Dagon – La mutazione del male (2001)

Tratto da due racconti di H. P. Lovecraft (‘Dagon’ e ‘The Shadow Over Innsmouth’) ecco un altro filmetto di serie B molto godibile dal duo Gordon-Yuzna.

Una barca con quattro deficienti a bordo si arena su uno scoglio durante una tempesta, due di loro vanno col gommone alla ricerca di aiuto e approdano ad una cittadina popolata da gente losca e viscida.
Terribili accadimenti seguono l’incipit e non voglio svelarvi nulla perché alla fine il film merita.

Prodotto grazie agli spagnoli della “Filmax” (quelli di REC, per intenderci) tramite la sottosocietà “Fantastic Factory”, e girato in Galizia con manovalanza del luogo e numerosi attori spagnoli (tra cui Raquel Meroño, già apprezzata in Beneath still waters), Dagon è un concentrato di cazzate, risate e paura, ma non come nei moderni filoni alla Scary movie dove la risata è funzionale al sistema, no: qui la risata se la fa l’ombra demoniaca che ti senti alle spalle mentre guardi il film al buio.

Un film molto Lovecraftiano (e non è facile portare sullo schermo lo scrittore americano dell’incubo) che, nonostante i pochi mezzi a disposizione, strappa qualche spavento negli inseguimenti per le stradine della deliziosa (e inquietante) cittadina spagnola.
Insomma, se siete amanti di Yuzna-Gordon e avete letto con piacere Lovecraft, non lasciatevi sfuggire questa chicca a basso costo.

VOTO:
3 Cthulhu e mezzo

Dagon - La mutazione del male (2001) voto

Titolo originale: Dagon
Regia: Stuart Gordon
Anno: 2001
Durata: 98 minuti

Prometheus (2012)

Il prequel di Alien firmato Ridley Scott che ti fa già incazzare dopo 10 minuti.

Allora, spoilers a raffica:
una razza aliena si diverte ad andare in giro nuda per la galassia mentre crea vita su altri pianeti con l’aiuto di una sostanza nera; la sequenza iniziale è probabilmente la creazione della vita sulla Terra.
Per molti secoli questi alieni, chiamati “ingegneri” dagli idioti nel film, ci hanno fatto visita di tanto in tanto per controllare che la loro creazione (la razza umana) procedesse come voluto mentre la loro creazione (sempre la razza umana) li ha innalzati a dei.
Ad un certo punto però pare abbiano deciso di distruggerci, senza riuscirci; sappiamo questo perché una nave spaziale è mandata in missione dalla compagnia privata Weyland alla ricerca di una spiegazione alla trama di un film che già comincia a scricchiolare.
Arrivati su un pianeta misterioso, i giovani eroi trovano i resti di una base aliena ed una navicella pronta a partire per la Terra e consegnare il suo carico di morte.
Quale carico di morte?
Una marea infinita di anfore con dentro questa materia nera.
Perché morte? Perché sembra che questa merda nera non sia amichevole: quando entra in contatto con una forma di vita, la muta tra atroci sofferenze in qualcosa di diverso, molto spesso violento. Dei vermi si trasformano in mostri sinuosi e uno degli avventurieri che viene in contatto con essa si trasforma (apparentemente) in un ingegnere, alchè viene subito seccato dai compari con un lanciafiamme.

La domanda che sorge spontanea è
perché sugli ingegneri ha un effetto di moltiplicazione dei pani e dei pesci mentre su chiunque altro ha effetti terribili?

Ricapitoliamo:
merdaNera+ingegnere=umani
merdaNera+umani=ingegneri
merdaNera+vermi=cazziMostruosiAssassini

Poi però, se un ingegnere impregna un’umana, il risultato è una fica tentacolare di dimensioni colossali con la forza di un trattore che appena vede un essere vivente cerca di scoparlo per via orale depositandogli un uovo in pancia (come in Alien). Il frutto di tanto amore è appunto un Alien come noi lo conosciamo (in questo caso un po’ diverso perché covato in grembo ad un ingegnere e non un umano come nella serie originale).

Alla fine del film rimaniamo purtroppo con gli stessi dubbi dell’inizio: da dove veniamo, perché esistiamo, ma soprattutto:

Quando morirà David Lindelof coi suoi misteri dozzinali e una trama illogica che non rispetta lo spettatore?

Titolo originale: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Durata: 124 minuti
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