunque ad elevarsi due spanne sopra i tanti film di supereroi minori che sguazzano nella loro mediocrità imaginativa popolati da attori cani messi lì unicamente per la loro bellezza da rivista patinata del cesso.

VOTO:
3 cessi mezzo

Hellboy-(2004)-Voto

Titolo originale: Hellboy
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2004
Durata: 122 minuti

Mimic (1997)

Quand’è l’ultima volta che avete visto morire un bambino in un film?
E due bambini?
E due bambini morti ammazzati?
E due bambini morti ammazzati violentemente?
Io appena mezz’ora fa, guardando Mimic, pellicola del 1997 di Guillermo del Toro successiva al bel Cronos del 1993.

Qui il budget è salito, da 2 milioni di dollari a 30, grazie alla Miramax.
Purtroppo però gli studios e l’America hanno inevitabilmente tolto molto di quel sapore artigianale di cui respirava bene Cronos: alcune sviolinate si potevano evitare e la classica storia d’amore, incastonata in una gincana colma di pericoli, è un mix trito e ritrito.
Fortunatamente ci sono dei guizzi da regista intelligente, come il succitato bambinicidio plurimo e un certo bel gusto per il corporeo e il viscidume, simile a Cronenberg, senza però tentarne la poetica, ma rimanendo molto più a terra, vicino al sangue e alla merda di cui siamo fatti.

Un film decente, non eccezionale, ma sempre meglio di molto vomito hollywoodiano ad alto budget che gira sulle nostre capocce.

Titolo originale: Mimic
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 1997
Durata: 105 minuti

Pacific Rim (2013)

Questo film è una meraviglia.
Punto.

Guillermo del Toro ha fatto bene i compiti a casa e ci regala il primo vero film americano ad alto budget la cui principale fonte di ispirazione sono i cosiddetti Kaiju films, ovvero i film giapponesi con i mostri (vi ricordate Godzilla?).
Ovviamente l’immaginario non si ferma qui, ma va oltre con innesti fantasiosi e coloratissimi tipici della filmografia del regista messicano più ciccione che c’è e qualche sporadica caduta di stile tipo il penoso discorso del comandante militare nero prima della battaglia finale; un vero calcio sui coglioni, e per retorica e per fiacchezza (non pensavo potessi rimpiangere quello di Independence day).

Fortunatamente a salvare baracca e burattini ci sono i “robottoni”, nel loro splendore computergrafico da 190 milioni di dollari, che fanno a cazzotti con i mostri e li quartano e spezzano i due, quattro, cinque, per poi prenderle a destra e manca per 3 quarti di film.

Pacific Rim (2013)

Pacific Rim è due ore di intrattenimento come non se ne vedeva da tempi; dopo ben 3 film fascisti (Transformers), Hollywood ha prodotto un film con i mostri e i robot come cristo comanda.

L’unica tristezza è che Pacific Rim è costato 40 milioni di dollari in più di Transformers 1 ed ha incassato la metà (recuperando comunque costi di produzione e facendo il 100% di incasso netto).

Mortacci vostra.

Titolo originale: Pacific Rim
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2013
Durata: 132 minuti

Dagon – La mutazione del male (2001)

Tratto da due racconti di H. P. Lovecraft (‘Dagon’ e ‘The Shadow Over Innsmouth’) ecco un altro filmetto di serie B molto godibile dal duo Gordon-Yuzna.

Una barca con quattro deficienti a bordo si arena su uno scoglio durante una tempesta, due di loro vanno col gommone alla ricerca di aiuto e approdano ad una cittadina popolata da gente losca e viscida.
Terribili accadimenti seguono l’incipit e non voglio svelarvi nulla perché alla fine il film merita.

Prodotto grazie agli spagnoli della “Filmax” (quelli di REC, per intenderci) tramite la sottosocietà “Fantastic Factory”, e girato in Galizia con manovalanza del luogo e numerosi attori spagnoli (tra cui Raquel Meroño, già apprezzata in Beneath still waters), Dagon è un concentrato di cazzate, risate e paura, ma non come nei moderni filoni alla Scary movie dove la risata è funzionale al sistema, no: qui la risata se la fa l’ombra demoniaca che ti senti alle spalle mentre guardi il film al buio.

Un film molto Lovecraftiano (e non è facile portare sullo schermo lo scrittore americano dell’incubo) che, nonostante i pochi mezzi a disposizione, strappa qualche spavento negli inseguimenti per le stradine della deliziosa (e inquietante) cittadina spagnola.
Insomma, se siete amanti di Yuzna-Gordon e avete letto con piacere Lovecraft, non lasciatevi sfuggire questa chicca a basso costo.

VOTO:
3 Cthulhu e mezzo

Dagon - La mutazione del male (2001) voto

Titolo originale: Dagon
Regia: Stuart Gordon
Anno: 2001
Durata: 98 minuti

Prometheus (2012)

Il prequel di Alien firmato Ridley Scott che ti fa già incazzare dopo 10 minuti.

Allora, spoilers a raffica:
una razza aliena si diverte ad andare in giro nuda per la galassia mentre crea vita su altri pianeti con l’aiuto di una sostanza nera; la sequenza iniziale è probabilmente la creazione della vita sulla Terra.
Per molti secoli questi alieni, chiamati “ingegneri” dagli idioti nel film, ci hanno fatto visita di tanto in tanto per controllare che la loro creazione (la razza umana) procedesse come voluto mentre la loro creazione (sempre la razza umana) li ha innalzati a dei.
Ad un certo punto però pare abbiano deciso di distruggerci, senza riuscirci; sappiamo questo perché una nave spaziale è mandata in missione dalla compagnia privata Weyland alla ricerca di una spiegazione alla trama di un film che già comincia a scricchiolare.
Arrivati su un pianeta misterioso, i giovani eroi trovano i resti di una base aliena ed una navicella pronta a partire per la Terra e consegnare il suo carico di morte.
Quale carico di morte?
Una marea infinita di anfore con dentro questa materia nera.
Perché morte? Perché sembra che questa merda nera non sia amichevole: quando entra in contatto con una forma di vita, la muta tra atroci sofferenze in qualcosa di diverso, molto spesso violento. Dei vermi si trasformano in mostri sinuosi e uno degli avventurieri che viene in contatto con essa si trasforma (apparentemente) in un ingegnere, alchè viene subito seccato dai compari con un lanciafiamme.

La domanda che sorge spontanea è
perché sugli ingegneri ha un effetto di moltiplicazione dei pani e dei pesci mentre su chiunque altro ha effetti terribili?

Ricapitoliamo:
merdaNera+ingegnere=umani
merdaNera+umani=ingegneri
merdaNera+vermi=cazziMostruosiAssassini

Poi però, se un ingegnere impregna un’umana, il risultato è una fica tentacolare di dimensioni colossali con la forza di un trattore che appena vede un essere vivente cerca di scoparlo per via orale depositandogli un uovo in pancia (come in Alien). Il frutto di tanto amore è appunto un Alien come noi lo conosciamo (in questo caso un po’ diverso perché covato in grembo ad un ingegnere e non un umano come nella serie originale).

Alla fine del film rimaniamo purtroppo con gli stessi dubbi dell’inizio: da dove veniamo, perché esistiamo, ma soprattutto:

Quando morirà David Lindelof coi suoi misteri dozzinali e una trama illogica che non rispetta lo spettatore?

Titolo originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Durata: 124 minuti
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