Casinò (1995)

BombaKabum, ascesa, bombaKabum e caduta di Sam “Asso” Rothstein; uno scommettitore della mafia di Chicago il quale, dopo anni di onorato servizio malavitoso, si ritrovò a gestire il Tangiers casino di Las Vegas per conto delle famiglie criminali nel fruttuoso periodo temporale prima che le multinazionali prendessero il controllo della città del peccato più banale del cosmo che, ancora non ho ben capito perché, attira milioni di teste di cazzo i quali, con le loro monetine che dovrei ficcargli nel culo una alla volta, finanziano i peggiori crimini dell’umanità in cambio di un brividino mentre tirano giù la leva della slot machine senza accorgersi che così facendo stanno solo esprimendo la loro latente omosessualità.

Nel film compaiono in ordine sparso: parrucche, gettoni, lampadine, presse, mafiosi, prostitute, mazze da baseball, nanerottoli e James Woods.

Il caleidoscopico imbuto musicale composto da 63 canzoni suonate una appresso all’altra nel quale lo spettatore scivola senza soluzione di continuità, dalle prime splendide immagini dei titoli di testa (realizzati dal leggendario Saul Bass) alle ultime arrancanti note di una composizione costruita su fondamenta mobili, è sicuramente uno dei punti di forza di una pellicola che altrimenti mostrerebbe ben presto la corda a causa di un affastellamento narrativo, sicuramente giustificato sia dal percorso stilistico del regista e sia dall’ambientazione assurda di una città costruita nel deserto del Nevada dove luci e suoni non s’interrompono mai, ma che tutto sommato lascia rintronati senza un vero giustificato perché.

Probabilmente la maggior differenza col capolavoro precedente Goodfellas, del quale questo appare un ideale seguito non autorizzato e per certi versi meno riuscito, risiede nel protagonista.
Mentre lì si pativa assieme a lui lungo il solco della storpia vita di un manovale della criminalità, qui si fatica un po’ a stare al passo con uno che riesce difficile da definire con una definizione altra se non quella di malavitoso col disordine ossessivo compulsivo.

Rimane un buon film, ma è meno bello di quello che potrebbe sembrare a primo acchitto.
Come Las Vegas.

VOTO:
4 ex manovali

Casinò (1995) voto

Titolo originale: Casino
Regia: Martin Scorsese
Anno: 1995
Durata: 178 minuti

Morte a 33 giri (1986)

Eddie Weinbauer è un liceale patito della musica metal che un giorno viene preso PER il culo e l’altro viene preso A calci in culo dai soliti ragazzi sportivi viziatelli con la macchina carina e la felpa legata al collo sopra le camicia stirata dalla domestica filippina.

L’unico suo sfogo, abbastanza infantile, è ascoltare i mortificanti testi di Sammi Curr, una pseudo-rock-metal-star, suo concittadino dal gusto macabro, il quale, dopo aver offeso tutti i borghesi dal Mississippi al Nevada, è morto bruciato in un incendio lasciando però il suo ultimo misterioso disco al DJ della radio locale per essere suonato la notte di Halloween.

Il DJ però, sapendo la sua passione smodata per Sammi, regala il disco ad Eddie facendogli uno di quei pacchi che manco alla stazione centrale di Bari. Perché questo vinile, quando viene suonato al contrario, rivela messaggi e poteri progressivamente inquietanti che metteranno a repentaglio la vita di tutti i borghesi con la felpa legata al collo sopra la camicia stirata dalla domestica filippina.

Morte a 33 giri (1986)

Il bellissimo titolo italiano è sicuramente la cosa migliore del film e quella che, a distanza di decadi, ancora mi fa ricordare (con assoluta vaghezza) un filmetto di serie B che, lungi dall’essere brutto, non appassiona poi molto nonostante abbia in teoria tutti gli ingredienti del caso: giovani, musica, sesso, amore, orrore e felpe legate al collo sopra camicie stirate dalle domestiche filippine.

Un paio di scene molto simpatiche (quella con Ozzy Osbourne, nei panni di un reverendo puritano, e l’amico di Eddie che frettolosamente aspira le ceneri di una vecchia dal tappeto di casa prima che arrivi la madre), ma poi nulla più.

VOTO:
2 domestiche filippine e mezza

Morte a 33 giri (1986) voto

Titolo originale: Trick or Treat
Regia: Charles Martin Smith
Anno: 1986
Durata: 98 minuti

Frozen (2013)

In Norvegia fa freddo, ma di un freddo che tu che sei cresciuto con le infradito ai piedi e Fabrizio Frizzi alla televisione non potrai mai capire a fondo.

Si dà il caso che in questa desolata landa dimenticata da dio viva una regina con lo strano potere di comandare questo freddo facendo il bello e il cattivo tempo a seconda del suo stato emotivo e ultimamente, tra genitori morti e paura d’abbracciare il suo vero IO (ovvero la sua omosessualità latente), il fiordo dove sorge il suo regno basato su una rigida dieta di salmone e acciughe si è completamente congelato.

Sarà compito di sua sorella zitella alla disperata ricerca di un cazzo d’amare e qualche figura maschile di contorno, messa lì per par condicio, cercare di mettere un freno alla discesa verso lo zero assoluto che invece il cadavere di Fabrizio Frizzi è riuscito oramai ad abbracciare appieno.

Frozen (2013)

Ma io mi domando e dico: come cazzo è possibile che questo film sia il cartone animato con l’incasso più grande della storia?
Come è possibile che questa insipida storiella puntellata di banalissime canzoni dai testi elementari abbia riscosso un tale successo globale?

Perché va bene andare incontro al pubblico più giovane abbassando il livello narrativo, va bene mantenere un tono comico superficiale per non disturbare i neonati piazzati davanti lo schermo da genitori troppo indaffarati ad arrivare a fine mese strangolati come sono da un sistema economico disegnato attorno al concetto che chi è ricco è sempre più ricco e chi è povero è sempre più povero… ma mannaggia cristo paladino delle renne norvegesi: è mai possibile che ‘sta cacata sia stata premiata con l’Oscar come miglior film d’animazione quando lo stesso anno c’era Si alza il vento che non sarà un capolavoro, certo, ma è infinitamente meglio de ‘sta porcata fredda come il cadavere di Fabrizio Frizzi?

VOTO:
2 Fabrizio

Frozen (2013) voto

Titolo esteso: Frozen – Il regno di ghiaccio
Regia: Chris Buck e Jennifer Lee
Anno: 2013
Durata: 102 minuti

In viaggio con una rock star (2010)

La rockstar Aldous Snow è in evidente stato d’abbandono psico-fisico dopo il rilascio del suo tremendo album African Child, la cosa peggiore per l’Africa dopo l’Apartheid, e la rottura con la sua fidanzata storica e conseguente affido del figlio alla madre.

A rilanciare la sua dormiente carriera potrebbe essere un concerto-anniversario al Greek Theatre di Los Angeles, un’occasione più unica che rara per riallacciare i rapporti con i suoi fans e riscoprire la gioia di vivere…
l’unico problema è la sua micidiale tendenza auto-distruttiva che metterà più d’un bastone fra le ruote del povero galoppino della Pinnacle Records Aaron Green il quale è stato investito del difficile compito di trasbordare il derelitto umano da Londra, dove risiede con la madre, a Los Angeles, dove si svolgerà il concerto.

In viaggio con una rock star (2010)

Film abbastanza divertente che merita più fama di quella che gli è stata riservata.

La ben rodata formula narrativa del road movie con coppia che scoppia compie il suo dovere come un bravo soldatino mandato al massacro, la regia e la fotografia sono quasi invisibili (cosa drammatica per un film d’autore, cosa normale per un film del signor nessuno) e le musiche sono indubbiamente orecchiabili e molto spesso spassose.

Se non fosse per un’ingiustificata tendenza allo stereotipo macchiettistico (tra l’altro molto più sgradevole della bonaria eccessività di African Child), dalle etnie alle mode passando per i modi di fare di questa o quella particolare sezione demografica, uno potrebbe anche premiarlo a pieni voti.

Ma è proprio questo continuo fare due pesi e due misure, tipico di chi non si rende conto di chi e cosa lo circonda perché troppo inconsapevolmente concentrato su sé stesso e sulla sua presunta superiorità intellettuale, che va poi a minare un’opera altrimenti eccelsa sotto molti punti di vista; perché a me fa molto più schifo vedere il solito nero che parla come un negro e che si veste come un domatore da circo piuttosto che una rockstar che canta assieme a degli africani vestiti da africani.

VOTO:
3 macchie

In viaggio con una rock star (2010) voto

Titolo originale: Get Him to the Greek
Regia: Nicholas Stoller
Anno: 2010
Durata: 109 minuti

Captain EO (1986)

Captain EO, un baldanzoso pedofilo dal sorriso ebete, viaggia per le galassie alla ricerca di carne fresca da sottomettere al suo irrefrenabile egocentrismo ma viene ahimé fermato dalla robotica regina di un grigio pianeta privo di minorenni.

Captain EO, assieme alla sua ciurma di deformità ambulanti, terrà botta agli attacchi luminosi lanciati a piene mani dalla regina monocromatica e convertirà tutti i presenti all’amore universale grazie ai suoi passetti di danza e alla sua voce d’angelo.

Captain EO (1986)

Considerato come uno dei primi film in 4D e cioè 3D con l’aggiunta di effetti pratici all’interno della sala tipo lasers, sbuffi d’aria e un cielo stellato su tutta la volta, Captain EO può essere anche preso ad esempio come una delle più costose buffonate pacchiane mai concepite dai tempi delle piramidi.

Costato 30 milioni di dollari, un vero e proprio sproposito, questo cortometraggio mette in scena una serie di ridicole situazioni interpretate con un tono talmente sopra le righe che uno potrebbe anche farcisi una retrospettiva risata sopra, se non fosse che fa cacare il cazzo.

VOTO:
2 buffone e mezza

Captain EO (1986) voto

Titolo spagnolo: Capitán EO
Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1986
Durata: 17 minuti

I Muppet (2011)

Un ricco e spietato capitalista vuole estrarre il petrolio che si trova sotto i Muppet Studios; per fare ciò, dovrà radere al suolo un luogo simbolo dell’infanzia di molti americani.

Nel solco della tradizione alla Blues Brothers, i Muppets potranno impedire questo delitto culturale solo se riusciranno a racimolare 10 milioni di cucuzze entro la mezzanotte di pinco pallino data.

Numeri comici a seguire.

I Muppet (2011)

Un film per ragazzi che non annoia gli adulti grazie al suo humour semplice (ma non per questo stupido) travestito da simpatica commedia rivitalizzatrice di un fenomeno mediatico da qualche anno andato in letargo, ovvero quello dei pupazzi televisivi comandati con una mano su per il culo, il cui più esimio esponente in terra italica è senza dubbio Fabio Fazio.

VOTO
4 spietati capitalisti

I Muppet (2011) voto

Titolo originale: The Muppets
Regia: James Bobin
Anno: 2011
Durata: 103 minuti
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At War with the Army (1950) [Full Movie]

Alvin Corwin is low man on the totem pole, and goes from one mishap to another at an army training camp in World War II.

Director: Hal Walker Writers: James B. Allardice (based on a play by), Fred F. Finklehoffe (written for the screen by) Stars: Dean Martin, Jerry Lewis, Mike Kellin

Buy the DVD ➤ http://amzn.to/2raq0NU This movie is in public domain.

Titolo italiano: Il sergente di legno
Regia: Hal Walker
Anno 1950
Durata: 93 minuti

I Go Back Home: Jimmy Scott (2016)

Abbiamo visto il film col cantante jazz vecchio bavoso.

Si parla di:
Jimmy Scott, Aspettative, Prime impressioni, Prestazioni sessuali a Villa Borghese, Inseguitori, una Cosa Brutta, una Cosa che colpisce, Buonismi, meccanismi di Difesa, Quadri e belle Donne, Virginia Raggi, Blues melanconico, Elton John strunzo, Joe Pesci cantante, Madonna bIIIp, il Sottobosco romano, Nepotismo, Luca Lionello e Pubblico di riferimento.

Titolo originale: I Go Back Home: Jimmy Scott
Regia: Yoon-Ha Chang
Anno: 2016
Durata: 96 minuti

Oceania (2016)

La giovane polinesiana Moana prova un’irresistibile attrazione verso padre oceano entro il quale si vuole ficcare e fondere in un idillio orgiastico di bollicine spumeggianti dalle quali emerse in tempi remoti la vita sulla terra grazie alla forza generatrice di Te Fiti, montagna vulcanica rigogliosamente smeralda che, privata del suo cuore pulsante dal semi-dio Maui, si è ora tramutata in potenza distruttrice la quale troverà pace solo quando le verrà restituito il prezioso scomparso.

Compito di Moana sarà riportare la suddetta pace nel petto della potente dea della vita coadiuvata, in quest’avventura on the road, da un pollo deficiente e il semi-dio Maui di cui prima.

Oceania (2016)

Film progressista americano che, nella foga di fare copiose pugnette a questo o a quella nella vana speranza di accaparrarsi un pubblico allo stesso tempo sia generalista che attento alle tematiche delle minoranze, finisce per perdere di vista il nodo centrale di ogni opera cinematografica e cioè: non annoiare.

Sì, nonostante i buoni intenti femministi ed un impianto narrativo che non fa una piega, mi sono un po’ rotto le palle.

VOTO:
3 palle

Oceania (2016) voto

Titolo originale: Moana
Regia: Ron Clements e Don Hall
Anno: 2016
Durata: 107 minuti

La La Land (2016)

Abbiamo visto il film maschilista frocio con Emma Stone serpe del malaugurio e Ryan Gosling hipster depresso.

Si parla di:
Film ambientati in Thailandia, Aspettative, The Artist, Irritazioni, Patinature, Consequenzialità delle Scene, Salgari, Martini Rosso, Film per froci fatto da froci, Assenza di sentimento, Titanic, James Cameron, Nascere e morire nell’omaggio, Fiori, Maschilismo, Eva e la mela, Kim Ki-duk, Primavera estate autunno inverno… e ancora primavera, La Scena più bella e più reale, Coreografie e ballerini, chiedere la Luna, West Side Story, Scenografie, tutto è Perfetto, la Fotografia, salvare il finale, Realtà alternativa, una storia d’Amore tra due Disperati, Luigi Tenco, Pubblico di riferimento, quelli che non ci capiscono un Cazzo di Cinema, Michelangelo Frammartino e Votazioni.

Titolo originale: La La Land
Regia: Damien Chazelle
Anno: 2016
Durata: 128 minuti

Captain Fantastic (2016)

Abbiamo visto il film con Viggo Mortensen hipster vedovo nudo.

Si parla di:
Siri e Kaptèin Fantastìk, Matt Ross frocio nel bagno, Trama, Film anticapitalisti girati con telecamere di plastica, Amish e motori / gioie e dolori, Prime impressioni, Regista hipster, Incongruenti coerenze filmiche, una differente Filosofia di vita, un colpo al Cerchio e una alla Botte, Fotografia, Prove attoriali e peni attoriali, Bambini bravi bravi, Pubblico di riferimento, Votazioni, un Segreto incoffessabile, cosa abbiamo fatto l’Estate scorsa, QwErTy e 10 minuti di Applausi.

Titolo originale: Captain Fantastic
Regia: Matt Ross
Anno: 2016
Durata: 118 minuti
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The Star Wars Holiday Special (1978)

E’ il Life Day, una festa pagana dell’universo Star Wars possibilmente coincidente con il thanksgiving americano, e Chewbacca sta tornando a casa da moglie, figlio e nonno zoppo.
Ad accompagnarlo c’è l’amico di sempre, Han Solo, ma i due sono braccati dai soliti sgherri fascisti dell’Impero Galattico e quindi devono fare una o due deviazioni prima di poter fare ritorno sani e salvi al familiare focolare.

Tutto questo serve da sfondo ad una serie mortificante di siparietti musical-comici tipici della televisione americana durante le festività.

The Star Wars Holiday Special (1978)
siamo di fronte all’apoteosi del ridicolo

Questo speciale tv, andato in onda un tenebroso giorno di novembre del 1978 dalla CBS, mai più ritrasmesso e solo recentemente ricicciato fuori grazie alle registrazioni su VHS di pochi estimatori del ciarpame intergalattico riversate su digitale e telediffuse grazie al mezzo internet, è indubbiamente il punto più basso raggiunto nell’universo Star Wars.

Se i primi 15 minuti deliranti con 3 wookiee che interagiscono tra loro senza sottotitoli sembrano l’unica idea rimasta del concept partorito da George Lucas, il resto ha invece subito così tante riscritture ed è stato imbrattato da così tante mani ignoranti del materiale originario che si fa parecchia fatica a vedere del buono sotto un’apparentemente buona ricostruzione scenica in linea col canone.

Sorvolando sul vomito di una principessa Leia canterina e l’imbarazzante intermezzo di nonno wookiee che si masturba con un ologramma di Diahann Carroll, lo special è passato alla storia soprattutto per l’introduzione del personaggio molto amato di Boba Fett, sfruttato poi all’inverosimile per ragioni di marketing, soprattutto nella seconda odiatissima trilogia anni ’90.

VOTO:
2 Diahann Carroll e mezza

The Star Wars Holiday Special (1978) voto

Titolo originale: Star Wars Holiday Special
Regia: Steve Binder, David Acomba
Anno: 1978
Durata: 97 minuti