At War with the Army (1950) [Full Movie]

Alvin Corwin is low man on the totem pole, and goes from one mishap to another at an army training camp in World War II.

Director: Hal Walker Writers: James B. Allardice (based on a play by), Fred F. Finklehoffe (written for the screen by) Stars: Dean Martin, Jerry Lewis, Mike Kellin

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Titolo italiano: Il sergente di legno
Regia: Hal Walker
Anno 1950
Durata: 93 minuti

I Go Back Home: Jimmy Scott (2016)

Abbiamo visto il film col cantante jazz vecchio bavoso.

Si parla di:
Jimmy Scott, Aspettative, Prime impressioni, Prestazioni sessuali a Villa Borghese, Inseguitori, una Cosa Brutta, una Cosa che colpisce, Buonismi, meccanismi di Difesa, Quadri e belle Donne, Virginia Raggi, Blues melanconico, Elton John strunzo, Joe Pesci cantante, Madonna bIIIp, il Sottobosco romano, Nepotismo, Luca Lionello e Pubblico di riferimento.

Titolo originale: I Go Back Home: Jimmy Scott
Regia: Yoon-Ha Chang
Anno: 2016
Durata: 96 minuti

Oceania (2016)

La giovane polinesiana Moana prova un’irresistibile attrazione verso padre oceano entro il quale si vuole ficcare e fondere in un idillio orgiastico di bollicine spumeggianti dalle quali emerse in tempi remoti la vita sulla terra grazie alla forza generatrice di Te Fiti, montagna vulcanica rigogliosamente smeralda che, privata del suo cuore pulsante dal semi-dio Maui, si è ora tramutata in potenza distruttrice la quale troverà pace solo quando le verrà restituito il prezioso scomparso.

Compito di Moana sarà riportare la suddetta pace nel petto della potente dea della vita coadiuvata, in quest’avventura on the road, da un pollo deficiente e il semi-dio Maui di cui prima.

Oceania (2016)

Film progressista americano che, nella foga di fare copiose pugnette a questo o a quella nella vana speranza di accaparrarsi un pubblico allo stesso tempo sia generalista che attento alle tematiche delle minoranze, finisce per perdere di vista il nodo centrale di ogni opera cinematografica e cioè: non annoiare.

Sì, nonostante i buoni intenti femministi ed un impianto narrativo che non fa una piega, mi sono un po’ rotto le palle.

VOTO:
3 palle

Oceania (2016) voto

Titolo originale: Moana
Regia: Ron Clements e Don Hall
Anno: 2016
Durata: 107 minuti

La La Land (2016)

Abbiamo visto il film maschilista frocio con Emma Stone serpe del malaugurio e Ryan Gosling hipster depresso.

Si parla di:
Film ambientati in Thailandia, Aspettative, The Artist, Irritazioni, Patinature, Consequenzialità delle Scene, Salgari, Martini Rosso, Film per froci fatto da froci, Assenza di sentimento, Titanic, James Cameron, Nascere e morire nell’omaggio, Fiori, Maschilismo, Eva e la mela, Kim Ki-duk, Primavera estate autunno inverno… e ancora primavera, La Scena più bella e più reale, Coreografie e ballerini, chiedere la Luna, West Side Story, Scenografie, tutto è Perfetto, la Fotografia, salvare il finale, Realtà alternativa, una storia d’Amore tra due Disperati, Luigi Tenco, Pubblico di riferimento, quelli che non ci capiscono un Cazzo di Cinema, Michelangelo Frammartino e Votazioni.

Titolo originale: La La Land
Regia: Damien Chazelle
Anno: 2016
Durata: 128 minuti

Captain Fantastic (2016)

Abbiamo visto il film con Viggo Mortensen hipster vedovo nudo.

Si parla di:
Siri e Kaptèin Fantastìk, Matt Ross frocio nel bagno, Trama, Film anticapitalisti girati con telecamere di plastica, Amish e motori / gioie e dolori, Prime impressioni, Regista hipster, Incongruenti coerenze filmiche, una differente Filosofia di vita, un colpo al Cerchio e una alla Botte, Fotografia, Prove attoriali e peni attoriali, Bambini bravi bravi, Pubblico di riferimento, Votazioni, un Segreto incoffessabile, cosa abbiamo fatto l’Estate scorsa, QwErTy e 10 minuti di Applausi.

Titolo originale: Captain Fantastic
Regia: Matt Ross
Anno: 2016
Durata: 118 minuti

The Star Wars Holiday Special (1978)

E’ il Life Day, una festa pagana dell’universo Star Wars possibilmente coincidente con il thanksgiving americano, e Chewbacca sta tornando a casa da moglie, figlio e nonno zoppo.
Ad accompagnarlo c’è l’amico di sempre, Han Solo, ma i due sono braccati dai soliti sgherri fascisti dell’Impero Galattico e quindi devono fare una o due deviazioni prima di poter fare ritorno sani e salvi al familiare focolare.

Tutto questo serve da sfondo ad una serie mortificante di siparietti musical-comici tipici della televisione americana durante le festività.

The Star Wars Holiday Special (1978)
siamo di fronte all’apoteosi del ridicolo

Questo speciale tv, andato in onda un tenebroso giorno di novembre del 1978 dalla CBS, mai più ritrasmesso e solo recentemente ricicciato fuori grazie alle registrazioni su VHS di pochi estimatori del ciarpame intergalattico riversate su digitale e telediffuse grazie al mezzo internet, è indubbiamente il punto più basso raggiunto nell’universo Star Wars.

Se i primi 15 minuti deliranti con 3 wookiee che interagiscono tra loro senza sottotitoli sembrano l’unica idea rimasta del concept partorito da George Lucas, il resto ha invece subito così tante riscritture ed è stato imbrattato da così tante mani ignoranti del materiale originario che si fa parecchia fatica a vedere del buono sotto un’apparentemente buona ricostruzione scenica in linea col canone.

Sorvolando sul vomito di una principessa Leia canterina e l’imbarazzante intermezzo di nonno wookiee che si masturba con un ologramma di Diahann Carroll, lo special è passato alla storia soprattutto per l’introduzione del personaggio molto amato di Boba Fett, sfruttato poi all’inverosimile per ragioni di marketing, soprattutto nella seconda odiatissima trilogia anni ’90.

VOTO:
2 Diahann Carroll e mezza

The Star Wars Holiday Special (1978) voto

Titolo originale: Star Wars Holiday Special
Regia: Steve Binder, David Acomba
Anno: 1978
Durata: 97 minuti

Sing Street (2016)

In una grigia e opprimente Dublino anni ’80 vive Conor Lalor, un giovane irlandese dall’animo dolce e dalla famiglia disastrata il quale si mette in testa di tirare su una band musicale con l’unico (nobilissimo) scopo di fare fiki fiki con un’altrettanto giovane stracciarola dalla situazione familiare ancora più disperata della sua.

Sviati i classici pericoli di una vita ai margini quali teppistelli rasati e preti pedofili e scoperto presto il segreto del successo e cioè copiare le mode del momento infilandoci un po’ di fregna come fosse polverina magica, il nostro Conor farà il concerto della sua pubescenza prima di diventare l’ennesimo emigrato a £6 l’ora al Burger King a Leicester Square.

Sing Street (2016)
Non scherzo: c’è veramente un Burger King a Leicester Square a Londra

Vivacissima commedia dolciamara tutta giocata sulle note musicali di un decennio infame come la peste bubbonica e vera e propria rivelazione per il sottoscritto, Sing Street è quel tipo di film che in inglese viene definito “coming of age” e del quale manca una traduzione appropriata in italiano e che quindi definiremo arbitrariamente “schizzata umorale sul muro” così da rievocare quel particolare rito di passaggio alla fase adulta di certe tribù africane che vede le adolescenti della tribù venire allontanate dal villaggio fino a che non riescono a bagnare con un forte getto vaginale un muro di fango e merda distante circa 3 metri.

Conor purtroppo non schizzerà sperma a queste distanze olimpioniche ma si rivelerà essere comunque un tipo con delle palle enormi quando deciderà di affrontare tutte le paure di una generazione per raggiungere il suo sogno di affermazione esistenziale.

VOTO:
5 schizzate umorali

Sing Street (2016) voto

Titolo originale: Sing Street
Regia: John Carney
Anno: 2016
Durata: 106 minuti

Footloose (1984)

Storia di un giovane omosessuale di Chicago costretto a trasferirsi in una piccola cittadina bigotta (in realtà piena di froci repressi i quali covano un’insana voglia di scopare come ricci al ritmo di vertiginose capriole gay) e della sua personale lotta contro il tradizionalismo cristiano e la paura di piangere in pubblico (propri del tipico americano medio), questa simpatica commedia gay travestita da ribellione contro una cittadina di provincia americana molto intrisa di cristianesimo e stupidità la quale vive la sua asessualità come un vanto (invece che come una paurosa deficienza intellettiva) è tutto ciò che odio, e di più.

Footloose (1984)

Bisogna ammettere che siamo di fronte ad un film culto amato da milioni di persone; è interessante notare però quanto queste persone (in larga parte froci e scemi) siano grossomodo identificabili con quella stessa fetta di mercato a cui piace Jimmy Fallon.

La pellicola è famosa per essere servita da trampolino di lancio per il naso di Kevin Bacon il quale ha dato grande prova acrobatica nelle numerose coreografie chiaramente danzate da un’altra persona ripresa in penombra, uno stile al quale attingeranno altre opere famose come Black Swan, ma (cosa ben più importante) questo A piede libero è riuscito negli anni a catalizzare l’interesse di così tanti meschini individui che era diventato impossibile ignorare la realtà e continuare quindi ad evitare una di quelle recensioni come piacciono a noi, e cioè piena di bestemmie e insulti alle minoranze così da scandalizzare per pochi miseri minuti tutti quegli esseri umani troppo indaffarati a guardarsi la punta del cazzo per rendersi conto di quanto tutto sia un’illusione delle nostra percezione e come l’universo sia solo una pallida spiegazione di quello che esiste e che non riusciamo ancora ad immaginare.

Abbandonando ora quest’onnipresente nichilismo, unico possibile faro in un cammino di miseria intellettuale e cecità cosmica ridotte entrambe a lascive comparse sul palcoscenico del nostro eterno rimescolamento atomico, possiamo tornare ad apprezzare Kevin che balla come un forsennato al ritmo vertiginoso di motivetti elettroniCountry così datati da essere buoni per una festicciola al Pigneto coi nostri amici che scrivono stronzate acchiappa-click su Vice e prendono 30 euro ad articolo.
Kevin certamente spadroneggia in un ruolo da vero acrobata, nel fisico e nelle emozioni, ma anche il resto del cast fa un figurone da pubblicità progresso in una pellicola chiaramente nata dalle menti di una folta schiera di uranisti.

Agli annali va certamente consegnata la sfida in stile est Europa con Bacon mentre guida un trattore sulle note di I need a Hero: una follia.
Per la serie non tutti sanno che: nella parte dell’amico un po’ buzzurro e un po’ timidone c’è un giovanissimo tronco di legno rispondente al nome di Christopher Penn, fratello morto stecchito del più famoso Sean Penn.

Non un film per tutti, ma un film che lo prende volentieri da tutti.

VOTO:
4 froci repressi

Footloose (1984) voto

Titolo originale: Footloose
Regia: Herbert Ross
Anno: 1984
Durata: 107 minuti

Swiss Army Man (2016)

Hank è un povero naufrago bloccato su una minuscola isola del Pacifico; vista l’impossibilità di un fuga e la più che reale prospettiva di una lenta morte per sete e fame, Hank ha deciso quindi di suicidarsi con una corda al collo.
Ad interrompere il suo tragico epilogo arriva però Manny, un cadavere ben vestito portato a riva dalle onde, che si rivelerà essere un gran compagno di avventure, un buon amico e un eccezionale tuttofare, da cui il titolo L’uomo coltellino svizzero.

Swiss Army Man (2016)

Questo film è proprio strano: partendo dal presupposto assurdo di un cadavere semovente e portato avanti da una coppia d’attori in gran forma sul filo di una lama narrativa totalmente astrusa e chiaramente al servizio di una scelta stilistica volutamente stramba e per questo difficile da giudicare univocamente, Swiss Army Man è una favola simbolica il cui significato sembra sfuggire ogni volta lo si raggiunge con un dito.

Hank è pazzo? Dove ha passato gli ultimi mesi? Dove ha trovato il cadavere? Quanto del film è avvenuto esclusivamente nella sua mente e quanto invece ha un fondamento di verità?
Tutte domande che i due autori vogliono lo spettatore si ponga, e non importano le risposte; quello che conta è non essere passivi recettori di un’opera, ma essere fruitori e portatori stessi del senso ultimo… un po’ come lo stecchito Manny.

VOTO:
4 cadaveri ambulanti e mezzo

Swiss Army Man (2016) voto

Titolo originale: Swiss Army Man
Regia: Daniel Kwan, Daniel Scheinert
Anno: 2016
Durata: 97 minuti

Elvis & Nixon (2016)

Il 21 dicembre del 1970 Elvis Presley chiese urgentemente d’incontrare il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon per discutere di gravi pericoli quali droga, comunismo e Beatles; incredibilmente Nixon lo ricevette e quello che si dissero rimane tutt’oggi un mistero.
Fatto sta però che Elvis ottenne ciò per cui s’era dato tanto da fare, ovvero un distintivo da agente federale… valido per un giorno.

Elvis & Nixon (2016)

Breve ma compiuto film meteora su uno degli eventi più strani mai accaduti alla Casa Bianca e cioè l’incontro tra un patetico pagliaccio in leggero sovrappeso ed il cantante Elvis Presley.
Le interpretazioni di Shannon e Spacey sono deliziose anche se mi è impossibile giudicare, per ignoranza personale, l’effettiva resa mimico-sonora mentre il registro chiaramente comico e sopra le righe dell’opera lascia comunque spazio ad un paio di momenti più profondi e riflessivi come quando Elvis racconta del suo fratello gemello nato morto e messo temporaneamente in una scatola sul tavolo della cucina.

VOTO:
3 nati morti e mezzo

Elvis & Nixon (2016) voto

Titolo originale: Elvis & Nixon
Regia: Liza Johnson
Anno: 2016
Durata: 86 minuti

Suicide Squad (2016)

Abbiamo visto questa cacata di film e lo distruggiamo pronunciando male Harley Quinn.

Si parla di Cose Positive, Pubblico di riferimento, Musica, Sottotitoli italiani, Personaggi, Batman, Cara Delevingne, Harley Quinn e le donne sullo schermo, Buchi di sceneggiatura e cose senza senso, Finale e Ghostbusters, Joker, Harley & Joker, Sogni da casalinga, Arti marziali e inverosimiglianze, Stereotipi e Razzismi, Considerazioni finali e Voto.

Titolo originale: Suicide Squad
Regia: David Ayer
Anno: 2016
Durata: 123 minuti

Elliot, il drago invisibile (1977)

Pete è un orfano di 6 anni che è stato comprato da una famiglia di burinotti schiavisti del Maine; riuscito a fuggire grazie all’aiuto di un drago invisibile di nome Elliot, Pete fa vita da vagabondo alla Huckleberry Finn mentre cerca difficilmente di rifarsi una vita.
Arrivato in una piccola cittadina costiera di semplicioni ubriaconi festaioli vagamente e stranamente rimembrante l’Antonio Bay di The Fog (forse per il faro), Pete viene preso in simpatia dalla figlia vedova del guardiano del faro di cui prima la quale lo adotterà come figlio suo, probabilmente soggiogata dal capello rosso e dalle doti canore non indifferenti.
Tra una canzone strappalacrime e una danza sfrenata su barili di birra, questi cittadini un po’ diffidenti dei nuovo venuti impareranno ad accettare il diverso quando il diverso si rivela utile.
Come ogni buon schiavista deve saper fare.

Elliot, il drago invisibile (1977)

Musical anni ’70 un po’ dimenticato, Pete’s Dragon ricalca in gran parte la solita storia di infanzia negata in un mondo crudele tanto cara alla Disney.
Combinando riprese dal vivo ed animazione (per la verità, bene poca), il film procede noiosamente tra una dimenticabile canzone e l’altra per le sue due estenuanti ore fino a giungere ad una conclusione catartica ma con l’amaro in bocca.
Perché la Disney, prima d’essere la dispensatrice di MDMA che è oggi, ha attraversato fasi alterne di creatività, producendo film un po’ sconclusionati e disomogenei tipo questo, nonostante il regista sia lo stesso del bellissimo Gli Argonauti.

VOTO:
3 pasticche d’MDMA

Elliot, il drago invisibile (1977) voto

Titolo originale: Pete’s Dragon
Regia: Don Chaffey
Anno: 1977
Durata: 128 minuti