True Detective: S02E04 (2015)

Gangster Frank si distanzia sempre più dalla moglie mentre cerca di rimettersi in gioco nella malavita locale alla disperata ricerca di contanti; Paul CHiPs si svela essere frocio represso con tanta voglia di paternità; Detective Colin smette di bere e ricomincia a provare sentimenti; e Donnuomo Ami viene accusata di mobbing sessuale al dipartimento.
Ah, molti personaggi senza nome schioppano come petardi in un finale che vorrebbe essere adrenalinico ed invece è soporifero.

Altro episodio, altro regista, stessa pappa.
Niente di veramente importante succede, eccezion fatta per uno dei momenti più assurdi che abbia mai visto e cioè quando il padre guru-santone-truffatore di Ami guarda dritto dritto Detective Colin e se ne esce con le seguenti parole:
“Hai un’aurea enorme, verde e nera, prende tutta la stanza… ecco, sentivo di doverlo dire”.

Semplicemente magnifica questa metafora della famosissima nerchia di Colin.

VOTO:
2 Colinerchie e mezza

True Detective: S02E04 (2015) voto

Titolo originale: True Detective – Down Will Come
Stagione: 2
Episodio: 4
Regia: Jeremy Podeswa
Anno: 2015
Durata: 55 minuti

True Detective: S02E03 (2015)

Lo contea di Ventura cerca di usare l’erotomane Ami contro il detective Colin Farrell per arrivare a rompere i coglioni al sindaco della città di Vinci e il sindaco di Vinci a sua volta fa pressione sulla polizia cittadina per stroncare l’erotomane Ami che ha osato entrargli in casa per indagare sul misterioso omicidio del manager cittadino Ben Casper a cui piaceva tanto la perdizione sessuale fatta di giovani prostitute, gigolò ragazzi e oggetti sadomaso.

In tutto ciò, Paul CHiPs non fa nulla.

Continuano le peripezie di tre personaggi in cerca d’autore alle prese con i misteri noir della California inizio millennio.
Grazieaddio per quest’episodio il regista è cambiato e le cose cominciano tiepidamente a migliorare: con un’apertura fantastica e molto Lynchana tra Colin e il padre ex detective (interpretato dal mitico e invecchiatissimo Fred Ward, indimenticabile grugnone bifolco in Tremors) e caratterizzazioni leggermente meno stereotipate, il terzo episodio della nuova stagione di True Detective cerca pietosamente di scalare la montagna di merda ai piedi della quale si era felicemente gettato.

VOTO:
2 montagne di merda e mezza

True Detective: S02E03 (2015) voto

Titolo originale: True Detective – Maybe Tomorrow
Stagione: 2
Episodio: 3
Regia: Janus Metz
Anno: 2015
Durata: 55 minuti

True Detective: S02E02 (2015)

Dopo il primo deludente episodio, qui si cerca di sviluppare ulteriormente quattro protagonisti che non hanno nulla da offrire ad un pubblico avveduto quale dovrebbe essere quello fedele a True Detective e lo si fa andando a scavare nelle loro psiche, proiettili morti che viaggiano a 100 all’ora su strade buie.

Il redento criminale Frank racconta alla moglie che il padre lo chiudeva nello scantinato la notte quando andava a “lavorare” e che una volta lo lasciò lì sotto per 5 giorni senza acqua né cibo; l’agente CHiPs Paul viene mollato dalla ragazza perché non vuole conoscere i genitori di lei e la giovine si sente usata solo come sfogo sessuale; la tosta Ami quando torna stanca dal lavoro si guarda i porno anali (perché questo dovrebbe significare “perdizione” secondo i puritani Hollywoodiani); e Colin, dopo aver preso a calci in bocca il padre di un compagno di scuola del figlio bastardo (nel senso non suo), viene dichiarato indesiderato dalla moglie la quale però prova ancora molta compassione per un soggettone alcolizzato e manesco.

Nonostante l’evidente voglia di inspessire una trama da libretto pulp anni ’50, siamo ancora ben lontani da una vera e propria caratterizzazione, sia dei personaggi, povere figurine senza colla lanciate al vento di novembre, e sia per la corrotta città di Vinci la quale sembra essere fatta unicamente di tristi ciminiere e autostrade a 6 corsie.

Ma dove sono gli abitanti? Dov’è il popolo?
Ma soprattutto, che fine ha fatto Carmen San Diego?

Bah… se questo è intrattenimento, io sono Paperino.

VOTO:
2 Paperini perduti

True Detective: S02E02 (2015) voto
Titolo originale: True Detective – Night finds you
Stagione: 2
Episodio: 2
Regia: Justin Lin
Anno: 2015
Durata: 55 minuti

Cypher (2002)

Ve lo ricordate The Cube?

Dai, è quel film con un gruppo di gente rinchiuso in un labirinto fatto di stanze cubiche dove questi poveracci vengono fatti a pezzi con meccanismi mortali automatici.
Non era male no? Un piccolo film canadese a basso costo con una bella fetta di fans sfegatati che alla sua uscita fu visto come una buona risposta allo strapotere annichilente degli studios hollywoodiani.

Ecco, bene…
questo Cypher invece non è così.

Cypher (2002)

La cosa che salta più all’occhio guardando questo film del 2002 è quanto il tutto sembri incredibilmente datato; se fosse uscito nel 1995, stesso anno del mai abbastanza compianto Strange Days, allora le cose sarebbero andate diversamente: avremmo tutti elogiato la visione futuristica a tinte nere con innesti alla Philip Dick, ci saremmo sorpresi dei 4 colpi di scena e avremmo gioito alla vista del nostro beneamato eroe veleggiare tra le onde tropicali…
e invece no, nel 2002 il mondo aveva già visto in ordine sparso: Blade Runner, Johnny Mnemonic, Strange Days, Dark City e The Matrix.

Ma io dico: ma mannaggia Marco Columbro impestato lurido, si può nel 2002 avere un CD come supporto di memoria per un film futuristico?

VOTO:
2 Marco Columbro e mezzo

Cypher (2002) voto

Titolo originale: Cypher (aka Brainstorm)
Regia: Vincenzo Natali
Anno: 2002
Durata: 95 minuti

True Detective: prima stagione (2014)

Rustin Spencer Cohle è un investigatore texano con parecchi problemi esistenziali: da quando gli hanno investito la figlia piccola, la sua vita è andata a rotoli e il suo pessimismo cosmico l’ha reso sempre più inviso a colleghi e amici.
Passa le giornate ad odiare gli stupidi, a leggere libri su libri e a dispensare giudizi affrettati su chiunque gli sbarri la strada.
Martin Eric Hart invece è un investigatore della Louisiana, uno stato americano famoso per l’atteggiamento rilassato (probabilmente dovuto all’influenza coloniale francese dei secoli passati), è un padre di famiglia a cui piace bere e guardare le partite in tv, non ha una grande intelligenza e si radica in un finto berbenismo e un tradizionalismo confortanti per i semplicioni come lui.

I due vengono appaiati dalla polizia statale e messi presto a lavorare su un caso sconcertante: una ragazza drogata a forza, stuprata, torturata, e uccisa secondo uno strambo rituale pagano.

Rust e Marty, compensando le reciproche lacune caratteriali come una brava coppia del 19° secolo, spaccheranno talmente tanto il culo al sistema che risolveranno il caso e al contempo riveleranno una macchinazione talmente grande da mettere a repentaglio le loro stesse vite.

True Detective: prima stagione (2014) - 1
a sinistra Tree of Life, all’EUR di Roma; a destra una delle tanto decantate inquadrature di True Detective

Questa prima stagione di True Detective è stata un clamoroso successo di pubblico ed un ottimo ritorno economico per il canale produttore, quella HBO che ci sta regalando i migliori anni della nostra vita televisiva.
Basato sul genere “true crime”, molto in voga negli anni ’50, e con uno stile sicuramente influenzato dal capostipite del genere “investigazioni folli”, Twin Peaks, questa serie televisiva americana trova libero sfogo nel compiacimento tecnico visivo, sicuramente di grande impatto e con bellissimi momenti fotografici, ma che bene o male piglia a destra e manca da grandi registi del passato e non.

La cosa più divertente invece è il nichilismo pessimista di Rust: un misto di intelligenza, misantropia, e decadentismo politico lo rende un personaggio interessante e sicuramente diverso dalla marea di poliziotti che hanno fatto capolino sull’etere negli ultimi 60 anni.
D’altra parte però, questo continuo rendere antipatico un personaggio che in realtà ha solo perso la voglia di vivere dopo la tragica morte della figlia, depotenzia troppo spesso il messaggio anti clericale di cui tutta la serie è pervasa.
Soltanto uno sciocco (senza sale, in zucca) potrebbe infatti ignorare tutta la linea anti religiosa che continuamente rispunta ad ogni puntata; una linea politica talmente forte che, senza rovinare la serie a chi non l’ha vista, sarà infine parte fondamentale del mistero attorno al caso.

True Detective: prima stagione (2014) - 2
i culi invece non hanno alcuna ragione narrativa

Non convince appieno neanche l’altro protagonista (e co-produttore dello show), Marty, interpretato da un imbolsito Woody Harrelson, che cerca malamente di comprendere la filosofia di vita di Rust mentre si scopa le ragazzine alle spalle della moglie.
Nonostante in qualche punto si faccia un esile collegamento tra i suoi peccati, le sue tendenze violente e il generale clima di terrore soffocato che pervade le paludi della Louisiana tra le quali orribili omicidi vengono perpetrati ogni giorno, questo legame narrativo è troppo flebile per essere compreso dal pubblico generale e quindi il messagio viene in gran parte vanificato.
Non molti avranno infatti collegato il tema pedofilia e violenza sulle donne con l’atteggiamento finto berbenista e maschilista di Marty il quale giunge a riempire di cazzotti una coppia di ventenni, rei di aver amoreggiato consensualmente con la sua figlia adolescente.
La cosa che lascia più perplessi infatti è il velo di giustificazione verso una giustizia sommaria e privata che ricopre troppo spesso le azioni dei due “eroi”; non si traccia realmente un parallelismo tra i demoni che affliggono Rust e Marty e quelli reali che torturano e uccidono giovani americani per raggiungere un più alto piacere personale, in nome di un contrappasso dantesco che viene appena accennato, una volta rivelata l’identità dell’assassino.

True Detective: prima stagione (2014) - 3
penso che dopo questo girerò Interstellar

La cosa più bella ed invece meno sfruttata di tutte è la sinestesia di Rust, cioè quella condizione per cui due o più sensi si confondono; un certo gusto quindi può dare la visione di un certo colore o il sentire un particolare odore.
La percezione del mondo attraverso i sensi è una cosa naturale ed utile agli esseri viventi, ed una leggera sinestesia è comune e ben accetta: basti pensare alla vista del cibo che può stimolare il senso del gusto, proprio come lo si stesse effettivamente assaporando.
Nella sua forma più pura però, la sinestesia è unidirezionale (cioè va solo da un senso all’altro), incontrollabile e può a volte inficiare la vita della persona affetta.

Rust, con il suo passato di drogato, ha ancora dei fenomeni di allucinazione visiva e olfattiva (lui li definisce flashback acidi) di quando si faceva pesantemente di LSD; in una puntata però, si fa riferimento alla cosiddetta Teoria M, una teoria fisica molto recente e ancora in discussione che, detto in parole poverissime, vorrebbe unificare tutta la fenomenologia fisica sotto un unico ombrello semplificativo.
Una sfera spazio-tempo quindi potrebbe essere ridotta a un cerchio, una figura bidimensionale, nella quale tutte le posizioni di una particella nel tempo sono presenti nello stesso spazio, e dalla cui visione quindi si può concludere che un evento non è mai isolato, ma tutto è ciclico, tutta la storia è circolare e ricorsiva.

Rust si domanda cosa cambi salvare una bambina dalle mani di un assassino quando quella bambina tornerà inevitabilmente in quel posto, ancora, e ancora, e ancora, per tutta l’eternità di questo universo.
Purtroppo però tutta questa linea più alta e filosofica è stata gettata nel cesso dopo circa 10 minuti, in favore di tette pubescenziali e spauracchi fatti coi legnetti.

Grazie, pubblico generalista.

Titolo originale: True Detective
Stagione: 1
Regia: Cary Joji Fukunaga
Anno: 2014
Durata: 8 episodi da 55 minuti circa

Strange Days (1995)

“Vorresti essere quel tizio là, quello con la filippina superdotata per 20 minuti, i 20 minuti giusti? Io posso farlo accadere senza neanche farti macchiare la fede nuziale.”

Lenny Nero – Strange Days

Strange-days-(1995)
Lenny Nero, ex poliziotto, spacciatore di ricordi, arcinemico di Nanni Moretti

Lenny Nero vende sottobanco ricordi, veri e propri pezzi di vita registrati digitalmente su un disco della TDK (beati anni ’90), la ragazza l’ha lasciato e lui passa le serate a spararsi i loro ricordi dal supporto ottico senza una vera prospettiva sul futuro.
Ecco però che a rompere le uova nel paniere di questa miserabile decadente vita arriva una prostituta braccata da dei killer la quale ha assistito ad un omicidio a sangue freddo, un omicidio che lei ha registrato su uno di questi speciali dischi.

Seguono scazzottate, inseguimenti, rapper neri, colpi di scena, feste di fine millennio e le modeste tette di Juliette Lewis.

Strange Days è un bel film del ’95 che è caduto nel dimenticatoio, quello delle pellicole anni ’90 fiche ma che nessuno ha più trasmesso in tv per ignoti motivi.
Eppure la storia acchiappa sia un pubblico colto, con i suoi rimandi al noir e al cyberpunk, quasi un’evoluzione sporca di Blade Runner con le lancette portate indietro, e sia un pubblico più vasto, con le incredibili sequenze in soggettiva, per l’epoca un vero traguardo tecnico (e che pure oggi spaccano il culo alle stronzatelle con la GoPro).

Insomma, tutto questo ben di dio e invece niente: Ralph Fiennes è passato alla storia come colui il cui nome non va mai pronunciato, la regista Bigelow ha sbancato con The Hurt Locker, e Tom Sizemore è molto famoso tra gli spacciatori di crack di Hollywood Boulevard.

VOTO:
4 Sizemore pazzi

Strange days (1995) voto

Titolo originale: Strange Days
Regia: Kathryn Bigelow
Anno: 1995
Durata: 145 minuti